Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011
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MARINO Mauro Maria, relatore. Proprio perché mi rivolgo a lei, vorrei cogliere questa occasione per sottolineare l'opportunità di accelerare una modifica del Regolamento del Senato che permetta di trasformare in atto le altre potenzialità che il Trattato di Lisbona assegna a questa Camera Alta. Il Trattato di Lisbona ha sicuramente fatto sì che il Senato - da un lato - interpretasse il ruolo che le nuove procedure stavano mettendo al centro per quanto attiene ai Parlamenti nazionali e - dall'altro lato - si inserisse a tutti gli effetti, come le altre 40 Camere, nel processo legislativo europeo. Questo - come è stato evidenziato in più di un intervento - è avvenuto soprattutto attraverso i tre compiti fondamentali della fase ascendente. Per tale motivo, sarebbe opportuno il recepimento di una serie di proposte che sono state approvate all'unanimità nella Commissione, e che nascono più che altro dall'esperienza.
Dei tre compiti della fase ascendente il primo è quello di controllo di sussidiarietà, che però abbiamo declinato nel senso del controllo della base giuridica, del controllo del principio di proporzionalità, ma anche degli aspetti di merito. Abbiamo cioè contestualizzato uno dei tre pilastri con questi tre elementi: la procedura del dialogo politico e - cosa importante più che mai - l'indirizzo al Governo. A questo proposito, il Senato della Repubblica ha voluto dimostrare che il dialogo fra il legislatore europeo ed il legislatore nazionale non è un mero dato formale, ma include aspetti sostanziali di notevole rilievo. E questo voleva rappresentare un innegabile progresso rispetto alla tradizionale convinzione che la partecipazione all'Unione europea sia di esclusiva responsabilità del Governo. No: il Senato è riuscito a fare in modo di esercitare una proprio indirizzo nei confronti del Governo, non solo sulle questioni nazionali, ma anche sulle questioni europee. E di questo dobbiamo essere assolutamente fieri. E mi fa particolarmente piacere evidenziare tale aspetto a lei, signor Ministro, perché è motivo di orgoglio per noi e stimolo a continuare così. Mi permetto di aggiungere una piccola richiesta e chiosa: vorrei che, rispetto al passato (ma questo è emerso anche all'interno del dibattito), il flusso di informazione da parte del Governo verso il Parlamento aumentasse, e che questo rapporto virtuoso vivesse di una dimensione biunivoca più forte di quella che vi è stata in passato.
Questo modo di interpretare la propria funzione da parte del Senato ha portato - e questo mi sembra un elemento assolutamente importante - ad un maggiore coinvolgimento delle istanze democratiche nazionali nella vita dell'Unione europea. E soprattutto per noi, per come abbiamo operato, ha voluto significare cercare di contribuire a quel ravvicinamento delle istituzioni europee ai cittadini degli Stati dell'Unione. Alcuni colleghi hanno ricordato questa necessità, e di questo li ringrazio. Io penso che questo ci debba far riflettere su come ogni Parlamento nazionale dovrebbe esercitare al massimo grado possibile i diritti che i Trattati gli attribuiscono, partendo il più possibile dalle relative procedure e prassi e quindi acquisire coscienza che ci sono queste potenzialità e cercare di esercitarle fino in fondo. E questo, perché il fine ultimo del nostro lavoro non può che essere il rafforzamento della dimensione democratica dell'Unione europea, la diminuzione di quel deficit democratico individuato come il principale responsabile delle crisi istituzionali che negli ultimi anni hanno attraversato l'Unione.
Mi permetto quindi una considerazione finale: noi, come Senato, abbiamo capito che non si può ragionare pensando ad un interesse nazionale che sia una cosa diversa dall'interesse comune, se non addirittura, per alcuni, conflittuale. Vi è bisogno - e qui penso che debba partire il nostro appello (e questo è anche uno dei portati del dibattito che abbiamo svolto - che gli organismi istituzionali europei siano legittimati a decidere in trasparenza. Decisioni da cui può dipendere il destino di una nazione hanno bisogno di vedere individuato con chiarezza chi esercita la discrezionalità, e il potere decisionale di controllo non deve essere dei Governi dei Paesi più forti, ma deve essere, in un giusto equilibrio, della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio.
Questa è la nostra accezione, questo è il nostro modo di intendere la democrazia partecipata. Altrimenti ci troviamo nella situazione in cui alcuni Governi, non sempre guardando all'interesse comune, assumono decisioni con la mente volta alla propria opinione pubblica nazionale, quindi finendo per tardare decisioni di cui c'è assolutamente necessità e bisogno. Questo è un tema strutturale su cui deve partire innanzitutto da questa Aula legislativa un appello.
Un passaggio che ho molto apprezzato del discorso che il presidente del Consiglio Monti ha tenuto in Senato quando è venuto per la fiducia è quello relativo al fatto che non si deve parlare di peso dei vincoli europei, perché non c'è un "loro" e un "noi": l'Europa siamo noi. Proprio per questo, però, penso che il processo democratico di partecipazione alla formazione delle decisioni debba avvenire attraverso il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. Questa è la lezione che il Senato della Repubblica ha fatto propria; questa è la linea con la quale il Senato della Repubblica intende continuare a svolgere il proprio operato. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).