Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011
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Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 1693, 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415e 2675 (ore 10,28)
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, svolgo il mio primo intervento in questa fase dell'attività legislativa del Senato per dichiarare, a nome del Terzo Polo, un grande e convinto sì al provvedimento al nostro esame. Esso ha visto il lavoro congiunto - quasi a precedere questa formula di Governo - di diverse forze politiche, le quali si sono ritrovate unite nella necessità di dare riconoscimento ad istituti che considero di eccellenza - la mia città, Catania, è sede di accademie e conservatori, così come storicamente tutta la Sicilia - e che meritavano la nostra attenzione così come coloro che in essi lavorano.
Questo denota da parte delle forze politiche una sicura sensibilità e ci fa sperare, signori membri del Governo, in un'attenzione specifica al mondo della cultura, che è fortemente legato, a mio avviso, al mondo della ricerca e - perché no - anche alla possibilità di sviluppo economico della nostra Nazione. Per questo, il nostro voto favorevole è convinto.
Do atto ai colleghi, e soprattutto al senatore Valditara, di avere contribuito, fino a ieri, alla correzione di alcuni elementi che potevano mettere in dubbio la validità del progetto anche sotto l'aspetto economico. Ieri, ad esempio, si parlava di sforamento del bilancio: mi pare che l'intervento deciso, suadente anche, per certi aspetti, del senatore Valditara abbia contribuito a che il provvedimento arrivasse a conclusione. Quindi, ribadisco il netto e convinto voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo (ApI-FLI),che sul mondo della cultura in generale, non soltanto sul mondo della musica e dei conservatori, vuole appuntare la propria attenzione.
Sono tante, signor Sottosegretario, le difficoltà, che mi permetto di segnalarle, di questo mondo che peraltro, storicamente, ha dato tanto al nostro Paese: parlo soprattutto delle fondazioni liriche, che stanno soffrendo in Italia un momento di grande ristrettezza economica e che, anche sotto l'aspetto del personale, vivono delle gravi difficoltà. Vi sono sperequazioni tra i diversi teatri: mi riferisco, ad esempio, ai corpi di ballo, che vengono riconosciuti in alcune fondazioni e non in altre.
Per quanto riguarda i corpi di ballo, signor Sottosegretario, mi permetto di lanciarle questo assist, che non è una provocazione ma un invito a intervenire su questo aspetto. Dato che si sta discutendo di pensioni, è necessario fare attenzione al mondo del teatro, all'interno del quale vi sono alcune attività usuranti. Da decenni si parla di occuparsi dei corpi di ballo: i ballerini non possono andare in pensione come i lavoratori di altri settori, perché fanno un mestiere usurante, al quale - non sono tantissimi in Italia - va dedicata un'attenzione particolare.
Sono certo che questo Governo, al quale noi convintamente abbiamo dato la fiducia, saprà intervenire in questo settore particolarmente delicato e foriero di sviluppo per la nostra Italia. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLIe del senatore Serra).
*SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevole relatore, innanzitutto voglio ringraziare il relatore e la Commissione cultura per il lavoro di mediazione e di costruzione e ricostruzione di questo testo, che coglie il meglio di tutte le proposte che sono state presentate, ma con un filo conduttore intelligente che ha voluto rendere omaggio alla concretezza.
A volte - quasi sempre - l'ottimo è nemico del bene e quindi abbiamo cercato tutti insieme di fare il possibile perché la legge n. 508 del 1999 che, a distanza di anni, ancora risulta inapplicata, potesse diventare una legge effettiva dello Stato italiano e per questo settore dell'alta formazione artistico-musicale. Ciò che non è accaduto, vale a dire i regolamenti che non sono stati emanati in tutti questi anni dai diversi Governi, di destra e di sinistra, che si sono succeduti, oggi può essere concretamente attivato immediatamente, tramite la legge e questo è il primo obiettivo importante che si è realizzato con questo testo che incontra una concordia bipartisan e vede soprattutto sancito un diritto ai nostri studenti i quali, in tutta Europa, vedranno riconosciuta l'equipollenza dei titoli di studio, cosa che non è ancora stata fatta e che li penalizza notevolmente.
