Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 640 del 30/11/2011
Azioni disponibili
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente BONINO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,31).
Si dia lettura del processo verbale.
BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).
Governo, composizione
PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, comunico che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inviato la seguente lettera:
«Roma, 29 novembre 2011
Onorevole Presidente,
informo la S.V. che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha nominato Ministro senza portafoglio il presidente di sezione del Consiglio di Stato Filippo PATRONI GRIFFI.
F.to Mario Monti».
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, ha approvato a maggioranza il calendario dei lavori fino al 7 dicembre.
Rimangono confermati gli argomenti all'ordine del giorno della seduta pomeridiana odierna. Ove la trattazione di tali argomenti si esaurisca entro questa sera, la seduta antimeridiana di domani non avrà luogo.
La prossima settimana l'Assemblea terrà seduta nel pomeriggio di martedì 6 dicembre e nella mattina di mercoledì 7. Saranno discusse la mozione Bianconi sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani e la mozione Baio sul carcinoma ovarico.
La Conferenza dei Capigruppo ha altresì stabilito la calendarizzazione per il pomeriggio di martedì 13 dicembre della mozione Calderoli in materia di riforme istituzionali e valorizzazione degli enti territoriali.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 7 dicembre 2011:
| Mercoledì | 30 | novembre | pom. | h. 16,30-20 | - Seguito disegno di legge n. 2322-B - Legge comunitaria 2010 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale) - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari |
| Giovedì | 1° | dicembre | ant. | h. 9,30-13 |
| Martedì | 6 | dicembre | pom. | h. 16,30-20 | - Mozione 452, Bianconi, sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani - Mozione 428 Baio, sul carcinoma ovarico |
| Mercoledì | 7 | " | ant. | h. 9,30-13 |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2322-B
(Legge comunitaria 2010)
(5 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 30' |
| Governo |
| 30' |
| Votazioni |
| 30' |
| Gruppi 4 ore, di cui : |
| |
| PdL | 1 h. | 02' |
| PD |
| 54' |
| LNP |
| 25' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI |
| 21' |
| Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
| 20' |
| IdV |
| 20' |
| CN-Io Sud-FS |
| 20' |
| Misto |
| 20' |
| Dissenzienti |
| 5' |
BODEGA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BODEGA (LNP). Signora Presidente, vorrei spiegare all'Aula le ragioni per le quali la Lega Nord non ha votato questo calendario dei lavori. Siamo tutti a conoscenza del fatto che il momento è particolare: la gente è preoccupata dei risparmi che ha in banca, se ne ha, e si chiede come farà a tirare sino alla fine del mese. Già dalla scorsa settimana abbiamo chiesto, e lo abbiamo fatto anche nell'ultima Conferenza dei Capigruppo, che il Presidente del Consiglio venga in Aula a riferire sulle intenzioni sue e del suo Governo relativamente ai provvedimenti dei quali quotidianamente leggiamo sui giornali, ma che a noi direttamente non è dato conoscere. Non c'è stata data alcuna risposta.
In alternativa, abbiamo chiesto la presenza del Vice Ministro o di un Sottosegretario per illustrare le intenzioni dell'Esecutivo. Poi, visto e considerato che uno dei problemi principali è quello delle pensioni, abbiamo chiesto la presenza del Ministro del lavoro per capire cosa hanno in testa in relazione a quanto scritto sui giornali. Nulla di tutto questo c'é dato sapere.
Riteniamo che non sia una strada corretta quella intrapresa dal Governo Monti, anche se posso ben capire che i problemi sono tanti e tanto è il lavoro da fare. Questo è il motivo per cui siamo contrari alla programmazione del calendario approvata in Conferenza dei Capigruppo: perché non abbiamo avuto alcuna risposta alle nostre richieste, che credo possano riflettere le legittime aspettative di tutti. Abbiamo chiesto poi la calendarizzazione della mozione Calderoli, fissata per il 13 dicembre. Scusate, ma con tutto il rispetto per le materie che verranno trattate la prossima settimana, vale a dire due mozioni, una della senatrice Bianconi sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani e una della senatrice Baio sul carcinoma ovarico, riteniamo che la mozione a firma del senatore Calderoli sulla riduzione del numero dei parlamentari e sul trasferimento agli enti locali dei fondi ai Comuni virtuosi - tenete presente, com'è stato detto da tutti, che i sindaci protestano in continuazione - siano argomenti forse più importanti in un contesto generale di crisi economica, e che quindi quest'Aula li dovrebbe trattare prioritariamente.
Questa è la ragione per la quale il nostro voto sul calendario è stato contrario. Rinnoviamo comunque tutte le nostre richieste nella speranza che prima o poi vengano accolte. (Applausi dal Gruppo LNP).
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, rispondo alle osservazioni del senatore Bodega, che peraltro non era presente alla Conferenza dei Capigruppo, ma che non dubito sarà stato informato minutamente dal suo Capogruppo sulla conduzione di tale Conferenz, che è durata circa due ore proprio sulla base delle richieste della Lega. C'è stata quindi una manifestazione di grande ascolto, disponibilità e compiacenza da parte di tutti i Gruppi rappresentati, nonché da parte della Presidenza del Senato, nei confronti dell'unica opposizione esistente in Aula in questo momento, che è appunto costituita dalla Lega.
Ma l'essere opposizione ovviamente non autorizza a riferire i fatti in maniera non esattamente rispondente alla verità, né soprattutto a ritenersi già immersi e già usciti in un lavacro rigeneratore che cancella ogni segno del passato. (Applausi dal Gruppo PD). Vorrei su questo cominciare a mettere in fila alcuni fatti.
Il primo fatto è che la richiesta del senatore Bricolo è stata quella di calendarizzazione (ciò è avvenuto nella precedente Conferenza dei Capigruppo) di una mozione che il mio Gruppo trova molto interessante. È una mozione che ha due punti essenziali: il primo riguarda gli obblighi del Governo in adempimento delle finalità di alcune manovre finanziarie che riguardano appunto l'autonomia finanziaria degli enti locali (materia sulla quale, come tutti sanno, noi siamo stati - credo - tra i Gruppi più sensibili durante tutta la legislatura, quindi è un punto di grande interesse per noi); il secondo riguarda la riduzione del numero dei parlamentari.
Qualcuno dovrà ricordare alla Lega che eravamo in dirittura d'arrivo con una proposta che era già stata approvata con larghissimo consenso in 1a Commissione e, se il procedimento si è arrestato, è stato perché la Lega ha tirato fuori la necessità che si discutesse insieme tutto, e si è arenato in 1a Commissione e anche in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi)
Quest'Aula, che aveva approvato una mozione perché venisse data corsia privilegiata alla riduzione del numero dei parlamentari, ha trovato una seconda occasione per prendere tempo, su iniziativa della Lega - questo per comprenderci - e ciò è avvenuto con il ritiro della proposta della Lega di riduzione del numero dei parlamentari. Questo per dire che la storia spesso fa giustizia delle posizioni politiche rispetto alla propaganda.
Seconda questione: noi siamo non solo assolutamente disponibili a discutere la mozione Calderoli, ma abbiamo anche fatto un'offerta alla Lega dicendo che è una mozione interessante, ci sono impegni seri; i Gruppi, a cominciare dal mio, potrebbero rinunciare a presentare una mozione sugli stessi temi, così dando la prova della più ampia disponibilità, che è solo interrotta da un impegno istituzionale importante come il congresso del PPE, al quale alcuni Gruppi di quest'Aula devono partecipare per ragioni che sono ovvie.
Quindi è sulla calendarizzazione della mozione che si pone la questione. Sulle richieste subordinate, cioè che la prossima settimana venga il Ministro dell'economia o il ministro Fornero, a me pare di poter dire due cose. In primo luogo, questo Governo ha circa dieci giorni di vita; se togliamo le domeniche sono meno. Per chi ha atteso tre anni e mezzo, dieci giorni mi sembrano francamente pochini. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
In secondo luogo, i colleghi della Lega hanno certamente l'intelligenza politica, la prudenza istituzionale e l'accortezza istituzionale per sapere che ragionare in quest'Aula dei diversi step prima che il procedimento europeo - chiamiamolo così - sia concluso può avere un'influenza in una fase così difficile per l'economia europea, per l'euro, per cui la richiesta del Ministro di attendere la fine del procedimento (non sarà fra sei anni, bensì il 9 dicembre) perché il Ministro dell'economia nonché Presidente del Consiglio venga a riferire, a me pare assolutamente legittima. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, non comprendiamo il senso della polemica dei colleghi della Lega (lo dico con tutta onestà e con grande serenità), perché noi ci atteniamo ad un metodo di lavoro che è stato quello deciso in precedenza dalla Lega e dai Gruppi parlamentari che hanno svolto, fino a qualche settimana fa, la funzione di Gruppi parlamentari di maggioranza.
Si tratta di un metodo che noi non abbiamo condiviso, ma che abbiamo rispettato, perché introdotto dalla maggioranza del Senato.
Questo metodo si è così tradotto nella nostra discussione parlamentare degli ultimi mesi. Innanzitutto, attraverso il fatto che, quando viene richiesto, giustamente e legittimamente, a un Ministro o al Presidente del Consiglio di venire in Parlamento a rendere un'informativa su alcuni argomenti, questo lo si è fatto coincidere, nel 95 per cento dei casi, con i provvedimenti che il Governo ha sottoposto al Parlamento. Ricordo ai colleghi della Lega che noi abbiamo chiesto più volte, in diverse occasioni, che il ministro Tremonti venisse in quest'Aula e rendere informative sui contenuti dell'azione di politica economica del Governo in Italia e nei rapporti con gli altri partner europei. E in ogni occasione ci è stato risposto che il Ministro dell'economia sarebbe venuto in Aula solo in coincidenza e in occasione della discussione di provvedimenti approvati dal Governo e che, in quella sede, anzi in sede di discussione generale su quei provvedimenti, si sarebbe conosciuta l'opinione del Governo.
Noi abbiamo fatto quindi la stessa identica cosa. Il Governo ha annunziato che lunedì varerà un primo pacchetto di norme e che verrà ad informare e a discutere con il Parlamento sui provvedimenti che riguardano le questioni economiche. Il Governo ha detto, con molta onestà, che, prima di rendere un'informativa completa sulle questioni che bollono in pentola a livello europeo, deve completare il giro di interlocuzioni, che sta svolgendo e che si completerà con altri incontri che il presidente Monti avrà dal 6 al 9 dicembre in Europa; esso sarà quindi in condizione di fornire al Parlamento un'informativa compiuta e dettagliata su tutto questo lavoro all'esito di questo giro.
Sinceramente, non capisco la ragione per la quale si stia facendo strumentalmente questa polemica e non capisco la ragione per la quale questo metodo, che - ripeto - noi non abbiamo condiviso, ma abbiamo accettato perché voluto della maggioranza, oggi non vada più bene. Inviterei pertanto i colleghi della Lega a votare il calendario. Quest'ultimo prevede che già da lunedì noi avremo la possibilità di discutere in Parlamento i provvedimenti del Governo e sapremo se saranno presentati prima qui o alla Camera, cosa che verrà concordata tra i due rami del Parlamento. Avremo la possibilità di avere qui il Governo, dopo che avrà concluso questo giro di consultazioni europee; il Presidente del Consiglio potrà dirci cosa sta succedendo e in che termini. Tutto questo mi sembra normale e giusto; magari lo si fosse fatto in precedenza, così come oggi lo si sta garantendo!
Chiederei pertanto ai colleghi della Lega, senza alcuna polemica e con grande serenità, di accettare la proposta avanzata da tutti noi di discutere la mozione nella settimana successiva (quella del 13 dicembre), perché ci sarà la possibilità che ciascun Gruppo parlamentare dia il proprio contributo a questa mozione, presentando mozioni proprie o confluendo sul testo della Lega.
Ricordo a me stesso che questa mozione contiene due punti. Il primo punto riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, su cui quest'Aula si è già pronunciata con la dichiarazione d'urgenza per l'esame dei relativi provvedimenti. L'accelerazione è già stata disposta e non è pertanto necessario approvare una nuova mozione in merito; cerchiamo di concludere l'esame in Commissione e calendarizziamo quei provvedimenti in Aula, altrimenti vi prendete in giro e ci prendiamo in giro. Il secondo punto oggetto della mozione attiene al riparto delle risorse tra i Comuni, le Province e il sistema delle autonomie. Questo potrà essere oggetto di una discussione di merito più approfondita, su cui anche noi non siamo in linea di principio contrari, nel momento in cui sapremo cosa il Governo ha previsto in questo primo pacchetto di provvedimenti in materia economica.
Insomma, se veramente volete fare un'opposizione costruttiva, fatela. Confrontiamoci, facciamolo con serenità utilizzando le regole che avete imposto voi e che noi abbiamo subito. Pertanto, oggi vi diciamo: se vi stavano bene allora, vi devono stare bene anche oggi. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI ePD).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signora Presidente, rispondo alla senatrice Finocchiaro e al senatore D'Alia. Le cose non stanno proprio così, caro collega D'Alia. Questo è un Governo che a differenza dell'altro - visto che si accusa di adottare atteggiamenti diversi in momenti diversi - non è stato votato dal popolo: questo è un Governo che nasce attraverso una manovra di Palazzo. (Commenti del Gruppo PD). Questo è un Governo che non ha un programma legittimato dal voto popolare. Questo Governo, attraverso le conferenze stampa del presidente del consiglio Monti - ne ha fatta una anche oggi - decide di esternare al pubblico quello che intende fare e nei limiti che lui definisce, nel senso che non approfondisce certi temi, non ne affronta altri, magari per non scontentare una parte della maggioranza che in questo momento lo sta appoggiando piuttosto che un'altra.
Noi crediamo che in un momento come questo il confronto non debba avvenire nelle conferenze stampa, ma debba avvenire in Parlamento. Questo credo sia nell'interesse di tutti, senatore D'Alia. Eravate voi a fare le richieste di voto sul calendario assumendo in più occasioni un atteggiamento ostruzionistico per cercare di bloccare i lavori d'Aula. Noi oggi non abbiamo fatto questo: abbiamo semplicemente motivato il nostro voto contrario. Non abbiamo richiesto modifiche al calendario, considerato che tanto, visti i numeri, sarebbero state tutte bocciate, per non allungare ulteriormente i tempi di questa seduta.
Non c'è volontà ostruzionistica. Semplicemente si vuole avere un confronto chiaro in Parlamento con il Governo, che ci è negato. Per lunedì è stato annunciato un decreto; il Governo martedì può venire a riferire non solo dei contenuti di questo decreto, ma circa intenzione di emanare nuovi provvedimenti, su cosa vuole fare per risolvere i problemi di questo Paese. Il Governo si nasconde e dice no e questo è inaccettabile.
Non solo: abbiamo chiesto di far lavorare il Parlamento. Abbiamo chiesto la calendarizzazione della mozione presentata dal senatore Calderoli per la prossima settimana, ma ci è stato risposto di no perché c'è il congresso del Partito popolare europeo cui si dovrà partecipare. Ci è stato detto che c'è la necessità di approfondire, quando la nostra richiesta risale alla settimana scorsa per questa settimana. C'era stato detto di no, perché era una settimana con lavori parlamentari molto importanti, ma sappiamo bene che la seduta odierna concluderà anche la settimana dei lavori. Domani, infatti, non ci sarà seduta, perché non c'è niente da fare. Domani non si lavora e in tutta la prossima settimana esamineremo due mozioni dai contenuti sicuramente importanti, come diceva il collega Bodega, ma che non vanno a intervenire sui reali problemi del Paese.
Quanto alla mozione presentata dal senatore Calderoli che parla della riduzione del numero dei parlamentari, senatrice Finocchiaro, su questo tema ci eravamo dati dei tempi; avevamo accantonato anche la sua mozione: avevamo detto che entro due mesi si sarebbero dovuti affrontare gli argomenti in Commissione per portare avanti il disegno di legge, che era del Governo, ma quello che ora non c'è più, e quindi, di fatto, il provvedimento non ha più un nome perché non ha più un Governo che lo appoggia. Visto che i tempi sono passati - lo abbiamo detto in Aula e oggi non diciamo una cosa diversa - diciamo allora: affrontiamo seriamente il tema della riduzione del numero dei parlamentari e, allo stesso tempo, affrontiamo la questione importantissima e molto sentita sul territorio del riparto dei fondi a favore degli enti locali, tenendo conto dei Comuni virtuosi, cosa che il Governo deve fare al più presto perché previsto dalle manovre che tutti insieme abbiamo votato in questo Parlamento.
