Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 640 del 30/11/2011

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2322-B(ore 17,45)

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Germontani. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Ministro, il disegno di legge in esame ha avuto, come risulta anche dagli interventi che mi hanno preceduto, un iter che potremmo definire tortuoso se non addirittura rocambolesco. Il testo che è stato varato dal Senato lo scorso febbraio ha subìto grandi variazioni nell'esame della Camera che ne ha stralciato numerose parti, dopo che gli articoli 1 e 2, cioè gli articoli portanti l'intero provvedimento, erano stati bocciati dall'Aula. Così oggi ci troviamo a dover esaminare un provvedimento significativamente diverso da quello che abbiamo licenziato prima in Commissione e poi in Aula circa dieci mesi fa.

Nel merito la legge comunitaria 2010 presenta importanti novità di cui bisogna tenere conto. Mi preme evidenziare alcuni punti, perché credo che anche se nell'esame che facciamo il testo risulta ormai superato dai fatti, dagli eventi e dalla situazione che viviamo, è anche vero che dobbiamo ricordare alcuni passaggi. Per esempio voglio ricordare, perché personalmente ero d'accordo, lo stralcio operato dalla Camera degli articoli 1 e 2, che ha portato di conseguenza all'inserimento delle singole deleghe legislative relative alle direttive comunitarie da recepire all'interno dei diversi articoli. Questo ha determinato alcune omissioni rispetto al testo precedente; omissioni che risultano particolarmente significative per esempio nel caso della mancata introduzione nel nostro ordinamento della disciplina del contratto di fiducia, che era previsto nel testo originario, il cosiddetto trust negli ordinamenti di common low.

Abbiamo avuto un lungo dibattito in Commissione, perché molti ritenevano che non fosse quello il provvedimento idoneo per affrontare quell'argomento. Io personalmente ero d'accordo, perché si trattava di una norma che aveva l'obiettivo di limitare il ricorso aitrust di diritto estero e di aggiornare l'ordinamento interno, adeguandolo ai principi dell'Unione europea. Si tratta di un tentativo già esperito dal legislatore nazionale, ma con scarsi risultati.

Tuttavia, tra le disposizioni aggiunte nel corso dell'esame del provvedimento presso la Camera, credo che si debbano mettere in luce alcune disposizioni apparentemente nuove, ma che in realtà non hanno una portata innovativa sostanziale, in quanto ripresentano, seppur in un'altra forma, disposizioni e direttive già previste dal testo licenziato al Senato. Mi riferisco, ad esempio, agli articoli 6, 7, 8, 9, 11, 15 e 22.

L'articolo 6 prevede efficaci misure di deflazione del contenzioso e di tutela dei creditori per le violazioni delle regole dettate nei confronti delle società di gestione del risparmio (SGR).

L'articolo 7 riguarda il prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari; esso riguarda inoltre l'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione. Ricordo tutti questi temi, perché sono quelli che stiamo discutendo in questi giorni e che abbiamo discusso nel corso degli incontri avuti la scorsa settimana con il commissario Barnier e con il vice presidente della Commissione europea Rehn.

L'articolo 8 è stato interamente inserito durante l'esame alla Camera e riguarda l'assistenza reciproca in materia di recupero crediti risultanti da dazi, imposte ed altre misure.

L'articolo 9 riguarda le comunicazioni elettroniche, mentre l'articolo 15 detta criteri relativi ad altro tema di grande importanza e rilevanza, cioè le tre nuove autorità di vigilanza europee costituite per il settore bancario, assicurativo e pensionistico e per il settore dei mercati e degli strumenti finanziari.

L'articolo 22 infine modifica due precedenti atti comunitari per quanto riguarda i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche remunerative da parte delle autorità di vigilanza.

Ho voluto ricordare questi articoli e questi passaggi per mostrare qual è la portata degli argomenti che sono all'interno della legge comunitaria che oggi andiamo ad approvare. Il loro esame in realtà oggi appare superato dal corso degli eventi. Sono completamente cambiate le condizioni politiche all'interno del Parlamento, della Nazione e anche a livello internazionale. In Parlamento la maggioranza di allora - sembra di parlare ormai di tanto tempo fa - alla Camera non è riuscita a licenziare la legge comunitaria 2010 così com'era stata approvata da questo ramo del Parlamento. Quella maggioranza oggi non esiste più. Dopo le dimissioni del precedente Governo, oggi l'Italia ha un Governo nel quale abbiamo riposto e riponiamo la nostra fiducia e che siamo convinti avrà la capacità, la volontà e le competenze per affrontare il grave momento che viviamo.

Il contesto internazionale è drasticamente peggiorato in quest'ultimo anno. A livello europeo, l'aumento degli interessi sul nostro debito pubblico ha provocato delle implicazioni per la tenuta dei conti pubblici e, in prospettiva, per la sua sostenibilità. Ci troviamo a dover affrontare il problema della sostenibilità del debito a causa principalmente della nostra mancata crescita e della mancata realizzazione delle necessarie riforme strutturali, senza le quali ogni provvedimento oggi acquisisce ormai un valore ed un significato assolutamente temporanei. Inoltre, la mancata approvazione dell'annuale legge comunitaria riferita al 2010, proprio per l'importanza e la funzione che svolge nel nostro meccanismo di adeguamento alla normativa comunitaria, pone il tema, che oggi ci troviamo a dover affrontare, dell'adeguamento puntuale e preciso del nostro ordinamento alla legislazione europea.

Così, in questo scenario nazionale e internazionale e sulla scorta dell'oggettiva esigenza di approvare in tempi rapidi un provvedimento necessario per adeguare il nostro ordinamento agli obblighi e alle disposizioni che ci chiede l'Unione europea, abbiamo affrontato l'esame del provvedimento in Commissione che oggi viene qui ripresentato all'esame dell'Aula per la sua, speriamo, definitiva approvazione. (Applausi della senatrice Marinaro).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Armato. Ne ha facoltà.

ARMATO (PD). Signora Presidente, Ministro, colleghi, anche io mi soffermerò nel mio breve intervento sulle disposizioni in tema di concessioni demaniali marittime e, in particolare, sull'articolo 11 della legge comunitaria che stiamo trattando che, oltre a dettare modifiche relativamente alla durata e al rinnovo automatico delle concessioni dei beni demaniali marittimi al fine di chiudere la procedura d'infrazione che grava sul nostro Paese, prevede nuovi criteri d'affidamento e durata delle concessioni demaniali ai gestori di stabilimento e locali sulla spiaggia e aggiunge, alle disposizioni necessarie a sanare la procedura d'infrazione sulle concessioni, una delega alla regolamentazione della materia.

Signor Ministro, noi guardiamo alla delega con attenzione e speranza. Non si tratta di una semplice rettifica rispetto ai sei anni rinnovabili della durata delle concessioni, ma di un vero e proprio insieme di criteri e parametri che dovrebbero garantire la concorrenza e la libertà di stabilimento, nonché la valorizzazione dell'attività imprenditoriale e la tutela degli investimenti. Il concetto evocato è noto ed è quello delle gare di appalto per le concessioni demaniali a partire dal 2016.

La procedura d'infrazione è stata determinata a causa delle criticità sollevate in relazione al meccanismo di rinnovo automatico delle stesse concessioni e alla preferenza accordata al concessionario uscente. Su questa materia, come è stato precedentemente ricordato, nella 10a Commissione del Senato ci sono stati confronti continui con gli operatori del settore. Si è fatta un'accurata analisi con i territori e quindi un esame molto approfondito.

È stato ricordato che la nostra Italia è piena di coste e di questo tipo di realtà imprenditoriali. Da una parte, è emersa la necessità di favorire al più presto l'archiviazione di questa procedura d'infrazione, ma, dall'altra, anche quella ugualmente importante di non dare un danno irreversibile a chi ha finora operato in tale settore. È bene che il lungo iter si chiuda, ma è bene che si apra una pagina di certezza per questi operatori. È forte l'esigenza di prevedere norme transitorie valide per un periodo congruo, al fine di compensare l'ammortamento degli investimenti compiuti dagli operatori.

Voglio sottolineare che si tratta di parecchi investimenti che in molti casi hanno qualificato il territorio delle coste italiane. Accanto a questa, vi è anche l'esigenza di salvaguardare i posti di lavoro e le imprese da sempre impegnate in tale settore che hanno prevalentemente carattere familiare. La durata delle concessioni dovrebbe, infatti, essere proporzionata all'entità degli investimenti e, una volta ammortizzati questi ultimi, si tratterà di affrontare anche il problema della salvaguardia dei posti di lavoro.