Sappiamo, infatti, che i nostri studenti, non avendo un titolo equiparato alla laurea, non potevano accedere, ad esempio, ai concorsi per le orchestre a livello internazionale, anche se ne avevano diritto in base alla preparazione. Questa era un'anomalia che penalizzava gli studenti italici nonostante il loro percorso di preparazione fosse talvolta anche più approfondito rispetto a quello di studenti provenienti da altri Stati europei.
Quando dalla Corea o anche da Paesi dell'Est vengono da noi studenti per impegnarsi nei nostri conservatori e nelle nostre accademie, lo fanno perché trovano una differenza di qualità nella formazione, ed è assurdo che tale differenza non abbia il giusto riconoscimento nell'equipollenza del titolo di studio, già sancita dalla legge n. 508 e per la quale mancavano soltanto i regolamenti attuativi. Non stiamo qui a individuare colpe di questo o quello, siamo soddisfatti del risultato che siamo riusciti a ottenere in tale settore, come in altri (il riconoscimento dell'eccellenza, la valorizzazione dell'attività dell'Accademia di Santa Cecilia eccetera); «diamo a Cesare quel che è di Cesare»: le eccellenze vanno gratificate e soprattutto, se mi permette, signor Sottosegretario, sostenute nei limiti del possibile.
Capisco la ristrettezza finanziaria e il momento difficile, però anche in una situazione di difficoltà un Governo intelligente, che vuole portare il Paese fuori dalle secche della crisi deve puntare sui settori trainanti, sui settori che costituiscono il biglietto da visita del Paese, sui settori in cui la creatività italiana fa la qualità e questa viene comunque premiata, anche a livello economico. O capiamo questo e investiamo effettivamente nella formazione anche nel settore dell'arte oppure siamo destinati ad un lento declino, che prima di tutto sarà culturale e poi economico.
Voglio aggiungere che secondo me, oltre alle equipollenze dei titoli di studio e a quanto è stato detto, il cuore di tale provvedimento sta nell'avere introdotto (non mi stanco mai di sottolinearlo perché con il relatore Asciutti conducemmo allora una grande battaglia che conseguì il suo obiettivo all'80 per cento e oggi al 100 per 100) il riconoscimento della possibilità - immediata anche questa - di istituire in tutte le Regioni o nelle macro-Regioni i cosiddetti Politecnici delle arti. In tutta Europa esistono politecnici delle arti, lo dicevo anche ieri, anche in Russia, perché ovviamente questo è il livello universitario di un settore che non può essere accorpato all'università (è una bestemmia quella che per anni è stata sostenuta e che ha impedito la riforma).
Oggi riconosciamo piena autonomia statutaria, didattica e organizzativa ai Politecnici delle arti, nei quali dovranno confluire tutte le realtà del territorio - accademie, conservatori, eccetera - che costituiranno un unicum con una gestione autonoma di livello universitario, così come i titoli saranno di livello universitario. Questa è una rivoluzione copernicana, perché, così come fatto per l'università, un procedimento di valorizzazione delle eccellenze e di razionalizzazione del tutto deve essere realizzato anche in tale settore, con un progetto che razionalizzi e metta in campo una gestione di livello e di qualità e che deve soddisfare le esigenze di territori anche vasti, ma con un raccordo complessivo che metta in grado queste istituzioni di ricevere anche i finanziamenti statali e di non dipendere soltanto dalle Province e dalle Regioni, che peraltro non hanno più una lira da erogare.
È una sopravvivenza che si garantisce attraverso l'istituzione di politecnici delle arti, di istituti di qualità in tutti i territori. Mi auguro che anche le Regioni sappiano cogliere il significato di tutto ciò, perché è chiaro che si tratta di un procedimento che vede il Ministero in prima persona, ma anche le autorità regionali pienamente e attivamente coinvolte, senza perdere tempo. Non c'è un minuto da perdere, signor Sottosegretario, perché questo settore sta languendo da troppo tempo e si trova in una situazione veramente disperata.
