Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

TESTO DELLA RISOLUZIONE

Approvata

        La Commissione, esaminata la Relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i parlamenti nazionali (COM(2011) 345 def.);

            considerato che essa riguarda il primo anno solare completo successivo all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della relativa procedura di controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà, in cui il numero complessivo dei pareri espressi dai parlamenti nazionali sulle proposte legislative europee è aumentato del 55 per cento rispetto al 2009;

            considerato, inoltre, che la notevole intensificazione del rapporto diretto tra i parlamenti nazionali e le istituzioni europee, prodotta dall'introduzione della procedura dettata dal Protocollo n. 2 sullo scrutinio di sussidiarietà, ha una portata che va ben al di là del mero controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà e incide fortemente nell'ambito del cosiddetto dialogo politico della «procedura Barroso», contribuendo in modo sostanziale al buon funzionamento dell'Unione e agendo come volano per un più generale coinvolgimento delle diverse istanze nazionali nel processo di formazione del diritto europeo e delle politiche dell'Unione;

            ricordato che la medesima considerazione è stata ribadita in occasione della 5 Conferenza sulla sussidiarietà, che si è svolta a Bilbao il 21 marzo 2011, ove il rappresentante della Commissione europea ha messo in evidenza come finora i parlamenti nazionali abbiano esercitato il nuovo potere concesso loro dal Trattato di Lisbona concentrandosi, essenzialmente, nella valutazione del merito delle proposte legislative europee;

            considerato che dai dati forniti dalla Commissione europea risulta che, nel corso del 2010, i parlamenti nazionali hanno inviato complessivamente 387 pareri alla Commissione (compresi quelli trasmessi ai sensi del Protocollo sulla sussidiarietà), a fronte dei 250 del 2009 e dei 200 del 2008;

            rilevato che, dei 387 pareri, 71 sono stati trasmessi dal Senato italiano, che si colloca al secondo posto tra le 40 Camere europee, seguito dal Senato ceco con 29 pareri e preceduto dall'Assemblea della Repubblica del Portogallo, che ha presentato 106 pareri, mentre 25 pareri sono stati trasmessi dalla Camera dei deputati, e che la Commissione europea ha evidenziato nella sua Relazione come «soprattutto il Senato italiano, ma anche la Camera dei deputati», abbiano aumentato significativamente, nel 2010, il numero dei pareri trasmessi;

            considerato che, ai sensi del Protocollo sulla sussidiarietà, nel 2010 la Commissione europea ha inviato ai parlamenti nazionali 82 progetti di atti legislativi, sui quali sono stati espressi 211 pareri, e che di questi pareri, 34 hanno espresso riserve circa il rispetto del principio di sussidiarietà, concentrandosi sui settori dell'agricoltura, degli affari interni, del mercato interno e dei servizi;

            considerato che la Commissione europea ha evidenziato nella sua Relazione che una Camera (probabilmente il Senato italiano) ha messo sistematicamente in discussione il fatto che i poteri delegati siano conferiti alla Commissione per un periodo di tempo indeterminato, in quanto ciò non sarebbe conforme all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), e ha ribadito che la presenza sistematica nelle proposte normative di una delega a tempo indeterminato nei suoi confronti si giustifica per dare preminenza agli obiettivi di efficacia e rapidità laddove un riesame troppo frequente sarebbe contrario alla stessa finalità della delega, come già affermato nell'intesa sugli atti delegati (Common Understanding) concordata tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo;

            ricordato che, anche grazie alla segnalazione del Senato italiano, della citata questione si occuperà la prossima COSAC di Varsavia (ottobre 2011),

            esprime soddisfazione per la piena partecipazione di tutte le Commissioni del Senato al dialogo con la Commissione europea, dimostrata dai 71 pareri resi dal Senato, dei quali 37 formulati dalle Commissioni di merito e 34 espressi dalla 14 Commissione in sede primaria o nell'esercizio del potere sostitutivo di cui all'articolo 144, comma 5, del Regolamento. Tale partecipazione si inquadra in un assetto procedurale in cui l'esame di sussidiarietà sui progetti di atti legislativi viene effettuato nell'ambito dell'esame generale sull'atto, consentendo quindi di esaminare contestualmente anche gli aspetti relativi al controllo della base giuridica, del principio di proporzionalità e i ben più pregnanti aspetti di merito;