Sono molto soddisfatta del fatto che in 14a Commissione siano stati approvati all'unanimità gli ordini del giorno da noi presentati in cui si parla dell'equo indennizzo, pari al valore venale dell'azienda, e dell'avviamento commerciale, a favore del concessionario non solo in casi di revoca, ma anche in casi di assegnazione a terzi, nonché della necessità di stabilire la sospensione di ogni eventuale procedura d'affidamento delle concessioni esistenti nelle more dell'emanazione del decreto legislativo delegato. Nel settore turistico-balneare sono impegnate oltre 30.000 imprese e la sua importanza è stata riconosciuta anche dal Parlamento europeo. Ci siamo confrontati anche con il commissario europeo Barnier proprio pochi giorni fa su tale questione e sull'importanza che l'Europa mostri una sensibilità specifica verso questo settore specifico. Il Senato ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che affronta proprio tale aspetto. Mi auguro davvero che nella delega conferita al Governo la questione trovi risposte adeguate, per giustizia nei confronti di tanti imprenditori e lavoratori. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pinzger. Ne ha facoltà.

PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, siamo oggi chiamati a licenziare in terza lettura la legge comunitaria 2010 arrivata in Parlamento il 5 agosto del 2010 e approvata dal Senato, in prima lettura, il 2 febbraio 2011. L'iter di questo provvedimento, oltre a essere stato particolarmente lungo, come sempre capita per il recepimento delle direttive comunitarie, è stato anche piuttosto tormentato.

Mi riferisco soprattutto all'esame avviato nella XIV Commissione della Camera, nel corso del quale, all'articolato di 18 disposizioni licenziate dal Senato, sono stati aggiunti in una prima fase 24 articoli ed uno ne è stato soppresso. Per accelerare i lavori, l'Assemblea della Camera ha poi inizialmente stralciato 11 articoli e soppresso 6 articoli. Infine, sono stati soppressi ulteriori 6 articoli che erano parte integrante del testo approvato dal Senato.

La Camera dei deputati ha pertanto licenziato all'unanimità un disegno di legge di 24 articoli che rispetto al testo licenziato dal Senato in prima lettura risulta aggiornato con l'attuazione di nuove direttive, con altre disposizioni riferite a una procedura di infrazione e a una sentenza della Corte di giustizia.

Prima di entrare nel merito del provvedimento, vorrei ringraziare la Presidente della 14a Commissione e relatrice di questo provvedimento, senatrice Rossana Boldi, per il proficuo lavoro svolto in Commissione.

Il Senato si è sempre distinto nel contrastare la connotazione della legge comunitaria annuale come legge omnibus, assumendo un atteggiamento rigoroso sull'ammissibilità degli emendamenti che fossero estranei per materia.

Innanzitutto, tengo a mettere in risalto la soppressione, avvenuta presso l'altro ramo del Parlamento, degli articoli 1 e 2 con i relativi allegati A e B contenenti l'elenco delle direttive da recepire. I citati articoli hanno sempre rappresentato l'elemento strutturale portante della legge comunitaria e per risolvere questo incidente di percorso si è provveduto ad inserire singole deleghe per ciascuna direttiva nei singoli articoli. Per quanto riguarda le disposizioni procedurali e i criteri generali di delega, l'ultimo articolo del disegno di legge rinvia ai primi due articoli della legge comunitaria 2009.

Rispetto alle quattro direttive che erano contenute negli allegati, e che non sono state riprese nell'articolato, mi preme citare la direttiva 2010/31/UE concernente la prestazione energetica nell'edilizia. In particolare, tale direttiva prevede che gli Stati membri in primo luogo debbano far rispettare i requisiti minimi di efficienza energetica per gli edifici di nuova costruzione e per quelli già esistenti; in secondo luogo, che gli stessi debbano provvedere alla certificazione del rendimento energetico nell'edilizia e, infine, imporre il controllo periodico delle caldaie e degli impianti di condizionamento.

Il 24 novembre 2010 la Commissione europea ha inviato all'Italia un parere motivato contestandole la non completa attuazione delle disposizioni contenute nella direttiva citata. In particolare, la Commissione contesta all'Italia di non aver soddisfatto nel proprio ordinamento quanto previsto dall'articolo 7 della direttiva, concernente l'obbligo di presentare un attestato di certificazione energetica in caso di vendita o locazione di un immobile, né l'obbligo di garantire l'indipendenza degli esperti certificatori. Inoltre, nell'avviso della Commissione, l'Italia non avrebbe finora adottato alcuna misura relativa all'obbligo di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento dell'aria per valutarne il rendimento.

Due mesi fa, il 29 settembre 2011, è giunto il secondo parere motivato da Bruxelles con la richiesta formale di applicare tutte le norme comunitarie sulle prestazioni energetiche in edilizia. Pertanto, se l'Italia, entro il 29 dicembre 2011, non adotterà le opportune misure, la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

Ci preme ricordare che l'Italia non può permettersi condanne onerose per la finanza pubblica. Queste risorse ci servono per ben altre cose. Tali risorse potrebbero servire, ad esempio, per rendere definitive le detrazioni fiscali del 55 per cento per le spese relative alla riqualificazione energetica degli edifici, invece di prorogarle di anno in anno. Dobbiamo essere concordi una volta per tutte sul fatto che adottare integralmente la legislazione europea sul rendimento energetico degli edifici, affinché venga sfruttato l'intero potenziale di risparmio energetico, può avere un alto impatto sullo sviluppo occupazionale, poiché la filiera dell'efficienza energetica è interamente nazionale.

Per i motivi illustrati, è difficile comprendere come mai la direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, dopo il passaggio alla Camera, non sia più contenuta nella legge comunitaria 2010.

E' stato soppresso anche l'ex articolo 10, che delegava il Governo ad adottare un decreto legislativo per il riordino della professione di guida turistica disciplinando i titoli ed i requisiti per il suo esercizio.

Si è fatto nuovamente un passo indietro e permane l'attuale irragionevole regime di discriminazione nei confronti dei cittadini italiani che, per l'esercizio dell'attività di guida turistica, rimangono vincolati al territorio regionale o provinciale in cui sono abilitati, mentre le guide straniere, che intendono svolgere un'attività anche sul nostro territorio nazionale, sono tenute unicamente ad una informativa preventiva.

Per quanto riguarda le parti aggiunte nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, mi preme sottolineare l'importanza del nuovo articolo 16, teso a sanare una procedura d'infrazione da parte dell'Unione europea contro l'Italia in materia di deducibilità delle spese relative ai contratti di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede. In particolare, la detrazione dell'IRPEF spetta per i canoni derivanti da contratti di locazione stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui l'immobile è situato, dagli studenti iscritti ad un corso di laurea presso un'università ubicata nel territorio di uno Stato membro dell'Unione europea.

Per quanto concerne il settore agro-alimentare, cito una disposizione introdotta alla Camera nell'articolo 17, volta ad adeguare la normativa italiana ad una sentenza della Corte di giustizia europea riguardante i prodotti di cacao e cioccolato destinati all'alimentazione umana. (Brusìo).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Pinzger, se la interrompo. Prego i colleghi di consentire al senatore Pinzger di svolgere tranquillamente il suo intervento.

PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). La sentenza del 25 novembre 2010 ha dichiarato illegittimo l'articolo 6 del decreto legislativo n. 178 del 2003 in quanto autorizzava la denominazione di vendita «cioccolato puro» per i prodotti che non contengono grassi vegetali diversi dal burro di cacao. La Corte ritiene, infatti, che tale dicitura violi la direttiva 2000/36/CE relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all'alimentazione umana, in quanto non è idonea a informare il consumatore circa l'assenza di grassi vegetali.

Signora Presidente, mi avvio a concludere, chiedendo di consegnare la restante parte del mio intervento. Annuncio infine il voto favorevole del mio Gruppo parlamentare. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, anche noi, nell'affrontare questa legge comunitaria, che prevede una serie di deleghe, vorremmo aggiungere qualcosa oltre quanto abbiamo già detto e manifestato in Commissione, se non altro, perché il Governo che attuerà queste deleghe sarà un Governo completamente diverso da quello che noi pensavamo le avrebbe attuate.

Faccio pertanto alcune osservazioni. Quando si parla di violazioni di disposizioni comunitarie e della delega al Governo affinché adotti sanzioni penali e amministrative per le violazioni di obblighi contenuti nelle direttive, ci viene in mente una considerazione paradossale: il Governo dovrebbe sanzionare se stesso, in quanto gli obblighi contenuti nelle direttive sono indirizzati soltanto agli Stati. Nel caso fossero regolamenti, noi li recepiremmo e si tratterebbe di norma interna avente cogenza. La direttiva, invece, ha bisogno di strumenti attuativi. Pertanto, una fattispecie è reato solo se è prevista dal codice penale come reato. Il Governo, cioè, modifichi a questo punto il codice penale e introduca norme eventualmente a tutela di questi decreti che andrà ad attuare.