L'ultima nota un po' più negativa rispetto alla complessità del testo è quella che, nel mentre abbiamo soddisfatto pienamente le esigenze degli studenti, come è stato ricordato, vale a dire la loro presenza attraverso un Consiglio nazionale che può interloquire con il Ministro e interagire anche nelle proposte di modifica, ampliamento e razionalizzazione e anche di qualità dei percorsi formativi, non abbiamo dato una sufficiente sottolineatura alle esigenze del corpo docente. Si diceva prima che manca la riforma dello stato giuridico.
Non è la prima volta che ciò accade e lo dico per la mia esperienza parlamentare, soprattutto nel settore della scuola e dell'università (dove ho sempre lavorato, tranne che in questa legislatura in cui lavoro a latere, perché sono in un'altra Commissione); ho visto sempre prima le riforme e poi gli stati giuridici. Quindi, ancora una volta procediamo su questa strada. Non mi scandalizzo più di tanto, purché si tenga conto veramente che molti di questi insegnanti, lo dicevo ieri, proprio per insegnare hanno rinunciato alla loro carriera nelle grandi orchestre e nei grandi teatri a livello internazionale. È per vocazione che hanno scelto questa strada, per l'interesse della cultura, la formazione dei giovani, penalizzando la loro carriera e la loro capacità di monetizzare le loro qualità professionali.
A questo punto credo sarà un atto dovuto, in tempi più congrui, dal punto di vista della possibilità di portare a termine questa operazione, mettere mano anche allo stato giuridico di questo comparto. Inoltre voglio sottolineare al Sottosegretario presente, che ha seguito attentamente tutti i lavori, la necessità di mantenere, almeno fino a che non sia stato completato l'iter, il comparto specifico. Abbiamo riconosciuto la specificità del settore, di cui si parla, come «alta cultura», anche nella Costituzione. Allora riconosciamogli anche la specificità di rappresentare le proprie esigenze, così come fanno altri settori.
Questo non significa parcellizzazione; significa sottolineare una peculiarità, quella dell'arte che non sta a me ricordare, perché sappiamo tutti cosa significhi. Lo sanno coloro che la interpretano, coloro che se ne fanno carico, coloro che vogliono che le giovani generazioni abbiano ancora, sia la capacità di creare, di pensare, di costruire un mondo alternativo a modelli stereotipi, sotto tutti i profili, dal linguaggio musicale a quello del design a quello dell'espressione corporea in versioni che noi non abbiamo fino ad oggi mai esplorato, anche attraverso nuove tecnologie, sia la possibilità di una autorappresentazione che colga gli aspetti peculiari di questo settore, cosa che non si può fare a livello generico.
Mi auguro che alla Camera il Governo possa presentare una approfondita relazione tecnica che consenta di intervenire sugli aspetti che noi oggi, per necessità (il Governo si è appena insediato), abbiamo dovuto accantonare, rinunciando a questioni che ci stanno profondamente a cuore.
Colleghi, abbiamo parlato di accademie e di conservatori, di realtà che sono rimaste fuori dalla statizzazione, che vivono quindi un momento di grandissima difficoltà. Parliamo di Perugia, di Genova, di Ancona, di città capoluogo di Regione. Ora c'è questa possibilità. Creiamo i politecnici delle arti; però le istituzioni che hanno già fatto la domanda, signor Sottosegretario, devono avere una risposta, perché le posso assicurare che, ad esempio, per Ancona la domanda è stata fatta in tempi congrui, ma la risposta deve ancora venire.
Le lentezze burocratiche e amministrative devono trovare una soluzione. È inutile che il Parlamento approvi le leggi se poi la burocrazia ministeriale le boicotta giorno per giorno e le rende inapplicabili. Chiudo, non con una speranza, ma con una sollecitazione che la impegna, Sottosegretario, perché è inimmaginabile che nel momento in cui faticosamente il Parlamento riesce ad approvare una legge di iniziativa parlamentare ci siano burocrazie ministeriali che la boicottano non si sa per quali interessi. Su questi interessi stendiamo un velo pietoso, ma se sarà necessario li punteremo tutti con la pistola fumante mettendoli in chiaro una volta per tutte.
