Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,34).

Si dia lettura del processo verbale.

BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 novembre.

Sul processo verbale

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Signor Presidente, chiediamo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Invito i colleghi a prendere posto.

Onorevoli senatori, se votaste ciascuno dal proprio posto, eviteremmo tutte queste sceneggiate!

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 9,41, è ripresa alle ore 10,06).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

Non essendovi ulteriori osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

Sulle modalità di effettuazione della verifica del numero legale

STIFFONI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, intervengo relativamente alla votazione sul numero legale avvenuta poc'anzi. È chiaro a tutti che il clima dell'Aula è cambiato a partire da questa seduta, anche perché ho visto un certo lassismo da parte dei Segretari di Presidenza nel verificare che effettivamente a tutte le luci accese corrisponda la presenza di un senatore. La cosa non è avvenuta, nonostante quanto le sta dicendo ora la senatrice Segretario.

Ci sono soltanto due soluzioni possibili: che il Presidente di turno solleciti i Segretari d'Aula ad una maggiore vigilanza o che si modifichi l'attuale composizione dei Segretari d'Aula. È prassi di questa Camera Alta (Brusìo) - alzo la voce per farmi sentire - che un Segretario appartenga all'opposizione e uno alla maggioranza, proprio al fine di verificare tutte le incongruenze. (Brusìo). Nella fattispecie attuale - e alzo ancora di più la voce - quando la maggioranza è così vasta e c'è un'unica opposizione, quella della Lega, sarebbe opportuno che in quel ruolo vi fosse sempre anche un rappresentante dell'opposizione. Poiché sono stati nominati 12 senatori Segretari d'Aula e soltanto uno attualmente appartiene all'opposizione, sarebbe il caso di modificare tutto questo contesto. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Butti).

PRESIDENTE. Senatore Stiffoni, il problema è già stato sollevato nella Conferenza dei Capigruppo ed è in corso di valutazione una soluzione proprio sulla tematica da lei affrontata.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,08).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(1693) ASCIUTTI ed altri. - Valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(518) ASCIUTTI. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta cultura

(539) PAPANIA. - Riordino delle norme in materia di formazione musicale e coreutica

(912) BUGNANO ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati

(1451) ASCIUTTI ed altri. - Norme per la valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(2276) CAMBER e STIFFONI. - Norme in materia di alta formazione artistica, musicale e coreutica

(2406) STIFFONI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di Conservatori di musica e di Istituti musicali pareggiati

(2415) SBARBATI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, e misure urgenti per il settore italiano dell'alta formazione artistica e musicale

(2675) STIFFONI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta formazione musicale e coreutica (ore 10,08)

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1693

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1693, 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415 e 2675.

Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli articoli e dei relativi emendamenti.

Passiamo alla votazione finale.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signor Sottosegretario, ci troviamo oggi ad approvare una legge senza grandi entusiasmi. L'approviamo, ma non siamo contentissimi di questa legge, elaborata dopo 12 anni dall'approvazione della legge precedente con la quale si poneva un problema di estremo rilievo, vale a dire dare dignità di livello universitario a tutti coloro che seguivano gli studi negli istituti di alta formazione e specializzazione artistica e musicale in un sistema articolato, diversificato e diseguale che in Italia ha creato notevoli difficoltà sia per gli studenti che per i docenti.

Colgo l'occasione per rivolgere tanti auguri al nuovo Sottosegretario e per ringraziarlo della sua presenza.

Separo le due grandi categorie perché, mentre rispetto alle esigenze degli studenti in fin dei conti questo disegno di legge «a costo zero» riconosce dei diritti, a livello di stato giuridico del personale docente e, quindi, di riflessi economici e di carriera non è riuscito a dare delle risposte. L'abbiamo registrato anche dal dibattito vivace e intenso che si è sviluppato ieri con la presentazione, da parte di alcuni colleghi che hanno particolarmente seguito il discorso, di alcune proposte. E conoscendo i tempi della transitorietà delle leggi italiane, dobbiamo dire che, probabilmente, non sarà molto facile riuscire a dare in tempi brevi delle risposte a queste legittime esigenze.

Voglio rilevare però che alcuni punti fermi, in ogni caso, con questo disegno di legge sono stati messi. Il primo è quello che riguarda l'equipollenza dei diplomi accademici di primo livello, che sono appunto considerati alla stregua di lauree triennali, e dei diplomi accademici di secondo livello, considerati alla stregua di lauree magistrali.

Si dice anche una parola molto chiara sui percorsi formativi che vi sono stati rispetto all'ordinamento previgente. Anche questo aspetto è importante, perché tante volte, purtroppo, abbiamo lasciato un po' in sospeso questi discorsi, creando una sorta di iato fra ciò che c'è stato prima e ciò che è stato prefigurato per il futuro.

È stato anche molto interessante, a livello di maggiore partecipazione attiva e propositiva, l'istituzione del Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori. Tale organo, infatti, esercita, attraverso un'interlocuzione molto attenta, vivace e propositiva con il Ministero, alcune funzioni che riteniamo abbastanza importanti e che accentuano la partecipazione attiva degli studenti, i quali partecipano anche con tre rappresentanti in seno al Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale.

Un altro elemento positivo che abbiamo riscontrato all'interno del disegno di legge (alla cui stesura, peraltro, abbiamo partecipato anche noi, avendo già preso parte, a suo tempo, alla redazione finale della legge n. 508 del 1999) è il riconoscimento della comprovata esperienza in una delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane, da considerare titoli validi per accedere all'insegnamento del canto. Anche questo elemento è particolarmente significativo, pur non costando niente.

Si inserisce, inoltre, una norma chiara, non più affidata all'interpretazione più o meno benevola di circolari diramate da qualche direttore generale, riguardo alla possibilità, per i privatisti, di accedere alle prove di esame presso i conservatori di musica se sono già in possesso dell'esame di compimento inferiore, secondo il vecchio ordinamento.

Si tratta di una battaglia pregevolmente iniziata dal collega Stiffoni della Lega, il quale ci ha coinvolti in un problema che poteva sembrare di dettaglio, o semplicemente circoscritto a determinate aree geografiche, ma che in effetti non è tale. È un aspetto di particolare rilievo che abbiamo tentato all'inizio di portare avanti, con il collega Stiffoni innanzitutto, in termini di disegno di legge autonomo, ma che alla fine mi sembra abbia trovato una sorta di collocazione in questa disciplina. (Commenti del senatore Stiffoni). Ma quella che abbiamo condotto era comunque una bella battaglia e poteva trovare una giusta collocazione.

È stata poi prevista l'ammissione ai conservatori musicali dei cosiddetti talenti precoci provenienti dalle scuole medie o dai licei ad indirizzo musicale.

Ed ancora, è stata rivolta una particolare attenzione (che ha una sua valenza, se vogliamo riconoscerci come italiani) ad alcune scuole di altissima tradizione culturale, come l'Accademia nazionale di Santa Cecilia, consentendo con il sistema dei comandi l'attivazione dei corsi di perfezionamento. Mi rendo conto che anche in questo senso avremmo potuto fare qualcosa di più, perché, se è vero che l'Accademia di Santa Cecilia è un simbolo per la cultura musicale italiana di tradizione, è altrettanto vero che altri istituti, al pari di quello di Santa Cecilia, potevano avere diritto all'attivazione di corsi di perfezionamento.

Infine è stata ribadita la volontà da parte del Parlamento - perché di questo ancora si tratta - di istituire entro sei mesi i politecnici delle arti con autonomia statutaria e regolamentare, i cui titoli di studio sono equivalenti ad ogni effetto di legge a quelli rilasciati dalle università. Al riguardo, mi permetto di fare un'osservazione, sulla quale forse potremmo ritornare in altra sede, anche attraverso un semplice dibattito in Commissione istruzione pubblica, alla presenza non soltanto del Ministro e del Sottosegretario interessati ma anche, eventualmente, del Ministro per gli affari regionali.

Ritengo che ribadire la volontà di istituire i politecnici delle arti in una legge a costo zero sia indubbiamente un fatto positivo, come è certamente un fatto positivo che i politecnici possano essere istituiti su base regionale o interregionale. Ma credo che sia altrettanto importante, soprattutto in un tema che non so se definire di federalismo, ma che certamente attiene all'autonomia e al protagonismo delle Regioni, cercare di trovare dei canali di finanziamento attraverso interventi di carattere regionale, prefigurando anche un forte partenariato fra pubblico e privato, per fare in modo che i politecnici delle arti possano trovare finalmente attuazione.

Con questo provvedimento siamo riusciti ad adeguare questi istituti all'ordinamento dell'autonomia universitaria, se non altro assicurando l'equipollenza dei titoli di studio. La singolarità è quella che sottolineavo all'inizio del mio intervento, e cioè che si è intervenuti in un senso e non invece sullo stato giuridico dei docenti, per cui ci scontriamo con la solita stranezza italiana che fa sì che non si approvino mai provvedimenti completi o che abbiano una loro coerenza dall'inizio alla fine.

Il fatto che si creino delle professionalità di alto livello, non solo per la valorizzazione ma anche per la fruizione dei beni culturali, immateriali o materiali, è un fatto decisamente importante, anche perché abbiamo vissuto l'ulteriore ambiguità di istituti che informavano ma non formavano e di istituzioni che formavano ma non informavano. Penso alla questione degli antichi mestieri, per esempio, affidati esclusivamente a quella improbabile situazione che è la formazione professionale delle nostre Regioni.

In questo clima di "embrassons-nous", anche noi ci abbracciamo intorno a questo provvedimento, e diciamo che va bene e che andiamo avanti, ma non possiamo non sottolineare la nostra insoddisfazione per alcuni aspetti che riteniamo siano fondamentali. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, il disegno di legge, a prima firma del collega Asciutti, che ci accingiamo a votare si prefigge - al pari di numerosi altri disegni legge che erano stati presentati per la medesima materia (tra questi anche l'Atto Senato n. 912 della collega Bugnano dell'Italia dei Valori) - lo scopo di implementare i principi contenuti nell'ultimo comma dell'articolo 33 della Costituzione.

Voglio innanzitutto specificare che la 7a Commissione ha inizialmente svolto il suo lavoro su disegni di legge di portata più ampia, come gli Atti Senato nn. 518, 539, 912 e 1451, i quali prevedevano non solo la valorizzazione del sistema dell'alta formazione artistica e musicale (AFAM), ma anche norme riguardanti altri enti, altri istituti.

Tuttavia, sia per l'impossibilità di legiferare in riferimento ad un ambito vasto, ma anche e soprattutto in considerazione dell'impossibilità di riuscire ad approvare un disegno di legge che prevedesse delle spese, il testo approvato all'unanimità dalla 7a Commissione non contiene riferimenti relativi al riconoscimento dello status economico del personale docente.

Occorre segnalare che l'esigenza di dare piena e completa attuazione alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, di riforma delle accademie e dei conservatori, era ed è oggettivamente improcrastinabile. Numerosi sono stati infatti i problemi rilevati sul piano applicativo, che obbligano il legislatore odierno ad intervento che regoli la materia, assicurando la certezza del diritto al comparto in questione.

La necessità, l'esigenza principale, che il legislatore dovrebbe soddisfare è quella di equiparare i diritti e gli interessi degli studenti italiani a quelli dei loro colleghi europei, procedendo al riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dalle accademie e dai conservatori italiani. Ovvero, dare seguito al cosiddetto Processo di Bologna.

Gli autorevoli colleghi che ha preso la parola prima di me hanno già spiegato cosa rappresenti questo Processo. Io vorrei solo esortare i colleghi a far caso che esso aveva delle scadenze prefissate, purtroppo anch'esse disattese dal nostro Paese.

A riprova di quanto dico, numerose sono state le accuse volte dagli organismi comunitari nei confronti dell'inerzia del legislatore italiano, inerzia troppe volte rilevata e messa sott'accusa, purtroppo non solo in questo campo.

Eccoci quindi al disegno di legge in questione. Esso si aggiunge alla legge di riforma delle istituzioni AFAM (la n. 508 del 1999) e in parte ne modifica i contenuti, intervenendo anche su alcuni punti dei regolamenti attuativi da essa discendenti.

Una delle questioni di maggior rilievo affrontate in questo disegno di legge, che costituisce anche una novità rispetto alla legge di riforma prima citata, è certamente l'equipollenza dei titoli rilasciati dall'alta formazione artistica e musicale con le lauree universitarie, che avrebbero dovuto essere individuate attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dalla legge n. 508 del 1999 e mai emanato.

La definizione delle equipollenze fra i titoli di studio dell'alta formazione artistica musicale e coreutica e le classi di laurea e di laurea magistrale dell'università è, infatti, un obiettivo prioritario per la programmazione, la razionalizzazione e l'integrazione del sistema della formazione di terzo livello in Italia.

In un settore caratterizzato dalla presenza di titoli di studio differenti per denominazione ma omologhi per finalità, le equipollenze costituiscono, infatti, uno strumento imprescindibile per dare efficacia sul piano formale ai percorsi formativi, garantendone nel contempo la necessaria flessibilità, in un sistema dei saperi e delle conoscenze che va rapidamente mutando ed evolvendosi. L'equipollenza si stabilisce a partire dalla comparazione degli ordinamenti curriculari dei corsi di studio.

Il sistema AFAM, va ricordato, ha esteso e specializzato la propria azione formativa in ambiti più ampi di quelli precedentemente delineati dagli ordinamenti tradizionali. A partire dal 2005, ad esempio, nelle accademie di belle arti, le scuole storiche, che rilasciavano diplomi quadriennali in pittura, scultura, scenografia, decorazione, analogamente a quanto avvenuto nelle università, sono state riarticolate in base al modello definito 3+2 e affiancate da nuove scuole - grafica, restauro, progettazione artistica per l'impresa e così via - in continuità con la tradizione formativa in ambito estetico ed artistico delle accademie, ma non del tutto omologabili alle caratteristiche dei precedenti percorsi.

Proprio nelle nuove aree formative si è riscontrata e si va riscontrando la maggiore consonanza tra i modelli universitari e quelli dell'alta formazione artistica, tanto da indurre i due organi tecnici, il CNAM e il CUN, a istituire una commissione congiunta (CUN-CNAM) e ad attivare o proporre alcuni specifici tavoli tecnici di settore (quali design, restauro, musicologia, paesaggio, arti visive), per studiare la possibilità di definire corrispondenze (su cui basare le equipollenze) tra i titoli delle diverse istituzioni, a partire da una lettura sinottica del sistema dei settori disciplinari universitari ed AFAM, delle declaratorie, degli ordinamenti, dei curricula.

Altra questione di rilievo è la costituzione del Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori, che mancava infatti nell'AFAM, e certamente sarà utile per individuare e promuovere le varie problematiche relative agli studenti, che oggi rispetto al passato, in particolare quelli dell'alta formazione, hanno una maggiore consapevolezza, hanno molte fonti di informazione e sono in grado di giudicare e di valutare meglio l'offerta formativa e gli sbocchi professionali.

Non è più pensabile una governance che, nel perseguire il continuo miglioramento dei servizi offerti dall'istruzione, si privi dell'apporto costruttivo e dell'iniziativa di coloro ai quali quegli stessi servizi sono orientati.

Rimane comunque il problema della mancata erogazione di fondi per il mantenimento di tale organo che, proprio perché composto da studenti, dovrebbe prevedere almeno i rimborsi spese per il suo funzionamento.

Concludo con un commento alla possibile costituzione dei politecnici delle arti per favorire una formazione ad ampio raggio per gli studenti e una facilitazione nell'individuazione degli sbocchi professionali. Essi erano già previsti nella legge di riforma: ad oggi, mancavano proprio norme specifiche per la loro attuazione.

Elemento di criticità risiede comunque nel fatto che, al contrario di quanto previsto dalla legge n. 508, sono state escluse dalla possibilità di convenzionamento le università.

