Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

LUSI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUSI (PD). Signora Presidente, il mio intervento nasce da informazioni che i colleghi senatori, come gli altri colleghi parlamentari, apprendono dalla stampa in ordine alla vexata quaestio dei vitalizi dei parlamentari.

La settimana scorsa siamo stati informati dalla stampa di una decisione dell'organo di Presidenza del Senato, che modificava i vitalizi parlamentari. Allo stesso modo siamo stati informati questa mattina, e ieri dagli organi di stampa (prima dalle agenzie e poi dalla stampa quotidiana), di una decisione assunta - allo stato informalmente, ma autorevolmente - dai presidenti delle Camere, Fini e Schifani, dai sei colleghi questori di Camera e Senato e dal ministro Fornero, autorevolissimo nella sua competenza, in ordine alla stessa questione.

Da quello che, però, si legge oggi e ieri dalle agenzie, si evince l'esatto contrario - o meglio, qualcosa di completamente diverso - da ciò che è stato approvato la settimana scorsa dal nostro organo di Presidenza.

Presidente, per lasciare agli atti la mia richiesta, mi permetto di leggerla letteralmente, in modo da non essere tradotto o interpretato male.

Per quanto mi riguarda e ci riguarda, il Gruppo del Partito Democratico giudica convincente l'annuncio che abbiamo letto sugli organi di stampa ieri pomeriggio e questa mattina, perché si tratta di una cosa che abbiamo chiesto fortemente, insieme a molti colleghi del Senato, sulla questione del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, di una formula - quella del vitalizio ai parlamentari - che, come molti sanno, non è previdenziale ma assicurativa. È noto a molti anche il fatto che dal 2007 lavoriamo per l'introduzione di una formula per tutti coloro che al 1995 non avevano maturato 18 anni di contributi (quindi, non da ieri o dall'altro ieri, ma dalla cosiddetta riforma Dini).

A nostro avviso, è bene che siano i parlamentari per primi ad introdurre qualcosa che nella scorsa estate abbiamo approvato all'unanimità. Ricordo, signora Presidente, che l'ordine del giorno G11 fu accolto da tutti e tre i senatori Questori (e, dunque, non sottoposto al voto dell'Assemblea) il 3 agosto 2011: tengo a puntualizzare che non fu posto in votazione, ripeto, perché accolto. L'ordine del giorno G11 sottolineava proprio questa irrazionalità, che era foriera di una disparità di trattamento e di una vera e propria «giungla previdenziale», di un sistema previdenziale speciale che attinge ai bilanci ordinari in dotazione di ciascun organo, in luogo di un apposito fondo previdenziale che riguardi tutti questi organi.

La sua creazione si avvarrebbe di una massa critica che è rappresentata dalla contribuzione di diverse migliaia di lavoratori dipendenti di organi costituzionali, di rilevanza costituzionale, di organi di autogoverno e di autorità indipendenti. Signora Presidente, se venisse creato un simile fondo di previdenza degli organi costituzionali (e, quindi, non solo del Parlamento), non solo si abbatterebbe l'incidenza dei pensionati sull'ammontare complessivo dei bilanci delle massime istituzioni del Paese, ma si conseguirebbero evidenti obiettivi di trasparenza, prima, e di uniformità di disciplina.

PRESIDENTE. Senatore Lusi, il tempo a sua disposizione è terminato.

LUSI (PD). Signora Presidente, questa mattina mi sono iscritto alle ore 9,30 per avere la possibilità di intervenire alla fine della seduta.

PRESIDENTE. Senatore Lusi, le ricordo che a fine seduta si hanno a disposizione tre minuti, ma lei ha già usufruito di cinque minuti.

LUSI (PD). Signora Presidente, la prego di concedermi ancora pochi secondi e concludo.

Dunque, il passaggio al sistema contributivo, introdotto per i dipendenti ormai dal 2008, potrebbe rappresentare un modello da seguire anche per i nuovi vitalizi, importando quelli precedenti ad una massa contributiva ancora più vasta.

Signora Presidente, l'ordine del giorno G11 prevedeva che, prima che gli organi preposti decidano qualunque cosa, dovesse essere informata l'Assemblea del Senato. Parlo dell'ordine del giorno del Senato, accolto interamente dai senatori Questori del Senato, e quindi, per differenza, accolto dall'intera Assemblea. Questo, semplicemente perché, signora Presidente, ogni volta che andiamo fuori noi siamo tenuti a spiegare e a dimostrare quello che altri hanno deciso, bene o male sottinteso. In questo caso, se le informazioni di ieri saranno confermate dall'organo che dovrà riassumere il provvedimento, bene, per quanto ci riguarda: ma noi dobbiamo saperlo. Oggi i giornali concludevano con un: «a meno che non vi sia ancora una volta qualche scappatoia». Questo non possiamo permetterlo!

Abbiamo deciso tutti insieme che l'Assemblea venga informata prima dell'adozione di un provvedimento. Sarebbe opportuno che quell'ordine del giorno venisse osservato. (Applausi dal Gruppo PD).