Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

BEVILACQUA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (PdL). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi, consentitemi di cominciare il mio intervento ringraziando il relatore e l'intera Commissione per il buon lavoro svolto e facendo gli auguri di buon lavoro al Governo, e anche a lei, onorevole Sottosegretario.

Al netto della disinformazione che ha costretto il presidente Berlusconi a dimettersi, credo che il Governo del Presidente fosse un approdo obbligato. Mi auguro che, pur tra tante difficoltà, riesca a tirare il Paese fuori da questa pericolosa deriva economica. Il ministro Profumo, nel suo primo intervento la scorsa settimana in Commissione, ebbe a dire di sentirsi uno studente. Ebbene, gli auguro che dopo un corso di studi, lungo o breve che sia, possa essere promosso: se ne gioverebbe di certo la scuola italiana. Del resto, il Presidente del Consiglio dal canto suo ha cercato di esorcizzare le contingenze negative di questo Governo nominando qualche giorno fa il diciottesimo Ministro, uscendo così dal pericoloso numero diciassette (non si sa mai).

Quanto al disegno di legge n. 1693 d'iniziativa parlamentare, esso ha quasi una valenza profetica nei confronti di questo Governo: porta, dopo la prima firma del senatore Asciutti, quella dei senatori rappresentanti di tutti i partiti che costituiscono questa nuova maggioranza.

Il Popolo della Libertà valuta favorevolmente questo disegno di legge, che è giunto finalmente all'esame dell'Assemblea. Il Senato, avendo votato a suo tempo all'unanimità la legge di riforma n. 508 del 1999, ha dimostrato di credere pienamente nell'equiparazione del comparto dell'alta formazione artistica e musicale con quello universitario. Tale legge prevedeva una serie di regolamenti attuativi per la definizione, tra l'altro, dei requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica delle istituzioni e dei docenti, dei requisiti di idoneità delle sedi, delle procedure di reclutamento del personale, dei criteri generali per l'adozione degli istituti di autonomia, dei criteri per la programmazione, il riequilibrio e lo sviluppo dell'offerta didattica, dei criteri generali per l'istituzione e l'attivazione dei corsi, per gli ordinamenti didattici e per la programmazione degli accessi e, infine, delle modalità di valutazione. A oltre un decennio dall'approvazione della legge, occorre constatare che solo due di questi regolamenti sono stati adottati dal Governo, il n. 132 del 2003 sull'autonomia e il n. 212 del 2005 sugli ordinamenti didattici.

La riforma è dunque rimasta monca per la lentezza del Governo, o per meglio dire dei Governi, di diverso colore politico, che si sono succeduti alla guida del Paese dal 1999 ad oggi, nel dare attuazione ad una legge votata all'unanimità dal Parlamento. Questo la dice lunga sulle resistenze che il pieno dispiegamento della riforma ha incontrato da parte di interessate baronie a causa delle rendite di posizione che essa andava ad intaccare.

Tuttavia, il Parlamento crede ancora fermamente in quella riforma ed è pronto a normare con questa legge gli aspetti che aveva in un primo tempo demandato alla potestà regolamentare dell'Esecutivo. Due sono quelli più urgenti che si sarebbero dovuti sanare: l'equiparazione della docenza e quella dei titoli di studio.

Quanto al primo aspetto, occorre sottolineare come i docenti delle istituzioni dell'alta formazione, benché formino studenti che debbano già avere conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, abbiamo ancora lo status di insegnanti di scuola media. Si tratta di una intollerabile ingiustizia che occorre risolvere al più presto. Purtroppo però neanche questo disegno di legge è risultato idoneo allo scopo, dal momento che le proposte presentate hanno registrato il parere contrario della Commissione bilancio. Occorre del resto preliminarmente definire i requisiti di qualificazione didattica e scientifica, nonché le modalità di reclutamento di detto personale. Non ci resta quindi che rivolgere un appello al nuovo Governo affinché raccolga questa sollecitazione e sappia tradurla presto in consequenziali atti normativi.

Il secondo aspetto che si risolve - questo sì urgente - è l'equiparazione dei titoli accademici conseguiti con quelli universitari, affinché i diritti degli studenti italiani di accademie e conservatori siano finalmente uguali a quelli dei loro colleghi europei e sia posta fine ad una discriminazione incompatibile con la libertà di circolazione dei lavoratori stabilita dagli articoli 39 e 55 del Trattato dell'Unione europea, nell'ambito della quale rientra a pieno titolo la mobilità degli studenti di discipline artistiche. Tale finalità è ben conseguita dal nostro disegno di legge, che dichiara una volta per tutte l'equipollenza dei diplomi accademici con i diplomi di laurea.

Non si può poi sottacere l'importanza dell'istituzione dei politecnici delle arti entro sei mesi dall'approvazione della legge. Il parere contrario a diversi emendamenti da parte della Commissione bilancio rende meno convinto il nostro voto, perché riteniamo ingiusto non essere riusciti a sanare alcune situazioni, quali quelle degli insegnanti di strumenti musicali che hanno conseguito l'abilitazione con riserva ai corsi speciali del 2007, o quella riferita alla possibilità di stabilizzare il personale attraverso la trasformazione delle graduatorie in graduatorie ad esaurimento, e infine quella dei direttori di conservatorio con almeno 12 anni di direzione e ormai prossimi al pensionamento.

Comunque, poiché gli aspetti positivi del provvedimento sono prevalenti rispetto a talune perplessità evidenziate, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del PdL e chiedo la votazione con il sistema elettronico. (Applausi dal Gruppo PdL).