Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

Passiamo alla votazione finale.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signor Sottosegretario, ci troviamo oggi ad approvare una legge senza grandi entusiasmi. L'approviamo, ma non siamo contentissimi di questa legge, elaborata dopo 12 anni dall'approvazione della legge precedente con la quale si poneva un problema di estremo rilievo, vale a dire dare dignità di livello universitario a tutti coloro che seguivano gli studi negli istituti di alta formazione e specializzazione artistica e musicale in un sistema articolato, diversificato e diseguale che in Italia ha creato notevoli difficoltà sia per gli studenti che per i docenti.

Colgo l'occasione per rivolgere tanti auguri al nuovo Sottosegretario e per ringraziarlo della sua presenza.

Separo le due grandi categorie perché, mentre rispetto alle esigenze degli studenti in fin dei conti questo disegno di legge «a costo zero» riconosce dei diritti, a livello di stato giuridico del personale docente e, quindi, di riflessi economici e di carriera non è riuscito a dare delle risposte. L'abbiamo registrato anche dal dibattito vivace e intenso che si è sviluppato ieri con la presentazione, da parte di alcuni colleghi che hanno particolarmente seguito il discorso, di alcune proposte. E conoscendo i tempi della transitorietà delle leggi italiane, dobbiamo dire che, probabilmente, non sarà molto facile riuscire a dare in tempi brevi delle risposte a queste legittime esigenze.

Voglio rilevare però che alcuni punti fermi, in ogni caso, con questo disegno di legge sono stati messi. Il primo è quello che riguarda l'equipollenza dei diplomi accademici di primo livello, che sono appunto considerati alla stregua di lauree triennali, e dei diplomi accademici di secondo livello, considerati alla stregua di lauree magistrali.

Si dice anche una parola molto chiara sui percorsi formativi che vi sono stati rispetto all'ordinamento previgente. Anche questo aspetto è importante, perché tante volte, purtroppo, abbiamo lasciato un po' in sospeso questi discorsi, creando una sorta di iato fra ciò che c'è stato prima e ciò che è stato prefigurato per il futuro.

È stato anche molto interessante, a livello di maggiore partecipazione attiva e propositiva, l'istituzione del Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori. Tale organo, infatti, esercita, attraverso un'interlocuzione molto attenta, vivace e propositiva con il Ministero, alcune funzioni che riteniamo abbastanza importanti e che accentuano la partecipazione attiva degli studenti, i quali partecipano anche con tre rappresentanti in seno al Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale.

Un altro elemento positivo che abbiamo riscontrato all'interno del disegno di legge (alla cui stesura, peraltro, abbiamo partecipato anche noi, avendo già preso parte, a suo tempo, alla redazione finale della legge n. 508 del 1999) è il riconoscimento della comprovata esperienza in una delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane, da considerare titoli validi per accedere all'insegnamento del canto. Anche questo elemento è particolarmente significativo, pur non costando niente.

Si inserisce, inoltre, una norma chiara, non più affidata all'interpretazione più o meno benevola di circolari diramate da qualche direttore generale, riguardo alla possibilità, per i privatisti, di accedere alle prove di esame presso i conservatori di musica se sono già in possesso dell'esame di compimento inferiore, secondo il vecchio ordinamento.

Si tratta di una battaglia pregevolmente iniziata dal collega Stiffoni della Lega, il quale ci ha coinvolti in un problema che poteva sembrare di dettaglio, o semplicemente circoscritto a determinate aree geografiche, ma che in effetti non è tale. È un aspetto di particolare rilievo che abbiamo tentato all'inizio di portare avanti, con il collega Stiffoni innanzitutto, in termini di disegno di legge autonomo, ma che alla fine mi sembra abbia trovato una sorta di collocazione in questa disciplina. (Commenti del senatore Stiffoni). Ma quella che abbiamo condotto era comunque una bella battaglia e poteva trovare una giusta collocazione.

È stata poi prevista l'ammissione ai conservatori musicali dei cosiddetti talenti precoci provenienti dalle scuole medie o dai licei ad indirizzo musicale.

Ed ancora, è stata rivolta una particolare attenzione (che ha una sua valenza, se vogliamo riconoscerci come italiani) ad alcune scuole di altissima tradizione culturale, come l'Accademia nazionale di Santa Cecilia, consentendo con il sistema dei comandi l'attivazione dei corsi di perfezionamento. Mi rendo conto che anche in questo senso avremmo potuto fare qualcosa di più, perché, se è vero che l'Accademia di Santa Cecilia è un simbolo per la cultura musicale italiana di tradizione, è altrettanto vero che altri istituti, al pari di quello di Santa Cecilia, potevano avere diritto all'attivazione di corsi di perfezionamento.

