Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 640 del 30/11/2011
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
640a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
MERCOLEDÌ 30 NOVEMBRE 2011
(Pomeridiana)
_________________
Presidenza della vice presidente BONINO,
indi del vice presidente CHITI
_________________
(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 641 del 5 dicembre 2011
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
_________________
_________________
N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..
_________________
RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza della vice presidente BONINO
La seduta inizia alle ore 16,31.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.
Avverte che dalle ore 16,37 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Comunica che con decreto del Presidente della Repubblica è stato nominato Ministro senza portafoglio il presidente di sezione del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 7 dicembre. (v. Resoconto stenografico).
BODEGA (LNP). La Lega Nord ha votato contro il calendario perché non è stata accolta la richiesta di un'informativa del Presidente del Consiglio o del Ministro del lavoro, sui provvedimenti economici, in particolare quelli in materia previdenziale, che il Governo si accinge ad adottare. Non è corretto, infatti, tenere il Parlamento all'oscuro delle misure di cui invece parlano la stampa e le istituzioni europee. Inoltre, considerata l'importanza dell'argomento, la mozione del senatore Calderoli, sulla riduzione del numero dei parlamentari e sulle risorse da destinare agli enti locali virtuosi, avrebbe dovuto avere precedenza sulle mozioni calendarizzate per la prossima settimana. (Applausi dal Gruppo LNP).
FINOCCHIARO (PD). Nella Conferenza vi è stata grande disponibilità nei confronti dell'unico Gruppo all'opposizione. Il PD, peraltro, ha interesse a discutere la mozione del senatore Calderoli, ma va ricordato che la Lega Nord ha ritardato l'esame di un provvedimento per la riduzione del numero dei parlamentari. Considerata la delicatezza della situazione finanziaria, il Governo si è detto disponibile a riferire in Aula sulle iniziative economico-finanziarie e previdenziali dopo il 9 dicembre, quando sarà concluso il procedimento di consultazione che si sta svolgendo a livello europeo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Dall'inizio della legislatura le informative del Governo coincidono con la presentazione di provvedimenti. L'Esecutivo in carica ha dichiarato che le prime misure saranno adottate lunedì prossimo e che un'ampia informativa potrà essere resa a conclusione della consultazione degli incontri europei. Quanto alla mozione del senatore Calderoli, l'Assemblea ha già dichiarato urgenti i disegni di legge per ridurre il numero dei parlamentari, mentre il tema del riparto delle risorse delle autonomie non può essere scorporato dall'imminente manovra economica. La contrarietà al calendario è quindi pretestuosa: invita i colleghi della Lega a svolgere un'opposizione costruttiva. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e PD).
BRICOLO (LNP). Il Governo in carica, le cui linee di indirizzo non sono state ancora specificate nelle Commissioni competenti, è nato da una manovra di palazzo e il suo programma non è legittimato da un voto popolare. Non è quindi accettabile che il Presidente del Consiglio, per non scontentare pezzi di maggioranza, comunichi parzialmente le sue intenzioni nelle conferenze stampa piuttosto che nelle aule parlamentari. Nella dichiarazione di urgenza dei provvedimenti per ridurre il numero dei parlamentari si era stabilito un orizzonte di due mesi: il tempo è trascorso, il Governo è cambiato, è comprensibile che si chieda di discutere la mozione Calderoli. Infine, la ripartizione dei fondi per gli enti locali è già prevista da manovre approvate dal Parlamento. (Applausi dal Gruppo LNP).
QUAGLIARIELLO (PdL). Premesso che non è opportuno parlare della prossima manovra economica per titoli, sui provvedimenti che il Governo intende assumere si svolgerà un dibattito approfondito. Oggi è più chiaro che la difficile situazione del Paese permane perché si inserisce in una crisi mondiale: il cambiamento di Governo è stato un atto di responsabilità politica non una resa al potere dei tecnici. La mozione Calderoli si riferisce ad un lavoro comune che va difeso, non risulta però che l'esame in Commissione dei disegni di legge dichiarati urgenti si sia impantanato. Ridurre il numero dei parlamentari senza riformare il bicameralismo significa declinare in modo demagogico il tema dei costi della politica, che dipendono soprattutto dalla lunghezza dei tempi di approvazione dei provvedimenti. (Applausi dai Gruppi PdL e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e dei senatori Sangalli e Biondelli. Congratulazioni).
LI GOTTI (IdV). I rilievi avanzati dalla Lega Nord sul calendario dei lavori appaiono ingiustificati e pretestuosi, atteso che il Governo ha garantito la propria presenza in Aula all'esaurimento dello svolgimento delle procedure europee. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Biondelli).
VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Il Gruppo della Lega Nord ha legittimamente chiesto che il Governo esponga nelle Commissioni ed in Aula le proprie linee di indirizzo. L'Assemblea è chiamata a discutere del calendario e non a riaprire dibattiti su temi che sono stati esauriti nell'ambito della Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e del senatore Mazzatorta).
MURA (LNP). Condivide le perplessità sollevate dal senatore Viespoli, non comprendendo la ratio della discussione in atto, la quale non muove da alcuna proposta di modifica di calendario. (Applausi dal Gruppo LNP).
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(2322-B) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)
PRESIDENTE. Ricorda che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
Nella seduta antimeridiana la relatrice ha svolto la relazione orale. Dichiara aperta la discussione generale.
ADAMO (PD). L'Italia è ormai entrata in una fase di cui l'europeismo è tratto essenziale, non potendosi più concepire politiche nazionali separate e indipendenti dal contesto comunitario, ma dovendosi anzi tenere sempre più conto delle decisioni assunte dall'Unione e contribuire alla determinazione delle stesse. In tale ottica, è da stigmatizzare il ritardo che caratterizza il lavoro della Giunta per il Regolamento che, ad oggi, non ha ancora adottato quanto elaborato dalla 14ª Commissione per adeguare il Regolamento alle nuove forme di compartecipazione del Parlamento all'attività normativa dell'Unione. Quanto al disegno di legge comunitaria, esso approda in Aula con colpevole ritardo e a seguito di un iter lungo e accidentato. Per senso di responsabilità, il Gruppo del Partito Democratico voterà a favore del provvedimento, sollecitando tuttavia il Governo ad approfondire alcuni profili critici della normativa, quali la genericità della delega di cui all'articolo 21, la disciplina sulle aree demaniali e le concessioni di cui all'articolo 11 e il tema delle diarie, di cui all'articolo 4, su cui la Commissione bilancio ha espresso parere negativo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
GRANAIOLA (PD). L'articolo 11 del provvedimento ha ad oggetto la questione delle concessioni demaniali marittime per uso turistico-ricreativo, la quale riguarda 30.000 piccole imprese e un numero di occupati pari a 3 milioni di persone. La politica attuata dal precedente Governo in tale settore è stata incerta. Occorre dare attuazione alla direttiva Bolkestein tenendo conto delle peculiarità dei settori investiti dalle nuove regole: per questo entro il 28 dicembre dovrà essere presentato il piano di monitoraggio sullo stato di applicazione della stessa e sugli eventuali effetti negativi, individuando i correttivi necessari. È auspicabile che la delega concessa al Governo in tale materia restituisca stabilità alle imprese italiane che operano nella balneazione, che si trovano attualmente ad affrontare, oltre alla crisi, un'insopportabile incertezza normativa che minaccia la loro sopravvivenza e ha bloccato l'indotto. Non si può passare tout court al sistema delle aste pubbliche (quindi al prevalere della disponibilità di denaro e non della professionalità, della competenza, della tradizione) per l'affidamento della gestione delle aree demaniali marittime, che peraltro sono più del doppio di quelle attualmente date in concessione. (Applausi dal Gruppo PD). Allega la restante parte dell'intervento ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). La scarsa consapevolezza della valenza del processo decisionale europeo ed il mancato funzionamento del corretto rapporto tra istituzioni nazionali ed europee determinano una colpevole lentezza delle procedure di recepimento delle direttive comunitarie le quali, di per se stesse lunghe e farraginose, il più delle volte snaturano il dettato originario, determinando in tal modo non solo il rischio di incorrere in procedure di infrazione quanto anche di arrecare danno ai cittadini italiani e a determinati settori produttivi. Esempi in tal senso sono da rinvenire nel recepimento della normativa comunitaria sulle emittenze locali o sulla tracciabilità dei prodotti alimentari, in ordine alla quale è necessario quanto prima attivare l'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare. Peraltro, le pregiudiziali resistenze ad alcune disposizioni fondamentali per lo sviluppo del territorio rischiano di inficiare la portata di interventi speciali dettati dall'Unione europea che, destinati alle aree svantaggiate, hanno importanza strategica per lo sviluppo nazionale. In tale contesto è però da rinnovarsi la censura nei confronti della decisione di assegnare all'ente Roma Capitale la definizione di territorio europeo NUTS3 che sottrarrà importanti risorse ad altre aree e Regioni. Ribadisce, a tale riguardo, la richiesta al Governo di fornire al Senato un quadro realistico sulla questione meridionale, quindi sugli atti compiuti e da compiere entro il 2013 nelle aree dell'obiettivo convergenza. L'auspicio è che il recepimento del diritto comunitario non si limiti ad una formalità ma rappresenti un punto di forza, consapevole e fattivo, per garantire lo sviluppo del Paese. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e dei senatori Fantetti e Bevilacqua).
CARLINO (IdV). Nel corso del lungo iter seguito dal disegno di legge l'Italia dei Valori, pur non condividendo parte del suo contenuto, ha mostrato grande senso di responsabilità presentando un numero ridotto di proposte emendative (peraltro non accolte), al fine di evitare ulteriori lungaggini, deleterie soprattutto per la risoluzione delle procedure di infrazione. Nonostante ciò, la Camera dei deputati ha proceduto a stravolgere l'impianto portante del provvedimento inserendovi disposizioni a volte del tutto estranee all'oggetto. Auspicando che il Parlamento sia messo nelle condizioni di lavorare coerentemente con i tempi richiesti per il recepimento della legislazione comunitaria e con i suoi contenuti, rivolge al Governo un augurio di buon lavoro per il delicato compito che lo attende nella politica europea. (Applausi del senatore Pedica).
PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti del liceo scientifico «Matteo Parisi» di Bernalda, in provincia di Matera, presenti nelle tribune. (Applausi).
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Il tortuoso passaggio del disegno di legge presso la Camera dei deputati ha consegnato al Senato un testo decisamente diverso da quello licenziato in prima lettura. Importanti sono le novità che caratterizzano il provvedimento nella sua stesura attuale, quali la soppressione degli articoli 1 e 2, che lo qualificavano fortemente, e la rimozione della disciplina del contratto di fiducia, che adeguava l'ordinamento nazionale ai principi europei. Quanto consegnato dalla Camera dei deputati all'esame del Senato risulta peraltro ormai superato dagli eventi, non solo economico-finanziari ma anche politici, degli ultimi mesi: la maggioranza che ha approvato il disegno di legge nel suo impianto attuale non esiste più; anche il contesto nazionale è nettamente peggiorato: il problema della mancata crescita e della sostenibilità del debito relativizza fortemente gran parte delle disposizioni contenute nel provvedimento. Resta comunque l'esigenza di concluderne rapidamente l'iter di approvazione ed è con questo spirito che il Senato ha affrontato la fase conclusiva dell'esame del disegno di legge. (Applausi della senatrice Marinaro).
ARMATO (PD). La necessità di concludere la procedura di infrazione avviata dall'Unione europea nei confronti dell'Italia in ordine al rinnovo automatico delle concessioni dei beni demaniali marittimi ha indotto ad affidare al Governo il compito di procedere ad una regolamentazione della materia. È un'occasione questa che suscita aspettative e speranze in tutti gli operatori del settore con i quali il Parlamento conduce da tempo un'approfondita analisi. L'intento è quello di non danneggiare il comparto, prevedendo innanzitutto norme transitorie, da applicare per un congruo periodo, capaci di ammortizzare gli investimenti finora effettuati anche a beneficio dei progetti di salvaguardia del patrimonio costiero nazionale. Il sostegno alle moltissime attività imprenditoriali del settore turistico-balneare consentirebbe, peraltro, di non incidere ulteriormente sul versante occupazionale. (Applausi dal Gruppo PD).
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Attraverso un lungo e tormentato esame la Camera dei deputati ha licenziato un disegno di legge notevolmente diverso da quello che il Senato aveva approvato in prima lettura impegnandosi a non dare vita al consueto provvedimento omnibus. Nel contesto generale, di particolare rilievo appare il mancato recepimento di importanti direttive quale quella concernente le prestazioni energetiche nel settore dell'edilizia. È questo un grave errore che non solo dimostra la miopia della classe dirigente italiana incapace di vedere nel comparto delle energie alternative un grande potenziale per la crescita economica ed un forte input per lo sviluppo occupazionale, ma che potrebbe comportare l'avvio di una nuova onerosa procedura di infrazione. Ulteriori interventi adottati dalla Camera, quali quelli in materia agroalimentare dovranno essere oggetto di ulteriori approfondimenti cui procedere collegialmente con il Ministro competente. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni). Consegna una integrazione al testo della dichiarazione di voto favorevole affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
DIVINA (LNP). Il Governo che attuerà le deleghe contenute nel disegno di legge comunitaria 2010 è diverso da quello espresso dalla maggioranza vincitrice delle elezioni, per questo è necessario puntualizzare alcuni aspetti. Desta perplessità la delega ad un Governo che avrà vita relativamente breve l'emanazione di complessi testi unici e codici. Per quanto riguarda la delega sulla moneta elettronica, occorrerebbe considerare la necessità di intervenire sulle commissioni bancarie applicate all'uso di carte di credito: se il nuovo Governo adottasse la proposta di limitare l'uso del contante ai pagamenti fino a 300 euro, ciò si tradurrebbe in un enorme ed inaccettabile arricchimento delle banche ed in un aumento dei prezzi per i consumatori, sui quali i commercianti scaricheranno il costo delle commissioni. Vengono attribuite alla CONSOB maggiori competenze per la tutela degli investitori, ma la questione centrale sarebbe impedire a livello internazionale, a cominciare dall'Europa, le vendite di titoli allo scoperto e introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie. Per quanto concerne le comunicazioni elettroniche, in assenza di un'informazione precisa è opportuno che il Governo adotti un atteggiamento massimamente prudenziale poiché, a quanto pare, anche bassissimi livelli di esposizione elettromagnetica possono aver conseguenze sulla salute. È inoltre opportuno non penalizzare il settore turistico, l'unico comparto economico non in crisi del Paese; invece, l'attuale previsione circa la durata delle concessioni marittime e demaniali scoraggia i concessionari dal fare investimenti. È infine auspicabile una maggiore difesa da parte del Governo dei prodotti alimentari italiani. (Applausi dal Gruppo LNP).
Presidenza del vice presidente CHITI
DI GIOVAN PAOLO (PD). La tempistica con cui si procede all'esame del disegno di legge comunitaria 2010 dà la misura della necessità di modificare tale strumento legislativo, che ha assunto la forma di un provvedimento omnibus. Ciò non solo agevolerebbe il recepimento delle direttive, ma consentirebbe anche di realizzare un'evoluzione della legislazione europea in Italia. Per quanto concerne la direttiva sul rimpatrio volontario, il Ministero dell'interno aveva affermato che avrebbe preferito procedere al suo recepimento autonomamente, tuttavia non ha operato bene in questo senso. Quella direttiva contiene infatti la possibilità di costruire un nuovo quadro per l'asilo e l'identificazione, che sono questioni di particolare importanza per l'Italia. L'obiettivo delle autorità dovrebbe essere infatti quello di procedere rapidamente all'identificazione: solo creando gli strumenti per procedere in tale direzione sarà possibile garantire il diritto all'asilo e permettere l'immigrazione regolare di cui l'economia nazionale ha bisogno. Durante l'iter di approvazione del disegno di legge comunitaria 2010 si è inoltre tentato di modificare la legge n. 185 del 1990 sul commercio delle armi, una delle normative più avanzate vigenti nell'ordinamento italiano. È auspicabile che il Governo eserciti la delega in materia all'interno dei paletti fissati dalla predetta legge. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
BOLDI, relatrice. Replicando alle osservazioni puntuali emerse nel dibattito, conviene sul fatto che effettivamente, all'articolo 11, la delega al Governo in materia di concessioni demaniali marittime è molto ampia, tuttavia vi era la necessità di chiudere la procedura d'infrazione. Per quanto riguarda l'articolo 21, recante deleghe sul Comitato aziendale europeo e il lavoro dei cittadini di Paesi terzi è auspicabile che qualunque soluzione si pensi di adottare non possa mai dare l'impressione che si intenda procedere ad una sanatoria generalizzata dei suddetti lavoratori, ad esempio, qualora questi denuncino di essere stati assunti in modo irregolare. L'articolo 4, concernente la diaria dei funzionari italiani che partecipano ai tavoli europei, è stato introdotto alla Camera e in Commissione al Senato è stato approvato un ordine del giorno che cerca di recepire le indicazioni fornite dalle Commissioni 5a e 1a. Si è stabilito con chiarezza che la delega sul commercio delle armi verrà esercitata nel rispetto della legge n. 185 del 1990. Le norme volte a facilitare l'uso della moneta elettronica vanno affrontate con grande attenzione, per evitare speculazioni e per salvaguardare anche tutti quei cittadini, soprattutto anziani, che non posseggono carte di credito o bancomat. Per quanto concerne la direttiva rimpatri, la tempistica con cui si giunge all'approvazione della legge comunitaria 2010 dimostra che il precedente Governo ha avuto ragione a volerla attuare autonomamente e a separarla dal disegno di legge in esame. L'allungamento della permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione è dovuto proprio alle difficoltà che si riscontrano nelle procedure di identificazione dei migranti. È vero che ci sono problemi nei CIE, ma al loro interno sono fornite assistenza socio-psicologica e sanitaria, mediazione linguistico-culturale, informazione sulla normativa in materia di immigrazione e sui diritti e doveri degli stranieri; inoltre è garantita la libertà di corrispondenza sia telefonica che epistolare, nonché la possibilità di ricevere visite.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Consentendo un'accelerazione del percorso di approvazione del disegno di legge comunitaria 2010, si è realizzato l'importante obiettivo di non far diventare operative nei confronti dell'Italia 23 procedure d'infrazione e ciò consentirà al Paese di riacquistare credibilità in seno alle istituzioni europee. Il Governo ha compreso il messaggio che è stato lanciato circa la corresponsabilità dell'Esecutivo al ritardo maturato dal provvedimento in esame, pertanto si impegna di fare tutto il possibile per quanto riguarda la presentazione del disegno di legge comunitaria 2012. Allo stesso modo sono state altresì recepite le questioni più specifiche che sono state sollevate durante il dibattito. Il Governo si impegna altresì a lavorare insieme al Parlamento sulle future leggi comunitarie, anche sull'ipotesi di modificare tale strumento legislativo. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV).
BONFRISCO, segretario. Dà lettura del parere espresso dalla 5a Commissione sul disegno di legge in esame. (v. Resoconto stenografico).
PRESIDENTE. Non essendo stati presentati emendamenti, passa alla votazione degli articoli nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati..
Il Senato approva l'articolo 1 (Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria di violazioni di disposizioni comunitarie), l'articolo 2 (Oneri relativi a prestazioni e controlli), l'articolo 3 (Delega al Governo per il riordino normativo nelle materie interessate dalle direttive comunitarie), l'articolo 4 (Missioni connesse con gli impegni europei), l'articolo 5 (Modifiche al codice del consumo in materia di servizi finanziari a distanza), l'articolo 6 (Delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2009/65/CE, in materia di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari, 2009/109/CE, concernente obblighi informativi in caso di fusioni e scissioni, e 2009/110/CE, relativa agli istituti di moneta elettronica), l'articolo 7 (Delega al Governo per il recepimento della direttiva 2010/73/UE recante la modifica delle direttive 2003/71/CE relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari e 2004/109/CE sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato), l'articolo 8 (Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2010/24/UE, sull'assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi, imposte e altre misure, nonché disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto), l'articolo 9 (Delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2009/127/CE, relativa alle macchine per l'applicazione di pesticidi, 2009/136/CE e 2009/140/CE, in materia di servizi di comunicazione elettronica, 2010/30/UE, concernente l'indicazione del consumo di energia e di risorse connesse, e 2011/17/UE, sulla metrologia), l'articolo 10 (Qualità delle acque destinate al consumo umano), l'articolo 11 (Modifiche al decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. Procedura d'infrazione n. 2008/4908. Delega al Governo in materia di concessioni demaniali marittime), l'articolo 12 (Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009), l'articolo 13 (Adeguamento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 29 ottobre 2009, resa nella causa C-249/08), l'articolo 14 (Attuazione della direttiva 2009/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativa alla fase II del recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio, e disciplina organica dei requisiti di installazione degli impianti di distribuzione di benzina), l'articolo 15 (Attuazione della direttiva 2010/78/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, recante modifica delle direttive 98/26/CE, 2002/87/CE, 2003/6/CE, 2003/41/CE, 2003/71/CE, 2004/39/CE, 2004/109/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE, 2006/49/CE e 2009/65/CE per quanto riguarda i poteri dell'Autorità bancaria europea, dell'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali e dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e l'articolo 16 (Adeguamento alla procedura d'infrazione n. 2009/4117 in materia di deducibilità delle spese relative ai contratti di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede).
Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore DIVINA (LNP), il Senato approva l'articolo 17 (Modifiche al decreto legislativo 12 giugno 2003, n. 178, recante attuazione della direttiva 2000/36/CE relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all'alimentazione umana. Sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 novembre 2010 nella causa C-47/09).
PRESIDENTE. I senatori Dini, Strano, Tedesco e Negri hanno comunicato la loro intenzione di voto favorevole sull'articolo 17.
Il Senato approva l'articolo 18 (Delega la Governo per l'attuazione delle direttive 2009/20/CE e 2010/36/UE, in materia di crediti marittimi e di sicurezza delle navi, e 2010/35/UE, in materia di attrezzature a pressione trasportabili), l'articolo 19 (Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2010/60/UE, in materia di commercializzazione delle miscele di sementi di piante foraggere), l'articolo 20 (Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2009/128/CE, relativa all'utilizzo sostenibile dei pesticidi), l'articolo 21 (Delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2009/38/CE, relativa al comitato aziendale europeo, 2009/50/CE e 2009/52/CE, in materia di lavoro dei cittadini di paesi terzi), l'articolo 22 (Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2010/76/CE, concernente il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche remunerative da parte delle autorità di vigilanza, e modifiche al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, nonché al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti i poteri di intervento della Banca d'Italia), l'articolo 23 (Modifiche al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, recante attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso) e l'articolo 24 (Disposizioni finali).
PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.
FLERES (CN-Io Sud-FS). Dichiara il voto favorevole del Gruppo ad un provvedimento che rappresenta tuttavia l'ennesima occasione perduta per attribuire al Parlamento un ruolo da protagonista in un'Europa la cui unità politica appare ancora lontana. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL). Consegna il testo dell'intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti di seduta (v. Allegato B).
CARLINO (IdV). Pur essendo contraria alla reintroduzione della diaria per missioni all'estero e alla direttiva sui prodotti della difesa, l'Italia dei Valori voterà a favore del provvedimento, che per volontà dell'ex maggioranza risulta appesantito dall'introduzione di materie estranee. Esprimendo preoccupazione per la congiuntura economica, auspica una riforma del processo di adeguamento all'ordinamento comunitario. (Applausi dal Gruppo IdV).
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Annuncia voto favorevole del Gruppo, rinviando alle considerazioni espresse in discussione generale. Il ritardo con cui viene approvata la legge comunitaria del 2010 evidenzia i limiti dell'attuale meccanismo di recepimento del diritto comunitario che deve essere ripensato. La crisi economica può rappresentare un'occasione per accelerare il processo di integrazione economica e politica dell'Europa e in questa fase l'Italia può tornare a svolgere un ruolo trainante. (Applausi dei senatori Astore e Ignazio Marino).
ADERENTI (LNP). E' in corso un processo di riforma della procedura di adeguamento alle norme europee che mira a recepire le novità introdotte dal Trattato di Lisbona e ad accelerare i tempi di approvazione della legge comunitaria, da sdoppiare in due distinti provvedimenti. Il Gruppo voterà a favore del provvedimento per evitare l'apertura di nuove procedure di infrazione e per salvaguardare il lavoro svolto dal precedente Governo. Chiede però che sia introdotta nella legge comunitaria 2011 la riforma della professione di guida turistica e vigilerà affinché nell'attuazione della direttiva 52/2009 non si insinui una sanatoria per i clandestini. Degni di nota appaiono l'articolo 5, che tutela i consumatori, e l'articolo 10, che semplifica il confezionamento delle acque destinate al consumo. L'articolo 17, invece, sull'uso della denominazione "cioccolato puro", dimostra un'eccessiva invadenza dell'Europa su questioni tecniche di minore importanza. (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Caruso e Rizzotti. Congratulazioni).
MARINARO (PD). Nonostante l'eccesso di delega presente nel disegno di legge, annuncia un voto favorevole del Gruppo PD in nome dell'impegno nazionale assunto dal Governo Monti, che è chiamato a testimoniare un modo diverso di concepire l'Europa, a partire dal recepimento del diritto comunitario. Il PD ha ritirato responsabilmente gli emendamenti presentati sull'articolo concernente la direttiva sui servizi, che pone diversi problemi applicativi, e sul trasferimento dei prodotti per la difesa. Sul tema della lotta al lavoro nero, occorre colpire soprattutto coloro che lo sfruttano. (Applausi dal Gruppo PD).
CASTRO (PdL). Vi è certamente una discrasia tra il percorso confuso e slabbrato della legge comunitaria e il forte impatto che la legislazione europea ha sulla vita delle comunità, tra il ruolo che il Parlamento è chiamato a svolgere e il deficit democratico che affligge l'Unione. Va perciò apprezzato l'impegno assunto dal Ministro, di fronte alla 14a Commissione, per rafforzare la dimensione parlamentare del procedimento legislativo europeo. Con riferimento alla riforma della legge Buttiglione, propone di non sdoppiare la legge comunitaria e di mantenere un'unica procedura di recepimento. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).
Con votazione nominale elettronica, ai sensi dell'articolo 120, comma 3 del Regolamento il Senato approva il disegno di legge n. 2322-B.
Discussione del documento:
(Doc. IV-quater, n. 5) Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Amedeo Ciccanti, senatore all'epoca dei fatti
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato all'unanimità di proporre all'Assemblea di ritenere che i fatti oggetto del procedimento civile nei confronti del deputato Amedeo Ciccanti, senatore all'epoca dei fatti, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e di dichiarare, pertanto, l'insindacabilità delle stesse ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
LI GOTTI, relatore. Rinviando alla relazione scritta, precisa che, dall'esame del fascicolo processuale, la Giunta ha riscontrato che il procedimento a carico del deputato Amedeo Ciccanti non è stato sospeso dal giudice perché non è stata formalizzata la eccezione di insindacabilità, così come prevede la legge n. 140 del 2003. Tuttavia, l'onorevole Ciccanti ha poi formalizzato un'istanza ai sensi della stessa legge n. 140 affinché il Senato riconosca l'insindacabilità delle dichiarazioni rese. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e dei senatori Del Pennino e Serra).
Il Senato approva la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Discussione del documento:
(Doc. IV-quater, n. 6) Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato di proporre all'Assemblea di ritenere che i fatti oggetto del procedimento penale nei confronti del signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e di dichiarare, pertanto, l'insindacabilità delle stesse ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
MALAN, relatore. Il procedimento in questione vede l'ex senatore Iannuzzi imputato per reato di diffamazione in relazione alla pubblicazione sul settimanale "Panorama" di un articolo intitolato "Criticare la magistratura è reato". Sebbene l'articolo non sia riconducibile ad un atto tipico, la Giunta ha ravvisato un nesso funzionale con l'attività parlamentare del senatore Iannuzzi, impegnato in modo particolare sui temi della giustizia.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
ADAMO (PD). La proposta avanzata dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari non è condivisibile, atteso che la fattispecie in esame si configura più propriamente come reato di diffamazione, non trovando quindi applicazione l'istituto dell'insindacabilità.
PRESIDENTE. Passa alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
BUGNANO (IdV). Il voto del Gruppo dell'Italia dei Valori sarà contrario alla proposta avanzata dalla Giunta,in quanto non esistono atti parlamentari presentati dal senatore Iannuzzi che consentano di far ricadere le sue dichiarazioni nell'ambito dell'esercizio delle funzioni parlamentari.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Preannuncia il voto favorevole del Gruppo alla proposta della Giunta.
Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice BUGNANO (IdV), il Senato approva la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. (Applausi dal Gruppo PdL).
ADERENTI (LNP). Precisa che il voto espresso voleva essere favorevole.
Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno
CASSON (PD). Sollecita lo svolgimento dell'interrogazione 4-06230, avente ad oggetto il tema della sicurezza delle reti informatiche.
MENARDI (CN-Io Sud-FS). Sollecita lo svolgimento delle interrogazioni 3-01259 e 3-01297, aventi ad oggetti le azioni compiute dai vertici della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo.
GRAMAZIO (PdL). Sollecita lo svolgimento dell'interrogazione 4-06352 riguardante le iniziative da assumere a livello diplomatico dopo il gravissimo attacco subito dall'ambasciata inglese a Teheran.
LANNUTTI (IdV). Esprime con fermezza l'auspicio che si provveda quanto prima all'attuazione della direttiva europea 2010/76, in materia di requisiti patrimoniali delle banche e di bonus ai banchieri, dal momento che il suo mancato recepimento determinerebbe una sanzione per l'Italia pari a quasi 100.000 euro al giorno.
PRESIDENTE. La Presidenza si attiverà nel senso richiesto dagli intervenuti.
Essendo concluso l'esame degli argomenti in calendario per la corrente settimana, la seduta di domani non avrà luogo.
Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 6 dicembre.
La seduta termina alle ore 19,41.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza della vice presidente BONINO
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,31).
Si dia lettura del processo verbale.
BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).
Governo, composizione
PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, comunico che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha inviato la seguente lettera:
«Roma, 29 novembre 2011
Onorevole Presidente,
informo la S.V. che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha nominato Ministro senza portafoglio il presidente di sezione del Consiglio di Stato Filippo PATRONI GRIFFI.
F.to Mario Monti».
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, ha approvato a maggioranza il calendario dei lavori fino al 7 dicembre.
Rimangono confermati gli argomenti all'ordine del giorno della seduta pomeridiana odierna. Ove la trattazione di tali argomenti si esaurisca entro questa sera, la seduta antimeridiana di domani non avrà luogo.
La prossima settimana l'Assemblea terrà seduta nel pomeriggio di martedì 6 dicembre e nella mattina di mercoledì 7. Saranno discusse la mozione Bianconi sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani e la mozione Baio sul carcinoma ovarico.
La Conferenza dei Capigruppo ha altresì stabilito la calendarizzazione per il pomeriggio di martedì 13 dicembre della mozione Calderoli in materia di riforme istituzionali e valorizzazione degli enti territoriali.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 7 dicembre 2011:
| Mercoledì | 30 | novembre | pom. | h. 16,30-20 | - Seguito disegno di legge n. 2322-B - Legge comunitaria 2010 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Voto finale con la presenza del numero legale) - Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari |
| Giovedì | 1° | dicembre | ant. | h. 9,30-13 |
| Martedì | 6 | dicembre | pom. | h. 16,30-20 | - Mozione 452, Bianconi, sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani - Mozione 428 Baio, sul carcinoma ovarico |
| Mercoledì | 7 | " | ant. | h. 9,30-13 |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2322-B
(Legge comunitaria 2010)
(5 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 30' |
| Governo |
| 30' |
| Votazioni |
| 30' |
| Gruppi 4 ore, di cui : |
| |
| PdL | 1 h. | 02' |
| PD |
| 54' |
| LNP |
| 25' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI |
| 21' |
| Per il Terzo Polo (ApI-FLI) |
| 20' |
| IdV |
| 20' |
| CN-Io Sud-FS |
| 20' |
| Misto |
| 20' |
| Dissenzienti |
| 5' |
BODEGA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BODEGA (LNP). Signora Presidente, vorrei spiegare all'Aula le ragioni per le quali la Lega Nord non ha votato questo calendario dei lavori. Siamo tutti a conoscenza del fatto che il momento è particolare: la gente è preoccupata dei risparmi che ha in banca, se ne ha, e si chiede come farà a tirare sino alla fine del mese. Già dalla scorsa settimana abbiamo chiesto, e lo abbiamo fatto anche nell'ultima Conferenza dei Capigruppo, che il Presidente del Consiglio venga in Aula a riferire sulle intenzioni sue e del suo Governo relativamente ai provvedimenti dei quali quotidianamente leggiamo sui giornali, ma che a noi direttamente non è dato conoscere. Non c'è stata data alcuna risposta.
In alternativa, abbiamo chiesto la presenza del Vice Ministro o di un Sottosegretario per illustrare le intenzioni dell'Esecutivo. Poi, visto e considerato che uno dei problemi principali è quello delle pensioni, abbiamo chiesto la presenza del Ministro del lavoro per capire cosa hanno in testa in relazione a quanto scritto sui giornali. Nulla di tutto questo c'é dato sapere.
Riteniamo che non sia una strada corretta quella intrapresa dal Governo Monti, anche se posso ben capire che i problemi sono tanti e tanto è il lavoro da fare. Questo è il motivo per cui siamo contrari alla programmazione del calendario approvata in Conferenza dei Capigruppo: perché non abbiamo avuto alcuna risposta alle nostre richieste, che credo possano riflettere le legittime aspettative di tutti. Abbiamo chiesto poi la calendarizzazione della mozione Calderoli, fissata per il 13 dicembre. Scusate, ma con tutto il rispetto per le materie che verranno trattate la prossima settimana, vale a dire due mozioni, una della senatrice Bianconi sulla valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e olivicoli italiani e una della senatrice Baio sul carcinoma ovarico, riteniamo che la mozione a firma del senatore Calderoli sulla riduzione del numero dei parlamentari e sul trasferimento agli enti locali dei fondi ai Comuni virtuosi - tenete presente, com'è stato detto da tutti, che i sindaci protestano in continuazione - siano argomenti forse più importanti in un contesto generale di crisi economica, e che quindi quest'Aula li dovrebbe trattare prioritariamente.
Questa è la ragione per la quale il nostro voto sul calendario è stato contrario. Rinnoviamo comunque tutte le nostre richieste nella speranza che prima o poi vengano accolte. (Applausi dal Gruppo LNP).
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, rispondo alle osservazioni del senatore Bodega, che peraltro non era presente alla Conferenza dei Capigruppo, ma che non dubito sarà stato informato minutamente dal suo Capogruppo sulla conduzione di tale Conferenz, che è durata circa due ore proprio sulla base delle richieste della Lega. C'è stata quindi una manifestazione di grande ascolto, disponibilità e compiacenza da parte di tutti i Gruppi rappresentati, nonché da parte della Presidenza del Senato, nei confronti dell'unica opposizione esistente in Aula in questo momento, che è appunto costituita dalla Lega.
Ma l'essere opposizione ovviamente non autorizza a riferire i fatti in maniera non esattamente rispondente alla verità, né soprattutto a ritenersi già immersi e già usciti in un lavacro rigeneratore che cancella ogni segno del passato. (Applausi dal Gruppo PD). Vorrei su questo cominciare a mettere in fila alcuni fatti.
Il primo fatto è che la richiesta del senatore Bricolo è stata quella di calendarizzazione (ciò è avvenuto nella precedente Conferenza dei Capigruppo) di una mozione che il mio Gruppo trova molto interessante. È una mozione che ha due punti essenziali: il primo riguarda gli obblighi del Governo in adempimento delle finalità di alcune manovre finanziarie che riguardano appunto l'autonomia finanziaria degli enti locali (materia sulla quale, come tutti sanno, noi siamo stati - credo - tra i Gruppi più sensibili durante tutta la legislatura, quindi è un punto di grande interesse per noi); il secondo riguarda la riduzione del numero dei parlamentari.
Qualcuno dovrà ricordare alla Lega che eravamo in dirittura d'arrivo con una proposta che era già stata approvata con larghissimo consenso in 1a Commissione e, se il procedimento si è arrestato, è stato perché la Lega ha tirato fuori la necessità che si discutesse insieme tutto, e si è arenato in 1a Commissione e anche in quest'Aula. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi)
Quest'Aula, che aveva approvato una mozione perché venisse data corsia privilegiata alla riduzione del numero dei parlamentari, ha trovato una seconda occasione per prendere tempo, su iniziativa della Lega - questo per comprenderci - e ciò è avvenuto con il ritiro della proposta della Lega di riduzione del numero dei parlamentari. Questo per dire che la storia spesso fa giustizia delle posizioni politiche rispetto alla propaganda.
Seconda questione: noi siamo non solo assolutamente disponibili a discutere la mozione Calderoli, ma abbiamo anche fatto un'offerta alla Lega dicendo che è una mozione interessante, ci sono impegni seri; i Gruppi, a cominciare dal mio, potrebbero rinunciare a presentare una mozione sugli stessi temi, così dando la prova della più ampia disponibilità, che è solo interrotta da un impegno istituzionale importante come il congresso del PPE, al quale alcuni Gruppi di quest'Aula devono partecipare per ragioni che sono ovvie.
Quindi è sulla calendarizzazione della mozione che si pone la questione. Sulle richieste subordinate, cioè che la prossima settimana venga il Ministro dell'economia o il ministro Fornero, a me pare di poter dire due cose. In primo luogo, questo Governo ha circa dieci giorni di vita; se togliamo le domeniche sono meno. Per chi ha atteso tre anni e mezzo, dieci giorni mi sembrano francamente pochini. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
In secondo luogo, i colleghi della Lega hanno certamente l'intelligenza politica, la prudenza istituzionale e l'accortezza istituzionale per sapere che ragionare in quest'Aula dei diversi step prima che il procedimento europeo - chiamiamolo così - sia concluso può avere un'influenza in una fase così difficile per l'economia europea, per l'euro, per cui la richiesta del Ministro di attendere la fine del procedimento (non sarà fra sei anni, bensì il 9 dicembre) perché il Ministro dell'economia nonché Presidente del Consiglio venga a riferire, a me pare assolutamente legittima. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, non comprendiamo il senso della polemica dei colleghi della Lega (lo dico con tutta onestà e con grande serenità), perché noi ci atteniamo ad un metodo di lavoro che è stato quello deciso in precedenza dalla Lega e dai Gruppi parlamentari che hanno svolto, fino a qualche settimana fa, la funzione di Gruppi parlamentari di maggioranza.
Si tratta di un metodo che noi non abbiamo condiviso, ma che abbiamo rispettato, perché introdotto dalla maggioranza del Senato.
Questo metodo si è così tradotto nella nostra discussione parlamentare degli ultimi mesi. Innanzitutto, attraverso il fatto che, quando viene richiesto, giustamente e legittimamente, a un Ministro o al Presidente del Consiglio di venire in Parlamento a rendere un'informativa su alcuni argomenti, questo lo si è fatto coincidere, nel 95 per cento dei casi, con i provvedimenti che il Governo ha sottoposto al Parlamento. Ricordo ai colleghi della Lega che noi abbiamo chiesto più volte, in diverse occasioni, che il ministro Tremonti venisse in quest'Aula e rendere informative sui contenuti dell'azione di politica economica del Governo in Italia e nei rapporti con gli altri partner europei. E in ogni occasione ci è stato risposto che il Ministro dell'economia sarebbe venuto in Aula solo in coincidenza e in occasione della discussione di provvedimenti approvati dal Governo e che, in quella sede, anzi in sede di discussione generale su quei provvedimenti, si sarebbe conosciuta l'opinione del Governo.
Noi abbiamo fatto quindi la stessa identica cosa. Il Governo ha annunziato che lunedì varerà un primo pacchetto di norme e che verrà ad informare e a discutere con il Parlamento sui provvedimenti che riguardano le questioni economiche. Il Governo ha detto, con molta onestà, che, prima di rendere un'informativa completa sulle questioni che bollono in pentola a livello europeo, deve completare il giro di interlocuzioni, che sta svolgendo e che si completerà con altri incontri che il presidente Monti avrà dal 6 al 9 dicembre in Europa; esso sarà quindi in condizione di fornire al Parlamento un'informativa compiuta e dettagliata su tutto questo lavoro all'esito di questo giro.