            ritiene che la scelta di esaminare tendenzialmente tutte le proposte legislative europee sottoposte alla procedura di sussidiarietà, da parte delle Commissioni del Senato, consente di avere il quadro completo dell'attività normativa dell'Unione e di affinare la sensibilità politica circa le dinamiche europee, producendo delle innovative sinergie con gli organi dell'esecutivo e consentendo al Senato di esercitare il proprio potere di indirizzo nei confronti del Governo non solo sulle questioni nazionali, ma anche su quelle decise a livello europeo, come previsto dalla Costituzione e prefigurato dal Trattato di Lisbona;

            ribadisce l'importanza che, nel quadro del meccanismo di controllo della sussidiarietà, i parlamenti nazionali trasmettano alle istituzioni europee anche i pareri positivi, oltre a quelli contenenti rilievi negativi, non solo al fine di fornire alla Commissione europea argomenti di carattere giuridico e politico più articolati per la valutazione del fondamento dell'atto sotto il profilo della sussidiarietà, ma anche al fine fornire valutazioni nel merito delle proposte e delle politiche dell'Unione e di svolgere appieno il ruolo a cui i parlamenti nazionali sono chiamati, in termini di rafforzamento della dimensione democratica dell'Unione e di riduzione di quel deficit democratico che è stato individuato come principale responsabile delle crisi istituzionali che negli ultimi anni ha attraversato l'Unione europea;

            in relazione alla tendenza, rilevata dalla stessa Commissione europea, ad una maggiore dispersione e un minor coordinamento rispetto ai controlli sulla sussidiarietà che venivano effettuati nell'ambito della COSAC (tanto che per la maggior parte dei documenti sottoposti a controllo di sussidiarietà nel 2010 non sono stati espressi più di tre pareri ciascuno), ritiene auspicabile che venga avviata una prassi in cui le procedure di dialogo politico e quelle del controllo di sussidiarietà possano essere integrate da una indicazione selettiva da parte della COSAC - in linea con le «Guidelines For interparliamentary cooperation in the European Union» - limitata ad alcuni progetti legislativi che, per la loro particolare pregnanza e rilievo, si ritiene opportuno esaminare contestualmente e simultaneamente. Ciò si rivelerebbe utile, non tanto come potenziamento di un possibile e sedicente potere di blocco nel processo decisionale europeo, ma come stimolo ad un maggiore coinvolgimento, verticale e orizzontale, di tutti i parlamenti nazionali dei 27 Paesi membri nella fase di formazione del diritto europeo e delle politiche dell'Unione;

            in relazione alle modalità con cui le istituzioni europee, e in particolare la Commissione, selezionano i progetti legislativi per la loro trasmissione ai parlamenti nazionali ai sensi del Protocollo sulla sussidiarietà, ribadisce la propria perplessità sull'esclusione dallo scrutinio di sussidiarietà di quegli atti che, pur non essendo adottati secondo la procedura legislativa ordinaria o speciale, hanno un'evidente portata legislativa, e di quegli atti che, pur rientrando formalmente tra le competenze esclusive dell'Unione, sono difficilmente ascrivibili in ogni loro parte a tale competenza esclusiva, tra cui per esempio gli accordi internazionali conclusi dall'Unione europea e disciplinanti materie di competenza concorrente;

            condivide il richiamo della Commissione europea, rivolto ai parlamenti nazionali, a dedicare maggiore attenzione all'esame del suo programma annuale di lavoro, nonché ai documenti prelegislativi (tra cui i libri verdi), partecipando attivamente alle relative consultazioni, poiché ritiene che in tal modo i parlamenti nazionali possano contribuire in modo fattivo e positivo all'elaborazione della normativa e delle iniziative future dell'Unione europea;

            in relazione all'esame del programma annuale della Commissione europea, auspica inoltre che tutte le Commissioni del Senato siano in futuro chiamate a fornire il proprio contributo, per enucleare le iniziative legislative e non legislative dell'Unione che sono prioritarie per il Paese. Tale attività, se svolta immediatamente dopo la presentazione del programma, consentirebbe di avere il tempo necessario per un'utile interlocuzione con il Governo sulla definizione della posizione italiana sulle suddette iniziative prioritarie, anche in vista delle azioni che potrebbero essere intraprese a livello di Consiglio e di Parlamento europeo .