Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011
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Ripresa della discussione del documento XVIII, n. 106(ore 11,31)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro per gli affari europei, avvocato Moavero Milanesi, che invito anche a pronunziarsi sulla risoluzione già approvata dalla 14a Commissione permanente.
MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, non posso nascondervi che è con emozione - credo comprensibile - che mi rivolgo a voi per il mio esordio, al di là del voto di fiducia, in quest'Aula alla quale, da cittadino quale sono sempre stato e sono, ho guardato con fiducia e grandissimo rispetto. Da Ministro, nello svolgimento delle funzioni a cui sono stato chiamato, manterrò questo tipo di impegno e questo tipo di rispetto nei confronti del nostro Parlamento, del Senato e della Camera dei deputati. È quindi in questo spirito che sarò presente ai lavori delle Commissioni quando intenderanno invitarmi e ascoltarmi, oltre che, evidentemente, ai lavori dell'Aula quando sarà necessario.
Vorrei salutare anch'io i ragazzi che sono presenti, perché voi siete i cittadini di domani e non siete solo italiani ma, secondo il Trattato sull'Unione europea, siete anche cittadini europei, dunque per voi questo scampolo di dibattito parlamentare può essere interessante in questa prospettiva. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Pastore e De Feo).
Il parere del Governo nei confronti del lavoro svolto dalla Commissione con questa relazione è estremamente positivo. Salutiamo l'unanimità con cui la risoluzione è stata adottata e la qualità del dibattito che l'ha preceduta. La risoluzione fa anche stato e la relazione della Commissione è alla base di un lavoro non solo quantitativo ma anche qualitativo - com'è stato giustamente sottolineato - che il Parlamento italiano, e segnatamente il Senato della Repubblica, ha svolto rispetto alla partecipazione prevista dal Trattato di Lisbona al momento legislativo europeo.
A questo proposito voglio aggiungere due considerazioni. La prima è stata già sottolineata e, alla luce dell'esperienza pluridecennale che ho avuto la ventura di avere nelle istituzioni europee, non posso che associarmi interamente alle affermazioni sull'importanza di rafforzare la legittimità democratica dell'Unione europea non solo attraverso l'azione del Parlamento europeo, eletto a suffragio universale, ma anche attraverso la partecipazione, per lungo tempo domandata dagli europeisti, dei Parlamenti nazionali al processo legislativo. È un punto fondamentale per la credibilità e la vicinanza dell'Unione a tutti i cittadini degli Stati membri e anche per la comprensione del suo significato, in particolare da parte di coloro che hanno vissuto epoche in cui l'Unione europea già esisteva e che troppo facilmente danno per acquisite determinate situazioni, dimenticando il lungimirante sforzo che è stato compiuto al momento della costituzione della Comunità europea e del rafforzamento delle sue istituzioni nell'ambito dell'Unione europea, quale diventata successivamente. Quindi, è fondamentale questa partecipazione vera e viva al processo legislativo attraverso gli elementi che troviamo nella risoluzione.
La seconda considerazione riguarda l'impegno del Governo e mio personale, durante il mandato che voi senatrici e senatori e i deputati ci consentirete di svolgere, per fare il possibile per agevolare lo svolgimento di questo ruolo dei Parlamenti nell'ambito aperto dal Trattato di Lisbona, ripreso in modo estremamente puntuale dalla risoluzione che stiamo discutendo oggi. Sulla base di tale assunto declinerei brevemente cinque elementi, che potete considerare come caratterizzanti l'impegno mio e del Governo.
Il primo è quello di accogliere l'invito, che troviamo nella risoluzione, ad operare tale compartecipazione al processo legislativo alla luce di una direi saggia selettività. Ormai i rivoli nei quali opera l'attività legislativa e la successiva attività esecutiva dell'Unione europea sono infatti innumerevoli, alcuni dei quali di interesse indubbio, ma probabilmente più focalizzato, altri di interesse più generale. Ecco, è molto importante che quel controllo di sussidiarietà e di proporzionalità rispetto ai quali viene richiesta la partecipazione vigile dei Parlamenti nazionali sia svolto veramente sui grandi progetti. Sono stati nominati poco fa il bilancio e le prospettive finanziarie dell'Unione europea che sono un elemento chiave della nostra partecipazione all'Unione. Credo siamo tutti coscienti di essere quello che nel gergo europeo viene chiamato un contribuente netto dell'Unione; il saldo, se vogliamo metterla in questi termini, di dare e avere della partecipazione italiana all'Unione europea, dopo svariati decenni in cui abbiamo sostanzialmente ricevuto nella redistribuzione del bilancio europeo più di quanto contribuivamo, ormai, da svariati anni, si è invertito. Tale inversione, da un lato, a mio umile modo di vedere, dovrebbe darci la coscienza proprio di quel ruolo importante che l'Italia ha il dovere e l'opportunità di svolgere nell'ambito dell'Unione e, dall'altro, dovrebbe darci naturalmente anche la coscienza che per la partecipazione all'Unione europea stiamo domandando ai nostri cittadini contribuenti un contributo reale. Quindi, le normative di bilancio europee dovrebbero formare senz'altro oggetto di grande attenzione da parte del nostro Parlamento, in particolare del Senato. Pensiamo alle altre grandi direttive adottate e discusse in sede europea, e che ormai riguardano settori che vanno ben la di là dell'economia, e che toccano la vita quotidiana di tutti noi, come cittadini italiani, e della stessa Unione. Quindi, la selettività è molto importante per l'efficacia di risultato del compito attribuito al Parlamento nazionale.
