Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 640 del 30/11/2011

Allegato B

Integrazione all'intervento della senatrice Granaiola nella discussione generale del disegno di legge n. 2322-B

Non prevedere la tutela degli investimenti effettuati e la sopravvivenza delle imprese esistenti sarebbe un vero e proprio suicidio economico, che peserebbe come un macigno sull'economia turistica del nostro Paese ed aprirebbe le porte a forti concentrazioni di capitali che distruggerebbero per sempre la tipicità delle nostre piccole imprese balneari e aprirebbe inevitabili varchi a quell'economia criminale che ha già inviato i suoi avvertimenti nelle zone più belle ed appetibili delle nostre coste.

Mi auguro, signor ministro, che lei voglia raccogliere le esortazioni contenute nella mozione unitaria approvata dal Senato il 5 maggio 2011 e quelle contenute nella risoluzione del Parlamento europeo del 27 settembre 2011 sul turismo, al punto 56 e quanto contenuto nello Small Business Act. La ringrazio anche per aver accolto gli ordini del giorno presentati dal PD sull'argomento. Spero anche che voglia incontrare al più presto i rappresentanti della categoria ed ascoltare le loro ragioni, che non hanno niente a che vedere con il mantenimento di privilegi, con limitazioni della libera concorrenza, ma solo e soltanto con la tutela sacrosanta delle proprie imprese in un'ottica di equità e giustizia che deve valere per tutti.

Integrazione all'intervento del senatore Pinzger nella discussione generale del disegno di legge n. 2322-B

L'articolo 17 abroga pertanto le disposizioni che consentono la denominazione citata, prevedendo altresì un periodo di 24 mesi per lo smaltimento delle scorte delle etichette e delle confezioni di prodotti riportanti tale denominazione.

L'articolo 20 conferisce una delega al Governo per l'attuazione di una direttiva concernente l'utilizzo sostenibile dei pesticidi.

Mi preme sottolineare che è alquanto inspiegabile che, vista la materia, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali non venga citato nella delega. Per tentare di correggere l'anomalia ho presentato un emendamento in Commissione, ma considerata la necessità di un'approvazione definitiva del testo, che condividiamo, tale nodo resterà uno degli aspetti problematici presenti nel provvedimento in esame.

Auspico che il nuovo Governo dimostri la dovuta disponibilità a confrontarsi realmente nell'elaborazione del disegno di legge comunitaria 2011, che è stato assegnato in prima lettura alla Camera dei deputati.

Dobbiamo risolvere il problema dei gravi ritardi che continuiamo a vivere nella ricezione delle direttive europee e nello stesso tempo assicurare che non vengano snaturati i contenuti propri della legge comunitaria, che a tal punto diverrebbe strumentalmente un mero contenitore di disposizioni eterogenee.

Concludo pertanto annunciando il voto favorevole del mio Gruppo.

Dichiarazione di voto del senatore Fleres sul disegno di legge n. 2322-B

Signor rappresentante del Governo, la legge che stiamo esaminando ha seguito un iter piuttosto lungo e complesso, come dimostra il fatto che essa si trova oggi, qui al Senato, in terza lettura, dopo una serie di chirurgiche modificazioni, frutto dei precedenti esami.

Vero è che la Camera ha provveduto ad approvarla all'unanimità, ma vero è pure che il testo al nostro esame risente delle numerose mutilazioni che sono state necessarie a seguito del suo travagliato percorso.

Siamo, ancora una volta, davanti ad un provvedimento che esalta la vocazione economica dell'Unione europea ma che poco o nulla afferma rispetto alle altre questioni, quelle, per intenderci, che sono alla base non solo di un'alleanza economica, appunto, bensì della nascita di un organismo più coeso, figlio della condivisione di atti e di fatti di natura comportamentale, sociale, politica, a mio avviso assolutamente indispensabili.

E invece, siamo di fronte, ancora una volta, ad un testo che, certamente, affronta questioni rilevanti, ma che sono del tutto inadeguate, di fronte alla drammatica crisi attraversata dal Vecchio Continente. Il disagio finanziario di molti Stati, il consistente flusso migratorio di cui l'Europa è destinataria, i disomogenei diritti soggettivi riconosciuti, la mancanza di una consolidata politica estera e di difesa comunitaria, la coesione territoriale, un armonico sistema fiscale restano questioni off limits.

Quindi, ancora una volta, la legge comunitaria si occupa molto di questioni legate alle etichette, alla quantità di succo di arancia contenuto in una bibita per poterla definire aranciata, al cacao, al cioccolato, e poco di specificità agricole, di adeguato utilizzo delle risorse territoriali, di sostenibilità della vita, di rapporti di coppia, di rapporti tra genitori e figli, di perequazione infrastrutturale, di sviluppo sostenibile, di disoccupazione, di welfare, di specificità dei vari territori, di sviluppo armonico dei vari stati, di iniziative necessarie a determinare un reale ringiovanimento del Vecchio Continente. Il tutto con l'aggravante del ritardo con cui si perviene, comunque, alla approvazione del testo in questione.

Sono fermamente convinto che il percorso che dovrà portarci all'Unione Europea pensata da Gaetano Martino e da Altiero Spinelli sia ancora molto lungo ed altrettanto tortuoso. Sono fermamente convinto che l'Europa a cui dobbiamo pensare debba essere un'Europa attenta alle borse, quanto alla condizione delle carceri, alla quantità di burro che deve essere contenuto nel cioccolato, quanto ai diritti dei singoli nell'ambito della coppia, alla lunghezza del gambo dei carciofi, quanto alla lunghezza delle autostrade necessarie a rendere pieno il diritto alla mobilità, e così via, e su questi temi l'Europa di oggi è ancora lontana.

Quella di oggi è un'Europa lontana perché è un'Europa troppo attenta, come è giusto che sia, agli errori compiuti dai gruppi bancari che operano al suo interno, agli interessi delle società di rating, ma troppo poco attenta alle condizioni di disagio vissute dai suoi cittadini, in particolare di quelli che vivono in zone svantaggiate, in Italia come in Romania, nel Polesine come a Barcellona Pozzo di Gotto. Una guida politica non avrebbe commesso e reiterato questi errori. Dunque, è ad un assetto politico che bisogna guardare con impegno e partecipazione. Non credo che i depliant e qualche convegno siano sufficienti a creare una coscienza europea unitaria. Penso che ci voglia molto di più.

Onorevole Presidente del Senato, onorevoli colleghi senatori, signor rappresentante del Governo, nell'Europa di oggi, dobbiamo chiederci se l'attuale struttura della legge comunitaria italiana sia ancora coerente con un processo di crescita armonica dell'intero continente.

Dobbiamo chiederci se la nostra legge comunitaria e le norme che ne regolano la struttura siano ancora correttamente concepite, in assenza di una adeguata costituzione europea, e se il Trattato di Lisbona possa ancora essere sufficiente a costruire, sia pure con le sue difficoltà, l'Europa unita a cui tutti pensiamo, ma non vedo nessuna iniziativa in questa direzione. Vedo, invece, molti Stati, Italia inclusa, che tentano di eludere persino le direttive comunitarie più virtuose, e questo non mi piace affatto.

È possibile non pensare alla modifica dell'articolo 107 del Trattato? È possibile, ancora, essere irrisi da una Germania unita, che cresce del 2,3 per cento all'anno ma che non applica le norme sulla concorrenza nei territori della ex Germania dell'Est? È possibile, ancora, pensare ad un'Europa unita se non si armonizzano le condizioni socioeconomiche, se non si determinano le condizioni per un governo politico comunitario?

L'Europa nella quale ci troviamo risente ancora delle sue origini, risente ancora di una vecchia impostazione istituzionale degli Stati, risente del suo provincialismo e del suo economicismo esasperato. L'Europa nella quale ci troviamo non ha ancora definito comportamenti univoci in materia di difesa e di politica estera, né in materia di autonomie locali connesse con le scelte unitarie.

In queste condizioni, è ancora attuale la nostra legge comunitaria? È possibile che gli organi di governo europei non abbiano ancora una legittimazione popolare, dunque politica che li metta di fronte ai cittadini?

Non credo! Credo, quindi, che, ancora una volta, il nostro Parlamento stia consumando un passaggio pedissequo e formale, senza compiere alcuno sforzo in direzione del diverso modello europeo a cui, invece, molto rapidamente, dovremmo guardare.

Ma oggi, anche l'Italia, qualunque cosa si voglia dire in merito per negarlo, è retta da un Governo privo di legittimazione popolare, dunque, forte delle sue credenziali, ma debole verso i cittadini, a cui pretende di imporre decisioni tecniche ma non proprio popolari. Necessarie ma poco condivise, urgenti ma del tutto inadatte e insufficienti.

Non faremo mancare il nostro voto su questo provvedimento, che comunque reputiamo necessario, ma non nascondiamo la nostra profonda insoddisfazione per l'ennesima occasione perduta.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Balboni, Caliendo, Chiti, Ciampi, Colombo, Davico, De Angelis, Dell'Utri, Digilio, Filippi Alberto, Longo, Matteoli, Messina, Oliva, Pera e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal senato i senatori: baldassarri, per attività della 6a Commissione permanente; Battaglia, Caforio e Del Vecchio, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa; Contini, per attività dell'Unione interparlamentare; Nessa e Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Commissioni permanenti, trasmissione di documenti

Con lettera in data 29 novembre 2011 sono state trasmesse alla Presidenza sette risoluzioni, approvate - ai sensi dell'articolo 144, commi 1, 5 e 6, del Regolamento - dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), nella seduta del 29 novembre 2011:

- sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le disposizioni generali relative all'assistenza macrofinanziaria ai paesi terzi (COM (2011) 396 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 49);

- sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al roaming sulle reti pubbliche di comunicazioni mobili all'interno dell'Unione (COM (2011) 402 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 50);

- sulla proposta del Parlamento europeo e del Consiglio sulle imbarcazioni da diporto e le moto d'acqua (COM (2011) 456 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 51);

- sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1931/2006 includendo la regione di Kaliningrad e determinati distretti amministrativi polacchi nella zona di frontiera ammissibile (COM (2011) 461 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 52);

- sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio per quanto attiene a talune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri in gravi difficoltà o minacciati di trovarsi in gravi difficoltà in merito alla loro stabilità finanziaria(COM (2011) 481 definitivo); sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio per quanto attiene a talune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri in gravi difficoltà, o minacciati di trovarsi in gravi difficoltà, in merito alla loro stabilità finanziaria (COM (2011) 482 definitivo); sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio relativo al Fondo europeo per la pesca riguardo ad alcune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri che si trovano o che rischiano di trovarsi in gravi difficoltà in materia di stabilità finanziaria (COM (2011) 484 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 53);

- sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio per quanto riguarda gli aiuti rimborsabili e l'ingegneria finanziaria (COM (2011) 483 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 54);

- sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2008/106/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare (COM (2011) 555 definitivo)(Doc. XVIII-bis, n. 55).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.

