Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 032 del 03/06/2013

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

32a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

LUNEDÌ 3 GIUGNO 2013

_________________

Presidenza del presidente GRASSO,

indi della vice presidente FEDELI

e del vice presidente CALDEROLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI: Aut (SVP, UV, PATT, UPT) - PSI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà:Misto-SEL.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 17,03).

Si dia lettura del processo verbale.

MUSSOLINI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 30 maggio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 17,05).

Dimissioni del senatore Mario Mantovani

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chiedo alla senatrice Segretario di dare lettura della lettera inviata alla Presidenza dal senatore Mario Mantovani e pervenuta in data odierna.

MUSSOLINI, segretario. «Gentile Presidente,

con la presente sono a rassegnare le mie dimissioni dalla carica di Senatore della Repubblica per assumere l'incarico di consigliere regionale, nonché Vice Presidente della Giunta regionale della Lombardia, entrambi incarichi incompatibili con il mandato parlamentare ai sensi dell'articolo 122 della Costituzione.

Ringrazio i miei elettori per la straordinaria esperienza parlamentare e la saluto con cordialità.

Mario Mantovani».

PRESIDENTE. Trattandosi di dimissioni originate da incompatibilità, ai sensi dell'articolo 122 della Costituzione, il Senato non può che prenderne atto.

Ricordo che nella seduta della Giunta per il Regolamento del 9 aprile 2013 sono stati prorogati i poteri della Giunta provvisoria per la verifica dei poteri di cui all'articolo 3 del Regolamento fino alla costituzione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Autorizzo pertanto la Giunta provvisoria per la verifica dei poteri a convocarsi immediatamente per procedere all'accertamento del candidato subentrante al senatore dimissionario.

Discussione del disegno di legge:

(662) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, recante disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)(ore 17,07)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 662, già approvato dalla Camera dei deputati.

I relatori, senatori D'Alì e Santini, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore D'Alì.

D'ALI', relatore. Signor Presidente, la relazione sarà illustrata dal senatore Santini. Mi riservo però di effettuare alcune considerazioni finali.

PRESIDENTE. Ha quindi facoltà di parlare il relatore, senatore Santini.

SANTINI, relatore. Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli senatori, il decreto-legge al nostro esame definisce un importante ed atteso insieme di regole e procedure per accelerare il pagamento dei debiti pregressi delle amministrazioni pubbliche nei confronti di imprese, cooperative e professionisti, per un importo complessivo di 40 miliardi di euro da erogare nell'arco dei prossimi 12 mesi. La Camera dei deputati ha approvato il testo a larga maggioranza, con una serie di modifiche in gran parte migliorative del testo iniziale, e anche con il contributo delle opposizioni.

La Commissione bilancio del Senato, a sua volta, ha apportato alcune limitate modifiche che completano il quadro degli interventi in favore delle imprese e degli enti locali, che comunque hanno lasciato inalterato il perimetro complessivo del decreto‑legge.

In particolare, è stato affrontato il tema dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni che sono rimasti fuori dai 40 miliardi di euro inizialmente mobilitati dal provvedimento. Per questi è stata predisposta una doppia garanzia dello Stato, ovvero la concessione della garanzia dello Stato finalizzata a facilitare, nel rispetto dei saldi programmati di finanza pubblica, la consegna dei correlati crediti certificati verso banche e altri intermediari finanziari, compresa la Cassa depositi e prestiti, e la cessione di garanzia dello Stato a beneficio di istituzioni finanziarie nazionali, comunitarie e internazionali, anch'essa finalizzata ad accelerare e completare, seppure con diverse modalità, il pagamento dei crediti vantati dalle imprese entro il 2014.

Altra importante novità per i creditori delle pubbliche amministrazioni è quella che stabilisce per tutte le amministrazioni oggetto del provvedimento di rendere pubblica, sui rispettivi siti web, entro e non oltre il 5 luglio, la lista completa dei creditori nei confronti dei quali verrà effettuato il saldo. Inoltre, è previsto che tra i crediti oggetto di certificazione e ricognizione, oltre a quelli per forniture e appalti, siano ricompresi anche quelli relativi a prestazioni professionali.

Sul fronte degli enti locali, sono state introdotte alcune previsioni che dovrebbero rendere più agevole la gestione economico‑finanziaria, soprattutto nell'anno in corso, anche in ragione del rinvio della TARES e della rata di giugno dell'IMU, che stanno comportando non poche difficoltà nella redazione dei bilanci preventivi dei Comuni. Tra queste si ricorda la facoltà per i Comuni di poter utilizzare le risorse derivanti dagli oneri di urbanizzazione per sostenere le spese di natura corrente, in misura comunque non superiore al 50 per cento delle entrate originate da concessioni edilizie. Inoltre, ferme restando le sanzioni previste in caso di superamento del Patto di stabilità, per i Comuni che nel 2012 hanno provveduto al pagamento dei debiti pregressi nei confronti di fornitori ed imprese, e in ragione di tale iniziativa abbiano superato i propri limiti di spesa, le penalizzazioni del patto sono circoscritte al solo ammontare che non è direttamente imputabile ai predetti pagamenti.

Su questo punto va aggiunto che, su proposta del Governo, sono state previste due importanti misure rispetto agli enti locali. La prima è relativa al differimento del termine per la presentazione dei bilanci di previsione, che passa dal 30 giugno al 30 settembre 2013. La seconda riguarda il non computo, rispetto all'obbligo di pagamento dell'IMU, degli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D posseduti dai Comuni e che insistono nel loro territorio. A questo proposito è previsto un intervento di tipo economico, concordato con l'Associazione nazionale dei Comuni che per il 2012 e il 2013, prevede un rimborso di circa 600 milioni ai Comuni per questi oneri illegittimamente loro richiesti.

Nel merito, il provvedimento concorre al raggiungimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica fissati con i Documenti di programmazione finanziaria e aggiornati con la Relazione al Parlamento del 2013. In proposito, la Relazione di finanza pubblica, aggiornando il quadro macroeconomico e di finanza pubblica, ha evidenziato la necessità di affiancare al consolidamento dei conti pubblici specifiche azioni di sostegno all'economia, capaci di fronteggiare in particolare l'accentuata debolezza della domanda interna.

L'ammontare dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione ha finora costituito un rilevante elemento di debolezza della struttura finanziaria delle imprese, per le quali la disponibilità di liquidità rappresenta una delle condizioni necessarie per aumentare i piani di investimento e per migliorare la gestione ordinaria, oltre che per limitare il fenomeno, in crescita negli ultimi mesi, di chiusura delle attività produttive.

Lo sblocco dei pagamenti dei debiti verso i propri fornitori attuato con il provvedimento in esame rappresenta, quindi, lo strumento scelto per risolvere il positivo rapporto tra pubblica amministrazione e imprese e per immettere in tempi brevi liquidità nel sistema.

Le misure in tema di pagamento dei debiti della pubblica amministrazione prospettate dal provvedimento, di importo pari a circa 20 miliardi nella seconda parte del 2013 e di ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014, determinerebbero, secondo le stime del Governo, una maggiore crescita complessiva di 1,2 punti nel triennio, di cui 0,2 nel 2013, 0,7 nel 2014 e 0,3 nel 2015.

Come già accennato in precedenza, per il resto dei debiti è stata prevista una fase due, che, a partire dalla legge di stabilità 2014, dovrebbe individuare la restante parte dei debiti accumulati dalla pubblica amministrazione, la cui entità non è ancora certa. Al momento non esistono, infatti, dati certi sull'ammontare dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese.

Secondo quanto riferito dalla Banca d'Italia, da un'indagine campionaria condotta su imprese operanti nei settori industriali, dei servizi privati non finanziari e delle costruzioni si evince che il totale dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni verso le imprese ammonterebbe, a fine 2011, a circa 90 miliardi di euro (5,8 per cento del PIL. Oltre il 10 per cento del totale è stato ceduto pro soluto a intermediari finanziari e risulta pertanto già incluso nel debito pubblico calcolato secondo la normativa comunitaria. Quanto alla distribuzione, circa la metà dei debiti sarebbe da attribuire a Regioni e ad ASL, mentre tra i creditori la quota maggiore sarebbe vantata da imprese di grandi dimensioni e da quelle che forniscono servizi privati, anche se, in rapporto al fatturato, a soffrire maggiormente per i ritardi dei pagamenti risultano essere le imprese di costruzioni e le piccole e medie imprese.

Nello specifico, il decreto prevede, quanto alle risorse destinate al pagamento dei debiti, le seguenti misure. La prima: esclusione per il 2013 dal Patto di stabilità interno dei pagamenti di debiti di parte capitale al 31 dicembre 2012, sia iscritti in bilancio che fuori bilancio, per un importo di 5 miliardi di euro per quanto riguarda gli enti locali. Analoga esclusione è disposta, sempre dall'articolo 1, per le Regioni con riguardo ad alcune tipologie di trasferimenti da esse effettuati in favore degli enti locali, per un importo di 1,4 miliardi, nonché dall'articolo 2 per gli investimenti cofinanziati dai fondi strutturali europei, per ulteriori 800 milioni.

La seconda: l'istituzione (articolo 1, comma 10) nel bilancio dello Stato di un fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili, con una dotazione di 9,5 miliardi di euro per il 2013 e di 14,7 miliardi per il 2014. Il fondo è distinto in tre sezioni dedicate, tra le quali possono essere effettuate variazioni compensative, per il pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili di enti locali, per importi pari a 2 miliardi per ciascuno degli anni 2013 e 2014; di Regioni e Province autonome, per importi pari a 2,5 miliardi nel 2013 e 3,7 miliardi nel 2014 per i debiti diversi da quelli finanziari e sanitari; di enti del Servizio sanitario nazionale per importi pari a 5 miliardi nel 2013 e 9 miliardi nei 2014. La dotazione per le Regioni e le Province autonome, nel testo approvato dalla Camera, è stata ridotta per circa 472 milioni nel 2013 e per 1,272 milioni nel 2014, per garantire la copertura degli oneri derivanti dal patto verticale incentivato, previsto dall'articolo 1-bis del provvedimento.

Altra misura del decreto è l'ampliamento da 3 a 5 dodicesimi (delle entrate correnti accertate nel penultimo anno precedente) del limite massimo di ricorso alle anticipazioni di tesoreria da parte degli enti locali sino alla data del 30 settembre 2013.

All'articolo 5, vi sono poi l'incremento delle erogazioni per i rimborsi di imposta (quindi compensazioni) per 2,5 miliardi nel 2013 e per 4 miliardi nel 2014 ed il rifinanziamento, pari a 500 milioni per il 2013, di un apposito fondo per il pagamento dei debiti delle amministrazioni centrali.

Con riguardo ai criteri e alle procedure da seguire per ottenere i pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, il provvedimento, tenendo conto delle diverse tipologie di credito delle imprese e della natura degli enti debitori, ha fissato al 30 aprile 2013 il termine entro il quale Comuni e Province sono tenuti a comunicare al Ministero dell'economia e delle finanze (MEF) gli spazi finanziari di cui necessitano per sostenere i pagamenti dei debiti oggetto del provvedimento in esame. Per le Regioni e gli enti locali con dotazioni finanziarie disponibili, tali pagamenti sono stati già autorizzati con decreto del MEF.

Il Ministero dell'economia, con un comunicato reso noto lo scorso 9 maggio, ha evidenziato che sono state accolte 1.500 richieste e che è stato concesso tutto il plafond disponibile di 3,6 miliardi di euro per le richieste di anticipazione di liquidità in favore degli enti locali pervenute entro il 30 aprile. Pertanto, una parte dei pagamenti è già stata avviata e l'importo delle risorse stanziate è stato determinato secondo un criterio proporzionale.

Per gli enti locali, le Regioni e gli enti del Servizio sanitario nazionale privi di disponibilità liquida, è stato predisposto un canale di finanziamento a valere sulle disponibilità del fondo appositamente istituito per assicurare liquidità per i pagamenti certi, liquidi ed esigibili, con una dotazione di 9,5 miliardi di euro per il 2013 e di 14,7 miliardi per il 2014.

Tali enti sono tenuti a richiedere alla Cassa depositi e prestiti le risorse necessarie per i pagamenti e, ricevuta l'erogazione delle somme, dovranno estinguere il debito entro i successivi 30 giorni, fornendone certificazione alla Cassa. Anche le Regioni potranno chiedere analoga anticipazione entro la suddetta data del 30 aprile, che verrà erogata con decreto ministeriale; per gli enti del Servizio sanitario nazionale, infine, l'anticipazione di liquidità sarà effettuata con decreto direttoriale per il riparto definitivo delle somme da assegnare, comprensivo anche del 2014.

Si ricorda anche che, in relazione allo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, nel frattempo è stato sancito un accordo in Conferenza Stato-Regioni. Alle Regioni che hanno effettuato richiesta di anticipazione di liquidità sono attribuite risorse per effettuare pagamenti di debiti certi liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012, ovvero dei debiti per i quali sia stata emessa fattura o una richiesta equivalente di pagamento entro il predetto termine, diversi da quelli finanziari e sanitari, ivi inclusi i pagamenti in favore degli enti locali, maturati alla data del 31 dicembre 2012.

Le Regioni hanno attestato che le richieste di anticipazione di liquidità per il pagamento di debiti di cui al comma 1 dell'articolo 2 del decreto n. 35 del 2013, non estinti alla data dell'8 aprile, sono pari a 10.598,78 milioni di euro.

Per quanto concerne le restituzioni delle somme ricevute, le amministrazioni locali sono tenute a presentare un piano di ammortamento della durata massima di 30 anni e ad un tasso di interesse determinato sulla base del rendimento di mercato dei buoni poliennali del tesoro a cinque anni.

Per le Regioni e per gli enti sanitari dovrà intervenire apposito contratto con il MEF per stabilire le modalità di restituzione delle somme, che anche in tal caso potranno prevedere un periodo non superiore ai 30 anni.

Per quanto riguarda i criteri per la liquidazione dei debiti, l'articolo 6 dispone che le amministrazioni sono tenute a dare una priorità nell'effettuare i pagamenti ai crediti non oggetto di cessione pro soluto (quindi alle imprese); tra più crediti non oggetto di cessione pro soluto, il pagamento deve essere imputato al credito più antico, come risultante dalla fattura o dalla richiesta equivalente di pagamento. Le amministrazioni dovranno in ogni caso comunicare ai creditori con posta certificata inviata presso gli indirizzi PEC del codice digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, l'importo e la data entro cui provvederanno al pagamento (questa è un'innovazione). Il medesimo articolo autorizza inoltre il Governo a promuovere la stipula di convenzioni con le associazioni di categoria del sistema creditizio aventi ad oggetto la creazione di sistemi di monitoraggio per verificare che la liquidità derivante dal pagamento dei crediti ceduti e dal recupero di risorse finanziarie da parte delle imprese sia impiegata a sostegno dell'economia reale e del sistema produttivo.

Al fine di garantire l'effettiva disponibilità delle risorse per le imprese creditrici, le somme destinate ai pagamenti dei debiti non possono essere oggetto di atti di sequestro o di pignoramento; l'impignorabilità concerne anche i fondi destinati al pagamento degli indennizzi per irragionevole durata del processo. Inoltre, si prevede che, ai fini dei pagamenti oggetto del provvedimento, l'accertamento della regolarità contributiva, da realizzarsi attraverso la trasmissione del documento unico di regolarità contributiva (DURC), dovrà essere effettuato con riferimento alla data di emissione della fattura o di richiesta equivalente di pagamento.

Si prevede, infine, con riferimento a tutte le disposizioni recate dagli articoli da 1 a 6, che in caso di inadempienza delle Regioni e degli enti locali il Governo possa esercitare una facoltà di intervento sostitutivo ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, anche con la nomina di commissari straordinari per l'adozione di alcuni degli atti previsti nei suddetti articoli.

In riferimento al completamento del processo di liquidazione dei debiti pregressi, il decreto introduce, all'articolo 7, disposizioni dirette ad assicurare l'integrale ricognizione e la certificazione delle somme dovute dalle amministrazioni per somministrazioni, forniture e appalti, nonché per obbligazioni relative a prestazioni professionali, dei debiti maturati alla data del 31 dicembre 2012 e non ancora estinti.

In particolare, le Amministrazioni sono tenute a produrre un elenco completo dei debiti da onorare e comunicare alle imprese creditrici, entro il 30 giugno 2013, il piano dei pagamenti, nonché a registrarsi entro il 29 aprile 2013 (cosa che hanno fatto in gran parte) sulla piattaforma elettronica per il rilascio della certificazione dei debiti costituita presso il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. Entro il prossimo 15 settembre l'ABI dovrà predisporre l'elenco completo dei debiti nei confronti delle pubbliche amministrazioni che sono state oggetto di cessione a banche ed intermediari, distinguendo tra cessioni prosoluto e prosolvendo. Sulla base di tale elenco, con la legge di stabilità per il 2014, previa intesa con le autorità europee, si potrà programmare il pagamento di tali crediti ceduti mediante l'assegnazione di titoli di Stato, ovvero si potrà prevedere l'effettuazione di apposite operazioni finanziarie finalizzate all'estinzione dei debiti delle amministrazioni, mediante la concessione nell'anno 2014 della garanzia dello Stato destinata ad agevolare la cessione dei crediti a banche ed intermediari finanziari. Inoltre, si prevede che alla Nota di aggiornamento del DEF 2013 sia allegata una relazione che dà conto dello stato di attuazione del decreto-legge in esame. La relazione indicherà altresì le iniziative eventualmente necessarie, da assumersi anche con la legge di stabilità.

Quanto alla compensazione dei crediti certificati, al fine agevolare di favorire il processo d'immissione di liquidità nel sistema economico e accelerare i pagamenti della pubblica amministrazione il decreto prevede, all'articolo 9, misure di semplificazione e detassazione delle cessioni dei crediti, nonché l'ampliamento delle possibilità di compensazione dei crediti commerciali certificati con debiti fiscali, anche attraverso l'elevazione da 516.000 a 700.000 euro della soglia vigente di compensazione tra crediti e debiti fiscali. Vengono inoltre modificate le disposizioni vigenti in tema di compensazione e certificazione dei crediti, prevedendo tra l'altro che la procedura per le compensazioni di crediti con somme dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario avvenga solo su specifica richiesta del creditore; la sospensione dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni in caso di inadempimento del contribuente all'obbligo tributario per oltre 10.000 euro non si applichi a coloro che abbiano ottenuto la rateizzazione del pagamento; la certificazione necessaria per accedere alla compensazione di crediti con somme dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario sia corredata dall'indicazione della data prevista per il pagamento. Si cerca cioè di agevolare la compensazione.

Infine, per il reperimento delle risorse necessarie ad assicurare la liquidità per lo sblocco dei pagamenti, il decreto autorizza, all'articolo 12, l'emissione di titoli di Stato per un importo fino a 20 miliardi di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014, con un onere per la finanza pubblica derivante dalla maggiore spesa per interessi conseguente a tale emissione quantificato in circa 576 milioni per il 2014 e 640 milioni a decorrere dal 2015.

Ai fini del rispetto degli obiettivi di finanza pubblica il medesimo articolo 12 reca, peraltro, una serie di misure precauzionali, volte a contenere la spesa entro il limite prefissato. In proposito si prevede che il Ministero dell'economia e delle finanze esegua un monitoraggio dell'attuazione delle misure introdotte dal decreto e che, qualora emerga il rischio del superamento degli obiettivi programmatici indicati nel DEF 2013, consenta ai Ministro dell'economia di adottare per tempo, previa apposita relazione da inviare al Parlamento o da allegare comunque alla Nota di aggiornamento al DEF, le necessarie misure per la rimodulazione delle spese autorizzate dal decreto-legge, ovvero disporre la limitazione all'assunzione di impegni di spesa o all'emissione di titoli di pagamento secondo le norme contabili vigenti.

Sono previste, inoltre, nel provvedimento altre misure relative all'introduzione del Patto verticale di stabilità incentivato, che riguarda il rapporto, a livello regionale, tra enti locali e consente a Regioni, Province e Comuni del territorio regionale di rimodulare gli obiettivi del Patto di stabilità.

L'articolo 6-bis introduce una norma transitoria al codice degli appalti che consente all'esecutore dei lavori, fino al 31 dicembre 2015, di promuovere un'eccezione di inadempimento della sua obbligazione nel caso in cui l'ammontare delle rate di acconto, per le quali non sia stato tempestivamente emesso il certificato o il titolo di spesa, raggiunga il 15 per cento (anziché il 25 per cento ora vigente) dell'importo netto contrattuale. In tal modo si favorisce, dunque, il prestatore delle opere.

Infine, alcune modifiche introdotte all'articolo 10, hanno riguardato i criteri per la riduzione delle risorse delle Province per il biennio 2013-2014, prevedendo che tali riduzioni siano determinate in proporzione alle spese per acquisto di beni e servizi nel 2012, salvo alcune categorie delle stesse.

Sempre all'articolo 10 e nell'articolo 11, alcune norme, che qui non si dettagliano, hanno apportato modifiche in materia di tributi locali (TARES ed IMU) per Regioni e Province a Statuto speciale ed in materia di riequilibrio dei bilanci regionali, con particolare riferimento alle Regioni Piemonte, Sicilia e, per quanto riguarda il confronto con il Governo, Sardegna.

In conclusione, ribadendo l'importanza del provvedimento al nostro esame, in particolare per il sistema delle imprese coinvolte da una fase di grave difficoltà economica e finanziaria e da un contesto internazionale sempre più incerto, si auspica l'approvazione rapida del provvedimento, in modo tale da consentire alla Camera la conversione definitiva in legge del decreto entro il termine ultimo del 7 giugno.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore D'Alì, per integrare l'intervento del relatore, senatore Santini.

D'ALI', relatore. Signor Presidente, la compiuta relazione del senatore Santini mi consente di fare solo alcune considerazioni sull'importanza - richiamata peraltro dallo stesso senatore Santini al termine del suo intervento - di questo provvedimento.

Con il disegno di legge in esame andiamo a risolvere una gravissima patologia del nostro sistema economico nazionale, esclusiva nel panorama europeo (e vorrei dire occidentale e civile), vale a dire il mancato pagamento da parte della pubblica amministrazione delle commesse, del corrispettivo dei lavori e delle prestazioni svolte proprio nei confronti della pubblica amministrazione dal settore delle imprese e delle professioni (faccio notare che nel passaggio del testo al Senato è stato inserito anche il riferimento alle professioni).

Tale patologia ha creato disagi notevolissimi alle nostre imprese, rischi e non solo: a volte, purtroppo, gli esiti sono stati addirittura fallimenti, licenziamenti ed aumento della disoccupazione.

Di certo questo provvedimento nella sua iniziale formulazione non era utile a definire l'intero stock del debito, ma anche su questo argomento dobbiamo dire che il Governo si è mosso non con prudenza, ma con certezza di risorse utilizzabili.

I 20 miliardi del 2013 ed i 20 miliardi del 2014 sono stati concordati anche in sede comunitaria e la loro suddivisione - in parte sul Patto di stabilità 2013 per gli enti locali, in parte su emissioni del debito pubblico, in parte sulla formula delle compensazioni - comprende quello che era possibile fare.

Un'ulteriore considerazione che intendo fare riguarda il fatto che questo stock del debito pubblico, come ha già detto il senatore Santini, non è definito, e credo che sia un'altra richiesta legittima di civiltà economica e relazionale tra parte pubblica e parte privata nel nostro Paese che a questa definizione si arrivi al più presto.

Credo che per poter decidere il Paese e, quindi, anche il Parlamento abbiano diritto di sapere a quanto ammontano i debiti della pubblica amministrazione verso il sistema delle imprese, dei fornitori e dei professionisti.

Aggiungo che il Senato ha introdotto un'importantissima modifica che riguarda la possibilità, attraverso la garanzia dello Stato, di ampliare il plafond disponibile per questi pagamenti. Inoltre, essendo un plafond allargabile sulla base di garanzie da fornirsi da parte dello Stato sul sistema finanziario nazionale ed internazionale, tale previsione consente anche di raggiungere cifre ad oggi non perfettamente conosciute.

Riteniamo che il Governo, con questo provvedimento che dovrà chiudersi, come diceva il senatore Santini, con il terzo passaggio alla Camera entro il 7 giugno, sia stato messo nelle condizioni, entro la fine del 2014, di pagare lo stock del debito risultante al 31 dicembre 2012.

Rimane naturalmente un punto interrogativo molto forte sul futuro debito che gli enti locali e le pubbliche amministrazioni già da quest'anno (siamo a giugno) stanno accumulando nei confronti del sistema delle imprese e che deve essere assolutamente coperto. Occorre trovare in maniera tassativa il modo per coprire tale debito, anche in ossequio alla direttiva europea che impone che tali pagamenti siano effettuati entro 60 giorni dalla loro maturazione; direttiva europea alla quale dobbiamo attenerci e che ha contribuito a sollecitare l'iniziativa governativa. Come ho già detto, le basi di questa iniziativa partivano da una fortissima esigenza di economia nazionale.

Attendiamo che il Governo proponga al più presto un meccanismo che, nel rispetto della direttiva europea, consenta di entrare a regime senza attendere che si accumulino debiti per il cui pagamento siano poi necessari provvedimenti straordinari.

Un'attenzione particolare è stata data agli enti locali, sia sul Patto di stabilità 2013 sia per un parziale e limitato recupero di equità sul 2012 al sistema dei Comuni nel suo complesso. Mi riferisco soprattutto agli interventi, annunciati all'Aula dal relatore Santini e che andremo a evidenziare nel corso della seduta, che agiscono su alcune forzature (legittime in quanto previste dalla legge, ma illegittime dal punto di vista morale) che l'applicazione dell'IMU aveva determinato nei confronti dei Comuni. Come il relatore Santini ha sottolineato in maniera puntuale, parliamo dell'IMU sui cosiddetti immobili strumentali e produttivi di proprietà dei Comuni, che appariva una tassa dei Comuni verso lo Stato, mentre l'IMU è un'imposta che dovrebbe riguardare i cittadini.

È stata una iniziativa di giustizia "interistituzionale" (chiamiamola così), della quale ringraziamo il Governo e che come relatori variamo con piacere.

Queste sono le poche osservazioni che intendevo fare. Le altre verranno espresse in sede di esame degli emendamenti e in fase di replica.

Una nota di carattere formale: questo provvedimento richiedeva estrema rapidità nella sua attuazione. Per tale ragione il Governo ha inserito nel decreto-legge dei termini operativi, come obblighi del suo operare, la cui scadenza è antecedente alla data di conversione da parte del Parlamento. È una prassi che in questo caso viene giustificata dall'estrema urgenza del provvedimento, ma non vorremmo che tale prassi diventasse una regola. Qualsiasi modello operativo che il Governo si dà in sede di decretazione d'urgenza, se attuato prima della conversione in legge, potrebbe impedire al Parlamento di presentare le modifiche che lo stesso Parlamento dovesse ritenere opportune.

In questo caso ne valutiamo la giustificazione positivamente, ma, signor Presidente, le faccio osservare che non vorremmo che questa diventasse una regola, perché impedirebbe al Parlamento la libera e piena espressione della sua volontà. (Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Lanzillotta. Ne ha facoltà.

LANZILLOTTA (SCpI). Signor Presidente, innanzitutto credo sia doveroso ringraziare sia i relatori che il rappresentante del Governo che, in pochissimi giorni, insieme ai Gruppi hanno fatto un eccellente lavoro, inserendo in questo provvedimento, che la Camera aveva già ampiamente istruito, delle integrazioni sostanziali, come i relatori hanno sottolineato.

Credo sia anche giusto, però, ricordare che questo decreto-legge è l'ultima eredità del Governo Monti, e si tratta di un provvedimento che (anche questo credo sia giusto ricordarlo) viene adottato dopo anni di inutili tentativi volti ad affrontare il problema divenuto ormai drammatico dei debiti delle pubbliche amministrazioni.

In passato, come si ricorderà, c'erano stati molti annunci, ma mai nessuna soluzione concreta, tanto che quando è stata avviata l'attuazione di questo provvedimento non si era neppure in grado di conoscere l'ammontare dei crediti e l'effetto di questi annunci senza esito è stato, nel corso degli anni, quello di aumentare l'esasperazione delle imprese e la sfiducia sia degli imprenditori che dei loro lavoratori nei confronti delle istituzioni, perché è chiaro che in questa vicenda gli interessi degli imprenditori sono gli stessi dei lavoratori, perché c'è una insopportabile asimmetria tra uno Stato che pretende il rispetto dei doveri, innanzitutto fiscali, da parte dei cittadini e uno Stato che invece non adempie ai propri obblighi, e questo è qualcosa che delegittima profondamente i poteri pubblici.

