Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 640 del 30/11/2011
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LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la crisi sistemica, a giudizio dell'interrogante prodotta dalle banche, dai banchieri, da un eccesso di leva finanziaria e dagli omessi controlli delle autorità vigilanti spesso "dormienti", che ha sovrastato l'economia reale, oltre a mietere vittime tra i risparmiatori, le famiglie e le piccole e medie imprese alle prese con il credit crunch, ossia una restrizione del credito ed una richiesta di rientro dagli affidamenti con un preavviso di 24 ore, che sta generando fallimenti a catena e ricorso, in taluni casi, ai prestiti paralleli offerti da soggetti "non legalizzati" (come sono invece banche, finanziarie ed altri intermediari autorizzati), sta mettendo a dura prova i bilanci di primari istituti di credito, che detengono molti titoli di Stato svalutati, che, oltre a non poter più collocare loro obbligazioni in scadenza, fanno fatica a rinegoziare persino i crediti interbancari;
è il caso di una banca tra le più antiche, come il Monte dei Paschi di Siena (MPS), che, dopo aver pagato circa 9 miliardi di euro l'acquisizione di Antonveneta, almeno il 50 per cento in più del suo equo valore, è alle prese con una crisi di fiducia, affidabilità e di sostenibilità ed è possibile prossima preda di acquisizioni estere;
scrive Cesare Peruzzi su "Il Sole 24 Ore" del 30 novembre 2011: «La trattativa per rinegoziare il debito della Fondazione Monte dei Paschi stenta a fare passi avanti. E il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, nel consiglio comunale di ieri ha parlato per la prima volta della necessità di trovare "una discontinuità" nelle strategie che hanno guidato la filiera Fondazione-Banca Mps. Tutte le forze politiche, fatto inedito per Siena, hanno dato mandato al primo cittadino di "prendere urgentemente i provvedimenti necessari a tutelare l'interesse della collettività", con l'impegno di riferire all'assemblea entro il 13 dicembre. Tempi stretti, dunque. Sul fronte del negoziato con il sistema bancario, lo scoglio da superare sono i dubbi del Credit Suisse, con cui l'Ente presieduto da Gabriello Mancini ha sottoscritto contratti derivati per 374 milioni. L'obiettivo di Siena è quello di ottenere una moratoria fino al 30 giugno 2012, che riguarderebbe l'intera esposizione, oggi intorno ai 900 milioni (524 relativi all'ultimo finanziamento e 365 di minusvalenza sul prestito Fresh del 2008), che riguarda una quindicina di istituti di credito italiani e stranieri, tra cui Mediobanca (196 milioni la posizione) e, appunto, Credit Suisse. Siena è riuscita a prendere tempo fino a metà dicembre, ma il tavolo di confronto intorno a cui siedono tecnici e avvocati è sostanzialmente bloccato perché il gruppo svizzero ritiene di avere meno garanzie degli altri (leggi Mediobanca) e punta i piedi. Il negoziato, insomma, rischia di andare per le lunghe. La Fondazione, intanto, pensa a smobilizzare le partecipazioni vendibili, il cui valore complessivo sulla carta supera i 300 milioni. Al primo posto c'è il 2,5% di Cassa depositi e prestiti (Cdp), che potrebbe portare a Siena un centinaio di milioni (senza minusvalenze). La destinazione più probabile di questo pacchetto azionario è il fronte delle Fondazioni. Un'apertura, in questo senso, è arrivata dal presidente dell'Acri e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti: "Se la Fondazione Mps vorrà cedere delle quote, sicuramente verranno collocate: non è la prima volta che le Fondazioni intervengono su richiesta", ha detto ieri il leader della categoria. Le altre munizioni a disposizione dell'Ente di Palazzo Sansedoni sono le quote nei fondi d'investimento (F2i e Sator), il 30% di Fontanafredda e la quota di maggioranza dell'immobiliare Sansedoni (che difficilmente però sarà interamente alienata), oltre all'1% circa di Mediobanca ancora in portafoglio. Quanto di tutto questo potrà essere ceduto in tempi brevi? Con quali ricadute (minusvalenze) sul bilancio? L'opinione degli addetti ai lavori è che il peccato originale della Fondazione Mps sia quello di aver voluto accompagnare la crescita del Monte dei Paschi, diventato il terzo polo bancario