Diciamo le cose come stanno: noi stiamo facendo seriamente il nostro lavoro d'opposizione; voi state difendendo l'operato di un Governo che sta in tutti i modi nascondendosi, evitando il confronto in Parlamento. Ricordo che il presidente Monti nel suo intervento sulla fiducia aveva detto che i suoi Ministri si sarebbero recati in Commissione per riferire sul loro operato, su cosa vogliono fare in questa fine di legislatura. Finora non si è visto un Ministro, non è stato calendarizzato un incontro con nessun Ministro di questo Governo. (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ho chiesto di prestare attenzione quando parlavano altri Presidenti di Gruppo: vale lo stesso discorso anche adesso.
BRICOLO (LNP). Abbiamo semplicemente chiesto di lavorare e di confrontarci con gli altri, senza imporre niente a nessuno e senza nessuna intenzione ostruzionistica. Ci è stato detto di no. Ne prendiamo atto. (Applausi dal Gruppo LNP).
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signora Presidente, vorrei provare a dare un contributo per ritrovare un po' di serenità su questo tema.
Desidero innanzi tutto rassicurare il senatore Bricolo e la Lega: se la sollecitazione, in sostanza, è affinché i provvedimenti che il Governo intenderà assumere arrivino in Parlamento e che su di essi si sviluppi un dibattito approfondito, noi siamo pronti a dare ogni tipo di rassicurazioni. Se c'è stato un limite nel dibattito di questi giorni è che ci si è fermati ai titoli dei paragrafi. Ad esempio, parlare di patrimoniale non vuol dire nulla. Chi conosce la materia sa che sotto il titolo di quel paragrafo vi può essere scritto di tutto e che molto probabilmente, mai come in questo caso, il lavoro che noi dovremo fare in Parlamento è quello di badare ai particolari.
Il nostro Gruppo sarà dunque assolutamente vigile affinché tutto passi dal Parlamento. Siamo in una fase nella quale la politica ha compiuto un passo di lato. L'ha fatto per responsabilità nazionale, perché l'Italia si trova in una crisi globale della quale rischiava di diventare il capro espiatorio così come lo è stato il Governo che fino a qualche settimana fa la rappresentava. Oggi le cose sono più chiare. Coloro i quali ritenevano che un semplice cambio di Esecutivo avrebbe risolto ogni problema hanno avuto la dimostrazione dai fatti che non è così e che le difficoltà sono diverse. (Applausi dal Gruppo PdL). Possiamo dirlo perché c'è stato un atto di responsabilità. Se questo atto non fosse stato compiuto, non si sarebbe avuta la prova della realtà e essa non sarebbe diventata consapevolezza collettiva.
Ebbene, questo atto di responsabilità della politica non è un atto di resa. Non significa alzare le mani di fronte al potere dei tecnici, tra virgolette. Resta un atto di responsabilità politica che, anzi, va rivendicato.
Vorrei aggiungere un'ulteriore considerazione nel merito e, anche in questo caso, di ordine sostanziale. Mi rifersco alla mozione Calderoli, che non solo rispettiamo, ma che vogliamo anche discutere. Riteniamo anche che nel dispositivo quella mozione riprenda un lavoro comune che è stato fatto e che, per quel che ci riguarda, intendiamo difendere. C'è un aspetto particolare della mozione sul quale vogliamo assumere ancora alcuni giorni di tempo, anche perché le informazioni in mio possesso non sono del tutto coincidenti con quelle che sono state riferite qui dagli altri colleghi Capigruppo. A me non risulta che il lavoro in Commissione si sia impantanato e che l'iniziativa di riforma più complessiva possa essere catalogata come dilatoria, finalizzata a non discutere di un tema che dovremmo avere tutti quanti a cuore: quello della riduzione dei parlamentari. Mi risulta anzi che si sia giunti alla conclusione della discussione generale e che sia possibile passare alla fase emendativa.
Perché dico questo? Perché rivendico quanto ho sostenuto in quest'Aula assieme ai colleghi della Lega. Ben venga la semplice riduzione del numero dei parlamentari che tiene fermo questo assetto bicamerale, se viene praticata come ultima ratio. Ma dobbiamo renderci conto che questa sarebbe una sconfitta della politica e del parlamentarismo. (Applausi dal Gruppo PdL). È un modo demagogico di declinare il tema dei costi della politica. Il vero costo della politica, colleghi senatori, è il fatto che in Italia, per approvare una legge, occorrono 850 giorni contro i 450 giorni che ci vogliono nel resto d'Europa. (Applausi dal Gruppo PdLe della senatrice Mariapia Garavaglia). É il fatto che in Italia c'è un sistema di navetta che, di fatto, è assolutamente non idoneo alle novità introdotte dalla modernità e dalla tecnica.
Noi dobbiamo provare fino in fondo a salvare il bicameralismo, a renderlo funzionale, e in questo contesto produrre quella riduzione del numero dei parlamentari che non deve essere un osso che gettiamo ai tanti detrattori della politica, che non si soddisferanno mai di qualunque pezzo di carne daremo loro a disposizione. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
Allora, colleghi della Lega, se possiamo salvare questa impostazione, che è di tutti quanti noi, se possiamo salvare un discorso che vada oltre e metta in discussione il bicameralismo, il suo funzionamento, e lo accordi anche con le proposte sul federalismo da noi avanzate, dobbiamo sostenere fino in fondo tutti gli sforzi.
Probabilmente l'odierno contesto politico può essere un'opportunità in tale senso. Vi sono infatti alcuni provvedimenti da cui passa la salvezza del nostro Paese nella crisi economica mondiale. Per il resto, il Parlamento dovrebbe mettere mano all'assetto istituzionale e fare in modo che, dalla prossima legislatura, non ci sia mai più la necessità che la politica faccia un passo indietro o un passo di lato. Questo è anche un problema di funzionamento istituzionale ed è quanto dovremmo discutere in queste Aule nell'anno che ci separa dalle prossime elezioni. (Applausi dai Gruppi PdL, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e dei senatori Sangalli e Biondelli. Congratulazioni).
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, non ho ben chiaro il motivo per cui è stata sollevata questa questione. Oggi, in tarda mattinata, alla Conferenza dei Capigruppo è stata avanzata la proposta di discutere la risoluzione presentata dal senatore Calderoli la prossima settimana, nei giorni 6 o 7 dicembre. Questa è stata la proposta del presidente del Senato. Alcuni Gruppi, però, hanno fatto presente la loro assenza, a livello di vertice, per la partecipazione al congresso del Partito Popolare Europeo che si svolgerà a Marsiglia. Pertanto, hanno chiesto lo slittamento della discussione della proposta di una settimana.
Il Capogruppo della Lega si è mostrato d'accordo al rinvio alla settimana successiva, ossia al 13 dicembre, ma ha avanzato la richiesta di ottenere in cambio la presenza del Ministro. Quando gli è stato risposto che il Ministro non sarebbe stato presente in Italia, ha chiesto la presenza del Vice Ministro e, alla risposta negativa (il Vice Ministro sarà al seguito del Ministro), ha chiesto un Sottosegretario. Devo dire che alla fine sembrava di stare al mercato. Si è detto che, all'esaurimento dello svolgimento delle procedure europee, si verrà a rispondere in questa sede.
Non si tratta di una richiesta di modifica del calendario, bensì di un capriccio infantile. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Biondelli).
PRESIDENTE. Se ho ben capito, anche a seguito dell'intervento del presidente Bricolo, non esiste ad oggi la formalizzazione di una modifica del calendario, ma solo una motivazione di voto contrario.
Su questo lascio la parola al presidente Viespoli che ha chiesto di intervenire.
VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, io non avevo chiesto la parola perché ritengo che non sia un buon esercizio di parlamentarismo quello di determinare le condizioni per cui, a torto o ragione, la Conferenza dei Capigruppo non esaurisce il confronto al suo interno, ma diventa il primo tempo del dibattito in Aula. Ritengo che ciò non sia utile ai lavori e al dibattito parlamentare e quindi pensavo di non prendere la parola, tuttavia, se la Conferenza dei Capigruppo deve diventare una sorta di esercitazione sulle grandi questioni o sulle piccole questioni, tra l'altro con versioni che non sempre sono puntuali, allora io dico con grande chiarezza che pensavo fossimo usciti dalla logica del berlusconismo e dell'antiberlusconismo: non vorrei che, invece, ora entrassimo nella logica del leghismo e dell'antileghismo, che diventi una sorta di confronto all'interno di questa Aula parlamentare per fare una rincorsa a di chi è più zelante da una parte, e a chi è più zelante dall'altra.
La questione è semplice: la Lega ha legittimamente posto il problema di ascoltare il Presidente del Consiglio, tra l'altro in una condizione parlamentare nella quale finora non vi è stata neanche la possibilità di ascoltare i Ministri, ai quali spetta, come una sorta di atto dovuto, di riferire alle Commissioni di merito le linee programmatiche del proprio Ministero. Tale fatto ancora non si è realizzato in alcune Commissioni: richiedere un adempimento del genere non sembra una questione intoccabile.
Ci sono problemi che il Governo legittimamente ha posto, la Lega legittimamente svolge la sua parte e noi, anziché esercitarci nel secondo tempo, faremmo bene a prendere atto del fatto che, nel ruolo parlamentare, ciascuno ha una posizione e un atteggiamento e andare al dunque delle questioni. Noi stiamo discutendo del calendario; non stiamo parlando di altre questioni e di altri problemi: affrontiamoli in maniera responsabile, attenta, comprensiva del ruolo e delle funzioni di tutti. Altrimenti, ritengo che bisognerà fare una modifica del Regolamento e determinare - ma non voglio avanzare una provocazione - il fatto che, per evitare il secondo tempo, la Conferenza dei Capigruppo si svolga direttamente in Aula. Recupereremmo così in termini di tempo e di trasparenza. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e del senatore Mazzatorta).
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signora Presidente, sottraggo solo pochi secondi a lei e ai colleghi, esclusivamente per ribadire quanto ella ha già detto e che ritengo importante precisare per tutti.
In questa fase non capisco, francamente, quale sia la ratio del dibattito che si è aperto, dal momento che non è stata richiesta alcuna modifica del calendario. Non capiamo perché ci mettiamo tutti a discutere, come diceva giustamente il collega Viespoli, di questo eventuale primo tempo. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Infatti, senatore Mura, come avevo già detto, non essendo state formalizzate proposte alternative, perché la Lega ha voluto solo motivare il suo voto contrario al calendario dei lavori, il calendario si intende definitivo.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(2322-B) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 17,12)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2322-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
Ricordo altresì che nella seduta antimeridiana la relatrice ha svolto la relazione orale.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Adamo. Ne ha facoltà.
ADAMO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, prima di entrare nel merito del provvedimento, vorrei ricordare che il mio Gruppo, come abbiamo preannunziato... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, credo di avervi richiamato a prestare un po' di attenzione e a mantenere il decoro istituzionale ormai ripetute volte dall'inizio della seduta.
ADAMO (PD). Signora Presidente, vorrei richiamare anche l'attenzione del Ministro, non solo quella dei colleghi.
Come abbiamo già avuto modo di preannunciare - parlo a nome del mio Gruppo - in 14a Commissione in occasione dell'incontro con il nuovo Ministro, che ha illustrato i propri intenti (tra l'altro, per quanto riguarda la polemica precedente, diversi Ministri stanno incontrando le varie Commissioni), abbiamo preso atto che si è aperta una fase nuova di cui l'europeismo è tratto essenziale. Non mi riferisco a quell'europeismo a priori, retorico e di facciata, che descriveva anche la presidente Boldi questa mattina, quando ricordava una certa prassi invalsa, nel senso di non prendere sul serio le direttive europee, di pensare di non applicarle, di pensare di ricorrere a qualche artificio per aggiustarle e di cercare, quando poi si incorre in procedure d'infrazione, di rimediare in qualche modo dicendo che ce l'ha chiesto l'Europa.
Mi riferisco invece, come hanno ben sottolineato sia la senatrice Marinaro che il collega Marino questa mattina, alla piena consapevolezza che l'Europa siamo noi, per usare un'espressione già richiamata e che è tratta dall'intervento del presidente Monti. Ciò significa che in molti campi non ci saranno più politiche nazionali separate e indipendenti, mettendo a margine le politiche europee come se fossero una materia aggiuntiva rispetto alle nostre; ci sarà invece un'estensione con un processo di integrazione che deve andare necessariamente avanti nel lavoro di armonizzazione legislativa. Nella formulazione delle nostre politiche, da un lato si dovrà tenere conto sempre di più delle decisioni prese a livello europeo, e dall'altro dovremmo sentirci ingaggiati sempre più fortemente nella determinazione delle stesse politiche europee, sia in positivo, in quella che viene chiamata la fase ascendente (abbiamo parlato molto questa mattina del ruolo dei Parlamenti), sia in negativo, quando si tratta di osteggiare fortemente in maniera dialettica, consapevoli di essere i cofondatori pienamente partecipi del processo decisionale europeo.
Questa ottica diversa, anche se tardiva rispetto ai tempi dei processi reali, ci impegna in primo luogo sul fronte normativo. A tale proposito mi permetta, signora Presidente, di chiedere ufficialmente ancora una volta perché la Giunta per il Regolamento non abbia ancora adottato quanto elaborato dall'apposita Commissione per adeguare il nostro Regolamento alle nuove procedure. Inoltre, l'ottica diversa a cui facevo riferimento ci impegna sul fronte più importante, che è quello dei comportamenti, di ciò che in quest'Aula viene richiamato spesso come tradizione, abitudine, prassi consolidata. Queste tradizioni, queste abitudini, queste prassi consolidate vanno radicalmente modificate.
Pertanto, voglio soffermarmi qualche minuto sul provvedimento in esame, che pure voteremo, per chiudere una storia e una partita, perché esso, in un'attività laboratoriale universitaria, potrebbe ben servire da caso di studio come esempio di cattiva legislazione. Noi - lo dico ai colleghi che non hanno ancora percepito l'appello chiaro che si è levato anche questa mattina - stiamo per votare, come potete capire dal testo che avete davanti, la legge comunitaria 2010. Un provvedimento, la comunitaria, che ha avuto un iter pazzesco, non accompagnato dal Governo perché nel corso dei mesi in cui si è svolto l'iter non esisteva un Ministro per gli affari europei (il che, se non è sicuramente la causa principale, costituisce una delle concause del nostro ritardo nell'affrontare molte questioni) ed arriva all'esame del Senato in terza lettura oggi dopo un iter assolutamente travagliato: il provvedimento, già presentato al Senato in ritardo nell'agosto 2010 invece che il 31 gennaio come previsto dall'articolo 8 della legge cosiddetta Buttiglione, arriva con 11 articoli ed esce dall'Aula con 18. Lo licenziamo il 2 febbraio 2011, alla Camera il 6 aprile 2011 è iscritto all'ordine del giorno ma viene rinviato di nuovo in Commissione perché si dà priorità alla legge sul processo breve. Dopodiché, in Commissione, la legge da 18 passa a 42 articoli e secondo la famosa prassi consolidata, che va radicalmente modificata, viene considerata una legge omnibus, dove si infila tutto quello che non si è riusciti a mettere in altri provvedimenti, tutto quello che le nuove procedure della legge di stabilità non permettono più di fare, come nella vecchia finanziaria.
Dopo di che, di slittamento in slittamento, arriviamo alla famosa seduta del 29 giugno alla Camera, dove viene respinto l'articolo 1, che fa decadere tutto. Le vicende politiche connesse ve le risparmio. Sta di fatto che ci torna questo provvedimento, grazie a Dio con un po' di articoli stralciati, in ritardo su se stesso, e che voteremo solamente per senso di responsabilità, per il fatto che stiamo pagando le infrazioni che il provvedimento originario avrebbe dovuto invece sanare attraverso il recepimento di situazioni che si sono ovviamente aggravate in questo anno e mezzo. Però, non possiamo non far rilevare al Governo, avendo eliminato tutti i nostri emendamenti, i contenuti che con azioni successive andranno corretti.
Mi accingo a concludere, Presidente, per evidenziare le tre questioni che vorrei che il Governo tenesse in considerazione: in primo luogo, la genericità della delega, per cui sulle materie dell'articolo 21 occorre risentirci, Ministro, per capire come intende operare. Lo stesso dicasi per tutte le questioni che hanno a che vedere con l'articolo 11, quello delle aree demaniali e delle concessioni; infine sull'articolo 4, delle famose diarie, introdotte a sorpresa, su cui abbiamo un parere anche negativo della 5a Commissione, nonché perplessità sollevate nel parere espresso anche dalla 1a Commissione che lasciano aperte anche molte questioni di merito.
Ciò detto, per senso di responsabilità cui mi richiamavo prima, voteremo ovviamente a favore, per chiudere questa partita ed aprire possibilmente - e noi ci impegniamo in questo senso - una pagina nuova. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.