È però altrettanto opportuno ricordare che questo è il primo frutto della nuova apertura di credito che l'Unione europea ha fatto all'Italia grazie alla prospettiva di chiusura della procedura di deficit eccessivo, ottenuta poi, dopo l'adozione del decreto-legge, pochi giorni fa, grazie al risultato di risanamento strutturale della nostra finanza pubblica, risultato che si è tradotto nella possibilità di aumentare il rapporto deficit-PIL al 2,9 per cento, operazione che è stata realizzata con la risoluzione di aggiornamento del DEF. E il decreto-legge adottato grazie a quella modifica proprio alla conclusione dell'attività del Governo Monti ha fatto una prima operazione, quella cioè di consentire pagamenti per 40 miliardi tra il 2013 e il 2014, operazione che incide però sul deficit solo per la quota di pagamenti relativi ai crediti di parte capitale, mentre quelli di parte corrente incideranno sul debito ma non sul deficit.

Oggi il provvedimento licenziato dalla Commissione, oltre ad altre importanti novità che riguardano in particolare i pagamenti relativi alle prestazioni dei professionisti, su cui si è impegnato in particolare il nostro Gruppo, e al Patto di stabilità, completa l'operazione del pagamento dei debiti con l'articolo 5-bis.

Aderendo anche alle sollecitazioni del governatore Visco nell'ultima relazione annuale della Banca d'Italia, di altre autorità, ma soprattutto per rispondere al grido di allarme che viene dal mondo delle imprese e del lavoro, si realizza quella che, tra decreto-legge originario e legge di conversione, ritengo sarà l'unica vera azione, l'unico vero intervento di politica economica e di sostegno all'economia del biennio 2013-2014. Dobbiamo infatti essere molto consapevoli del fatto che se siamo usciti dalla procedura di deficit eccessivo, come ha giustamente osservato il ministro Saccomanni, non lo abbiamo fatto evidentemente per rientrarci subito dopo. Ciò significa che i margini di spesa e di azione della finanza pubblica per la crisi rimangono molto stretti, anche perché l'articolo 81 della Costituzione, nel testo che abbiamo approvato, mette comunque limiti assai stringenti alla possibilità di fare spesa in deficit, e d'altra parte non c'è dubbio che i dati sulla crisi del nostro sistema produttivo e sul tessuto delle nostre piccole e medie imprese, che in alcune aree del Paese rischiano di subire un processo di vera e propria desertificazione, sono assai gravi. Non possiamo permettere che si distrugga un patrimonio che farebbe poi molto fatica a ricostituirsi.

Questa crisi è certamente effetto di una forte restrizione della domanda interna, inevitabile conseguenza di ineludibili politiche di restrizione finanziaria e di aumento della pressione fiscale. Ma è soprattutto l'effetto di una crisi globale che ha fatto emergere le fragilità del nostro sistema produttivo, fragilità di un sistema che nel quindicennio trascorso - il quindicennio dell'euro - avrebbe avuto bisogno di riforme profonde.

Oggi, certo, va ripreso il sentiero delle riforme, e va perseguito con determinazione, come non ci stanchiamo di ripetere. Nel frattempo, però, va preservato il nostro sistema produttivo e, per fare questo, le priorità sono mettere liquidità nel sistema e riattivare il credito. Le modifiche apportate al Senato vanno in questa direzione, perché consentono di concludere l'operazione di pagamento dei debiti di parte corrente nel 2013, e nel 2014 anche quelle di parte capitale, e di mettere quindi da subito nell'economia ben 75 miliardi di euro, pari a quasi 5 punti di PIL. Ciò consentirà di dare alle imprese liquidità e, nello stesso tempo, alle banche la possibilità di migliorare il proprio rating e aumentare quindi la loro capacità di dare nuovo credito al sistema delle imprese.

Ma anche la finanza pubblica ne avrà beneficio, perché il pagamento dell'ulteriore tranche di debiti determinerà un gettito aggiuntivo di circa 5 miliardi per la maggiore IVA pagata per le fatture aggiuntive rispetto ai 40 miliardi e determinerà, quindi, un aumento del PIL, migliorando i nostri parametri.

Insomma, è un'azione decisiva con una serie di effetti virtuosi ed è un'occasione che non possiamo sprecare. Per questo, ora, il Governo ha la grande responsabilità di far sì che questa operazione riesca e non si areni nelle secche della burocrazia, e sta proprio al Governo evitare che si ricrei nei bilanci pubblici il fenomeno dei debiti non pagati.

Sul primo aspetto bisogna evitare vischiosità in un percorso complesso, che va monitorato passo passo. Su questo ci sarà l'impegno costante del Parlamento e, in particolare, delle Commissioni bilancio, che incalzeranno il Governo per aiutarlo, non con spirito negativo, ma proprio perché riteniamo strategica questa operazione. Poi bisogna evitare blocchi a livello locale, e soprattutto a livello regionale, dove i pagamenti sono collegati ai piani di rientro e ad ulteriori riduzioni della spesa. Il rischio qui è che le maggiori difficoltà si creino proprio nelle Regioni che hanno più problemi di finanza pubblica e nelle quali però sono anche maggiori le difficoltà economiche e i rischi di infiltrazioni malavitose. Quindi, anche a tal riguardo bisognerà operare con grande attenzione.

Ma bisogna anche attrezzarsi, sul piano normativo e organizzativo, perché la direttiva sui pagamenti ora sia davvero applicata. Questo significa superare il sistema della competenza giuridica, ma anche rendere trasparenti e leggibili i bilanci pubblici, perché non si ripeta lo scandalo di bilanci pubblici opachi e del tutto imperscrutabili per le autorità di Governo e per il Parlamento. Le norme ci sono. Se ne servono altre, scriviamole, ma il nuovo management del Tesoro è atteso a questa importante prova, per dimostrare che la professionalità e l'indipendenza delle burocrazie possono essere spese al servizio degli interessi del Paese e non contro di essi. (Applausi dal Gruppo SCpIe del senatore Del Barba).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Del Barba. Ne ha facoltà.

DEL BARBA (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi senatori, signori del Governo, in un momento di recessione perdurante e terribile come quello che stiamo attraversando ormai da troppo tempo, segnato da indicatori drammatici per le nostre imprese, con pesanti ripercussioni sulle famiglie e ancor più aggravato da un quadro congiunturale europeo estremamente negativo per il settore creditizio, che ha portato a una contrazione di liquidità esiziale per l'intera economia italiana (il famigerato credit crunch), il blocco dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione rappresenta una circostanza gravissima divenuta ormai inaccettabile, oltre che estremamente rischiosa.

Bene ha fatto allora il Governo Monti, anche su spinta del Parlamento, a operare, attraverso il decreto-legge n. 35 dell'8 aprile 2013, lo sblocco di 40 miliardi del debito, che oggi sappiamo ammontare complessivamente all'inaccettabile somma di circa 90 miliardi.

La novità principale che oggi quest'Aula si accinge a realizzare con la conversione in legge con modificazioni del decreto - come ricordava il relatore Santini - è proprio la possibilità di liberare queste risorse potenzialmente nella loro interezza entro il prossimo 2014, ricorrendo anche alle garanzie offerte dallo Stato agli intermediari finanziari.

Si tratta nel complesso di un intervento fondamentale per tutto il sistema finanziario italiano, che vede finalmente tornare nelle aziende lo stock di debito contratto dalla pubblica amministrazione in maniera crescente negli ultimi anni e che portava con sé, oltre agli effetti finanziari già ricordati, il marchio della sfiducia nella ripresa e nella capacità dello Stato di far fronte agli interventi richiesti dal mondo produttivo, laddove non pagare debiti e vantare prontamente e perentoriamente i propri crediti era divenuta una necessità paradossale, non più comprensibile dagli stessi cittadini.

Non «solamente» poniamo in essere, cari colleghi, un intervento urgente e non più rinviabile per ragioni materiali, ma interveniamo per ripristinare quel rapporto di fiducia tra Stato e cittadino che dovrà essere alla base di questa così delicata legislatura: non si può certo perseguire l'ambizioso obiettivo di una giustizia fiscale laddove sia sistematica e pervasiva l'incapacità di assolvere alle proprie responsabilità e obbligazioni.

Voglio qui ricordare, non senza una certa emozione, il più illustre dei miei concittadini, il compianto senatore Ezio Vanoni, più volte ministro della Repubblica, famoso per la riforma che porta il suo nome e che istituì la dichiarazione dei redditi. Vanoni con la riforma voleva portare tutti a contribuire alla vita dello Stato e incrementò notevolmente le entrate tributarie pur abbassando tutte le aliquote allora in vigore e derivanti dal periodo post bellico. Credeva nel ruolo dello Stato per la ricostruzione e per garantire la libertà umana, ma era teso alla ricerca, anche sul campo, del giusto equilibrio, denunciando egli stesso che tasse troppo eccessive avrebbero soffocato la libertà e lo sviluppo dei singoli. Egli sosteneva che: «È dovere dello Stato, dell'amministrazione, di essere giusto con tutti; lo sforzo che io ho compiuto fin qui è proprio questo: di dare ai cittadini italiani la sensazione che l'amministrazione è giusta, che l'amministrazione può arrivare a dare giustizia a tutti, rendere giustizia ai piccoli e rendere giustizia ai grandi, in modo che ognuno sopporti la propria parte di sacrificio tributario». Parole, queste, di cui anche oggi dobbiamo fare tesoro.

Appare forse ora più chiaro, cari colleghi, che noi, qui, recuperiamo sul filo di lana molto più che un'ingente quantità di denaro che farà bene al settore del credito, all'economia reale e ai mercati. Oggi ristabiliamo in un sol colpo sani criteri per un rapporto reciprocamente corretto tra lo Stato e le imprese, eliminando con decisione e trasparenza una stortura divenuta emblematica della crisi che insieme, Stato e cittadini, attraversiamo e che mostrerà nei prossimi mesi il suo volto più duro.

In un provvedimento costruito per le imprese, di cui i relatori hanno già ricordato gli aspetti essenziali e di cui i colleghi illustreranno gli effetti benefici, si profilano anche misure che riconoscono agli enti locali ed in particolare ai Comuni, oggi in grandissima difficoltà, strumenti per operare nell'emergenza in concorso con lo Stato. Lo slittamento, sebbene non rinvio, dell'applicazione della tassa rifiuti e servizi (TARES) e soprattutto la proroga fino al 2014 per la copertura delle spese correnti e verde pubblico con quota parte degli oneri di urbanizzazione sono da intendersi non tanto come un cedimento rispetto alla volontà di comporre bilanci comunali attenti agli equilibri previsti dal testo unico degli enti locali (TUEL), quanto come la comprensione di una necessaria maggior flessibilità nella ricerca di entrate per garantire le fondamentali coperture di spesa corrente nel prossimo biennio, anche in ragione di alcune attuali incertezze ancora allo studio del legislatore.

Il Patto di stabilità interno, con cui si realizza la condivisione degli obiettivi di finanza pubblica tra gli organi periferici e quello centrale, richiede forse un'ulteriore revisione, non per allentarne genericamente gli effetti, ma per rendere ancora più precisi e condivisi gli interventi, anche al fine di evitare che la situazione verificatasi si possa ripetere nel corso di questa annualità. L'attenuazione delle sanzioni per i Comuni che non abbiano rispettato il Patto esclusivamente per pagare il debito oggetto di questo intervento, non rappresenta un allentamento della tensione sul Patto stesso, bensì un approfondimento mirato e circoscritto, andando a disciplinare casistiche ben precise e senza produrre in alcun modo una sanatoria che avrebbe effetti devastanti in questa ricerca di collaborazione e continua tensione al miglioramento dei meccanismi di controllo e gestione della spesa pubblica.

Cari colleghi (e mi accingo alla conclusione), abbiamo avviato, con risolutezza e convinzione, nell'esame del decreto e dei suoi possibili miglioramenti, una nuova fase di correttezza e fiducia, avendo cura di ripristinare quel giusto collaborare tra le imprese e lo Stato che vogliamo sia uno dei pilastri fondamentali che indirizzi la ripresa e alimenti la ritrovata propensione ad investire e operare laboriosamente che, sola, ci può restituire il benessere dei nostri cittadini per cui intendiamo il nostro così alto compito. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI e del senatore Fravezzi).

Senato, composizione

PRESIDENTE. Informo che la Giunta provvisoria per la verifica dei poteri ha comunicato che, occorrendo provvedere, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, all'attribuzione del seggio resosi vacante nella Regione Lombardia a seguito delle dimissioni del senatore Mario Mantovani, ha riscontrato, nella seduta odierna, che il candidato che segue immediatamente l'ultimo degli eletti nell'ordine progressivo della lista alla quale apparteneva il predetto senatore è Lionello Marco Pagnoncelli.

Do atto alla Giunta provvisoria per la verifica dei poteri di questa sua comunicazione e proclamo senatore Lionello Marco Pagnoncelli. (Applausi).

Avverto che da oggi decorre, nei confronti del nuovo proclamato, il termine di venti giorni per la presentazione di eventuali reclami.

Presidenza della vice presidente FEDELI (ore 17,54)

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 662 (ore 17,54)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signora Presidente, signor Sottosegretario, gentili colleghe e colleghi, ringrazio innanzitutto i senatori relatori di questo provvedimento che con grande efficacia hanno ricostruito le finalità e gli obiettivi di questo provvedimento che, invero, questa stessa Aula, con voce unitaria e determinata, portò all'esame dell'Assemblea con un'apposita mozione, chiedendo al Governo Monti di porre fine, con un intervento mirato, efficace e tempestivo ad una vera e propria ingiustizia, lesiva non soltanto del diritto a trovare ristoro col pagamento di beni e servizi ma lesiva finanche, forse, dei principi costituzionali, lesiva dei principi di una democrazia dove il diritto è centrale e prioritario. Abbiamo espressamente detto che quel provvedimento era da applaudire ma abbiamo anche evidenziato la necessità di porvi mano, per una serie di criticità che erano state individuate.

In sostanza, cari colleghi, noi avevamo la necessità di dare un segnale tempestivo e concreto per invertire una tendenza che vedeva sostanzialmente lo Stato inflessibile esattore delle tasse con un ruolo paradossale che si rivolgeva sostanzialmente a quelli che erano, in effetti, creditori ancora prima che debitori.

Una criticità grave che ha inevitabilmente trasformato una questione di natura economica in una vera e propria emergenza sociale a causa delle ricadute sulla stabilità delle nostre aziende, sui livelli occupazionali e, appunto, sulla percezione di uno Stato che da amico del cittadino, da sostenitore del debole, da difensore dei diritti, veniva considerato l'avversario da cui difendersi, e talvolta finanche in una visione un po' estrema, il boia da combattere perché capace di allungare la mano possente di Equitalia attorno al collo del contribuente-debitore, cui era frattanto anche paradossalmente preclusa la possibilità di accesso al credito.

Quante aziende messe in ginocchio, colleghi, quanti fallimenti e quanti posti di lavoro perduti! E quante vite umane sacrificate sull'altare di una dignità persa e rimaste vittima di una lacerante disperazione! Oggi siamo qui per mettere fine ad una ingiustizia. E la correzione che si introduce con il decreto appare quanto mai necessaria.

Abbiamo corretto i tempi troppo lunghi, un labirinto di adempimenti burocratici ossessivi e dannosi, eccessi di discrezionalità amministrativa che non fanno mai bene, un meccanismo della compensazione fra crediti e debiti praticamente nullo e naturalmente abbiamo lasciato spazio ai principi di semplificazione e di velocizzazione che devono essere invece prioritari e devono essere la parola d'ordine di uno Stato snello che va incontro alle aziende e le sostiene, soprattutto nei momenti di particolare difficoltà.

Certo, 40 miliardi sono pochi per il 2013 e il 2014, in considerazione del fatto che la Banca d'Italia stima i debiti in circa 90 miliardi di euro, pari al 5 per cento del PIL.

In un Paese dove i tempi medi di pagamento delle pubbliche amministrazioni per forniture, prestazioni e appalti hanno raggiunto ormai livelli intollerabili, è evidente che lo scaduto dei pagamenti privati e pubblici raggiunge cifre molto superiori. Ma in un contesto economico così difficile e delicato, bisognava dare subito un segnale concreto alla sofferenza delle imprese e, di conseguenza, dei lavoratori e delle famiglie.

Sostanzialmente il meglio è nemico del bene: oggi ci accontentiamo di questa somma, in attesa di poter procedere nella stessa direzione nei tempi che seguiranno.

È chiaro che di fronte ad una impresa che è costretta a chiudere i battenti perché non riesce a riscuotere i suoi crediti, ci sono dei lavoratori che perdono l'occupazione ed una famiglia che perde la sua fonte di sostentamento. In questa ottica, dunque, questo primo provvedimento assume un'importante valenza politica ed economica nel contesto dell'attuale crisi economico-finanziaria internazionale che, fra l'altro, ha determinato un preoccupante fenomeno di stretta creditizia nei confronti delle imprese, sempre più spesso in difficoltà nell'accesso al credito bancario e troppo spesso chiamate improvvisamente a rientrare delle proprie esposizioni debitorie.

Nella precedente legislatura non eravamo pochi in questa stessa Aula, colleghe e colleghi, a richiedere misure per l'equità e lo sviluppo capaci di compensare la politica del rigore. Oggi, alla nostra voce di ieri, si è aggiunta quella autorevole del presidente del Consiglio Enrico Letta che ammonisce: di troppo rigore l'Italia muore! È tempo dunque di dare ossigeno alle nostre imprese; è tempo di pensare allo sviluppo; è tempo di introdurre provvedimenti che restituiscano fiducia e mobilitino le risorse per nuovi investimenti; è tempo che le politiche di austerità lascino sostanzialmente il campo, pur nella dovuta prudenza, a politiche di rilancio, di crescita e di investimento.

Questo provvedimento dà la possibilità allo Stato di incassare l'IVA finora non pagata sulle fatture emesse, ma non riscosse; modifica il Patto di stabilità interno con pagamento delle fatture e degli stati di avanzamento relativi agli investimenti realizzati; aumenta la liquidità delle imprese riducendo gli effetti della carenza di finanziamenti bancari; riduce sulle banche la richiesta di finanziamento, dando alle banche stesse margini per soddisfare altre richieste; rimette in moto il meccanismo del factoring oggi intasato dagli sconti su fatture degli anni precedenti. Ma, soprattutto, saranno soddisfatti prima i crediti vantati dalle imprese rispetto a quelli vantati dalle banche.

I meccanismi sono semplificati, tant'è che è prevista una procedura temperata del principio del silenzio-assenso, che naturalmente è un passo in avanti concreto verso la semplificazione. Inoltre, la compensazione tra debiti e crediti, su cui il PdL nella precedente legislatura si è battuto in modo strenuo nei due rami del Parlamento, è riconosciuta a condizione che entrambi siano stati maturati prima del 31 dicembre 2012.

Signori del Governo, colleghi, la morale in politica si dimostra anche onorando gli impegni assunti con il popolo. Oggi al popolo e al Paese consegniamo un provvedimento atteso, necessario e promesso, che serve senz'altro a dare sostegno all'economia, ma mi permetto di evidenziare che ancor prima del sostegno all'economia dà sostegno allo Stato di diritto. Questo è dunque un provvedimento a sostegno della nostra democrazia. Dice Sant'Agostino: «Nella casa del giusto anche coloro che esercitano un comando in realtà non fanno altro che prestare un servizio a coloro cui sembrano comandare; essi difatti non comandano per cupidigia di domino, ma per dovere di fare del bene agli uomini, non per orgoglio di primeggiare, ma per amore di provvedere».

Colleghe e colleghi, la strada che abbiamo davanti è molto ardua e lunga. L'abbiamo imboccata nella direzione giusta; credo che dobbiamo proseguire con passo tenace e robusto, ma anche con grande tenacia, con umiltà e con unità di intenti. Questo lo dobbiamo al Paese. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Marino Luigi).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bellot. Ne ha facoltà.

BELLOT (LN-Aut). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, giunge oggi in conversione nell'Aula del Senato, finalmente, un provvedimento atteso dalle imprese e dagli enti locali, soprattutto da quelli più virtuosi, che vivono con profonda frustrazione l'impossibilità di pagare i propri debiti, debiti spesso vantati da piccole e medie imprese e da ditte artigiane, come quelle che costituiscono il tessuto produttivo della mia Regione, il Veneto, e quelle di quell'area che la Lega ridisegna all'interno di un progetto che si chiama Macroregione, la Macroregione del Nord.

Quando analizziamo provvedimenti come questo, necessariamente costruiti tenendo in primo piano i saldi da rispettare e le alchimie finanziarie necessarie alla tenuta del bilancio dello Stato, dobbiamo ricordarci che stiamo sempre e comunque parlando di persone: ci sono persone e famiglie dietro alle imprese in difficoltà; imprenditori e dipendenti spesso con la stessa disperazione, che li ha portati purtroppo anche a scelte drammatiche e senza ritorno. Ma sono persone anche gli amministratori locali, i quali soprattutto nei piccoli centri, cioè nella stragrande maggioranza dei Comuni italiani, hanno una conoscenza diretta, stima, magari anche affetto, ma in particolare correttezza verso i fornitori che non possono pagare e verso quegli utenti di servizi che non riescono ad onorare. I nostri sindaci si sentono spesso impotenti di fronte ai propri cittadini, nonostante si siano sforzati di bene amministrare, dopo aver lavorato davvero con diligenza e con quel senso di buon padre di famiglia che li connota.

La Lega Nord, quindi, guarda naturalmente con favore alla ratio del provvedimento in esame, consapevole e responsabile per l'urgenza di varare il provvedimento stesso. Il decreto‑legge n. 35 del 2013 nasce - vedremo poi in quali circostanze e con quali evidenti limiti - con l'obiettivo di porre fine ad una situazione scandalosa, e allo stesso tempo tragica, se pensiamo a quante aziende sono oggi fallite o in via di fallimento, pur avendo lavorato, ma senza veder onorate le legittime fatture. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

È quasi surreale: si chiude non per debiti, ma per crediti! Il Paese è in una situazione di tale stallo per cui il nostro sistema pubblico, a tutti i livelli, non salda i propri debiti verso i fornitori. Le motivazioni per cui ciò avviene sono molteplici; lo abbiamo più volte ricordato, ma è bene ribadirlo, per chiarire che la situazione a cui siamo arrivati oggi non è inevitabile. Occorre soprattutto chiarire che, anche in questo caso, la fotografia del nostro Paese non è omogenea; non tutti si comportano responsabilmente. Insomma, ci sono responsabilità che devono emergere ed essere stigmatizzate, perché questo provvedimento non rischi di diventare l'ennesima sanatoria, che umilia chi si comporta bene e premia chi ha male amministrato.

Da un lato, i debiti non pagati della pubblica amministrazione sono il prodotto nefasto di un Patto di stabilità interno ottuso, di concezione centralista, punitivo verso le autonomie, antifederalista: un patto costruito solo sui tagli dei trasferimenti, che ha bloccato di fatto ogni spesa per investimento e che fino ad oggi non ha mai - ripeto, mai - riconosciuto una premialità alle amministrazioni virtuose. Anzi, le amministrazioni virtuose, che hanno pianificato bene le spese tanto da avere avanzi di cassa, non li hanno potuti spendere con il risultato paradossale di tenere fondi anche ingenti fermi nella tesoreria unica, altra imposizione centralista voluta dal Governo Monti.

Esistono però anche altri enti, che hanno costruito bilanci certo non virtuosi, impegnando fondi che non avevano o che erano stati abilmente contabilizzati. Questi enti non pagano perché hanno assunto impegni che non dovevano assumere, perché probabilmente hanno fatto promesse che non potevano mantenere. E ritengo veramente gravissimo che tutte le forze politiche di questo Parlamento, ad eccezione della Lega Nord, abbiano provato in Commissione a sanare con un tratto di penna anche i debiti fuori bilancio! (Applausi dal Gruppo LN-Aut). È soprattutto merito nostro se questo emendamento largamente condiviso è stato bloccato, evitando l'ennesimo schiaffo agli amministratori corretti.

Di questo provvedimento condividiamo quindi l'obiettivo: quello di dare subito un po' di ossigeno alle imprese che attendono di essere pagate dal sistema pubblico. Chi potrebbe non condividere un simile obiettivo? Tutto quel che si può fare si faccia, ma in fretta.

È però un provvedimento che ha davvero molti limiti, si poteva fare decisamente meglio. E questi limiti li vogliamo evidenziare con chiarezza, perché i debiti da pagare sono ancora molti, probabilmente per almeno altri 50 miliardi, e occorreranno altri provvedimenti urgenti.

Dunque, colleghi, dopo il lungo lavoro che ha coinvolto Camera e Senato, nelle Commissioni ed in quest'Aula, cerchiamo di non ripetere in futuro gli stessi errori. Lavoriamo per favore insieme, per dare risposte alle imprese ed anche ai nostri amministratori, su questioni di buonsenso che nulla devono avere a che vedere con le contrapposizioni politiche e che invece devono portarci a lavorare con un unico obiettivo, quello del bene comune e della ripresa economica.

Questo decreto nasce come ultimo atto di un Governo tecnico già scaduto e che anche in questo ha dimostrato pienamente la sua inadeguatezza, intanto per il ritardo con cui si è affrontato questo nodo: lo sblocco dei crediti alle imprese, in un periodo di crisi economica così grave, avrebbe dovuto essere il primo obiettivo del Governo di emergenza, il primo provvedimento di un Governo chiamato ad affrontare la crisi, ben prima sicuramente della riforma Fornero delle pensioni, che ha prodotto più problemi che soluzioni. Siamo arrivati invece al suono della campanella, con un testo prodotto e poi lasciato allo sbando, in un momento di impasse politica seguita all'ultima tornata elettorale.

Il decreto è il prodotto di un Governo di burocrati, con grossi limiti relativi sia alla portata finanziaria che alla tempistica, ma anche alla metodologia complessa per la certificazione ed il pagamento dei debiti, soprattutto se pensiamo che è affidata ad una macchina burocratica pubblica di cui tutti stigmatizziamo l'inerzia e la tendenza alla scarsa assunzione di responsabilità. Dobbiamo sgravare le nostre imprese da costi e ritardi che attraverso la burocrazia passivamente subiscono.

È soprattutto un provvedimento che, nell'intento di fare arrivare i fondi alle aziende, finisce per favorire di più le amministrazioni che hanno accumulato più debiti e dà soldi aggiuntivi a chi ha accumulato debiti senza avere disponibilità finanziarie. Le amministrazioni virtuose chiedevano di potere spendere i propri soldi, bloccati in cassa dal Patto di stabilità, e così è stato. Ma le amministrazioni non virtuose, che stanno ricorrendo in massa alle anticipazioni della Cassa depositi e prestiti, ottengono di fatto soldi aggiuntivi per coprire i loro buchi. Come dicevamo, se l'obiettivo è pagare le imprese, dobbiamo accettare anche questo, ma come operazione di emergenza: ciò non può costituire un precedente e purtroppo questo decreto nulla fa per impedire che le amministrazioni continuino a spendere soldi che non hanno. Il decreto doveva, a nostro parere, contenere ulteriori misure per controllare e monitorare la spesa pubblica e prevedere maggiori sanzioni per chi non ha amministrato bene.

La Lega Nord ha tuttavia partecipato attivamente e in maniera propositiva all'esame del provvedimento, prima in seno alla Commissione speciale, costituita tempestivamente per affrontare e risolvere nei limiti del possibile la situazione dei creditori dello Stato, nonostante l'impasse sulla formazione del Governo. E riconosciamo che alcuni contributi positivi, veicolati anche dai nostri rappresentanti in Commissione, suggeriti da Comuni e Regioni, sono stati accolti dal Governo, da ultimo. Un sistema di dialogo a nostro avviso positivo, che ha avuto luogo anche in Conferenza unificata e che ci auguriamo costituisca un metodo anche per i prossimi provvedimenti che riteniamo urgenti.

Da tutte le parti è emersa una richiesta urgente: quella di una riforma profonda e completa del Patto di stabilità interno, al fine di prevenire il continuo accumularsi di ulteriori debiti senza possibilità di uscire da questa spirale negativa. È un tema sul quale ci aspettiamo un impegno serio dal Governo entro la fine dell'anno, senza il quale gli enti locali e territoriali, soprattutto alcuni particolarmente virtuosi e bene amministrati, non possono svolgere un ruolo di incentivo e di facilitazione della ripresa economica (ruolo che potrebbero e vorrebbero svolgere), mentre si ritrovano, loro malgrado, a diventare punto di intoppo e di aggravamento della crisi.

