Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 646 del 14/12/2011

MURA (LNP). Signor Presidente, gentili membri del Governo, onorevoli colleghi, dopo aver ascoltato stamattina il presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti, che riferiva sui risultati del Consiglio europeo di Bruxelles, ci troviamo a discutere e a legiferare sugli aspetti che più richiamano la nostra responsabilità, soprattutto nei confronti di quelle persone che ci hanno eletto (perché - lo ricordo a tutti - noi siamo stati eletti).

Oggi noi siamo impegnati in un atto importante come quello della modifica della nostra Carta costituzionale. Nello specifico - l'hanno già richiamato i colleghi che sono intervenuti prima di me - quello che ci apprestiamo a fare è l'introduzione nella Costituzione del principio del pareggio di bilancio, correlandolo ad un vincolo di sostenibilità del debito di tutte le pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle regole in materia economico-finanziaria derivanti dall'ordinamento europeo. Nella pratica, vogliamo andare ad assicurare l'equilibrio tra le entrate e le uscite di bilancio, pareggio che viene assicurato anche per mezzo di verifiche sia a livello consuntivo che preventivo.

L'articolo 81 della Costituzione nella sua attuale formulazione, purtroppo, al di là di quelle che sono state le buone intenzioni dei Padri Costituenti, non ha infatti costituito un argine alla creazione di disavanzi e del debito. Nella dottrina prevalente si riteneva che l'articolo 81 non ponesse limite alla creazione di disavanzi, e ci si è sempre preoccupati del fatto che la legislazione di spesa estemporanea adottata dal Parlamento non alterasse gli equilibri assunti nelle decisioni di bilancio.

Non trascuriamo poi il fatto che, con l'avallo della giurisprudenza costituzionale e, quindi, dei professori costituzionalisti, si affermò anche il concetto della legittimità di copertura realizzata attraverso, ad esempio, il ricorso ai prestiti, un procedimento sicuramente già sbagliato sul nascere, come tutti voi, credo, possiate condividere.

Non è quindi un caso se, come sappiamo tutti, tra gli anni Settanta e Ottanta e i primi anni Novanta, il rapporto fra il debito pubblico e il PIL è schizzato verso l'alto, passando dal 38 per cento del 1970 al 100 per cento del 1990, per arrivare ai livelli attuali.

Ecco perché la Lega Nord non può che vedere favorevolmente il pareggio di bilancio in Costituzione. Il Gruppo che rappresento, d'altronde, ha sempre fatto del contrasto alla spesa pubblica irresponsabile da parte dello Stato una delle sue bandiere politiche. La Lega Nord da sempre ha sottolineato la necessità di porre dei limiti costituzionali anche alla pressione fiscale, nonché di esplicitare che l'imposizione fiscale a livello decentrato non debba essere mai aggiuntiva, bensì sostitutiva di quella statale. Noi non siamo sicuramente quelli che pensano a dei doppioni: noi vogliamo garantire l'interesse del contribuente, delle istituzioni, ma soprattutto dei cittadini.

D'altronde, se questo Paese è giunto ad una situazione di tale criticità per quanto riguarda il debito pubblico, lo si deve in gran parte a tutte quelle amministrazioni dissennate, e noi lo diciamo da anni, non solo qui in Parlamento, ma a tutti i livelli politico-amministrativi. Noi da sempre chiediamo di andare a colpire quelle amministrazioni che negli anni hanno sperperato montagne di denaro, di risorse pubbliche in spese inutili, in assunzioni inutili e non produttive. Lo abbiamo letto e sentito ovunque: casi di false pensioni di invalidità, spreco intollerabile di denaro pubblico, affiancati da pochi controlli. Ed ora a farne le spese sembrano essere sempre i soliti: i nostri pensionati, i nostri lavoratori, i nostri giovani.

Sinceramente non mi curo molto di quelli che magari potrebbero essere i sorrisi anche oggi in quest'Aula, ma sottolineo che al Nord solo l'11 per cento delle pensioni di invalidità è fasullo, mentre al Sud si vola a percentuali che raggiungono anche il 48 per cento.

Al di là di quello che è il nostro pensiero politico su Nord e Sud, questo mio pensiero ha un solo nome: sperpero di risorse. Proprio ora che ci troviamo in un momento di grandissima difficoltà economica, quelle risorse potevano essere sicuramente utilizzate in altro modo. Noi della Lega Nord da sempre combattiamo contro gli sprechi e gli sperperi e ci auguriamo sinceramente, davvero, che, tra le tante proposte di questo Consiglio dei tecnici-ministri, ce ne siano alcune volte a tagliare questi sprechi e che abbiano altresì l'obiettivo di cambiare il modo di amministrare questo Paese.