Tuttavia, siamo dinnanzi all'unico testo che questo Parlamento, in un momento così difficile economicamente, possa approvare e, nonostante avremmo preferito qualcosa in più, dichiaro il voto favorevole dell'Italia dei Valori. (Applausi dal Gruppo IdV).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. È presente in Aula una delegazione della scuola media dell'Istituto «Leonardo da Vinci» di Roma, a cui va il saluto dell'Aula. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
1693, 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415e 2675 (ore 10,28)

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, svolgo il mio primo intervento in questa fase dell'attività legislativa del Senato per dichiarare, a nome del Terzo Polo, un grande e convinto sì al provvedimento al nostro esame. Esso ha visto il lavoro congiunto - quasi a precedere questa formula di Governo - di diverse forze politiche, le quali si sono ritrovate unite nella necessità di dare riconoscimento ad istituti che considero di eccellenza - la mia città, Catania, è sede di accademie e conservatori, così come storicamente tutta la Sicilia - e che meritavano la nostra attenzione così come coloro che in essi lavorano.

Questo denota da parte delle forze politiche una sicura sensibilità e ci fa sperare, signori membri del Governo, in un'attenzione specifica al mondo della cultura, che è fortemente legato, a mio avviso, al mondo della ricerca e - perché no - anche alla possibilità di sviluppo economico della nostra Nazione. Per questo, il nostro voto favorevole è convinto.

Do atto ai colleghi, e soprattutto al senatore Valditara, di avere contribuito, fino a ieri, alla correzione di alcuni elementi che potevano mettere in dubbio la validità del progetto anche sotto l'aspetto economico. Ieri, ad esempio, si parlava di sforamento del bilancio: mi pare che l'intervento deciso, suadente anche, per certi aspetti, del senatore Valditara abbia contribuito a che il provvedimento arrivasse a conclusione. Quindi, ribadisco il netto e convinto voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo (ApI-FLI),che sul mondo della cultura in generale, non soltanto sul mondo della musica e dei conservatori, vuole appuntare la propria attenzione.

Sono tante, signor Sottosegretario, le difficoltà, che mi permetto di segnalarle, di questo mondo che peraltro, storicamente, ha dato tanto al nostro Paese: parlo soprattutto delle fondazioni liriche, che stanno soffrendo in Italia un momento di grande ristrettezza economica e che, anche sotto l'aspetto del personale, vivono delle gravi difficoltà. Vi sono sperequazioni tra i diversi teatri: mi riferisco, ad esempio, ai corpi di ballo, che vengono riconosciuti in alcune fondazioni e non in altre.

Per quanto riguarda i corpi di ballo, signor Sottosegretario, mi permetto di lanciarle questo assist, che non è una provocazione ma un invito a intervenire su questo aspetto. Dato che si sta discutendo di pensioni, è necessario fare attenzione al mondo del teatro, all'interno del quale vi sono alcune attività usuranti. Da decenni si parla di occuparsi dei corpi di ballo: i ballerini non possono andare in pensione come i lavoratori di altri settori, perché fanno un mestiere usurante, al quale - non sono tantissimi in Italia - va dedicata un'attenzione particolare.

Sono certo che questo Governo, al quale noi convintamente abbiamo dato la fiducia, saprà intervenire in questo settore particolarmente delicato e foriero di sviluppo per la nostra Italia. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLIe del senatore Serra).

*SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevole relatore, innanzitutto voglio ringraziare il relatore e la Commissione cultura per il lavoro di mediazione e di costruzione e ricostruzione di questo testo, che coglie il meglio di tutte le proposte che sono state presentate, ma con un filo conduttore intelligente che ha voluto rendere omaggio alla concretezza.

A volte - quasi sempre - l'ottimo è nemico del bene e quindi abbiamo cercato tutti insieme di fare il possibile perché la legge n. 508 del 1999 che, a distanza di anni, ancora risulta inapplicata, potesse diventare una legge effettiva dello Stato italiano e per questo settore dell'alta formazione artistico-musicale. Ciò che non è accaduto, vale a dire i regolamenti che non sono stati emanati in tutti questi anni dai diversi Governi, di destra e di sinistra, che si sono succeduti, oggi può essere concretamente attivato immediatamente, tramite la legge e questo è il primo obiettivo importante che si è realizzato con questo testo che incontra una concordia bipartisan e vede soprattutto sancito un diritto ai nostri studenti i quali, in tutta Europa, vedranno riconosciuta l'equipollenza dei titoli di studio, cosa che non è ancora stata fatta e che li penalizza notevolmente.

Sappiamo, infatti, che i nostri studenti, non avendo un titolo equiparato alla laurea, non potevano accedere, ad esempio, ai concorsi per le orchestre a livello internazionale, anche se ne avevano diritto in base alla preparazione. Questa era un'anomalia che penalizzava gli studenti italici nonostante il loro percorso di preparazione fosse talvolta anche più approfondito rispetto a quello di studenti provenienti da altri Stati europei.

Quando dalla Corea o anche da Paesi dell'Est vengono da noi studenti per impegnarsi nei nostri conservatori e nelle nostre accademie, lo fanno perché trovano una differenza di qualità nella formazione, ed è assurdo che tale differenza non abbia il giusto riconoscimento nell'equipollenza del titolo di studio, già sancita dalla legge n. 508 e per la quale mancavano soltanto i regolamenti attuativi. Non stiamo qui a individuare colpe di questo o quello, siamo soddisfatti del risultato che siamo riusciti a ottenere in tale settore, come in altri (il riconoscimento dell'eccellenza, la valorizzazione dell'attività dell'Accademia di Santa Cecilia eccetera); «diamo a Cesare quel che è di Cesare»: le eccellenze vanno gratificate e soprattutto, se mi permette, signor Sottosegretario, sostenute nei limiti del possibile.

Capisco la ristrettezza finanziaria e il momento difficile, però anche in una situazione di difficoltà un Governo intelligente, che vuole portare il Paese fuori dalle secche della crisi deve puntare sui settori trainanti, sui settori che costituiscono il biglietto da visita del Paese, sui settori in cui la creatività italiana fa la qualità e questa viene comunque premiata, anche a livello economico. O capiamo questo e investiamo effettivamente nella formazione anche nel settore dell'arte oppure siamo destinati ad un lento declino, che prima di tutto sarà culturale e poi economico.

Voglio aggiungere che secondo me, oltre alle equipollenze dei titoli di studio e a quanto è stato detto, il cuore di tale provvedimento sta nell'avere introdotto (non mi stanco mai di sottolinearlo perché con il relatore Asciutti conducemmo allora una grande battaglia che conseguì il suo obiettivo all'80 per cento e oggi al 100 per 100) il riconoscimento della possibilità - immediata anche questa - di istituire in tutte le Regioni o nelle macro-Regioni i cosiddetti Politecnici delle arti. In tutta Europa esistono politecnici delle arti, lo dicevo anche ieri, anche in Russia, perché ovviamente questo è il livello universitario di un settore che non può essere accorpato all'università (è una bestemmia quella che per anni è stata sostenuta e che ha impedito la riforma).

Oggi riconosciamo piena autonomia statutaria, didattica e organizzativa ai Politecnici delle arti, nei quali dovranno confluire tutte le realtà del territorio - accademie, conservatori, eccetera - che costituiranno un unicum con una gestione autonoma di livello universitario, così come i titoli saranno di livello universitario. Questa è una rivoluzione copernicana, perché, così come fatto per l'università, un procedimento di valorizzazione delle eccellenze e di razionalizzazione del tutto deve essere realizzato anche in tale settore, con un progetto che razionalizzi e metta in campo una gestione di livello e di qualità e che deve soddisfare le esigenze di territori anche vasti, ma con un raccordo complessivo che metta in grado queste istituzioni di ricevere anche i finanziamenti statali e di non dipendere soltanto dalle Province e dalle Regioni, che peraltro non hanno più una lira da erogare.

È una sopravvivenza che si garantisce attraverso l'istituzione di politecnici delle arti, di istituti di qualità in tutti i territori. Mi auguro che anche le Regioni sappiano cogliere il significato di tutto ciò, perché è chiaro che si tratta di un procedimento che vede il Ministero in prima persona, ma anche le autorità regionali pienamente e attivamente coinvolte, senza perdere tempo. Non c'è un minuto da perdere, signor Sottosegretario, perché questo settore sta languendo da troppo tempo e si trova in una situazione veramente disperata.

L'ultima nota un po' più negativa rispetto alla complessità del testo è quella che, nel mentre abbiamo soddisfatto pienamente le esigenze degli studenti, come è stato ricordato, vale a dire la loro presenza attraverso un Consiglio nazionale che può interloquire con il Ministro e interagire anche nelle proposte di modifica, ampliamento e razionalizzazione e anche di qualità dei percorsi formativi, non abbiamo dato una sufficiente sottolineatura alle esigenze del corpo docente. Si diceva prima che manca la riforma dello stato giuridico.

Non è la prima volta che ciò accade e lo dico per la mia esperienza parlamentare, soprattutto nel settore della scuola e dell'università (dove ho sempre lavorato, tranne che in questa legislatura in cui lavoro a latere, perché sono in un'altra Commissione); ho visto sempre prima le riforme e poi gli stati giuridici. Quindi, ancora una volta procediamo su questa strada. Non mi scandalizzo più di tanto, purché si tenga conto veramente che molti di questi insegnanti, lo dicevo ieri, proprio per insegnare hanno rinunciato alla loro carriera nelle grandi orchestre e nei grandi teatri a livello internazionale. È per vocazione che hanno scelto questa strada, per l'interesse della cultura, la formazione dei giovani, penalizzando la loro carriera e la loro capacità di monetizzare le loro qualità professionali.

A questo punto credo sarà un atto dovuto, in tempi più congrui, dal punto di vista della possibilità di portare a termine questa operazione, mettere mano anche allo stato giuridico di questo comparto. Inoltre voglio sottolineare al Sottosegretario presente, che ha seguito attentamente tutti i lavori, la necessità di mantenere, almeno fino a che non sia stato completato l'iter, il comparto specifico. Abbiamo riconosciuto la specificità del settore, di cui si parla, come «alta cultura», anche nella Costituzione. Allora riconosciamogli anche la specificità di rappresentare le proprie esigenze, così come fanno altri settori.

Questo non significa parcellizzazione; significa sottolineare una peculiarità, quella dell'arte che non sta a me ricordare, perché sappiamo tutti cosa significhi. Lo sanno coloro che la interpretano, coloro che se ne fanno carico, coloro che vogliono che le giovani generazioni abbiano ancora, sia la capacità di creare, di pensare, di costruire un mondo alternativo a modelli stereotipi, sotto tutti i profili, dal linguaggio musicale a quello del design a quello dell'espressione corporea in versioni che noi non abbiamo fino ad oggi mai esplorato, anche attraverso nuove tecnologie, sia la possibilità di una autorappresentazione che colga gli aspetti peculiari di questo settore, cosa che non si può fare a livello generico.

Mi auguro che alla Camera il Governo possa presentare una approfondita relazione tecnica che consenta di intervenire sugli aspetti che noi oggi, per necessità (il Governo si è appena insediato), abbiamo dovuto accantonare, rinunciando a questioni che ci stanno profondamente a cuore.

Colleghi, abbiamo parlato di accademie e di conservatori, di realtà che sono rimaste fuori dalla statizzazione, che vivono quindi un momento di grandissima difficoltà. Parliamo di Perugia, di Genova, di Ancona, di città capoluogo di Regione. Ora c'è questa possibilità. Creiamo i politecnici delle arti; però le istituzioni che hanno già fatto la domanda, signor Sottosegretario, devono avere una risposta, perché le posso assicurare che, ad esempio, per Ancona la domanda è stata fatta in tempi congrui, ma la risposta deve ancora venire.

Le lentezze burocratiche e amministrative devono trovare una soluzione. È inutile che il Parlamento approvi le leggi se poi la burocrazia ministeriale le boicotta giorno per giorno e le rende inapplicabili. Chiudo, non con una speranza, ma con una sollecitazione che la impegna, Sottosegretario, perché è inimmaginabile che nel momento in cui faticosamente il Parlamento riesce ad approvare una legge di iniziativa parlamentare ci siano burocrazie ministeriali che la boicottano non si sa per quali interessi. Su questi interessi stendiamo un velo pietoso, ma se sarà necessario li punteremo tutti con la pistola fumante mettendoli in chiaro una volta per tutte.

Che sia la volta buona che gli uffici e la burocrazia ministeriale facciano fino in fondo il loro dovere. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PdL e PD).

STIFFONI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, buongiorno, mi scuso subito con lei se talvolta non sarò politicamente corretto, anche perché comincerò con il termine "porcata". Ieri qui abbiamo fatto, appunto, una grande porcata. Lo ha ricordato prima la collega Poli Bortone. Abbiamo infatti cancellato l'articolo 5 di questo provvedimento, che dà la possibilità agli studenti che hanno iniziato gli studi musicali con il vecchio ordinamento di finire entro... (Commenti del senatore Garraffa). Stai zitto, che dopo parlerò anche di quello. Garraffa, stai zitto. (Richiami del Presidente). Dicevo, l'articolo 5 avrebbe dato la possibilità, entro l'anno accademico 2017-2018, di completare il corso di studi con gli esami nei conservatori, fino al diploma. Benissimo. Non so se i colleghi lo sanno, ma su Internet gira già da diverso tempo una petizione sottoscritta da 2.453 giovani musicisti, che aspettavano questa definizione. (Brusìo).

Signor Presidente, se devo alzare i decibel basta che me lo dica. Inoltre, l'asta del microfono non rimane su come dovrebbe: potrebbe farlo presente ai tecnici?

Sono tre anni che tento di far passare questo provvedimento, appunto per cercare di colmare una lacuna, per approvare una norma di chiusura, attesa da tanti. Ho presentato a tal proposito un disegno di legge, il n. 2675, che ricalcava esattamente l'articolo 5 soppresso. Vorrei chiedere al senatore Zanda, che ha sottoscritto quel disegno di legge e me l'ha più volte sollecitato, come mai ieri ha bocciato l'articolo 5, come il collega Follini e - mi meraviglio - la collega Mariapia Garavaglia e il collega Giaretta. Abbiamo visto ieri che portata avessero quei solleciti.

Anche in questo caso si tratta di una norma attesa da molti direttori di conservatorio illuminati: non certamente quelli a favore dei quali ieri si è discusso per mezz'ora in quest'Aula, a proposito dell'opportunità di garantire o meno un trattamento superiore a chi non è più direttore di conservatorio, consentendogli di conservare certe agevolazioni. Vi è stata una chiara difesa di certe lobby, che hanno nome e cognome: direttori di conservatorio della Calabria e della Sicilia. Vi è stata un'alternanza di battute sull'argomento da parte dei senatori Bevilacqua e Vita, e poi si è inserita come stopper a gamba tesa la senatrice Sbarbati.

Penso che dobbiate essere orgogliosi di quello che avete fatto ieri, della castrazione dei nostri giovani musicisti. Qualcuno ha detto che in dodici anni non si è fatto niente, non si è attuata la legge n. 508 del 1999. Caro senatore Vita, mi rivolgo a lei. Nel frattempo tempo, però, questi giovani musicisti hanno cominciato il loro percorso di studi e voi, avendo ieri cassato quella norma, li avete castrati.

A noi non interessa granché, signor Presidente, se in questo disegno di legge sia stata inserita un'inutile assemblea, di stampo sessantottino, chiamata consiglio degli studenti. Mi dispiace, noi non condividiamo queste iniziative, pensiamo a cose più concrete.

Porto soltanto un esempio. Ho ricevuto ieri diverse telefonate, email e messaggi: ne cito uno per portarvi un esempio. Andate a spiegare quello che avete fatto ieri a quella mamma di Tolmezzo che non può permettersi economicamente di mandare il figlio al conservatorio di Udine. Questo figlio si è sempre preparato localmente e ha dato gli esami al conservatorio di Udine con una media del 9,65. Cosa devo dire a questo studente che si sta preparando all'ottavo anno di pianoforte? Questo studente non potrà finire i suoi studi. Vergognatevi!