Sinceramente, non capisco la ragione per la quale si stia facendo strumentalmente questa polemica e non capisco la ragione per la quale questo metodo, che - ripeto - noi non abbiamo condiviso, ma abbiamo accettato perché voluto della maggioranza, oggi non vada più bene. Inviterei pertanto i colleghi della Lega a votare il calendario. Quest'ultimo prevede che già da lunedì noi avremo la possibilità di discutere in Parlamento i provvedimenti del Governo e sapremo se saranno presentati prima qui o alla Camera, cosa che verrà concordata tra i due rami del Parlamento. Avremo la possibilità di avere qui il Governo, dopo che avrà concluso questo giro di consultazioni europee; il Presidente del Consiglio potrà dirci cosa sta succedendo e in che termini. Tutto questo mi sembra normale e giusto; magari lo si fosse fatto in precedenza, così come oggi lo si sta garantendo!
Chiederei pertanto ai colleghi della Lega, senza alcuna polemica e con grande serenità, di accettare la proposta avanzata da tutti noi di discutere la mozione nella settimana successiva (quella del 13 dicembre), perché ci sarà la possibilità che ciascun Gruppo parlamentare dia il proprio contributo a questa mozione, presentando mozioni proprie o confluendo sul testo della Lega.
Ricordo a me stesso che questa mozione contiene due punti. Il primo punto riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, su cui quest'Aula si è già pronunciata con la dichiarazione d'urgenza per l'esame dei relativi provvedimenti. L'accelerazione è già stata disposta e non è pertanto necessario approvare una nuova mozione in merito; cerchiamo di concludere l'esame in Commissione e calendarizziamo quei provvedimenti in Aula, altrimenti vi prendete in giro e ci prendiamo in giro. Il secondo punto oggetto della mozione attiene al riparto delle risorse tra i Comuni, le Province e il sistema delle autonomie. Questo potrà essere oggetto di una discussione di merito più approfondita, su cui anche noi non siamo in linea di principio contrari, nel momento in cui sapremo cosa il Governo ha previsto in questo primo pacchetto di provvedimenti in materia economica.
Insomma, se veramente volete fare un'opposizione costruttiva, fatela. Confrontiamoci, facciamolo con serenità utilizzando le regole che avete imposto voi e che noi abbiamo subito. Pertanto, oggi vi diciamo: se vi stavano bene allora, vi devono stare bene anche oggi. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI ePD).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signora Presidente, rispondo alla senatrice Finocchiaro e al senatore D'Alia. Le cose non stanno proprio così, caro collega D'Alia. Questo è un Governo che a differenza dell'altro - visto che si accusa di adottare atteggiamenti diversi in momenti diversi - non è stato votato dal popolo: questo è un Governo che nasce attraverso una manovra di Palazzo. (Commenti del Gruppo PD). Questo è un Governo che non ha un programma legittimato dal voto popolare. Questo Governo, attraverso le conferenze stampa del presidente del consiglio Monti - ne ha fatta una anche oggi - decide di esternare al pubblico quello che intende fare e nei limiti che lui definisce, nel senso che non approfondisce certi temi, non ne affronta altri, magari per non scontentare una parte della maggioranza che in questo momento lo sta appoggiando piuttosto che un'altra.
Noi crediamo che in un momento come questo il confronto non debba avvenire nelle conferenze stampa, ma debba avvenire in Parlamento. Questo credo sia nell'interesse di tutti, senatore D'Alia. Eravate voi a fare le richieste di voto sul calendario assumendo in più occasioni un atteggiamento ostruzionistico per cercare di bloccare i lavori d'Aula. Noi oggi non abbiamo fatto questo: abbiamo semplicemente motivato il nostro voto contrario. Non abbiamo richiesto modifiche al calendario, considerato che tanto, visti i numeri, sarebbero state tutte bocciate, per non allungare ulteriormente i tempi di questa seduta.
Non c'è volontà ostruzionistica. Semplicemente si vuole avere un confronto chiaro in Parlamento con il Governo, che ci è negato. Per lunedì è stato annunciato un decreto; il Governo martedì può venire a riferire non solo dei contenuti di questo decreto, ma circa intenzione di emanare nuovi provvedimenti, su cosa vuole fare per risolvere i problemi di questo Paese. Il Governo si nasconde e dice no e questo è inaccettabile.
Non solo: abbiamo chiesto di far lavorare il Parlamento. Abbiamo chiesto la calendarizzazione della mozione presentata dal senatore Calderoli per la prossima settimana, ma ci è stato risposto di no perché c'è il congresso del Partito popolare europeo cui si dovrà partecipare. Ci è stato detto che c'è la necessità di approfondire, quando la nostra richiesta risale alla settimana scorsa per questa settimana. C'era stato detto di no, perché era una settimana con lavori parlamentari molto importanti, ma sappiamo bene che la seduta odierna concluderà anche la settimana dei lavori. Domani, infatti, non ci sarà seduta, perché non c'è niente da fare. Domani non si lavora e in tutta la prossima settimana esamineremo due mozioni dai contenuti sicuramente importanti, come diceva il collega Bodega, ma che non vanno a intervenire sui reali problemi del Paese.
Quanto alla mozione presentata dal senatore Calderoli che parla della riduzione del numero dei parlamentari, senatrice Finocchiaro, su questo tema ci eravamo dati dei tempi; avevamo accantonato anche la sua mozione: avevamo detto che entro due mesi si sarebbero dovuti affrontare gli argomenti in Commissione per portare avanti il disegno di legge, che era del Governo, ma quello che ora non c'è più, e quindi, di fatto, il provvedimento non ha più un nome perché non ha più un Governo che lo appoggia. Visto che i tempi sono passati - lo abbiamo detto in Aula e oggi non diciamo una cosa diversa - diciamo allora: affrontiamo seriamente il tema della riduzione del numero dei parlamentari e, allo stesso tempo, affrontiamo la questione importantissima e molto sentita sul territorio del riparto dei fondi a favore degli enti locali, tenendo conto dei Comuni virtuosi, cosa che il Governo deve fare al più presto perché previsto dalle manovre che tutti insieme abbiamo votato in questo Parlamento.
Diciamo le cose come stanno: noi stiamo facendo seriamente il nostro lavoro d'opposizione; voi state difendendo l'operato di un Governo che sta in tutti i modi nascondendosi, evitando il confronto in Parlamento. Ricordo che il presidente Monti nel suo intervento sulla fiducia aveva detto che i suoi Ministri si sarebbero recati in Commissione per riferire sul loro operato, su cosa vogliono fare in questa fine di legislatura. Finora non si è visto un Ministro, non è stato calendarizzato un incontro con nessun Ministro di questo Governo. (Commenti dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Ho chiesto di prestare attenzione quando parlavano altri Presidenti di Gruppo: vale lo stesso discorso anche adesso.
BRICOLO (LNP). Abbiamo semplicemente chiesto di lavorare e di confrontarci con gli altri, senza imporre niente a nessuno e senza nessuna intenzione ostruzionistica. Ci è stato detto di no. Ne prendiamo atto. (Applausi dal Gruppo LNP).
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signora Presidente, vorrei provare a dare un contributo per ritrovare un po' di serenità su questo tema.
Desidero innanzi tutto rassicurare il senatore Bricolo e la Lega: se la sollecitazione, in sostanza, è affinché i provvedimenti che il Governo intenderà assumere arrivino in Parlamento e che su di essi si sviluppi un dibattito approfondito, noi siamo pronti a dare ogni tipo di rassicurazioni. Se c'è stato un limite nel dibattito di questi giorni è che ci si è fermati ai titoli dei paragrafi. Ad esempio, parlare di patrimoniale non vuol dire nulla. Chi conosce la materia sa che sotto il titolo di quel paragrafo vi può essere scritto di tutto e che molto probabilmente, mai come in questo caso, il lavoro che noi dovremo fare in Parlamento è quello di badare ai particolari.
Il nostro Gruppo sarà dunque assolutamente vigile affinché tutto passi dal Parlamento. Siamo in una fase nella quale la politica ha compiuto un passo di lato. L'ha fatto per responsabilità nazionale, perché l'Italia si trova in una crisi globale della quale rischiava di diventare il capro espiatorio così come lo è stato il Governo che fino a qualche settimana fa la rappresentava. Oggi le cose sono più chiare. Coloro i quali ritenevano che un semplice cambio di Esecutivo avrebbe risolto ogni problema hanno avuto la dimostrazione dai fatti che non è così e che le difficoltà sono diverse. (Applausi dal Gruppo PdL). Possiamo dirlo perché c'è stato un atto di responsabilità. Se questo atto non fosse stato compiuto, non si sarebbe avuta la prova della realtà e essa non sarebbe diventata consapevolezza collettiva.
Ebbene, questo atto di responsabilità della politica non è un atto di resa. Non significa alzare le mani di fronte al potere dei tecnici, tra virgolette. Resta un atto di responsabilità politica che, anzi, va rivendicato.
Vorrei aggiungere un'ulteriore considerazione nel merito e, anche in questo caso, di ordine sostanziale. Mi rifersco alla mozione Calderoli, che non solo rispettiamo, ma che vogliamo anche discutere. Riteniamo anche che nel dispositivo quella mozione riprenda un lavoro comune che è stato fatto e che, per quel che ci riguarda, intendiamo difendere. C'è un aspetto particolare della mozione sul quale vogliamo assumere ancora alcuni giorni di tempo, anche perché le informazioni in mio possesso non sono del tutto coincidenti con quelle che sono state riferite qui dagli altri colleghi Capigruppo. A me non risulta che il lavoro in Commissione si sia impantanato e che l'iniziativa di riforma più complessiva possa essere catalogata come dilatoria, finalizzata a non discutere di un tema che dovremmo avere tutti quanti a cuore: quello della riduzione dei parlamentari. Mi risulta anzi che si sia giunti alla conclusione della discussione generale e che sia possibile passare alla fase emendativa.
Perché dico questo? Perché rivendico quanto ho sostenuto in quest'Aula assieme ai colleghi della Lega. Ben venga la semplice riduzione del numero dei parlamentari che tiene fermo questo assetto bicamerale, se viene praticata come ultima ratio. Ma dobbiamo renderci conto che questa sarebbe una sconfitta della politica e del parlamentarismo. (Applausi dal Gruppo PdL). È un modo demagogico di declinare il tema dei costi della politica. Il vero costo della politica, colleghi senatori, è il fatto che in Italia, per approvare una legge, occorrono 850 giorni contro i 450 giorni che ci vogliono nel resto d'Europa. (Applausi dal Gruppo PdLe della senatrice Mariapia Garavaglia). É il fatto che in Italia c'è un sistema di navetta che, di fatto, è assolutamente non idoneo alle novità introdotte dalla modernità e dalla tecnica.
Noi dobbiamo provare fino in fondo a salvare il bicameralismo, a renderlo funzionale, e in questo contesto produrre quella riduzione del numero dei parlamentari che non deve essere un osso che gettiamo ai tanti detrattori della politica, che non si soddisferanno mai di qualunque pezzo di carne daremo loro a disposizione. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
Allora, colleghi della Lega, se possiamo salvare questa impostazione, che è di tutti quanti noi, se possiamo salvare un discorso che vada oltre e metta in discussione il bicameralismo, il suo funzionamento, e lo accordi anche con le proposte sul federalismo da noi avanzate, dobbiamo sostenere fino in fondo tutti gli sforzi.
Probabilmente l'odierno contesto politico può essere un'opportunità in tale senso. Vi sono infatti alcuni provvedimenti da cui passa la salvezza del nostro Paese nella crisi economica mondiale. Per il resto, il Parlamento dovrebbe mettere mano all'assetto istituzionale e fare in modo che, dalla prossima legislatura, non ci sia mai più la necessità che la politica faccia un passo indietro o un passo di lato. Questo è anche un problema di funzionamento istituzionale ed è quanto dovremmo discutere in queste Aule nell'anno che ci separa dalle prossime elezioni. (Applausi dai Gruppi PdL, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e dei senatori Sangalli e Biondelli. Congratulazioni).
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, non ho ben chiaro il motivo per cui è stata sollevata questa questione. Oggi, in tarda mattinata, alla Conferenza dei Capigruppo è stata avanzata la proposta di discutere la risoluzione presentata dal senatore Calderoli la prossima settimana, nei giorni 6 o 7 dicembre. Questa è stata la proposta del presidente del Senato. Alcuni Gruppi, però, hanno fatto presente la loro assenza, a livello di vertice, per la partecipazione al congresso del Partito Popolare Europeo che si svolgerà a Marsiglia. Pertanto, hanno chiesto lo slittamento della discussione della proposta di una settimana.
Il Capogruppo della Lega si è mostrato d'accordo al rinvio alla settimana successiva, ossia al 13 dicembre, ma ha avanzato la richiesta di ottenere in cambio la presenza del Ministro. Quando gli è stato risposto che il Ministro non sarebbe stato presente in Italia, ha chiesto la presenza del Vice Ministro e, alla risposta negativa (il Vice Ministro sarà al seguito del Ministro), ha chiesto un Sottosegretario. Devo dire che alla fine sembrava di stare al mercato. Si è detto che, all'esaurimento dello svolgimento delle procedure europee, si verrà a rispondere in questa sede.
Non si tratta di una richiesta di modifica del calendario, bensì di un capriccio infantile. (Applausi dal Gruppo IdV e della senatrice Biondelli).
PRESIDENTE. Se ho ben capito, anche a seguito dell'intervento del presidente Bricolo, non esiste ad oggi la formalizzazione di una modifica del calendario, ma solo una motivazione di voto contrario.
Su questo lascio la parola al presidente Viespoli che ha chiesto di intervenire.
VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, io non avevo chiesto la parola perché ritengo che non sia un buon esercizio di parlamentarismo quello di determinare le condizioni per cui, a torto o ragione, la Conferenza dei Capigruppo non esaurisce il confronto al suo interno, ma diventa il primo tempo del dibattito in Aula. Ritengo che ciò non sia utile ai lavori e al dibattito parlamentare e quindi pensavo di non prendere la parola, tuttavia, se la Conferenza dei Capigruppo deve diventare una sorta di esercitazione sulle grandi questioni o sulle piccole questioni, tra l'altro con versioni che non sempre sono puntuali, allora io dico con grande chiarezza che pensavo fossimo usciti dalla logica del berlusconismo e dell'antiberlusconismo: non vorrei che, invece, ora entrassimo nella logica del leghismo e dell'antileghismo, che diventi una sorta di confronto all'interno di questa Aula parlamentare per fare una rincorsa a di chi è più zelante da una parte, e a chi è più zelante dall'altra.
La questione è semplice: la Lega ha legittimamente posto il problema di ascoltare il Presidente del Consiglio, tra l'altro in una condizione parlamentare nella quale finora non vi è stata neanche la possibilità di ascoltare i Ministri, ai quali spetta, come una sorta di atto dovuto, di riferire alle Commissioni di merito le linee programmatiche del proprio Ministero. Tale fatto ancora non si è realizzato in alcune Commissioni: richiedere un adempimento del genere non sembra una questione intoccabile.
Ci sono problemi che il Governo legittimamente ha posto, la Lega legittimamente svolge la sua parte e noi, anziché esercitarci nel secondo tempo, faremmo bene a prendere atto del fatto che, nel ruolo parlamentare, ciascuno ha una posizione e un atteggiamento e andare al dunque delle questioni. Noi stiamo discutendo del calendario; non stiamo parlando di altre questioni e di altri problemi: affrontiamoli in maniera responsabile, attenta, comprensiva del ruolo e delle funzioni di tutti. Altrimenti, ritengo che bisognerà fare una modifica del Regolamento e determinare - ma non voglio avanzare una provocazione - il fatto che, per evitare il secondo tempo, la Conferenza dei Capigruppo si svolga direttamente in Aula. Recupereremmo così in termini di tempo e di trasparenza. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e del senatore Mazzatorta).
MURA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signora Presidente, sottraggo solo pochi secondi a lei e ai colleghi, esclusivamente per ribadire quanto ella ha già detto e che ritengo importante precisare per tutti.
In questa fase non capisco, francamente, quale sia la ratio del dibattito che si è aperto, dal momento che non è stata richiesta alcuna modifica del calendario. Non capiamo perché ci mettiamo tutti a discutere, come diceva giustamente il collega Viespoli, di questo eventuale primo tempo. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Infatti, senatore Mura, come avevo già detto, non essendo state formalizzate proposte alternative, perché la Lega ha voluto solo motivare il suo voto contrario al calendario dei lavori, il calendario si intende definitivo.
Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:
(2322-B) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 17,12)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2322-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.
Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.
Ricordo altresì che nella seduta antimeridiana la relatrice ha svolto la relazione orale.
Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Adamo. Ne ha facoltà.
ADAMO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, prima di entrare nel merito del provvedimento, vorrei ricordare che il mio Gruppo, come abbiamo preannunziato... (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, credo di avervi richiamato a prestare un po' di attenzione e a mantenere il decoro istituzionale ormai ripetute volte dall'inizio della seduta.
ADAMO (PD). Signora Presidente, vorrei richiamare anche l'attenzione del Ministro, non solo quella dei colleghi.
Come abbiamo già avuto modo di preannunciare - parlo a nome del mio Gruppo - in 14a Commissione in occasione dell'incontro con il nuovo Ministro, che ha illustrato i propri intenti (tra l'altro, per quanto riguarda la polemica precedente, diversi Ministri stanno incontrando le varie Commissioni), abbiamo preso atto che si è aperta una fase nuova di cui l'europeismo è tratto essenziale. Non mi riferisco a quell'europeismo a priori, retorico e di facciata, che descriveva anche la presidente Boldi questa mattina, quando ricordava una certa prassi invalsa, nel senso di non prendere sul serio le direttive europee, di pensare di non applicarle, di pensare di ricorrere a qualche artificio per aggiustarle e di cercare, quando poi si incorre in procedure d'infrazione, di rimediare in qualche modo dicendo che ce l'ha chiesto l'Europa.
Mi riferisco invece, come hanno ben sottolineato sia la senatrice Marinaro che il collega Marino questa mattina, alla piena consapevolezza che l'Europa siamo noi, per usare un'espressione già richiamata e che è tratta dall'intervento del presidente Monti. Ciò significa che in molti campi non ci saranno più politiche nazionali separate e indipendenti, mettendo a margine le politiche europee come se fossero una materia aggiuntiva rispetto alle nostre; ci sarà invece un'estensione con un processo di integrazione che deve andare necessariamente avanti nel lavoro di armonizzazione legislativa. Nella formulazione delle nostre politiche, da un lato si dovrà tenere conto sempre di più delle decisioni prese a livello europeo, e dall'altro dovremmo sentirci ingaggiati sempre più fortemente nella determinazione delle stesse politiche europee, sia in positivo, in quella che viene chiamata la fase ascendente (abbiamo parlato molto questa mattina del ruolo dei Parlamenti), sia in negativo, quando si tratta di osteggiare fortemente in maniera dialettica, consapevoli di essere i cofondatori pienamente partecipi del processo decisionale europeo.
Questa ottica diversa, anche se tardiva rispetto ai tempi dei processi reali, ci impegna in primo luogo sul fronte normativo. A tale proposito mi permetta, signora Presidente, di chiedere ufficialmente ancora una volta perché la Giunta per il Regolamento non abbia ancora adottato quanto elaborato dall'apposita Commissione per adeguare il nostro Regolamento alle nuove procedure. Inoltre, l'ottica diversa a cui facevo riferimento ci impegna sul fronte più importante, che è quello dei comportamenti, di ciò che in quest'Aula viene richiamato spesso come tradizione, abitudine, prassi consolidata. Queste tradizioni, queste abitudini, queste prassi consolidate vanno radicalmente modificate.
Pertanto, voglio soffermarmi qualche minuto sul provvedimento in esame, che pure voteremo, per chiudere una storia e una partita, perché esso, in un'attività laboratoriale universitaria, potrebbe ben servire da caso di studio come esempio di cattiva legislazione. Noi - lo dico ai colleghi che non hanno ancora percepito l'appello chiaro che si è levato anche questa mattina - stiamo per votare, come potete capire dal testo che avete davanti, la legge comunitaria 2010. Un provvedimento, la comunitaria, che ha avuto un iter pazzesco, non accompagnato dal Governo perché nel corso dei mesi in cui si è svolto l'iter non esisteva un Ministro per gli affari europei (il che, se non è sicuramente la causa principale, costituisce una delle concause del nostro ritardo nell'affrontare molte questioni) ed arriva all'esame del Senato in terza lettura oggi dopo un iter assolutamente travagliato: il provvedimento, già presentato al Senato in ritardo nell'agosto 2010 invece che il 31 gennaio come previsto dall'articolo 8 della legge cosiddetta Buttiglione, arriva con 11 articoli ed esce dall'Aula con 18. Lo licenziamo il 2 febbraio 2011, alla Camera il 6 aprile 2011 è iscritto all'ordine del giorno ma viene rinviato di nuovo in Commissione perché si dà priorità alla legge sul processo breve. Dopodiché, in Commissione, la legge da 18 passa a 42 articoli e secondo la famosa prassi consolidata, che va radicalmente modificata, viene considerata una legge omnibus, dove si infila tutto quello che non si è riusciti a mettere in altri provvedimenti, tutto quello che le nuove procedure della legge di stabilità non permettono più di fare, come nella vecchia finanziaria.
Dopo di che, di slittamento in slittamento, arriviamo alla famosa seduta del 29 giugno alla Camera, dove viene respinto l'articolo 1, che fa decadere tutto. Le vicende politiche connesse ve le risparmio. Sta di fatto che ci torna questo provvedimento, grazie a Dio con un po' di articoli stralciati, in ritardo su se stesso, e che voteremo solamente per senso di responsabilità, per il fatto che stiamo pagando le infrazioni che il provvedimento originario avrebbe dovuto invece sanare attraverso il recepimento di situazioni che si sono ovviamente aggravate in questo anno e mezzo. Però, non possiamo non far rilevare al Governo, avendo eliminato tutti i nostri emendamenti, i contenuti che con azioni successive andranno corretti.
Mi accingo a concludere, Presidente, per evidenziare le tre questioni che vorrei che il Governo tenesse in considerazione: in primo luogo, la genericità della delega, per cui sulle materie dell'articolo 21 occorre risentirci, Ministro, per capire come intende operare. Lo stesso dicasi per tutte le questioni che hanno a che vedere con l'articolo 11, quello delle aree demaniali e delle concessioni; infine sull'articolo 4, delle famose diarie, introdotte a sorpresa, su cui abbiamo un parere anche negativo della 5a Commissione, nonché perplessità sollevate nel parere espresso anche dalla 1a Commissione che lasciano aperte anche molte questioni di merito.
Ciò detto, per senso di responsabilità cui mi richiamavo prima, voteremo ovviamente a favore, per chiudere questa partita ed aprire possibilmente - e noi ci impegniamo in questo senso - una pagina nuova. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.
GRANAIOLA (PD). Signora Presidente, signor Ministro, cari colleghi, la senatrice Adamo ha già delineato un quadro molto chiaro dell'iter di questo disegno di legge, per cui concentrerò il mio intervento soltanto sull'articolo 11, soffermandomi sulla questione delle concessioni demaniali marittime per uso turistico-ricreativo che, come ben sappiamo, riguarda 30.000 piccole e piccolissime imprese esistenti sul territorio nazionale, con un numero di occupati che, se si considera l'indotto, sfiora i tre milioni di persone.
Su questo argomento è stato detto tutto ed il contrario di tutto, pur nella diffusa scarsa conoscenza dei reali termini della questione. Sono state trovate soluzioni assurde da parte di Ministri del Governo precedente, che hanno gettato discredito sulla categoria e creato fratture tra sindacati e movimenti, facendo perdere di vista quella che era l'unica, vera e legittima richiesta degli imprenditori balneari, vale a dire la tutela delle proprie imprese, del lavoro di una vita di intere famiglie, degli investimenti effettuati grazie anche a mutui consistenti e pesanti, dei quali purtroppo le banche cominciano a chiedere il rientro, vista la grave situazione di incertezza normativa che grava su dette aziende.
Nessuna liberalizzazione ha sostituito gli imprenditori esistenti, penso ad esempio ad ENEL e ai distributori di carburanti. In questi casi si è passati addirittura da un regime concessorio ad uno autorizzatorio, permettendo agli imprenditori di continuare le loro imprese, e sono bastate autocertificazioni attestanti i requisiti per la continuazione delle imprese. Nessuna liberalizzazione prevista dall'Europa ha mai avuto l'intenzione di distruggere un sistema economico che funziona, e questo ce lo ha confermato il commissario Barnier nella sua audizione del 24 novembre scorso qui in Senato.
Perché, allora, distruggere un settore che non ha mai chiesto sostegni economici, che paga l'aliquota IVA più alta del comparto turistico, che potrebbe accrescere notevolmente le entrate dello Stato se fossero applicati i giusti canoni concessori, previsti dall'accordo con il precedente ministro Brambilla, accordo mai applicato e non certo per volontà degli imprenditori balneari?
Come ci è stato ricordato a Bruxelles il 21 novembre scorso - in occasione di un'audizione con il vice capo unità della Commissione competente per la questione dei balneari, il dottor Frohn, ed il funzionario competente per le questioni legali, il dottor Daniel Kramer - è compito dei Governi nazionali trovare la giusta applicazione delle direttive, e questo deve valere anche per la direttiva Bolkestein. Entro il 28 dicembre 2011 dovrà essere presentato il piano di monitoraggio sullo stato di applicazione della stessa e gli eventuali effetti negativi per individuare gli eventuali correttivi necessari. Spero che questo avvenga al più presto.
Quindi, seppure a malincuore, voterò questa legge comunitaria per chiudere definitivamente la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, che si dice causata dal rinnovo automatico delle concessioni e dal diritto di insistenza, ma mi aspetto che la delega concessa al Governo dallo stesso articolo 11 ci porti davvero all'emanazione di una legge che metta ordine e faccia chiarezza sulla materia, che definisca puntualmente cos'è l'arenile e che restituisca stabilità e serenità alle imprese italiane che operano nella balneazione e che si trovano attualmente a dover affrontare, oltre alle difficoltà imposte dalla crisi, un'insopportabile incertezza normativa che, mettendo a repentaglio la loro sopravvivenza, ha di fatto bloccato tutto l'indotto ed ha messo in ginocchio tutte le imprese fornitrici.
Con 8.500 chilometri di costa, di cui 6.000 balneabili, solo 2.500 sono dati in concessione, per cui non esiste né limitatezza delle risorse, né impedimento alla libertà di stabilimento, né limitazione della concorrenza. Aste pubbliche che affiderebbero le imprese esistenti a chi offre un euro in più, senza pretendere dal nuovo assegnatario quelle garanzie di sicurezza, di rispetto dell'ambiente, di professionalità che hanno consentito il consolidarsi di un'identità culturale e di uno stile di accoglienza non anonimo, ma personalizzato, tale da fidelizzare la frequentazione del turista, sarebbe come cancellare quel modello di balneazione attrezzata, che è diventato un fondamentale punto di forza della nostra competitività nel mercato nazionale e internazionale delle vacanze.
Signora Presidente, poiché non ho concluso e ho esaurito il tempo a mia disposizione, chiedo di poter allegare la restante parte del mio intervento al Resoconto stenografico della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, signor Ministro, sarò molto breve, anche perché questa mattina siamo già intervenuti su temi decisamente molto affini rispetto a quello che stiamo discutendo in questo momento. Colgo l'occasione per una notazione di carattere un po' metodologico e anche più squisitamente politico: proprio la scarsa consapevolezza della partecipazione continua a quel processo di acquisizione delle indicazioni, definiamole così, comunitarie non ha consentito ancora a questo Parlamento di essere sufficientemente veloce nel recepimento delle direttive stesse.
È stato ricordato da altri colleghi l'iter travagliatissimo di questo provvedimento. Noi solo oggi recepiamo delle direttive comunitarie con la legge comunitaria del 2010 e siamo già alla fine del 2011. Ecco, già la tempistica la dice lunga sull'atteggiamento tenuto fino a questo momento anche da parte del Parlamento e non soltanto da parte del Governo, che indubbiamente non è stato molto attento alle politiche comunitarie se, ricordiamolo ancora una volta, è stato privo persino di un Ministro per le politiche comunitarie per oltre un anno e mezzo. È proprio il concetto del rapporto corretto fra istituzioni nazionali e comunitarie che fino a questo momento non ha assolutamente funzionato. Per cui noi oggi siamo di fronte ad un provvedimento che non solo è tardivo ma anche assolutamente disorganico nei suoi interventi.
Vorrei fare una riflessione ad alta voce, per esempio, su quella che è stata una forzatura (non so come altro definirla): l'assegnazione all'ente «Roma Capitale» della qualifica di territorio europeo NUTS 3. Già all'epoca sottolineammo che quella definizione non era di carattere formale ma di carattere sostanziale, perché avrebbe consentito a «Roma Capitale» di usufruire non soltanto degli interventi che il nostro Governo aveva già previsto, ma anche di tutti i cosiddetti vantaggi (ammesso che l'Italia riesca finalmente ad usufruirne) delle zone NUTS 3, che sono equiparate all'obiettivo "convergenza". Quindi, detta proprio in soldoni, è come se fosse stata prevista una sorta di Regione in più rispetto alle Regioni dell'obiettivo "convergenza", le quali usufruiscono, o dovrebbero usufruire, dei diverse interventi comunitari per fare in modo che si elimini lo squilibrio di carattere economico e sociale tra territori depressi, da un lato, e più sviluppati, dall'altro.
Questo discorso dei NUTS 3 ci consente di entrare, signor Ministro, in un'altra tematica che a noi stiamo sta a molto a cuore. Quando nei giorni scorsi il Governo Monti si è presentato qui abbiamo sottolineato nel nostro breve intervento che avremmo avuto molto piacere che il Presidente del Consiglio e il Ministro delegato (nel caso specifico il ministro Barca) venissero in Aula per fare una sorta di due diligence, così l'abbiamo definita, sulla questione meridionale, quindi sugli atti effettivamente compiuti e da compiere in futuro nelle zone e nelle Regioni dell'obiettivo "convergenza". Non lo chiediamo in termini polemici, e men che mai per fini assistenzialistici, ma per avere un quadro finalmente del tutto realistico, a fronte di una situazione sulla quale abbiamo le idee un tantino confuse: abbiamo sentito parlare spesso del Piano per il Sud, della Banca per il Sud, delle grandi infrastrutture per il Sud, abbiamo sentito parlare del ponte sullo Stretto, che probabilmente non si farà più (e quindi, se non si realizzerà, probabilmente quelle risorse le potremmo utilmente impegnare in un sistema di infrastrutture anche di carattere interregionale molto più utile per il prossimo futuro).
Lo chiediamo semplicemente perché siccome abbiamo un'urgenza dettata dai tempi e dalle circostanze, gradiremmo sapere entro il 2013 cosa realisticamente possiamo fare e cosa possiamo fare anche con la formula che tutti conosciamo dell'N+2, cui semmai possono aggiungersi i sei mesi che l'Unione europea, eventualmente, potrà concederci per la rendicontazione oltre il 2015.
Le dico da subito, onorevole Ministro, che ci piacerà sapere anche come possiamo declinare il problema dell'emittenza locale che, se non erro, è trattata nel comma 4 dell'articolo 9 del disegno di legge comunitaria, dove sono enunciati dei principi rispetto all'emittenza locale, che copre, o potrebbe coprire, in rete l'80 per cento del territorio nazionale ma che, di fatto, ha un impatto decisamente scorretto con l'applicazione attraverso le norme nazionali, perché, di contro, abbiamo la legge n. 422 del 1993 che rimane lì (un po' come la legge n. 508 del 1999 di cui abbiamo parlato stamattina) assolutamente inapplicata. Infatti, l'emittenza locale, anche se riconosciuta come elemento di democrazia comunicativa (fatto che dovrebbe essere assolutamente normale per un Paese che voglia crescere in termini di democrazia realmente partecipata) rimane un discorso del tutto teorico, perché oggi l'emittenza locale sta soffrendo moltissimo per la non applicazione di leggi nazionali. Non possiamo recepire teoricamente delle direttive europee e non trasferirle poi nella pratica della legislazione nazionale, che non solo va predisposta, ma va anche regolarmente applicata.
Vi è poi la questione obiettivo "convergenza", quella dell'emittenza televisiva, il tema dell'alimentazione che lei sa meglio di me essere particolarmente caro agli amici commissari dell'Unione europea, quello della nutrizione, della tracciabilità dei prodotti, dell'identità - potremmo dire - dei prodotti stessi, che non viene assolutamente garantita e che in Italia, peraltro, non è garantita neanche - anche in questo caso - per la non applicazione di una legge. Ricordo, per esempio, a proposito della sede dell'Autorità per l'alimentazione, che tutti noi, come italiani europei, abbiamo voluto fosse fissata a Parma, in quanto sede europea dell'Authority europea per l'alimentazione; tuttavia, quando la questione ha interessato il Mezzogiorno d'Italia, presentandosi la possibilità di avere nella nostra città di Foggia l'Authority nazionale per l'alimentazione, ci siamo bloccati, perché evidentemente siamo un Paese diverso dagli altri Paesi europei, che invece hanno un'autorità nazionale. Evidentemente l'autorità nazionale ha compiti differenti.
Le preannuncio, onorevole Ministro, che noi incalzeremo anche questo Governo, come abbiamo fatto con il precedente, ed insisteremo perché l'Authority nazionale sia regolarmente riconosciuta, come accade in tutti gli altri 26 Paesi dell'Unione europea che hanno il dovere, ma anche il diritto di avere un'Authority per l'alimentazione, perché ciò significa avere la possibilità di controllare i prodotti, le contraffazioni, oltre a rappresentare per noi una possibilità per cercare di recuperare l'identità della nostra agricoltura, che per noi è essenziale perché rappresenta l'economia, per quanto ridotta ormai semplicemente ad alcune nicchie.
Anche su questo provvedimento, onorevole Ministro, ci comporteremo come stamattina: dobbiamo approvare questo provvedimento? Lo approveremo. Ci auguriamo che in futuro lo si possa fare in tempi diversi e con una coerenza maggiore e, soprattutto, che il recepimento delle direttive comunitarie non si riduca ad un atto dovuto, ma che siano applicate realmente perché l'Italia ne possa trarre il dovuto vantaggio. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS e dei senatori Fantetti e Bevilacqua).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signora Presidente, signor Ministro, colleghi, la legge comunitaria annuale è uno strumento normativo volto ad assicurare il periodico adeguamento dell'ordinamento nazionale a quello comunitario. La procedura di recepimento della normativa comunitaria prevede la presentazione al Parlamento, entro il 31 gennaio di ogni anno, da parte del Ministro per le politiche comunitarie, di un apposito disegno di legge, e una serie di passaggi a noi noti, che non credo sia necessario ricordare.
Purtroppo devo però sottolineare che il disegno di legge comunitaria per il 2010 ha iniziato il suo iter parlamentare solo nell'agosto 2010 (di fatto nell'ottobre) al Senato della Repubblica, mentre sarebbe dovuto cominciare entro il 31 gennaio. Quindi è stato licenziato dal Senato in prima lettura nel febbraio del 2011. Il provvedimento licenziato dal Senato conteneva solo 18 articoli (originariamente erano 11) e ampliava gli elenchi di direttive contenuti negli allegati A e B. Durante il primo passaggio in Senato, il Gruppo Italia dei Valori, anche in ragione della snellezza del provvedimento originario, ha presentato solo 5 emendamenti (56 in tutto da parte di tutti i Gruppi), un ordine del giorno ed una risoluzione relativa alla relazione che accompagna il provvedimento.
I principali aspetti toccati dai suddetti atti presentati dal mio Gruppo riguardavano principalmente; una correzione per evitare duplicazioni di norme già in vigore; la soppressione dell'articolo 8 su «Roma Capitale», l'individuazione di autorità specifiche circa la competenza per la tutela della sicurezza dello Stato, l'introduzione di modifiche - o la totale soppressione - all'istituto del fiduciario che si voleva introdurre all'articolo 12. L'ordine del giorno riguardava invece l'obbligo, in capo alla pubblica amministrazione, di saldare i debiti con i fornitori entro 30-60 giorni, come previsto dalla direttiva 2011/7/UE. Infine, la risoluzione del Gruppo era tutta incentrata sull'impegno al Governo di rispettare le procedure circa l'approvazione della medesima legge comunitaria e, soprattutto, di nominare il Ministro delle politiche comunitarie, ruolo rimasto vacante dal 17 novembre 2010 al 27 luglio 2011, nessuna delle proposte del Gruppo Italia dei Valori è stata approvata.
Come i colleghi ricorderanno e, come immagino il Ministro saprà, la Camera ha esaminato il provvedimento a partire dal 16 febbraio 2011, oltre un anno dopo la prevista presentazione dello stesso da parte del Governo. Non solo, l'atto è passato, per fortuna solo inizialmente, dai 18 articoli ricevuti dal Senato, a ben 41, riducendoli poi a 24, e oltre a numerosissimi emendamenti presentati anche da tanti parlamentari di maggioranza, il relatore, prima dell'esame dell'Assemblea nell'altro ramo del Parlamento, ha presentato ancora altri emendamenti del tutto estranei all'oggetto del provvedimento, in materia di responsabilità civile dei magistrati e di responsabilità erariale di amministratori di aziende pubbliche. Il provvedimento è quindi dovuto tornare in Commissione, ma l'Assemblea, pur dopo aver stralciato le parti suggerite dalla Commissione, ha respinto l'articolo 1 del provvedimento, mandando sotto il Governo d'allora. Infine, non dopo qualche difficoltà politica, l'esame in Assemblea è ripreso il 26 luglio, data in cui il disegno di legge è stato approvato all'unanimità e trasmesso al Senato, pur con ampie modificazioni rispetto al testo entrato in Aula, conseguenti alla soppressione dell'articolo 1.
Ho voluto fare questo preambolo, signor Ministro, signor Presidente, perché ritengo sia doveroso specificare agli elettori le motivazioni del nostro voto. Il mio Gruppo, già molto prima della necessaria condivisione di intenti alla quale siamo costretti oggi (mi riferisco alle diverse forze politiche che sostengono questo Governo), aveva, pur dall'opposizione, dato prova di grande senso di responsabilità, presentando come detto solo cinque emendamenti. Venendo al contenuto degli articoli del testo tornato dalla Camera, noi dell'Italia dei Valori, pur non essendo entusiasti del provvedimento (oggettivamente auspichiamo che il nuovo Governo ed in particolare l'autorevolissimo nuovo Ministro sappiano fare molto di meglio) voteremo a favore dello stesso.
Saltando, anche per motivi di brevità di tempo, la disamina degli articoli che compongono detto provvedimento, tuttavia vorrei fare una precisazione relativa all'articolo 12. Esso è stato inserito in sede referente dalla 14a Commissione del Senato ed è stato modificato dalla Camera dei deputati (limitatamente ai riferimenti interni ai primi tre articoli del disegno di legge). Come saprete, esso reca una delega al Governo, da esercitarsi in conformità ai principi di cui alla legge n. 185 del 1990, ad adottare uno o più decreti legislativi per dare attuazione alla direttiva 2009/43/CE, che disciplina le modalità e le condizioni dei trasferimenti, all'interno della Comunità, di prodotti per la difesa con l'intento di semplificarne le procedure.
Ribadisco che il mio Gruppo si era schierato con forza contro questo articolo aggiunto durante l'esame in Senato; era stato presentato anche un emendamento a firma del senatore Caforio, ma nonostante ciò la Camera dei deputati ha votato favorevolmente sull'intero provvedimento.
Concludo, quindi, Presidente rivolgendo un sentito in bocca al lupo al Governo, anche e soprattutto in relazione al lavoro che lo attende nell'importantissima politica comunitaria, chiedendo che il procedimento legislativo in futuro sia migliore di quanto non sia accaduto sino ad ora. Chiedo anche che sia permesso a noi parlamentari - intesi sia singolarmente, che per il lavoro che svolgiamo collegialmente in Commissione - di poter lavorare rispettando i tempi ed i contenuti relativi agli atti simili a quello che approveremo oggi. (Applausi del senatore Pedica).
