Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 640 del 30/11/2011
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DIVINA (LNP). Signora Presidente, anche noi, nell'affrontare questa legge comunitaria, che prevede una serie di deleghe, vorremmo aggiungere qualcosa oltre quanto abbiamo già detto e manifestato in Commissione, se non altro, perché il Governo che attuerà queste deleghe sarà un Governo completamente diverso da quello che noi pensavamo le avrebbe attuate.
Faccio pertanto alcune osservazioni. Quando si parla di violazioni di disposizioni comunitarie e della delega al Governo affinché adotti sanzioni penali e amministrative per le violazioni di obblighi contenuti nelle direttive, ci viene in mente una considerazione paradossale: il Governo dovrebbe sanzionare se stesso, in quanto gli obblighi contenuti nelle direttive sono indirizzati soltanto agli Stati. Nel caso fossero regolamenti, noi li recepiremmo e si tratterebbe di norma interna avente cogenza. La direttiva, invece, ha bisogno di strumenti attuativi. Pertanto, una fattispecie è reato solo se è prevista dal codice penale come reato. Il Governo, cioè, modifichi a questo punto il codice penale e introduca norme eventualmente a tutela di questi decreti che andrà ad attuare.
Allo stesso modo, sussiste qualche perplessità sul fatto di delegare il Governo affinché adotti testi unici e codici. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità della semplificazione, al punto che noi avevamo il ministro Calderoli a ciò preposto, e si era individuata la struttura per chiarire, sfrondare la selva di leggi e semplificare. Noi ci chiediamo, però, poiché queste misure non è sufficiente scriverle, se un Governo, che ha davanti a sé una vita già breve in quanto tale, avrà il tempo reale per riscrivere testi unici e codici, che sono opere non di poco conto, normativamente parlando.
Uno spunto di riflessione ci viene dato dalle dichiarazioni del ministro Monti, quando parliamo di delega relativa agli istituti di moneta elettronica. La prima domanda che ci siamo posti è la seguente: nel caso in cui questo Governo intenda introdurre la limitazione all'uso del contante a 300 euro, questo servirà più per far emergere il sommerso o servirà forse alle banche, che avranno grandi remunerazioni dal fatto che tutto venga commissionato?
Alcuni commercianti ci hanno sottoposto delle precisazioni. Ipotizzando un incasso di 100.000 euro, se tutto venisse pagato con moneta elettronica, a fine anno il costo per il commerciante sarebbe di circa 3.000 euro di commissioni bancarie relativamente a un simile incasso. Limitare l'uso del contante a 300 euro non farà che aumentare ancor di più gli oneri che oggi hanno i commercianti nel dover trattare con quegli istituti. E, sia che si accetti oppure no, in ogni caso le commissioni sono vincolanti. Accadrà quindi, innanzitutto, che le banche saranno sicuramente più ricche. Oppure, dobbiamo limitare noi per legge le commissioni bancarie. Dubito, però, che il Governo abbia la voglia, e anche la possibilità, di incidere su un rapporto bilaterale, e comunque privatistico, tra un istituto di credito e un commerciante che decide di adottare quella moneta. Sicuramente avremo prezzi più alti perché, se il commerciante ha eroso il suo ricavo, non farà che trasmettere tale aggravio, e avremo così ancora oneri sui consumatori, sugli utenti, sui cittadini. E questa è una circostanza che tutti noi affermiamo di voler evitare, perché il problema della domanda interna, del calo di domanda e del potere di acquisto eroso è un problema che grava e che tutti noi ammettiamo.
Altra delega sulla quale vorremmo dire qualcosa riguarda le misure di tutela degli investitori. Vengono date infatti più competenze alla CONSOB, ma il vero problema per il «parco buoi» - così viene definita borsisticamente la massa di cittadini sprovveduti che si avvicina alle intermediazioni bancarie - è il seguente. Le faccio un esempio, signor Ministro. Se io volessi vendere questo telefonino e chiedessi a lei, signor Ministro, di comperarlo aggiungendo però che non è mio, lei non lo comprerebbe mai, ma non comprerebbe nemmeno una bicicletta, e men che meno un immobile, che ha una certificazione di proprietà e di accatastamento.
Eppure potrei vendere milioni di titoli e di azioni senza averne la titolarità o la proprietà: mi riferisco alle famose vendite allo scoperto. Ciò che si deve fare a livello europeo è impedire le vendite allo scoperto, perché oggi a farle sono grandi macchine organizzative che hanno la capacità di riacquistarle nel mese borsistico e di far scendere le quotazioni di quel titolo per comprarle al ribasso, guadagnando su quell'operazione.
C'è un'altra cosa che dovremmo accelerare, e mi rivolgo alla 6a Commissione. Ricordo che la 14a Commissione oggi ha espresso il suo parere sull'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, più nota come Tobin tax, poiché agli Stati sfuggono le grandi operazioni internazionali che movimentano finanziariamente enormi quantità di capitali. Tutto il mondo, e partiamo intanto dall'Europa, si metta d'accordo per imporre una microimposizione, perché è importante non solo tassare con l'IVA anche chi compera beni di prima necessità, ma soprattutto occorre tassare le grandi speculazioni finanziarie, che oggi sfuggono da ogni tipo di tassazione.