Il secondo profilo riguarda il contributo che noi possiamo dare, che nel mio incarico posso dare in prima persona, e che il Governo e le sue amministrazioni intendono dare. In particolare, vorrei citare lo sforzo sotto questo profilo del Dipartimento per il coordinamento delle politiche europee, che collabora evidentemente in primis con il Ministro per gli affari europei di questo Governo: un ruolo a disposizione dell'attività parlamentare, oltre che nella doverosa disposizione dell'attività di governo. In questo senso, faremo di tutto per agevolare quel flusso di informazioni cui si è fatto riferimento e per essere a disposizione, ad adiuvandum, anche se io sono sempre stato un grande ammiratore della ragguardevole capacità e qualità di lavoro degli Uffici dei due rami del Parlamento.
Il terzo punto in cui declinerei il nostro tipo di impegno riguarda la possibilità di utilizzare strumenti oramai di vasta applicazione a livello di svariati Stati dell'Unione e nell'attività della Commissione stessa per le grandi consultazioni pubbliche. Faccio riferimento alle tecnologie legate a Internet, e quant'altro, su cui è inutile dilungarsi, che consentono soprattutto, lo dico volentieri di fronte ai ragazzi della scuola che sono qui con noi oggi, un dialogo con le giovani generazioni, che le utilizzano correntemente. Questo è molto importante per il rafforzamento del principio di legittimità democratica.
Quarto elemento. Lo sforzo del Dipartimento europeo e del Ministro per gli affari europei sarà volto a far sì che anche i miei colleghi Ministri siano solerti nella partecipazione, per quanto riguarda la loro competenza di interfaccia con l'Unione, ai lavori parlamentari. Come voi sapete, esiste una fase che, usando il latino, definirei ex ante, in cui può essere utile anche per gli esponenti del Governo, che poi partecipano ai Consigli in sede di Unione europea, raccogliere indicazioni dal Parlamento prima di recarvisi, così come potrebbe essere opportuno considerare condizioni per permettere di riferire e di spiegare quanto è venuto, come risultato, nelle sedi europee. Molto dipenderà dalla reciproca capacità di organizzazione.
Quinto e ultimo punto. Naturalmente esiste una conferma di impegno da parte mia per quanto riguarda la relazione programmatica del Governo rispetto al programma dei lavori della Commissione, non solo a livello di relazione consultiva, ma anche, come già fatto, a livello di relazione programmatica.
Questo è lo spirito con il quale noi esprimiamo un parere favorevole, un apprezzamento e un ringraziamento ai lavori della Commissione e a quanto sarà deciso dall'Aula.
Mi permetto di assumere questo impegno, non solo di fronte all'Assemblea, ma anche, consentitemi, di fronte ad un predecessore tra i più illustri, quale la presidente Bonino, che ha operato qualche anno fa nella stessa funzione e che io mi auguro di essere in grado quanto meno di cercare di emulare. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
PRESIDENTE. Procediamo alla votazione del documento XVIII, n. 106.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, ringrazio il Ministro, perché ho ascoltato con piacere i cinque impegni del nuovo Governo che egli, con estrema cognizione di causa, ha voluto sottolineare.
Ministro, credo ci sia un fatto fondamentale. Infatti, come abbiamo già detto in altra occasione e in altro momento in quest'Aula, purtroppo in Italia non c'è una coscienza collettiva dell'appartenenza all'Europa. Dico coscienza collettiva, perché già a partire dal nostro Parlamento dobbiamo ammettere onestamente che abbiamo fatto, e probabilmente facciamo ancora, un pochino di fatica a riconoscerci nelle normative europee. D'altro canto, se così non fosse, noi non avremmo, per esempio, quella voce, anche molto pesante, nel bilancio interno del nostro Stato, che attiene alle multe per il mancato recepimento delle direttive europee o per il fatto che le recepiamo molto male o che molto spesso svicoliamo. Diciamocelo chiaramente: qualche volta addirittura denunciamo in Europa più frodi di quante effettivamente se ne facciano in Italia. Sappiamo bene che il comportamento degli altri 26 Paesi non è esattamente uguale a quello dell'Italia. È certamente un problema di trasparenza, di correttezza, di lealtà, ma a volte sarebbe più utile dare un'immagine dell'Italia più rispettosa non solo delle normative strictu sensu, ma anche e soprattutto del rapporto corretto con le istituzioni europee. Questo è fondamentale.