Saluto ad una rappresentanza di studenti
PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto la presenza degli allievi e degli insegnanti del Liceo scientifico «Matteo Parisi» di Bernalda, in provincia di Matera. Grazie e benvenuti. (Applausi).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2322-B(ore 17,45)
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Germontani. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, signor Ministro, il disegno di legge in esame ha avuto, come risulta anche dagli interventi che mi hanno preceduto, un iter che potremmo definire tortuoso se non addirittura rocambolesco. Il testo che è stato varato dal Senato lo scorso febbraio ha subìto grandi variazioni nell'esame della Camera che ne ha stralciato numerose parti, dopo che gli articoli 1 e 2, cioè gli articoli portanti l'intero provvedimento, erano stati bocciati dall'Aula. Così oggi ci troviamo a dover esaminare un provvedimento significativamente diverso da quello che abbiamo licenziato prima in Commissione e poi in Aula circa dieci mesi fa.
Nel merito la legge comunitaria 2010 presenta importanti novità di cui bisogna tenere conto. Mi preme evidenziare alcuni punti, perché credo che anche se nell'esame che facciamo il testo risulta ormai superato dai fatti, dagli eventi e dalla situazione che viviamo, è anche vero che dobbiamo ricordare alcuni passaggi. Per esempio voglio ricordare, perché personalmente ero d'accordo, lo stralcio operato dalla Camera degli articoli 1 e 2, che ha portato di conseguenza all'inserimento delle singole deleghe legislative relative alle direttive comunitarie da recepire all'interno dei diversi articoli. Questo ha determinato alcune omissioni rispetto al testo precedente; omissioni che risultano particolarmente significative per esempio nel caso della mancata introduzione nel nostro ordinamento della disciplina del contratto di fiducia, che era previsto nel testo originario, il cosiddetto trust negli ordinamenti di common low.
Abbiamo avuto un lungo dibattito in Commissione, perché molti ritenevano che non fosse quello il provvedimento idoneo per affrontare quell'argomento. Io personalmente ero d'accordo, perché si trattava di una norma che aveva l'obiettivo di limitare il ricorso aitrust di diritto estero e di aggiornare l'ordinamento interno, adeguandolo ai principi dell'Unione europea. Si tratta di un tentativo già esperito dal legislatore nazionale, ma con scarsi risultati.
Tuttavia, tra le disposizioni aggiunte nel corso dell'esame del provvedimento presso la Camera, credo che si debbano mettere in luce alcune disposizioni apparentemente nuove, ma che in realtà non hanno una portata innovativa sostanziale, in quanto ripresentano, seppur in un'altra forma, disposizioni e direttive già previste dal testo licenziato al Senato. Mi riferisco, ad esempio, agli articoli 6, 7, 8, 9, 11, 15 e 22.
L'articolo 6 prevede efficaci misure di deflazione del contenzioso e di tutela dei creditori per le violazioni delle regole dettate nei confronti delle società di gestione del risparmio (SGR).
L'articolo 7 riguarda il prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari; esso riguarda inoltre l'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione. Ricordo tutti questi temi, perché sono quelli che stiamo discutendo in questi giorni e che abbiamo discusso nel corso degli incontri avuti la scorsa settimana con il commissario Barnier e con il vice presidente della Commissione europea Rehn.
L'articolo 8 è stato interamente inserito durante l'esame alla Camera e riguarda l'assistenza reciproca in materia di recupero crediti risultanti da dazi, imposte ed altre misure.
L'articolo 9 riguarda le comunicazioni elettroniche, mentre l'articolo 15 detta criteri relativi ad altro tema di grande importanza e rilevanza, cioè le tre nuove autorità di vigilanza europee costituite per il settore bancario, assicurativo e pensionistico e per il settore dei mercati e degli strumenti finanziari.
L'articolo 22 infine modifica due precedenti atti comunitari per quanto riguarda i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche remunerative da parte delle autorità di vigilanza.
Ho voluto ricordare questi articoli e questi passaggi per mostrare qual è la portata degli argomenti che sono all'interno della legge comunitaria che oggi andiamo ad approvare. Il loro esame in realtà oggi appare superato dal corso degli eventi. Sono completamente cambiate le condizioni politiche all'interno del Parlamento, della Nazione e anche a livello internazionale. In Parlamento la maggioranza di allora - sembra di parlare ormai di tanto tempo fa - alla Camera non è riuscita a licenziare la legge comunitaria 2010 così com'era stata approvata da questo ramo del Parlamento. Quella maggioranza oggi non esiste più. Dopo le dimissioni del precedente Governo, oggi l'Italia ha un Governo nel quale abbiamo riposto e riponiamo la nostra fiducia e che siamo convinti avrà la capacità, la volontà e le competenze per affrontare il grave momento che viviamo.
Il contesto internazionale è drasticamente peggiorato in quest'ultimo anno. A livello europeo, l'aumento degli interessi sul nostro debito pubblico ha provocato delle implicazioni per la tenuta dei conti pubblici e, in prospettiva, per la sua sostenibilità. Ci troviamo a dover affrontare il problema della sostenibilità del debito a causa principalmente della nostra mancata crescita e della mancata realizzazione delle necessarie riforme strutturali, senza le quali ogni provvedimento oggi acquisisce ormai un valore ed un significato assolutamente temporanei. Inoltre, la mancata approvazione dell'annuale legge comunitaria riferita al 2010, proprio per l'importanza e la funzione che svolge nel nostro meccanismo di adeguamento alla normativa comunitaria, pone il tema, che oggi ci troviamo a dover affrontare, dell'adeguamento puntuale e preciso del nostro ordinamento alla legislazione europea.
Così, in questo scenario nazionale e internazionale e sulla scorta dell'oggettiva esigenza di approvare in tempi rapidi un provvedimento necessario per adeguare il nostro ordinamento agli obblighi e alle disposizioni che ci chiede l'Unione europea, abbiamo affrontato l'esame del provvedimento in Commissione che oggi viene qui ripresentato all'esame dell'Aula per la sua, speriamo, definitiva approvazione. (Applausi della senatrice Marinaro).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Armato. Ne ha facoltà.
ARMATO (PD). Signora Presidente, Ministro, colleghi, anche io mi soffermerò nel mio breve intervento sulle disposizioni in tema di concessioni demaniali marittime e, in particolare, sull'articolo 11 della legge comunitaria che stiamo trattando che, oltre a dettare modifiche relativamente alla durata e al rinnovo automatico delle concessioni dei beni demaniali marittimi al fine di chiudere la procedura d'infrazione che grava sul nostro Paese, prevede nuovi criteri d'affidamento e durata delle concessioni demaniali ai gestori di stabilimento e locali sulla spiaggia e aggiunge, alle disposizioni necessarie a sanare la procedura d'infrazione sulle concessioni, una delega alla regolamentazione della materia.
Signor Ministro, noi guardiamo alla delega con attenzione e speranza. Non si tratta di una semplice rettifica rispetto ai sei anni rinnovabili della durata delle concessioni, ma di un vero e proprio insieme di criteri e parametri che dovrebbero garantire la concorrenza e la libertà di stabilimento, nonché la valorizzazione dell'attività imprenditoriale e la tutela degli investimenti. Il concetto evocato è noto ed è quello delle gare di appalto per le concessioni demaniali a partire dal 2016.
La procedura d'infrazione è stata determinata a causa delle criticità sollevate in relazione al meccanismo di rinnovo automatico delle stesse concessioni e alla preferenza accordata al concessionario uscente. Su questa materia, come è stato precedentemente ricordato, nella 10a Commissione del Senato ci sono stati confronti continui con gli operatori del settore. Si è fatta un'accurata analisi con i territori e quindi un esame molto approfondito.
È stato ricordato che la nostra Italia è piena di coste e di questo tipo di realtà imprenditoriali. Da una parte, è emersa la necessità di favorire al più presto l'archiviazione di questa procedura d'infrazione, ma, dall'altra, anche quella ugualmente importante di non dare un danno irreversibile a chi ha finora operato in tale settore. È bene che il lungo iter si chiuda, ma è bene che si apra una pagina di certezza per questi operatori. È forte l'esigenza di prevedere norme transitorie valide per un periodo congruo, al fine di compensare l'ammortamento degli investimenti compiuti dagli operatori.
Voglio sottolineare che si tratta di parecchi investimenti che in molti casi hanno qualificato il territorio delle coste italiane. Accanto a questa, vi è anche l'esigenza di salvaguardare i posti di lavoro e le imprese da sempre impegnate in tale settore che hanno prevalentemente carattere familiare. La durata delle concessioni dovrebbe, infatti, essere proporzionata all'entità degli investimenti e, una volta ammortizzati questi ultimi, si tratterà di affrontare anche il problema della salvaguardia dei posti di lavoro.
Sono molto soddisfatta del fatto che in 14a Commissione siano stati approvati all'unanimità gli ordini del giorno da noi presentati in cui si parla dell'equo indennizzo, pari al valore venale dell'azienda, e dell'avviamento commerciale, a favore del concessionario non solo in casi di revoca, ma anche in casi di assegnazione a terzi, nonché della necessità di stabilire la sospensione di ogni eventuale procedura d'affidamento delle concessioni esistenti nelle more dell'emanazione del decreto legislativo delegato. Nel settore turistico-balneare sono impegnate oltre 30.000 imprese e la sua importanza è stata riconosciuta anche dal Parlamento europeo. Ci siamo confrontati anche con il commissario europeo Barnier proprio pochi giorni fa su tale questione e sull'importanza che l'Europa mostri una sensibilità specifica verso questo settore specifico. Il Senato ha approvato all'unanimità un ordine del giorno che affronta proprio tale aspetto. Mi auguro davvero che nella delega conferita al Governo la questione trovi risposte adeguate, per giustizia nei confronti di tanti imprenditori e lavoratori. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pinzger. Ne ha facoltà.
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, siamo oggi chiamati a licenziare in terza lettura la legge comunitaria 2010 arrivata in Parlamento il 5 agosto del 2010 e approvata dal Senato, in prima lettura, il 2 febbraio 2011. L'iter di questo provvedimento, oltre a essere stato particolarmente lungo, come sempre capita per il recepimento delle direttive comunitarie, è stato anche piuttosto tormentato.
Mi riferisco soprattutto all'esame avviato nella XIV Commissione della Camera, nel corso del quale, all'articolato di 18 disposizioni licenziate dal Senato, sono stati aggiunti in una prima fase 24 articoli ed uno ne è stato soppresso. Per accelerare i lavori, l'Assemblea della Camera ha poi inizialmente stralciato 11 articoli e soppresso 6 articoli. Infine, sono stati soppressi ulteriori 6 articoli che erano parte integrante del testo approvato dal Senato.
La Camera dei deputati ha pertanto licenziato all'unanimità un disegno di legge di 24 articoli che rispetto al testo licenziato dal Senato in prima lettura risulta aggiornato con l'attuazione di nuove direttive, con altre disposizioni riferite a una procedura di infrazione e a una sentenza della Corte di giustizia.
Prima di entrare nel merito del provvedimento, vorrei ringraziare la Presidente della 14a Commissione e relatrice di questo provvedimento, senatrice Rossana Boldi, per il proficuo lavoro svolto in Commissione.
Il Senato si è sempre distinto nel contrastare la connotazione della legge comunitaria annuale come legge omnibus, assumendo un atteggiamento rigoroso sull'ammissibilità degli emendamenti che fossero estranei per materia.
Innanzitutto, tengo a mettere in risalto la soppressione, avvenuta presso l'altro ramo del Parlamento, degli articoli 1 e 2 con i relativi allegati A e B contenenti l'elenco delle direttive da recepire. I citati articoli hanno sempre rappresentato l'elemento strutturale portante della legge comunitaria e per risolvere questo incidente di percorso si è provveduto ad inserire singole deleghe per ciascuna direttiva nei singoli articoli. Per quanto riguarda le disposizioni procedurali e i criteri generali di delega, l'ultimo articolo del disegno di legge rinvia ai primi due articoli della legge comunitaria 2009.
Rispetto alle quattro direttive che erano contenute negli allegati, e che non sono state riprese nell'articolato, mi preme citare la direttiva 2010/31/UE concernente la prestazione energetica nell'edilizia. In particolare, tale direttiva prevede che gli Stati membri in primo luogo debbano far rispettare i requisiti minimi di efficienza energetica per gli edifici di nuova costruzione e per quelli già esistenti; in secondo luogo, che gli stessi debbano provvedere alla certificazione del rendimento energetico nell'edilizia e, infine, imporre il controllo periodico delle caldaie e degli impianti di condizionamento.
Il 24 novembre 2010 la Commissione europea ha inviato all'Italia un parere motivato contestandole la non completa attuazione delle disposizioni contenute nella direttiva citata. In particolare, la Commissione contesta all'Italia di non aver soddisfatto nel proprio ordinamento quanto previsto dall'articolo 7 della direttiva, concernente l'obbligo di presentare un attestato di certificazione energetica in caso di vendita o locazione di un immobile, né l'obbligo di garantire l'indipendenza degli esperti certificatori. Inoltre, nell'avviso della Commissione, l'Italia non avrebbe finora adottato alcuna misura relativa all'obbligo di ispezioni periodiche degli impianti di condizionamento dell'aria per valutarne il rendimento.
Due mesi fa, il 29 settembre 2011, è giunto il secondo parere motivato da Bruxelles con la richiesta formale di applicare tutte le norme comunitarie sulle prestazioni energetiche in edilizia. Pertanto, se l'Italia, entro il 29 dicembre 2011, non adotterà le opportune misure, la Commissione potrà decidere di adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.
Ci preme ricordare che l'Italia non può permettersi condanne onerose per la finanza pubblica. Queste risorse ci servono per ben altre cose. Tali risorse potrebbero servire, ad esempio, per rendere definitive le detrazioni fiscali del 55 per cento per le spese relative alla riqualificazione energetica degli edifici, invece di prorogarle di anno in anno. Dobbiamo essere concordi una volta per tutte sul fatto che adottare integralmente la legislazione europea sul rendimento energetico degli edifici, affinché venga sfruttato l'intero potenziale di risparmio energetico, può avere un alto impatto sullo sviluppo occupazionale, poiché la filiera dell'efficienza energetica è interamente nazionale.
Per i motivi illustrati, è difficile comprendere come mai la direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, dopo il passaggio alla Camera, non sia più contenuta nella legge comunitaria 2010.
E' stato soppresso anche l'ex articolo 10, che delegava il Governo ad adottare un decreto legislativo per il riordino della professione di guida turistica disciplinando i titoli ed i requisiti per il suo esercizio.
Si è fatto nuovamente un passo indietro e permane l'attuale irragionevole regime di discriminazione nei confronti dei cittadini italiani che, per l'esercizio dell'attività di guida turistica, rimangono vincolati al territorio regionale o provinciale in cui sono abilitati, mentre le guide straniere, che intendono svolgere un'attività anche sul nostro territorio nazionale, sono tenute unicamente ad una informativa preventiva.
Per quanto riguarda le parti aggiunte nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, mi preme sottolineare l'importanza del nuovo articolo 16, teso a sanare una procedura d'infrazione da parte dell'Unione europea contro l'Italia in materia di deducibilità delle spese relative ai contratti di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede. In particolare, la detrazione dell'IRPEF spetta per i canoni derivanti da contratti di locazione stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui l'immobile è situato, dagli studenti iscritti ad un corso di laurea presso un'università ubicata nel territorio di uno Stato membro dell'Unione europea.
Per quanto concerne il settore agro-alimentare, cito una disposizione introdotta alla Camera nell'articolo 17, volta ad adeguare la normativa italiana ad una sentenza della Corte di giustizia europea riguardante i prodotti di cacao e cioccolato destinati all'alimentazione umana. (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Pinzger, se la interrompo. Prego i colleghi di consentire al senatore Pinzger di svolgere tranquillamente il suo intervento.
PINZGER (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). La sentenza del 25 novembre 2010 ha dichiarato illegittimo l'articolo 6 del decreto legislativo n. 178 del 2003 in quanto autorizzava la denominazione di vendita «cioccolato puro» per i prodotti che non contengono grassi vegetali diversi dal burro di cacao. La Corte ritiene, infatti, che tale dicitura violi la direttiva 2000/36/CE relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all'alimentazione umana, in quanto non è idonea a informare il consumatore circa l'assenza di grassi vegetali.
Signora Presidente, mi avvio a concludere, chiedendo di consegnare la restante parte del mio intervento. Annuncio infine il voto favorevole del mio Gruppo parlamentare. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signora Presidente, anche noi, nell'affrontare questa legge comunitaria, che prevede una serie di deleghe, vorremmo aggiungere qualcosa oltre quanto abbiamo già detto e manifestato in Commissione, se non altro, perché il Governo che attuerà queste deleghe sarà un Governo completamente diverso da quello che noi pensavamo le avrebbe attuate.
Faccio pertanto alcune osservazioni. Quando si parla di violazioni di disposizioni comunitarie e della delega al Governo affinché adotti sanzioni penali e amministrative per le violazioni di obblighi contenuti nelle direttive, ci viene in mente una considerazione paradossale: il Governo dovrebbe sanzionare se stesso, in quanto gli obblighi contenuti nelle direttive sono indirizzati soltanto agli Stati. Nel caso fossero regolamenti, noi li recepiremmo e si tratterebbe di norma interna avente cogenza. La direttiva, invece, ha bisogno di strumenti attuativi. Pertanto, una fattispecie è reato solo se è prevista dal codice penale come reato. Il Governo, cioè, modifichi a questo punto il codice penale e introduca norme eventualmente a tutela di questi decreti che andrà ad attuare.
Allo stesso modo, sussiste qualche perplessità sul fatto di delegare il Governo affinché adotti testi unici e codici. Noi abbiamo sempre sostenuto la necessità della semplificazione, al punto che noi avevamo il ministro Calderoli a ciò preposto, e si era individuata la struttura per chiarire, sfrondare la selva di leggi e semplificare. Noi ci chiediamo, però, poiché queste misure non è sufficiente scriverle, se un Governo, che ha davanti a sé una vita già breve in quanto tale, avrà il tempo reale per riscrivere testi unici e codici, che sono opere non di poco conto, normativamente parlando.
Uno spunto di riflessione ci viene dato dalle dichiarazioni del ministro Monti, quando parliamo di delega relativa agli istituti di moneta elettronica. La prima domanda che ci siamo posti è la seguente: nel caso in cui questo Governo intenda introdurre la limitazione all'uso del contante a 300 euro, questo servirà più per far emergere il sommerso o servirà forse alle banche, che avranno grandi remunerazioni dal fatto che tutto venga commissionato?
Alcuni commercianti ci hanno sottoposto delle precisazioni. Ipotizzando un incasso di 100.000 euro, se tutto venisse pagato con moneta elettronica, a fine anno il costo per il commerciante sarebbe di circa 3.000 euro di commissioni bancarie relativamente a un simile incasso. Limitare l'uso del contante a 300 euro non farà che aumentare ancor di più gli oneri che oggi hanno i commercianti nel dover trattare con quegli istituti. E, sia che si accetti oppure no, in ogni caso le commissioni sono vincolanti. Accadrà quindi, innanzitutto, che le banche saranno sicuramente più ricche. Oppure, dobbiamo limitare noi per legge le commissioni bancarie. Dubito, però, che il Governo abbia la voglia, e anche la possibilità, di incidere su un rapporto bilaterale, e comunque privatistico, tra un istituto di credito e un commerciante che decide di adottare quella moneta. Sicuramente avremo prezzi più alti perché, se il commerciante ha eroso il suo ricavo, non farà che trasmettere tale aggravio, e avremo così ancora oneri sui consumatori, sugli utenti, sui cittadini. E questa è una circostanza che tutti noi affermiamo di voler evitare, perché il problema della domanda interna, del calo di domanda e del potere di acquisto eroso è un problema che grava e che tutti noi ammettiamo.
Altra delega sulla quale vorremmo dire qualcosa riguarda le misure di tutela degli investitori. Vengono date infatti più competenze alla CONSOB, ma il vero problema per il «parco buoi» - così viene definita borsisticamente la massa di cittadini sprovveduti che si avvicina alle intermediazioni bancarie - è il seguente. Le faccio un esempio, signor Ministro. Se io volessi vendere questo telefonino e chiedessi a lei, signor Ministro, di comperarlo aggiungendo però che non è mio, lei non lo comprerebbe mai, ma non comprerebbe nemmeno una bicicletta, e men che meno un immobile, che ha una certificazione di proprietà e di accatastamento.
Eppure potrei vendere milioni di titoli e di azioni senza averne la titolarità o la proprietà: mi riferisco alle famose vendite allo scoperto. Ciò che si deve fare a livello europeo è impedire le vendite allo scoperto, perché oggi a farle sono grandi macchine organizzative che hanno la capacità di riacquistarle nel mese borsistico e di far scendere le quotazioni di quel titolo per comprarle al ribasso, guadagnando su quell'operazione.
C'è un'altra cosa che dovremmo accelerare, e mi rivolgo alla 6a Commissione. Ricordo che la 14a Commissione oggi ha espresso il suo parere sull'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, più nota come Tobin tax, poiché agli Stati sfuggono le grandi operazioni internazionali che movimentano finanziariamente enormi quantità di capitali. Tutto il mondo, e partiamo intanto dall'Europa, si metta d'accordo per imporre una microimposizione, perché è importante non solo tassare con l'IVA anche chi compera beni di prima necessità, ma soprattutto occorre tassare le grandi speculazioni finanziarie, che oggi sfuggono da ogni tipo di tassazione.
Un'altra delega concerne le comunicazioni elettroniche. Condividiamo l'impostazione di proteggere la salute pubblica dai campi elettromagnetici, ma abbiamo visto recentemente in TV, nella trasmissione "Report", che le nostre normative in merito sono approssimate, sono messe lì quasi a caso e non conosciamo quali effetti dannosi derivino dall'esposizione ai campi elettromagnetici. È probabile che servirà del tempo per avere dei chiarimenti, ed è probabile che serva una casistica più ampia. Ma nel frattempo il suggerimento è quello di usare la maggiore cautela perché, a quanto pare, anche bassissimi livelli di esposizione elettromagnetica hanno effetti negativi sulla salute. Quali effetti, in che forma e in che modo sarà il tempo a dircelo.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,15)
(Segue DIVINA). Altra cosa che vorremmo dal Governo è che approfondisca una questione, seriamente e non tiepidamente, perché abbiamo visto, ad esempio, che per fare ricerca le compagnie telefoniche hanno avuto pudore a commissionarla in modo trasparente e certo, ma hanno fatto girare fondi addirittura su istituti australiani, i quali, a loro volta, avrebbero dovuto finanziare la ricerca. Muoviamoci in modo chiaro e trasparente e diciamo ai cittadini se effettivamente esiste qualche rischio, oppure rassicuriamoli, se rischi non ve ne sono.
Per quanto riguarda la delega sulle concessioni demaniali e marittime, vorrei far presente che abbiamo voluto rimanere in questa situazione. Oggi abbiamo concessioni di quattro anni più quattro, oppure di sei anni più sei: questo è quello che prevedono le normative nazionali, integrate da quelle regionali. Ma mi chiedo quali investimenti possono fare i concessionari con una limitazione così stretta nel tempo per rientrare degli investimenti fatti.
Quando l'ex ministro Tremonti annunciò di voler allungare le concessioni del demanio marittimo a trent'anni, ma forse anche a cinquant'anni, tale orientamento fu subito bollato come una privatizzazione, come una svendita dei litorali. Ma l'unica industria che sta in piedi in questo Paese è quella turistica. Il manifatturiero fa acqua da tutte le parti e probabilmente, se non modificheremo tante regole del mondo del lavoro, non riuscirà a sopravvivere. Viceversa, per quanto riguarda l'industria turistica, o meglio l'ambiente, abbiamo dei beni non ripetibili, dunque investiamo su di essi e valorizziamoli anche economicamente. Se serve fare grandi investimenti, diamo a chi ha voglia di farli il tempo e la possibilità di rientrare dalle spese.
Devo parlare anche di qualcosa che non c'è, e dico per fortuna, perché l'unità fiscale europea almeno fino ad oggi non si realizzerà. La preoccupazione nostra è che ormai siamo in Europa con le mani legate. Una volta, quando ogni Stato affrontava una crisi, aveva una serie di strumenti: il primo era battere un po' di moneta, mettere in moto un po' d'inflazione, la moneta circolante ne faceva circolare dell'altra, partiva un po' l'economia, si riduceva anche il debito, perché per assurdo, paradossalmente, un'inflazione che portasse il prezzo di un chilo di pane a 1.900 miliardi avrebbe ridotto anche il debito pubblico, che sarebbe stato l'equivalente di un chilo di pane. Oggi non abbiamo più questa leva. Gli Stati prima avevano la leva della svalutazione. In un momento di crisi le banche centrali intervenivano: svalutando la moneta, si diventava di nuovo competitivi all'estero. Gli Stati della Comunità non hanno più questa leva.
Neanche la spesa pubblica può essere determinata dal singolo Stato: le politiche keynesiane sono state messe nel cassetto. Agli Stati membri della Comunità non rimane che la leva fiscale, se eventualmente si vuole dire ancora di controllare la situazione - è un parolone, controllare - o di indirizzare alcune scelte di crescita economica. Abbiamo visto che le scelte che impone la Comunità europea ci mettono i conti a posto, ma sono estremamente depressive e mettono il Paese in ginocchio. La cura, insomma, ammazza il paziente. Togliamo anche la leva fiscale come elemento di sovranità nazionale, e dopo chiediamoci se esiste ancora la sovranità, se possiamo ancora usare tale termine.
C'è un'ultima questione che ci sta molto a cuore: noi non potremo più scrivere sulle confezioni «cioccolato puro». La nostra tradizione dolciaria era di fare il cioccolato buono, cioè con il cacao e con il burro di cacao. Ahimè, questo non si potrà più fare perché dovremo scrivere sulle prossime etichette soltanto «privo di grassi vegetali aggiunti». Mi chiedo che etichetta sia, anzi, vedendo una tale etichetta, mi verrebbe subito un brivido. Siamo riusciti a tamponare la situazione sul fronte dei vini. Noi facciamo vini buoni, i nostri produttori affinano il vino in barrique per tanti anni. Altri produttori mettevano trucioli o addirittura segatura nei vini ed arrivavano ad un confezionamento rapidissimo, presentando un prodotto simile. Il consumatore però deve sapere se compra un vino di una certa qualità e di un certo costo oppure se compra una schifezza.
Siamo riusciti a difendere il vino ma vorremmo che questo Governo si spendesse un po' di più per la difesa dei nostri prodotti naturali. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Siamo quasi al termine di una giornata che fortunatamente abbiamo dedicato all'Europa, concludendo stamattina un dibattito ed oggi chiudendo i lavori sulla legge comunitaria.
Sarò sintetico, segnalando due o tre questioni e non ripetendo argomenti che molto opportunamente i colleghi hanno già espresso. Sui tempi e sui modi della legge comunitaria 2010 basta semplicemente leggere le firme dei suoi presentatori: non solo quelle dei ministri Frattini, Alfano, Fazio, Tremonti e Brambilla, ma incredibilmente anche quella del ministro Ronchi, primo firmatario. Se considerate da quanto tempo non è più Ministro, questo dà il segno di quanto sia rimasto di questa comunitaria che, come molti colleghi hanno spiegato, è stata utilizzata come una legge omnibus.
Dobbiamo cambiare la legge comunitaria. L'abbiamo detto anche questa mattina e non lo ripeterò. Credo che in 1a Commissione si sia andati avanti con il lavoro e come 14ª Commissione abbiamo dato un'indicazione. Credo che dobbiamo fare questo passo che ci aiuta a rispondere anche ad alcuni quesiti dei colleghi, cioè come recepire le direttive, come fare in modo che ci sia anche una evoluzione della legislazione europea nel nostro Paese, come dare conto delle sentenze, come dare conto dell'Europa e di come si dipana quotidianamente.
Signor Ministro, colleghi, vorrei richiamare l'attenzione su due questioni che sono esemplificative di questa legge comunitaria, e non solo di questa.
Tra la legge comunitaria precedente, quella del 2009 - anch'essa arrivata nel 2010 - e quella al nostro esame, ci è stato detto che sulla direttiva in materia di rimpatrio volontario, con scadenza a dicembre scorso, avrebbe proceduto il Ministero dell'interno, perché in quel modo si sarebbe fatto più in fretta. Probabilmente è stato così e forse il Ministero ha fatto più in fretta, anche se non ha operato poi tanto bene nell'utilizzo di quella direttiva.
In questo senso, signor Ministro, andava un nostro ordine del giorno che abbiamo poi ritirato, perché ci rendiamo conto che siamo in una fase di passaggio e di interregno, anche se siamo rimasti abbastanza sorpresi del parere sfavorevole che al riguardo è stato espresso in Commissione: diciamo che lo prendiamo come un invito ad una riflessione e ad un supplemento di indagine. La direttiva in materia di rimpatrio volontario contiene infatti per intero la possibilità di costruire un quadro nuovo per quanto riguarda l'asilo e l'identificazione, che è di particolare importanza per il nostro Paese.
L'obiettivo di ogni centro di identificazione dovrebbe essere, appunto, l'identificazione, consentendo al nostro Paese di utilizzare bene le informazioni da trasmettere ai nostri consolati nei Paesi di provenienza degli immigrati e permettendo al nostro Ministero degli esteri di avere relazioni con le ambasciate di quei Paesi cui molto spesso fanno capo i flussi migratori che interessano l'Italia.
Procedere ad un'identificazione in tempi rapidi e, se necessario, espellere, quando lo si deve fare secondo le norme europee, è la regola principe per consentire alle nostre forze di polizia, alla nostra amministrazione, nonché alle forze di polizia e alle amministrazioni dei Paesi con cui abbiamo rapporti, di costruire una relazione saggia e virtuosa, che permetta quell'immigrazione regolare di cui abbiamo bisogno: e questo non lo dico io o pericolosi estremisti, ma il Documento di economia e finanza che fu fatto dall'allora ministro Tremonti, secondo il quale per pareggiare il bilancio ci volevano 350.000 immigrati in più, ovviamente non clandestini e con contratto di lavoro. È proprio su quella direttiva che avrebbe dovuto concentrarsi il dibattito politico, piuttosto che perdersi nei mille rivoli dei 44 articoli che sono stati poi aggiunti.
In questo senso, ha ragione il collega Divina quando fa riferimento alle deleghe al Governo: voglio però allargare il suo discorso anche a quello che noi possiamo fare meglio per il futuro, con l'idea che il Governo non debba soltanto ratificare le direttive sulla base delle quali io posso fare delle deleghe che piacciono a me, ma delle deleghe che siano al servizio di tutto il Paese, e non solo della parte che mi ha votato.
Signor Ministro, vorrei concludere con una questione su cui almeno per me, ma so che anche per altri colleghi, si pone un problema di coscienza. Nell'iter di questa legge comunitaria si è tentato di modificare una delle leggi più avanzate che questo Stato ha, quella cioè sul commercio delle armi, che fu votata dopo tre legislature di lavori con il consenso popolare e delle associazioni. Nel tentativo di cambiare questa legge con un emendamento di tre pagine, abbiamo trovato per fortuna la disponibilità degli altri colleghi della Commissione e del rappresentante del Governo di allora, il sottosegretario Scotti, al quale va dato merito di aver compreso che quella era una legge migliore di altre vigenti in Europa, riducendosi il tutto al recepimento della direttiva.
Ovviamente qui interviene il discorso che faceva prima il collega Divina. In me e in altri colleghi rimane un dubbio sulle deleghe che vengono date al Governo, pur in maniera molto chiara, e lo dico per chi ci ascolta fuori di qui, per le associazioni che si sono impegnate su questo. Ben due volte viene richiamata quella legge, dicendo che i paletti sono quelli della legge sul commercio delle armi e che quella legge giustamente dava incarico al Ministero degli esteri di prendere un impegno su questo. All'interno di tutto questo c'è stato però anche il tentativo - magari in maniera anche non sbagliata o ingenua - di portare tutto sotto la Presidenza del Consiglio, quella stessa che su Finmeccanica aveva cercato di fare già altre manovre sul commercio delle armi nel mondo.
Questo è sbagliato per il nostro Paese e lo dico non perché di un'altra coalizione ma perché abbiamo scelto che quello fosse un pezzo della politica estera del Paese; anche chi di noi ha dubbi su questa ipotesi del commercio delle armi sa bene che essa va affidata alla politica estera, perché è ovvio che non abbiamo questi timori se queste armi vengono commercializzate all'interno dell'Unione europea (che so, in Svezia o in un altro Stato dell'Unione europea). Dobbiamo essere certi della destinazione finale, perché quella legge fu fatta per ovviare alla circostanza che da Talamone, o da altri porti italiani, partivano navi che commerciavano con Paesi-schermo, e quelle stesse armi finivano poi in Paesi in conflitto. Quello fu un atto di tutto un Parlamento che fece bene il suo lavoro.
In merito a queste deleghe, mi permetto allora di dire che mi aspetto che il Governo tecnico faccia un lavoro tecnico di alto livello, di analisi di tale situazione. Personalmente, nelle condizioni in cui è stato votato quell'articolo, come ex obiettore di coscienza non posso approvarlo, ma sono convinto che costituisca il male minore possibile (ci ho lavorato anch'io, e ringrazio il collega Scanu ed i colleghi della Commissione difesa, in particolare il senatore Del Vecchio). Mi affido però al Governo e all'Aula affinché su quelle deleghe i paletti vengano mantenuti dentro le regole scritte dalla legge citata all'interno della comunitaria. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale
Ha facoltà di parlare la relatrice.
BOLDI, relatrice. Signor Presidente, mi scuso anticipatamente se la mia replica potrà sembrare disorganica, ma vorrei provare a dare alcune risposte agli intervenuti.
Per quello che riguarda la senatrice Adamo, che ha toccato, insieme alla senatrice Granaiola, alla senatrice Armato ed al senatore Divina la questione dell'articolo 11, devo dire che effettivamente tale norma ha posto dei problemi, poiché la delega è molto ampia. D'altra parte, bisognava assolutamente chiudere la procedura di infrazione, e devo dire, signor Ministro, che anche noi dobbiamo essere assolutamente fiduciosi e speranzosi che nell'espletamento della delega vengano rispettati i principi previsti nella norma per cercare di tutelare quello che per noi è un settore veramente importante.
Per quanto riguarda l'articolo 21, che contiene deleghe su due importanti direttive concernenti il comitato aziendale europeo e il lavoro dei cittadini di Paesi terzi, sicuramente avremo poi la possibilità di valutare le proposte del Governo e di esprimere dei pareri nelle Commissioni di merito. Mi auguro naturalmente, per quello che riguarda la direttiva 52, che qualunque tipo di soluzione si pensi di adottare questa non possa mai, come peraltro afferma un ordine del giorno che è stato accolto, dare anche lontanamente l'impressione che si voglia fare una sanatoria generalizzata di questi lavoratori qualora, ad esempio, questi denuncino di essere stati assunti in modo irregolare.
L'articolo 4 riguarda le diarie dei funzionari che parteciperanno alle riunioni dei tavoli europei dai quali non possiamo essere assenti. Tale norma è stata introdotta alla Camera e molto probabilmente in Senato l'avremmo considerata inammissibile per materia, perché non c'era assolutamente nulla che la legasse alla legge comunitaria. In ogni caso, è stato approvato in 14 a Commissione un ordine del giorno volto a recepire le indicazioni che sono state espresse dalla 5a e dalla 1a Commissione del Senato.
La senatrice Poli Bortone ha toccato la questione dei NUTS 3, che però è stata espunta dal testo alla Camera, e poi il tema, peraltro già affrontato nel momento in cui abbiamo parlato del Piano nazionale per le riforme, dei grandi problemi dell'Italia: il Sud, le donne, i giovani. Al riguardo, le preoccupazioni nutrite nel momento della stesura del piano nazionale delle riforme, non da questo ma dal precedente Governo, sono le preoccupazioni di tutti.
La senatrice Poli Bortone ha poi proposto l'istituzione di un'autorità per l'alimentazione. Al riguardo invito ad una riflessione, dato che di Authority ne abbiamo in abbondanza, tanto che a volte non se ne capisce esattamente l'utilità. Quindi, esorto a riflettere bene sulla necessità di istituire un'Authority per l'alimentazione.
La senatrice Carlino e il senatore Di Giovan Paolo hanno toccato il tema della delega per la semplificazione della cosiddetta direttiva armi, sulla quale si è molto discusso qui in Senato durante il primo esame. Siamo infine giunti ad un emendamento snello nel quale è scritto molto chiaramente che la delega di semplificazione verrà fatta nel rispetto dei principi della legge n. 185 del 1990, che ritengo sia un'ottima legge. Credo che se nella delega ci si atterrà al paletto fissato, anche le associazioni potranno stare tranquille.
Il senatore Pinzger ha invece toccato il tema delle normative introdotte, poche peraltro, dal Senato e che, a seguito dello stravolgimento che vi è stato, sono state eliminate. Penso però che con la legge comunitaria 2011 potremo fare giustizia e reintrodurre tutte le norme che avevamo ritenuto potessero essere utili.
Quanto all'intervento del senatore Divina, naturalmente concordo pienamente con quanto ha detto riguardo al limite dell'uso del contante, che potrebbe rivelarsi un mezzo per combattere i pagamenti in nero, ma sicuramente anche un mezzo per far guadagnare le banche attraverso le commissioni. Faccio inoltre presente - perché forse a molti sfugge - che ci sono moltissimi cittadini italiani che non posseggono né un conto corrente, né una carta di credito, né un libretto degli assegni. Questo vale specialmente per le persone anziane. Quindi, quando si toccano questi temi bisogna prestare massima attenzione. Concordo anche con quanto affermato circa le vendite allo scoperto.
Per quanto riguarda la direttiva sui rimpatri, senatore Di Giovan Paolo, in effetti è stato dimostrato, per come è andato l'iter della legge 2010, che ha fatto bene il Governo ad estrapolare la direttiva sui rimpatri e ad approvarla, poiché è riuscito ad approvarla durante l'estate.
Mi meraviglio sempre quando sento esprimere delle osservazioni sulla «direttiva rimpatri». Secondo me, c'è infatti un'idea di fondo sbagliata, che vorrei cercare di chiarire. Ad esempio, l'allungamento della permanenza nei centri a 18 mesi, peraltro assolutamente conforme all'articolo 15 della direttiva 2008/115/CE, non so per quale motivo pensiate sia stato introdotto. Forse ritenete per pura cattiveria, ma non è così.
Forse sfugge il fatto che spesso è molto difficile effettuare l'identificazione: innanzitutto perché quasi sempre i documenti di riconoscimento vengono buttati via, inoltre perché si ha a che fare con Paesi che rendono molto difficile l'identificazione. Quindi, le motivazioni non sono dettate dalla cattiveria o dall'odio personale.
Per quanto riguarda il trattenimento nei CIE, che, è vero, non sono degli alberghi (sono dei centri di identificazione ed espulsione), voglio inoltre precisare che al loro interno è prevista l'assistenza socio-psicologica, quella sanitaria, la mediazione linguistico-culturale, l'informazione sulla normativa in materia di immigrazione e sui diritti e doveri degli stranieri. È anche garantita la libertà di corrispondenza sia telefonica che epistolare, la possibilità di ricevere visite, nonché l'assistenza legale anche mediante l'accesso al gratuito patrocinio.
Inoltre, il Ministero dell'interno precisa che è in corso la sesta annualità del processo Praesidium, in collaborazione con la Croce Rossa Italiana, l'Organizzazione internazionale migranti, l'UNHCR e «Save the Children» che prevede, tra i compiti attribuiti convenzionalmente a tali organizzazioni, anche il monitoraggio delle condizioni di accoglienza dei diversi centri per immigrati attraverso la presentazione di resoconti periodici delle criticità riscontrate. Ora, mi rendo conto che ci sono dei problemi, ma si sta cercando in tutti i modi di risolverli.