Infine è stata ribadita la volontà da parte del Parlamento - perché di questo ancora si tratta - di istituire entro sei mesi i politecnici delle arti con autonomia statutaria e regolamentare, i cui titoli di studio sono equivalenti ad ogni effetto di legge a quelli rilasciati dalle università. Al riguardo, mi permetto di fare un'osservazione, sulla quale forse potremmo ritornare in altra sede, anche attraverso un semplice dibattito in Commissione istruzione pubblica, alla presenza non soltanto del Ministro e del Sottosegretario interessati ma anche, eventualmente, del Ministro per gli affari regionali.

Ritengo che ribadire la volontà di istituire i politecnici delle arti in una legge a costo zero sia indubbiamente un fatto positivo, come è certamente un fatto positivo che i politecnici possano essere istituiti su base regionale o interregionale. Ma credo che sia altrettanto importante, soprattutto in un tema che non so se definire di federalismo, ma che certamente attiene all'autonomia e al protagonismo delle Regioni, cercare di trovare dei canali di finanziamento attraverso interventi di carattere regionale, prefigurando anche un forte partenariato fra pubblico e privato, per fare in modo che i politecnici delle arti possano trovare finalmente attuazione.

Con questo provvedimento siamo riusciti ad adeguare questi istituti all'ordinamento dell'autonomia universitaria, se non altro assicurando l'equipollenza dei titoli di studio. La singolarità è quella che sottolineavo all'inizio del mio intervento, e cioè che si è intervenuti in un senso e non invece sullo stato giuridico dei docenti, per cui ci scontriamo con la solita stranezza italiana che fa sì che non si approvino mai provvedimenti completi o che abbiano una loro coerenza dall'inizio alla fine.

Il fatto che si creino delle professionalità di alto livello, non solo per la valorizzazione ma anche per la fruizione dei beni culturali, immateriali o materiali, è un fatto decisamente importante, anche perché abbiamo vissuto l'ulteriore ambiguità di istituti che informavano ma non formavano e di istituzioni che formavano ma non informavano. Penso alla questione degli antichi mestieri, per esempio, affidati esclusivamente a quella improbabile situazione che è la formazione professionale delle nostre Regioni.

In questo clima di "embrassons-nous", anche noi ci abbracciamo intorno a questo provvedimento, e diciamo che va bene e che andiamo avanti, ma non possiamo non sottolineare la nostra insoddisfazione per alcuni aspetti che riteniamo siano fondamentali. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, il disegno di legge, a prima firma del collega Asciutti, che ci accingiamo a votare si prefigge - al pari di numerosi altri disegni legge che erano stati presentati per la medesima materia (tra questi anche l'Atto Senato n. 912 della collega Bugnano dell'Italia dei Valori) - lo scopo di implementare i principi contenuti nell'ultimo comma dell'articolo 33 della Costituzione.

Voglio innanzitutto specificare che la 7a Commissione ha inizialmente svolto il suo lavoro su disegni di legge di portata più ampia, come gli Atti Senato nn. 518, 539, 912 e 1451, i quali prevedevano non solo la valorizzazione del sistema dell'alta formazione artistica e musicale (AFAM), ma anche norme riguardanti altri enti, altri istituti.

Tuttavia, sia per l'impossibilità di legiferare in riferimento ad un ambito vasto, ma anche e soprattutto in considerazione dell'impossibilità di riuscire ad approvare un disegno di legge che prevedesse delle spese, il testo approvato all'unanimità dalla 7a Commissione non contiene riferimenti relativi al riconoscimento dello status economico del personale docente.

Occorre segnalare che l'esigenza di dare piena e completa attuazione alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, di riforma delle accademie e dei conservatori, era ed è oggettivamente improcrastinabile. Numerosi sono stati infatti i problemi rilevati sul piano applicativo, che obbligano il legislatore odierno ad intervento che regoli la materia, assicurando la certezza del diritto al comparto in questione.

La necessità, l'esigenza principale, che il legislatore dovrebbe soddisfare è quella di equiparare i diritti e gli interessi degli studenti italiani a quelli dei loro colleghi europei, procedendo al riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dalle accademie e dai conservatori italiani. Ovvero, dare seguito al cosiddetto Processo di Bologna.

Gli autorevoli colleghi che ha preso la parola prima di me hanno già spiegato cosa rappresenti questo Processo. Io vorrei solo esortare i colleghi a far caso che esso aveva delle scadenze prefissate, purtroppo anch'esse disattese dal nostro Paese.