Il punto essenziale è comunque un altro. Questo decreto è nato certamente per rispondere in tempi brevi ad una vera e propria emergenza, con fondi limitati rispetto al reale fabbisogno e con una procedura ancora macchinosa e complessa. Ma siamo sempre fermi, rinchiusi in un circolo vizioso che non potrà porre basi migliori per il pagamento dei debiti da qui in avanti. Perché? Perché manca il vero salto di qualità, una rivoluzione mentale e culturale che non faccia imperniare il sistema sul meccanismo fornitura-pagamento-debito-ripianamento senza controllo e senza alcun meccanismo premiante per gli enti virtuosi e nessun disincentivo vero per chi amministra male i fondi e la salute dei cittadini. La vera svolta si chiama meccanismo dei costi e fabbisogni standard, nella pubblica amministrazione come nella sanità: è ormai condiviso da tutti, anche da chi, all'inizio, ha irriso l'impianto federalista voluto dalla Lega.

Nell'esame di questo provvedimento, sia nelle Commissioni consultive che nella Commissione bilancio, è stato un continuo richiamo al meccanismo dei costi standard, che sono stati messi a punto sulla base del decreti legislativi di attuazione della legge n. 42 del 2009 e che potrebbero essere già oggi applicati se non ci fosse stata la colpevole battuta d'arresto di un anno di Governo tecnico, che ha voluto cancellare l'idea stessa di federalismo e che, a dispetto di reiterati annunci di riduzione dei costi e di spending review, ben poco ha prodotto dal punto di vista dei risultati, senza capire, o non volendo capire, ed accettare l'evidenza: il federalismo è la sola risposta ad una finanza pubblica inefficiente. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fornaro. Ne ha facoltà.

FORNARO (PD). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, come ha giustamente ricordato venerdì scorso il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nelle sue Considerazioni finali, la crisi di liquidità e della disponibilità del credito ha inciso in maniera significativa sulla dinamica negativa del prodotto interno lordo nel corso del 2012. Nei mesi scorsi, in occasione dell'annuale Relazione al Parlamento sull'andamento dei conti pubblici, vi era stata una unanime sollecitazione al Governo Monti affinché intervenisse sul terreno - per molti versi drammatico - dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione.

Grazie al lavoro positivo dell'Esecutivo e dei due rami del Parlamento, il decreto approvato l'8 aprile scorso è stato indubbiamente migliorato è arricchito nella giusta direzione: quella di velocizzare concretamente le risposte ad una problematica che coinvolge un grande numero di imprese e di amministrazioni locali.

Il provvedimento odierno rappresenta, inoltre, una delle più importanti manovre anticongiunturali che siano state messe in campo per contrastare gli effetti di una crisi senza precedenti per il nostro sistema economico, pur nella consapevolezza che questo intervento straordinario e, per alcuni versi, non convenzionale, non può però essere considerato esaustivo. Infatti, come ha ricordato il relatore, collega Santini, pur non essendo al momento ancora disponibile una quantificazione certa dei debiti commerciali della pubblica amministrazione nei confronti del sistema delle imprese, l'importo totale non dovrebbe discostarsi di molto dalla stima di 90 miliardi di euro (pari al 5,8 per cento del prodotto interno lordo), fornita recentemente dalla Banca d'Italia.

Il fenomeno dell'accumulo dei residui passivi, ovvero dei debiti commerciali delle amministrazioni nei confronti delle imprese, è in parte riconducibile ai vincoli imposti dalla disciplina del Patto di stabilità interno, che, se da un lato hanno contribuito a indurre gli enti locali a comportamenti virtuosi, dall'altro hanno finito in molti casi per produrre l'effetto perverso di non poter usare la liquidità per onorare i debiti nei confronti delle imprese. L'allentamento del Patto di stabilità interno non rappresenta, dunque, una concessione nei confronti dei fautori del ritorno alla spesa pubblica facile, ma un indispensabile indirizzo per consentire la riapertura sul territorio di migliaia di piccoli cantieri in grado di contribuire a far ripartire la nostra economia.

L'esclusione dal Patto di alcune tipologie di pagamento dei debiti degli enti locali e la modifica del Patto di stabilità regionale verticale vanno in questa direzione, anche se forse, con un atto di maggior coraggio, si sarebbe potuta percorrere la via del rinvio al 2014 dell'introduzione del Patto per i Comuni tra i 1.000 ed i 5.000 abitanti.

Nel passaggio al Senato, su richiesta del Governo, non si sono apportate modifiche agli articoli riguardanti IMU e TARES. Ci sia però consentito richiamare un'esigenza largamente diffusa tra gli amministratori locali per poter disporre in tempi rapidi di un'architettura stabile dell'ordinamento dei tributi locali, perché la logica degli stop and go crea un'incertezza assoluta ed impedisce di programmare, nel breve e medio periodo, investimenti che contribuirebbero a loro volta all'auspicata ripresa dell'economia.

Per quanto attiene in particolare alla TARES, in questa sede non si può non ribadire la richiesta contenuta in diverse mozioni già discusse in quest'Aula, di rinvio della sua applicazione al 2014.

Infine, rimanendo al tema del decreto in fase di conversione, è d'obbligo un richiamo d'attenzione riguardo ai Comuni in dissesto, per i quali è stato predisposto anche un apposito ordine del giorno. Se da un lato, infatti, è stata data anche a loro la possibilità di accedere all'anticipazione presso la Cassa depositi e prestiti, altrettanto non è stato concesso agli organi straordinari di liquidazione, che si trovano, loro malgrado, a fronteggiare la questione del pagamento della massa passiva (costituito in prevalenza anch'esso da debiti commerciali), in assenza però degli strumenti per spalmare questi debiti sul lungo periodo.

È quindi auspicabile che il Governo affronti questa problematica nel rispetto della nuova normativa sulla materia e del principio di accertamento delle responsabilità di amministratori e dirigenti, ma anche con la necessaria flessibilità, al fine di evitare che gli effetti del dissesto finiscano per scaricarsi integralmente sui cittadini, con tasse e tariffe al massimo, sulle imprese creditrici e sui lavoratori dei Comuni e delle partecipate, oltre ad esporre i nuovi amministratori (incolpevoli) a un'ingiusta gogna mediatica per il solo fatto di far applicare leggi e regolamenti.

In comunità grandi, infatti, è necessario evitare lo scoppio di vere e proprie rivolte sociali e di guerre tra poveri, provocate dall'inevitabile rigidità nell'applicazione di una normativa che non lascia spazi all'adattamento sulle diverse realtà locali delle conseguenze del dissesto, soprattutto se questo è generato da un deficit sul versante della spesa corrente e delle partecipate. In questo contesto, è urgente attivare adeguati ammortizzatori sociali, in grado di aiutare un'uscita (la più indolore possibile sul fronte occupazionale) dalle situazioni di dissesto.

In definitiva, questo provvedimento prova a rispondere a una legittima aspettativa del sistema dalle imprese, ma sarebbe illusorio pensare di aver risolto la questione una volta per tutte. È un primo passo nella giusta direzione, ma altri dovranno seguire per tornare a un corretto rapporto tra fornitori e pubblica amministrazione, nel quadro della normativa dell'Unione europea in materia di pagamenti. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Guerrieri Paleotti. Ne ha facoltà.

GUERRIERI PALEOTTI (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, rispetto ai punti di carattere generale e ai temi più specifici riferiti al provvedimento oggi in discussione che sono stati toccati dagli interventi che mi hanno preceduto, vorrei soffermarmi in primo luogo su un tema specifico, quello relativo agli effetti che potrà avere la modifica apportata che consentirà la concessione della garanzia dello Stato sui crediti accumulati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione.

In secondo luogo, vorrei ribadire l'importanza che, ai fini dell'impatto economico di questo provvedimento, avrà il rispetto di certi passaggi. È già stato messo in rilievo che, in base all'emendamento approvato dalla Commissione bilancio, il Ministero dell'economia potrà fornire garanzie a favore di istituzioni finanziarie nazionali, comunitarie ed internazionali che decidessero di rilevare i crediti commerciali vantati dalle imprese presso le pubbliche amministrazioni. Naturalmente, tutto ciò dovrà avvenire senza aggravio di potenziali oneri per l'erario. L'emendamento, come sappiamo, modifica anche il comma 9 dell'articolo 7, nella parte che prevede operazioni finanziarie per l'estinzione dei debiti commerciali.

Si possono fare tre brevi commenti per sottolineare i possibili effettivi positivi che potranno discendere da questa potenzialità.

In primo luogo, prevedere un adeguato meccanismo di garanzia sussidiaria dello Stato sui crediti certificati che siano acquistati da banche o da società intermediarie non inciderebbe sul debito pubblico, perché si tratterebbe di una garanzia del pagamento di debiti già contabilizzati.

In secondo luogo, dal lato delle banche, questi crediti, in quanto garantiti dallo Stato, peserebbero in modo limitato sui criteri di valutazione che, ai sensi della nuova regolamentazione di Basilea, tendono ad esaminare i bilanci delle stesse banche e che, come abbiamo visto nell'esperienza di altri Paesi, come la Spagna, possono essere utilizzati dalle banche per un risconto presso la Banca centrale europea.

In terzo luogo è possibile mettere in moto un meccanismo virtuoso che consentirebbe alle imprese di avere subito il saldo dei debiti arretrati, senza però che questo significhi esonero dell'amministrazione dal relativo onere; tutto ciò, sempre che si varino provvedimenti che consentano un'opportuna rimodulazione dei tetti di indebitamento consentiti a ciascuna amministrazione.

La modifica - come si può capire da questi tre esempi, cui altri se ne potrebbero aggiungere - è assai rilevante, perché dal prossimo anno potrebbe permettere di andare ben oltre il tetto dei 20 più 20 miliardi previsti e potrebbe consentire di saldare buona parte dello stock di debito accumulato.

Tutto questo è naturalmente un'opzione e non va letto come un obbligo o un vincolo: si tratterebbe in questo caso di un libero accordo tra lo Stato e gli intermediari finanziari eventualmente interessati.

Per quanto riguarda l'impatto economico che questo provvedimento potrà avere, vorrei ricordare che si tratta di un intervento di natura straordinaria, disposto in accordo con le autorità europee, che non finanzia nuova spesa, ma che, seppur rilevante, si limita a sanare situazioni di criticità nei flussi di pagamenti della pubblica amministrazione.

L'ammontare complessivo è assai rilevante: parliamo infatti del 5,5 per cento degli interi debiti bancari e di oltre il 3 per cento dei debiti complessivi delle società non finanziarie. C'è quindi potenzialmente un effetto espansivo importante, che è tanto più importante perché agirebbe sulla domanda interna, che da più di due anni è il vero tallone della nostra economia, in quanto più che compensa gli apporti positivi che provengono dalla domanda mondiale e dalle esportazioni.

Questi effetti di ricaduta sulla domanda interna possono materializzarsi attraverso più canali. Vorrei citare, tra i più rilevanti, l'aumento delle risorse finanziarie per le imprese, l'incremento del potere d'acquisto dei consumatori, la liquidità del sistema finanziario.

Affinché questo impatto produca appieno i suoi effetti è molto importante l'indicazione di precisi criteri nelle priorità dei pagamenti, sia con riferimento ai soggetti debitori sia con riferimento ai soggetti creditori. Credo che si possa sottolineare che nella versione ultima, quella cioè oggi in discussione, questa indicazione appare essere sensibilmente migliorata.

L'impatto economico è strettamente correlato anche ai tempi, e quindi al rispetto delle scadenze; di qui la rilevanza che domani approviamo questo provvedimento e che la scadenza del 7 giugno venga rispettata.

Lasciatemi concludere sottolineando che, alla luce di una congiuntura che continua ad essere preoccupante e che in qualche modo tende a ribadire che la nostra economia è ancora nel pieno di una severa recessione, questo provvedimento è importante; dobbiamo però augurarci che venga affiancato da altrettante importanti azioni di sostegno che siano capaci di fronteggiare l'attuale circolo vizioso in cui il mercato interno italiano è precipitato ormai da troppo tempo.

Queste azioni di sostegno, come sappiamo, sono rivolte anche al rapporto con l'Unione europea, perché si possa chiedere ed ottenere, ad esempio, l'intervento più incisivo della Banca centrale europea per quanto riguarda margini di intervento per la messa in liquidazione di una serie di pagamenti riferiti, soprattutto, alle piccole e medie imprese.

In conclusione, l'intervento del Governo oggi al nostro esame è assai importante, così come assai importante, però, è la possibilità di monitorare che questo intervento sia l'inizio di una serie di misure che, in qualche modo, ne assicurino un impatto economico pienamente efficace. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Merloni. Ne ha facoltà.

MERLONI (SCpI). Signora Presidente, il provvedimento oggi in discussione è forse uno dei più attesi dal nostro sistema imprenditoriale, che sta soffrendo anche a causa dei ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. È di fatto la prima manovra di segno positivo che diamo al sistema economico italiano in una fase di persistente difficoltà.

Sbloccare 40 miliardi di euro di pagamenti arretrati nei confronti delle imprese e dei privati, trasferire liquidità dalle casse del settore pubblico a quelle del settore privato avviene oggi grazie alle pur pesanti misure di rigore adottate dal Governo precedente, che ci hanno permesso il risanamento dei conti e la conseguente chiusura della procedura di infrazione da parte dell'Unione europea.

Come testimoniano i dati diffusi dal Ministero dell'economia, le richieste per poter accedere a quanto previsto dal decreto sono tante e per questo credo che occorra dar seguito all'impegno preso dal Governo di procedere ulteriormente per saldare completamente il debito con i restanti 50 miliardi di euro maturati al 31 dicembre 2012.

D'altra parte gli stimoli alla nostra economia devono essere prioritari nell'azione del Governo e su questo non si possono lesinare sforzi.

Occorre, dunque, dare continuità a provvedimenti che possano immettere liquidità nel sistema nazionale per agganciare una ripresa che, purtroppo, appare ad oggi non molto vicina.

Le nostre aziende sono tuttora immerse in un contesto macroeconomico nazionale di estrema difficoltà. Gli indicatori principali stentano a mostrare segnali positivi, ed è per questo che la celerità dei pagamenti, cercando di ridurre al minimo i vincoli burocratici che contribuiscono sicuramente a soffocare la nostra economia, rappresenta una possibile via d'uscita da questa recessione così lunga e pesante. Si tratta di somme di denaro che possono essere in grado di far ripartire il mercato interno, misure capaci - se attuate, appunto, in tempi celeri - di dare una prima sferzata positiva e, soprattutto, ossigeno al tessuto imprenditoriale nazionale.

La liquidazione dei crediti delle imprese da parte della pubblica amministrazione agirà, infatti, secondo le stime fornite a più riprese anche dal presidente di Confindustria, sia sull'andamento della disoccupazione (in 5 anni 250.000 occupati), sia sulla crescita del PIL (un punto percentuale per i primi 3 anni, fino ad arrivare all'1,5 per cento nel 2018).

A testimonianza di ciò vi è quanto accaduto in Spagna dove, con un'operazione analoga di 30 miliardi di debiti scaduti che la pubblica amministrazione spagnola ha di recente pagato alle imprese, si sta producendo nel PIL iberico una crescita dell'1,2 per cento.

Il testo oggi in Aula, pur lasciando inalterato il perimetro complessivo del decreto, è stato migliorato, reso più efficace e più efficiente.

Si verificherà che la liquidità derivante dal pagamento dei crediti ceduti sia effettivamente impiegata a sostegno dell'economia e del sistema produttivo.

Questo punto, in particolare, appare di fondamentale importanza.

La crisi di liquidità che le imprese italiane vivono sulle proprie spalle e la difficoltà delle stesse a reperire nuovi finanziamenti per far fronte ad investimenti finalizzati a ricerca e sviluppo di fatto frenano la spinta propulsiva del nostro sistema economico. Siamo di fronte alla terza ondata di credit-crunch, dopo quelle del 2007-2009 e del 2011-2012.

I prestiti alle aziende sono in caduta da più di un anno e mezzo e lo stock erogato si è ridotto drasticamente. Gli istituti di credito sono sempre più selettivi nel concedere affidamenti, i tassi salgono, molte imprese rinunciano a chiedere crediti. E possiamo solo immaginare quante imprese, gravate dalla mancata disponibilità di liquidità, nel frattempo non ce l'abbiano fatta.

Per rimettere in moto la fiducia delle banche e quindi il credito bancario, serve uno shock che rilanci con decisione la crescita dell'economia italiana. E questo decreto sblocca debiti della pubblica amministrazione è un passo importante, ma è un primo passo: la riduzione del costo del denaro deciso dalla BCE è un altro segnale positivo, ma ancora tante altre misure sono possibili e necessarie.

Quotidianamente gli organismi europei ed italiani deputati a tracciare gli scenari futuri della nostra economia evidenziano come sia necessario procedere ad azioni concrete che possano stimolare la ripresa, la crescita, lo sviluppo e aiutino il superamento della crisi. Ci attende ancora un anno difficile con un PIL stimato attorno al -l,8 per cento e la disoccupazione che supererà il 12 per cento, mentre il 2014 dovrebbe far segnare una timida ripresa del PIL, ma con disoccupazione ancora in crescita.

Questo provvedimento è dunque un atto importante che tocca la vita reale delle persone e delle imprese, restituisce un po' di linfa vitale ad un tessuto economico composto per lo più da piccole e medie realtà che hanno manifestato in questi anni tutta la loro sofferenza, chiedendo più volte che gli si permettesse di lavorare e di produrre, nel rispetto delle regole e degli impegni così come viene chiesto loro.

Con l'approvazione del decreto si può dare un impulso per accelerare la tanto auspicata ripresa, forse fin dall'ultimo trimestre del 2013, e la stessa pubblica amministrazione verrebbe non più concepita dai cittadini come ostacolo, ma con trasparenza, efficienza e velocità potrebbe diventare volano di sviluppo, risorsa per il rilancio del sistema Italia.

Tutto ciò da solo non basta. Il risultato oggi ottenuto deve essere considerato il primo passo di un percorso che dovrà vedere, nei prossimi mesi, Parlamento e Governo impegnati in modo collaborativo per dare risposte e mettere in campo tutte le iniziative necessarie a riagganciare la ripresa.

Le raccomandazioni in merito, avanzate dalla stessa Unione europea, sono da tenere in doverosa considerazione ed occorre, quindi, proseguendo con determinazione sulla linea delle riforme strutturali, alleggerire il carico fiscale in modo selettivo privilegiando lavoro e produzione, razionalizzare la spesa corrente a tutti i livelli amministrativi tagliando quella improduttiva, semplificare e snellire la burocrazia per rendere più facile e meno costosa la vita dei cittadini.

Il nostro Paese ha necessità di proseguire la lotta all'evasione fiscale, migliorare il rispetto dell'obbligo tributario e contrastare in modo incisivo l'economia sommersa ed il lavoro irregolare, potenziare e modernizzare la capacità infrastrutturale, sviluppare la banda larga ad alta velocità nelle telecomunicazioni.

C'è tanto da fare per creare lavoro e crescita e da tutto questo si evince che il tempo delle promesse è davvero terminato e l'unica strada è fare bene, velocemente e in modo concreto. La fiducia nell'Italia può tornare se ci sono interventi ben chiari. Questo decreto, un provvedimento di economia reale per aiutare l'economia reale, per ridare fiato alle imprese e ai cittadini, è un primo segnale rispetto a una risposta giusta, legittima e necessaria. Pone anche le premesse per ricostruire un rapporto meno squilibrato fra Stato e imprese, ed è una grande occasione per avviare comportamenti virtuosi da parte della pubblica amministrazione, permettendo di superare quel sentimento di sfiducia, a volte di astio, nei confronti dello Stato, della politica, delle istituzioni.

Lo sblocco dei pagamenti conferma una regola fondamentale: chi lavora deve essere pagato e a pagare con tempi certi e in modo certo deve essere anche la pubblica amministrazione. Anche per questo oggi il provvedimento apre una pagina nuova, anche culturale, della politica.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 18,30)

(Segue MERLONI). Su questa strada, in questo modo, dobbiamo proseguire, consapevoli che c'è ancora molto da fare nell'interesse del sistema produttivo italiano, di tutte le attività imprenditoriali, agricole, commerciali, artigiane, e delle nostre famiglie, contribuendo a risolvere le emergenze che sono ancora tante, con grande senso di responsabilità e atteggiamento positivo.

È un metodo di lavoro che noi di Scelta Civica rivendichiamo come successo, essendo stati coloro i quali hanno spinto per la collaborazione fra forze politiche nell'interesse del Paese, un metodo che ci auguriamo possa proseguire.

Per chi come me viene dall'imprenditoria, approvare un decreto di questo genere è un motivo di orgoglio e di reale servizio offerto al Paese, e in particolare al mondo delle imprese da troppo tempo trascurate. (Applausi dai Gruppi SCpI e PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Padua. Ne ha facoltà.

PADUA (PD). Signor Presidente, desidero esprimere naturalmente soddisfazione per il testo che è arrivato oggi in Aula e per il lavoro prezioso che è stato fatto in tutti questi giorni, con un risultato che certamente aiuterà a sanare quella ferita che si è creata, nella popolazione, tra cittadini ed istituzioni, quando si rischia di perdere la fiducia.

Questo è un atto che ci aiuterà molto, non solo perché darà ossigeno alle realtà produttive, ma perché aiuterà a ripristinare un percorso di fiducia a livello istituzionale.

Vorrei però sottolineare un problema che ho rilevato e che mi pare non sia ancora emerso, non perché voglia creare difficoltà, ma soltanto per attenzionare quanto potrebbe accadere, ad esempio, nelle piccole e medie realtà, là dove il tessuto produttivo è costituito essenzialmente da piccole e medie imprese e là dove, arrivando questa grande boccata d'ossigeno, ci si potrebbe trovare ad avere una lista di creditori degli enti locali al cui inizio potrebbe stare, ad esempio, una grande azienda che vanta un credito importante. Che cosa verrebbe ad accadere paradossalmente allora? Che proprio quella che è la ratio di questo provvedimento verrebbe stravolta e violata e verrebbe persa un'occasione importante, perché quei Comuni, quegli enti che si troveranno a sanare quel credito impegnerebbero tutta quella somma per pagare uno o due fornitori, e tutti gli altri resterebbero a bocca asciutta.

Questo determinerebbe, credo, il fallimento delle buone intenzioni che invece abbiamo. Invito allora a riflettere su come si possa risolvere questo problema, anche con un ordine del giorno, con delle riflessioni che potranno venire in Aula, anche da parte dei nostri relatori, che naturalmente sono molto più bravi di me. Paradossalmente, infatti, quella piccola azienda, quell'artigiano, quei commercianti che hanno fornito, ad esempio, all'asilo nido di una determinata realtà tutte le provviste e le derrate alimentari necessarie a condurre un servizio che è fondamentale in una comunità che voglia vivere con molto senso civico il proprio essere non potrebbero essere pagati se il primo, il secondo e il terzo posto della lista dei creditori fossero occupati da aziende più grandi che vantano un credito più importante.

Il beneficio, dunque, rischierebbe di saltare, e non so come potrebbero rispondere questi Comuni. Non credo che questo sia il problema di una sola realtà, ma credo che possa accadere nei nostri piccoli e medi centri, che sicuramente costituiscono la grande maggioranza della nostra comunità nazionale.

Volevo solo puntualizzare questo perché, avendo personalmente fatto questa riflessione, non vorrei pentirmi di non averla offerta all'attenzione di quest'Assemblea, e soprattutto dei nostri relatori. (Applausi dal Gruppo PD).

Rinvio in Commissione, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento,
di emendamenti al disegno di legge n. 662

PRESIDENTE. Colleghe senatrici e colleghi senatori, la Presidenza informa che da parte dei relatori sono stati presentati ulteriori emendamenti al decreto-legge in discussione. Per consentire un esame più approfondito, la Presidenza dispone, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, il rinvio dei suddetti emendamenti alla Commissione bilancio, che dovrà riferire all'Assemblea entro la seduta antimeridiana di domani.

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 662 (ore 18,41)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Santangelo. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, cittadini tutti, il ritardo dei pagamenti, sia per le difficoltà conseguenti alla crisi, che sin dalla fine del 2007 interessa l'intero sistema economico e finanziario mondiale, sia in quanto ciò costituisce una illegittima forma di finanziamento del debitore, è divenuto un problema di crescente intensità e di sempre maggiore interesse. In particolare, le pubbliche amministrazioni sono, da un lato, tra i peggiori pagatori, specie con riguardo ai settori delle costruzioni e della sanità, dall'altro, godono di speciali discipline, se non di veri e propri privilegi.

La tesi per cui lo Stato, e più in generale la pubblica amministrazione, sarebbe un debitore particolare, in quanto ha modi propri di godere e disporre dei beni e di contrattare e pagare, è stata progressivamente superata fin dalla metà del secolo scorso. Ciò nonostante, la pubblica amministrazione rimane una cattiva pagatrice e il legislatore ha continuato negli anni a creare nuove forme di privilegio.

Il decreto‑legge in esame, finalizzato allo sbocco di una prima parte dello stock di crediti vantati dalle imprese nei confronti della pubblica amministrazione, cade in una fase economica contrassegnata da rilevanti difficoltà. Come è noto, l'Italia è purtroppo all'ultimo posto nelle classifiche europee in merito alla tempestività dei pagamenti fra imprese e soprattutto di quelli della pubblica amministrazione alle imprese.

Il decreto è un primo passo, tenuto conto della delicata fase politica che attraversa il nostro Paese. Si tratta di un provvedimento che mette in campo un ammontare di risorse finanziare che sarebbe in grado, sebbene non di risolvere la questione in via definitiva, sicuramente di dare una piccola boccata di ossigeno alle imprese, se le misure saranno pienamente e tempestivamente attuate. Sostanzialmente, nel corso degli anni 2013-2014, si prevede di assegnare risorse per un importo pari a 40 miliardi di euro, contro le stime parziali di Bankitalia di 91 miliardi previsti per far fronte ai crediti vantati dalle imprese. Risulta tuttavia evidente come questi 40 miliardi non siano sufficienti.

Nel testo esaminato rimane confermato l'impianto originario, reso forse ancora più arzigogolato, che mostra ancora una volta maggiore attenzione alle esigenze della burocrazia contabile piuttosto che a quelle delle migliaia di imprese creditrici del terziario di mercato e dell'artigianato, ormai sull'orlo del collasso.

Ultimamente anche il Fondo monetario internazionale ha ammesso che i vincoli contabili distaccati dall'analisi macroeconomica sono deleteri per una Nazione in crisi. Noi non possiamo permettere che continuino a chiudere cinquanta e più aziende al giorno. Il Paese è fermo, e non per sua incapacità, ma per l'incapacità politica di far prevalere il concetto di piena occupazione su uno meramente contabile come quello sotteso al Patto di stabilità.

Più volte abbiamo chiesto - da ultimo con gli emendamenti già presentati alla Camera dei deputati - che il fondo a disposizione potesse essere ampliato per riuscire a pagare tutte le aziende creditrici e non solo alcune. La proposta, però, è stata sempre quella di rispettare gli impegni riferiti al Patto di stabilità. Poiché il Patto è strettamente legato al PIL, è impensabile che non si prendano misure atte a scongiurare un abbassamento del PIL senza che ciò comporti, a lungo termine, l'impossibilità di mantenersi entro i limiti del Patto di stabilità. Praticamente è un serpente che si morde la coda, che trova nella scarsità delle risorse destinate a coprire i crediti vantati dalle imprese nei confronti delle PA una delle cause della terribile crisi che il Paese sta attraversando.

Tra l'altro, è incomprensibile come il decreto-legge n. 35 del 2013 sia volto a permettere alle imprese di usufruire delle compensazioni tra debiti fiscali e crediti commerciali non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti dello Stato e degli enti pubblici nazionali per somministrazione, fornitura ed appalti, aiutando in questo modo le imprese che hanno comunque debiti pregressi con le PA e trascurando al contempo di destinare parte dei fondi ad imprese non debitrici ma solo creditrici. In sostanza, si penalizzano le imprese che, vantando esclusivamente crediti, hanno svolto correttamente tutti gli adempimenti.