Concludo ringraziando tutti i Gruppi per la responsabilità dimostrata con riguardo alla presentazione o meno di emendamenti e di pochissimi ordini del giorno per permettere l'approvazione di questo sciagurato provvedimento sul quale tutti noi abbiamo dei dubbi e delle contrarietà. Purtroppo, siamo giunti alla determinazione di farlo passare, perché sarebbe stato scandaloso tenere questa legge ancora nelle Aule parlamentari: ne andava della credibilità del Parlamento e soprattutto sarebbe stato costoso dal punto di vista monetario, poiché avremmo dovuto iniziare a pagare un conto molto salato rispetto alle procedure di infrazione, che con questa legge vengono invece sanate.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro per gli affari europei, avvocato Moavero Milanesi.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è una giornata - come già è stato sottolineato - in gran parte dedicata alle questioni dell'Unione europea, che costituiscono per noi tutti una tela di fondo e, per il Governo che qui rappresento, un punto di riferimento al tempo stesso imprescindibile nelle circostanze, e in ogni caso ideale per il nostro modo di vedere.
Quanto alla legge che oggi abbiamo discusso e che vi accingete a votare, vorrei ringraziare il Senato, in particolare la 14ª Commissione e la presidente Boldi, per aver consentito un'accelerazione di questo «ultimo miglio» della legge comunitaria 2010; un ultimo miglio che poteva indubbiamente venire prima, ma che è importantissimo riuscire a portare a compimento.
Se il Senato darà la sua approvazione a questa normativa, avrò il piacere, a nome del Governo italiano e dell'Italia tutta, di avvisare la Commissione europea che attraverso l'adozione di questa legge comunitaria ben 23 procedure di infrazione, suscettibili - come ricordava poco fa la presidente Boldi - di portare sanzioni pecuniarie previste dal Trattato (un trattato che abbiamo contribuito ad approvare e ratificare), che avrebbero colpito le nostre finanze in un momento non propriamente tale da cercare ulteriori fonti di uscita non necessarie, sono venute meno.
Pertanto, con questa discussione, di cui ancora una volta vi ringrazio per i tempi rapidi in cui si è svolta, il Senato e il Parlamento italiano danno un contributo decisivo, nel momento in cui giungerà ad approvazione, al riacquisto della credibilità del nostro Paese di fronte alle istituzioni dell'Unione europea, di cui tanto parliamo e di cui c'è un evidente assoluto bisogno per dare all'Italia la pienezza di quel ruolo e di quel peso che le spettano per la sua storia di Paese fondatore dell'Unione europea, per la sua realtà economica, industriale e politica e di fronte ai suoi cittadini.
Penso di potervi dire che il Governo ha ben compreso il messaggio riguardante la sua copartecipazione - e nel dire sua mi permetto di estendere l'aggettivo ai Governi che ci hanno preceduto - nel ritardo di questa normativa. Soprattutto vorrei assumere l'impegno, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda questo Governo, di fare il possibile per presentare alle Aule parlamentari nei tempi previsti la legge comunitaria, che temo sarà quella riferita al 2012, che ricade nelle nostre responsabilità, e di portare avanti, evidentemente in collaborazione massima con le due Camere parlamentari, l'iter della legge comunitaria 2011.
Vorrei anche dire che abbiamo, e ho, ben compreso i messaggi più specifici che sono stati sollevati dai diversi intervenienti. Non li ripeto, li ho ben annotati; ho l'abitudine, che spero di mantenere, di ascoltare con attenzione e prendere appunti, e mi premurerò di passare gli appunti anche ai miei colleghi Ministri competenti per le differenti materie, perché come sapete non solo l'Europa siamo noi (come ha detto il presidente Monti in quest'Aula), ma alla partecipazione agli adempimenti europei, al momento europeo, alla legislazione europea non deve partecipare unicamente il Ministro delegato agli affari europei, ma anche tutti gli altri Ministri del Governo. Quindi, trasmetterò ai miei colleghi i differenti punti che sono stati sottolineati. Ve ne sono stati alcuni più ricorrenti, che mi permetto di citare per mostrarne la piena comprensione: la questione relativa al commercio delle armi, la questione relativa ai rimpatri e la questione - da molti oratori sollevata - delle concessioni balneari, che rientra evidentemente tra le preoccupazioni espresse dall'Aula.
Il nostro impegno è dunque a continuare il lavoro insieme, non solo sulle future leggi comunitarie, non solo sulla riforma di questo strumento omnibus di cui - credo siamo tutti convinti - occorre migliorare il funzionamento (e proposte sono fatte nell'ambito della riforma della cosiddetta legge Buttiglione), ma anche nel lavoro corrente delle Commissioni. È quindi intenzione, senz'altro mia (ma penso di potermi esprimere anche a nome dei colleghi), di partecipare, a vostra richiesta, ai lavori del Parlamento con la presenza in Aula e soprattutto con l'interlocuzione in Commissione.
Vi ringrazio ancora per la qualità del dibattito e auspico un positivo voto finale. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e IdV).
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dar lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.
BONFRISCO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo e preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo, con i seguenti presupposti:
- per quanto riguarda l'articolo 4, la spesa inerente alla corresponsione delle diarie rientri negli stanziamenti già previsti per il finanziamento delle missioni (comunque soggetti al taglio lineare del 10 per cento previsto dal decreto-legge n. 78 del 2010), fermo restando che la diaria rappresenta solo una delle modalità con cui l'amministrazione può provvedere al rimborso delle spese di missione sostenute dal proprio personale;
- dall'articolo 6, comma 2, lettera l), che prevede la modifica della disciplina sanzionatoria e di vigilanza sugli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari, non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, in quanto, per lo svolgimento dell'attività di controllo e vigilanza, la Banca d'Italia e la CONSOB provvederanno alla copertura dei costi derivanti dalle attività svolte autonomamente, con le ordinarie forme di autofinanziamento, attraverso le contribuzioni dovute dai soggetti vigilati;
- l'articolo 8, comma 2, lettera h), che amplia la platea dei soggetti IVA che possono accedere al meccanismo dei rimborsi infrannuali, rechi effetti trascurabili sul gettito, in considerazione dell'esiguità dei soggetti interessati;
- l'articolo 8, comma 2, lettera l), avendo carattere procedurale, non produca effetti sul gettito;
- la definizione delle imprese turistico-balneari contenuta nell'articolo 11, comma 6, non comporti effetti onerosi connessi all'ampliamento delle agevolazioni fiscali previste dal decreto-legge n. 70 del 2011;
- l'articolo 22, comma 4, che modifica il regime tributario delle fondazioni bancarie, risulti necessario ai fini del coordinamento con l'articolo 52, comma 1-ter, del decreto-legge n. 78 del 2010, che ha innalzato dal 10 al 15 per cento la quota percentuale del patrimonio delle fondazioni bancarie investibile in immobili diversi da quelli strumentali. Peraltro, secondo la Ragioneria generale dello Stato, tale disposizione non comporta nuovi o maggiori oneri, in quanto, in sede di relazione tecnica al decreto n. 78 del 2010, non sono stati ascritti effetti alle disposizioni di cui all'articolo 52 del medesimo decreto.
Osserva infine, con riferimento agli articoli 4 e 22, comma 4, che la legge di contabilità pubblica imporrebbe una corretta copertura finanziaria di qualunque onere, ancorché esiguo».
PRESIDENTE. Procediamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.
Gli articoli 1, con gli annessi allegati, e 2 del testo approvato dal Senato sono stati soppressi dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 1, corrispondente all'articolo 3 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 2, corrispondente all'articolo 4 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 3, corrispondente all'articolo 5 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 4, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
L'articolo 6 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 5, corrispondente all'articolo 7 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 6, corrispondente all'articolo 8 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 7, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 8, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Gli articoli 9 e 10 del testo approvato dal Senato sono stati soppressi dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame dell'articolo 9, corrispondente all'articolo 11 del testo approvato dal Senato.
Lo metto ai voti.
È approvato.
L'articolo 12 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 10, corrispondente all'articolo 13 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 11, corrispondente all'articolo 14 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
L'articolo 15 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame dell'articolo 12, corrispondente all'articolo 16 del testo approvato dal Senato.
Lo metto ai voti.
È approvato.
L'articolo 17 del testo approvato dal Senato è stato soppresso dalla Camera dei deputati.
Passiamo all'esame degli articoli successivi.
Metto ai voti l'articolo 13, corrispondente all'articolo 18 del testo approvato dal Senato.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 14, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 15, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 16, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Passiamo alla votazione dell'articolo 17, introdotto dalla Camera dei deputati.
DIVINA (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Divina, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 17, introdotto dalla Camera dei deputati.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2322-B
DINI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINI (PdL). Signor Presidente, vorrei segnalare che, pur essendo presente in Aula, non ho avuto la possibilità di esprimere il mio voto sull'articolo 17. Vorrei quindi aggiungere il mio voto alla votazione precedente.
NEGRI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NEGRI (PD). Signor Presidente, vorrei far presente che, per un disguido tecnico, non sono riuscita a votare.
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, le vorrei far presente che anch'io e il collega Tedesco non siamo riusciti a votare.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Metto ai voti l'articolo 18, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 19, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 20, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 21, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 22, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 23, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Metto ai voti l'articolo 24, introdotto dalla Camera dei deputati.
È approvato.
Passiamo alla votazione finale.
FLERES (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FLERES (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, per riconoscere al Ministro il diritto di esordio e dunque per non appesantire il dibattito, che è stato abbastanza articolato, desidero soltanto confermare il voto favorevole del Gruppo di Coesione Nazionale, senza però trascurare il fatto che questo testo, per quanto ci riguarda, risulta l'ennesima occasione perduta per trasformare il nostro Parlamento in un protagonista di quel percorso che deve portarci verso un'unione politica, oltre che economica, dell'Europa, cosa che purtroppo è ancora lontana da venire.
Chiedo che il testo scritto del mio intervento sia allegato al Resoconto stenografico della seduta odierna. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL).
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso, senatore Fleres.
CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, sarò brevissima.
Come anticipato in discussione generale, l'Italia dei Valori, pur non riconoscendosi nel testo che stiamo per approvare, voterà a favore di questo provvedimento. Non vorrei né dilungarmi, né esser ripetitiva rispetto a quanto già detto in discussione generale, tuttavia vorrei esprimere la mia preoccupazione, oltre che quella del Gruppo Italia dei Valori, soprattutto in relazione ad atti come la legge comunitaria per una congiuntura economica davvero tragica.
Il Gruppo dell'Italia dei Valori, infatti, esprime voto favorevole intendendolo come auspicio affinché il Governo possa, a breve, proporre atti la cui portata normativa sia innanzitutto più ampia ed utile dal punto di vista dei riflessi pratici che essi possono avere sia sull'economia del Paese che nei confronti di talune categorie di cittadini. Non ultimo, votiamo a favore auspicando, già dalla discussione della legge comunitaria per il 2011 per cui sappiamo di essere in ritardo, un procedimento legislativo profondamente differente rispetto al passato. Non è, infatti, accettabile che il Parlamento italiano approvi oggi la legge comunitaria per l'anno 2010, mentre alla Camera dei deputati si è appena cominciata la discussione di quella del 2011. E questo colleghi, se non è certo colpa del Governo attuale, non è dovuto neanche alla crisi politica che ha investito negli ultimi mesi il Governo Berlusconi, portandolo alle dimissioni.
Le ragioni di questo lungo ritardo erano e sono tutte nella ferma volontà della maggioranza di allora di aggiungere ad ogni costo, nel testo della legge comunitaria, materie eterogenee. È stato il caso della responsabilità civile dei giudici, dell'istituto della fiducia, delle concessioni demaniali per 100 anni e così via. È dovuto intervenire anche il presidente della Repubblica Napolitano affinché il testo di qualche mese fa non diventasse legge.
Nonostante ciò, già durante il primo passaggio in Senato, il Gruppo dell'Italia dei Valori, anche in ragione della snellezza del provvedimento originario, ha presentato solo cinque emendamenti, manifestando con largo anticipo il proprio senso di responsabilità, per evitare che il provvedimento non fosse il solito carrozzone in cui infilare tutto. Detto ciò, occorre specificare che la legge comunitaria per il 2010, a fine del 2011, si approva per merito dell'opposizione o, meglio, di quella che prima era l'opposizione. L'allora maggioranza, non qui in Senato, ma sicuramente alla Camera - sfido i colleghi a smentirmi - ha provato in tutti i modi ad aggiungere norme di ogni tipo. E, infatti, il provvedimento è stato affossato dalle medesime norme fuori controllo! Un po' la stessa fine che si stava facendo fare al Paese.
Voglio puntualizzare, tuttavia, che su due articoli del provvedimento, l'IdV vota a favore suo malgrado. Mi riferisco alla norma relativa alla reintroduzione delle diarie per le missioni all'estero e al recepimento della direttiva sul trasferimento dei prodotti della difesa. Ciononostante annuncio il voto favorevole dell'Italia dei Valori su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo IdV).
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, intervengo brevemente perché ho già esaminato il provvedimento in sede di discussione generale. Quello che possiamo dire in conclusione è che l'iter travagliato di questa legge di cui abbiamo parlato rivela come l'attuale meccanismo di trasposizione del diritto europeo all'interno dell'ordinamento italiano abbia dimostrato almeno in questo caso i propri limiti. Per cui, è opportuno e urgente ripensare a un nuovo strumento e a un nuovo metodo per far sì che il nostro Paese possa essere all'avanguardia delle novità legislative che si realizzano oggi in Europa e che sempre più ci riguardano direttamente.
Il mio personale auspicio, insieme a quello del Gruppo Per il Terzo Polo che rappresento, è che, di fronte alla scelta che si profila, ma che rischia purtroppo di divenire di giorno in giorno sempre di maggior attualità, tra più Europa e meno Europa, tra una maggior integrazione e, al contrario, una maggiore divisione, si scelga la strada di una sempre maggior unione tra gli Stati e i popoli europei, un'unione che sia allo stesso tempo economica, ma anche politica, senza remore e timori, nella consapevolezza che ormai è in Europa che risiedono gli interessi di tutti e che nessuno degli Stati europei (neppure la Germania) può oggi realisticamente risolvere da solo i problemi che lo riguardano, e che sono ad un tempo problemi tanto politici quanto economici.
Per questo è necessario che la nostra Nazione, vincendo le proprie debolezze, dovute forse ad una mancanza di coraggio, torni a rappresentare un elemento trainante per il nostro futuro e per quello di tutti gli Stati dell'Unione. Questo lo dobbiamo fare, signor Ministro, come lei stesso ha rilevato in sede di replica, non soltanto perché siamo uno dei sei membri fondatori della Comunità, ma perché è veramente un grande progetto di integrazione, e corrisponde ai nostri interessi, mentre un'Europa divisa su tutti i principali temi, politici, economici e internazionali, non farebbe altro che ridurre il ruolo e, in definitiva, il peso internazionale del nostro Paese.
I tempi difficili di crisi si sono spesso rilevati come i più prolifici per la costruzione del lungo cammino che ha portato all'Unione europea. Il mio auspicio finale è che anche questo periodo di indubbie difficoltà rappresenti, per il Parlamento e insieme per il Governo, una fase temporanea e che serva a noi tutti, in particolare ai Capi di Stato e di Governo europei, a rafforzare la Nazione e a realizzare come senza l'Europa non vi possa essere benessere nel continente, nel nostro Paese, e quindi compiere un ulteriore passo in direzione di una maggiore integrazione.
Dichiaro pertanto il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI sul provvedimento in esame. (Applausi dei senatori Astore e Ignazio Marino).
ADERENTI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADERENTI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, con il disegno di legge comunitaria il Governo adempie l'obbligo, previsto dalla legge 4 febbraio 2005, n. 11, di proporre annualmente al Parlamento un testo legislativo recante disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.
Il testo che abbiamo discusso e che ci accingiamo ad approvare è, per così dire "essenziale" poiché contiene l'attuazione di direttive che sono o già scadute o che scadranno entro l'anno. Com'è noto, è attualmente in corso un processo di riforma della legge n. 11 del 2005 e tra le finalità che il progetto di riforma si pone vi è proprio quella di accelerare i tempi di approvazione della legge comunitaria.
La riforma della legge n. 11 del 2005 mira ad adeguare la normativa nazionale alle modifiche intervenute nell'assetto dell'Unione europea a seguito dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della crescente importanza delle politiche di origine europea. La riforma tiene conto di riorganizzare il processo di recepimento della normativa europea, prevedendo, in particolare, lo sdoppiamento dell'attuale legge comunitaria, in due distinti provvedimenti: la legge di delegazione europea, il cui contenuto sarà limitato alle disposizioni di delega necessarie per il recepimento delle direttive comunitarie e la legge europea che, più in generale, conterrà disposizioni volte a garantire l'adeguamento dell'ordinamento interno all'ordinamento europeo.
Il Gruppo della Lega Nord prende atto del contenuto del disegno di legge comunitaria 2010, che adegua il nostro ordinamento ad importanti disposizioni comunitarie.
Prima di andare ad esaminare gli articoli che ritengo di maggiore interesse in questa legge comunitaria, vorrei soffermarmi su un articolo che era presente nel testo governativo e che poi è stato soppresso durante l'esame alla Camera dei deputati, ovvero il riordino normativo della disciplina della professione di guida turistica. Tale articolo prevedeva importanti innovazioni nel settore ovvero che l'esercizio della delega dovesse avvenire nel rispetto degli statuti delle Regioni ad autonomia speciale e delle relative norme di attuazione e che le amministrazioni locali potevano avvalersi, per la promozione del proprio territorio e dei siti museali, di associazioni di volontariato, costitute e formate con finalità di promozione storico, culturale, paesaggistico e ambientale locale.
Il riordino della professione di guida turistica non va a compromettere i percorsi formativi relativi alla conoscenza di specifiche aree del territorio nazionale particolarmente ricche e complesse sotto il profilo storico-artistico, culturale e ambientale. Pertanto, la Lega Nord attenzionerà il Governo ed il Parlamento affinché si introduca questa importante riforma nella prossima legge comunitaria 2011.
Tornando al testo in esame, vorrei soffermarmi su alcuni articoli che ritengo degni di nota.
L'articolo 5 interviene sulla disciplina del codice del consumo e prevede alcune modifiche al decreto legislativo n. 206 del 2005, nella parte in cui regola la commercializzazione a distanza di servizi finanziari ai consumatori. Il testo prevede, infatti, che i termini per l'effettuazione di rimborsi e restituzioni tra fornitore e consumatore, conseguenti all'esercizio del diritto di recesso, deve avvenire "entro e non oltre i trenta giorni". Sono ricondotti nell'ambito applicativo del diritto di recesso anche i contratti di assicurazione obbligatoria RC per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti. Tutto ciò è a tutela dei consumatori.
L'articolo 10 è volto a semplificare la materia del confezionamento delle acque destinate al consumo umano. Tale articolo prevede che i valori di parametro per misurare la salubrità dell'acqua siano misurabili solo nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori, non anche nel punto della commercializzazione e messa a disposizione per il consumo. Questa abrogazione permette di risolvere una procedura di infrazione nata dal fatto che la Commissione europea ha ritenuto che questo secondo punto di verifica dia luogo ad una nuova procedura di controllo, non prevista dalla disciplina comunitaria in materia e suscettibile di limitare la distribuzione commerciale delle acque in bottiglia imponendo restrizioni ingiustificate.
Infine, l'articolo 17 riguarda l'attuazione della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea relativa all'utilizzo della denominazione «cioccolato puro». Secondo quanto previsto dalla normativa comunitaria, non è più consentito utilizzare la denominazione "cioccolato puro", attualmente utilizzata in Italia, per i prodotti nella cui preparazione non siano stati utilizzati altri grassi vegetali oltre il burro di cacao. La sentenza non ha ritenuto quindi più accettabile tale denominazione, poiché non rientrante tra quelle di vendita obbligatorie e tassative.
A seguito della sentenza, l'articolo in questione abroga le disposizioni che consentono la denominazione citata, ma prevedendo anche un periodo di 24 mesi per lo smaltimento delle scorte delle etichette e delle confezioni di prodotti riportanti la denominazione in oggetto. Ciò è a dimostrazione che l'Europa spesso è troppo invadente su questioni tecniche di minore importanza.
Noi della Lega Nord vorremmo invece che i nostri artigiani e i nostri imprenditori cioccolatai potessero usare ancora la dicitura «cioccolato puro», perché oggettivamente fa bene non solo al palato ma anche alle orecchie del consumatore, ed è pure buono.
Essendo già iniziato alla Camera dei deputati l'iter della legge comunitaria 2011, e secondo quanto disposto dalla legge n. 11 del 2005, la legge comunitaria 2012 dovrebbe essere emanata nei prossimi mesi. Ci troviamo nella condizione di dover concludere al più presto l'esame della legge comunitaria 2010, al fine di non appesantirne ulteriormente l'iter e soprattutto per non incorrere nell'apertura di nuove ulteriori procedure di infrazione, in particolare per mancato recepimento delle direttive.
Vorremmo ringraziare molto la senatrice Rossana Boldi che, in qualità di presidente della 14a Commissione affari europei, è stata davvero in grado di gestire l'iter di questa legge in maniera chiara, corretta e trasparente in Commissione.
Solo per un forte senso di responsabilità, ma soprattutto per salvaguardare il prezioso e laborioso lavoro fatto dal precedente Governo, la Lega Nord voterà a favore di questa legge comunitaria, prestando grande attenzione verso la prossima legge comunitaria 2011 e in modo particolare al futuro decreto legislativo di attuazione delle direttiva n. 52 del 2009, contenuta in questa legge, affinché nessuno pensi di insinuarvi sanatorie di clandestini, che staneremmo facilmente. Su questo saremo inflessibili (Applausi dal Gruppo LNP e dei senatori Caruso e Rizzotti. Congratulazioni).
MARINARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINARO (PD). Signor Presidente, colleghi, signor Ministro, si noterà, dal nostro voto finale, la fase nuova che caratterizza quest'Aula, nel senso che io annuncio qui il voto favorevole del mio Gruppo alla legge comunitaria 2010, senza però trascurare il fatto che questo è un voto sicuramente politico, un voto per quell'impegno nazionale ed europeo che noi abbiamo con il Governo Monti, un voto anche per dare quei segnali importanti e significativi all'Unione europea, per dire che esiste anche qui un modo diverso di concepire l'Europa e, soprattutto, di concepire la trascrizione nell'ordinamento nazionale del diritto europeo.
In questo senso, signor Ministro, lei ha avuto in questa giornata di full immersion, dall'Europa al livello nazionale, conoscenza dei problemi che attendono tutti quanti: lei dal versante Governo e noi dal versante Parlamento, per fare in modo che l'ordinamento nazionale sia sempre più adeguato e conforme all'ordinamento europeo.
Sicuramente lei ha capito che quel sistema di recepimento, frutto di una stagione che fu, non regge più di fronte alle nuove sfide. Noi siamo pronti a misurarci su questo tema, a dare il nostro contributo - come ho detto anche stamattina - e abbiamo anche delle nostre proposte di legge. Queste sicuramente possono essere messe a confronto con quelle che furono le proposte di revisione della cosiddetta legge Buttiglione, che a me piace, però, chiamare legge La Pergola, dal nome di chi la concepì e la volle per far fronte a una stagione molto complessa e molto impegnativa, perché fu la stagione dell'Atto unico e dei preparativi rispetto alla costruzione del mercato interno.
Oggi abbiamo un'altra stagione, quella della democratizzazione, non solo dell'Europa ma anche delle istituzioni nazionali. Quindi, noi riteniamo che, anche da questo punto di vista, occorra fare una seria riflessione sull'adeguamento della nostra legislazione.
Due punti sono stati fortemente dibattuti e anche oggetto di emendamenti del mio Gruppo (emendamenti che responsabilmente abbiamo ritirato per fare in modo che questa legge comunitaria fosse approvata): la questione della direttiva servizi, che non è solo riferita all'infrazione, perché esiste un problema complessivo di applicazione della direttiva servizi nel nostro Paese, e poi la questione della direttiva sul trasferimento dei prodotti per la difesa.
Vorrei a tal riguardo un'attenzione e una sensibilità diverse. Si tratta di due direttive imponenti anche per il Paese. Quella sui servizi richiede una liberalizzazione enorme dei servizi, soprattutto di quelli locali, e quella sui prodotti di difesa tocca anche una legislazione di equilibrio che noi abbiamo raggiunto, con il concorso non solo delle associazioni ma anche della società.
Su questi punti sui quali noi diamo la delega, soprattutto per quanto riguarda i prodotti della difesa, non esistono principi indicativi. Per tale motivo, signor Ministro, io le chiedo un'attenzione particolare, da riferire soprattutto al Ministro competente. Noi diamo una delega, ma vorremmo anche il ritorno. Non è una delega in bianco. Se non un disegno di legge, almeno si facciano dei decreti attuativi che siano sottoposti all'esame del Parlamento.
Soprattutto, si tenga conto di quel richiamo fatto recentemente, anche dal Presidente della Repubblica: c'è un eccesso di delega. Lo dice appunto anche il Presidente della Repubblica, non lo diciamo solo noi. Quindi, su questo punto vada tutta l'attenzione per assicurare al Parlamento un suo ruolo e una funzione.
Da ultimo, voglio sottolineare che qui nessuno chiede, per quanto riguarda la lotta al lavoro nero, delle sanatorie generalizzate.
Vogliamo soltanto il rispetto degli accordi presi e soprattutto dello spirito della direttiva sulla lotta al lavoro nero, nel senso che ci dev'essere una lotta efficace che non deve colpire soltanto chi lo pratica: vanno colpiti coloro che lo utilizzano.
Signor Presidente, confermo il voto favorevole del mio Gruppo sul provvedimento in esame. (Applausi dal Gruppo PD).
CASTRO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, vorrei fare due concisissime, osservazioni, un concisissimo invito e una concisissima proposta.
Vi è una evidente discrasia, signor Ministro, tra la condizione illanguidita, rattrappita, intorpidita con la quale questa legge comunitaria arriva questa sera al voto conclusivo della Camera alta, dopo un percorso confuso e slabbrato del quale va attribuito nitidamente demerito alla Camera bassa, e il pathos con il quale invece le nostre comunità sentono risiedere oggi nell'Europa una potestà di regolazione e di decisione che impatta con asprezza e con violenza quasi minacciosamente sulle concrete esistenze e sui concreti progetti di vita degli appartenenti a quelle stesse comunità. Vi è poi una discrasia non meno evidente tra il ruolo che è chiamato a svolgere il Parlamento minuziosamente, ossessivamente, valutando, controllando, verificando tutte le prescrizioni, tutte le direttive oggetto di tutti i recepimenti, da un lato, e, dall'altro, al fondo, una sorta signor Ministro, di elusione democratica che accompagna il modo nel quale le grandi, scandite decisioni dell'Europa vengono assunte. Vi è in qualche misura un evidente segno «aparlamentare» nel modo e nel processo con il quale l'Europa addiviene a decisioni che vengono così fortemente vissute dai cittadini dei suoi territori.
Ieri, signor Ministro, lei ha fatto un intervento che è andato molto oltre il puro incontro di cortesia e di garbo istituzionale con la 14a Commissione. Noi l'abbiamo molto apprezzato e di questo la ringraziamo, perché lei ha assunto un impegno che noi riteniamo cruciale: quello a restituire in modo effettivo ed affidabile (effective and reliable) la dimensione parlamentare nella quale si sostanzia la dimensione dell'autenticità democratica nella relazione, in questo tempo drammatico, in questa eccezione istituzionale, del Governo con la Commissione europea, il Consiglio europeo, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. Noi crediamo che questa indicazione di un'organizzazione metaformale del rapporto tra Governo e Parlamenti sia un impegno importante, al quale diamo assoluto rilievo.
La proposta è la seguente. La 1a Commissione sta lavorando a due disegni di legge sulla riforma della legge Buttiglione. Il Popolo della Libertà ritiene che il metodo che meglio funziona è quello che potremmo chiamare hub and spoke, cioè avere un'unica legge comunitaria, una legge europea, una legge di delegazione europea che concentri e condensi quello che è fondamentale, cioè l'immediato adempimento rispetto alle direttive che provengono dall'Europa; la sutura delle eventuali slabbrature che si siano create in seguito ai procedimenti di infrazione, in seguito alle sentenze per noi negative della Corte di giustizia. Questo dev'essere il core dell'unica legge europea, l'hub, mentre i raggi, il dato spoke, devono essere i provvedimenti che il Governo di volta in volta affida alle valutazioni delle Camere in relazione agli andamenti congiunturali che la traiettoria europea assume nell'anno di riferimento.
C'è un articolo in questo disegno di legge che parla del contratto di fiducia. Il Popolo della Libertà, dando adempimento e implementazione a tale contratto, vota positivamente la legge comunitaria e lo fa in modo razionalmente persuaso, ma emotivamente preoccupato. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel suo complesso.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B).
Discussione del documento:
(Doc. IV-quater, n. 5) Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Amedeo Ciccanti, senatore all'epoca dei fatti (ore 19,18)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento IV-quater, n. 5, recante: «Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile (n. 789/11 RGN) pendente dinanzi alla corte di appello di Ancona nei confronti del deputato Amedeo Ciccanti, senatore all'epoca dei fatti».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato, all'unanimità, di proporre all'Assemblea di dichiarare che i fatti oggetto del procedimento in questione concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadono pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo al relatore, senatore Li Gotti, se intende intervenire.
LI GOTTI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il documento illustra con dovizia di passaggi, ritengo, la vicenda dell'onorevole Ciccanti. Il problema si pose in relazione ad una querelle abbastanza polemica apparsa sui giornali, cui seguì un atto di citazione civile da parte di un competitore politico. In verità, l'oggetto della querelle sui giornali non era altro che la materia trattata in una precedente interrogazione parlamentare presentata su quei fatti dall'onorevole Ciccanti.
È accaduto però che, investita dal Presidente del Senato la Giunta del problema, si pose la prima questione se mai fosse stata sollevata una eccezione di insindacabilità ai sensi della legge, in quanto il giudice civile di Ancona non aveva ritenuto di riconoscere l'insindacabilità ex officio e quindi appariva necessario verificare, così come prevede la legge, se fosse stata formalmente sollevata l'eccezione.
La Giunta ha proceduto in più sedute (una di queste dedicata anche all'audizione dell'onorevole Ciccanti) alla verifica e alla ricerca di atti nei quali fosse stata proposta e sollevata l'eccezione di insindacabilità. In verità, dall'esame della documentazione del fascicolo processuale civile non risultava formalmente proposta l'eccezione di insindacabilità; il che poneva la Giunta nelle condizioni di non poter ritenere errato quanto deciso dal giudice, ossia la mancata trasmissione degli atti al Parlamento, in quanto la trasmissione degli atti segue o a una rilevazione d'ufficio oppure ad una questione sollevata ma disattesa.
Nelle more della nostra decisione l'onorevole Ciccanti si avvaleva del comma 7 dell'articolo 3 della legge n. 140 del 2003 che disciplina i casi in cui si può sollevare e come si può sollevare la questione di insindacabilità, cioè proponeva per la prima volta al Presidente della Camera di appartenenza, ossia al Senato, l'eccezione di insindacabilità.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si è dunque venuta a trovare nella condizione di dover esaminare il nuovo documento, pervenendo unanimemente alla conclusione che quanto era oggetto della questione giudiziaria... (Applausi dai Gruppi PdL, PD e dei senatori Del Pennino e Serra).
Colleghi, fatemi almeno concludere!
PRESIDENTE. Diamo modo al senatore Li Gotti di completare almeno la frase!
LI GOTTI, relatore. Come dicevo, la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari propone all'Assemblea di votare a favore del proprio documento, ossia di dichiarare non sindacabile quanto oggetto della controversia giudiziaria. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e dei senatori Del Pennino e Serra).
PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, né essendovi colleghi che desiderano intervenire in dichiarazione di voto, metto ai voti la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di dichiarare l'insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal deputato Amedeo Ciccanti, senatore all'epoca dei fatti.
È approvata.
Colleghi, la proposta è stata approvata all'unanimità, come peraltro era già avvenuto da parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
Discussione del documento:
(Doc. IV-quater, n. 6) Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti (ore 19,25)
Approvazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento IV-quater, n. 6, recante: «Applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale (n. 46171/06 RGNR) pendente presso il tribunale di Milano nei confronti del signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti, per il reato di cui agli articoli 595, terzo comma, del codice penale e 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (diffamazione col mezzo della stampa)».
La relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è stata stampata e distribuita.
Ricordo che la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha deliberato di proporre all'Assemblea di dichiarare che il fatto oggetto del procedimento concerne opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricade pertanto nell'ipotesi di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Chiedo al relatore, senatore Malan, se intende intervenire.
MALAN, relatore. Signor Presidente, molto brevemente, si tratta di una vicenda originata da un articolo pubblicato sul settimanale «Panorama» nel 2006, a firma dell'allora senatore Lino Iannuzzi, dall'indicativo titolo: «Criticare la magistratura è un reato». Sul contenuto di questo articolo, il procuratore della Repubblica di Palermo all'epoca dei fatti, il dottor Caselli, ha querelato Lino Iannuzzi, il quale a sua volta ha eccepito l'insindacabilità ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione.
La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari ha ritenuto che, pur non avendo un riscontro diretto specifico in un atto parlamentare, quale un'interrogazione, una proposta di legge o simili, questo articolo - che peraltro non va al di là di un esercizio di critica - sia da riconnettere strettamente all'attività parlamentare del senatore Lino Iannuzzi, il quale è noto a tutti per essersi sempre impegnato sui temi della giustizia, con opinioni molto forti e molto nette che certamente possono non piacere a tutti.
La Giunta ha ritenuto però che senza dubbio l'articolo in oggetto sia un modo di espletare il mandato parlamentare da parte dell'ex senatore Iannuzzi, continuando a sostenere anche su un articolo di giornale una posizione politica che egli ha sempre espresso in tutte le sedi parlamentari, ad esempio anche con voti in dissenso rispetto al suo Gruppo proprio su aspetti riguardanti le garanzie giudiziarie per gli imputati.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
È iscritta a parlare la senatrice Adamo. Ne ha facoltà.
ADAMO (PD). Signor Presidente, sarò brevissima, dal momento che il mio Gruppo si è già espresso con un'opinione diversa da quella del relatore.
Da parte nostra chiediamo dunque all'Aula di non dichiararsi a favore dell'applicabilità dell'articolo 68, che la nostra Costituzione ha introdotto per difendere la libertà di opinione e non la libertà di insulto.
Nel caso in esame, potremmo rifarci tutti agli interventi precedenti, perché è l'ennesimo caso che affrontiamo riferito all'ex senatore Iannuzzi, che mette insieme ogni volta le protezioni di cui gode la stampa per la sua qualità di giornalista con quelle di cui gode come parlamentare, per chiedere l'applicazione dell'articolo 68.
Tra l'altro, sarebbe auspicabile come appello generale che questi casi di diffamazione, e così via, trovassero la composizione fuori del Parlamento, senza che tutte le volte si presentino richieste che impegnano noi e la magistratura su questioni che dovrebbero essere risolte in altra sede e in altro modo.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Passiamo alla votazione della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.
BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, intervengo molto velocemente per dichiarare il voto contrario del Gruppo dell'Italia dei Valori sulla proposta relativa alla insindacabilità delle dichiarazioni del senatore Iannuzzi, in quanto non esistono atti parlamentari, questo è un dato oggettivo, che giustificassero allora quelle dichiarazioni. Quindi, il nostro voto sarà contrario.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, intervengo molto brevemente per annunciare il voto favorevole dell'Unione di Centro e del Gruppo Misto.
BUGNANO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Bugnano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di dichiarare l'insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dal signor Raffaele Iannuzzi, senatore all'epoca dei fatti.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dal Gruppo PdL).
ADERENTI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADERENTI (LNP). Signor Presidente, vorrei precisare che nella precedente votazione, probabilmente per un problema alla mia postazione di voto, ho espresso erroneamente un voto contrario, anziché favorevole.
PRESIDENTE. Senatrice Aderenti, prendiamo atto della sua dichiarazione ai fini degli atti della seduta.
Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni
CASSON (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASSON (PD). Signor Presidente, il mio intervento fa riferimento a un tema che abbiamo già affrontato all'inizio del mese di novembre in quest'Aula ed ha a che fare con la sicurezza delle reti informatiche. Formalmente il mio intervento riguarda un sollecito a un atto di sindacato ispettivo, il 4-06230, di cui sono primo firmatario insieme ai colleghi Carofiglio, Chiurazzi, D'Ambrosio, Della Monica e altri, che si riferisce alla sicurezza delle reti, che hanno come presupposto essenziale la possibilità di identificare univocamente l'autore di condotte illecite.
Questa possibilità dipende quasi esclusivamente dall'assegnazione a ciascun utente o abbonato al servizio di un indirizzo di protocollo Internet IP. Si tratta di una specie di targa che consente di identificare l'autore di ciascuna condotta tenuta in rete. Il numero massimo di indirizzi IP è prossimo all'esaurimento e dalle forze di polizia, in particolare da quelle che stanno indagando sui fenomeni del crimine, dello spionaggio e del terrorismo cibernetici, ci viene segnalata la pericolosità di tale scadenza, in quanto il sistema che era stato adottato sta arrivando, ripeto, ad esaurimento.
Io ritengo sia urgente intervenire in questo momento e in questo modo per sollecitare una risposta all'interrogazione che ho indicato, che seguiva una mozione discussa nell'Aula del Senato nella seduta del 2 novembre scorso, poi rinviata.
Nel frattempo, è intervenuto il cambio di Governo, ma ritengo che la scadenza di questi termini non può interrompere la lotta alla criminalità informatica.
PRESIDENTE. Senatore Casson, la Presidenza si attiverà presso il Governo per sollecitare la risposta all'interrogazione da lei richiamata per i motivi di urgenza che lei indicava.
MENARDI (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MENARDI (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, la vigilanza della Banca d'Italia ha indotto le banche (ultime le banche di credito cooperativo, ma anche le fondazioni di origine bancaria) a dotarsi di statuti che normassero in modo stringente i conflitti di interesse che oggi impediscono non solo, per esempio, ai parlamentari di partecipare ai consigli d'amministrazione o comunque di avere incarichi, ma soprattutto vietano ogni rapporto fra fondazione bancaria, banca da essa espressa e soggetti in qualche modo correlati ai vertici di queste istituzioni.
In merito a questo discorso, fin dal 13 aprile 2010 ho presentato due interrogazioni (rispettivamente, la 3-01259 e la 3-01297) per avere alcuni chiarimenti in merito alle azioni compiute dai vertici della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo.
Poiché sono passati due anni e nel frattempo c'è stato anche il rinnovo di questi vertici, mi piacerebbe sapere dal Ministero che esercita il controllo sulle fondazioni e dalla Banca d'Italia, attraverso il Ministero, notizie sulle banche espressione della fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, come richiesto nelle interrogazioni che ho presentato.
PRESIDENTE. Senatore Menardi, la Presidenza si attiverà presso il Ministero per sollecitare una risposta alle sue interrogazioni.
GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRAMAZIO (PdL). Signor Presidente, intervengo per sollecitare l'interrogazione 4-06352 presentata pochi giorni fa, ma di notevole importanza, al Ministro degli affari esteri dopo l'attacco che giovani khomeinisti hanno sferrato contro l'ambasciata inglese a Teheran.
Faccio questo riferimento perché tutti certamente ricordiamo la tragedia del personale dell'ambasciata americana che fu sequestrato per oltre un anno a Teheran. C'è una situazione di emergenza in quel Paese che potrebbe coinvolgere il mondo occidentale e le ambasciate del mondo libero. Ritengo quindi che il Ministro degli affari esteri, in accordo con l'Europa, debba compiere dei passi presso le Nazioni Unite per garantire la presenza delle nostre rappresentanze diplomatiche. Non devo ricordare a lei, signor Presidente, che alcuni mesi fa l'ambasciata italiana a Tripoli fu devastata.
