Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

*SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevole relatore, innanzitutto voglio ringraziare il relatore e la Commissione cultura per il lavoro di mediazione e di costruzione e ricostruzione di questo testo, che coglie il meglio di tutte le proposte che sono state presentate, ma con un filo conduttore intelligente che ha voluto rendere omaggio alla concretezza.

A volte - quasi sempre - l'ottimo è nemico del bene e quindi abbiamo cercato tutti insieme di fare il possibile perché la legge n. 508 del 1999 che, a distanza di anni, ancora risulta inapplicata, potesse diventare una legge effettiva dello Stato italiano e per questo settore dell'alta formazione artistico-musicale. Ciò che non è accaduto, vale a dire i regolamenti che non sono stati emanati in tutti questi anni dai diversi Governi, di destra e di sinistra, che si sono succeduti, oggi può essere concretamente attivato immediatamente, tramite la legge e questo è il primo obiettivo importante che si è realizzato con questo testo che incontra una concordia bipartisan e vede soprattutto sancito un diritto ai nostri studenti i quali, in tutta Europa, vedranno riconosciuta l'equipollenza dei titoli di studio, cosa che non è ancora stata fatta e che li penalizza notevolmente.

Sappiamo, infatti, che i nostri studenti, non avendo un titolo equiparato alla laurea, non potevano accedere, ad esempio, ai concorsi per le orchestre a livello internazionale, anche se ne avevano diritto in base alla preparazione. Questa era un'anomalia che penalizzava gli studenti italici nonostante il loro percorso di preparazione fosse talvolta anche più approfondito rispetto a quello di studenti provenienti da altri Stati europei.

Quando dalla Corea o anche da Paesi dell'Est vengono da noi studenti per impegnarsi nei nostri conservatori e nelle nostre accademie, lo fanno perché trovano una differenza di qualità nella formazione, ed è assurdo che tale differenza non abbia il giusto riconoscimento nell'equipollenza del titolo di studio, già sancita dalla legge n. 508 e per la quale mancavano soltanto i regolamenti attuativi. Non stiamo qui a individuare colpe di questo o quello, siamo soddisfatti del risultato che siamo riusciti a ottenere in tale settore, come in altri (il riconoscimento dell'eccellenza, la valorizzazione dell'attività dell'Accademia di Santa Cecilia eccetera); «diamo a Cesare quel che è di Cesare»: le eccellenze vanno gratificate e soprattutto, se mi permette, signor Sottosegretario, sostenute nei limiti del possibile.

Capisco la ristrettezza finanziaria e il momento difficile, però anche in una situazione di difficoltà un Governo intelligente, che vuole portare il Paese fuori dalle secche della crisi deve puntare sui settori trainanti, sui settori che costituiscono il biglietto da visita del Paese, sui settori in cui la creatività italiana fa la qualità e questa viene comunque premiata, anche a livello economico. O capiamo questo e investiamo effettivamente nella formazione anche nel settore dell'arte oppure siamo destinati ad un lento declino, che prima di tutto sarà culturale e poi economico.

Voglio aggiungere che secondo me, oltre alle equipollenze dei titoli di studio e a quanto è stato detto, il cuore di tale provvedimento sta nell'avere introdotto (non mi stanco mai di sottolinearlo perché con il relatore Asciutti conducemmo allora una grande battaglia che conseguì il suo obiettivo all'80 per cento e oggi al 100 per 100) il riconoscimento della possibilità - immediata anche questa - di istituire in tutte le Regioni o nelle macro-Regioni i cosiddetti Politecnici delle arti. In tutta Europa esistono politecnici delle arti, lo dicevo anche ieri, anche in Russia, perché ovviamente questo è il livello universitario di un settore che non può essere accorpato all'università (è una bestemmia quella che per anni è stata sostenuta e che ha impedito la riforma).

Oggi riconosciamo piena autonomia statutaria, didattica e organizzativa ai Politecnici delle arti, nei quali dovranno confluire tutte le realtà del territorio - accademie, conservatori, eccetera - che costituiranno un unicum con una gestione autonoma di livello universitario, così come i titoli saranno di livello universitario. Questa è una rivoluzione copernicana, perché, così come fatto per l'università, un procedimento di valorizzazione delle eccellenze e di razionalizzazione del tutto deve essere realizzato anche in tale settore, con un progetto che razionalizzi e metta in campo una gestione di livello e di qualità e che deve soddisfare le esigenze di territori anche vasti, ma con un raccordo complessivo che metta in grado queste istituzioni di ricevere anche i finanziamenti statali e di non dipendere soltanto dalle Province e dalle Regioni, che peraltro non hanno più una lira da erogare.