Lei ha ricordato un passaggio che non so quante volte abbiamo affrontato. A mia memoria, non ne abbiamo mai parlato in quest'Aula, ma forse sarebbe utile farlo, anche per l'effetto che può avere a livello di immagine e di impatto una notizia del genere. Credo sempre infatti in un altro concetto fondamentale, che è quello della reciprocità. Se, da una parte, è naturalmente giusto che le istituzioni europee controllino i bilanci interni dei 27 Stati membri e pretendano il rispetto delle norme, ritengo d'altra parte che, proprio per il fatto che ciascuno Stato partecipa al budget comunitario, debba concorrere in maniera attiva non solo alla formazione del bilancio dell'Unione europea, ma anche all'operazione di controllo.
Quante volte abbiamo provato a dire in sede comunitaria che una spesa assolutamente superflua è quella delle due sedi? (Applausi della senatrice Boldi). Credo, signor Ministro, che occorra dire agli italiani che non è che siano soltanto i parlamentari italiani a rappresentare questo enorme carico in termini di dispendio di risorse finanziarie. Prima dei deputati italiani, ciò che costa moltissimo a noi in quanto cittadini europei è l'appartenenza all'Europa, e non solo per il fatto, come lei ha ricordato, che oggi abbiamo molto meno di quanto avevamo in precedenza. (Applausi dal Gruppo PdL).
Per chi ha avuto esperienza europea, viene sempre ricordato il discorso della Thatcher: «Quanto do e quanto ho». Ora, noi abbiamo molto meno di quanto abbiamo già dato. Per carità, lo facciamo nello spirito di solidarietà e di volontà di appartenere all'Unione europea, ma ci auguriamo che, una volta per tutte, si rivedano anche i Trattati, altrimenti è inutile parlare della Banca centrale europea e poi sapere che non c'è una politica economica comune, perché il Trattato è quello che è e non contiene assolutamente niente. È un'altra piccola défaillance.
Quanti di noi sanno - la presidente Bonino lo sa perfettamente - che noi deputati europei, cari colleghi, una volta al mese dovevamo recarci a Strasburgo nella seconda sede? Vi erano 3.000 persone che si muovevano, con i loro assistenti, con tutti i funzionari del Parlamento europeo e con le "cantinette" dei deputati europei. Dovevamo scegliere quali documenti portare a Strasburgo per la sessione di lavoro. Tutto questo enorme trasferimento aveva - e ha tuttora - un ingente costo, per tenere in piedi una sede che, per esempio, d'inverno, solo in termini di riscaldamento, costa quello che costa perché per riscaldare quegli ambienti bisogna cominciare una settimana prima.
Tutto questo riguarda un'Europa che chiede agli Stati la sburocratizzazione, mentre è quanto di più burocratico io riesca ancora ad immaginare (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL); che chiede di andare a guardare nei bilanci interni degli Stati e non guarda nel suo bilancio interno; che chiede il rispetto delle regole e non rispetta le regole. (Applausi del senatore Garavaglia Massimo). Beh, francamente noi ci vogliamo sentire innanzitutto cittadini della nostra città; quindi cittadini italiani; quindi, naturalmente, anche cittadini europei, rispettosi delle normative europee. Ma, probabilmente, devo dire che il nostro Parlamento è poco attivo nel rapporto con l'Europa, anche perché la stessa Europa non ci dà tantissimi buoni esempi e forse non ci incentiva ad essere particolarmente vivaci come cittadini europei.
In questo senso, credo moltissimo in persone come lei, signor Ministro, che hanno una professionalità unanimemente riconosciuta e quindi possono svolgere ottimamente il loro compito, come d'altra parte ha svolto a suo tempo la presidente Bonino facendo partecipare il Parlamento italiano, e non solo. Infatti, la presidente Bonino faceva partecipare anche le diverse associazioni (non so quante volte adesso venga consultato il Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei, ma certamente la presidente Bonino lo faceva partecipare, rendendolo un soggetto attivo nel rapporto con l'Unione europea).
Noi vorremmo sentirci cittadini europei, e vorremmo che il Governo ci aiutasse a partecipare collegialmente alla costruzione di una reale cittadinanza europea. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL e della senatrice Boldi).
CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signora Presidente, nell'esprimere grande apprezzamento per i contenuti della risoluzione, per il lavoro svolto nella 14ª Commissione permanente e per l'impegno oggi mostrato dal Ministro per gli affari europei, dichiaro il voto favorevole del Gruppo dell'Italia dei Valori.
Chiedo di poter allegare al Resoconto la nostra dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ringrazio anzitutto il Ministro per gli affari europei: oggi è stata l'occasione per esprimere davanti all'Assemblea i cinque punti centrali che potranno essere anche i filoni sui quali indirizzare la nostra attività come Senato della Repubblica ed, in particolare, come componenti della 14a Commissione permanente.
Il Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI voterà convintamente a favore della Relazione annuale per il 2010 presentata dalla Commissione europea e relativa ai rapporti tra questa ed i Parlamenti nazionali. Tale Relazione, la cui introduzione è relativamente recente (è datata all'ultima revisione dei Trattati europei), rappresenta certamente un importantissimo strumento di comprensione, partecipazione e verifica del processo legislativo dell'Unione da parte dei Parlamenti nazionali.
Proprio l'accresciuto ruolo e le maggiori funzioni dei Parlamenti nazionali in capo al processo di legislazione europeo sono le maggiori e più significative innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona. Con tale modifica si è infatti passati da una visione basata sul Governo, quale unico rappresentante dello Stato membro all'interno del contesto europeo, ad una visione maggiormente aperta, moderna e rappresentativa che mira a realizzare una maggiore partecipazione coinvolgendo nel processo di discussione e formazione degli atti dell'Unione anche altri organi dello Stato stesso. Noi parliamo sempre di fase ascendente e di fase discendente, ma è evidente che, se le Camere intervengono attivamente nella fase ascendente, nella fase discendente il recepimento degli atti sarà più consapevole.
In questo nuovo quadro, in questo nuovo contesto, che deriva dalla modifica dei Trattati, ha preso avvio una nuova fase della costruzione europea. È bene rilevare in quest'Aula che possiamo lagnarci di tante cose e sottolineare tanti aspetti, ma dobbiamo anche capire su quale strada stiamo procedendo, facendo il nostro meglio per continuare quel percorso. Nella nuova fase della costruzione europea, grazie alle novità introdotte dal secondo protocollo allegato al Trattato di Lisbona sullo scrutinio del principio di sussidiarietà, con le nuove funzioni e le nuove competenze esercitate dai Parlamenti nazionali, si sono realizzati un indiscutibile allargamento della ricerca del consenso per la prima volta al di fuori delle istituzioni comunitarie e, ovviamente, un'importante funzione di controllo esercitata sulle proposte legislative europee.
In questa direzione ha sempre lavorato il Senato della Repubblica italiano, così com'è affermato nella stessa relazione dalla Commissione europea, sia nel senso di verificare e garantire il rispetto puntuale del principio di sussidiarietà, sia nell'esame e nella verifica del principio di proporzionalità e della base giuridica dell'atto, ai quali si aggiunge un esame, che il Senato fa di volta in volta, del merito della singola proposta legislativa dell'Unione europea.
Secondo la relazione stessa della Commissione, questa Camera - il Senato - si colloca al secondo posto tra tutte le Camere nazionali di tutti i Paesi membri dell'Unione per la diligenza e la puntualità con le quali ha assolto i propri obblighi e le proprie funzioni previste dal Trattato di Lisbona; un lavoro che ha inoltre contribuito a migliorare la sensibilità politica riguardo le questioni e le dinamiche dell'Unione da parte della nostra Assemblea e ciò è stato utile per realizzare un collegamento, una sinergia anche con il Governo e con la sua attività in sede europea. Ci auguriamo ovviamente che adesso tutto questo, Ministro, si intensifichi.
A tali importanti risultati si è arrivati anche grazie l'intelligente suddivisione dei compiti e delle responsabilità che il Senato ha saputo realizzare: così, invece di incentrare tutto il carico di lavoro su una Commissione, si è deciso di suddividere lo studio e l'analisi degli atti europei sulla base delle competenze di merito, salvaguardando il ruolo della 14a Commissione come foro di prima istanza nel caso, residuale, le Commissioni di merito non avessero avuto la possibilità - anche per i tempi molto stretti e a volte per il carico di lavoro di ogni Commissione - di esprimere il loro parere. In tale maniera, il Senato ha efficacemente contribuito al processo di formazione della legislazione europea in passato e auspico possa continuare a contribuire in futuro in maniera sempre più proficua.
È perciò sempre più importante che si acquisisca, anche fra di noi, colleghi senatori, una consapevolezza completa sul ruolo e sulla funzione che i Parlamenti nazionali, e tra questi il Senato italiano, sono arrivati a svolgere all'interno del processo di formazione della legislazione europea, affinché il nostro contributo possa sempre essere, oltre che quantitativamente e qualitativamente importante, orientato e teso a favorire una sempre maggiore e più stretta integrazione all'interno della quale il nostro interesse nazionale riceva la giusta considerazione.