Allo stesso modo, sussiste qualche perplessità sul fatto di delegare il Governo affinché adotti testi unici e codici. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità della semplificazione, al punto che noi avevamo il ministro Calderoli a ciò preposto, e si era individuata la struttura per chiarire, sfrondare la selva di leggi e semplificare. Noi ci chiediamo, però, poiché queste misure non è sufficiente scriverle, se un Governo, che ha davanti a sé una vita già breve in quanto tale, avrà il tempo reale per riscrivere testi unici e codici, che sono opere non di poco conto, normativamente parlando.

Uno spunto di riflessione ci viene dato dalle dichiarazioni del ministro Monti, quando parliamo di delega relativa agli istituti di moneta elettronica. La prima domanda che ci siamo posti è la seguente: nel caso in cui questo Governo intenda introdurre la limitazione all'uso del contante a 300 euro, questo servirà più per far emergere il sommerso o servirà forse alle banche, che avranno grandi remunerazioni dal fatto che tutto venga commissionato?

Alcuni commercianti ci hanno sottoposto delle precisazioni. Ipotizzando un incasso di 100.000 euro, se tutto venisse pagato con moneta elettronica, a fine anno il costo per il commerciante sarebbe di circa 3.000 euro di commissioni bancarie relativamente a un simile incasso. Limitare l'uso del contante a 300 euro non farà che aumentare ancor di più gli oneri che oggi hanno i commercianti nel dover trattare con quegli istituti. E, sia che si accetti oppure no, in ogni caso le commissioni sono vincolanti. Accadrà quindi, innanzitutto, che le banche saranno sicuramente più ricche. Oppure, dobbiamo limitare noi per legge le commissioni bancarie. Dubito, però, che il Governo abbia la voglia, e anche la possibilità, di incidere su un rapporto bilaterale, e comunque privatistico, tra un istituto di credito e un commerciante che decide di adottare quella moneta. Sicuramente avremo prezzi più alti perché, se il commerciante ha eroso il suo ricavo, non farà che trasmettere tale aggravio, e avremo così ancora oneri sui consumatori, sugli utenti, sui cittadini. E questa è una circostanza che tutti noi affermiamo di voler evitare, perché il problema della domanda interna, del calo di domanda e del potere di acquisto eroso è un problema che grava e che tutti noi ammettiamo.

Altra delega sulla quale vorremmo dire qualcosa riguarda le misure di tutela degli investitori. Vengono date infatti più competenze alla CONSOB, ma il vero problema per il «parco buoi» - così viene definita borsisticamente la massa di cittadini sprovveduti che si avvicina alle intermediazioni bancarie - è il seguente. Le faccio un esempio, signor Ministro. Se io volessi vendere questo telefonino e chiedessi a lei, signor Ministro, di comperarlo aggiungendo però che non è mio, lei non lo comprerebbe mai, ma non comprerebbe nemmeno una bicicletta, e men che meno un immobile, che ha una certificazione di proprietà e di accatastamento.

Eppure potrei vendere milioni di titoli e di azioni senza averne la titolarità o la proprietà: mi riferisco alle famose vendite allo scoperto. Ciò che si deve fare a livello europeo è impedire le vendite allo scoperto, perché oggi a farle sono grandi macchine organizzative che hanno la capacità di riacquistarle nel mese borsistico e di far scendere le quotazioni di quel titolo per comprarle al ribasso, guadagnando su quell'operazione.

C'è un'altra cosa che dovremmo accelerare, e mi rivolgo alla 6a Commissione. Ricordo che la 14a Commissione oggi ha espresso il suo parere sull'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, più nota come Tobin tax, poiché agli Stati sfuggono le grandi operazioni internazionali che movimentano finanziariamente enormi quantità di capitali. Tutto il mondo, e partiamo intanto dall'Europa, si metta d'accordo per imporre una microimposizione, perché è importante non solo tassare con l'IVA anche chi compera beni di prima necessità, ma soprattutto occorre tassare le grandi speculazioni finanziarie, che oggi sfuggono da ogni tipo di tassazione.

Un'altra delega concerne le comunicazioni elettroniche. Condividiamo l'impostazione di proteggere la salute pubblica dai campi elettromagnetici, ma abbiamo visto recentemente in TV, nella trasmissione "Report", che le nostre normative in merito sono approssimate, sono messe lì quasi a caso e non conosciamo quali effetti dannosi derivino dall'esposizione ai campi elettromagnetici. È probabile che servirà del tempo per avere dei chiarimenti, ed è probabile che serva una casistica più ampia. Ma nel frattempo il suggerimento è quello di usare la maggiore cautela perché, a quanto pare, anche bassissimi livelli di esposizione elettromagnetica hanno effetti negativi sulla salute. Quali effetti, in che forma e in che modo sarà il tempo a dircelo.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,15)

(Segue DIVINA). Altra cosa che vorremmo dal Governo è che approfondisca una questione, seriamente e non tiepidamente, perché abbiamo visto, ad esempio, che per fare ricerca le compagnie telefoniche hanno avuto pudore a commissionarla in modo trasparente e certo, ma hanno fatto girare fondi addirittura su istituti australiani, i quali, a loro volta, avrebbero dovuto finanziare la ricerca. Muoviamoci in modo chiaro e trasparente e diciamo ai cittadini se effettivamente esiste qualche rischio, oppure rassicuriamoli, se rischi non ve ne sono.

Per quanto riguarda la delega sulle concessioni demaniali e marittime, vorrei far presente che abbiamo voluto rimanere in questa situazione. Oggi abbiamo concessioni di quattro anni più quattro, oppure di sei anni più sei: questo è quello che prevedono le normative nazionali, integrate da quelle regionali. Ma mi chiedo quali investimenti possono fare i concessionari con una limitazione così stretta nel tempo per rientrare degli investimenti fatti.

Quando l'ex ministro Tremonti annunciò di voler allungare le concessioni del demanio marittimo a trent'anni, ma forse anche a cinquant'anni, tale orientamento fu subito bollato come una privatizzazione, come una svendita dei litorali. Ma l'unica industria che sta in piedi in questo Paese è quella turistica. Il manifatturiero fa acqua da tutte le parti e probabilmente, se non modificheremo tante regole del mondo del lavoro, non riuscirà a sopravvivere. Viceversa, per quanto riguarda l'industria turistica, o meglio l'ambiente, abbiamo dei beni non ripetibili, dunque investiamo su di essi e valorizziamoli anche economicamente. Se serve fare grandi investimenti, diamo a chi ha voglia di farli il tempo e la possibilità di rientrare dalle spese.

Devo parlare anche di qualcosa che non c'è, e dico per fortuna, perché l'unità fiscale europea almeno fino ad oggi non si realizzerà. La preoccupazione nostra è che ormai siamo in Europa con le mani legate. Una volta, quando ogni Stato affrontava una crisi, aveva una serie di strumenti: il primo era battere un po' di moneta, mettere in moto un po' d'inflazione, la moneta circolante ne faceva circolare dell'altra, partiva un po' l'economia, si riduceva anche il debito, perché per assurdo, paradossalmente, un'inflazione che portasse il prezzo di un chilo di pane a 1.900 miliardi avrebbe ridotto anche il debito pubblico, che sarebbe stato l'equivalente di un chilo di pane. Oggi non abbiamo più questa leva. Gli Stati prima avevano la leva della svalutazione. In un momento di crisi le banche centrali intervenivano: svalutando la moneta, si diventava di nuovo competitivi all'estero. Gli Stati della Comunità non hanno più questa leva.

Neanche la spesa pubblica può essere determinata dal singolo Stato: le politiche keynesiane sono state messe nel cassetto. Agli Stati membri della Comunità non rimane che la leva fiscale, se eventualmente si vuole dire ancora di controllare la situazione - è un parolone, controllare - o di indirizzare alcune scelte di crescita economica. Abbiamo visto che le scelte che impone la Comunità europea ci mettono i conti a posto, ma sono estremamente depressive e mettono il Paese in ginocchio. La cura, insomma, ammazza il paziente. Togliamo anche la leva fiscale come elemento di sovranità nazionale, e dopo chiediamoci se esiste ancora la sovranità, se possiamo ancora usare tale termine.

C'è un'ultima questione che ci sta molto a cuore: noi non potremo più scrivere sulle confezioni «cioccolato puro». La nostra tradizione dolciaria era di fare il cioccolato buono, cioè con il cacao e con il burro di cacao. Ahimè, questo non si potrà più fare perché dovremo scrivere sulle prossime etichette soltanto «privo di grassi vegetali aggiunti». Mi chiedo che etichetta sia, anzi, vedendo una tale etichetta, mi verrebbe subito un brivido. Siamo riusciti a tamponare la situazione sul fronte dei vini. Noi facciamo vini buoni, i nostri produttori affinano il vino in barrique per tanti anni. Altri produttori mettevano trucioli o addirittura segatura nei vini ed arrivavano ad un confezionamento rapidissimo, presentando un prodotto simile. Il consumatore però deve sapere se compra un vino di una certa qualità e di un certo costo oppure se compra una schifezza.