Il Movimento Cinque Stelle non si stancherà di affermare che l'austerità da sola non basta e che soffoca l'economia degli Stati in periodi di recessione come questo.

La direttiva n. 7 del 2011 dell'Unione europea relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, recepita dal nostro ordinamento con il decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, individua nei ritardati pagamenti la causa della crisi di competitività delle imprese, poiché essi determinano un circolo virtuoso nel quale l'impresa, non avendo più liquidità, è costretta a ricorrere a richieste di finanziamento che le vengono spesso negate a causa dell'attuale crisi economica.

Il problema riguarda tutte le aziende, ma per ragioni semplici e intuitive colpisce principalmente le piccole e medie imprese e gli artigiani, che costituiscono l'ossatura del tessuto produttivo italiano, hanno minore capacità finanziaria e di ricorso al credito, nonché minore forza contrattuale nel rapporto con le grandi aziende e con la pubblica amministrazione, così da essere spesso indotti a rinunciare contrattualmente a diritti ad essi spettanti per legge. Ciò determina il fallimento di aziende che, se fossero pagate nei termini dovuti, sarebbero sane e contribuirebbero alla competitività e alla crescita del Paese e a creare tantissimi posti di lavoro. Il problema è reso particolarmente acuto anche dalla scarsa efficienza del sistema giudiziario, che costituisce spesso un fattore di moltiplicazione dei ritardi e dei costi, tanto da neutralizzare le eventuali compensazioni che la legge prevede in favore del creditore.

La Commissione europea, con la comunicazione del 26 novembre 2008 intitolata «Un piano europeo di ripresa economica», ha sollecitato la riduzione di oneri amministrativi e la promozione dell'imprenditorialità, in particolare assicurando - per alleviare i problemi di liquidità - il pagamento entro un mese delle fatture relative alla fornitura di servizi, comprese quelle delle PMI.

Ciò a cui si deve puntare a partire da subito, dunque, è risanare tutti i crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione, in modo da ridare fiato alle imprese, rimettere in circolo liquidità, stimolare la produttività e ridare speranza alle aziende; come indicato nella direttiva menzionata si dovrebbe prevedere di limitare di regola i termini di pagamento previsti dai contratti tra imprese a un massimo di 60 giorni di calendario. Su questo occorre una riflessione collettiva, anche considerando che per il 2014 sarà necessario adottare ulteriori misure in materia. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Mastrangeli).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Zanoni. Ne ha facoltà.

ZANONI (PD). Signor Presidente, senatrici e senatori, il decreto-legge n. 35 del 2013, oltre alle disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, comprende anche disposizioni per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento dei tributi degli enti locali.

A completamento di alcuni degli interventi di color che mi hanno preceduto, in particolare quelli dei colleghi Fornaro e Del Barba, vorrei soffermarmi su tre aspetti, il primo dei quali è relativo all'articolo 10, in cui si interviene sulla TARES. In questo momento i Comuni presentano un quadro estremamente variegato: alcuni applicano la TARSU, alcuni la tariffa di igiene ambientale 1 (TIA 1), altri la TIA 2. Occorre al più presto riordinare l'intera materia. «Il Sole 24 Ore» lo scorso 21 maggio ha un po' polemicamente titolato: «La TARES si approva e poi si cancella». Infatti, scrivere un piano economico-finanziario e su questa base definire le tariffe della TARES per ogni categoria di utenza non è una passeggiata, soprattutto in quei 6.700 Comuni che fino al 2012 hanno applicato la TARSU. I Comuni devono completare tutti i calcoli nelle prossime settimane, perché senza piano finanziario non si possono decidere le tariffe, senza le tariffe non si può fare il bilancio di previsione e senza il bilancio si rischia lo scioglimento della giunta, del consiglio e il commissariamento. Peccato però che questo lavoro complesso (calcoli, coefficienti e variabili per misurare i rifiuti prodotti e così via) rischia di essere assolutamente inutile, perché in questo momento all'articolo 1 del decreto-legge n. 54 del 2013 in esame alla Camera si prevede la complessiva riforma della disciplina dell'imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, ivi compresa la disciplina del tributo comunale sui rifiuti. Quindi, diventa quanto mai urgente fare chiarezza. Le norme sono utili, ma occorre un quadro complessivo.

Vengo ora all'ultimo punto: con un emendamento presentato in 5a Commissione si dà risposta ad una esigenza che i Comuni hanno espresso tramite l'ANCI relativa alla possibilità di utilizzare ancora, per gli anni 2013-2014, gli oneri di urbanizzazione al 75 per cento sul titolo primo delle spese correnti. Questa è una risposta necessaria, perché i Comuni incontrano gravi difficoltà quando devono chiudere i loro bilanci, ma non è una buona cosa dal punto di vista della bontà della gestione dei bilanci. È solo una spia ulteriore delle difficoltà finanziarie in cui versano i Comuni.

In conclusione, il provvedimento al nostro esame deve essere approvato al più presto perché prevede sicuramente cose buone e perché è necessario fare in modo che il testo possa rapidamente passare alla Camera, ma con la coscienza di chi sta mettendo delle toppe ad un cappotto che non è solo passato di moda ma è ormai tutto liso e ha i buchi. Occorre al più presto predisporre un cronoprogramma complessivo degli adempimenti dei Comuni, tenendo presente che se i Comuni lavorano bene la ricaduta positiva sui cittadini è immediata. Occorre dare certezza alle norme, una certezza del processo che consenta ai Comuni, come è loro dovere ma anche loro diritto, di fare il bilancio entro il mese di dicembre, al massimo il mese di febbraio, snellendo in questo modo anche i lavori degli uffici comunali.

È necessario, inoltre, dare certezza delle entrate, in modo che si possa fare un'imposizione corretta, e dare certezza ai cittadini delle imposizioni, perché i cittadini sono anche disposti a pagare le tasse, a pagare il giusto, purché sappiano quanto devono pagare e non siano messi nelle condizioni di dover sbagliare e poi essere puniti perché hanno fatto confusione. Ciò vorrebbe dire davvero cercare di avviarsi verso un processo di federalismo fiscale e verso la cultura del rendere conto. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Marino Luigi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gibiino. Ne ha facoltà.

GIBIINO (PdL). Signor Presidente, illustri colleghi, il decreto-legge in esame affronta il delicato tema del pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione verso le imprese, del riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché delle norme in materia di versamento dei tributi degli enti locali.

Il decreto è qualificato come provvedimento collegato alla manovra finanziaria, ciò in quanto concorre al raggiungimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica fissati con i documenti di programmazione finanziari.

La relazione al Parlamento 2013, predisposta dal Governo ai sensi della legge n. 196 del 2009, ha riscontrato un andamento della congiuntura economica peggiore rispetto a quello stimato nella Nota di aggiornamento al DEF 2012 e ha evidenziato la necessità di affiancare al consolidamento dei conti pubblici la necessità di fare aumentare la domanda interna facendola ripartire già a decorrere dal secondo semestre di quest'anno. In tal senso, si inquadra l'azione legislativa in parola; questa ha individuato nello sblocco dei pagamenti dei debiti delle amministrazioni pubbliche verso i propri fornitori, l'intervento attraverso il quale immettere in tempi brevi liquidità nel sistema economico.

In merito all'ammontare dei debiti della pubblica amministrazione, mi preme precisare che, se da una parte a dire del Governo, nell'analisi che è prodromica al decreto di cui si chiede la conversione in legge, 1'ammontare dei crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione costituisce, nell'attuale fase di crisi economico-finanziaria, un rilevante elemento di debolezza della struttura finanziaria delle imprese stesse, dall'altra va condotta una profonda analisi di come si sia potuti giungere sino a questo punto, di come sia potuto accadere che gli enti pubblici si siano potuti indebitare, non pagare i fornitori e con artificio contabile avere rispettato il Patto di Maastricht.

Quanto detto si aggrava ancor di più solo che si consideri che, allo stato attuale, non esistono dati certi sull'ammontare dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese.

La Banca d'Italia, in un'audizione presso le Commissioni speciali congiunte di Camera e Senato, lo scorso 28 marzo 2013, ha precisato che nel nostro Paese gli attuali sistemi contabili delle pubbliche amministrazioni non permettono una rilevazione sistematica ed esaustiva dei debiti commerciali. Ripeto: gli attuali sistemi contabili delle pubbliche amministrazioni non permettono una rilevazione sistematica ed esaustiva dei debiti commerciali. Questo è stato rilevato e sottolineato anche nell'intervento del relatore, senatore D'Alì.

I dati quindi sono stati raccolti attraverso indagini campionarie condotte dalla Banca d'Italia su imprese operanti nei settori industriali, dei servizi privati non finanziari e delle costruzioni: il totale dei debiti commerciali (inclusi quelli riguardanti la spesa in conto capitale) delle pubbliche amministrazioni verso le imprese ammonterebbe, a fine 2011, a circa 90 miliardi di euro (5,8 per cento del PIL); 120-130 miliardi invece secondo le stime CGIA di Mestre, che ha precisato che l'indagine realizzata dalla Banca d'Italia non tiene conto delle aziende con meno di venti addetti.

Quanto alla distribuzione, circa la metà dei debiti sarebbe attribuibile a Regioni e ASL, mentre tra i creditori la quota maggiore sarebbe vantata da imprese di grandi dimensioni e da quelle che forniscono servizi privati; in questo contesto a soffrire maggiormente per i ritardi dei pagamenti risultano essere le imprese di costruzioni.

In merito agli effetti delle misure, il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione nella misura di circa 20 miliardi nella seconda parte del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014 determinerebbe, secondo le stime del Governo, una maggiore crescita di 1,2 punti di PIL nel triennio.

In merito ai ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, mi preme sottolineare e far rilevare che il tema dei ritardi nei pagamenti e la necessità di porre rimedio e freno alla colposa e superficiale azione di indebitamento degli enti era già stata oggetto di diversi interventi legislativi finalizzati a dare concreta attuazione alla direttiva 2000/35 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 giugno 2000 e alla successiva direttiva 2011/7 del 16 febbraio 2011, recepita nell'ordinamento italiano con il decreto legislativo n. 192 del 2012. Il decreto appena citato ha previsto, tra l'altro, per i contratti conclusi a decorrere dal 1° gennaio 2013, un termine massimo per i pagamenti della pubblica amministrazione di sessanta giorni, nonché l'incremento degli interessi moratori che decorrono automaticamente alla scadenza del termine.

In relazione ai crediti vantati dalle imprese nei confronti delle amministrazioni regionali e locali per somministrazioni, forniture e appalti, il legislatore ha introdotto una disciplina, più volte modificata, per la certificazione, da parte degli enti territoriali, dei crediti in questione nei confronti dei soggetti interessati, anche ai fini della cessione pro soluto dei medesimi crediti nei confronti di banche o intermediari finanziari. Il meccanismo della certificazione dei crediti è stato in seguito esteso anche agli enti del Servizio sanitario nazionale, alle amministrazioni statali e agli enti pubblici nazionali.

Quanto anzidetto e quanto accaduto ha spinto il sottoscritto, quale relatore in 8a Commissione, a dare in sede consultiva, convinto parere favorevole alla conversione del decreto-legge n. 35 del 2013 con le modifiche sino ad oggi apportate, ma con le osservazioni che mi pregio riaffermare innanzi a questa Assemblea e che sono state votate all'unanimità in Commissione da tutti i Gruppi.

L'attuale disciplina del Patto di stabilità interno, con il criterio della cosiddetta competenza mista, impedisce la naturale trasformazione degli impegni di parte capitale in pagamenti alle imprese, provocando l'accumulo di debiti anche in presenza di risorse di cassa disponibili; essa determina dunque un aumento dell'importo dei debiti non conteggiati, consentendo il rispetto solo formale dei parametri europei. Per evitare la formazione di nuovi debiti di parte capitale degli enti locali, pur in presenza di risorse di cassa disponibili, è necessario quindi modificare le regole del Patto, introducendo il principio dell'equilibrio di parte corrente ed un limite all'indebitamento.

Al fine di garantire la trasparenza dei pagamenti che le pubbliche amministrazioni devono effettuare in applicazione del decreto-legge in esame e di consentire la verifica, da parte di tutti i creditori, del rispetto del criterio di pagamento relativo all'anzianità del credito stabilito dallo stesso provvedimento, dovrebbe essere previsto che le pubbliche amministrazioni pubblichino sul proprio sito Internet l'elenco completo, per ordine cronologico di emissione della fattura o della richiesta equivalente di pagamento, dei debiti per i quali è stata effettuata la comunicazione di cui all'articolo 6, comma 9, del decreto-legge, indicando l'importo e la data prevista di pagamento comunicata al creditore. Tale previsione dovrebbe essere corredata da opportune sanzioni per i dirigenti responsabili che omettano la pubblicazione in questione. È opportuno introdurre l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di certificare automaticamente, entro dieci giorni dalla scadenza, tutti i futuri debiti scaduti, mediante piattaforma elettronica, anche al fine di consentire alle imprese di realizzare operazioni di smobilizzo presso gli istituti finanziari.

Al fine di evitare che le pubbliche amministrazioni omettano di rilasciare la certificazione del credito richiesta dalle imprese ai sensi dell'articolo 9, comma 3-bis, del decreto‑legge n. 185 del 2008, con conseguente impossibilità per le medesime imprese di effettuare operazioni di smobilizzo dei relativi crediti presso gli istituti di credito, la predetta omissione dovrebbe rilevare ai fini della misurazione della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili e comportare responsabilità dirigenziale e disciplinare, ai sensi del decreto legislativo n. 165 del 2001, oltre ad adeguate sanzioni pecuniarie per ogni giorno di ritardo nella certificazione del credito.

Con particolare riferimento all'articolo 6, comma 1-bis, del decreto‑legge, ai sensi del quale il Governo promuove la stipula di convenzioni con le associazioni di categoria del sistema creditizio aventi ad oggetto la creazione di sistemi di monitoraggio volti a verificare che la liquidità immessa nel sistema dal provvedimento in esame sia impiegata a sostegno dell'economia reale e del sistema produttivo, è opportuno prevedere che la suddetta attività di monitoraggio sia esercitata anche tramite rilevante apporto del mondo produttivo, che dovrebbe dunque essere parte delle citate convenzioni.

In conclusione, nel precisare che parte di quanto oggetto di osservazione nel parere è stato recepito dalla 5ª Commissione in sede referente, auspico che sul tema dei pagamenti lo Stato e le pubbliche amministrazioni cambino passo e si adeguino con senso di responsabilità al rispetto delle leggi, mostrando efficienza e trasparenza. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Centinaio. Ne ha facoltà.

CENTINAIO (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi trattiamo un provvedimento molto atteso dalle nostre aziende, che, operando con le pubbliche amministrazioni, stanno soffrendo e spesso sono costrette a chiudere a causa dei ritardi enormi nei pagamenti loro dovuti; aziende con crediti importanti, portate a licenziare i propri dipendenti per colpa di uno Stato debitore, che viene spesso visto come un nemico che ruba prestazioni lavorative pretendendo ribassi d'asta, per poi affondare le aziende che si vedono strozzate dalle banche e dai fornitori.

Un provvedimento che viene visto con favore anche dai nostri amministratori, in particolar modo dagli amministratori locali, che finalmente possono vedersi ridata un po' di quella dignità che in questo momento - e lo abbiamo visto anche in occasione delle ultime elezioni amministrative - vive uno stato di appannamento; amministratori locali che stanno aggravando la crisi economica, in quanto impossibilitati a pagare, e che vedono le aziende del proprio territorio chiudere per crediti. Gentili colleghi, solo in Italia succedono queste cose.

Un provvedimento visto come un bel passo avanti; un provvedimento che non crea eroi in noi che lo votiamo. Ho visto in questi giorni colleghi autoincensarsi, perché ci stiamo apprestando a votare questo atto. A mio parere, stiamo solo dando quanto dovuto alle aziende italiane, ai nostri fornitori e ad aziende che commentano con un «finalmente!». (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Marino Luigi). Un provvedimento che stanzia 20 miliardi di euro nel 2013 e 20 miliardi nel 2014, portando al 2,9 per cento del PIL il deficit 2013, cioè sotto la soglia del 3 per cento, necessaria per chiudere la procedura di infrazione a Bruxelles. Siamo però tutti consapevoli che abbiamo esaurito tutti gli spazi di manovra di un'ulteriore spesa per l'anno in corso; ne siamo tutti consapevoli.

Un provvedimento positivo anche per il nostro sistema economico; sono anni che i Comuni e le Province lo dicono. Grazie a questo provvedimento, secondo il Ministero dell'economia, l'immissione di 40 miliardi extra nel nostro sistema economico provocherà a cascata una maggiore crescita di 1,2 punti nel triennio. Io preferisco dire «potrebbe provocare», non per mancanza di fiducia nei confronti del Ministero, ma perché, signori colleghi, alcune dichiarazioni passate (come l'esperienza ministro Fornero-esodati) mi fanno vedere un po' con diffidenza quello che viene affermato in queste Aule.

Questo provvedimento positivo - dobbiamo ricordarci - è una misura una tantum, pertanto non uno strumento definitivo che servirà a ripianare i debiti della pubblica amministrazione. È uno strumento positivo e utile a tamponare questo momento di crisi, un primo passo per iniziare ad attivare una nuova gestione dei pagamenti della pubblica amministrazione e dei debiti, a seguito del recepimento, con il decreto legislativo 9 novembre 2012, n. 192, delle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio, che impongono tra l'altro, in relazione ai contratti conclusi dal 1° gennaio 2013, un termine massimo per i pagamenti della pubblica amministrazione di sessanta giorni. Siamo però tutti convinti che stabilirlo per legge non equivale automaticamente a poter pagare, rischiando pertanto di far finire gli enti locali in un vortice di sanzioni e di interessi in caso di mancato pagamento, quindi stiamo attenti.

Un provvedimento che vediamo con favore anche grazie all'approvazione della norma relativa al Patto di stabilità verticale: grazie a questa norma, infatti, si sbloccano ulteriori 1,2 miliardi per i pagamenti dei debiti a favore delle imprese da parte degli enti locali.

Tutte premesse che vanno nella direzione auspicata dalle associazioni di categoria e dagli enti locali, una via che da anni gli enti locali virtuosi e le Regioni del Nord chiedono a gran voce: vogliamo poter pagare i nostri fornitori, vogliamo poter gestire le risorse economiche, vogliamo liberarci dal Patto di stabilità che sta soffocando i Comuni virtuosi. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Il senso di responsabilità ha portato la Lega Nord a non ostacolare o rallentare questo provvedimento importante, necessario alla nostra economia per dare fiato e ossigeno al nostro sistema imprenditoriale, che da anni sta soffrendo una crisi senza precedenti e fino ad oggi si è dovuto sobbarcare anche gli oneri di questi ritardi.

Il decreto ha quindi solo questa funzione essenziale: liberare le risorse per le imprese che hanno già fornito i propri servizi e che ora rischiano il tracollo a causa di queste dilazioni inaccettabili.

Abbiamo quindi con coscienza e senso di responsabilità contribuito ai lavori della Commissione e avanzato proposte costruttive, che hanno trovato il favore della maggioranza e del Governo. Abbiamo cercato di migliorare in tutti i modi questo provvedimento, che - se osservato con più calma e attenzione - avrebbe potuto portare ulteriori benefici. Però qualcosa bisogna dirla, cari colleghi, perché si poteva fare decisamente di più. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Avremmo potuto cercare ulteriori risorse. Sappiamo tutti benissimo, infatti, che questo decreto arriva tardissimo e copre meno della metà della cifra necessaria. Il ritardo nei pagamenti è tale e cosi ampio che la Banca d'Italia ha stimato una cifra intorno ai 90 miliardi di euro contro i 40 miliardi che andremo a pagare; questo ritardo ha dei nomi e cognomi e possiamo dire con certezza che la Lega da anni segnala questa anomalia tutta italiana. Sappiamo tutti benissimo che questo provvedimento possiamo attuarlo solo e soltanto perché l'Unione europea ci ha concesso di considerare questi 40 miliardi come un'operazione una tantum, un atto straordinario: per l'Europa si tratta di una scelta contabile, fatta più che altro per non vederci morire; per noi è una scelta vitale e sociale, visto quello che c'è fuori da questo Palazzo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Un ritardo che poteva essere tamponato molto prima dal Governo dei tecnici. Il Governo Monti, chiamato a risollevare l'Italia, se vi ricordate, per la sua levatura internazionale, poteva ottenere questo beneficio molto prima, ma ha dimostrato col suo primo provvedimento sui debiti di non essere in grado di produrre qualcosa di efficace. I cosiddetti tecnici - e sottolineo «cosiddetti» - arrivati per salvare l'Italia avevano promesso lacrime e sangue e poi la crescita; realizzata con successo la prima fase, si sono arenati sulla seconda, dimostrando quanto detto dalla Lega in questi mesi. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

L'abbiamo detto ormai in tutte le lingue: questo è un provvedimento tampone, pertanto le aziende otterranno un beneficio - e ciò è importante - ma lascia intatte tutte le cause che hanno portato all'accumulo dei debiti, senza dare segnali sugli obiettivi futuri e soprattutto su come uscire da questa situazione.

Con questo provvedimento non si risolve il problema dei Comuni virtuosi, che anzi sono penalizzati. Infatti, i Comuni virtuosi, che hanno la cassa bloccata dal patto di stabilità, possono finalmente pagare i debiti con i propri soldi, però cosa diciamo dei Comuni non virtuosi, quelli spendaccioni, quelli che hanno speso soldi che non avevano? Questi ricorrono alla Cassa depositi e prestiti, ottenendo una simil sanatoria delle spese folli fatte in passato. Quindi cosa diciamo di quegli amministratori che negli anni hanno dilapidato i soldi dei propri concittadini e quelli dello Stato senza responsabilità, creando debiti e ingessando la struttura degli enti pubblici in Italia? Perché se oggi come oggi gli enti pubblici non vanno più di moda, la colpa è di chi ha buttato via i soldi in questi anni. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Perché non abbiamo colto l'occasione, visto che siamo in un momento di rinnovamento e responsabilità, oggi, in questo momento? Perché nemmeno questa volta abbiamo creato strumenti per incentivare e premiare gli enti virtuosi? Perché non abbiamo introdotto ulteriori misure per monitorare la spesa pubblica? Perché non abbiamo creato quelle sanzioni per gli amministratori che non hanno ben amministrato, lasciando tutti impuniti o, peggio, premiati, vista la situazione?

Questo Governo poteva inoltre attuare politiche più incisive su argomenti come IMU e TARSU, che invece sono ancora nebulosi e sui quali non c'è certezza: i problemi dell'accumulo dei debiti, della revisione del Patto di stabilità e dei debiti fuori bilancio dei Comuni virtuosi devono essere risolti velocemente se non vogliamo trovarci qui l'anno prossimo a cercare di tamponare ancora queste situazioni.

Infine, dobbiamo renderci conto che la vera svolta si chiama meccanismo dei costi e dei fabbisogni standard, una soluzione ormai condivisa da tutti. È la soluzione dei nostri problemi; in molti l'hanno richiamato in Aula e in Commissione. I costi standard sono in una fase avanzata di definizione, sulla base dei decreti legislativi di attuazione della legge n. 42 del 2009, e avrebbero potuto vedere la luce già oggi, se non ci fosse stata quella famosa battuta d'arresto di un anno fa di un Governo finto tecnico (Applausi dal Gruppo LN-Aut), che ha tentato inutilmente e con ogni forza di cancellare l'idea federalista in Italia, senza capire che è l'unica risposta vera a una finanza allo sbando. Amministrazioni responsabili, amministrazioni virtuose che vengono premiate e amministrazioni spendaccione che vengono sanzionate; costi standard su tutto il territorio nazionale e una pubblica amministrazione efficiente: questo è il futuro del nostro Paese, se vogliamo tenerlo in Europa. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pagliari. Ne ha facoltà.

PAGLIARI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo decreto pone fine ad una prassi assolutamente inaccettabile e a un meccanismo per il quale il primo debitore d'Italia era il sistema delle pubbliche amministrazioni; un meccanismo che non poteva non determinare effetti negativi sul sistema delle imprese e anche sul complessivo clima socio-economico: non può esserci una pubblica amministrazione costantemente inadempiente e non può esserci un Paese che non rispetta la regola di onorare il debito. Credo dunque che questo passaggio sia molto importante, purché sia il passaggio di un percorso che pone fine completamente a questa prassi. Questo è un tema che va affrontato con determinazione, perché i riflessi che ha avuto sul sistema socio-economico li conosciamo bene, a partire dalla penalizzazione delle piccole e medie imprese e dai tanti fallimenti che ha determinato. Penso che questo sia il vero significato positivo del decreto al nostro esame, che peraltro presenta anche dei profili non puntualmente accettabili. Secondo me è infatti necessario introdurre la compensazione come metodo di regolazione dei rapporti tra le imprese e la pubblica amministrazione, perché ciò garantisce certezza dei diritti e dei doveri e dà alle imprese anche un maggior margine di operatività; da questo punto di vista spero che il Governo, come in Commissione affari costituzionali ha garantito il sottosegretario Giorgetti, voglia provvedere, in prospettiva, ad introdurre questo tipo di meccanismo.

Il decreto presenta, peraltro, elementi problematici anche con riferimento alla situazione delle Province, le quali, tramite l'UPI, hanno presentato vari emendamenti che attenevano a profili riguardanti aspetti generali di questo decreto, ma anche la condizione particolare di tali enti. Desidero sottolineare che da questo punto di vista, per le esigenze dei tempi di conversione del decreto, in questa sede non è possibile approfondire tali temi, che però dovranno avere un approfondimento, perché, nell'attuale fase di indefinita transizione, non possiamo portare le Province all'incapacità di dare le risposte ai servizi essenziali di cui pure sono ancora responsabili, a partire dall'edilizia scolastica. È necessario quindi che, sotto questo profilo, una volta approvato il decreto, il Governo voglia attendere ad una riflessione che non renda il tempo residuo delle Province come uno stato comatoso ad encefalogramma piatto, ma che dia loro l'operatività necessaria, dato che, fino a quando il sistema istituzionale non sarà modificato, esse dovranno svolgere compiti importanti, che attengono a diritti essenziali dei cittadini: basti pensare, appunto, all'edilizia scolastica. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Airola e Santini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Uras. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, signori Sottosegretari, colleghi, questo provvedimento nasce nella discussione che ha avuto luogo nell'attuale legislatura, esattamente quando il Governo ha presentato la relazione ai sensi dell'articolo 10-bis, comma 6, della legge di contabilità e finanza pubblica. Nasce in quel momento come strumento, unico possibile, di intervento su una congiuntura economica che, come diceva lo stesso Governo in quella relazione, ebbe un brusco peggioramento, che non è frutto di chissà quale destino cinico e baro, ma di una politica di austerità recessiva - che il precedente Governo fece e che questo Governo continua a fare - che mette in difficoltà il sistema economico, blocca (anzi, manda indietro) il prodotto interno lordo e, di conseguenza, getta il sistema sociale in una condizione di disagio profondo.

Questo provvedimento è l'unico che l'Unione europea ci consente di fare per immettere liquidità nel sistema economico e provare a rilanciare la crescita e, se possibile, l'occupazione.

Tutto questo è molto fumoso e non è certo: non vi è alcuna simulazione di un qualche carattere scientifico che ci consenta di valutare la ricaduta di questo intervento in modo positivo per l'insieme del sistema economico e, soprattutto, per l'occupazione.

Inoltre, il provvedimento interviene su una patologia gravissima, che ha molti aspetti del tutto particolari. In primo luogo, le pubbliche amministrazioni in Italia non conoscono l'entità del debito che hanno contratto nei confronti delle imprese: si va avanti per stime (alcune le fa il Ministero dell'economia, altre le fa l'ISTAT, altre la Banca d'Italia ed altre ancora il sistema organizzato delle imprese) tutte diverse: vanno dai 60 agli oltre 100 miliardi. Quindi, non sappiamo esattamente - le pubbliche amministrazioni italiane non lo sanno - qual è il debito che hanno contratto nei confronti delle imprese. Questo è un paradosso, perché è chiaro ed evidente che c'è una distorsione nel funzionamento delle pubbliche amministrazioni. Se, infatti, esse hanno ordinato una fornitura, se hanno affidato un lavoro e l'hanno fatto come le regole ci impongono, attraverso cioè un contratto, dopo una gara e una trattativa con coloro che partecipano alla realizzazione di quelle attività lo devono sapere: non è pensabile che non lo sappiano, e se non lo sanno vuol dire che c'è una patologia gravissima. Qualcuno mi dice che ci sono Regioni che hanno dovuto ricostruire la situazione debitoria andando a rintracciare gli atti che si erano dispersi negli archivi e non sono in condizioni di farlo, e tanto non sono in condizioni di farlo che lo dice questo provvedimento, introducendo una procedura di certificazione dei crediti delle imprese verso le pubbliche amministrazioni per fare finalmente una ricognizione puntuale di quanto le stesse debbono alle imprese.