Corte costituzionale, ordinanze di improcedibilità relative a conflitti di attribuzione

La Corte costituzionale, con ordinanza n. 317 del 21 novembre 2011, depositata il successivo 23 novembre, ha dichiarato improcedibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal tribunale di Livorno - sezione distaccata di Cecina nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione con la quale quell'Assemblea, nella seduta del 28 ottobre 2009, ha dichiarato che i comportamenti ascritti al senatore Altero Matteoli - deputato e Ministro all'epoca dei fatti - sono da ritenersi di carattere ministeriale e posti in essere per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo.

La decisione di costituirsi in giudizio per resistere nel conflitto dinanzi la Corte costituzionale era stata adottata dal Senato della Repubblica con deliberazione del 20 luglio 2010.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 22 novembre 2011, ha inviato la deliberazione n. 13/2011/G - Relazione concernente "la gestione di incentivi alle imprese all'interno del Fondo Aree Sottoutilizzate".

La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 724).

Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti

Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali:

- della Regione Emilia Romagna concernente la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recanti il quadro legislativo della Politica agricola comune (PAC) per il periodo 2014-2020. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (n. 82);

- del Regione Calabria concernente l'atteggiamento di Trenitalia e il suo progressivo abbandono di consistenti aree del territorio nazionale. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (n. 83).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 29 novembre 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d'azione per la dogana e l'imposizione fiscale nell'Unione europea per il periodo 2014-2020 (FISCUS) e abroga le decisioni n. 1482/2007/CE e n. 624/2007/CE (COM (2011) 706 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 5 gennaio 2012.

Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 6ª Commissione entro il 29 dicembre 2011.

La Commissione europea, in data 30 novembre 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, i seguenti atti:

- proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, recante modifica del regolamento (CE) n. 2006/2004 e della direttiva 2009/22/CE (direttiva sull'ADR per i consumatori) (COM (2011) 793 definitivo);

- proposta di regolamento del parlamento europeo e del Consiglio relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori (regolamento sull'ODR per i consumatori) (COM 2011 794 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, gli atti sono deferiti alla 2ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 5 gennaio 2012.

Le Commissioni 3ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 2ª Commissione entro il 29 dicembre 2011.

Mozioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Poli Bortone ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00168 dei senatori Astore ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice Biondelli ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06194 dei senatori Stradiotto ed altri.

Interrogazioni

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la crisi sistemica, a giudizio dell'interrogante prodotta dalle banche, dai banchieri, da un eccesso di leva finanziaria e dagli omessi controlli delle autorità vigilanti spesso "dormienti", che ha sovrastato l'economia reale, oltre a mietere vittime tra i risparmiatori, le famiglie e le piccole e medie imprese alle prese con il credit crunch, ossia una restrizione del credito ed una richiesta di rientro dagli affidamenti con un preavviso di 24 ore, che sta generando fallimenti a catena e ricorso, in taluni casi, ai prestiti paralleli offerti da soggetti "non legalizzati" (come sono invece banche, finanziarie ed altri intermediari autorizzati), sta mettendo a dura prova i bilanci di primari istituti di credito, che detengono molti titoli di Stato svalutati, che, oltre a non poter più collocare loro obbligazioni in scadenza, fanno fatica a rinegoziare persino i crediti interbancari;

è il caso di una banca tra le più antiche, come il Monte dei Paschi di Siena (MPS), che, dopo aver pagato circa 9 miliardi di euro l'acquisizione di Antonveneta, almeno il 50 per cento in più del suo equo valore, è alle prese con una crisi di fiducia, affidabilità e di sostenibilità ed è possibile prossima preda di acquisizioni estere;

scrive Cesare Peruzzi su "Il Sole 24 Ore" del 30 novembre 2011: «La trattativa per rinegoziare il debito della Fondazione Monte dei Paschi stenta a fare passi avanti. E il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, nel consiglio comunale di ieri ha parlato per la prima volta della necessità di trovare "una discontinuità" nelle strategie che hanno guidato la filiera Fondazione-Banca Mps. Tutte le forze politiche, fatto inedito per Siena, hanno dato mandato al primo cittadino di "prendere urgentemente i provvedimenti necessari a tutelare l'interesse della collettività", con l'impegno di riferire all'assemblea entro il 13 dicembre. Tempi stretti, dunque. Sul fronte del negoziato con il sistema bancario, lo scoglio da superare sono i dubbi del Credit Suisse, con cui l'Ente presieduto da Gabriello Mancini ha sottoscritto contratti derivati per 374 milioni. L'obiettivo di Siena è quello di ottenere una moratoria fino al 30 giugno 2012, che riguarderebbe l'intera esposizione, oggi intorno ai 900 milioni (524 relativi all'ultimo finanziamento e 365 di minusvalenza sul prestito Fresh del 2008), che riguarda una quindicina di istituti di credito italiani e stranieri, tra cui Mediobanca (196 milioni la posizione) e, appunto, Credit Suisse. Siena è riuscita a prendere tempo fino a metà dicembre, ma il tavolo di confronto intorno a cui siedono tecnici e avvocati è sostanzialmente bloccato perché il gruppo svizzero ritiene di avere meno garanzie degli altri (leggi Mediobanca) e punta i piedi. Il negoziato, insomma, rischia di andare per le lunghe. La Fondazione, intanto, pensa a smobilizzare le partecipazioni vendibili, il cui valore complessivo sulla carta supera i 300 milioni. Al primo posto c'è il 2,5% di Cassa depositi e prestiti (Cdp), che potrebbe portare a Siena un centinaio di milioni (senza minusvalenze). La destinazione più probabile di questo pacchetto azionario è il fronte delle Fondazioni. Un'apertura, in questo senso, è arrivata dal presidente dell'Acri e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti: "Se la Fondazione Mps vorrà cedere delle quote, sicuramente verranno collocate: non è la prima volta che le Fondazioni intervengono su richiesta", ha detto ieri il leader della categoria. Le altre munizioni a disposizione dell'Ente di Palazzo Sansedoni sono le quote nei fondi d'investimento (F2i e Sator), il 30% di Fontanafredda e la quota di maggioranza dell'immobiliare Sansedoni (che difficilmente però sarà interamente alienata), oltre all'1% circa di Mediobanca ancora in portafoglio. Quanto di tutto questo potrà essere ceduto in tempi brevi? Con quali ricadute (minusvalenze) sul bilancio? L'opinione degli addetti ai lavori è che il peccato originale della Fondazione Mps sia quello di aver voluto accompagnare la crescita del Monte dei Paschi, diventato il terzo polo bancario italiano, senza perderne il controllo anche formale. Quello che sarà archiviato come l'errore di percorso più grave, invece, è la sottoscrizione "pro quota" degli ultimi due aumenti di capitale del gruppo di Rocca Salimbeni, nel 2008 per 3 miliardi (più 490 milioni del prestito Fresh) e nel 2011 per 1,1 miliardi, smobilizzando 3,5 miliardi d'investimenti e indebitandosi per circa 1,2 (compreso il Fresh). Se la Fondazione senese avesse deciso di "arretrare" nel capitale di Banca Mps (magari al 30%) in occasione dell'acquisto di Antonveneta, a fine 2007, oggi avrebbe in cassa più di 4 miliardi e, soprattutto, non si troverebbe a dover negoziare con il sistema bancario un'esposizione garantita dai titoli Mps che, con gli attuali valori di Borsa (ieri le azioni sono state scambiate a 0,2405 euro, in calo dell'1,6%), rischia di azzerare la parte più rilevante (oltre l'80%) del patrimonio dell'Ente di Palazzo Sansedoni. La risposta è che le istituzioni locali (Comune e Provincia) non hanno mai permesso che la Fondazione perdesse la sua "presa" sulla banca. Motivo? L'impatto diretto del "sistema Mps" (Fondazione più banca) sul territorio senese è di circa un miliardo all'anno, con un'incidenza di oltre un sesto sul Pil dell'area. Ma questo è stato vero fino a ieri. Già oggi, con le erogazioni 2011 della Fondazione ridotte a 50 milioni (la media, dal 1995 al 2010, è stata di 106 milioni all'anno), la situazione appare ridimensionata. E le prospettive non sono migliori»,

si chiede di sapere:

se risulti che il mancato sblocco della rinegoziazione del debito da 900 milioni di euro, con l'ostacolo maggiore determinato da Credit Suisse che ritiene di avere minori garanzie di Mediobanca, debba indurre la fondazione MPS a smobilitare le sue partecipazioni, anche quelli presenti nella Cassa Depositi e Prestiti (CDP), per tentare di trovare idonee soluzioni, anche registrando forti minusvalenze;

quali iniziative il Governo intenda assumere sia per cercare di evitare che anche MPS possa essere colonizzato da banche inglesi, francesi o cinesi, sia per risolvere il peccato originale della fondazione MPS, che ha accompagnato la crescita del Monte dei Paschi, diventato il terzo polo bancario italiano, senza perderne il controllo anche formale, generando con la crisi una perdita di valore delle azioni al minimo storico e la sua contendibilità;