Siamo riusciti a difendere il vino ma vorremmo che questo Governo si spendesse un po' di più per la difesa dei nostri prodotti naturali. (Applausi dal Gruppo LNP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Siamo quasi al termine di una giornata che fortunatamente abbiamo dedicato all'Europa, concludendo stamattina un dibattito ed oggi chiudendo i lavori sulla legge comunitaria.

Sarò sintetico, segnalando due o tre questioni e non ripetendo argomenti che molto opportunamente i colleghi hanno già espresso. Sui tempi e sui modi della legge comunitaria 2010 basta semplicemente leggere le firme dei suoi presentatori: non solo quelle dei ministri Frattini, Alfano, Fazio, Tremonti e Brambilla, ma incredibilmente anche quella del ministro Ronchi, primo firmatario. Se considerate da quanto tempo non è più Ministro, questo dà il segno di quanto sia rimasto di questa comunitaria che, come molti colleghi hanno spiegato, è stata utilizzata come una legge omnibus.

Dobbiamo cambiare la legge comunitaria. L'abbiamo detto anche questa mattina e non lo ripeterò. Credo che in 1a Commissione si sia andati avanti con il lavoro e come 14ª Commissione abbiamo dato un'indicazione. Credo che dobbiamo fare questo passo che ci aiuta a rispondere anche ad alcuni quesiti dei colleghi, cioè come recepire le direttive, come fare in modo che ci sia anche una evoluzione della legislazione europea nel nostro Paese, come dare conto delle sentenze, come dare conto dell'Europa e di come si dipana quotidianamente.

Signor Ministro, colleghi, vorrei richiamare l'attenzione su due questioni che sono esemplificative di questa legge comunitaria, e non solo di questa.

Tra la legge comunitaria precedente, quella del 2009 - anch'essa arrivata nel 2010 - e quella al nostro esame, ci è stato detto che sulla direttiva in materia di rimpatrio volontario, con scadenza a dicembre scorso, avrebbe proceduto il Ministero dell'interno, perché in quel modo si sarebbe fatto più in fretta. Probabilmente è stato così e forse il Ministero ha fatto più in fretta, anche se non ha operato poi tanto bene nell'utilizzo di quella direttiva.

In questo senso, signor Ministro, andava un nostro ordine del giorno che abbiamo poi ritirato, perché ci rendiamo conto che siamo in una fase di passaggio e di interregno, anche se siamo rimasti abbastanza sorpresi del parere sfavorevole che al riguardo è stato espresso in Commissione: diciamo che lo prendiamo come un invito ad una riflessione e ad un supplemento di indagine. La direttiva in materia di rimpatrio volontario contiene infatti per intero la possibilità di costruire un quadro nuovo per quanto riguarda l'asilo e l'identificazione, che è di particolare importanza per il nostro Paese.

L'obiettivo di ogni centro di identificazione dovrebbe essere, appunto, l'identificazione, consentendo al nostro Paese di utilizzare bene le informazioni da trasmettere ai nostri consolati nei Paesi di provenienza degli immigrati e permettendo al nostro Ministero degli esteri di avere relazioni con le ambasciate di quei Paesi cui molto spesso fanno capo i flussi migratori che interessano l'Italia.

Procedere ad un'identificazione in tempi rapidi e, se necessario, espellere, quando lo si deve fare secondo le norme europee, è la regola principe per consentire alle nostre forze di polizia, alla nostra amministrazione, nonché alle forze di polizia e alle amministrazioni dei Paesi con cui abbiamo rapporti, di costruire una relazione saggia e virtuosa, che permetta quell'immigrazione regolare di cui abbiamo bisogno: e questo non lo dico io o pericolosi estremisti, ma il Documento di economia e finanza che fu fatto dall'allora ministro Tremonti, secondo il quale per pareggiare il bilancio ci volevano 350.000 immigrati in più, ovviamente non clandestini e con contratto di lavoro. È proprio su quella direttiva che avrebbe dovuto concentrarsi il dibattito politico, piuttosto che perdersi nei mille rivoli dei 44 articoli che sono stati poi aggiunti.

In questo senso, ha ragione il collega Divina quando fa riferimento alle deleghe al Governo: voglio però allargare il suo discorso anche a quello che noi possiamo fare meglio per il futuro, con l'idea che il Governo non debba soltanto ratificare le direttive sulla base delle quali io posso fare delle deleghe che piacciono a me, ma delle deleghe che siano al servizio di tutto il Paese, e non solo della parte che mi ha votato.

Signor Ministro, vorrei concludere con una questione su cui almeno per me, ma so che anche per altri colleghi, si pone un problema di coscienza. Nell'iter di questa legge comunitaria si è tentato di modificare una delle leggi più avanzate che questo Stato ha, quella cioè sul commercio delle armi, che fu votata dopo tre legislature di lavori con il consenso popolare e delle associazioni. Nel tentativo di cambiare questa legge con un emendamento di tre pagine, abbiamo trovato per fortuna la disponibilità degli altri colleghi della Commissione e del rappresentante del Governo di allora, il sottosegretario Scotti, al quale va dato merito di aver compreso che quella era una legge migliore di altre vigenti in Europa, riducendosi il tutto al recepimento della direttiva.

Ovviamente qui interviene il discorso che faceva prima il collega Divina. In me e in altri colleghi rimane un dubbio sulle deleghe che vengono date al Governo, pur in maniera molto chiara, e lo dico per chi ci ascolta fuori di qui, per le associazioni che si sono impegnate su questo. Ben due volte viene richiamata quella legge, dicendo che i paletti sono quelli della legge sul commercio delle armi e che quella legge giustamente dava incarico al Ministero degli esteri di prendere un impegno su questo. All'interno di tutto questo c'è stato però anche il tentativo - magari in maniera anche non sbagliata o ingenua - di portare tutto sotto la Presidenza del Consiglio, quella stessa che su Finmeccanica aveva cercato di fare già altre manovre sul commercio delle armi nel mondo.

Questo è sbagliato per il nostro Paese e lo dico non perché di un'altra coalizione ma perché abbiamo scelto che quello fosse un pezzo della politica estera del Paese; anche chi di noi ha dubbi su questa ipotesi del commercio delle armi sa bene che essa va affidata alla politica estera, perché è ovvio che non abbiamo questi timori se queste armi vengono commercializzate all'interno dell'Unione europea (che so, in Svezia o in un altro Stato dell'Unione europea). Dobbiamo essere certi della destinazione finale, perché quella legge fu fatta per ovviare alla circostanza che da Talamone, o da altri porti italiani, partivano navi che commerciavano con Paesi-schermo, e quelle stesse armi finivano poi in Paesi in conflitto. Quello fu un atto di tutto un Parlamento che fece bene il suo lavoro.

In merito a queste deleghe, mi permetto allora di dire che mi aspetto che il Governo tecnico faccia un lavoro tecnico di alto livello, di analisi di tale situazione. Personalmente, nelle condizioni in cui è stato votato quell'articolo, come ex obiettore di coscienza non posso approvarlo, ma sono convinto che costituisca il male minore possibile (ci ho lavorato anch'io, e ringrazio il collega Scanu ed i colleghi della Commissione difesa, in particolare il senatore Del Vecchio). Mi affido però al Governo e all'Aula affinché su quelle deleghe i paletti vengano mantenuti dentro le regole scritte dalla legge citata all'interno della comunitaria. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale

Ha facoltà di parlare la relatrice.

BOLDI, relatrice. Signor Presidente, mi scuso anticipatamente se la mia replica potrà sembrare disorganica, ma vorrei provare a dare alcune risposte agli intervenuti.

Per quello che riguarda la senatrice Adamo, che ha toccato, insieme alla senatrice Granaiola, alla senatrice Armato ed al senatore Divina la questione dell'articolo 11, devo dire che effettivamente tale norma ha posto dei problemi, poiché la delega è molto ampia. D'altra parte, bisognava assolutamente chiudere la procedura di infrazione, e devo dire, signor Ministro, che anche noi dobbiamo essere assolutamente fiduciosi e speranzosi che nell'espletamento della delega vengano rispettati i principi previsti nella norma per cercare di tutelare quello che per noi è un settore veramente importante.