GRANAIOLA (PD). Signora Presidente, signor Ministro, cari colleghi, la senatrice Adamo ha già delineato un quadro molto chiaro dell'iter di questo disegno di legge, per cui concentrerò il mio intervento soltanto sull'articolo 11, soffermandomi sulla questione delle concessioni demaniali marittime per uso turistico-ricreativo che, come ben sappiamo, riguarda 30.000 piccole e piccolissime imprese esistenti sul territorio nazionale, con un numero di occupati che, se si considera l'indotto, sfiora i tre milioni di persone.
Su questo argomento è stato detto tutto ed il contrario di tutto, pur nella diffusa scarsa conoscenza dei reali termini della questione. Sono state trovate soluzioni assurde da parte di Ministri del Governo precedente, che hanno gettato discredito sulla categoria e creato fratture tra sindacati e movimenti, facendo perdere di vista quella che era l'unica, vera e legittima richiesta degli imprenditori balneari, vale a dire la tutela delle proprie imprese, del lavoro di una vita di intere famiglie, degli investimenti effettuati grazie anche a mutui consistenti e pesanti, dei quali purtroppo le banche cominciano a chiedere il rientro, vista la grave situazione di incertezza normativa che grava su dette aziende.
Nessuna liberalizzazione ha sostituito gli imprenditori esistenti, penso ad esempio ad ENEL e ai distributori di carburanti. In questi casi si è passati addirittura da un regime concessorio ad uno autorizzatorio, permettendo agli imprenditori di continuare le loro imprese, e sono bastate autocertificazioni attestanti i requisiti per la continuazione delle imprese. Nessuna liberalizzazione prevista dall'Europa ha mai avuto l'intenzione di distruggere un sistema economico che funziona, e questo ce lo ha confermato il commissario Barnier nella sua audizione del 24 novembre scorso qui in Senato.
Perché, allora, distruggere un settore che non ha mai chiesto sostegni economici, che paga l'aliquota IVA più alta del comparto turistico, che potrebbe accrescere notevolmente le entrate dello Stato se fossero applicati i giusti canoni concessori, previsti dall'accordo con il precedente ministro Brambilla, accordo mai applicato e non certo per volontà degli imprenditori balneari?
Come ci è stato ricordato a Bruxelles il 21 novembre scorso - in occasione di un'audizione con il vice capo unità della Commissione competente per la questione dei balneari, il dottor Frohn, ed il funzionario competente per le questioni legali, il dottor Daniel Kramer - è compito dei Governi nazionali trovare la giusta applicazione delle direttive, e questo deve valere anche per la direttiva Bolkestein. Entro il 28 dicembre 2011 dovrà essere presentato il piano di monitoraggio sullo stato di applicazione della stessa e gli eventuali effetti negativi per individuare gli eventuali correttivi necessari. Spero che questo avvenga al più presto.
Quindi, seppure a malincuore, voterò questa legge comunitaria per chiudere definitivamente la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, che si dice causata dal rinnovo automatico delle concessioni e dal diritto di insistenza, ma mi aspetto che la delega concessa al Governo dallo stesso articolo 11 ci porti davvero all'emanazione di una legge che metta ordine e faccia chiarezza sulla materia, che definisca puntualmente cos'è l'arenile e che restituisca stabilità e serenità alle imprese italiane che operano nella balneazione e che si trovano attualmente a dover affrontare, oltre alle difficoltà imposte dalla crisi, un'insopportabile incertezza normativa che, mettendo a repentaglio la loro sopravvivenza, ha di fatto bloccato tutto l'indotto ed ha messo in ginocchio tutte le imprese fornitrici.
Con 8.500 chilometri di costa, di cui 6.000 balneabili, solo 2.500 sono dati in concessione, per cui non esiste né limitatezza delle risorse, né impedimento alla libertà di stabilimento, né limitazione della concorrenza. Aste pubbliche che affiderebbero le imprese esistenti a chi offre un euro in più, senza pretendere dal nuovo assegnatario quelle garanzie di sicurezza, di rispetto dell'ambiente, di professionalità che hanno consentito il consolidarsi di un'identità culturale e di uno stile di accoglienza non anonimo, ma personalizzato, tale da fidelizzare la frequentazione del turista, sarebbe come cancellare quel modello di balneazione attrezzata, che è diventato un fondamentale punto di forza della nostra competitività nel mercato nazionale e internazionale delle vacanze.
Signora Presidente, poiché non ho concluso e ho esaurito il tempo a mia disposizione, chiedo di poter allegare la restante parte del mio intervento al Resoconto stenografico della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, signor Ministro, sarò molto breve, anche perché questa mattina siamo già intervenuti su temi decisamente molto affini rispetto a quello che stiamo discutendo in questo momento. Colgo l'occasione per una notazione di carattere un po' metodologico e anche più squisitamente politico: proprio la scarsa consapevolezza della partecipazione continua a quel processo di acquisizione delle indicazioni, definiamole così, comunitarie non ha consentito ancora a questo Parlamento di essere sufficientemente veloce nel recepimento delle direttive stesse.
È stato ricordato da altri colleghi l'iter travagliatissimo di questo provvedimento. Noi solo oggi recepiamo delle direttive comunitarie con la legge comunitaria del 2010 e siamo già alla fine del 2011. Ecco, già la tempistica la dice lunga sull'atteggiamento tenuto fino a questo momento anche da parte del Parlamento e non soltanto da parte del Governo, che indubbiamente non è stato molto attento alle politiche comunitarie se, ricordiamolo ancora una volta, è stato privo persino di un Ministro per le politiche comunitarie per oltre un anno e mezzo. È proprio il concetto del rapporto corretto fra istituzioni nazionali e comunitarie che fino a questo momento non ha assolutamente funzionato. Per cui noi oggi siamo di fronte ad un provvedimento che non solo è tardivo ma anche assolutamente disorganico nei suoi interventi.
Vorrei fare una riflessione ad alta voce, per esempio, su quella che è stata una forzatura (non so come altro definirla): l'assegnazione all'ente «Roma Capitale» della qualifica di territorio europeo NUTS 3. Già all'epoca sottolineammo che quella definizione non era di carattere formale ma di carattere sostanziale, perché avrebbe consentito a «Roma Capitale» di usufruire non soltanto degli interventi che il nostro Governo aveva già previsto, ma anche di tutti i cosiddetti vantaggi (ammesso che l'Italia riesca finalmente ad usufruirne) delle zone NUTS 3, che sono equiparate all'obiettivo "convergenza". Quindi, detta proprio in soldoni, è come se fosse stata prevista una sorta di Regione in più rispetto alle Regioni dell'obiettivo "convergenza", le quali usufruiscono, o dovrebbero usufruire, dei diverse interventi comunitari per fare in modo che si elimini lo squilibrio di carattere economico e sociale tra territori depressi, da un lato, e più sviluppati, dall'altro.
Questo discorso dei NUTS 3 ci consente di entrare, signor Ministro, in un'altra tematica che a noi stiamo sta a molto a cuore. Quando nei giorni scorsi il Governo Monti si è presentato qui abbiamo sottolineato nel nostro breve intervento che avremmo avuto molto piacere che il Presidente del Consiglio e il Ministro delegato (nel caso specifico il ministro Barca) venissero in Aula per fare una sorta di due diligence, così l'abbiamo definita, sulla questione meridionale, quindi sugli atti effettivamente compiuti e da compiere in futuro nelle zone e nelle Regioni dell'obiettivo "convergenza". Non lo chiediamo in termini polemici, e men che mai per fini assistenzialistici, ma per avere un quadro finalmente del tutto realistico, a fronte di una situazione sulla quale abbiamo le idee un tantino confuse: abbiamo sentito parlare spesso del Piano per il Sud, della Banca per il Sud, delle grandi infrastrutture per il Sud, abbiamo sentito parlare del ponte sullo Stretto, che probabilmente non si farà più (e quindi, se non si realizzerà, probabilmente quelle risorse le potremmo utilmente impegnare in un sistema di infrastrutture anche di carattere interregionale molto più utile per il prossimo futuro).
Lo chiediamo semplicemente perché siccome abbiamo un'urgenza dettata dai tempi e dalle circostanze, gradiremmo sapere entro il 2013 cosa realisticamente possiamo fare e cosa possiamo fare anche con la formula che tutti conosciamo dell'N+2, cui semmai possono aggiungersi i sei mesi che l'Unione europea, eventualmente, potrà concederci per la rendicontazione oltre il 2015.
Le dico da subito, onorevole Ministro, che ci piacerà sapere anche come possiamo declinare il problema dell'emittenza locale che, se non erro, è trattata nel comma 4 dell'articolo 9 del disegno di legge comunitaria, dove sono enunciati dei principi rispetto all'emittenza locale, che copre, o potrebbe coprire, in rete l'80 per cento del territorio nazionale ma che, di fatto, ha un impatto decisamente scorretto con l'applicazione attraverso le norme nazionali, perché, di contro, abbiamo la legge n. 422 del 1993 che rimane lì (un po' come la legge n. 508 del 1999 di cui abbiamo parlato stamattina) assolutamente inapplicata. Infatti, l'emittenza locale, anche se riconosciuta come elemento di democrazia comunicativa (fatto che dovrebbe essere assolutamente normale per un Paese che voglia crescere in termini di democrazia realmente partecipata) rimane un discorso del tutto teorico, perché oggi l'emittenza locale sta soffrendo moltissimo per la non applicazione di leggi nazionali. Non possiamo recepire teoricamente delle direttive europee e non trasferirle poi nella pratica della legislazione nazionale, che non solo va predisposta, ma va anche regolarmente applicata.
Vi è poi la questione obiettivo "convergenza", quella dell'emittenza televisiva, il tema dell'alimentazione che lei sa meglio di me essere particolarmente caro agli amici commissari dell'Unione europea, quello della nutrizione, della tracciabilità dei prodotti, dell'identità - potremmo dire - dei prodotti stessi, che non viene assolutamente garantita e che in Italia, peraltro, non è garantita neanche - anche in questo caso - per la non applicazione di una legge. Ricordo, per esempio, a proposito della sede dell'Autorità per l'alimentazione, che tutti noi, come italiani europei, abbiamo voluto fosse fissata a Parma, in quanto sede europea dell'Authority europea per l'alimentazione; tuttavia, quando la questione ha interessato il Mezzogiorno d'Italia, presentandosi la possibilità di avere nella nostra città di Foggia l'Authority nazionale per l'alimentazione, ci siamo bloccati, perché evidentemente siamo un Paese diverso dagli altri Paesi europei, che invece hanno un'autorità nazionale. Evidentemente l'autorità nazionale ha compiti differenti.
Le preannuncio, onorevole Ministro, che noi incalzeremo anche questo Governo, come abbiamo fatto con il precedente, ed insisteremo perché l'Authority nazionale sia regolarmente riconosciuta, come accade in tutti gli altri 26 Paesi dell'Unione europea che hanno il dovere, ma anche il diritto di avere un'Authority per l'alimentazione, perché ciò significa avere la possibilità di controllare i prodotti, le contraffazioni, oltre a rappresentare per noi una possibilità per cercare di recuperare l'identità della nostra agricoltura, che per noi è essenziale perché rappresenta l'economia, per quanto ridotta ormai semplicemente ad alcune nicchie.
Anche su questo provvedimento, onorevole Ministro, ci comporteremo come stamattina: dobbiamo approvare questo provvedimento? Lo approveremo. Ci auguriamo che in futuro lo si possa fare in tempi diversi e con una coerenza maggiore e, soprattutto, che il recepimento delle direttive comunitarie non si riduca ad un atto dovuto, ma che siano applicate realmente perché l'Italia ne possa trarre il dovuto vantaggio. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e dei senatori Fantetti e Bevilacqua).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signora Presidente, signor Ministro, colleghi, la legge comunitaria annuale è uno strumento normativo volto ad assicurare il periodico adeguamento dell'ordinamento nazionale a quello comunitario. La procedura di recepimento della normativa comunitaria prevede la presentazione al Parlamento, entro il 31 gennaio di ogni anno, da parte del Ministro per le politiche comunitarie, di un apposito disegno di legge, e una serie di passaggi a noi noti, che non credo sia necessario ricordare.
Purtroppo devo però sottolineare che il disegno di legge comunitaria per il 2010 ha iniziato il suo iter parlamentare solo nell'agosto 2010 (di fatto nell'ottobre) al Senato della Repubblica, mentre sarebbe dovuto cominciare entro il 31 gennaio. Quindi è stato licenziato dal Senato in prima lettura nel febbraio del 2011. Il provvedimento licenziato dal Senato conteneva solo 18 articoli (originariamente erano 11) e ampliava gli elenchi di direttive contenuti negli allegati A e B. Durante il primo passaggio in Senato, il Gruppo Italia dei Valori, anche in ragione della snellezza del provvedimento originario, ha presentato solo 5 emendamenti (56 in tutto da parte di tutti i Gruppi), un ordine del giorno ed una risoluzione relativa alla relazione che accompagna il provvedimento.
I principali aspetti toccati dai suddetti atti presentati dal mio Gruppo riguardavano principalmente; una correzione per evitare duplicazioni di norme già in vigore; la soppressione dell'articolo 8 su «Roma Capitale», l'individuazione di autorità specifiche circa la competenza per la tutela della sicurezza dello Stato, l'introduzione di modifiche - o la totale soppressione - all'istituto del fiduciario che si voleva introdurre all'articolo 12. L'ordine del giorno riguardava invece l'obbligo, in capo alla pubblica amministrazione, di saldare i debiti con i fornitori entro 30-60 giorni, come previsto dalla direttiva 2011/7/UE. Infine, la risoluzione del Gruppo era tutta incentrata sull'impegno al Governo di rispettare le procedure circa l'approvazione della medesima legge comunitaria e, soprattutto, di nominare il Ministro delle politiche comunitarie, ruolo rimasto vacante dal 17 novembre 2010 al 27 luglio 2011, nessuna delle proposte del Gruppo Italia dei Valori è stata approvata.
Come i colleghi ricorderanno e, come immagino il Ministro saprà, la Camera ha esaminato il provvedimento a partire dal 16 febbraio 2011, oltre un anno dopo la prevista presentazione dello stesso da parte del Governo. Non solo, l'atto è passato, per fortuna solo inizialmente, dai 18 articoli ricevuti dal Senato, a ben 41, riducendoli poi a 24, e oltre a numerosissimi emendamenti presentati anche da tanti parlamentari di maggioranza, il relatore, prima dell'esame dell'Assemblea nell'altro ramo del Parlamento, ha presentato ancora altri emendamenti del tutto estranei all'oggetto del provvedimento, in materia di responsabilità civile dei magistrati e di responsabilità erariale di amministratori di aziende pubbliche. Il provvedimento è quindi dovuto tornare in Commissione, ma l'Assemblea, pur dopo aver stralciato le parti suggerite dalla Commissione, ha respinto l'articolo 1 del provvedimento, mandando sotto il Governo d'allora. Infine, non dopo qualche difficoltà politica, l'esame in Assemblea è ripreso il 26 luglio, data in cui il disegno di legge è stato approvato all'unanimità e trasmesso al Senato, pur con ampie modificazioni rispetto al testo entrato in Aula, conseguenti alla soppressione dell'articolo 1.
Ho voluto fare questo preambolo, signor Ministro, signor Presidente, perché ritengo sia doveroso specificare agli elettori le motivazioni del nostro voto. Il mio Gruppo, già molto prima della necessaria condivisione di intenti alla quale siamo costretti oggi (mi riferisco alle diverse forze politiche che sostengono questo Governo), aveva, pur dall'opposizione, dato prova di grande senso di responsabilità, presentando come detto solo cinque emendamenti. Venendo al contenuto degli articoli del testo tornato dalla Camera, noi dell'Italia dei Valori, pur non essendo entusiasti del provvedimento (oggettivamente auspichiamo che il nuovo Governo ed in particolare l'autorevolissimo nuovo Ministro sappiano fare molto di meglio) voteremo a favore dello stesso.
Saltando, anche per motivi di brevità di tempo, la disamina degli articoli che compongono detto provvedimento, tuttavia vorrei fare una precisazione relativa all'articolo 12. Esso è stato inserito in sede referente dalla 14a Commissione del Senato ed è stato modificato dalla Camera dei deputati (limitatamente ai riferimenti interni ai primi tre articoli del disegno di legge). Come saprete, esso reca una delega al Governo, da esercitarsi in conformità ai principi di cui alla legge n. 185 del 1990, ad adottare uno o più decreti legislativi per dare attuazione alla direttiva 2009/43/CE, che disciplina le modalità e le condizioni dei trasferimenti, all'interno della Comunità, di prodotti per la difesa con l'intento di semplificarne le procedure.