A riprova di quanto dico, numerose sono state le accuse volte dagli organismi comunitari nei confronti dell'inerzia del legislatore italiano, inerzia troppe volte rilevata e messa sott'accusa, purtroppo non solo in questo campo.

Eccoci quindi al disegno di legge in questione. Esso si aggiunge alla legge di riforma delle istituzioni AFAM (la n. 508 del 1999) e in parte ne modifica i contenuti, intervenendo anche su alcuni punti dei regolamenti attuativi da essa discendenti.

Una delle questioni di maggior rilievo affrontate in questo disegno di legge, che costituisce anche una novità rispetto alla legge di riforma prima citata, è certamente l'equipollenza dei titoli rilasciati dall'alta formazione artistica e musicale con le lauree universitarie, che avrebbero dovuto essere individuate attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dalla legge n. 508 del 1999 e mai emanato.

La definizione delle equipollenze fra i titoli di studio dell'alta formazione artistica musicale e coreutica e le classi di laurea e di laurea magistrale dell'università è, infatti, un obiettivo prioritario per la programmazione, la razionalizzazione e l'integrazione del sistema della formazione di terzo livello in Italia.

In un settore caratterizzato dalla presenza di titoli di studio differenti per denominazione ma omologhi per finalità, le equipollenze costituiscono, infatti, uno strumento imprescindibile per dare efficacia sul piano formale ai percorsi formativi, garantendone nel contempo la necessaria flessibilità, in un sistema dei saperi e delle conoscenze che va rapidamente mutando ed evolvendosi. L'equipollenza si stabilisce a partire dalla comparazione degli ordinamenti curriculari dei corsi di studio.

Il sistema AFAM, va ricordato, ha esteso e specializzato la propria azione formativa in ambiti più ampi di quelli precedentemente delineati dagli ordinamenti tradizionali. A partire dal 2005, ad esempio, nelle accademie di belle arti, le scuole storiche, che rilasciavano diplomi quadriennali in pittura, scultura, scenografia, decorazione, analogamente a quanto avvenuto nelle università, sono state riarticolate in base al modello definito 3+2 e affiancate da nuove scuole - grafica, restauro, progettazione artistica per l'impresa e così via - in continuità con la tradizione formativa in ambito estetico ed artistico delle accademie, ma non del tutto omologabili alle caratteristiche dei precedenti percorsi.

Proprio nelle nuove aree formative si è riscontrata e si va riscontrando la maggiore consonanza tra i modelli universitari e quelli dell'alta formazione artistica, tanto da indurre i due organi tecnici, il CNAM e il CUN, a istituire una commissione congiunta (CUN-CNAM) e ad attivare o proporre alcuni specifici tavoli tecnici di settore (quali design, restauro, musicologia, paesaggio, arti visive), per studiare la possibilità di definire corrispondenze (su cui basare le equipollenze) tra i titoli delle diverse istituzioni, a partire da una lettura sinottica del sistema dei settori disciplinari universitari ed AFAM, delle declaratorie, degli ordinamenti, dei curricula.

Altra questione di rilievo è la costituzione del Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori, che mancava infatti nell'AFAM, e certamente sarà utile per individuare e promuovere le varie problematiche relative agli studenti, che oggi rispetto al passato, in particolare quelli dell'alta formazione, hanno una maggiore consapevolezza, hanno molte fonti di informazione e sono in grado di giudicare e di valutare meglio l'offerta formativa e gli sbocchi professionali.

Non è più pensabile una governance che, nel perseguire il continuo miglioramento dei servizi offerti dall'istruzione, si privi dell'apporto costruttivo e dell'iniziativa di coloro ai quali quegli stessi servizi sono orientati.

Rimane comunque il problema della mancata erogazione di fondi per il mantenimento di tale organo che, proprio perché composto da studenti, dovrebbe prevedere almeno i rimborsi spese per il suo funzionamento.

Concludo con un commento alla possibile costituzione dei politecnici delle arti per favorire una formazione ad ampio raggio per gli studenti e una facilitazione nell'individuazione degli sbocchi professionali. Essi erano già previsti nella legge di riforma: ad oggi, mancavano proprio norme specifiche per la loro attuazione.

Elemento di criticità risiede comunque nel fatto che, al contrario di quanto previsto dalla legge n. 508, sono state escluse dalla possibilità di convenzionamento le università.

Tuttavia, siamo dinnanzi all'unico testo che questo Parlamento, in un momento così difficile economicamente, possa approvare e, nonostante avremmo preferito qualcosa in più, dichiaro il voto favorevole dell'Italia dei Valori. (Applausi dal Gruppo IdV).