se la sottoscrizione pro quota degli ultimi due aumenti di capitale del gruppo MPS nel 2008 per 3 miliardi di euro (più 490 milioni del prestito Fresh) e nel 2011 per 1,1 miliardi di euro, smobilizzando 3,5 miliardi d'investimenti e indebitandosi per circa 1,2 (compreso il Fresh), unita all'acquisizione a prezzi doppi rispetto al valore di mercato di Banca Antonveneta, non siano stati errori letali da parte del management, che è stato addirittura gratificato con elevati incarichi associativi per tali evidenti errori;

se al Governo risulti che, in occasione dell'acquisto di Antonveneta nel 2007, la fondazione avrebbe avuto l'obbligo di cedere proprie partecipazioni nel capitale di Banca MPS (magari sino a scendere al 30 per cento), che avrebbe consentito di avere in cassa oltre 4 miliardi di euro, evitando così le forche caudine di dover negoziare con il sistema bancario un'esposizione garantita dai titoli MPS che, con gli attuali valori di Borsa (ieri le azioni sono state scambiate a 0,2405 euro, in calo dell'1,6 per cento), rischia di azzerare la parte più rilevante (oltre l'80 per cento) del patrimonio della fondazione;

quali misure urgenti intenda attivare per evitare che le fondazioni bancarie, che a quanto risulta all'interrogante nominano i loro organismi con criteri amicali, possano continuare indisturbate nella gestione del potere economico nei territori di prossimità, prezzolando così la macchina del consenso per evitare che vengano svolte salutari funzioni di controllo;

se non ritenga che, a fronte di errori macroscopici come quelli del gruppo MPS e della sua Fondazione, che espongono banche importanti del Paese ad acquisizioni, i manager che hanno agito con leggerezza e mancanza di professionalità non possano continuare a dispensare prediche, spesso a reti unificate, sulle migliori soluzioni per combattere la crisi sistemica e risolvere i problemi del Paese.

(3-02523)

BAIO, BRUNO, GERMONTANI, MILANA, MOLINARI, RUSSO, SBARBATI, THALER AUSSERHOFER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno, della salute e della giustizia - Premesso che:

l'ospedale San Raffaele è un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) di diritto privato, sorto nel 1971 per volontà di don Luigi Maria Verzè, come parte della fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor;

tale struttura è accreditata con il Servizio sanitario nazionale e dispone, nella sola sede centrale, di 1.083 posti-letto, di cui 70 dedicati all'attività libero-professionale intramuraria;

il San Raffaele è un qualificato ospedale di rilievo nazionale e internazionale e di alta specializzazione per le più importanti patologie, è sede del Dipartimento di emergenza, urgenza e accettazione di alta specialità (EAS), nonché centro di ricerca di riferimento nazionale per la medicina molecolare, il diabete e le malattie metaboliche, le biotecnologie e le bioimmagini;

secondo i dati pubblicati sul sito Internet della fondazione San Raffaele del Monte Tabor, nel 2010 sono stati effettuati oltre 53.700 ricoveri, oltre 8 milioni tra prestazioni ambulatoriali ed esami di laboratorio, oltre 25.000 interventi chirurgici, oltre 65.600 accessi al Pronto soccorso;

la qualifica di IRCCS conferisce il diritto alla fruizione di finanziamenti statali e regionali, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288 (riordino della disciplina degli IRCCS) e, pertanto, è soggetto concessionario per l'esercizio del servizio pubblico sanitario;

considerato che:

la vita di questo polo ospedaliero, che costituisce un'eccellenza nazionale e internazionale, è segnata da un grave dissesto finanziario, rappresentato da circa 1,5 miliardi di euro di debiti, in ordine al quale, il 28 ottobre 2011, la sezione fallimentare del Tribunale di Milano ha accolto la richiesta di concordato preventivo;

la vicenda del San Raffaele è anche oggetto di un'inchiesta della Procura di Milano che, a quanto si apprende da notizie di stampa, ha sottoposto ad indagini per concorso in bancarotta fraudolenta sei persone, tra cui il presidente della fondazione San Raffaele del Monte Tabor, l'ex direttore amministrativo della fondazione San Raffaele, due esponenti di un'azienda di costruzioni e ha disposto l'arresto di un uomo d'affari che aveva intrattenuto rapporti con la fondazione;

l'accusa mossa è la distrazione dalla fondazione Monte Tabor di circa 3 milioni e mezzo di euro, destinati a finalità diverse dagli obiettivi istituzionali di carattere scientifico e sanitario della fondazione medesima;

la Procura milanese, inoltre, indaga sulla situazione debitoria della fondazione ospedaliera e, secondo notizie di stampa, avrebbe scoperto una serie di sovrafatturazioni nel pagamento dei fornitori, con la formazione di somme in nero che sarebbero state affidate ad un uomo d'affari vicino al San Raffaele;

la vicenda segnalata, che ha già contorni inquietanti, è resa ancor più grave dalla recente pubblicazione sulla stampa nazionale delle intercettazioni di alcuni colloqui intercorsi tra il presidente della fondazione San Raffaele, l'allora generale della Guardia di finanza e direttore del Sismi, e il capo dell'Ufficio tecnico del San Raffaele, in ordine alle azioni da intraprendere nei confronti dei gestori di un impianto sportivo sito su terreni del San Raffaele, che il Presidente della fondazione San Raffaele aveva intenzione di acquisire e che sono stati oggetto di due incendi dolosi tra il 2005 e il 2006;

le notizie appena riportate delineano uno scenario sconcertante dei rapporti e delle intese intercorse tra i soggetti sopra indicati, che gettano un'ombra pesante su una struttura, il San Raffaele, istituzionalmente deputata a svolgere un'attività di pubblico interesse, in forza della quale beneficia di finanziamenti statali e regionali, e che destano profondo scalpore per le migliaia di pazienti dell'Istituto e per l'intera opinione pubblica,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno ed urgente, nel rispetto del segreto istruttorio e delle qualità dei soggetti concretamente coinvolti, fornire ogni chiarimento in ordine all'entità e alla gravità dell'intera vicenda segnalata in premessa, anche alla luce dell'attività di interesse generale svolta da più di 40 anni dall'Istituto San Raffaele di Milano e dei finanziamenti pubblici di cui lo stesso ha beneficiato e beneficia per l'espletamento delle sue funzioni.

(3-02524)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PEDICA - Ai Ministri della salute e dell'interno - Premesso che:

l'Amministrazione capitolina gestisce da molti anni le case di riposo, avvalendosi con affidamenti e appalti, per le attività socio-sanitarie-assistenziali, per i servizi di pulizie, di mensa e di lavanderia, delle prestazioni offerte da cooperative sociali e da aziende, tramite loro personale, che ha progressivamente sostituito quello comunale;

la casa di riposo (Roma 2) sita in via di Casal Boccone 112, sul territorio del IV Municipio, è dell'ENPALS, gestita per suo conto da una Immobiliare, per il cui utilizzo Roma Capitale versa un affitto con contratto di locazione, pari a 1.600.000 euro annui;

la tipologia edilizia della struttura, con grandi spazi interni ed esterni, consente lo sviluppo di ulteriori e diverse attività, con iniziative sociali a carattere residenziale, semiresidenziale e diurno, così come è avvenuto in diverse occasioni;

in detta casa di riposo, con vincolo di destinazione d'uso per tale attività da parte dell'ENPALS stesso, sono attualmente assistiti 79 anziani, molti di loro di età avanzata e superiore agli 80 anni, che considerano la casa di riposo come la loro abitazione, dove dimorare fino al termine dell'esistenza e dove si sono costruiti un sistema di relazioni sociali. Queste persone anziane sono sostenute da personale qualificato e di lunga esperienza;

considerato che:

con deliberazione della Giunta capitolina n. 103/2011 relativa alla "Riorganizzazione dei servizi residenziali rivolti alla popolazione anziana, di Roma capitale. Interventi per dismissione della Casa di riposo Roma 2", si è approvata la dismissione della casa di riposo in questione, per l'eccessiva onerosità del rinnovo del canone di locazione e per i presunti lavori di manutenzione da effettuare;

con un avviso pubblico, Roma Capitale sta avviando il reperimento, tramite privati e società, di locali da poter adibire a strutture residenziali per anziani da utilizzare per coloro che non intendano o non siano in grado di tornare dalla casa di riposo di Roma 2 in famiglia o non abbiano altri alloggi propri o comunque soluzioni alternative;

l'avviso pubblico citato non offre sufficienti garanzie per sviluppare quella necessaria e dovuta rete di protezione sociale e di interventi socio-assistenziali e sanitari, compresa la mensa e i servizi di lavanderia, di relazione e animazione socio-culturale, attività di primo soccorso e segretariato sociale, previsti nei progetti dei servizi residenziali per anziani e indispensabili per l'esistenza dignitosa e, per quanto possibile, serena di chi è già inserito nelle case di riposo e nei servizi residenziali;

tale provvedimento comporta lo spostamento degli anziani alloggiati, con bonus calibrati sulle fasce di reddito: per loro è previsto il ritorno nelle rispettive famiglie o soluzioni alternative di appartamenti in affitto per piccoli gruppi "omogenei", che snaturerebbero un equilibrio di relazioni e di insediamento sul territorio, senza escludere, nel tempo, un aggravio dei costi gestionali;

la società che gestisce per conto dell'ENPALS le relazioni con Roma Capitale e con il Dipartimento competente ha rappresentato che non ha alcuna intenzione di aumentare il canone di locazione, lasciandolo invariato per il rinnovo e ha ottenuto la disponibilità di stanziamenti fino a 2.800.000 euro per i lavori di manutenzione e ristrutturazione che si rendessero necessari, di un immobile dotato di sala teatro per 300 posti, aperto al territorio, di locali ampi per mensa, di sale per riunioni e animazione socio-culturale, di sala bar e ristoro (chiusa da anni), di 53 stanze nei piani della scala A dotati di bagno e doccia, di 88 stanze nella scala B dotate come quelle dell'altra ala;

considerato inoltre che:

la maggioranza degli anziani ultraottantenni ha espresso contrarietà a quella che essi considerano una sorta di "deportazione", verso una condizione sconosciuta, praticata dal proprio Comune di appartenenza;

secondo quanto riferito all'interrogante anche dagli stessi ospiti della casa di riposo, le domande di trasferimento sono state fatte firmare agli anziani previa promessa di alloggi dotati di caratteristiche simili a quelle della struttura in cui attualmente risiedono;

sempre secondo quanto riferito all'interrogante, nella realtà, ex adverso, la struttura dove gli anziani verranno trasferiti non solo non è affatto simile a quella in cui attualmente risiedono, ma è addirittura sprovvista di servizi di primaria importanza, quale, ad esempio, il bagno in camera;