Che sia la volta buona che gli uffici e la burocrazia ministeriale facciano fino in fondo il loro dovere. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PdL e PD).
STIFFONI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STIFFONI (LNP). Signor Presidente, buongiorno, mi scuso subito con lei se talvolta non sarò politicamente corretto, anche perché comincerò con il termine "porcata". Ieri qui abbiamo fatto, appunto, una grande porcata. Lo ha ricordato prima la collega Poli Bortone. Abbiamo infatti cancellato l'articolo 5 di questo provvedimento, che dà la possibilità agli studenti che hanno iniziato gli studi musicali con il vecchio ordinamento di finire entro... (Commenti del senatore Garraffa). Stai zitto, che dopo parlerò anche di quello. Garraffa, stai zitto. (Richiami del Presidente). Dicevo, l'articolo 5 avrebbe dato la possibilità, entro l'anno accademico 2017-2018, di completare il corso di studi con gli esami nei conservatori, fino al diploma. Benissimo. Non so se i colleghi lo sanno, ma su Internet gira già da diverso tempo una petizione sottoscritta da 2.453 giovani musicisti, che aspettavano questa definizione. (Brusìo).
Signor Presidente, se devo alzare i decibel basta che me lo dica. Inoltre, l'asta del microfono non rimane su come dovrebbe: potrebbe farlo presente ai tecnici?
Sono tre anni che tento di far passare questo provvedimento, appunto per cercare di colmare una lacuna, per approvare una norma di chiusura, attesa da tanti. Ho presentato a tal proposito un disegno di legge, il n. 2675, che ricalcava esattamente l'articolo 5 soppresso. Vorrei chiedere al senatore Zanda, che ha sottoscritto quel disegno di legge e me l'ha più volte sollecitato, come mai ieri ha bocciato l'articolo 5, come il collega Follini e - mi meraviglio - la collega Mariapia Garavaglia e il collega Giaretta. Abbiamo visto ieri che portata avessero quei solleciti.
Anche in questo caso si tratta di una norma attesa da molti direttori di conservatorio illuminati: non certamente quelli a favore dei quali ieri si è discusso per mezz'ora in quest'Aula, a proposito dell'opportunità di garantire o meno un trattamento superiore a chi non è più direttore di conservatorio, consentendogli di conservare certe agevolazioni. Vi è stata una chiara difesa di certe lobby, che hanno nome e cognome: direttori di conservatorio della Calabria e della Sicilia. Vi è stata un'alternanza di battute sull'argomento da parte dei senatori Bevilacqua e Vita, e poi si è inserita come stopper a gamba tesa la senatrice Sbarbati.
Penso che dobbiate essere orgogliosi di quello che avete fatto ieri, della castrazione dei nostri giovani musicisti. Qualcuno ha detto che in dodici anni non si è fatto niente, non si è attuata la legge n. 508 del 1999. Caro senatore Vita, mi rivolgo a lei. Nel frattempo tempo, però, questi giovani musicisti hanno cominciato il loro percorso di studi e voi, avendo ieri cassato quella norma, li avete castrati.
A noi non interessa granché, signor Presidente, se in questo disegno di legge sia stata inserita un'inutile assemblea, di stampo sessantottino, chiamata consiglio degli studenti. Mi dispiace, noi non condividiamo queste iniziative, pensiamo a cose più concrete.
Porto soltanto un esempio. Ho ricevuto ieri diverse telefonate, email e messaggi: ne cito uno per portarvi un esempio. Andate a spiegare quello che avete fatto ieri a quella mamma di Tolmezzo che non può permettersi economicamente di mandare il figlio al conservatorio di Udine. Questo figlio si è sempre preparato localmente e ha dato gli esami al conservatorio di Udine con una media del 9,65. Cosa devo dire a questo studente che si sta preparando all'ottavo anno di pianoforte? Questo studente non potrà finire i suoi studi. Vergognatevi!
Signor Sottosegretario, che cosa ha detto ieri in quest'Aula? Che bisogna valorizzare i giovani e l'apprendimento della musica. Lei mi insegna che la musica è altamente formativa e dà un inquadramento anche dal punto di vista scolastico. Non so se qualcuno lo ricorda, ma è stato affermato che la musica è il cibo dell'anima: ebbene, ieri voi avete tolto il cibo dalla bocca dei nostri figli e della nostra gioventù.