Signor Sottosegretario, che cosa ha detto ieri in quest'Aula? Che bisogna valorizzare i giovani e l'apprendimento della musica. Lei mi insegna che la musica è altamente formativa e dà un inquadramento anche dal punto di vista scolastico. Non so se qualcuno lo ricorda, ma è stato affermato che la musica è il cibo dell'anima: ebbene, ieri voi avete tolto il cibo dalla bocca dei nostri figli e della nostra gioventù.

D'altra parte, cosa mi posso aspettare - lo affermo con tanta amarezza - da chi crede che una semicroma sia un nuovo modello della FIAT?

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, ormai è evidente il motivo per cui il Parlamento sta discutendo un disegno di legge sulla valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale: una buona legge, la legge 21 dicembre 1999, n. 508, più volte richiamata, è rimasta totalmente inattuata. Dunque, istituzioni prestigiose, note in tutto il mondo come le accademie di belle arti o i conservatori di musica sono rimaste nel limbo, con un handicap davvero mortificante: nessuno dei Governi succedutisi nei 12 anni trascorsi si è più occupato della questione.

Lei, signor Sottosegretario, ieri ha fatto un'affermazione importante, cioè che il regime di transitorietà danneggia sia chi insegna sia chi deve apprendere. Dunque, è nostro dovere di legislatori sopperire al troppo lungo silenzio dell'amministrazione e dare certezze alle istituzioni, ai docenti e agli studenti. Questi ultimi, come ha ricordato il relatore, senatore Asciutti, si vedono ancora discriminati nello spazio europeo, e per questo, nei mesi scorsi, hanno dato vita a varie forme di protesta, compreso lo sciopero della fame.

In Commissione abbiamo svolto un buon lavoro di condivisione dei punti più rilevanti; sono state svolte audizioni dei soggetti più attivi, compresi gli studenti, con interlocuzioni molto istruttive anche per noi. Lo svolgersi dell'iter di questo disegno di legge (forse anche troppo lungo in questa Camera, in questa legislatura) in un momento di ristrettezza di risorse economiche purtroppo non consente, almeno per ora, di risolvere tutti i problemi aperti dalla citata legge n. 508 del 1999, come l'equiparazione dello stato giuridico dei docenti. Ciò ci dispiace molto, perché è evidente a tutti che il provvedimento, se sarà definitivamente approvato, come noi ci auguriamo, sarà incompleto anche su un punto qualificante.

Anch'io auspico che il Governo voglia dare seguito agli ordini del giorno accolti come raccomandazione, a prima firma del senatore Vita (che ringrazio per la battaglia che ha condotto). Mi auguro che alla Camera dei deputati si possa individuare uno spazio per compiere ulteriori passi in avanti.

Nello stesso tempo, però, si fa chiarezza e si mette un punto fermo su altri aspetti di straordinaria importanza, già richiamati dal relatore e dai colleghi che mi hanno preceduta. Anch'io voglio, sia pure brevemente e per sommi capi, richiamare questi punti, soprattutto quelli che vanno a vantaggio degli studenti (infatti almeno questi guadagnano qualcosa in questo momento con il disegno di legge in esame). Sono di straordinaria importanza l'equipollenza dei titoli di studio e dei percorsi formativi; la possibilità riconosciuta agli studenti di frequentare due corsi; l'istituzione del Consiglio nazionale degli studenti, in analogia con il Consiglio nazionale degli studenti universitari; la modifica dell'organizzazione del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale.

Anche questo è importante. Sulla formazione dei docenti, ad esempio, si riconoscono le accademie e i conservatori come sedi primarie, ma si riconosce (anche in questo caso, a seguito di un emendamento di iniziativa del senatore Vita) l'esperienza comprovata in una delle fondazioni lirico-sinfoniche, che è anche un riconoscimento verso queste fondazioni un po' bistrattate nei mesi scorsi.

Vorrei ricordare ancora l'articolo 6, che contiene un importante riconoscimento dei talenti precoci (abbiamo dei talenti nel nostro Paese che non sempre sono valorizzati) oppure l'articolo 8, già richiamato da molti altri colleghi, che consente l'attuazione dei politecnici delle arti con autonomia statutaria e regolamentare.

Sono passi importanti, signor Presidente e colleghi, che potranno ridare fiducia e anche sostegno ai nostri talenti, ai giovani che vogliono coltivare al più alto livello le loro inclinazioni, e i loro talenti, appunto, e intraprendere una carriera artistica, ancora purtroppo difficile nel nostro Paese.

Per queste ragioni, la nostra valutazione è positiva, sapendo benissimo che non siamo nelle condizioni di risolvere tutte le questioni, che occorrerà fare appena possibile altri interventi, e che però siamo ad un passo dall'attuazione dell'articolo 33 della Costituzione.

Quindi voteremo favorevolmente il provvedimento in esame, con l'auspicio - ripeto - che altri passi avanti potranno essere fatti sia in sede di discussione alla Camera, sia per iniziativa del Governo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

BEVILACQUA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (PdL). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi, consentitemi di cominciare il mio intervento ringraziando il relatore e l'intera Commissione per il buon lavoro svolto e facendo gli auguri di buon lavoro al Governo, e anche a lei, onorevole Sottosegretario.

Al netto della disinformazione che ha costretto il presidente Berlusconi a dimettersi, credo che il Governo del Presidente fosse un approdo obbligato. Mi auguro che, pur tra tante difficoltà, riesca a tirare il Paese fuori da questa pericolosa deriva economica. Il ministro Profumo, nel suo primo intervento la scorsa settimana in Commissione, ebbe a dire di sentirsi uno studente. Ebbene, gli auguro che dopo un corso di studi, lungo o breve che sia, possa essere promosso: se ne gioverebbe di certo la scuola italiana. Del resto, il Presidente del Consiglio dal canto suo ha cercato di esorcizzare le contingenze negative di questo Governo nominando qualche giorno fa il diciottesimo Ministro, uscendo così dal pericoloso numero diciassette (non si sa mai).

Quanto al disegno di legge n. 1693 d'iniziativa parlamentare, esso ha quasi una valenza profetica nei confronti di questo Governo: porta, dopo la prima firma del senatore Asciutti, quella dei senatori rappresentanti di tutti i partiti che costituiscono questa nuova maggioranza.

Il Popolo della Libertà valuta favorevolmente questo disegno di legge, che è giunto finalmente all'esame dell'Assemblea. Il Senato, avendo votato a suo tempo all'unanimità la legge di riforma n. 508 del 1999, ha dimostrato di credere pienamente nell'equiparazione del comparto dell'alta formazione artistica e musicale con quello universitario. Tale legge prevedeva una serie di regolamenti attuativi per la definizione, tra l'altro, dei requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica delle istituzioni e dei docenti, dei requisiti di idoneità delle sedi, delle procedure di reclutamento del personale, dei criteri generali per l'adozione degli istituti di autonomia, dei criteri per la programmazione, il riequilibrio e lo sviluppo dell'offerta didattica, dei criteri generali per l'istituzione e l'attivazione dei corsi, per gli ordinamenti didattici e per la programmazione degli accessi e, infine, delle modalità di valutazione. A oltre un decennio dall'approvazione della legge, occorre constatare che solo due di questi regolamenti sono stati adottati dal Governo, il n. 132 del 2003 sull'autonomia e il n. 212 del 2005 sugli ordinamenti didattici.

La riforma è dunque rimasta monca per la lentezza del Governo, o per meglio dire dei Governi, di diverso colore politico, che si sono succeduti alla guida del Paese dal 1999 ad oggi, nel dare attuazione ad una legge votata all'unanimità dal Parlamento. Questo la dice lunga sulle resistenze che il pieno dispiegamento della riforma ha incontrato da parte di interessate baronie a causa delle rendite di posizione che essa andava ad intaccare.

Tuttavia, il Parlamento crede ancora fermamente in quella riforma ed è pronto a normare con questa legge gli aspetti che aveva in un primo tempo demandato alla potestà regolamentare dell'Esecutivo. Due sono quelli più urgenti che si sarebbero dovuti sanare: l'equiparazione della docenza e quella dei titoli di studio.

Quanto al primo aspetto, occorre sottolineare come i docenti delle istituzioni dell'alta formazione, benché formino studenti che debbano già avere conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, abbiamo ancora lo status di insegnanti di scuola media. Si tratta di una intollerabile ingiustizia che occorre risolvere al più presto. Purtroppo però neanche questo disegno di legge è risultato idoneo allo scopo, dal momento che le proposte presentate hanno registrato il parere contrario della Commissione bilancio. Occorre del resto preliminarmente definire i requisiti di qualificazione didattica e scientifica, nonché le modalità di reclutamento di detto personale. Non ci resta quindi che rivolgere un appello al nuovo Governo affinché raccolga questa sollecitazione e sappia tradurla presto in consequenziali atti normativi.

Il secondo aspetto che si risolve - questo sì urgente - è l'equiparazione dei titoli accademici conseguiti con quelli universitari, affinché i diritti degli studenti italiani di accademie e conservatori siano finalmente uguali a quelli dei loro colleghi europei e sia posta fine ad una discriminazione incompatibile con la libertà di circolazione dei lavoratori stabilita dagli articoli 39 e 55 del Trattato dell'Unione europea, nell'ambito della quale rientra a pieno titolo la mobilità degli studenti di discipline artistiche. Tale finalità è ben conseguita dal nostro disegno di legge, che dichiara una volta per tutte l'equipollenza dei diplomi accademici con i diplomi di laurea.

Non si può poi sottacere l'importanza dell'istituzione dei politecnici delle arti entro sei mesi dall'approvazione della legge. Il parere contrario a diversi emendamenti da parte della Commissione bilancio rende meno convinto il nostro voto, perché riteniamo ingiusto non essere riusciti a sanare alcune situazioni, quali quelle degli insegnanti di strumenti musicali che hanno conseguito l'abilitazione con riserva ai corsi speciali del 2007, o quella riferita alla possibilità di stabilizzare il personale attraverso la trasformazione delle graduatorie in graduatorie ad esaurimento, e infine quella dei direttori di conservatorio con almeno 12 anni di direzione e ormai prossimi al pensionamento.

Comunque, poiché gli aspetti positivi del provvedimento sono prevalenti rispetto a talune perplessità evidenziate, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del PdL e chiedo la votazione con il sistema elettronico. (Applausi dal Gruppo PdL).

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, in effetti è un problema partecipare al voto su questo provvedimento dopo ciò che ha detto il senatore Stiffoni. Anch'io sono stato uno dei sottoscrittori, seppur non ricordato, del suo disegno di legge e ho sempre dato la necessaria attenzione agli appelli ricordati dal senatore Stiffoni poco fa. In effetti si va a creare un problema ai cosiddetti privatisti.

Invito però il senatore Stiffoni, e soprattutto i suoi compagni di Gruppo, a stare attenti a fare questa opposizione dura, che in realtà è ideologica, perché proprio grazie ai loro voti è stato respinto quell'emendamento sul quale il voto elettronico era stato richiesto dal Terzo Polo. I componenti del Gruppo del Partito Democratico in parte hanno votato a favore (quelli più attenti), in parte, nella concitazione dei lavori di ieri (caratterizzati dall'esordio, un po' complesso in alcuni suoi passaggi, del Sottosegretario, a cui vanno i nostri auguri), si sono astenuti. In Senato però l'astensione equivale a un voto contrario. Quindi, cari colleghi della Lega, state attenti a continuare con questa vostra dura opposizione, che sicuramente ci fa svegliare presto la mattina, ma che non necessariamente fa gli interessi dei vostri elettori, i quali peraltro mi pare di capire dai sondaggi che siano in fase di calo.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Bevilacqua, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 1693, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Senatore Perduca, lei è intervenuto in dissenso dal Gruppo: non può fare una dichiarazione di voto in dissenso e poi votare a favore.

PERDUCA (PD). In base a quale articolo del Regolamento?

PRESIDENTE. Beh, però se lei fa così io la prossima volta... (Il senatore Perduca estrae la tessera di votazione). Ecco, magari non vota. La ringrazio, senatore Perduca.

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi del senatore Asciutti).

Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415 e 2675.

AGOSTINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AGOSTINI (PD). Signor Presidente, faccio presente che ho sbagliato a votare.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto, senatore Agostini.

Seguito della discussione e approvazione del documento:

(Doc. XVIII, n. 106) Risoluzione della 14a Commissione permanente sulla Relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali (ore 11,10)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della Risoluzione della 14a Commissione permanente sulla Relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali (Doc. XVIII, n. 106).

Ricordo che nella seduta del 3 novembre il relatore ha integrato la relazione scritta ed ha avuto inizio la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà

DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, signor Ministro... (Brusìo).

PRESIDENTE. Prego i colleghi che intendono uscire dall'Aula di liberare velocemente l'emiciclo. È un modo politicamente corretto per dire di liberare l'Aula.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Per chi rimane potrebbe essere interessante sapere che questa risoluzione, approvata all'unanimità dalla 14ª Commissione permanente, viene esaminata in una condizione un po' particolare, perché abbiamo iniziato la discussione con un Ministro per le politiche europee e la concludiamo con un altro. E quanto accaduto in questo periodo in Europa non è certo poca cosa, anzi, probabilmente il dibattito su questi argomenti potrà essere l'essenza di un nostro impegno su una linea che riguarda questo Governo. (Brusìo. Richiami del Presidente).

Mi ritengo piuttosto fortunato di poter partecipare a questo dibattito con il nuovo Ministro, ma anche per il modo con cui la 14ª Commissione ha lavorato. Lo dico con stima e in termini di amicizia per la relazione che il collega Mauro Marino ha presentato. Ci sarebbero buoni motivi per il Senato della Repubblica di provare autostima, perché nel lavoro fatto dopo il Trattato di Lisbona, come il collega Mauro Maria Marino ha ricordato nella sua relazione, di 387 pareri inviati alla Commissione europea ben 71 sono stati predisposti dal Senato italiano, il che ci posiziona al secondo posto, per attività, fra i circa 40 organi parlamentari nazionali. Tali pareri non riguardano solo le questioni legate alla sussidiarietà, che sono quelle su cui si sono pronunciati moltissimi Parlamenti, ma anche questioni relative al dialogo interistituzionale, che sono, a nostro avviso, egualmente importanti.

Con riguardo all'analisi dei dati, non aggiungo altro, poiché molto è stato già detto. Voglio invece segnalare al Ministro, al Governo e a noi stessi l'importanza che questo ruolo venga svolto anche nella COSAC, cioè all'interno dell'organismo che riunisce i Parlamenti nazionali, dove - devo dirlo per onestà - il Parlamento italiano (cioè, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica) hanno sempre votato in assonanza con il Parlamento europeo. Lo dico perché ormai non vi è dubbio sul fatto che all'interno della COSAC si pratichi una sorta di sport politico per cui ciò che è più importante è mettere in minoranza il Parlamento europeo e in mora le istituzioni europee. Credo che di questo si debba tener conto nelle prossime riunioni internazionali, considerato anche il fatto che alla COSAC è stato votato un documento in base al quale verranno esaminate non solo le materie già poste all'ordine del giorno in quanto legate al tema della sussidiarietà, ma anche quelle legate alla politica estera, di sicurezza e difesa. Ciò presuppone un maggiore coordinamento tra i Parlamenti nazionali e la COSAC in relazione ai poteri del Parlamento europeo, e anche a quelli futuri delle diverse istituzioni.