Per quanto riguarda l'articolo 21, che contiene deleghe su due importanti direttive concernenti il comitato aziendale europeo e il lavoro dei cittadini di Paesi terzi, sicuramente avremo poi la possibilità di valutare le proposte del Governo e di esprimere dei pareri nelle Commissioni di merito. Mi auguro naturalmente, per quello che riguarda la direttiva 52, che qualunque tipo di soluzione si pensi di adottare questa non possa mai, come peraltro afferma un ordine del giorno che è stato accolto, dare anche lontanamente l'impressione che si voglia fare una sanatoria generalizzata di questi lavoratori qualora, ad esempio, questi denuncino di essere stati assunti in modo irregolare.

L'articolo 4 riguarda le diarie dei funzionari che parteciperanno alle riunioni dei tavoli europei dai quali non possiamo essere assenti. Tale norma è stata introdotta alla Camera e molto probabilmente in Senato l'avremmo considerata inammissibile per materia, perché non c'era assolutamente nulla che la legasse alla legge comunitaria. In ogni caso, è stato approvato in 14 a Commissione un ordine del giorno volto a recepire le indicazioni che sono state espresse dalla 5a e dalla 1a Commissione del Senato.

La senatrice Poli Bortone ha toccato la questione dei NUTS 3, che però è stata espunta dal testo alla Camera, e poi il tema, peraltro già affrontato nel momento in cui abbiamo parlato del Piano nazionale per le riforme, dei grandi problemi dell'Italia: il Sud, le donne, i giovani. Al riguardo, le preoccupazioni nutrite nel momento della stesura del piano nazionale delle riforme, non da questo ma dal precedente Governo, sono le preoccupazioni di tutti.

La senatrice Poli Bortone ha poi proposto l'istituzione di un'autorità per l'alimentazione. Al riguardo invito ad una riflessione, dato che di Authority ne abbiamo in abbondanza, tanto che a volte non se ne capisce esattamente l'utilità. Quindi, esorto a riflettere bene sulla necessità di istituire un'Authority per l'alimentazione.

La senatrice Carlino e il senatore Di Giovan Paolo hanno toccato il tema della delega per la semplificazione della cosiddetta direttiva armi, sulla quale si è molto discusso qui in Senato durante il primo esame. Siamo infine giunti ad un emendamento snello nel quale è scritto molto chiaramente che la delega di semplificazione verrà fatta nel rispetto dei principi della legge n. 185 del 1990, che ritengo sia un'ottima legge. Credo che se nella delega ci si atterrà al paletto fissato, anche le associazioni potranno stare tranquille.

Il senatore Pinzger ha invece toccato il tema delle normative introdotte, poche peraltro, dal Senato e che, a seguito dello stravolgimento che vi è stato, sono state eliminate. Penso però che con la legge comunitaria 2011 potremo fare giustizia e reintrodurre tutte le norme che avevamo ritenuto potessero essere utili.

Quanto all'intervento del senatore Divina, naturalmente concordo pienamente con quanto ha detto riguardo al limite dell'uso del contante, che potrebbe rivelarsi un mezzo per combattere i pagamenti in nero, ma sicuramente anche un mezzo per far guadagnare le banche attraverso le commissioni. Faccio inoltre presente - perché forse a molti sfugge - che ci sono moltissimi cittadini italiani che non posseggono né un conto corrente, né una carta di credito, né un libretto degli assegni. Questo vale specialmente per le persone anziane. Quindi, quando si toccano questi temi bisogna prestare massima attenzione. Concordo anche con quanto affermato circa le vendite allo scoperto.

Per quanto riguarda la direttiva sui rimpatri, senatore Di Giovan Paolo, in effetti è stato dimostrato, per come è andato l'iter della legge 2010, che ha fatto bene il Governo ad estrapolare la direttiva sui rimpatri e ad approvarla, poiché è riuscito ad approvarla durante l'estate.

Mi meraviglio sempre quando sento esprimere delle osservazioni sulla «direttiva rimpatri». Secondo me, c'è infatti un'idea di fondo sbagliata, che vorrei cercare di chiarire. Ad esempio, l'allungamento della permanenza nei centri a 18 mesi, peraltro assolutamente conforme all'articolo 15 della direttiva 2008/115/CE, non so per quale motivo pensiate sia stato introdotto. Forse ritenete per pura cattiveria, ma non è così.

Forse sfugge il fatto che spesso è molto difficile effettuare l'identificazione: innanzitutto perché quasi sempre i documenti di riconoscimento vengono buttati via, inoltre perché si ha a che fare con Paesi che rendono molto difficile l'identificazione. Quindi, le motivazioni non sono dettate dalla cattiveria o dall'odio personale.

Per quanto riguarda il trattenimento nei CIE, che, è vero, non sono degli alberghi (sono dei centri di identificazione ed espulsione), voglio inoltre precisare che al loro interno è prevista l'assistenza socio-psicologica, quella sanitaria, la mediazione linguistico-culturale, l'informazione sulla normativa in materia di immigrazione e sui diritti e doveri degli stranieri. È anche garantita la libertà di corrispondenza sia telefonica che epistolare, la possibilità di ricevere visite, nonché l'assistenza legale anche mediante l'accesso al gratuito patrocinio.

Inoltre, il Ministero dell'interno precisa che è in corso la sesta annualità del processo Praesidium, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, l'Organizzazione internazionale migranti, l'UNHCR e «Save the Children» che prevede, tra i compiti attribuiti convenzionalmente a tali organizzazioni, anche il monitoraggio delle condizioni di accoglienza dei diversi centri per immigrati attraverso la presentazione di resoconti periodici delle criticità riscontrate. Ora, mi rendo conto che ci sono dei problemi, ma si sta cercando in tutti i modi di risolverli.

Concludo ringraziando tutti i Gruppi per la responsabilità dimostrata con riguardo alla presentazione o meno di emendamenti e di pochissimi ordini del giorno per permettere l'approvazione di questo sciagurato provvedimento sul quale tutti noi abbiamo dei dubbi e delle contrarietà. Purtroppo, siamo giunti alla determinazione di farlo passare, perché sarebbe stato scandaloso tenere questa legge ancora nelle Aule parlamentari: ne andava della credibilità del Parlamento e soprattutto sarebbe stato costoso dal punto di vista monetario, poiché avremmo dovuto iniziare a pagare un conto molto salato rispetto alle procedure di infrazione, che con questa legge vengono invece sanate.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro per gli affari europei, avvocato Moavero Milanesi.

MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è una giornata - come già è stato sottolineato - in gran parte dedicata alle questioni dell'Unione europea, che costituiscono per noi tutti una tela di fondo e, per il Governo che qui rappresento, un punto di riferimento al tempo stesso imprescindibile nelle circostanze, e in ogni caso ideale per il nostro modo di vedere.

Quanto alla legge che oggi abbiamo discusso e che vi accingete a votare, vorrei ringraziare il Senato, in particolare la 14ª Commissione e la presidente Boldi, per aver consentito un'accelerazione di questo «ultimo miglio» della legge comunitaria 2010; un ultimo miglio che poteva indubbiamente venire prima, ma che è importantissimo riuscire a portare a compimento.

Se il Senato darà la sua approvazione a questa normativa, avrò il piacere, a nome del Governo italiano e dell'Italia tutta, di avvisare la Commissione europea che attraverso l'adozione di questa legge comunitaria ben 23 procedure di infrazione, suscettibili - come ricordava poco fa la presidente Boldi - di portare sanzioni pecuniarie previste dal Trattato (un trattato che abbiamo contribuito ad approvare e ratificare), che avrebbero colpito le nostre finanze in un momento non propriamente tale da cercare ulteriori fonti di uscita non necessarie, sono venute meno.

Pertanto, con questa discussione, di cui ancora una volta vi ringrazio per i tempi rapidi in cui si è svolta, il Senato e il Parlamento italiano danno un contributo decisivo, nel momento in cui giungerà ad approvazione, al riacquisto della credibilità del nostro Paese di fronte alle istituzioni dell'Unione europea, di cui tanto parliamo e di cui c'è un evidente assoluto bisogno per dare all'Italia la pienezza di quel ruolo e di quel peso che le spettano per la sua storia di Paese fondatore dell'Unione europea, per la sua realtà economica, industriale e politica e di fronte ai suoi cittadini.

Penso di potervi dire che il Governo ha ben compreso il messaggio riguardante la sua copartecipazione - e nel dire sua mi permetto di estendere l'aggettivo ai Governi che ci hanno preceduto - nel ritardo di questa normativa. Soprattutto vorrei assumere l'impegno, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda questo Governo, di fare il possibile per presentare alle Aule parlamentari nei tempi previsti la legge comunitaria, che temo sarà quella riferita al 2012, che ricade nelle nostre responsabilità, e di portare avanti, evidentemente in collaborazione massima con le due Camere parlamentari, l'iter della legge comunitaria 2011.

