Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 646 del 14/12/2011

LUSI (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, mi sembra che sia la prima volta dal 2006 che questo Parlamento approva un disegno di legge di riforma della Costituzione: sento personalmente il peso, l'importanza e l'onore di discutere il testo di modifica dell'articolo 81 della Costituzione in una fase così delicata. Il Gruppo del Partito Democratico ha votato alla Camera a favore di questo disegno di legge, e lo ha fatto convintamente, come peraltro tutta la Camera, non soltanto il nostro Gruppo (da questo punto di vista non riesco a capire alcune affermazioni contenute nell'intervento che mi ha preceduto, che sembrerebbero smentire quanto lo stesso Gruppo della Lega ha fatto alla Camera dei deputati). Lo stesso Gruppo del Partito Democratico del Senato voterà convintamente a favore di questo disegno di legge, qui, nel Senato della Repubblica.

Veniamo da una storia difficile. Il motivo per il quale stiamo discutendo la modifica dell'articolo 81 è perché, nella storia parlamentare, la Costituzione formale approvata fra il 1946 e il 1947 non ha visto nella Costituzione materiale un giusto adeguamento del principio stabilito nell'articolo 81 della Costituzione, tradotto nella normale amministrazione attraverso le leggi ordinarie del Parlamento.

La storia del Paese è cambiata, è cambiata la storia dell'Europa. Siamo stati improvvidamente convocati l'11 agosto per parlare della modifica dell'articolo 81 della Costituzione e abbiamo ascoltato una lettura di quattro paginette, a tratti anche interessante, ma senza alcuna prospettiva in ordine al senso e al significato di quella modifica. Ha ragione chi mi ha preceduto quando ha detto, argomentandolo con dovizia di particolari, che questo Parlamento non arriva ad approvare la modifica dell'articolo 81 perché ce lo ha imposto qualcuno. Questo Parlamento ha evidentemente maturato un orientamento su questo provvedimento - dovrebbe saperlo anche il Gruppo della Lega Nord, perché alla Camera lo ha votato insieme a noi - ed esso è arrivato in queste Aule con una relativa fretta. Avremmo potuto approvarlo benissimo in agosto, signora Presidente e signor Sottosegretario, in un contesto ancora pesante e grave: è arrivato in questo momento perché il peso della storia ha rovesciato sul Parlamento italiano e sulle forze politiche qui rappresentate quel necessario senso di responsabilità di occuparsi del futuro delle nuove generazioni ed evitare che l'incredibile debito pubblico, accumulato a dismisura dagli anni Settanta in poi per creare un inutile, a tratti, consenso elettorale, ricada definitivamente sulle spalle delle nuove generazioni - ma mi permetterei di dire delle generazioni da 50 anni in giù - e così divenga insostenibile e non colmabile.

Ecco il punto vero, colleghi, non è tanto se qui si discuta su un testo asciutto o non asciutto. Quello offerto all'attenzione del Parlamento dall'Atto Senato n. 3047 è un testo asciutto che riporta correttamente ciò che deve riportare nel testo costituzionale secondo gli obiettivi dati. Il punto che semmai alcuni di noi hanno discusso in queste giornate molto frettolose, ma molto intense, è se il contenuto di tale disegno di legge, laddove faccia riferimento all'equilibrio del bilancio, sia sostenibile dal punto di vista dell'obiettivo finale oppure se sia un sistema migliorabile, e in che modo. Non stiamo approvando un disegno di legge ordinaria, stiamo approvando un disegno di legge costituzionale. Lo facciamo, peraltro, in un momento storico nel quale, sotto la consapevole responsabilità di gran parte delle forze politiche e dei Gruppi parlamentari oggi rappresentati, un Governo, che ha appunto questa ampia maggioranza, insieme ad un Parlamento, così fortemente responsabilizzato, ritiene di dare una svolta radicale all'assetto e al funzionamento della pubblica amministrazione, al funzionamento del bilancio e all'applicazione e all'attuazione del bilancio dello Stato nella vita di tutti i giorni di questo Paese.

Ecco allora che questo dibattito su equilibrio e pareggio non nasce all'interno di aule universitarie o di laboratori tematici dove si vuole discettare su questo o quell'altro istituto, ma è venuto fuori sempre più fortemente alla luce dell'ultima dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo del 9 dicembre 2011. In questa dichiarazione tutti i Capi di Stato e Governo presenti (26 su 27) si sono impegnati a stabilire una nuova regola di bilancio, che prevede, tra l'altro, che il bilancio della pubblica amministrazione sia in pareggio, o in avanzo o, comunque, che possa avere un disavanzo strutturale non superiore allo 0,5 per cento del prodotto interno lordo nominale, e che, come stabilito nella seconda alinea del punto 4, questa regola vada inserita nell'ordinamento degli Stati membri a livello costituzionale.

