Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 646 del 14/12/2011
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CECCANTI (PD). La necessità di modificare l'articolo 81 della Costituzione non è frutto di un'imposizione dell'Unione europea, ma è un dovere cui da tempo il legislatore italiano doveva adempiere. Già nel 1982 Beniamino Andreatta aveva ravvisato la necessità di cambiare o addirittura sopprimere l'articolo 81: egli aveva individuato l'esistenza di un rapporto tra il disavanzo della finanza pubblica e l'instabilità di forme di governo legate a sistemi proporzionali ed aveva compreso che, in presenza di deficit elevati, si formano alti tassi di interesse che spostano la distribuzione del reddito dai lavoratori ai titolari di rendite. Analoga proposta di revisione costituzionale è stata successivamente avanzata da tre Commissioni bicamerali, per porre un freno all'eccessivo ricorso all'indebitamento, non avendo la norma costituzionale corrisposto agli intendimenti dei Padri costituenti. Oggi pesano i costi accumulati in un trentennio di mancate scelte e la modifica dell'articolo 81 non è più rinviabile, anche perché i Paesi membri dell'Unione europea sono chiamati ad introdurre vincoli relativi al pareggio di bilancio, cedendo una parte della propria sovranità in materia di politica fiscale e di spesa in virtù di una maggiore integrazione e della creazione di un government comune, in senso federale. È apprezzabile la scelta del legislatore italiano di intervenire con un doppio livello normativo, approvando una legge costituzionale snella, in cui siano affermati i principi generali, ed una legge rinforzata contenente elementi di dettaglio, che non possa essere derogata da leggi ordinarie. (Applausi dai Gruppi PD e PdL e del senatore Molinari).