Vorrei anche dire che abbiamo, e ho, ben compreso i messaggi più specifici che sono stati sollevati dai diversi intervenienti. Non li ripeto, li ho ben annotati; ho l'abitudine, che spero di mantenere, di ascoltare con attenzione e prendere appunti, e mi premurerò di passare gli appunti anche ai miei colleghi Ministri competenti per le differenti materie, perché come sapete non solo l'Europa siamo noi (come ha detto il presidente Monti in quest'Aula), ma alla partecipazione agli adempimenti europei, al momento europeo, alla legislazione europea non deve partecipare unicamente il Ministro delegato agli affari europei, ma anche tutti gli altri Ministri del Governo. Quindi, trasmetterò ai miei colleghi i differenti punti che sono stati sottolineati. Ve ne sono stati alcuni più ricorrenti, che mi permetto di citare per mostrarne la piena comprensione: la questione relativa al commercio delle armi, la questione relativa ai rimpatri e la questione - da molti oratori sollevata - delle concessioni balneari, che rientra evidentemente tra le preoccupazioni espresse dall'Aula.

Il nostro impegno è dunque a continuare il lavoro insieme, non solo sulle future leggi comunitarie, non solo sulla riforma di questo strumento omnibus di cui - credo siamo tutti convinti - occorre migliorare il funzionamento (e proposte sono fatte nell'ambito della riforma della cosiddetta legge Buttiglione), ma anche nel lavoro corrente delle Commissioni. È quindi intenzione, senz'altro mia (ma penso di potermi esprimere anche a nome dei colleghi), di partecipare, a vostra richiesta, ai lavori del Parlamento con la presenza in Aula e soprattutto con l'interlocuzione in Commissione.

Vi ringrazio ancora per la qualità del dibattito e auspico un positivo voto finale. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.

BONFRISCO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, con i seguenti presupposti:

- per quanto riguarda l'articolo 4, la spesa inerente alla corresponsione delle diarie rientri negli stanziamenti già previsti per il finanziamento delle missioni (comunque soggetti al taglio lineare del 10 per cento previsto dal decreto-legge n. 78 del 2010), fermo restando che la diaria rappresenta solo una delle modalità con cui l'amministrazione può provvedere al rimborso delle spese di missione sostenute dal proprio personale;

- dall'articolo 6, comma 2, lettera l), che prevede la modifica della disciplina sanzionatoria e di vigilanza sugli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari, non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto, per lo svolgimento dell'attività di controllo e vigilanza, la Banca d'Italia e la CONSOB provvederanno alla copertura dei costi derivanti dalle attività svolte autonomamente, con le ordinarie forme di autofinanziamento, attraverso le contribuzioni dovute dai soggetti vigilati;

- l'articolo 8, comma 2, lettera h), che amplia la platea dei soggetti IVA che possono accedere al meccanismo dei rimborsi infrannuali, rechi effetti trascurabili sul gettito, in considerazione dell'esiguità dei soggetti interessati;

- l'articolo 8, comma 2, lettera l), avendo carattere procedurale, non produca effetti sul gettito;

- la definizione delle imprese turistico-balneari contenuta nell'articolo 11, comma 6, non comporti effetti onerosi connessi all'ampliamento delle agevolazioni fiscali previste dal decreto-legge n. 70 del 2011;

- l'articolo 22, comma 4, che modifica il regime tributario delle fondazioni bancarie, risulti necessario ai fini del coordinamento con l'articolo 52, comma 1-ter, del decreto-legge n. 78 del 2010, che ha innalzato dal 10 al 15 per cento la quota percentuale del patrimonio delle fondazioni bancarie investibile in immobili diversi da quelli strumentali. Peraltro, secondo la Ragioneria generale dello Stato, tale disposizione non comporta nuovi o maggiori oneri, in quanto, in sede di relazione tecnica al decreto n. 78 del 2010, non sono stati ascritti effetti alle disposizioni di cui all'articolo 52 del medesimo decreto.

Osserva infine, con riferimento agli articoli 4 e 22, comma 4, che la legge di contabilità pubblica imporrebbe una corretta copertura finanziaria di qualunque onere, ancorché esiguo».

PRESIDENTE. Procediamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Gli articoli 1, con gli annessi allegati, e 2 del testo approvato dal Senato sono stati soppressi dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame degli articoli successivi.

Metto ai voti l'articolo 1, corrispondente all'articolo 3 del testo approvato dal Senato.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2, corrispondente all'articolo 4 del testo approvato dal Senato.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 3, corrispondente all'articolo 5 del testo approvato dal Senato.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 4, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

L'articolo 6 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame degli articoli successivi.

Metto ai voti l'articolo 5, corrispondente all'articolo 7 del testo approvato dal Senato.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 6, corrispondente all'articolo 8 del testo approvato dal Senato.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 7, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 8, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Gli articoli 9 e 10 del testo approvato dal Senato sono stati soppressi dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame dell'articolo 9, corrispondente all'articolo 11 del testo approvato dal Senato.

Lo metto ai voti.

È approvato.

L'articolo 12 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame degli articoli successivi.

Metto ai voti l'articolo 10, corrispondente all'articolo 13 del testo approvato dal Senato.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 11, corrispondente all'articolo 14 del testo approvato dal Senato.

È approvato.

L'articolo 15 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame dell'articolo 12, corrispondente all'articolo 16 del testo approvato dal Senato.

Lo metto ai voti.

È approvato.

L'articolo 17 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.

Passiamo all'esame degli articoli successivi.

Metto ai voti l'articolo 13, corrispondente all'articolo 18 del testo approvato dal Senato.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 14, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 15, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 16, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 17, introdotto dalla Camera dei deputati.

DIVINA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Divina, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 17, introdotto dalla Camera dei deputati.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2322-B

DINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DINI (PdL). Signor Presidente, vorrei segnalare che, pur essendo presente in Aula, non ho avuto la possibilità di esprimere il mio voto sull'articolo 17. Vorrei quindi aggiungere il mio voto alla votazione precedente.

NEGRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NEGRI (PD). Signor Presidente, vorrei far presente che, per un disguido tecnico, non sono riuscita a votare.

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, le vorrei far presente che anch'io e il collega Tedesco non siamo riusciti a votare.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Metto ai voti l'articolo 18, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 19, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 20, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 21, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 22, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 23, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 24, introdotto dalla Camera dei deputati.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

FLERES (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FLERES (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, per riconoscere al Ministro il diritto di esordio e dunque per non appesantire il dibattito, che è stato abbastanza articolato, desidero soltanto confermare il voto favorevole del Gruppo di Coesione Nazionale, senza però trascurare il fatto che questo testo, per quanto ci riguarda, risulta l'ennesima occasione perduta per trasformare il nostro Parlamento in un protagonista di quel percorso che deve portarci verso un'unione politica, oltre che economica, dell'Europa, cosa che purtroppo è ancora lontana da venire.

Chiedo che il testo scritto del mio intervento sia allegato al Resoconto stenografico della seduta odierna. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso, senatore Fleres.

CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, sarò brevissima.

Come anticipato in discussione generale, l'Italia dei Valori, pur non riconoscendosi nel testo che stiamo per approvare, voterà a favore di questo provvedimento. Non vorrei né dilungarmi, né esser ripetitiva rispetto a quanto già detto in discussione generale, tuttavia vorrei esprimere la mia preoccupazione, oltre che quella del Gruppo Italia dei Valori, soprattutto in relazione ad atti come la legge comunitaria per una congiuntura economica davvero tragica.

Il Gruppo dell'Italia dei Valori, infatti, esprime voto favorevole intendendolo come auspicio affinché il Governo possa, a breve, proporre atti la cui portata normativa sia innanzitutto più ampia ed utile dal punto di vista dei riflessi pratici che essi possono avere sia sull'economia del Paese che nei confronti di talune categorie di cittadini. Non ultimo, votiamo a favore auspicando, già dalla discussione della legge comunitaria per il 2011 per cui sappiamo di essere in ritardo, un procedimento legislativo profondamente differente rispetto al passato. Non è, infatti, accettabile che il Parlamento italiano approvi oggi la legge comunitaria per l'anno 2010, mentre alla Camera dei deputati si è appena cominciata la discussione di quella del 2011. E questo colleghi, se non è certo colpa del Governo attuale, non è dovuto neanche alla crisi politica che ha investito negli ultimi mesi il Governo Berlusconi, portandolo alle dimissioni.

Le ragioni di questo lungo ritardo erano e sono tutte nella ferma volontà della maggioranza di allora di aggiungere ad ogni costo, nel testo della legge comunitaria, materie eterogenee. È stato il caso della responsabilità civile dei giudici, dell'istituto della fiducia, delle concessioni demaniali per 100 anni e così via. È dovuto intervenire anche il presidente della Repubblica Napolitano affinché il testo di qualche mese fa non diventasse legge.