Esistono delle situazioni particolari che vanno evidenziate e messe subito al bando attraverso l'adozione di interventi concreti presso l'Unione europea e presso le Nazioni Unite.
PRESIDENTE. Concordo con quanto da lei sottolineato, senatore Gramazio. Tra l'altro, proprio oggi prima di venire in Aula ho letto la dichiarazione del Ministro degli affari esteri che diceva che l'Italia, in accordo con l'Unione europea, sta valutando anche la possibilità di chiudere la nostra ambasciata a Teheran. Mi pare quindi che ci siano tutti gli elementi che lei richiamava.
Sul mancato recepimento della direttiva 2010/76/CE
LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, oggi abbiamo approvato all'unanimità la legge comunitaria 2010 recependo alcune importanti disposizioni europee.
Esiste però una direttiva (la direttiva n. 2010/76/CE) che, se non recepita dall'Italia, ci espone al rischio di una sanzione economica di quasi 100.000 euro al giorno. Ripeto, signor Presidente: quasi 100.000 euro al giorno.
Voglio ricordare che il presidente della Commissione europea, Barroso, nei giorni scorsi ha deferito l'Italia per non aver recepito la direttiva. Quest'ultima sostiene che i banchieri non possono avere bonus smisurati. Questo è il primo punto. Il secondo è che le banche devono avere dei requisiti patrimoniali.
Ora, signor Presidente, è noto che il precedente Governo e soprattutto il Ministro dell'economia affermavano di non andare molto d'accordo con le banche, però questa direttiva - faccio notare - non è stata recepita. Inoltre, ricordo che nel decreto milleproroghe sono state cancellate sentenze sull'anatocismo e battaglie di associazioni di consumatori. Una sentenza del 2 dicembre 2010 affermava che l'anatocismo era illegale, ma il Governo ha fatto una sanatoria sull'anatocismo.
Informo l'Aula, i colleghi e anche lei, signor Presidente, che il 7 febbraio ancora una volta la Corte costituzionale si pronuncerà sulla materia. Si è già pronunciata sulla legge salva-banche di un precedente Governo, la legge salva mutui di un altro Governo e si pronuncerà anche su questo. Tra l'altro, è stata anche smantellata la legge n. 108 del 1996 sull'usura, aumentando surrettiziamente i tassi, in una fase di crisi economica come questa.
Signor Presidente, facciamo di tutto per recepire al più presto questa direttiva, sulla quale ho presentato anche un'interrogazione parlamentare. Non è possibile che sul bonus dei banchieri non vi sia un tetto! L'odiata casta si sta riducendo i compensi, giustamente, perché non è giusto, secondo me, che un lavoratore dopo quarant'anni di lavoro prenda 1.300 euro al mese e un deputato, dopo cinque anni, prenda il doppio. Quindi è giusto fare questo, senza alcuna demagogia. Però i signori banchieri devono cominciare a pagare il conto. Non possono prendere 42 milioni di buonuscita e poi essere anche chiamati a fare i salvatori delle Patrie, come Alessandro Profumo.
La ringrazio molto, signor Presidente, e spero che solleciti la mia interrogazione perché dobbiamo recepire la direttiva in quanto 100.000 euro al giorno non sono cosa di poco conto per il bilancio nel capitolo del bilancio dello Stato.
PRESIDENTE. Senatore Lannutti, la Presidenza si attiverà con riguardo sia alla sua interrogazione che al recepimento della direttiva.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Essendo esauriti tutti gli argomenti previsti per la corrente settimana dal calendario dei lavori dell'Assemblea, la seduta di domani, non avrà più luogo.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di martedì 6 dicembre 2011
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 6 dicembre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,41).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 (2322-B)
ARTICOLI NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI
ARTICOLO SOPPRESSO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Delega al Governo per l'attuazione di direttive comunitarie)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di due mesi antecedenti a quello di recepimento indicato in ciascuna delle direttive elencate negli allegati A e B, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle direttive medesime. Per le direttive elencate negli allegati A e B il cui termine così determinato sia già scaduto ovvero scada nei tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo è delegato ad adottare i decreti legislativi di attuazione entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. Per le direttive elencate negli allegati A e B che non prevedono un termine di recepimento, il Governo è delegato ad adottare i decreti legislativi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati, nel rispetto dell'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze e con gli altri Ministri interessati in relazione all'oggetto della direttiva.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive elencate nell'allegato B, nonché quelli relativi all'attuazione delle direttive elencate nell'allegato A che prevedono il ricorso a sanzioni penali, sono trasmessi, dopo l'acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica affinché su di essi sia espresso il parere dei competenti organi parlamentari. Decorsi quaranta giorni dalla data di trasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza del parere. Qualora il termine per l'espressione del parere parlamentare di cui al presente comma, ovvero i diversi termini previsti dai commi 4 e 9, scadano nei trenta giorni che precedono la scadenza dei termini di delega previsti ai commi 1 o 5 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di tre mesi.
4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle direttive che comportino conseguenze finanziarie sono corredati della relazione tecnica di cui all'articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Su di essi è richiesto anche il parere delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. Il Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni formulate con riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi, corredati dei necessari elementi integrativi d'informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari, che devono essere espressi entro venti giorni.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo può adottare, con la procedura indicata nei commi 2, 3 e 4, disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi del citato comma 1, fatto salvo quanto previsto dal comma 6.
6. I decreti legislativi, relativi alle direttive elencate negli allegati A e B, adottati, ai sensi dell'articolo 117, quinto comma, della Costituzione, nelle materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, si applicano alle condizioni e secondo le procedure di cui all'articolo 11, comma 8, della legge 4 febbraio 2005, n. 11.
7. I decreti legislativi adottati ai sensi dell'articolo 3 della presente legge, se attengono a materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome, sono emanati alle condizioni e secondo le procedure di cui all'articolo 11, comma 8, della citata legge n. 11 del 2005.
8. Il Ministro per le politiche europee, nel caso in cui una o più deleghe di cui al comma 1 non risultino esercitate alla scadenza del termine previsto, trasmette alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica una relazione che dà conto dei motivi addotti a giustificazione del ritardo dai Ministri con competenza istituzionale prevalente per la materia. Il Ministro per le politiche europee, ogni sei mesi, informa altresì la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sullo stato di attuazione delle direttive da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano nelle materie di loro competenza, secondo modalità di individuazione delle stesse, da definire con accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
9. Il Governo, ove non intenda conformarsi ai pareri parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni penali contenute negli schemi di decreti legislativi recanti attuazione delle direttive elencate negli allegati A e B, ritrasmette con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni i testi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. Decorsi venti giorni dalla data di ritrasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza di nuovo parere.
ARTICOLO SOPPRESSO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Princìpi e criteri direttivi generali della delega legislativa)
1. Salvi gli specifici princìpi e criteri direttivi stabiliti dalle disposizioni di cui al capo II, e in aggiunta a quelli contenuti nelle direttive da attuare, i decreti legislativi di cui all'articolo 1 sono informati ai seguenti princìpi e criteri direttivi generali:
a) le amministrazioni direttamente interessate provvedono all'attuazione dei decreti legislativi con le ordinarie strutture amministrative, secondo il principio della massima semplificazione dei procedimenti e delle modalità di organizzazione e di esercizio delle funzioni e dei servizi;
b) ai fini di un migliore coordinamento con le discipline vigenti per i singoli settori interessati dalla normativa da attuare, sono introdotte le occorrenti modificazioni alle discipline stesse, fatti salvi i procedimenti oggetto di semplificazione amministrativa ovvero le materie oggetto di delegificazione;
c) al di fuori dei casi previsti dalle norme penali vigenti, ove necessario per assicurare l'osservanza delle disposizioni contenute nei decreti legislativi, sono previste sanzioni amministrative e penali per le infrazioni alle disposizioni dei decreti stessi. Le sanzioni penali, nei limiti, rispettivamente, dell'ammenda fino a 150.000 euro e dell'arresto fino a tre anni, sono previste, in via alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni ledono o espongono a pericolo interessi costituzionalmente protetti. In tali casi sono previste: la pena dell'ammenda alternativa all'arresto per le infrazioni che espongono a pericolo o danneggiano l'interesse protetto; la pena dell'arresto congiunta a quella dell'ammenda per le infrazioni che recano un danno di particolare gravità. Nelle predette ipotesi, in luogo dell'arresto e dell'ammenda, possono essere previste anche le sanzioni alternative di cui agli articoli 53 e seguenti del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, e la relativa competenza del giudice di pace. La sanzione amministrativa del pagamento di una somma non inferiore a 150 euro e non superiore a 150.000 euro è prevista per le infrazioni che ledono o espongono a pericolo interessi diversi da quelli indicati nei periodi precedenti. Nell'ambito dei limiti minimi e massimi previsti, le sanzioni indicate nella presente lettera sono determinate nella loro entità, tenendo conto della diversa potenzialità lesiva dell'interesse protetto che ciascuna infrazione presenta in astratto, di specifiche qualità personali del colpevole, comprese quelle che impongono particolari doveri di prevenzione, controllo o vigilanza, nonché del vantaggio patrimoniale che l'infrazione può recare al colpevole ovvero alla persona o all'ente nel cui interesse egli agisce. Ove necessario per assicurare l'osservanza delle disposizioni contenute nei decreti legislativi, sono previste inoltre sanzioni amministrative accessorie della sospensione fino a sei mesi e, nei casi più gravi, della privazione definitiva di facoltà e diritti derivanti da provvedimenti dell'amministrazione, nonché sanzioni penali accessorie nei limiti stabiliti dal codice penale. Al medesimo fine è prevista la confisca obbligatoria delle cose che servirono o furono destinate a commettere l'illecito amministrativo o il reato previsti dai medesimi decreti legislativi, nel rispetto dei limiti stabiliti dall'articolo 240, terzo e quarto comma, del codice penale e dall'articolo 20 della legge 24 novembre 1981, n. 689. Entro i limiti di pena indicati nella presente lettera sono previste sanzioni anche accessorie identiche a quelle eventualmente già comminate dalle leggi vigenti per violazioni omogenee e di pari offensività rispetto alle infrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi. Nelle materie di cui all'articolo 117, quarto comma, della Costituzione, le sanzioni amministrative sono determinate dalle regioni;
d) eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non riguardano l'attività ordinaria delle amministrazioni statali o regionali possono essere previste nei decreti legislativi recanti le norme necessarie per dare attuazione alle direttive, nei soli limiti occorrenti per l'adempimento degli obblighi di attuazione delle direttive stesse; alla relativa copertura, nonché alla copertura delle minori entrate eventualmente derivanti dall'attuazione delle direttive, in quanto non sia possibile farvi fronte con i fondi già assegnati alle competenti amministrazioni, si provvede a carico del fondo di rotazione di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987, n. 183;
e) all'attuazione di direttive che modificano precedenti direttive già attuate con legge o con decreto legislativo si procede, se la modificazione non comporta ampliamento della materia regolata, apportando le corrispondenti modificazioni alla legge o al decreto legislativo di attuazione della direttiva modificata;
f) nella predisposizione dei decreti legislativi si tiene conto delle eventuali modificazioni delle direttive comunitarie comunque intervenute fino al momento dell'esercizio della delega;
g) quando si verificano sovrapposizioni di competenze tra amministrazioni diverse o comunque sono coinvolte le competenze di più amministrazioni statali, i decreti legislativi individuano, attraverso le più opportune forme di coordinamento, rispettando i princìpi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione e le competenze delle regioni e degli altri enti territoriali, le procedure per salvaguardare l'unitarietà dei processi decisionali, la trasparenza, la celerità, l'efficacia e l'economicità nell'azione amministrativa e la chiara individuazione dei soggetti responsabili;
h) quando non sono d'ostacolo i diversi termini di recepimento, sono attuate con un unico decreto legislativo le direttive che riguardano le stesse materie o che comunque comportano modifiche degli stessi atti normativi.
ARTICOLI DA 1 A 4 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 1.
Approvato
(Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria di violazioni di disposizioni comunitarie)
1. Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme comunitarie nell'ordinamento nazionale il Governo, fatte salve le norme penali vigenti, è delegato ad adottare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di obblighi contenuti in direttive comunitarie attuate in via regolamentare o amministrativa, ai sensi delle leggi comunitarie vigenti, o in regolamenti comunitari pubblicati alla data di entrata in vigore della presente legge, per i quali non sono già previste sanzioni penali o amministrative.
2. La delega di cui al comma 1 è esercitata con decreti legislativi adottati ai sensi dell'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri competenti per materia. I decreti legislativi si informano ai princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), della legge 4 giugno 2010, n. 96.
3. Gli schemi di decreto legislativo di cui al presente articolo sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica per l'espressione del parere da parte dei competenti organi parlamentari con le modalità e nei termini previsti dai commi 3 e 8 dell'articolo 1 della legge 4 giugno 2010, n. 96.
Art. 2.
Approvato
(Oneri relativi a prestazioni e controlli)
1. In relazione agli oneri per prestazioni e controlli, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 9, commi 2 e 2-bis, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, e successive modificazioni.
Art. 3.
Approvato
(Delega al Governo per il riordino normativo nelle materie interessate dalle direttive comunitarie)
1. II Governo è delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con le modalità e secondo i princìpi e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi adottati ai sensi della presente legge, testi unici o codici di settore delle disposizioni dettate in attuazione delle deleghe conferite dalla presente legge per il recepimento di direttive comunitarie, al fine di coordinare le medesime con le altre norme legislative vigenti nelle stesse materie. Qualora i testi unici o i codici di settore riguardino i princìpi fondamentali nelle materie di cui all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione o in altre materie di interesse delle regioni, i relativi schemi di decreto legislativo sono sottoposti al parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nonché al parere della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
2. I testi unici e i codici di settore di cui al comma 1 riguardano materie o settori omogenei. Le disposizioni contenute nei testi unici o nei codici di settore non possono essere abrogate, derogate, sospese o comunque modificate, se non in modo esplicito mediante l'indicazione puntuale delle disposizioni da abrogare, derogare, sospendere o modificare.
Art. 4.
Approvato
(Missioni connesse con gli impegni europei)
1. La disposizione del quinto periodo del comma 12 dell'articolo 6 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, non si applica alle missioni indispensabili ad assicurare la partecipazione a riunioni nell'ambito dei processi decisionali dell'Unione europea e degli organismi internazionali di cui l'Italia è parte, nonché alle missioni nei Paesi beneficiari degli aiuti erogati da parte dei medesimi organismi e dell'Unione europea.
2. All'attuazione del comma 1 si provvede nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Capo II
DISPOSIZIONI PARTICOLARI E PRINCÌPI E CRITERI DIRETTIVI SPECIFICI DI DELEGA LEGISLATIVA
ARTICOLO SOPPRESSO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Repertorio nazionale dei dispositivi medici)
1. All'articolo 1, comma 409, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) alla lettera d), le parole: «contributo pari al 5 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «contributo pari al 5,5 per cento»;
b) alla lettera e), le parole da: «Per l'inserimento delle informazioni» fino a: «manutenzione del repertorio generale di cui alla lettera a)» sono soppresse.
ARTICOLI DA 5 A 8 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 5.
Approvato
(Modifiche al codice del consumo in materia di servizi finanziari a distanza)
1. Al codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all'articolo 67-quinquies, comma 1, la lettera b) è sostituita dalla seguente:
«b) l'identità del rappresentante del fornitore stabilito nello Stato membro di residenza del consumatore e l'indirizzo geografico rilevante nei rapporti tra consumatore e rappresentante, quando tale rappresentante esista»;
b) all'articolo 67-duodecies, comma 5, lettera c), le parole: «, nonché ai contratti di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per i danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, per i quali si sia verificato l'evento assicurato» sono soppresse;
c) all'articolo 67-terdecies, comma 4, le parole: «entro quindici giorni» sono sostituite dalle seguenti: «entro e non oltre trenta giorni»;
d) all'articolo 67-terdecies, comma 5, le parole: «entro quindici giorni» sono sostituite dalle seguenti: «entro e non oltre trenta giorni».
Art. 6.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2009/65/CE, in materia di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari, 2009/109/CE, concernente obblighi informativi in caso di fusioni e scissioni, e 2009/110/CE, relativa agli istituti di moneta elettronica)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della giustizia, uno o più decreti legislativi per dare attuazione alla direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), alla direttiva 2009/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, che modifica le direttive del Consiglio 77/91/CEE, 78/855/CEE e 82/891/CEE e la direttiva 2005/56/CE per quanto riguarda gli obblighi in materia di relazioni e di documentazione in caso di fusioni e scissioni, e alla direttiva 2009/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l'avvio, l'esercizio e la vigilanza prudenziale dell'attività degli istituti di moneta elettronica, che modifica le direttive 2005/60/CE e 2006/48/CE e che abroga la direttiva 2000/46/CE.
2. Nella predisposizione del decreto legislativo per l'attuazione della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, il Governo è tenuto al rispetto, oltre che dei princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 2 della legge 4 giugno 2010, n. 96, in quanto compatibili, anche dei seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le integrazioni necessarie al corretto ed integrale recepimento della direttiva e delle relative misure di esecuzione nell'ordinamento nazionale, confermando, ove opportuno, il ricorso alla disciplina secondaria e attribuendo le competenze e i poteri di vigilanza alla Banca d'Italia e alla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB) secondo quanto previsto dagli articoli 5 e 6 del citato testo unico;
b) prevedere, in conformità alla disciplina della direttiva in esame, le necessarie modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, per consentire che una società di gestione del risparmio possa istituire e gestire fondi comuni di investimento armonizzati in altri Stati membri e che una società di gestione armonizzata possa istituire e gestire fondi comuni di investimento armonizzati in Italia;
c) prevedere, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva in esame, le opportune modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 concernenti la libera prestazione dei servizi e la libertà di stabilimento delle società di gestione armonizzate, anche al fine di garantire che una società di gestione armonizzata operante in Italia sia tenuta a rispettare le norme italiane in materia di costituzione e di funzionamento dei fondi comuni di investimento armonizzati, e che la prestazione in Italia del servizio di gestione collettiva del risparmio da parte di succursali delle società di gestione armonizzate avvenga nel rispetto delle regole di comportamento stabilite nel citato testo unico;
d) attribuire alla Banca d'Italia e alla CONSOB, in relazione alle rispettive competenze, i poteri di vigilanza e di indagine previsti dall'articolo 98 della citata direttiva 2009/65/CE, secondo i criteri e le modalità previsti dall'articolo 187-octies del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e successive modificazioni;
e) modificare, ove necessario, il citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 per recepire le disposizioni della direttiva in materia di fusioni transfrontaliere di OICVM e di strutture master-feeder;
f) introdurre norme di coordinamento con la disciplina fiscale vigente in materia di OICVM;
g) ridefinire con opportune modifiche, in conformità alle definizioni e alla disciplina della citata direttiva 2009/65/CE, le norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 concernenti l'offerta in Italia di quote di fondi comuni di investimento armonizzati;
h) attuare le misure di tutela dell'investitore secondo quanto previsto dalla direttiva, in particolare con riferimento alle informazioni per gli investitori, adeguando la disciplina dell'offerta al pubblico delle quote o azioni di OICVM aperti;
i) prevedere l'applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni delle regole dettate nei confronti delle società di gestione del risparmio armonizzate in attuazione della direttiva, in linea con quelle già stabilite dal citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e nei limiti massimi ivi previsti, in tema di disciplina degli intermediari;
l) in coerenza con quanto previsto alla lettera i), apportare alla disciplina complessivamente vigente in materia sanzionatoria ai sensi del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 le modificazioni occorrenti per assicurare, in ogni caso senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, l'armonizzazione dei criteri applicativi e delle relative procedure, efficaci misure di deflazione del contenzioso, nonché l'adeguamento della disciplina dei controlli e della vigilanza e delle forme e dei limiti della responsabilità dei soggetti preposti, comunque nel rispetto del principio di proporzionalità e anche avendo riguardo agli analoghi modelli normativi nazionali o dell'Unione europea, a tal fine prevedendo:
1) in presenza di mutamenti della disciplina applicabile, l'estensione del principio del favor rei;
2) la generalizzazione della responsabilità delle persone fisiche responsabili che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo per le violazioni previste dal citato testo unico, con responsabilità solidale dell'ente di appartenenza e diritto di regresso di quest'ultimo nei confronti delle prime;
3) l'estensione dell'istituto dell'oblazione e di altri strumenti deflativi del contenzioso, nonché l'introduzione, con gli opportuni adattamenti, della disciplina prevista ai sensi dell'articolo 14-ter della legge 10 ottobre 1990, n. 287, per le violazioni di natura organizzativa o procedurale previste nell'ambito della disciplina degli intermediari e dei mercati;
4) una revisione dei minimi e dei massimi edittali, in modo tale da assicurare il rispetto dei princìpi di proporzionalità, dissuasività e adeguatezza previsti dalla normativa dell'Unione europea;
5) una nuova disciplina relativa alla pubblicità dei procedimenti conclusi con l'oblazione, fermo restando quanto previsto dall'articolo 187-septies, comma 3, ultimo periodo, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998;
6) la destinazione delle risorse del Fondo di garanzia per i risparmiatori e gli investitori, di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, anche all'indennizzo, nei limiti delle disponibilità del Fondo, dei danni patrimoniali conseguenti alle violazioni delle disposizioni di cui alle parti III e IV del testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, apportando alla disciplina del Fondo medesimo gli adeguamenti necessari;
m) prevedere, in conformità alle definizioni, alla disciplina della citata direttiva 2009/65/CE e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, le occorrenti modificazioni alla normativa vigente, anche di derivazione comunitaria, per i settori interessati dalla normativa da attuare, al fine di realizzare il migliore coordinamento con le altre disposizioni vigenti.
n) apportare al citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, le integrazioni necessarie per definire la disciplina applicabile ai fondi gestiti da una società di gestione del risparmio (SGR) in liquidazione coatta amministrativa e per prevedere, anche nei casi in cui la SGR non sia sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, meccanismi di adeguata tutela dei creditori qualora le attività del fondo siano insufficienti per l'adempimento delle relative obbligazioni.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri né minori entrate a carico della finanza pubblica e le amministrazioni interessate devono svolgere le attività previste con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.
Art. 7.
Approvato
(Delega al Governo per il recepimento della direttiva 2010/73/UE recante la modifica delle direttive 2003/71/CE relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari e 2004/109/CE sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato)
1. Il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo recante le norme occorrenti per dare attuazione alla direttiva 2010/73/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, recante modifica delle direttive 2003/71/CE relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari e 2004/109/CE sull'armonizzazione degli obblighi di trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi generali stabiliti nell'articolo 2 della legge 4 giugno 2010, n. 96, e secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le integrazioni necessarie al corretto recepimento della direttiva e delle relative misure di esecuzione nell'ordinamento nazionale, in particolare per quanto attiene alla disciplina degli emittenti, del prospetto e dell'ammissione a negoziazione in un mercato regolamentato, confermando, ove opportuno, il ricorso alla disciplina secondaria e lasciando invariate le competenze in materia attribuite alla Commissione nazionale per le società e la borsa secondo quanto previsto dal citato testo unico;
b) prevedere, in conformità alle definizioni, alla disciplina della direttiva in esame e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, le occorrenti modificazioni alla normativa vigente, anche di derivazione europea, per i settori interessati dalla normativa da attuare, al fine di realizzare il migliore coordinamento con le altre disposizioni vigenti, contribuendo alla riduzione degli oneri che gravano sugli emittenti, senza tuttavia compromettere la tutela degli investitori e il corretto funzionamento dei mercati degli strumenti finanziari e armonizzando le responsabilità sull'informativa da prospetto con quanto previsto dagli altri Stati membri dell'Unione europea secondo le disposizioni della direttiva;
c) apportare alla disciplina vigente in materia le modificazioni occorrenti perché, in armonia con le disposizioni europee applicabili, sia possibile procedere alla semplificazione delle procedure e alla riduzione dei tempi di approvazione dei prospetti, differenziando l'applicazione degli obblighi informativi e degli altri adempimenti sulla base delle caratteristiche e differenze esistenti tra i vari mercati e delle specificità degli strumenti finanziari, anche potendosi escludere la pubblicazione del prospetto o limitare gli obblighi di informativa per le ipotesi meno rilevanti, apportando le modifiche occorrenti alla disciplina delle procedure decisionali delle istituzioni competenti, contestualmente provvedendo all'adeguamento della disciplina dei controlli e della vigilanza e delle forme e dei limiti della responsabilità dei soggetti preposti, comunque nel rispetto del principio di proporzionalità e anche avendo riguardo agli analoghi modelli normativi nazionali o dell'Unione europea, coordinando la disciplina con quella dei titoli diffusi, in maniera da non disincentivare gli emittenti esteri a richiedere l'ammissione sui mercati nazionali e da non penalizzare questi ultimi nella competizione internazionale, nonché in maniera da considerare l'impatto della disciplina sui piccoli intermediari che fanno ricorso alla negoziazione delle proprie obbligazioni sui predetti mercati.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 8.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2010/24/UE, sull'assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi, imposte ed altre misure, nonché disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della giustizia, uno o più decreti legislativi per dare attuazione alla direttiva 2010/24/UE del Consiglio, del 16 marzo 2010, sull'assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi, imposte ed altre misure.
2. Al fine di dare attuazione alle direttive 2009/69/CE e 2009/162/UE, nonché di adeguare l'ordinamento nazionale a quello dell'Unione europea, al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 6:
1) il terzo periodo del terzo comma è soppresso;
2) dopo il quinto comma è aggiunto il seguente:
«In deroga al terzo e al quarto comma, le prestazioni di servizi di cui all'articolo 7-ter, rese da un soggetto passivo non stabilito nel territorio dello Stato a un soggetto passivo ivi stabilito, e le prestazioni di servizi diverse da quelle di cui agli articoli 7-quater e 7-quinquies, rese da un soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato ad un soggetto passivo che non è ivi stabilito, si considerano effettuate nel momento in cui sono ultimate ovvero, se di carattere periodico o continuativo, alla data di maturazione dei corrispettivi. Se anteriormente al verificarsi degli eventi indicati nel primo periodo è pagato in tutto o in parte il corrispettivo, la prestazione di servizi si intende effettuata, limitatamente all'importo pagato, alla data del pagamento. Le stesse prestazioni, se effettuate in modo continuativo nell'arco di un periodo superiore a un anno e se non comportano pagamenti anche parziali nel medesimo periodo, si considerano effettuate al termine di ciascun anno solare fino all'ultimazione delle prestazioni medesime»;
b) all'articolo 7, comma 1, lettera b), le parole: «Trattato istitutivo della Comunità europea» sono sostituite dalle seguenti: «Trattato sul funzionamento dell'Unione europea»;
c) all'articolo 7-bis, comma 3:
1) all'alinea, le parole: «Le cessioni di gas mediante sistemi di distribuzione di gas naturale e le cessioni di energia elettrica» sono sostituite dalle seguenti: «Le cessioni di gas attraverso un sistema di gas naturale situato nel territorio dell'Unione o una rete connessa a tale sistema, le cessioni di energia elettrica e le cessioni di calore o di freddo mediante le reti di riscaldamento o di raffreddamento»;
2) alla lettera a), le parole: «di gas e di elettricità» sono sostituite dalle seguenti: «di gas, di energia elettrica, di calore o di freddo»;
d) all'articolo 7-septies, comma 1, la lettera g) è sostituita dalla seguente:
«g) la concessione dell'accesso a un sistema di gas naturale situato nel territorio dell'Unione o a una rete connessa a un tale sistema, al sistema dell'energia elettrica, alle reti di riscaldamento o di raffreddamento, il servizio di trasmissione o distribuzione mediante tali sistemi o reti e la prestazione di altri servizi direttamente collegati»;
e) all'articolo 8-bis, primo comma:
1) alla lettera a), dopo le parole: «le cessioni di navi» sono inserite le seguenti: «adibite alla navigazione in alto mare e» e dopo le parole: «o della pesca» sono inserite le seguenti: «nonché le cessioni di navi adibite alla pesca costiera»;
2) dopo la lettera a) è inserita la seguente:
«a-bis) le cessioni di navi di cui agli articoli 239 e 243 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66»;
3) alla lettera b), le parole: «di navi e» sono soppresse;
4) alla lettera d), le parole: «escluso, per le navi adibite alla pesca costiera locale, il vettovagliamento» sono sostituite dalle seguenti: «escluse, per le navi adibite alla pesca costiera, le provviste di bordo»;
5) alla lettera e):
5. 1) le parole: «di cui alle lettere a), b) e c)» sono sostituite dalle seguenti: «di cui alle lettere a), a-bis), b) e c)»;
5. 2) le parole: «di cui alle lettere a) e b)» sono sostituite dalle seguenti: «di cui alle lettere a), a-bis) e b)»;
6) dopo la lettera e) è aggiunta la seguente:
«e-bis) le prestazioni di servizi diverse da quelle di cui alla lettera e) direttamente destinate a sopperire ai bisogni delle navi e degli aeromobili di cui alle lettere a), a-bis) e c) e del loro carico»;
f) all'articolo 13, comma 2, lettera c), le parole: «di cui al terzo periodo del terzo comma dell'articolo 6» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al terzo periodo del sesto comma dell'articolo 6»;
g) all'articolo 17, secondo comma, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nel caso delle prestazioni di servizi di cui all'articolo 7-ter rese da un soggetto passivo stabilito in un altro Stato membro dell'Unione, il committente adempie gli obblighi di fatturazione e di registrazione secondo le disposizioni degli articoli 46 e 47 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427»;
h) all'articolo 38-bis, secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, e nelle ipotesi di cui alla lettera d) del secondo comma del citato articolo 30 quando effettua, nei confronti di soggetti passivi non stabiliti nel territorio dello Stato, per un importo superiore al cinquanta per cento dell'ammontare di tutte le operazioni effettuate, prestazioni di lavorazione relative a beni mobili materiali, prestazioni di trasporto di beni e relative prestazioni di intermediazione, prestazioni di servizi accessorie ai trasporti di beni e relative prestazioni di intermediazione, ovvero prestazioni di servizi di cui all'articolo 19, comma 3, lettera a-bis)»;
i) all'articolo 67:
1) al comma 1, lettera a), le parole: «, con sospensione del pagamento dell'imposta qualora si tratti di beni destinati a proseguire verso altro Stato membro della Comunità economica europea» sono soppresse;
2) dopo il comma 2 sono aggiunti i seguenti:
«2-bis. Per le importazioni di cui al comma 1, lettera a), il pagamento dell'imposta è sospeso qualora si tratti di beni destinati a essere trasferiti in un altro Stato membro dell'Unione europea, eventualmente dopo l'esecuzione di manipolazioni di cui all'allegato 72 del regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, e successive modificazioni, previamente autorizzate dall'autorità doganale.
2-ter. Per fruire della sospensione di cui al comma 2-bis l'importatore fornisce il proprio numero di partita IVA, il numero di identificazione IVA attribuito al cessionario stabilito in un altro Stato membro nonché, a richiesta dell'autorità doganale, idonea documentazione che provi l'effettivo trasferimento dei medesimi beni in un altro Stato membro dell'Unione»;
l) all'articolo 68, la lettera g-bis) è sostituita dalla seguente:
«g-bis) le importazioni di gas mediante un sistema di gas naturale o una rete connessa a un tale sistema, ovvero di gas immesso da una nave adibita al trasporto di gas in un sistema di gas naturale o in una rete di gasdotti a monte, di energia elettrica, di calore o di freddo mediante reti di riscaldamento o di raffreddamento»;
m) l'articolo 72 è sostituito dal seguente:
«Art. 72. - (Operazioni non imponibili). - 1. Agli effetti dell'imposta, le seguenti operazioni sono non imponibili e sono equiparate a quelle di cui agli articoli 8, 8-bis e 9:
a) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle sedi e dei rappresentanti diplomatici e consolari, compreso il personale tecnico-amministrativo, appartenenti a Stati che in via di reciprocità riconoscono analoghi benefìci alle sedi e ai rappresentanti diplomatici e consolari italiani;
b) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dei comandi militari degli Stati membri, dei quartieri generali militari internazionali e degli organismi sussidiari, installati in esecuzione del Trattato del Nord Atlantico, nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, nonché all'amministrazione della difesa qualora agisca per conto dell'organizzazione istituita con il medesimo Trattato;
c) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dell'Unione europea, della Comunità europea dell'energia atomica, della Banca centrale europea, della Banca europea per gli investimenti e degli organismi istituiti dall'Unione cui si applica il protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee, firmato a Bruxelles l'8 aprile 1965, reso esecutivo con legge 3 maggio 1966, n. 437, alle condizioni e nei limiti fissati da detto protocollo e dagli accordi per la sua attuazione o dagli accordi di sede e sempre che ciò non comporti distorsioni della concorrenza, anche se effettuate nei confronti di imprese o enti per l'esecuzione di contratti di ricerca e di associazione conclusi con l'Unione, nei limiti, per questi ultimi, della partecipazione dell'Unione stessa;
d) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e delle sue istituzioni specializzate nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali;
e) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dell'Istituto universitario europeo e della Scuola europea di Varese nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali;
f) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli organismi internazionali riconosciuti, diversi da quelli di cui alla lettera c), nonché dei membri di tali organismi, alle condizioni e nei limiti fissati dalle convenzioni internazionali che istituiscono tali organismi o dagli accordi di sede.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 trovano applicazione per gli enti ivi indicati alle lettere a), c), d) ed e) se le cessioni di beni e le prestazioni di servizi sono di importo superiore ad euro 300; per gli enti indicati nella lettera a) le disposizioni non si applicano alle operazioni per le quali risulta beneficiario un soggetto diverso, ancorché il relativo onere sia a carico degli enti e dei soggetti ivi indicati. Il predetto limite di euro 300 non si applica alle cessioni di prodotti soggetti ad accisa, per le quali la non imponibilità relativamente all'imposta opera alle stesse condizioni e negli stessi limiti in cui viene concessa l'esenzione dai diritti di accisa.
3. Le previsioni contenute in trattati e accordi internazionali relative alle imposte sulla cifra di affari si riferiscono all'imposta sul valore aggiunto»;
n) il numero 127-octies) della tabella A, parte III, è abrogato;
o) tutti i richiami alla «Comunità» o alla «Comunità europea» o alla «Comunità economica europea» ovvero alle «Comunità europee» devono intendersi riferiti all'«Unione europea» e i richiami al «Trattato istitutivo della Comunità europea» devono intendersi riferiti al «Trattato sul funzionamento dell'Unione europea».
3. Al decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 38:
1) il comma 4-bis è sostituito dal seguente:
«4-bis. Agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, costituiscono prodotti soggetti ad accisa i prodotti energetici, l'alcole, le bevande alcoliche e i tabacchi lavorati, quali definiti dalle disposizioni dell'Unione europea in vigore, escluso il gas fornito mediante un sistema di gas naturale situato nel territorio dell'Unione o una rete connessa a un tale sistema»;
2) la lettera c-bis) del comma 5 è sostituita dalla seguente:
«c-bis) l'introduzione nel territorio dello Stato di gas mediante un sistema di gas naturale situato nel territorio dell'Unione europea o una rete connessa a un tale sistema, di energia elettrica, di calore o di freddo mediante reti di riscaldamento o di raffreddamento, di cui all'articolo 7-bis, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni»;
b) il comma 2-bis dell'articolo 41, è sostituito dal seguente:
«2-bis. Non costituiscono cessioni intracomunitarie le cessioni di gas mediante un sistema di gas naturale situato nel territorio dell'Unione europea o una rete connessa a un tale sistema, le cessioni di energia elettrica e le cessioni di calore o di freddo mediante reti di riscaldamento o di raffreddamento, nonché le cessioni di beni effettuate dai soggetti che applicano, agli effetti dell'imposta sul valore aggiunto, il regime di franchigia».
4. All'articolo 83 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, dopo il comma 7 è inserito il seguente:
«7-bis. Al fine di assicurare l'efficacia dei controlli in materia di IVA all'importazione, con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle dogane, da emanare di concerto con il Direttore dell'Agenzia delle entrate entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono stabilite le modalità per l'attivazione di un sistema completo e periodico di scambio di informazioni tra l'autorità doganale e quella fiscale, da attuare con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».
5. Le disposizioni di cui ai commi 2, lettere da a) a d) e da f) a m), e 3 si applicano alle operazioni effettuate a partire dal sessantesimo giorno successivo a quello dell'entrata in vigore della presente legge.
ARTICOLO SOPPRESSO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Nomenclatura europea di Roma capitale)
1. Nell'ambito della nomenclatura europea delle unità territoriali per la statistica, al territorio di «Roma Capitale» è riconosciuta la qualifica di livello NUTS 2.
ARTICOLO SOPPRESSO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Delega al Governo per il riordino normativo della disciplina della professione di guide turistiche)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto degli statuti delle regioni ad autonomia speciale e delle relative norme di attuazione e con le modalità di cui all'articolo 1 ed al comma 2 del presente articolo, un decreto legislativo per il riordino della professione di guida turistica, con particolare riguardo ai titoli ed ai requisiti per l'esercizio della professione, sulla base dei seguenti criteri:
a) individuare i princìpi fondamentali concernenti la definizione e la disciplina del profilo professionale di guida turistica;
b) prevedere percorsi formativi omogenei per l'esercizio della professione;
c) prevedere modalità attuative uniformi per il conseguimento dell'idoneità all'esercizio della professione;
d) determinare le aree omogenee del territorio nazionale, particolarmente ricche e complesse sotto il profilo storico-artistico, culturale o ambientale, ai fini della predisposizione di particolari percorsi formativi;
e) prevedere le modalità con cui le amministrazioni locali possono avvalersi, per la promozione del proprio territorio e dei siti museali dello stesso, di associazioni di volontariato, costituite e formate con finalità di promozione storica, culturale, paesaggistica e ambientale locale, che operino in convenzione con le pubbliche amministrazioni;
f) indicare un appropriato periodo transitorio per consentire l'ordinato ed organico adeguamento della normativa vigente.
2. Il decreto di cui al comma l è adottato su proposta del Ministro per il turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro dello sviluppo economico, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro per le politiche europee e con il Ministro della giustizia, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nonché quello delle competenti Commissioni parlamentari.
3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 1, nel rispetto dei medesimi princìpi e criteri direttivi e delle procedure di cui al comma 2, il Governo può emanare disposizioni integrative o correttive del decreto di cui al comma 1.
4. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 1, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti ed è consentito alle amministrazioni locali di continuare ad avvalersi per le proprie iniziative promozionali delle associazioni di volontariato che già operano nel territorio di riferimento.
5. Dall'attuazione dei decreti di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. I soggetti pubblici interessati provvedono ai compiti di cui ai predetti decreti con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente.
ARTICOLO 9 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 9.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2009/127/CE, relativa alle macchine per l'applicazione di pesticidi, 2009/136/CE e 2009/140/CE, in materia di servizi di comunicazione elettronica, 2010/30/UE, concernente l'indicazione del consumo di energia e di risorse connesse, e 2011/17/UE, sulla metrologia)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri degli affari esteri, dell'economia e delle finanze e della giustizia, uno o più decreti legislativi per dare attuazione alle direttive 2009/127/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che modifica la direttiva 2006/42/CE relativa alle macchine per l'applicazione di pesticidi, 2009/136/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, recante modifica della direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa a tutela dei consumatori, 2009/140/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, recante modifica delle direttive 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime e 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica, 2010/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi all'energia, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti (rifusione), e 2011/17/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011, che abroga le direttive 71/317/CEE, 71/347/CEE, 71/349/CEE, 74/148/CEE, 75/33/CEE, 76/765/CEE, 76/766/CEE e 86/217/CEE del Consiglio relative alla metrologia.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 recanti le norme di attuazione delle direttive 2009/136/CEE e 2009/140/CE sono adottati attraverso l'adeguamento e l'integrazione delle disposizioni legislative in materia di comunicazioni elettroniche, di protezione dei dati personali e di tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche e di apparecchiature radio e apparecchiature terminali di telecomunicazione, anche mediante le opportune modifiche al codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1º agosto 2003, n. 259, al codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e al decreto legislativo 9 maggio 2001, n. 269.