D'altra parte, cosa mi posso aspettare - lo affermo con tanta amarezza - da chi crede che una semicroma sia un nuovo modello della FIAT?
FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, ormai è evidente il motivo per cui il Parlamento sta discutendo un disegno di legge sulla valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale: una buona legge, la legge 21 dicembre 1999, n. 508, più volte richiamata, è rimasta totalmente inattuata. Dunque, istituzioni prestigiose, note in tutto il mondo come le accademie di belle arti o i conservatori di musica sono rimaste nel limbo, con un handicap davvero mortificante: nessuno dei Governi succedutisi nei 12 anni trascorsi si è più occupato della questione.
Lei, signor Sottosegretario, ieri ha fatto un'affermazione importante, cioè che il regime di transitorietà danneggia sia chi insegna sia chi deve apprendere. Dunque, è nostro dovere di legislatori sopperire al troppo lungo silenzio dell'amministrazione e dare certezze alle istituzioni, ai docenti e agli studenti. Questi ultimi, come ha ricordato il relatore, senatore Asciutti, si vedono ancora discriminati nello spazio europeo, e per questo, nei mesi scorsi, hanno dato vita a varie forme di protesta, compreso lo sciopero della fame.
In Commissione abbiamo svolto un buon lavoro di condivisione dei punti più rilevanti; sono state svolte audizioni dei soggetti più attivi, compresi gli studenti, con interlocuzioni molto istruttive anche per noi. Lo svolgersi dell'iter di questo disegno di legge (forse anche troppo lungo in questa Camera, in questa legislatura) in un momento di ristrettezza di risorse economiche purtroppo non consente, almeno per ora, di risolvere tutti i problemi aperti dalla citata legge n. 508 del 1999, come l'equiparazione dello stato giuridico dei docenti. Ciò ci dispiace molto, perché è evidente a tutti che il provvedimento, se sarà definitivamente approvato, come noi ci auguriamo, sarà incompleto anche su un punto qualificante.
Anch'io auspico che il Governo voglia dare seguito agli ordini del giorno accolti come raccomandazione, a prima firma del senatore Vita (che ringrazio per la battaglia che ha condotto). Mi auguro che alla Camera dei deputati si possa individuare uno spazio per compiere ulteriori passi in avanti.
Nello stesso tempo, però, si fa chiarezza e si mette un punto fermo su altri aspetti di straordinaria importanza, già richiamati dal relatore e dai colleghi che mi hanno preceduta. Anch'io voglio, sia pure brevemente e per sommi capi, richiamare questi punti, soprattutto quelli che vanno a vantaggio degli studenti (infatti almeno questi guadagnano qualcosa in questo momento con il disegno di legge in esame). Sono di straordinaria importanza l'equipollenza dei titoli di studio e dei percorsi formativi; la possibilità riconosciuta agli studenti di frequentare due corsi; l'istituzione del Consiglio nazionale degli studenti, in analogia con il Consiglio nazionale degli studenti universitari; la modifica dell'organizzazione del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale.
Anche questo è importante. Sulla formazione dei docenti, ad esempio, si riconoscono le accademie e i conservatori come sedi primarie, ma si riconosce (anche in questo caso, a seguito di un emendamento di iniziativa del senatore Vita) l'esperienza comprovata in una delle fondazioni lirico-sinfoniche, che è anche un riconoscimento verso queste fondazioni un po' bistrattate nei mesi scorsi.
Vorrei ricordare ancora l'articolo 6, che contiene un importante riconoscimento dei talenti precoci (abbiamo dei talenti nel nostro Paese che non sempre sono valorizzati) oppure l'articolo 8, già richiamato da molti altri colleghi, che consente l'attuazione dei politecnici delle arti con autonomia statutaria e regolamentare.
Sono passi importanti, signor Presidente e colleghi, che potranno ridare fiducia e anche sostegno ai nostri talenti, ai giovani che vogliono coltivare al più alto livello le loro inclinazioni, e i loro talenti, appunto, e intraprendere una carriera artistica, ancora purtroppo difficile nel nostro Paese.