è parere dell'interrogante che la chiusura della casa di riposo sia il risultato di comportamenti illegittimi a danno degli stessi anziani;

ritenuto che:

la dismissione della casa di riposo di Roma 2, prevista entro dicembre 2011, avrà inevitabilmente ripercussioni per gli ospiti e per gli operatori delle altre case di riposo comunali (Roma 1 alla Giustiniana e soprattutto Roma 3 in via Ventura), senza apportare tra l'altro alcun miglioramento né nella gestione attuale, né per lo scorrimento della lista di attesa per l'inserimento di altri anziani nelle strutture esistenti;

tale dismissione, inoltre, provocherà una situazione di grave incertezza occupazionale e salariale per le circa 50 unità lavorative, tra soci lavoratori della cooperativa sociale "Il Cigno" (attività socio-assistenziali e di animazione), della "Vivenda" (servizio mensa e attività connesse), della "Siram" (manutenzione e conduzione centrale termica, assistenza tecnica);

data la congiuntura economica e sociale attuale il reinserimento lavorativo degli operatori è difficilmente percorribile, sia per la mancanza di imprese disponibili, sia per l'età anagrafica degli addetti, mediamente alta, ed anche per una ben nota ed evidente difficoltà gestionale degli enti gestori accreditati con l'amministrazione;

considerato che:

gli enti gestori dei servizi alla persona, molto impegnati nel mantenimento dei bilanci, sono in difficoltà per la riduzione delle risorse pubbliche e di fatto indisponibili ad eventuali percorsi di assorbimento del personale nei cambi di gestione;

il Municipio IV, territorio dove è allocata la struttura di Casal Boccone n. 112, nel mese di maggio 2011, ha adottato una risoluzione nella quale esprime la sua contrarietà alla dismissione della casa di riposo comunale;

le parti sociali sindacali, territoriali ed interne, hanno espresso parere negativo, in considerazione del rischio di perdita di posti di lavoro e della continuità salariale e per la diminuzione dei livelli della qualità assistenziale;

l'Amministrazione capitolina con la deliberazione 103/11 procede ad un'operazione con la quale non si prospetta un preventivo delle spese da sostenere e non si forniscono elementi sull'utilità economica, oltre a non considerare il danno di rilevanza sociale che ne deriverebbe;

in data 23 novembre 2011, data fissata per il primo trasferimento di alcuni anziani ospitati nella struttura in questione, si è svolta una manifestazione per rappresentare la forte contrarietà di tutti, organizzazioni e rappresentanze sindacali, consiglieri e rappresentanze istituzionali, nonché numerosi cittadini e utenti, a tale gravissima situazione;

a parere dell'interrogante la scelta operata dalla Giunta è irragionevole e poco chiara, nonché priva di rispetto per i diritti fondamentali del malato e degli anziani,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se ad essi risulti che gli stessi corrispondano al vero;

se e quali misure urgenti intendano adottare, nell'ambito delle rispettive competenze, per verificare la regolarità e la liceità delle modalità utilizzate per ottenere la firma degli ospiti della casa di cura ai fini del loro trasferimento;

se e quali provvedimenti di competenza si intendano adottare per risolvere la vicenda esposta in premessa a tutela di tutti i soggetti coinvolti e perché siano evitati gravi danni a carico degli anziani e dei lavoratori interessati.

(4-06353)

PEDICA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

secondo numerose indagini coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Roma, nel territorio di Anzio e Nettuno (Roma) risultano operative consorterie criminali come il clan Gallace e il clan dei Casalesi;

la presenza della cosca Gallace nell'area di Anzio e Nettuno è stata rilevata anche dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia del 2008 sulla 'ndrangheta (doc. XXIII, n. 5, della XV Legislatura);

secondo quanto riferito all'interrogante, le due città sopra indicate negli ultimi tre anni sono state teatro di intimidazioni ed attentati ai danni di imprenditori e commercianti;

gli eventi accaduti nel territorio suddetto e presumibilmente riferibili all'attività della criminalità organizzata sono numerosi: il 19 maggio 2009 una bomba carta danneggiava il locale che ospitava «Il Buena Vista», sala da ballo di Nettuno il cui nome era già finito nel 2005 nell'inchiesta della Procura di Velletri sui rapporti tra la criminalità organizzata e alcuni amministratori di Nettuno; la notte del 26 maggio 2009 un'altra bomba carta distruggeva una Clio parcheggiata in via Montenero, zona centrale di Nettuno, mandando in frantumi i vetri del palazzo di fronte, quelli di un'altra auto, e le vetrine di un'officina meccanica e del circolo italian poker; la notte del 21 gennaio 2010 venivano sparati cinque colpi di pistola calibro 9x21 contro il portoncino blindato del pub «The Mithicals» a Nettuno; il 4 giugno 2010 veniva fatta esplodere una bomba artigianale sul cancello della villa dell'ex assessore di Nettuno Gianni Cancelli; il 1o luglio 2010 una bomba carta danneggiava l'auto di un familiare del titolare del circolo italian poker; il 14 ottobre 2010 ignoti appiccavano il fuoco al ristorante «al Sarago» che si affaccia su largo S. Antonio ad Anzio; la notte del 7 gennaio 2011 veniva colpita da un grave incendio doloso l'azienda di Anzio Eco Imballaggi, che subiva danni per circa 70.000 euro;

emerge con evidenza come la situazione nel territorio di Anzio e Nettuno sia fortemente allarmante, nonché gravemente pericolosa per tutti i residenti e per chiunque, anche occasionalmente, dovesse trovarsi in quella zona,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se e quali misure, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di garantire la sicurezza di tutta la collettività.

(4-06354)

PEDICA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'Agenzia delle entrate, una delle quattro agenzie fiscali nate dalla riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria a seguito del decreto legislativo n. 300 del 1999, nonché il suo direttore, il dottor Attilio Befera, hanno, tra l'altro, il compito di garantire l'interesse generale e l'uguaglianza di trattamento verso tutti i contribuenti;

Equitalia, la società per azioni a totale capitale pubblico (51 per cento in mano all'Agenzia delle entrate e 49 per cento all'INPS), incaricata dell'esercizio dell'attività di riscossione nazionale dei tributi e contributi, il cui fine è quello di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale, dando impulso all'efficacia della riscossione attraverso la riduzione dei costi a carico dello Stato e la semplificazione del rapporto con il contribuente, è presieduta sempre dal dottor Attilio Befera;

è noto che le procedure esecutive di vendita da parte di Equitalia degli immobili ipotecati si caratterizzano per l'assenza totale di modalità che tengano conto delle situazione personali e/o economiche del contribuente-debitore, anche in riferimento a casi di soggetti portatori di handicap molto gravi;

la problematica relativa al malfunzionamento del sistema di riscossione italiano, all'inidoneità della normativa di riferimento, nonché alla necessità urgente di un cambiamento legislativo, è già stata, tra l'altro, sollevata dall'interrogante con gli atti di sindacato ispettivo 4-05283 del 26 maggio 2011 e 4-06209 del 3 novembre 2011, ancora in attesa di risposta;

considerato che:

in data 22 novembre 2011 il quotidiano "La Stampa" pubblicava sul suo sito on line un articolo intitolato "Finmeccanica, spuntano i verbali: Tangenti, Guarguaglini sapeva", in cui si narra quanto dichiarato dall'imprenditore Tommaso Di Lernia in riferimento ad un presunto trattamento di favore da lui ottenuto in occasione di un accertamento fiscale grazie all'intercessione di un noto politico con il dottor Befera. Si legge infatti nell'articolo citato: «Dissi contestualmente al (…) che avevo bisogno di un favore. Due giorni dopo vidi il (…) portando con me tutto un incartamento riguardante un accertamento da parte dell'Agenzia delle entrate... [Chiedevo] una buona parola ai fini di una verifica fiscale "serena"... Tre giorni dopo il (…), dandomi appuntamento a piazza del Parlamento, mi dice di stare tranquillo perché il noto politico aveva interceduto con il Befera (Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, ndr) e mi assicurava: nessun accanimento»;

in data 11 novembre 2011 il quotidiano "Il Corriere della sera" in un articolo intitolato "Un favore dopo l'ottenimento degli appalti Sogei e un occhio di riguardo dalle entrate. L'affitto di Tremonti e le carte sugli appalti", sempre in riferimento allo stesso presunto favore, scrive di «Rivelazioni clamorose che i magistrati stanno adesso verificando, tenendo conto che Di Lernia sostiene pure di aver evitato una verifica fiscale grazie "all'intervento di un noto politico su Befera", il direttore dell'Agenzia delle entrate»;

di presunti favoritismi parla anche il giornale "Il Fatto quotidiano", in un articolo del 24 novembre 2011 intitolato "Equitalia forte coi deboli debole coi forti. La strategia anti-evasione nella seconda Repubblica", in cui si legge: «Ecco, l'impietosa fotografia della realtà di questi ultimi anni del ventennio berlusconiano ci regala l'immagine di una macchina fiscale che per precisa scelta politica preferisce colpire il Comune cittadino ma non andare a mettere mani, occhi e orecchi della Guardia di finanza, nelle tasche e nei conti di imprenditori (grandi e piccoli), faccendieri, politici e banchieri (…) Insomma, c'è un Paese di serie A e uno di serie B anche per il fisco, come ha testimoniato prima un'inchiesta di Report e dopo del Fatto, che ha mostrato un elenco di politici di An, Pd ed ex Forza Italia ai quali era stato dispensato un trattamento "di favore"»;

dagli articoli sopraddetti sembrano emergere gravi irregolarità che, ad avviso dell'interrogante, necessitano di attente verifiche a tutela di tutti i contribuenti e delle stesse finanze pubbliche;

i presunti favoritismi che emergono dagli articoli citati, laddove corrispondessero al vero, appaiono ancora più vergognosi con un sistema della riscossione come quello attuale, improntato all'indifferenza assoluta nei confronti delle situazioni personali e/o economiche del contribuente-debitore, anche in casi molto difficili come quelli caratterizzati dalla presenza di malattie invalidanti gravissime,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se gli stessi corrispondano al vero;

se e quali misure urgenti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare per far luce sulla vicenda richiamata, in particolare accertando l'esistenza di comportamenti di favore, le modalità degli stessi, nonché la liceità della condotta di tutti i soggetti coinvolti;

se in particolare si intenda verificare la bontà dell'operato del dottor Attilio Befera, al fine di garantire la regolarità del sistema di riscossione a tutela della collettività e dello Stato;

se infine si ritenga opportuno e utile, al fine del buon funzionamento dell'attuale sistema di riscossione, che il dottor Attilio Befera ricopra contemporaneamente la carica di direttore dell'Agenzia dell'entrate e quella di Presidente della Equitalia SpA.