In particolare, proprio su quest'ultimo punto, ossia la tutela e l'affermazione in sede europea dei nostri interessi come Stato, abbiamo rischiato e rischiamo a volte di risultare carenti, incapaci fino in fondo, a differenza di altri Paesi europei, di comprendere come, ormai, il più delle volte i nostri interessi e le nostre esigenze si tutelino meglio e con maggiori risultati (se capiamo tutta questa costruzione e qual è il nostro interesse anche nazionale) proprio all'interno del contesto europeo. È proprio anche a causa di queste nostre "disattenzioni" nell'ambito dell'Unione che l'Italia non è riuscita a volte a contare quanto avrebbe potuto o dovuto in Europa, non svolgendo quasi mai un ruolo decisivo.
Oggi più che mai in Europa ci sono i nostri interessi. Il nuovo Governo, come ha già dimostrato di voler fare e sono sicura riuscirà nel suo intento con la nostra convinta collaborazione, deve attuare quelle profonde e troppo a lungo attese riforme che l'Europa ci raccomanda e alla cui mancata realizzazione è dovuta la nostra attuale difficile condizione (non solo nostra, ma condivisa in tanti altri Paesi europei). Il Governo, quindi, supportato dalla più larga maggioranza parlamentare che la storia della nostra Repubblica ricordi, composta dalle forze più avanzate e responsabili della politica italiana, nasce proprio sulla base di questa prioritaria esigenza a un tempo italiana ed europea, cioè che l'Italia torni ad essere un membro importante di questa Unione e non sia, come invece è sembrato nell'ultimo periodo, un peso per quest'ultima.
Una fiscalità più giusta ed equa (ne abbiamo parlato anche ieri in Commissione), una riforma del mondo del lavoro che rilanci la produttività senza scadere nella precarietà diffusa, un innalzamento dell'età pensionabile in linea con il progressivo aumento dell'aspettativa di vita media, la liberalizzazione dei servizi e delle professioni, la riqualificazione in chiave produttivistica della pubblica amministrazione sono alcune delle riforme più importanti che siamo chiamati a fare e che l'Europa si aspetta da noi e da questo Governo. Si tratta di innovazioni importanti e spesso dolorose che il nostro Paese non può più permettersi il lusso di aspettare.
Parimenti, in questo contesto di rinnovamento e riforma anche l'Europa deve essere in grado di progredire sulla strada dell'integrazione. Come ha avuto modo di ricordare recentemente il presidente della Camera Gianfranco Fini, l'Unione europea ha bisogno di una strategia organica, di un maggiore coordinamento delle decisioni di politica economica e di un aggiornamento degli strumenti d'intervento. Non sarebbe la prima volta nella storia del continente che proprio durante un periodo di crisi si ritrova la volontà necessaria a realizzare una maggiore e forte collaborazione nella consapevolezza che a questa corrispondono maggiori vantaggi per tutti.
Concludo, dunque, ribadendo il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo alla relazione, valutandola positivamente nei contenuti e nel merito e nella convinzione più generale che il maggiore allargamento dei processi decisionali realizzato dal Trattato di Lisbona rappresenti la strada giusta sulla quale proseguire nel lungo cammino di una sempre più stretta integrazione degli Stati europei.(Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Bubbico).
BOLDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BOLDI (LNP). Signora Presidente, ci troviamo oggi in questa sede ad approvare la risoluzione sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali. Nel momento dell'approvazione del Trattato di Lisbona - che peraltro è stata molto difficoltosa, rischiando che tale testo non entrasse mai in vigore: lo ricordiamo tutti - abbiamo visto che in sede europea, resisi conto dell'assoluta necessità di provare a democratizzare le istituzioni europee, sono stati introdotti tre provvedimenti finalizzati ad introdurre l'iniziativa dei cittadini europei, un ruolo diverso per il Parlamento europeo, diventato colegislatore, e un coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. È proprio di questo che oggi ci occupiamo.
Il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali ci permette di esaminare nella fase ascendente tutte le proposte della Commissione europea. Il Senato sotto questo aspetto si è distinto, e credo vada ascritto ai membri della 14ª Commissione il ruolo di propulsori di quest'attività da parte del Senato, che ha un po' costretto anche le Commissioni di merito ad occuparsi di più di Europa.
A cosa dovrebbe portare il lavoro svolto nelle Commissioni di merito e in 14ª Commissione in questo ambito? Dovrebbe portare ad esprimere pareri sugli atti comunitari proposti, anche in base ad una valutazione delle ricadute che essi possono avere sulla legislazione nazionale e quindi sulla vita dei nostri cittadini. La conclusione ultima dovrebbe essere una maggiore incisività a tutela del nostro Paese in sede europea.