Per queste ragioni, la nostra valutazione è positiva, sapendo benissimo che non siamo nelle condizioni di risolvere tutte le questioni, che occorrerà fare appena possibile altri interventi, e che però siamo ad un passo dall'attuazione dell'articolo 33 della Costituzione.
Quindi voteremo favorevolmente il provvedimento in esame, con l'auspicio - ripeto - che altri passi avanti potranno essere fatti sia in sede di discussione alla Camera, sia per iniziativa del Governo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
BEVILACQUA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BEVILACQUA (PdL). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi, consentitemi di cominciare il mio intervento ringraziando il relatore e l'intera Commissione per il buon lavoro svolto e facendo gli auguri di buon lavoro al Governo, e anche a lei, onorevole Sottosegretario.
Al netto della disinformazione che ha costretto il presidente Berlusconi a dimettersi, credo che il Governo del Presidente fosse un approdo obbligato. Mi auguro che, pur tra tante difficoltà, riesca a tirare il Paese fuori da questa pericolosa deriva economica. Il ministro Profumo, nel suo primo intervento la scorsa settimana in Commissione, ebbe a dire di sentirsi uno studente. Ebbene, gli auguro che dopo un corso di studi, lungo o breve che sia, possa essere promosso: se ne gioverebbe di certo la scuola italiana. Del resto, il Presidente del Consiglio dal canto suo ha cercato di esorcizzare le contingenze negative di questo Governo nominando qualche giorno fa il diciottesimo Ministro, uscendo così dal pericoloso numero diciassette (non si sa mai).
Quanto al disegno di legge n. 1693 d'iniziativa parlamentare, esso ha quasi una valenza profetica nei confronti di questo Governo: porta, dopo la prima firma del senatore Asciutti, quella dei senatori rappresentanti di tutti i partiti che costituiscono questa nuova maggioranza.
Il Popolo della Libertà valuta favorevolmente questo disegno di legge, che è giunto finalmente all'esame dell'Assemblea. Il Senato, avendo votato a suo tempo all'unanimità la legge di riforma n. 508 del 1999, ha dimostrato di credere pienamente nell'equiparazione del comparto dell'alta formazione artistica e musicale con quello universitario. Tale legge prevedeva una serie di regolamenti attuativi per la definizione, tra l'altro, dei requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica delle istituzioni e dei docenti, dei requisiti di idoneità delle sedi, delle procedure di reclutamento del personale, dei criteri generali per l'adozione degli istituti di autonomia, dei criteri per la programmazione, il riequilibrio e lo sviluppo dell'offerta didattica, dei criteri generali per l'istituzione e l'attivazione dei corsi, per gli ordinamenti didattici e per la programmazione degli accessi e, infine, delle modalità di valutazione. A oltre un decennio dall'approvazione della legge, occorre constatare che solo due di questi regolamenti sono stati adottati dal Governo, il n. 132 del 2003 sull'autonomia e il n. 212 del 2005 sugli ordinamenti didattici.
La riforma è dunque rimasta monca per la lentezza del Governo, o per meglio dire dei Governi, di diverso colore politico, che si sono succeduti alla guida del Paese dal 1999 ad oggi, nel dare attuazione ad una legge votata all'unanimità dal Parlamento. Questo la dice lunga sulle resistenze che il pieno dispiegamento della riforma ha incontrato da parte di interessate baronie a causa delle rendite di posizione che essa andava ad intaccare.
Tuttavia, il Parlamento crede ancora fermamente in quella riforma ed è pronto a normare con questa legge gli aspetti che aveva in un primo tempo demandato alla potestà regolamentare dell'Esecutivo. Due sono quelli più urgenti che si sarebbero dovuti sanare: l'equiparazione della docenza e quella dei titoli di studio.