(4-06355)

SPADONI URBANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute, della giustizia e degli affari esteri - Premesso che:

l'Agenzia italiana per il farmaco (AIFA) ha fissato il prezzo del farmaco "EllaOne" e con questo ne ha autorizzato la commercializzazione in Italia;

la collocazione di detta pillola, anche in considerazione del fatto che la sua prescrizione ne condiziona l'assunzione all'esisto negativo del test di gravidanza, dovrebbe essere, a giudizio dell'interrogante, tra gli anticoncezionali;

la sentenza C-34/10 della Corte europea di Strasburgo del 18 ottobre 2011 ha introdotto un elemento nuovo di valutazione, aprendo la strada alla considerazione dell'embrione umano come "soggetto giuridico autonomo" e stabilendo di fatto l'inizio della vita umana nel momento del concepimento;

il Consiglio superiore di sanità non ha ancora fornito il parere in merito al quesito avanzato dal Ministro della salute pro tempore, riguardante l'esclusione di qualsiasi azione post concezionale di EllaOne;

atteso che:

più volte l'interrogante ha richiesto l'introduzione dell'obiezione di coscienza per i farmacisti in relazione alla cosiddetta contraccezione di emergenza (in particolare vi sono stati numerosi incontri con rappresentanti del Governo e sono stati presentati disegni di legge e mozioni ampiamente condivise dal Parlamento);

il "bugiardino" di "EllaOne" indica che si tratterebbe di un farmaco anticoncezionale; la sua possibile azione abortiva, quindi, sarebbe in evidente contrasto anche con la normativa comunitaria sulla correttezza dell'informazione,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo non ritengano necessario esigere dal Consiglio superiore di sanità una valutazione finalmente univoca e chiara sulla natura del farmaco "EllaOne" e, nel caso in cui detta valutazione stabilisse una dubbia natura abortiva, se non ritengano di intraprendere, anche in sede europea, ogni azione utile a indurre gli Stati membri ad uniformarsi alla recente sentenza della Corte di giustizia che, peraltro, conferma il dettato e i principi fondanti della legislazione italiana, nonché ad ottenere il rispetto della normativa comunitaria sulla correttezza dell'informazione;

se contestualmente e in caso di dubbio, visto il proliferare di farmaci "anti-vita", non ritenga di riconoscere ai farmacisti il diritto soggettivo all'obiezione di coscienza in attesa che i numerosi disegni di legge in materia, che giacciono da tempo presso le Commissioni parlamentari competenti, siano esaminati.

(4-06356)

LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

tornano alla ribalta le disinvolte spese del direttore del TG1 Augusto Minzolini, proprio nel momento in cui il Tg1, ammiraglia della Rai, perde ascolti e share a favore della concorrenza e del TG3 e viene considerato da alcune ricerche un TG di terz'ordine. Scrive Goffredo De Marchis su "La Repubblica" del 30 novembre 2011, in un pregevole articolo dal titolo "Da Capri a Cortina, 1.500 euro in 5 giorni. Le carte che accusano Minzolini": «"Augusto Minzolini e Mauro Masi la chiamano "incomprensione amministrativa". Un innocuo pasticcio da 74.636,90 euro sperperati in un anno dal "direttorissimo"usando la carta di credito aziendale della Rai. Non ci siamo capiti e finiamola lì. Ma il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna lo chiama peculato e il Nucleo di polizia tributaria della Capitale addirittura truffa aggravata (reato punibile con la reclusione da 1 a 5 anni). Il quadro probatorio sembra non lasciare scampo a Minzolini. All'"incomprensione amministrativa" è legata la sua sorte di direttore del Tg1. Martedì il giudice delle indagini preliminari decide sulla richiesta di rinvio a giudizio. Se dà il via libera al processo, Minzolini ha le ore contate»;

l'articolo prosegue: in 77 pagine di informativa la Guardia di finanza «ricostruisce dettaglio per dettaglio la vicenda della carta di credito aziendale usata indebitamente dal direttore del Tg1. Un lavoro certosino, che scava nella vita privata del giornalista quando questa è stata foraggiata dai soldi pubblici della Rai. Incrocio di ricevute sequestrate a Roma e Torino, verbali di interrogatorio, corrispondenza interna: su queste basi la procura ha messo sotto indagine Minzolini per peculato escludendo la truffa. Il 6 dicembre sarà un'impresa far passare un vorticoso e invidiabile elenco di località di vacanza, spese allegre, misteriosi informatori, ristoranti e alberghi di extra lusso con i quali si potrebbe scrivere una breve guida Michelin, come un piccolo equivoco senza importanza. "La restituzione è irrilevante" Nel dossier si ritrovano molti particolari già conosciuti. Le mete delle trasferte del direttorissimo: week end a Capri, Barcellona, Ischia, Cortina, Cannes, Sanremo, Venezia, Marrakech, Dubai, Londra, Palma de Majorca, Amburgo, Monaco, Saturnia, Il Cairo. Il totale speso per questi viaggi e addebitato sulla carta di credito aziendale: 74.636,90 euro in poco più di un anno, dal 28 luglio 2009 al 30 novembre 2010, quando scoppia lo scandalo e la Rai ritira la carta a Minzolini. Di questa cifra il giornalista ha restituito 65.341,33 euro in 5 tranche: 2000 trattenuti sullo stipendio di febbraio 2011, 63.330,76 con tre assegni da marzo a maggio dello stesso anno, 1134 versati nel giugno scorso. Ma, precisa la polizia tributaria, ai fini del reato "è irrilevante la successiva avvenuta restituzione in cassa della somma". Il doppio rimborso spese?Il pasticcio dunque si complica. La lettura delle carte offre infatti altri particolari inediti. Le Fiamme gialle segnalano l'ipotesi di truffa aggravata per alcuni casi in cui Minzolini ha ottenuto un doppio rimborso: quello registrato per la carta di credito e quello a forfait, "richiesto e ottenuto dallo stesso Minzolini, per un importo complessivo di 1637,16 euro". In pratica, il direttore pagava il ristorante con il denaro aziendale attraverso la carta ma chiedeva anche il rimborso della diaria. Negli alberghi più belli e nelle località più lussuose, in 12 occasioni Minzolini "ha fruito di pernottamenti per 2 persone" e dieci volte è stato giustificato dall'azienda. Il direttore si portava il lavoro a letto. Ma sull'informatore o l'informatrice che Minzolini ospitava nella sua stanza c'è il buio pesto. Nemmeno la Finanza è riuscita a saperne di più. Le "schede alloggiati", come si chiamano in gergo i verbali delle Questure che registrano le presenze in hotel sulla base dei documenti presentati alla reception, non hanno fornito alcuna risposta. L'identità della Mata Hari è destinata a rimanere un mistero. "Uso quasi quotidiano della carta"?Per legittimi motivi di riservatezza, Minzolini non rivela i nomi degli ospiti dei suoi pranzi o dei suoi aperitivi. Fa una sola eccezione e in questo modo risparmia 3.166,50 euro dalla somma restituita a Viale Mazzini. La cifra, si giustifica il giornalista, è riferita a pasti con il vicedirettore di Libero Franco Bechis. "L'analisi delle spese - scrivono le Fiamme gialle - ha consentito di evidenziare un uso quasi quotidiano della carta di credito in esame". La usava anche quando non lavorava? Dal 28 luglio 2009 al 30 novembre 2010 Minzolini risulta "assente dal servizio" solo 5 giorni: il 29 e 30/8/2009, il 2 giugno, 29 giugno e 1 novembre 2010. In queste giornate spende 1527,70 euro pasteggiando nei ristoranti di Roma La Vecchia pineta, Mirabelle, Flame, Cesare, Harry's Bar, Gallura, Palazzo Manfredi, Girarrosto Fiorentino. "Senza autorizzazione" pranza al ristorante di Fiumicino "Bastianelli al Molo" 14 volte in un anno per una spesa di 2351,70 euro. Paga la Rai.Gli alberghi migliori?I numeri sono un incubo per il direttorissimo. Quelli del Tg1 in caduta libera di spettatori. E quelli delle note spese. Ma nel giro del mondo di Minzolini colpiscono anche gli indirizzi. Un concentrato della migliore tradizione alberghiera planetaria. A Venezia cambia e prova diversi alberghi: Gritti Palace, Bauer il Palazzo, Boscolo. Poi c'è il Cap d'Antibes beach (Cannes), il Carlo IV (Praga), il Four Season (Firenze), il Capri Tiberio Palace, il Principe di Savoia (Milano), Baglioni Hotel (Londra), Atlantis (Dubai), Vier Jahreszeiten Kempinski (Monaco).Dodici volte la carta di credito lo segnala in un luogo di vacanza, ma lui risulta in servizio. Il sistema registra. Dopo le prime notizie sull'inchiesta, "Minzolini rettifica la sua posizione considerandosi a riposo". Tutto questo è solo un pasticcio interno? Incomprensione amministrativa è una formula studiata da Masi e Minzolini con il contributo degli avvocati per tirarsi fuori dai guai.Eppure Minzolini, nello scambio burocratico di lettere, non rinuncia a uno strappo. Scrive il 19 marzo 2011 (e la Finanza annota): "Di questo cortocircuito l'azienda avrebbe potuto avvertirmi prima e non aspettare 18 mesi...". A Masi girano le scatole, si capisce dalla replica: "P. S.: un'amichevole precisazione. È più che evidente che la tua affermazione è sicuramente una semplificazione giornalistica e come tale la intendo". Schermaglie ininfluenti sulla decisione di martedì"»;