Premesso che l'oggetto di questo disegno di legge è di un'innovazione straordinaria rispetto alla fase storica del nostro Paese - ma ci tornerò nella seconda parte del mio intervento - e dà la possibilità di vedere in prospettiva una speranza seria di miglioramento delle regole di funzionamento del bilancio dello Stato in questo Paese, noi stiamo discutendo esattamente di come l'Italia può inserire nel proprio massimo testo di riferimento, cioè la Carta costituzionale, un'innovazione che, secondo alcuni costituzionalisti, era già inserita nell'originario testo dell'articolo 81, ma che evidentemente la storia ha dimostrato non essere sufficiente.

Vi è allora da precisare che, quando la dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo indica che il tetto massimo è lo 0,5 cento, in realtà sta facendo riferimento a quell'1 per cento indicato nell'articolo 23 del regolamento europeo che tratta di questa materia. Già, quindi, nella dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo si sta restringendo e irrigidendo quel range di disponibilità nei confronti degli Stati, indicando un disavanzo strutturale ancora minore rispetto a quello sinora previsto, con un meccanismo che delega alla Commissione europea il dettaglio di alcune vicende.

Signor Presidente, spero, analogamente a molti di noi che hanno questa opinione che non mi permetto di rappresentare, vista la loro autorevolezza, di non trovarci tra quattro o cinque mesi a sottoporre di nuovo al Parlamento una modifica del testo costituzionale perché la Commissione europea potrebbe aver individuato meccanismi tali da indurre il nostro Paese ad essere in linea con gli accordi europei così a noi tanto cari, cosa che sottolineo.

Vi è allora un problema di come superare un ostacolo di questo tipo. Per ora noi voteremo convintamente questo testo, sapendo che c'è questa piccola riserva che superiamo nei termini che qualche mio collega ha espresso prima, un dettaglio inerente a quanto previsto al sesto capoverso del novellato articolo 81, e all'articolo 5 del disegno di legge costituzionale alla nostra attenzione. Questa legge rinforzata, che alcuni ritengono essere dal punto di vista della gerarchia delle fonti, una via di mezzo tra la legge ordinaria e la legge costituzionale è, in realtà, uno strumento assolutamente importante, perché è necessaria una maggioranza qualificata per approvarla, ovvero la maggioranza assoluta di ciascuna delle due Camere, il che comporta di fatto una forza maggiore nel procedimento d'approvazione e nella scelta politica che i Gruppi parlamentari fanno nell'approvazione di quella legge.

Mi permetto di ricordare però che noi abbiamo già nel nostro Parlamento, tra Camera e Senato, una diversa modalità di concepire il voto d'approvazione o la deliberazione stricto sensu intesa. Infatti, al Senato la somma dei contrari e degli astenuti vale contro e la somma dei favorevoli deve essere superiore alla somma degli astenuti e dei contrari; alla Camera gli astenuti sono conteggiati come voto a favore che viene aggiunto a quelli a favore del tal o talaltro disegno di legge. Con ciò voglio dire che, a differenza di quello che può pensare qualcuno, in realtà non è così distante questo obbligo di individuare la maggioranza assoluta per l'adozione della legge cosiddetta rinforzata indicata, sesto capoverso, del novellato articolo 81 rispetto, ad esempio, alla modalità di deliberazione del Senato.In questo ramo del Parlamento la maggioranza relativa può essere superiore al numero dei contrari e degli astenuti ed inferiore alla metà più uno dei componenti del Senato stesso, ma di fatto è molto raro che ciò accada ed è comunque molto vicino a quella disponibilità.

Allora, mentre tutto ciò assume un carattere scarsamente rilevante, soprattutto se si approccia l'argomento da un punto di vista statistico, diventa importante dal punto di vista dell'approdo. Perché oggi il legislatore offre la disponibilità di approvare un provvedimento così importante con una maggioranza qualificata quale quella della maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna delle due Camere? Perché non inserisce una diversa maggioranza, come ad esempio quella dei due terzi? È evidente che sta dando a quel disegno di legge un'importanza strategica e, quindi, chiede che la maggior parte delle forze politiche che rappresentano il Paese siano concordi nell'individuazione di quelle scelte e di quelle finalità.

Non vi è chi non veda, signor Presidente, che nella storia del nostro Paese la vera differenza nell'argomento in esame è soltanto tra legge costituzionale e legge ordinaria e non fra legge rinforzata e legge costituzionale. Infatti, laddove in questo disegno di legge inseriamo la possibilità che fasi avverse e fasi favorevoli possano essere - mi sia perdonato il termine non elegante - compensate tra loro all'interno del ciclo economico, stiamo comunque dando la facoltà al legislatore (rectius, alle forze politiche pro tempore rappresentate in Parlamento) di giocare sulle fasi alterne, positive e negative, all'interno del ciclo per fare operazioni che noi auspichiamo siano per lo più estremamente positive, ma che potrebbero anche non essere tali (come ha dimostrato l'esperienza nel nostro Paese con l'attuazione dell'articolo 81 "leggermente" diversa da quella immaginata dai Costituenti).