Tutto ciò ci dice che questo è un Paese in crisi e che non si tratta solamente di una crisi economica, ma di funzionamento e che vi sono responsabilità pesanti che non sono ascrivibili solamente alla politica: se infatti continuiamo ad ascrivere tutto alla politica facciamo tanti innocenti che innocenti non sono. Questo vuol dire che le responsabilità riguardano in parte le burocrazie, ma anche il sistema delle imprese perché i ritardi nel pagamento di quanto dovuto alle stesse dalla pubblica amministrazione è stato l'alibi per fare prezzi che non avrebbero fatto a nessun privato.

Bisogna allora ragionare su tale questione, e questa è un'occasione. Questo provvedimento, così come è stato strutturato, non mi piace, perché contiene anche altro che non ci sarebbe dovuto essere. È però un'occasione per tentare di sistemare le cose, per vedere cosa effettivamente c'è e per capire quali sono i punti di crisi su cui dobbiamo intervenire. Per questa ragione, già in Commissione, il mio Gruppo ha ritirato gli emendamenti che aveva presentato, al fine di accelerare la discussione. Stasera vengo però a sapere che sono stati presentati ulteriori emendamenti. Mi auguro che non siano della maggioranza. Non è pensabile che, di fronte ad una scadenza che è fissata al 7 giugno, il 5 - io penso - si vada alla Camera con un provvedimento che, mentre non avrebbe dovuto avere modifiche stravolgenti, ma solo minime, per dare una risposta a quelli che voi - soprattutto voi - della maggioranza dite di voler ascoltare, poi finisca invece per essere impantanato dagli emendamenti che si presentano in sede di discussione.

Tutti dicono che è un provvedimento storico per le imprese, ma credo che, prima di premiarvi, dovete aspettare il risultato: non sono infatti convinto che questo provvedimento finirà per realizzare esattamente la cosa che noi tutti ci auguriamo che faccia, cioè rilanciare l'economia, sollevando dalla difficoltà le nostre imprese e il nostro sistema economico. (Applausi dal Gruppo M5S).

L'attività di monitoraggio va pertanto messa bene in piedi, e noi dobbiamo sapere che dovremo tornare su questo provvedimento, perché le semplificazioni non mi sembrano molto tali: anzi, in alcuni casi mi sembrano, al contrario, delle complicazioni.

Questa è la filosofia con la quale ci apprestiamo - spero celermente - a votare qui in Senato questo disegno di legge di conversione del decreto.

Molte sono le questioni che abbiamo sollevato e che poi non sono state considerate. Una è, ad esempio, quella dell'articolazione territoriale delle ricadute, che non conosciamo, ma perché non conosciamo neppure chi deve e chi non deve. Un'altra è quella del sistema occulto delle partecipate e delle controllate della pubblica amministrazione, che contraggono anch'esse debiti in nome e per conto dello Stato o delle sue articolazioni, debiti che probabilmente non verranno pagati perché i meccanismi non ricadono esattamente all'interno di questo provvedimento (noi questa questione l'abbiamo sollevata).

Oggi riteniamo, però, che sia giusto andare avanti. Suggeriamo che gli emendamenti non strettamente necessari vengano ritirati e che si vada all'approvazione di questo provvedimento, che tornerà quindi alla Camera. Poi si vedrà: diamoci tre o sei mesi di tempo per capire se abbiamo colto nel segno e se finalmente abbiamo individuato la patologia, perché individuare la patologia serve anche a capire la cura. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Arrigoni. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che ci apprestiamo ad approvare consente di iniettare 40 miliardi di euro nell'economia del Paese, che è in una preoccupante fase di recessione.

Aziende, fornitori e professionisti che hanno un credito con le pubbliche amministrazioni potranno finalmente ottenere il pagamento delle prestazioni erogate, dopo un'attesa durata mesi, se non addirittura anni, e potranno così continuare a fare impresa e a mantenere posti di lavoro. Regioni, Province, Comuni, aziende socio-sanitarie e altri enti pubblici potranno adempiere alle obbligazioni assunte, nonché disporre di qualche margine per emettere nuovi ordini atti a garantire i servizi e assicurare le semplici, ma quanto mai indispensabili, attività di manutenzione di scuole e strade, nonché appaltare nuove opere pubbliche necessarie allo sviluppo dei territori.

Due sono essenzialmente i motivi dei ritardi nei pagamenti dei debiti delle pubbliche amministrazioni.

Vi è, innanzitutto, la mancata copertura finanziaria nell'ordinativo di opere, beni e servizi, cui hanno maldestramente ricorso alcuni enti pubblici e per la quale si prevede l'istituzione di un fondo unico per assicurare la liquidità dei pagamenti dei debiti.

In secondo luogo, vi è l'eccessiva rigidità del Patto di stabilità interno, che impedisce agli enti virtuosi di spendere i soldi che hanno nel cassetto; è un'ulteriore conferma che questo istituto richiede una riforma urgente e profonda: è un tema sul quale ci aspettiamo un impegno serio dal Governo, senza il quale gli enti locali e territoriali, soprattutto alcuni particolarmente virtuosi e bene amministrati, non possono svolgere un ruolo di incentivo e di facilitazione della ripresa economica e del mondo del lavoro. A nostro avviso, in luogo di chi è abituato a spendere irresponsabilmente senza disporre delle coperture finanziarie, doveva essere fatto di più a sostegno degli enti virtuosi, ingessati dal Patto, che bene hanno amministrato le proprie risorse. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Bisognava introdurre ulteriori misure per meglio monitorare la spesa pubblica, onde evitare la crescita esponenziale dell'indebitamento, prevedendo sanzioni più aspre per chi non ha bene amministrato o per chi bene non amministrerà le risorse pubbliche in futuro.

Ma tant'è; comprendiamo la ratio del provvedimento in esame, il cui obiettivo sacrosanto è quello di porre fine alla scandalosa situazione per cui il nostro sistema pubblico, a tutti i suoi livelli, non salda i propri debiti verso i fornitori, che non possono di certo fallire per responsabilità di qualche amministratore pubblico.

Ma questo decreto, nato ancora con il Governo Monti, non tratta solo di sblocco dei debiti delle pubbliche amministrazioni.

All'articolo 10 si occupa anche di TARES e di criteri per la determinazione dei tagli ai trasferimenti alle Province. La TARES, introdotta da Monti con il decreto salva-Italia nel dicembre 2011, è il nuovo balzello che da quest'anno sostituisce le vecchie TARSU e TIA, con la quale dovranno fare i conti, oltre all'IMU e all'aumento dell'IVA, famiglie, imprese, artigiani, negozianti e liberi professionisti. La TARES rappresenta una nuova stangata: prevede aumenti insostenibili per talune attività economiche ed in particolare rischia di mandare sul lastrico alcune categorie di commercianti (ristoranti, bar, fruttivendoli, fioristi subiranno aumenti dell'ordine del 300-400 per cento). II conguaglio di fine anno, come introdotto nel decreto, non farà altro che peggiorare l'ingorgo di tasse di fine anno che rappresenterà un vero e proprio bagno di sangue per famiglie e imprese. La Lega Nord, in linea con le attese di tutte le associazioni di categoria delle imprese e dell'ANCI, ha presentato emendamenti per un rinvio integrale della TARES: bocciati. Certo, abbiamo capito la difficoltà del Governo a rinunciare al gettito di quasi un miliardo di euro previsto con la maggiorazione riferita ai servizi indivisibili del Comune (come l'illuminazione pubblica e la manutenzione delle strade), con la quale famiglie e attività economiche dovranno pagare una maggiorazione di 0,3 euro per metro quadrato di abitazione, ufficio, negozio posseduti. Come Lega Nord auspichiamo l'accoglimento da parte dell'Aula di un nostro emendamento che dà la possibilità ai Comuni, senza nuovi oneri a carico del bilancio dello Stato, di differire al 2014 l'entrata in vigore della componente legata alla copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti, che è la causa degli insensati aumenti per talune categorie economiche.

Per le Province, invece, il provvedimento introduce nuovi criteri per il calcolo dei tagli (complessivamente di 1,2 miliardi di euro per il 2013), come stabilito dalla spending review e dalla legge di stabilità del dicembre 2012. Prima del decreto le Province, come operato per il 2012, avevano calcolato il taglio sulla base dei consumi intermedi totali; purtroppo il decreto emanato l'8 aprile, quindi a bilancio di esercizio da tempo ampiamente programmato, ha introdotto nuovi criteri. Tali nuovi criteri hanno avvantaggiato Province come quelle di Napoli e Caserta, che hanno alti costi per la gestione, insufficiente ed inefficiente, del servizio rifiuti; di contro gli stessi criteri hanno penalizzato, guarda caso, molte Province del Nord, come quella di Lecco da dove provengo. Spiace constatare non solo che in fase di conversione del decreto siano stati respinti gli emendamenti presentati dalla Lega Nord, atti a considerare criteri più equi per il calcolo dei tagli. Addirittura nel documento finale abbiamo appreso dell'introduzione di nuovi criteri che ulteriormente peggiorano la situazione degli enti virtuosi: vengono ancora di più premiate le Province spendaccione con alto costo del personale, alti costi per la raccolta dei rifiuti ed alti costi degli affitti per le proprie sedi istituzionali.

È nell'intenzione di tanti eliminare le Province. Bene, ma finché esistono, dunque sino alla revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione, di cui si è avviato il processo riformatore, le Province devono essere messe in grado di esercitare efficacemente le funzioni e gli obblighi ad esse assegnate, tra cui l'occuparsi anche di strade provinciali e scuole superiori, che certamente non scompariranno. Nelle prossime ore affronteremo il decreto per le emergenze ambientali, che si occuperà anche dei terremoti, e tutti rifletteranno sulla necessità di fare opera di prevenzione e di messa in sicurezza delle scuole contro gli eventi sismici. Ad oggi però, cari colleghi, c'è solo una certezza: non ci sono nemmeno i soldi per la semplice manutenzione. (Applausi dal Gruppo LN-Aut. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice D'Onghia. Ne ha facoltà.

D'ONGHIA (SCpI). Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, quando i cittadini ci richiamano ad agire nei loro interessi, quando ci invitano a prendere decisioni urgenti che possano contrastare l'avanzare quotidiano della crisi dell'economia reale, delle imprese, delle famiglie, si riferiscono a provvedimenti come questo. È un provvedimento che riceviamo in eredità dal Governo Monti, a riprova che nell'impervia situazione economica, politica e sociale che il precedente Esecutivo si è trovato ad affrontare, anche commettendo qualche errore, il suo agire aveva l'unico fine di trovare un equilibrio tra gli inderogabili impegni da rispettare con i nostri partner europei e l'agevolazione materiale delle condizioni di lavoro degli italiani. Sì, perché per quanto sia indispensabile concorrere alla realizzazione umana, sociale, persino spirituale dei cittadini, non dobbiamo vergognarci di affermare che senza il denaro, ovvero senza il giusto riconoscimento del lavoro, una vita non può essere dignitosa.

Bene, questo provvedimento risolve in parte un contenzioso tra lo Stato e i suoi cittadini, che non è certo frutto di un anno di politiche di rigore del Governo Monti, ma dell'avventatezza dei precedenti, spesso interessati solo a realizzare quel tipo di riforme utili ad un tornaconto.

Oggi non possiamo più permetterci di badare al nostro consenso elettorale. I cittadini continuano ad inviarci chiari segnali di sfiducia che toccano indistintamente ogni fetta dell'arco politico. Quindi, è con lo spirito critico di chi oggi ci contesta che dovrebbe essere svolto il nostro lavoro.

Questo decreto va, finalmente, nell'ottica dell'adempimento di due direttive europee: la 2000/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio europeo, del 29 giugno 2000, e la successiva 2011/7/UE del 16 febbraio 2011. Dobbiamo considerare che esattamente 13 anni dopo noi siamo ancora inadempienti alla normativa e questo ha prodotto un danno gravissimo all'economia. Il decreto prevede un plafond per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione per un totale di 40 miliardi di euro (20 nella seconda parte del 2013 e altri 20 nel 2014). Una misura che porterà a una crescita dell'1,2 per cento del PIL nei prossimi tre anni e ad un investimento che, secondo le stime del Governo, non intaccherà il rapporto deficit-PIL in maniera significativa, permettendogli di rimanere ampiamente sotto il 3 per cento.

Su tale questione c'è una domanda: va benissimo aver recuperato questi 40 miliardi, e a questo forse ci dovremmo applicare, ma a quanto corrisponde il debito delle pubbliche amministrazioni? Le cifre sono molto varie: da 70 a 140 miliardi di euro, e non è giunta alcuna indicazione precisa (la Banca d'Italia solo qualche giorno fa parlava di 90 miliardi, di cui 20 in conto capitale). Noi dovremmo individuare subito la cifra esatta: avere un quadro corretto della situazione dovrebbe essere propedeutico alla nostra azione. Non dobbiamo rischiare di illudere nessuno. Sbloccare questi fondi senza avere una idea chiara di quali e quanti enti e in quali quantità hanno bisogno di sostegno potrebbe rivelarsi un boomerang. Alle aziende, ai lavoratori abbiamo bisogno di dare risposte certe relative all'intero debito accumulato, come da loro pretendiamo certezze nei pagamenti dei tributi. Quindi, il nostro preciso impegno deve essere quello di pagare l'intero debito e definire tempi certi per i pagamenti; essere virtuosi nei confronti di chi lavora sarà utile per questo Paese ad evitare possibili contenziosi e tensioni tra le varie istituzioni.

Importante, per questo decreto, è avere delle procedure chiare e semplici, in grado di non creare scorciatoie per nessuno.

Benissimo invece il provvedimento che esclude dal Patto di stabilità interno, per il 2013, i pagamenti di debiti di parte capitale per un importo di 5 miliardi di euro per gli enti locali, 1,4 miliardi per le Regioni e 800 milioni per gli investimenti co-finanziati dai fondi strutturali.

Lo scorso 30 aprile è scaduto il termine per cui Comuni e Province hanno dovuto comunicare gli spazi finanziari di cui necessitano, entro i quali sostenere i pagamenti di debiti di parte capitale certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012.

Avere sempre la certezza del debito dovrebbe essere una cosa normale per uno Stato. Oggi stiamo appunto istituendo nel bilancio dello Stato un fondo unico per assicurare la liquidità per i pagamenti di quei debiti per i Comuni, le Province e le Regioni che non godono di liquidità: una dotazione di 10 miliardi di euro per il 2013 e di 16 per il 2014, con l'apporto di intermediari nazionali ed internazionali e speriamo anche con la Cassa depositi e prestiti.

Nella liquidazione dei pagamenti si osserverà il criterio cronologico per singolo Comune o ente.

Con l'ultimo accordo in sede europea del gennaio 2013 l'Italia ha assunto il preciso impegno di garantire tempi tra i 30 e i 60 giorni (come le altre Nazioni europee) per i pagamenti della pubblica amministrazione, e sarebbe utile sapere se questi impegni oggi da noi, nei nuovi contratti, sono rispettati. Ce lo impone la drammaticità del tempo in cui viviamo: i tempi lunghi sono insopportabili, in special modo per le piccole e medie imprese che, più di altre, hanno difficoltà di accesso al credito. Le piccole e medie imprese sono in Italia il vero tessuto sociale, il 95 per cento del totale; sono quelle che materialmente garantiscono quell'integrazione e quel grande filo conduttore della solidarietà silenziosa che ha permesso al nostro Paese di sopravvivere in questo difficile momento.

Il recupero dei crediti dalle pubbliche amministrazioni per le piccole e medie imprese può significare continuare ad esistere oppure sparire. Dovremmo tenere presente i dati allarmanti di Unioncamere, che vede 1.000 imprese al giorno chiuse nel 2012. Quello sulla disoccupazione, arrivata alla cifra insostenibile del 12,7 per cento, è l'ultimo dato di solo qualche giorno fa, che ci dice che sono più di 5.000 le imprese fallite nei primi mesi del 2013. Molte di esse, forse, non sarebbero chiuse o fallite se lo Stato, che dovrebbe essere una cintura di protezione per coloro che ci vivono e ci lavorano, avesse mantenuto i propri impegni.

Quindi, colleghi, l'impegno nostro e del Governo che sosteniamo deve essere quello di dare al Paese le connotazioni di quella civiltà che è il rispetto delle regole, in special modo da parte di chi queste regole le fa. Nella nostra Italia ci sono tante regole, a volte anche in sovrapposizione tra loro, ma ne manca una essenziale: la certezza dei tempi. Quindi, in un mondo che si muove, comunica e decide sulla base dei secondi, noi siamo sempre in emergenza, più da freno e mai da traino, alimentando quella spirale recessiva di cui non si vede la fine.

Scelta Civica ha contribuito alla stesura del decreto in esame, a cui devo dire con piacere hanno lavorato tutte le forze politiche, mantenendo salda la bussola che riconosce nel lavoro il fondamento della nostra democrazia. Come Scelta Civica lavoreremo per dare certezza al nostro Paese, per tutelare le imprese, il lavoro artigiano, gli agricoltori, i commercianti, le famiglie e i nostri giovani. Dobbiamo permettere alle nostre eccellenze, che sono moltissime e spesso primeggianti in termini di qualità nel mondo intero, di avere la forza di competere. Garantire loro pagamenti certi e in breve tempo è il minimo che possiamo e dobbiamo fare. (Applausi dal Gruppo SCpI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, intendo denunciare il vuoto desolante di quest'Aula: è l'ennesima volta, e non ci stancheremo mai di farlo.

Io rinuncio all'intervento ed utilizzerò il tempo a mia disposizione per illustrare più compiutamente gli ordini del giorno presentati. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Mastrangeli, Marino Luigi e Palermo).

PRESIDENTE. A questo punto, colleghi, valutate le circostanze, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sulla chiusura di alcune sedi dell'Agenzia delle entrate nel Nord Italia

PUPPATO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUPPATO (PD). Signor Presidente, vorrei evidenziare un problema che sta diventando rilevante nel territorio da cui provengo, e in genere nel Nord Italia, dove lo Stato si sta ritirando dal territorio e dove, grazie ad una previsione inserita nell'ambito del decreto-legge n. 95 del 2012 (cosiddetto spending review), si colpiscono ancora gli esercizi di prossimità e i servizi indispensabili ai cittadini e alle imprese. Mi riferisco alla chiusura di alcune sedi dell'Agenzia delle entrate. Sono in corso di chiusura 5 sedi in Veneto e ulteriori 6 in Piemonte. In realtà ciò fa seguito a 17 chiusure già effettuate nel corso dell'anno, dal luglio scorso per la precisione.

Nulla si sa in effetti del futuro di queste strutture che - voglio ricordare - dovrebbero accorparsi con l'Agenzia per il territorio, la quale andrebbe potenziata, tra l'altro dotando i cittadini di uno sportello per i servizi catastali che in questo momento manca.

Se noi andiamo a leggere i vari comunicati stampa diramati a partire dal 2008, notiamo che abbiamo sempre garantito ai cittadini di questi territori che l'Agenzia delle entrate sarebbe stata un punto fermo, e dunque non si sarebbe mai messa in discussione, anzi si sarebbe rafforzata, l'evasione delle pratiche potenziando ulteriormente l'assistenza ai contribuenti. Quello che è sta avvenendo è esattamente l'opposto. Oltretutto dobbiamo anche evidenziare che la scelta che è stata fatta nel taglio delle sedi dell'Agenzia delle entrate di riferimento dei territori vede cancellate quelle di Nizza Monferrato, Cossato, Brà, Chieri, Domodossola, Santhià, Pieve di Cadore, Badia Polesine, Castelfranco Veneto, Vittorio Veneto e Arzignano.

Vorrei solo ricordare che una delle ragioni che con la spending review portano a cancellare questi servizi è ovviamente la questione economica. Stride rispetto a questa il fatto che il personale rimarrà in carico all'Agenzia delle entrate: si toglieranno semplicemente i servizi di pubblica necessità per i cittadini, atteso che in molti casi tali uffici producono migliaia e migliaia di servizi certificati all'anno. A fronte di questo e nonostante il grosso deficit, tutti i Comuni elencanti si sono resi disponibili a una locazione gratuita dei locali all'Agenzia delle entrate. Quindi, non vi è alcuna obiettiva ragione per procedere alla chiusura di questi uffici che hanno funzioni davvero importanti e che, oltretutto, garantiscono la presenza dello Stato nei territori. (Applausi dai Gruppi PD e M5S).

Su alcune vicende che hanno interessato la città di Trapani

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, signori senatori, onorevoli cittadini, vorrei proporvi una breve riflessione tratta da una lettera di un uomo che ha servito lo Stato e che da poco tempo ha appreso di aver ricevuto la cittadinanza onoraria dal Comune di Favignana, nel trapanese.

Egli scrive: «(...) nel rivedere il mio percorso umano di presa di coscienza delle cose vere della vita, ho anche analizzato il mio cammino di approfondimento della mia relazione con lo Stato, ho esaminato le mie battaglie non facili ma alle quali ho sempre creduto nella consapevolezza che la logica di uomo di Stato è spesso terreno di scontro contro la sopraffazione della dittatura mafiosa (...)».

Queste sono le parole di Fulvio Sodano, prefetto di Trapani dal 2001 al 2003, affettuosamente soprannominato il "prefetto del popolo", per via del suo ruolo e del suo modo di impegnarsi nella lotta alle mafie durante la sua permanenza in città.

La sua vicenda passa anche tra i faldoni della pubblica accusa nel processo in corso a Palermo che vede il senatore D'Alì, del PdL, imputato per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Erano i tempi in cui a Trapani si preparava un grande evento che pochissimi conoscevano; tra questi sicuramente c'erano i boss amici dei politici, e uno in particolare, il senatore D'Alì, che allora stava trattando per portare a Trapani le gare preliminari della Coppa America: in altri termini, far arrivare una barca di soldi per riammodernare il porto. Stando così le cose, il prefetto Sodano preferì rivolgersi direttamente alla Calcestruzzi Ericina, un'azienda confiscata negli anni Duemila al capomafia trapanese Vincenzo Virga, in quanto impresa affidabile (era l'azienda dello Stato).

Tuttavia, la soluzione adottata dal prefetto Sodano ostacolava seriamente il progetto della cosca mafiosa e le reazioni non si fecero attendere. «Sono stato trasferito» - dichiarerà agli inquirenti il prefetto del popolo - «sebbene avessi chiesto a Roma di non spostarmi per motivi di salute». «U prefettu Sodano è tintu e sin avi a gghìri» (traduco per i non siciliani: il prefetto Sodano è cattivo e se ne deve andare), disse l'imprenditore Ciccio Pace, padrino per volontà del boss Matteo Messina Denaro ad un ignoto interlocutore. Così fu. Infatti nel 2003 il prefetto Sodano, che aveva messo alla porta i mafiosi, venne improvvisamente trasferito ad Agrigento dal Governo Berlusconi.

Davanti a questa indifferenza sono passati l'ex sindaco di Trapani, Fazio, sindaco nel 2005, che disse no alla cittadinanza onoraria per il prefetto del popolo, e l'attuale sindaco di Trapani, Vito Damiano, appartenente sempre al PdL. Oltre 600 cittadini trapanesi, mentre dall'alto si proponeva la cittadinanza onoraria, hanno visto negato questo diritto. Consideriamo che l'attuale sindaco di Trapani ha proposto la cittadinanza onoraria per meriti sportivi al presidente del Trapani Calcio, che è andato in serie B.

Alla luce di quanto detto, voglio evidenziare come l'uomo Fulvio Sodano, che ha rappresentato il nostro Stato, la società civile e tutta la cittadinanza trapanese sia stato umiliato dall'indifferenza degli esponenti locali del centrodestra, e in particolare del sindaco di Trapani Girolamo Fazio, dell'attuale sindaco Vito Damiano e del senatore D'Alì, quest'ultimo imputato a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. (Applausi dal Gruppo M5S e del senatore Di Maggio).

D'ALI' (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (PdL). Signor Presidente, a parte l'irritualità di veder discutere in quest'Aula di fatti che si riferiscono a un giudizio che interessa un senatore fuori dai canoni del Regolamento, mi meraviglia che lei non abbia censurato questo fatto. Comunque la cosa non ha importanza, perché io godo dell'assoluta tranquillità dei fatti e della coscienza dato che, per quanto riguarda il trasferimento del prefetto Sodano, parla la sentenza n. 14116 del 30 giugno 2011 del tribunale di Roma, che ha assolutamente asseverato la mia linearità di comportamento come servitore dello Stato, non so se più o quanto il prefetto Sodano, ma sicuramente nel mio ruolo di Sottosegretario all'interno, ruolo la cui dignità non intendo permettere a nessuno di porre in dubbio.

Per quanto riguarda gli altri fatti, suggerirei al senatore Santangelo di meglio documentarsi sulle date e sugli episodi. Le date documentano che il trasferimento del prefetto Sodano è stato fatto in assoluta regolarità, come hanno testimoniato l'allora Ministro dell'interno, l'allora Capo di Gabinetto, l'allora Capo della Polizia e molti altri autorevoli esponenti. Tale trasferimento è stato fatto in assoluta regolarità, in quanto anche le coincidenze temporali che il senatore ha citato non sussistono, dato che il grande evento e il trasferimento di Sodano sono distanti almeno un paio d'anni l'uno dall'altro.

In secondo luogo, purtroppo, sono costretto ad entrare nel merito di altre questioni, anche se non sono abituato a farlo perché, come ha detto il senatore Santangelo, c'è un giudizio pendente. Non sono mai andato neanche sulla stampa, dalla quale, invece, ricava queste non verità il senatore Santangelo. Per quanto riguarda l'episodio della Calcestruzzi Ericina, alla quale sarebbe stato impedito di fare alcune forniture in occasione del grande evento, è agli atti dello stesso processo che la Calcestruzzi Ericina ha fornito il 98 per cento del conglomerato cementizio necessario per realizzare l'ampliamento del porto di Trapani e che non le fu possibile fornire il rimanente 2 per cento perché aveva esaurito la potenzialità degli impianti.

Dico questo, brevemente, perché i colleghi capiscano che cosa significa essere nel tritacarne mediatico dopo un primo giudizio e prima che un secondo giudizio possa mettere una parola di verità - o quanto meno una parola - su questa vicenda che mi perseguita da anni per effetto della pressione mediatica e per effetto di qualcuno che ritiene che io non abbia operato con dignità e coerenza nel mio ruolo di Sottosegretario di Stato. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Mario Ferrara).

PRESIDENTE. Senatore D'Alì, io non posso censurare le dichiarazioni di un senatore se non superano un determinato livello. Resta sempre a sua disposizione l'articolo 88 del nostro Regolamento, se intende tutelarsi attraverso gli strumenti previsti dal Regolamento stesso.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di martedì 4 giugno 2013

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, martedì 4 giugno, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 15,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,56).

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alicata, Bianconi, Bignami, Bubbico, Ciampi, Colombo, Cuomo, De Poli, Guerra, Malan, Martini, Pinotti, Pizzetti e Vicari.