considerato che:

sul sito Dagospia, in un articolo del 30 novembre 2011 intitolato: "Dagoreport. La sera del tracollo del tg1 al 16% avrebbe dovuto condurre Romita, ma era a Belluno a presentare la mostra dei gelatai" si legge: «Dopo l'edizione straordinaria del Tg1 per promuovere i pannolini Angelini, un'altra presentazione particolare vede protagonista di nuovo Attilione Romita. Domenica scorsa, infatti, nel giorno del tracollo del Tg1 finito al 16% con quasi cinque punti di distacco dal Tg5 di Clementone Mimun (colpa del traino, ha detto Minzo), il popolare conduttore del tg dell'ammiraglia Rai è planato niente meno che a Longarone, in provincia di Belluno, per presentare la Mostra internazionale del gelato artigianale. Il "Corriere delle Alpi" riporta anche le sue parole pronunciate all'inaugurazione dell'evento: "Una manifestazione prestigiosa, la più antica fiera del settore, che farà di Longarone per i prossimi giorni la capitale mondiale del gelato". Per poter presenziare dai gelatai, si sussurra a Saxa Rubra, Romita si è fatto spostare il turno di conduzione: per l'edizione delle 20 di domenica, infatti, ci sarebbe dovuto essere lui, invece è andata in video in sostituzione la giovane Mariasilvia Santilli. Chissà se il vice direttore responsabile dell'edizione impallinata, Gennaro Sangiuliano, si è mangiato un gelato per far passare l'i arrabbiatura del minimo storico»;

in un lancio dell'Agenzia Ansa del 30 novembre 2011, dal titolo: Minzolini, mie trasferte autorizzate dall'Azienda", si legge: «A Cortina sono andato per un confronto con Enrico Mentana nell'ambito della rassegna Cortina incontra; a Marrakech per il festival del cinema invitato dal governo marocchino; a Capri per incontrare un noto imprenditore. Tutte trasferte autorizzate dall'azienda". Lo precisa Augusto Minzolini in una nota in cui replica all'inchiesta di oggi de 'La Repubblica' in cui si parla del rapporto della Guardia di Finanza sulle carte di credito aziendali usate dal direttore del Tg1. Minzolini spiega: "Si mettono tre località che nell'immaginario collettivo sono considerate esotiche o di lusso per dimostrare che il sottoscritto ha sperperato soldi pubblici omettendo di dire il motivo". "Leggo oggi su La Repubblica - prosegue il direttore del Tg1 - il solito esempio di giornalismo che usa il meccanismo mediatico-giudiziario per liquidare quello che viene ritenuto un avversario. Con il tono scandalistico dei soliti noti vengono riportate notizie trite e ritrite da due anni sui giornali in vista di un appuntamento processuale che interessa il sottoscritto. Non perdo tempo per stare appresso al copia-incolla dell'intera informativa giudiziaria (naturalmente questo è un giornalismo che nella tradizione dà voce solo all'accusa), ma mi limito a fare un commento sul titolo" che cita appunto le tre località: Capri, Cortina e Marrakech. Oltre a dire che sono "tutte trasferte autorizzate dell'azienda" Minzolini aggiunge: "probabilmente il direttore de La Repubblica in questi anni ha girato più di me ma sono affari suoi". "Nell'articolo - continua - si afferma che la Finanza ipotizzava la 'truffa' senza spiegare che un'ipotesi del genere era talmente campata in aria che neppure il Pm l'ha presa in considerazione"."Infine, si dice - afferma Minzolini - che è stata irrilevante la restituzione delle somme fatta non perché quelle spese non siano giustificate ma perché per una prassi presente in Rai (ma se La Repubblica leggesse le carte della difesa si accorgerebbe che tale procedura tra i direttori del Tg1 è stata applicata solo al sottoscritto) veniva richiesto il nome dell'ospite nei pranzi di rappresentanza, contravvenendo ad ogni esigenza di privacy e di riservatezza delle fonti". "Di questa prassi - spiega ancora il direttore del Tg1 - per due anni non ne sono stato informato e appena sono stato messo al corrente della procedura ho messo mano al portafoglio restituendo quasi 70 mila euro". Infine, "visto che l'aria è quella del processo mediatico e l'altro giorno sono stato processato per aver perso con il Tg5 grazie all'handicap fornitomi come traino da Rai1, dato che la Repubblica non lo fa, riporto i dati di ieri che sono uguali anche a quelli del giorno prima: il Tg1 ha vinto con il diretto concorrente sia nell'edizione delle 13,30 che in quella delle 20»;

considerato che a giudizio dell'interrogante:

dopo le inchieste giornalistiche, le indagini della Guardia di finanza e la richiesta della Procura di Roma di rinvio a giudizio sulle disinvolte spese del direttore del TG1 Minzolini, quest'ultimo dovrebbe essere rimosso dalla del TG1 della Rai, che sta perdendo appeal, share, ascolti e credibilità, proprio a causa di una gestione attenta ad occultare le notizie scomode al potere, ma molto solerte nell'assecondare alcune pubblicità occulte a favore di alcune aziende, specie nel settore turistico, che ne ricambiano i favori;

l'Ordine nazionale dei giornalisti o l'Ordine regionale al quale è iscritto il direttore del TG1, Augusto Minzolini, ha il dovere di aprire un'inchiesta tesa a verificare la deontologia professionale di un giornalista che, oltre a fare strame delle regole di correttezza e trasparenza della pubblica informazione, è accusato dai magistrati di aver approfittato della carta di credito aziendale per disinvolte spese a carico degli utenti che pagano un salato canone e che pretendono una informazione obiettiva e trasparente dei fatti e degli accadimenti riportati dal TG1;

è inquietante che lo storico Tg1 Economia, in onda nei giorni feriali dopo il TG1 delle 13,30, che in passato dedicava importanti servizi ai consumatori-utenti, specie nel delicato settore di frodi, truffe ed abusi, distruzione del risparmio anche ospitando il parere delle associazioni dei consumatori e degli altri soggetti delegati non solo della società civile, sotto la direzione di Minzolini abbia appaltato divulgazioni di notizie senza alcun contraddittorio ad alcuni soggetti delle solite compagnie di giro, con la finalità di effettuare un vero e proprio lavaggio del cervello, fiaccando in tal modo il senso critico degli ascoltatori indottrinati dall'ideologia del debito e della spesa facile;

occorre restituire al servizio pubblico Rai, specie al TG1, prestigio e dignità, lesi da un direttore nominato dal precedente Governo, non per esplicare le capacità critiche e di narrazione insite nel giornalismo e nella deontologia professionale di un giornalista equidistante con il potere, con tutti i poteri economici e politici, ma per "addormentare" le coscienze, occultare la realtà, addolcire la pillola delle fatiche quotidiane delle famiglie vittime della crisi sistemica, passare le veline del potere e del Governo di turno facendo ritenere che la crisi non c'è mai stata, che i ristoranti sono sempre pieni e le famiglie sono molto contente di andare in vacanza e di fare la fila sulle autostrade nei weekend, in un formidabile lavaggio del cervello a memoria d'uomo dai tempi dell'agenzia Stefani,

si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché la Rai si faccia carico di dar seguito agli impegni in tema di pluralità di informazione ed efficienza gestionale, previsti dal vigente contratto di servizio, che la gestione di Minzolini ha sino ad ora disatteso.

(4-06357)

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

si apprende da notizie di stampa che la sede della Provincia di Roma sarà trasferita nella torre «Europarco», progettata da studio Transit. In particolare si tratta di una torre nel quartiere Eur-Torrino dove 50.000 metri quadri ospiteranno tutti gli uffici dell'ente con un costo di 263 milioni di euro;

la Provincia di Roma nel 2010 ha varato una manovra di bilancio da 597,83 milioni di euro e, malgrado una riduzione di 116 milioni, ancora vanta circa 880 milioni di debiti;

a quanto si legge in un articolo pubblicato su "Il Corriere della Sera" dell'8 ottobre 2011, Nicola Zingaretti commenta così il cambio di sede dell'amministrazione: «"La nuova sede è la dimostrazione che le cose possono cambiare, per far funzionare lo Stato". (...) "Si chiude la Babele delle 12 sedi, si promuove una macchina amministrativa più efficiente, si accorciano i tempi per pratiche e spostamenti, si migliora la vita dei dipendenti, si risparmiano milioni di euro ed energia. È la conclusione di un percorso iniziato nel 2005 con la felice intuizione di Enrico Gasbarra"»;

il trasloco non piace ai lavoratori. Il sindacato di base Usb da mesi sta conducendo una battaglia contro l'acquisto della megatorre sita in una zona già ampiamente compromessa per la congestione del traffico urbano, l'insufficienza dei mezzi di trasporto urbano e l'abuso edilizio che ha segnato gravemente il territorio;

considerato che:

il nuovo volto della Capitale si sta modellando con centri commerciali, grattacieli, nuovi uffici, centri direzionali e abitazioni. Fiumi di cemento conquistano terreni e costantemente nuovi palazzi sorgono in tutte le periferie romane. La capitale sta cambiando molto, il settore dell'edilizia è in fermento, grandi opere sono state realizzate e altre sono in cantiere e in progettazione;

per le grandi imprese di costruzioni sono tempi d'oro. La gran parte dei vasti progetti sono infatti condotti dalle ditte famose nell'edilizia romana come i Caltagirone, Parnasi, Toti, Scarpellini, Bonifaci e Pirelli Re;

un articolo de "Il Sole 24 ore" del maggio 2010 riportava: «Tra meno di due anni, chi entrerà a Roma passando per il quartiere dell'Eur sarà salutato da un colosso di 120 metri d'altezza. È il grattacielo Eurosky che ieri è stato ufficialmente presentato, proprio nel cantiere dove sono iniziate le opere di fondazione. Il primo grattacielo residenziale della Capitale avrà 30 piani, è stato promosso dall'impresa romana Parsitalia Real Estate (famiglia Parnasi) ed è firmato dall'architetto Franco Purini (studio Purini-Thermes). L'investimento necessario, stima l'amministratore delegato Luca Parnasi, "supera abbondantemente i cento milioni"»;

l'intervento cade nella centralità di Castellaccio, dove Parsitalia ha già ultimato, fra l'altro, la nuova sede del Ministero della salute e il mega centro commerciale Euroma2;

a breve, accanto alla torre di Purini, partirà una seconda torre a destinazione direzionale (progettata dallo Studio Transit) interamente prenotata dalla Provincia di Roma. Non solo. Un terzo e un quarto edificio - sempre uffici - sorgeranno ai piedi delle due torri: uno per la sede della società capitolina del trasporto locale, l'altro per il quartier generale della compagnia assicuratrice francese Groupama;