Nonostante ciò, già durante il primo passaggio in Senato, il Gruppo dell'Italia dei Valori, anche in ragione della snellezza del provvedimento originario, ha presentato solo cinque emendamenti, manifestando con largo anticipo il proprio senso di responsabilità, per evitare che il provvedimento non fosse il solito carrozzone in cui infilare tutto. Detto ciò, occorre specificare che la legge comunitaria per il 2010, a fine del 2011, si approva per merito dell'opposizione o, meglio, di quella che prima era l'opposizione. L'allora maggioranza, non qui in Senato, ma sicuramente alla Camera - sfido i colleghi a smentirmi - ha provato in tutti i modi ad aggiungere norme di ogni tipo. E, infatti, il provvedimento è stato affossato dalle medesime norme fuori controllo! Un po' la stessa fine che si stava facendo fare al Paese.

Voglio puntualizzare, tuttavia, che su due articoli del provvedimento, l'IdV vota a favore suo malgrado. Mi riferisco alla norma relativa alla reintroduzione delle diarie per le missioni all'estero e al recepimento della direttiva sul trasferimento dei prodotti della difesa. Ciononostante annuncio il voto favorevole dell'Italia dei Valori su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo IdV).

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, intervengo brevemente perché ho già esaminato il provvedimento in sede di discussione generale. Quello che possiamo dire in conclusione è che l'iter travagliato di questa legge di cui abbiamo parlato rivela come l'attuale meccanismo di trasposizione del diritto europeo all'interno dell'ordinamento italiano abbia dimostrato almeno in questo caso i propri limiti. Per cui, è opportuno e urgente ripensare a un nuovo strumento e a un nuovo metodo per far sì che il nostro Paese possa essere all'avanguardia delle novità legislative che si realizzano oggi in Europa e che sempre più ci riguardano direttamente.

Il mio personale auspicio, insieme a quello del Gruppo Per il Terzo Polo che rappresento, è che, di fronte alla scelta che si profila, ma che rischia purtroppo di divenire di giorno in giorno sempre di maggior attualità, tra più Europa e meno Europa, tra una maggior integrazione e, al contrario, una maggiore divisione, si scelga la strada di una sempre maggior unione tra gli Stati e i popoli europei, un'unione che sia allo stesso tempo economica, ma anche politica, senza remore e timori, nella consapevolezza che ormai è in Europa che risiedono gli interessi di tutti e che nessuno degli Stati europei (neppure la Germania) può oggi realisticamente risolvere da solo i problemi che lo riguardano, e che sono ad un tempo problemi tanto politici quanto economici.

Per questo è necessario che la nostra Nazione, vincendo le proprie debolezze, dovute forse ad una mancanza di coraggio, torni a rappresentare un elemento trainante per il nostro futuro e per quello di tutti gli Stati dell'Unione. Questo lo dobbiamo fare, signor Ministro, come lei stesso ha rilevato in sede di replica, non soltanto perché siamo uno dei sei membri fondatori della Comunità, ma perché è veramente un grande progetto di integrazione, e corrisponde ai nostri interessi, mentre un'Europa divisa su tutti i principali temi, politici, economici e internazionali, non farebbe altro che ridurre il ruolo e, in definitiva, il peso internazionale del nostro Paese.

I tempi difficili di crisi si sono spesso rilevati come i più prolifici per la costruzione del lungo cammino che ha portato all'Unione europea. Il mio auspicio finale è che anche questo periodo di indubbie difficoltà rappresenti, per il Parlamento e insieme per il Governo, una fase temporanea e che serva a noi tutti, in particolare ai Capi di Stato e di Governo europei, a rafforzare la Nazione e a realizzare come senza l'Europa non vi possa essere benessere nel continente, nel nostro Paese, e quindi compiere un ulteriore passo in direzione di una maggiore integrazione.

Dichiaro pertanto il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI sul provvedimento in esame. (Applausi dei senatori Astore e Ignazio Marino).

ADERENTI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADERENTI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, con il disegno di legge comunitaria il Governo adempie l'obbligo, previsto dalla legge 4 febbraio 2005, n. 11, di proporre annualmente al Parlamento un testo legislativo recante disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.

Il testo che abbiamo discusso e che ci accingiamo ad approvare è, per così dire "essenziale" poiché contiene l'attuazione di direttive che sono o già scadute o che scadranno entro l'anno. Com'è noto, è attualmente in corso un processo di riforma della legge n. 11 del 2005 e tra le finalità che il progetto di riforma si pone vi è proprio quella di accelerare i tempi di approvazione della legge comunitaria.

La riforma della legge n. 11 del 2005 mira ad adeguare la normativa nazionale alle modifiche intervenute nell'assetto dell'Unione europea a seguito dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della crescente importanza delle politiche di origine europea. La riforma tiene conto di riorganizzare il processo di recepimento della normativa europea, prevedendo, in particolare, lo sdoppiamento dell'attuale legge comunitaria, in due distinti provvedimenti: la legge di delegazione europea, il cui contenuto sarà limitato alle disposizioni di delega necessarie per il recepimento delle direttive comunitarie e la legge europea che, più in generale, conterrà disposizioni volte a garantire l'adeguamento dell'ordinamento interno all'ordinamento europeo.

Il Gruppo della Lega Nord prende atto del contenuto del disegno di legge comunitaria 2010, che adegua il nostro ordinamento ad importanti disposizioni comunitarie.

Prima di andare ad esaminare gli articoli che ritengo di maggiore interesse in questa legge comunitaria, vorrei soffermarmi su un articolo che era presente nel testo governativo e che poi è stato soppresso durante l'esame alla Camera dei deputati, ovvero il riordino normativo della disciplina della professione di guida turistica. Tale articolo prevedeva importanti innovazioni nel settore ovvero che l'esercizio della delega dovesse avvenire nel rispetto degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale e delle relative norme di attuazione e che le amministrazioni locali potevano avvalersi, per la promozione del proprio territorio e dei siti museali, di associazioni di volontariato, costitute e formate con finalità di promozione storico, culturale, paesaggistico e ambientale locale.

Il riordino della professione di guida turistica non va a compromettere i percorsi formativi relativi alla conoscenza di specifiche aree del territorio nazionale particolarmente ricche e complesse sotto il profilo storico-artistico, culturale e ambientale. Pertanto, la Lega Nord attenzionerà il Governo ed il Parlamento affinché si introduca questa importante riforma nella prossima legge comunitaria 2011.

Tornando al testo in esame, vorrei soffermarmi su alcuni articoli che ritengo degni di nota.

L'articolo 5 interviene sulla disciplina del codice del consumo e prevede alcune modifiche al decreto legislativo n. 206 del 2005, nella parte in cui regola la commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori. Il testo prevede, infatti, che i termini per l'effettuazione di rimborsi e restituzioni tra fornitore e consumatore, conseguenti all'esercizio del diritto di recesso, deve avvenire "entro e non oltre i trenta giorni". Sono ricondotti nell'ambito applicativo del diritto di recesso anche i contratti di assicurazione obbligatoria RC per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti. Tutto ciò è a tutela dei consumatori.

L'articolo 10 è volto a semplificare la materia del confezionamento delle acque destinate al consumo umano. Tale articolo prevede che i valori di parametro per misurare la salubrità dell'acqua siano misurabili solo nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori, non anche nel punto della commercializzazione e messa a disposizione per il consumo. Questa abrogazione permette di risolvere una procedura di infrazione nata dal fatto che la Commissione europea ha ritenuto che questo secondo punto di verifica dia luogo ad una nuova procedura di controllo, non prevista dalla disciplina comunitaria in materia e suscettibile di limitare la distribuzione commerciale delle acque in bottiglia imponendo restrizioni ingiustificate.

Infine, l'articolo 17 riguarda l'attuazione della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa all'utilizzo della denominazione «cioccolato puro». Secondo quanto previsto dalla normativa comunitaria, non è più consentito utilizzare la denominazione "cioccolato puro", attualmente utilizzata in Italia, per i prodotti nella cui preparazione non siano stati utilizzati altri grassi vegetali oltre il burro di cacao. La sentenza non ha ritenuto quindi più accettabile tale denominazione, poiché non rientrante tra quelle di vendita obbligatorie e tassative.

A seguito della sentenza, l'articolo in questione abroga le disposizioni che consentono la denominazione citata, ma prevedendo anche un periodo di 24 mesi per lo smaltimento delle scorte delle etichette e delle confezioni di prodotti riportanti la denominazione in oggetto. Ciò è a dimostrazione che l'Europa spesso è troppo invadente su questioni tecniche di minore importanza.