italiano, senza perderne il controllo anche formale. Quello che sarà archiviato come l'errore di percorso più grave, invece, è la sottoscrizione "pro quota" degli ultimi due aumenti di capitale del gruppo di Rocca Salimbeni, nel 2008 per 3 miliardi (più 490 milioni del prestito Fresh) e nel 2011 per 1,1 miliardi, smobilizzando 3,5 miliardi d'investimenti e indebitandosi per circa 1,2 (compreso il Fresh). Se la Fondazione senese avesse deciso di "arretrare" nel capitale di Banca Mps (magari al 30%) in occasione dell'acquisto di Antonveneta, a fine 2007, oggi avrebbe in cassa più di 4 miliardi e, soprattutto, non si troverebbe a dover negoziare con il sistema bancario un'esposizione garantita dai titoli Mps che, con gli attuali valori di Borsa (ieri le azioni sono state scambiate a 0,2405 euro, in calo dell'1,6%), rischia di azzerare la parte più rilevante (oltre l'80%) del patrimonio dell'Ente di Palazzo Sansedoni. La risposta è che le istituzioni locali (Comune e Provincia) non hanno mai permesso che la Fondazione perdesse la sua "presa" sulla banca. Motivo? L'impatto diretto del "sistema Mps" (Fondazione più banca) sul territorio senese è di circa un miliardo all'anno, con un'incidenza di oltre un sesto sul Pil dell'area. Ma questo è stato vero fino a ieri. Già oggi, con le erogazioni 2011 della Fondazione ridotte a 50 milioni (la media, dal 1995 al 2010, è stata di 106 milioni all'anno), la situazione appare ridimensionata. E le prospettive non sono migliori»,
si chiede di sapere:
se risulti che il mancato sblocco della rinegoziazione del debito da 900 milioni di euro, con l'ostacolo maggiore determinato da Credit Suisse che ritiene di avere minori garanzie di Mediobanca, debba indurre la fondazione MPS a smobilitare le sue partecipazioni, anche quelli presenti nella Cassa Depositi e Prestiti (CDP), per tentare di trovare idonee soluzioni, anche registrando forti minusvalenze;
quali iniziative il Governo intenda assumere sia per cercare di evitare che anche MPS possa essere colonizzato da banche inglesi, francesi o cinesi, sia per risolvere il peccato originale della fondazione MPS, che ha accompagnato la crescita del Monte dei Paschi, diventato il terzo polo bancario italiano, senza perderne il controllo anche formale, generando con la crisi una perdita di valore delle azioni al minimo storico e la sua contendibilità;
se la sottoscrizione pro quota degli ultimi due aumenti di capitale del gruppo MPS nel 2008 per 3 miliardi di euro (più 490 milioni del prestito Fresh) e nel 2011 per 1,1 miliardi di euro, smobilizzando 3,5 miliardi d'investimenti e indebitandosi per circa 1,2 (compreso il Fresh), unita all'acquisizione a prezzi doppi rispetto al valore di mercato di Banca Antonveneta, non siano stati errori letali da parte del management, che è stato addirittura gratificato con elevati incarichi associativi per tali evidenti errori;
se al Governo risulti che, in occasione dell'acquisto di Antonveneta nel 2007, la fondazione avrebbe avuto l'obbligo di cedere proprie partecipazioni nel capitale di Banca MPS (magari sino a scendere al 30 per cento), che avrebbe consentito di avere in cassa oltre 4 miliardi di euro, evitando così le forche caudine di dover negoziare con il sistema bancario un'esposizione garantita dai titoli MPS che, con gli attuali valori di Borsa (ieri le azioni sono state scambiate a 0,2405 euro, in calo dell'1,6 per cento), rischia di azzerare la parte più rilevante (oltre l'80 per cento) del patrimonio della fondazione;
quali misure urgenti intenda attivare per evitare che le fondazioni bancarie, che a quanto risulta all'interrogante nominano i loro organismi con criteri amicali, possano continuare indisturbate nella gestione del potere economico nei territori di prossimità, prezzolando così la macchina del consenso per evitare che vengano svolte salutari funzioni di controllo;
se non ritenga che, a fronte di errori macroscopici come quelli del gruppo MPS e della sua Fondazione, che espongono banche importanti del Paese ad acquisizioni, i manager che hanno agito con leggerezza e mancanza di professionalità non possano continuare a dispensare prediche, spesso a reti unificate, sulle migliori soluzioni per combattere la crisi sistemica e risolvere i problemi del Paese.
(3-02523)