Parsitalia ha ceduto l'investimento a Bnp Paribas Reim Sgr che, attraverso il fondo immobiliare Upside, creato ad hoc, finanzierà l'operazione. Nel fondo di Bnp confluiranno anche tutti i nuovi edifici di prossima realizzazione nell'area;

nel 1991 la Parsitalia Srl (società a responsabilità limitata) ha sede a Roma. Il presidente è stato Sandro Parnasi. Nel 1991 la Parsitalia ha un capitale di circa 150 miliardi di lire e un patrimonio attivo di 1.050 miliardi. Nell'agosto 1991 Parsitalia Srl acquista dalla fallimentare "Sgi Sogene" la "Sogene casa" versando ai liquidatori ben 205 miliardi di lire di cui 50 in contanti e il resto rateizzate in 2 anni. Dalla "Sogene casa" Sandro Parnasi acquista un terreno in zona Tormarancio a Roma, terreni a Pomezia, quote del 30 e 49 per cento di società immobiliari in Calabria, in Abruzzo a Monte Mario con un'indennità di esproprio di 40 - 50 miliardi;

si legge su un articolo sul blog "Lumenlux" del 10 settembre 2006: «L'immobiliare "Sogene" è stata creata nel 1974 dal Banco di Roma. La "Sogene" è appartenuta al Vaticano prima e poi a Michele Sindona fino al crack del 1974. Poi "Sogene" appartenne a un gruppo di costruttori di Roma. Nel 1977 passo alla finanziaria Eurfin del finanziere e massone e cavaliere del lavoro Arcangelo Belli (...)»;

tra le operazioni di Parsitalia a quanto risulta dal citato articolo ci sono anche: «la Tenuta Tor Marancia del Municipio Xi è parco pubblico - I costruttori Parnasi cedono 190 ettari al Comune e, in cambio, costruiranno un immenso centro commerciale come da prg. Il Wwf: "La gestione resti ora all'Ente Parco"; la vicenda di Via Caterina Troiani del Municipio XII - Proteste dei cittadini di via Caterina Troiani per la possibile costruzione di tre palazzine nell'area (per convenzione destinata a servizi) compresa tra il Comprensorio Torrino nord e quello di Mostacciano. Tutto cominciava dopo le ferie estive, quando si è divulgata la notizia che la Parsitalia, sulla base di diritti edificatori precedentemente acquisiti, era in procinto di ottenere la ricollocazione su via Troiani di circa 40.000 metri cubi; nuova multisala UGC a Roma Nord - Nuova struttura da 14 sale per UGC Ciné Cité: una multisala nel Centro Commerciale "Porta di Roma", che sta sorgendo in zona Vigne Nuove a ridosso del GRA. Per Porta di Roma srl (società controllata dai gruppi Parsitalia e Lamaro Appalti) l'accordo rappresenta il completamento del settore "cultura e tempo libero" che si va ad aggiungere alla già vasta offerta della grande struttura commerciale che si sviluppa su 130.000 mq. G.L.A.; oltre 300 negozi apriranno nella primavera del 2007 e affiancheranno le grandi catene come IKEA (già in funzione), Auchan e Leroy Merlin; la Consulta dei pensionati ha deciso di proporre a tutti i consiglieri Comunali la firma di un ordine del giorno per la salvaguardia del Pineto - I sottoscritti Consiglieri Comunali preso atto della volontà della Amministrazione di procedere ad una globale chiusura del contenzioso con la Soc.. S.E.P., Società Edilizia Pineto, con l'intervento di altro soggetto giuridico, la S.p.A. "Parsitalia" e con le conseguenze che al Comune verrebbe trasferito in proprietà l'intera estensione del Pineto (162 Ha. circa), alla SEP (ex Torlonia) circa Lit. 100 miliardi, alla Parsitalia che interverrebbe economicamente per tale somma (si tenga presente che, nel frattempo, una società del suo gruppo ha "opzionato" le azioni della S.E.P.) sarebbe riconosciuta dal Comune di Roma, con regolare concessione comunale, l'edificabilità di circa 750.000 mc. in località "Pescaccio"; Montesacro: riaperto il "Pratone delle Valli" - Il IV Municipio si riappropria così, in maniera definitiva, di un spazio fondamentale, per anni al centro di progetti immobiliari e solo recentemente "recuperato" grazie alla mobilitazione dei comitati di quartiere e delle associazioni ambientaliste; solo nel 2003 il Comune, grazie ad un accordo con la Società Parsitalia (allora proprietaria dell'area), riuscì a fissare una convenzione sui termini della compensazione edificatoria per il "Pratone delle Valli". In cambio della zona verde, che venne ceduta al Comune stesso, la Società Parsitalia ottenne terreni, edificabili, in altre zone della città per un valore immobiliare corrispondente a quello ceduto; sulla Colombo nasce l'"Eur 2", un quartiere di 800 mila metri cubi - Si tratterà in gran parte di nuovi alberghi, zone uffici e servizi su 63 ettari del costruttore Parnasi. Uno svincolo per un quartiere di 800 mila metri cubi. Le nuove edificazioni non saranno di impatto piccolo, sono circa 800 mila nuovi metri cubi - dunque quanto otto nuovi alberghi Hilton, secondo il metro di misura dell'ambientalismo storico - e si tratterà in gran parte di nuovi alberghi, multisala, uffici, centri commerciali e parcheggi, ma poche case, in 63 ettari del gruppo Parsitalia del costruttore Parnasi. Nello stesso "pacchetto" anche circa 70 mila metri cubi più verso Spinaceto, ma per case private»;

considerato altresì che a giudizio dell'interrogante:

il piano di acquisto della nuova sede della Provincia di Roma rischia di appesantire in maniera eccesiva i bilanci dello stesso ente;

non sono chiari i motivi per cui la provincia venda una parte del proprio patrimonio immobiliare e proceda all'acquisto di un'imponente struttura nella zona dell'Eur;

vista la profonda e allarmante crisi economica che richiede urgentemente al Paese tagli ai costi delle amministrazioni e della politica, tra cui, a giudizio dell'interrogante, la necessaria abolizione delle province, appare azzardato il piano della Giunta capitolina per l'acquisto della nuova sede della Provincia di Roma,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga che sia necessario assumere idonee iniziative di competenza affinché anche gli enti locali salvaguardino e valorizzino il patrimonio immobiliare esistente invece di favorire i principali soggetti operanti nel settore edile.

(4-06358)

D'AMBROSIO LETTIERI, AMORUSO, COSTA, GALLO, MORRA, NESSA, SACCOMANNO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che la Servirail Italia, azienda che gestisce in appalto da Trenitalia il servizio di accompagnamento notte sulle vetture con cuccette letto, ha attivato la procedura di licenziamento collettivo di quarantacinque dipendenti pugliesi qualificati e specializzati, senza che siano stati concordati i criteri di ricollocamento degli stessi;

considerato che:

il 10 giugno 2010 tra Servirail Italia e le organizzazioni sindacali è stato sottoscritto un contratto di solidarietà (scadenza 30 aprile 2011) per la gestione di un'eccedenza di personale di ottantaquattro lavoratori (impiegati nelle sedi di Bari e Messina);

il contratto di appalto tra la Trenitalia SpA e la Servirail Italia scade nel dicembre 2011 e l'azienda non ha inteso partecipare alla nuova gara di affidamento del servizio a causa delle condizioni economiche previste nel bando, ritenute palesemente svantaggiose (l'importo a base di gara sarebbe ridotto del 50 per cento rispetto al precedente affidamento);

in conseguenza, il nuovo appalto dovrebbe essere aggiudicato ad un'azienda diversa dalla Servirail Italia e la gestione dell'esubero di personale riguarderebbe un numero di lavoratori pari a circa quattrocentottanta unità;

considerato, inoltre, che nel nuovo bando di gara per l'affidamento del servizio notte sulle tratte nazionali non è prevista la clausola sociale e pertanto non si obbliga il nuovo soggetto appaltatore all'assorbimento dell'intero personale (quattrocentottanta lavoratori a livello nazionale di cui quarantacinque in Puglia), ma all'utilizzo dello stesso in proporzione all'offerta di mercato, la quale risulterebbe già oggetto di una decurtazione di circa il 60 per cento nel nuovo contratto di servizio universale tra il Ministero delle infrastrutture e Trenitalia SpA,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se non intenda promuovere l'apertura di un tavolo di confronto con tutte le istituzioni coinvolte, con le parti sociali e con Ferrovie dello Stato SpA al fine di ricercare ogni adeguata soluzione atta ad evitare i preannunciati licenziamenti e a negoziare la posizione dei lavoratori pugliesi colpiti dal provvedimento di licenziamento da parte della Servirail Italia.

