Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

MARINARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINARO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, come è già stato detto da altri colleghi, meno di un mese fa in quest'Aula abbiamo iniziato un dibattito a volte di qualità. Oggi il contesto mi sembra cambiato, non solo con riguardo alle presenze in Aula, ma alla situazione politica italiana e, conseguentemente, ai riflessi nell'Unione europea.

Oggi il salvataggio dell'euro e dell'economia occidentale è diventato una condizione indispensabile per tutti: non solo per i Paesi in sofferenza come il nostro, ma anche per quelli più forti.

Le previsioni indicano che stiamo entrando in una fase di recessione per l'Italia e di una stagnazione per tutta la zona euro. Penso, onorevole Ministro, che sia giunto il tempo di agire, in Italia e in Europa. Detto in altri termini, penso sia finito il tempo delle tante e troppe pause in Europa. Ora è giunto il momento di politiche giuste e incisive e di istituzioni autorevoli e credibili per consolidarle, non solo dal punto di vista nazionale ma anche europeo. In questo senso, penso sia giusto immaginare accordi condivisi e coinvolgenti, da introdurre anche in un nuovo Trattato. È giusto, soprattutto per fissare regole nella zona euro, perché questo è il punto.

La zona euro non può continuare ad avere una moneta unica senza le politiche che comporta il sostegno ad una moneta unica. E credo che queste regole e queste istituzioni debbano mantenere un carattere inclusivo e aperto, perché è fondamentale per l'unità dell'Europa: ci vuole un nocciolo duro, ma ci vuole anche la determinazione a mantenere unita l'Europa a 27.

Alla luce di questi cambiamenti, credo che la conclusione del nostro dibattito assuma una centralità ancora maggiore rispetto a quella sottolineata nel corso della discussione generale dal relatore e dallo stesso Ministro, che ringrazio per i suoi impegni e per le parole qui espresse (avremo modo di tornare sulle questioni).

Il tema all'ordine del giorno attiene con bruciante attualità ai meccanismi di costruzione e rafforzamento della democrazia partecipata in Europa, cosa che emerge con forza oggi, e al ruolo che in tale processo e nel contesto istituzionale fissato devono svolgere i Parlamenti nazionali. Anche da questo punto di vista, ritorna con forza la questione della democrazia europea, intesa come cessione di sovranità a favore però di organismi sovranazionali riconosciuti, partecipati e coinvolgenti: questa è la sfida che abbiamo di fronte all'emergenza e a quello che comporta nella costruzione del futuro.

In questo senso, mi sembra che l'attuale Governo, attraverso non solo gli impegni presi qui, ma anche la sua azione decisa, abbia intrapreso il giusto percorso, in particolare nel riequilibrio di quelli che sono ruoli e prerogative tra Governo e Parlamento, cosa che si era un po' persa per strada con il precedente Governo, e in particolar modo sulla nostra appartenenza all'Unione europea. Anche da questo Parlamento, signora Presidente, deve quindi venire un impulso diverso su come affrontare le questioni europee che abbiamo di fronte, tenendo vivo il dibattito e l'interesse non solo nella 14ª Commissione, ma anche nelle Commissioni di merito e in Aula sulle sfide attuali, a partire dai grandi impegni sulle nuove prospettive finanziarie, che comportano nuove regole in materia di politica di coesione, di politica agricola, di fondi strutturali e di tante altre politiche comuni, che ormai sono sempre più invasive a livello nazionale.

Signora Presidente, per quanto mi riguarda, uno dei problemi è appunto quello di un buon funzionamento democratico anche del nostro Parlamento, perché in questa fase, più che mai, ritorna la centralità del Parlamento: l'evoluzione dei tempi, infatti, a partire dall'evoluzione dell'architettura istituzionale europea, richiede un consolidamento sicuramente dell'asse orizzontale, che concerne il ruolo e le relazioni codificate tra le istituzioni europee, ma in particolare dell'asse verticale, che si sviluppa e si articola tra le istituzioni europee e quelle nazionali, asse nel quale i Parlamenti nazionali devono essere colonna portante e snodo decisivo, tanto più in un periodo in cui si chiedono sacrifici ai cittadini europei per rafforzare il comune destino europeo. Noi non ci rassegniamo a questa situazione: noi vogliamo rilanciare il comune destino europeo anche attraverso i pesanti sacrifici cui siamo tutti chiamati.