Noi della Lega Nord vorremmo invece che i nostri artigiani e i nostri imprenditori cioccolatai potessero usare ancora la dicitura «cioccolato puro», perché oggettivamente fa bene non solo al palato ma anche alle orecchie del consumatore, ed è pure buono.

Essendo già iniziato alla Camera dei deputati l'iter della legge comunitaria 2011, e secondo quanto disposto dalla legge n. 11 del 2005, la legge comunitaria 2012 dovrebbe essere emanata nei prossimi mesi. Ci troviamo nella condizione di dover concludere al più presto l'esame della legge comunitaria 2010, al fine di non appesantirne ulteriormente l'iter e soprattutto per non incorrere nell'apertura di nuove ulteriori procedure di infrazione, in particolare per mancato recepimento delle direttive.

Vorremmo ringraziare molto la senatrice Rossana Boldi che, in qualità di presidente della 14a Commissione affari europei, è stata davvero in grado di gestire l'iter di questa legge in maniera chiara, corretta e trasparente in Commissione.

Solo per un forte senso di responsabilità, ma soprattutto per salvaguardare il prezioso e laborioso lavoro fatto dal precedente Governo, la Lega Nord voterà a favore di questa legge comunitaria, prestando grande attenzione verso la prossima legge comunitaria 2011 e in modo particolare al futuro decreto legislativo di attuazione delle direttiva n. 52 del 2009, contenuta in questa legge, affinché nessuno pensi di insinuarvi sanatorie di clandestini, che staneremmo facilmente. Su questo saremo inflessibili (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Caruso e Rizzotti. Congratulazioni).

MARINARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINARO (PD). Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, si noterà, dal nostro voto finale, la fase nuova che caratterizza quest'Aula, nel senso che io annuncio qui il voto favorevole del mio Gruppo alla legge comunitaria 2010, senza però trascurare il fatto che questo è un voto sicuramente politico, un voto per quell'impegno nazionale ed europeo che noi abbiamo con il Governo Monti, un voto anche per dare quei segnali importanti e significativi all'Unione europea, per dire che esiste anche qui un modo diverso di concepire l'Europa e, soprattutto, di concepire la trascrizione nell'ordinamento nazionale del diritto europeo.

In questo senso, signor Ministro, lei ha avuto in questa giornata di full immersion, dall'Europa al livello nazionale, conoscenza dei problemi che attendono tutti quanti: lei dal versante Governo e noi dal versante Parlamento, per fare in modo che l'ordinamento nazionale sia sempre più adeguato e conforme all'ordinamento europeo.

Sicuramente lei ha capito che quel sistema di recepimento, frutto di una stagione che fu, non regge più di fronte alle nuove sfide. Noi siamo pronti a misurarci su questo tema, a dare il nostro contributo - come ho detto anche stamattina - e abbiamo anche delle nostre proposte di legge. Queste sicuramente possono essere messe a confronto con quelle che furono le proposte di revisione della cosiddetta legge Buttiglione, che a me piace, però, chiamare legge La Pergola, dal nome di chi la concepì e la volle per far fronte a una stagione molto complessa e molto impegnativa, perché fu la stagione dell'Atto unico e dei preparativi rispetto alla costruzione del mercato interno.

Oggi abbiamo un'altra stagione, quella della democratizzazione, non solo dell'Europa ma anche delle istituzioni nazionali. Quindi, noi riteniamo che, anche da questo punto di vista, occorra fare una seria riflessione sull'adeguamento della nostra legislazione.

Due punti sono stati fortemente dibattuti e anche oggetto di emendamenti del mio Gruppo (emendamenti che responsabilmente abbiamo ritirato per fare in modo che questa legge comunitaria fosse approvata): la questione della direttiva servizi, che non è solo riferita all'infrazione, perché esiste un problema complessivo di applicazione della direttiva servizi nel nostro Paese, e poi la questione della direttiva sul trasferimento dei prodotti per la difesa.

Vorrei a tal riguardo un'attenzione e una sensibilità diverse. Si tratta di due direttive imponenti anche per il Paese. Quella sui servizi richiede una liberalizzazione enorme dei servizi, soprattutto di quelli locali, e quella sui prodotti di difesa tocca anche una legislazione di equilibrio che noi abbiamo raggiunto, con il concorso non solo delle associazioni ma anche della società.

Su questi punti sui quali noi diamo la delega, soprattutto per quanto riguarda i prodotti della difesa, non esistono principi indicativi. Per tale motivo, signor Ministro, io le chiedo un'attenzione particolare, da riferire soprattutto al Ministro competente. Noi diamo una delega, ma vorremmo anche il ritorno. Non è una delega in bianco. Se non un disegno di legge, almeno si facciano dei decreti attuativi che siano sottoposti all'esame del Parlamento.

Soprattutto, si tenga conto di quel richiamo fatto recentemente, anche dal Presidente della Repubblica: c'è un eccesso di delega. Lo dice appunto anche il Presidente della Repubblica, non lo diciamo solo noi. Quindi, su questo punto vada tutta l'attenzione per assicurare al Parlamento un suo ruolo e una funzione.

Da ultimo, voglio sottolineare che qui nessuno chiede, per quanto riguarda la lotta al lavoro nero, delle sanatorie generalizzate.

Vogliamo soltanto il rispetto degli accordi presi e soprattutto dello spirito della direttiva sulla lotta al lavoro nero, nel senso che ci dev'essere una lotta efficace che non deve colpire soltanto chi lo pratica: vanno colpiti coloro che lo utilizzano.

Signor Presidente, confermo il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD).

CASTRO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, vorrei fare due concisissime, osservazioni, un concisissimo invito e una concisissima proposta.

Vi è una evidente discrasia, signor Ministro, tra la condizione illanguidita, rattrappita, intorpidita con la quale questa legge comunitaria arriva questa sera al voto conclusivo della Camera alta, dopo un percorso confuso e slabbrato del quale va attribuito nitidamente demerito alla Camera bassa, e il pathos con il quale invece le nostre comunità sentono risiedere oggi nell'Europa una potestà di regolazione e di decisione che impatta con asprezza e con violenza quasi minacciosamente sulle concrete esistenze e sui concreti progetti di vita degli appartenenti a quelle stesse comunità. Vi è poi una discrasia non meno evidente tra il ruolo che è chiamato a svolgere il Parlamento minuziosamente, ossessivamente, valutando, controllando, verificando tutte le prescrizioni, tutte le direttive oggetto di tutti i recepimenti, da un lato, e, dall'altro, al fondo, una sorta signor Ministro, di elusione democratica che accompagna il modo nel quale le grandi, scandite decisioni dell'Europa vengono assunte. Vi è in qualche misura un evidente segno «aparlamentare» nel modo e nel processo con il quale l'Europa addiviene a decisioni che vengono così fortemente vissute dai cittadini dei suoi territori.

Ieri, signor Ministro, lei ha fatto un intervento che è andato molto oltre il puro incontro di cortesia e di garbo istituzionale con la 14a Commissione. Noi l'abbiamo molto apprezzato e di questo la ringraziamo, perché lei ha assunto un impegno che noi riteniamo cruciale: quello a restituire in modo effettivo ed affidabile (effective and reliable) la dimensione parlamentare nella quale si sostanzia la dimensione dell'autenticità democratica nella relazione, in questo tempo drammatico, in questa eccezione istituzionale, del Governo con la Commissione europea, il Consiglio europeo, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. Noi crediamo che questa indicazione di un'organizzazione metaformale del rapporto tra Governo e Parlamenti sia un impegno importante, al quale diamo assoluto rilievo.

La proposta è la seguente. La 1a Commissione sta lavorando a due disegni di legge sulla riforma della legge Buttiglione. Il Popolo della Libertà ritiene che il metodo che meglio funziona è quello che potremmo chiamare hub and spoke, cioè avere un'unica legge comunitaria, una legge europea, una legge di delegazione europea che concentri e condensi quello che è fondamentale, cioè l'immediato adempimento rispetto alle direttive che provengono dall'Europa; la sutura delle eventuali slabbrature che si siano create in seguito ai procedimenti di infrazione, in seguito alle sentenze per noi negative della Corte di giustizia. Questo dev'essere il core dell'unica legge europea, l'hub, mentre i raggi, il dato spoke, devono essere i provvedimenti che il Governo di volta in volta affida alle valutazioni delle Camere in relazione agli andamenti congiunturali che la traiettoria europea assume nell'anno di riferimento.

C'è un articolo in questo disegno di legge che parla del contratto di fiducia. Il Popolo della Libertà, dando adempimento e implementazione a tale contratto, vota positivamente la legge comunitaria e lo fa in modo razionalmente persuaso, ma emotivamente preoccupato. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).