E' assente per incarico avuto dal Senato il senatore Stucchi, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Casson Felice

Riforma della parte generale del codice penale. Delega al Governo (735)

(presentato in data 30/5/2013 ) ;

DDL Costituzionale

Senatore Stucchi Giacomo

Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione, concernente la nomina dei senatori a vita (736)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

DDL Costituzionale

Senatore Stucchi Giacomo

Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (737)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 12 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di revoca della cittadinanza (738)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Soppressione dei consorzi tra i comuni compresi nei bacini imbriferi montani (739)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 490 del codice di procedura civile, concernente la pubblicità delle aste giudiziarie (740)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifiche agli articoli 61 e 640 del codice penale, concernenti l'introduzione di una circostanza aggravante per i reati commessi in danno di persona che abbia compiuto il sessantacinquestimo anno di età (741)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni concernenti le indagini giudiziarie sui reati di corruzione, concussione, ricettazione e riciclaggio dei proventi di attività illecite (742)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Delega al Governo in materia di elezione popolare dei giudici di pace (743)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifica alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in materia di aliquota agevolata dell'imposta sul valore aggiunto relativa ai libri pubblicati su supporto elettronico (744)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

Senatore Stucchi Giacomo

Abrogazione dei commi da 2 a 2-quinquies dell'articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, in materia di sanzioni accessorie per la mancata emissione della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale (745)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni in materia di abolizione del canone di abbonamento alle radioaudizioni e alla televisione (746)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Abolizione della tassa di concessione governativa sull'utilizzo dei terminali di comunicazione mobile (747)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, in materia di adozione e sostituzione dei libri di testo e loro integrazione con libri e materiali informatici interattivi via internet (748)

(presentato in data 31/5/2013 ) ;

DDL Costituzionale

Senatore Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 33 della Costituzione in materia di finanziamento della scuola non statale (749)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

Senatore Stucchi Giacomo

Modifica dell'articolo 633 del codice penale, in materia di invasione di terreni o di edifici (750)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

Senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni per favorire lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile nel settore agricolo (751)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Termine per l'adozione delle norme di attuazione della legge 3 febbraio 2011, n. 4, recante disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari (752)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni in materia di attuazione di un piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi e degli asili nido (753)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni in materia di assegno sostitutivo dell'accompagnatore militare (754)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Deleghe al Governo per l'adozione di disposizioni per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese in materia di prevenzione degli incendi e degli infortuni sul lavoro nonchè di protezione dei dati personali (755)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dei veicoli storici (756)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 41 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in materia di pubblicità di amministrazioni ed enti pubblici nelle emittenti televisive e radiofoniche private locali (757)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Modifica all'articolo 194 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di sanzione per la violazione dell'obbligo di assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi derivante dalla circolazione dei veicoli (758)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni per la tutela, la valorizzazione e lo sviluppo economico delle città murate (759)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

Senatore Stucchi Giacomo

Norme per la riorganizzazione del sistema pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, nonché per la dismissione della partecipazione dello Stato nel capitale della società RAI-Radiotelevisione italiana Spa (760)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Stucchi Giacomo

Disposizioni in materia di soppressione del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (761)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatori Castaldi Gianluca, Bulgarelli Elisa, Puglia Sergio, Cappelletti Enrico, Scibona Marco, Molinari Francesco, Mussini Maria, Morra Nicola, Campanella Francesco, Orellana Luis Alberto, Vacciano Giuseppe, Romani Maurizio, Mangili Giovanna, Catalfo Nunzia, Paglini Sara, Lucidi Stefano, Bocchino Fabrizio, Montevecchi Michela, Blundo Rosetta Enza, Donno Daniela, Endrizzi Giovanni

Modifica all'articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e altre disposizioni in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali (762)

(presentato in data 03/6/2013 ) ;

senatore Latorre Nicola

Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque del mare Adriatico prospiciente la regione Puglia (763)

(presentato in data 03/6/2013 ) .

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

Commissioni 1° e 2° riunite

Sen. Casson Felice

Disposizioni in materia di candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative e in relazione alla assunzione di incarichi di governo nazionali e territoriali (394)

previ pareri delle Commissioni 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)

(assegnato in data 03/06/2013 )

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 5ª Commissione permanente Bilancio, in data 31/05/2013 il senatore D'Ali' Antonio ed altri hanno presentato la relazione 662-A sul disegno di legge:

"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, recante disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali" (662)

C.676 approvato dalla Camera dei deputati.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, ha inviato - ai sensi dell'articolo 6, comma 4, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 - le seguenti delibere CIPE, che sono state trasmesse, in data odierna, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, del Regolamento:

alla 5ª Commissione permanente:

n. 112/2012 concernente: "Utilizzo delle risorse liberate nell'ambito del programma operativo 2000-2006 della Regione Campania";

n. 124/2012 concernente: "Relazioni sul sistema monitoraggio investimenti pubblici e codice unico di progetto relative al primo e secondo semestre 2011";

alle Commissioni 1ª e 5ª:

n. 115/2012 concernente: "Programma statistico nazionale 2011-2013 - Aggiornamento 2013";

alle Commissioni 5ª e 7ª:

n. 119/2012 concernente: "Contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e il consorzio Prokemia";

n. 125/2012 concernente: "Piano straordinario stralcio di interventi urgenti per la messa in sicurezza del patrimonio scolastico - sospensione del trasferimento delle risorse relative al liceo artistico "G. De Nittis" di Bari";

alle Commissioni 5ª e 8ª:

n. 67/2012 concernente: "Contratto di programma ANAS 2011 - parte servizi e atto aggiuntivo al contratto di programma ANAS 2011 - parte investimenti";

n. 85/2012 concernente: "Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001) Autostrada A12 Livorno-Civitavecchia";

n. 95/2012 concernente: "Fondo per lo sviluppo e la coesione regione Umbria - Programmazione delle residue risorse 2000-2006";

n. 98/2012 concernente: "Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001). Hub portuale di ravenna";

n. 99/2012 concernente: "S.S. E90 - Tratto 106 Jonica, megalotto 2";

n. 100/2012 concernente: "Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001) Metropolitana leggera automatica metrobus di Brescia";

n. 101/2012 concernente: "Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001). Interconnessione tra linea ferroviaria Torino - Ceres e il passante ferroviario di Torino in corrispondenza della stazione Rebaudengo";

n. 102/2012 concernente: "Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001): completamento del servizio ferroviario metropolitano e della filoviarizzazione delle linee portanti del trasporto pubblico locale di Bologna";

n. 105/2012 concernente: "Interventi nel settore dei sistemi di trasporto rapido di massa";

n. 104/2012 concernente: "Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001). Nodo di Bari: Bari sud";

n. 107/2012 concernente: "Fondo sviluppo e coesione (FSC) Modifica punti 2.1 e 3.1 della delibera n. 41/2012;

n. 109/2012 concernente: "9° relazione di monitoraggio sullo stato di attuazione degli interventi finanziati a valere sulla manovra di accelerazione del programma delle infrastrutture strategiche";

n. 111/2012 concernente: "Fondo per lo sviluppo e la coesione 2000-2006. Riprogrammazione parziale a favore dell'intervento "Giustizia civile celere per la ricrescita" di una quota dell'assegnazione di cui alla delibera n. 98/2007 a favore del dipartimento per l'innovazione e le tecnologie;

n. 118/2012 concernente: "Definanziamento del contratto di programma tra il ministero delle attività produttive e il Consorzio Agro Ericino S.C.P.A.";

n. 128/2012 concernente: "Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001). Collegamento della linea ferroviaria Orte Falconara con la linea ferroviaria adriatica";

n. 130/2012 concernente: "Programma delle infrastrutture strategiche (Legge n. 443/2001). Metropolitana leggera automatica metrobus di Brescia";

n. 131/2012 concernente: "Aeroporto di Cagliari. Contratto di programma ENAC - SOGAER 2012-2015;

n. 136/2012 concernente: "Legge n. 443/2001 - Allegato infrastrutture al documento di economia e finanza (DEF) 2012;

n. 137/2012 concernente: "Riprogrammazione del fondo infrastrutture stradali e ferroviarie di interesse strategico di cui all'art. 32, comma 1, del decreto-legge n. 98/2011";

n. 138/2012 concernente: "Contratto relativo ai servizi di trasporto merci di interesse nazionale sottoposti a regime di obbligo di servizio pubblico per il periodo 2009-2014 tra il ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministero dell'economia e delle finanze, e la società Trenitalia S.p.A.;

n. 139/2012 concernente: "Ripartizione del fondo per le infrastrutture portuali;

alle Commissioni 5ª e 9ª:

n. 116/2012 concernente: "Contratto di filiera tra il Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali e il consorzio territori divini";

n. 114/2012 concernente; "fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) 2007-2013;

alle Commissioni 5ª e 12ª:

n. 94/2012 concernente: "Fondo per lo sviluppo e la coesione. Regione siciliana - programmazione delle residue risorse 2007-2013 anche ai fini del ripiano del debito sanitario regionale;

n. 120/2012 concernente: "Fondo sanitario nazionale 2008 - ripartizione tra le regioni della quota accantonata per l'assistenza sanitaria agli stranieri irregolari presenti nel territorio nazionale;

n. 121/2012 concernente. "Fondo sanitario nazionale 2009 - ripartizione tra le regioni della quota accantonata per l'assistenza sanitaria agli stranieri irregolari presenti nel territorio nazionale;

n. 122/2012 concernente: "Fondo sanitario nazionale 2010 - ripartizione tra le regioni della quota accantonata per l'assistenza sanitaria agli stranieri irregolari presenti nel territorio nazionale;

Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 23 maggio 2013, ha inviato la relazione concernente l'impatto finanziario derivante dagli atti e dalle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l'Unione europea, riferita al terzo trimestre 2012, predisposta ai sensi dell'articolo 15-bis, comma 2, della legge 4 febbraio 2005, n. 11 (Doc. LXXIII, n. 1).

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, a tutte le Commissioni permanenti.

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 21 maggio 2013, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni - la comunicazione concernente il conferimento o la revoca di incarichi di livello dirigenziale generale ai dottori Antonio Coccimiglio e Maria Letizia Melina, nonché incarichi di reggenza di funzione dirigenziale ai dottori Ernesto Pellecchia e Giuliana Pupazzoni, nell'ambito del Ministero del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Negli scorsi mesi di aprile e maggio 2013 sono pervenute copie di decreti ministeriali, inseriti nello stato di previsione dei Ministeri della difesa, dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole alimentari e forestali e dello sviluppo economico, per l'esercizio finanziario 2013, concernenti le variazioni compensative tra capitoli delle medesime unità previsionali di base e in termini di competenza e cassa.

Tali comunicazioni sono state trasmesse alle competenti Commissioni permanenti.

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 17 maggio 2013, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8-ter del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1998, n. 76, come modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 23 settembre 2002, n. 250, un decreto concernente l'autorizzazione all'utilizzo delle economie di spesa sul contributo assegnato con la ripartizione della quota dell'otto per mille dell'IRPEF, per l'anno 2002, per il progetto presentato dal Ministero dell'interno - Direzione Centrale dell'Amministrazione Fondi edifici di Culto per l'esecuzione di "Lavori imprevisti ed imprevedibili presso l'ex Casa Martorana annessa alla Chiesa Santa Maria dell'Ammiraglio in Palermo.

Il predetto documento è stato trasmesso, per opportuna conoscenza, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Atto n. 45).

Governo, progetti di atti dell'Unione europea

Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 21, 23 e 28 maggio 2013, ha trasmesso - ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - progetti di atti dell'Unione europea, nonchè atti preordinati alla formulazione degli stessi.

I predetti atti sono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.

Il testo degli atti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.

Con le predette comunicazioni, il Governo ha altresì richiamato l'attenzione sui seguenti atti:

Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle misure di protezione contro gli organismi nocivi per le piante - 9574/13 - COM(2013) 267;

Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla produzione e alla messa a disposizione sul mercato di materiale riproduttivo vegetale (testo unico sul materiale riproduttivo vegetale) - 9527/13 COM (2013) 262;

Proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla comparabilità delle spese relative al conto di pagamento, sul trasferimento del conto di pagamento e sull'accesso al conto di pagamento con caratteristiche di base - 9788/13 COM (2013) 266;

Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Partecipazione dell'UE all'Expo 2015 di Milano "Nutrire il pianeta: Energia per la vita" - 9570/13 - COM (2013) 255;

Relazione della Commissione al Parlamento europeo al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Relazione 2012 sull'applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea - 9297/13 - COM (2013) 271;

Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Relazione 2013 sulla cittadinanza dell'Unione: Cittadini dell'Unione: i vostri diritti, il vostro futuro - 9590/13 - COM (2013) 269

Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni. Piano dazione per una strategia marittima nella regione atlantica Promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva - 9627/13 - COM (2013) 279;

Proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 528/2012, relativo alla messa a disposizione sul mercato e all'uso dei biocidi per quanto riguarda determinate condizioni per l'accesso al mercato - 9783/13 - COM (2013) 288.

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Tecnologie energetiche e innovazione - 9187/13 - COM (2013) 253 ;

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Capacitare le autorità locali dei paesi partner per una migliore governance e risultati più concreti in termini di sviluppo - 9806/13 - COM (2013) 280.

Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti

Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettere in data 23 e 24 maggio 2013, ha inviato:

ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione in merito alla legge 14 gennaio 2013, n. 9, recante "Riforma sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini". La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 9a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 43);

ai sensi dell'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione in merito alla tutela dei contenuti editoriali su internet. La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 44).

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

La Corte costituzionale, con lettere in data 9 e 23 maggio 2013, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia delle sentenze n. 82 e n. 83 del 6 maggio 2013 e n. 97 del 20 maggio 2013, con le quali la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale:

dell'articolo 20, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo originario;

in via consequenziale, ai sensi dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, dell'articolo 20, comma 1, secondo periodo, dello stesso decreto-legge n. 112 del 2008, nel testo modificato dall'articolo 18, comma 16, lettera b), del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito in legge dall'articolo 1 della legge 15 luglio 2011, n. 111. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. VII, n. 7);

dell'articolo 25 della legge 30 dicembre 2010, n. 240 (Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 7a Commissione permanente (Doc. VII, n. 8);

del comma 2 dell'articolo 4, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44, nella parte in cui si applica alla Regione siciliana. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. VII, n. 9).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

E' pervenuto al Senato un voto del Consiglio regionale delle Marche concernente: "Partecipazione della Regione Marche alla fase ascendente - articolo 24, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 - Norme generali sulla partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea - Comunicazione della Commissione al Parlamento, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle Regioni - Piano di azione europeo per il commercio al dettaglio - COM (2013) 36 del 31 gennaio 2013".

Tale voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente (n. 3).

Commissione europea, trasmissione di atti e documenti

Nel periodo dal 21 al 31 maggio 2013 la Commissione europea ha inviato atti e documenti di interesse comunitario.

I predetti atti e documenti sono trasmessi alle Commissioni, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento.

Il testo degli atti e documenti medesimi è disponibile presso il Servizio affari internazionali - Ufficio dei rapporti con le istituzioni dell'Unione europea.

Petizioni, annunzio

Sono state presentate le seguenti petizioni:

il signor Roberto Casanova, di Trieste, chiede l'adozione di norme in materia di riscatto oneroso, a fini previdenziali, di titoli di studio conseguiti da lavoratori studenti (Petizione n. 263);

il signor Salvatore Germinara, di Verzino (Crotone), chiede una revisione delle norme del codice di procedura penale che disciplinano l'archiviazione della notizia di reato, con particolare riguardo alla possibilità, per la parte offesa, di fare impugnazione o appello nonché di ricorrere in Cassazione (Petizione n. 264);

il signor Leandro Burgay, di Vercelli, chiede un provvedimento volto alla definizione del contenzioso civile pendente al 31 dicembre 2012 (Petizione n. 265);

il signor Salvatore Fresta, di Palermo, chiede interventi in materia di aumenti indiscriminati delle polizze assicurative sugli autoveicoli (Petizione n. 266);

il signor Andrea Poggi, di Carmignano (Prato), chiede che il godimento dei cosiddetti ammortizzatori sociali sia subordinato alla prestazione, a titolo gratuito, di attività lavorative nel comune di residenza in base alle necessità del comune medesimo (Petizione n. 267);

la signora Wanda Guido, di Lecce, chiede:

il divieto di ogni tipo di censura, compresa quella informatica, a tutela dell'articolo 21 della Costituzione che sancisce il diritto alla libertà d'espressione (Petizione n. 268);

l'adozione di una serie organica di riforme costituzionali (Petizione n. 269);

l'adozione di una serie organica di provvedimenti per la tutela ed il rispetto degli animali (Petizione n. 270);

il signor Francesco Di Pasquale, di Cancello ed Arnone (Caserta), chiede:

iniziative per la difesa della natura (Petizione n. 271);

misure atte ad evitare condizionamenti dei rappresentanti delle istituzioni da parte di aziende operanti nel settore dei giochi (Petizione n. 272);

iniziative a tutela dei prodotti orto-frutticoli freschi (Petizione n. 273);

disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione nella Pubblica Amministrazione (Petizione n. 274);

il pieno riconoscimento del diritto di voto attivo e passivo agli stranieri legalmente residenti in Italia (Petizione n. 275);

misure atte ad assicurare l'esercizio del diritto di voto agli Italiani che vivono lontano dal comune di residenza o all'estero, con particolare riguardo alle consultazioni amministrative (Petizione n. 276);

l'obbligo di apposizione sui prodotti alimentari di etichette elettroniche recanti la data di scadenza (Petizione n. 277);

che nel confezionamento di prodotti alimentari venga indicata la presenza di ingredienti nocivi a chi è affetto da diabete (Petizione n. 278);

norme per la tutela della genuinità dei succhi di frutta (Petizione n. 279);

norme per la tutela della qualità e della salubrità degli insaccati (Petizione n. 280);

iniziative atte a promuovere l'adozione di diete alimentari e stili di vita consoni alle persone affette da determinate patologie (Petizione n. 281);

la modifica dell'articolo 9 della Costituzione per l'introduzione del concetto di tutela dell'ambiente (Petizione n. 282);

norme contro il disboscamento abusivo (Petizione n. 283);

l'adozione di un provvedimento di condono edilizio, nonché l'abolizione del reato edilizio per opere realizzate sulla proprietà privata e non in contrasto con vincoli particolari (Petizione n. 284);

agevolazioni per chi abbia acceso mutui sulla casa di abitazione e si trovi in condizioni di difficoltà economica (Petizione n. 285);

la liberalizzazione della raccolta dei rifiuti (Petizione n. 286);

l'ampliamento dei farmaci prescrivibili dal Sistema sanitario nazionale (Petizione n. 287);

l'adozione di iniziative, nelle competenti sedi internazionali, affinché sia riconosciuto a tutti i cittadini europei il diritto all'assistenza sanitaria gratuita (Petizione n. 288);

la tutela della qualità delle calzature, con particolare riguardo al divieto d'impiego di sostanze nocive per la salute e alla difesa del "made in Italy" (Petizione n. 289).

Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.

Mozioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Mastrangeli ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00008 della senatrice De Petris ed altri.

Mozioni

BULGARELLI, SCIBONA, PUGLIA, CAPPELLETTI, MOLINARI, MORRA, CAMPANELLA, ORELLANA, VACCIANO, CASTALDI, ROMANI Maurizio, MANGILI, CATALFO, PAGLINI, LUCIDI, BOCCHINO, MONTEVECCHI, BLUNDO, DONNO, ENDRIZZI - Il Senato,

premesso che:

i conducenti di motocicli e ciclomotori sono da considerarsi utenti deboli della strada, ossia soggetti che, in caso di collisione, risultano estremamente vulnerabili ed è dovere delle istituzioni prevedere per loro forme di tutela;

secondo dati Istat in Italia, tra il 2007 e il 2011, circa il 30 per cento delle vittime di sinistri mortali appartiene alla categoria di motociclista, una percentuale che in valore assoluto, per il solo 2011, corrisponde a 1.088 deceduti, dato impressionante se si considera che i motociclisti rappresentano una piccola minoranza degli utenti della strada;

nello stesso periodo di riferimento (2007-2011), complessivamente il numero degli incidenti stradali è diminuito, ma è necessario continuare a lavorare per raggiungere l'obiettivo europeo di zero vittime di incidenti stradali entro il 2050;

in un contesto europeo, l'Italia si trova in una condizione tra le più critiche, risultando nel 2010 il primo Paese nell'Unione a 27 per numero di morti sulle due ruote e terzo per quanto riguarda i morti sulle biciclette e i pedoni;

nel giugno 2013 i Ministri dei trasporti degli Stati membri dell'Unione europea si riuniranno per discutere una strategia per ridurre il verificarsi di gravi incidenti, categoria per la quale si sta predisponendo una definizione comune. A tal fine ogni Stato membro dovrà scegliere la modalità di raccolta dei dati che ritiene più adeguata ed essere in grado di applicarla a partire dal gennaio 2014;

considerato che:

una maggiore attenzione alla sicurezza delle due ruote a motore è dovuta anche in relazione alla consistenza del parco veicoli circolante in Italia che è il maggiore in Europa. Complessivamente infatti percorrono le strade europee circa 20 milioni di motocicli e 12 milioni di ciclomotori (fonte: Acem, Associazione dei costruttori europei di motocicli) dei quali rispettivamente il 29 per cento e il 27 per cento si concentrano in Italia. L'uso delle due ruote a motore risulta tra l'altro in continua crescita nel nostro Paese, in parte perché probabilmente, in un contesto di crisi economica, si tratta di mezzi di trasporto con costi di mantenimento più economici rispetto all'automobile ma soprattutto perché, all'interno di contesti cittadini sempre più caotici e congestionati dal traffico, si tratta di mezzi di trasporto più versatili;

le ragioni principali di vulnerabilità per i conducenti di motocicli e ciclomotori sono tre: l'arredo urbano e le infrastrutture stradali; la tecnologia e la tipologia del mezzo, intrinsecamente meno stabile, meno visibile e meno adatto a proteggere l'incolumità dell'utente; la segnaletica non rispettata dagli automobilisti. Proprio sul primo aspetto si è concentrata l'analisi del Maids (Motorcycle accidents in depth study) che evidenzia come nel nostro Paese le infrastrutture inadeguate sono concausa di incidenti nel 25 per cento dei casi, circa il doppio rispetto alla media europea. Nel 2011 la presenza di ostacoli accidentali o fissi sulla strada ha provocato la morte di 96 centauri e il ferimento di altri 2.033. Questi numeri confermano la grande importanza che un intervento sulle infrastrutture (buche, segnaletica sbagliata, guardrail, cartelloni pubblicitari abusivi) può avere nella riduzione degli infortuni per i conducenti di motocicli e ciclomotori;

un elemento di particolare pericolosità è costituito dai guardrail (sistema di ritenuta stradale formato da sbarre in lamiera ondulata, nervata e scatolata ai bordi, sorretta da sostegni elastici) posti lungo i bordi delle carreggiate, al fine di impedire l'uscita di autoveicoli in seguito a sbandamento. Questi elementi però non sono stati prodotti, né tantomeno testati, prendendo in esame le drammatiche conseguenze prodotte a seguito di forti impatti o di gravi sinistri su moto e motociclisti. I pali di sostegno e le lamiere degli attuali guardrail rappresentano infatti degli implacabili killer in caso di urto frontale o laterale. Come dimostrano numerosi rapporti della polizia stradale, non sono rari i casi in cui i motociclisti vengono letteralmente falciati e sfigurati dalle lamiere dei guardrail che invece dovrebbero proteggerli. Il motociclista che scivola rischia gravi lesioni a causa del paletto di sostegno che essendo un ostacolo fisso e molto sottile, crea un terribile effetto ghigliottina;

sull'effettiva incidenza statistica dei guardrail nelle morti e nelle lesioni personali a seguito di incidente sarebbe però necessario avere dati più precisi ma, attualmente, benché la base dati sugli incidenti stradali sia piuttosto ampia e proveniente da più fonti (Istat, Aci, Anas, Ministero delle infrastrutture e trasposti, enti proprietari strade, Istituto superiore di sanità, eccetera), spesso costituisce un materiale eterogeneo con dati non del tutto comparabili tra loro e soprattutto, in queste analisi, mancano informazioni di dettaglio relative all'ambiente stradale;

da qualche anno il tema della pericolosità dei guardrail interessa l'opinione pubblica, tanto che si sono mobilitate numerose associazioni di motociclisti e sono state lanciate petizioni per richiedere l'adeguamento dei guardrail esistenti. Anche numerosi enti pubblici hanno in atto progetti e sperimentazioni come, ad esempio, quello che nasce dalla collaborazione della Regione con la Provincia di Forlì-Cesena per l'installazione di barriere "salva - motociclisti" sulla strada provinciale 4 del Bidente, una strada particolarmente a rischio. In molti casi sono state utilizzate anche soluzioni economiche per rendere i guardrail più sicuri senza doverli sostituire completamente, ma realizzando una copertura sui paletti di fissaggio al terreno con paracolpi ("paracadute") ossia strutture orizzontali in materiale gommoso termo-modellato, che percorrono tutta la lunghezza del guardrail o cilindri in materiale plastico che rivestono il paletto di supporto dei guardrail composti da una doppia banda cilindrica con all'interno disposti dei cilindretti che svolgono la funzione di cuscinetto. In caso di impatto la banda esterna distribuisce l'energia ai cilindretti interni che fungono da ulteriore elemento smorzante. Queste protezioni, prodotte tramite stampaggio a iniezione, hanno inoltre la caratteristica, entro certi limiti, di mantenere la forma: quindi una volta impattate riprendono la loro forma originaria;

anche l'Unione europea ha investito in un progetto di ricerca per creare barriere più sicure: il progetto, denominato Smart road restraint system (SMARTRRS) e finanziato dal VII Programma quadro per la ricerca, ha sviluppato con tecnologie intelligenti un prototipo di guardrail non solo capace di assorbire meglio l'impatto, ma soprattutto dotato di sensori che avvertono gli utenti del pericolo di aquaplaning, della presenza di ghiaccio o di qualunque oggetto che blocchi la strada e in grado di segnalare alle autorità eventuali incidenti e il luogo esatto;

a parte programmi di ricerca, non esiste ancora però a livello europeo una disciplina per la realizzazione di prodotti di ritenuta stradale con marcatura «UE» progettati anche per la sicurezza dei motociclisti. Le stesse norme europee sui sistemi di ritenuta stradale e, in particolare, quella sui guardrail (EN 1317-8) in definitiva non includono i motociclisti tra gli utenti stradali. Tuttavia, in diversi Paesi, sono state sperimentati sistemi volti al miglioramento dell'attuale struttura dei guardrail, anche con soluzioni che prevedono la semplice aggiunta, al guardrail già montato, di un elemento di protezione nella parte inferiore della lamiera;

inoltre era stata avanzata una proposta di protocollo di omologazione (1317-8) dei guardrail diretta a modificare le suddette norme europee, inserendo crash test specifici sulle barriere affinché sia maggiormente tutelata l'incolumità dei motociclisti, ma, a giugno 2011, il Comitato europeo normazione (CEN), agendo in forza della propria autonomia, contrariamente alle richieste della Commissione, ha ridotto la proposta di protocollo a semplice specifica tecnica (Technical paper);

tuttavia, come dichiarato il 12 aprile 2012 in risposta ad un'interrogazione al Parlamento europeo, la Commissione si è adoperata per correggere la situazione e per far rientrare i guardrail per motocicli (parte 8 della norma) nel campo di applicazione della norma europea armonizzata EN 1317-5, che coprirebbe in tal modo tutte le diverse parti dei sistemi di ritenuta stradale. La revisione dovrebbe essere completata nel corso del 2013;

lo scorso anno la Commissione ha anche inviato un questionario alle autorità competenti di tutti i 27 Stati membri chiedendo loro di illustrare quali pratiche applicassero in relazione ai guardrail per motocicli. Quasi tutti gli Stati membri hanno risposto al questionario e dopo un'analisi delle risposte la Commissione sarà in condizione di decidere le misure da adottarsi;

il quadro italiano è sicuramente incoraggiante, essendosi registrato, secondo gli ultimi dati Istat, nel periodo 2007-2011, un calo delle vittime di incidenti stradali in motocicli pari a quasi il 30 per cento. Tale dato ottimistico va però corretto da alcune osservazioni: innanzitutto su questa inversione di tendenza pesa ancora la crescita continua del numero delle vittime che si era registrata fino al 2005; inoltre a questi dati andrebbero aggiunti quelli dei feriti che nel 2011 hanno subito un aumento dell'1,5 per cento arrivando a quota 75.065. Infine bisogna considerare che, benché il calo dei decessi nell'ultimo quinquennio sia stato costante, si è registrato comunque un rallentamento, corrispondente ai decrementi del 10,4 per cento nel 2008, del 9,5 per cento nel 2009, dell'8,2 per cento nel 2010, del 5 per cento nel 2011. Ciò significa che bisogna trovare nuove strategie se si vuole ancora incidere per raggiungere l'obiettivo europeo del dimezzamento delle vittime di incidenti mortali nel 2020 e ottenere un deciso contenimento dei costi sociali provocati dagli incidenti stradali, importo complessivamente stimato dal Ministero delle infrastrutture in circa 30 miliardi di euro, ossia il 2 per cento del Pil nazionale. Tale strategia deve certamente comprendere un adeguato impegno del Governo e degli enti pubblici all'adeguamento delle infrastrutture stradali;

sui guardrail in particolare sarebbe auspicabile un deciso intervento dal parte del Governo, considerando anche che il settore è stato gestito per più di un quadriennio, attraverso il consorzio Comast, un cartello di aziende che riuniva i principali produttori italiani (Car segnaletica stradale, Ilva pali Dalmine, Ilva pali Dalmine industries, Industria meccanica Varricchio, Marcegaglia, Metalmeccanica Fracasso, San Marco SpA - Industria costruzioni meccaniche, Steam generators, Tubosider) e che è stato sanzionato dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato con provvedimento n. 23931 del 28 settembre 2012 per un totale di oltre 40 milioni di euro. L'intesa fraudolenta messa in atto ha avuto aspetti rilevanti dal punto di vista non solo economico ma anche della sicurezza in quanto ha cristallizzato il mercato ponendo barriere anche all'entrata di novità di tipo tecnico;

le forme per incidere sulla messa in sicurezza delle strade per le due ruote a motore possono essere trovate nell'adozione dei decreti attuativi della legge 29 luglio 2010, n. 120, che prevede che i ricavati delle contravvenzioni vengano fatti confluire sulle attività di manutenzione delle strade,

impegna il Governo:

1) ad istituire, presso il Ministero delle infrastrutture e trasporti, un tavolo di confronto con Anas, enti provinciali e principali associazioni e moto club, per individuare i tratti di strada più critici sul territorio nazionale e per metterli in sicurezza, fin da subito, anche con soluzioni a basso costo che prevedano l'installazione di attenuatori d'urto sui guardrail già esistenti;

2) a dare attuazione alla legge 29 luglio 2010, n. 120, prevedendo che i decreti attuativi garantiscano una quota parte dei fondi da destinarsi all'adeguamento di guardrail a prova di motocicli almeno nei tratti stradali più a rischio;

3) a dare attuazione, in particolare, all'art. 47, comma 2, della legge n. 120 del 2010 individuando specificatamente l'adeguamento dei guardrail alle due ruote a motore nei tratti di strade più a rischio tra le tipologie di intervento di manutenzione della sede stradale e autostradale che devono essere effettuate dagli enti proprietari e concessionari delle strade e delle autostrade;

4) a formalizzare in sede europea, nell'incontro dei Ministri dei trasporti previsto a giugno 2013, una metodologia di raccolta dei dati che porti in evidenza il fenomeno della pericolosità dei guardrail;

5) ad intervenire in sede europea affinché si porti a termine al più presto la revisione della norma europea armonizzata EN 1317-5 facendo rientrare i guardrail per motocicli nel suo campo di applicazione.