Ribadisco che il mio Gruppo si era schierato con forza contro questo articolo aggiunto durante l'esame in Senato; era stato presentato anche un emendamento a firma del senatore Caforio, ma nonostante ciò la Camera dei deputati ha votato favorevolmente sull'intero provvedimento.
Concludo, quindi, Presidente rivolgendo un sentito in bocca al lupo al Governo, anche e soprattutto in relazione al lavoro che lo attende nell'importantissima politica comunitaria, chiedendo che il procedimento legislativo in futuro sia migliore di quanto non sia accaduto sino ad ora. Chiedo anche che sia permesso a noi parlamentari - intesi sia singolarmente, che per il lavoro che svolgiamo collegialmente in Commissione - di poter lavorare rispettando i tempi ed i contenuti relativi agli atti simili a quello che approveremo oggi. (Applausi del senatore Pedica).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto la presenza degli allievi e degli insegnanti del Liceo scientifico «Matteo Parisi» di Bernalda, in provincia di Matera. Grazie e benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2322-B(ore 17,45)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Germontani. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Ministro, il disegno di legge in esame ha avuto, come risulta anche dagli interventi che mi hanno preceduto, un iter che potremmo definire tortuoso se non addirittura rocambolesco. Il testo che è stato varato dal Senato lo scorso febbraio ha subìto grandi variazioni nell'esame della Camera che ne ha stralciato numerose parti, dopo che gli articoli 1 e 2, cioè gli articoli portanti l'intero provvedimento, erano stati bocciati dall'Aula. Così oggi ci troviamo a dover esaminare un provvedimento significativamente diverso da quello che abbiamo licenziato prima in Commissione e poi in Aula circa dieci mesi fa.
Nel merito la legge comunitaria 2010 presenta importanti novità di cui bisogna tenere conto. Mi preme evidenziare alcuni punti, perché credo che anche se nell'esame che facciamo il testo risulta ormai superato dai fatti, dagli eventi e dalla situazione che viviamo, è anche vero che dobbiamo ricordare alcuni passaggi. Per esempio voglio ricordare, perché personalmente ero d'accordo, lo stralcio operato dalla Camera degli articoli 1 e 2, che ha portato di conseguenza all'inserimento delle singole deleghe legislative relative alle direttive comunitarie da recepire all'interno dei diversi articoli. Questo ha determinato alcune omissioni rispetto al testo precedente; omissioni che risultano particolarmente significative per esempio nel caso della mancata introduzione nel nostro ordinamento della disciplina del contratto di fiducia, che era previsto nel testo originario, il cosiddetto trust negli ordinamenti di common low.
Abbiamo avuto un lungo dibattito in Commissione, perché molti ritenevano che non fosse quello il provvedimento idoneo per affrontare quell'argomento. Io personalmente ero d'accordo, perché si trattava di una norma che aveva l'obiettivo di limitare il ricorso aitrust di diritto estero e di aggiornare l'ordinamento interno, adeguandolo ai principi dell'Unione europea. Si tratta di un tentativo già esperito dal legislatore nazionale, ma con scarsi risultati.
Tuttavia, tra le disposizioni aggiunte nel corso dell'esame del provvedimento presso la Camera, credo che si debbano mettere in luce alcune disposizioni apparentemente nuove, ma che in realtà non hanno una portata innovativa sostanziale, in quanto ripresentano, seppur in un'altra forma, disposizioni e direttive già previste dal testo licenziato al Senato. Mi riferisco, ad esempio, agli articoli 6, 7, 8, 9, 11, 15 e 22.
L'articolo 6 prevede efficaci misure di deflazione del contenzioso e di tutela dei creditori per le violazioni delle regole dettate nei confronti delle società di gestione del risparmio (SGR).
L'articolo 7 riguarda il prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari; esso riguarda inoltre l'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione. Ricordo tutti questi temi, perché sono quelli che stiamo discutendo in questi giorni e che abbiamo discusso nel corso degli incontri avuti la scorsa settimana con il commissario Barnier e con il vice presidente della Commissione europea Rehn.
L'articolo 8 è stato interamente inserito durante l'esame alla Camera e riguarda l'assistenza reciproca in materia di recupero crediti risultanti da dazi, imposte ed altre misure.
L'articolo 9 riguarda le comunicazioni elettroniche, mentre l'articolo 15 detta criteri relativi ad altro tema di grande importanza e rilevanza, cioè le tre nuove autorità di vigilanza europee costituite per il settore bancario, assicurativo e pensionistico e per il settore dei mercati e degli strumenti finanziari.
L'articolo 22 infine modifica due precedenti atti comunitari per quanto riguarda i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche remunerative da parte delle autorità di vigilanza.
Ho voluto ricordare questi articoli e questi passaggi per mostrare qual è la portata degli argomenti che sono all'interno della legge comunitaria che oggi andiamo ad approvare. Il loro esame in realtà oggi appare superato dal corso degli eventi. Sono completamente cambiate le condizioni politiche all'interno del Parlamento, della Nazione e anche a livello internazionale. In Parlamento la maggioranza di allora - sembra di parlare ormai di tanto tempo fa - alla Camera non è riuscita a licenziare la legge comunitaria 2010 così com'era stata approvata da questo ramo del Parlamento. Quella maggioranza oggi non esiste più. Dopo le dimissioni del precedente Governo, oggi l'Italia ha un Governo nel quale abbiamo riposto e riponiamo la nostra fiducia e che siamo convinti avrà la capacità, la volontà e le competenze per affrontare il grave momento che viviamo.
Il contesto internazionale è drasticamente peggiorato in quest'ultimo anno. A livello europeo, l'aumento degli interessi sul nostro debito pubblico ha provocato delle implicazioni per la tenuta dei conti pubblici e, in prospettiva, per la sua sostenibilità. Ci troviamo a dover affrontare il problema della sostenibilità del debito a causa principalmente della nostra mancata crescita e della mancata realizzazione delle necessarie riforme strutturali, senza le quali ogni provvedimento oggi acquisisce ormai un valore ed un significato assolutamente temporanei. Inoltre, la mancata approvazione dell'annuale legge comunitaria riferita al 2010, proprio per l'importanza e la funzione che svolge nel nostro meccanismo di adeguamento alla normativa comunitaria, pone il tema, che oggi ci troviamo a dover affrontare, dell'adeguamento puntuale e preciso del nostro ordinamento alla legislazione europea.
Così, in questo scenario nazionale e internazionale e sulla scorta dell'oggettiva esigenza di approvare in tempi rapidi un provvedimento necessario per adeguare il nostro ordinamento agli obblighi e alle disposizioni che ci chiede l'Unione europea, abbiamo affrontato l'esame del provvedimento in Commissione che oggi viene qui ripresentato all'esame dell'Aula per la sua, speriamo, definitiva approvazione. (Applausi della senatrice Marinaro).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Armato. Ne ha facoltà.
ARMATO (PD). Signora Presidente, Ministro, colleghi, anche io mi soffermerò nel mio breve intervento sulle disposizioni in tema di concessioni demaniali marittime e, in particolare, sull'articolo 11 della legge comunitaria che stiamo trattando che, oltre a dettare modifiche relativamente alla durata e al rinnovo automatico delle concessioni dei beni demaniali marittimi al fine di chiudere la procedura d'infrazione che grava sul nostro Paese, prevede nuovi criteri d'affidamento e durata delle concessioni demaniali ai gestori di stabilimento e locali sulla spiaggia e aggiunge, alle disposizioni necessarie a sanare la procedura d'infrazione sulle concessioni, una delega alla regolamentazione della materia.
Signor Ministro, noi guardiamo alla delega con attenzione e speranza. Non si tratta di una semplice rettifica rispetto ai sei anni rinnovabili della durata delle concessioni, ma di un vero e proprio insieme di criteri e parametri che dovrebbero garantire la concorrenza e la libertà di stabilimento, nonché la valorizzazione dell'attività imprenditoriale e la tutela degli investimenti. Il concetto evocato è noto ed è quello delle gare di appalto per le concessioni demaniali a partire dal 2016.
La procedura d'infrazione è stata determinata a causa delle criticità sollevate in relazione al meccanismo di rinnovo automatico delle stesse concessioni e alla preferenza accordata al concessionario uscente. Su questa materia, come è stato precedentemente ricordato, nella 10a Commissione del Senato ci sono stati confronti continui con gli operatori del settore. Si è fatta un'accurata analisi con i territori e quindi un esame molto approfondito.
È stato ricordato che la nostra Italia è piena di coste e di questo tipo di realtà imprenditoriali. Da una parte, è emersa la necessità di favorire al più presto l'archiviazione di questa procedura d'infrazione, ma, dall'altra, anche quella ugualmente importante di non dare un danno irreversibile a chi ha finora operato in tale settore. È bene che il lungo iter si chiuda, ma è bene che si apra una pagina di certezza per questi operatori. È forte l'esigenza di prevedere norme transitorie valide per un periodo congruo, al fine di compensare l'ammortamento degli investimenti compiuti dagli operatori.
Voglio sottolineare che si tratta di parecchi investimenti che in molti casi hanno qualificato il territorio delle coste italiane. Accanto a questa, vi è anche l'esigenza di salvaguardare i posti di lavoro e le imprese da sempre impegnate in tale settore che hanno prevalentemente carattere familiare. La durata delle concessioni dovrebbe, infatti, essere proporzionata all'entità degli investimenti e, una volta ammortizzati questi ultimi, si tratterà di affrontare anche il problema della salvaguardia dei posti di lavoro.
Sono molto soddisfatta del fatto che in 14a Commissione siano stati approvati all'unanimità gli ordini del giorno da noi presentati in cui si parla dell'equo indennizzo, pari al valore venale dell'azienda, e dell'avviamento commerciale, a favore del concessionario non solo in casi di revoca, ma anche in casi di assegnazione a terzi, nonché della necessità di stabilire la sospensione di ogni eventuale procedura d'affidamento delle concessioni esistenti nelle more dell'emanazione del decreto legislativo delegato. Nel settore turistico-balneare sono impegnate oltre 30.000 imprese e la sua importanza è stata riconosciuta anche dal Parlamento europeo. Ci siamo confrontati anche con il commissario europeo Barnier proprio pochi giorni fa su tale questione e sull'importanza che l'Europa mostri una sensibilità specifica verso questo settore specifico. Il Senato ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che affronta proprio tale aspetto. Mi auguro davvero che nella delega conferita al Governo la questione trovi risposte adeguate, per giustizia nei confronti di tanti imprenditori e lavoratori. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pinzger. Ne ha facoltà.
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, siamo oggi chiamati a licenziare in terza lettura la legge comunitaria 2010 arrivata in Parlamento il 5 agosto del 2010 e approvata dal Senato, in prima lettura, il 2 febbraio 2011. L'iter di questo provvedimento, oltre a essere stato particolarmente lungo, come sempre capita per il recepimento delle direttive comunitarie, è stato anche piuttosto tormentato.
Mi riferisco soprattutto all'esame avviato nella XIV Commissione della Camera, nel corso del quale, all'articolato di 18 disposizioni licenziate dal Senato, sono stati aggiunti in una prima fase 24 articoli ed uno ne è stato soppresso. Per accelerare i lavori, l'Assemblea della Camera ha poi inizialmente stralciato 11 articoli e soppresso 6 articoli. Infine, sono stati soppressi ulteriori 6 articoli che erano parte integrante del testo approvato dal Senato.
La Camera dei deputati ha pertanto licenziato all'unanimità un disegno di legge di 24 articoli che rispetto al testo licenziato dal Senato in prima lettura risulta aggiornato con l'attuazione di nuove direttive, con altre disposizioni riferite a una procedura di infrazione e a una sentenza della Corte di giustizia.
Prima di entrare nel merito del provvedimento, vorrei ringraziare la Presidente della 14a Commissione e relatrice di questo provvedimento, senatrice Rossana Boldi, per il proficuo lavoro svolto in Commissione.
Il Senato si è sempre distinto nel contrastare la connotazione della legge comunitaria annuale come legge omnibus, assumendo un atteggiamento rigoroso sull'ammissibilità degli emendamenti che fossero estranei per materia.
Innanzitutto, tengo a mettere in risalto la soppressione, avvenuta presso l'altro ramo del Parlamento, degli articoli 1 e 2 con i relativi allegati A e B contenenti l'elenco delle direttive da recepire. I citati articoli hanno sempre rappresentato l'elemento strutturale portante della legge comunitaria e per risolvere questo incidente di percorso si è provveduto ad inserire singole deleghe per ciascuna direttiva nei singoli articoli. Per quanto riguarda le disposizioni procedurali e i criteri generali di delega, l'ultimo articolo del disegno di legge rinvia ai primi due articoli della legge comunitaria 2009.
Rispetto alle quattro direttive che erano contenute negli allegati, e che non sono state riprese nell'articolato, mi preme citare la direttiva 2010/31/UE concernente la prestazione energetica nell'edilizia. In particolare, tale direttiva prevede che gli Stati membri in primo luogo debbano far rispettare i requisiti minimi di efficienza energetica per gli edifici di nuova costruzione e per quelli già esistenti; in secondo luogo, che gli stessi debbano provvedere alla certificazione del rendimento energetico nell'edilizia e, infine, imporre il controllo periodico delle caldaie e degli impianti di condizionamento.
Il 24 novembre 2010 la Commissione europea ha inviato all'Italia un parere motivato contestandole la non completa attuazione delle disposizioni contenute nella direttiva citata. In particolare, la Commissione contesta all'Italia di non aver soddisfatto nel proprio ordinamento quanto previsto dall'articolo 7 della direttiva, concernente l'obbligo di presentare un attestato di certificazione energetica in caso di vendita o locazione di un immobile, né l'obbligo di garantire l'indipendenza degli esperti certificatori. Inoltre, nell'avviso della Commissione, l'Italia non avrebbe finora adottato alcuna misura relativa all'obbligo di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento dell'aria per valutarne il rendimento.
Due mesi fa, il 29 settembre 2011, è giunto il secondo parere motivato da Bruxelles con la richiesta formale di applicare tutte le norme comunitarie sulle prestazioni energetiche in edilizia. Pertanto, se l'Italia, entro il 29 dicembre 2011, non adotterà le opportune misure, la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.
Ci preme ricordare che l'Italia non può permettersi condanne onerose per la finanza pubblica. Queste risorse ci servono per ben altre cose. Tali risorse potrebbero servire, ad esempio, per rendere definitive le detrazioni fiscali del 55 per cento per le spese relative alla riqualificazione energetica degli edifici, invece di prorogarle di anno in anno. Dobbiamo essere concordi una volta per tutte sul fatto che adottare integralmente la legislazione europea sul rendimento energetico degli edifici, affinché venga sfruttato l'intero potenziale di risparmio energetico, può avere un alto impatto sullo sviluppo occupazionale, poiché la filiera dell'efficienza energetica è interamente nazionale.
Per i motivi illustrati, è difficile comprendere come mai la direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, dopo il passaggio alla Camera, non sia più contenuta nella legge comunitaria 2010.
E' stato soppresso anche l'ex articolo 10, che delegava il Governo ad adottare un decreto legislativo per il riordino della professione di guida turistica disciplinando i titoli ed i requisiti per il suo esercizio.
Si è fatto nuovamente un passo indietro e permane l'attuale irragionevole regime di discriminazione nei confronti dei cittadini italiani che, per l'esercizio dell'attività di guida turistica, rimangono vincolati al territorio regionale o provinciale in cui sono abilitati, mentre le guide straniere, che intendono svolgere un'attività anche sul nostro territorio nazionale, sono tenute unicamente ad una informativa preventiva.
Per quanto riguarda le parti aggiunte nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, mi preme sottolineare l'importanza del nuovo articolo 16, teso a sanare una procedura d'infrazione da parte dell'Unione europea contro l'Italia in materia di deducibilità delle spese relative ai contratti di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede. In particolare, la detrazione dell'IRPEF spetta per i canoni derivanti da contratti di locazione stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui l'immobile è situato, dagli studenti iscritti ad un corso di laurea presso un'università ubicata nel territorio di uno Stato membro dell'Unione europea.
Per quanto concerne il settore agro-alimentare, cito una disposizione introdotta alla Camera nell'articolo 17, volta ad adeguare la normativa italiana ad una sentenza della Corte di giustizia europea riguardante i prodotti di cacao e cioccolato destinati all'alimentazione umana. (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Pinzger, se la interrompo. Prego i colleghi di consentire al senatore Pinzger di svolgere tranquillamente il suo intervento.
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). La sentenza del 25 novembre 2010 ha dichiarato illegittimo l'articolo 6 del decreto legislativo n. 178 del 2003 in quanto autorizzava la denominazione di vendita «cioccolato puro» per i prodotti che non contengono grassi vegetali diversi dal burro di cacao. La Corte ritiene, infatti, che tale dicitura violi la direttiva 2000/36/CE relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all'alimentazione umana, in quanto non è idonea a informare il consumatore circa l'assenza di grassi vegetali.