In 14a Commissione abbiamo concluso poco tempo fa un'indagine conoscitiva sul sistema Italia in Europa, le cui conclusioni sono molto interessanti, perché si sono messe in luce tutte le debolezze del nostro sistema nella tutela degli interessi italiani in ambito europeo. Affetti dal virus dell'europeismo "a prescindere", che ha intaccato e contagiato gli italiani e i vari Governi che si sono succeduti dall'inizio della dinamica europea ad oggi, spesso riteniamo la difesa degli interessi nazionali in Europa una bestemmia. Non è così, perché gli altri Paesi lo fanno, e lo fanno molto bene, preparandosi a fondo, esaminando attentamente i libri bianchi e i libri verdi. E si sa già, leggendo un libro bianco o un libro verde prodotto dall'Europa, dove si vuole andare a finire. Diciamo che, fino ad ora, per un eccesso di fiducia abbiamo sempre pensato che dall'Europa non ci potevano venire che cose meravigliose e bellissime. Purtroppo non è così. E così, quando ce ne si accorge, spesso è troppo tardi per intervenire. E questo è quello che fa sì che arriviamo all'ultimo momento a riflettere sulle direttive, dopo di che pensiamo di poterle aggiustare nella fase di recepimento, introducendo norme particolari che però non potrebbero essere inserite, per essere alla fine sanzionati e via dicendo.
Ebbene, credo che il lavoro che sta facendo il Senato della Repubblica e che fanno tutti i Parlamenti nazionali debba portare proprio a questo. Per essere chiara, cito due esempi concreti, perché non si dica che siamo stati bravi ad esprimere i pareri, ma che alla fine non servono a molto. Il primo riguarda un'azione concreta che abbiamo condotto congiuntamente alla Commissione agricoltura e alle Regioni, che ha portato a una modica di una norma sull'IVA in agricoltura. Il secondo esempio è un atto sulle successioni che ha poi rispecchiato nella fase successiva esattamente le osservazioni che aveva espresso il Senato della Repubblica. Credo che tutto questo lavoro debba servire anche a ciò.
Mi ha fatto molto piacere, signor Ministro, ascoltare i suoi impegni perché non sempre è stato detto in quest'Aula (e credo che dovremmo essere noi a saper comunicare queste cose, a rappresentare la cinghia di trasmissione con i cittadini) che i Fondi europei sono soldi nostri e degli altri Paesi europei che vengono redistribuiti. Il fatto di avere un saldo negativo è enormemente penalizzante. Sappiamo che ci sono territori del Paese che hanno imparato ad usare quei Fondi e territori che non li sanno usare per mancanza di progettualità, per incapacità, forse anche per regole burocratiche molto pesanti. Però sono assolutamente convinta che stare in Europa significhi saper approfittare di tutte le occasioni che dà l'Europa. Infatti, se è vero che possiamo essere anche disposti a sacrificare un pizzico della nostra libertà per l'appartenenza all'Europa, è anche vero che i nostri cittadini si aspettano dall'Europa un aiuto, una difesa, e non certamente soltanto sanzioni. Su questo dovremo lavorare.
Mi ha fatto molto piacere anche il fatto che lei, signor Ministro, abbia fatto un diretto riferimento alla possibilità, così come ora viene fatto soltanto nell'ambito delle Commissioni esteri, di una consultazione con le Commissioni politiche dell'Unione europea per quello che riguarda atti di indirizzo rispetto al comportamento che poi terrà il nostro Governo nelle sedi europee.
Ammesso che ci vogliamo rimanere e che il sistema non esploda, dobbiamo imparare ad usare al meglio tutto quello che l'Europa ci mette a disposizione. Ho scoperto, ad esempio, che moltissime associazioni non sanno della possibilità di partecipare alle consultazioni pubbliche che ormai da tempo vengono regolarmente pubblicate in Rete. Sono state aperte consultazioni sulle professioni intellettuali e su tantissimi altri argomenti.
L'Italia, secondo me, lavora poco su questo versante, sulla comunicazione verso i cittadini, le istituzioni, le associazioni. Anche per tale motivo, la nostra voce non arriva in Europa.
