Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 646 del 14/12/2011

MARINARO, BIONDELLI, CARLONI, CHIAROMONTE, DELLA MONICA, FIORONI, GHEDINI, INCOSTANTE, MAGISTRELLI, MAZZUCONI, PERDUCA, PORETTI - Il Senato,

premesso che:

gli obiettivi di sviluppo del millennio, sottoscritti nel settembre 2000 dai 191 membri delle Nazioni Unite, tra cui l'Italia, sono 8 obiettivi che l'intera comunità internazionale si è impegnata a raggiungere entro l'anno 2015;

in particolare, gli obiettivi n. 4, 5 e 6 prevedono: la riduzione di due terzi della mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni, la riduzione di tre quarti del tasso di mortalità materna, l'accesso universale ai servizi per la salute riproduttiva, l'accesso universale alle cure contro l'Hiv/Aids, il blocco della propagazione dell'Hiv/Aids e dell'incidenza della malaria e di altre malattie importanti;

i 3 obiettivi di sviluppo del millennio per la salute sono tra quelli che registrano un maggiore ritardo rispetto ai traguardi prefissati;

secondo i dati forniti dall'Organizzazione mondiale della sanità, ogni giorno circa 21.000 bambini muoiono prima di aver raggiunto il quinto anno di età; 1.000 donne al giorno muoiono per cause collegate alla gravidanza e al parto, 4 milioni di persone ogni anno sono destinate a morire di Hiv/Aids, tubercolosi e malaria;

a differenza dei dati negativi in campo sanitario che si registrano nei Paesi in via di sviluppo, in quasi tutta l'Europa la probabilità che un bambino muoia prima di aver compiuto cinque anni è minore dell'1 per cento, mentre le morti per cause collegate alla gravidanza e al parto, per tubercolosi, malaria e, ad eccezione dell'Europa dell'Est, anche per l'AIDS, sono molto rare;

secondo le statistiche fornite dall'Unicef e dall'Organizzazione mondiale della sanità, nonostante il tasso di mortalità sotto i 5 anni sia diminuito di oltre un terzo tra il 1990 e il 2010, questo progresso è ancora insufficiente a raggiungere il quarto obiettivo di sviluppo del millennio; ancora oggi, in Africa sub-sahariana, un bambino su 8 muore prima dei 5 anni - un evento 17 volte più frequente rispetto alla media delle regioni sviluppate (una su 143) - e in Asia meridionale, un bambino su 15 muore prima dei 5 anni. In realtà, la maggior parte dei bambini sotto i 5 anni che muoiono ogni anno potrebbe essere salvata con misure semplici e molto spesso poco costose, come soluzioni reidratanti, vaccini, antibiotici e zanzariere;

nonostante recenti progressi, tra tutti gli obiettivi di sviluppo del millennio quello più lontano dai traguardi individuati nel 2000 resta quello relativo al miglioramento della salute materna. Come evidenziato da UNFPA, il fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, per ogni donna che muore almeno altre 20 sono vittime di infermità. Secondo una ricerca congiunta dell'Organizzazione mondiale della sanità, Unicef e UNFPA, in Africa sub-sahariana, il tasso di mortalità materna ha registrato parziali progressi negli ultimi due decenni e, in alcune aree, è addirittura aumentato. In Africa la probabilità che una ragazza di 15 anni muoia per cause legate alla maternità è oggi di una su 31, contro uno su 120 in Asia e solo uno su 4.300 nei Paesi più industrializzati. Quanto all'accesso ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, solo il 60 per cento delle donne incinte nei Paesi in via di sviluppo ha accesso all'assistenza di personale qualificato durante il parto e solo una donna su 4 nell'Africa sub-sahariana ha accesso alla contraccezione;

nonostante alcuni passi avanti compiuti negli anni nella lotta contro la malaria, nei Paesi in via di sviluppo a causa di questa malattia muore ancora un bambino ogni 30 secondi. Nonostante i recenti progressi contro la tubercolosi, nel 2010, sono stati registrati 8,2 milioni di nuovi casi segnalati;

nel frattempo, l'obiettivo di garantire entro il 2010 l'accesso universale alle cure contro l'Hiv/Aids è stato palesemente disatteso: solo 6,6 milioni dei 15 milioni di persone che ne hanno bisogno hanno accesso alla terapia antiretrovirale. La pandemia sta sopravanzando gli sforzi fatti per la prevenzione: per ogni persona che inizia la cura antiretrovirale ve ne sono due che contraggono il virus dell'HIV; ogni giorno si registrano 7.000 nuovi casi di infezione (di cui il 97 per cento avviene nei Paesi a reddito medio e basso);

la crisi del personale sanitario nei Paesi in via di sviluppo, sprovvisti di medici, infermieri, personale sanitario di comunità, aggrava le disuguaglianze in merito alla salute e priva un miliardo di persone dell'accesso all'assistenza sanitaria;

il segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon nella prefazione al rapporto del 2009 sugli obiettivi di sviluppo del millennio ha scritto: «Non possiamo permettere che un clima economico sfavorevole ci ostacoli nella realizzazione degli impegni assunti nel 2000. Al contrario, i nostri sforzi volti a far ripartire la crescita economica devono essere considerati come un'opportunità per prendere alcune delle difficili decisioni necessarie alla creazione di un futuro più equo e sostenibile»;

