Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ringrazio anzitutto il Ministro per gli affari europei: oggi è stata l'occasione per esprimere davanti all'Assemblea i cinque punti centrali che potranno essere anche i filoni sui quali indirizzare la nostra attività come Senato della Repubblica ed, in particolare, come componenti della 14a Commissione permanente.

Il Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI voterà convintamente a favore della Relazione annuale per il 2010 presentata dalla Commissione europea e relativa ai rapporti tra questa ed i Parlamenti nazionali. Tale Relazione, la cui introduzione è relativamente recente (è datata all'ultima revisione dei Trattati europei), rappresenta certamente un importantissimo strumento di comprensione, partecipazione e verifica del processo legislativo dell'Unione da parte dei Parlamenti nazionali.

Proprio l'accresciuto ruolo e le maggiori funzioni dei Parlamenti nazionali in capo al processo di legislazione europeo sono le maggiori e più significative innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona. Con tale modifica si è infatti passati da una visione basata sul Governo, quale unico rappresentante dello Stato membro all'interno del contesto europeo, ad una visione maggiormente aperta, moderna e rappresentativa che mira a realizzare una maggiore partecipazione coinvolgendo nel processo di discussione e formazione degli atti dell'Unione anche altri organi dello Stato stesso. Noi parliamo sempre di fase ascendente e di fase discendente, ma è evidente che, se le Camere intervengono attivamente nella fase ascendente, nella fase discendente il recepimento degli atti sarà più consapevole.

In questo nuovo quadro, in questo nuovo contesto, che deriva dalla modifica dei Trattati, ha preso avvio una nuova fase della costruzione europea. È bene rilevare in quest'Aula che possiamo lagnarci di tante cose e sottolineare tanti aspetti, ma dobbiamo anche capire su quale strada stiamo procedendo, facendo il nostro meglio per continuare quel percorso. Nella nuova fase della costruzione europea, grazie alle novità introdotte dal secondo protocollo allegato al Trattato di Lisbona sullo scrutinio del principio di sussidiarietà, con le nuove funzioni e le nuove competenze esercitate dai Parlamenti nazionali, si sono realizzati un indiscutibile allargamento della ricerca del consenso per la prima volta al di fuori delle istituzioni comunitarie e, ovviamente, un'importante funzione di controllo esercitata sulle proposte legislative europee.

In questa direzione ha sempre lavorato il Senato della Repubblica italiano, così com'è affermato nella stessa relazione dalla Commissione europea, sia nel senso di verificare e garantire il rispetto puntuale del principio di sussidiarietà, sia nell'esame e nella verifica del principio di proporzionalità e della base giuridica dell'atto, ai quali si aggiunge un esame, che il Senato fa di volta in volta, del merito della singola proposta legislativa dell'Unione europea.

Secondo la relazione stessa della Commissione, questa Camera - il Senato - si colloca al secondo posto tra tutte le Camere nazionali di tutti i Paesi membri dell'Unione per la diligenza e la puntualità con le quali ha assolto i propri obblighi e le proprie funzioni previste dal Trattato di Lisbona; un lavoro che ha inoltre contribuito a migliorare la sensibilità politica riguardo le questioni e le dinamiche dell'Unione da parte della nostra Assemblea e ciò è stato utile per realizzare un collegamento, una sinergia anche con il Governo e con la sua attività in sede europea. Ci auguriamo ovviamente che adesso tutto questo, Ministro, si intensifichi.

A tali importanti risultati si è arrivati anche grazie l'intelligente suddivisione dei compiti e delle responsabilità che il Senato ha saputo realizzare: così, invece di incentrare tutto il carico di lavoro su una Commissione, si è deciso di suddividere lo studio e l'analisi degli atti europei sulla base delle competenze di merito, salvaguardando il ruolo della 14a Commissione come foro di prima istanza nel caso, residuale, le Commissioni di merito non avessero avuto la possibilità - anche per i tempi molto stretti e a volte per il carico di lavoro di ogni Commissione - di esprimere il loro parere. In tale maniera, il Senato ha efficacemente contribuito al processo di formazione della legislazione europea in passato e auspico possa continuare a contribuire in futuro in maniera sempre più proficua.