Come si può vedere, l'argomento che la Commissione affari europei del Senato ha voluto portare all'attenzione di questa Aula non è né rituale né banale.

Da questo punto di vista, emerge la volontà comune, almeno nella 14a Commissione, di sviluppare e approfondire in questo ramo del Parlamento l'europeismo nazionale, che si era in un certo senso perso o comunque si era intiepidito negli ultimi anni. Ancora oggi questo europeismo è chiamato ad uno sforzo comune straordinario, in stretto rapporto con l'agenda politica europea.

Il dibattito - lo ripeto - non è né rituale né banale perché si tratta, al contrario dello scorso anno, non solo della prima significativa verifica della nuova procedura, ma anche - lo abbiamo ascoltato - della valutazione dell'impatto delle novità varate con il Trattato di Lisbona. Come è stato già sottolineato nel corso del dibattito, si tratta di novità importanti che hanno a che fare con la democrazia partecipata e con la definizione del processo legislativo a livello europeo. Penso che al riguardo dobbiamo riflettere approfonditamente.

Sebbene il Senato abbia conseguito ottimi risultati sia per qualità che per quantità, c'è infatti ancora tutto un lavoro da organizzare e sviluppare, soprattutto per assicurare quella circolarità europea che diventa sempre più indispensabile nel nostro Paese, al fine di dare il giusto valore e il giusto peso all'Unione europea, la quale diventa sempre più parte integrante e significante della politica interna.

Allora, Presidente, i risultati significativi e importanti ottenuti per quanto riguarda il Senato non ci devono far dimenticare che vi sono ancora delle carenze e soprattutto un problema aperto sul funzionamento democratico del nostro sistema di recepimento della legislazione europea. Al riguardo, vorrei tornare ad insistere sulla necessità - mi rivolgo in particolar modo ai colleghi della 1a Commissione - di riflettere sullo stimolo all'approfondimento che implicitamente ci viene dalla nuova procedura europea, e non solo sulla fase ascendente, che ha visto buoni risultati, ma anche sul meccanismo di recepimento della legislazione europea nel nostro ordinamento interno, che - come sappiamo - continua a porci gravi problemi.

Bisogna sciogliere un nodo centrale, Ministro, cosa che può avvenire solo ‑ a mio modo di vedere ‑ con la coralità dei contributi, ossia con Governo e Parlamento. Si tratta infatti di una questione che ha a che fare con gli interessi diffusi che devono essere ricondotti nell'interesse nazionale, il quale a sua volta deve essere collocato nell'interesse comune.

Il problema è come riuscire a declinare i due interessi. In questo senso mi permetto, Ministro, di chiedere coerenza anche con quanto viene stabilito nella nuova procedura del Trattato di Lisbona rispetto al coinvolgimento nella produzione legislativa europea dei Parlamenti nazionali, sia nella fase ascendente che in quella discendente. Proprio da questa nuova procedura viene una indicazione precisa a livello europeo. Da una parte, si tratta dell'associazione dei Parlamenti per colmare il deficit democratico europeo. Dall'altra parte, però, deve esserci una coerenza ed una corrispondenza sempre più forte con gli impegni che assumiamo con la legislazione europea, proprio per facilitare il recepimento ed evitare approssimazione, confusione e ritardi, che ormai diventano sempre più gravosi e pesanti per uno Stato che non si conforma alla legislazione europea.

Chiudo, Presidente, con una richiesta: stiamo facendo tutto ciò senza aver proceduto ancora all'adeguamento del Regolamento del Senato...

PRESIDENTE. Lo ha già detto.

MARINARO (PD). E lo rafforzo! Uno degli impegni più rapidi deve essere quello da parte di questo ramo del Parlamento ad adeguare quanto prima il proprio Regolamento. (Applausi dal Gruppo PD).