Ma quali sono i due temi reali che, a mio avviso, vanno analizzati rispetto all'uso che abbiamo fatto nel primo anno solare pieno del trattato di Lisbona? Il primo tema riguarda i poteri delegati alla Commissione. So di parlare a persona che conosce bene questi meccanismi dall'interno, rivolgendomi al Ministro. La delega alla Commissione è un importante fattore di stabilizzazione e di normalità del lavoro europeo. Non sempre, per fortuna, c'è bisogno di eroi e di padri della Patria europea: qualche volta occorre un lavoro quotidiano comune. Ritengo quindi sia importante che la Commissione preveda un aggiornamento delle norme che assieme abbiamo deciso e su cui abbiamo legiferato anche attraverso deleghe al Governo (sul tema torneremo poi nel pomeriggio nel corso dell'esame della legge comunitaria). Ovviamente, dovranno essere stabiliti dei paletti, e al riguardo il documento del Senato riveste particolare importanza. È un documento unitario della 14a Commissione che pone alcune questioni; lo facciamo da europeisti, convinti che non debba essere rivolta alla Commissione europea l'accusa di continuare a legiferare attraverso la delega su materie che le sono state delegate in passato. Dunque, va data ragione politica e razionalità a questi paletti. È un tema importante contenuto all'interno della strategia di Lisbona.

L'altra questione, signor Ministro e colleghi senatori, è tutta politica, perché è legata da un lato al modo con cui l'Italia sta in Europa (e - mi permetto di dirlo - entra anche nel dibattito di questi giorni e di quello che ha portato alla formazione di questo Governo). Come deve stare l'Italia in Europa non è questione che si esaurisce nel modo in cui si recepisce, attraverso una legge comunitaria (che in futuro non potrà più essere una legge omnibus, come lei, onorevole Ministro, ha già ricordato nel corso della sua audizione in 14a Commissione, e ricordo che stiamo parlando di una legge di quasi 30 anni fa che, quindi, dobbiamo certamente riformare), ma che attiene anche al nostro atteggiamento rispetto all'Europa.

Non c'è - e mi rivolgo anche ai colleghi del centrodestra con cui abbiamo assieme lavorato in Commissione, dove ci siamo contrapposti - un fatto personale: nella politica non dovrebbe esservi e, per quanto riguarda molti di noi, non c'è un fatto personale. Il nostro voler vedere l'Italia pienamente rappresentata in Europa da europeisti, come diceva il presidente Ciampi da cittadini europei nati in Italia, ci serve per poter partecipare alla normalità dell'Europa, che è anche la trattativa: è, per esempio, partecipare alla discussione sul bilancio pluriennale, iniziata a giugno del 2009, nell'ambito della quale rientreranno non solo i fondi strutturali, ma anche le future politiche dell'Europa per il 2014-2020. Partecipare a questa discussione da protagonisti significa anche porre alcune questioni ai nostri colleghi dell'Unione europea a 27, e non solamente essere nell'angolo per nostre difficoltà di relazione. Lo dico ai senatori della Lega, che hanno legittimamente scelto la via dell'opposizione.

Quello che abbiamo contestato in passato, su alcune questioni clamorose che sono entrate anche nelle leggi comunitarie come, per esempio, le quote-latte, non era solo l'errore di contenuto di garantire 350 aziende, su 40.000 che erano in regola, ma anche l'errore concettuale di immaginare che la trattativa italiana ai tavoli dell'Unione europea potesse aver luogo su una materia sola, senza che questo incidesse sulle altre: com'è pensabile che sediamo al tavolo delle quote-latte ed otteniamo risultati se non siamo agli altri tavoli e non discutiamo anche delle altre politiche economiche?

È un approccio diverso di cui c'è bisogno (e, ministro Moavero Milanesi, chiediamo che il Governo Monti possa prenderne atto e pensiamo che possa adottarlo): un approccio globale cioè alle materie, che permetta di essere presenti per poter dire la nostra. E per dire cosa, visto che il Trattato di Lisbona ci porta fino ad un certo punto? Per dire, per esempio, che l'euro non era solo una questione di moneta, ma era il nocciolo originario di una politica economica e fiscale armonizzata. Ma se chiediamo questo rispetto a queste tematiche, è evidente che dobbiamo fare un ragionamento sul bilancio e nello stesso tempo su come scegliamo, a livello europeo, non in base a questioni nazionali. Non è questione di essere pro o contro la Germania sui bond o sugli eurobond; la questione da porre è, rispetto al bilancio, la seguente: tutti vogliono le riforme e la crescita, ma come costruiamo un razionale indebitamento collettivo perché sia utilizzato a favore di politiche di crescita e di sviluppo?

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,17)

(Segue DI GIOVAN PAOLO). Questo è un tema che riguarda il Parlamento europeo e i suoi poteri rispetto al bilancio, la Commissione europea e i suoi poteri ed anche i partiti europei, affinché divengano partiti europei e non semplicemente collage. (Brusìo).

PRESIDENTE. Scusi un attimo, senatore Di Giovan Paolo. Colleghi, scusate! Grazie.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Concludo, signora Presidente. Dunque, la discussione sul Trattato di Lisbona e sul modo in cui i Parlamenti nazionali e il Parlamento europeo vi partecipano deve poter far dire - permettetemi, da europeista e federalista convinto - che il Trattato di Lisbona va utilizzato e ci ha aiutato ad essere migliori, a fare in otto settimane il nostro dovere qui, ma soprattutto che tale Trattato deve tener conto della cosa più importante scritta, essendo stato redatto dopo il fallimento della Convenzione che dal punto di vista del gap democratico aveva risolto alcuni problemi, e cioè che comunque questo Trattato deve essere l'ultimo intergovernativo. Ciò, per poter fare una scelta che ci impongono le questioni economiche, con la necessità di una comune armonizzazione, di una direzione economica e, probabilmente, di un Alto responsabile dell'Unione europea in questo settore: la scelta cioè di una revisione a breve e migliorativa anche del Trattato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il relatore.

MARINO Mauro Maria, relatore. Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, farò una replica davvero breve, che non avrei nemmeno svolto se non ci trovassimo - come ha già ricordato il senatore Di Giovan Paolo - in una situazione in un certo senso anomala, essendosi svolto il dibattito con due diversi Ministri. Sono sicuro che il Ministro oggi presente si sarà fatto carico di andare ad esaminare quanto ci siamo detti nella seduta precedente, per cui evito di ripetere quelle considerazioni. Questa è l'occasione per considerare l'attuale momento come un buon viatico per iniziare un percorso insieme, nell'interesse comune del nostro Paese.

Innanzitutto, intendo ringraziare tutti gli intervenuti per i contributi dati nel corso del dibattito e per gli stimoli che sono stati a noi forniti: contributi e stimoli che riflettono il buon clima presente all'interno della 14a Commissione, grazie alla volontà di tutti quanti di operare nel maggiore e più importante interesse del Paese, superando la logica di contrapposizione tra maggioranza e minoranza. Di questo, che è un risultato che si è già ottenuto prima dell'attuale nuovo momento politico, sicuramente il merito va alla presidente Boldi, ai membri dell'Ufficio di Presidenza e a tutti quanti hanno costruito un clima estremamente positivo.

Permettetemi di rivolgere il secondo ringraziamento, in maniera non formale, agli uffici della 14a Commissione, che hanno dimostrato una competenza, una capacità di vision e, molte volte, uno spirito di sacrificio nel far sì che fossimo sempre informati e documentati sui problemi, andando molte volte al di là del mero dovere di ufficio. Mi piace fare in modo che ciò diventi patrimonio di tutta l'Aula.

La discussione, però, era stata promossa fondamentalmente dopo l'approvazione della risoluzione all'unanimità, proprio perché diventasse patrimonio comune e venisse quindi socializzato il fatto che la Commissione europea ha espresso un apprezzamento nei confronti dei lavori del Senato, e perché ci fosse anche la possibilità di interrogarsi sul nostro ruolo, di approfondirlo, di cogliere tutte le potenzialità dateci dal Trattato di Lisbona e perché questa condivisione andasse al di là dei ristretti limiti della 14a Commissione.

Come già detto dal senatore Di Giovan Paolo e da molti altri colleghi intervenuti, il Senato della Repubblica ha l'onore di essere al secondo posto tra le Camere per la quantità di pareri espressi. Permettetemi al riguardo una annotazione. Si è trattato di un lavoro notevole dal punto di vista non solo quantitativo ma anche qualitativo, attraverso il quale è stata espressa una certa attenzione ai particolari e la volontà di interpretare fino in fondo il proprio ruolo, che penso abbia fatto onore a tutti coloro che hanno dato un valido contributo in questo senso.

Siamo stati facilitati, da questo punto di vista, dal Regolamento del Senato della Repubblica, il quale permette la possibilità di un intervento - lo citavo l'altra volta - anche da parte della Commissione di merito nel meccanismo della cosiddetta seconda deliberazione. Questo ci ha aiutato anche per esprimere i pareri che ci venivano richiesti. Coglierei questa occasione, che reputo la più congrua, per sollecitare la Presidenza del Senato. È stata presentata una proposta di modifica del Regolamento per apportare, tenendo conto delle potenzialità nuove che nascono soprattutto in fase ascendente, alcune modifiche... (Brusìo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di svolgere questi dibattiti appassionati al di fuori dell'Aula. La prego, senatore Marino, di continuare il suo intervento.

MARINO Mauro Maria, relatore. Proprio perché mi rivolgo a lei, vorrei cogliere questa occasione per sottolineare l'opportunità di accelerare una modifica del Regolamento del Senato che permetta di trasformare in atto le altre potenzialità che il Trattato di Lisbona assegna a questa Camera Alta. Il Trattato di Lisbona ha sicuramente fatto sì che il Senato - da un lato - interpretasse il ruolo che le nuove procedure stavano mettendo al centro per quanto attiene ai Parlamenti nazionali e - dall'altro lato - si inserisse a tutti gli effetti, come le altre 40 Camere, nel processo legislativo europeo. Questo - come è stato evidenziato in più di un intervento - è avvenuto soprattutto attraverso i tre compiti fondamentali della fase ascendente. Per tale motivo, sarebbe opportuno il recepimento di una serie di proposte che sono state approvate all'unanimità nella Commissione, e che nascono più che altro dall'esperienza.

Dei tre compiti della fase ascendente il primo è quello di controllo di sussidiarietà, che però abbiamo declinato nel senso del controllo della base giuridica, del controllo del principio di proporzionalità, ma anche degli aspetti di merito. Abbiamo cioè contestualizzato uno dei tre pilastri con questi tre elementi: la procedura del dialogo politico e - cosa importante più che mai - l'indirizzo al Governo. A questo proposito, il Senato della Repubblica ha voluto dimostrare che il dialogo fra il legislatore europeo ed il legislatore nazionale non è un mero dato formale, ma include aspetti sostanziali di notevole rilievo. E questo voleva rappresentare un innegabile progresso rispetto alla tradizionale convinzione che la partecipazione all'Unione europea sia di esclusiva responsabilità del Governo. No: il Senato è riuscito a fare in modo di esercitare una proprio indirizzo nei confronti del Governo, non solo sulle questioni nazionali, ma anche sulle questioni europee. E di questo dobbiamo essere assolutamente fieri. E mi fa particolarmente piacere evidenziare tale aspetto a lei, signor Ministro, perché è motivo di orgoglio per noi e stimolo a continuare così. Mi permetto di aggiungere una piccola richiesta e chiosa: vorrei che, rispetto al passato (ma questo è emerso anche all'interno del dibattito), il flusso di informazione da parte del Governo verso il Parlamento aumentasse, e che questo rapporto virtuoso vivesse di una dimensione biunivoca più forte di quella che vi è stata in passato.

Questo modo di interpretare la propria funzione da parte del Senato ha portato - e questo mi sembra un elemento assolutamente importante - ad un maggiore coinvolgimento delle istanze democratiche nazionali nella vita dell'Unione europea. E soprattutto per noi, per come abbiamo operato, ha voluto significare cercare di contribuire a quel ravvicinamento delle istituzioni europee ai cittadini degli Stati dell'Unione. Alcuni colleghi hanno ricordato questa necessità, e di questo li ringrazio. Io penso che questo ci debba far riflettere su come ogni Parlamento nazionale dovrebbe esercitare al massimo grado possibile i diritti che i Trattati gli attribuiscono, partendo il più possibile dalle relative procedure e prassi e quindi acquisire coscienza che ci sono queste potenzialità e cercare di esercitarle fino in fondo. E questo, perché il fine ultimo del nostro lavoro non può che essere il rafforzamento della dimensione democratica dell'Unione europea, la diminuzione di quel deficit democratico individuato come il principale responsabile delle crisi istituzionali che negli ultimi anni hanno attraversato l'Unione.

Mi permetto quindi una considerazione finale: noi, come Senato, abbiamo capito che non si può ragionare pensando ad un interesse nazionale che sia una cosa diversa dall'interesse comune, se non addirittura, per alcuni, conflittuale. Vi è bisogno - e qui penso che debba partire il nostro appello (e questo è anche uno dei portati del dibattito che abbiamo svolto - che gli organismi istituzionali europei siano legittimati a decidere in trasparenza. Decisioni da cui può dipendere il destino di una nazione hanno bisogno di vedere individuato con chiarezza chi esercita la discrezionalità, e il potere decisionale di controllo non deve essere dei Governi dei Paesi più forti, ma deve essere, in un giusto equilibrio, della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio.

Questa è la nostra accezione, questo è il nostro modo di intendere la democrazia partecipata. Altrimenti ci troviamo nella situazione in cui alcuni Governi, non sempre guardando all'interesse comune, assumono decisioni con la mente volta alla propria opinione pubblica nazionale, quindi finendo per tardare decisioni di cui c'è assolutamente necessità e bisogno. Questo è un tema strutturale su cui deve partire innanzitutto da questa Aula legislativa un appello.

Un passaggio che ho molto apprezzato del discorso che il presidente del Consiglio Monti ha tenuto in Senato quando è venuto per la fiducia è quello relativo al fatto che non si deve parlare di peso dei vincoli europei, perché non c'è un "loro" e un "noi": l'Europa siamo noi. Proprio per questo, però, penso che il processo democratico di partecipazione alla formazione delle decisioni debba avvenire attraverso il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. Questa è la lezione che il Senato della Repubblica ha fatto propria; questa è la linea con la quale il Senato della Repubblica intende continuare a svolgere il proprio operato. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. Onorevole relatore, per quanto riguarda la questione da lei sollevata relativa al Regolamento, posso dirle che è già all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto la delegazione di allievi e insegnanti dell'Istituto comprensivo «Antonio de Curtis» di Aversa, in provincia di Caserta, presente in tribuna, alla quale porgo il nostro benvenuto. (Applausi)

Ripresa della discussione del documento XVIII, n. 106(ore 11,31)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro per gli affari europei, avvocato Moavero Milanesi, che invito anche a pronunziarsi sulla risoluzione già approvata dalla 14a Commissione permanente.

MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, non posso nascondervi che è con emozione - credo comprensibile - che mi rivolgo a voi per il mio esordio, al di là del voto di fiducia, in quest'Aula alla quale, da cittadino quale sono sempre stato e sono, ho guardato con fiducia e grandissimo rispetto. Da Ministro, nello svolgimento delle funzioni a cui sono stato chiamato, manterrò questo tipo di impegno e questo tipo di rispetto nei confronti del nostro Parlamento, del Senato e della Camera dei deputati. È quindi in questo spirito che sarò presente ai lavori delle Commissioni quando intenderanno invitarmi e ascoltarmi, oltre che, evidentemente, ai lavori dell'Aula quando sarà necessario.

Vorrei salutare anch'io i ragazzi che sono presenti, perché voi siete i cittadini di domani e non siete solo italiani ma, secondo il Trattato sull'Unione europea, siete anche cittadini europei, dunque per voi questo scampolo di dibattito parlamentare può essere interessante in questa prospettiva. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Pastore e De Feo).

Il parere del Governo nei confronti del lavoro svolto dalla Commissione con questa relazione è estremamente positivo. Salutiamo l'unanimità con cui la risoluzione è stata adottata e la qualità del dibattito che l'ha preceduta. La risoluzione fa anche stato e la relazione della Commissione è alla base di un lavoro non solo quantitativo ma anche qualitativo - com'è stato giustamente sottolineato - che il Parlamento italiano, e segnatamente il Senato della Repubblica, ha svolto rispetto alla partecipazione prevista dal Trattato di Lisbona al momento legislativo europeo.