Anche se in questo momento il nostro orientamento di voto è favorevole al disegno di legge costituzionale in discussione, com'è già successo alla Camera, ci terrei a ricordare che il nostro movimento l'aveva auspicato da tempo. Per citare un po' di storia, ricordo le proposte del Gruppo di Milano, guidato da Gianfranco Miglio, che aveva pensato di introdurre alcune forme di controllo; poi D'Alema nel '97 ha proposto la misura della golden rule, cioè la possibilità di indebitarsi solamente per sopperire alle spese d'investimento.

Quello che lo Stato non ha fatto in passato, cioè coniugare i due principi fondamentali di rischio e responsabilità, oggi finalmente viene inserito in Costituzione. Sul concetto di responsabilità mi permetto di ricordare che si espresse anche Einaudi, che dopo il 1929 disse che la responsabilità di chi aveva prodotto il deficit e aveva giocato sulla pelle della gente non era stata punita. Mai un discorso potrebbe essere più attuale oggi: non è stata fatta, ricordava Einaudi, un'operazione di verità, di equità e di controllo al riguardo. Ho una curiosità che purtroppo non posso soddisfare, perché mi piacerebbe proprio sapere cosa avrebbe scritto Einaudi della paradossale situazione in cui versiamo oggi.

Oggi ci viene imposto il sistema della tecno-finanza, il Governo dei tecnici alla ricerca di interlocutori, di illuminati, dell'approvazione della Commissione europea e della BCE, ma nessuno fino ad oggi si è posto l'obiettivo di compiere la vera operazione che andrebbe compiuta, l'operazione-verità di cui parlavo prima.

Colgo l'occasione di questa discussione per sottolineare il fatto che questo Governo per ora ha parlato di mille manovre e infiniti tagli, ma dagli atti vedo che non ha la minima idea di proposte di riforme vere e strutturali.

Torniamo però nello specifico all'articolo 81 della Costituzione: va bene l'equilibrio di bilancio, ma vogliamo mantenere in questo Parlamento la politica fiscale (quindi l'individuazione di chi in qualche modo deve essere agevolato) e la politica d'indirizzo economico. Quando si dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione - e questa è una cosa importante - non significa che la sovranità appartiene a qualcun altro, come la Commissione europea, i trattati europei o la BCE. A noi della Lega Nord non piace assolutamente quest'idea, né che ci sia qualcuno di non eletto e di non rappresentativo che imponga a questo Parlamento un qualsiasi tipo di bilancio. (Applausi dal Gruppo della LNP).

La verità, onorevoli colleghi e gentili membri del Governo, è che l'unico metodo per riuscire ad avere una politica che raggiunga effettivamente la responsabilizzazione e la responsabilità degli attori è proprio la riforma del nostro ordinamento secondo un progetto federalista. Citiamo l'articolo 11 della legge sul federalismo fiscale, che prevede che il finanziamento delle funzioni fondamentali dei Comuni, delle Province e Città metropolitane passi attraverso il finanziamento integrale, in base al fabbisogno standard, che è assicurato da tributi propri comunali, ma anche da compartecipazione al gettito dei tributi erariali. I decreti legislativi per l'attuazione della delega sul federalismo fiscale hanno già portato al contenimento del disavanzo, proprio andando a colpire - ad esempio con il decreto «premi e sanzioni» - coloro che sforano i bilanci dei propri enti attraverso l'incandidabilità, l'ineleggibilità e la decadenza del cosiddetto certificato di fallimento politico.

In conclusione, sottolineo un concetto molto caro a noi della Lega Nord, ossia l'autonomia finanziaria dei Comuni, delle Province e delle Regioni, che - come sappiamo tutti - secondo l'articolo 119 della Costituzione deve essere assicurata nel rispetto dell'equilibrio tra le entrate e le spese dei relativi bilanci. Ritengo importante sottolineare infatti che, da un lato, le Regioni e gli enti siano chiamati a raggiungere un equilibrio di bilancio in termini nominali, senza tener conto degli effetti del ciclo economico; dall'altro, però, agli enti territoriali è attribuito un gettito di entrate fortemente influenzate dall'andamento del ciclo stesso.

In questo senso e in questo caso, il federalismo fiscale è la riforma che avvicina incredibilmente il punto di prelievo al punto di spesa, che crediamo sia davvero l'unico strumento atto ad assicurare prima un'autonomia degli enti locali e poi una virtualità complessiva del sistema. (Applausi dal Gruppo LNP).

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 18,32)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lusi. Ne ha facoltà.