È perciò sempre più importante che si acquisisca, anche fra di noi, colleghi senatori, una consapevolezza completa sul ruolo e sulla funzione che i Parlamenti nazionali, e tra questi il Senato italiano, sono arrivati a svolgere all'interno del processo di formazione della legislazione europea, affinché il nostro contributo possa sempre essere, oltre che quantitativamente e qualitativamente importante, orientato e teso a favorire una sempre maggiore e più stretta integrazione all'interno della quale il nostro interesse nazionale riceva la giusta considerazione.

In particolare, proprio su quest'ultimo punto, ossia la tutela e l'affermazione in sede europea dei nostri interessi come Stato, abbiamo rischiato e rischiamo a volte di risultare carenti, incapaci fino in fondo, a differenza di altri Paesi europei, di comprendere come, ormai, il più delle volte i nostri interessi e le nostre esigenze si tutelino meglio e con maggiori risultati (se capiamo tutta questa costruzione e qual è il nostro interesse anche nazionale) proprio all'interno del contesto europeo. È proprio anche a causa di queste nostre "disattenzioni" nell'ambito dell'Unione che l'Italia non è riuscita a volte a contare quanto avrebbe potuto o dovuto in Europa, non svolgendo quasi mai un ruolo decisivo.

Oggi più che mai in Europa ci sono i nostri interessi. Il nuovo Governo, come ha già dimostrato di voler fare e sono sicura riuscirà nel suo intento con la nostra convinta collaborazione, deve attuare quelle profonde e troppo a lungo attese riforme che l'Europa ci raccomanda e alla cui mancata realizzazione è dovuta la nostra attuale difficile condizione (non solo nostra, ma condivisa in tanti altri Paesi europei). Il Governo, quindi, supportato dalla più larga maggioranza parlamentare che la storia della nostra Repubblica ricordi, composta dalle forze più avanzate e responsabili della politica italiana, nasce proprio sulla base di questa prioritaria esigenza a un tempo italiana ed europea, cioè che l'Italia torni ad essere un membro importante di questa Unione e non sia, come invece è sembrato nell'ultimo periodo, un peso per quest'ultima.

Una fiscalità più giusta ed equa (ne abbiamo parlato anche ieri in Commissione), una riforma del mondo del lavoro che rilanci la produttività senza scadere nella precarietà diffusa, un innalzamento dell'età pensionabile in linea con il progressivo aumento dell'aspettativa di vita media, la liberalizzazione dei servizi e delle professioni, la riqualificazione in chiave produttivistica della pubblica amministrazione sono alcune delle riforme più importanti che siamo chiamati a fare e che l'Europa si aspetta da noi e da questo Governo. Si tratta di innovazioni importanti e spesso dolorose che il nostro Paese non può più permettersi il lusso di aspettare.

Parimenti, in questo contesto di rinnovamento e riforma anche l'Europa deve essere in grado di progredire sulla strada dell'integrazione. Come ha avuto modo di ricordare recentemente il presidente della Camera Gianfranco Fini, l'Unione europea ha bisogno di una strategia organica, di un maggiore coordinamento delle decisioni di politica economica e di un aggiornamento degli strumenti d'intervento. Non sarebbe la prima volta nella storia del continente che proprio durante un periodo di crisi si ritrova la volontà necessaria a realizzare una maggiore e forte collaborazione nella consapevolezza che a questa corrispondono maggiori vantaggi per tutti.

Concludo, dunque, ribadendo il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo alla relazione, valutandola positivamente nei contenuti e nel merito e nella convinzione più generale che il maggiore allargamento dei processi decisionali realizzato dal Trattato di Lisbona rappresenti la strada giusta sulla quale proseguire nel lungo cammino di una sempre più stretta integrazione degli Stati europei.(Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Bubbico).