(1-00052)

SCIBONA, CRIMI, AIROLA, ANITORI, BATTISTA, BENCINI, BERTOROTTA, BIGNAMI, BLUNDO, BOCCHINO, BOTTICI, BUCCARELLA, BULGARELLI, CAMPANELLA, CAPPELLETTI, CASALETTO, CASTALDI, CATALFO, CIAMPOLILLO, CIOFFI, COTTI, DE PIETRO, DE PIN, DONNO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, GAMBARO, GIARRUSSO, GIROTTO, LEZZI, LUCIDI, MANGILI, MARTELLI, MARTON, MOLINARI, MONTEVECCHI, MORONESE, MORRA, MUSSINI, NUGNES, ORELLANA, PAGLINI, PEPE, PETROCELLI, PUGLIA, ROMANI Maurizio, SANTANGELO, SERRA, SIMEONI, TAVERNA, VACCIANO - Il Senato,

premesso che con la legge 27 settembre 2002, n. 228, lo Stato italiano ha proceduto alla ratifica ed alla esecuzione dell'accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica francese, per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, fatto a Torino il 29 gennaio 2001;

considerato che:

segnatamente, l'art. 1, «oggetto» dell'accordo, dispone che l'entrata in servizio della nuova linea Torino-Lione dovrebbe aver luogo alla data di saturazione delle opere esistenti. La formulazione "saturazione delle opere esistenti" fu suggerita dal gruppo di lavoro "Ambiente e territorio" creato dall'allora Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e volto ad integrare, con altri due gruppi di lavoro, la commissione intergovernativa Italia-Francia;

nel rapporto redatto dal predetto gruppo di lavoro, consegnato ai due Governi nel 2000 e dal quale nacque l'accordo, erano ben indicate le "preoccupazioni circa l'inutilità del quadruplicamento" della linea a fronte della "debolezza della domanda passeggeri e merci" nonché il pericolo che "l'ingentissimo investimento si sarebbe tradotto in un ingentissimo spreco di denaro". Conseguentemente gli estensori dell'accordo de quo dovettero utilizzare la citata e generica formula contenuta nell'art. 1, che avrebbe dovuto scongiurare il pericolo di spreco di danaro pubblico, evitando la realizzazione dell'opera qualora non si fosse verificata la condizione di saturazione dell'esistente linea ferroviaria;

valutato che:

il dibattito parlamentare che precedette la ratifica dell'accordo vide l'elemento della saturazione restare costantemente in primo piano, come si appura dalle dichiarazioni degli stessi relatori alla Camera dei deputati. L'on. Naro dichiarò che si trattava di "linea ritenuta necessaria per la saturazione del traffico su rotaia dell'attuale collegamento italo-francese", come si legge nel resoconto della III Commissione permanente (Affari esteri e comunitari), martedì 18 giugno 2002. L'on. Buemi annunciò la previsione di "un raddoppio del traffico merci da 10 a 20 milioni di tonnellate per il 2006", come si legge nel resoconto della II Commissione permanente (Giustizia), martedì 25 giugno 2002; l'on. Crosetto si espresse in termini di "eventuale realizzazione della linea ferroviaria Torino - Lione", come si legge nel resoconto della V Commissione permanente (Bilancio, tesoro e programmazione), martedì 2 luglio 2002. Ancora, l'on. Napoli riteneva "necessario realizzare fra il 2015 e il 2020 un'offerta ferroviaria supplementare (…) mediante la costruzione di una nuova linea" sulla base di stime, l'una di previsione al 2015 di 20 milioni di tonnellate (Mt) di merci all'anno, l'altra di "quadruplicamento del traffico attuale su ferro (40 Mt)", come si può leggere nell'allegato al resoconto dell'VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici), mercoledì 26 giugno 2002;

i presupposti giuridici della proposta di ratifica dell'accordo, cioè la crescita dei volumi di traffico e la saturazione della linea già esistente, vennero ribaditi in sede di dibattito in Aula: per il relatore on. Napoli si era in presenza "della mancanza di una adeguata offerta infrastrutturale in grado di soddisfare la domanda di trasporto attuale e di sopportare la crescita della domanda futura" e alla "presenza di un'unica e vetusta linea ferroviaria con una scarsa capacità di trasporto residua", come si può leggere nel resoconto della seduta n. 188 del 18 settembre 2002;

il criterio dell'eventualità della realizzazione dell'opera, evidenziata nei lavori parlamentari alla Camera e, come si è visto, ispirato alla verifica della condizione di saturazione della linea esistente, fu parimenti centrale al Senato: nella relazione tecnica al disegno di legge si faceva riferimento, senza esitazioni, ad una "futura eventuale realizzazione dell'opera" (A.S. 948, disegno di legge governativo, a firma dei Ministri pro tempore Ruggiero, Castelli, Tremonti, Marzano e Lunardi);

anche in seno all'Assemblea nazionale francese, nel corso del dibattito parlamentare che precedette la ratifica dell'Accordo, si dichiarò esplicitamente che "la saturazione della linea è precondizione indispensabile" (come si legge nel resoconto della seduta del 13 febbraio 2002, pag. 1366);

alle medesime conclusioni giunse anche il Conseil des ponts et chaussées, commissione di controllo del Governo francese, che, nel proprio "Rapport d'audit sur les grand projets d'infrastructures de tranport n°2002-0190-01" (febbraio 2003), così concludeva, a pag. 62, sul progetto della nuova linea Torino Lione: "gli studi socio-economici condotti sono lontani dal dimostrare l'interesse di questo progetto per la collettività";

valutato inoltre che:

l'attuale linea esistente del collegamento Torino-Lione assiste da anni, anziché ad una crescita, ad una continua diminuzione del traffico merci e del traffico passeggeri tra i due Paesi: nel 2003, 1,5 milioni di passeggeri e 9,7 milioni di tonnellate di merci; nel 2010, 700.000 passeggeri (con una diminuzione del 53 per cento), 2,4 milioni di tonnellate di merci (con un calo pari al 75 per cento);

la debolezza della domanda sulla linea ed il continuo calo dei flussi sia dei passeggeri che delle merci, anche in previsione futura, è stato pure accertato da autorevoli esponenti del mondo accademico italiano;

anche la Repubblica francese, attraverso una nota tecnica della Corte dei conti del 1° agosto 2012, ha ribadito l'inesistenza di flussi passeggeri-merci sulla linea Torino-Lione, tale da giustificare un costo globale, preventivato dalla stessa Corte dei conti francese, in ben 26 miliardi di euro;

l'intervento della magistratura contabile transalpina si inserisce peraltro in un percorso di progressivo e radicale ripensamento delle politiche del trasporto ferroviario in Francia che ha raggiunto il proprio culmine in tempi recentissimi: il 22 aprile 2013 il Governo francese ha infatti pubblicato le raccomandazioni della missione Bianco, incaricata dall'Esecutivo di stilare linee guida per il futuro dei trasporti su ferro, dalle quali si evince il disinvestimento da nuove linee ad alta velocità;

valutato in definitiva che:

l'attuale linea esistente, già a doppio binario, è stata oggetto di lavori di riammodernamento con una spesa di circa 400 milioni di euro. Tali lavori, appena conclusi, permettono il passaggio dei profili standard PC45 (profili maggiori non possono percorrere le linee italiane, francesi e spagnole);

l'espressione contenuta nell'art. 1 dell'accordo Italia-Francia del 2001, che avrebbe dovuto scongiurare il pericolo di spreco di danaro pubblico, così come nelle intenzioni contenute nel citato rapporto del 2000 e nella stessa fase di discussione parlamentare italiana e francese, ha condotto ad un'interpretazione erronea in ordine all'interesse collettivo dell'opera;

la condizione di saturazione della linea esistente non si è mai verificata;

occorre, dunque, considerare che:

nell'ipotesi più generosa, le condizioni che avevano determinato i due Paesi ad accordarsi nel 2001 sono venute interamente meno, e ciò già da numerosi anni;

la mancanza di prognosi di saturazione della linea esistente comporta la scomparsa della condizione giuridica essenziale per la sopravvivenza dell'accordo, come si evince dalle intenzioni dei legislatori dell'epoca, espresse tanto nell'accordo medesimo che nei lavori parlamentari;

non vi è alcuna ragione per proseguire con il progetto, oramai obsoleto, ma vi è anzi l'urgenza immediata di estinguere l'accordo per salvaguardare le assai scarse finanze pubbliche italiane, le finanze francesi e quelle comunitarie, in presenza di spese che inspiegabilmente continuano a generarsi sia in territorio italiano che in territorio transalpino in relazione a determinati lavori;

sotto il profilo generale occorre, senz'altro, rivalutare il piano delle opere pubbliche, espungendo quelle più costose e più dannose per il territorio e per l'ambiente, come la progettata tratta ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione. Tale piano delle opere pubbliche dovrà superare l'attuale impostazione priva di una visione strategica ed affermare una nuova visione che tenga conto delle vere priorità del Paese in tema di infrastrutture di pubblica utilità: messa in sicurezza del territorio; riequilibrio modale del trasporto di merci e persone, attualmente eccessivamente sbilanciato a favore della gomma; sistemazione ed efficientamento delle reti idriche; valorizzazione e riqualificazione dei centri urbani; avvio di infrastrutture e programmi per lo sviluppo e la diffusione della mobilità sostenibile; potenziamento delle reti di trasporto pubblico, urbano ed extraurbano;

considerato, inoltre, che il Gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle ha presentato un disegno di legge volto alla "Abrogazione della legge 27 settembre 2002, n. 228, concernente la Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica francese per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, fatta a Torino il 29 gennaio 2001", dichiarato dalla Presidenza del Senato irricevibile,

impegna il Governo:

1) ad intraprendere, senza indugio alcuno, ogni iniziativa diplomatica al fine di procedere all'estinzione dell'accordo concernente la realizzazione di una nuova linea ferroviaria Torino-Lione, ratificato con la legge 27 settembre 2002, n. 228;

2) a prevedere, contestualmente, la riassegnazione dei fondi già stanziati per il finanziamento della linea all'entrata del bilancio dello Stato per essere destinati ad un piano straordinario e di immediata attuazione per il miglioramento del materiale rotabile esistente, nonché per la puntualità, manutenzione e la pulizia dei convogli dell'intera rete ferroviaria italiana.

(1-00053)

MUSSINI, GAMBARO, ORELLANA, DE PIETRO, GAETTI, SANTANGELO, VACCIANO, PUGLIA, MANGILI, BLUNDO, MONTEVECCHI - Il Senato,

premesso che:

dal marzo 2011 in Siria è in corso una guerra civile che vede contrapposte le forze governative, fedeli al capo dello Stato Bašš?r al-Asad, e gli oppositori riuniti nella cosiddetta Coalizione nazionale siriana;

secondo i report dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, dall'inizio del conflitto ad oggi, i caduti sarebbero oltre 90.000 e, tra questi, migliaia di civili, comprese donne e bambini. Vi sarebbero inoltre circa 2 milioni e mezzo di siriani profughi: 2 milioni all'interno del Paese, mentre i restanti sarebbero fuggiti oltre confine e, infine, altre decine di migliaia di oppositori sarebbero stati rinchiusi in carceri, dove si praticherebbe ogni tipo di tortura;

diverse organizzazioni non governative sostengono che le forze governative e i miliziani di Shabiha usino i civili come scudi umani, mentre gli oppositori del regime sono accusati di gravi violazioni dei diritti umani (torture, sequestri, esecuzioni di militari governativi);

premesso inoltre che:

la quasi totalità degli attori della politica internazionale, Lega araba, Stati Uniti, Unione europea, ha condannato l'uso di violenze contro i manifestanti; tuttavia, la Federazione russa e la Repubblica popolare cinese hanno più volte posto il veto a risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu di condanna delle azioni governative;

la Lega araba, già nel 2011, ha sospeso la Siria per le modalità di gestione della propria crisi, inviando una missione di osservatori per risolvere pacificamente i conflitti. L'Onu, sempre al fine di risolvere la crisi, nel febbraio 2012 ha nominato Kofi Annan quale suo inviato speciale. La croce rossa internazionale, dal luglio 2012, applica la legge umanitaria internazionale, prevista dalla convenzione di Ginevra;

lo Stato di Israele nel gennaio 2013 ha cominciato attacchi preventivi, sul confine siro-palestinese, per impedire il trasferimento di armamenti sul territorio siriano;

alla fine di febbraio si è svolta a Roma una riunione della Conferenza degli amici della Siria, con la partecipazione del neosegretario di Stato Usa John Kerry. La conferenza ha indicato l'impossibilità di un coinvolgimento degli Usa in un nuovo conflitto mediorientale (infatti gli Usa hanno fornito solo aiuti umanitari e dispositivi non letali ai ribelli) e ha decretato la necessità di un'uscita di scena di Bašš?r al-Asad, sostenendo tuttavia la possibilità di un negoziato tra l'opposizione e il regime;

la Coalizione nazionale siriana, pur accogliendo con palese delusione gli esiti della Conferenza, ha aderito alla proposta di un negoziato, rinviando la decisione di dar vita a Istanbul ad un Esecutivo provvisorio in esilio;

dopo alcuni mesi nei quali si sono succeduti numerosi attentati, attacchi preventivi israeliani ed allarmi non confermati sulla sporadica utilizzazione di armi chimiche da entrambe le parti in conflitto, Usa e Russia hanno deciso per una conferenza di pace da tenersi entro la fine di maggio. Reazioni particolarmente positive a tale iniziativa sono venute dall'Unione europea;

il 15 maggio 2013, l'Assemblea dell'Onu ha adottato una risoluzione riguardante la Siria che incoraggia il Consiglio di sicurezza a "considerare misure appropriate" a garantire che i responsabili delle violazioni dei diritti umani siano chiamati a rispondere delle loro azioni, chiede indagini indipendenti e imparziali su ogni possibile crimine contro l'umanità e crimine di guerra degli ultimi 26 mesi;

il 27 maggio si è tenuto il meeting dei Ministri degli esteri del Consiglio d'Europa, conclusosi con un'articolata dichiarazione di principio, in cui si segnalano concetti quali la difesa dei diritti umani violati in Siria dal regime di Bašš?r al-Asad, la tutela delle minoranze religiose ed etniche contro ogni forma di integralismo, ed infine la condanna della proliferazione di armi chimiche, ma pure del terrorismo di matrice islamica;

i Ministri degli esteri del Consiglio d'Europa hanno deciso di rinnovare le misure restrittive nei confronti della Siria, in scadenza il 31 maggio 2013, limitatamente a quelle di natura economica, mentre quelle relative alle forniture di armi sono state revocate, lasciando ad ogni Stato membro la facoltà di autoregolarsi, con l'impegno di non procedere alla consegna degli armamenti prima del 1° agosto 2013, quando il Consiglio rivaluterà la sua posizione;

considerato che:

l'organizzazione della conferenza di Ginevra, attesa ansiosamente da chi desidera intensamente una soluzione pacifica, ha già riscontrato alcune difficoltà nel fare sedere al tavolo la rappresentanza dell'opposizione siriana, oggi ancora divisa nonostante sia stato creato un organo composto da un'ampia rappresentanza della società civile che si oppone al Governo di Bašš?r al-Asad;

l'articolo 11 della Costituzione sancisce che "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo"

lo scopo principale dell'embargo è quello di esercitare una pressione su chi ne è oggetto, al fine di indurlo ad assumere comportamenti ritenuti migliori;

il mancato rinnovo dell'embargo diminuisce di fatto la pressione per una soluzione pacifica, consentendo il rifornimento d'armi proprio pochi giorni prima della conferenza di pace; inoltre, la data del 1° agosto 2013 per la rivalutazione della posizione dell'Europa mette, di fatto, una data di scadenza alla conferenza di pace, il cui successo è fortemente legato alla durata del negoziato;

la comunità internazionale non dovrebbe riservarsi il compito di decidere esternamente chi sia più titolato a rappresentare internamente gli interessi del Paese, ma piuttosto quello di creare con determinazione le condizioni per un dialogo,

impegna il Governo e, in particolare, il Ministro degli affari esteri:

1) a partecipare a ogni tavolo di trattativa atto a trovare una soluzione pacifica dei conflitti, nel rispetto della Costituzione;

2) a non sostenere e ad ostacolare proposte volte alla riapertura della fornitura di armi e materiale bellico alla Siria;

3) ad impedire, con tutti gli strumenti di cui dispone, il transito di armi e materiale bellico verso la Siria in porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, acque territoriali e spazio aereo italiano, da qualsiasi parte dell'Europa provengano.

(1-00054)

Interpellanze

GIOVANARDI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in precedenti atti di sindacato ispettivo, tutti rimasti senza risposta, l'interrogante chiedeva i motivi per i quali era stata affidata a trattativa privata, da parte della prefettura di Modena, la gestione del locale Cie alla cooperativa "l'Oasi" di Siracusa, malgrado i precedenti negativi della sua attività in Sicilia;

la cattiva gestione della cooperativa, ripetutamente denunciata dai sindacati e dalle associazioni che tutelano i diritti umani, ha costretto la prefettura a farsi carico del pagamento degli stipendi ai lavoratori;

la prefettura di Bologna, che aveva dato il locale Cie alla stessa cooperativa dopo regolare bando di concorso, ha recentemente risolto il contratto per le gravi inadempienze della cooperativa stessa,

si chiede di sapere:

se al Ministro in indirizzo risulti se sia stato stipulato un regolare contratto tra la prefettura di Modena e la cooperativa l'Oasi;

quali siano i motivi per i quali la prefettura di Modena, malgrado i disservizi, continua a mantenere la cooperativa l'Oasi nella gestione del Cie;

che cosa intenda fare il Governo per tutelare i diritti dei lavoratori de l'Oasi e di coloro che sono trattenuti nel Cie.

(2-00027)

Interrogazioni

MAZZONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, dispone all'articolo 2 (rubricato "Riduzione dei costi della politica nelle regioni") che le Regioni riducano i costi collegati agli apparati politici;

dette riduzioni dovevano essere decise dalle Regioni entro il 23 dicembre 2012 ovvero entro il 7 giugno 2013 qualora occorressero modifiche statutarie;

la disposizione prevede altresì che l'80 per cento dei trasferimenti dovuti a ciascuna regione sia assegnabile ed erogabile solo a condizione che la medesima regione abbia attuato le citate disposizioni di contenimento dei costi della politica. Sono esclusi dall'applicazione della sanzione solo gli stanziamenti destinati al Servizio sanitario nazionale e al trasporto pubblico locale;

da quanto risulta all'interrogante solo alcune regioni non avrebbero ancora dato attuazione a quanto disposto, mentre lo avrebbero fatto la maggioranza delle regioni;

per quanto è dato di sapere sarebbero stati accantonati circa 160 milioni di euro del fondo destinato ai trasferimenti alle Regioni per il sostegno alle scuole paritarie (Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca capitolo bilancio 1299);

tale accantonamento riguarderebbe tutte le regioni, anche quelle che non hanno dato attuazione alle disposizioni di contenimento dei costi della politica;

tale trasferimento non è un trasferimento effettivo alle regioni bensì una mera partita di giro verso le quasi 14.000 scuole paritarie, che, ai sensi della legge n. 228 del 2012 (legge di stabilità per il 2013), sanno di poter contare su un contributo complessivo di 502 milioni di euro per l'anno in corso;

considerato che:

la situazione delle scuole paritarie del Paese risulta essere particolarmente grave a causa di numerosi fattori, tra i quali le difficoltà economiche di molte famiglie, la lentezza dei trasferimenti dei contributi statali e della maggioranza delle amministrazioni regionali e comunali che generalmente concorrono al sostegno delle scuole paritarie gestite da enti no profit;

la situazione di difficoltà rischia di causare la chiusura di numerosi istituti con una conseguente e gravissima complicazione per i bambini e le famiglie, nonché per le altre scuole (in primis scuole statali) incapaci di assorbire un eventuale flusso di bambini,

si chiede di sapere:

quali siano le intenzioni del Governo in merito alle risorse accantonate per il 2013 da destinare alle scuole paritarie;

quali siano i tempi previsti per l'acquisizione del parere della Conferenza Stato-Regioni, per l'adozione del decreto interministeriale e per l'effettiva assegnazione alle scuole paritarie delle somme previste dalla legge di stabilità per il 2013 (art. 1, comma 263).

(3-00101)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

DE CRISTOFARO, DE PETRIS - Ai Ministri degli affari esteri e dell'interno - Premesso che:

la Libia di oggi è un Paese nel quale lo Stato di diritto è assente, il Governo centrale stenta ad avere il controllo su tutto il territorio e alcune regioni restano ancora in mano a milizie armate;

particolarmente inquietanti risultano le condizioni in cui si trovano i cittadini stranieri detenuti in centri, che non hanno alcuno status giuridico e sono sottoposti a maltrattamenti, sfruttamento e lavoro forzato. Che si tratti di migranti e rifugiati che transitano per la Libia per poi raggiungere le nostre coste o che siano migranti provenienti dai Paesi limitrofi che vi si recano per motivi economici, sono vittime di arresti arbitrari, persecuzioni e trattamenti disumani e degradanti su tutto il territorio libico;

varie organizzazioni internazionali, tra cui la Federazione internazionale dei diritti dell'uomo (FIDH) e Amnesty International, hanno pubblicato dei rapporti in cui si riportano gravissimi incidenti di cui sono vittime gli stranieri in Libia. Numerosi migranti interrogati riferiscono anche casi di loro connazionali che avrebbero trovato la morte in questi centri. Il Ministero degli affari esteri del vicino Niger informa, attraverso una comunicazione pubblica, che 8 cittadini nigerini sarebbero morti in condizioni non chiare nei centri di detenzione libici, dove i detenuti sarebbero 3000. Numerosi sono anche gli eritrei, gli etiopi e i somali, potenziali rifugiati, quindi, che subirebbero lo stesso tragico trattamento e che non hanno accesso ad alcuna protezione poiché la Libia non ha firmato la Convenzione di Ginevra e non accetta la presenza dell'Alto commissariato per i rifugiati sul suo territorio;

in data 3 aprile 2012 è stato siglato a Tripoli un nuovo accordo, a firma del Ministro dell'interno italiano pro tempore, Annamaria Cancellieri, e di quello libico, Fawzi Al-Taher Abdulali. L'accordo fa salvi gli accordi bilaterali in materia di immigrazione e rinnova la totale collaborazione tra i due Governi nel contrasto all'"immigrazione illegale". A giudizio degli interroganti, un accordo di questa natura, viste le descritte pratiche del Governo libico, comporta rischi di gravi violazioni dei diritti umani di cui l'Italia si rende partecipe e responsabile;

nel testo dell'accordo, che è stato svelato dalla stampa ma non è mai stato reso pubblico dal Governo allora in carica, nonostante le numerose richieste delle organizzazioni internazionali, si fa riferimento alla collaborazione italiana alla ristrutturazione del centro d'accoglienza di Kufra, nel sud del Paese. È importante ricordare che non esistono centri di accoglienza nel Paese, e che quello di Kufra, secondo la testimonianza di numerosi migranti che vi sono stati detenuti e delle organizzazioni internazionali, è un centro di detenzione durissimo e disumano;

nello stesso testo, l'Italia chiede alla Libia di prevenire le partenze e s'impegna a collaborare a questo scopo. A giudizio degli interroganti ciò, nella situazione attuale, significa che l'Italia collabora con il Governo libico nel mettere a rischio la vita di molti cittadini stranieri che si trovano in Libia,

si chiede di sapere se il Governo in carica intenda proseguire la stessa politica di cooperazione bilaterale con la Libia nell'ambito dell'immigrazione sancita dall'accordo del 3 aprile 2012, pur sapendo che questo Paese viola le convenzioni internazionali di cui l'Italia è firmataria e pratica quotidianamente violazioni dei diritti fondamentali dei migranti presenti sul suo territorio.

(3-00100)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

RUSSO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il codice di autoregolamentazione Tv e Minori nasce dalla volontà di migliorare la qualità delle trasmissioni dedicate ai minori, aiutare le famiglie e il pubblico più giovane ad un uso corretto della televisione, nonché a sensibilizzare chi produce i programmi rivolti ai minori;

il codice, sottoscritto nel 2002 come atto di natura privata, è stato recepito in via legislativa dalla legge 3 maggio 2004, n. 112, trasfusa nel testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, come modificato dal decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 44;

l'attuazione del codice è affidata a un comitato costituito da 15 membri effettivi, i quali durano in carica 3 anni e sono nominati con decreto del Ministro in indirizzo d'intesa con l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) in rappresentanza, in parti uguali, rispettivamente delle emittenti televisive firmatarie del codice, delle istituzioni, e degli utenti (questi ultimi su indicazione del consiglio nazionale degli utenti presso l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni); il presidente del comitato è nominato nel medesimo decreto tra i rappresentanti delle istituzioni quale esperto riconosciuto della materia ed è affiancato da due vicepresidenti;

le competenze e i poteri del comitato sono disciplinati dal codice (al n. 6.2) che prevede che: "Il Comitato, d'ufficio o su denuncia dei soggetti interessati, verifica, con le modalità stabilite nel Regolamento (...), le violazioni del presente Codice. Qualora accerti la violazione del Codice adotta una risoluzione motivata e determina, tenuto conto della gravità dell'illecito, del comportamento pregresso dell'emittente, nell'ambito di diffusione del programma e della dimensione dell'impresa, le modalità con le quali ne debba essere data notizia";

il comitato adotta delibere che sono trasmesse all'Agcom; in particolare, qualora il comitato accerti la sussistenza di una violazione delle regole del codice, inoltra una denuncia circostanziata all'Autorità, che esercita i poteri ad essa attribuiti di verifica e di sanzione;

il comitato è un raro esempio di controllo delle comunicazioni di massa originato da un sistema di autoregolamentazione poi affiancato da una co-regolamentazione statale;

la modifica della denominazione in "comitato per l'applicazione del codice di autoregolamentazione media e minori", sancita con decreto del Presidente della Repubblica n. 72 del 2007, è l'implicito riconoscimento dell'importante lavoro svolto dal comitato negli anni precedenti;

il comitato è tuttora uno dei pochi strumenti di tutela dei minori nei confronti delle emittenti televisive, in particolare nei casi di violazione del codice di autoregolamentazione Tv e minori a opera di programmi offensivi della dignità dei minori e negativi per la loro formazione;

considerato che:

da un anno e mezzo il comitato non è più stato rinnovato, nonostante gli appelli e le richieste esplicite da parte di associazioni di utenti, telespettatori, genitori e persone con disabilità;

il Governo ha l'obbligo, non la facoltà, di ricostituire il comitato, ponendo fine a un comportamento dilatorio che danneggia notevolmente i minori,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione e in quali tempi intenda procedere al rinnovo del comitato media e minori, individuando gli esperti di propria competenza e nominando i membri effettivi.