Signora Presidente, mi avvio a concludere, chiedendo di consegnare la restante parte del mio intervento. Annuncio infine il voto favorevole del mio Gruppo parlamentare. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signora Presidente, anche noi, nell'affrontare questa legge comunitaria, che prevede una serie di deleghe, vorremmo aggiungere qualcosa oltre quanto abbiamo già detto e manifestato in Commissione, se non altro, perché il Governo che attuerà queste deleghe sarà un Governo completamente diverso da quello che noi pensavamo le avrebbe attuate.
Faccio pertanto alcune osservazioni. Quando si parla di violazioni di disposizioni comunitarie e della delega al Governo affinché adotti sanzioni penali e amministrative per le violazioni di obblighi contenuti nelle direttive, ci viene in mente una considerazione paradossale: il Governo dovrebbe sanzionare se stesso, in quanto gli obblighi contenuti nelle direttive sono indirizzati soltanto agli Stati. Nel caso fossero regolamenti, noi li recepiremmo e si tratterebbe di norma interna avente cogenza. La direttiva, invece, ha bisogno di strumenti attuativi. Pertanto, una fattispecie è reato solo se è prevista dal codice penale come reato. Il Governo, cioè, modifichi a questo punto il codice penale e introduca norme eventualmente a tutela di questi decreti che andrà ad attuare.
Allo stesso modo, sussiste qualche perplessità sul fatto di delegare il Governo affinché adotti testi unici e codici. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità della semplificazione, al punto che noi avevamo il ministro Calderoli a ciò preposto, e si era individuata la struttura per chiarire, sfrondare la selva di leggi e semplificare. Noi ci chiediamo, però, poiché queste misure non è sufficiente scriverle, se un Governo, che ha davanti a sé una vita già breve in quanto tale, avrà il tempo reale per riscrivere testi unici e codici, che sono opere non di poco conto, normativamente parlando.
Uno spunto di riflessione ci viene dato dalle dichiarazioni del ministro Monti, quando parliamo di delega relativa agli istituti di moneta elettronica. La prima domanda che ci siamo posti è la seguente: nel caso in cui questo Governo intenda introdurre la limitazione all'uso del contante a 300 euro, questo servirà più per far emergere il sommerso o servirà forse alle banche, che avranno grandi remunerazioni dal fatto che tutto venga commissionato?
Alcuni commercianti ci hanno sottoposto delle precisazioni. Ipotizzando un incasso di 100.000 euro, se tutto venisse pagato con moneta elettronica, a fine anno il costo per il commerciante sarebbe di circa 3.000 euro di commissioni bancarie relativamente a un simile incasso. Limitare l'uso del contante a 300 euro non farà che aumentare ancor di più gli oneri che oggi hanno i commercianti nel dover trattare con quegli istituti. E, sia che si accetti oppure no, in ogni caso le commissioni sono vincolanti. Accadrà quindi, innanzitutto, che le banche saranno sicuramente più ricche. Oppure, dobbiamo limitare noi per legge le commissioni bancarie. Dubito, però, che il Governo abbia la voglia, e anche la possibilità, di incidere su un rapporto bilaterale, e comunque privatistico, tra un istituto di credito e un commerciante che decide di adottare quella moneta. Sicuramente avremo prezzi più alti perché, se il commerciante ha eroso il suo ricavo, non farà che trasmettere tale aggravio, e avremo così ancora oneri sui consumatori, sugli utenti, sui cittadini. E questa è una circostanza che tutti noi affermiamo di voler evitare, perché il problema della domanda interna, del calo di domanda e del potere di acquisto eroso è un problema che grava e che tutti noi ammettiamo.
Altra delega sulla quale vorremmo dire qualcosa riguarda le misure di tutela degli investitori. Vengono date infatti più competenze alla CONSOB, ma il vero problema per il «parco buoi» - così viene definita borsisticamente la massa di cittadini sprovveduti che si avvicina alle intermediazioni bancarie - è il seguente. Le faccio un esempio, signor Ministro. Se io volessi vendere questo telefonino e chiedessi a lei, signor Ministro, di comperarlo aggiungendo però che non è mio, lei non lo comprerebbe mai, ma non comprerebbe nemmeno una bicicletta, e men che meno un immobile, che ha una certificazione di proprietà e di accatastamento.
Eppure potrei vendere milioni di titoli e di azioni senza averne la titolarità o la proprietà: mi riferisco alle famose vendite allo scoperto. Ciò che si deve fare a livello europeo è impedire le vendite allo scoperto, perché oggi a farle sono grandi macchine organizzative che hanno la capacità di riacquistarle nel mese borsistico e di far scendere le quotazioni di quel titolo per comprarle al ribasso, guadagnando su quell'operazione.
C'è un'altra cosa che dovremmo accelerare, e mi rivolgo alla 6a Commissione. Ricordo che la 14a Commissione oggi ha espresso il suo parere sull'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, più nota come Tobin tax, poiché agli Stati sfuggono le grandi operazioni internazionali che movimentano finanziariamente enormi quantità di capitali. Tutto il mondo, e partiamo intanto dall'Europa, si metta d'accordo per imporre una microimposizione, perché è importante non solo tassare con l'IVA anche chi compera beni di prima necessità, ma soprattutto occorre tassare le grandi speculazioni finanziarie, che oggi sfuggono da ogni tipo di tassazione.
Un'altra delega concerne le comunicazioni elettroniche. Condividiamo l'impostazione di proteggere la salute pubblica dai campi elettromagnetici, ma abbiamo visto recentemente in TV, nella trasmissione "Report", che le nostre normative in merito sono approssimate, sono messe lì quasi a caso e non conosciamo quali effetti dannosi derivino dall'esposizione ai campi elettromagnetici. È probabile che servirà del tempo per avere dei chiarimenti, ed è probabile che serva una casistica più ampia. Ma nel frattempo il suggerimento è quello di usare la maggiore cautela perché, a quanto pare, anche bassissimi livelli di esposizione elettromagnetica hanno effetti negativi sulla salute. Quali effetti, in che forma e in che modo sarà il tempo a dircelo.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,15)
(Segue DIVINA). Altra cosa che vorremmo dal Governo è che approfondisca una questione, seriamente e non tiepidamente, perché abbiamo visto, ad esempio, che per fare ricerca le compagnie telefoniche hanno avuto pudore a commissionarla in modo trasparente e certo, ma hanno fatto girare fondi addirittura su istituti australiani, i quali, a loro volta, avrebbero dovuto finanziare la ricerca. Muoviamoci in modo chiaro e trasparente e diciamo ai cittadini se effettivamente esiste qualche rischio, oppure rassicuriamoli, se rischi non ve ne sono.
Per quanto riguarda la delega sulle concessioni demaniali e marittime, vorrei far presente che abbiamo voluto rimanere in questa situazione. Oggi abbiamo concessioni di quattro anni più quattro, oppure di sei anni più sei: questo è quello che prevedono le normative nazionali, integrate da quelle regionali. Ma mi chiedo quali investimenti possono fare i concessionari con una limitazione così stretta nel tempo per rientrare degli investimenti fatti.
Quando l'ex ministro Tremonti annunciò di voler allungare le concessioni del demanio marittimo a trent'anni, ma forse anche a cinquant'anni, tale orientamento fu subito bollato come una privatizzazione, come una svendita dei litorali. Ma l'unica industria che sta in piedi in questo Paese è quella turistica. Il manifatturiero fa acqua da tutte le parti e probabilmente, se non modificheremo tante regole del mondo del lavoro, non riuscirà a sopravvivere. Viceversa, per quanto riguarda l'industria turistica, o meglio l'ambiente, abbiamo dei beni non ripetibili, dunque investiamo su di essi e valorizziamoli anche economicamente. Se serve fare grandi investimenti, diamo a chi ha voglia di farli il tempo e la possibilità di rientrare dalle spese.
Devo parlare anche di qualcosa che non c'è, e dico per fortuna, perché l'unità fiscale europea almeno fino ad oggi non si realizzerà. La preoccupazione nostra è che ormai siamo in Europa con le mani legate. Una volta, quando ogni Stato affrontava una crisi, aveva una serie di strumenti: il primo era battere un po' di moneta, mettere in moto un po' d'inflazione, la moneta circolante ne faceva circolare dell'altra, partiva un po' l'economia, si riduceva anche il debito, perché per assurdo, paradossalmente, un'inflazione che portasse il prezzo di un chilo di pane a 1.900 miliardi avrebbe ridotto anche il debito pubblico, che sarebbe stato l'equivalente di un chilo di pane. Oggi non abbiamo più questa leva. Gli Stati prima avevano la leva della svalutazione. In un momento di crisi le banche centrali intervenivano: svalutando la moneta, si diventava di nuovo competitivi all'estero. Gli Stati della Comunità non hanno più questa leva.
Neanche la spesa pubblica può essere determinata dal singolo Stato: le politiche keynesiane sono state messe nel cassetto. Agli Stati membri della Comunità non rimane che la leva fiscale, se eventualmente si vuole dire ancora di controllare la situazione - è un parolone, controllare - o di indirizzare alcune scelte di crescita economica. Abbiamo visto che le scelte che impone la Comunità europea ci mettono i conti a posto, ma sono estremamente depressive e mettono il Paese in ginocchio. La cura, insomma, ammazza il paziente. Togliamo anche la leva fiscale come elemento di sovranità nazionale, e dopo chiediamoci se esiste ancora la sovranità, se possiamo ancora usare tale termine.
C'è un'ultima questione che ci sta molto a cuore: noi non potremo più scrivere sulle confezioni «cioccolato puro». La nostra tradizione dolciaria era di fare il cioccolato buono, cioè con il cacao e con il burro di cacao. Ahimè, questo non si potrà più fare perché dovremo scrivere sulle prossime etichette soltanto «privo di grassi vegetali aggiunti». Mi chiedo che etichetta sia, anzi, vedendo una tale etichetta, mi verrebbe subito un brivido. Siamo riusciti a tamponare la situazione sul fronte dei vini. Noi facciamo vini buoni, i nostri produttori affinano il vino in barrique per tanti anni. Altri produttori mettevano trucioli o addirittura segatura nei vini ed arrivavano ad un confezionamento rapidissimo, presentando un prodotto simile. Il consumatore però deve sapere se compra un vino di una certa qualità e di un certo costo oppure se compra una schifezza.
Siamo riusciti a difendere il vino ma vorremmo che questo Governo si spendesse un po' di più per la difesa dei nostri prodotti naturali. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Siamo quasi al termine di una giornata che fortunatamente abbiamo dedicato all'Europa, concludendo stamattina un dibattito ed oggi chiudendo i lavori sulla legge comunitaria.
Sarò sintetico, segnalando due o tre questioni e non ripetendo argomenti che molto opportunamente i colleghi hanno già espresso. Sui tempi e sui modi della legge comunitaria 2010 basta semplicemente leggere le firme dei suoi presentatori: non solo quelle dei ministri Frattini, Alfano, Fazio, Tremonti e Brambilla, ma incredibilmente anche quella del ministro Ronchi, primo firmatario. Se considerate da quanto tempo non è più Ministro, questo dà il segno di quanto sia rimasto di questa comunitaria che, come molti colleghi hanno spiegato, è stata utilizzata come una legge omnibus.
Dobbiamo cambiare la legge comunitaria. L'abbiamo detto anche questa mattina e non lo ripeterò. Credo che in 1a Commissione si sia andati avanti con il lavoro e come 14ª Commissione abbiamo dato un'indicazione. Credo che dobbiamo fare questo passo che ci aiuta a rispondere anche ad alcuni quesiti dei colleghi, cioè come recepire le direttive, come fare in modo che ci sia anche una evoluzione della legislazione europea nel nostro Paese, come dare conto delle sentenze, come dare conto dell'Europa e di come si dipana quotidianamente.
Signor Ministro, colleghi, vorrei richiamare l'attenzione su due questioni che sono esemplificative di questa legge comunitaria, e non solo di questa.
Tra la legge comunitaria precedente, quella del 2009 - anch'essa arrivata nel 2010 - e quella al nostro esame, ci è stato detto che sulla direttiva in materia di rimpatrio volontario, con scadenza a dicembre scorso, avrebbe proceduto il Ministero dell'interno, perché in quel modo si sarebbe fatto più in fretta. Probabilmente è stato così e forse il Ministero ha fatto più in fretta, anche se non ha operato poi tanto bene nell'utilizzo di quella direttiva.
In questo senso, signor Ministro, andava un nostro ordine del giorno che abbiamo poi ritirato, perché ci rendiamo conto che siamo in una fase di passaggio e di interregno, anche se siamo rimasti abbastanza sorpresi del parere sfavorevole che al riguardo è stato espresso in Commissione: diciamo che lo prendiamo come un invito ad una riflessione e ad un supplemento di indagine. La direttiva in materia di rimpatrio volontario contiene infatti per intero la possibilità di costruire un quadro nuovo per quanto riguarda l'asilo e l'identificazione, che è di particolare importanza per il nostro Paese.
L'obiettivo di ogni centro di identificazione dovrebbe essere, appunto, l'identificazione, consentendo al nostro Paese di utilizzare bene le informazioni da trasmettere ai nostri consolati nei Paesi di provenienza degli immigrati e permettendo al nostro Ministero degli esteri di avere relazioni con le ambasciate di quei Paesi cui molto spesso fanno capo i flussi migratori che interessano l'Italia.
Procedere ad un'identificazione in tempi rapidi e, se necessario, espellere, quando lo si deve fare secondo le norme europee, è la regola principe per consentire alle nostre forze di polizia, alla nostra amministrazione, nonché alle forze di polizia e alle amministrazioni dei Paesi con cui abbiamo rapporti, di costruire una relazione saggia e virtuosa, che permetta quell'immigrazione regolare di cui abbiamo bisogno: e questo non lo dico io o pericolosi estremisti, ma il Documento di economia e finanza che fu fatto dall'allora ministro Tremonti, secondo il quale per pareggiare il bilancio ci volevano 350.000 immigrati in più, ovviamente non clandestini e con contratto di lavoro. È proprio su quella direttiva che avrebbe dovuto concentrarsi il dibattito politico, piuttosto che perdersi nei mille rivoli dei 44 articoli che sono stati poi aggiunti.
In questo senso, ha ragione il collega Divina quando fa riferimento alle deleghe al Governo: voglio però allargare il suo discorso anche a quello che noi possiamo fare meglio per il futuro, con l'idea che il Governo non debba soltanto ratificare le direttive sulla base delle quali io posso fare delle deleghe che piacciono a me, ma delle deleghe che siano al servizio di tutto il Paese, e non solo della parte che mi ha votato.
Signor Ministro, vorrei concludere con una questione su cui almeno per me, ma so che anche per altri colleghi, si pone un problema di coscienza. Nell'iter di questa legge comunitaria si è tentato di modificare una delle leggi più avanzate che questo Stato ha, quella cioè sul commercio delle armi, che fu votata dopo tre legislature di lavori con il consenso popolare e delle associazioni. Nel tentativo di cambiare questa legge con un emendamento di tre pagine, abbiamo trovato per fortuna la disponibilità degli altri colleghi della Commissione e del rappresentante del Governo di allora, il sottosegretario Scotti, al quale va dato merito di aver compreso che quella era una legge migliore di altre vigenti in Europa, riducendosi il tutto al recepimento della direttiva.
Ovviamente qui interviene il discorso che faceva prima il collega Divina. In me e in altri colleghi rimane un dubbio sulle deleghe che vengono date al Governo, pur in maniera molto chiara, e lo dico per chi ci ascolta fuori di qui, per le associazioni che si sono impegnate su questo. Ben due volte viene richiamata quella legge, dicendo che i paletti sono quelli della legge sul commercio delle armi e che quella legge giustamente dava incarico al Ministero degli esteri di prendere un impegno su questo. All'interno di tutto questo c'è stato però anche il tentativo - magari in maniera anche non sbagliata o ingenua - di portare tutto sotto la Presidenza del Consiglio, quella stessa che su Finmeccanica aveva cercato di fare già altre manovre sul commercio delle armi nel mondo.
Questo è sbagliato per il nostro Paese e lo dico non perché di un'altra coalizione ma perché abbiamo scelto che quello fosse un pezzo della politica estera del Paese; anche chi di noi ha dubbi su questa ipotesi del commercio delle armi sa bene che essa va affidata alla politica estera, perché è ovvio che non abbiamo questi timori se queste armi vengono commercializzate all'interno dell'Unione europea (che so, in Svezia o in un altro Stato dell'Unione europea). Dobbiamo essere certi della destinazione finale, perché quella legge fu fatta per ovviare alla circostanza che da Talamone, o da altri porti italiani, partivano navi che commerciavano con Paesi-schermo, e quelle stesse armi finivano poi in Paesi in conflitto. Quello fu un atto di tutto un Parlamento che fece bene il suo lavoro.