A questo proposito voglio aggiungere due considerazioni. La prima è stata già sottolineata e, alla luce dell'esperienza pluridecennale che ho avuto la ventura di avere nelle istituzioni europee, non posso che associarmi interamente alle affermazioni sull'importanza di rafforzare la legittimità democratica dell'Unione europea non solo attraverso l'azione del Parlamento europeo, eletto a suffragio universale, ma anche attraverso la partecipazione, per lungo tempo domandata dagli europeisti, dei Parlamenti nazionali al processo legislativo. È un punto fondamentale per la credibilità e la vicinanza dell'Unione a tutti i cittadini degli Stati membri e anche per la comprensione del suo significato, in particolare da parte di coloro che hanno vissuto epoche in cui l'Unione europea già esisteva e che troppo facilmente danno per acquisite determinate situazioni, dimenticando il lungimirante sforzo che è stato compiuto al momento della costituzione della Comunità europea e del rafforzamento delle sue istituzioni nell'ambito dell'Unione europea, quale diventata successivamente. Quindi, è fondamentale questa partecipazione vera e viva al processo legislativo attraverso gli elementi che troviamo nella risoluzione.

La seconda considerazione riguarda l'impegno del Governo e mio personale, durante il mandato che voi senatrici e senatori e i deputati ci consentirete di svolgere, per fare il possibile per agevolare lo svolgimento di questo ruolo dei Parlamenti nell'ambito aperto dal Trattato di Lisbona, ripreso in modo estremamente puntuale dalla risoluzione che stiamo discutendo oggi. Sulla base di tale assunto declinerei brevemente cinque elementi, che potete considerare come caratterizzanti l'impegno mio e del Governo.

Il primo è quello di accogliere l'invito, che troviamo nella risoluzione, ad operare tale compartecipazione al processo legislativo alla luce di una direi saggia selettività. Ormai i rivoli nei quali opera l'attività legislativa e la successiva attività esecutiva dell'Unione europea sono infatti innumerevoli, alcuni dei quali di interesse indubbio, ma probabilmente più focalizzato, altri di interesse più generale. Ecco, è molto importante che quel controllo di sussidiarietà e di proporzionalità rispetto ai quali viene richiesta la partecipazione vigile dei Parlamenti nazionali sia svolto veramente sui grandi progetti. Sono stati nominati poco fa il bilancio e le prospettive finanziarie dell'Unione europea che sono un elemento chiave della nostra partecipazione all'Unione. Credo siamo tutti coscienti di essere quello che nel gergo europeo viene chiamato un contribuente netto dell'Unione; il saldo, se vogliamo metterla in questi termini, di dare e avere della partecipazione italiana all'Unione europea, dopo svariati decenni in cui abbiamo sostanzialmente ricevuto nella redistribuzione del bilancio europeo più di quanto contribuivamo, ormai, da svariati anni, si è invertito. Tale inversione, da un lato, a mio umile modo di vedere, dovrebbe darci la coscienza proprio di quel ruolo importante che l'Italia ha il dovere e l'opportunità di svolgere nell'ambito dell'Unione e, dall'altro, dovrebbe darci naturalmente anche la coscienza che per la partecipazione all'Unione europea stiamo domandando ai nostri cittadini contribuenti un contributo reale. Quindi, le normative di bilancio europee dovrebbero formare senz'altro oggetto di grande attenzione da parte del nostro Parlamento, in particolare del Senato. Pensiamo alle altre grandi direttive adottate e discusse in sede europea, e che ormai riguardano settori che vanno ben la di là dell'economia, e che toccano la vita quotidiana di tutti noi, come cittadini italiani, e della stessa Unione. Quindi, la selettività è molto importante per l'efficacia di risultato del compito attribuito al Parlamento nazionale.

Il secondo profilo riguarda il contributo che noi possiamo dare, che nel mio incarico posso dare in prima persona, e che il Governo e le sue amministrazioni intendono dare. In particolare, vorrei citare lo sforzo sotto questo profilo del Dipartimento per il coordinamento delle politiche europee, che collabora evidentemente in primis con il Ministro per gli affari europei di questo Governo: un ruolo a disposizione dell'attività parlamentare, oltre che nella doverosa disposizione dell'attività di governo. In questo senso, faremo di tutto per agevolare quel flusso di informazioni cui si è fatto riferimento e per essere a disposizione, ad adiuvandum, anche se io sono sempre stato un grande ammiratore della ragguardevole capacità e qualità di lavoro degli Uffici dei due rami del Parlamento.

Il terzo punto in cui declinerei il nostro tipo di impegno riguarda la possibilità di utilizzare strumenti oramai di vasta applicazione a livello di svariati Stati dell'Unione e nell'attività della Commissione stessa per le grandi consultazioni pubbliche. Faccio riferimento alle tecnologie legate a Internet, e quant'altro, su cui è inutile dilungarsi, che consentono soprattutto, lo dico volentieri di fronte ai ragazzi della scuola che sono qui con noi oggi, un dialogo con le giovani generazioni, che le utilizzano correntemente. Questo è molto importante per il rafforzamento del principio di legittimità democratica.

Quarto elemento. Lo sforzo del Dipartimento europeo e del Ministro per gli affari europei sarà volto a far sì che anche i miei colleghi Ministri siano solerti nella partecipazione, per quanto riguarda la loro competenza di interfaccia con l'Unione, ai lavori parlamentari. Come voi sapete, esiste una fase che, usando il latino, definirei ex ante, in cui può essere utile anche per gli esponenti del Governo, che poi partecipano ai Consigli in sede di Unione europea, raccogliere indicazioni dal Parlamento prima di recarvisi, così come potrebbe essere opportuno considerare condizioni per permettere di riferire e di spiegare quanto è venuto, come risultato, nelle sedi europee. Molto dipenderà dalla reciproca capacità di organizzazione.

Quinto e ultimo punto. Naturalmente esiste una conferma di impegno da parte mia per quanto riguarda la relazione programmatica del Governo rispetto al programma dei lavori della Commissione, non solo a livello di relazione consultiva, ma anche, come già fatto, a livello di relazione programmatica.

Questo è lo spirito con il quale noi esprimiamo un parere favorevole, un apprezzamento e un ringraziamento ai lavori della Commissione e a quanto sarà deciso dall'Aula.

Mi permetto di assumere questo impegno, non solo di fronte all'Assemblea, ma anche, consentitemi, di fronte ad un predecessore tra i più illustri, quale la presidente Bonino, che ha operato qualche anno fa nella stessa funzione e che io mi auguro di essere in grado quanto meno di cercare di emulare. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione del documento XVIII, n. 106.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, ringrazio il Ministro, perché ho ascoltato con piacere i cinque impegni del nuovo Governo che egli, con estrema cognizione di causa, ha voluto sottolineare.

Ministro, credo ci sia un fatto fondamentale. Infatti, come abbiamo già detto in altra occasione e in altro momento in quest'Aula, purtroppo in Italia non c'è una coscienza collettiva dell'appartenenza all'Europa. Dico coscienza collettiva, perché già a partire dal nostro Parlamento dobbiamo ammettere onestamente che abbiamo fatto, e probabilmente facciamo ancora, un pochino di fatica a riconoscerci nelle normative europee. D'altro canto, se così non fosse, noi non avremmo, per esempio, quella voce, anche molto pesante, nel bilancio interno del nostro Stato, che attiene alle multe per il mancato recepimento delle direttive europee o per il fatto che le recepiamo molto male o che molto spesso svicoliamo. Diciamocelo chiaramente: qualche volta addirittura denunciamo in Europa più frodi di quante effettivamente se ne facciano in Italia. Sappiamo bene che il comportamento degli altri 26 Paesi non è esattamente uguale a quello dell'Italia. È certamente un problema di trasparenza, di correttezza, di lealtà, ma a volte sarebbe più utile dare un'immagine dell'Italia più rispettosa non solo delle normative strictu sensu, ma anche e soprattutto del rapporto corretto con le istituzioni europee. Questo è fondamentale.

Lei ha ricordato un passaggio che non so quante volte abbiamo affrontato. A mia memoria, non ne abbiamo mai parlato in quest'Aula, ma forse sarebbe utile farlo, anche per l'effetto che può avere a livello di immagine e di impatto una notizia del genere. Credo sempre infatti in un altro concetto fondamentale, che è quello della reciprocità. Se, da una parte, è naturalmente giusto che le istituzioni europee controllino i bilanci interni dei 27 Stati membri e pretendano il rispetto delle norme, ritengo d'altra parte che, proprio per il fatto che ciascuno Stato partecipa al budget comunitario, debba concorrere in maniera attiva non solo alla formazione del bilancio dell'Unione europea, ma anche all'operazione di controllo.

Quante volte abbiamo provato a dire in sede comunitaria che una spesa assolutamente superflua è quella delle due sedi? (Applausi della senatrice Boldi). Credo, signor Ministro, che occorra dire agli italiani che non è che siano soltanto i parlamentari italiani a rappresentare questo enorme carico in termini di dispendio di risorse finanziarie. Prima dei deputati italiani, ciò che costa moltissimo a noi in quanto cittadini europei è l'appartenenza all'Europa, e non solo per il fatto, come lei ha ricordato, che oggi abbiamo molto meno di quanto avevamo in precedenza. (Applausi dal Gruppo PdL).

Per chi ha avuto esperienza europea, viene sempre ricordato il discorso della Thatcher: «Quanto do e quanto ho». Ora, noi abbiamo molto meno di quanto abbiamo già dato. Per carità, lo facciamo nello spirito di solidarietà e di volontà di appartenere all'Unione europea, ma ci auguriamo che, una volta per tutte, si rivedano anche i Trattati, altrimenti è inutile parlare della Banca centrale europea e poi sapere che non c'è una politica economica comune, perché il Trattato è quello che è e non contiene assolutamente niente. È un'altra piccola défaillance.

Quanti di noi sanno - la presidente Bonino lo sa perfettamente - che noi deputati europei, cari colleghi, una volta al mese dovevamo recarci a Strasburgo nella seconda sede? Vi erano 3.000 persone che si muovevano, con i loro assistenti, con tutti i funzionari del Parlamento europeo e con le "cantinette" dei deputati europei. Dovevamo scegliere quali documenti portare a Strasburgo per la sessione di lavoro. Tutto questo enorme trasferimento aveva - e ha tuttora - un ingente costo, per tenere in piedi una sede che, per esempio, d'inverno, solo in termini di riscaldamento, costa quello che costa perché per riscaldare quegli ambienti bisogna cominciare una settimana prima.

Tutto questo riguarda un'Europa che chiede agli Stati la sburocratizzazione, mentre è quanto di più burocratico io riesca ancora ad immaginare (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL); che chiede di andare a guardare nei bilanci interni degli Stati e non guarda nel suo bilancio interno; che chiede il rispetto delle regole e non rispetta le regole. (Applausi del senatore Garavaglia Massimo). Beh, francamente noi ci vogliamo sentire innanzitutto cittadini della nostra città; quindi cittadini italiani; quindi, naturalmente, anche cittadini europei, rispettosi delle normative europee. Ma, probabilmente, devo dire che il nostro Parlamento è poco attivo nel rapporto con l'Europa, anche perché la stessa Europa non ci dà tantissimi buoni esempi e forse non ci incentiva ad essere particolarmente vivaci come cittadini europei.

In questo senso, credo moltissimo in persone come lei, signor Ministro, che hanno una professionalità unanimemente riconosciuta e quindi possono svolgere ottimamente il loro compito, come d'altra parte ha svolto a suo tempo la presidente Bonino facendo partecipare il Parlamento italiano, e non solo. Infatti, la presidente Bonino faceva partecipare anche le diverse associazioni (non so quante volte adesso venga consultato il Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei, ma certamente la presidente Bonino lo faceva partecipare, rendendolo un soggetto attivo nel rapporto con l'Unione europea).

Noi vorremmo sentirci cittadini europei, e vorremmo che il Governo ci aiutasse a partecipare collegialmente alla costruzione di una reale cittadinanza europea. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL e della senatrice Boldi).

CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signora Presidente, nell'esprimere grande apprezzamento per i contenuti della risoluzione, per il lavoro svolto nella 14ª Commissione permanente e per l'impegno oggi mostrato dal Ministro per gli affari europei, dichiaro il voto favorevole del Gruppo dell'Italia dei Valori.

Chiedo di poter allegare al Resoconto la nostra dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ringrazio anzitutto il Ministro per gli affari europei: oggi è stata l'occasione per esprimere davanti all'Assemblea i cinque punti centrali che potranno essere anche i filoni sui quali indirizzare la nostra attività come Senato della Repubblica ed, in particolare, come componenti della 14a Commissione permanente.

Il Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI voterà convintamente a favore della Relazione annuale per il 2010 presentata dalla Commissione europea e relativa ai rapporti tra questa ed i Parlamenti nazionali. Tale Relazione, la cui introduzione è relativamente recente (è datata all'ultima revisione dei Trattati europei), rappresenta certamente un importantissimo strumento di comprensione, partecipazione e verifica del processo legislativo dell'Unione da parte dei Parlamenti nazionali.

Proprio l'accresciuto ruolo e le maggiori funzioni dei Parlamenti nazionali in capo al processo di legislazione europeo sono le maggiori e più significative innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona. Con tale modifica si è infatti passati da una visione basata sul Governo, quale unico rappresentante dello Stato membro all'interno del contesto europeo, ad una visione maggiormente aperta, moderna e rappresentativa che mira a realizzare una maggiore partecipazione coinvolgendo nel processo di discussione e formazione degli atti dell'Unione anche altri organi dello Stato stesso. Noi parliamo sempre di fase ascendente e di fase discendente, ma è evidente che, se le Camere intervengono attivamente nella fase ascendente, nella fase discendente il recepimento degli atti sarà più consapevole.

In questo nuovo quadro, in questo nuovo contesto, che deriva dalla modifica dei Trattati, ha preso avvio una nuova fase della costruzione europea. È bene rilevare in quest'Aula che possiamo lagnarci di tante cose e sottolineare tanti aspetti, ma dobbiamo anche capire su quale strada stiamo procedendo, facendo il nostro meglio per continuare quel percorso. Nella nuova fase della costruzione europea, grazie alle novità introdotte dal secondo protocollo allegato al Trattato di Lisbona sullo scrutinio del principio di sussidiarietà, con le nuove funzioni e le nuove competenze esercitate dai Parlamenti nazionali, si sono realizzati un indiscutibile allargamento della ricerca del consenso per la prima volta al di fuori delle istituzioni comunitarie e, ovviamente, un'importante funzione di controllo esercitata sulle proposte legislative europee.

In questa direzione ha sempre lavorato il Senato della Repubblica italiano, così com'è affermato nella stessa relazione dalla Commissione europea, sia nel senso di verificare e garantire il rispetto puntuale del principio di sussidiarietà, sia nell'esame e nella verifica del principio di proporzionalità e della base giuridica dell'atto, ai quali si aggiunge un esame, che il Senato fa di volta in volta, del merito della singola proposta legislativa dell'Unione europea.

Secondo la relazione stessa della Commissione, questa Camera - il Senato - si colloca al secondo posto tra tutte le Camere nazionali di tutti i Paesi membri dell'Unione per la diligenza e la puntualità con le quali ha assolto i propri obblighi e le proprie funzioni previste dal Trattato di Lisbona; un lavoro che ha inoltre contribuito a migliorare la sensibilità politica riguardo le questioni e le dinamiche dell'Unione da parte della nostra Assemblea e ciò è stato utile per realizzare un collegamento, una sinergia anche con il Governo e con la sua attività in sede europea. Ci auguriamo ovviamente che adesso tutto questo, Ministro, si intensifichi.

