Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 646 del 14/12/2011
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Sull'uccisione di due cittadini senegalesi a Firenze
LIVI BACCI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIVI BACCI (PD). Signor Presidente del Senato, colleghe e colleghi, sono grato alla Presidenza di questa Assemblea che mi ha permesso di prendere brevemente la parola all'inizio della seduta, dandomi il privilegio di farlo di fronte al plenum del nostro Senato. Nel pomeriggio di ieri, un folle italiano, armato di una «Smith and Wesson», ha sparato a bruciapelo a due cittadini senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, uccidendoli sul colpo, ed ha ferito gravemente un terzo loro compagno. Questo avveniva in un mercato rionale della mia città, Firenze, in mezzo alla folla ed in pieno giorno. Fuggito in macchina, ha raggiunto il mercato centrale della città e ha ferito gravemente, in luoghi diversi, due altri senegalesi, togliendosi la vita prima che la polizia potesse fermarlo.
Ho preso la parola per due ragioni. La prima è la più naturale: esprimere la profonda e commossa solidarietà di questa Assemblea - spero - ai familiari, agli amici, ai compagni di lavoro delle vittime di questa strage (Applausi dai Gruppi PD, PdL e CN-Io Sud-FS) e ai 100.000 cittadini senegalesi che ordinatamente vivono nel nostro Paese, fare i nostri auguri ai tre feriti: che le loro ferite fisiche siano sanate presto, e che quelle morali trovino un adeguato conforto e, infine, esprimere il nostro profondo orrore per questa terribile tragedia.
Il secondo motivo non è meno importante. Lasciamo a chi è uso ad esplorare i meandri della mente umana di provare a comprendere quali siano stati i motivi remoti e quelli contingenti che hanno fatto scattare la follia in un uomo di mezza età, senza apparenti problemi economici, che non conosceva nessuna delle sue vittime.
Sappiamo però due cose: che i colpiti avevano in comune la pelle nera e che l'assassino era un adepto di confuse ideologie neonaziste e razziste. Si tratta dunque di un episodio di odio razziale che interroga le coscienze di noi tutti italiani, ma soprattutto interroga la coscienza di tutti coloro che hanno responsabilità di leadership e che in qualche modo guidano e sono ascoltati e seguiti. Quindi, in primo luogo, noi che facciamo vita politica e che dobbiamo essere sicuri che non una parola, non un atto, non un gesto possano far germinare il repellente germe della violenza, dell'odio razziale, della ripulsa del diverso e dello straniero. Parole, atti o gesti che possano, anche per una minima frazione, contribuire a scatenare la follia, come quella esplosa a Firenze. E, come legislatori, dobbiamo avere cura di non criminalizzare l'atto naturale, anche se non autorizzato, di varcare un confine. Noi, assai più degli altri, abbiamo un grave carico di responsabilità, ma non sempre ne abbiamo piena coscienza. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, IDV, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI).
PARDI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, interverrò brevemente, perché confesso di essermi catapultato in Aula senza nemmeno aver fatto in tempo a sentire quello che ha detto il collega senatore Livi Bacci, che non dubito abbia trovato le parole più giuste e toccanti.
Voglio mettere agli atti soltanto lo sconcerto e l'incredulità di chi ha vissuto quasi tutta la sua vita a Firenze e che, sbagliando, pensava che nella «Toscana felix» e in una città come Firenze simili cose non potessero accadere. Esse però accadono e costituiscono un memento, che ci ricorda come di fronte a questa dimensione siamo disarmati e non riusciamo a fare in modo che il pensiero, la fantasia, la creatività sociale impediscano questi grumi di odio, di insofferenza, di rovesciamento delle proprie incapacità sugli altri.
Queste cose, purtroppo, accadono e non riusciamo ad impedirle, ma non riuscendoci non possiamo nemmeno rinunciare ad un tentativo di rivolta, anche filosofica e psicologica. Non ho altro da aggiungere: siamo tutti frastornati. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, ci associamo e condividiamo quanto già detto dal collega senatore Livi Bacci. Credo che il Parlamento debba trovare il modo e l'occasione di dedicare una giornata dei propri lavori al tema della tolleranza e della lotta alle discriminazioni e alla xenofobia. (Applausi dai Gruppi PD, IDV e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Si tratta di un male molto meno sommerso di quanto appaia, che si manifesta, purtroppo, ormai con una frequenza ampia, come dimostrano non solo i fatti tragici di Firenze, ma anche gli interventi compiuti da gruppi xenofobi, di estrema destra, che hanno colpito anche qui a Roma. Credo che il fenomeno sia molto più grave di quanto appaia.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Pensiamo a quanto accaduto a Torino!
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Ecco, il collega Serra ricorda anche quello che è accaduto a Torino. Credo dunque che ciò meriti l'attenzione dovuta, da parte delle istituzioni, affinché si faccia una verifica sulla dimensione e sull'entità del fenomeno in tutto il territorio nazionale: chiederemo quindi che il Ministro dell'interno possa darci uno spaccato di questa realtà. Credo sia anche giusto promuovere una cultura diversa nel nostro Paese, che faccia dell'integrazione uno strumento di prevenzione dei conflitti sociali.