In merito a queste deleghe, mi permetto allora di dire che mi aspetto che il Governo tecnico faccia un lavoro tecnico di alto livello, di analisi di tale situazione. Personalmente, nelle condizioni in cui è stato votato quell'articolo, come ex obiettore di coscienza non posso approvarlo, ma sono convinto che costituisca il male minore possibile (ci ho lavorato anch'io, e ringrazio il collega Scanu ed i colleghi della Commissione difesa, in particolare il senatore Del Vecchio). Mi affido però al Governo e all'Aula affinché su quelle deleghe i paletti vengano mantenuti dentro le regole scritte dalla legge citata all'interno della comunitaria. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale
Ha facoltà di parlare la relatrice.
BOLDI, relatrice. Signor Presidente, mi scuso anticipatamente se la mia replica potrà sembrare disorganica, ma vorrei provare a dare alcune risposte agli intervenuti.
Per quello che riguarda la senatrice Adamo, che ha toccato, insieme alla senatrice Granaiola, alla senatrice Armato ed al senatore Divina la questione dell'articolo 11, devo dire che effettivamente tale norma ha posto dei problemi, poiché la delega è molto ampia. D'altra parte, bisognava assolutamente chiudere la procedura di infrazione, e devo dire, signor Ministro, che anche noi dobbiamo essere assolutamente fiduciosi e speranzosi che nell'espletamento della delega vengano rispettati i principi previsti nella norma per cercare di tutelare quello che per noi è un settore veramente importante.
Per quanto riguarda l'articolo 21, che contiene deleghe su due importanti direttive concernenti il comitato aziendale europeo e il lavoro dei cittadini di Paesi terzi, sicuramente avremo poi la possibilità di valutare le proposte del Governo e di esprimere dei pareri nelle Commissioni di merito. Mi auguro naturalmente, per quello che riguarda la direttiva 52, che qualunque tipo di soluzione si pensi di adottare questa non possa mai, come peraltro afferma un ordine del giorno che è stato accolto, dare anche lontanamente l'impressione che si voglia fare una sanatoria generalizzata di questi lavoratori qualora, ad esempio, questi denuncino di essere stati assunti in modo irregolare.
L'articolo 4 riguarda le diarie dei funzionari che parteciperanno alle riunioni dei tavoli europei dai quali non possiamo essere assenti. Tale norma è stata introdotta alla Camera e molto probabilmente in Senato l'avremmo considerata inammissibile per materia, perché non c'era assolutamente nulla che la legasse alla legge comunitaria. In ogni caso, è stato approvato in 14 a Commissione un ordine del giorno volto a recepire le indicazioni che sono state espresse dalla 5a e dalla 1a Commissione del Senato.
La senatrice Poli Bortone ha toccato la questione dei NUTS 3, che però è stata espunta dal testo alla Camera, e poi il tema, peraltro già affrontato nel momento in cui abbiamo parlato del Piano nazionale per le riforme, dei grandi problemi dell'Italia: il Sud, le donne, i giovani. Al riguardo, le preoccupazioni nutrite nel momento della stesura del piano nazionale delle riforme, non da questo ma dal precedente Governo, sono le preoccupazioni di tutti.
La senatrice Poli Bortone ha poi proposto l'istituzione di un'autorità per l'alimentazione. Al riguardo invito ad una riflessione, dato che di Authority ne abbiamo in abbondanza, tanto che a volte non se ne capisce esattamente l'utilità. Quindi, esorto a riflettere bene sulla necessità di istituire un'Authority per l'alimentazione.
La senatrice Carlino e il senatore Di Giovan Paolo hanno toccato il tema della delega per la semplificazione della cosiddetta direttiva armi, sulla quale si è molto discusso qui in Senato durante il primo esame. Siamo infine giunti ad un emendamento snello nel quale è scritto molto chiaramente che la delega di semplificazione verrà fatta nel rispetto dei principi della legge n. 185 del 1990, che ritengo sia un'ottima legge. Credo che se nella delega ci si atterrà al paletto fissato, anche le associazioni potranno stare tranquille.
Il senatore Pinzger ha invece toccato il tema delle normative introdotte, poche peraltro, dal Senato e che, a seguito dello stravolgimento che vi è stato, sono state eliminate. Penso però che con la legge comunitaria 2011 potremo fare giustizia e reintrodurre tutte le norme che avevamo ritenuto potessero essere utili.
Quanto all'intervento del senatore Divina, naturalmente concordo pienamente con quanto ha detto riguardo al limite dell'uso del contante, che potrebbe rivelarsi un mezzo per combattere i pagamenti in nero, ma sicuramente anche un mezzo per far guadagnare le banche attraverso le commissioni. Faccio inoltre presente - perché forse a molti sfugge - che ci sono moltissimi cittadini italiani che non posseggono né un conto corrente, né una carta di credito, né un libretto degli assegni. Questo vale specialmente per le persone anziane. Quindi, quando si toccano questi temi bisogna prestare massima attenzione. Concordo anche con quanto affermato circa le vendite allo scoperto.
Per quanto riguarda la direttiva sui rimpatri, senatore Di Giovan Paolo, in effetti è stato dimostrato, per come è andato l'iter della legge 2010, che ha fatto bene il Governo ad estrapolare la direttiva sui rimpatri e ad approvarla, poiché è riuscito ad approvarla durante l'estate.
Mi meraviglio sempre quando sento esprimere delle osservazioni sulla «direttiva rimpatri». Secondo me, c'è infatti un'idea di fondo sbagliata, che vorrei cercare di chiarire. Ad esempio, l'allungamento della permanenza nei centri a 18 mesi, peraltro assolutamente conforme all'articolo 15 della direttiva 2008/115/CE, non so per quale motivo pensiate sia stato introdotto. Forse ritenete per pura cattiveria, ma non è così.
Forse sfugge il fatto che spesso è molto difficile effettuare l'identificazione: innanzitutto perché quasi sempre i documenti di riconoscimento vengono buttati via, inoltre perché si ha a che fare con Paesi che rendono molto difficile l'identificazione. Quindi, le motivazioni non sono dettate dalla cattiveria o dall'odio personale.
Per quanto riguarda il trattenimento nei CIE, che, è vero, non sono degli alberghi (sono dei centri di identificazione ed espulsione), voglio inoltre precisare che al loro interno è prevista l'assistenza socio-psicologica, quella sanitaria, la mediazione linguistico-culturale, l'informazione sulla normativa in materia di immigrazione e sui diritti e doveri degli stranieri. È anche garantita la libertà di corrispondenza sia telefonica che epistolare, la possibilità di ricevere visite, nonché l'assistenza legale anche mediante l'accesso al gratuito patrocinio.
Inoltre, il Ministero dell'interno precisa che è in corso la sesta annualità del processo Praesidium, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, l'Organizzazione internazionale migranti, l'UNHCR e «Save the Children» che prevede, tra i compiti attribuiti convenzionalmente a tali organizzazioni, anche il monitoraggio delle condizioni di accoglienza dei diversi centri per immigrati attraverso la presentazione di resoconti periodici delle criticità riscontrate. Ora, mi rendo conto che ci sono dei problemi, ma si sta cercando in tutti i modi di risolverli.
Concludo ringraziando tutti i Gruppi per la responsabilità dimostrata con riguardo alla presentazione o meno di emendamenti e di pochissimi ordini del giorno per permettere l'approvazione di questo sciagurato provvedimento sul quale tutti noi abbiamo dei dubbi e delle contrarietà. Purtroppo, siamo giunti alla determinazione di farlo passare, perché sarebbe stato scandaloso tenere questa legge ancora nelle Aule parlamentari: ne andava della credibilità del Parlamento e soprattutto sarebbe stato costoso dal punto di vista monetario, poiché avremmo dovuto iniziare a pagare un conto molto salato rispetto alle procedure di infrazione, che con questa legge vengono invece sanate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro per gli affari europei, avvocato Moavero Milanesi.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è una giornata - come già è stato sottolineato - in gran parte dedicata alle questioni dell'Unione europea, che costituiscono per noi tutti una tela di fondo e, per il Governo che qui rappresento, un punto di riferimento al tempo stesso imprescindibile nelle circostanze, e in ogni caso ideale per il nostro modo di vedere.
Quanto alla legge che oggi abbiamo discusso e che vi accingete a votare, vorrei ringraziare il Senato, in particolare la 14ª Commissione e la presidente Boldi, per aver consentito un'accelerazione di questo «ultimo miglio» della legge comunitaria 2010; un ultimo miglio che poteva indubbiamente venire prima, ma che è importantissimo riuscire a portare a compimento.
Se il Senato darà la sua approvazione a questa normativa, avrò il piacere, a nome del Governo italiano e dell'Italia tutta, di avvisare la Commissione europea che attraverso l'adozione di questa legge comunitaria ben 23 procedure di infrazione, suscettibili - come ricordava poco fa la presidente Boldi - di portare sanzioni pecuniarie previste dal Trattato (un trattato che abbiamo contribuito ad approvare e ratificare), che avrebbero colpito le nostre finanze in un momento non propriamente tale da cercare ulteriori fonti di uscita non necessarie, sono venute meno.
Pertanto, con questa discussione, di cui ancora una volta vi ringrazio per i tempi rapidi in cui si è svolta, il Senato e il Parlamento italiano danno un contributo decisivo, nel momento in cui giungerà ad approvazione, al riacquisto della credibilità del nostro Paese di fronte alle istituzioni dell'Unione europea, di cui tanto parliamo e di cui c'è un evidente assoluto bisogno per dare all'Italia la pienezza di quel ruolo e di quel peso che le spettano per la sua storia di Paese fondatore dell'Unione europea, per la sua realtà economica, industriale e politica e di fronte ai suoi cittadini.
Penso di potervi dire che il Governo ha ben compreso il messaggio riguardante la sua copartecipazione - e nel dire sua mi permetto di estendere l'aggettivo ai Governi che ci hanno preceduto - nel ritardo di questa normativa. Soprattutto vorrei assumere l'impegno, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda questo Governo, di fare il possibile per presentare alle Aule parlamentari nei tempi previsti la legge comunitaria, che temo sarà quella riferita al 2012, che ricade nelle nostre responsabilità, e di portare avanti, evidentemente in collaborazione massima con le due Camere parlamentari, l'iter della legge comunitaria 2011.
Vorrei anche dire che abbiamo, e ho, ben compreso i messaggi più specifici che sono stati sollevati dai diversi intervenienti. Non li ripeto, li ho ben annotati; ho l'abitudine, che spero di mantenere, di ascoltare con attenzione e prendere appunti, e mi premurerò di passare gli appunti anche ai miei colleghi Ministri competenti per le differenti materie, perché come sapete non solo l'Europa siamo noi (come ha detto il presidente Monti in quest'Aula), ma alla partecipazione agli adempimenti europei, al momento europeo, alla legislazione europea non deve partecipare unicamente il Ministro delegato agli affari europei, ma anche tutti gli altri Ministri del Governo. Quindi, trasmetterò ai miei colleghi i differenti punti che sono stati sottolineati. Ve ne sono stati alcuni più ricorrenti, che mi permetto di citare per mostrarne la piena comprensione: la questione relativa al commercio delle armi, la questione relativa ai rimpatri e la questione - da molti oratori sollevata - delle concessioni balneari, che rientra evidentemente tra le preoccupazioni espresse dall'Aula.
Il nostro impegno è dunque a continuare il lavoro insieme, non solo sulle future leggi comunitarie, non solo sulla riforma di questo strumento omnibus di cui - credo siamo tutti convinti - occorre migliorare il funzionamento (e proposte sono fatte nell'ambito della riforma della cosiddetta legge Buttiglione), ma anche nel lavoro corrente delle Commissioni. È quindi intenzione, senz'altro mia (ma penso di potermi esprimere anche a nome dei colleghi), di partecipare, a vostra richiesta, ai lavori del Parlamento con la presenza in Aula e soprattutto con l'interlocuzione in Commissione.
Vi ringrazio ancora per la qualità del dibattito e auspico un positivo voto finale. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.
BONFRISCO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, con i seguenti presupposti:
- per quanto riguarda l'articolo 4, la spesa inerente alla corresponsione delle diarie rientri negli stanziamenti già previsti per il finanziamento delle missioni (comunque soggetti al taglio lineare del 10 per cento previsto dal decreto-legge n. 78 del 2010), fermo restando che la diaria rappresenta solo una delle modalità con cui l'amministrazione può provvedere al rimborso delle spese di missione sostenute dal proprio personale;
- dall'articolo 6, comma 2, lettera l), che prevede la modifica della disciplina sanzionatoria e di vigilanza sugli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari, non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto, per lo svolgimento dell'attività di controllo e vigilanza, la Banca d'Italia e la CONSOB provvederanno alla copertura dei costi derivanti dalle attività svolte autonomamente, con le ordinarie forme di autofinanziamento, attraverso le contribuzioni dovute dai soggetti vigilati;
- l'articolo 8, comma 2, lettera h), che amplia la platea dei soggetti IVA che possono accedere al meccanismo dei rimborsi infrannuali, rechi effetti trascurabili sul gettito, in considerazione dell'esiguità dei soggetti interessati;
- l'articolo 8, comma 2, lettera l), avendo carattere procedurale, non produca effetti sul gettito;
- la definizione delle imprese turistico-balneari contenuta nell'articolo 11, comma 6, non comporti effetti onerosi connessi all'ampliamento delle agevolazioni fiscali previste dal decreto-legge n. 70 del 2011;
- l'articolo 22, comma 4, che modifica il regime tributario delle fondazioni bancarie, risulti necessario ai fini del coordinamento con l'articolo 52, comma 1-ter, del decreto-legge n. 78 del 2010, che ha innalzato dal 10 al 15 per cento la quota percentuale del patrimonio delle fondazioni bancarie investibile in immobili diversi da quelli strumentali. Peraltro, secondo la Ragioneria generale dello Stato, tale disposizione non comporta nuovi o maggiori oneri, in quanto, in sede di relazione tecnica al decreto n. 78 del 2010, non sono stati ascritti effetti alle disposizioni di cui all'articolo 52 del medesimo decreto.
Osserva infine, con riferimento agli articoli 4 e 22, comma 4, che la legge di contabilità pubblica imporrebbe una corretta copertura finanziaria di qualunque onere, ancorché esiguo».
PRESIDENTE. Procediamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Gli articoli 1, con gli annessi allegati, e 2 del testo approvato dal Senato sono stati soppressi dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 1, corrispondente all'articolo 3 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2, corrispondente all'articolo 4 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3, corrispondente all'articolo 5 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 4, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
L'articolo 6 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 5, corrispondente all'articolo 7 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 6, corrispondente all'articolo 8 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 7, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 8, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Gli articoli 9 e 10 del testo approvato dal Senato sono stati soppressi dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame dell'articolo 9, corrispondente all'articolo 11 del testo approvato dal Senato.
Lo metto ai voti.
È approvato.
L'articolo 12 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 10, corrispondente all'articolo 13 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 11, corrispondente all'articolo 14 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
L'articolo 15 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame dell'articolo 12, corrispondente all'articolo 16 del testo approvato dal Senato.
Lo metto ai voti.
È approvato.
L'articolo 17 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 13, corrispondente all'articolo 18 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 14, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 15, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 16, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 17, introdotto dalla Camera dei deputati.
DIVINA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Divina, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 17, introdotto dalla Camera dei deputati.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2322-B
DINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINI (PdL). Signor Presidente, vorrei segnalare che, pur essendo presente in Aula, non ho avuto la possibilità di esprimere il mio voto sull'articolo 17. Vorrei quindi aggiungere il mio voto alla votazione precedente.
NEGRI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEGRI (PD). Signor Presidente, vorrei far presente che, per un disguido tecnico, non sono riuscita a votare.
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, le vorrei far presente che anch'io e il collega Tedesco non siamo riusciti a votare.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Metto ai voti l'articolo 18, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 19, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 20, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 21, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 22, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 23, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 24, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
FLERES (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, per riconoscere al Ministro il diritto di esordio e dunque per non appesantire il dibattito, che è stato abbastanza articolato, desidero soltanto confermare il voto favorevole del Gruppo di Coesione Nazionale, senza però trascurare il fatto che questo testo, per quanto ci riguarda, risulta l'ennesima occasione perduta per trasformare il nostro Parlamento in un protagonista di quel percorso che deve portarci verso un'unione politica, oltre che economica, dell'Europa, cosa che purtroppo è ancora lontana da venire.