A tali importanti risultati si è arrivati anche grazie l'intelligente suddivisione dei compiti e delle responsabilità che il Senato ha saputo realizzare: così, invece di incentrare tutto il carico di lavoro su una Commissione, si è deciso di suddividere lo studio e l'analisi degli atti europei sulla base delle competenze di merito, salvaguardando il ruolo della 14a Commissione come foro di prima istanza nel caso, residuale, le Commissioni di merito non avessero avuto la possibilità - anche per i tempi molto stretti e a volte per il carico di lavoro di ogni Commissione - di esprimere il loro parere. In tale maniera, il Senato ha efficacemente contribuito al processo di formazione della legislazione europea in passato e auspico possa continuare a contribuire in futuro in maniera sempre più proficua.

È perciò sempre più importante che si acquisisca, anche fra di noi, colleghi senatori, una consapevolezza completa sul ruolo e sulla funzione che i Parlamenti nazionali, e tra questi il Senato italiano, sono arrivati a svolgere all'interno del processo di formazione della legislazione europea, affinché il nostro contributo possa sempre essere, oltre che quantitativamente e qualitativamente importante, orientato e teso a favorire una sempre maggiore e più stretta integrazione all'interno della quale il nostro interesse nazionale riceva la giusta considerazione.

In particolare, proprio su quest'ultimo punto, ossia la tutela e l'affermazione in sede europea dei nostri interessi come Stato, abbiamo rischiato e rischiamo a volte di risultare carenti, incapaci fino in fondo, a differenza di altri Paesi europei, di comprendere come, ormai, il più delle volte i nostri interessi e le nostre esigenze si tutelino meglio e con maggiori risultati (se capiamo tutta questa costruzione e qual è il nostro interesse anche nazionale) proprio all'interno del contesto europeo. È proprio anche a causa di queste nostre "disattenzioni" nell'ambito dell'Unione che l'Italia non è riuscita a volte a contare quanto avrebbe potuto o dovuto in Europa, non svolgendo quasi mai un ruolo decisivo.

Oggi più che mai in Europa ci sono i nostri interessi. Il nuovo Governo, come ha già dimostrato di voler fare e sono sicura riuscirà nel suo intento con la nostra convinta collaborazione, deve attuare quelle profonde e troppo a lungo attese riforme che l'Europa ci raccomanda e alla cui mancata realizzazione è dovuta la nostra attuale difficile condizione (non solo nostra, ma condivisa in tanti altri Paesi europei). Il Governo, quindi, supportato dalla più larga maggioranza parlamentare che la storia della nostra Repubblica ricordi, composta dalle forze più avanzate e responsabili della politica italiana, nasce proprio sulla base di questa prioritaria esigenza a un tempo italiana ed europea, cioè che l'Italia torni ad essere un membro importante di questa Unione e non sia, come invece è sembrato nell'ultimo periodo, un peso per quest'ultima.

Una fiscalità più giusta ed equa (ne abbiamo parlato anche ieri in Commissione), una riforma del mondo del lavoro che rilanci la produttività senza scadere nella precarietà diffusa, un innalzamento dell'età pensionabile in linea con il progressivo aumento dell'aspettativa di vita media, la liberalizzazione dei servizi e delle professioni, la riqualificazione in chiave produttivistica della pubblica amministrazione sono alcune delle riforme più importanti che siamo chiamati a fare e che l'Europa si aspetta da noi e da questo Governo. Si tratta di innovazioni importanti e spesso dolorose che il nostro Paese non può più permettersi il lusso di aspettare.

Parimenti, in questo contesto di rinnovamento e riforma anche l'Europa deve essere in grado di progredire sulla strada dell'integrazione. Come ha avuto modo di ricordare recentemente il presidente della Camera Gianfranco Fini, l'Unione europea ha bisogno di una strategia organica, di un maggiore coordinamento delle decisioni di politica economica e di un aggiornamento degli strumenti d'intervento. Non sarebbe la prima volta nella storia del continente che proprio durante un periodo di crisi si ritrova la volontà necessaria a realizzare una maggiore e forte collaborazione nella consapevolezza che a questa corrispondono maggiori vantaggi per tutti.

Concludo, dunque, ribadendo il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo alla relazione, valutandola positivamente nei contenuti e nel merito e nella convinzione più generale che il maggiore allargamento dei processi decisionali realizzato dal Trattato di Lisbona rappresenti la strada giusta sulla quale proseguire nel lungo cammino di una sempre più stretta integrazione degli Stati europei.(Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Bubbico).

BOLDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOLDI (LNP). Signora Presidente, ci troviamo oggi in questa sede ad approvare la risoluzione sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali. Nel momento dell'approvazione del Trattato di Lisbona - che peraltro è stata molto difficoltosa, rischiando che tale testo non entrasse mai in vigore: lo ricordiamo tutti - abbiamo visto che in sede europea, resisi conto dell'assoluta necessità di provare a democratizzare le istituzioni europee, sono stati introdotti tre provvedimenti finalizzati ad introdurre l'iniziativa dei cittadini europei, un ruolo diverso per il Parlamento europeo, diventato colegislatore, e un coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. È proprio di questo che oggi ci occupiamo.

Il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali ci permette di esaminare nella fase ascendente tutte le proposte della Commissione europea. Il Senato sotto questo aspetto si è distinto, e credo vada ascritto ai membri della 14ª Commissione il ruolo di propulsori di quest'attività da parte del Senato, che ha un po' costretto anche le Commissioni di merito ad occuparsi di più di Europa.

A cosa dovrebbe portare il lavoro svolto nelle Commissioni di merito e in 14ª Commissione in questo ambito? Dovrebbe portare ad esprimere pareri sugli atti comunitari proposti, anche in base ad una valutazione delle ricadute che essi possono avere sulla legislazione nazionale e quindi sulla vita dei nostri cittadini. La conclusione ultima dovrebbe essere una maggiore incisività a tutela del nostro Paese in sede europea.

In 14a Commissione abbiamo concluso poco tempo fa un'indagine conoscitiva sul sistema Italia in Europa, le cui conclusioni sono molto interessanti, perché si sono messe in luce tutte le debolezze del nostro sistema nella tutela degli interessi italiani in ambito europeo. Affetti dal virus dell'europeismo "a prescindere", che ha intaccato e contagiato gli italiani e i vari Governi che si sono succeduti dall'inizio della dinamica europea ad oggi, spesso riteniamo la difesa degli interessi nazionali in Europa una bestemmia. Non è così, perché gli altri Paesi lo fanno, e lo fanno molto bene, preparandosi a fondo, esaminando attentamente i libri bianchi e i libri verdi. E si sa già, leggendo un libro bianco o un libro verde prodotto dall'Europa, dove si vuole andare a finire. Diciamo che, fino ad ora, per un eccesso di fiducia abbiamo sempre pensato che dall'Europa non ci potevano venire che cose meravigliose e bellissime. Purtroppo non è così. E così, quando ce ne si accorge, spesso è troppo tardi per intervenire. E questo è quello che fa sì che arriviamo all'ultimo momento a riflettere sulle direttive, dopo di che pensiamo di poterle aggiustare nella fase di recepimento, introducendo norme particolari che però non potrebbero essere inserite, per essere alla fine sanzionati e via dicendo.

Ebbene, credo che il lavoro che sta facendo il Senato della Repubblica e che fanno tutti i Parlamenti nazionali debba portare proprio a questo. Per essere chiara, cito due esempi concreti, perché non si dica che siamo stati bravi ad esprimere i pareri, ma che alla fine non servono a molto. Il primo riguarda un'azione concreta che abbiamo condotto congiuntamente alla Commissione agricoltura e alle Regioni, che ha portato a una modica di una norma sull'IVA in agricoltura. Il secondo esempio è un atto sulle successioni che ha poi rispecchiato nella fase successiva esattamente le osservazioni che aveva espresso il Senato della Repubblica. Credo che tutto questo lavoro debba servire anche a ciò.

Mi ha fatto molto piacere, signor Ministro, ascoltare i suoi impegni perché non sempre è stato detto in quest'Aula (e credo che dovremmo essere noi a saper comunicare queste cose, a rappresentare la cinghia di trasmissione con i cittadini) che i Fondi europei sono soldi nostri e degli altri Paesi europei che vengono redistribuiti. Il fatto di avere un saldo negativo è enormemente penalizzante. Sappiamo che ci sono territori del Paese che hanno imparato ad usare quei Fondi e territori che non li sanno usare per mancanza di progettualità, per incapacità, forse anche per regole burocratiche molto pesanti. Però sono assolutamente convinta che stare in Europa significhi saper approfittare di tutte le occasioni che dà l'Europa. Infatti, se è vero che possiamo essere anche disposti a sacrificare un pizzico della nostra libertà per l'appartenenza all'Europa, è anche vero che i nostri cittadini si aspettano dall'Europa un aiuto, una difesa, e non certamente soltanto sanzioni. Su questo dovremo lavorare.

Mi ha fatto molto piacere anche il fatto che lei, signor Ministro, abbia fatto un diretto riferimento alla possibilità, così come ora viene fatto soltanto nell'ambito delle Commissioni esteri, di una consultazione con le Commissioni politiche dell'Unione europea per quello che riguarda atti di indirizzo rispetto al comportamento che poi terrà il nostro Governo nelle sedi europee.

Ammesso che ci vogliamo rimanere e che il sistema non esploda, dobbiamo imparare ad usare al meglio tutto quello che l'Europa ci mette a disposizione. Ho scoperto, ad esempio, che moltissime associazioni non sanno della possibilità di partecipare alle consultazioni pubbliche che ormai da tempo vengono regolarmente pubblicate in Rete. Sono state aperte consultazioni sulle professioni intellettuali e su tantissimi altri argomenti.

L'Italia, secondo me, lavora poco su questo versante, sulla comunicazione verso i cittadini, le istituzioni, le associazioni. Anche per tale motivo, la nostra voce non arriva in Europa.

Inoltre, onorevole Ministro, vorrei rivolgerle un invito, anche se il Parlamento europeo si sta già interessando alla questione. Credo che, in un momento in cui si chiedono grandi sacrifici ai cittadini degli Stati europei, un po' più di sobrietà nelle istituzioni europee non guasterebbe. Ricordo che al loro interno lavora un numero di persone elevatissimo. La senatrice Poli Bortone ha ricordato poi la questione della doppia sede, che è un piacere che stiamo facendo alla Francia, che ci sa bastonare bene su tantissime cose, ma quando si cerca di toccare una questione che rappresenta un interesse di tutta l'Europa, pone l'altolà dicendo che Strasburgo non si tocca, perché la città, senza il Parlamento europeo, indubbiamente perderebbe una parte notevole di introiti. (Applausi dei senatori Pastore e Garavaglia Mariapia).

Sarebbe inoltre il caso di ripensare al servizio diplomatico europeo, per garantire il quale si prevede l'assunzione di una quantità enorme di personale; un servizio diplomatico che, peraltro, andrebbe per conto suo, senza contatti neppure minimi con i normali servizi diplomatici dei Paesi che lo compongono. Aggiungo inoltre che pure la figura dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, da quando è stata istituita, non mi pare abbia dato grandi risultati. Ritengo che tutti questi punti meritino un ripensamento.

Ringrazio tutti i senatori della 14a Commissione, ma anche tutti gli altri senatori. Voglio precisare che si è deciso di esaminare la risoluzione in Aula perché rappresentava un'occasione per parlare in questa sede di Europa, di che cosa è, di come possiamo rapportarci con questa entità che - lo ripeto - forse se l'avessimo accolta con più diffidenza sarebbe stato meglio. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e della senatrice Poli Bortoni).

MARINARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINARO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, come è già stato detto da altri colleghi, meno di un mese fa in quest'Aula abbiamo iniziato un dibattito a volte di qualità. Oggi il contesto mi sembra cambiato, non solo con riguardo alle presenze in Aula, ma alla situazione politica italiana e, conseguentemente, ai riflessi nell'Unione europea.

Oggi il salvataggio dell'euro e dell'economia occidentale è diventato una condizione indispensabile per tutti: non solo per i Paesi in sofferenza come il nostro, ma anche per quelli più forti.

Le previsioni indicano che stiamo entrando in una fase di recessione per l'Italia e di una stagnazione per tutta la zona euro. Penso, onorevole Ministro, che sia giunto il tempo di agire, in Italia e in Europa. Detto in altri termini, penso sia finito il tempo delle tante e troppe pause in Europa. Ora è giunto il momento di politiche giuste e incisive e di istituzioni autorevoli e credibili per consolidarle, non solo dal punto di vista nazionale ma anche europeo. In questo senso, penso sia giusto immaginare accordi condivisi e coinvolgenti, da introdurre anche in un nuovo Trattato. È giusto, soprattutto per fissare regole nella zona euro, perché questo è il punto.

La zona euro non può continuare ad avere una moneta unica senza le politiche che comporta il sostegno ad una moneta unica. E credo che queste regole e queste istituzioni debbano mantenere un carattere inclusivo e aperto, perché è fondamentale per l'unità dell'Europa: ci vuole un nocciolo duro, ma ci vuole anche la determinazione a mantenere unita l'Europa a 27.

Alla luce di questi cambiamenti, credo che la conclusione del nostro dibattito assuma una centralità ancora maggiore rispetto a quella sottolineata nel corso della discussione generale dal relatore e dallo stesso Ministro, che ringrazio per i suoi impegni e per le parole qui espresse (avremo modo di tornare sulle questioni).

Il tema all'ordine del giorno attiene con bruciante attualità ai meccanismi di costruzione e rafforzamento della democrazia partecipata in Europa, cosa che emerge con forza oggi, e al ruolo che in tale processo e nel contesto istituzionale fissato devono svolgere i Parlamenti nazionali. Anche da questo punto di vista, ritorna con forza la questione della democrazia europea, intesa come cessione di sovranità a favore però di organismi sovranazionali riconosciuti, partecipati e coinvolgenti: questa è la sfida che abbiamo di fronte all'emergenza e a quello che comporta nella costruzione del futuro.

In questo senso, mi sembra che l'attuale Governo, attraverso non solo gli impegni presi qui, ma anche la sua azione decisa, abbia intrapreso il giusto percorso, in particolare nel riequilibrio di quelli che sono ruoli e prerogative tra Governo e Parlamento, cosa che si era un po' persa per strada con il precedente Governo, e in particolar modo sulla nostra appartenenza all'Unione europea. Anche da questo Parlamento, signora Presidente, deve quindi venire un impulso diverso su come affrontare le questioni europee che abbiamo di fronte, tenendo vivo il dibattito e l'interesse non solo nella 14ª Commissione, ma anche nelle Commissioni di merito e in Aula sulle sfide attuali, a partire dai grandi impegni sulle nuove prospettive finanziarie, che comportano nuove regole in materia di politica di coesione, di politica agricola, di fondi strutturali e di tante altre politiche comuni, che ormai sono sempre più invasive a livello nazionale.

Signora Presidente, per quanto mi riguarda, uno dei problemi è appunto quello di un buon funzionamento democratico anche del nostro Parlamento, perché in questa fase, più che mai, ritorna la centralità del Parlamento: l'evoluzione dei tempi, infatti, a partire dall'evoluzione dell'architettura istituzionale europea, richiede un consolidamento sicuramente dell'asse orizzontale, che concerne il ruolo e le relazioni codificate tra le istituzioni europee, ma in particolare dell'asse verticale, che si sviluppa e si articola tra le istituzioni europee e quelle nazionali, asse nel quale i Parlamenti nazionali devono essere colonna portante e snodo decisivo, tanto più in un periodo in cui si chiedono sacrifici ai cittadini europei per rafforzare il comune destino europeo. Noi non ci rassegniamo a questa situazione: noi vogliamo rilanciare il comune destino europeo anche attraverso i pesanti sacrifici cui siamo tutti chiamati.