Ci associamo dunque, anche a nome dei colleghi del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI, al cordoglio per le vittime di questa violenza. Credo che questa sia un'occasione, purtroppo triste e tragica, capace però di metterci in condizione di affrontare con determinazione e serietà il fenomeno del razzismo, che purtroppo esiste nel nostro Paese e che purtroppo ha avuto anche manifestazioni ai più alti livelli - diciamo così - anche della rappresentanza politica, che non sono degni di un Paese civile come il nostro. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e PD).
AMATO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMATO (PdL). Mi associo a quanto detto dal collega Livi Bacci ed esprimo la solidarietà e la vicinanza, mia personale e del Gruppo PdL, alle vittime ed a tutta la comunità senegalese di Firenze. Il gesto è da addebitare alla follia di un'anima persa, talmente persa che si è uccisa, una volta accerchiata dalle forze dell'ordine. Dico questo perché conosco la mia città, Firenze, come la conosce bene il senatore Livi Bacci, e non credo, presidente Chiti, che si possa parlare di un razzismo presente a Firenze.
Vi è un bell'articolo, collega Livi Bacci, oggi sul Corriere della Sera. E' l'intervento di uno scrittore fiorentino che dice appunto che la chiave interpretativa di questo gesto è nella follia di un singolo. Non è nel costume decaduto di una città. Detto questo, qualsiasi iniziativa contro l'intolleranza, il razzismo sarà sempre sostenuta da chi, come noi, crede nei valori della libertà, del progresso civile e della tolleranza. (Applausi dal Gruppo PdL).
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, intervengo brevemente per sottolineare come anche noi sosteniamo tutte quante le ragioni di un atteggiamento culturale, del quale abbiamo parlato poco fa in un bell'incontro con il Ministro per i beni e le attività culturali, al quale abbiamo chiesto tra l'altro di interessarsi come Ministro anche del tema della interculturalità, proprio per cercare di creare quella consapevolezza del rispetto, della dignità e della cultura dell'altro che può appartenere anche ad una pacifica convivenza all'interno della nostra Italia ed evitare questi episodi di razzismo che, oltretutto, sono assolutamente da rifiutare in termini proprio di sensibilità umana, collettiva e culturale.
Voglio dirlo perché, avendo 51 etnie nella mia città, sono stato il primo sindaco in Italia che ha inventato il 41° consigliere aggiunto per fare in modo che coloro che vengono, necessitati, da altri Paesi, possano realmente partecipare alla vita della città, apprezzare la nostra cultura, ma dare modo anche a noi di apprezzare la loro cultura.
L'episodio di ieri è assolutamente inqualificabile e, oltre a condannarlo veramente con tutto l'animo e con tutta la nostra sensibilità umana, vogliamo anche augurarci che anche il Parlamento voglia fare la sua parte per discutere di un tema che non è assolutamente superfluo perché attiene al rispetto dei diritti umani, della dignità della persona, che non debbono essere parole retoricamente ripetute ma sentimenti realmente vissuti nella quotidianità. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS, PdL e del senatore Morando).
DIVINA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signor Presidente, condanniamo anche noi - perché altro non si può fare - quanto è accaduto; vorremmo richiamare però l'Aula ad un po' di serietà, perché non si possono inventare pretesti sui giudizi di determinate azioni per invocare inesistenti forme di devianza. Noi siamo convinti che in ogni famiglia si nasconda un cretino, che come tale deve essere considerato, al di là della sua famiglia di origine. (Commenti del Gruppo PD). Se noi non condanniamo apertamente, alimentiamo a nostra volta differenziazioni altrettanto pericolose come quelle che stentiamo a placare, dando un messaggio, viceversa, di condanna unanime. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il rappresentante del Governo. Ne ha facoltà.
MALASCHINI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, il Governo esprime con le mie parole i sentimenti di condanna e di solidarietà.
Vorrei aggiungere che dietro il dato di cronaca e le parole senz'altro dovute ci sono delle persone, ci sono dei morti, ci sono delle famiglie, degli affetti che sono stati colpiti in modo doloroso. C'è una comunità che chiede allo Stato rispetto e sicurezza. È un dovere dello Stato garantire a questa comunità rispetto e sicurezza. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
PRESIDENTE. Anche la Presidenza, attraverso la mia persona, si associa ad un sentimento di condanna, come quello espresso da tutti i Gruppi, nei confronti del brutale assassinio perpetrato ieri a Firenze. Esprime quindi il cordoglio alle famiglie delle vittime, gli auguri ai feriti, la solidarietà alla comunità senegalese e alla città di Firenze.
Penso, come alcuni colleghi hanno richiamato, che sia giusto ricevere anche da questa vicenda una sollecitazione ad una riflessione e ad un impegno volto ad evitare ovunque l'insorgere e il manifestarsi di forme di violenza e di intolleranza e per portare avanti l'affermazione dei diritti umani ovunque. Da questo punto di vista, non credo ci siano aree di per sé felix o infelici; ci sono ovunque impegni, riflessioni e approfondimenti che è doveroso fare.