3. All'articolo 15 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, e successive modificazioni, dopo il comma 6 è inserito il seguente:
«6-bis. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 8, gli operatori di rete locale che d'intesa tra loro raggiungano una copertura non inferiore all'80 per cento della popolazione nazionale possono diffondere un solo programma di fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati in ambito nazionale ad eccezione di quelli integrati, anche con i soggetti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera q). Un ulteriore programma di fornitori di servizi di media audiovisivi nazionali, così come definiti precedentemente, può essere trasmesso dagli stessi operatori locali a condizione che per la stessa capacità trasmissiva non vi sia richiesta da parte dei soggetti che hanno proceduto al volontario rilascio delle frequenze utilizzate in ambito locale, di cui al comma 8 dell'articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220».
4. I decreti legislativi di cui al comma 2 sono adottati, altresì, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi specifici:
a) garanzia di accesso al mercato con criteri di obiettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità;
b) rispetto dei diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, nell'ambito dei procedimenti restrittivi dell'accesso alle reti di comunicazione elettronica;
c) gestione efficiente, flessibile e coordinata dello spettro radio, senza distorsioni della concorrenza ed in linea con i princìpi di neutralità tecnologica e dei servizi, nel rispetto degli accordi internazionali pertinenti, nonché nel prioritario rispetto di obiettivi d'interesse generale o di ragioni di ordine pubblico, pubblica sicurezza e difesa;
d) possibilità di introdurre, in relazione alle ipotesi di cui alla lettera c), limitazioni proporzionate e non discriminatorie in linea con quanto previsto nelle direttive in recepimento e, in particolare, dei tipi di reti radio e di tecnologie di accesso senza filo utilizzate per servizi di comunicazione elettronica, ove ciò sia necessario, al fine di evitare interferenze dannose; proteggere la salute pubblica dai campi elettromagnetici riesaminando periodicamente la necessità e la proporzionalità delle misure adottate; assicurare la qualità tecnica del servizio; assicurare la massima condivisione delle radiofrequenze; salvaguardare l'uso efficiente dello spettro; conseguire obiettivi di interesse generale;
e) rafforzamento delle prescrizioni in materia di sicurezza ed integrità delle reti;
f) rafforzamento delle prescrizioni a garanzia degli utenti finali, in particolare dei disabili, degli anziani, dei minori e dei portatori di esigenze sociali particolari, anche per ciò che concerne le apparecchiature terminali;
g) rafforzamento delle prescrizioni sulla trasparenza dei contratti per la fornitura di servizi di comunicazione elettronica, in tema di prezzi, qualità, tempi e condizioni di offerta dei servizi, anche con l'obiettivo di facilitare la loro confrontabilità da parte dell'utente e l'eventuale cambio di fornitore;
h) ridefinizione del ruolo dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni anche attraverso le opportune modificazioni della legge 14 novembre 1995, n. 481, con riferimento alla disciplina dell'incompatibilità sopravvenuta ovvero della durata dell'incompatibilità successiva alla cessazione dell'incarico di componente e di Presidente dell'Autorità medesima, allineandolo alle previsioni delle altre Autorità europee di regolamentazione;
i) rafforzamento delle prescrizioni in tema di sicurezza e riservatezza delle comunicazioni, nonché di protezione dei dati personali e delle informazioni già archiviate nell'apparecchiatura terminale, fornendo all'utente indicazioni chiare e comprensibili circa le modalità di espressione del proprio consenso, in particolare mediante le opzioni dei programmi per la navigazione nella rete internet o altre applicazioni;
l) individuazione, per i rispettivi profili di competenza, del Garante per la protezione dei dati personali e della Direzione nazionale antimafia quali autorità nazionali ai fini dell'articolo 15, paragrafo 1-ter, della citata direttiva 2002/58/CE;
m) adozione di misure volte a promuovere investimenti efficienti e innovazione nelle infrastrutture di comunicazione elettronica, anche attraverso disposizioni che attribuiscano all'autorità di regolazione la facoltà di disporre la condivisione o la coubicazione delle infrastrutture civili, e previsione che, a tale fine, siano adeguatamente remunerati i rischi degli investimenti sostenuti dalle imprese;
n) previsione di procedure tempestive, non discriminatorie e trasparenti relative alla concessione del diritto di installazione di infrastrutture al fine di promuovere un efficiente livello di concorrenza;
o) revisione delle procedure di analisi dei mercati per i servizi di comunicazione elettronica, nel perseguimento dell'obiettivo di coerenza del quadro regolamentare di settore dell'Unione europea e nel rispetto delle specificità delle condizioni di tali mercati;
p) promozione di un efficiente livello di concorrenza infrastrutturale, al fine di conseguire un'effettiva concorrenza nei servizi al dettaglio;
q) definizione del riparto di attribuzioni tra Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e Garante per la protezione dei dati personali, nell'adempimento delle funzioni previste dalle direttive di cui al comma 2, nel rispetto del quadro istituzionale e delle funzioni e dei compiti del Ministero dello sviluppo economico, fatta salva la competenza generale della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica e quella del Ministero per i beni e le attività culturali;
r) revisione delle sanzioni e degli illeciti già previsti nelle materie di cui al comma 2 del presente articolo, con particolare riguardo alle previsioni di cui al codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al citato decreto legislativo n. 259 del 2003, e alla legge 28 marzo 1991, n. 109. Alla revisione si provvede nel rispetto dei princìpi e criteri generali di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 2 della legge 4 giugno 2010, n. 96, prevedendo sanzioni amministrative in caso di violazione delle norme introdotte dall'articolo 2 della citata direttiva 2009/136/CE, con il conseguente riassetto del sistema sanzionatorio previsto, in particolare, dal codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al citato decreto legislativo n. 196 del 2003, anche mediante depenalizzazione;
s) abrogazione espressa di tutte le disposizioni incompatibili con quelle adottate in sede di recepimento.
5. All'articolo 33, comma 1, lettera d-ter), quarto periodo, della legge 7 luglio 2009, n. 88, le parole: «in favore dell'ente gestore» sono sostituite dalle seguenti: «in favore del titolare dell'archivio».
6. Dall'esercizio della presente delega non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvedono all'adempimento dei compiti derivanti dall'esercizio della presente delega con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
ARTICOLO SOPPRESSO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Delega al Governo per la disciplina della fiducia)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la disciplina della fiducia.
2. La disciplina di cui al comma 1, tenuti in considerazione i principali modelli normativi dei Paesi dell'Unione europea, nel rispetto e in coerenza con la normativa comunitaria e con le convenzioni internazionali, e in conformità ai princìpi e ai criteri direttivi specifici previsti dal comma 6, realizza il necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti, anche tributarie.
3. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze.
4. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1 sono trasmessi alle Camere perché sia espresso il parere delle Commissioni parlamentari competenti, entro il termine di sessanta giorni dalla data della ricezione; decorso tale termine, i decreti sono emanati, anche in mancanza del parere. Qualora detto termine venga a scadere nei trenta giorni antecedenti allo spirare del termine previsto dal comma 1, o successivamente, la scadenza di quest'ultimo è prorogata di tre mesi.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può emanare disposizioni correttive e integrative nel rispetto dei princìpi e dei criteri direttivi di cui al comma 6 e con la procedura di cui al comma 4.
6. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) prevedere, nell'ambito del titolo III del libro IV del codice civile, la disciplina speciale del contratto di fiducia, quale contratto con cui il fiduciante trasferisce diritti, beni o somme di denaro specificamente individuati in forma di patrimonio separato ad un fiduciario che li amministra, secondo uno scopo determinato, anche nell'interesse di uno o più beneficiari determinati o determinabili;
b) prevedere che il contratto di fiducia venga stipulato per atto pubblico o scrittura privata autenticata a pena di nullità;
c) prevedere, quali effetti del contratto di fiducia, la separazione patrimoniale, la surrogazione del fiduciario e l'opponibilità del contratto ai terzi ed ai creditori mediante idonee formalità pubblicitarie riguardanti i diritti ed i beni che costituiscono oggetto della fiducia. In particolare:
1) escludere che, qualora il fiduciario sia una persona fisica, i diritti e i beni oggetto del rapporto siano parte della comunione legale tra coniugi, o cadano in successione;
2) prevedere che il denaro facente parte del patrimonio fiduciario sia versato in un deposito nella disponibilità del fiduciario e che in tale ipotesi il contratto di fiducia, fermo restando il vincolo di forma di cui alla lettera b), si perfezioni con il versamento dell'intero importo;
d) dettare una disciplina specifica per:
1) la fiducia a scopo di garanzia, quale contratto con cui si garantiscono crediti determinati o determinabili, con previsione, in quest'ultimo caso, dell'importo massimo garantito. In particolare prevedere:
1.1) che risulti dal contratto, a pena di nullità, il debito garantito e il valore del bene trasferito in garanzia;
1.2) che il contratto possa essere concluso esclusivamente con un fiduciante che agisce per scopi inerenti alla propria attività professionale o imprenditoriale;
1.3) che la fiducia possa essere destinata a garantire debiti diversi da quelli per cui era stata originariamente costituita, qualora l'atto costitutivo preveda tale possibilità e purché si tratti di crediti derivanti da rapporti già costituiti ovvero da costituirsi entro limiti temporali specificamente determinati;
1.4) la nullità di qualunque patto che abbia per oggetto o per effetto di liberare il fiduciario dall'obbligo di corrispondere al beneficiario o, se diversamente previsto dal titolo, al fiduciante, il saldo netto risultante dalla differenza tra il valore dei beni costituenti la garanzia e l'ammontare del debito garantito, all'epoca della escussione della garanzia;
1.5) la disciplina per il caso in cui i beni concessi in garanzia, anche nell'ipotesi di complesso di beni o altri elementi aziendali, siano sostituiti nel corso del rapporto, disponendo in particolare che il valore dei beni sostitutivi non possa essere superiore a quello dei beni sostituiti e che, qualora lo sia, la garanzia non si estenda oltre il valore del bene originario;
2) il contratto di fiducia a scopo assistenziale, prevedendo che il valore dei beni conferiti non possa eccedere i bisogni del beneficiario e facendo salve le disposizioni a tutela dei diritti dei legittimari. Tali disposizioni non si applicano qualora il beneficiario sia una persona disabile;
e) disciplinare i diritti, gli obblighi e i poteri del fiduciario e del fiduciante, o del terzo che sia nominato per far valere gli obblighi del fiduciario;
f) disciplinare l'opponibilità ai terzi aventi causa delle eventuali limitazioni apposte ai poteri del fiduciario e l'obbligo di rendiconto;
g) disciplinare la cessazione del fiduciario dall'incarico, prevedendo la possibilità di sua sostituzione anche da parte del giudice e l'ingresso del nuovo fiduciario nella titolarità dei beni oggetto del rapporto;
h) disciplinare la durata del contratto, la revoca e la rinuncia del fiduciario, nonché la possibilità di nominare da parte del giudice, in caso di urgenza, un fiduciario provvisorio;
i) disciplinare le cause di scioglimento del contratto di fiducia, prevedendo tra di esse l'unanime deliberazione di tutti i beneficiari, purché pienamente capaci di agire;
l) determinare i casi in cui gli effetti del contratto di fiducia possono derivare dalla sentenza del giudice;
m) prevedere che la disciplina della fiducia si applichi anche qualora gli effetti di questa derivino da testamento, salva la disciplina contenuta nell'articolo 627 del codice civile;
n) prevedere che la disciplina della fiducia si applichi anche nell'ipotesi in cui il titolare di beni se ne dichiari fiduciario per il perseguimento di uno scopo nell'interesse di terzi beneficiari;
o) dettare norme di coordinamento e, ove necessario per la realizzazione dei princìpi e criteri direttivi di cui alle lettere da a) a n), di deroga alla disciplina di tutela dei creditori, alla disciplina sul contratto a favore di terzo, alla disciplina sulla cessione dei crediti futuri ed alla disciplina degli strumenti finanziari;
p) dettare norme di coordinamento e, ove necessario per la realizzazione dei princìpi e criteri direttivi di cui alle lettere da a) a o), di deroga alla disciplina fallimentare, regolando in particolare la possibilità per il curatore fallimentare di concludere il contratto di fiducia al fine di agevolare il riparto dell'attivo tra i creditori;
q) assicurare, in ogni caso, il coordinamento con le norme vigenti in materia di antiriciclaggio, antimafia, conflitto di interessi ed a tutela dell'ordine pubblico;
r) dettare, ove necessario, norme di coordinamento con la disciplina fiscale vigente in materia di trust.
7. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
ARTICOLI 10 E 11 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 10.
Approvato
(Qualità delle acque destinate al consumo umano)
1. All'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, la lettera c) è sostituita dalla seguente:
«c) per le acque confezionate in bottiglie o contenitori, rese disponibili per il consumo umano, nel punto in cui sono imbottigliate o introdotte nei contenitori».
2. È abrogata la lettera c) del comma 1 dell'articolo 1 del decreto legislativo 2 febbraio 2002, n. 27.
Art. 11.
Approvato
(Modifiche al decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. Procedura d'infrazione n. 2008/4908. Delega al Governo in materia di concessioni demaniali marittime)
1. Al fine di chiudere la procedura d'infrazione n. 2008/4908 avviata ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonché al fine di rispondere alle esigenze degli operatori del mercato di usufruire di un quadro normativo stabile che, conformemente ai princìpi comunitari, consenta lo sviluppo e l'innovazione dell'impresa turistico-balneare-ricreativa:
a) il comma 2 dell'articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni, è abrogato;
b) al comma 2-bis dell'articolo 01 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni, le parole: «di cui al comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al comma 1»;
c) all'articolo 03, comma 4-bis, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, le parole: «Ferme restando le disposizioni di cui all'articolo 01, comma 2,» sono soppresse ed è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «le disposizioni del presente comma non si applicano alle concessioni rilasciate nell'ambito delle rispettive circoscrizioni territoriali dalle autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84.».
2. Il Governo è delegato ad adottare, entro quindici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, di concerto con i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico, per la semplificazione normativa, per le politiche europee e per il turismo, previa intesa da sancire in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, un decreto legislativo avente ad oggetto la revisione e il riordino della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime secondo i seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) stabilire limiti minimi e massimi di durata delle concessioni, entro i quali le regioni fissano la durata delle stesse in modo da assicurare un uso rispondente all'interesse pubblico nonché proporzionato all'entità degli investimenti;
b) prevedere criteri e modalità di affidamento nel rispetto dei princìpi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell'esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti;
c) individuare modalità per la riscossione e per la suddivisione dei proventi derivanti dai canoni tra comuni, province e regioni;
d) fermo restando, in assoluto, il diritto libero e gratuito di accesso e di fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione, disciplinare le ipotesi di costituzione del titolo di uso o di utilizzo delle aree del demanio marittimo;
e) individuare i casi in cui le concessioni nuove, decadute o revocate sono assegnate nell'ambito dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni;
f) prevedere criteri per l'equo indennizzo del concessionario nei casi di revoca della concessione demaniale, nei casi previsti dall'articolo 42 del codice della navigazione;
g) stabilire criteri per l'eventuale dichiarazione di decadenza delle concessioni, nonché criteri e modalità per il subingresso in caso di vendita o di affitto delle aziende.
3. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 2 è trasmesso alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica affinché siano espressi, entro sessanta giorni dalla data di trasmissione, i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Decorso tale termine, il decreto legislativo può essere comunque adottato.
4. Dall'attuazione del decreto legislativo di cui al comma 2 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
5. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 2, il Governo, nel rispetto delle disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4, può emanare disposizioni correttive e integrative del medesimo decreto legislativo.
6. Si intendono quali imprese turistico-balneari le attività classificate all'articolo 01, comma 1, lettere b), c), d) ed e), del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, che si svolgono su beni del demanio marittimo, ovvero le attività di stabilimento balneare, anche quando le strutture sono ubicate su beni diversi dal demanio marittimo. Al fine di promuovere il rilancio delle attività turistico-balneari e la tutela della concorrenza, non possono essere poste limitazioni di orario o di attività, diverse da quelle applicate agli altri esercizi ubicati nel territorio comunale, per le attività accessorie degli stabilimenti balneari, quali le attività ludico-ricreative, l'esercizio di bar e ristoranti e gli intrattenimenti musicali e danzanti, nel rispetto delle vigenti norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica, igienico-sanitaria e di inquinamento acustico. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 6, comma 2-quinquies, del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, le attività di intrattenimento musicale e di svago danzante ivi previste non sono soggette a limitazioni nel numero degli eventi, nelle modalità di espletamento e nell'utilizzo degli apparati tecnici e impiantistici necessari allo svolgimento delle manifestazioni. Per gli eventi di intrattenimento musicale e danzante si applicano i limiti di rumorosità previsti per le attività a carattere temporaneo stabiliti dalle regioni in attuazione della legge 26 ottobre 1995, n. 447.
ARTICOLO SOPPRESSO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Delega al Governo per il recepimento della direttiva 2010/23/UE del Consiglio, del 16 marzo 2010)
1. Nella predisposizione del decreto legislativo per l'attuazione della direttiva 2010/23/UE del Consiglio, del 16 marzo 2010, recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto per quanto concerne l'applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell'inversione contabile alla prestazione di determinati servizi a rischio di frodi, il Governo è tenuto, oltre che al rispetto dei princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 2, in quanto compatibili, anche a determinare un periodo di validità delle disposizioni di attuazione della direttiva non inferiore a trenta mesi e che comunque non vada oltre il 30 giugno 2015.
2. In ragione della finalità della direttiva 2010/23/UE di evitare frodi in materia di imposta sul valore aggiunto e in ragione della similarità ai fini dell'imposta sul valore aggiunto delle transazioni aventi ad oggetto le quote di emissioni di gas a effetto serra definite all'articolo 3 della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 2003, e le altre unità che possono essere utilizzate per conformarsi alla stessa direttiva, disciplinate dalla direttiva 2010/23/UE, con le transazioni aventi ad oggetto i diritti di cui all'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, rilasciati nell'ambito dell'applicazione delle direttive di cui al comma 5 dell'articolo 11 del medesimo decreto legislativo e i titoli di efficienza energetica di cui all'articolo 10 del decreto del Ministro delle attività produttive 20 luglio 2004, recante «Nuova individuazione degli obiettivi quantitativi per l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali di energia, ai sensi dell'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79» e di cui all'articolo 10 del decreto del Ministro delle attività produttive 20 luglio 2004, recante «Nuova individuazione degli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico e sviluppo delle fonti rinnovabili, di cui all'articolo 16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164», pubblicati nella Gazzetta Ufficiale n. 205 del 1º settembre 2004, il Governo è delegato ad adottare, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, misure volte ad evitare frodi fiscali in materia di imposta sul valore aggiunto, nel rispetto dei prìncipi e dei criteri previsti dalla direttiva 2010/23/UE per i diritti di cui all'articolo 11, comma 3, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, rilasciati nell'ambito dell'applicazione delle direttive di cui al comma 5 dell'articolo 11 del medesimo decreto legislativo e per i titoli di efficienza energetica di cui all'articolo 10 del citato decreto del Ministro delle attività produttive 20 luglio 2004, adottato ai sensi dell'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, e di cui all'articolo 10 del citato decreto del Ministro delle attività produttive 20 luglio 2004, adottato ai sensi dell'articolo 16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164.
3. L'efficacia delle disposizioni di cui al comma 2 è subordinata alla preventiva autorizzazione da parte del Consiglio dell'Unione europea, ai sensi dell'articolo 395 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006.
ARTICOLO 12 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 12.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009)
1. Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per dare attuazione alla direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa, entro la scadenza del termine di recepimento fissato dalla stessa direttiva e nel rispetto dei princìpi contenuti nella medesima nonché nelle posizioni comuni 2003/468/PESC del Consiglio e 2008/944/PESC del Consiglio, rispettivamente del 23 giugno 2003 e dell'8 dicembre 2008.
2. La delega di cui al comma 1 deve essere esercitata in conformità ai princìpi di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185.
3. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati, su proposta del Ministro per le politiche europee, di concerto con i Ministri per la semplificazione normativa, degli affari esteri, della difesa, della giustizia, dell'interno e dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dello sviluppo economico, con le modalità e le procedure di cui all'articolo 1 della legge 4 giugno 2010, n. 96, con particolare riferimento, in ragione della materia trattata, al parere delle competenti Commissioni parlamentari e nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi generali di cui all'articolo 2 della medesima legge 4 giugno 2010, n. 96, e all'articolo 1 della presente legge, prevedendo, ove necessario, semplificazioni di natura organizzativa e amministrativa, nonché ulteriori fattispecie sanzionatorie di natura amministrativa nel rispetto dei princìpi di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185.
4. Con uno o più regolamenti si provvede ai fini dell'esecuzione ed attuazione dei decreti legislativi di cui al presente articolo, con le modalità e le scadenze temporali ivi previste.
5. Gli oneri relativi alle autorizzazioni per le forniture, alle certificazioni e ai controlli da eseguire da parte di uffici pubblici, ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo, sono posti a carico dei soggetti interessati, secondo tariffe determinate sulla base del costo effettivo del servizio, ove ciò non risulti in contrasto con la disciplina comunitaria. Le tariffe di cui al presente comma sono determinate con decreto del Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. Gli introiti derivanti dal pagamento delle tariffe determinate ai sensi del presente comma sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente riassegnati, nei limiti previsti dalla legislazione vigente, alle amministrazioni che rilasciano le citate autorizzazioni e certificazioni ed effettuano i controlli previsti dal presente articolo.
6. I tempi di rilascio dei pareri tecnici e delle autorizzazioni connessi alle attività di certificazione di cui alla direttiva 2009/43/CE sono disciplinati secondo i princìpi di semplificazione e trasparenza di cui alla legge 9 luglio 1990, n. 185, non potendo, comunque, superare la durata massima di trenta giorni.
ARTICOLO SOPPRESSO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
(Gestione della qualità delle acque di balneazione in attuazione dell'articolo 10 della direttiva 2006/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 febbraio 2006)
1. L'articolo 13 del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 116, recante attuazione della direttiva 2006/7/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 febbraio 2006, relativa alla gestione della qualità delle acque di balneazione, è sostituito dal seguente:
«Art. 13. - (Cooperazione per le acque transfrontaliere e interregionali) - 1. Se il bacino idrografico comporta un impatto transfrontaliero sulla qualità delle acque di balneazione, lo Stato italiano collabora con gli altri Stati dell'Unione europea interessati nel modo più opportuno per attuare il presente decreto, anche tramite scambio di informazioni e un'azione comune per limitare tale impatto.
2. Se il bacino idrografico comporta un impatto sulla qualità delle acque di balneazione che coinvolge più regioni e province autonome, gli enti interessati collaborano ai sensi del comma 1».
ARTICOLI DA 13 A 24 NEL TESTO APPROVATO DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Art. 13.
Approvato
(Adeguamento alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 29 ottobre 2009, resa nella causa C-249/08)
1. Al fine di adeguare la normativa nazionale alla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 29 ottobre 2009, resa nella causa C-249/08, all'articolo 27 della legge 14 luglio 1965, n. 963, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, alinea, dopo le parole: «dell'articolo 15, lettere a) e b),» sono inserite le seguenti: «e dell'articolo 26, comma 8,»;
b) al comma 1, lettera b), dopo le parole: «apparecchi di pesca usati» sono inserite le seguenti: «ovvero detenuti».
c) al comma 1, dopo la lettera c-bis) è aggiunta la seguente:
«c-ter) la sospensione della licenza di pesca per un periodo da tre mesi a sei mesi e, in caso di recidiva, il ritiro della medesima licenza nei confronti del titolare dell'impresa di pesca quale obbligato in solido, anche ove non venga emessa l'ordinanza-ingiunzione, in caso di violazione delle disposizioni relative alla detenzione a bordo ovvero alle modalità tecniche di utilizzo di rete da posta derivante».
Art. 14.
Approvato
(Attuazione della direttiva 2009/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativa alla fase II del recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio, e disciplina organica dei requisiti di installazione degli impianti di distribuzione di benzina)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti attuazione della direttiva 2009/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativa alla fase II del recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 prevedono l'integrazione della disciplina della direttiva 2009/126/CE nell'ambito della parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e sono adottati nel rispetto della procedura e dei princìpi e criteri direttivi di cui agli articoli 1 e 2 della legge 4 giugno 2010, n. 96, su proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri degli affari esteri, dell'economia e delle finanze e della giustizia, sentito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
3. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro dello sviluppo economico, sono disciplinati in modo organico i requisiti di installazione degli impianti di distribuzione di benzina anche in conformità alla direttiva 94/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 marzo 1994, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative agli apparecchi e sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al presente comma, non si applica il punto 3 dell'allegato VIII alla parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
Art. 15.
Approvato
(Attuazione della direttiva 2010/78/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, recante modifica delle direttive 98/26/CE, 2002/87/CE, 2003/6/CE, 2003/41/CE, 2003/71/CE, 2004/39/CE, 2004/109/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE, 2006/49/CE e 2009/65/CE per quanto riguarda i poteri dell'Autorità bancaria europea, dell'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali e dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati)
1. Al fine di dare attuazione alla direttiva 2010/78/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, il Governo è delegato ad apportare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le modifiche e le integrazioni necessarie al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, al decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 210, di attuazione della direttiva 98/26/CE sulla definitività degli ordini immessi in un sistema di pagamento o di regolamento titoli, al codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, al decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 142, di attuazione della direttiva 2002/87/CE relativa alla vigilanza supplementare sugli enti creditizi, sulle imprese di assicurazione e sulle imprese di investimento appartenenti ad un conglomerato finanziario, al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, recante disciplina delle forme pensionistiche complementari, e al decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, di attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione, sulla base dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) tenere conto dell'integrazione del sistema di vigilanza nazionale nel nuovo assetto di vigilanza del settore finanziario dell'Unione europea e dell'istituzione e dei poteri dell'Autorità bancaria europea istituita dal regolamento (CE) n. 1093/2010, dell'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali istituita dal regolamento (CE) n. 1094/2010, dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati istituita dal regolamento (CE) n. 1095/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, del Comitato congiunto delle tre Autorità previsto dall'articolo 54 del regolamento (CE) n. 1093/2010, dall'articolo 54 del regolamento (CE) n. 1094/2010 e dall'articolo 54 del regolamento (CE) n. 1095/2010, nonché del Comitato europeo per il rischio sistemico istituito dal regolamento (CE) n. 1092/2010 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010;
b) prevedere che le autorità nazionali competenti possano, secondo le modalità e alle condizioni previste dalle disposizioni dell'Unione europea, cooperare, anche mediante scambio di informazioni, con le Autorità di vigilanza europee, con il Comitato congiunto, con le autorità competenti degli altri Stati membri e con il Comitato europeo per il rischio sistemico e adempiano agli obblighi di comunicazione nei loro confronti stabiliti dalle stesse disposizioni dell'Unione europea;
c) prevedere che le autorità nazionali competenti tengano conto, nell'esercizio delle loro funzioni, della convergenza in ambito europeo degli strumenti e delle prassi di vigilanza;
d) tenere conto dell'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1093/2010, dell'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1094/2010 e dell'articolo 35 del regolamento (CE) n. 1095/2010, che stabiliscono le circostanze in cui le Autorità di vigilanza europee possono presentare una richiesta di informazioni, debitamente giustificata e motivata, direttamente ai soggetti vigilati dalle autorità nazionali competenti;
e) tenere conto delle disposizioni dell'Unione europea che prevedono la possibilità di delega di compiti tra le autorità nazionali competenti e tra le stesse e le Autorità di vigilanza europee;
f) tenere conto della natura direttamente vincolante delle norme tecniche di attuazione e delle norme tecniche di regolamentazione adottate dalla Commissione europea in conformità, rispettivamente, agli articoli 15 e 10 dei regolamenti istitutivi delle Autorità di vigilanza europee di cui alla lettera a) del presente comma;
g) tenere conto delle raccomandazioni formulate nelle conclusioni del Consiglio dell'Unione europea del 14 maggio 2008 affinché le autorità di vigilanza nazionali, nell'espletamento dei loro compiti, prendano in considerazione gli effetti della loro azione in relazione alle eventuali ricadute sulla stabilità finanziaria degli altri Stati membri, anche avvalendosi degli opportuni scambi di informazioni con le Autorità di vigilanza europee e degli altri Stati membri.
2. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e le autorità interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 16.
Approvato
(Adeguamento alla procedura d'infrazione n. 2009/4117 in materia di deducibilità delle spese relative ai contratti di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede)
1. Al fine di adeguare la normativa nazionale a quella dell'Unione europea e per ottemperare alla procedura d'infrazione n. 2009/4117 avviata ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, all'articolo 15, comma 1, lettera i-sexies), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, in materia di detrazioni per oneri, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «. Alle medesime condizioni ed entro lo stesso limite, la detrazione spetta per i canoni derivanti da contratti di locazione e di ospitalità ovvero da atti di assegnazione in godimento stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui l'immobile è situato, dagli studenti iscritti a un corso di laurea presso un'università ubicata nel territorio di uno Stato membro dell'Unione europea o in uno degli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168-bis».
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano a decorrere dal periodo d'imposta in corso alla data del 1º gennaio 2012.
3. All'onere derivante dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo, valutati in 28 milioni di euro per l'anno 2013 e in 16 milioni di euro a decorrere dall'anno 2014, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativo al Fondo per interventi strutturali di politica economica. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 17.
Approvato
(Modifiche al decreto legislativo 12 giugno 2003, n. 178, recante attuazione della direttiva 2000/36/CE relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all'alimentazione umana. Sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 25 novembre 2010 nella causa C-47/09)
1. Al decreto legislativo 12 giugno 2003, n. 178, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l'articolo 6 è abrogato;
b) all'articolo 7, il comma 8 è abrogato.
2. Lo smaltimento delle scorte delle etichette e delle confezioni dei prodotti di cioccolato che riportano il termine «puro» abbinato al termine «cioccolato» in aggiunta o integrazione alle denominazioni di vendita di cui all'allegato I annesso al decreto legislativo 12 giugno 2003, n. 178, oppure la dizione «cioccolato puro» in un'altra parte dell'etichetta deve avvenire entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 18.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2009/20/CE e 2010/36/UE, in materia di crediti marittimi e di sicurezza delle navi, e 2010/35/UE, in materia di attrezzature a pressione trasportabili)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia e dell'economia e delle finanze, uno o più decreti legislativi per l'attuazione delle direttive 2009/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sull'assicurazione degli armatori per i crediti marittimi, e 2010/36/UE della Commissione, del 1º giugno 2010, che modifica la direttiva 2009/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle disposizioni e norme di sicurezza per le navi da passeggeri, e, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico, un decreto legislativo per l'attuazione della direttiva 2010/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 giugno 2010, in materia di attrezzature a pressione trasportabili e che abroga le direttive del Consiglio 76/767/CEE, 84/525/CEE, 84/526/CEE, 84/527/CEE e 1999/36/CE.
Art. 19.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2010/60/UE, in materia di commercializzazione delle miscele di sementi di piante foraggere)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia e dell'economia e delle finanze, uno o più decreti legislativi per l'attuazione della direttiva 2010/60/UE della Commissione, del 30 agosto 2010, che dispone deroghe per la commercializzazione delle miscele di sementi di piante foraggere destinate a essere utilizzate per la preservazione dell'ambiente naturale.
Art. 20.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2009/128/CE, relativa all'utilizzo sostenibile dei pesticidi)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia e dell'economia e delle finanze, uno o più decreti legislativi per l'attuazione della direttiva 2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi.
Art. 21.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione delle direttive 2009/38/CE, relativa al comitato aziendale europeo, 2009/50/CE e 2009/52/CE, in materia di lavoro dei cittadini di paesi terzi)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze e dell'interno, uno o più decreti legislativi per l'attuazione delle direttive 2009/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (rifusione), 2009/50/CE del Consiglio, del 25 maggio 2009, sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati, e 2009/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.
Art. 22.
Approvato
(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2010/76/CE, concernente il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche remunerative da parte delle autorità di vigilanza, e modifiche al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, nonché al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti i poteri di intervento della Banca d'Italia)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro il termine di tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri degli affari esteri e della giustizia, uno o più decreti legislativi per l'attuazione della direttiva 2010/76/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2010, che modifica le direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE per quanto riguarda i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche remunerative da parte delle autorità di vigilanza.
2. Al fine di dare diretta attuazione alla direttiva 2010/76/CE, al testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 53:
1) al comma 1, la lettera d) è sostituita dalla seguente:
«d) il governo societario, l'organizzazione amministrativa e contabile, nonché i controlli interni e i sistemi di remunerazione e di incentivazione»;
2) al comma 3, la lettera d) è sostituita dalla seguente:
«d) adottare per le materie indicate nel comma 1, ove la situazione lo richieda, provvedimenti specifici nei confronti di singole banche, riguardanti anche: la restrizione delle attività o della struttura territoriale; il divieto di effettuare determinate operazioni, anche di natura societaria, e di distribuire utili o altri elementi del patrimonio, nonché, con riferimento a strumenti finanziari computabili nel patrimonio a fini di vigilanza, il divieto di pagare interessi; la fissazione di limiti all'importo totale della parte variabile delle remunerazioni nella banca, quando sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale. Per le banche che beneficiano di eccezionali interventi di sostegno pubblico, la Banca d'Italia può inoltre fissare limiti alla remunerazione complessiva degli esponenti aziendali»;
b) all'articolo 67:
1) al comma 1, la lettera d) è sostituita dalla seguente:
«d) il governo societario, l'organizzazione amministrativa e contabile, nonché i controlli interni e i sistemi di remunerazione e di incentivazione»;
2) il comma 2-ter è sostituito dal seguente:
«2-ter. I provvedimenti particolari adottati ai sensi del comma 1 possono riguardare anche: la restrizione delle attività o della struttura territoriale del gruppo; il divieto di effettuare determinate operazioni e di distribuire utili o altri elementi del patrimonio, nonché, con riferimento a strumenti finanziari computabili nel patrimonio a fini di vigilanza, il divieto di pagare interessi; la fissazione di limiti all'importo totale della parte variabile delle remunerazioni nella banca, quando sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale. Per le capogruppo che beneficiano di eccezionali interventi di sostegno pubblico, la Banca d'Italia può inoltre fissare limiti alla remunerazione complessiva degli esponenti aziendali»;
3. Per le medesime finalità di cui al comma 2, al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 6, comma 2-bis, la lettera a) è sostituita dalla seguente:
«a) governo societario, requisiti generali di organizzazione, sistemi di remunerazione e di incentivazione»;
b) all'articolo 7, il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. La Banca d'Italia può emanare, a fini di stabilità, disposizioni di carattere particolare aventi a oggetto le materie disciplinate dall'articolo 6, comma 1, lettera a), e, ove la situazione lo richieda: adottare provvedimenti restrittivi o limitativi concernenti i servizi, le attività, le operazioni e la struttura territoriale; vietare la distribuzione di utili o di altri elementi del patrimonio; con riferimento a strumenti finanziari computabili nel patrimonio a fini di vigilanza, vietare il pagamento di interessi; fissare limiti all'importo totale della parte variabile delle remunerazioni nei soggetti abilitati, quando sia necessario per il mantenimento di una solida base patrimoniale.
4. All'articolo 12, comma 4, primo periodo, del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, e successive modificazioni, le parole: «al 10 per cento del proprio patrimonio» sono sostituite dalle seguenti: «alla quota percentuale prevista dall'articolo 7, comma 3-bis)».
Art. 23.
Approvato
(Modifiche al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, recante attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso)
1. Al decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 5, comma 15, alinea, le parole: «possono consegnare» sono sostituite dalla seguente: «consegnano»;
b) all'articolo 10, comma 1-bis, le parole: «dei centri di raccolta di cui all'articolo 3, comma 1, lettera p)» sono sostituite dalle seguenti: «degli impianti di trattamento di cui all'articolo 3 comma 1, lettera o), per quanto richiesto dagli stessi impianti».
Art. 24.
Approvato
(Disposizioni finali)
1. Nell'esercizio delle deleghe di cui alla presente legge si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 1 e 2 della legge 4 giugno 2010, n. 96. Gli schemi dei decreti legislativi sono sempre trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica ai fini dell'acquisizione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari, secondo le procedure di cui all'articolo 1 della medesima legge.
2. Il decreto legislativo di cui all'articolo 7 è adottato entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.
ALLEGATI A E B SOPPRESSI DALLA CAMERA DEI DEPUTATI
ALLEGATO A
(Articolo 1, commi 1 e 3)
2009/106/CE della Commissione, del 14 agosto 2009, recante modifica della direttiva 2001/112/CE del Consiglio concernente i succhi di frutta e altri prodotti analoghi destinati all'alimentazione umana.
2009/156/CE del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativa alle condizioni di polizia sanitaria che disciplinano i movimenti di equidi e le importazioni di equidi in provenienza dai paesi terzi.
2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia.
2010/60/UE della Commissione, del 30 agosto 2010, che dispone deroghe per la commercializzazione delle miscele di sementi di piante foraggere destinate a essere utilizzate per la preservazione dell'ambiente naturale.
ALLEGATO B
(Articolo 1, commi 1 e 3)
2008/112/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, che modifica le direttive del Consiglio 76/768/CEE, 88/378/CEE, 1999/13/CE e le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/53/CE, 2002/96/CE e 2004/42/CE allo scopo di adeguarle al regolamento (CE) n. 1272/2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele.
2009/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sull'assicurazione degli armatori per i crediti marittimi.
2009/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie.
2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa.
2009/50/CE del Consiglio, del 25 maggio 2009, sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente qualificati.
2009/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, che introduce norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nei confronti di datori di lavoro che impiegano cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.
2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, concernente il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative in materia di taluni organismi d'investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM).
2009/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, che modifica le direttive del Consiglio 77/91/CEE, 78/855/CEE e 82/891/CEE e la direttiva 2005/56/CE per quanto riguarda gli obblighi in materia di relazioni e di documentazione in caso di fusioni e scissioni.
2009/110/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l'avvio, l'esercizio e la vigilanza prudenziale dell'attività degli istituti di moneta elettronica, che modifica le direttive 2005/60/CE e 2006/48/CE e che abroga la direttiva 2000/46/CE.
2009/113/CE della Commissione, del 25 agosto 2009, recante modifica della direttiva 2006/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la patente di guida.
2009/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, relativa alla fase II del recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio.
2009/127/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che modifica la direttiva 2006/42/CE relativa alle macchine per l'applicazione di pesticidi.
2009/128/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi.
2009/136/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, recante modifica della direttiva 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica, della direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle telecomunicazioni elettroniche e del regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell'esecuzione della normativa a tutela dei consumatori.
2009/140/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2009, recante modifica delle direttive 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime e 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica.
2009/158/CE del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativa alle norme di polizia sanitaria per gli scambi intracomunitari e le importazioni in provenienza dai Paesi terzi di pollame e uova da cova.
2009/162/UE del Consiglio, del 22 dicembre 2009, che modifica varie disposizioni della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune d'imposta sul valore aggiunto.
2010/18/UE del Consiglio, dell'8 marzo 2010, che attua l'accordo quadro riveduto in materia di congedo parentale concluso da BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP e CES e abroga la direttiva 96/34/CE.
2010/23/UE del Consiglio, del 16 marzo 2010, recante modifica della direttiva 2006/112/CE relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto per quanto concerne l'applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell'inversione contabile alla prestazione di determinati servizi a rischio di frodi.
2010/24/UE del Consiglio, del 16 marzo 2010, sull'assistenza reciproca in materia di recupero dei crediti risultanti da dazi, imposte ed altre misure.
2010/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, concernente l'indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi all'energia, mediante l'etichettatura ed informazioni uniformi relative ai prodotti.
2010/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 giugno 2010, in materia di attrezzature a pressione trasportabili e che abroga le direttive del Consiglio 76/767/CEE, 84/525/CEE, 84/526/CEE, 84/527/CEE e 1999/36/CE.