(4-00288)

IURLARO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

come riportato dalla stampa (si veda l'articolo pubblicato il 21 aprile 2013 sul quotidiano online "Brindisireport") la stessa notte del 21 aprile, alcuni malviventi hanno fatto esplodere l'ATM (postamat) installato presso l'ufficio postale di Cisternino (Brindisi), sito in piazza Palatucci, a pochi metri dal centro storico;

l'esplosione provocata con l'utilizzo di un micidiale gas, ha provocato ingenti danni all'intera struttura postale, tanto da pregiudicarne l'utilizzo e provocarne la chiusura in attesa dei lavori di manutenzione che, allo stato, non si capisce quando saranno appaltati;

la popolazione di Cisternino, a seguito di tale evento, sta vivendo un grande disagio in quanto non esiste una valida alternativa, poiché l'ufficio più vicino si trova nella frazione Casalini (piazza Pertini), distante 4 chilometri dal centro urbano, oltre tutto in assenza di trasporto pubblico. Una situazione fortemente dannosa per la popolazione anziana, esattamente quella che rappresenta la massima utenza del servizio postale,

si chiede di sapere:

quale urgente iniziativa di competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di evitare un tale disagio ai cittadini;

se non si ritenga opportuno attivarsi con azioni di competenza al fine di sollecitare Poste italiane a ripristinare quanto prima la struttura e, nelle more, a procedere all'installazione immediata di un ufficio mobile del genere utilizzato in occasione delle calamità naturali o delle fiere.

(4-00289)

GAETTI, CATALFO, BENCINI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

al fine di abbattere il fenomeno dell'assenteismo con visite mediche di controllo sullo stato di salute dei lavoratori assenti dal lavoro per malattia, accertando la sussistenza della condizione di malattia certificata dal medico curante, la normativa vigente demanda all'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) il compito del controllo;

la medicina fiscale, emanazione della medicina legale, cui fa riferimento l'art. 5 della legge 20 maggio 1970, n. 300, può essere attuata soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, i quali sono tenuti a compiere tali servizi a richiesta del datore di lavoro e degli enti assicuratori;

nel corso degli anni l'assetto istituzionale si è completato con 4 decreti del Ministro del lavoro e della previdenza sociale: decreto 15 luglio 1986, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 170 del 24 luglio 1986; decreto del 18 aprile 1996 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 29 aprile 1996; decreto del 12 ottobre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 261 dell'8 novembre 2000, e decreto dell'8 maggio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 157 del 7 luglio 2008;

l'adozione del decreto ministeriale 18 aprile 1996 fu preceduta da lavori preparatori (durati dal 1994 ai primi giorni del 1996), durante i quali fu prospettata dall'Inps l'ipotesi di partecipazione dell'Istituto alla contribuzione previdenziale per i medici fiscali, l'assicurazione degli stessi per gli infortuni del lavoro e all'organizzazione di corsi d'aggiornamento professionale in cambio di un prioritario impegno professionale e una partecipazione più attiva dei medici di controllo alle strategie dell'ente. Tali tutele sociali non furono poi mai tradotte in norma lasciando tutti gli oneri a carico dei medici. Di contro l'Inps beneficiò di una normativa fortemente vincolante, attuando una regolamentazione formale, comunque, particolarmente penalizzante per i professionisti, realizzando e assicurandosi nei fatti un prioritario impegno professionale degli stessi;

nel 1996 i medici furono dunque inseriti nell'organizzazione delle sedi territoriali dell'Inps e assoggettati a potere direttivo verticalizzato e sottoposti al coordinamento (per esempio strutturazione di orari e di disponibilità telefonica per impellenti esigenze di servizio, rotazione sui festivi, eccetera) e controllo quotidiano. Persino l'opera professionale è stata ed è oggetto di stretto controllo e orientamento da parte dei dirigenti medici delle sedi territoriali dell'Inps e della direzione centrale. Inoltre l'assenza di reale posizione super partes e al di fuori di vincoli gerarchici (si veda l'obbligo di convocare a visita ambulatoriale, presso i medici dipendenti dell'Inps, i casi di contestazione della decisione del medico fiscale oppure l'obbligo di effettuare la prestazione con i caratteri di efficienza, efficacia e qualità prevista nei mansionari e sottoposta al giudizio del/dei dirigente/i della struttura medico-legale) rende la prestazione lavorativa dei medici fiscali dell'Inps, altrimenti detti medici "di lista", difficilmente assimilabile alla "natura fiduciaria dell'incarico professionale" che pervicacemente l'Istituto le attribuisce azzerando di fatto la reale autonomia della prestazione del professionista;

è da considerarsi stabile, per i medici titolari dell'incarico, l'inserimento nell'organizzazione delle sedi Inps. Tali medici, dal momento della sottoscrizione dell'accettazione dell'incarico, furono (e sono) tenuti ad osservare le prescrizioni di un mansionario ("criteri per lo svolgimento del servizio"), stilato dall'Inps, che prevede: a) l'obbligo di garantire l'esecuzione delle visite assegnate giorno per giorno dall'Istituto, secondo le esigenze di servizio, senza la garanzia di un numero minimo di incarichi; b) l'obbligo d'effettuazione delle visite, da eseguirsi nelle fasce orarie previste (10.00-12.00 e 17.00-19.00), tutti i giorni dell'anno, compresi i festivi. Non furono giudicati ammissibili impedimenti al servizio nell'arco della settimana o del mese, in quanto il rapporto di lavoro avrebbe dovuto avere caratteristica continuativa ed esclusiva (in particolare non fu permessa alcun altra attività lavorativa con diverso datore di lavoro pubblico o privato anche in una dimensione di collaborazione coordinata e continuativa) né poteva essere oggetto di rifiuto da parte del medico incaricato l'eventuale disagevole ubicazione dei controlli da eseguire, pena la sospensione o revoca dell'incarico; c) l'obbligo di sottostare alla assegnazione delle visite da effettuarsi per fascia di reperibilità, messa poi in atto dalle sedi, in modo da evitare sostanziali esenzioni dall'impegno in uno dei periodi temporali giornalieri previsti (vincolo biquotidiano); d) l'obbligo di reperibilità, anche telefonica; e) l'obbligo per i medici di lista di comunicare, con congruo anticipo, i periodi di astensione dal servizio, peraltro contingentati in un periodo di comporto oltre il quale fu prevista decadenza dall'incarico; f) l'obbligo di provvedere ai mezzi necessari per raggiungere il luogo fisico ove espletare la prestazione, con il riconoscimento di un rimborso forfetario (un quinto del costo della benzina per chilometri) per i controlli da effettuarsi fuori della cinta urbana (senza alcuna definizione della locuzione "cinta urbana", sulla base di costi di carburante non aggiornati e di precostituite, vetuste, tabelle chilometriche);

il servizio ispettivo, visite mediche di controllo, è svolto sul territorio esclusivamente e quotidianamente dai medici fiscali dell'Inps; si tratta di una figura professionale che si distingue dunque dal semplice osservatore del fenomeno per la capacità tecnica di valutare, sotto il profilo medico-legale e assicurativo, lo status di malattia attraverso la propria facoltà/potestà di compiere, nel rispetto della dignità e della libertà della persona, un atto medico completo, per esserne stato abilitato dalla legge e dall'esperienza. Vi sarebbe, pertanto, perfetta coincidenza tra i fini istituzionali dell'ente ed il lavoro dei medici fiscali;

nel 2000 il rapporto di lavoro dei medici fiscali con l'Inps muta, in parte, nuovamente, prevalentemente per la statuizione delle incompatibilità, in forza del decreto ministeriale del 12 ottobre 2000. Rimangono invece sostanzialmente immutati gli elementi di atipicità, permanendo la condizione lavorativa dei professionisti a metà strada tra il lavoro parasubordinato e subordinato, ma definito dall'Inps, a tutti gli effetti (previdenziale, fiscale), lavoro autonomo. Una collocazione lavorativa, a quanto risulta agli interroganti, particolarmente penalizzante per i medici fiscali poiché capace di minimizzare i diritti ed i vantaggi di tutte le tipologie di lavoro citate, dando luogo ad un regime speciale, privo di garanzie e protezioni;

considerato che:

secondo i dati della Federazione dei medici, nel 2012 l'Inps ha effettuato 1.300.000 visite mediche di controllo domiciliare. Di queste circa 970.000 sono quelle disposte d'ufficio e circa 330.000 quelle richieste dai datori di lavoro, di cui circa un 10 per cento nei confronti di lavoratori non a indennità di malattia a carico dell'Inps;

la spesa complessiva è stata di circa 69 milioni di euro: la quota recuperata dai datori di lavoro è stata di circa 17 milioni di euro. Gli "assenti a visita" si aggirano intorno a 260.000 e daranno origine a un gettito (incasso delle relative sanzioni) fra i 17 e i 20 milioni di euro;

a queste cifre vanno aggiunte quelle derivanti dai risparmi operati dall'Istituto a seguito della riduzione delle prognosi e, soprattutto, con le riammissioni al lavoro. L'Inps ha erogato nel 2012 2.053 milioni di euro di indennità di malattia;

a giudizio degli interroganti, stante l'importanza economica del lavoro svolto, non appare chiaro con quale criterio l'Inps abbia dal 2 maggio 2013 sospeso l'attività di controllo d'ufficio sui certificati di malattia, non ritenendo giustificabile il motivo della spending review,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare a tutela dei medici fiscali, con particolare riferimento alla tipologia contrattuale;

quali misure intenda assumere al fine di provvedere alla puntuale pubblicazione dei dati dell'assenteismo lavorativo a seguito dei mancati controlli.

(4-00290)

SIMEONI, TAVERNA, FATTORI, BENCINI, ROMANI Maurizio - Al Ministro della salute - Premesso che:

la Regione Lazio è al terzo commissariamento consecutivo per il forte disavanzo derivante dalla spesa della sanità pubblica;

il regolamento ministeriale sui requisiti dei servizi sanitari condiviso dal Gruppo interregionale per l'emergenza-urgenza del quale fa parte l'ARES (Azienda regionale emergenza sanitaria), stabilisce che le automediche sono previste in ragione di uno ogni 60.000 abitanti;

considerato che:

in base a tali criteri l'impiego di automediche in sostituzione delle ambulanze medicalizzate, stabilito per la provincia di Latina, dovrebbe essere di 9-10 unità in quanto dal censimento 2011 la popolazione raggiunge 520.000 unità, senza contare i flussi di immigrati e turistici;

in realtà il nuovo piano dell'ARES, emanato con l'atto n. 105 del 27 febbraio 2013, riduce a 3 le automediche, ben al di sotto dei parametri stabiliti dal regolamento ministeriale;

per tali motivi è anche stata presentata una diffida presso l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici da parte della Croce rossa italiana, ex-concessionaria del servizio;

considerato inoltre che:

sempre in base a tale piano la nuova organizzazione deliberata dall'ARES indetta con gara negoziata prevede un costo di 9.716.700 euro (semestrale 4.858.377 euro) per 13 ambulanze e sulle stesse è stata rimossa la figura del medico a bordo (MSA, mezzo soccorso svanzato);

nel precedente piano, attualmente in scadenza, le ambulanze a disposizione erano 15 e su tutte era prevista la figura di un medico sulle 24, ma il prezzo del servizio era molto inferiore (7.700.000 annui, 3.850.000 semestrali);

oltre a rappresentare un incomprensibile aumento di spesa a fronte della diminuzione del servizio, tale nuovo piano, nella sua "riorganizzazione", prevede la soppressione delle postazioni di Sonnino e la rimozione dell'ambulanza di Gaeta (Latina), esponendo la popolazione di questo territorio a forti rischi nei periodi estivi quando il flusso di turismo è maggiore;

il personale addetto al coordinamento delle ambulanze è del tutto insufficiente ed in grave carenza di organico a causa del blocco del turnover e dei recenti tagli e pertanto risulterà altrettanto impossibile per le centrali operative 118 evadere le chiamate per codici di elevata gravità (rosso e giallo evolutivo) con l'invio di mezzi medicalizzati, con conseguenze negative sull'assistenza sanitaria in emergenza ai cittadini, prevista dai livelli essenziali di assistenza;

ne deriva una riduzione inaccettabile della qualità delle prestazioni in emergenza, compresa l'oggettiva impossibilità di effettuare, senza medico a bordo, i percorsi previsti dall'organizzazione delle reti assistenziali per i pazienti critici in emergenza sul territorio, anche alla luce della riconversione della rete ospedaliera laziale, ai sensi di specifici decreti del Commissario ad acta del 2010 (decreto U0090),

si chiede di sapere:

quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda urgentemente adottare al fine di verificare la corretta applicazione dei regolamenti ministeriali sul territorio ed in particolare del regolamento ministeriale sui requisiti dei servizi sanitari condiviso dal Gruppo interregionale per l'emergenza-urgenza;

se non ritenga opportuno intervenire presso il Commissario ad acta per la prosecuzione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Lazio, al fine di far luce sulle gravi irregolarità riscontrate in seguito all'indizione del bando di gara dell'ARES di Latina.

(4-00291)

MOLINARI, BATTISTA, COTTI, BIGNAMI, MARTON, MANGILI, CRIMI, CAMPANELLA - Ai Ministri della difesa e dell'interno - Premesso che:

risulta agli interroganti che da più di 2 anni sia stata completata ma non utilizzata la nuova sede della caserma dei Carabinieri di Cetraro (Cosenza), importante località del Tirreno cosentino;

Cetraro si trova in un territorio potenzialmente al centro di apprezzabili flussi economici e turistici, che stenta tuttavia a svilupparsi per acquistare una dimensione moderna a causa, anche, di una storica e sempre più agguerrita presenza della criminalità organizzata;

i presidi di legalità, nel territorio meridionale, costituiscono infrastrutture fondamentali da realizzare per testimoniare la presenza dello Stato ed affrancare i cittadini dal bisogno di sicurezza mentre, al contrario, si è assistito alla progressiva chiusura di tali presidi a causa dei tagli finanziari apportati al bilancio delle amministrazioni preposte alla sicurezza pubblica;

attualmente, i fedeli servitori dell'Arma sono costretti in locali vetusti di circa 300 metri quadri, contro gli oltre 4.000 metri quadri di quelli disponibili ma inutilizzati, realizzati peraltro sulla base di stringenti specifiche tecniche imposte dal Ministero della difesa e resi aderenti alla realtà concreta della zona sulla base dei pareri espressi dai comandanti su base territoriale. L'inadeguatezza della sede rischia di mortificare nei fatti l'encomiabile sacrificio quotidiano dei carabinieri;

l'operatività della nuova caserma andrebbe peraltro ad incidere positivamente e produrre indubbi benefici ben oltre il territorio comunale medesimo, garantendo la sicurezza di una zona più ampia;

appare agli interroganti totalmente irragionevole voler ulteriormente ridurre gli investimenti e la spesa pubblica su opere già formanti oggetto di precedenti impegni, formali e sostanziali, attesa l'inderogabilità delle misure che riguardano la sicurezza dei cittadini e la piena vivibilità della società;

la situazione sta, inoltre, arrecando un danno grave, che rischia di divenire irreparabile, alle imprese, maestranze comprese, contrattualmente coinvolte nella realizzazione della caserma, ed è passibile di ripercuotersi negativamente in sede risarcitoria nei confronti dello Stato;

nella seduta del 25 marzo 2013 il Consiglio regionale della Calabria, mediante un apposito ordine del giorno in ordine alla mancata operatività della nuova sede della caserma dei Carabinieri di Cetraro, ha invitato la Giunta regionale a mettere in atto tutte le azioni necessarie per superare gli impedimenti in essere e di rappresentare al Ministro dell'interno l'urgente necessità delle popolazioni del Tirreno cosentino ad avere in tempi brevi un presidio di legalità certo ed efficiente,

si chiede di sapere se corrisponda al vero che un'intimazione di sfratto pende sui locali attualmente adibiti a caserma dei carabinieri di Cetraro e quali misure intendano assumere i Ministri in indirizzo (al di là delle semplici enunciazioni di principio quando si parla di sicurezza dei cittadini, delle prerogative delle forze dell'ordine e dei diritti dei cittadini contraenti dello Stato) al fine di procedere all'improcrastinabile intervento.

(4-00292)

TURANO, GIACOBBE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

contro la prossima chiusura della filiale del banco di Napoli di Gioiosa Jonica (Reggio Calabra), si è mobilitato un comitato spontaneo, formato dai sindaci di Gioiosa Jonica, Martone, San Giovanni di Gerace, Grotteria e Mammola, dal presidente delle associazioni dei Comuni della Locride ed in ultimo dal vescovo di Locri;

la filiale, presente da oltre 50 anni sul territorio, rappresenta il punto di riferimento creditizio per la maggior parte dei cittadini di Gioiosa Jonica e dei paesi limitrofi;

la chiusura potrebbe produrre un danno ad un bacino di utenza stimato di circa 10.000 abitanti ed imprese economiche del territorio;

essendo l'unica banca presente sul territorio, la sua chiusura potrebbe produrre un incremento di attività illecite legate al credito,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di scongiurare la chiusura della filiale ed evitare, per effetto della chiusura, la migrazione per le attività quotidiane legate ad operazioni di banca da parte del singolo cittadino e delle numerose aziende del territorio.

(4-00293)

SCILIPOTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che il Porto di Villa San Giovanni, situato a ovest di Reggio Calabria, è il più grande terminal per traghettamento di autoveicoli e rotabili ferroviari della Calabria;

premesso altresì che, a quanto risulta all'interrogante, l'imbarco dei mezzi pesanti avviene in pieno centro città, insieme a quello degli utenti privati e degli studenti, paralizzando la viabilità e creando problemi, sia di sicurezza stradale che di salute pubblica, considerato l'alto tasso di smog prodotto dagli autoarticolati in attesa di traghettamento,

l'interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno adottare iniziative di propria competenza volte a prevedere la creazione di una zona d'imbarco per mezzi pesanti più decentrata, creando le condizioni affinché le operazioni di imbarco siano più fluide possibili e compiute in totale sicurezza, liberando al contempo il centro città dall'eccessivo traffico e inquinamento, dannosi per i cittadini.

(4-00294)

MAZZONI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

ogni anno attraverso i money transfer escono dall'Italia capitali per decine di miliardi di euro, un fenomeno in continua espansione, fondato sul pericoloso binomio evasione fiscale-riciclaggio;

le agenzie di trasferimenti sono passate in Italia dalle 687 del 2002 alle 34.000 del 2010, con un aumento del 5.000 per cento;

dai controlli effettuati dalla Guardia di finanza più di un money transfer su due è risultato fuorilegge per esercizio abusivo dell'attività finanziaria e violazione della normativa antiriciclaggio;

i money transfer possono essere aperti in qualsiasi esercizio commerciale e consentono di inviare soldi all'estero con costi di commissione irrisori. Ciò che rende il meccanismo particolarmente appetibile e soggetto a conseguenti illegalità è il non essere tenuti alla titolarità di un conto bancario, non dover possedere un documento di cittadinanza né tanto meno una tessera associativa; l'unico onere che gli utenti del servizio hanno è quello di esibire un documento di identità, facilmente falsificabile;

spesso, tra la comunità straniera e il gestore del money transfer, esiste un livello intermedio, una persona che fa da collettore con la raccolta porta a porta del denaro da inviare;

in virtù di uno studio effettuato dall'Ufficio italiano Cambi, è emerso che ogni mese escono dall'Italia, attraverso tali canali, capitali per oltre 5 miliardi di euro, circa 7 milioni di euro ogni ora (ma la stima sembra essere molto al ribasso);

l'attività di money transfer è in sostanza assimilabile a una sorta di bonifico transfrontaliero, laddove il bonifico, in termini generali, consiste in un ordine, impartito da un soggetto, tramite una banca od altro istituto abilitato, di pagare una somma determinata a favore di un beneficiario presso gli sportelli della stessa o di altre banche o di altri soggetti in Italia o all'estero. In definitiva, il servizio di money transfer si estrinseca nello spedire o ricevere denaro, attraverso una rete di agenzie o monomandatari localizzati in aree geografiche diverse e in Stati diversi, movimentando i conti correnti dei soggetti che intervengono nell'operazione, od anche attraverso operazioni cosiddetto extraconto o di sportello;

l'individuazione, il sequestro e la confisca dei patrimoni illeciti appaiono, pertanto, strumenti necessari per interrompere tale "ciclo produttivo", indipendentemente dal comparto criminale da cui il denaro proviene o verso cui è diretto. E, alla base di tutto, spesso, quanto alle fonti del denaro, ci sono l'evasione e l'elusione fiscale;

un'operazione della Guardia di finanza coordinata dalla Procura di Firenze ha svelato nei giorni scorsi un flusso enorme di denaro, partito in larga parte da Prato e trasferito in Cina attraverso i money transfer, un riciclaggio di 4,5 miliardi di euro (una cifra più alta dell'Imu sulla prima casa) frutto di un sistema economico illegale radicato in Toscana ma anche in alcune grandi città come Roma, Milano e Napoli (si veda "La Repubblica" - Prato del 30 maggio 2013);

i soldi riciclati erano provento dello sfruttamento di manodopera sottopagata e quasi sempre clandestina, della contraffazione di marchi, del contrabbando e dell'evasione fiscale. Si legge nell'articolo citato: «Per ripulirli venivano mandati in Cina utilizzando un numero enorme di transazioni di basso valore, la maggior parte di appena 1.999 euro l'una, che permettevano di evitare i controlli automatici»;

i controlli periodici sulle transazioni transfrontaliere hanno rivelato che nel 2009 e nei due anni precedenti solo da Prato sono partiti circa 430 milioni di euro all'anno per la Cina;

per 24 dei 287 indagati, quasi tutti imprenditori cinesi o loro prestanomi, l'accusa è di associazione mafiosa «"finalizzata al riciclaggio di ingenti somme di denaro pari a euro 4.501.189.227,58, dall'anno 2006 all'anno 2010". La Procura di Firenze è infatti convinta che la colossale attività di riciclaggio sia stata eseguita con modalità mafiose, e cioè con l'uso della forza intimidatrice, con conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà, in modo tale da acquisire il controllo di gran parte delle rimesse degli imprenditori cinesi operanti in Italia. Il tutto agevolando e rafforzando "almeno in parte", altri gruppi di criminalità cinese di stampo mafioso, come quelli che gestiscono i flussi degli immigrati clandestini tra Firenze e Prato» (si veda l'articolo citato);

degli oltre 6,5 miliardi che vengono inviati tramite money transfer, circa 1,7 miliardi hanno come destinazione la Repubblica popolare. In quattro anni è di oltre 7 miliardi la cifra totale che i cinesi hanno inviato in patria. Solo a Prato ogni straniero spedisce in media 16.760 euro, quasi 1.400 euro al mese;

gli ingenti trasferimenti illeciti di denaro da Prato alla Cina sono stimati dalla Procura di Firenze e dalla Guardia di finanza in più di 4 miliardi di euro nel giro di pochi anni;

in molte operazioni la Guardia di finanza ha trovato documenti falsi o di persone morte da anni. La tecnica del frazionamento, con più invii di denaro sotto il limite consentito con la complicità di prestanomi o amici compiacenti, è sempre più diffusa;

i titolari dei money transfer non possiedono un'estrazione di natura finanziaria in senso stretto, in quanto sono spesso allocati presso phonecenter, internet point, centri commerciali e cartolerie; l'attività si caratterizza per l'elevato numero e la mobilità degli operatori, rispetto ai quali il controllo è certamente assai più problematico rispetto alla tradizionale e ben più strutturata attività bancaria e finanziaria in senso stretto. Tutto, quindi, o quasi è clandestino: l'utente del sistema di money transfer, la rete di trasmissioni, a volte anche il punto di gestione, e le operazioni finanziarie illegali possono così agevolmente mimetizzarsi. Si tratta, infatti, di trasferimenti di denaro contraddistinti dal contante, in relazione ai quali è più facile eludere, rispetto al canale bancario, i presìdi antiriciclaggio e, conseguentemente, ostacolare l'individuazione dell'origine dei fondi;

il punto di partenza per un'efficace azione di contrasto deve, in ogni caso, partire dall'individuare e bloccare i meccanismi di passaggio di risorse finanziarie-economiche dalle attività socio-economiche "legali" ai gruppi criminali;

nel corso della XVI Legislatura sono state introdotte diverse disposizioni volte a contrastare l'uso illecito del cosiddetto money transfer, disponendo, tra l'altro, che il gestore degli esercizi di telefonia e di internet autorizzati al trasferimento di denaro debba provvedere ad acquisire copia del documento d'identità del richiedente il servizio. Ma la lotta alla contraffazione, al terrorismo e al traffico illecito di denaro ha bisogno di una risposta che sia decisa e, anche se drastica, il più possibile risolutiva del problema e, comunque, in grado di arginare un fenomeno imponente e degno a livello istituzionale della massima attenzione. È in gioco, infatti, l'interesse nazionale del Paese nel senso più ampio del termine; un interesse, quindi, sicuramente prevalente rispetto alle limitazioni delle singole attività imprenditoriali legate ai servizi di pagamento. Si tratta, tra l'altro, di una limitazione che si rende assolutamente necessaria nel momento in cui sono proprio i dati forniti dal Corpo della Guardia di finanza a dimostrare l'assoluto prevalente cattivo utilizzo dello strumento del money transfer;

sono i numeri, infatti, a dimostrare la gravità di un fenomeno che genera continue forme di illegalità, che non potrebbero essere neutralizzate con la semplice introduzione di ulteriori controlli. La crescita continua dei fenomeni di illecito nell'ambito di tali strutture è infatti tale da imporre misure drastiche di natura preventiva, assolutamente necessarie per porre fine a un'anomalia evidente del sistema di circolazione del denaro;

mentre si è andati nel senso di una regolamentazione sempre più rigida e orientata verso l'utilizzo della moneta elettronica, per favorire la tracciabilità dei pagamenti, un sistema di money transfer che utilizza denaro contante di dubbia provenienza è una contraddizione che il legislatore ha il dovere di rimuovere,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga utile, per contrastare il fenomeno di traffici illeciti legati alla criminalità organizzata, arrivare a una rapida eliminazione dei money transfer, prevedendo il divieto dell'esercizio esclusivo dell'attività di prestazione di servizi di pagamento da parte delle persone fisiche e giuridiche che non siano intermediari bancari e finanziari autorizzati ovvero istituti di pagamento o imprese non bancarie autorizzate alla prestazione di servizi di pagamento;

se non ritenga urgente rafforzare i controlli nelle città, come Prato, che le inchieste della magistratura e le operazioni della Guardia di finanza hanno individuato come i principali collettori del riciclaggio attraverso i money transfer.

(4-00295)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-00101 del senatore Mazzoni, sull'erogazione alle scuole paritarie delle risorse accantonate per l'anno 2013.

Interrogazioni, ritiro

È stata ritirata l'interrogazione 3-00081, del senatore Bocchino ed altri.

Avviso di rettifica

Nel Resoconto sommario e stenografico della 29a seduta pubblica del 28 maggio 2013, sotto il titolo "Disegni di legge, annunzio di presentazione", a pagina 26, sostituire l'annuncio della presentazione del disegno di legge n. 715 con il seguente:

"senatori Marcucci Andrea, Cantini Laura, Ginetti Nadia, Cociancich Roberto Giuseppe Guido, Di Giorgi Rosa Maria, Lepri Stefano, Morgoni Mario, Collina Stefano, Del Barba Mauro, De Monte Isabella

Abrogazione del finanziamento pubblico alla politica e introduzione del finanziamento mediante credito di imposta (715)

presentato in data 27/5/2013);".