(4-06359)

LAURO, SARRO, SALTAMARTINI, CARDIELLO, CORONELLA, COSTA, COMPAGNA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

i mari svolgono un ruolo fondamentale per il clima e costituiscono un'importante fonte di ricchezza, di risorse alimentari e di lavoro per centinaia di milioni di persone;

nel Mediterraneo si affacciano oltre 20 Stati, con circa 400 milioni di abitanti, di cui più di 130 milioni vivono lungo le coste, scaricando in mare liquami, idrocarburi, prodotti chimici reflui industriali di ogni genere;

il trasporto marittimo di petrolio greggio e dei prodotti della raffinazione ha rappresentato una notevole fonte di inquinamento del mare con grave nocumento alla salute umana, alla fauna e alla flora. Per anni si è registrata un'alta percentuale di incidenti, fra collisioni, incendi, incagli e conseguenti sversamenti in mare di prodotti inquinanti, con preponderanza di idrocarburi, aggravata dalla noncuranza degli equipaggi delle petroliere che, dalle sentine, scaricavano in mare, dopo aver pulito le stive, solventi e petrolio;

considerato che:

a partire dagli anni '70, la comunità internazionale prese atto della grave situazione di compromissione dell'equilibrio ecologico delle acque e varò una serie di leggi e regolamenti per tutelare se stessa da accadimenti catastrofici, che si ripetevano con frequenza;

c'è stato un impegno concreto degli Stati mediterranei nel promuovere lo sviluppo e l'applicazione del sistema, disegnato dalla Convenzione di Barcellona del 1976, adottata sotto l'egida del Consiglio intergovernativo del programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP);

le legislazioni nazionali hanno provveduto, nel corso degli anni, all'inasprimento delle sanzioni legate all'inquinamento; alla formulazione di più stringenti direttive nella costruzione di petroliere con doppio scafo; alla formazione attenta del personale di bordo; al divieto di navigazione per le petroliere negli stretti a rischio, come le Bocche di Bonifacio e lo stretto di Messina; ai controlli satellitari, al raddoppio dei premi assicurativi per gli armatori sanzionati e a controlli severi della Guardia costiera e della Guardia di finanza, oltre che pattugliatori aerei e navali;

valutato che:

secondo i dati sull'inquinamento del Mediterraneo, forniti dai 21 Paesi partecipanti alla Terza Conferenza ministeriale euro-mediterranea, tenutasi al Cairo il 20 novembre del 2006, è emerso che il pericolo maggiore per il mar Mediterraneo sia rappresentato attualmente dalle tonnellate di sostanze inquinanti, scaricate annualmente dagli impianti industriali (85.000 tonnellate di metalli pesanti, 900.000 tonnellate di fosforo, 200.000 tonnellate di azoto, 47 tonnellate di policiclici aromatici);

trattasi di sostanze pericolose per l'ambiente e la salute umana, riversate nel mare dalle industrie della fascia costiera, cui vanno sommate le cifre dell'inquinamento proveniente dai fiumi e di quello causato dal traffico marittimo e dagli incidenti;

l'ultimo avvenimento catastrofico in Italia avvenne nel 1991, a causa dell'affondamento della petroliera "Haven" fuori dal porto di Genova (la nave trasportava 80.000 tonnellate di greggio che, riversandosi in mare, inquinarono tutte le coste dell'Alto Tirreno fino alla Costa Azzurra ed alla Spagna);

la Società Consortile Castalia, consorzio composto da soci armatori operanti nei vari porti nazionali, è impegnata con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a mezzo di una convenzione pluriennale con 35 imbarcazioni per la raccolta di idrocarburi in mare, dal costo di circa 25 milioni di euro l'anno;

gli interventi in mare vengono disposti dal Ministero dell'ambiente, eseguiti tecnicamente e operativamente dalla Società Consortile Castalia e coordinati dalle Capitanerie di porto/Guardia costiera;

il modello organizzativo è composto da una struttura operativa a terra e da mezzi navali specializzati;

le attività vengono svolte secondo il Piano operativo annuale, disposto dal Ministero, che vigila sulla corretta esecuzione del medesimo anche attraverso le autorità periferiche delegate (Capitanerie di Porto), avendo, tra l'altro, la facoltà di accertare lo stato di efficienza del servizio;

la Società Consortile Castalia fornisce ad ogni Capitaneria di porto l'elenco delle unità dislocate ed operanti nell'ambito del compartimento marittimo (nei periodi in cui non sono operative, le unità restano inoperose nei porti, anche se a disposizione per ogni chiamata di emergenza);

per il taglio degli stanziamenti la flotta Castalia si è ridotta da 70 imbarcazioni a 35 ed ha provocato la soppressione delle imbarcazioni destinate alla pulizia sottocosta con fondali bassi e la raccolta del macroinquinamento galleggiate;

il controllo capillare, esercitato tramite satelliti, pattugliatori della Capitaneria di porto/Guardia costiera e Guardia di finanza, ha prodotto un maggior rispetto delle leggi e dei regolamenti, anche comunitari, provocando il quasi azzeramento degli incidenti inquinanti (sicuramente quello di grandi dimensioni);

dalle relazioni annuali sull'attività antinquinamento, prodotte dal Ministero dell'ambiente, così come evidenziato dalle indagini condotte dalla Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, si rileva che il minor dato riferito alla raccolta dei rifiuti in mare vada attribuito, non solo alla riduzione degli incidenti in mare, ma anche ad una drastica riduzione dell'attività di raccolta che, a causa della contrazione delle disponibilità di bilancio, è stata limitata soltanto ai rifiuti da idrocarburi;

tra le ulteriori criticità, va sottolineato l'anomalo e controverso rapporto tra il Ministero e la Società Consortile Castalia;

ridotto il problema legato allo sversamento degli idrocarburi in mare per incidenti, rimane irrisolto, quindi, il problema del macroinquinamento galleggiante e semisommerso dei rifiuti solidi, composti in larga parte da plastiche,

si chiede di conoscere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda perseguire per garantire una maggiore tutela dei cittadini, della flora e della fauna marina, posta la notoria forte influenza sulla salute di ogni tipo di inquinamento, compreso quello dei mari;

se non ritenga di adottare una linea di politica generale diversificata, in relazione alle nuove esigenze sorte per la tutela del mare e, di conseguenza, della salute delle popolazioni, non solo costiere, rivolta alla generalità dei consociati;

se non ritenga di valutare, in relazione alle suesposte considerazioni, la concreta utilità del vincolo convenzionale con la Società Consortile Castalia.

(4-06360)

BRUNO - Al Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

è ormai evidente come il porto di Gioia Tauro sia mantenuto ad una produttività che si aggira attorno a due milioni di teus annui, in modo da giustificare una presenza sempre importante, ma non più caratterizzata dall'obiettivo di 5/7 milioni di teus annui. D'altronde, il terminalista MCT (Medcenter Container Terminal) ha una importante presenza al porto di Tangeri Med, direttamente concorrente di Gioia Tauro con costi minori. Conseguentemente la forza lavoro, secondo segnali inequivocabili dell'azienda, rischia di subire una riduzione di almeno il 50 per cento;

non si riesce ancora a concretizzare l'APQ (accordo di programma quadro) che prevede lo sviluppo complessivo dell'area portuale e retro portuale;

il Governo non ha ancora mantenuto gli impegni di finanziare l'abbattimento delle tasse d'ancoraggio e delle accise per rendere maggiormente competitivo il porto di Gioia Tauro e, più in generale, i porti di trashipment italiani;

l'autorità portuale intende attuare il programma di realizzazione delle opere previste dall'APQ, migliorando le infrastrutture esistenti, puntando sul Gateway ferroviario per recuperare competitività logistica, ma senza voler assumere come prioritaria la costruzione di una ulteriore banchina a sud che consentirebbe l'apertura di un porto merci e crocieristico nazionale;

alla luce delle considerazioni di sintesi esposte, l'unica strada capace di rilanciare il porto appare quella di acquisire una parte della banchina gestita attualmente in regime di concessione attraverso una seria rilettura e riconsiderazione del piano industriale del terminalista;

è chiaro che, per gestire traffici della portata sopra descritti, non è necessario mantenere la gestione di tutta la banchina e, al contrario, parte di essa potrebbe essere messa a bando conferendola non più a società di servizi portuali, ma a vettori internazionali che vogliano creare una piattaforma logistica a Gioia Tauro,

si chiede di sapere:

se, a quanto risulta al Ministro in indirizzo, l'intero importo finanziario a carico dello Stato destinato, secondo l'APQ, agli interventi previsti da Rete ferroviaria italiana sia effettivamente disponibile;

se non si intenda intervenire per pianificare l'aumento della produttività del porto di Gioia Tauro, dando attuazione agli impegni assunti dal precedente Governo e prevedere, inserendolo nella programmazione del piano nazionale della logistica, una funzione significativa per il porto di Gioia Tauro.

(4-06361)

COMPAGNA, BOLDI, CARUSO, SARRO, CARDIELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri, per gli affari europei e della giustizia - Premesso che:

l'Italia in Europa e l'Europa in Italia hanno costituito il nucleo centrale delle considerazioni politiche e programmatiche sulle quali il Governo ha avuto la fiducia dal Parlamento;

una recentissima sentenza della Terza Sezione della Corte di giustizia dell'Unione europea (CYUE), del 24 novembre 2011, rileva come, sul risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati, la Repubblica italiana si caratterizzi per una legislazione, quella del 1988, che le preclude il rispetto degli "obblighi ad essa incombenti in forza del principio generale di responsabilità degli Stati membri per violazioni del diritto dell'Unione da parte dei propri organismi giurisdizionali di ultimo grado";

benché la questione fosse più volte affiorata in occasione della elaborazione e discussione parlamentare della legge comunitaria per il 2010, le modalità ed i tempi di approvazione di tale disegno di legge hanno finito col non consentire finora di legiferare in materia,

gli interroganti chiedono di sapere se, come e quando il Governo si riprometta di intervenire sui profili fissati dalla sentenza richiamata in premessa.

(4-06362)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:

6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):

3-02523, del senatore Lannutti, sulla gestione patrimoniale della fondazione Monte dei Paschi di Siena.