È una sopravvivenza che si garantisce attraverso l'istituzione di politecnici delle arti, di istituti di qualità in tutti i territori. Mi auguro che anche le Regioni sappiano cogliere il significato di tutto ciò, perché è chiaro che si tratta di un procedimento che vede il Ministero in prima persona, ma anche le autorità regionali pienamente e attivamente coinvolte, senza perdere tempo. Non c'è un minuto da perdere, signor Sottosegretario, perché questo settore sta languendo da troppo tempo e si trova in una situazione veramente disperata.

L'ultima nota un po' più negativa rispetto alla complessità del testo è quella che, nel mentre abbiamo soddisfatto pienamente le esigenze degli studenti, come è stato ricordato, vale a dire la loro presenza attraverso un Consiglio nazionale che può interloquire con il Ministro e interagire anche nelle proposte di modifica, ampliamento e razionalizzazione e anche di qualità dei percorsi formativi, non abbiamo dato una sufficiente sottolineatura alle esigenze del corpo docente. Si diceva prima che manca la riforma dello stato giuridico.

Non è la prima volta che ciò accade e lo dico per la mia esperienza parlamentare, soprattutto nel settore della scuola e dell'università (dove ho sempre lavorato, tranne che in questa legislatura in cui lavoro a latere, perché sono in un'altra Commissione); ho visto sempre prima le riforme e poi gli stati giuridici. Quindi, ancora una volta procediamo su questa strada. Non mi scandalizzo più di tanto, purché si tenga conto veramente che molti di questi insegnanti, lo dicevo ieri, proprio per insegnare hanno rinunciato alla loro carriera nelle grandi orchestre e nei grandi teatri a livello internazionale. È per vocazione che hanno scelto questa strada, per l'interesse della cultura, la formazione dei giovani, penalizzando la loro carriera e la loro capacità di monetizzare le loro qualità professionali.

A questo punto credo sarà un atto dovuto, in tempi più congrui, dal punto di vista della possibilità di portare a termine questa operazione, mettere mano anche allo stato giuridico di questo comparto. Inoltre voglio sottolineare al Sottosegretario presente, che ha seguito attentamente tutti i lavori, la necessità di mantenere, almeno fino a che non sia stato completato l'iter, il comparto specifico. Abbiamo riconosciuto la specificità del settore, di cui si parla, come «alta cultura», anche nella Costituzione. Allora riconosciamogli anche la specificità di rappresentare le proprie esigenze, così come fanno altri settori.

Questo non significa parcellizzazione; significa sottolineare una peculiarità, quella dell'arte che non sta a me ricordare, perché sappiamo tutti cosa significhi. Lo sanno coloro che la interpretano, coloro che se ne fanno carico, coloro che vogliono che le giovani generazioni abbiano ancora, sia la capacità di creare, di pensare, di costruire un mondo alternativo a modelli stereotipi, sotto tutti i profili, dal linguaggio musicale a quello del design a quello dell'espressione corporea in versioni che noi non abbiamo fino ad oggi mai esplorato, anche attraverso nuove tecnologie, sia la possibilità di una autorappresentazione che colga gli aspetti peculiari di questo settore, cosa che non si può fare a livello generico.

Mi auguro che alla Camera il Governo possa presentare una approfondita relazione tecnica che consenta di intervenire sugli aspetti che noi oggi, per necessità (il Governo si è appena insediato), abbiamo dovuto accantonare, rinunciando a questioni che ci stanno profondamente a cuore.

Colleghi, abbiamo parlato di accademie e di conservatori, di realtà che sono rimaste fuori dalla statizzazione, che vivono quindi un momento di grandissima difficoltà. Parliamo di Perugia, di Genova, di Ancona, di città capoluogo di Regione. Ora c'è questa possibilità. Creiamo i politecnici delle arti; però le istituzioni che hanno già fatto la domanda, signor Sottosegretario, devono avere una risposta, perché le posso assicurare che, ad esempio, per Ancona la domanda è stata fatta in tempi congrui, ma la risposta deve ancora venire.

Le lentezze burocratiche e amministrative devono trovare una soluzione. È inutile che il Parlamento approvi le leggi se poi la burocrazia ministeriale le boicotta giorno per giorno e le rende inapplicabili. Chiudo, non con una speranza, ma con una sollecitazione che la impegna, Sottosegretario, perché è inimmaginabile che nel momento in cui faticosamente il Parlamento riesce ad approvare una legge di iniziativa parlamentare ci siano burocrazie ministeriali che la boicottano non si sa per quali interessi. Su questi interessi stendiamo un velo pietoso, ma se sarà necessario li punteremo tutti con la pistola fumante mettendoli in chiaro una volta per tutte.

Che sia la volta buona che gli uffici e la burocrazia ministeriale facciano fino in fondo il loro dovere. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PdL e PD).