secondo previsioni fornite dall'Unesco, nell'Africa sub-sahariana il rallentamento della crescita economica causato dalla crisi finanziaria globale costerà ai 390 milioni di persone che già vivono in condizione di estrema povertà 18 miliardi di dollari, pari ad una riduzione del 20 per cento del reddito di ogni singolo individuo. Questa flessione sta avendo un impatto diretto sugli sforzi per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio: secondo l'UNAIDS, le organizzazioni non governative (ONG) che forniscono assistenza sanitaria a orfani e bambini vulnerabili, vedranno ridursi il volume dei loro finanziamenti e saranno costrette a un drastico ridimensionamento delle loro attività e della loro copertura;

nell'attuale congiuntura economica sfavorevole prodotta dalla crisi finanziaria globale degli ultimi anni, investire negli obiettivi di sviluppo del millennio può rappresentare un incentivo utile alla ripresa economica dell'intera comunità internazionale, e non solo una misura di sostegno ai Paesi più poveri;

a sostegno di tale opinione, un'analisi svolta dall'Organizzazione mondiale della sanità sui costi della scarsa o pessima qualità della salute materna e infantile ha messo in luce, come diretta conseguenza di tale stato di cose, una perdita annua di produttività pari a 95 milioni di dollari in Etiopia e a circa 85 milioni di dollari in Uganda. L'Aids, da solo, è responsabile di una flessione annua nella crescita economica del 0,5 per cento-1,2 per cento del prodotto interno lordo (PIL) di metà degli Stati dell'Africa sub-sahariana;

la commissione su macroeconomia e salute dell'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che maggiori investimenti nel campo della salute, che costerebbero ai paesi donatori approssimativamente un decimo dell'1 per cento del loro reddito, verrebbero ripagati ampiamente in termini di milioni di vite salvate ogni anno, di crescita economica e di rafforzamento della sicurezza globale,

impegna il Governo:

a contribuire a migliorare la salute infantile, la salute riproduttiva e materna e a rafforzare la lotta contro Hiv/Aids, tubercolosi e malaria, promuovendo a livello internazionale servizi integrati per la prevenzione dell'Hiv/Aids e fornendo accesso universale ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva, alle cure ostetriche, neonatali e infantili;

a rispettare gli impegni economici già assunti in sede europea e internazionale in materia di risorse pubbliche da destinare all'aiuto allo sviluppo e al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite, in particolare, con riferimento al fondo globale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria (GFATM), versando al più presto i contributi per gli anni 2009 e 2010 e rinnovando un impegno finanziario preciso e verificabile per il triennio 2011-2013;

a sostenere in sede europea e internazionale l'applicazione di una tassa sulle transazioni finanziarie, al fine di destinare la metà del gettito al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, inclusi quelli sulla salute globale;

a sostenere i Paesi in via di sviluppo nella realizzazione di servizi sanitari primari, strutturati in maniera efficiente e in grado di rispondere ai bisogni dell'intera popolazione, contrastando la carenza di personale medico, infermieristico e ostetrico, anche con una regolamentazione dei flussi migratori di operatori sanitari dai Paesi poveri verso quelli più ricchi volta ad incentivare la permanenza di figure professionali qualificate nelle regioni più bisognose;

a sviluppare nelle sedi multilaterali competenti un piano d'azione globale per la salute materna e infantile, per garantire l'accesso universale ai servizi sanitari di base, inclusi i servizi per la salute sessuale e riproduttiva, per madri e figli nei Paesi in via di sviluppo;

a promuovere, in seno al Fondo monetario internazionale, politiche di espansione dello spazio fiscale che permettano ai Paesi in via di sviluppo di aumentare la spesa sanitaria;

a sostenere gli Stati che intendono abolire i ticket sanitari, soprattutto quelli che gravano sui più poveri e i più vulnerabili, promuovendo l'accesso gratuito ai servizi sanitari, in particolare per la salute materna e infantile e per le popolazioni vulnerabili, le partnership tra pubblico e privato sociale (non profit organization, NPO) e la partecipazione della società civile;

a garantire il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, e in particolare delle organizzazioni di donne, nelle decisioni che interessano la vita delle loro comunità, coinvolgendo i rappresentanti della società civile nell'identificazione dei settori prioritari sui quali agire e per i quali fornire servizi, attraverso la comunicazione dettagliata degli impegni specifici e del ritmo e volume dei fondi che verranno destinati a tali progetti;

a migliorare l'efficacia degli aiuti per assicurare il diritto alla salute delle donne, delle madri e bambini, come sollecitato dal Forum sull'efficacia tenutosi a Busan (Corea del Sud) dal 29 novembre al 1° dicembre 2011;

ad assumere iniziative per finanziare i piani nazionali di formazione per il personale sanitario con funzioni apicali, per il personale di livello intermedio e per gli operatori sanitari di comunità con investimenti sufficienti, prevedibili e di lungo periodo, legati ad obiettivi concreti e a indicatori di progresso misurabili, che prevedano anche la crescita delle istituzioni di formazione locali;

ad applicare il codice di condotta per le migrazioni internazionali di personale sanitario dell'Organizzazione mondiale della sanità attraverso un adeguato finanziamento del personale sanitario operante nei sistemi sanitari locali, riducendo la dipendenza di questi ultimi da personale sanitario migrante;

ad assicurare comunicazioni periodiche al Parlamento in materia di aiuto pubblico allo sviluppo, attraverso una definizione degli indirizzi strategici e delle priorità di azione, una programmazione pluriennale degli investimenti, un puntuale rendiconto delle risorse stanziate e dei risultati operativi conseguiti, così da garantire una valutazione della coerenza e dell'efficacia delle politiche in materia di cooperazione allo sviluppo e, più in generale, di promozione degli obiettivi di sviluppo del millennio.

(1-00512)