Chiedo che il testo scritto del mio intervento sia allegato al Resoconto stenografico della seduta odierna. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso, senatore Fleres.
CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, sarò brevissima.
Come anticipato in discussione generale, l'Italia dei Valori, pur non riconoscendosi nel testo che stiamo per approvare, voterà a favore di questo provvedimento. Non vorrei né dilungarmi, né esser ripetitiva rispetto a quanto già detto in discussione generale, tuttavia vorrei esprimere la mia preoccupazione, oltre che quella del Gruppo Italia dei Valori, soprattutto in relazione ad atti come la legge comunitaria per una congiuntura economica davvero tragica.
Il Gruppo dell'Italia dei Valori, infatti, esprime voto favorevole intendendolo come auspicio affinché il Governo possa, a breve, proporre atti la cui portata normativa sia innanzitutto più ampia ed utile dal punto di vista dei riflessi pratici che essi possono avere sia sull'economia del Paese che nei confronti di talune categorie di cittadini. Non ultimo, votiamo a favore auspicando, già dalla discussione della legge comunitaria per il 2011 per cui sappiamo di essere in ritardo, un procedimento legislativo profondamente differente rispetto al passato. Non è, infatti, accettabile che il Parlamento italiano approvi oggi la legge comunitaria per l'anno 2010, mentre alla Camera dei deputati si è appena cominciata la discussione di quella del 2011. E questo colleghi, se non è certo colpa del Governo attuale, non è dovuto neanche alla crisi politica che ha investito negli ultimi mesi il Governo Berlusconi, portandolo alle dimissioni.
Le ragioni di questo lungo ritardo erano e sono tutte nella ferma volontà della maggioranza di allora di aggiungere ad ogni costo, nel testo della legge comunitaria, materie eterogenee. È stato il caso della responsabilità civile dei giudici, dell'istituto della fiducia, delle concessioni demaniali per 100 anni e così via. È dovuto intervenire anche il presidente della Repubblica Napolitano affinché il testo di qualche mese fa non diventasse legge.
Nonostante ciò, già durante il primo passaggio in Senato, il Gruppo dell'Italia dei Valori, anche in ragione della snellezza del provvedimento originario, ha presentato solo cinque emendamenti, manifestando con largo anticipo il proprio senso di responsabilità, per evitare che il provvedimento non fosse il solito carrozzone in cui infilare tutto. Detto ciò, occorre specificare che la legge comunitaria per il 2010, a fine del 2011, si approva per merito dell'opposizione o, meglio, di quella che prima era l'opposizione. L'allora maggioranza, non qui in Senato, ma sicuramente alla Camera - sfido i colleghi a smentirmi - ha provato in tutti i modi ad aggiungere norme di ogni tipo. E, infatti, il provvedimento è stato affossato dalle medesime norme fuori controllo! Un po' la stessa fine che si stava facendo fare al Paese.
Voglio puntualizzare, tuttavia, che su due articoli del provvedimento, l'IdV vota a favore suo malgrado. Mi riferisco alla norma relativa alla reintroduzione delle diarie per le missioni all'estero e al recepimento della direttiva sul trasferimento dei prodotti della difesa. Ciononostante annuncio il voto favorevole dell'Italia dei Valori su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo IdV).
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, intervengo brevemente perché ho già esaminato il provvedimento in sede di discussione generale. Quello che possiamo dire in conclusione è che l'iter travagliato di questa legge di cui abbiamo parlato rivela come l'attuale meccanismo di trasposizione del diritto europeo all'interno dell'ordinamento italiano abbia dimostrato almeno in questo caso i propri limiti. Per cui, è opportuno e urgente ripensare a un nuovo strumento e a un nuovo metodo per far sì che il nostro Paese possa essere all'avanguardia delle novità legislative che si realizzano oggi in Europa e che sempre più ci riguardano direttamente.
Il mio personale auspicio, insieme a quello del Gruppo Per il Terzo Polo che rappresento, è che, di fronte alla scelta che si profila, ma che rischia purtroppo di divenire di giorno in giorno sempre di maggior attualità, tra più Europa e meno Europa, tra una maggior integrazione e, al contrario, una maggiore divisione, si scelga la strada di una sempre maggior unione tra gli Stati e i popoli europei, un'unione che sia allo stesso tempo economica, ma anche politica, senza remore e timori, nella consapevolezza che ormai è in Europa che risiedono gli interessi di tutti e che nessuno degli Stati europei (neppure la Germania) può oggi realisticamente risolvere da solo i problemi che lo riguardano, e che sono ad un tempo problemi tanto politici quanto economici.
Per questo è necessario che la nostra Nazione, vincendo le proprie debolezze, dovute forse ad una mancanza di coraggio, torni a rappresentare un elemento trainante per il nostro futuro e per quello di tutti gli Stati dell'Unione. Questo lo dobbiamo fare, signor Ministro, come lei stesso ha rilevato in sede di replica, non soltanto perché siamo uno dei sei membri fondatori della Comunità, ma perché è veramente un grande progetto di integrazione, e corrisponde ai nostri interessi, mentre un'Europa divisa su tutti i principali temi, politici, economici e internazionali, non farebbe altro che ridurre il ruolo e, in definitiva, il peso internazionale del nostro Paese.
I tempi difficili di crisi si sono spesso rilevati come i più prolifici per la costruzione del lungo cammino che ha portato all'Unione europea. Il mio auspicio finale è che anche questo periodo di indubbie difficoltà rappresenti, per il Parlamento e insieme per il Governo, una fase temporanea e che serva a noi tutti, in particolare ai Capi di Stato e di Governo europei, a rafforzare la Nazione e a realizzare come senza l'Europa non vi possa essere benessere nel continente, nel nostro Paese, e quindi compiere un ulteriore passo in direzione di una maggiore integrazione.
Dichiaro pertanto il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI sul provvedimento in esame. (Applausi dei senatori Astore e Ignazio Marino).
ADERENTI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADERENTI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, con il disegno di legge comunitaria il Governo adempie l'obbligo, previsto dalla legge 4 febbraio 2005, n. 11, di proporre annualmente al Parlamento un testo legislativo recante disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.
Il testo che abbiamo discusso e che ci accingiamo ad approvare è, per così dire "essenziale" poiché contiene l'attuazione di direttive che sono o già scadute o che scadranno entro l'anno. Com'è noto, è attualmente in corso un processo di riforma della legge n. 11 del 2005 e tra le finalità che il progetto di riforma si pone vi è proprio quella di accelerare i tempi di approvazione della legge comunitaria.
La riforma della legge n. 11 del 2005 mira ad adeguare la normativa nazionale alle modifiche intervenute nell'assetto dell'Unione europea a seguito dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della crescente importanza delle politiche di origine europea. La riforma tiene conto di riorganizzare il processo di recepimento della normativa europea, prevedendo, in particolare, lo sdoppiamento dell'attuale legge comunitaria, in due distinti provvedimenti: la legge di delegazione europea, il cui contenuto sarà limitato alle disposizioni di delega necessarie per il recepimento delle direttive comunitarie e la legge europea che, più in generale, conterrà disposizioni volte a garantire l'adeguamento dell'ordinamento interno all'ordinamento europeo.
Il Gruppo della Lega Nord prende atto del contenuto del disegno di legge comunitaria 2010, che adegua il nostro ordinamento ad importanti disposizioni comunitarie.
Prima di andare ad esaminare gli articoli che ritengo di maggiore interesse in questa legge comunitaria, vorrei soffermarmi su un articolo che era presente nel testo governativo e che poi è stato soppresso durante l'esame alla Camera dei deputati, ovvero il riordino normativo della disciplina della professione di guida turistica. Tale articolo prevedeva importanti innovazioni nel settore ovvero che l'esercizio della delega dovesse avvenire nel rispetto degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale e delle relative norme di attuazione e che le amministrazioni locali potevano avvalersi, per la promozione del proprio territorio e dei siti museali, di associazioni di volontariato, costitute e formate con finalità di promozione storico, culturale, paesaggistico e ambientale locale.
Il riordino della professione di guida turistica non va a compromettere i percorsi formativi relativi alla conoscenza di specifiche aree del territorio nazionale particolarmente ricche e complesse sotto il profilo storico-artistico, culturale e ambientale. Pertanto, la Lega Nord attenzionerà il Governo ed il Parlamento affinché si introduca questa importante riforma nella prossima legge comunitaria 2011.
Tornando al testo in esame, vorrei soffermarmi su alcuni articoli che ritengo degni di nota.
L'articolo 5 interviene sulla disciplina del codice del consumo e prevede alcune modifiche al decreto legislativo n. 206 del 2005, nella parte in cui regola la commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori. Il testo prevede, infatti, che i termini per l'effettuazione di rimborsi e restituzioni tra fornitore e consumatore, conseguenti all'esercizio del diritto di recesso, deve avvenire "entro e non oltre i trenta giorni". Sono ricondotti nell'ambito applicativo del diritto di recesso anche i contratti di assicurazione obbligatoria RC per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti. Tutto ciò è a tutela dei consumatori.
L'articolo 10 è volto a semplificare la materia del confezionamento delle acque destinate al consumo umano. Tale articolo prevede che i valori di parametro per misurare la salubrità dell'acqua siano misurabili solo nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori, non anche nel punto della commercializzazione e messa a disposizione per il consumo. Questa abrogazione permette di risolvere una procedura di infrazione nata dal fatto che la Commissione europea ha ritenuto che questo secondo punto di verifica dia luogo ad una nuova procedura di controllo, non prevista dalla disciplina comunitaria in materia e suscettibile di limitare la distribuzione commerciale delle acque in bottiglia imponendo restrizioni ingiustificate.
Infine, l'articolo 17 riguarda l'attuazione della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa all'utilizzo della denominazione «cioccolato puro». Secondo quanto previsto dalla normativa comunitaria, non è più consentito utilizzare la denominazione "cioccolato puro", attualmente utilizzata in Italia, per i prodotti nella cui preparazione non siano stati utilizzati altri grassi vegetali oltre il burro di cacao. La sentenza non ha ritenuto quindi più accettabile tale denominazione, poiché non rientrante tra quelle di vendita obbligatorie e tassative.
A seguito della sentenza, l'articolo in questione abroga le disposizioni che consentono la denominazione citata, ma prevedendo anche un periodo di 24 mesi per lo smaltimento delle scorte delle etichette e delle confezioni di prodotti riportanti la denominazione in oggetto. Ciò è a dimostrazione che l'Europa spesso è troppo invadente su questioni tecniche di minore importanza.
Noi della Lega Nord vorremmo invece che i nostri artigiani e i nostri imprenditori cioccolatai potessero usare ancora la dicitura «cioccolato puro», perché oggettivamente fa bene non solo al palato ma anche alle orecchie del consumatore, ed è pure buono.
Essendo già iniziato alla Camera dei deputati l'iter della legge comunitaria 2011, e secondo quanto disposto dalla legge n. 11 del 2005, la legge comunitaria 2012 dovrebbe essere emanata nei prossimi mesi. Ci troviamo nella condizione di dover concludere al più presto l'esame della legge comunitaria 2010, al fine di non appesantirne ulteriormente l'iter e soprattutto per non incorrere nell'apertura di nuove ulteriori procedure di infrazione, in particolare per mancato recepimento delle direttive.
Vorremmo ringraziare molto la senatrice Rossana Boldi che, in qualità di presidente della 14a Commissione affari europei, è stata davvero in grado di gestire l'iter di questa legge in maniera chiara, corretta e trasparente in Commissione.
Solo per un forte senso di responsabilità, ma soprattutto per salvaguardare il prezioso e laborioso lavoro fatto dal precedente Governo, la Lega Nord voterà a favore di questa legge comunitaria, prestando grande attenzione verso la prossima legge comunitaria 2011 e in modo particolare al futuro decreto legislativo di attuazione delle direttiva n. 52 del 2009, contenuta in questa legge, affinché nessuno pensi di insinuarvi sanatorie di clandestini, che staneremmo facilmente. Su questo saremo inflessibili (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Caruso e Rizzotti. Congratulazioni).
MARINARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINARO (PD). Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, si noterà, dal nostro voto finale, la fase nuova che caratterizza quest'Aula, nel senso che io annuncio qui il voto favorevole del mio Gruppo alla legge comunitaria 2010, senza però trascurare il fatto che questo è un voto sicuramente politico, un voto per quell'impegno nazionale ed europeo che noi abbiamo con il Governo Monti, un voto anche per dare quei segnali importanti e significativi all'Unione europea, per dire che esiste anche qui un modo diverso di concepire l'Europa e, soprattutto, di concepire la trascrizione nell'ordinamento nazionale del diritto europeo.
In questo senso, signor Ministro, lei ha avuto in questa giornata di full immersion, dall'Europa al livello nazionale, conoscenza dei problemi che attendono tutti quanti: lei dal versante Governo e noi dal versante Parlamento, per fare in modo che l'ordinamento nazionale sia sempre più adeguato e conforme all'ordinamento europeo.
Sicuramente lei ha capito che quel sistema di recepimento, frutto di una stagione che fu, non regge più di fronte alle nuove sfide. Noi siamo pronti a misurarci su questo tema, a dare il nostro contributo - come ho detto anche stamattina - e abbiamo anche delle nostre proposte di legge. Queste sicuramente possono essere messe a confronto con quelle che furono le proposte di revisione della cosiddetta legge Buttiglione, che a me piace, però, chiamare legge La Pergola, dal nome di chi la concepì e la volle per far fronte a una stagione molto complessa e molto impegnativa, perché fu la stagione dell'Atto unico e dei preparativi rispetto alla costruzione del mercato interno.
Oggi abbiamo un'altra stagione, quella della democratizzazione, non solo dell'Europa ma anche delle istituzioni nazionali. Quindi, noi riteniamo che, anche da questo punto di vista, occorra fare una seria riflessione sull'adeguamento della nostra legislazione.
Due punti sono stati fortemente dibattuti e anche oggetto di emendamenti del mio Gruppo (emendamenti che responsabilmente abbiamo ritirato per fare in modo che questa legge comunitaria fosse approvata): la questione della direttiva servizi, che non è solo riferita all'infrazione, perché esiste un problema complessivo di applicazione della direttiva servizi nel nostro Paese, e poi la questione della direttiva sul trasferimento dei prodotti per la difesa.
Vorrei a tal riguardo un'attenzione e una sensibilità diverse. Si tratta di due direttive imponenti anche per il Paese. Quella sui servizi richiede una liberalizzazione enorme dei servizi, soprattutto di quelli locali, e quella sui prodotti di difesa tocca anche una legislazione di equilibrio che noi abbiamo raggiunto, con il concorso non solo delle associazioni ma anche della società.
Su questi punti sui quali noi diamo la delega, soprattutto per quanto riguarda i prodotti della difesa, non esistono principi indicativi. Per tale motivo, signor Ministro, io le chiedo un'attenzione particolare, da riferire soprattutto al Ministro competente. Noi diamo una delega, ma vorremmo anche il ritorno. Non è una delega in bianco. Se non un disegno di legge, almeno si facciano dei decreti attuativi che siano sottoposti all'esame del Parlamento.
Soprattutto, si tenga conto di quel richiamo fatto recentemente, anche dal Presidente della Repubblica: c'è un eccesso di delega. Lo dice appunto anche il Presidente della Repubblica, non lo diciamo solo noi. Quindi, su questo punto vada tutta l'attenzione per assicurare al Parlamento un suo ruolo e una funzione.
Da ultimo, voglio sottolineare che qui nessuno chiede, per quanto riguarda la lotta al lavoro nero, delle sanatorie generalizzate.
Vogliamo soltanto il rispetto degli accordi presi e soprattutto dello spirito della direttiva sulla lotta al lavoro nero, nel senso che ci dev'essere una lotta efficace che non deve colpire soltanto chi lo pratica: vanno colpiti coloro che lo utilizzano.
Signor Presidente, confermo il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD).
CASTRO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, vorrei fare due concisissime, osservazioni, un concisissimo invito e una concisissima proposta.
Vi è una evidente discrasia, signor Ministro, tra la condizione illanguidita, rattrappita, intorpidita con la quale questa legge comunitaria arriva questa sera al voto conclusivo della Camera alta, dopo un percorso confuso e slabbrato del quale va attribuito nitidamente demerito alla Camera bassa, e il pathos con il quale invece le nostre comunità sentono risiedere oggi nell'Europa una potestà di regolazione e di decisione che impatta con asprezza e con violenza quasi minacciosamente sulle concrete esistenze e sui concreti progetti di vita degli appartenenti a quelle stesse comunità. Vi è poi una discrasia non meno evidente tra il ruolo che è chiamato a svolgere il Parlamento minuziosamente, ossessivamente, valutando, controllando, verificando tutte le prescrizioni, tutte le direttive oggetto di tutti i recepimenti, da un lato, e, dall'altro, al fondo, una sorta signor Ministro, di elusione democratica che accompagna il modo nel quale le grandi, scandite decisioni dell'Europa vengono assunte. Vi è in qualche misura un evidente segno «aparlamentare» nel modo e nel processo con il quale l'Europa addiviene a decisioni che vengono così fortemente vissute dai cittadini dei suoi territori.