Inoltre, onorevole Ministro, vorrei rivolgerle un invito, anche se il Parlamento europeo si sta già interessando alla questione. Credo che, in un momento in cui si chiedono grandi sacrifici ai cittadini degli Stati europei, un po' più di sobrietà nelle istituzioni europee non guasterebbe. Ricordo che al loro interno lavora un numero di persone elevatissimo. La senatrice Poli Bortone ha ricordato poi la questione della doppia sede, che è un piacere che stiamo facendo alla Francia, che ci sa bastonare bene su tantissime cose, ma quando si cerca di toccare una questione che rappresenta un interesse di tutta l'Europa, pone l'altolà dicendo che Strasburgo non si tocca, perché la città, senza il Parlamento europeo, indubbiamente perderebbe una parte notevole di introiti. (Applausi dei senatori Pastore e Garavaglia Mariapia).
Sarebbe inoltre il caso di ripensare al servizio diplomatico europeo, per garantire il quale si prevede l'assunzione di una quantità enorme di personale; un servizio diplomatico che, peraltro, andrebbe per conto suo, senza contatti neppure minimi con i normali servizi diplomatici dei Paesi che lo compongono. Aggiungo inoltre che pure la figura dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, da quando è stata istituita, non mi pare abbia dato grandi risultati. Ritengo che tutti questi punti meritino un ripensamento.
Ringrazio tutti i senatori della 14a Commissione, ma anche tutti gli altri senatori. Voglio precisare che si è deciso di esaminare la risoluzione in Aula perché rappresentava un'occasione per parlare in questa sede di Europa, di che cosa è, di come possiamo rapportarci con questa entità che - lo ripeto - forse se l'avessimo accolta con più diffidenza sarebbe stato meglio. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e della senatrice Poli Bortoni).
MARINARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINARO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, come è già stato detto da altri colleghi, meno di un mese fa in quest'Aula abbiamo iniziato un dibattito a volte di qualità. Oggi il contesto mi sembra cambiato, non solo con riguardo alle presenze in Aula, ma alla situazione politica italiana e, conseguentemente, ai riflessi nell'Unione europea.
Oggi il salvataggio dell'euro e dell'economia occidentale è diventato una condizione indispensabile per tutti: non solo per i Paesi in sofferenza come il nostro, ma anche per quelli più forti.
Le previsioni indicano che stiamo entrando in una fase di recessione per l'Italia e di una stagnazione per tutta la zona euro. Penso, onorevole Ministro, che sia giunto il tempo di agire, in Italia e in Europa. Detto in altri termini, penso sia finito il tempo delle tante e troppe pause in Europa. Ora è giunto il momento di politiche giuste e incisive e di istituzioni autorevoli e credibili per consolidarle, non solo dal punto di vista nazionale ma anche europeo. In questo senso, penso sia giusto immaginare accordi condivisi e coinvolgenti, da introdurre anche in un nuovo Trattato. È giusto, soprattutto per fissare regole nella zona euro, perché questo è il punto.
La zona euro non può continuare ad avere una moneta unica senza le politiche che comporta il sostegno ad una moneta unica. E credo che queste regole e queste istituzioni debbano mantenere un carattere inclusivo e aperto, perché è fondamentale per l'unità dell'Europa: ci vuole un nocciolo duro, ma ci vuole anche la determinazione a mantenere unita l'Europa a 27.
Alla luce di questi cambiamenti, credo che la conclusione del nostro dibattito assuma una centralità ancora maggiore rispetto a quella sottolineata nel corso della discussione generale dal relatore e dallo stesso Ministro, che ringrazio per i suoi impegni e per le parole qui espresse (avremo modo di tornare sulle questioni).
Il tema all'ordine del giorno attiene con bruciante attualità ai meccanismi di costruzione e rafforzamento della democrazia partecipata in Europa, cosa che emerge con forza oggi, e al ruolo che in tale processo e nel contesto istituzionale fissato devono svolgere i Parlamenti nazionali. Anche da questo punto di vista, ritorna con forza la questione della democrazia europea, intesa come cessione di sovranità a favore però di organismi sovranazionali riconosciuti, partecipati e coinvolgenti: questa è la sfida che abbiamo di fronte all'emergenza e a quello che comporta nella costruzione del futuro.
In questo senso, mi sembra che l'attuale Governo, attraverso non solo gli impegni presi qui, ma anche la sua azione decisa, abbia intrapreso il giusto percorso, in particolare nel riequilibrio di quelli che sono ruoli e prerogative tra Governo e Parlamento, cosa che si era un po' persa per strada con il precedente Governo, e in particolar modo sulla nostra appartenenza all'Unione europea. Anche da questo Parlamento, signora Presidente, deve quindi venire un impulso diverso su come affrontare le questioni europee che abbiamo di fronte, tenendo vivo il dibattito e l'interesse non solo nella 14ª Commissione, ma anche nelle Commissioni di merito e in Aula sulle sfide attuali, a partire dai grandi impegni sulle nuove prospettive finanziarie, che comportano nuove regole in materia di politica di coesione, di politica agricola, di fondi strutturali e di tante altre politiche comuni, che ormai sono sempre più invasive a livello nazionale.
