Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 646 del 14/12/2011

ADAMO (PD). Signora Presidente, oggi, all'inizio dei nostri lavori, abbiamo avuto modo, anche se brevemente, di esprimerci sui fatti di Firenze.

Giustamente è stato dato peso alla condanna dell'episodio e alle sue motivazioni razziali e neonaziste, visto il profilo dell'assassino, e ovviamente al cordoglio e alla solidarietà alle vittime e alle loro famiglie, perché questo era il tema principale. Ancora una volta, però, è andato in ombra in questo nostro ricordo un fatto su cui invece vorrei attirare l'attenzione dell'Aula, anticipando la presentazione di un'interrogazione. Sono contenta che sia presente il Governo, dal momento che intendo rivolgere un'interrogazione (di cui sollecito sin d'ora una risposta urgente) al Ministro dell'interno per capire come può essere possibile che una persona, di cui la stampa in tempi così veloci ha ricostruito la figura, i siti e i blog che frequentava, l'appartenenza a un gruppo neonazista, gli iscritti, il profilo chiaramente disturbato sul piano psichico, fosse in regolare possesso di porto d'armi e si andasse ad esercitare regolarmente al poligono.

Pongo tale questione in quanto sono prima firmataria di un disegno di legge (ma ce ne sono altri) che prevede la revisione delle modalità di concessione del porto d'armi, e soprattutto la costituzione di un osservatorio-banca dati interministeriale che faccia dialogare i sistemi tra di loro. Per ottenere, e soprattutto per rinnovare il porto d'armi, il momento più burocratico - nel senso che non si fanno quelle verifiche che andrebbero fatte - mi sembra quello del rinnovo. Se uno ha avuto tre trattamenti sanitari obbligatorie, perché purtroppo questo non è il primo caso di cui ci stiamo occupando esattamente in questi termini, non può avere il porto d'armi. In questo caso c'è anche un aspetto politico-ideologico, a differenza di altri casi in cui vi è il folle uccide la famiglia, o il folle che uccide i vicini di casa, ma ricorre sempre questo profilo: abbiamo la licenza di porto d'armi e abbiamo il fatto che magari la persona è in cura psichiatrica o è stata sottoposta a TSO. Tutte le volte che ce ne siamo occupati, la risposta è stata che chi rilascia il porto d'armi non è informato di queste situazioni. C'è un problema di privacy che dobbiamo trovare il modo di superare insieme, ma non è più possibile che ci si ritrovi in questa sede - non so più quante volte quest'anno - a piangere episodi di questo genere, senza poi mettere mano alla legislazione.