2010/36/UE della Commissione, del 1º giugno 2010, che modifica la direttiva 2009/45/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle disposizioni e norme di sicurezza per le navi da passeggeri.
2010/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sul quadro generale per la diffusione dei sistemi di trasporto intelligenti nel settore del trasporto stradale e nelle interfacce con altri modi di trasporto.
2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, sull'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio.
2010/53/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 luglio 2010, relativa alle norme di qualità e sicurezza degli organi umani destinati ai trapianti .
Allegato B
Integrazione all'intervento della senatrice Granaiola nella discussione generale del disegno di legge n. 2322-B
Non prevedere la tutela degli investimenti effettuati e la sopravvivenza delle imprese esistenti sarebbe un vero e proprio suicidio economico, che peserebbe come un macigno sull'economia turistica del nostro Paese ed aprirebbe le porte a forti concentrazioni di capitali che distruggerebbero per sempre la tipicità delle nostre piccole imprese balneari e aprirebbe inevitabili varchi a quell'economia criminale che ha già inviato i suoi avvertimenti nelle zone più belle ed appetibili delle nostre coste.
Mi auguro, signor ministro, che lei voglia raccogliere le esortazioni contenute nella mozione unitaria approvata dal Senato il 5 maggio 2011 e quelle contenute nella risoluzione del Parlamento europeo del 27 settembre 2011 sul turismo, al punto 56 e quanto contenuto nello Small Business Act. La ringrazio anche per aver accolto gli ordini del giorno presentati dal PD sull'argomento. Spero anche che voglia incontrare al più presto i rappresentanti della categoria ed ascoltare le loro ragioni, che non hanno niente a che vedere con il mantenimento di privilegi, con limitazioni della libera concorrenza, ma solo e soltanto con la tutela sacrosanta delle proprie imprese in un'ottica di equità e giustizia che deve valere per tutti.
Integrazione all'intervento del senatore Pinzger nella discussione generale del disegno di legge n. 2322-B
L'articolo 17 abroga pertanto le disposizioni che consentono la denominazione citata, prevedendo altresì un periodo di 24 mesi per lo smaltimento delle scorte delle etichette e delle confezioni di prodotti riportanti tale denominazione.
L'articolo 20 conferisce una delega al Governo per l'attuazione di una direttiva concernente l'utilizzo sostenibile dei pesticidi.
Mi preme sottolineare che è alquanto inspiegabile che, vista la materia, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali non venga citato nella delega. Per tentare di correggere l'anomalia ho presentato un emendamento in Commissione, ma considerata la necessità di un'approvazione definitiva del testo, che condividiamo, tale nodo resterà uno degli aspetti problematici presenti nel provvedimento in esame.
Auspico che il nuovo Governo dimostri la dovuta disponibilità a confrontarsi realmente nell'elaborazione del disegno di legge comunitaria 2011, che è stato assegnato in prima lettura alla Camera dei deputati.
Dobbiamo risolvere il problema dei gravi ritardi che continuiamo a vivere nella ricezione delle direttive europee e nello stesso tempo assicurare che non vengano snaturati i contenuti propri della legge comunitaria, che a tal punto diverrebbe strumentalmente un mero contenitore di disposizioni eterogenee.
Concludo pertanto annunciando il voto favorevole del mio Gruppo.
Dichiarazione di voto del senatore Fleres sul disegno di legge n. 2322-B
Signor rappresentante del Governo, la legge che stiamo esaminando ha seguito un iter piuttosto lungo e complesso, come dimostra il fatto che essa si trova oggi, qui al Senato, in terza lettura, dopo una serie di chirurgiche modificazioni, frutto dei precedenti esami.
Vero è che la Camera ha provveduto ad approvarla all'unanimità, ma vero è pure che il testo al nostro esame risente delle numerose mutilazioni che sono state necessarie a seguito del suo travagliato percorso.
Siamo, ancora una volta, davanti ad un provvedimento che esalta la vocazione economica dell'Unione europea ma che poco o nulla afferma rispetto alle altre questioni, quelle, per intenderci, che sono alla base non solo di un'alleanza economica, appunto, bensì della nascita di un organismo più coeso, figlio della condivisione di atti e di fatti di natura comportamentale, sociale, politica, a mio avviso assolutamente indispensabili.
E invece, siamo di fronte, ancora una volta, ad un testo che, certamente, affronta questioni rilevanti, ma che sono del tutto inadeguate, di fronte alla drammatica crisi attraversata dal Vecchio Continente. Il disagio finanziario di molti Stati, il consistente flusso migratorio di cui l'Europa è destinataria, i disomogenei diritti soggettivi riconosciuti, la mancanza di una consolidata politica estera e di difesa comunitaria, la coesione territoriale, un armonico sistema fiscale restano questioni off limits.
Quindi, ancora una volta, la legge comunitaria si occupa molto di questioni legate alle etichette, alla quantità di succo di arancia contenuto in una bibita per poterla definire aranciata, al cacao, al cioccolato, e poco di specificità agricole, di adeguato utilizzo delle risorse territoriali, di sostenibilità della vita, di rapporti di coppia, di rapporti tra genitori e figli, di perequazione infrastrutturale, di sviluppo sostenibile, di disoccupazione, di welfare, di specificità dei vari territori, di sviluppo armonico dei vari stati, di iniziative necessarie a determinare un reale ringiovanimento del Vecchio Continente. Il tutto con l'aggravante del ritardo con cui si perviene, comunque, alla approvazione del testo in questione.
Sono fermamente convinto che il percorso che dovrà portarci all'Unione Europea pensata da Gaetano Martino e da Altiero Spinelli sia ancora molto lungo ed altrettanto tortuoso. Sono fermamente convinto che l'Europa a cui dobbiamo pensare debba essere un'Europa attenta alle borse, quanto alla condizione delle carceri, alla quantità di burro che deve essere contenuto nel cioccolato, quanto ai diritti dei singoli nell'ambito della coppia, alla lunghezza del gambo dei carciofi, quanto alla lunghezza delle autostrade necessarie a rendere pieno il diritto alla mobilità, e così via, e su questi temi l'Europa di oggi è ancora lontana.
Quella di oggi è un'Europa lontana perché è un'Europa troppo attenta, come è giusto che sia, agli errori compiuti dai gruppi bancari che operano al suo interno, agli interessi delle società di rating, ma troppo poco attenta alle condizioni di disagio vissute dai suoi cittadini, in particolare di quelli che vivono in zone svantaggiate, in Italia come in Romania, nel Polesine come a Barcellona Pozzo di Gotto. Una guida politica non avrebbe commesso e reiterato questi errori. Dunque, è ad un assetto politico che bisogna guardare con impegno e partecipazione. Non credo che i depliant e qualche convegno siano sufficienti a creare una coscienza europea unitaria. Penso che ci voglia molto di più.
Onorevole Presidente del Senato, onorevoli colleghi senatori, signor rappresentante del Governo, nell'Europa di oggi, dobbiamo chiederci se l'attuale struttura della legge comunitaria italiana sia ancora coerente con un processo di crescita armonica dell'intero continente.
Dobbiamo chiederci se la nostra legge comunitaria e le norme che ne regolano la struttura siano ancora correttamente concepite, in assenza di una adeguata costituzione europea, e se il Trattato di Lisbona possa ancora essere sufficiente a costruire, sia pure con le sue difficoltà, l'Europa unita a cui tutti pensiamo, ma non vedo nessuna iniziativa in questa direzione. Vedo, invece, molti Stati, Italia inclusa, che tentano di eludere persino le direttive comunitarie più virtuose, e questo non mi piace affatto.
È possibile non pensare alla modifica dell'articolo 107 del Trattato? È possibile, ancora, essere irrisi da una Germania unita, che cresce del 2,3 per cento all'anno ma che non applica le norme sulla concorrenza nei territori della ex Germania dell'Est? È possibile, ancora, pensare ad un'Europa unita se non si armonizzano le condizioni socioeconomiche, se non si determinano le condizioni per un governo politico comunitario?
L'Europa nella quale ci troviamo risente ancora delle sue origini, risente ancora di una vecchia impostazione istituzionale degli Stati, risente del suo provincialismo e del suo economicismo esasperato. L'Europa nella quale ci troviamo non ha ancora definito comportamenti univoci in materia di difesa e di politica estera, né in materia di autonomie locali connesse con le scelte unitarie.
In queste condizioni, è ancora attuale la nostra legge comunitaria? È possibile che gli organi di governo europei non abbiano ancora una legittimazione popolare, dunque politica che li metta di fronte ai cittadini?
Non credo! Credo, quindi, che, ancora una volta, il nostro Parlamento stia consumando un passaggio pedissequo e formale, senza compiere alcuno sforzo in direzione del diverso modello europeo a cui, invece, molto rapidamente, dovremmo guardare.
Ma oggi, anche l'Italia, qualunque cosa si voglia dire in merito per negarlo, è retta da un Governo privo di legittimazione popolare, dunque, forte delle sue credenziali, ma debole verso i cittadini, a cui pretende di imporre decisioni tecniche ma non proprio popolari. Necessarie ma poco condivise, urgenti ma del tutto inadatte e insufficienti.
Non faremo mancare il nostro voto su questo provvedimento, che comunque reputiamo necessario, ma non nascondiamo la nostra profonda insoddisfazione per l'ennesima occasione perduta.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Balboni, Caliendo, Chiti, Ciampi, Colombo, Davico, De Angelis, Dell'Utri, Digilio, Filippi Alberto, Longo, Matteoli, Messina, Oliva, Pera e Vicari.
Sono assenti per incarico avuto dal senato i senatori: baldassarri, per attività della 6a Commissione permanente; Battaglia, Caforio e Del Vecchio, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa; Contini, per attività dell'Unione interparlamentare; Nessa e Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
Con lettera in data 29 novembre 2011 sono state trasmesse alla Presidenza sette risoluzioni, approvate - ai sensi dell'articolo 144, commi 1, 5 e 6, del Regolamento - dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), nella seduta del 29 novembre 2011:
- sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le disposizioni generali relative all'assistenza macrofinanziaria ai paesi terzi (COM (2011) 396 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 49);
- sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al roaming sulle reti pubbliche di comunicazioni mobili all'interno dell'Unione (COM (2011) 402 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 50);
- sulla proposta del Parlamento europeo e del Consiglio sulle imbarcazioni da diporto e le moto d'acqua (COM (2011) 456 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 51);
- sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1931/2006 includendo la regione di Kaliningrad e determinati distretti amministrativi polacchi nella zona di frontiera ammissibile (COM (2011) 461 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 52);
- sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio per quanto attiene a talune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri in gravi difficoltà o minacciati di trovarsi in gravi difficoltà in merito alla loro stabilità finanziaria(COM (2011) 481 definitivo); sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio per quanto attiene a talune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri in gravi difficoltà, o minacciati di trovarsi in gravi difficoltà, in merito alla loro stabilità finanziaria (COM (2011) 482 definitivo); sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio relativo al Fondo europeo per la pesca riguardo ad alcune disposizioni relative alla gestione finanziaria per alcuni Stati membri che si trovano o che rischiano di trovarsi in gravi difficoltà in materia di stabilità finanziaria (COM (2011) 484 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 53);
- sulla proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1083/2006 del Consiglio per quanto riguarda gli aiuti rimborsabili e l'ingegneria finanziaria (COM (2011) 483 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 54);
- sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 2008/106/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente i requisiti minimi di formazione per la gente di mare (COM (2011) 555 definitivo)(Doc. XVIII-bis, n. 55).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Corte costituzionale, ordinanze di improcedibilità relative a conflitti di attribuzione
La Corte costituzionale, con ordinanza n. 317 del 21 novembre 2011, depositata il successivo 23 novembre, ha dichiarato improcedibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal tribunale di Livorno - sezione distaccata di Cecina nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione con la quale quell'Assemblea, nella seduta del 28 ottobre 2009, ha dichiarato che i comportamenti ascritti al senatore Altero Matteoli - deputato e Ministro all'epoca dei fatti - sono da ritenersi di carattere ministeriale e posti in essere per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo.
La decisione di costituirsi in giudizio per resistere nel conflitto dinanzi la Corte costituzionale era stata adottata dal Senato della Repubblica con deliberazione del 20 luglio 2010.
Corte dei conti, trasmissione di documentazione
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 22 novembre 2011, ha inviato la deliberazione n. 13/2011/G - Relazione concernente "la gestione di incentivi alle imprese all'interno del Fondo Aree Sottoutilizzate".
La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 8a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 724).
Consigli regionali e delle province autonome, trasmissione di voti
Sono pervenuti al Senato i seguenti voti regionali:
- della Regione Emilia Romagna concernente la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recanti il quadro legislativo della Politica agricola comune (PAC) per il periodo 2014-2020. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente (n. 82);
- del Regione Calabria concernente l'atteggiamento di Trenitalia e il suo progressivo abbandono di consistenti aree del territorio nazionale. Il predetto voto è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 138, comma 1, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (n. 83).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 29 novembre 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma d'azione per la dogana e l'imposizione fiscale nell'Unione europea per il periodo 2014-2020 (FISCUS) e abroga le decisioni n. 1482/2007/CE e n. 624/2007/CE (COM (2011) 706 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, l'atto è deferito alla 6ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 5 gennaio 2012.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 6ª Commissione entro il 29 dicembre 2011.
La Commissione europea, in data 30 novembre 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, i seguenti atti:
- proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, recante modifica del regolamento (CE) n. 2006/2004 e della direttiva 2009/22/CE (direttiva sull'ADR per i consumatori) (COM (2011) 793 definitivo);
- proposta di regolamento del parlamento europeo e del Consiglio relativo alla risoluzione delle controversie online dei consumatori (regolamento sull'ODR per i consumatori) (COM 2011 794 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, gli atti sono deferiti alla 2ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 5 gennaio 2012.
Le Commissioni 3ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 2ª Commissione entro il 29 dicembre 2011.
Mozioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Poli Bortone ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00168 dei senatori Astore ed altri.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Biondelli ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06194 dei senatori Stradiotto ed altri.
Interrogazioni
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la crisi sistemica, a giudizio dell'interrogante prodotta dalle banche, dai banchieri, da un eccesso di leva finanziaria e dagli omessi controlli delle autorità vigilanti spesso "dormienti", che ha sovrastato l'economia reale, oltre a mietere vittime tra i risparmiatori, le famiglie e le piccole e medie imprese alle prese con il credit crunch, ossia una restrizione del credito ed una richiesta di rientro dagli affidamenti con un preavviso di 24 ore, che sta generando fallimenti a catena e ricorso, in taluni casi, ai prestiti paralleli offerti da soggetti "non legalizzati" (come sono invece banche, finanziarie ed altri intermediari autorizzati), sta mettendo a dura prova i bilanci di primari istituti di credito, che detengono molti titoli di Stato svalutati, che, oltre a non poter più collocare loro obbligazioni in scadenza, fanno fatica a rinegoziare persino i crediti interbancari;
è il caso di una banca tra le più antiche, come il Monte dei Paschi di Siena (MPS), che, dopo aver pagato circa 9 miliardi di euro l'acquisizione di Antonveneta, almeno il 50 per cento in più del suo equo valore, è alle prese con una crisi di fiducia, affidabilità e di sostenibilità ed è possibile prossima preda di acquisizioni estere;
scrive Cesare Peruzzi su "Il Sole 24 Ore" del 30 novembre 2011: «La trattativa per rinegoziare il debito della Fondazione Monte dei Paschi stenta a fare passi avanti. E il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, nel consiglio comunale di ieri ha parlato per la prima volta della necessità di trovare "una discontinuità" nelle strategie che hanno guidato la filiera Fondazione-Banca Mps. Tutte le forze politiche, fatto inedito per Siena, hanno dato mandato al primo cittadino di "prendere urgentemente i provvedimenti necessari a tutelare l'interesse della collettività", con l'impegno di riferire all'assemblea entro il 13 dicembre. Tempi stretti, dunque. Sul fronte del negoziato con il sistema bancario, lo scoglio da superare sono i dubbi del Credit Suisse, con cui l'Ente presieduto da Gabriello Mancini ha sottoscritto contratti derivati per 374 milioni. L'obiettivo di Siena è quello di ottenere una moratoria fino al 30 giugno 2012, che riguarderebbe l'intera esposizione, oggi intorno ai 900 milioni (524 relativi all'ultimo finanziamento e 365 di minusvalenza sul prestito Fresh del 2008), che riguarda una quindicina di istituti di credito italiani e stranieri, tra cui Mediobanca (196 milioni la posizione) e, appunto, Credit Suisse. Siena è riuscita a prendere tempo fino a metà dicembre, ma il tavolo di confronto intorno a cui siedono tecnici e avvocati è sostanzialmente bloccato perché il gruppo svizzero ritiene di avere meno garanzie degli altri (leggi Mediobanca) e punta i piedi. Il negoziato, insomma, rischia di andare per le lunghe. La Fondazione, intanto, pensa a smobilizzare le partecipazioni vendibili, il cui valore complessivo sulla carta supera i 300 milioni. Al primo posto c'è il 2,5% di Cassa depositi e prestiti (Cdp), che potrebbe portare a Siena un centinaio di milioni (senza minusvalenze). La destinazione più probabile di questo pacchetto azionario è il fronte delle Fondazioni. Un'apertura, in questo senso, è arrivata dal presidente dell'Acri e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti: "Se la Fondazione Mps vorrà cedere delle quote, sicuramente verranno collocate: non è la prima volta che le Fondazioni intervengono su richiesta", ha detto ieri il leader della categoria. Le altre munizioni a disposizione dell'Ente di Palazzo Sansedoni sono le quote nei fondi d'investimento (F2i e Sator), il 30% di Fontanafredda e la quota di maggioranza dell'immobiliare Sansedoni (che difficilmente però sarà interamente alienata), oltre all'1% circa di Mediobanca ancora in portafoglio. Quanto di tutto questo potrà essere ceduto in tempi brevi? Con quali ricadute (minusvalenze) sul bilancio? L'opinione degli addetti ai lavori è che il peccato originale della Fondazione Mps sia quello di aver voluto accompagnare la crescita del Monte dei Paschi, diventato il terzo polo bancario italiano, senza perderne il controllo anche formale. Quello che sarà archiviato come l'errore di percorso più grave, invece, è la sottoscrizione "pro quota" degli ultimi due aumenti di capitale del gruppo di Rocca Salimbeni, nel 2008 per 3 miliardi (più 490 milioni del prestito Fresh) e nel 2011 per 1,1 miliardi, smobilizzando 3,5 miliardi d'investimenti e indebitandosi per circa 1,2 (compreso il Fresh). Se la Fondazione senese avesse deciso di "arretrare" nel capitale di Banca Mps (magari al 30%) in occasione dell'acquisto di Antonveneta, a fine 2007, oggi avrebbe in cassa più di 4 miliardi e, soprattutto, non si troverebbe a dover negoziare con il sistema bancario un'esposizione garantita dai titoli Mps che, con gli attuali valori di Borsa (ieri le azioni sono state scambiate a 0,2405 euro, in calo dell'1,6%), rischia di azzerare la parte più rilevante (oltre l'80%) del patrimonio dell'Ente di Palazzo Sansedoni. La risposta è che le istituzioni locali (Comune e Provincia) non hanno mai permesso che la Fondazione perdesse la sua "presa" sulla banca. Motivo? L'impatto diretto del "sistema Mps" (Fondazione più banca) sul territorio senese è di circa un miliardo all'anno, con un'incidenza di oltre un sesto sul Pil dell'area. Ma questo è stato vero fino a ieri. Già oggi, con le erogazioni 2011 della Fondazione ridotte a 50 milioni (la media, dal 1995 al 2010, è stata di 106 milioni all'anno), la situazione appare ridimensionata. E le prospettive non sono migliori»,
si chiede di sapere:
se risulti che il mancato sblocco della rinegoziazione del debito da 900 milioni di euro, con l'ostacolo maggiore determinato da Credit Suisse che ritiene di avere minori garanzie di Mediobanca, debba indurre la fondazione MPS a smobilitare le sue partecipazioni, anche quelli presenti nella Cassa Depositi e Prestiti (CDP), per tentare di trovare idonee soluzioni, anche registrando forti minusvalenze;
quali iniziative il Governo intenda assumere sia per cercare di evitare che anche MPS possa essere colonizzato da banche inglesi, francesi o cinesi, sia per risolvere il peccato originale della fondazione MPS, che ha accompagnato la crescita del Monte dei Paschi, diventato il terzo polo bancario italiano, senza perderne il controllo anche formale, generando con la crisi una perdita di valore delle azioni al minimo storico e la sua contendibilità;
se la sottoscrizione pro quota degli ultimi due aumenti di capitale del gruppo MPS nel 2008 per 3 miliardi di euro (più 490 milioni del prestito Fresh) e nel 2011 per 1,1 miliardi di euro, smobilizzando 3,5 miliardi d'investimenti e indebitandosi per circa 1,2 (compreso il Fresh), unita all'acquisizione a prezzi doppi rispetto al valore di mercato di Banca Antonveneta, non siano stati errori letali da parte del management, che è stato addirittura gratificato con elevati incarichi associativi per tali evidenti errori;
se al Governo risulti che, in occasione dell'acquisto di Antonveneta nel 2007, la fondazione avrebbe avuto l'obbligo di cedere proprie partecipazioni nel capitale di Banca MPS (magari sino a scendere al 30 per cento), che avrebbe consentito di avere in cassa oltre 4 miliardi di euro, evitando così le forche caudine di dover negoziare con il sistema bancario un'esposizione garantita dai titoli MPS che, con gli attuali valori di Borsa (ieri le azioni sono state scambiate a 0,2405 euro, in calo dell'1,6 per cento), rischia di azzerare la parte più rilevante (oltre l'80 per cento) del patrimonio della fondazione;
quali misure urgenti intenda attivare per evitare che le fondazioni bancarie, che a quanto risulta all'interrogante nominano i loro organismi con criteri amicali, possano continuare indisturbate nella gestione del potere economico nei territori di prossimità, prezzolando così la macchina del consenso per evitare che vengano svolte salutari funzioni di controllo;
se non ritenga che, a fronte di errori macroscopici come quelli del gruppo MPS e della sua Fondazione, che espongono banche importanti del Paese ad acquisizioni, i manager che hanno agito con leggerezza e mancanza di professionalità non possano continuare a dispensare prediche, spesso a reti unificate, sulle migliori soluzioni per combattere la crisi sistemica e risolvere i problemi del Paese.
(3-02523)
BAIO, BRUNO, GERMONTANI, MILANA, MOLINARI, RUSSO, SBARBATI, THALER AUSSERHOFER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno, della salute e della giustizia - Premesso che:
l'ospedale San Raffaele è un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) di diritto privato, sorto nel 1971 per volontà di don Luigi Maria Verzè, come parte della fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor;
tale struttura è accreditata con il Servizio sanitario nazionale e dispone, nella sola sede centrale, di 1.083 posti-letto, di cui 70 dedicati all'attività libero-professionale intramuraria;
il San Raffaele è un qualificato ospedale di rilievo nazionale e internazionale e di alta specializzazione per le più importanti patologie, è sede del Dipartimento di emergenza, urgenza e accettazione di alta specialità (EAS), nonché centro di ricerca di riferimento nazionale per la medicina molecolare, il diabete e le malattie metaboliche, le biotecnologie e le bioimmagini;
secondo i dati pubblicati sul sito Internet della fondazione San Raffaele del Monte Tabor, nel 2010 sono stati effettuati oltre 53.700 ricoveri, oltre 8 milioni tra prestazioni ambulatoriali ed esami di laboratorio, oltre 25.000 interventi chirurgici, oltre 65.600 accessi al Pronto soccorso;
la qualifica di IRCCS conferisce il diritto alla fruizione di finanziamenti statali e regionali, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 16 ottobre 2003, n. 288 (riordino della disciplina degli IRCCS) e, pertanto, è soggetto concessionario per l'esercizio del servizio pubblico sanitario;
considerato che:
la vita di questo polo ospedaliero, che costituisce un'eccellenza nazionale e internazionale, è segnata da un grave dissesto finanziario, rappresentato da circa 1,5 miliardi di euro di debiti, in ordine al quale, il 28 ottobre 2011, la sezione fallimentare del Tribunale di Milano ha accolto la richiesta di concordato preventivo;
la vicenda del San Raffaele è anche oggetto di un'inchiesta della Procura di Milano che, a quanto si apprende da notizie di stampa, ha sottoposto ad indagini per concorso in bancarotta fraudolenta sei persone, tra cui il presidente della fondazione San Raffaele del Monte Tabor, l'ex direttore amministrativo della fondazione San Raffaele, due esponenti di un'azienda di costruzioni e ha disposto l'arresto di un uomo d'affari che aveva intrattenuto rapporti con la fondazione;
l'accusa mossa è la distrazione dalla fondazione Monte Tabor di circa 3 milioni e mezzo di euro, destinati a finalità diverse dagli obiettivi istituzionali di carattere scientifico e sanitario della fondazione medesima;
la Procura milanese, inoltre, indaga sulla situazione debitoria della fondazione ospedaliera e, secondo notizie di stampa, avrebbe scoperto una serie di sovrafatturazioni nel pagamento dei fornitori, con la formazione di somme in nero che sarebbero state affidate ad un uomo d'affari vicino al San Raffaele;
la vicenda segnalata, che ha già contorni inquietanti, è resa ancor più grave dalla recente pubblicazione sulla stampa nazionale delle intercettazioni di alcuni colloqui intercorsi tra il presidente della fondazione San Raffaele, l'allora generale della Guardia di finanza e direttore del Sismi, e il capo dell'Ufficio tecnico del San Raffaele, in ordine alle azioni da intraprendere nei confronti dei gestori di un impianto sportivo sito su terreni del San Raffaele, che il Presidente della fondazione San Raffaele aveva intenzione di acquisire e che sono stati oggetto di due incendi dolosi tra il 2005 e il 2006;
le notizie appena riportate delineano uno scenario sconcertante dei rapporti e delle intese intercorse tra i soggetti sopra indicati, che gettano un'ombra pesante su una struttura, il San Raffaele, istituzionalmente deputata a svolgere un'attività di pubblico interesse, in forza della quale beneficia di finanziamenti statali e regionali, e che destano profondo scalpore per le migliaia di pazienti dell'Istituto e per l'intera opinione pubblica,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno ed urgente, nel rispetto del segreto istruttorio e delle qualità dei soggetti concretamente coinvolti, fornire ogni chiarimento in ordine all'entità e alla gravità dell'intera vicenda segnalata in premessa, anche alla luce dell'attività di interesse generale svolta da più di 40 anni dall'Istituto San Raffaele di Milano e dei finanziamenti pubblici di cui lo stesso ha beneficiato e beneficia per l'espletamento delle sue funzioni.
(3-02524)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
PEDICA - Ai Ministri della salute e dell'interno - Premesso che:
l'Amministrazione capitolina gestisce da molti anni le case di riposo, avvalendosi con affidamenti e appalti, per le attività socio-sanitarie-assistenziali, per i servizi di pulizie, di mensa e di lavanderia, delle prestazioni offerte da cooperative sociali e da aziende, tramite loro personale, che ha progressivamente sostituito quello comunale;
la casa di riposo (Roma 2) sita in via di Casal Boccone 112, sul territorio del IV Municipio, è dell'ENPALS, gestita per suo conto da una Immobiliare, per il cui utilizzo Roma Capitale versa un affitto con contratto di locazione, pari a 1.600.000 euro annui;
la tipologia edilizia della struttura, con grandi spazi interni ed esterni, consente lo sviluppo di ulteriori e diverse attività, con iniziative sociali a carattere residenziale, semiresidenziale e diurno, così come è avvenuto in diverse occasioni;
in detta casa di riposo, con vincolo di destinazione d'uso per tale attività da parte dell'ENPALS stesso, sono attualmente assistiti 79 anziani, molti di loro di età avanzata e superiore agli 80 anni, che considerano la casa di riposo come la loro abitazione, dove dimorare fino al termine dell'esistenza e dove si sono costruiti un sistema di relazioni sociali. Queste persone anziane sono sostenute da personale qualificato e di lunga esperienza;
considerato che:
con deliberazione della Giunta capitolina n. 103/2011 relativa alla "Riorganizzazione dei servizi residenziali rivolti alla popolazione anziana, di Roma capitale. Interventi per dismissione della Casa di riposo Roma 2", si è approvata la dismissione della casa di riposo in questione, per l'eccessiva onerosità del rinnovo del canone di locazione e per i presunti lavori di manutenzione da effettuare;
con un avviso pubblico, Roma Capitale sta avviando il reperimento, tramite privati e società, di locali da poter adibire a strutture residenziali per anziani da utilizzare per coloro che non intendano o non siano in grado di tornare dalla casa di riposo di Roma 2 in famiglia o non abbiano altri alloggi propri o comunque soluzioni alternative;
l'avviso pubblico citato non offre sufficienti garanzie per sviluppare quella necessaria e dovuta rete di protezione sociale e di interventi socio-assistenziali e sanitari, compresa la mensa e i servizi di lavanderia, di relazione e animazione socio-culturale, attività di primo soccorso e segretariato sociale, previsti nei progetti dei servizi residenziali per anziani e indispensabili per l'esistenza dignitosa e, per quanto possibile, serena di chi è già inserito nelle case di riposo e nei servizi residenziali;
tale provvedimento comporta lo spostamento degli anziani alloggiati, con bonus calibrati sulle fasce di reddito: per loro è previsto il ritorno nelle rispettive famiglie o soluzioni alternative di appartamenti in affitto per piccoli gruppi "omogenei", che snaturerebbero un equilibrio di relazioni e di insediamento sul territorio, senza escludere, nel tempo, un aggravio dei costi gestionali;
la società che gestisce per conto dell'ENPALS le relazioni con Roma Capitale e con il Dipartimento competente ha rappresentato che non ha alcuna intenzione di aumentare il canone di locazione, lasciandolo invariato per il rinnovo e ha ottenuto la disponibilità di stanziamenti fino a 2.800.000 euro per i lavori di manutenzione e ristrutturazione che si rendessero necessari, di un immobile dotato di sala teatro per 300 posti, aperto al territorio, di locali ampi per mensa, di sale per riunioni e animazione socio-culturale, di sala bar e ristoro (chiusa da anni), di 53 stanze nei piani della scala A dotati di bagno e doccia, di 88 stanze nella scala B dotate come quelle dell'altra ala;
considerato inoltre che:
la maggioranza degli anziani ultraottantenni ha espresso contrarietà a quella che essi considerano una sorta di "deportazione", verso una condizione sconosciuta, praticata dal proprio Comune di appartenenza;
secondo quanto riferito all'interrogante anche dagli stessi ospiti della casa di riposo, le domande di trasferimento sono state fatte firmare agli anziani previa promessa di alloggi dotati di caratteristiche simili a quelle della struttura in cui attualmente risiedono;
sempre secondo quanto riferito all'interrogante, nella realtà, ex adverso, la struttura dove gli anziani verranno trasferiti non solo non è affatto simile a quella in cui attualmente risiedono, ma è addirittura sprovvista di servizi di primaria importanza, quale, ad esempio, il bagno in camera;
è parere dell'interrogante che la chiusura della casa di riposo sia il risultato di comportamenti illegittimi a danno degli stessi anziani;
ritenuto che:
la dismissione della casa di riposo di Roma 2, prevista entro dicembre 2011, avrà inevitabilmente ripercussioni per gli ospiti e per gli operatori delle altre case di riposo comunali (Roma 1 alla Giustiniana e soprattutto Roma 3 in via Ventura), senza apportare tra l'altro alcun miglioramento né nella gestione attuale, né per lo scorrimento della lista di attesa per l'inserimento di altri anziani nelle strutture esistenti;
tale dismissione, inoltre, provocherà una situazione di grave incertezza occupazionale e salariale per le circa 50 unità lavorative, tra soci lavoratori della cooperativa sociale "Il Cigno" (attività socio-assistenziali e di animazione), della "Vivenda" (servizio mensa e attività connesse), della "Siram" (manutenzione e conduzione centrale termica, assistenza tecnica);
data la congiuntura economica e sociale attuale il reinserimento lavorativo degli operatori è difficilmente percorribile, sia per la mancanza di imprese disponibili, sia per l'età anagrafica degli addetti, mediamente alta, ed anche per una ben nota ed evidente difficoltà gestionale degli enti gestori accreditati con l'amministrazione;
considerato che:
gli enti gestori dei servizi alla persona, molto impegnati nel mantenimento dei bilanci, sono in difficoltà per la riduzione delle risorse pubbliche e di fatto indisponibili ad eventuali percorsi di assorbimento del personale nei cambi di gestione;
il Municipio IV, territorio dove è allocata la struttura di Casal Boccone n. 112, nel mese di maggio 2011, ha adottato una risoluzione nella quale esprime la sua contrarietà alla dismissione della casa di riposo comunale;
le parti sociali sindacali, territoriali ed interne, hanno espresso parere negativo, in considerazione del rischio di perdita di posti di lavoro e della continuità salariale e per la diminuzione dei livelli della qualità assistenziale;
l'Amministrazione capitolina con la deliberazione 103/11 procede ad un'operazione con la quale non si prospetta un preventivo delle spese da sostenere e non si forniscono elementi sull'utilità economica, oltre a non considerare il danno di rilevanza sociale che ne deriverebbe;
in data 23 novembre 2011, data fissata per il primo trasferimento di alcuni anziani ospitati nella struttura in questione, si è svolta una manifestazione per rappresentare la forte contrarietà di tutti, organizzazioni e rappresentanze sindacali, consiglieri e rappresentanze istituzionali, nonché numerosi cittadini e utenti, a tale gravissima situazione;
a parere dell'interrogante la scelta operata dalla Giunta è irragionevole e poco chiara, nonché priva di rispetto per i diritti fondamentali del malato e degli anziani,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se ad essi risulti che gli stessi corrispondano al vero;
se e quali misure urgenti intendano adottare, nell'ambito delle rispettive competenze, per verificare la regolarità e la liceità delle modalità utilizzate per ottenere la firma degli ospiti della casa di cura ai fini del loro trasferimento;
se e quali provvedimenti di competenza si intendano adottare per risolvere la vicenda esposta in premessa a tutela di tutti i soggetti coinvolti e perché siano evitati gravi danni a carico degli anziani e dei lavoratori interessati.
(4-06353)
PEDICA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
secondo numerose indagini coordinate dalla procura distrettuale antimafia di Roma, nel territorio di Anzio e Nettuno (Roma) risultano operative consorterie criminali come il clan Gallace e il clan dei Casalesi;
la presenza della cosca Gallace nell'area di Anzio e Nettuno è stata rilevata anche dalla relazione della Commissione parlamentare antimafia del 2008 sulla 'ndrangheta (doc. XXIII, n. 5, della XV Legislatura);
secondo quanto riferito all'interrogante, le due città sopra indicate negli ultimi tre anni sono state teatro di intimidazioni ed attentati ai danni di imprenditori e commercianti;
gli eventi accaduti nel territorio suddetto e presumibilmente riferibili all'attività della criminalità organizzata sono numerosi: il 19 maggio 2009 una bomba carta danneggiava il locale che ospitava «Il Buena Vista», sala da ballo di Nettuno il cui nome era già finito nel 2005 nell'inchiesta della Procura di Velletri sui rapporti tra la criminalità organizzata e alcuni amministratori di Nettuno; la notte del 26 maggio 2009 un'altra bomba carta distruggeva una Clio parcheggiata in via Montenero, zona centrale di Nettuno, mandando in frantumi i vetri del palazzo di fronte, quelli di un'altra auto, e le vetrine di un'officina meccanica e del circolo italian poker; la notte del 21 gennaio 2010 venivano sparati cinque colpi di pistola calibro 9x21 contro il portoncino blindato del pub «The Mithicals» a Nettuno; il 4 giugno 2010 veniva fatta esplodere una bomba artigianale sul cancello della villa dell'ex assessore di Nettuno Gianni Cancelli; il 1o luglio 2010 una bomba carta danneggiava l'auto di un familiare del titolare del circolo italian poker; il 14 ottobre 2010 ignoti appiccavano il fuoco al ristorante «al Sarago» che si affaccia su largo S. Antonio ad Anzio; la notte del 7 gennaio 2011 veniva colpita da un grave incendio doloso l'azienda di Anzio Eco Imballaggi, che subiva danni per circa 70.000 euro;
emerge con evidenza come la situazione nel territorio di Anzio e Nettuno sia fortemente allarmante, nonché gravemente pericolosa per tutti i residenti e per chiunque, anche occasionalmente, dovesse trovarsi in quella zona,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se e quali misure, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare al fine di garantire la sicurezza di tutta la collettività.
(4-06354)
PEDICA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'Agenzia delle entrate, una delle quattro agenzie fiscali nate dalla riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria a seguito del decreto legislativo n. 300 del 1999, nonché il suo direttore, il dottor Attilio Befera, hanno, tra l'altro, il compito di garantire l'interesse generale e l'uguaglianza di trattamento verso tutti i contribuenti;
Equitalia, la società per azioni a totale capitale pubblico (51 per cento in mano all'Agenzia delle entrate e 49 per cento all'INPS), incaricata dell'esercizio dell'attività di riscossione nazionale dei tributi e contributi, il cui fine è quello di contribuire a realizzare una maggiore equità fiscale, dando impulso all'efficacia della riscossione attraverso la riduzione dei costi a carico dello Stato e la semplificazione del rapporto con il contribuente, è presieduta sempre dal dottor Attilio Befera;
è noto che le procedure esecutive di vendita da parte di Equitalia degli immobili ipotecati si caratterizzano per l'assenza totale di modalità che tengano conto delle situazione personali e/o economiche del contribuente-debitore, anche in riferimento a casi di soggetti portatori di handicap molto gravi;
la problematica relativa al malfunzionamento del sistema di riscossione italiano, all'inidoneità della normativa di riferimento, nonché alla necessità urgente di un cambiamento legislativo, è già stata, tra l'altro, sollevata dall'interrogante con gli atti di sindacato ispettivo 4-05283 del 26 maggio 2011 e 4-06209 del 3 novembre 2011, ancora in attesa di risposta;
considerato che:
in data 22 novembre 2011 il quotidiano "La Stampa" pubblicava sul suo sito on line un articolo intitolato "Finmeccanica, spuntano i verbali: Tangenti, Guarguaglini sapeva", in cui si narra quanto dichiarato dall'imprenditore Tommaso Di Lernia in riferimento ad un presunto trattamento di favore da lui ottenuto in occasione di un accertamento fiscale grazie all'intercessione di un noto politico con il dottor Befera. Si legge infatti nell'articolo citato: «Dissi contestualmente al (…) che avevo bisogno di un favore. Due giorni dopo vidi il (…) portando con me tutto un incartamento riguardante un accertamento da parte dell'Agenzia delle entrate... [Chiedevo] una buona parola ai fini di una verifica fiscale "serena"... Tre giorni dopo il (…), dandomi appuntamento a piazza del Parlamento, mi dice di stare tranquillo perché il noto politico aveva interceduto con il Befera (Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, ndr) e mi assicurava: nessun accanimento»;
in data 11 novembre 2011 il quotidiano "Il Corriere della sera" in un articolo intitolato "Un favore dopo l'ottenimento degli appalti Sogei e un occhio di riguardo dalle entrate. L'affitto di Tremonti e le carte sugli appalti", sempre in riferimento allo stesso presunto favore, scrive di «Rivelazioni clamorose che i magistrati stanno adesso verificando, tenendo conto che Di Lernia sostiene pure di aver evitato una verifica fiscale grazie "all'intervento di un noto politico su Befera", il direttore dell'Agenzia delle entrate»;
di presunti favoritismi parla anche il giornale "Il Fatto quotidiano", in un articolo del 24 novembre 2011 intitolato "Equitalia forte coi deboli debole coi forti. La strategia anti-evasione nella seconda Repubblica", in cui si legge: «Ecco, l'impietosa fotografia della realtà di questi ultimi anni del ventennio berlusconiano ci regala l'immagine di una macchina fiscale che per precisa scelta politica preferisce colpire il Comune cittadino ma non andare a mettere mani, occhi e orecchi della Guardia di finanza, nelle tasche e nei conti di imprenditori (grandi e piccoli), faccendieri, politici e banchieri (…) Insomma, c'è un Paese di serie A e uno di serie B anche per il fisco, come ha testimoniato prima un'inchiesta di Report e dopo del Fatto, che ha mostrato un elenco di politici di An, Pd ed ex Forza Italia ai quali era stato dispensato un trattamento "di favore"»;
dagli articoli sopraddetti sembrano emergere gravi irregolarità che, ad avviso dell'interrogante, necessitano di attente verifiche a tutela di tutti i contribuenti e delle stesse finanze pubbliche;
i presunti favoritismi che emergono dagli articoli citati, laddove corrispondessero al vero, appaiono ancora più vergognosi con un sistema della riscossione come quello attuale, improntato all'indifferenza assoluta nei confronti delle situazioni personali e/o economiche del contribuente-debitore, anche in casi molto difficili come quelli caratterizzati dalla presenza di malattie invalidanti gravissime,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se gli stessi corrispondano al vero;
se e quali misure urgenti, nell'ambito delle proprie competenze, intenda adottare per far luce sulla vicenda richiamata, in particolare accertando l'esistenza di comportamenti di favore, le modalità degli stessi, nonché la liceità della condotta di tutti i soggetti coinvolti;
se in particolare si intenda verificare la bontà dell'operato del dottor Attilio Befera, al fine di garantire la regolarità del sistema di riscossione a tutela della collettività e dello Stato;
se infine si ritenga opportuno e utile, al fine del buon funzionamento dell'attuale sistema di riscossione, che il dottor Attilio Befera ricopra contemporaneamente la carica di direttore dell'Agenzia dell'entrate e quella di Presidente della Equitalia SpA.