Ciononostante, signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli senatori, stiamo approvando un provvedimento di dimensione storica; stiamo approvando un disegno di legge che persone più autorevoli del sottoscritto hanno proposto da molti anni; stiamo approvando qualcosa che cambierà radicalmente, se lo strumento sarà ben utilizzato da questo e dai futuri Parlamenti, il modo di gestire la finanza pubblica e l'economia reale del nostro Paese per quanto riguarda il comparto da noi trattato. In sostanza, stiamo effettuando un'operazione che rimane nel segno della storia. Per tale motivo, ha il senso di lasciare agli atti la discussione in ordine ad una fase storica delicata, qual è il rapporto - triangolare - tra la soluzione dei problemi italiani, la soluzione del rapporto tra l'Italia e l'Europa nella zona euro e la soluzione del problema del mercato globale dove la forza dell'euro e la crisi economica globale hanno un ruolo determinante e dominante. In questo triangolo stiamo approvando un disegno di legge costituzionale che non ha precedenti.

Ad esempio, non ha precedenti la scelta di istituire alla lettera f) dell'articolo 5 una sorta di Congressional budget office (CBO), che definiamo così anche se non sarà propriamente tale: sarà piuttosto un ufficio del Parlamento, ma autonomo dalle stesse Camere, che servirà ad assolvere alle funzioni indicate alla lettera f) dell'articolo 5. In realtà, io ero tra coloro che ritenevano che tale organismo dovesse essere completamente autonomo. In ogni caso, credo si tratti di un grandissimo passo in avanti rispetto al passato, rispetto alla pubblicistica che da alcuni anni affronta questo tema.

Tra l'altro, signor Presidente, non vi è chi non veda che all'interno del disegno di legge costituzionale in esame si apre per il Paese il momento per essere pesato per quello che effettivamente è. Come è stato poc'anzi evidenziato, non è vero che stiamo approvando questo disegno di legge perché l'Europa lo ha richiesto; è vero, però, che finalmente vi è un sussulto di orgoglio di chi rappresenta l'Italia, e si offre all'Europa la possibilità di dire che noi siamo capaci di sostenere lo sforzo del Paese di uscire da un immane debito pubblico, lasciato da classi politiche sconsiderate che lo hanno aumentato per creare consenso elettorale, e drammaticamente gestito nel corso degli ultimi 30 anni.

Ma lo stiamo facendo anche perché questo è un modo per dire all'Europa che noi siamo in grado di assolvere ai nostri compiti, di rispondere alle nostre responsabilità e di dare un segno inequivocabile ai cittadini e al Paese che stiamo rappresentando l'interesse nazionale. Ecco perché mi stupisce, signora Presidente, signor Sottosegretario, ascoltare alcuni interventi che chiedono addirittura al Governo di impegnarsi ad assolvere al compito di rappresentare l'interesse nazionale e la sovranità nazionale. Si chiedono delle assurdità incredibili, come se il Governo potesse optare in termini discrezionali - dopo aver giurato sulla Costituzione dinanzi al Presidente della Repubblica - se sostenere o meno lo sforzo di difendere il Paese, la sovranità nazionale e gli interessi nazionali.

Concludendo, signora Presidente, mi sembra che lo sforzo fatto con questo disegno di legge, in una fase fra le più drammatiche del ciclo economico che questo Paese sta vivendo da decenni a questa parte (direi la più drammatica), rappresenti un grande passo in avanti. Voglio anche aggiungere, signora Presidente, che questo convinto voto del Partito Democratico ad una scelta forse perfettibile, ma oggi comunque ottima, dettata dal contenuto di questo disegno di legge, potrebbe anche portarci, fra alcuni mesi, ad una rivisitazione del testo. Se questo accadesse, sarà chiaro agli italiani che questo Parlamento sta lavorando per migliorare, non per peggiorare, e che il voto di domani di approvazione di questo disegno di legge, con un larghissimo consenso, come non si vedeva - lo ha detto un collega prima di me - da moltissimi anni, è il segno e la rappresentazione palese dell'attenzione dei parlamentari (in questo caso dei senatori) alla sensibilità e alla delicatezza che il Paese vive, provando a tradurle.

Certo, signora Presidente, se poi quella legge indicata al sesto capoverso del novellato articolo 81 vedesse una soluzione tipo quella della riforma della disciplina di bilancio, che, approvata nel 2009, è stata modificata nel 2010 e rimodificata nel 2011 e a tratti è ancora inosservata, in quel caso non avremmo fatto un buon servizio al Paese. Sono invece cosciente che questa maggioranza e questo Governo sapranno innovare radicalmente in questo senso, dimostrando quanto si può fare di bene nei confronti del Paese. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Azzollini).