Come si può vedere, l'argomento che la Commissione affari europei del Senato ha voluto portare all'attenzione di questa Aula non è né rituale né banale.

Da questo punto di vista, emerge la volontà comune, almeno nella 14a Commissione, di sviluppare e approfondire in questo ramo del Parlamento l'europeismo nazionale, che si era in un certo senso perso o comunque si era intiepidito negli ultimi anni. Ancora oggi questo europeismo è chiamato ad uno sforzo comune straordinario, in stretto rapporto con l'agenda politica europea.

Il dibattito - lo ripeto - non è né rituale né banale perché si tratta, al contrario dello scorso anno, non solo della prima significativa verifica della nuova procedura, ma anche - lo abbiamo ascoltato - della valutazione dell'impatto delle novità varate con il Trattato di Lisbona. Come è stato già sottolineato nel corso del dibattito, si tratta di novità importanti che hanno a che fare con la democrazia partecipata e con la definizione del processo legislativo a livello europeo. Penso che al riguardo dobbiamo riflettere approfonditamente.

Sebbene il Senato abbia conseguito ottimi risultati sia per qualità che per quantità, c'è infatti ancora tutto un lavoro da organizzare e sviluppare, soprattutto per assicurare quella circolarità europea che diventa sempre più indispensabile nel nostro Paese, al fine di dare il giusto valore e il giusto peso all'Unione europea, la quale diventa sempre più parte integrante e significante della politica interna.

Allora, Presidente, i risultati significativi e importanti ottenuti per quanto riguarda il Senato non ci devono far dimenticare che vi sono ancora delle carenze e soprattutto un problema aperto sul funzionamento democratico del nostro sistema di recepimento della legislazione europea. Al riguardo, vorrei tornare ad insistere sulla necessità - mi rivolgo in particolar modo ai colleghi della 1a Commissione - di riflettere sullo stimolo all'approfondimento che implicitamente ci viene dalla nuova procedura europea, e non solo sulla fase ascendente, che ha visto buoni risultati, ma anche sul meccanismo di recepimento della legislazione europea nel nostro ordinamento interno, che - come sappiamo - continua a porci gravi problemi.

Bisogna sciogliere un nodo centrale, Ministro, cosa che può avvenire solo ‑ a mio modo di vedere ‑ con la coralità dei contributi, ossia con Governo e Parlamento. Si tratta infatti di una questione che ha a che fare con gli interessi diffusi che devono essere ricondotti nell'interesse nazionale, il quale a sua volta deve essere collocato nell'interesse comune.

Il problema è come riuscire a declinare i due interessi. In questo senso mi permetto, Ministro, di chiedere coerenza anche con quanto viene stabilito nella nuova procedura del Trattato di Lisbona rispetto al coinvolgimento nella produzione legislativa europea dei Parlamenti nazionali, sia nella fase ascendente che in quella discendente. Proprio da questa nuova procedura viene una indicazione precisa a livello europeo. Da una parte, si tratta dell'associazione dei Parlamenti per colmare il deficit democratico europeo. Dall'altra parte, però, deve esserci una coerenza ed una corrispondenza sempre più forte con gli impegni che assumiamo con la legislazione europea, proprio per facilitare il recepimento ed evitare approssimazione, confusione e ritardi, che ormai diventano sempre più gravosi e pesanti per uno Stato che non si conforma alla legislazione europea.

Chiudo, Presidente, con una richiesta: stiamo facendo tutto ciò senza aver proceduto ancora all'adeguamento del Regolamento del Senato...

PRESIDENTE. Lo ha già detto.

MARINARO (PD). E lo rafforzo! Uno degli impegni più rapidi deve essere quello da parte di questo ramo del Parlamento ad adeguare quanto prima il proprio Regolamento. (Applausi dal Gruppo PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, do il benvenuto agli allievi e agli insegnanti dell'Istituto tecnico di istruzione superiore «Domenico Zaccagna» di Carrara. (Applausi).

Ripresa della discussione del documento XVIII, n. 106(ore 11,26)

SIBILIA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIBILIA (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, desidero esprimere il mio convinto apprezzamento per il documento in esame che si concreta tra l'altro in una risoluzione approvata dalla 14ª Commissione del Senato il 14 settembre scorso. Come enunciato nella relazione del senatore Marino, il mio apprezzamento si riferisce in modo particolare alle modalità con le quali il Senato ha interpretato il ruolo che il Trattato di Lisbona attribuisce ai Parlamenti nazionali nella valutazione dei parametri di sussidiarietà delle proposte legislative e comunitarie.

La parte politica che rappresento, il Popolo della Libertà, condivide in toto tale approccio, caratterizzato in sintesi da tre punti: in primo luogo, il controllo nella fase ascendente non si limita al solo vaglio della sussidiarietà, ma va a sindacare anche il merito delle proposte dell'Unione europea, andando a soppesare a volte anche i profili riguardanti la base giuridica di tali proposte; in secondo luogo, la decisione di sottoporre a scrutinio praticamente tutti i progetti legislativi trasmessi alle Camere nazionali, ai sensi del Protocollo n. 2 del Trattato di Lisbona, con ciò pervenendo ad esprimere un parere positivo anche quando dagli atti comunitari non risultino particolari criticità o incongruenze; in terzo luogo, il coinvolgimento corale di tutte le Commissione permanenti del Senato nella disamina della sussidiarietà e della proporzionalità con specifico conferimento alla Commissione politiche dell'Unione europea, come previsto dal Regolamento, di una funzione sostitutiva nell'elaborazione dei suddetti pareri, qualora le Commissioni permanenti non siano interessate a pronunciarsi.

Se tale metodo ha poi comportato, come effetto collaterale, che il Senato della Repubblica venga annoverato per il secondo anno consecutivo come la seconda Camera tra le 40 totali per numero di pareri espressi ai sensi del nuovo Trattato, ciò costituisce a mio avviso un risultato che deve rallegrarci, ma che rappresenta appunto un effetto secondario del lavoro fin qui realizzato dal Senato. Ciò che rileva, infatti, è che al raggiungimento di tale obiettivo quantitativo è corrisposto il parallelo conseguimento di un obiettivo qualitativo: i pareri formulati sono sempre più articolati e contenenti rilievi di sostanza, fruibili in maniera utile sia dal versante delle istituzioni comunitarie che da quello del Governo nazionale.

Da questo ultimo punto di vista, mi auguro che l'Esecutivo recepisca sempre più celermente gli input che il Parlamento gli trasmette in merito ai vari dossier in fase ascendente, non solo per realizzare un utile raccordo con il contesto parlamentare, ma anche per esprimere un gioco di squadra, comunque indispensabile al Governo per operare al meglio durante i relativi negoziati a Bruxelles.

In proposito, l'Esecutivo deve acquisire piena consapevolezza che potrà essere più assertivo in Europa, nella trattativa permanente che si svolge su ogni singolo progetto legislativo, se avrà preliminarmente giocato di sponda con il Parlamento acquisendone il preventivo e ponderato punto di vista. Contestualmente dovrà essere resa più incisiva l'applicazione dell'articolo 4-quater della legge n. 11 del 2005. Le Camere, infatti, devono essere portate a conoscenza, in modo tempestivo, di quali siano la posizione negoziale governativa e il relativo interesse nazionale in gioco in merito ad un determinato dossier.

Solo mediante un'azione sinergica, com'è noto, il sistema Paese potrà agire più incisivamente nel contesto istituzionale dell'Unione europea dove l'Italia si trova a competere con partner agguerriti e che molto spesso hanno definito con largo anticipo la loro posizione sui vari provvedimenti europei.

Con tale precisazione e considerazione, posso quindi dichiarare, a nome del Gruppo Il Popolo della Libertà, il voto favorevole al documento in esame. (Applausi dal Gruppo PdL).

PROCACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PROCACCI (PD). Signora Presidente, il mio vuole essere un gesto, diciamo, emblematico, e sono contento che sia lei, senatrice Bonino, a presiedere il Senato in questo momento.

In quest'Aula sembra tutto edulcorato, come se la procedura Barroso determinasse l'introduzione della democrazia nell'Unione europea: è una presa in giro, una grande presa in giro! L'Unione europea da un lato consulta i 40 Parlamenti nazionali dei 27 Stati, dell'altro nega all'unico vero organo democratico dell'Unione, il Parlamento europeo, di avere più poteri. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

Noi abbiamo il dovere di denunziare in quest'Aula questa doppia verità e questa falsità. Questa considerazione acquista particolare valore in un momento come questo che stiamo attraversando in cui, dopo anni di crisi dell'Unione europea, la storia sta imponendo alla politica più Europa perché sappiamo che i nostri problemi non sono risolvibili se rimaniamo chiusi nei confini nazionali. Abbiamo bisogno di più Europa e forse, in alcuni aspetti, di più mondialità, per poter, non risolvere, ma cominciare ad affrontare le questioni della nostra quotidianità. Non comprendere questo significa pensare la politica come si è fatto nei decenni passati, cosa oggi non più possibile.

Per questo, auspicavo e auspico che da questo Parlamento, da quest'Aula e da questo Paese non emerga soltanto il Presidente del Consiglio, perché l'Europa non è rappresentata da Monti, Merkel e Sarkozy: i partiti politici europei dove sono? Voglio sottolineare la grave assenza, la latitanza della politica in Europa. Questo è un appello che io rivolgo ad un'Aula parzialmente attenta e parzialmente tranquillamente distratta, un appello a che la politica si renda conto che oggi deve declinare il suo ruolo soprattutto guardando oltre i confini nazionali.

La mia astensione su questa edulcorata risoluzione è un piccolo segno che voglio dare perché il Parlamento e il Paese prendano atto di questa grave emergenza. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

TORRI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Torri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del documento XVIII, n. 106.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione del disegno di legge:

(2322-B) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 12,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2322-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.

La relatrice, senatrice Boldi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.

BOLDI, relatrice. Signora, Presidente, il disegno di legge comunitaria 2010 è stato presentato dal Governo in data 5 agosto 2009, con un testo di 11 articoli che era stato approvato dal Senato in prima lettura il 2 febbraio 2010, in un articolato diventato poi di 18 articoli in virtù del fatto che, su spinta dell'Aula e della Commissione, ci eravamo impegnati ad essere molto rigidi rispetto all'ammissibilità degli emendamenti e dei contenuti da introdurre nella legge comunitaria, che si voleva evitare diventasse una specie di legge omnibus (effettivamente uno dei rischi e uno dei problemi di questo genere di provvedimenti).

Poi, presso la Camera dei deputati, l'iter di tale legge è stato molto tormentato (e ciò è stato un po' dovuto al Regolamento della Camera dei deputati, che non lascia la responsabilità della legge comunitaria interamente alla XIV Commissione permanente, ma, argomento per argomento, la fa "girare" su tutte le Commissioni: quindi viene meno, se vogliamo, un certo controllo unitario), per cui si è arrivati addirittura a 41 articoli.

Il disastro si è però verificato quando l'Assemblea della Camera, direi con un atto inconsulto, ha bocciato gli articoli 1 e 2, il che significava distruggere praticamente la legge. Dopodiché, riesaminato il provvedimento in Commissione, si è trovato un accordo che, fatte salve la veste e l'attinenza alle norme costituzionali, ha permesso alla Camera dei deputati di approvare un testo, che poi è quello in esame, di 24 articoli rimaneggiati. È una comunitaria, insomma, molto diversa da quella che avevamo mandato alla Camera dei deputati.

Ciò detto, siccome all'interno di questa legge ci sono anche articoli che sanano procedure di infrazione (e sappiamo che non è più come una volta, nel senso che adesso, volendo, potrebbero portarci a pagare praticamente immediatamente sanzioni pecuniarie molto pesanti) e che era dal 5 agosto del 2009 che questa comunitaria 2010 girava per le Commissioni e le Aule parlamentari, i membri della 14a Commissione, ma devo dire tutti i membri del Senato, dando prova di grande responsabilità, hanno tacitamente convenuto di cercare di chiudere questo provvedimento in maniera tale da non doverlo - emendandolo - rimandare all'altro ramo del Parlamento, facendo in modo di lavorare poi su quelle norme che la Camera dei deputati ha stralciato rispetto al testo approvato dal Senato e cercando di reintrodurle nella comunitaria 2011, peraltro già assegnata alla Camera dei deputati. Inoltre, non chiudere con la legge comunitaria 2010 significherebbe dare luogo anche ad una sovrapposizione legislativa.

Non illustro, articolo per articolo, ciò che è cambiato è ciò che è stato introdotto, chiedendo di poter allegare integralmente la relazione, che poi è la stessa che ho presentato in Commissione.

Voglio puntualizzare che la scelta di chiudere definitivamente questo capitolo un po' periglioso della legge comunitaria 2010 ci porterà a concentrare la nostra attenzione sull'allestimento del disegno di legge relativo al 2011 e sui provvedimenti di riforma della legge ordinamentale n. 11 del 2005, già calendarizzati in 1a Commissione.

Prima di consegnare il testo, voglio anche dire che all'interno di questo disegno di legge - di ciò sono consapevole - sono presenti norme fortemente penalizzanti per alcuni settori della nostra economia, di cui credo parleranno alcuni colleghi in discussione generale. Mi auguro che, a fronte del testo che sana l'infrazione (parlo ad esempio delle concessioni demaniali), possa poi essere individuata una soluzione con un accordo che sappia essere congruo con le disposizioni del libero mercato e del mercato unico europeo senza essere penalizzante per questa categoria.

Ci sarebbero anche altri argomenti da toccare. Mi riservo però di farlo successivamente, articolo per articolo, aggiungendo delle osservazioni. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatrice Boldi, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo scritto ai fini della pubblicazione in allegato ai Resoconti.

Onorevoli senatori, data l'ora, e considerato che la Conferenza dei Capigruppo è convocata per le ore 13, non aprirei la discussione generale per interromperla già dopo il primo intervento. Inoltre, mi sono giunte quattro richieste per interventi di fine seduta.

Se non vi sono osservazioni, così resta stabilito.

Pertanto, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sull'erogazione dei fondi a favore dei malati di sclerosi laterale amiotrofica

NEGRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NEGRI (PD). Signora Presidente, con molto pudore, dico la verità, mi permetto di sollevare in quest'Aula - e lo faccio solo perché la notizia è apparsa oggi pubblicamente come appello sul quotidiano «La Stampa» - il caso del signor Walter Bellini, 53 anni, ex responsabile della sicurezza dell'IVECO, gravemente ammalato di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), un figlio di 17 anni e una moglie che lo accudisce. Una famiglia felice.

Il signor Walter Bellini, che pensa di non avere molto tempo da vivere davanti a sé e auspica di poter governare la propria morte, dichiara: «(...) fino a quando posso ancora scrivere e parlare, vorrei andare avanti con dignità». Qual è la dignità che il signor Walter Bellini lamenta di non poter avere? Il signor Walter Bellini non è un uomo povero, perché riceve mensilmente 2.000 euro di pensione. Il Comune di Torino eroga poi 560 euro per la sua malattia, con i quali però egli può pagare un'infermiera soltanto per 25 ore la settimana. La sua famiglia deve dunque integrare quel contributo, con almeno 1.000-1.500 euro al mese, su 2.000 euro di reddito, per pagare altre ore per altre infermiere, anche il sabato e la domenica, e per altri aiuti. Lancia, quindi, uno straziante appello su «La Stampa»: «I soldi non bastano, aiutatemi a morire».

L'ultimo provvedimento "milleproroghe" del 2010, stimando che un malato di SLA costasse circa 2.000 euro al mese alla propria famiglia, stanziò 100 milioni di euro per le Regioni, anche considerando che l'assistenza infermieristica domiciliare del servizio pubblico non può coprire le esigenze di questi malati. Il 27 ottobre 2011 si tenne la Conferenza Stato-Regioni, che ripartì circa 100 milioni di euro alle Regioni. Ci dicono che alla Regione Piemonte furono assegnati circa 7 milioni di euro, al Lazio 9, ma non sono stati erogati.