(4-06355)
SPADONI URBANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute, della giustizia e degli affari esteri - Premesso che:
l'Agenzia italiana per il farmaco (AIFA) ha fissato il prezzo del farmaco "EllaOne" e con questo ne ha autorizzato la commercializzazione in Italia;
la collocazione di detta pillola, anche in considerazione del fatto che la sua prescrizione ne condiziona l'assunzione all'esisto negativo del test di gravidanza, dovrebbe essere, a giudizio dell'interrogante, tra gli anticoncezionali;
la sentenza C-34/10 della Corte europea di Strasburgo del 18 ottobre 2011 ha introdotto un elemento nuovo di valutazione, aprendo la strada alla considerazione dell'embrione umano come "soggetto giuridico autonomo" e stabilendo di fatto l'inizio della vita umana nel momento del concepimento;
il Consiglio superiore di sanità non ha ancora fornito il parere in merito al quesito avanzato dal Ministro della salute pro tempore, riguardante l'esclusione di qualsiasi azione post concezionale di EllaOne;
atteso che:
più volte l'interrogante ha richiesto l'introduzione dell'obiezione di coscienza per i farmacisti in relazione alla cosiddetta contraccezione di emergenza (in particolare vi sono stati numerosi incontri con rappresentanti del Governo e sono stati presentati disegni di legge e mozioni ampiamente condivise dal Parlamento);
il "bugiardino" di "EllaOne" indica che si tratterebbe di un farmaco anticoncezionale; la sua possibile azione abortiva, quindi, sarebbe in evidente contrasto anche con la normativa comunitaria sulla correttezza dell'informazione,
si chiede di sapere:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo non ritengano necessario esigere dal Consiglio superiore di sanità una valutazione finalmente univoca e chiara sulla natura del farmaco "EllaOne" e, nel caso in cui detta valutazione stabilisse una dubbia natura abortiva, se non ritengano di intraprendere, anche in sede europea, ogni azione utile a indurre gli Stati membri ad uniformarsi alla recente sentenza della Corte di giustizia che, peraltro, conferma il dettato e i principi fondanti della legislazione italiana, nonché ad ottenere il rispetto della normativa comunitaria sulla correttezza dell'informazione;
se contestualmente e in caso di dubbio, visto il proliferare di farmaci "anti-vita", non ritenga di riconoscere ai farmacisti il diritto soggettivo all'obiezione di coscienza in attesa che i numerosi disegni di legge in materia, che giacciono da tempo presso le Commissioni parlamentari competenti, siano esaminati.
(4-06356)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
tornano alla ribalta le disinvolte spese del direttore del TG1 Augusto Minzolini, proprio nel momento in cui il Tg1, ammiraglia della Rai, perde ascolti e share a favore della concorrenza e del TG3 e viene considerato da alcune ricerche un TG di terz'ordine. Scrive Goffredo De Marchis su "La Repubblica" del 30 novembre 2011, in un pregevole articolo dal titolo "Da Capri a Cortina, 1.500 euro in 5 giorni. Le carte che accusano Minzolini": «"Augusto Minzolini e Mauro Masi la chiamano "incomprensione amministrativa". Un innocuo pasticcio da 74.636,90 euro sperperati in un anno dal "direttorissimo"usando la carta di credito aziendale della Rai. Non ci siamo capiti e finiamola lì. Ma il procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna lo chiama peculato e il Nucleo di polizia tributaria della Capitale addirittura truffa aggravata (reato punibile con la reclusione da 1 a 5 anni). Il quadro probatorio sembra non lasciare scampo a Minzolini. All'"incomprensione amministrativa" è legata la sua sorte di direttore del Tg1. Martedì il giudice delle indagini preliminari decide sulla richiesta di rinvio a giudizio. Se dà il via libera al processo, Minzolini ha le ore contate»;
l'articolo prosegue: in 77 pagine di informativa la Guardia di finanza «ricostruisce dettaglio per dettaglio la vicenda della carta di credito aziendale usata indebitamente dal direttore del Tg1. Un lavoro certosino, che scava nella vita privata del giornalista quando questa è stata foraggiata dai soldi pubblici della Rai. Incrocio di ricevute sequestrate a Roma e Torino, verbali di interrogatorio, corrispondenza interna: su queste basi la procura ha messo sotto indagine Minzolini per peculato escludendo la truffa. Il 6 dicembre sarà un'impresa far passare un vorticoso e invidiabile elenco di località di vacanza, spese allegre, misteriosi informatori, ristoranti e alberghi di extra lusso con i quali si potrebbe scrivere una breve guida Michelin, come un piccolo equivoco senza importanza. "La restituzione è irrilevante" Nel dossier si ritrovano molti particolari già conosciuti. Le mete delle trasferte del direttorissimo: week end a Capri, Barcellona, Ischia, Cortina, Cannes, Sanremo, Venezia, Marrakech, Dubai, Londra, Palma de Majorca, Amburgo, Monaco, Saturnia, Il Cairo. Il totale speso per questi viaggi e addebitato sulla carta di credito aziendale: 74.636,90 euro in poco più di un anno, dal 28 luglio 2009 al 30 novembre 2010, quando scoppia lo scandalo e la Rai ritira la carta a Minzolini. Di questa cifra il giornalista ha restituito 65.341,33 euro in 5 tranche: 2000 trattenuti sullo stipendio di febbraio 2011, 63.330,76 con tre assegni da marzo a maggio dello stesso anno, 1134 versati nel giugno scorso. Ma, precisa la polizia tributaria, ai fini del reato "è irrilevante la successiva avvenuta restituzione in cassa della somma". Il doppio rimborso spese?Il pasticcio dunque si complica. La lettura delle carte offre infatti altri particolari inediti. Le Fiamme gialle segnalano l'ipotesi di truffa aggravata per alcuni casi in cui Minzolini ha ottenuto un doppio rimborso: quello registrato per la carta di credito e quello a forfait, "richiesto e ottenuto dallo stesso Minzolini, per un importo complessivo di 1637,16 euro". In pratica, il direttore pagava il ristorante con il denaro aziendale attraverso la carta ma chiedeva anche il rimborso della diaria. Negli alberghi più belli e nelle località più lussuose, in 12 occasioni Minzolini "ha fruito di pernottamenti per 2 persone" e dieci volte è stato giustificato dall'azienda. Il direttore si portava il lavoro a letto. Ma sull'informatore o l'informatrice che Minzolini ospitava nella sua stanza c'è il buio pesto. Nemmeno la Finanza è riuscita a saperne di più. Le "schede alloggiati", come si chiamano in gergo i verbali delle Questure che registrano le presenze in hotel sulla base dei documenti presentati alla reception, non hanno fornito alcuna risposta. L'identità della Mata Hari è destinata a rimanere un mistero. "Uso quasi quotidiano della carta"?Per legittimi motivi di riservatezza, Minzolini non rivela i nomi degli ospiti dei suoi pranzi o dei suoi aperitivi. Fa una sola eccezione e in questo modo risparmia 3.166,50 euro dalla somma restituita a Viale Mazzini. La cifra, si giustifica il giornalista, è riferita a pasti con il vicedirettore di Libero Franco Bechis. "L'analisi delle spese - scrivono le Fiamme gialle - ha consentito di evidenziare un uso quasi quotidiano della carta di credito in esame". La usava anche quando non lavorava? Dal 28 luglio 2009 al 30 novembre 2010 Minzolini risulta "assente dal servizio" solo 5 giorni: il 29 e 30/8/2009, il 2 giugno, 29 giugno e 1 novembre 2010. In queste giornate spende 1527,70 euro pasteggiando nei ristoranti di Roma La Vecchia pineta, Mirabelle, Flame, Cesare, Harry's Bar, Gallura, Palazzo Manfredi, Girarrosto Fiorentino. "Senza autorizzazione" pranza al ristorante di Fiumicino "Bastianelli al Molo" 14 volte in un anno per una spesa di 2351,70 euro. Paga la Rai.Gli alberghi migliori?I numeri sono un incubo per il direttorissimo. Quelli del Tg1 in caduta libera di spettatori. E quelli delle note spese. Ma nel giro del mondo di Minzolini colpiscono anche gli indirizzi. Un concentrato della migliore tradizione alberghiera planetaria. A Venezia cambia e prova diversi alberghi: Gritti Palace, Bauer il Palazzo, Boscolo. Poi c'è il Cap d'Antibes beach (Cannes), il Carlo IV (Praga), il Four Season (Firenze), il Capri Tiberio Palace, il Principe di Savoia (Milano), Baglioni Hotel (Londra), Atlantis (Dubai), Vier Jahreszeiten Kempinski (Monaco).Dodici volte la carta di credito lo segnala in un luogo di vacanza, ma lui risulta in servizio. Il sistema registra. Dopo le prime notizie sull'inchiesta, "Minzolini rettifica la sua posizione considerandosi a riposo". Tutto questo è solo un pasticcio interno? Incomprensione amministrativa è una formula studiata da Masi e Minzolini con il contributo degli avvocati per tirarsi fuori dai guai.Eppure Minzolini, nello scambio burocratico di lettere, non rinuncia a uno strappo. Scrive il 19 marzo 2011 (e la Finanza annota): "Di questo cortocircuito l'azienda avrebbe potuto avvertirmi prima e non aspettare 18 mesi...". A Masi girano le scatole, si capisce dalla replica: "P. S.: un'amichevole precisazione. È più che evidente che la tua affermazione è sicuramente una semplificazione giornalistica e come tale la intendo". Schermaglie ininfluenti sulla decisione di martedì"»;
considerato che:
sul sito Dagospia, in un articolo del 30 novembre 2011 intitolato: "Dagoreport. La sera del tracollo del tg1 al 16% avrebbe dovuto condurre Romita, ma era a Belluno a presentare la mostra dei gelatai" si legge: «Dopo l'edizione straordinaria del Tg1 per promuovere i pannolini Angelini, un'altra presentazione particolare vede protagonista di nuovo Attilione Romita. Domenica scorsa, infatti, nel giorno del tracollo del Tg1 finito al 16% con quasi cinque punti di distacco dal Tg5 di Clementone Mimun (colpa del traino, ha detto Minzo), il popolare conduttore del tg dell'ammiraglia Rai è planato niente meno che a Longarone, in provincia di Belluno, per presentare la Mostra internazionale del gelato artigianale. Il "Corriere delle Alpi" riporta anche le sue parole pronunciate all'inaugurazione dell'evento: "Una manifestazione prestigiosa, la più antica fiera del settore, che farà di Longarone per i prossimi giorni la capitale mondiale del gelato". Per poter presenziare dai gelatai, si sussurra a Saxa Rubra, Romita si è fatto spostare il turno di conduzione: per l'edizione delle 20 di domenica, infatti, ci sarebbe dovuto essere lui, invece è andata in video in sostituzione la giovane Mariasilvia Santilli. Chissà se il vice direttore responsabile dell'edizione impallinata, Gennaro Sangiuliano, si è mangiato un gelato per far passare l'i arrabbiatura del minimo storico»;
in un lancio dell'Agenzia Ansa del 30 novembre 2011, dal titolo: Minzolini, mie trasferte autorizzate dall'Azienda", si legge: «A Cortina sono andato per un confronto con Enrico Mentana nell'ambito della rassegna Cortina incontra; a Marrakech per il festival del cinema invitato dal governo marocchino; a Capri per incontrare un noto imprenditore. Tutte trasferte autorizzate dall'azienda". Lo precisa Augusto Minzolini in una nota in cui replica all'inchiesta di oggi de 'La Repubblica' in cui si parla del rapporto della Guardia di Finanza sulle carte di credito aziendali usate dal direttore del Tg1. Minzolini spiega: "Si mettono tre località che nell'immaginario collettivo sono considerate esotiche o di lusso per dimostrare che il sottoscritto ha sperperato soldi pubblici omettendo di dire il motivo". "Leggo oggi su La Repubblica - prosegue il direttore del Tg1 - il solito esempio di giornalismo che usa il meccanismo mediatico-giudiziario per liquidare quello che viene ritenuto un avversario. Con il tono scandalistico dei soliti noti vengono riportate notizie trite e ritrite da due anni sui giornali in vista di un appuntamento processuale che interessa il sottoscritto. Non perdo tempo per stare appresso al copia-incolla dell'intera informativa giudiziaria (naturalmente questo è un giornalismo che nella tradizione dà voce solo all'accusa), ma mi limito a fare un commento sul titolo" che cita appunto le tre località: Capri, Cortina e Marrakech. Oltre a dire che sono "tutte trasferte autorizzate dell'azienda" Minzolini aggiunge: "probabilmente il direttore de La Repubblica in questi anni ha girato più di me ma sono affari suoi". "Nell'articolo - continua - si afferma che la Finanza ipotizzava la 'truffa' senza spiegare che un'ipotesi del genere era talmente campata in aria che neppure il Pm l'ha presa in considerazione"."Infine, si dice - afferma Minzolini - che è stata irrilevante la restituzione delle somme fatta non perché quelle spese non siano giustificate ma perché per una prassi presente in Rai (ma se La Repubblica leggesse le carte della difesa si accorgerebbe che tale procedura tra i direttori del Tg1 è stata applicata solo al sottoscritto) veniva richiesto il nome dell'ospite nei pranzi di rappresentanza, contravvenendo ad ogni esigenza di privacy e di riservatezza delle fonti". "Di questa prassi - spiega ancora il direttore del Tg1 - per due anni non ne sono stato informato e appena sono stato messo al corrente della procedura ho messo mano al portafoglio restituendo quasi 70 mila euro". Infine, "visto che l'aria è quella del processo mediatico e l'altro giorno sono stato processato per aver perso con il Tg5 grazie all'handicap fornitomi come traino da Rai1, dato che la Repubblica non lo fa, riporto i dati di ieri che sono uguali anche a quelli del giorno prima: il Tg1 ha vinto con il diretto concorrente sia nell'edizione delle 13,30 che in quella delle 20»;
considerato che a giudizio dell'interrogante:
dopo le inchieste giornalistiche, le indagini della Guardia di finanza e la richiesta della Procura di Roma di rinvio a giudizio sulle disinvolte spese del direttore del TG1 Minzolini, quest'ultimo dovrebbe essere rimosso dalla del TG1 della Rai, che sta perdendo appeal, share, ascolti e credibilità, proprio a causa di una gestione attenta ad occultare le notizie scomode al potere, ma molto solerte nell'assecondare alcune pubblicità occulte a favore di alcune aziende, specie nel settore turistico, che ne ricambiano i favori;
l'Ordine nazionale dei giornalisti o l'Ordine regionale al quale è iscritto il direttore del TG1, Augusto Minzolini, ha il dovere di aprire un'inchiesta tesa a verificare la deontologia professionale di un giornalista che, oltre a fare strame delle regole di correttezza e trasparenza della pubblica informazione, è accusato dai magistrati di aver approfittato della carta di credito aziendale per disinvolte spese a carico degli utenti che pagano un salato canone e che pretendono una informazione obiettiva e trasparente dei fatti e degli accadimenti riportati dal TG1;
è inquietante che lo storico Tg1 Economia, in onda nei giorni feriali dopo il TG1 delle 13,30, che in passato dedicava importanti servizi ai consumatori-utenti, specie nel delicato settore di frodi, truffe ed abusi, distruzione del risparmio anche ospitando il parere delle associazioni dei consumatori e degli altri soggetti delegati non solo della società civile, sotto la direzione di Minzolini abbia appaltato divulgazioni di notizie senza alcun contraddittorio ad alcuni soggetti delle solite compagnie di giro, con la finalità di effettuare un vero e proprio lavaggio del cervello, fiaccando in tal modo il senso critico degli ascoltatori indottrinati dall'ideologia del debito e della spesa facile;
occorre restituire al servizio pubblico Rai, specie al TG1, prestigio e dignità, lesi da un direttore nominato dal precedente Governo, non per esplicare le capacità critiche e di narrazione insite nel giornalismo e nella deontologia professionale di un giornalista equidistante con il potere, con tutti i poteri economici e politici, ma per "addormentare" le coscienze, occultare la realtà, addolcire la pillola delle fatiche quotidiane delle famiglie vittime della crisi sistemica, passare le veline del potere e del Governo di turno facendo ritenere che la crisi non c'è mai stata, che i ristoranti sono sempre pieni e le famiglie sono molto contente di andare in vacanza e di fare la fila sulle autostrade nei weekend, in un formidabile lavaggio del cervello a memoria d'uomo dai tempi dell'agenzia Stefani,
si chiede di sapere quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché la Rai si faccia carico di dar seguito agli impegni in tema di pluralità di informazione ed efficienza gestionale, previsti dal vigente contratto di servizio, che la gestione di Minzolini ha sino ad ora disatteso.
(4-06357)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa che la sede della Provincia di Roma sarà trasferita nella torre «Europarco», progettata da studio Transit. In particolare si tratta di una torre nel quartiere Eur-Torrino dove 50.000 metri quadri ospiteranno tutti gli uffici dell'ente con un costo di 263 milioni di euro;
la Provincia di Roma nel 2010 ha varato una manovra di bilancio da 597,83 milioni di euro e, malgrado una riduzione di 116 milioni, ancora vanta circa 880 milioni di debiti;
a quanto si legge in un articolo pubblicato su "Il Corriere della Sera" dell'8 ottobre 2011, Nicola Zingaretti commenta così il cambio di sede dell'amministrazione: «"La nuova sede è la dimostrazione che le cose possono cambiare, per far funzionare lo Stato". (...) "Si chiude la Babele delle 12 sedi, si promuove una macchina amministrativa più efficiente, si accorciano i tempi per pratiche e spostamenti, si migliora la vita dei dipendenti, si risparmiano milioni di euro ed energia. È la conclusione di un percorso iniziato nel 2005 con la felice intuizione di Enrico Gasbarra"»;
il trasloco non piace ai lavoratori. Il sindacato di base Usb da mesi sta conducendo una battaglia contro l'acquisto della megatorre sita in una zona già ampiamente compromessa per la congestione del traffico urbano, l'insufficienza dei mezzi di trasporto urbano e l'abuso edilizio che ha segnato gravemente il territorio;
considerato che:
il nuovo volto della Capitale si sta modellando con centri commerciali, grattacieli, nuovi uffici, centri direzionali e abitazioni. Fiumi di cemento conquistano terreni e costantemente nuovi palazzi sorgono in tutte le periferie romane. La capitale sta cambiando molto, il settore dell'edilizia è in fermento, grandi opere sono state realizzate e altre sono in cantiere e in progettazione;
per le grandi imprese di costruzioni sono tempi d'oro. La gran parte dei vasti progetti sono infatti condotti dalle ditte famose nell'edilizia romana come i Caltagirone, Parnasi, Toti, Scarpellini, Bonifaci e Pirelli Re;
un articolo de "Il Sole 24 ore" del maggio 2010 riportava: «Tra meno di due anni, chi entrerà a Roma passando per il quartiere dell'Eur sarà salutato da un colosso di 120 metri d'altezza. È il grattacielo Eurosky che ieri è stato ufficialmente presentato, proprio nel cantiere dove sono iniziate le opere di fondazione. Il primo grattacielo residenziale della Capitale avrà 30 piani, è stato promosso dall'impresa romana Parsitalia Real Estate (famiglia Parnasi) ed è firmato dall'architetto Franco Purini (studio Purini-Thermes). L'investimento necessario, stima l'amministratore delegato Luca Parnasi, "supera abbondantemente i cento milioni"»;
l'intervento cade nella centralità di Castellaccio, dove Parsitalia ha già ultimato, fra l'altro, la nuova sede del Ministero della salute e il mega centro commerciale Euroma2;
a breve, accanto alla torre di Purini, partirà una seconda torre a destinazione direzionale (progettata dallo Studio Transit) interamente prenotata dalla Provincia di Roma. Non solo. Un terzo e un quarto edificio - sempre uffici - sorgeranno ai piedi delle due torri: uno per la sede della società capitolina del trasporto locale, l'altro per il quartier generale della compagnia assicuratrice francese Groupama;
Parsitalia ha ceduto l'investimento a Bnp Paribas Reim Sgr che, attraverso il fondo immobiliare Upside, creato ad hoc, finanzierà l'operazione. Nel fondo di Bnp confluiranno anche tutti i nuovi edifici di prossima realizzazione nell'area;
nel 1991 la Parsitalia Srl (società a responsabilità limitata) ha sede a Roma. Il presidente è stato Sandro Parnasi. Nel 1991 la Parsitalia ha un capitale di circa 150 miliardi di lire e un patrimonio attivo di 1.050 miliardi. Nell'agosto 1991 Parsitalia Srl acquista dalla fallimentare "Sgi Sogene" la "Sogene casa" versando ai liquidatori ben 205 miliardi di lire di cui 50 in contanti e il resto rateizzate in 2 anni. Dalla "Sogene casa" Sandro Parnasi acquista un terreno in zona Tormarancio a Roma, terreni a Pomezia, quote del 30 e 49 per cento di società immobiliari in Calabria, in Abruzzo a Monte Mario con un'indennità di esproprio di 40 - 50 miliardi;
si legge su un articolo sul blog "Lumenlux" del 10 settembre 2006: «L'immobiliare "Sogene" è stata creata nel 1974 dal Banco di Roma. La "Sogene" è appartenuta al Vaticano prima e poi a Michele Sindona fino al crack del 1974. Poi "Sogene" appartenne a un gruppo di costruttori di Roma. Nel 1977 passo alla finanziaria Eurfin del finanziere e massone e cavaliere del lavoro Arcangelo Belli (...)»;
tra le operazioni di Parsitalia a quanto risulta dal citato articolo ci sono anche: «la Tenuta Tor Marancia del Municipio Xi è parco pubblico - I costruttori Parnasi cedono 190 ettari al Comune e, in cambio, costruiranno un immenso centro commerciale come da prg. Il Wwf: "La gestione resti ora all'Ente Parco"; la vicenda di Via Caterina Troiani del Municipio XII - Proteste dei cittadini di via Caterina Troiani per la possibile costruzione di tre palazzine nell'area (per convenzione destinata a servizi) compresa tra il Comprensorio Torrino nord e quello di Mostacciano. Tutto cominciava dopo le ferie estive, quando si è divulgata la notizia che la Parsitalia, sulla base di diritti edificatori precedentemente acquisiti, era in procinto di ottenere la ricollocazione su via Troiani di circa 40.000 metri cubi; nuova multisala UGC a Roma Nord - Nuova struttura da 14 sale per UGC Ciné Cité: una multisala nel Centro Commerciale "Porta di Roma", che sta sorgendo in zona Vigne Nuove a ridosso del GRA. Per Porta di Roma srl (società controllata dai gruppi Parsitalia e Lamaro Appalti) l'accordo rappresenta il completamento del settore "cultura e tempo libero" che si va ad aggiungere alla già vasta offerta della grande struttura commerciale che si sviluppa su 130.000 mq. G.L.A.; oltre 300 negozi apriranno nella primavera del 2007 e affiancheranno le grandi catene come IKEA (già in funzione), Auchan e Leroy Merlin; la Consulta dei pensionati ha deciso di proporre a tutti i consiglieri Comunali la firma di un ordine del giorno per la salvaguardia del Pineto - I sottoscritti Consiglieri Comunali preso atto della volontà della Amministrazione di procedere ad una globale chiusura del contenzioso con la Soc.. S.E.P., Società Edilizia Pineto, con l'intervento di altro soggetto giuridico, la S.p.A. "Parsitalia" e con le conseguenze che al Comune verrebbe trasferito in proprietà l'intera estensione del Pineto (162 Ha. circa), alla SEP (ex Torlonia) circa Lit. 100 miliardi, alla Parsitalia che interverrebbe economicamente per tale somma (si tenga presente che, nel frattempo, una società del suo gruppo ha "opzionato" le azioni della S.E.P.) sarebbe riconosciuta dal Comune di Roma, con regolare concessione comunale, l'edificabilità di circa 750.000 mc. in località "Pescaccio"; Montesacro: riaperto il "Pratone delle Valli" - Il IV Municipio si riappropria così, in maniera definitiva, di un spazio fondamentale, per anni al centro di progetti immobiliari e solo recentemente "recuperato" grazie alla mobilitazione dei comitati di quartiere e delle associazioni ambientaliste; solo nel 2003 il Comune, grazie ad un accordo con la Società Parsitalia (allora proprietaria dell'area), riuscì a fissare una convenzione sui termini della compensazione edificatoria per il "Pratone delle Valli". In cambio della zona verde, che venne ceduta al Comune stesso, la Società Parsitalia ottenne terreni, edificabili, in altre zone della città per un valore immobiliare corrispondente a quello ceduto; sulla Colombo nasce l'"Eur 2", un quartiere di 800 mila metri cubi - Si tratterà in gran parte di nuovi alberghi, zone uffici e servizi su 63 ettari del costruttore Parnasi. Uno svincolo per un quartiere di 800 mila metri cubi. Le nuove edificazioni non saranno di impatto piccolo, sono circa 800 mila nuovi metri cubi - dunque quanto otto nuovi alberghi Hilton, secondo il metro di misura dell'ambientalismo storico - e si tratterà in gran parte di nuovi alberghi, multisala, uffici, centri commerciali e parcheggi, ma poche case, in 63 ettari del gruppo Parsitalia del costruttore Parnasi. Nello stesso "pacchetto" anche circa 70 mila metri cubi più verso Spinaceto, ma per case private»;
considerato altresì che a giudizio dell'interrogante:
il piano di acquisto della nuova sede della Provincia di Roma rischia di appesantire in maniera eccesiva i bilanci dello stesso ente;
non sono chiari i motivi per cui la provincia venda una parte del proprio patrimonio immobiliare e proceda all'acquisto di un'imponente struttura nella zona dell'Eur;
vista la profonda e allarmante crisi economica che richiede urgentemente al Paese tagli ai costi delle amministrazioni e della politica, tra cui, a giudizio dell'interrogante, la necessaria abolizione delle province, appare azzardato il piano della Giunta capitolina per l'acquisto della nuova sede della Provincia di Roma,
si chiede di sapere se il Governo non ritenga che sia necessario assumere idonee iniziative di competenza affinché anche gli enti locali salvaguardino e valorizzino il patrimonio immobiliare esistente invece di favorire i principali soggetti operanti nel settore edile.
(4-06358)
D'AMBROSIO LETTIERI, AMORUSO, COSTA, GALLO, MORRA, NESSA, SACCOMANNO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che la Servirail Italia, azienda che gestisce in appalto da Trenitalia il servizio di accompagnamento notte sulle vetture con cuccette letto, ha attivato la procedura di licenziamento collettivo di quarantacinque dipendenti pugliesi qualificati e specializzati, senza che siano stati concordati i criteri di ricollocamento degli stessi;
considerato che:
il 10 giugno 2010 tra Servirail Italia e le organizzazioni sindacali è stato sottoscritto un contratto di solidarietà (scadenza 30 aprile 2011) per la gestione di un'eccedenza di personale di ottantaquattro lavoratori (impiegati nelle sedi di Bari e Messina);
il contratto di appalto tra la Trenitalia SpA e la Servirail Italia scade nel dicembre 2011 e l'azienda non ha inteso partecipare alla nuova gara di affidamento del servizio a causa delle condizioni economiche previste nel bando, ritenute palesemente svantaggiose (l'importo a base di gara sarebbe ridotto del 50 per cento rispetto al precedente affidamento);
in conseguenza, il nuovo appalto dovrebbe essere aggiudicato ad un'azienda diversa dalla Servirail Italia e la gestione dell'esubero di personale riguarderebbe un numero di lavoratori pari a circa quattrocentottanta unità;
considerato, inoltre, che nel nuovo bando di gara per l'affidamento del servizio notte sulle tratte nazionali non è prevista la clausola sociale e pertanto non si obbliga il nuovo soggetto appaltatore all'assorbimento dell'intero personale (quattrocentottanta lavoratori a livello nazionale di cui quarantacinque in Puglia), ma all'utilizzo dello stesso in proporzione all'offerta di mercato, la quale risulterebbe già oggetto di una decurtazione di circa il 60 per cento nel nuovo contratto di servizio universale tra il Ministero delle infrastrutture e Trenitalia SpA,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto sopra riportato e, in caso affermativo, se non intenda promuovere l'apertura di un tavolo di confronto con tutte le istituzioni coinvolte, con le parti sociali e con Ferrovie dello Stato SpA al fine di ricercare ogni adeguata soluzione atta ad evitare i preannunciati licenziamenti e a negoziare la posizione dei lavoratori pugliesi colpiti dal provvedimento di licenziamento da parte della Servirail Italia.
(4-06359)
LAURO, SARRO, SALTAMARTINI, CARDIELLO, CORONELLA, COSTA, COMPAGNA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
i mari svolgono un ruolo fondamentale per il clima e costituiscono un'importante fonte di ricchezza, di risorse alimentari e di lavoro per centinaia di milioni di persone;
nel Mediterraneo si affacciano oltre 20 Stati, con circa 400 milioni di abitanti, di cui più di 130 milioni vivono lungo le coste, scaricando in mare liquami, idrocarburi, prodotti chimici reflui industriali di ogni genere;
il trasporto marittimo di petrolio greggio e dei prodotti della raffinazione ha rappresentato una notevole fonte di inquinamento del mare con grave nocumento alla salute umana, alla fauna e alla flora. Per anni si è registrata un'alta percentuale di incidenti, fra collisioni, incendi, incagli e conseguenti sversamenti in mare di prodotti inquinanti, con preponderanza di idrocarburi, aggravata dalla noncuranza degli equipaggi delle petroliere che, dalle sentine, scaricavano in mare, dopo aver pulito le stive, solventi e petrolio;
considerato che:
a partire dagli anni '70, la comunità internazionale prese atto della grave situazione di compromissione dell'equilibrio ecologico delle acque e varò una serie di leggi e regolamenti per tutelare se stessa da accadimenti catastrofici, che si ripetevano con frequenza;
c'è stato un impegno concreto degli Stati mediterranei nel promuovere lo sviluppo e l'applicazione del sistema, disegnato dalla Convenzione di Barcellona del 1976, adottata sotto l'egida del Consiglio intergovernativo del programma ambientale delle Nazioni Unite (UNEP);
le legislazioni nazionali hanno provveduto, nel corso degli anni, all'inasprimento delle sanzioni legate all'inquinamento; alla formulazione di più stringenti direttive nella costruzione di petroliere con doppio scafo; alla formazione attenta del personale di bordo; al divieto di navigazione per le petroliere negli stretti a rischio, come le Bocche di Bonifacio e lo stretto di Messina; ai controlli satellitari, al raddoppio dei premi assicurativi per gli armatori sanzionati e a controlli severi della Guardia costiera e della Guardia di finanza, oltre che pattugliatori aerei e navali;
valutato che:
secondo i dati sull'inquinamento del Mediterraneo, forniti dai 21 Paesi partecipanti alla Terza Conferenza ministeriale euro-mediterranea, tenutasi al Cairo il 20 novembre del 2006, è emerso che il pericolo maggiore per il mar Mediterraneo sia rappresentato attualmente dalle tonnellate di sostanze inquinanti, scaricate annualmente dagli impianti industriali (85.000 tonnellate di metalli pesanti, 900.000 tonnellate di fosforo, 200.000 tonnellate di azoto, 47 tonnellate di policiclici aromatici);
trattasi di sostanze pericolose per l'ambiente e la salute umana, riversate nel mare dalle industrie della fascia costiera, cui vanno sommate le cifre dell'inquinamento proveniente dai fiumi e di quello causato dal traffico marittimo e dagli incidenti;
l'ultimo avvenimento catastrofico in Italia avvenne nel 1991, a causa dell'affondamento della petroliera "Haven" fuori dal porto di Genova (la nave trasportava 80.000 tonnellate di greggio che, riversandosi in mare, inquinarono tutte le coste dell'Alto Tirreno fino alla Costa Azzurra ed alla Spagna);
la Società Consortile Castalia, consorzio composto da soci armatori operanti nei vari porti nazionali, è impegnata con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a mezzo di una convenzione pluriennale con 35 imbarcazioni per la raccolta di idrocarburi in mare, dal costo di circa 25 milioni di euro l'anno;
gli interventi in mare vengono disposti dal Ministero dell'ambiente, eseguiti tecnicamente e operativamente dalla Società Consortile Castalia e coordinati dalle Capitanerie di porto/Guardia costiera;
il modello organizzativo è composto da una struttura operativa a terra e da mezzi navali specializzati;
le attività vengono svolte secondo il Piano operativo annuale, disposto dal Ministero, che vigila sulla corretta esecuzione del medesimo anche attraverso le autorità periferiche delegate (Capitanerie di Porto), avendo, tra l'altro, la facoltà di accertare lo stato di efficienza del servizio;
la Società Consortile Castalia fornisce ad ogni Capitaneria di porto l'elenco delle unità dislocate ed operanti nell'ambito del compartimento marittimo (nei periodi in cui non sono operative, le unità restano inoperose nei porti, anche se a disposizione per ogni chiamata di emergenza);
per il taglio degli stanziamenti la flotta Castalia si è ridotta da 70 imbarcazioni a 35 ed ha provocato la soppressione delle imbarcazioni destinate alla pulizia sottocosta con fondali bassi e la raccolta del macroinquinamento galleggiate;
il controllo capillare, esercitato tramite satelliti, pattugliatori della Capitaneria di porto/Guardia costiera e Guardia di finanza, ha prodotto un maggior rispetto delle leggi e dei regolamenti, anche comunitari, provocando il quasi azzeramento degli incidenti inquinanti (sicuramente quello di grandi dimensioni);
dalle relazioni annuali sull'attività antinquinamento, prodotte dal Ministero dell'ambiente, così come evidenziato dalle indagini condotte dalla Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, si rileva che il minor dato riferito alla raccolta dei rifiuti in mare vada attribuito, non solo alla riduzione degli incidenti in mare, ma anche ad una drastica riduzione dell'attività di raccolta che, a causa della contrazione delle disponibilità di bilancio, è stata limitata soltanto ai rifiuti da idrocarburi;
tra le ulteriori criticità, va sottolineato l'anomalo e controverso rapporto tra il Ministero e la Società Consortile Castalia;
ridotto il problema legato allo sversamento degli idrocarburi in mare per incidenti, rimane irrisolto, quindi, il problema del macroinquinamento galleggiante e semisommerso dei rifiuti solidi, composti in larga parte da plastiche,
si chiede di conoscere:
quali azioni il Ministro in indirizzo intenda perseguire per garantire una maggiore tutela dei cittadini, della flora e della fauna marina, posta la notoria forte influenza sulla salute di ogni tipo di inquinamento, compreso quello dei mari;
se non ritenga di adottare una linea di politica generale diversificata, in relazione alle nuove esigenze sorte per la tutela del mare e, di conseguenza, della salute delle popolazioni, non solo costiere, rivolta alla generalità dei consociati;
se non ritenga di valutare, in relazione alle suesposte considerazioni, la concreta utilità del vincolo convenzionale con la Società Consortile Castalia.
(4-06360)
BRUNO - Al Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
è ormai evidente come il porto di Gioia Tauro sia mantenuto ad una produttività che si aggira attorno a due milioni di teus annui, in modo da giustificare una presenza sempre importante, ma non più caratterizzata dall'obiettivo di 5/7 milioni di teus annui. D'altronde, il terminalista MCT (Medcenter Container Terminal) ha una importante presenza al porto di Tangeri Med, direttamente concorrente di Gioia Tauro con costi minori. Conseguentemente la forza lavoro, secondo segnali inequivocabili dell'azienda, rischia di subire una riduzione di almeno il 50 per cento;
non si riesce ancora a concretizzare l'APQ (accordo di programma quadro) che prevede lo sviluppo complessivo dell'area portuale e retro portuale;
il Governo non ha ancora mantenuto gli impegni di finanziare l'abbattimento delle tasse d'ancoraggio e delle accise per rendere maggiormente competitivo il porto di Gioia Tauro e, più in generale, i porti di trashipment italiani;
l'autorità portuale intende attuare il programma di realizzazione delle opere previste dall'APQ, migliorando le infrastrutture esistenti, puntando sul Gateway ferroviario per recuperare competitività logistica, ma senza voler assumere come prioritaria la costruzione di una ulteriore banchina a sud che consentirebbe l'apertura di un porto merci e crocieristico nazionale;
alla luce delle considerazioni di sintesi esposte, l'unica strada capace di rilanciare il porto appare quella di acquisire una parte della banchina gestita attualmente in regime di concessione attraverso una seria rilettura e riconsiderazione del piano industriale del terminalista;
è chiaro che, per gestire traffici della portata sopra descritti, non è necessario mantenere la gestione di tutta la banchina e, al contrario, parte di essa potrebbe essere messa a bando conferendola non più a società di servizi portuali, ma a vettori internazionali che vogliano creare una piattaforma logistica a Gioia Tauro,
si chiede di sapere:
se, a quanto risulta al Ministro in indirizzo, l'intero importo finanziario a carico dello Stato destinato, secondo l'APQ, agli interventi previsti da Rete ferroviaria italiana sia effettivamente disponibile;
se non si intenda intervenire per pianificare l'aumento della produttività del porto di Gioia Tauro, dando attuazione agli impegni assunti dal precedente Governo e prevedere, inserendolo nella programmazione del piano nazionale della logistica, una funzione significativa per il porto di Gioia Tauro.
(4-06361)
COMPAGNA, BOLDI, CARUSO, SARRO, CARDIELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri, per gli affari europei e della giustizia - Premesso che:
l'Italia in Europa e l'Europa in Italia hanno costituito il nucleo centrale delle considerazioni politiche e programmatiche sulle quali il Governo ha avuto la fiducia dal Parlamento;
una recentissima sentenza della Terza Sezione della Corte di giustizia dell'Unione europea (CYUE), del 24 novembre 2011, rileva come, sul risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati, la Repubblica italiana si caratterizzi per una legislazione, quella del 1988, che le preclude il rispetto degli "obblighi ad essa incombenti in forza del principio generale di responsabilità degli Stati membri per violazioni del diritto dell'Unione da parte dei propri organismi giurisdizionali di ultimo grado";
benché la questione fosse più volte affiorata in occasione della elaborazione e discussione parlamentare della legge comunitaria per il 2010, le modalità ed i tempi di approvazione di tale disegno di legge hanno finito col non consentire finora di legiferare in materia,
gli interroganti chiedono di sapere se, come e quando il Governo si riprometta di intervenire sui profili fissati dalla sentenza richiamata in premessa.
(4-06362)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-02523, del senatore Lannutti, sulla gestione patrimoniale della fondazione Monte dei Paschi di Siena.