Signora Presidente, per quanto mi riguarda, uno dei problemi è appunto quello di un buon funzionamento democratico anche del nostro Parlamento, perché in questa fase, più che mai, ritorna la centralità del Parlamento: l'evoluzione dei tempi, infatti, a partire dall'evoluzione dell'architettura istituzionale europea, richiede un consolidamento sicuramente dell'asse orizzontale, che concerne il ruolo e le relazioni codificate tra le istituzioni europee, ma in particolare dell'asse verticale, che si sviluppa e si articola tra le istituzioni europee e quelle nazionali, asse nel quale i Parlamenti nazionali devono essere colonna portante e snodo decisivo, tanto più in un periodo in cui si chiedono sacrifici ai cittadini europei per rafforzare il comune destino europeo. Noi non ci rassegniamo a questa situazione: noi vogliamo rilanciare il comune destino europeo anche attraverso i pesanti sacrifici cui siamo tutti chiamati.
Come si può vedere, l'argomento che la Commissione affari europei del Senato ha voluto portare all'attenzione di questa Aula non è né rituale né banale.
Da questo punto di vista, emerge la volontà comune, almeno nella 14a Commissione, di sviluppare e approfondire in questo ramo del Parlamento l'europeismo nazionale, che si era in un certo senso perso o comunque si era intiepidito negli ultimi anni. Ancora oggi questo europeismo è chiamato ad uno sforzo comune straordinario, in stretto rapporto con l'agenda politica europea.
Il dibattito - lo ripeto - non è né rituale né banale perché si tratta, al contrario dello scorso anno, non solo della prima significativa verifica della nuova procedura, ma anche - lo abbiamo ascoltato - della valutazione dell'impatto delle novità varate con il Trattato di Lisbona. Come è stato già sottolineato nel corso del dibattito, si tratta di novità importanti che hanno a che fare con la democrazia partecipata e con la definizione del processo legislativo a livello europeo. Penso che al riguardo dobbiamo riflettere approfonditamente.
Sebbene il Senato abbia conseguito ottimi risultati sia per qualità che per quantità, c'è infatti ancora tutto un lavoro da organizzare e sviluppare, soprattutto per assicurare quella circolarità europea che diventa sempre più indispensabile nel nostro Paese, al fine di dare il giusto valore e il giusto peso all'Unione europea, la quale diventa sempre più parte integrante e significante della politica interna.
Allora, Presidente, i risultati significativi e importanti ottenuti per quanto riguarda il Senato non ci devono far dimenticare che vi sono ancora delle carenze e soprattutto un problema aperto sul funzionamento democratico del nostro sistema di recepimento della legislazione europea. Al riguardo, vorrei tornare ad insistere sulla necessità - mi rivolgo in particolar modo ai colleghi della 1a Commissione - di riflettere sullo stimolo all'approfondimento che implicitamente ci viene dalla nuova procedura europea, e non solo sulla fase ascendente, che ha visto buoni risultati, ma anche sul meccanismo di recepimento della legislazione europea nel nostro ordinamento interno, che - come sappiamo - continua a porci gravi problemi.
Bisogna sciogliere un nodo centrale, Ministro, cosa che può avvenire solo ‑ a mio modo di vedere ‑ con la coralità dei contributi, ossia con Governo e Parlamento. Si tratta infatti di una questione che ha a che fare con gli interessi diffusi che devono essere ricondotti nell'interesse nazionale, il quale a sua volta deve essere collocato nell'interesse comune.
Il problema è come riuscire a declinare i due interessi. In questo senso mi permetto, Ministro, di chiedere coerenza anche con quanto viene stabilito nella nuova procedura del Trattato di Lisbona rispetto al coinvolgimento nella produzione legislativa europea dei Parlamenti nazionali, sia nella fase ascendente che in quella discendente. Proprio da questa nuova procedura viene una indicazione precisa a livello europeo. Da una parte, si tratta dell'associazione dei Parlamenti per colmare il deficit democratico europeo. Dall'altra parte, però, deve esserci una coerenza ed una corrispondenza sempre più forte con gli impegni che assumiamo con la legislazione europea, proprio per facilitare il recepimento ed evitare approssimazione, confusione e ritardi, che ormai diventano sempre più gravosi e pesanti per uno Stato che non si conforma alla legislazione europea.
Chiudo, Presidente, con una richiesta: stiamo facendo tutto ciò senza aver proceduto ancora all'adeguamento del Regolamento del Senato...
PRESIDENTE. Lo ha già detto.
MARINARO (PD). E lo rafforzo! Uno degli impegni più rapidi deve essere quello da parte di questo ramo del Parlamento ad adeguare quanto prima il proprio Regolamento. (Applausi dal Gruppo PD).