Quindi, insieme ad altri parlamentari, certamente presenteremo atti ispettivi e altri atti formali per sollecitare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute affinché effettivamente questa erogazione abbia luogo. Tenuto conto che i malati di SLA sono 5.000, non deve avvenire che sui giornali si invochi di poter morire per sollevare la famiglia da un peso insopportabile. (Applausi dal Gruppo PD).

BIONDELLI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIONDELLI (PD). Signora Presidente, proprio a sostegno dell'intervento della senatrice Negri, vorrei ricordare che nell'ottobre del 2011, quindi circa un mese fa, come ha ricordato la senatrice, è stata acquisita l'intesa tra Stato e Regioni circa la ripartizione dei fondi per i malati di SLA, sulla base di un'intesa fra i Ministeri del lavoro, della sanità e dell'economia e il Dipartimento per le politiche della famiglia. Si è predisposta l'apposita ripartizione tra le Regioni, previ il relativo visto e la registrazione da parte della Corte dei conti.

Sollecito, perciò, l'attuale Governo, e in particolare i Ministri del lavoro e della salute, a intervenire nelle sedi opportune affinché le famiglie coinvolte possano ricevere veramente questo sussidio. I fondi sono già stati ripartiti tra le Regioni, come ricordava la senatrice Negri, e dunque i malati attendono ora i soldi a sostegno delle famiglie, che sopportano veramente un costo altissimo. Si tratta di malati che non possono attendere molto tempo.

In proposito, ho sollecitato con una mia interrogazione anche il presidente dell'INPS, Mastrapasqua, e le ASL competenti di tutte le Regioni. Quando viene inoltrata una pratica di un malato di SLA, con diagnosi accertata, 30, 40 giorni sono anche troppi per dare una risposta: non possono passare sei mesi, come mi è stato segnalato. Un malato di SLA mi ha scritto che, nonostante abbia ancora pochi mesi di vita, la visita gli è stata fissata per fine maggio 2012, quando pensa di non esserci più. Anche l'INPS e tutte le ASL competenti devono dare tempi certi e brevi, al massimo 30 o 40 giorni, per rispondere a questi malati. (Applausi dal Gruppo PD).

Sulle modifiche al regime dei vitalizi dei parlamentari

LUSI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUSI (PD). Signora Presidente, il mio intervento nasce da informazioni che i colleghi senatori, come gli altri colleghi parlamentari, apprendono dalla stampa in ordine alla vexata quaestio dei vitalizi dei parlamentari.

La settimana scorsa siamo stati informati dalla stampa di una decisione dell'organo di Presidenza del Senato, che modificava i vitalizi parlamentari. Allo stesso modo siamo stati informati questa mattina, e ieri dagli organi di stampa (prima dalle agenzie e poi dalla stampa quotidiana), di una decisione assunta - allo stato informalmente, ma autorevolmente - dai presidenti delle Camere, Fini e Schifani, dai sei colleghi questori di Camera e Senato e dal ministro Fornero, autorevolissimo nella sua competenza, in ordine alla stessa questione.

Da quello che, però, si legge oggi e ieri dalle agenzie, si evince l'esatto contrario - o meglio, qualcosa di completamente diverso - da ciò che è stato approvato la settimana scorsa dal nostro organo di Presidenza.

Presidente, per lasciare agli atti la mia richiesta, mi permetto di leggerla letteralmente, in modo da non essere tradotto o interpretato male.

Per quanto mi riguarda e ci riguarda, il Gruppo del Partito Democratico giudica convincente l'annuncio che abbiamo letto sugli organi di stampa ieri pomeriggio e questa mattina, perché si tratta di una cosa che abbiamo chiesto fortemente, insieme a molti colleghi del Senato, sulla questione del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, di una formula - quella del vitalizio ai parlamentari - che, come molti sanno, non è previdenziale ma assicurativa. È noto a molti anche il fatto che dal 2007 lavoriamo per l'introduzione di una formula per tutti coloro che al 1995 non avevano maturato 18 anni di contributi (quindi, non da ieri o dall'altro ieri, ma dalla cosiddetta riforma Dini).

A nostro avviso, è bene che siano i parlamentari per primi ad introdurre qualcosa che nella scorsa estate abbiamo approvato all'unanimità. Ricordo, signora Presidente, che l'ordine del giorno G11 fu accolto da tutti e tre i senatori Questori (e, dunque, non sottoposto al voto dell'Assemblea) il 3 agosto 2011: tengo a puntualizzare che non fu posto in votazione, ripeto, perché accolto. L'ordine del giorno G11 sottolineava proprio questa irrazionalità, che era foriera di una disparità di trattamento e di una vera e propria «giungla previdenziale», di un sistema previdenziale speciale che attinge ai bilanci ordinari in dotazione di ciascun organo, in luogo di un apposito fondo previdenziale che riguardi tutti questi organi.

La sua creazione si avvarrebbe di una massa critica che è rappresentata dalla contribuzione di diverse migliaia di lavoratori dipendenti di organi costituzionali, di rilevanza costituzionale, di organi di autogoverno e di autorità indipendenti. Signora Presidente, se venisse creato un simile fondo di previdenza degli organi costituzionali (e, quindi, non solo del Parlamento), non solo si abbatterebbe l'incidenza dei pensionati sull'ammontare complessivo dei bilanci delle massime istituzioni del Paese, ma si conseguirebbero evidenti obiettivi di trasparenza, prima, e di uniformità di disciplina.

PRESIDENTE. Senatore Lusi, il tempo a sua disposizione è terminato.

LUSI (PD). Signora Presidente, questa mattina mi sono iscritto alle ore 9,30 per avere la possibilità di intervenire alla fine della seduta.

PRESIDENTE. Senatore Lusi, le ricordo che a fine seduta si hanno a disposizione tre minuti, ma lei ha già usufruito di cinque minuti.

LUSI (PD). Signora Presidente, la prego di concedermi ancora pochi secondi e concludo.

Dunque, il passaggio al sistema contributivo, introdotto per i dipendenti ormai dal 2008, potrebbe rappresentare un modello da seguire anche per i nuovi vitalizi, importando quelli precedenti ad una massa contributiva ancora più vasta.

Signora Presidente, l'ordine del giorno G11 prevedeva che, prima che gli organi preposti decidano qualunque cosa, dovesse essere informata l'Assemblea del Senato. Parlo dell'ordine del giorno del Senato, accolto interamente dai senatori Questori del Senato, e quindi, per differenza, accolto dall'intera Assemblea. Questo, semplicemente perché, signora Presidente, ogni volta che andiamo fuori noi siamo tenuti a spiegare e a dimostrare quello che altri hanno deciso, bene o male sottinteso. In questo caso, se le informazioni di ieri saranno confermate dall'organo che dovrà riassumere il provvedimento, bene, per quanto ci riguarda: ma noi dobbiamo saperlo. Oggi i giornali concludevano con un: «a meno che non vi sia ancora una volta qualche scappatoia». Questo non possiamo permetterlo!

Abbiamo deciso tutti insieme che l'Assemblea venga informata prima dell'adozione di un provvedimento. Sarebbe opportuno che quell'ordine del giorno venisse osservato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Lusi, la sua richiesta rimarrà agli atti e verrà sottoposta alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari che, come lei sa, si riunirà tra poco, alle ore 13.

PARAVIA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARAVIA (PdL). Signora Presidente, questa mattina sono rimasto estremamente sorpreso dalle informazioni a cui ha fatto già cenno il collega Lusi relativamente alla questione dei vitalizi, perché il messaggio che è arrivato agli italiani, in un periodo già di forte antipolitica, è stato quello che un membro del Governo è venuto a commissariare il Senato e la Camera, quindi in qualche modo ha annullato l'autodichia (tutti noi sappiamo cos'è: l'autogoverno), per imporre una soluzione di cui molti di noi - come ben ha detto il senatore Lusi - erano già profondamente convinti e che, credo, era già all'attenzione di entrambi i Consigli di Presidenza. Sapere che il Ministro del lavoro di fatto ha imposto finalmente la caduta di un'ingiustizia certamente credo che squalifichi ognuno di noi, e quindi mi rammarico di ciò con il presidente Schifani e il presidente della Camera Fini, che, essendo le massime istituzioni dello Stato, dovrebbero avere coscienza che viviamo in un Paese con una qualità dell'informazione scarsissima e molto politicizzata (e ipocrita, aggiungo, giusto per essere moderato nei giudizi): sono francamente sconcertato.

Chiedo a lei, quindi, di riferire al presidente Schifani un imbarazzo che non credo sia solo mio, perché ho ascoltato tanti colleghi che la pensano allo stesso modo. Non accettiamo diktat da membri del Governo. È il Parlamento che decide in modo autonomo. Nel momento in cui nel Paese sono necessari ulteriori sacrifici, è giusto che un argomento già trattato altre volte e non risolto come molti desideravano venga affrontato, come lo sarà, nella prossima riunione del Consiglio di Presidenza, ma non certo per un diktat, un diktat che forse non esiste neanche da parte del ministro Fornero, che è un'ottima professionista. Tuttavia questo messaggio è passato.

La seconda osservazione, sempre sull'informazione, è quella, che non mancherò di ribadire in Aula alla presenza del Presidente del Consiglio, relativa al messaggio trasmesso da tutte le reti televisive e dai giornali sul discorso fatto ieri dopo il giuramento dei Sottosegretari in cui il premier Prodi - scusate, Monti, ma il lapsus freudiano nasce dalla considerazione che ora espliciterò - ha fatto una comparazione in termini di contabilità tra il Governo Monti e quello Berlusconi, mettendo in risalto i 15 Sottosegretari in meno e gli 11 Ministri, credo, in meno. Francamente, signora Presidente, lei lo sa bene, e del resto potremmo chiederlo al sottosegretario D'Andrea, già sottosegretario del Governo Prodi, che quest'ultimo ha raggiunto il record storico di 104 tra Ministri e Sottosegretari. È stato quindi indelicato da parte del presidente Monti fare una dichiarazione di quel genere, portare cioè all'attenzione dell'opinione pubblica italiana un'aritmetica particolare, facendo un confronto solo con il premier Berlusconi e non con il precedente Governo Prodi, che toccò davvero il fondo.

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signora Presidente, dopo gli interventi significativi del senatore Lusi, che ha richiamato alla memoria l'accoglimento di quell'ordine del giorno in occasione dell'approvazione del bilancio interno del Senato avvenuta nel mese di agosto, e dei colleghi che si sono succeduti, mi corre l'obbligo di precisare che, come ella ben sa, il Consiglio di Presidenza, convocato proprio la settimana scorsa anche sull'argomento dei vitalizi, aveva già avviato la procedura affidando ai Questori l'elaborazione di una proposta che ieri è stata poi formalizzata in quei termini nell'incontro dei Presidenti di Camera e Senato.

È evidente che la sintonia con un Governo emergenziale e tecnico, che sta affrontando il difficile tema delle pensioni è sembrata opportuna, ma senza andare oltre. I Presidenti di Camera e Senato, insieme ai rispettivi Collegi dei Questori, hanno assunto la decisione di percorrere questo tipo di strada.

La proposta che dagli Uffici di Presidenza di Camera e Senato era stata loro demandata e poi la sua traduzione sul piano della comunicazione (che noi tutti abbiamo accolto con particolare dispiacere) non possono essere ascritte alla volontà degli Uffici di Presidenza o dei Presidenti di Camera e Senato che, invece, hanno seguito un percorso formalmente e sostanzialmente corretto rispetto agli impegni assunti già nelle passate settimane. Davanti a noi si prospetta la prosecuzione di questo lavoro e il compimento di tale elaborazione, che nel prossimo Consiglio di Presidenza - mi riferisco soprattutto ai lavori di questo ramo del Parlamento - determinerà la decisione finale in ordine ai temi dell'età e dei vitalizi che già abbiamo deliberato ed annunciato di non corrispondere più dalla prossima legislatura, e in ordine all'introduzione dal 1° gennaio 2012 del sistema contributivo pro rata temporis così come è stato già deciso dagli Uffici di Presidenza.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Bonfrisco. In ogni caso riferirò al Presidente del Senato questa parte finale del dibattito per le opportune considerazioni.

Su un episodio di discriminazione ai danni di un disabile

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, intervengo per preannunciare un'interrogazione che presenteremo in giornata su un fatto increscioso avvenuto in Liguria, dove un ragazzo disabile minorenne è stato allontanato da una società sportiva che ha pensato bene che non potesse più partecipare a questo tipo di attività. Il fatto è chiaramente increscioso. Di questo si è occupata la Commissione pari opportunità della Regione Liguria, non concludendo nulla sul tema.

In questo clima di pensiero di orwelliana memoria, questo fatto lascia sinceramente l'amaro in bocca. Quindi, chiederemo al Ministro per le pari opportunità e al presidente del CONI di approfondire la questione, anche perché bisogna capirsi una volta per tutte. Non ha senso che si facciano spendere agli enti locali somme notevoli per fare strutture a norma e poi si allontanino i disabili dalla pratica dello sport.

PRESIDENTE. La ringrazio di questa segnalazione.

Sulla nomina dei Vice Ministri e dei Sottosegretari

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, intervengo per segnalarle una vicenda che ha un risvolto politico-istituzionale significativo, ma che attiene anche alla comunicazione che al Senato è stata data a proposito della composizione del Governo in relazione ai Vice Ministri e ai Sottosegretari. Infatti, sui quotidiani di oggi si legge del caso di omonimia a proposito del Sottosegretario che c'è o non c'è, vale a dire il Sottosegretario all'agricoltura. Al di là dei nominalismi, al di là delle persone, entrambe rispettabilissime, questo fatto è un po' paradossale, per essere benevoli, e riguarda anche il Senato, perché quando si comunica al Senato che il Sottosegretario all'agricoltura è il «dottor professor», credo che ci sia l'individuazione: avrà una data di nascita, avrà un riferimento anagrafico. Quindi, che si crei poi un equivoco, un caso di omonimia, determinando un rischio che ha avuto come risvolto che in sede di giuramento dei Vice Ministri e dei Sottosegretari non era presente uno degli interessati è un fatto che ha una ricaduta che non conferisce particolare credibilità e non dà un'immagine estremamente positiva, oltre a determinare una conseguenza su cui sarebbe meglio avviare una riflessione.

Forse è opportuno uscire da questa enfasi retorica che accompagna ogni nuovo inizio e determinare condizioni di chiarezza tali da fare in modo non solo che non si verifichino episodi del genere, ma che sia garantita trasparenza rispetto ai criteri che hanno determinato le scelte e le nomine. Ora, proprio per senso di responsabilità non approfondisco ulteriormente le valutazioni e le considerazioni che un episodio di questo tipo suggeriscono a proposito della fonte della nomina. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

Sull'acquisto di un edificio da parte della Provincia di Roma

GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAMAZIO (PdL). Signora Presidente, quest'oggi il Senato si sta rivolgendo un po' a tutti noi in considerazione della situazione economica. Mentre affrontiamo questo problema, ho presentato un'interrogazione (la 4-06350) per sapere se rientra nell'attuale momento di crisi la volontà del presidente della Provincia di Roma, Zingaretti, di acquistare un nuovo palazzo per la Provincia per 263 milioni di euro. Si vuole risparmiare, e la Provincia di Roma, che ha proprietà ricchissime e di grandissimo valore nel centro storico della città, lo sappiamo tutti, acquista un grattacielo di 5.000 metri quadrati, del costo di 263 milioni di euro, per trasferire i suoi uffici tra l'EUR e il Torrino.

Poiché tra gli obiettivi del Governo e nella riforma generale è prevista l'abolizione delle Province, mi chiedo cosa diventerà quel palazzo. Cosa ci faranno domani, dopo la cancellazione delle Province? Un tiro al bersaglio?

PRESIDENTE. Senatore Gramazio, la Presidenza si attiverà per sollecitare la sua interrogazione.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,06).