Quanto al primo aspetto, occorre sottolineare come i docenti delle istituzioni dell'alta formazione, benché formino studenti che debbano già avere conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, abbiamo ancora lo status di insegnanti di scuola media. Si tratta di una intollerabile ingiustizia che occorre risolvere al più presto. Purtroppo però neanche questo disegno di legge è risultato idoneo allo scopo, dal momento che le proposte presentate hanno registrato il parere contrario della Commissione bilancio. Occorre del resto preliminarmente definire i requisiti di qualificazione didattica e scientifica, nonché le modalità di reclutamento di detto personale. Non ci resta quindi che rivolgere un appello al nuovo Governo affinché raccolga questa sollecitazione e sappia tradurla presto in consequenziali atti normativi.
Il secondo aspetto che si risolve - questo sì urgente - è l'equiparazione dei titoli accademici conseguiti con quelli universitari, affinché i diritti degli studenti italiani di accademie e conservatori siano finalmente uguali a quelli dei loro colleghi europei e sia posta fine ad una discriminazione incompatibile con la libertà di circolazione dei lavoratori stabilita dagli articoli 39 e 55 del Trattato dell'Unione europea, nell'ambito della quale rientra a pieno titolo la mobilità degli studenti di discipline artistiche. Tale finalità è ben conseguita dal nostro disegno di legge, che dichiara una volta per tutte l'equipollenza dei diplomi accademici con i diplomi di laurea.
Non si può poi sottacere l'importanza dell'istituzione dei politecnici delle arti entro sei mesi dall'approvazione della legge. Il parere contrario a diversi emendamenti da parte della Commissione bilancio rende meno convinto il nostro voto, perché riteniamo ingiusto non essere riusciti a sanare alcune situazioni, quali quelle degli insegnanti di strumenti musicali che hanno conseguito l'abilitazione con riserva ai corsi speciali del 2007, o quella riferita alla possibilità di stabilizzare il personale attraverso la trasformazione delle graduatorie in graduatorie ad esaurimento, e infine quella dei direttori di conservatorio con almeno 12 anni di direzione e ormai prossimi al pensionamento.
Comunque, poiché gli aspetti positivi del provvedimento sono prevalenti rispetto a talune perplessità evidenziate, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del PdL e chiedo la votazione con il sistema elettronico. (Applausi dal Gruppo PdL).
PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.
PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, in effetti è un problema partecipare al voto su questo provvedimento dopo ciò che ha detto il senatore Stiffoni. Anch'io sono stato uno dei sottoscrittori, seppur non ricordato, del suo disegno di legge e ho sempre dato la necessaria attenzione agli appelli ricordati dal senatore Stiffoni poco fa. In effetti si va a creare un problema ai cosiddetti privatisti.
Invito però il senatore Stiffoni, e soprattutto i suoi compagni di Gruppo, a stare attenti a fare questa opposizione dura, che in realtà è ideologica, perché proprio grazie ai loro voti è stato respinto quell'emendamento sul quale il voto elettronico era stato richiesto dal Terzo Polo. I componenti del Gruppo del Partito Democratico in parte hanno votato a favore (quelli più attenti), in parte, nella concitazione dei lavori di ieri (caratterizzati dall'esordio, un po' complesso in alcuni suoi passaggi, del Sottosegretario, a cui vanno i nostri auguri), si sono astenuti. In Senato però l'astensione equivale a un voto contrario. Quindi, cari colleghi della Lega, state attenti a continuare con questa vostra dura opposizione, che sicuramente ci fa svegliare presto la mattina, ma che non necessariamente fa gli interessi dei vostri elettori, i quali peraltro mi pare di capire dai sondaggi che siano in fase di calo.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Bevilacqua, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 1693, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Senatore Perduca, lei è intervenuto in dissenso dal Gruppo: non può fare una dichiarazione di voto in dissenso e poi votare a favore.
PERDUCA (PD). In base a quale articolo del Regolamento?
PRESIDENTE. Beh, però se lei fa così io la prossima volta... (Il senatore Perduca estrae la tessera di votazione). Ecco, magari non vota. La ringrazio, senatore Perduca.
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi del senatore Asciutti).
Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415 e 2675.
AGOSTINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AGOSTINI (PD). Signor Presidente, faccio presente che ho sbagliato a votare.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto, senatore Agostini.