Ieri, signor Ministro, lei ha fatto un intervento che è andato molto oltre il puro incontro di cortesia e di garbo istituzionale con la 14a Commissione. Noi l'abbiamo molto apprezzato e di questo la ringraziamo, perché lei ha assunto un impegno che noi riteniamo cruciale: quello a restituire in modo effettivo ed affidabile (effective and reliable) la dimensione parlamentare nella quale si sostanzia la dimensione dell'autenticità democratica nella relazione, in questo tempo drammatico, in questa eccezione istituzionale, del Governo con la Commissione europea, il Consiglio europeo, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. Noi crediamo che questa indicazione di un'organizzazione metaformale del rapporto tra Governo e Parlamenti sia un impegno importante, al quale diamo assoluto rilievo.
La proposta è la seguente. La 1a Commissione sta lavorando a due disegni di legge sulla riforma della legge Buttiglione. Il Popolo della Libertà ritiene che il metodo che meglio funziona è quello che potremmo chiamare hub and spoke, cioè avere un'unica legge comunitaria, una legge europea, una legge di delegazione europea che concentri e condensi quello che è fondamentale, cioè l'immediato adempimento rispetto alle direttive che provengono dall'Europa; la sutura delle eventuali slabbrature che si siano create in seguito ai procedimenti di infrazione, in seguito alle sentenze per noi negative della Corte di giustizia. Questo dev'essere il core dell'unica legge europea, l'hub, mentre i raggi, il dato spoke, devono essere i provvedimenti che il Governo di volta in volta affida alle valutazioni delle Camere in relazione agli andamenti congiunturali che la traiettoria europea assume nell'anno di riferimento.
C'è un articolo in questo disegno di legge che parla del contratto di fiducia. Il Popolo della Libertà, dando adempimento e implementazione a tale contratto, vota positivamente la legge comunitaria e lo fa in modo razionalmente persuaso, ma emotivamente preoccupato. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel suo complesso.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del documento:
(Doc. IV-quater, n. 5) Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Amedeo Ciccanti, senatore all'epoca dei fatti (ore 19,18)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento IV-quater, n. 5, recante: «Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile (n. 789/11 RGN) pendente dinanzi alla corte di appello di Ancona nei confronti del deputato Amedeo Ciccanti, senatore all'epoca dei fatti».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, all'unanimità, di proporre all'Assemblea di dichiarare che i fatti oggetto del procedimento in questione concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo al relatore, senatore Li Gotti, se intende intervenire.
LI GOTTI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il documento illustra con dovizia di passaggi, ritengo, la vicenda dell'onorevole Ciccanti. Il problema si pose in relazione ad una querelle abbastanza polemica apparsa sui giornali, cui seguì un atto di citazione civile da parte di un competitore politico. In verità, l'oggetto della querelle sui giornali non era altro che la materia trattata in una precedente interrogazione parlamentare presentata su quei fatti dall'onorevole Ciccanti.
È accaduto però che, investita dal Presidente del Senato la Giunta del problema, si pose la prima questione se mai fosse stata sollevata una eccezione di insindacabilità ai sensi della legge, in quanto il giudice civile di Ancona non aveva ritenuto di riconoscere l'insindacabilità ex officio e quindi appariva necessario verificare, così come prevede la legge, se fosse stata formalmente sollevata l'eccezione.
La Giunta ha proceduto in più sedute (una di queste dedicata anche all'audizione dell'onorevole Ciccanti) alla verifica e alla ricerca di atti nei quali fosse stata proposta e sollevata l'eccezione di insindacabilità. In verità, dall'esame della documentazione del fascicolo processuale civile non risultava formalmente proposta l'eccezione di insindacabilità; il che poneva la Giunta nelle condizioni di non poter ritenere errato quanto deciso dal giudice, ossia la mancata trasmissione degli atti al Parlamento, in quanto la trasmissione degli atti segue o a una rilevazione d'ufficio oppure ad una questione sollevata ma disattesa.
Nelle more della nostra decisione l'onorevole Ciccanti si avvaleva del comma 7 dell'articolo 3 della legge n. 140 del 2003 che disciplina i casi in cui si può sollevare e come si può sollevare la questione di insindacabilità, cioè proponeva per la prima volta al Presidente della Camera di appartenenza, ossia al Senato, l'eccezione di insindacabilità.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si è dunque venuta a trovare nella condizione di dover esaminare il nuovo documento, pervenendo unanimemente alla conclusione che quanto era oggetto della questione giudiziaria... (Applausi dai Gruppi PdL, PD e dei senatori Del Pennino e Serra).
Colleghi, fatemi almeno concludere!
PRESIDENTE. Diamo modo al senatore Li Gotti di completare almeno la frase!
LI GOTTI, relatore. Come dicevo, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari propone all'Assemblea di votare a favore del proprio documento, ossia di dichiarare non sindacabile quanto oggetto della controversia giudiziaria. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e dei senatori Del Pennino e Serra).
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, né essendovi colleghi che desiderano intervenire in dichiarazione di voto, metto ai voti la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di dichiarare l'insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal deputato Amedeo Ciccanti, senatore all'epoca dei fatti.
È approvata.
Colleghi, la proposta è stata approvata all'unanimità, come peraltro era già avvenuto da parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Discussione del documento:
(Doc. IV-quater, n. 6) Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti (ore 19,25)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-quater, n. 6, recante: «Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale (n. 46171/06 RGNR) pendente presso il tribunale di Milano nei confronti del signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti, per il reato di cui agli articoli 595, terzo comma, del codice penale e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (diffamazione col mezzo della stampa)».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato di proporre all'Assemblea di dichiarare che il fatto oggetto del procedimento concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricade pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo al relatore, senatore Malan, se intende intervenire.
MALAN, relatore. Signor Presidente, molto brevemente, si tratta di una vicenda originata da un articolo pubblicato sul settimanale «Panorama» nel 2006, a firma dell'allora senatore Lino Iannuzzi, dall'indicativo titolo: «Criticare la magistratura è un reato». Sul contenuto di questo articolo, il procuratore della Repubblica di Palermo all'epoca dei fatti, il dottor Caselli, ha querelato Lino Iannuzzi, il quale a sua volta ha eccepito l'insindacabilità ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha ritenuto che, pur non avendo un riscontro diretto specifico in un atto parlamentare, quale un'interrogazione, una proposta di legge o simili, questo articolo - che peraltro non va al di là di un esercizio di critica - sia da riconnettere strettamente all'attività parlamentare del senatore Lino Iannuzzi, il quale è noto a tutti per essersi sempre impegnato sui temi della giustizia, con opinioni molto forti e molto nette che certamente possono non piacere a tutti.
La Giunta ha ritenuto però che senza dubbio l'articolo in oggetto sia un modo di espletare il mandato parlamentare da parte dell'ex senatore Iannuzzi, continuando a sostenere anche su un articolo di giornale una posizione politica che egli ha sempre espresso in tutte le sedi parlamentari, ad esempio anche con voti in dissenso rispetto al suo Gruppo proprio su aspetti riguardanti le garanzie giudiziarie per gli imputati.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Adamo. Ne ha facoltà.
ADAMO (PD). Signor Presidente, sarò brevissima, dal momento che il mio Gruppo si è già espresso con un'opinione diversa da quella del relatore.
Da parte nostra chiediamo dunque all'Aula di non dichiararsi a favore dell'applicabilità dell'articolo 68, che la nostra Costituzione ha introdotto per difendere la libertà di opinione e non la libertà di insulto.
Nel caso in esame, potremmo rifarci tutti agli interventi precedenti, perché è l'ennesimo caso che affrontiamo riferito all'ex senatore Iannuzzi, che mette insieme ogni volta le protezioni di cui gode la stampa per la sua qualità di giornalista con quelle di cui gode come parlamentare, per chiedere l'applicazione dell'articolo 68.
Tra l'altro, sarebbe auspicabile come appello generale che questi casi di diffamazione, e così via, trovassero la composizione fuori del Parlamento, senza che tutte le volte si presentino richieste che impegnano noi e la magistratura su questioni che dovrebbero essere risolte in altra sede e in altro modo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, intervengo molto velocemente per dichiarare il voto contrario del Gruppo dell'Italia dei Valori sulla proposta relativa alla insindacabilità delle dichiarazioni del senatore Iannuzzi, in quanto non esistono atti parlamentari, questo è un dato oggettivo, che giustificassero allora quelle dichiarazioni. Quindi, il nostro voto sarà contrario.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, intervengo molto brevemente per annunciare il voto favorevole dell'Unione di Centro e del Gruppo Misto.
BUGNANO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di dichiarare l'insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PdL).
ADERENTI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADERENTI (LNP). Signor Presidente, vorrei precisare che nella precedente votazione, probabilmente per un problema alla mia postazione di voto, ho espresso erroneamente un voto contrario, anziché favorevole.
PRESIDENTE. Senatrice Aderenti, prendiamo atto della sua dichiarazione ai fini degli atti della seduta.
Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, il mio intervento fa riferimento a un tema che abbiamo già affrontato all'inizio del mese di novembre in quest'Aula ed ha a che fare con la sicurezza delle reti informatiche. Formalmente il mio intervento riguarda un sollecito a un atto di sindacato ispettivo, il 4-06230, di cui sono primo firmatario insieme ai colleghi Carofiglio, Chiurazzi, D'Ambrosio, Della Monica e altri, che si riferisce alla sicurezza delle reti, che hanno come presupposto essenziale la possibilità di identificare univocamente l'autore di condotte illecite.
Questa possibilità dipende quasi esclusivamente dall'assegnazione a ciascun utente o abbonato al servizio di un indirizzo di protocollo Internet IP. Si tratta di una specie di targa che consente di identificare l'autore di ciascuna condotta tenuta in rete. Il numero massimo di indirizzi IP è prossimo all'esaurimento e dalle forze di polizia, in particolare da quelle che stanno indagando sui fenomeni del crimine, dello spionaggio e del terrorismo cibernetici, ci viene segnalata la pericolosità di tale scadenza, in quanto il sistema che era stato adottato sta arrivando, ripeto, ad esaurimento.
Io ritengo sia urgente intervenire in questo momento e in questo modo per sollecitare una risposta all'interrogazione che ho indicato, che seguiva una mozione discussa nell'Aula del Senato nella seduta del 2 novembre scorso, poi rinviata.
Nel frattempo, è intervenuto il cambio di Governo, ma ritengo che la scadenza di questi termini non può interrompere la lotta alla criminalità informatica.
PRESIDENTE. Senatore Casson, la Presidenza si attiverà presso il Governo per sollecitare la risposta all'interrogazione da lei richiamata per i motivi di urgenza che lei indicava.
MENARDI (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MENARDI (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, la vigilanza della Banca d'Italia ha indotto le banche (ultime le banche di credito cooperativo, ma anche le fondazioni di origine bancaria) a dotarsi di statuti che normassero in modo stringente i conflitti di interesse che oggi impediscono non solo, per esempio, ai parlamentari di partecipare ai consigli d'amministrazione o comunque di avere incarichi, ma soprattutto vietano ogni rapporto fra fondazione bancaria, banca da essa espressa e soggetti in qualche modo correlati ai vertici di queste istituzioni.
In merito a questo discorso, fin dal 13 aprile 2010 ho presentato due interrogazioni (rispettivamente, la 3-01259 e la 3-01297) per avere alcuni chiarimenti in merito alle azioni compiute dai vertici della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo.
Poiché sono passati due anni e nel frattempo c'è stato anche il rinnovo di questi vertici, mi piacerebbe sapere dal Ministero che esercita il controllo sulle fondazioni e dalla Banca d'Italia, attraverso il Ministero, notizie sulle banche espressione della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, come richiesto nelle interrogazioni che ho presentato.
PRESIDENTE. Senatore Menardi, la Presidenza si attiverà presso il Ministero per sollecitare una risposta alle sue interrogazioni.
GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, intervengo per sollecitare l'interrogazione 4-06352 presentata pochi giorni fa, ma di notevole importanza, al Ministro degli affari esteri dopo l'attacco che giovani khomeinisti hanno sferrato contro l'ambasciata inglese a Teheran.
Faccio questo riferimento perché tutti certamente ricordiamo la tragedia del personale dell'ambasciata americana che fu sequestrato per oltre un anno a Teheran. C'è una situazione di emergenza in quel Paese che potrebbe coinvolgere il mondo occidentale e le ambasciate del mondo libero. Ritengo quindi che il Ministro degli affari esteri, in accordo con l'Europa, debba compiere dei passi presso le Nazioni Unite per garantire la presenza delle nostre rappresentanze diplomatiche. Non devo ricordare a lei, signor Presidente, che alcuni mesi fa l'ambasciata italiana a Tripoli fu devastata.
Esistono delle situazioni particolari che vanno evidenziate e messe subito al bando attraverso l'adozione di interventi concreti presso l'Unione europea e presso le Nazioni Unite.
PRESIDENTE. Concordo con quanto da lei sottolineato, senatore Gramazio. Tra l'altro, proprio oggi prima di venire in Aula ho letto la dichiarazione del Ministro degli affari esteri che diceva che l'Italia, in accordo con l'Unione europea, sta valutando anche la possibilità di chiudere la nostra ambasciata a Teheran. Mi pare quindi che ci siano tutti gli elementi che lei richiamava.
Sul mancato recepimento della direttiva 2010/76/CE
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, oggi abbiamo approvato all'unanimità la legge comunitaria 2010 recependo alcune importanti disposizioni europee.
Esiste però una direttiva (la direttiva n. 2010/76/CE) che, se non recepita dall'Italia, ci espone al rischio di una sanzione economica di quasi 100.000 euro al giorno. Ripeto, signor Presidente: quasi 100.000 euro al giorno.
Voglio ricordare che il presidente della Commissione europea, Barroso, nei giorni scorsi ha deferito l'Italia per non aver recepito la direttiva. Quest'ultima sostiene che i banchieri non possono avere bonus smisurati. Questo è il primo punto. Il secondo è che le banche devono avere dei requisiti patrimoniali.
Ora, signor Presidente, è noto che il precedente Governo e soprattutto il Ministro dell'economia affermavano di non andare molto d'accordo con le banche, però questa direttiva - faccio notare - non è stata recepita. Inoltre, ricordo che nel decreto milleproroghe sono state cancellate sentenze sull'anatocismo e battaglie di associazioni di consumatori. Una sentenza del 2 dicembre 2010 affermava che l'anatocismo era illegale, ma il Governo ha fatto una sanatoria sull'anatocismo.
Informo l'Aula, i colleghi e anche lei, signor Presidente, che il 7 febbraio ancora una volta la Corte costituzionale si pronuncerà sulla materia. Si è già pronunciata sulla legge salva-banche di un precedente Governo, la legge salva mutui di un altro Governo e si pronuncerà anche su questo. Tra l'altro, è stata anche smantellata la legge n. 108 del 1996 sull'usura, aumentando surrettiziamente i tassi, in una fase di crisi economica come questa.
Signor Presidente, facciamo di tutto per recepire al più presto questa direttiva, sulla quale ho presentato anche un'interrogazione parlamentare. Non è possibile che sul bonus dei banchieri non vi sia un tetto! L'odiata casta si sta riducendo i compensi, giustamente, perché non è giusto, secondo me, che un lavoratore dopo quarant'anni di lavoro prenda 1.300 euro al mese e un deputato, dopo cinque anni, prenda il doppio. Quindi è giusto fare questo, senza alcuna demagogia. Però i signori banchieri devono cominciare a pagare il conto. Non possono prendere 42 milioni di buonuscita e poi essere anche chiamati a fare i salvatori delle Patrie, come Alessandro Profumo.
La ringrazio molto, signor Presidente, e spero che solleciti la mia interrogazione perché dobbiamo recepire la direttiva in quanto 100.000 euro al giorno non sono cosa di poco conto per il bilancio nel capitolo del bilancio dello Stato.
PRESIDENTE. Senatore Lannutti, la Presidenza si attiverà con riguardo sia alla sua interrogazione che al recepimento della direttiva.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Essendo esauriti tutti gli argomenti previsti per la corrente settimana dal calendario dei lavori dell'Assemblea, la seduta di domani, non avrà più luogo.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 6 dicembre 2011
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 6 dicembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,41).