Un'altra delega concerne le comunicazioni elettroniche. Condividiamo l'impostazione di proteggere la salute pubblica dai campi elettromagnetici, ma abbiamo visto recentemente in TV, nella trasmissione "Report", che le nostre normative in merito sono approssimate, sono messe lì quasi a caso e non conosciamo quali effetti dannosi derivino dall'esposizione ai campi elettromagnetici. È probabile che servirà del tempo per avere dei chiarimenti, ed è probabile che serva una casistica più ampia. Ma nel frattempo il suggerimento è quello di usare la maggiore cautela perché, a quanto pare, anche bassissimi livelli di esposizione elettromagnetica hanno effetti negativi sulla salute. Quali effetti, in che forma e in che modo sarà il tempo a dircelo.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,15)
(Segue DIVINA). Altra cosa che vorremmo dal Governo è che approfondisca una questione, seriamente e non tiepidamente, perché abbiamo visto, ad esempio, che per fare ricerca le compagnie telefoniche hanno avuto pudore a commissionarla in modo trasparente e certo, ma hanno fatto girare fondi addirittura su istituti australiani, i quali, a loro volta, avrebbero dovuto finanziare la ricerca. Muoviamoci in modo chiaro e trasparente e diciamo ai cittadini se effettivamente esiste qualche rischio, oppure rassicuriamoli, se rischi non ve ne sono.
Per quanto riguarda la delega sulle concessioni demaniali e marittime, vorrei far presente che abbiamo voluto rimanere in questa situazione. Oggi abbiamo concessioni di quattro anni più quattro, oppure di sei anni più sei: questo è quello che prevedono le normative nazionali, integrate da quelle regionali. Ma mi chiedo quali investimenti possono fare i concessionari con una limitazione così stretta nel tempo per rientrare degli investimenti fatti.
Quando l'ex ministro Tremonti annunciò di voler allungare le concessioni del demanio marittimo a trent'anni, ma forse anche a cinquant'anni, tale orientamento fu subito bollato come una privatizzazione, come una svendita dei litorali. Ma l'unica industria che sta in piedi in questo Paese è quella turistica. Il manifatturiero fa acqua da tutte le parti e probabilmente, se non modificheremo tante regole del mondo del lavoro, non riuscirà a sopravvivere. Viceversa, per quanto riguarda l'industria turistica, o meglio l'ambiente, abbiamo dei beni non ripetibili, dunque investiamo su di essi e valorizziamoli anche economicamente. Se serve fare grandi investimenti, diamo a chi ha voglia di farli il tempo e la possibilità di rientrare dalle spese.
Devo parlare anche di qualcosa che non c'è, e dico per fortuna, perché l'unità fiscale europea almeno fino ad oggi non si realizzerà. La preoccupazione nostra è che ormai siamo in Europa con le mani legate. Una volta, quando ogni Stato affrontava una crisi, aveva una serie di strumenti: il primo era battere un po' di moneta, mettere in moto un po' d'inflazione, la moneta circolante ne faceva circolare dell'altra, partiva un po' l'economia, si riduceva anche il debito, perché per assurdo, paradossalmente, un'inflazione che portasse il prezzo di un chilo di pane a 1.900 miliardi avrebbe ridotto anche il debito pubblico, che sarebbe stato l'equivalente di un chilo di pane. Oggi non abbiamo più questa leva. Gli Stati prima avevano la leva della svalutazione. In un momento di crisi le banche centrali intervenivano: svalutando la moneta, si diventava di nuovo competitivi all'estero. Gli Stati della Comunità non hanno più questa leva.
Neanche la spesa pubblica può essere determinata dal singolo Stato: le politiche keynesiane sono state messe nel cassetto. Agli Stati membri della Comunità non rimane che la leva fiscale, se eventualmente si vuole dire ancora di controllare la situazione - è un parolone, controllare - o di indirizzare alcune scelte di crescita economica. Abbiamo visto che le scelte che impone la Comunità europea ci mettono i conti a posto, ma sono estremamente depressive e mettono il Paese in ginocchio. La cura, insomma, ammazza il paziente. Togliamo anche la leva fiscale come elemento di sovranità nazionale, e dopo chiediamoci se esiste ancora la sovranità, se possiamo ancora usare tale termine.
C'è un'ultima questione che ci sta molto a cuore: noi non potremo più scrivere sulle confezioni «cioccolato puro». La nostra tradizione dolciaria era di fare il cioccolato buono, cioè con il cacao e con il burro di cacao. Ahimè, questo non si potrà più fare perché dovremo scrivere sulle prossime etichette soltanto «privo di grassi vegetali aggiunti». Mi chiedo che etichetta sia, anzi, vedendo una tale etichetta, mi verrebbe subito un brivido. Siamo riusciti a tamponare la situazione sul fronte dei vini. Noi facciamo vini buoni, i nostri produttori affinano il vino in barrique per tanti anni. Altri produttori mettevano trucioli o addirittura segatura nei vini ed arrivavano ad un confezionamento rapidissimo, presentando un prodotto simile. Il consumatore però deve sapere se compra un vino di una certa qualità e di un certo costo oppure se compra una schifezza.
Siamo riusciti a difendere il vino ma vorremmo che questo Governo si spendesse un po' di più per la difesa dei nostri prodotti naturali. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà.