Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 639 del 30/11/2011

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

639a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 30 NOVEMBRE 2011

(Antimeridiana)

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Presidenza del vice presidente NANIA,

indi della vice presidente BONINO

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud-Forza del Sud: CN-Io Sud-FS; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Per il Terzo Polo (ApI-FLI): Per il Terzo Polo (ApI-FLI); Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem; Misto-Partito Repubblicano Italiano: Misto-P.R.I..

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del vice presidente NANIA

La seduta inizia alle ore 9,34.

Sul processo verbale

BONFRISCO, segretario. Dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 novembre.

MURA (LNP). Ne chiede la votazione, previa verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Dispone la verifica. Avverte che il Senato non è in numero legale e sospende la seduta per venti minuti.

La seduta, sospesa alle ore 9,41, è ripresa alle ore 10,06.

Il Senato approva il processo verbale della seduta dell'11 novembre.

STIFFONI (LNP). Nella precedente votazione sul processo verbale un certo lassismo ha caratterizzato la vigilanza dei senatori Segretari sulla regolarità delle operazioni di verifica. Ricordando che, proprio per evitare situazioni simili, nelle sedute generalmente i Segretari sono espressione di maggioranza e di opposizione, bisognerebbe riflettere sull'opportunità di eleggerne di nuovi, considerando che nel presente quadro politico la Lega è l'unico Gruppo a collocarsi all'opposizione. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Butti).

PRESIDENTE. Il problema è già stato sollevato in Conferenza dei Capigruppo ed è in corso di valutazione.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Avverte che dalle ore 10,08 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(1693) ASCIUTTI ed altri. - Valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(518) ASCIUTTI. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta cultura

(539) PAPANIA. - Riordino delle norme in materia di formazione musicale e coreutica

(912) BUGNANO ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati

(1451) ASCIUTTI ed altri. - Norme per la valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(2276) CAMBER e STIFFONI. - Norme in materia di alta formazione artistica, musicale e coreutica

(2406) STIFFONI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di Conservatori di musica e di Istituti musicali pareggiati

(2415) SBARBATI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, e misure urgenti per il settore italiano dell'alta formazione artistica e musicale

(2675) STIFFONI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta formazione musicale e coreutica

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1693

PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Lo stallo determinato dall'inerzia legislativa protrattasi negli anni nei confronti del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale ha comportato grandi difficoltà a studenti e docenti. Nonostante per questi ultimi il provvedimento, per problemi di copertura finanziaria, si presenti lacunoso e per certi versi incoerente anche con il dettato costituzionale, non equiparando il loro status giuridico a quello del personale universitario, l'intervento legislativo è positivo per diversi altri aspetti. Il riconoscimento dell'equipollenza dei diplomi accademici di secondo livello e dei conservatori di musica ai diplomi di laurea universitari di primo livello consente di equiparare la condizione giuridica degli studenti italiani a quella dei loro colleghi europei; ad essi è inoltre garantito il diritto di partecipazione propositiva alla gestione delle istituzioni artistiche attraverso un consiglio nazionale in grado di interloquire anche con il Ministero. Di notevole valenza culturale è poi l'istituzione dei politecnici delle arti i quali, rilasciando titoli di studio equipollenti a quelli universitari ed accorpando su base regionale ed interregionale le istituzioni del comparto, ampliano il quadro dell'offerta formativa diffusa a livello territoriale. Al fine di implementare i canali di finanziamento di tali istituti, risulta fondamentale, a fronte di una legge a costo zero, individuare forme di partenariato tra pubblico e privato nell'ambito dell'autonomia regionale. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

CARLINO (IdV). Il disegno di legge in esame si inquadra nell'azione di riforma a carattere europeo, nota come processo di Bologna, volta a realizzare un'area europea dell'istruzione superiore, nei confronti della quale l'Italia è ancora una volta in ritardo. L'intento principale dell'intervento legislativo è stato pertanto quello di equiparare la condizione giuridica di studenti e docenti del settore dell'alta formazione artistica a quella degli omologhi europei, garantendo mobilità e possibilità di crescita professionale. Se dirompente appare anche nei confronti della legge di riforma n. 508 del 1999 il riconoscimento dell'equipollenza dei diplomi artistici con i diplomi di laurea di primo livello, il disegno di legge si presenta ancora carente sotto il profilo dell'equiparazione dello status giuridico del personale delle istituzioni artistiche a quello del personale universitario, questione rimasta irrisolta per problemi di copertura finanziaria. Si raggiunge comunque l'obiettivo primario della razionalizzazione del settore che, riconoscendo finalmente il giusto grado di dignità all'insegnamento delle arti musicali e coreutiche ed inserendo nel sistema di alta formazione anche nuove aree afferenti ambiti più ampi di quelli tradizionali, consente un ampliamento dell'offerta formativa di decisiva importanza ai fini della creazione di più concreti sbocchi professionali. Il Gruppo dell'Italia dei Valori voterà pertanto a favore del disegno di legge. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti della scuola media statale «Leonardo da Vinci» di Roma presenti nelle tribune. (Applausi).

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Il Terzo Polo voterà con convinzione a favore del provvedimento, il quale ha registrato la convergenza delle forze politiche, convinte della necessità di sostenere gli istituti di eccellenza quale fattore di sviluppo della cultura e della stessa economia del Paese. In particolare, va richiamata l'attenzione del Governo sulla grave crisi economica che stanno attraversando le fondazioni liriche, con pesanti ripercussioni sul personale, e sulla peculiarità di alcune professioni artistiche: non si può applicare il regime pensionistico ordinario ai ballerini, che svolgono un lavoro estremamente usurante. Il Governo, cui il Terzo Polo esprime convinto appoggio, saprà certamente intervenire a sostegno del mondo della cultura. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Serra).

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Preannuncia il voto favorevole al provvedimento, il quale, frutto di un lavoro bipartisan, rende finalmente possibile l'attuazione della legge n. 508, per molti anni colpevolmente inapplicata, specie con riferimento all'equipollenza dei titoli di studio, grazie alla quale gli studenti italiani laureati nelle accademie avranno oggi la possibilità di muoversi con maggiori diritti e prospettive nel mercato europeo. Degna di menzione è altresì la previsione della possibilità di istituire, all'interno delle singole Regioni o macro-Regioni, i politecnici delle arti che, godendo di piena autonomia statutaria, didattica e organizzativa, renderanno possibili percorsi di valorizzazione delle eccellenze e di razionalizzazione nella gestione dei finanziamenti pubblici. Infine, nel rendere plauso alla previsione dell'istituzione del Consiglio nazionale degli studenti quale organo per favorire l'interlocuzione con il Ministero, auspica che alla Camera vengano affrontati i temi che non hanno potuto costituire oggetto di decisione nel corso dell'esame al Senato, tra i quali la stato giuridico dei docenti e la dotazione di risorse al comparto, almeno fino alla conclusione del processo individuato dal provvedimento. Sollecita infine il Governo ad attivarsi per la costituzione dei politecnici delle arti, atteso che le domande inviate in tal senso anni fa da alcuni importanti istituti sono ancora in attesa di risposta da parte del Ministero. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PdL e PD).

STIFFONI (LNP). Il Gruppo della Lega Nord non voterà a favore del provvedimento, dal quale è stato colpevolmente espunto l'articolo 5, con il quale si intendeva riconoscere agli studenti che avevano iniziato il corso di studi sotto il vecchio ordinamento la possibilità di completarlo e di conseguire il diploma entro l'anno accademico 2017-2018. Una siffatta norma, che ricalca peraltro il testo del disegno di legge n. 2675, sottoscritto da esponenti di numerose forze politiche, è stata sollecitata da molti direttori di orchestra ed era attesa da quasi 2.500 giovani musicisti, che si vedranno così privati della possibilità di portare a compimento i propri studi secondo il vecchio ordinamento.

FRANCO Vittoria (PD). Il Gruppo voterà a favore del disegno di legge n. 1693, volto a porre fine a quel regime di transitorietà che, per effetto della mancata attuazione della legge n. 508, ha caratterizzato per molti anni il sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale. Malgrado la crisi economica in atto e la carenza di risorse non consentano di affrontare tutti i problemi aperti, tra cui la necessaria equiparazione dello stato giuridico dei dipendenti, che potrebbe però costituire oggetto di approfondimento nell'altro ramo del Parlamento, il provvedimento si caratterizza per alcune fondamentali innovazioni: dall'equipollenza dei titoli di studio e dei percorsi formativi, alla possibilità per gli studenti di frequentare due corsi, oltre all'istituzione del Consiglio nazionale degli studenti e alla modifica dell'organizzazione del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale. Degne di menzione, infine, appaiono le disposizioni in materia di riconoscimento dei talenti precoci e di istituzione dei politecnici delle arti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

BEVILACQUA (PdL). Preannuncia, a nome del Gruppo, il voto favorevole al provvedimento, volto a dare finalmente attuazione alla legge n. 508, che poggia sul principio dell'equiparazione del comparto dell'alta formazione artistica e musicale a quello universitario: in particolare, l'equiparazione dei titoli accademici consentirà di dare pieno riconoscimento e tutela ai diritti degli studenti italiani di accademie e conservatori rispetto ai loro colleghi europei. Nel rendere merito alla previsione dell'istituzione dei politecnici delle arti, sottolinea però il permanere di alcune situazioni che andranno quanto prima sanate, a cominciare da quella relativa allo status dei docenti delle istituzioni di alta formazione, attualmente lo stesso degli insegnati di scuola media; occorre definire i requisiti di qualificazione didattica e scientifica e le modalità di reclutamento, affrontare il tema degli insegnanti di strumenti musicali che hanno conseguito l'abilitazione con riserva ai corsi speciali del 2007, stabilizzare il personale attraverso la trasformazione delle graduatorie in graduatorie ad esaurimento, considerare con attenzione la problematica dei direttori di conservatorio con almeno 12 anni di direzione ed ormai prossimi al pensionamento. (Applausi dal Gruppo PdL).

PERDUCA (PD). Condivide le osservazioni critiche svolte dal senatore Stiffoni in ordine alla soppressione dell'articolo 5, facendo però osservare che anche i senatori della Lega, che hanno assunto un atteggiamento di opposizione ideologica e aprioristica, hanno votato contro la norma sui privatisti.

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore BEVILACQUA (PdL), il Senato approva il disegno di legge n. 1693, nel testo emendato. La Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari. (Applausi del senatore Asciutti). Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415 e 2675.

AGOSTINI (PD). Comunica di aver compiuto un errore nel votare.

Seguito della discussione e approvazione del documento:

(Doc. XVIII, n. 106) Risoluzione della 14a Commissione permanente sulla Relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali

PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta del 3 novembre ha avuto inizio la discussione.

DI GIOVAN PAOLO (PD). La discussione della risoluzione della 14a Commissione, che è iniziata con il precedente il Governo, prosegue oggi alla presenza di un nuovo Ministro per gli affari europei e cade in una fase delicata per l'Unione. E' certamente motivo di soddisfazione l'apprezzamento espresso dalla Commissione europea per la quantità e la qualità dell'attività svolta dal Senato che ha formulato numerosi e approfonditi pareri sulle proposte legislative europee, esercitando un controllo di sussidiarietà e partecipando al dialogo politico comunitario. Dai documenti della Conferenza degli organi parlamentari specializzati negli affari dell'Unione dei parlamenti dell'Unione europea (COSAC) risulta peraltro che il Parlamento italiano, a differenza degli altri, tende a votare in sintonia con il Parlamento europeo. Oggi si impongono all'attenzione due temi: la revisione dei poteri delegati alla Commissione europea e l'armonizzazione delle politiche economiche e fiscali. La revisione dei Trattati non può avvenire in forma di accordi intergovernativi. Per esercitare un ruolo da protagonista nella trattativa e nella definizione del bilancio europeo, per sostenere l'istituzione degli eurobond quale strumento indispensabile per rilanciare la crescita, l'Italia deve però mutare atteggiamento nei confronti delle istituzioni europee. La legge comunitaria, ad esempio, non può diventare una legge omnibus e non si può pensare di trattare in sede comunitaria le singole questioni isolatamente (come avvenne per esempio a proposito delle quote latte) senza che ciò incida sulle altre trattative. (Applausi dal Gruppo PD).

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione.

MARINO Mauro Maria, relatore. La Commissione europea ha espresso apprezzamento per il modo in cui il Senato ha saputo interpretare il ruolo che il Trattato di Lisbona riserva ai Parlamenti nazionali: per quantità e qualità di pareri espressi, il Senato si colloca infatti al secondo posto tra le Assemblee legislative europee. Grazie al meccanismo agile ed efficace previsto dal Regolamento, la 14a Commissione ha potuto svolgere un ruolo importante sia sotto il profilo del controllo di sussidiarietà, sia nell'ambito del dialogo politico. Coglie l'occasione per sollecitare la Presidenza a calendarizzare una proposta di modifica regolamentare che consente di accelerare l'intervento nella fase ascendente del diritto comunitario. Chiede inoltre al Governo di aumentare il flusso di informazioni dirette al Parlamento. Per avvicinare le istituzioni europee ai cittadini e superare il deficit democratico, che è stato individuato come principale responsabile delle crisi istituzionali dell'Unione, è necessario che i Parlamenti nazionali esercitino nel massimo grado possibile le prerogative ad essi attribuite dai Trattati. Il presidente del Consiglio Monti, nel discorso programmatico, ha invitato gli italiani a sentirsi europei. Per non pensare l'interesse nazionale in termini conflittuali con gli orientamenti europei, occorre garantire maggiore trasparenza al processo decisionale e rafforzare il potere di controllo dei Parlamenti nazionali. Il ruolo della Commissione, del Parlamento e del Consiglio europeo non può essere soppiantato da quello dei Governi dei Paesi più forti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. La modifica del Regolamento sollecitata dal senatore Marino è all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo.

Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto comprensivo "Antonio De Curtis" di Aversa, in provincia di Caserta, presenti nelle tribune. (Applausi).

MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Il Governo esprime apprezzamento per la qualità del lavoro svolto dal Senato nella fase ascendente del diritto europeo e, al fine di rafforzare la legittimità democratica dell'Unione, si impegna a sostenere la partecipazione dei Parlamenti nazionali al procedimento decisionale europeo. Condivide le considerazioni espresse nella risoluzione sulla necessità di selezionare gli atti normativi, per concentrare il controllo di sussidiarietà e proporzionalità sui progetti più importanti. Tra questi vi è il bilancio europeo, che vede l'Italia da diversi anni in una posizione di contribuente netto, cioè che dà più di quanto riceve. Il Dipartimento per il coordinamento delle politiche europee, in collaborazione con gli altri Ministeri, agevolerà il flusso di informazioni dirette al Parlamento e cercherà un dialogo con i cittadini, attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie informatiche. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo: ApI-FLI).

PRESIDENTE. Passa alla votazione del documento.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Le multe inflitte per mancato recepimento o violazione di direttive dimostra che l'Italia stenta a riconoscersi nella normativa europea. Occorre avere dunque rapporti più corretti con le istituzioni europee ma, per rafforzare il sentimento di appartenenza all'Europa, va costruita una reale cittadinanza europea. E' quindi auspicabile una riforma dei Trattati che non si limiti a rivedere il ruolo della Banca centrale europea, ma istituisca una politica economica comune. I rapporti tra istituzione nazionali e istituzioni europee devono essere inoltre improntati alla reciprocità. Se l'Unione rivendica un ruolo di valutazione dei bilanci degli Stati membri, è giusto istituire un controllo anche sulla formazione del bilancio europeo. Se si chiedono risparmi alla politica nazionale, bisogna valutare anche le spese legate alla doppia sede delle istituzioni comunitarie. (Applausi dai Gruppi Gruppo CN-Io Sud-FS e PdL e della senatrice Boldi).

CARLINO (IdV). Consegna alla Presidenza il testo della dichiarazione di voto favorevole del Gruppo Italia dei Valori affinché sia pubblicato in Allegato ai Resoconti della seduta odierna. (v. Allegato B)

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Il Gruppo voterà a favore della relazione annuale sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali, un'importante strumento di comprensione, partecipazione e verifica del processo legislativo dell'Unione. Con l'accrescimento del ruolo affidato ai Parlamenti nazionali nel processo legislativo europeo si è passati da una visione basata sul Governo quale unico rappresentante dello Stato membro ad una visione più aperta e rappresentativa, che mira a realizzare una maggiore partecipazione. Il Senato italiano si è distinto in tale attività, verificando il rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità e la base giuridica degli atti sottoposti alla sua attenzione. La nuova funzione attribuita ai Parlamenti nazionali nel processo di formazione della legislazione europea favorisce una più stretta integrazione, ma anche una tutela più efficace degli interessi nazionali. Il nuovo Governo deve attuare le riforme da tempo richieste dall'Europa, alla cui mancata realizzazione è legata la difficile condizione in cui versa il Paese al momento: una fiscalità più giusta, una riforma del mondo del lavoro, l'innalzamento dell'età pensionabile in linea con il progressivo aumento delle aspettative di vita, liberalizzazioni dei servizi e delle professioni. Occorre infine che anche l'Europa progredisca sulla strada dell'integrazione, con una strategia organica che si traduca in un maggiore coordinamento delle decisioni di politica economica e in un aggiornamento degli strumenti di intervento. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo: ApI-FLI e del senatore Bubbico).

BOLDI (LNP). Al fine di aumentare la partecipazione democratica alla vita delle istituzioni europee sono state inserite nel Trattato di Lisbona alcune previsioni, quali l'iniziativa dei cittadini, l'attribuzione al Parlamento europeo del ruolo di colegislatore e il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali, che sono chiamati ad analizzare tutte le proposte della Commissione europea nella fase ascendente della produzione della normativa comunitaria. Il Senato italiano si è particolarmente distinto in questa attività e in tale ambito il ruolo della 14a Commissione è stato quello di fungere da organo propulsore nei confronti delle Commissioni di merito: tutto questo lavoro dovrebbe avere ricadute sulla legislazione nazionale che dovrebbero portare, in ultima analisi, ad una maggiore incisività della posizione italiana in sede europea. Spesso la tutela del'interesse nazionale italiano in Europa viene considerato negativamente, ma è opportuno che tale atteggiamento cambi, visto che altri Paesi tutelano a fondo i propri interessi: positivo appare l'impegno del Ministro in questo senso. Molto penalizzante appare il saldo di utilizzo da parte dell'Italia dei fondi europei: dall'Europa, infatti, i cittadini italiani si aspettano anche aiuto e sostegno e non solo sanzioni. Apprezzabile è inoltre il riferimento alla possibilità di coinvolgere la 14a Commissione del Senato nell'individuazione degli indirizzi a cui improntare il comportamento del Governo in sede europea. Bisogna infine utilizzare meglio gli strumenti messi a disposizione dall'Unione europea, dalle cui istituzioni è auspicabile promani maggiore sobrietà nel momento in cui si chiede agli Stati membri di agire con rigore finanziario. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e della senatrice Poli Bortone).

MARINARO (PD). Oggi il salvataggio dell'euro e dell'economia occidentale è una condizione fondamentale per tutti i Paesi dell'Unione europea: è dunque giunto il momento di agire, di porre fine alle attese e alle tattiche; servono politiche efficaci e istituzioni comunitarie forti, autorevoli e credibili per consolidarle. È giusto introdurre nuove regole, se necessario in un nuovo trattato: la zona dell'euro non può continuare ad avere una moneta unica senza adeguate politiche che la sostengano con strumenti inclusivi; si può individuare un nocciolo duro dell'Europa, ma si deve sempre puntare all'unità dell'Europa a 27. Una tematica di grande attualità concerne il rafforzamento della democrazia partecipata, intesa come cessione di sovranità a favore di organismi europei riconosciuti, partecipati e coinvolgenti. In questo senso il Governo ha intrapreso un giusto cammino di riequilibrio dei rapporti tra Governo e Parlamento in particolare per quanto riguarda la partecipazione all'Unione europea. Occorre pertanto un maggiore interesse del Parlamento verso le questioni europee, che costituiscono le maggiori sfide che il Paese dovrà affrontare, ma anche rafforzare il rapporto esistente tra le istituzioni europee e i Parlamenti nazionali, che dovranno essere investiti di una maggiore centralità. L'Italia, nonostante i risultati positivi registrati sulla partecipazione alla fase ascendente della formazione del diritto comunitario, presenta ancora delle criticità per quanto attiene il recepimento della stessa. In tale ambito occorre sciogliere il nodo principale che consiste nella necessità di ricondurre all'interesse nazionale la molteplicità degli interessi diffusi. Tale obiettivo è perseguibile attraverso una maggiore coerenza della normativa nazionale con quella europea, per facilitare il recepimento ed evitare confusione e ritardi. Al conseguimento di tali obiettivi il Senato può ulteriormente contribuire dotandosi di modalità operative più efficaci attraverso modifiche al suo Regolamento. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti dell'istituto tecnico di istruzione superiore «Domenico Zaccagna» di Carrara, presenti nelle tribune. (Applausi).

SIBILIA (PdL). Annuncia il voto favorevole del Gruppo, apprezzando le modalità con cui il Senato ha interpretato il ruolo che il Trattato di Lisbona attribuisce ai Parlamenti nazionali nella valutazione dei parametri di sussidiarietà delle proposte normative comunitarie. Il Senato italiano non si è infatti limitato al vaglio della sussidiarietà ma è entrato nel merito degli atti, ha sottoposto a scrutinio quasi la totalità dei provvedimenti proposti dalla Commissione europea e ha coinvolto coralmente le Commissioni parlamentari nella verifica dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. È dunque auspicabile che il Governo recepisca con sempre maggior celerità le indicazioni trasmesse dal Parlamento nella fase ascendente di formazione del diritto comunitario, anche al fine di porre in essere una maggiore sinergia nella difesa degli interessi nazionali in sede europea: solo acquisendo preventivamente il punto di vista del Parlamento, infatti, l'Esecutivo potrà essere più assertivo in Europa. Contestualmente, le Camere devono essere messe a conoscenza con maggiore incisività della posizione negoziale governativa e dell'interesse nazionale in gioco su ogni dossier in esame. (Applausi dal Gruppo PdL).

PROCACCI (PD). In realtà l'applicazione della cosiddetta procedura Barroso non garantisce un accrescimento della democraticità del sistema europeo: infatti, mentre si interpellano gli Stati attraverso i loro Parlamenti nazionali, si nega il riconoscimento di maggiori poteri al Parlamento europeo, vero organismo democratico dell'Unione. È questo un atteggiamento ancora più grave in considerazione del momento di forte crisi economico-finanziaria che coinvolge inevitabilmente anche la funzione politica delle istituzioni rappresentative europee, le quali necessiterebbero di essere rafforzate al fine di garantire una migliore amministrazione degli affari interni da parte dei singoli Stati. Il Parlamento ed il Paese intero devono prendere atto della gravità della fase che l'Unione europea sta attraversando e della perdita di legittimità dei partiti politici europei, a tutto vantaggio dei Governi di pochi Stati più determinati, cui viene tacitamente delegata la funzione decisionale comunitaria. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore TORRI (LNP),il Senato approva il Documento XVIII, n. 106.

Discussione del disegno di legge:

(2322-B) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

BOLDI, relatrice. Nonostante l'approccio rigido assunto dal Senato circa l'ammissibilità degli emendamenti al disegno di legge comunitaria al fine di evitare che lo stesso diventasse una legge omnibus, la Camera dei deputati ha proceduto, complice anche una procedura interna alquanto farraginosa, ad uno stravolgimento dell'impianto del provvedimento, restituendo al Senato un testo nettamente diverso da quello che era stato licenziato in prima lettura. In considerazione, però, del ritardo accumulato dall'iter legislativo ed al fine di evitare una sovrapposizione con la legge comunitaria 2011, i membri della 14a Commissione hanno convenuto di non apportare ulteriori modifiche al disegno di legge e di rinviare gli interventi reputati sin da ora necessari al successivo atto di recepimento della legislazione comunitaria. Nell'auspicio che le disposizioni estremamente penalizzanti per alcuni settori dell'economia italiana contenute nel provvedimento siano oggetto di uno specifico accordo con le istituzioni europee, sempre in coerenza con la normativa comunitaria. (Applausi dal Gruppo PdL). Allega ai Resoconti della seduta una integrazione alla relazione (v. Allegato B).

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione del disegno di legge ad altra seduta.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

NEGRI (PD). Preannuncia la presentazione di atti di sindacato ispettivo per chiedere al Governo di sbloccare l'erogazione dei 100 milioni di euro che il decreto milleproroghe del 2010 aveva messo a disposizione delle Regioni per l'assistenza ai malati di sclerosi laterale amiotrofica. (Applausi dal Gruppo PD).

BIONDELLI (PD). Associandosi alla richiesta della senatrice Negri, sollecita il Governo ad intervenire nelle sedi opportune per garantire il sussidio alle famiglie dei malati di SLA, richiedendo al tempo stesso ad INPS ed aziende sanitarie locali tempi più celeri nell'evasione delle pratiche di rimborso. (Applausi dal Gruppo PD).

LUSI (PD). Stante la palese incongruenza tra quanto deciso in seno all'ultima riunione del Consiglio di Presidenza del Senato e le notizie diffuse sin da ieri dai mezzi di informazione in merito ai vitalizi parlamentari ed alle ipotesi di modifica del sistema vigente, peraltro condivisibili, chiede che tutti i senatori siano ufficialmente informati preventivamente delle decisioni che si intende adottare. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. La richiesta del senatore Lusi verrà sottoposta alla valutazione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari che si terrà alle ore 13.

PARAVIA (PdL). Associandosi a quanto già lamentato dal senatore Lusi in ordine alla mancata informazione preventiva circa quanto viene deliberato in Consiglio di Presidenza, esprime il proprio sconcerto per l'azione di vero e proprio commissariamento perpetrata dal Governo a danno del regime di autodichia che vige per le istituzioni parlamentari.

BONFRISCO (PdL). In ordine ai rilievi testé fatti, precisa che la scorsa settimana l'Ufficio di Presidenza ha affrontato il tema dei vitalizi dei senatori, affidando ai senatori Questori l'elaborazione di una proposta di riforma che è stata formalizzata nell'incontro dei Presidenti delle Camere. Certamente spiacevole è stata la traduzione di tali iniziative sul piano della comunicazione da parte degli organi di informazione.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Preannuncia la presentazione di un atto di sindacato ispettivo in ordine ad un episodio di discriminazione ai danni di un ragazzo disabile allontanato da una società sportiva in Liguria.

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Chiede maggiore trasparenza in merito ai criteri che hanno determinato le nomine di Vice ministri e Sottosegretari dell'attuale Governo. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

GRAMAZIO (PdL). Sollecita lo svolgimento di un'interrogazione volta ad appurare la veridicità della notizia secondo cui il presidente Zingaretti avrebbe intenzione di acquistare per la Provincia di Roma un immobile del valore di 263 milioni di euro.

PRESIDENTE. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 13,06.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,34).

Si dia lettura del processo verbale.

BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta dell'11 novembre.

Sul processo verbale

MURA (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Signor Presidente, chiediamo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Invito i colleghi a prendere posto.

Onorevoli senatori, se votaste ciascuno dal proprio posto, eviteremmo tutte queste sceneggiate!

Il Senato non è in numero legale.

Sospendo la seduta per venti minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 9,41, è ripresa alle ore 10,06).

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori.

Non essendovi ulteriori osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

Sulle modalità di effettuazione della verifica del numero legale

STIFFONI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, intervengo relativamente alla votazione sul numero legale avvenuta poc'anzi. È chiaro a tutti che il clima dell'Aula è cambiato a partire da questa seduta, anche perché ho visto un certo lassismo da parte dei Segretari di Presidenza nel verificare che effettivamente a tutte le luci accese corrisponda la presenza di un senatore. La cosa non è avvenuta, nonostante quanto le sta dicendo ora la senatrice Segretario.

Ci sono soltanto due soluzioni possibili: che il Presidente di turno solleciti i Segretari d'Aula ad una maggiore vigilanza o che si modifichi l'attuale composizione dei Segretari d'Aula. È prassi di questa Camera Alta (Brusìo) - alzo la voce per farmi sentire - che un Segretario appartenga all'opposizione e uno alla maggioranza, proprio al fine di verificare tutte le incongruenze. (Brusìo). Nella fattispecie attuale - e alzo ancora di più la voce - quando la maggioranza è così vasta e c'è un'unica opposizione, quella della Lega, sarebbe opportuno che in quel ruolo vi fosse sempre anche un rappresentante dell'opposizione. Poiché sono stati nominati 12 senatori Segretari d'Aula e soltanto uno attualmente appartiene all'opposizione, sarebbe il caso di modificare tutto questo contesto. (Applausi dal Gruppo LNP e del senatore Butti).

PRESIDENTE. Senatore Stiffoni, il problema è già stato sollevato nella Conferenza dei Capigruppo ed è in corso di valutazione una soluzione proprio sulla tematica da lei affrontata.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 10,08).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(1693) ASCIUTTI ed altri. - Valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(518) ASCIUTTI. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta cultura

(539) PAPANIA. - Riordino delle norme in materia di formazione musicale e coreutica

(912) BUGNANO ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati

(1451) ASCIUTTI ed altri. - Norme per la valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(2276) CAMBER e STIFFONI. - Norme in materia di alta formazione artistica, musicale e coreutica

(2406) STIFFONI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di Conservatori di musica e di Istituti musicali pareggiati

(2415) SBARBATI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, e misure urgenti per il settore italiano dell'alta formazione artistica e musicale

(2675) STIFFONI ed altri. - Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta formazione musicale e coreutica (ore 10,08)

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 1693

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 1693, 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415 e 2675.

Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli articoli e dei relativi emendamenti.

Passiamo alla votazione finale.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signor Presidente, signor Sottosegretario, ci troviamo oggi ad approvare una legge senza grandi entusiasmi. L'approviamo, ma non siamo contentissimi di questa legge, elaborata dopo 12 anni dall'approvazione della legge precedente con la quale si poneva un problema di estremo rilievo, vale a dire dare dignità di livello universitario a tutti coloro che seguivano gli studi negli istituti di alta formazione e specializzazione artistica e musicale in un sistema articolato, diversificato e diseguale che in Italia ha creato notevoli difficoltà sia per gli studenti che per i docenti.

Colgo l'occasione per rivolgere tanti auguri al nuovo Sottosegretario e per ringraziarlo della sua presenza.

Separo le due grandi categorie perché, mentre rispetto alle esigenze degli studenti in fin dei conti questo disegno di legge «a costo zero» riconosce dei diritti, a livello di stato giuridico del personale docente e, quindi, di riflessi economici e di carriera non è riuscito a dare delle risposte. L'abbiamo registrato anche dal dibattito vivace e intenso che si è sviluppato ieri con la presentazione, da parte di alcuni colleghi che hanno particolarmente seguito il discorso, di alcune proposte. E conoscendo i tempi della transitorietà delle leggi italiane, dobbiamo dire che, probabilmente, non sarà molto facile riuscire a dare in tempi brevi delle risposte a queste legittime esigenze.

Voglio rilevare però che alcuni punti fermi, in ogni caso, con questo disegno di legge sono stati messi. Il primo è quello che riguarda l'equipollenza dei diplomi accademici di primo livello, che sono appunto considerati alla stregua di lauree triennali, e dei diplomi accademici di secondo livello, considerati alla stregua di lauree magistrali.

Si dice anche una parola molto chiara sui percorsi formativi che vi sono stati rispetto all'ordinamento previgente. Anche questo aspetto è importante, perché tante volte, purtroppo, abbiamo lasciato un po' in sospeso questi discorsi, creando una sorta di iato fra ciò che c'è stato prima e ciò che è stato prefigurato per il futuro.

È stato anche molto interessante, a livello di maggiore partecipazione attiva e propositiva, l'istituzione del Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori. Tale organo, infatti, esercita, attraverso un'interlocuzione molto attenta, vivace e propositiva con il Ministero, alcune funzioni che riteniamo abbastanza importanti e che accentuano la partecipazione attiva degli studenti, i quali partecipano anche con tre rappresentanti in seno al Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale.

Un altro elemento positivo che abbiamo riscontrato all'interno del disegno di legge (alla cui stesura, peraltro, abbiamo partecipato anche noi, avendo già preso parte, a suo tempo, alla redazione finale della legge n. 508 del 1999) è il riconoscimento della comprovata esperienza in una delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane, da considerare titoli validi per accedere all'insegnamento del canto. Anche questo elemento è particolarmente significativo, pur non costando niente.

Si inserisce, inoltre, una norma chiara, non più affidata all'interpretazione più o meno benevola di circolari diramate da qualche direttore generale, riguardo alla possibilità, per i privatisti, di accedere alle prove di esame presso i conservatori di musica se sono già in possesso dell'esame di compimento inferiore, secondo il vecchio ordinamento.

Si tratta di una battaglia pregevolmente iniziata dal collega Stiffoni della Lega, il quale ci ha coinvolti in un problema che poteva sembrare di dettaglio, o semplicemente circoscritto a determinate aree geografiche, ma che in effetti non è tale. È un aspetto di particolare rilievo che abbiamo tentato all'inizio di portare avanti, con il collega Stiffoni innanzitutto, in termini di disegno di legge autonomo, ma che alla fine mi sembra abbia trovato una sorta di collocazione in questa disciplina. (Commenti del senatore Stiffoni). Ma quella che abbiamo condotto era comunque una bella battaglia e poteva trovare una giusta collocazione.

È stata poi prevista l'ammissione ai conservatori musicali dei cosiddetti talenti precoci provenienti dalle scuole medie o dai licei ad indirizzo musicale.

Ed ancora, è stata rivolta una particolare attenzione (che ha una sua valenza, se vogliamo riconoscerci come italiani) ad alcune scuole di altissima tradizione culturale, come l'Accademia nazionale di Santa Cecilia, consentendo con il sistema dei comandi l'attivazione dei corsi di perfezionamento. Mi rendo conto che anche in questo senso avremmo potuto fare qualcosa di più, perché, se è vero che l'Accademia di Santa Cecilia è un simbolo per la cultura musicale italiana di tradizione, è altrettanto vero che altri istituti, al pari di quello di Santa Cecilia, potevano avere diritto all'attivazione di corsi di perfezionamento.

Infine è stata ribadita la volontà da parte del Parlamento - perché di questo ancora si tratta - di istituire entro sei mesi i politecnici delle arti con autonomia statutaria e regolamentare, i cui titoli di studio sono equivalenti ad ogni effetto di legge a quelli rilasciati dalle università. Al riguardo, mi permetto di fare un'osservazione, sulla quale forse potremmo ritornare in altra sede, anche attraverso un semplice dibattito in Commissione istruzione pubblica, alla presenza non soltanto del Ministro e del Sottosegretario interessati ma anche, eventualmente, del Ministro per gli affari regionali.

Ritengo che ribadire la volontà di istituire i politecnici delle arti in una legge a costo zero sia indubbiamente un fatto positivo, come è certamente un fatto positivo che i politecnici possano essere istituiti su base regionale o interregionale. Ma credo che sia altrettanto importante, soprattutto in un tema che non so se definire di federalismo, ma che certamente attiene all'autonomia e al protagonismo delle Regioni, cercare di trovare dei canali di finanziamento attraverso interventi di carattere regionale, prefigurando anche un forte partenariato fra pubblico e privato, per fare in modo che i politecnici delle arti possano trovare finalmente attuazione.

Con questo provvedimento siamo riusciti ad adeguare questi istituti all'ordinamento dell'autonomia universitaria, se non altro assicurando l'equipollenza dei titoli di studio. La singolarità è quella che sottolineavo all'inizio del mio intervento, e cioè che si è intervenuti in un senso e non invece sullo stato giuridico dei docenti, per cui ci scontriamo con la solita stranezza italiana che fa sì che non si approvino mai provvedimenti completi o che abbiano una loro coerenza dall'inizio alla fine.

Il fatto che si creino delle professionalità di alto livello, non solo per la valorizzazione ma anche per la fruizione dei beni culturali, immateriali o materiali, è un fatto decisamente importante, anche perché abbiamo vissuto l'ulteriore ambiguità di istituti che informavano ma non formavano e di istituzioni che formavano ma non informavano. Penso alla questione degli antichi mestieri, per esempio, affidati esclusivamente a quella improbabile situazione che è la formazione professionale delle nostre Regioni.

In questo clima di "embrassons-nous", anche noi ci abbracciamo intorno a questo provvedimento, e diciamo che va bene e che andiamo avanti, ma non possiamo non sottolineare la nostra insoddisfazione per alcuni aspetti che riteniamo siano fondamentali. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, il disegno di legge, a prima firma del collega Asciutti, che ci accingiamo a votare si prefigge - al pari di numerosi altri disegni legge che erano stati presentati per la medesima materia (tra questi anche l'Atto Senato n. 912 della collega Bugnano dell'Italia dei Valori) - lo scopo di implementare i principi contenuti nell'ultimo comma dell'articolo 33 della Costituzione.

Voglio innanzitutto specificare che la 7a Commissione ha inizialmente svolto il suo lavoro su disegni di legge di portata più ampia, come gli Atti Senato nn. 518, 539, 912 e 1451, i quali prevedevano non solo la valorizzazione del sistema dell'alta formazione artistica e musicale (AFAM), ma anche norme riguardanti altri enti, altri istituti.

Tuttavia, sia per l'impossibilità di legiferare in riferimento ad un ambito vasto, ma anche e soprattutto in considerazione dell'impossibilità di riuscire ad approvare un disegno di legge che prevedesse delle spese, il testo approvato all'unanimità dalla 7a Commissione non contiene riferimenti relativi al riconoscimento dello status economico del personale docente.

Occorre segnalare che l'esigenza di dare piena e completa attuazione alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, di riforma delle accademie e dei conservatori, era ed è oggettivamente improcrastinabile. Numerosi sono stati infatti i problemi rilevati sul piano applicativo, che obbligano il legislatore odierno ad intervento che regoli la materia, assicurando la certezza del diritto al comparto in questione.

La necessità, l'esigenza principale, che il legislatore dovrebbe soddisfare è quella di equiparare i diritti e gli interessi degli studenti italiani a quelli dei loro colleghi europei, procedendo al riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dalle accademie e dai conservatori italiani. Ovvero, dare seguito al cosiddetto Processo di Bologna.

Gli autorevoli colleghi che ha preso la parola prima di me hanno già spiegato cosa rappresenti questo Processo. Io vorrei solo esortare i colleghi a far caso che esso aveva delle scadenze prefissate, purtroppo anch'esse disattese dal nostro Paese.

A riprova di quanto dico, numerose sono state le accuse volte dagli organismi comunitari nei confronti dell'inerzia del legislatore italiano, inerzia troppe volte rilevata e messa sott'accusa, purtroppo non solo in questo campo.

Eccoci quindi al disegno di legge in questione. Esso si aggiunge alla legge di riforma delle istituzioni AFAM (la n. 508 del 1999) e in parte ne modifica i contenuti, intervenendo anche su alcuni punti dei regolamenti attuativi da essa discendenti.

Una delle questioni di maggior rilievo affrontate in questo disegno di legge, che costituisce anche una novità rispetto alla legge di riforma prima citata, è certamente l'equipollenza dei titoli rilasciati dall'alta formazione artistica e musicale con le lauree universitarie, che avrebbero dovuto essere individuate attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dalla legge n. 508 del 1999 e mai emanato.

La definizione delle equipollenze fra i titoli di studio dell'alta formazione artistica musicale e coreutica e le classi di laurea e di laurea magistrale dell'università è, infatti, un obiettivo prioritario per la programmazione, la razionalizzazione e l'integrazione del sistema della formazione di terzo livello in Italia.

In un settore caratterizzato dalla presenza di titoli di studio differenti per denominazione ma omologhi per finalità, le equipollenze costituiscono, infatti, uno strumento imprescindibile per dare efficacia sul piano formale ai percorsi formativi, garantendone nel contempo la necessaria flessibilità, in un sistema dei saperi e delle conoscenze che va rapidamente mutando ed evolvendosi. L'equipollenza si stabilisce a partire dalla comparazione degli ordinamenti curriculari dei corsi di studio.

Il sistema AFAM, va ricordato, ha esteso e specializzato la propria azione formativa in ambiti più ampi di quelli precedentemente delineati dagli ordinamenti tradizionali. A partire dal 2005, ad esempio, nelle accademie di belle arti, le scuole storiche, che rilasciavano diplomi quadriennali in pittura, scultura, scenografia, decorazione, analogamente a quanto avvenuto nelle università, sono state riarticolate in base al modello definito 3+2 e affiancate da nuove scuole - grafica, restauro, progettazione artistica per l'impresa e così via - in continuità con la tradizione formativa in ambito estetico ed artistico delle accademie, ma non del tutto omologabili alle caratteristiche dei precedenti percorsi.

Proprio nelle nuove aree formative si è riscontrata e si va riscontrando la maggiore consonanza tra i modelli universitari e quelli dell'alta formazione artistica, tanto da indurre i due organi tecnici, il CNAM e il CUN, a istituire una commissione congiunta (CUN-CNAM) e ad attivare o proporre alcuni specifici tavoli tecnici di settore (quali design, restauro, musicologia, paesaggio, arti visive), per studiare la possibilità di definire corrispondenze (su cui basare le equipollenze) tra i titoli delle diverse istituzioni, a partire da una lettura sinottica del sistema dei settori disciplinari universitari ed AFAM, delle declaratorie, degli ordinamenti, dei curricula.

Altra questione di rilievo è la costituzione del Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori, che mancava infatti nell'AFAM, e certamente sarà utile per individuare e promuovere le varie problematiche relative agli studenti, che oggi rispetto al passato, in particolare quelli dell'alta formazione, hanno una maggiore consapevolezza, hanno molte fonti di informazione e sono in grado di giudicare e di valutare meglio l'offerta formativa e gli sbocchi professionali.

Non è più pensabile una governance che, nel perseguire il continuo miglioramento dei servizi offerti dall'istruzione, si privi dell'apporto costruttivo e dell'iniziativa di coloro ai quali quegli stessi servizi sono orientati.

Rimane comunque il problema della mancata erogazione di fondi per il mantenimento di tale organo che, proprio perché composto da studenti, dovrebbe prevedere almeno i rimborsi spese per il suo funzionamento.

Concludo con un commento alla possibile costituzione dei politecnici delle arti per favorire una formazione ad ampio raggio per gli studenti e una facilitazione nell'individuazione degli sbocchi professionali. Essi erano già previsti nella legge di riforma: ad oggi, mancavano proprio norme specifiche per la loro attuazione.

Elemento di criticità risiede comunque nel fatto che, al contrario di quanto previsto dalla legge n. 508, sono state escluse dalla possibilità di convenzionamento le università.

Tuttavia, siamo dinnanzi all'unico testo che questo Parlamento, in un momento così difficile economicamente, possa approvare e, nonostante avremmo preferito qualcosa in più, dichiaro il voto favorevole dell'Italia dei Valori. (Applausi dal Gruppo IdV).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. È presente in Aula una delegazione della scuola media dell'Istituto «Leonardo da Vinci» di Roma, a cui va il saluto dell'Aula. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
1693, 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415e 2675 (ore 10,28)

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STRANO (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signor Presidente, svolgo il mio primo intervento in questa fase dell'attività legislativa del Senato per dichiarare, a nome del Terzo Polo, un grande e convinto sì al provvedimento al nostro esame. Esso ha visto il lavoro congiunto - quasi a precedere questa formula di Governo - di diverse forze politiche, le quali si sono ritrovate unite nella necessità di dare riconoscimento ad istituti che considero di eccellenza - la mia città, Catania, è sede di accademie e conservatori, così come storicamente tutta la Sicilia - e che meritavano la nostra attenzione così come coloro che in essi lavorano.

Questo denota da parte delle forze politiche una sicura sensibilità e ci fa sperare, signori membri del Governo, in un'attenzione specifica al mondo della cultura, che è fortemente legato, a mio avviso, al mondo della ricerca e - perché no - anche alla possibilità di sviluppo economico della nostra Nazione. Per questo, il nostro voto favorevole è convinto.

Do atto ai colleghi, e soprattutto al senatore Valditara, di avere contribuito, fino a ieri, alla correzione di alcuni elementi che potevano mettere in dubbio la validità del progetto anche sotto l'aspetto economico. Ieri, ad esempio, si parlava di sforamento del bilancio: mi pare che l'intervento deciso, suadente anche, per certi aspetti, del senatore Valditara abbia contribuito a che il provvedimento arrivasse a conclusione. Quindi, ribadisco il netto e convinto voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo (ApI-FLI),che sul mondo della cultura in generale, non soltanto sul mondo della musica e dei conservatori, vuole appuntare la propria attenzione.

Sono tante, signor Sottosegretario, le difficoltà, che mi permetto di segnalarle, di questo mondo che peraltro, storicamente, ha dato tanto al nostro Paese: parlo soprattutto delle fondazioni liriche, che stanno soffrendo in Italia un momento di grande ristrettezza economica e che, anche sotto l'aspetto del personale, vivono delle gravi difficoltà. Vi sono sperequazioni tra i diversi teatri: mi riferisco, ad esempio, ai corpi di ballo, che vengono riconosciuti in alcune fondazioni e non in altre.

Per quanto riguarda i corpi di ballo, signor Sottosegretario, mi permetto di lanciarle questo assist, che non è una provocazione ma un invito a intervenire su questo aspetto. Dato che si sta discutendo di pensioni, è necessario fare attenzione al mondo del teatro, all'interno del quale vi sono alcune attività usuranti. Da decenni si parla di occuparsi dei corpi di ballo: i ballerini non possono andare in pensione come i lavoratori di altri settori, perché fanno un mestiere usurante, al quale - non sono tantissimi in Italia - va dedicata un'attenzione particolare.

Sono certo che questo Governo, al quale noi convintamente abbiamo dato la fiducia, saprà intervenire in questo settore particolarmente delicato e foriero di sviluppo per la nostra Italia. (Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLIe del senatore Serra).

*SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SBARBATI (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, onorevole relatore, innanzitutto voglio ringraziare il relatore e la Commissione cultura per il lavoro di mediazione e di costruzione e ricostruzione di questo testo, che coglie il meglio di tutte le proposte che sono state presentate, ma con un filo conduttore intelligente che ha voluto rendere omaggio alla concretezza.

A volte - quasi sempre - l'ottimo è nemico del bene e quindi abbiamo cercato tutti insieme di fare il possibile perché la legge n. 508 del 1999 che, a distanza di anni, ancora risulta inapplicata, potesse diventare una legge effettiva dello Stato italiano e per questo settore dell'alta formazione artistico-musicale. Ciò che non è accaduto, vale a dire i regolamenti che non sono stati emanati in tutti questi anni dai diversi Governi, di destra e di sinistra, che si sono succeduti, oggi può essere concretamente attivato immediatamente, tramite la legge e questo è il primo obiettivo importante che si è realizzato con questo testo che incontra una concordia bipartisan e vede soprattutto sancito un diritto ai nostri studenti i quali, in tutta Europa, vedranno riconosciuta l'equipollenza dei titoli di studio, cosa che non è ancora stata fatta e che li penalizza notevolmente.

Sappiamo, infatti, che i nostri studenti, non avendo un titolo equiparato alla laurea, non potevano accedere, ad esempio, ai concorsi per le orchestre a livello internazionale, anche se ne avevano diritto in base alla preparazione. Questa era un'anomalia che penalizzava gli studenti italici nonostante il loro percorso di preparazione fosse talvolta anche più approfondito rispetto a quello di studenti provenienti da altri Stati europei.

Quando dalla Corea o anche da Paesi dell'Est vengono da noi studenti per impegnarsi nei nostri conservatori e nelle nostre accademie, lo fanno perché trovano una differenza di qualità nella formazione, ed è assurdo che tale differenza non abbia il giusto riconoscimento nell'equipollenza del titolo di studio, già sancita dalla legge n. 508 e per la quale mancavano soltanto i regolamenti attuativi. Non stiamo qui a individuare colpe di questo o quello, siamo soddisfatti del risultato che siamo riusciti a ottenere in tale settore, come in altri (il riconoscimento dell'eccellenza, la valorizzazione dell'attività dell'Accademia di Santa Cecilia eccetera); «diamo a Cesare quel che è di Cesare»: le eccellenze vanno gratificate e soprattutto, se mi permette, signor Sottosegretario, sostenute nei limiti del possibile.

Capisco la ristrettezza finanziaria e il momento difficile, però anche in una situazione di difficoltà un Governo intelligente, che vuole portare il Paese fuori dalle secche della crisi deve puntare sui settori trainanti, sui settori che costituiscono il biglietto da visita del Paese, sui settori in cui la creatività italiana fa la qualità e questa viene comunque premiata, anche a livello economico. O capiamo questo e investiamo effettivamente nella formazione anche nel settore dell'arte oppure siamo destinati ad un lento declino, che prima di tutto sarà culturale e poi economico.

Voglio aggiungere che secondo me, oltre alle equipollenze dei titoli di studio e a quanto è stato detto, il cuore di tale provvedimento sta nell'avere introdotto (non mi stanco mai di sottolinearlo perché con il relatore Asciutti conducemmo allora una grande battaglia che conseguì il suo obiettivo all'80 per cento e oggi al 100 per 100) il riconoscimento della possibilità - immediata anche questa - di istituire in tutte le Regioni o nelle macro-Regioni i cosiddetti Politecnici delle arti. In tutta Europa esistono politecnici delle arti, lo dicevo anche ieri, anche in Russia, perché ovviamente questo è il livello universitario di un settore che non può essere accorpato all'università (è una bestemmia quella che per anni è stata sostenuta e che ha impedito la riforma).

Oggi riconosciamo piena autonomia statutaria, didattica e organizzativa ai Politecnici delle arti, nei quali dovranno confluire tutte le realtà del territorio - accademie, conservatori, eccetera - che costituiranno un unicum con una gestione autonoma di livello universitario, così come i titoli saranno di livello universitario. Questa è una rivoluzione copernicana, perché, così come fatto per l'università, un procedimento di valorizzazione delle eccellenze e di razionalizzazione del tutto deve essere realizzato anche in tale settore, con un progetto che razionalizzi e metta in campo una gestione di livello e di qualità e che deve soddisfare le esigenze di territori anche vasti, ma con un raccordo complessivo che metta in grado queste istituzioni di ricevere anche i finanziamenti statali e di non dipendere soltanto dalle Province e dalle Regioni, che peraltro non hanno più una lira da erogare.

È una sopravvivenza che si garantisce attraverso l'istituzione di politecnici delle arti, di istituti di qualità in tutti i territori. Mi auguro che anche le Regioni sappiano cogliere il significato di tutto ciò, perché è chiaro che si tratta di un procedimento che vede il Ministero in prima persona, ma anche le autorità regionali pienamente e attivamente coinvolte, senza perdere tempo. Non c'è un minuto da perdere, signor Sottosegretario, perché questo settore sta languendo da troppo tempo e si trova in una situazione veramente disperata.

L'ultima nota un po' più negativa rispetto alla complessità del testo è quella che, nel mentre abbiamo soddisfatto pienamente le esigenze degli studenti, come è stato ricordato, vale a dire la loro presenza attraverso un Consiglio nazionale che può interloquire con il Ministro e interagire anche nelle proposte di modifica, ampliamento e razionalizzazione e anche di qualità dei percorsi formativi, non abbiamo dato una sufficiente sottolineatura alle esigenze del corpo docente. Si diceva prima che manca la riforma dello stato giuridico.

Non è la prima volta che ciò accade e lo dico per la mia esperienza parlamentare, soprattutto nel settore della scuola e dell'università (dove ho sempre lavorato, tranne che in questa legislatura in cui lavoro a latere, perché sono in un'altra Commissione); ho visto sempre prima le riforme e poi gli stati giuridici. Quindi, ancora una volta procediamo su questa strada. Non mi scandalizzo più di tanto, purché si tenga conto veramente che molti di questi insegnanti, lo dicevo ieri, proprio per insegnare hanno rinunciato alla loro carriera nelle grandi orchestre e nei grandi teatri a livello internazionale. È per vocazione che hanno scelto questa strada, per l'interesse della cultura, la formazione dei giovani, penalizzando la loro carriera e la loro capacità di monetizzare le loro qualità professionali.

A questo punto credo sarà un atto dovuto, in tempi più congrui, dal punto di vista della possibilità di portare a termine questa operazione, mettere mano anche allo stato giuridico di questo comparto. Inoltre voglio sottolineare al Sottosegretario presente, che ha seguito attentamente tutti i lavori, la necessità di mantenere, almeno fino a che non sia stato completato l'iter, il comparto specifico. Abbiamo riconosciuto la specificità del settore, di cui si parla, come «alta cultura», anche nella Costituzione. Allora riconosciamogli anche la specificità di rappresentare le proprie esigenze, così come fanno altri settori.

Questo non significa parcellizzazione; significa sottolineare una peculiarità, quella dell'arte che non sta a me ricordare, perché sappiamo tutti cosa significhi. Lo sanno coloro che la interpretano, coloro che se ne fanno carico, coloro che vogliono che le giovani generazioni abbiano ancora, sia la capacità di creare, di pensare, di costruire un mondo alternativo a modelli stereotipi, sotto tutti i profili, dal linguaggio musicale a quello del design a quello dell'espressione corporea in versioni che noi non abbiamo fino ad oggi mai esplorato, anche attraverso nuove tecnologie, sia la possibilità di una autorappresentazione che colga gli aspetti peculiari di questo settore, cosa che non si può fare a livello generico.

Mi auguro che alla Camera il Governo possa presentare una approfondita relazione tecnica che consenta di intervenire sugli aspetti che noi oggi, per necessità (il Governo si è appena insediato), abbiamo dovuto accantonare, rinunciando a questioni che ci stanno profondamente a cuore.

Colleghi, abbiamo parlato di accademie e di conservatori, di realtà che sono rimaste fuori dalla statizzazione, che vivono quindi un momento di grandissima difficoltà. Parliamo di Perugia, di Genova, di Ancona, di città capoluogo di Regione. Ora c'è questa possibilità. Creiamo i politecnici delle arti; però le istituzioni che hanno già fatto la domanda, signor Sottosegretario, devono avere una risposta, perché le posso assicurare che, ad esempio, per Ancona la domanda è stata fatta in tempi congrui, ma la risposta deve ancora venire.

Le lentezze burocratiche e amministrative devono trovare una soluzione. È inutile che il Parlamento approvi le leggi se poi la burocrazia ministeriale le boicotta giorno per giorno e le rende inapplicabili. Chiudo, non con una speranza, ma con una sollecitazione che la impegna, Sottosegretario, perché è inimmaginabile che nel momento in cui faticosamente il Parlamento riesce ad approvare una legge di iniziativa parlamentare ci siano burocrazie ministeriali che la boicottano non si sa per quali interessi. Su questi interessi stendiamo un velo pietoso, ma se sarà necessario li punteremo tutti con la pistola fumante mettendoli in chiaro una volta per tutte.

Che sia la volta buona che gli uffici e la burocrazia ministeriale facciano fino in fondo il loro dovere. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, PdL e PD).

STIFFONI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STIFFONI (LNP). Signor Presidente, buongiorno, mi scuso subito con lei se talvolta non sarò politicamente corretto, anche perché comincerò con il termine "porcata". Ieri qui abbiamo fatto, appunto, una grande porcata. Lo ha ricordato prima la collega Poli Bortone. Abbiamo infatti cancellato l'articolo 5 di questo provvedimento, che dà la possibilità agli studenti che hanno iniziato gli studi musicali con il vecchio ordinamento di finire entro... (Commenti del senatore Garraffa). Stai zitto, che dopo parlerò anche di quello. Garraffa, stai zitto. (Richiami del Presidente). Dicevo, l'articolo 5 avrebbe dato la possibilità, entro l'anno accademico 2017-2018, di completare il corso di studi con gli esami nei conservatori, fino al diploma. Benissimo. Non so se i colleghi lo sanno, ma su Internet gira già da diverso tempo una petizione sottoscritta da 2.453 giovani musicisti, che aspettavano questa definizione. (Brusìo).

Signor Presidente, se devo alzare i decibel basta che me lo dica. Inoltre, l'asta del microfono non rimane su come dovrebbe: potrebbe farlo presente ai tecnici?

Sono tre anni che tento di far passare questo provvedimento, appunto per cercare di colmare una lacuna, per approvare una norma di chiusura, attesa da tanti. Ho presentato a tal proposito un disegno di legge, il n. 2675, che ricalcava esattamente l'articolo 5 soppresso. Vorrei chiedere al senatore Zanda, che ha sottoscritto quel disegno di legge e me l'ha più volte sollecitato, come mai ieri ha bocciato l'articolo 5, come il collega Follini e - mi meraviglio - la collega Mariapia Garavaglia e il collega Giaretta. Abbiamo visto ieri che portata avessero quei solleciti.

Anche in questo caso si tratta di una norma attesa da molti direttori di conservatorio illuminati: non certamente quelli a favore dei quali ieri si è discusso per mezz'ora in quest'Aula, a proposito dell'opportunità di garantire o meno un trattamento superiore a chi non è più direttore di conservatorio, consentendogli di conservare certe agevolazioni. Vi è stata una chiara difesa di certe lobby, che hanno nome e cognome: direttori di conservatorio della Calabria e della Sicilia. Vi è stata un'alternanza di battute sull'argomento da parte dei senatori Bevilacqua e Vita, e poi si è inserita come stopper a gamba tesa la senatrice Sbarbati.

Penso che dobbiate essere orgogliosi di quello che avete fatto ieri, della castrazione dei nostri giovani musicisti. Qualcuno ha detto che in dodici anni non si è fatto niente, non si è attuata la legge n. 508 del 1999. Caro senatore Vita, mi rivolgo a lei. Nel frattempo tempo, però, questi giovani musicisti hanno cominciato il loro percorso di studi e voi, avendo ieri cassato quella norma, li avete castrati.

A noi non interessa granché, signor Presidente, se in questo disegno di legge sia stata inserita un'inutile assemblea, di stampo sessantottino, chiamata consiglio degli studenti. Mi dispiace, noi non condividiamo queste iniziative, pensiamo a cose più concrete.

Porto soltanto un esempio. Ho ricevuto ieri diverse telefonate, email e messaggi: ne cito uno per portarvi un esempio. Andate a spiegare quello che avete fatto ieri a quella mamma di Tolmezzo che non può permettersi economicamente di mandare il figlio al conservatorio di Udine. Questo figlio si è sempre preparato localmente e ha dato gli esami al conservatorio di Udine con una media del 9,65. Cosa devo dire a questo studente che si sta preparando all'ottavo anno di pianoforte? Questo studente non potrà finire i suoi studi. Vergognatevi!

Signor Sottosegretario, che cosa ha detto ieri in quest'Aula? Che bisogna valorizzare i giovani e l'apprendimento della musica. Lei mi insegna che la musica è altamente formativa e dà un inquadramento anche dal punto di vista scolastico. Non so se qualcuno lo ricorda, ma è stato affermato che la musica è il cibo dell'anima: ebbene, ieri voi avete tolto il cibo dalla bocca dei nostri figli e della nostra gioventù.

D'altra parte, cosa mi posso aspettare - lo affermo con tanta amarezza - da chi crede che una semicroma sia un nuovo modello della FIAT?

FRANCO Vittoria (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCO Vittoria (PD). Signor Presidente, signor Sottosegretario, ormai è evidente il motivo per cui il Parlamento sta discutendo un disegno di legge sulla valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale: una buona legge, la legge 21 dicembre 1999, n. 508, più volte richiamata, è rimasta totalmente inattuata. Dunque, istituzioni prestigiose, note in tutto il mondo come le accademie di belle arti o i conservatori di musica sono rimaste nel limbo, con un handicap davvero mortificante: nessuno dei Governi succedutisi nei 12 anni trascorsi si è più occupato della questione.

Lei, signor Sottosegretario, ieri ha fatto un'affermazione importante, cioè che il regime di transitorietà danneggia sia chi insegna sia chi deve apprendere. Dunque, è nostro dovere di legislatori sopperire al troppo lungo silenzio dell'amministrazione e dare certezze alle istituzioni, ai docenti e agli studenti. Questi ultimi, come ha ricordato il relatore, senatore Asciutti, si vedono ancora discriminati nello spazio europeo, e per questo, nei mesi scorsi, hanno dato vita a varie forme di protesta, compreso lo sciopero della fame.

In Commissione abbiamo svolto un buon lavoro di condivisione dei punti più rilevanti; sono state svolte audizioni dei soggetti più attivi, compresi gli studenti, con interlocuzioni molto istruttive anche per noi. Lo svolgersi dell'iter di questo disegno di legge (forse anche troppo lungo in questa Camera, in questa legislatura) in un momento di ristrettezza di risorse economiche purtroppo non consente, almeno per ora, di risolvere tutti i problemi aperti dalla citata legge n. 508 del 1999, come l'equiparazione dello stato giuridico dei docenti. Ciò ci dispiace molto, perché è evidente a tutti che il provvedimento, se sarà definitivamente approvato, come noi ci auguriamo, sarà incompleto anche su un punto qualificante.

Anch'io auspico che il Governo voglia dare seguito agli ordini del giorno accolti come raccomandazione, a prima firma del senatore Vita (che ringrazio per la battaglia che ha condotto). Mi auguro che alla Camera dei deputati si possa individuare uno spazio per compiere ulteriori passi in avanti.

Nello stesso tempo, però, si fa chiarezza e si mette un punto fermo su altri aspetti di straordinaria importanza, già richiamati dal relatore e dai colleghi che mi hanno preceduta. Anch'io voglio, sia pure brevemente e per sommi capi, richiamare questi punti, soprattutto quelli che vanno a vantaggio degli studenti (infatti almeno questi guadagnano qualcosa in questo momento con il disegno di legge in esame). Sono di straordinaria importanza l'equipollenza dei titoli di studio e dei percorsi formativi; la possibilità riconosciuta agli studenti di frequentare due corsi; l'istituzione del Consiglio nazionale degli studenti, in analogia con il Consiglio nazionale degli studenti universitari; la modifica dell'organizzazione del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale.

Anche questo è importante. Sulla formazione dei docenti, ad esempio, si riconoscono le accademie e i conservatori come sedi primarie, ma si riconosce (anche in questo caso, a seguito di un emendamento di iniziativa del senatore Vita) l'esperienza comprovata in una delle fondazioni lirico-sinfoniche, che è anche un riconoscimento verso queste fondazioni un po' bistrattate nei mesi scorsi.

Vorrei ricordare ancora l'articolo 6, che contiene un importante riconoscimento dei talenti precoci (abbiamo dei talenti nel nostro Paese che non sempre sono valorizzati) oppure l'articolo 8, già richiamato da molti altri colleghi, che consente l'attuazione dei politecnici delle arti con autonomia statutaria e regolamentare.

Sono passi importanti, signor Presidente e colleghi, che potranno ridare fiducia e anche sostegno ai nostri talenti, ai giovani che vogliono coltivare al più alto livello le loro inclinazioni, e i loro talenti, appunto, e intraprendere una carriera artistica, ancora purtroppo difficile nel nostro Paese.

Per queste ragioni, la nostra valutazione è positiva, sapendo benissimo che non siamo nelle condizioni di risolvere tutte le questioni, che occorrerà fare appena possibile altri interventi, e che però siamo ad un passo dall'attuazione dell'articolo 33 della Costituzione.

Quindi voteremo favorevolmente il provvedimento in esame, con l'auspicio - ripeto - che altri passi avanti potranno essere fatti sia in sede di discussione alla Camera, sia per iniziativa del Governo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

BEVILACQUA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEVILACQUA (PdL). Signor Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi, consentitemi di cominciare il mio intervento ringraziando il relatore e l'intera Commissione per il buon lavoro svolto e facendo gli auguri di buon lavoro al Governo, e anche a lei, onorevole Sottosegretario.

Al netto della disinformazione che ha costretto il presidente Berlusconi a dimettersi, credo che il Governo del Presidente fosse un approdo obbligato. Mi auguro che, pur tra tante difficoltà, riesca a tirare il Paese fuori da questa pericolosa deriva economica. Il ministro Profumo, nel suo primo intervento la scorsa settimana in Commissione, ebbe a dire di sentirsi uno studente. Ebbene, gli auguro che dopo un corso di studi, lungo o breve che sia, possa essere promosso: se ne gioverebbe di certo la scuola italiana. Del resto, il Presidente del Consiglio dal canto suo ha cercato di esorcizzare le contingenze negative di questo Governo nominando qualche giorno fa il diciottesimo Ministro, uscendo così dal pericoloso numero diciassette (non si sa mai).

Quanto al disegno di legge n. 1693 d'iniziativa parlamentare, esso ha quasi una valenza profetica nei confronti di questo Governo: porta, dopo la prima firma del senatore Asciutti, quella dei senatori rappresentanti di tutti i partiti che costituiscono questa nuova maggioranza.

Il Popolo della Libertà valuta favorevolmente questo disegno di legge, che è giunto finalmente all'esame dell'Assemblea. Il Senato, avendo votato a suo tempo all'unanimità la legge di riforma n. 508 del 1999, ha dimostrato di credere pienamente nell'equiparazione del comparto dell'alta formazione artistica e musicale con quello universitario. Tale legge prevedeva una serie di regolamenti attuativi per la definizione, tra l'altro, dei requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica delle istituzioni e dei docenti, dei requisiti di idoneità delle sedi, delle procedure di reclutamento del personale, dei criteri generali per l'adozione degli istituti di autonomia, dei criteri per la programmazione, il riequilibrio e lo sviluppo dell'offerta didattica, dei criteri generali per l'istituzione e l'attivazione dei corsi, per gli ordinamenti didattici e per la programmazione degli accessi e, infine, delle modalità di valutazione. A oltre un decennio dall'approvazione della legge, occorre constatare che solo due di questi regolamenti sono stati adottati dal Governo, il n. 132 del 2003 sull'autonomia e il n. 212 del 2005 sugli ordinamenti didattici.

La riforma è dunque rimasta monca per la lentezza del Governo, o per meglio dire dei Governi, di diverso colore politico, che si sono succeduti alla guida del Paese dal 1999 ad oggi, nel dare attuazione ad una legge votata all'unanimità dal Parlamento. Questo la dice lunga sulle resistenze che il pieno dispiegamento della riforma ha incontrato da parte di interessate baronie a causa delle rendite di posizione che essa andava ad intaccare.

Tuttavia, il Parlamento crede ancora fermamente in quella riforma ed è pronto a normare con questa legge gli aspetti che aveva in un primo tempo demandato alla potestà regolamentare dell'Esecutivo. Due sono quelli più urgenti che si sarebbero dovuti sanare: l'equiparazione della docenza e quella dei titoli di studio.

Quanto al primo aspetto, occorre sottolineare come i docenti delle istituzioni dell'alta formazione, benché formino studenti che debbano già avere conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, abbiamo ancora lo status di insegnanti di scuola media. Si tratta di una intollerabile ingiustizia che occorre risolvere al più presto. Purtroppo però neanche questo disegno di legge è risultato idoneo allo scopo, dal momento che le proposte presentate hanno registrato il parere contrario della Commissione bilancio. Occorre del resto preliminarmente definire i requisiti di qualificazione didattica e scientifica, nonché le modalità di reclutamento di detto personale. Non ci resta quindi che rivolgere un appello al nuovo Governo affinché raccolga questa sollecitazione e sappia tradurla presto in consequenziali atti normativi.

Il secondo aspetto che si risolve - questo sì urgente - è l'equiparazione dei titoli accademici conseguiti con quelli universitari, affinché i diritti degli studenti italiani di accademie e conservatori siano finalmente uguali a quelli dei loro colleghi europei e sia posta fine ad una discriminazione incompatibile con la libertà di circolazione dei lavoratori stabilita dagli articoli 39 e 55 del Trattato dell'Unione europea, nell'ambito della quale rientra a pieno titolo la mobilità degli studenti di discipline artistiche. Tale finalità è ben conseguita dal nostro disegno di legge, che dichiara una volta per tutte l'equipollenza dei diplomi accademici con i diplomi di laurea.

Non si può poi sottacere l'importanza dell'istituzione dei politecnici delle arti entro sei mesi dall'approvazione della legge. Il parere contrario a diversi emendamenti da parte della Commissione bilancio rende meno convinto il nostro voto, perché riteniamo ingiusto non essere riusciti a sanare alcune situazioni, quali quelle degli insegnanti di strumenti musicali che hanno conseguito l'abilitazione con riserva ai corsi speciali del 2007, o quella riferita alla possibilità di stabilizzare il personale attraverso la trasformazione delle graduatorie in graduatorie ad esaurimento, e infine quella dei direttori di conservatorio con almeno 12 anni di direzione e ormai prossimi al pensionamento.

Comunque, poiché gli aspetti positivi del provvedimento sono prevalenti rispetto a talune perplessità evidenziate, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del PdL e chiedo la votazione con il sistema elettronico. (Applausi dal Gruppo PdL).

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, in effetti è un problema partecipare al voto su questo provvedimento dopo ciò che ha detto il senatore Stiffoni. Anch'io sono stato uno dei sottoscrittori, seppur non ricordato, del suo disegno di legge e ho sempre dato la necessaria attenzione agli appelli ricordati dal senatore Stiffoni poco fa. In effetti si va a creare un problema ai cosiddetti privatisti.

Invito però il senatore Stiffoni, e soprattutto i suoi compagni di Gruppo, a stare attenti a fare questa opposizione dura, che in realtà è ideologica, perché proprio grazie ai loro voti è stato respinto quell'emendamento sul quale il voto elettronico era stato richiesto dal Terzo Polo. I componenti del Gruppo del Partito Democratico in parte hanno votato a favore (quelli più attenti), in parte, nella concitazione dei lavori di ieri (caratterizzati dall'esordio, un po' complesso in alcuni suoi passaggi, del Sottosegretario, a cui vanno i nostri auguri), si sono astenuti. In Senato però l'astensione equivale a un voto contrario. Quindi, cari colleghi della Lega, state attenti a continuare con questa vostra dura opposizione, che sicuramente ci fa svegliare presto la mattina, ma che non necessariamente fa gli interessi dei vostri elettori, i quali peraltro mi pare di capire dai sondaggi che siano in fase di calo.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, precedentemente avanzata dal senatore Bevilacqua, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indíco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 1693, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Senatore Perduca, lei è intervenuto in dissenso dal Gruppo: non può fare una dichiarazione di voto in dissenso e poi votare a favore.

PERDUCA (PD). In base a quale articolo del Regolamento?

PRESIDENTE. Beh, però se lei fa così io la prossima volta... (Il senatore Perduca estrae la tessera di votazione). Ecco, magari non vota. La ringrazio, senatore Perduca.

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi del senatore Asciutti).

Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 518, 539, 912, 1451, 2276, 2406, 2415 e 2675.

AGOSTINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AGOSTINI (PD). Signor Presidente, faccio presente che ho sbagliato a votare.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto, senatore Agostini.

Seguito della discussione e approvazione del documento:

(Doc. XVIII, n. 106) Risoluzione della 14a Commissione permanente sulla Relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali (ore 11,10)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della Risoluzione della 14a Commissione permanente sulla Relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali (Doc. XVIII, n. 106).

Ricordo che nella seduta del 3 novembre il relatore ha integrato la relazione scritta ed ha avuto inizio la discussione.

È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà

DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, signor Ministro... (Brusìo).

PRESIDENTE. Prego i colleghi che intendono uscire dall'Aula di liberare velocemente l'emiciclo. È un modo politicamente corretto per dire di liberare l'Aula.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Per chi rimane potrebbe essere interessante sapere che questa risoluzione, approvata all'unanimità dalla 14ª Commissione permanente, viene esaminata in una condizione un po' particolare, perché abbiamo iniziato la discussione con un Ministro per le politiche europee e la concludiamo con un altro. E quanto accaduto in questo periodo in Europa non è certo poca cosa, anzi, probabilmente il dibattito su questi argomenti potrà essere l'essenza di un nostro impegno su una linea che riguarda questo Governo. (Brusìo. Richiami del Presidente).

Mi ritengo piuttosto fortunato di poter partecipare a questo dibattito con il nuovo Ministro, ma anche per il modo con cui la 14ª Commissione ha lavorato. Lo dico con stima e in termini di amicizia per la relazione che il collega Mauro Marino ha presentato. Ci sarebbero buoni motivi per il Senato della Repubblica di provare autostima, perché nel lavoro fatto dopo il Trattato di Lisbona, come il collega Mauro Maria Marino ha ricordato nella sua relazione, di 387 pareri inviati alla Commissione europea ben 71 sono stati predisposti dal Senato italiano, il che ci posiziona al secondo posto, per attività, fra i circa 40 organi parlamentari nazionali. Tali pareri non riguardano solo le questioni legate alla sussidiarietà, che sono quelle su cui si sono pronunciati moltissimi Parlamenti, ma anche questioni relative al dialogo interistituzionale, che sono, a nostro avviso, egualmente importanti.

Con riguardo all'analisi dei dati, non aggiungo altro, poiché molto è stato già detto. Voglio invece segnalare al Ministro, al Governo e a noi stessi l'importanza che questo ruolo venga svolto anche nella COSAC, cioè all'interno dell'organismo che riunisce i Parlamenti nazionali, dove - devo dirlo per onestà - il Parlamento italiano (cioè, la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica) hanno sempre votato in assonanza con il Parlamento europeo. Lo dico perché ormai non vi è dubbio sul fatto che all'interno della COSAC si pratichi una sorta di sport politico per cui ciò che è più importante è mettere in minoranza il Parlamento europeo e in mora le istituzioni europee. Credo che di questo si debba tener conto nelle prossime riunioni internazionali, considerato anche il fatto che alla COSAC è stato votato un documento in base al quale verranno esaminate non solo le materie già poste all'ordine del giorno in quanto legate al tema della sussidiarietà, ma anche quelle legate alla politica estera, di sicurezza e difesa. Ciò presuppone un maggiore coordinamento tra i Parlamenti nazionali e la COSAC in relazione ai poteri del Parlamento europeo, e anche a quelli futuri delle diverse istituzioni.

Ma quali sono i due temi reali che, a mio avviso, vanno analizzati rispetto all'uso che abbiamo fatto nel primo anno solare pieno del trattato di Lisbona? Il primo tema riguarda i poteri delegati alla Commissione. So di parlare a persona che conosce bene questi meccanismi dall'interno, rivolgendomi al Ministro. La delega alla Commissione è un importante fattore di stabilizzazione e di normalità del lavoro europeo. Non sempre, per fortuna, c'è bisogno di eroi e di padri della Patria europea: qualche volta occorre un lavoro quotidiano comune. Ritengo quindi sia importante che la Commissione preveda un aggiornamento delle norme che assieme abbiamo deciso e su cui abbiamo legiferato anche attraverso deleghe al Governo (sul tema torneremo poi nel pomeriggio nel corso dell'esame della legge comunitaria). Ovviamente, dovranno essere stabiliti dei paletti, e al riguardo il documento del Senato riveste particolare importanza. È un documento unitario della 14a Commissione che pone alcune questioni; lo facciamo da europeisti, convinti che non debba essere rivolta alla Commissione europea l'accusa di continuare a legiferare attraverso la delega su materie che le sono state delegate in passato. Dunque, va data ragione politica e razionalità a questi paletti. È un tema importante contenuto all'interno della strategia di Lisbona.

L'altra questione, signor Ministro e colleghi senatori, è tutta politica, perché è legata da un lato al modo con cui l'Italia sta in Europa (e - mi permetto di dirlo - entra anche nel dibattito di questi giorni e di quello che ha portato alla formazione di questo Governo). Come deve stare l'Italia in Europa non è questione che si esaurisce nel modo in cui si recepisce, attraverso una legge comunitaria (che in futuro non potrà più essere una legge omnibus, come lei, onorevole Ministro, ha già ricordato nel corso della sua audizione in 14a Commissione, e ricordo che stiamo parlando di una legge di quasi 30 anni fa che, quindi, dobbiamo certamente riformare), ma che attiene anche al nostro atteggiamento rispetto all'Europa.

Non c'è - e mi rivolgo anche ai colleghi del centrodestra con cui abbiamo assieme lavorato in Commissione, dove ci siamo contrapposti - un fatto personale: nella politica non dovrebbe esservi e, per quanto riguarda molti di noi, non c'è un fatto personale. Il nostro voler vedere l'Italia pienamente rappresentata in Europa da europeisti, come diceva il presidente Ciampi da cittadini europei nati in Italia, ci serve per poter partecipare alla normalità dell'Europa, che è anche la trattativa: è, per esempio, partecipare alla discussione sul bilancio pluriennale, iniziata a giugno del 2009, nell'ambito della quale rientreranno non solo i fondi strutturali, ma anche le future politiche dell'Europa per il 2014-2020. Partecipare a questa discussione da protagonisti significa anche porre alcune questioni ai nostri colleghi dell'Unione europea a 27, e non solamente essere nell'angolo per nostre difficoltà di relazione. Lo dico ai senatori della Lega, che hanno legittimamente scelto la via dell'opposizione.

Quello che abbiamo contestato in passato, su alcune questioni clamorose che sono entrate anche nelle leggi comunitarie come, per esempio, le quote-latte, non era solo l'errore di contenuto di garantire 350 aziende, su 40.000 che erano in regola, ma anche l'errore concettuale di immaginare che la trattativa italiana ai tavoli dell'Unione europea potesse aver luogo su una materia sola, senza che questo incidesse sulle altre: com'è pensabile che sediamo al tavolo delle quote-latte ed otteniamo risultati se non siamo agli altri tavoli e non discutiamo anche delle altre politiche economiche?

È un approccio diverso di cui c'è bisogno (e, ministro Moavero Milanesi, chiediamo che il Governo Monti possa prenderne atto e pensiamo che possa adottarlo): un approccio globale cioè alle materie, che permetta di essere presenti per poter dire la nostra. E per dire cosa, visto che il Trattato di Lisbona ci porta fino ad un certo punto? Per dire, per esempio, che l'euro non era solo una questione di moneta, ma era il nocciolo originario di una politica economica e fiscale armonizzata. Ma se chiediamo questo rispetto a queste tematiche, è evidente che dobbiamo fare un ragionamento sul bilancio e nello stesso tempo su come scegliamo, a livello europeo, non in base a questioni nazionali. Non è questione di essere pro o contro la Germania sui bond o sugli eurobond; la questione da porre è, rispetto al bilancio, la seguente: tutti vogliono le riforme e la crescita, ma come costruiamo un razionale indebitamento collettivo perché sia utilizzato a favore di politiche di crescita e di sviluppo?

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,17)

(Segue DI GIOVAN PAOLO). Questo è un tema che riguarda il Parlamento europeo e i suoi poteri rispetto al bilancio, la Commissione europea e i suoi poteri ed anche i partiti europei, affinché divengano partiti europei e non semplicemente collage. (Brusìo).

PRESIDENTE. Scusi un attimo, senatore Di Giovan Paolo. Colleghi, scusate! Grazie.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Concludo, signora Presidente. Dunque, la discussione sul Trattato di Lisbona e sul modo in cui i Parlamenti nazionali e il Parlamento europeo vi partecipano deve poter far dire - permettetemi, da europeista e federalista convinto - che il Trattato di Lisbona va utilizzato e ci ha aiutato ad essere migliori, a fare in otto settimane il nostro dovere qui, ma soprattutto che tale Trattato deve tener conto della cosa più importante scritta, essendo stato redatto dopo il fallimento della Convenzione che dal punto di vista del gap democratico aveva risolto alcuni problemi, e cioè che comunque questo Trattato deve essere l'ultimo intergovernativo. Ciò, per poter fare una scelta che ci impongono le questioni economiche, con la necessità di una comune armonizzazione, di una direzione economica e, probabilmente, di un Alto responsabile dell'Unione europea in questo settore: la scelta cioè di una revisione a breve e migliorativa anche del Trattato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Ha facoltà di parlare il relatore.

MARINO Mauro Maria, relatore. Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, farò una replica davvero breve, che non avrei nemmeno svolto se non ci trovassimo - come ha già ricordato il senatore Di Giovan Paolo - in una situazione in un certo senso anomala, essendosi svolto il dibattito con due diversi Ministri. Sono sicuro che il Ministro oggi presente si sarà fatto carico di andare ad esaminare quanto ci siamo detti nella seduta precedente, per cui evito di ripetere quelle considerazioni. Questa è l'occasione per considerare l'attuale momento come un buon viatico per iniziare un percorso insieme, nell'interesse comune del nostro Paese.

Innanzitutto, intendo ringraziare tutti gli intervenuti per i contributi dati nel corso del dibattito e per gli stimoli che sono stati a noi forniti: contributi e stimoli che riflettono il buon clima presente all'interno della 14a Commissione, grazie alla volontà di tutti quanti di operare nel maggiore e più importante interesse del Paese, superando la logica di contrapposizione tra maggioranza e minoranza. Di questo, che è un risultato che si è già ottenuto prima dell'attuale nuovo momento politico, sicuramente il merito va alla presidente Boldi, ai membri dell'Ufficio di Presidenza e a tutti quanti hanno costruito un clima estremamente positivo.

Permettetemi di rivolgere il secondo ringraziamento, in maniera non formale, agli uffici della 14a Commissione, che hanno dimostrato una competenza, una capacità di vision e, molte volte, uno spirito di sacrificio nel far sì che fossimo sempre informati e documentati sui problemi, andando molte volte al di là del mero dovere di ufficio. Mi piace fare in modo che ciò diventi patrimonio di tutta l'Aula.

La discussione, però, era stata promossa fondamentalmente dopo l'approvazione della risoluzione all'unanimità, proprio perché diventasse patrimonio comune e venisse quindi socializzato il fatto che la Commissione europea ha espresso un apprezzamento nei confronti dei lavori del Senato, e perché ci fosse anche la possibilità di interrogarsi sul nostro ruolo, di approfondirlo, di cogliere tutte le potenzialità dateci dal Trattato di Lisbona e perché questa condivisione andasse al di là dei ristretti limiti della 14a Commissione.

Come già detto dal senatore Di Giovan Paolo e da molti altri colleghi intervenuti, il Senato della Repubblica ha l'onore di essere al secondo posto tra le Camere per la quantità di pareri espressi. Permettetemi al riguardo una annotazione. Si è trattato di un lavoro notevole dal punto di vista non solo quantitativo ma anche qualitativo, attraverso il quale è stata espressa una certa attenzione ai particolari e la volontà di interpretare fino in fondo il proprio ruolo, che penso abbia fatto onore a tutti coloro che hanno dato un valido contributo in questo senso.

Siamo stati facilitati, da questo punto di vista, dal Regolamento del Senato della Repubblica, il quale permette la possibilità di un intervento - lo citavo l'altra volta - anche da parte della Commissione di merito nel meccanismo della cosiddetta seconda deliberazione. Questo ci ha aiutato anche per esprimere i pareri che ci venivano richiesti. Coglierei questa occasione, che reputo la più congrua, per sollecitare la Presidenza del Senato. È stata presentata una proposta di modifica del Regolamento per apportare, tenendo conto delle potenzialità nuove che nascono soprattutto in fase ascendente, alcune modifiche... (Brusìo).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di svolgere questi dibattiti appassionati al di fuori dell'Aula. La prego, senatore Marino, di continuare il suo intervento.

MARINO Mauro Maria, relatore. Proprio perché mi rivolgo a lei, vorrei cogliere questa occasione per sottolineare l'opportunità di accelerare una modifica del Regolamento del Senato che permetta di trasformare in atto le altre potenzialità che il Trattato di Lisbona assegna a questa Camera Alta. Il Trattato di Lisbona ha sicuramente fatto sì che il Senato - da un lato - interpretasse il ruolo che le nuove procedure stavano mettendo al centro per quanto attiene ai Parlamenti nazionali e - dall'altro lato - si inserisse a tutti gli effetti, come le altre 40 Camere, nel processo legislativo europeo. Questo - come è stato evidenziato in più di un intervento - è avvenuto soprattutto attraverso i tre compiti fondamentali della fase ascendente. Per tale motivo, sarebbe opportuno il recepimento di una serie di proposte che sono state approvate all'unanimità nella Commissione, e che nascono più che altro dall'esperienza.

Dei tre compiti della fase ascendente il primo è quello di controllo di sussidiarietà, che però abbiamo declinato nel senso del controllo della base giuridica, del controllo del principio di proporzionalità, ma anche degli aspetti di merito. Abbiamo cioè contestualizzato uno dei tre pilastri con questi tre elementi: la procedura del dialogo politico e - cosa importante più che mai - l'indirizzo al Governo. A questo proposito, il Senato della Repubblica ha voluto dimostrare che il dialogo fra il legislatore europeo ed il legislatore nazionale non è un mero dato formale, ma include aspetti sostanziali di notevole rilievo. E questo voleva rappresentare un innegabile progresso rispetto alla tradizionale convinzione che la partecipazione all'Unione europea sia di esclusiva responsabilità del Governo. No: il Senato è riuscito a fare in modo di esercitare una proprio indirizzo nei confronti del Governo, non solo sulle questioni nazionali, ma anche sulle questioni europee. E di questo dobbiamo essere assolutamente fieri. E mi fa particolarmente piacere evidenziare tale aspetto a lei, signor Ministro, perché è motivo di orgoglio per noi e stimolo a continuare così. Mi permetto di aggiungere una piccola richiesta e chiosa: vorrei che, rispetto al passato (ma questo è emerso anche all'interno del dibattito), il flusso di informazione da parte del Governo verso il Parlamento aumentasse, e che questo rapporto virtuoso vivesse di una dimensione biunivoca più forte di quella che vi è stata in passato.

Questo modo di interpretare la propria funzione da parte del Senato ha portato - e questo mi sembra un elemento assolutamente importante - ad un maggiore coinvolgimento delle istanze democratiche nazionali nella vita dell'Unione europea. E soprattutto per noi, per come abbiamo operato, ha voluto significare cercare di contribuire a quel ravvicinamento delle istituzioni europee ai cittadini degli Stati dell'Unione. Alcuni colleghi hanno ricordato questa necessità, e di questo li ringrazio. Io penso che questo ci debba far riflettere su come ogni Parlamento nazionale dovrebbe esercitare al massimo grado possibile i diritti che i Trattati gli attribuiscono, partendo il più possibile dalle relative procedure e prassi e quindi acquisire coscienza che ci sono queste potenzialità e cercare di esercitarle fino in fondo. E questo, perché il fine ultimo del nostro lavoro non può che essere il rafforzamento della dimensione democratica dell'Unione europea, la diminuzione di quel deficit democratico individuato come il principale responsabile delle crisi istituzionali che negli ultimi anni hanno attraversato l'Unione.

Mi permetto quindi una considerazione finale: noi, come Senato, abbiamo capito che non si può ragionare pensando ad un interesse nazionale che sia una cosa diversa dall'interesse comune, se non addirittura, per alcuni, conflittuale. Vi è bisogno - e qui penso che debba partire il nostro appello (e questo è anche uno dei portati del dibattito che abbiamo svolto - che gli organismi istituzionali europei siano legittimati a decidere in trasparenza. Decisioni da cui può dipendere il destino di una nazione hanno bisogno di vedere individuato con chiarezza chi esercita la discrezionalità, e il potere decisionale di controllo non deve essere dei Governi dei Paesi più forti, ma deve essere, in un giusto equilibrio, della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio.

Questa è la nostra accezione, questo è il nostro modo di intendere la democrazia partecipata. Altrimenti ci troviamo nella situazione in cui alcuni Governi, non sempre guardando all'interesse comune, assumono decisioni con la mente volta alla propria opinione pubblica nazionale, quindi finendo per tardare decisioni di cui c'è assolutamente necessità e bisogno. Questo è un tema strutturale su cui deve partire innanzitutto da questa Aula legislativa un appello.

Un passaggio che ho molto apprezzato del discorso che il presidente del Consiglio Monti ha tenuto in Senato quando è venuto per la fiducia è quello relativo al fatto che non si deve parlare di peso dei vincoli europei, perché non c'è un "loro" e un "noi": l'Europa siamo noi. Proprio per questo, però, penso che il processo democratico di partecipazione alla formazione delle decisioni debba avvenire attraverso il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. Questa è la lezione che il Senato della Repubblica ha fatto propria; questa è la linea con la quale il Senato della Repubblica intende continuare a svolgere il proprio operato. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

PRESIDENTE. Onorevole relatore, per quanto riguarda la questione da lei sollevata relativa al Regolamento, posso dirle che è già all'attenzione della Conferenza dei Capigruppo.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, saluto la delegazione di allievi e insegnanti dell'Istituto comprensivo «Antonio de Curtis» di Aversa, in provincia di Caserta, presente in tribuna, alla quale porgo il nostro benvenuto. (Applausi)

Ripresa della discussione del documento XVIII, n. 106(ore 11,31)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro per gli affari europei, avvocato Moavero Milanesi, che invito anche a pronunziarsi sulla risoluzione già approvata dalla 14a Commissione permanente.

MOAVERO MILANESI, ministro per gli affari europei. Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, non posso nascondervi che è con emozione - credo comprensibile - che mi rivolgo a voi per il mio esordio, al di là del voto di fiducia, in quest'Aula alla quale, da cittadino quale sono sempre stato e sono, ho guardato con fiducia e grandissimo rispetto. Da Ministro, nello svolgimento delle funzioni a cui sono stato chiamato, manterrò questo tipo di impegno e questo tipo di rispetto nei confronti del nostro Parlamento, del Senato e della Camera dei deputati. È quindi in questo spirito che sarò presente ai lavori delle Commissioni quando intenderanno invitarmi e ascoltarmi, oltre che, evidentemente, ai lavori dell'Aula quando sarà necessario.

Vorrei salutare anch'io i ragazzi che sono presenti, perché voi siete i cittadini di domani e non siete solo italiani ma, secondo il Trattato sull'Unione europea, siete anche cittadini europei, dunque per voi questo scampolo di dibattito parlamentare può essere interessante in questa prospettiva. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dei senatori Pastore e De Feo).

Il parere del Governo nei confronti del lavoro svolto dalla Commissione con questa relazione è estremamente positivo. Salutiamo l'unanimità con cui la risoluzione è stata adottata e la qualità del dibattito che l'ha preceduta. La risoluzione fa anche stato e la relazione della Commissione è alla base di un lavoro non solo quantitativo ma anche qualitativo - com'è stato giustamente sottolineato - che il Parlamento italiano, e segnatamente il Senato della Repubblica, ha svolto rispetto alla partecipazione prevista dal Trattato di Lisbona al momento legislativo europeo.

A questo proposito voglio aggiungere due considerazioni. La prima è stata già sottolineata e, alla luce dell'esperienza pluridecennale che ho avuto la ventura di avere nelle istituzioni europee, non posso che associarmi interamente alle affermazioni sull'importanza di rafforzare la legittimità democratica dell'Unione europea non solo attraverso l'azione del Parlamento europeo, eletto a suffragio universale, ma anche attraverso la partecipazione, per lungo tempo domandata dagli europeisti, dei Parlamenti nazionali al processo legislativo. È un punto fondamentale per la credibilità e la vicinanza dell'Unione a tutti i cittadini degli Stati membri e anche per la comprensione del suo significato, in particolare da parte di coloro che hanno vissuto epoche in cui l'Unione europea già esisteva e che troppo facilmente danno per acquisite determinate situazioni, dimenticando il lungimirante sforzo che è stato compiuto al momento della costituzione della Comunità europea e del rafforzamento delle sue istituzioni nell'ambito dell'Unione europea, quale diventata successivamente. Quindi, è fondamentale questa partecipazione vera e viva al processo legislativo attraverso gli elementi che troviamo nella risoluzione.

La seconda considerazione riguarda l'impegno del Governo e mio personale, durante il mandato che voi senatrici e senatori e i deputati ci consentirete di svolgere, per fare il possibile per agevolare lo svolgimento di questo ruolo dei Parlamenti nell'ambito aperto dal Trattato di Lisbona, ripreso in modo estremamente puntuale dalla risoluzione che stiamo discutendo oggi. Sulla base di tale assunto declinerei brevemente cinque elementi, che potete considerare come caratterizzanti l'impegno mio e del Governo.

Il primo è quello di accogliere l'invito, che troviamo nella risoluzione, ad operare tale compartecipazione al processo legislativo alla luce di una direi saggia selettività. Ormai i rivoli nei quali opera l'attività legislativa e la successiva attività esecutiva dell'Unione europea sono infatti innumerevoli, alcuni dei quali di interesse indubbio, ma probabilmente più focalizzato, altri di interesse più generale. Ecco, è molto importante che quel controllo di sussidiarietà e di proporzionalità rispetto ai quali viene richiesta la partecipazione vigile dei Parlamenti nazionali sia svolto veramente sui grandi progetti. Sono stati nominati poco fa il bilancio e le prospettive finanziarie dell'Unione europea che sono un elemento chiave della nostra partecipazione all'Unione. Credo siamo tutti coscienti di essere quello che nel gergo europeo viene chiamato un contribuente netto dell'Unione; il saldo, se vogliamo metterla in questi termini, di dare e avere della partecipazione italiana all'Unione europea, dopo svariati decenni in cui abbiamo sostanzialmente ricevuto nella redistribuzione del bilancio europeo più di quanto contribuivamo, ormai, da svariati anni, si è invertito. Tale inversione, da un lato, a mio umile modo di vedere, dovrebbe darci la coscienza proprio di quel ruolo importante che l'Italia ha il dovere e l'opportunità di svolgere nell'ambito dell'Unione e, dall'altro, dovrebbe darci naturalmente anche la coscienza che per la partecipazione all'Unione europea stiamo domandando ai nostri cittadini contribuenti un contributo reale. Quindi, le normative di bilancio europee dovrebbero formare senz'altro oggetto di grande attenzione da parte del nostro Parlamento, in particolare del Senato. Pensiamo alle altre grandi direttive adottate e discusse in sede europea, e che ormai riguardano settori che vanno ben la di là dell'economia, e che toccano la vita quotidiana di tutti noi, come cittadini italiani, e della stessa Unione. Quindi, la selettività è molto importante per l'efficacia di risultato del compito attribuito al Parlamento nazionale.

Il secondo profilo riguarda il contributo che noi possiamo dare, che nel mio incarico posso dare in prima persona, e che il Governo e le sue amministrazioni intendono dare. In particolare, vorrei citare lo sforzo sotto questo profilo del Dipartimento per il coordinamento delle politiche europee, che collabora evidentemente in primis con il Ministro per gli affari europei di questo Governo: un ruolo a disposizione dell'attività parlamentare, oltre che nella doverosa disposizione dell'attività di governo. In questo senso, faremo di tutto per agevolare quel flusso di informazioni cui si è fatto riferimento e per essere a disposizione, ad adiuvandum, anche se io sono sempre stato un grande ammiratore della ragguardevole capacità e qualità di lavoro degli Uffici dei due rami del Parlamento.

Il terzo punto in cui declinerei il nostro tipo di impegno riguarda la possibilità di utilizzare strumenti oramai di vasta applicazione a livello di svariati Stati dell'Unione e nell'attività della Commissione stessa per le grandi consultazioni pubbliche. Faccio riferimento alle tecnologie legate a Internet, e quant'altro, su cui è inutile dilungarsi, che consentono soprattutto, lo dico volentieri di fronte ai ragazzi della scuola che sono qui con noi oggi, un dialogo con le giovani generazioni, che le utilizzano correntemente. Questo è molto importante per il rafforzamento del principio di legittimità democratica.

Quarto elemento. Lo sforzo del Dipartimento europeo e del Ministro per gli affari europei sarà volto a far sì che anche i miei colleghi Ministri siano solerti nella partecipazione, per quanto riguarda la loro competenza di interfaccia con l'Unione, ai lavori parlamentari. Come voi sapete, esiste una fase che, usando il latino, definirei ex ante, in cui può essere utile anche per gli esponenti del Governo, che poi partecipano ai Consigli in sede di Unione europea, raccogliere indicazioni dal Parlamento prima di recarvisi, così come potrebbe essere opportuno considerare condizioni per permettere di riferire e di spiegare quanto è venuto, come risultato, nelle sedi europee. Molto dipenderà dalla reciproca capacità di organizzazione.

Quinto e ultimo punto. Naturalmente esiste una conferma di impegno da parte mia per quanto riguarda la relazione programmatica del Governo rispetto al programma dei lavori della Commissione, non solo a livello di relazione consultiva, ma anche, come già fatto, a livello di relazione programmatica.

Questo è lo spirito con il quale noi esprimiamo un parere favorevole, un apprezzamento e un ringraziamento ai lavori della Commissione e a quanto sarà deciso dall'Aula.

Mi permetto di assumere questo impegno, non solo di fronte all'Assemblea, ma anche, consentitemi, di fronte ad un predecessore tra i più illustri, quale la presidente Bonino, che ha operato qualche anno fa nella stessa funzione e che io mi auguro di essere in grado quanto meno di cercare di emulare. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).

PRESIDENTE. Procediamo alla votazione del documento XVIII, n. 106.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, ringrazio il Ministro, perché ho ascoltato con piacere i cinque impegni del nuovo Governo che egli, con estrema cognizione di causa, ha voluto sottolineare.

Ministro, credo ci sia un fatto fondamentale. Infatti, come abbiamo già detto in altra occasione e in altro momento in quest'Aula, purtroppo in Italia non c'è una coscienza collettiva dell'appartenenza all'Europa. Dico coscienza collettiva, perché già a partire dal nostro Parlamento dobbiamo ammettere onestamente che abbiamo fatto, e probabilmente facciamo ancora, un pochino di fatica a riconoscerci nelle normative europee. D'altro canto, se così non fosse, noi non avremmo, per esempio, quella voce, anche molto pesante, nel bilancio interno del nostro Stato, che attiene alle multe per il mancato recepimento delle direttive europee o per il fatto che le recepiamo molto male o che molto spesso svicoliamo. Diciamocelo chiaramente: qualche volta addirittura denunciamo in Europa più frodi di quante effettivamente se ne facciano in Italia. Sappiamo bene che il comportamento degli altri 26 Paesi non è esattamente uguale a quello dell'Italia. È certamente un problema di trasparenza, di correttezza, di lealtà, ma a volte sarebbe più utile dare un'immagine dell'Italia più rispettosa non solo delle normative strictu sensu, ma anche e soprattutto del rapporto corretto con le istituzioni europee. Questo è fondamentale.

Lei ha ricordato un passaggio che non so quante volte abbiamo affrontato. A mia memoria, non ne abbiamo mai parlato in quest'Aula, ma forse sarebbe utile farlo, anche per l'effetto che può avere a livello di immagine e di impatto una notizia del genere. Credo sempre infatti in un altro concetto fondamentale, che è quello della reciprocità. Se, da una parte, è naturalmente giusto che le istituzioni europee controllino i bilanci interni dei 27 Stati membri e pretendano il rispetto delle norme, ritengo d'altra parte che, proprio per il fatto che ciascuno Stato partecipa al budget comunitario, debba concorrere in maniera attiva non solo alla formazione del bilancio dell'Unione europea, ma anche all'operazione di controllo.

Quante volte abbiamo provato a dire in sede comunitaria che una spesa assolutamente superflua è quella delle due sedi? (Applausi della senatrice Boldi). Credo, signor Ministro, che occorra dire agli italiani che non è che siano soltanto i parlamentari italiani a rappresentare questo enorme carico in termini di dispendio di risorse finanziarie. Prima dei deputati italiani, ciò che costa moltissimo a noi in quanto cittadini europei è l'appartenenza all'Europa, e non solo per il fatto, come lei ha ricordato, che oggi abbiamo molto meno di quanto avevamo in precedenza. (Applausi dal Gruppo PdL).

Per chi ha avuto esperienza europea, viene sempre ricordato il discorso della Thatcher: «Quanto do e quanto ho». Ora, noi abbiamo molto meno di quanto abbiamo già dato. Per carità, lo facciamo nello spirito di solidarietà e di volontà di appartenere all'Unione europea, ma ci auguriamo che, una volta per tutte, si rivedano anche i Trattati, altrimenti è inutile parlare della Banca centrale europea e poi sapere che non c'è una politica economica comune, perché il Trattato è quello che è e non contiene assolutamente niente. È un'altra piccola défaillance.

Quanti di noi sanno - la presidente Bonino lo sa perfettamente - che noi deputati europei, cari colleghi, una volta al mese dovevamo recarci a Strasburgo nella seconda sede? Vi erano 3.000 persone che si muovevano, con i loro assistenti, con tutti i funzionari del Parlamento europeo e con le "cantinette" dei deputati europei. Dovevamo scegliere quali documenti portare a Strasburgo per la sessione di lavoro. Tutto questo enorme trasferimento aveva - e ha tuttora - un ingente costo, per tenere in piedi una sede che, per esempio, d'inverno, solo in termini di riscaldamento, costa quello che costa perché per riscaldare quegli ambienti bisogna cominciare una settimana prima.

Tutto questo riguarda un'Europa che chiede agli Stati la sburocratizzazione, mentre è quanto di più burocratico io riesca ancora ad immaginare (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL); che chiede di andare a guardare nei bilanci interni degli Stati e non guarda nel suo bilancio interno; che chiede il rispetto delle regole e non rispetta le regole. (Applausi del senatore Garavaglia Massimo). Beh, francamente noi ci vogliamo sentire innanzitutto cittadini della nostra città; quindi cittadini italiani; quindi, naturalmente, anche cittadini europei, rispettosi delle normative europee. Ma, probabilmente, devo dire che il nostro Parlamento è poco attivo nel rapporto con l'Europa, anche perché la stessa Europa non ci dà tantissimi buoni esempi e forse non ci incentiva ad essere particolarmente vivaci come cittadini europei.

In questo senso, credo moltissimo in persone come lei, signor Ministro, che hanno una professionalità unanimemente riconosciuta e quindi possono svolgere ottimamente il loro compito, come d'altra parte ha svolto a suo tempo la presidente Bonino facendo partecipare il Parlamento italiano, e non solo. Infatti, la presidente Bonino faceva partecipare anche le diverse associazioni (non so quante volte adesso venga consultato il Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei, ma certamente la presidente Bonino lo faceva partecipare, rendendolo un soggetto attivo nel rapporto con l'Unione europea).

Noi vorremmo sentirci cittadini europei, e vorremmo che il Governo ci aiutasse a partecipare collegialmente alla costruzione di una reale cittadinanza europea. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud-FS e PdL e della senatrice Boldi).

CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signora Presidente, nell'esprimere grande apprezzamento per i contenuti della risoluzione, per il lavoro svolto nella 14ª Commissione permanente e per l'impegno oggi mostrato dal Ministro per gli affari europei, dichiaro il voto favorevole del Gruppo dell'Italia dei Valori.

Chiedo di poter allegare al Resoconto la nostra dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (Per il Terzo Polo:ApI-FLI). Signora Presidente, ringrazio anzitutto il Ministro per gli affari europei: oggi è stata l'occasione per esprimere davanti all'Assemblea i cinque punti centrali che potranno essere anche i filoni sui quali indirizzare la nostra attività come Senato della Repubblica ed, in particolare, come componenti della 14a Commissione permanente.

Il Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI voterà convintamente a favore della Relazione annuale per il 2010 presentata dalla Commissione europea e relativa ai rapporti tra questa ed i Parlamenti nazionali. Tale Relazione, la cui introduzione è relativamente recente (è datata all'ultima revisione dei Trattati europei), rappresenta certamente un importantissimo strumento di comprensione, partecipazione e verifica del processo legislativo dell'Unione da parte dei Parlamenti nazionali.

Proprio l'accresciuto ruolo e le maggiori funzioni dei Parlamenti nazionali in capo al processo di legislazione europeo sono le maggiori e più significative innovazioni introdotte dal Trattato di Lisbona. Con tale modifica si è infatti passati da una visione basata sul Governo, quale unico rappresentante dello Stato membro all'interno del contesto europeo, ad una visione maggiormente aperta, moderna e rappresentativa che mira a realizzare una maggiore partecipazione coinvolgendo nel processo di discussione e formazione degli atti dell'Unione anche altri organi dello Stato stesso. Noi parliamo sempre di fase ascendente e di fase discendente, ma è evidente che, se le Camere intervengono attivamente nella fase ascendente, nella fase discendente il recepimento degli atti sarà più consapevole.

In questo nuovo quadro, in questo nuovo contesto, che deriva dalla modifica dei Trattati, ha preso avvio una nuova fase della costruzione europea. È bene rilevare in quest'Aula che possiamo lagnarci di tante cose e sottolineare tanti aspetti, ma dobbiamo anche capire su quale strada stiamo procedendo, facendo il nostro meglio per continuare quel percorso. Nella nuova fase della costruzione europea, grazie alle novità introdotte dal secondo protocollo allegato al Trattato di Lisbona sullo scrutinio del principio di sussidiarietà, con le nuove funzioni e le nuove competenze esercitate dai Parlamenti nazionali, si sono realizzati un indiscutibile allargamento della ricerca del consenso per la prima volta al di fuori delle istituzioni comunitarie e, ovviamente, un'importante funzione di controllo esercitata sulle proposte legislative europee.

In questa direzione ha sempre lavorato il Senato della Repubblica italiano, così com'è affermato nella stessa relazione dalla Commissione europea, sia nel senso di verificare e garantire il rispetto puntuale del principio di sussidiarietà, sia nell'esame e nella verifica del principio di proporzionalità e della base giuridica dell'atto, ai quali si aggiunge un esame, che il Senato fa di volta in volta, del merito della singola proposta legislativa dell'Unione europea.

Secondo la relazione stessa della Commissione, questa Camera - il Senato - si colloca al secondo posto tra tutte le Camere nazionali di tutti i Paesi membri dell'Unione per la diligenza e la puntualità con le quali ha assolto i propri obblighi e le proprie funzioni previste dal Trattato di Lisbona; un lavoro che ha inoltre contribuito a migliorare la sensibilità politica riguardo le questioni e le dinamiche dell'Unione da parte della nostra Assemblea e ciò è stato utile per realizzare un collegamento, una sinergia anche con il Governo e con la sua attività in sede europea. Ci auguriamo ovviamente che adesso tutto questo, Ministro, si intensifichi.

A tali importanti risultati si è arrivati anche grazie l'intelligente suddivisione dei compiti e delle responsabilità che il Senato ha saputo realizzare: così, invece di incentrare tutto il carico di lavoro su una Commissione, si è deciso di suddividere lo studio e l'analisi degli atti europei sulla base delle competenze di merito, salvaguardando il ruolo della 14a Commissione come foro di prima istanza nel caso, residuale, le Commissioni di merito non avessero avuto la possibilità - anche per i tempi molto stretti e a volte per il carico di lavoro di ogni Commissione - di esprimere il loro parere. In tale maniera, il Senato ha efficacemente contribuito al processo di formazione della legislazione europea in passato e auspico possa continuare a contribuire in futuro in maniera sempre più proficua.

È perciò sempre più importante che si acquisisca, anche fra di noi, colleghi senatori, una consapevolezza completa sul ruolo e sulla funzione che i Parlamenti nazionali, e tra questi il Senato italiano, sono arrivati a svolgere all'interno del processo di formazione della legislazione europea, affinché il nostro contributo possa sempre essere, oltre che quantitativamente e qualitativamente importante, orientato e teso a favorire una sempre maggiore e più stretta integrazione all'interno della quale il nostro interesse nazionale riceva la giusta considerazione.

In particolare, proprio su quest'ultimo punto, ossia la tutela e l'affermazione in sede europea dei nostri interessi come Stato, abbiamo rischiato e rischiamo a volte di risultare carenti, incapaci fino in fondo, a differenza di altri Paesi europei, di comprendere come, ormai, il più delle volte i nostri interessi e le nostre esigenze si tutelino meglio e con maggiori risultati (se capiamo tutta questa costruzione e qual è il nostro interesse anche nazionale) proprio all'interno del contesto europeo. È proprio anche a causa di queste nostre "disattenzioni" nell'ambito dell'Unione che l'Italia non è riuscita a volte a contare quanto avrebbe potuto o dovuto in Europa, non svolgendo quasi mai un ruolo decisivo.

Oggi più che mai in Europa ci sono i nostri interessi. Il nuovo Governo, come ha già dimostrato di voler fare e sono sicura riuscirà nel suo intento con la nostra convinta collaborazione, deve attuare quelle profonde e troppo a lungo attese riforme che l'Europa ci raccomanda e alla cui mancata realizzazione è dovuta la nostra attuale difficile condizione (non solo nostra, ma condivisa in tanti altri Paesi europei). Il Governo, quindi, supportato dalla più larga maggioranza parlamentare che la storia della nostra Repubblica ricordi, composta dalle forze più avanzate e responsabili della politica italiana, nasce proprio sulla base di questa prioritaria esigenza a un tempo italiana ed europea, cioè che l'Italia torni ad essere un membro importante di questa Unione e non sia, come invece è sembrato nell'ultimo periodo, un peso per quest'ultima.

Una fiscalità più giusta ed equa (ne abbiamo parlato anche ieri in Commissione), una riforma del mondo del lavoro che rilanci la produttività senza scadere nella precarietà diffusa, un innalzamento dell'età pensionabile in linea con il progressivo aumento dell'aspettativa di vita media, la liberalizzazione dei servizi e delle professioni, la riqualificazione in chiave produttivistica della pubblica amministrazione sono alcune delle riforme più importanti che siamo chiamati a fare e che l'Europa si aspetta da noi e da questo Governo. Si tratta di innovazioni importanti e spesso dolorose che il nostro Paese non può più permettersi il lusso di aspettare.

Parimenti, in questo contesto di rinnovamento e riforma anche l'Europa deve essere in grado di progredire sulla strada dell'integrazione. Come ha avuto modo di ricordare recentemente il presidente della Camera Gianfranco Fini, l'Unione europea ha bisogno di una strategia organica, di un maggiore coordinamento delle decisioni di politica economica e di un aggiornamento degli strumenti d'intervento. Non sarebbe la prima volta nella storia del continente che proprio durante un periodo di crisi si ritrova la volontà necessaria a realizzare una maggiore e forte collaborazione nella consapevolezza che a questa corrispondono maggiori vantaggi per tutti.

Concludo, dunque, ribadendo il voto favorevole del Gruppo Per il Terzo Polo alla relazione, valutandola positivamente nei contenuti e nel merito e nella convinzione più generale che il maggiore allargamento dei processi decisionali realizzato dal Trattato di Lisbona rappresenti la strada giusta sulla quale proseguire nel lungo cammino di una sempre più stretta integrazione degli Stati europei.(Applausi dal Gruppo Per il Terzo Polo:ApI-FLI e del senatore Bubbico).

BOLDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOLDI (LNP). Signora Presidente, ci troviamo oggi in questa sede ad approvare la risoluzione sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali. Nel momento dell'approvazione del Trattato di Lisbona - che peraltro è stata molto difficoltosa, rischiando che tale testo non entrasse mai in vigore: lo ricordiamo tutti - abbiamo visto che in sede europea, resisi conto dell'assoluta necessità di provare a democratizzare le istituzioni europee, sono stati introdotti tre provvedimenti finalizzati ad introdurre l'iniziativa dei cittadini europei, un ruolo diverso per il Parlamento europeo, diventato colegislatore, e un coinvolgimento dei Parlamenti nazionali. È proprio di questo che oggi ci occupiamo.

Il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali ci permette di esaminare nella fase ascendente tutte le proposte della Commissione europea. Il Senato sotto questo aspetto si è distinto, e credo vada ascritto ai membri della 14ª Commissione il ruolo di propulsori di quest'attività da parte del Senato, che ha un po' costretto anche le Commissioni di merito ad occuparsi di più di Europa.

A cosa dovrebbe portare il lavoro svolto nelle Commissioni di merito e in 14ª Commissione in questo ambito? Dovrebbe portare ad esprimere pareri sugli atti comunitari proposti, anche in base ad una valutazione delle ricadute che essi possono avere sulla legislazione nazionale e quindi sulla vita dei nostri cittadini. La conclusione ultima dovrebbe essere una maggiore incisività a tutela del nostro Paese in sede europea.

In 14a Commissione abbiamo concluso poco tempo fa un'indagine conoscitiva sul sistema Italia in Europa, le cui conclusioni sono molto interessanti, perché si sono messe in luce tutte le debolezze del nostro sistema nella tutela degli interessi italiani in ambito europeo. Affetti dal virus dell'europeismo "a prescindere", che ha intaccato e contagiato gli italiani e i vari Governi che si sono succeduti dall'inizio della dinamica europea ad oggi, spesso riteniamo la difesa degli interessi nazionali in Europa una bestemmia. Non è così, perché gli altri Paesi lo fanno, e lo fanno molto bene, preparandosi a fondo, esaminando attentamente i libri bianchi e i libri verdi. E si sa già, leggendo un libro bianco o un libro verde prodotto dall'Europa, dove si vuole andare a finire. Diciamo che, fino ad ora, per un eccesso di fiducia abbiamo sempre pensato che dall'Europa non ci potevano venire che cose meravigliose e bellissime. Purtroppo non è così. E così, quando ce ne si accorge, spesso è troppo tardi per intervenire. E questo è quello che fa sì che arriviamo all'ultimo momento a riflettere sulle direttive, dopo di che pensiamo di poterle aggiustare nella fase di recepimento, introducendo norme particolari che però non potrebbero essere inserite, per essere alla fine sanzionati e via dicendo.

Ebbene, credo che il lavoro che sta facendo il Senato della Repubblica e che fanno tutti i Parlamenti nazionali debba portare proprio a questo. Per essere chiara, cito due esempi concreti, perché non si dica che siamo stati bravi ad esprimere i pareri, ma che alla fine non servono a molto. Il primo riguarda un'azione concreta che abbiamo condotto congiuntamente alla Commissione agricoltura e alle Regioni, che ha portato a una modica di una norma sull'IVA in agricoltura. Il secondo esempio è un atto sulle successioni che ha poi rispecchiato nella fase successiva esattamente le osservazioni che aveva espresso il Senato della Repubblica. Credo che tutto questo lavoro debba servire anche a ciò.

Mi ha fatto molto piacere, signor Ministro, ascoltare i suoi impegni perché non sempre è stato detto in quest'Aula (e credo che dovremmo essere noi a saper comunicare queste cose, a rappresentare la cinghia di trasmissione con i cittadini) che i Fondi europei sono soldi nostri e degli altri Paesi europei che vengono redistribuiti. Il fatto di avere un saldo negativo è enormemente penalizzante. Sappiamo che ci sono territori del Paese che hanno imparato ad usare quei Fondi e territori che non li sanno usare per mancanza di progettualità, per incapacità, forse anche per regole burocratiche molto pesanti. Però sono assolutamente convinta che stare in Europa significhi saper approfittare di tutte le occasioni che dà l'Europa. Infatti, se è vero che possiamo essere anche disposti a sacrificare un pizzico della nostra libertà per l'appartenenza all'Europa, è anche vero che i nostri cittadini si aspettano dall'Europa un aiuto, una difesa, e non certamente soltanto sanzioni. Su questo dovremo lavorare.

Mi ha fatto molto piacere anche il fatto che lei, signor Ministro, abbia fatto un diretto riferimento alla possibilità, così come ora viene fatto soltanto nell'ambito delle Commissioni esteri, di una consultazione con le Commissioni politiche dell'Unione europea per quello che riguarda atti di indirizzo rispetto al comportamento che poi terrà il nostro Governo nelle sedi europee.

Ammesso che ci vogliamo rimanere e che il sistema non esploda, dobbiamo imparare ad usare al meglio tutto quello che l'Europa ci mette a disposizione. Ho scoperto, ad esempio, che moltissime associazioni non sanno della possibilità di partecipare alle consultazioni pubbliche che ormai da tempo vengono regolarmente pubblicate in Rete. Sono state aperte consultazioni sulle professioni intellettuali e su tantissimi altri argomenti.

L'Italia, secondo me, lavora poco su questo versante, sulla comunicazione verso i cittadini, le istituzioni, le associazioni. Anche per tale motivo, la nostra voce non arriva in Europa.

Inoltre, onorevole Ministro, vorrei rivolgerle un invito, anche se il Parlamento europeo si sta già interessando alla questione. Credo che, in un momento in cui si chiedono grandi sacrifici ai cittadini degli Stati europei, un po' più di sobrietà nelle istituzioni europee non guasterebbe. Ricordo che al loro interno lavora un numero di persone elevatissimo. La senatrice Poli Bortone ha ricordato poi la questione della doppia sede, che è un piacere che stiamo facendo alla Francia, che ci sa bastonare bene su tantissime cose, ma quando si cerca di toccare una questione che rappresenta un interesse di tutta l'Europa, pone l'altolà dicendo che Strasburgo non si tocca, perché la città, senza il Parlamento europeo, indubbiamente perderebbe una parte notevole di introiti. (Applausi dei senatori Pastore e Garavaglia Mariapia).

Sarebbe inoltre il caso di ripensare al servizio diplomatico europeo, per garantire il quale si prevede l'assunzione di una quantità enorme di personale; un servizio diplomatico che, peraltro, andrebbe per conto suo, senza contatti neppure minimi con i normali servizi diplomatici dei Paesi che lo compongono. Aggiungo inoltre che pure la figura dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, da quando è stata istituita, non mi pare abbia dato grandi risultati. Ritengo che tutti questi punti meritino un ripensamento.

Ringrazio tutti i senatori della 14a Commissione, ma anche tutti gli altri senatori. Voglio precisare che si è deciso di esaminare la risoluzione in Aula perché rappresentava un'occasione per parlare in questa sede di Europa, di che cosa è, di come possiamo rapportarci con questa entità che - lo ripeto - forse se l'avessimo accolta con più diffidenza sarebbe stato meglio. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e della senatrice Poli Bortoni).

MARINARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINARO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, come è già stato detto da altri colleghi, meno di un mese fa in quest'Aula abbiamo iniziato un dibattito a volte di qualità. Oggi il contesto mi sembra cambiato, non solo con riguardo alle presenze in Aula, ma alla situazione politica italiana e, conseguentemente, ai riflessi nell'Unione europea.

Oggi il salvataggio dell'euro e dell'economia occidentale è diventato una condizione indispensabile per tutti: non solo per i Paesi in sofferenza come il nostro, ma anche per quelli più forti.

Le previsioni indicano che stiamo entrando in una fase di recessione per l'Italia e di una stagnazione per tutta la zona euro. Penso, onorevole Ministro, che sia giunto il tempo di agire, in Italia e in Europa. Detto in altri termini, penso sia finito il tempo delle tante e troppe pause in Europa. Ora è giunto il momento di politiche giuste e incisive e di istituzioni autorevoli e credibili per consolidarle, non solo dal punto di vista nazionale ma anche europeo. In questo senso, penso sia giusto immaginare accordi condivisi e coinvolgenti, da introdurre anche in un nuovo Trattato. È giusto, soprattutto per fissare regole nella zona euro, perché questo è il punto.

La zona euro non può continuare ad avere una moneta unica senza le politiche che comporta il sostegno ad una moneta unica. E credo che queste regole e queste istituzioni debbano mantenere un carattere inclusivo e aperto, perché è fondamentale per l'unità dell'Europa: ci vuole un nocciolo duro, ma ci vuole anche la determinazione a mantenere unita l'Europa a 27.

Alla luce di questi cambiamenti, credo che la conclusione del nostro dibattito assuma una centralità ancora maggiore rispetto a quella sottolineata nel corso della discussione generale dal relatore e dallo stesso Ministro, che ringrazio per i suoi impegni e per le parole qui espresse (avremo modo di tornare sulle questioni).

Il tema all'ordine del giorno attiene con bruciante attualità ai meccanismi di costruzione e rafforzamento della democrazia partecipata in Europa, cosa che emerge con forza oggi, e al ruolo che in tale processo e nel contesto istituzionale fissato devono svolgere i Parlamenti nazionali. Anche da questo punto di vista, ritorna con forza la questione della democrazia europea, intesa come cessione di sovranità a favore però di organismi sovranazionali riconosciuti, partecipati e coinvolgenti: questa è la sfida che abbiamo di fronte all'emergenza e a quello che comporta nella costruzione del futuro.

In questo senso, mi sembra che l'attuale Governo, attraverso non solo gli impegni presi qui, ma anche la sua azione decisa, abbia intrapreso il giusto percorso, in particolare nel riequilibrio di quelli che sono ruoli e prerogative tra Governo e Parlamento, cosa che si era un po' persa per strada con il precedente Governo, e in particolar modo sulla nostra appartenenza all'Unione europea. Anche da questo Parlamento, signora Presidente, deve quindi venire un impulso diverso su come affrontare le questioni europee che abbiamo di fronte, tenendo vivo il dibattito e l'interesse non solo nella 14ª Commissione, ma anche nelle Commissioni di merito e in Aula sulle sfide attuali, a partire dai grandi impegni sulle nuove prospettive finanziarie, che comportano nuove regole in materia di politica di coesione, di politica agricola, di fondi strutturali e di tante altre politiche comuni, che ormai sono sempre più invasive a livello nazionale.

Signora Presidente, per quanto mi riguarda, uno dei problemi è appunto quello di un buon funzionamento democratico anche del nostro Parlamento, perché in questa fase, più che mai, ritorna la centralità del Parlamento: l'evoluzione dei tempi, infatti, a partire dall'evoluzione dell'architettura istituzionale europea, richiede un consolidamento sicuramente dell'asse orizzontale, che concerne il ruolo e le relazioni codificate tra le istituzioni europee, ma in particolare dell'asse verticale, che si sviluppa e si articola tra le istituzioni europee e quelle nazionali, asse nel quale i Parlamenti nazionali devono essere colonna portante e snodo decisivo, tanto più in un periodo in cui si chiedono sacrifici ai cittadini europei per rafforzare il comune destino europeo. Noi non ci rassegniamo a questa situazione: noi vogliamo rilanciare il comune destino europeo anche attraverso i pesanti sacrifici cui siamo tutti chiamati.

Come si può vedere, l'argomento che la Commissione affari europei del Senato ha voluto portare all'attenzione di questa Aula non è né rituale né banale.

Da questo punto di vista, emerge la volontà comune, almeno nella 14a Commissione, di sviluppare e approfondire in questo ramo del Parlamento l'europeismo nazionale, che si era in un certo senso perso o comunque si era intiepidito negli ultimi anni. Ancora oggi questo europeismo è chiamato ad uno sforzo comune straordinario, in stretto rapporto con l'agenda politica europea.

Il dibattito - lo ripeto - non è né rituale né banale perché si tratta, al contrario dello scorso anno, non solo della prima significativa verifica della nuova procedura, ma anche - lo abbiamo ascoltato - della valutazione dell'impatto delle novità varate con il Trattato di Lisbona. Come è stato già sottolineato nel corso del dibattito, si tratta di novità importanti che hanno a che fare con la democrazia partecipata e con la definizione del processo legislativo a livello europeo. Penso che al riguardo dobbiamo riflettere approfonditamente.

Sebbene il Senato abbia conseguito ottimi risultati sia per qualità che per quantità, c'è infatti ancora tutto un lavoro da organizzare e sviluppare, soprattutto per assicurare quella circolarità europea che diventa sempre più indispensabile nel nostro Paese, al fine di dare il giusto valore e il giusto peso all'Unione europea, la quale diventa sempre più parte integrante e significante della politica interna.

Allora, Presidente, i risultati significativi e importanti ottenuti per quanto riguarda il Senato non ci devono far dimenticare che vi sono ancora delle carenze e soprattutto un problema aperto sul funzionamento democratico del nostro sistema di recepimento della legislazione europea. Al riguardo, vorrei tornare ad insistere sulla necessità - mi rivolgo in particolar modo ai colleghi della 1a Commissione - di riflettere sullo stimolo all'approfondimento che implicitamente ci viene dalla nuova procedura europea, e non solo sulla fase ascendente, che ha visto buoni risultati, ma anche sul meccanismo di recepimento della legislazione europea nel nostro ordinamento interno, che - come sappiamo - continua a porci gravi problemi.

Bisogna sciogliere un nodo centrale, Ministro, cosa che può avvenire solo ‑ a mio modo di vedere ‑ con la coralità dei contributi, ossia con Governo e Parlamento. Si tratta infatti di una questione che ha a che fare con gli interessi diffusi che devono essere ricondotti nell'interesse nazionale, il quale a sua volta deve essere collocato nell'interesse comune.

Il problema è come riuscire a declinare i due interessi. In questo senso mi permetto, Ministro, di chiedere coerenza anche con quanto viene stabilito nella nuova procedura del Trattato di Lisbona rispetto al coinvolgimento nella produzione legislativa europea dei Parlamenti nazionali, sia nella fase ascendente che in quella discendente. Proprio da questa nuova procedura viene una indicazione precisa a livello europeo. Da una parte, si tratta dell'associazione dei Parlamenti per colmare il deficit democratico europeo. Dall'altra parte, però, deve esserci una coerenza ed una corrispondenza sempre più forte con gli impegni che assumiamo con la legislazione europea, proprio per facilitare il recepimento ed evitare approssimazione, confusione e ritardi, che ormai diventano sempre più gravosi e pesanti per uno Stato che non si conforma alla legislazione europea.

Chiudo, Presidente, con una richiesta: stiamo facendo tutto ciò senza aver proceduto ancora all'adeguamento del Regolamento del Senato...

PRESIDENTE. Lo ha già detto.

MARINARO (PD). E lo rafforzo! Uno degli impegni più rapidi deve essere quello da parte di questo ramo del Parlamento ad adeguare quanto prima il proprio Regolamento. (Applausi dal Gruppo PD).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea, do il benvenuto agli allievi e agli insegnanti dell'Istituto tecnico di istruzione superiore «Domenico Zaccagna» di Carrara. (Applausi).

Ripresa della discussione del documento XVIII, n. 106(ore 11,26)

SIBILIA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIBILIA (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, desidero esprimere il mio convinto apprezzamento per il documento in esame che si concreta tra l'altro in una risoluzione approvata dalla 14ª Commissione del Senato il 14 settembre scorso. Come enunciato nella relazione del senatore Marino, il mio apprezzamento si riferisce in modo particolare alle modalità con le quali il Senato ha interpretato il ruolo che il Trattato di Lisbona attribuisce ai Parlamenti nazionali nella valutazione dei parametri di sussidiarietà delle proposte legislative e comunitarie.

La parte politica che rappresento, il Popolo della Libertà, condivide in toto tale approccio, caratterizzato in sintesi da tre punti: in primo luogo, il controllo nella fase ascendente non si limita al solo vaglio della sussidiarietà, ma va a sindacare anche il merito delle proposte dell'Unione europea, andando a soppesare a volte anche i profili riguardanti la base giuridica di tali proposte; in secondo luogo, la decisione di sottoporre a scrutinio praticamente tutti i progetti legislativi trasmessi alle Camere nazionali, ai sensi del Protocollo n. 2 del Trattato di Lisbona, con ciò pervenendo ad esprimere un parere positivo anche quando dagli atti comunitari non risultino particolari criticità o incongruenze; in terzo luogo, il coinvolgimento corale di tutte le Commissione permanenti del Senato nella disamina della sussidiarietà e della proporzionalità con specifico conferimento alla Commissione politiche dell'Unione europea, come previsto dal Regolamento, di una funzione sostitutiva nell'elaborazione dei suddetti pareri, qualora le Commissioni permanenti non siano interessate a pronunciarsi.

Se tale metodo ha poi comportato, come effetto collaterale, che il Senato della Repubblica venga annoverato per il secondo anno consecutivo come la seconda Camera tra le 40 totali per numero di pareri espressi ai sensi del nuovo Trattato, ciò costituisce a mio avviso un risultato che deve rallegrarci, ma che rappresenta appunto un effetto secondario del lavoro fin qui realizzato dal Senato. Ciò che rileva, infatti, è che al raggiungimento di tale obiettivo quantitativo è corrisposto il parallelo conseguimento di un obiettivo qualitativo: i pareri formulati sono sempre più articolati e contenenti rilievi di sostanza, fruibili in maniera utile sia dal versante delle istituzioni comunitarie che da quello del Governo nazionale.

Da questo ultimo punto di vista, mi auguro che l'Esecutivo recepisca sempre più celermente gli input che il Parlamento gli trasmette in merito ai vari dossier in fase ascendente, non solo per realizzare un utile raccordo con il contesto parlamentare, ma anche per esprimere un gioco di squadra, comunque indispensabile al Governo per operare al meglio durante i relativi negoziati a Bruxelles.

In proposito, l'Esecutivo deve acquisire piena consapevolezza che potrà essere più assertivo in Europa, nella trattativa permanente che si svolge su ogni singolo progetto legislativo, se avrà preliminarmente giocato di sponda con il Parlamento acquisendone il preventivo e ponderato punto di vista. Contestualmente dovrà essere resa più incisiva l'applicazione dell'articolo 4-quater della legge n. 11 del 2005. Le Camere, infatti, devono essere portate a conoscenza, in modo tempestivo, di quali siano la posizione negoziale governativa e il relativo interesse nazionale in gioco in merito ad un determinato dossier.

Solo mediante un'azione sinergica, com'è noto, il sistema Paese potrà agire più incisivamente nel contesto istituzionale dell'Unione europea dove l'Italia si trova a competere con partner agguerriti e che molto spesso hanno definito con largo anticipo la loro posizione sui vari provvedimenti europei.

Con tale precisazione e considerazione, posso quindi dichiarare, a nome del Gruppo Il Popolo della Libertà, il voto favorevole al documento in esame. (Applausi dal Gruppo PdL).

PROCACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PROCACCI (PD). Signora Presidente, il mio vuole essere un gesto, diciamo, emblematico, e sono contento che sia lei, senatrice Bonino, a presiedere il Senato in questo momento.

In quest'Aula sembra tutto edulcorato, come se la procedura Barroso determinasse l'introduzione della democrazia nell'Unione europea: è una presa in giro, una grande presa in giro! L'Unione europea da un lato consulta i 40 Parlamenti nazionali dei 27 Stati, dell'altro nega all'unico vero organo democratico dell'Unione, il Parlamento europeo, di avere più poteri. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

Noi abbiamo il dovere di denunziare in quest'Aula questa doppia verità e questa falsità. Questa considerazione acquista particolare valore in un momento come questo che stiamo attraversando in cui, dopo anni di crisi dell'Unione europea, la storia sta imponendo alla politica più Europa perché sappiamo che i nostri problemi non sono risolvibili se rimaniamo chiusi nei confini nazionali. Abbiamo bisogno di più Europa e forse, in alcuni aspetti, di più mondialità, per poter, non risolvere, ma cominciare ad affrontare le questioni della nostra quotidianità. Non comprendere questo significa pensare la politica come si è fatto nei decenni passati, cosa oggi non più possibile.

Per questo, auspicavo e auspico che da questo Parlamento, da quest'Aula e da questo Paese non emerga soltanto il Presidente del Consiglio, perché l'Europa non è rappresentata da Monti, Merkel e Sarkozy: i partiti politici europei dove sono? Voglio sottolineare la grave assenza, la latitanza della politica in Europa. Questo è un appello che io rivolgo ad un'Aula parzialmente attenta e parzialmente tranquillamente distratta, un appello a che la politica si renda conto che oggi deve declinare il suo ruolo soprattutto guardando oltre i confini nazionali.

La mia astensione su questa edulcorata risoluzione è un piccolo segno che voglio dare perché il Parlamento e il Paese prendano atto di questa grave emergenza. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

TORRI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TORRI (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Torri, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del documento XVIII, n. 106.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione del disegno di legge:

(2322-B) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010 (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 12,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2322-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 104 del Regolamento, oggetto della discussione e delle deliberazioni saranno soltanto le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, salvo la votazione finale.

La relatrice, senatrice Boldi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.

BOLDI, relatrice. Signora, Presidente, il disegno di legge comunitaria 2010 è stato presentato dal Governo in data 5 agosto 2009, con un testo di 11 articoli che era stato approvato dal Senato in prima lettura il 2 febbraio 2010, in un articolato diventato poi di 18 articoli in virtù del fatto che, su spinta dell'Aula e della Commissione, ci eravamo impegnati ad essere molto rigidi rispetto all'ammissibilità degli emendamenti e dei contenuti da introdurre nella legge comunitaria, che si voleva evitare diventasse una specie di legge omnibus (effettivamente uno dei rischi e uno dei problemi di questo genere di provvedimenti).

Poi, presso la Camera dei deputati, l'iter di tale legge è stato molto tormentato (e ciò è stato un po' dovuto al Regolamento della Camera dei deputati, che non lascia la responsabilità della legge comunitaria interamente alla XIV Commissione permanente, ma, argomento per argomento, la fa "girare" su tutte le Commissioni: quindi viene meno, se vogliamo, un certo controllo unitario), per cui si è arrivati addirittura a 41 articoli.

Il disastro si è però verificato quando l'Assemblea della Camera, direi con un atto inconsulto, ha bocciato gli articoli 1 e 2, il che significava distruggere praticamente la legge. Dopodiché, riesaminato il provvedimento in Commissione, si è trovato un accordo che, fatte salve la veste e l'attinenza alle norme costituzionali, ha permesso alla Camera dei deputati di approvare un testo, che poi è quello in esame, di 24 articoli rimaneggiati. È una comunitaria, insomma, molto diversa da quella che avevamo mandato alla Camera dei deputati.

Ciò detto, siccome all'interno di questa legge ci sono anche articoli che sanano procedure di infrazione (e sappiamo che non è più come una volta, nel senso che adesso, volendo, potrebbero portarci a pagare praticamente immediatamente sanzioni pecuniarie molto pesanti) e che era dal 5 agosto del 2009 che questa comunitaria 2010 girava per le Commissioni e le Aule parlamentari, i membri della 14a Commissione, ma devo dire tutti i membri del Senato, dando prova di grande responsabilità, hanno tacitamente convenuto di cercare di chiudere questo provvedimento in maniera tale da non doverlo - emendandolo - rimandare all'altro ramo del Parlamento, facendo in modo di lavorare poi su quelle norme che la Camera dei deputati ha stralciato rispetto al testo approvato dal Senato e cercando di reintrodurle nella comunitaria 2011, peraltro già assegnata alla Camera dei deputati. Inoltre, non chiudere con la legge comunitaria 2010 significherebbe dare luogo anche ad una sovrapposizione legislativa.

Non illustro, articolo per articolo, ciò che è cambiato è ciò che è stato introdotto, chiedendo di poter allegare integralmente la relazione, che poi è la stessa che ho presentato in Commissione.

Voglio puntualizzare che la scelta di chiudere definitivamente questo capitolo un po' periglioso della legge comunitaria 2010 ci porterà a concentrare la nostra attenzione sull'allestimento del disegno di legge relativo al 2011 e sui provvedimenti di riforma della legge ordinamentale n. 11 del 2005, già calendarizzati in 1a Commissione.

Prima di consegnare il testo, voglio anche dire che all'interno di questo disegno di legge - di ciò sono consapevole - sono presenti norme fortemente penalizzanti per alcuni settori della nostra economia, di cui credo parleranno alcuni colleghi in discussione generale. Mi auguro che, a fronte del testo che sana l'infrazione (parlo ad esempio delle concessioni demaniali), possa poi essere individuata una soluzione con un accordo che sappia essere congruo con le disposizioni del libero mercato e del mercato unico europeo senza essere penalizzante per questa categoria.

Ci sarebbero anche altri argomenti da toccare. Mi riservo però di farlo successivamente, articolo per articolo, aggiungendo delle osservazioni. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatrice Boldi, la Presidenza l'autorizza a consegnare il testo scritto ai fini della pubblicazione in allegato ai Resoconti.

Onorevoli senatori, data l'ora, e considerato che la Conferenza dei Capigruppo è convocata per le ore 13, non aprirei la discussione generale per interromperla già dopo il primo intervento. Inoltre, mi sono giunte quattro richieste per interventi di fine seduta.

Se non vi sono osservazioni, così resta stabilito.

Pertanto, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.

Sull'erogazione dei fondi a favore dei malati di sclerosi laterale amiotrofica

NEGRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NEGRI (PD). Signora Presidente, con molto pudore, dico la verità, mi permetto di sollevare in quest'Aula - e lo faccio solo perché la notizia è apparsa oggi pubblicamente come appello sul quotidiano «La Stampa» - il caso del signor Walter Bellini, 53 anni, ex responsabile della sicurezza dell'IVECO, gravemente ammalato di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), un figlio di 17 anni e una moglie che lo accudisce. Una famiglia felice.

Il signor Walter Bellini, che pensa di non avere molto tempo da vivere davanti a sé e auspica di poter governare la propria morte, dichiara: «(...) fino a quando posso ancora scrivere e parlare, vorrei andare avanti con dignità». Qual è la dignità che il signor Walter Bellini lamenta di non poter avere? Il signor Walter Bellini non è un uomo povero, perché riceve mensilmente 2.000 euro di pensione. Il Comune di Torino eroga poi 560 euro per la sua malattia, con i quali però egli può pagare un'infermiera soltanto per 25 ore la settimana. La sua famiglia deve dunque integrare quel contributo, con almeno 1.000-1.500 euro al mese, su 2.000 euro di reddito, per pagare altre ore per altre infermiere, anche il sabato e la domenica, e per altri aiuti. Lancia, quindi, uno straziante appello su «La Stampa»: «I soldi non bastano, aiutatemi a morire».

L'ultimo provvedimento "milleproroghe" del 2010, stimando che un malato di SLA costasse circa 2.000 euro al mese alla propria famiglia, stanziò 100 milioni di euro per le Regioni, anche considerando che l'assistenza infermieristica domiciliare del servizio pubblico non può coprire le esigenze di questi malati. Il 27 ottobre 2011 si tenne la Conferenza Stato-Regioni, che ripartì circa 100 milioni di euro alle Regioni. Ci dicono che alla Regione Piemonte furono assegnati circa 7 milioni di euro, al Lazio 9, ma non sono stati erogati.

Quindi, insieme ad altri parlamentari, certamente presenteremo atti ispettivi e altri atti formali per sollecitare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e il Ministro della salute affinché effettivamente questa erogazione abbia luogo. Tenuto conto che i malati di SLA sono 5.000, non deve avvenire che sui giornali si invochi di poter morire per sollevare la famiglia da un peso insopportabile. (Applausi dal Gruppo PD).

BIONDELLI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIONDELLI (PD). Signora Presidente, proprio a sostegno dell'intervento della senatrice Negri, vorrei ricordare che nell'ottobre del 2011, quindi circa un mese fa, come ha ricordato la senatrice, è stata acquisita l'intesa tra Stato e Regioni circa la ripartizione dei fondi per i malati di SLA, sulla base di un'intesa fra i Ministeri del lavoro, della sanità e dell'economia e il Dipartimento per le politiche della famiglia. Si è predisposta l'apposita ripartizione tra le Regioni, previ il relativo visto e la registrazione da parte della Corte dei conti.

Sollecito, perciò, l'attuale Governo, e in particolare i Ministri del lavoro e della salute, a intervenire nelle sedi opportune affinché le famiglie coinvolte possano ricevere veramente questo sussidio. I fondi sono già stati ripartiti tra le Regioni, come ricordava la senatrice Negri, e dunque i malati attendono ora i soldi a sostegno delle famiglie, che sopportano veramente un costo altissimo. Si tratta di malati che non possono attendere molto tempo.

In proposito, ho sollecitato con una mia interrogazione anche il presidente dell'INPS, Mastrapasqua, e le ASL competenti di tutte le Regioni. Quando viene inoltrata una pratica di un malato di SLA, con diagnosi accertata, 30, 40 giorni sono anche troppi per dare una risposta: non possono passare sei mesi, come mi è stato segnalato. Un malato di SLA mi ha scritto che, nonostante abbia ancora pochi mesi di vita, la visita gli è stata fissata per fine maggio 2012, quando pensa di non esserci più. Anche l'INPS e tutte le ASL competenti devono dare tempi certi e brevi, al massimo 30 o 40 giorni, per rispondere a questi malati. (Applausi dal Gruppo PD).

Sulle modifiche al regime dei vitalizi dei parlamentari

LUSI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUSI (PD). Signora Presidente, il mio intervento nasce da informazioni che i colleghi senatori, come gli altri colleghi parlamentari, apprendono dalla stampa in ordine alla vexata quaestio dei vitalizi dei parlamentari.

La settimana scorsa siamo stati informati dalla stampa di una decisione dell'organo di Presidenza del Senato, che modificava i vitalizi parlamentari. Allo stesso modo siamo stati informati questa mattina, e ieri dagli organi di stampa (prima dalle agenzie e poi dalla stampa quotidiana), di una decisione assunta - allo stato informalmente, ma autorevolmente - dai presidenti delle Camere, Fini e Schifani, dai sei colleghi questori di Camera e Senato e dal ministro Fornero, autorevolissimo nella sua competenza, in ordine alla stessa questione.

Da quello che, però, si legge oggi e ieri dalle agenzie, si evince l'esatto contrario - o meglio, qualcosa di completamente diverso - da ciò che è stato approvato la settimana scorsa dal nostro organo di Presidenza.

Presidente, per lasciare agli atti la mia richiesta, mi permetto di leggerla letteralmente, in modo da non essere tradotto o interpretato male.

Per quanto mi riguarda e ci riguarda, il Gruppo del Partito Democratico giudica convincente l'annuncio che abbiamo letto sugli organi di stampa ieri pomeriggio e questa mattina, perché si tratta di una cosa che abbiamo chiesto fortemente, insieme a molti colleghi del Senato, sulla questione del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, di una formula - quella del vitalizio ai parlamentari - che, come molti sanno, non è previdenziale ma assicurativa. È noto a molti anche il fatto che dal 2007 lavoriamo per l'introduzione di una formula per tutti coloro che al 1995 non avevano maturato 18 anni di contributi (quindi, non da ieri o dall'altro ieri, ma dalla cosiddetta riforma Dini).

A nostro avviso, è bene che siano i parlamentari per primi ad introdurre qualcosa che nella scorsa estate abbiamo approvato all'unanimità. Ricordo, signora Presidente, che l'ordine del giorno G11 fu accolto da tutti e tre i senatori Questori (e, dunque, non sottoposto al voto dell'Assemblea) il 3 agosto 2011: tengo a puntualizzare che non fu posto in votazione, ripeto, perché accolto. L'ordine del giorno G11 sottolineava proprio questa irrazionalità, che era foriera di una disparità di trattamento e di una vera e propria «giungla previdenziale», di un sistema previdenziale speciale che attinge ai bilanci ordinari in dotazione di ciascun organo, in luogo di un apposito fondo previdenziale che riguardi tutti questi organi.

La sua creazione si avvarrebbe di una massa critica che è rappresentata dalla contribuzione di diverse migliaia di lavoratori dipendenti di organi costituzionali, di rilevanza costituzionale, di organi di autogoverno e di autorità indipendenti. Signora Presidente, se venisse creato un simile fondo di previdenza degli organi costituzionali (e, quindi, non solo del Parlamento), non solo si abbatterebbe l'incidenza dei pensionati sull'ammontare complessivo dei bilanci delle massime istituzioni del Paese, ma si conseguirebbero evidenti obiettivi di trasparenza, prima, e di uniformità di disciplina.

PRESIDENTE. Senatore Lusi, il tempo a sua disposizione è terminato.

LUSI (PD). Signora Presidente, questa mattina mi sono iscritto alle ore 9,30 per avere la possibilità di intervenire alla fine della seduta.

PRESIDENTE. Senatore Lusi, le ricordo che a fine seduta si hanno a disposizione tre minuti, ma lei ha già usufruito di cinque minuti.

LUSI (PD). Signora Presidente, la prego di concedermi ancora pochi secondi e concludo.

Dunque, il passaggio al sistema contributivo, introdotto per i dipendenti ormai dal 2008, potrebbe rappresentare un modello da seguire anche per i nuovi vitalizi, importando quelli precedenti ad una massa contributiva ancora più vasta.

Signora Presidente, l'ordine del giorno G11 prevedeva che, prima che gli organi preposti decidano qualunque cosa, dovesse essere informata l'Assemblea del Senato. Parlo dell'ordine del giorno del Senato, accolto interamente dai senatori Questori del Senato, e quindi, per differenza, accolto dall'intera Assemblea. Questo, semplicemente perché, signora Presidente, ogni volta che andiamo fuori noi siamo tenuti a spiegare e a dimostrare quello che altri hanno deciso, bene o male sottinteso. In questo caso, se le informazioni di ieri saranno confermate dall'organo che dovrà riassumere il provvedimento, bene, per quanto ci riguarda: ma noi dobbiamo saperlo. Oggi i giornali concludevano con un: «a meno che non vi sia ancora una volta qualche scappatoia». Questo non possiamo permetterlo!

Abbiamo deciso tutti insieme che l'Assemblea venga informata prima dell'adozione di un provvedimento. Sarebbe opportuno che quell'ordine del giorno venisse osservato. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Lusi, la sua richiesta rimarrà agli atti e verrà sottoposta alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari che, come lei sa, si riunirà tra poco, alle ore 13.

PARAVIA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARAVIA (PdL). Signora Presidente, questa mattina sono rimasto estremamente sorpreso dalle informazioni a cui ha fatto già cenno il collega Lusi relativamente alla questione dei vitalizi, perché il messaggio che è arrivato agli italiani, in un periodo già di forte antipolitica, è stato quello che un membro del Governo è venuto a commissariare il Senato e la Camera, quindi in qualche modo ha annullato l'autodichia (tutti noi sappiamo cos'è: l'autogoverno), per imporre una soluzione di cui molti di noi - come ben ha detto il senatore Lusi - erano già profondamente convinti e che, credo, era già all'attenzione di entrambi i Consigli di Presidenza. Sapere che il Ministro del lavoro di fatto ha imposto finalmente la caduta di un'ingiustizia certamente credo che squalifichi ognuno di noi, e quindi mi rammarico di ciò con il presidente Schifani e il presidente della Camera Fini, che, essendo le massime istituzioni dello Stato, dovrebbero avere coscienza che viviamo in un Paese con una qualità dell'informazione scarsissima e molto politicizzata (e ipocrita, aggiungo, giusto per essere moderato nei giudizi): sono francamente sconcertato.

Chiedo a lei, quindi, di riferire al presidente Schifani un imbarazzo che non credo sia solo mio, perché ho ascoltato tanti colleghi che la pensano allo stesso modo. Non accettiamo diktat da membri del Governo. È il Parlamento che decide in modo autonomo. Nel momento in cui nel Paese sono necessari ulteriori sacrifici, è giusto che un argomento già trattato altre volte e non risolto come molti desideravano venga affrontato, come lo sarà, nella prossima riunione del Consiglio di Presidenza, ma non certo per un diktat, un diktat che forse non esiste neanche da parte del ministro Fornero, che è un'ottima professionista. Tuttavia questo messaggio è passato.

La seconda osservazione, sempre sull'informazione, è quella, che non mancherò di ribadire in Aula alla presenza del Presidente del Consiglio, relativa al messaggio trasmesso da tutte le reti televisive e dai giornali sul discorso fatto ieri dopo il giuramento dei Sottosegretari in cui il premier Prodi - scusate, Monti, ma il lapsus freudiano nasce dalla considerazione che ora espliciterò - ha fatto una comparazione in termini di contabilità tra il Governo Monti e quello Berlusconi, mettendo in risalto i 15 Sottosegretari in meno e gli 11 Ministri, credo, in meno. Francamente, signora Presidente, lei lo sa bene, e del resto potremmo chiederlo al sottosegretario D'Andrea, già sottosegretario del Governo Prodi, che quest'ultimo ha raggiunto il record storico di 104 tra Ministri e Sottosegretari. È stato quindi indelicato da parte del presidente Monti fare una dichiarazione di quel genere, portare cioè all'attenzione dell'opinione pubblica italiana un'aritmetica particolare, facendo un confronto solo con il premier Berlusconi e non con il precedente Governo Prodi, che toccò davvero il fondo.

BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signora Presidente, dopo gli interventi significativi del senatore Lusi, che ha richiamato alla memoria l'accoglimento di quell'ordine del giorno in occasione dell'approvazione del bilancio interno del Senato avvenuta nel mese di agosto, e dei colleghi che si sono succeduti, mi corre l'obbligo di precisare che, come ella ben sa, il Consiglio di Presidenza, convocato proprio la settimana scorsa anche sull'argomento dei vitalizi, aveva già avviato la procedura affidando ai Questori l'elaborazione di una proposta che ieri è stata poi formalizzata in quei termini nell'incontro dei Presidenti di Camera e Senato.

È evidente che la sintonia con un Governo emergenziale e tecnico, che sta affrontando il difficile tema delle pensioni è sembrata opportuna, ma senza andare oltre. I Presidenti di Camera e Senato, insieme ai rispettivi Collegi dei Questori, hanno assunto la decisione di percorrere questo tipo di strada.

La proposta che dagli Uffici di Presidenza di Camera e Senato era stata loro demandata e poi la sua traduzione sul piano della comunicazione (che noi tutti abbiamo accolto con particolare dispiacere) non possono essere ascritte alla volontà degli Uffici di Presidenza o dei Presidenti di Camera e Senato che, invece, hanno seguito un percorso formalmente e sostanzialmente corretto rispetto agli impegni assunti già nelle passate settimane. Davanti a noi si prospetta la prosecuzione di questo lavoro e il compimento di tale elaborazione, che nel prossimo Consiglio di Presidenza - mi riferisco soprattutto ai lavori di questo ramo del Parlamento - determinerà la decisione finale in ordine ai temi dell'età e dei vitalizi che già abbiamo deliberato ed annunciato di non corrispondere più dalla prossima legislatura, e in ordine all'introduzione dal 1° gennaio 2012 del sistema contributivo pro rata temporis così come è stato già deciso dagli Uffici di Presidenza.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Bonfrisco. In ogni caso riferirò al Presidente del Senato questa parte finale del dibattito per le opportune considerazioni.

Su un episodio di discriminazione ai danni di un disabile

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, intervengo per preannunciare un'interrogazione che presenteremo in giornata su un fatto increscioso avvenuto in Liguria, dove un ragazzo disabile minorenne è stato allontanato da una società sportiva che ha pensato bene che non potesse più partecipare a questo tipo di attività. Il fatto è chiaramente increscioso. Di questo si è occupata la Commissione pari opportunità della Regione Liguria, non concludendo nulla sul tema.

In questo clima di pensiero di orwelliana memoria, questo fatto lascia sinceramente l'amaro in bocca. Quindi, chiederemo al Ministro per le pari opportunità e al presidente del CONI di approfondire la questione, anche perché bisogna capirsi una volta per tutte. Non ha senso che si facciano spendere agli enti locali somme notevoli per fare strutture a norma e poi si allontanino i disabili dalla pratica dello sport.

PRESIDENTE. La ringrazio di questa segnalazione.

Sulla nomina dei Vice Ministri e dei Sottosegretari

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (CN-Io Sud-FS). Signora Presidente, intervengo per segnalarle una vicenda che ha un risvolto politico-istituzionale significativo, ma che attiene anche alla comunicazione che al Senato è stata data a proposito della composizione del Governo in relazione ai Vice Ministri e ai Sottosegretari. Infatti, sui quotidiani di oggi si legge del caso di omonimia a proposito del Sottosegretario che c'è o non c'è, vale a dire il Sottosegretario all'agricoltura. Al di là dei nominalismi, al di là delle persone, entrambe rispettabilissime, questo fatto è un po' paradossale, per essere benevoli, e riguarda anche il Senato, perché quando si comunica al Senato che il Sottosegretario all'agricoltura è il «dottor professor», credo che ci sia l'individuazione: avrà una data di nascita, avrà un riferimento anagrafico. Quindi, che si crei poi un equivoco, un caso di omonimia, determinando un rischio che ha avuto come risvolto che in sede di giuramento dei Vice Ministri e dei Sottosegretari non era presente uno degli interessati è un fatto che ha una ricaduta che non conferisce particolare credibilità e non dà un'immagine estremamente positiva, oltre a determinare una conseguenza su cui sarebbe meglio avviare una riflessione.

Forse è opportuno uscire da questa enfasi retorica che accompagna ogni nuovo inizio e determinare condizioni di chiarezza tali da fare in modo non solo che non si verifichino episodi del genere, ma che sia garantita trasparenza rispetto ai criteri che hanno determinato le scelte e le nomine. Ora, proprio per senso di responsabilità non approfondisco ulteriormente le valutazioni e le considerazioni che un episodio di questo tipo suggeriscono a proposito della fonte della nomina. (Applausi dal Gruppo CN-Io Sud-FS).

Sull'acquisto di un edificio da parte della Provincia di Roma

GRAMAZIO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRAMAZIO (PdL). Signora Presidente, quest'oggi il Senato si sta rivolgendo un po' a tutti noi in considerazione della situazione economica. Mentre affrontiamo questo problema, ho presentato un'interrogazione (la 4-06350) per sapere se rientra nell'attuale momento di crisi la volontà del presidente della Provincia di Roma, Zingaretti, di acquistare un nuovo palazzo per la Provincia per 263 milioni di euro. Si vuole risparmiare, e la Provincia di Roma, che ha proprietà ricchissime e di grandissimo valore nel centro storico della città, lo sappiamo tutti, acquista un grattacielo di 5.000 metri quadrati, del costo di 263 milioni di euro, per trasferire i suoi uffici tra l'EUR e il Torrino.

Poiché tra gli obiettivi del Governo e nella riforma generale è prevista l'abolizione delle Province, mi chiedo cosa diventerà quel palazzo. Cosa ci faranno domani, dopo la cancellazione delle Province? Un tiro al bersaglio?

PRESIDENTE. Senatore Gramazio, la Presidenza si attiverà per sollecitare la sua interrogazione.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,06).

Allegato A

DISEGNI DI LEGGE DICHIARATI ASSORBITI A SEGUITO DELL'APPROVAZIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1693(*)

Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta cultura (518)

Art. 1.

    1. All'articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al comma 5, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi:

    «Le istituzioni di cui all'articolo 1 istituiscono e attivano corsi di formazione con valore abilitante per le discipline artistiche e musicali per le scuole di ogni ordine e grado, nonché corsi di aggiornamento e di formazione in servizio per i docenti della scuola primaria e secondaria. Le medesime istituzioni attivano anche corsi di formazione permanente per gli adulti. È istituita una apposita classe di concorso per l'insegnamento di strumento musicale nella scuola secondaria di secondo grado. Le abilitazioni all'insegnamento per la predetta classe saranno rilasciate esclusivamente dalle istituzioni dell'Alta formazione artistica e musicale (AFAM)».

        b) il comma 6 è sostituito dal seguente:

    «6. Il rapporto di lavoro del personale non docente delle istituzioni di cui all'articolo 1 è regolato contrattualmente ai sensi del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nell'ambito di apposito comparto per la valorizzazione delle particolari professionalità del personale interessato. Limitatamente alla copertura dei posti in organico che si rendono disponibili, si fa ricorso alle graduatorie nazionali previste dall'articolo 270, comma 1, del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, come modificato dall'articolo 3, comma 1, della legge 3 maggio 1999, n. 124, le quali, integrate in prima applicazione a norma dell'articolo 3, comma 2, della citata legge n. 124 del 1999, sono trasformate in graduatorie ad esaurimento. Per le esigenze didattiche derivanti dalla presente legge cui non si possa far fronte nell'ambito delle dotazioni organiche, si provvede esclusivamente mediante l'attribuzione di incarichi di insegnamento di durata non superiore al triennio, rinnovabili. Il contratto può essere rinnovato con successivi contratti a tempo determinato o indeterminato. Il rapporto di lavoro del personale docente è regolato in analogia a quanto previsto per il personale docente universitario. Il personale non docente, in servizio nelle istituzioni di cui all'articolo 1 alla data di entrata in vigore della presente legge con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, è inquadrato presso di esse in appositi ruoli ad esaurimento, mantenendo le funzioni e il trattamento complessivo in godimento. Il personale docente, assistente, nonché gli accompagnatori al pianoforte e i pianisti accompagnatori attualmente in servizio nelle istituzioni di cui all'articolo 1 con contratto di lavoro a tempo indeterminato, è inquadrato presso di esse con rapporto di lavoro a tempo indeterminato in analogia al rapporto di lavoro vigente per il personale docente universitario. Salvo quanto stabilito nel secondo e nel terzo periodo del presente comma, tale inquadramento riguarda anche il personale inserito nelle graduatorie nazionali sopraindicate, anche se assunto dopo la data di entrata in vigore della presente legge. Ai direttori, limitatamente al periodo di attribuzione dell'incarico, e ai direttori amministrativi delle istituzioni di cui all'articolo 1 è attribuita la dirigenza. I direttori presiedono i consigli di amministrazione assumendo altresì tutte le funzioni precedentemente attribuite ai presidenti dal citato testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297».

        c) al comma 8, dopo la lettera l) è aggiunta la seguente:

        «l-bis) previsione della costituzione di un comitato nazionale per la valutazione del sistema dell'AFAM con funzioni analoghe a quelle del comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario».

Art. 2.

    1. L'articolo 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, è abrogato. A decorrere dall'esercizio finanziario successivo alla data di entrata in vigore della presente legge i relativi fondi sono trasferiti al bilancio del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Riordino delle norme in materia di formazione musicale e coreutica (539)

Art. 1.

(Finalità della legge)

    1. La presente legge è finalizzata al riordino complessivo della normativa in materia di formazione musicale e coreutica di base e di indirizzo nel sistema dell'istruzione nazionale, nonché al completamento della riforma dell'alta formazione artistica e musicale.

Art. 2.

(Didattica musicale di base nella scuola primaria)

    1. Nella scuola primaria l'insegnamento della musica è impartito per quattro ore settimanali. I contenuti didattici della disciplina sono determinati con decreto del Ministro dell' istruzione, dell'univeristà e della ricerca, previo parere del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (CNAM).

    2. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Musica nella scuola primaria». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della musica, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    3. Ai fini delle assunzioni in servizio del personale docente, si tiene conto anche dei titoli artistico-professionali posseduti dagli aspiranti.

Art. 3.

(Scuola primaria ad indirizzo musicale e coreutico)

    1. Per permettere l'avvio del percorso didattico ad indirizzo musicale e coreutico è istituita, con sedi su tutto il territorio nazionale, la «scuola primaria ad indirizzo musicale e coreutico». La scuola primaria ad indirizzo musicale e coreutico sviluppa, a partire dal terzo anno e con durata triennale, la didattica musicale nei tre indirizzi strumentale, vocale e coreutico. I primi elementi teorici e storici della disciplina musicale, nonché la musica d'insieme vocale e strumentale, sono curati dai docenti di cui all'articolo 2.

    2. In prima applicazione, sono definite «scuole primarie ad indirizzo musicale e coreutico» le scuole primarie sedi di laboratorio musicale e le scuole primarie facenti parte di un istituto comprensivo sede di laboratorio musicale o di scuola media ad indirizzo musicale. Gli Uffici scolastici provinciali assicurano inoltre, sempre in prima applicazione, l'apertura di almeno una scuola primaria ad indirizzo musicale e coreutico per distretto scolastico.

    3. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere vincolante del CNAM, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge sono stabiliti, nel rispetto dei princìpi della presente legge, i criteri di ammissione, i programmi per ogni indirizzo e strumento, l'organizzazione didattica degli istituti di cui al comma 1, il contenuto e lo svolgimento degli esami musicali teorici e pratici da tenersi alla fine di ogni anno scolastico, nonché dell'esame musicale finale, teorico e pratico.

    4. La scuola primaria ad indirizzo musicale e coreutico, dopo il superamento dell'esame finale, rilascia, oltre alla licenza di scuola primaria, il diploma di compimento elementare della didattica musicale o coreutica.

    5. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Strumento musicale, canto e danza nella scuola primaria», suddivisa nei tre indirizzi denominati rispettivamente strumento, canto e danza. L'indirizzo «strumento» è a sua volta distinto in sottoclassi. Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso, esclusivamente per lo specifico indirizzo o strumento cui lo stesso diploma si riferisce, la laurea magistrale in didattica dello strumento, del canto o della danza conseguita presso un Conservatorio di musica o presso l'Accademia nazionale di danza.

    6. Il decreto di cui al comma 3 può prevedere altre discipline oltre a quelle menzionate al comma 5, prescrivendo analoghi requisiti per l'abilitazione all'insegnamento.

    7. Ai fini delle assunzioni in servizio del personale docente, si tiene conto anche dei titoli artistico-professionali posseduti dagli aspiranti.

    8. Le scuole primarie non ad indirizzo possono chiedere l'istituzione dell'indirizzo musicale e coreutico agli organi di cui all'articolo 8.

Art. 4.

(Didattica musicale di base nella scuola secondaria di primo grado)

    1. Nella scuola secondaria di primo grado l'insegnamento della musica è impartito per tre ore settimanali. I contenuti didattici della disciplina sono determinati con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere del CNAM.

    2. La classe di concorso per il personale docente 32/A è ridenominata «32/A (musica nella scuola secondaria di primo grado)». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della musica, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    3. Ai fini delle assunzioni in servizio del personale docente, si tiene conto anche dei titoli artistico-professionali posseduti dagli aspiranti.

Art. 5.

(Scuola secondaria di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico)

    1. Per permettere il proseguimento del percorso didattico ad indirizzo musicale e coreutico iniziato nella scuola primaria è istituita, con sedi su tutto il territorio nazionale, la scuola secondaria di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico. La scuola secondaria di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico sviluppa la didattica musicale nei tre indirizzi strumentale, vocale e coreutico, dal punto di vista teorico, storico e della pratica musicale o coreutica.

    2. In prima applicazione, divengono scuole secondarie di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico le scuole medie ad indirizzo musicale, le scuole secondarie di primo grado sedi di laboratorio musicale e le scuole secondarie di primo grado facenti parte di un istituto comprensivo sede di laboratorio musicale o di scuola media ad indirizzo musicale. Gli Uffici scolastici provinciali assicurano inoltre, sempre in prima applicazione, l'apertura di almeno una scuola secondaria di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico per distretto scolastico.

    3. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere vincolante del CNAM, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge sono stabiliti, nel rispetto dei princìpi della presente legge, i criteri di ammissione, i programmi per ogni indirizzo e strumento, l'organizzazione didattica degli istituti di cui al comma 1, il contenuto e lo svolgimento degli esami musicali teorici e pratici da tenersi alla fine di ogni anno scolastico, nonché dell'esame musicale finale, parte integrante dell'esame di Stato, consistente in una prova teorica e una pratica. Con l'entrata in vigore del suddetto decreto, decadono le norme in vigore che disciplinano le attuali scuole medie ad indirizzo musicale.

    4. La scuola secondaria di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico, dopo il superamento dell'esame di Stato, rilascia, oltre al diploma di scuola secondaria di primo grado, il diploma di compimento inferiore della didattica musicale o coreutica.

    5. Le scuole secondarie di primo grado non ad indirizzo possono richiedere l'istituzione dell'indirizzo musicale e coreutico agli organi di cui all'articolo 8.

    6. La classe di concorso per il personale docente 77/A è ridenominata: «77/A (strumento musicale, canto e danza nella scuola secondaria di primo grado)» ed è suddivisa in tre indirizzi distinti (strumento, canto, danza). L'indirizzo «strumento» è a sua volta distinto in sottoclassi. Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso, esclusivamente per lo specifico indirizzo o strumento cui lo stesso diploma si riferisce, la laurea magistrale in didattica dello strumento, del canto o della danza, conseguita presso un Conservatorio di musica o presso l'Accademia nazionale di danza.

    7. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Discipline musicali teoriche nella scuola secondaria di primo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della teoria e della composizione, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    8. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Storia della musica nella scuola secondaria di primo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della storia della musica, conseguita presso un Conservatorio di musica o un'università.

    9. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Esercitazioni corali nella scuola secondaria di primo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della musica corale, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    10. Il decreto di cui al comma 3 può prevedere altre discipline oltre a quelle menzionate nei commi da 6 a 9, prescrivendo analoghi requisiti per l'abilitazione all'insegnamento.

    11. Ai fini delle assunzioni in servizio del personale docente, si tiene conto anche dei titoli artistico-professionali posseduti dagli aspiranti.

Art. 6.

(Didattica musicale di base nella scuola secondaria di secondo grado)

    1. Nella scuola secondaria di secondo grado l'insegnamento della musica è impartito nel primo biennio obbligatorio per due ore settimanali. Nel triennio successivo viene impartito nei licei per un'ora settimanale. I contenuti didattici della disciplina sono determinati con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere del CNAM.

    2. La classe di concorso per il personale docente 31/A è ridenominata «31/A (musica nella scuola secondaria di secondo grado)». Ha valore abilitante per la classe di concorso 31/A la laurea magistrale in didattica della musica, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    3. Ai fini delle assunzioni in servizio del personale docente, si tiene conto anche dei titoli artistico-professionali posseduti dagli aspiranti.

Art. 7.

(Liceo musicale e coreutico)

    1. Nell'ambito della scuola secondaria di secondo grado, allo scopo di portare a compimento il percorso musicale e coreutico di indirizzo e preparare all'accesso all'alta formazione musicale e coreutica, è istituito, con sedi su tutto il territorio nazionale, il liceo musicale e coreutico, diviso in due indirizzi: indirizzo musicale e indirizzo coreutico. Il liceo musicale e coreutico sviluppa nel quinquennio la didattica musicale nei tre indirizzi strumentale, vocale e coreutico.

    2. In prima applicazione divengono licei musicali e coreutici le scuole secondarie di secondo grado ad indirizzo musicale, le scuole secondarie di secondo grado sedi di laboratorio musicale e i licei musicali sperimentali. Gli Uffici scolastici provinciali assicurano inoltre, sempre in prima applicazione, l'apertura di almeno due licei musicali e coreutici per provincia. Ai licei musicali e coreutici è garantita una congrua dotazione strumentale.

    3. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere vincolante del CNAM, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge sono stabiliti, nel rispetto dei princìpi della presente legge, i criteri di ammissione, i programmi per ogni indirizzo e strumento, l'organizzazione didattica degli istituti di cui al comma 1, il contenuto e lo svolgimento degli esami musicali teorici e pratici da tenersi alla fine di ogni anno scolastico, nonché dell'esame musicale finale, parte integrante dell'esame di Stato. Quest'ultimo deve in particolare accertare il compimento superiore della didattica musicale o coreutica mediante prove scritte e orali per le materie teoriche e una o più prove pratiche per lo strumento, il canto o la danza. Con l'entrata in vigore del suddetto decreto, decadono le norme che disciplinano i licei musicali sperimentali e le scuole secondarie di secondo grado ad indirizzo musicale esistenti.

    4. Il liceo musicale e coreutico, dopo il superamento dell'esame di Stato, rilascia, oltre al diploma di scuola secondaria di secondo grado, il diploma di compimento superiore della didattica musicale o coreutica. Il titolo di studio conseguito permette l'accesso alle università degli studi e all'alta formazione artistica e musicale.

    5. Il liceo musicale e coreutico, per meglio assolvere ai suoi compiti didattici e formativi, realizza e coordina progetti di continuità, intese e accordi di rete con le scuole primarie e secondarie di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico, con le altre strutture formative e di produzione, anche private, presenti sul territorio, e con le istituzioni di alta formazione musicale e coreutica viciniori.

    6. Gli obiettivi e le finalità del liceo musicale e coreutico non rientrano nell'ambito di applicazione della legge 21 dicembre 1999, n. 508.

    7. Le scuole secondarie di secondo grado possono richiedere agli organi di cui all'articolo 8 la trasformazione in licei musicali e coreutici o l'istituzione, al loro interno, di liceo musicale e coreutico.

    8. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Strumento musicale, canto e danza nella scuola secondaria di secondo grado», suddivisa in tre indirizzi distinti (strumento, canto, danza). L'indirizzo «strumento» è a sua volta distinto in sottoclassi. L'indirizzo «danza» è distinto in due sottoclassi: danza classica e danza moderna. Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso, esclusivamente per lo specifico indirizzo o strumento cui lo stesso titolo si riferisce, la laurea magistrale in didattica dello strumento, del canto o della danza, conseguita presso un Conservatorio di musica o presso l'Accademia nazionale di danza.

    9. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Storia della musica nella scuola secondaria di secondo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della storia della musica, conseguita presso un Conservatorio di musica o un'università.

    10. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Teoria e composizione nella scuola secondaria di secondo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della teoria e della composizione, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    11. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Tecnologia e informatica musicale nella scuola secondaria di secondo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della tecnologia e informatica musicale, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    12. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Esercitazioni corali nella scuola secondaria di secondo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della musica corale, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    13. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Musica d'insieme ed esercitazioni orchestrali nella scuola secondaria di secondo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della musica d'insieme e orchestrale, conseguita presso un Conservatorio di musica.

    14. È istituita la classe di concorso per il personale docente denominata «Storia e teoria della danza nella scuola secondaria di secondo grado». Ha valore abilitante per la suddetta classe di concorso la laurea magistrale in didattica della storia e della teoria della danza, conseguita presso un Conservatorio di musica o l'Accademia nazionale di danza.

    15. Il decreto di cui al comma 3 può prevedere altre discipline oltre a quelle menzionate nei commi da 8 a 14, prescrivendo analoghi requisiti per l'abilitazione all'insegnamento.

    16. Ai fini delle assunzioni in servizio del personale docente, si tiene conto anche dei titoli artistico-professionali posseduti dagli aspiranti.

Art. 8.

(Organi di coordinamento territoriale)

    1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, all'interno di ogni Ufficio scolastico regionale è istituito un Comitato regionale di coordinamento per la didattica musicale e coreutica. Il suddetto comitato, presieduto da un funzionario dell'Ufficio scolastico regionale, è composto da un docente di materie musicali o un dirigente di istituto ad indirizzo musicale e coreutico o liceo musicale e coreutico di ciascuna provincia, e da due docenti e un dirigente di istituzioni di alta formazione musicale o coreutica della regione.

    2. L'Ufficio scolastico regionale, d'intesa con gli Uffici scolastici provinciali e previo parere del Comitato di cui al comma 1, provvede annualmente all'istituzione e alla coerente distribuzione sul territorio delle scuole primarie e secondarie di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico e dei licei musicali e coreutici, assicurando la presenza e la adeguata diffusione sul territorio di tutte le tipologie strumentali, del canto e della danza, classica e moderna.

Art. 9.

(Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508)

    1. All'articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al comma 1, le parole: «nonché, con l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 2,» sono soppresse;

        b) il comma 2 è sostituito dal seguente:

    «2. Le istituzioni di cui all'articolo 1 sono equiparate a tutti gli effetti alle università degli studi, conservando ciascuna la propria denominazione. Per quanto non espressamente previsto dalla presente legge e dai regolamenti di cui al comma 7, alle istituzioni di cui all'articolo 1 si applica la normativa vigente per le università.»;

        c) il comma 5 è sostituito dal seguente:

    «5. Le istituzioni di cui all'articolo 1 istituiscono e attivano corsi accademici di laurea, ai quali si accede con il possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado, corsi accademici di laurea magistrale e di dottorato di ricerca e corsi accademici di specializzazione. Le predette istituzioni rilasciano specifici diplomi accademici di laurea e laurea magistrale, nonché di dottorato di ricerca e di specializzazione. Le istituzioni di cui all'articolo 1 possono attivare corsi accademici di perfezionamento e di alta formazione permanente e ricorrente, successivi alla laurea e alla laurea magistrale, al termine dei quali rilasciano master accademici di primo e secondo livello. I titoli accademici rilasciati dalle istituzioni di cui all'articolo 1 sono equiparati a tutti gli effetti ai titoli universitari di pari livello.»;

        d) il comma 6 è sostituito dal seguente:

    «6. Il trattamento economico e giuridico del personale docente e non docente delle istituzioni di cui all'articolo 1 è equiparato a tutti gli eletti a quello del personale docente e non docente delle univerità degli studi. Al personale docente sono equiparati a tutti gli effetti gli accompagnatori al pianoforte, i pianisti accompagnatori e i bibliotecari.»;

        e) al comma 7, la lettera c) è abrogata ed è aggiunta, in fine, la seguente lettera:

        «i-bis) la disciplina delle incompatibilità per i docenti delle istituzioni di cui all'articolo 1.»;

        f) al comma 8:

            1) la lettera c) è sostituita dalla seguente:

        «c) programmazione dell'offerta formativa sulla base della valutazione degli sbocchi professionali, prevedendo modalità e strumenti di raccordo su base territoriale con le altre istituzioni universitarie e con la formazione tecnica superiore di cui all'articolo 69 della legge 17 maggio 1999 n. 144»;

            2) la lettera f) è sostituita dalla seguente:

        «f) definizione di un sistema di crediti didattici finalizzati al riconoscimento reciproco dei corsi e delle altre attività didattiche seguite dagli studenti, anche in rapporto alle altre istituzioni universitarie e al sistema della formazione tecnica superiore di cui all'articolo 69 della legge 17 maggio 1999 n. 144»;

            3) la lettera h) è sostituita dalla seguente:

        «h) facoltà di convenzionamento, nei limiti delle risorse attribuite a ciascuna istituzione, con altre istituzioni universitarie»;

        g) dopo il comma 9 è aggiunto il seguente:

    «9-bis. Nelle istituzioni di cui all'articolo 1 l'anno accademico ha inizio il 1º ottobre e termina il 30 settembre».

    2. All'articolo 3 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) dopo il comma 1 è inserito il seguente:

    «1-bis. Al CNAM è inoltre attribuito il compito di definire la programmazione della didattica musicale e coreutica nazionale nelle scuole primarie e secondarie.»;

        b) al comma 2, lettera a), il numero 2) è sostituito dai seguenti:

        «2) vi sia un rappresentante delle scuole primarie ad indirizzo musicale e coreutico, un rappresentante delle scuole secondarie di primo grado ad indirizzo musicale e coreutico e un rappresentante dei licei musicali e coreutici;

        2-bis) dei restanti componenti, una parte sia nominata dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e una parte sia nominata dal Consiglio universitario nazionale (CUN);».

    3. All'articolo 4 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, il comma 3-bis è sostituito dal seguente:

    «3-bis. Sono equiparati a tutti gli effetti alle lauree di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, i diplomi di cui al comma 1, ivi compresi gli attestati rilasciati al termine dei corsi di avviamento coreutico, conseguiti da coloro che siano in possesso del diploma di istruzione di secondo grado».

Art. 10.

(Facoltà di danza nei Conservatori di musica)

    1. All'interno dei Conservatori di musica può essere istituita, con deliberazione del collegio dei professori, la facoltà di danza. I docenti e i pianisti accompagnatori sono reclutati con gli stessi criteri di quelli dell'Accademia nazionale di danza, e fanno parte integrante dell'organico del Conservatorio.

Art. 11.

(Norme transitorie e finali)

    1. I docenti già in servizio di ruolo nelle scuole secondarie dotati di abilitazione conseguita secondo l'ordinamento vigente prima della data di entrata in vigore della presente legge mantengono il ruolo e le funzioni per l'insegnamento relativo alla propria classe di concorso.

    2. Le abilitazioni già conseguite per le classi di concorso esistenti alla data di entrata in vigore della presente legge mantengono la loro efficacia solo ed esclusivamente per la classe di concorso cui si riferiscono.

    3. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più decreti del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere vincolante del CNAM, sono istituiti presso le istituzioni di alta formazione musicale e coreutica tutti i corsi accademici di laurea magistrale ad indirizzo didattico previsti dalla presente legge. I corsi accademici di primo e secondo livello già istituiti in via sperimentale presso le istituzioni di alta formazione musicale e coreutica sono ricondotti ad ordinamento con le opportune modifiche ed integrazioni e trasformati rispettivamente in corsi accademici di laurea e laurea magistrale. Sono altresì istituiti presso i Conservatori di musica i corsi accademici di laurea magistrale ad indirizzo musicologico.

    4. I diplomi accademici di primo e secondo livello conseguiti nei corsi sperimentali attivati presso le istituzioni di alta formazione musicale e coreutica sono equiparati a tutti gli effetti alle corrispondenti lauree e lauree magistrali istituite ai sensi della presente legge. Gli studenti dei corsi sperimentali hanno comunque la facoltà di optare per i nuovi ordinamenti.

    5. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere vincolante del CNAM, sono predisposte le tabelle di valutazione dei titoli artistico-professionali degli aspiranti all'insegnamento per tutte le classi di concorso di cui alla presente legge, comprese le classi di concorso 31/A, 32/A e 77/A, sulla base di criteri qualitativi riconosciuti in ambito internazionale. Ogni quinquennio il CNAM provvede alla revisione e all'aggiornamento dei criteri e delle tabelle di valutazione.

    6. I docenti già in servizio di ruolo nelle istituzioni di alta formazione artistica e musicale alla data di entrata in vigore della presente legge mantengono il ruolo e le funzioni per l'insegnamento relativo alla propria classe di concorso.

    7. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge sono emanati tutti i regolamenti di cui all'articolo 2, comma 7, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, come modificato dalla presente legge. Entro lo stesso termine, i regolamenti già emanati sono modificati in base ai princìpi della presente legge.

    8. Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere del CNAM, e sulla base dei criteri fissati dai regolamenti di cui all'articolo 2, comma 7, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, gli istituti musicali pareggiati sono statalizzati e trasformati in Conservatori di musica, ovvero in sezioni staccate di Conservatori di musica territorialmente contigui. Nello stesso termine, il personale docente e non docente è equiparato a tutti gli effetti al personale docente e non docente dei Conservatori di musica.

    9. Entro un anno dalla data entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, è disciplinato l'insegnamento privato della danza, a tutela della salute dell'infanzia e della gioventù.

    10. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge le istituzioni di alta formazione artistica e musicale non accettano più iscrizioni ai corsi di vecchio ordinamento, che vanno ad esaurimento, né esami di candidati privatisti. Le iscrizioni degli studenti ai corsi di base di cui all'articolo 2, comma 8, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, come modiifcato dalla presente legge, ove attivati, sono permesse fino all'anno accademico successivo all'attivazione delle classi terminali delle scuole primarie e secondarie ad indirizzo musicale e coreutico e dei licei musicali e coreutici di cui alla presente legge.

Art. 12.

(Norme finanziarie)

    1. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge si provvede con le risorse seguenti:

        a) 1 per cento degli introiti annui della Società italiana degli autori ed editori (SIAE);

        b) 2 per cento degli introiti annui dell'Istituto mutualistico tra artisti interpreti esecutori (IMAIE);

        c) 20 per cento dell'accisa sulla vendita annuale di supporti audio, video e multimediali registrati e da registrare;

        d) 30 per cento delle entrate relative al gioco del lotto e lotterie.

    2. Presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca è istituito, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il fondo speciale per la didattica musicale e coreutica, cui affluiscono le risorse finanziarie indicate al comma 1. I criteri di ripartizione del fondo speciale alle istituzioni di alta formazione artistica e musicale sono stabiliti dai regolamenti di cui all'articolo 2, comma 7, della legge 21 dicembre 1999, n. 508.

Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati (912)

Art. 1.

    1. L'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, è sostituito dal seguente:

    «Art. 1. - (Finalità della legge). - 1. La presente legge è finalizzata alla riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA), dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati, nonché dell'Opificio delle pietre dure, dell'Istituto centrale per il restauro, dell'Istituto centrale di patologia del libro e del Centro sperimentale di cinematografia».

Art. 2.

    1. All'articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) il comma 1 è sostituito dal seguente:

    «1. Le Accademie di belle arti, l'Accademia nazionale di arte drammatica e gli ISIA, l'Opificio delle pietre dure, l'Istituto centrale per il restauro, l'Istituto centrale di patologia del libro, il Centro sperimentale di cinematografia nonché, con l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 2, i Conservatori di musica, l'Accademia nazionale di danza e gli Istituti musicali pareggiati costituiscono, nell'ambito delle istituzioni di alta cultura cui l'articolo 33 della Costituzione riconosce il diritto di darsi ordinamenti autonomi, il sistema della ricerca e dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica. Le predette istituzioni sono disciplinate dalla presente legge, dalle norme in essa richiamate e dalle altre norme che vi fanno espresso riferimento»;

        b) il comma 5 è sostituito dal seguente:

    «5. Le istituzioni di cui all'articolo 1 rilasciano specifici titoli di laurea magistrale, di laurea specialistica, dottorati di ricerca e diplomi di specializzazione. A tali titoli si applicano l'articolo 1 della legge 13 marzo 1958, n. 262, l'articolo 4 della legge 3 luglio 1998, n. 210, gli articoli 6 e 9 della legge 19 novembre 1990, n. 341, e successive modificazioni, e le altre disposizioni legislative e regolamentari vigenti relative ai corsi universitari, in quanto compatibili con la presente legge»;

        c) il comma 6 è sostituito dal seguente:

    «6. Il rapporto di lavoro e le procedure di reclutamento del personale delle istituzioni di cui all'articolo 1 sono regolati a regime sotto il profilo economico e giuridico in analogia con la normativa vigente per le università. Gli insegnamenti sono conferiti tramite procedure concorsuali nazionali equivalenti a quelle in vigore per le università. Nella fase di prima attuazione delle disposizioni del presente comma, il personale docente in servizio nelle istituzioni di cui al comma 1 alla data di entrata in vigore della presente disposizione è ricollocato in ruoli di grado universitario, nelle fasce previste dagli ordinamenti universitari vigenti relativi alla pianta organica dell'istituzione di cui all'articolo 1. Il personale non docente, in servizio nelle istituzioni di cui all'articolo 1, è inquadrato nei corrispondenti ruoli relativi al personale non docente delle università ed è sottoposto alle norme che ne regolano il rapporto di lavoro»;

        d) il comma 7 è sostituito dal seguente:

    «7. Con uno o più regolamenti emanati ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'università e della ricerca, sentiti il CNAM e le competenti Commissioni parlamentari, le quali si esprimono dopo l'acquisizione degli altri pareri previsti per legge, sono disciplinati:

        a) i requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica delle istituzioni e dei docenti;

        b) i requisiti di idoneità delle sedi;

        c) le modalità di trasformazione di cui al comma 2;

        d) le modalità di convenzionamento con istituzioni scolastiche e universitarie e con altri soggetti pubblici e privati;

        e) le procedure di reclutamento del personale;

        f) i criteri generali per l'adozione degli statuti di autonomia e per l'esercizio dell'autonomia regolamentare;

        g) le procedure, i tempi e le modalità per la programmazione, il riequilibrio e lo sviluppo dell'offerta didattica nel settore;

        h) i criteri generali per l'istituzione e l'attivazione dei corsi, ivi compresi quelli di cui all'articolo 4, comma 3, per gli ordinamenti didattici;

        i) la valutazione dell'attività delle istituzioni di cui all'articolo 1»;

        e) al comma 8, le lettere h) e i) sono sostituite dalle seguenti:

        «h) facoltà di convenzionamento, nei limiti delle risorse attribuite a ciascuna istituzione, con istituzioni universitarie per lo svolgimento di attività formative finalizzate al rilascio dei rispettivi titoli;

        i) facoltà di costituire, sulla base della contiguità territoriale, nonché della complementarietà e integrazione dell'offerta formativa, Politecnici delle arti, nei quali possono confluire le istituzioni di cui all'articolo 1 nonché strutture analoghe su base europea. Ai Politecnici delle arti si applicano le disposizioni del presente articolo».

Art. 3.

    1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, i corsi di alta formazione e di specializzazione artistica, musicale e coreutica sono istituiti esclusivamente nell'ambito delle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge n.  508 del 1999, come modificato dall'articolo 1 della presente legge.

    2. I titoli conseguiti anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge presso le istituzioni di cui all'articolo 1 della legge n.  508 del 1999, nel testo previgente alla data di entrata in vigore della presente legge, mantengono la loro validità ai fini dell'accesso all'insegnamento e ai corsi di specializzazione di cui all'articolo 4 della citata legge n.  508 del 1999.

    3. Per i diplomati presso le istituzioni di cui all'articolo 1, nel testo previgente alla data di entrata in vigore della presente legge, in possesso dei titoli di cui ai commi 2 e 3 del presente articolo, purché in possesso di diploma di scuola secondaria di secondo grado, qualora ne facciano richiesta entro il termine di tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, a partire dall'anno accademico 2009-2010, sono istituiti appositi corsi integrativi della durata minima di un anno, al fine del conseguimento della laurea magistrale prevista dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270.

Norme per la valorizzazione del sistema dell'alta formazione e specializzazione artistica e musicale (1451)

Art. 1.

(Validità dei titoli)

    1. I diplomi di primo e di secondo livello rilasciati dalle Accademie di belle arti, dall'Accademia nazionale di danza, dall'Accademia nazionale di arte drammatica, dagli Istituti superiori per le industrie artistiche, nonché dai Conservatori di musica e dagli Istituti musicali pareggiati sono equipollenti alle lauree triennali e magistrali dell'area umanistica ai fini dell'ammissione ai pubblici concorsi per l'accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso.

    2. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le istituzioni di cui al comma 1 concludono la procedura di messa ad ordinamento di tutti i corsi accademici di primo e secondo livello.

    3. I titoli sperimentali conseguiti al termine di percorsi validati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca nelle istituzioni di cui al comma 1, entro la data di cui al comma 2, sono equipollenti ai diplomi di primo e di secondo livello di cui al comma 1.

Art. 2.

(Status del personale docente)

    1. Il comma 6 dell'articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, è sostituito dal seguente:

    «6. Il rapporto di lavoro del personale docente delle istituzioni di cui all'articolo 1 è regolato, sotto il profilo economico e giuridico, in analogia con la normativa vigente per le università. L'equiparazione economica è effettuata gradualmente, nell'arco di dieci anni a partire dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, secondo criteri e scaglionamenti temporanei stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da emanare entro due mesi dalla predetta data di entrata in vigore».

    2. A compimento dell'equiparazione di cui al comma 6 dell'articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, come modificato dal comma 1 del presente articolo, le istituzioni di cui all'articolo 1 della presente legge adeguano le proprie strutture e rappresentanze a quelle in vigore nelle università.

Art. 3.

(Istituzione del CNSAC)

    1. È istituito il Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori (CNSAC), organo consultivo di rappresentanza degli studenti iscritti ai corsi attivati nelle istituzioni di cui all'articolo 1.

    2. Il CNSAC:

        a) formula pareri e proposte al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca sui:

            1) progetti di riordino del sistema formativo predisposti dal Ministro;

            2) decreti ministeriali con i quali sono definiti i criteri generali per la disciplina degli ordinamenti didattici dei corsi di studio, nonché le modalità e gli strumenti per l'orientamento e per favorire la mobilità degli studenti;

            3) criteri per l'assegnazione e l'utilizzazione del fondo di finanziamento ordinario e della sua quota di riparto per le istituzioni di cui all'articolo 1;

        b) elegge nel proprio seno i rappresentanti degli studenti nel Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (CNAM), di cui all'articolo 3 della legge 21 dicembre 1999, n. 508;

        c) può formulare proposte e può essere sentito dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca su altre materie di interesse generale per le istituzioni di cui all'articolo 1;

        d) presenta al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, entro un anno dall'insediamento, una relazione sulla condizione studentesca nell'ambito delle istituzioni di cui all'articolo 1;

        e) può rivolgere quesiti al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca circa fatti o eventi di rilevanza nazionale riguardanti la didattica e la condizione studentesca, cui è data risposta entro sessanta giorni.

    3. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono disciplinati:

        a) la composizione del CNSAC, prevedendo che:

            1) il numero dei componenti non superi le venti unità;

            2) la rappresentanza degli studenti delle istituzioni di cui all'articolo 1 sia proporzionale al numero degli iscritti alle istituzioni medesime;

        b) le modalità di nomina e di elezione dei componenti del CNSAC;

        c) il funzionamento del CNSAC.

    4. In sede di prima applicazione della presente legge e fino alla prima elezione del CNSAC, le relative competenze sono esercitate da un organismo composto da diciotto componenti eletti dagli studenti iscritti ai corsi di diploma accademico di primo e di secondo livello delle istituzioni di cui all'articolo 1. I componenti sono nominati con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, durano in carica due anni e sono rieleggibili non oltre due mandati consecutivi. II CNSAC elegge nel proprio seno il presidente e tre membri che compongono l'ufficio di presidenza.

    5. La composizione del CNSAC, in sede di prima applicazione, è come di seguito determinata, a seguito di elezioni da regolamentare con apposito decreto ministeriale, su base nazionale:

        a) cinque rappresentanti degli studenti dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati;

        b) cinque rappresentanti degli studenti delle Accademie di belle arti;

        c) due rappresentanti degli studenti degli Istituti superiori per le industrie artistiche;

        d) due rappresentanti degli studenti dell'Accademia nazionale di arte drammatica;

        e) due rappresentanti degli studenti dell'Accademia nazionale di danza;

        f) due rappresentanti degli studenti delle Accademie di belle arti.

Art. 4.

(Formazione dei docenti)

    1. Le Accademie e i Conservatori sono sedi primarie della formazione del personale docente, rispettivamente di discipline artistiche e musicali, nelle scuole di ogni ordine e grado.

Art. 5.

(Copertura finanziaria)

    1. Per la partecipazione al CSAC non sono previsti compensi o rimborsi spese. Alle attività di cui all'articolo 3, si provvede, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili.

    2. All'onere derivante dall'equiparazione giuridica ed economica dei docenti, secondo quanto indicato all'articolo 2, si provvede nel limite massimo delle risorse pari a euro 1.000.000 per l'anno 2009 e a euro 2.000.000 per ciascuno degli anni 2010 e 2011. A decorrere dall'anno 2012, le risorse da destinare alle finalità di cui all'articolo 2 sono quantificate ai sensi dell'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni. Per la copertura degli oneri relativi agli anni 2009-2011 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2009-2011, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2009, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio.

Norme in materia di alta formazione artistica, musicale e coreutica (2276)

Art. 1.

(Procedure di stabilizzazione del personale)

    1. Le graduatorie di cui all'articolo 2-bis del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, sono trasformate in graduatorie ad esaurimento ai fini del conferimento di incarichi di insegnamento a tempo indeterminato e determinato presso le istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508. Il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca è autorizzato a stipulare contratti a tempo indeterminato, per la copertura dei posti annualmente disponibili e vacanti della dotazione organica, con coloro che, inseriti nelle predette graduatorie, abbiano maturato almeno tre anni di incarico annuale di insegnamento nelle predette istituzioni.

    2. Le assunzioni a tempo indeterminato di cui al comma 1 sono soggette al regime autorizzatorio di cui all'articolo 39, comma 3-bis, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

    3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche agli istituti musicali pareggiati previa delibera dei rispettivi organi di gestione, nei limiti delle disponibilità di bilancio.

    4. Le Istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della citata legge n. 508 del 1999, sono autorizzate a trasformare a tempo indeterminato i rapporti di lavoro del personale tecnico amministrativo assunto, con contratto a tempo determinato, a seguito di procedure concorsuali pubbliche, per un contingente complessivo non superiore a 340 unità, sui posti vacanti e disponibili, certificati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca entro il limite della dotazione organica. Per le modalità di reclutamento si applicano i princìpi di cui all'articolo 1-quater del decreto-legge 5 dicembre 2005, n. 250, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27.

    5. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, valutato in euro 1.800.000 annui, a decorrere dall'anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

Art. 2.

(Organi)

    1. Nelle istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999 gli incarichi per lo svolgimento delle funzioni di presidente, di direttore e di componente del consiglio accademico, già svolti o in corso, non sono computati ai fini del limite temporale previsto dall'articolo 4, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 2003, n. 132, come modificato dal comma 3, lettera a), del presente articolo, fino alla completa attuazione dei regolamenti di cui all'articolo 2, comma 7, lettere e) e g), della legge n.  508 del 1999.

    2. Il personale docente incaricato della direzione di una delle istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della citata legge n. 508 del 1999, nell'anno accademico 2000-2001 che abbia svolto ininterrottamente tale funzione fino alla data di entrata in vigore della presente legge, mantiene ad esaurimento le funzioni di direttore di cui all'articolo 6 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 132 del 2003 fino al collocamento in quiescenza.

    3. Al regolamento di cui al citato decreto del Presidente della Repubblica n. 132 del 2003, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 4, comma 2, le parole: «durano in carica tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «durano in carica quattro anni»;

        b) all'articolo 5, comma 1, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In caso di sua assenza o impedimento le relative funzioni sono svolte dal direttore.».

Art. 3.

(Doppia iscrizione)

    1. Con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previo parere del Consiglio universitario nazionale (CUN) e del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (CNAM), sono disciplinate le modalità organizzative per consentire agli studenti la contemporanea iscrizione a corsi di studio universitari e a corsi di studi presso i conservatori di musica, gli istituti musicali pareggiati, e l'accademia nazionale di danza, anche al fine di determinare e coordinare l'impegno richiesto per la frequenza in relazione ai piani di studio e ai crediti annuali da conseguire nelle due istituzioni.

Art. 4.

(Commissioni di esame)

    1. Al fine di consentire il contenimento della spesa e lo snellimento delle procedure, durante la fase di esaurimento dei previgenti ordinamenti didattici di cui all'articolo 12, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, nelle more dell'abrogazione complessiva delle norme di cui all'articolo 14 del suddetto regolamento, le commissioni d'esame di cui all'articolo 252, comma 8, del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, per gli esami di compimento dei periodi inferiore e medio e di diploma nei Conservatori di musica non sono integrate da membri esterni e sono composte esclusivamente da docenti dell'istituto.

    2. La disposizione di cui al comma 1 si applica a decorrere dalla prima sessione d'esami successiva alla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 5.

(Organici)

    1. Al fine di corrispondere alle nuove esigenze di funzionalità connesse al processo di riordinamento in atto del sistema dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, le istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999, sono autorizzate ad apportare modifiche ai contingenti di profilo delle dotazioni organiche del personale amministrativo e tecnico e del personale docente, senza nuovi o maggiori averi a carico del bilancio dello stato rispetto alla spesa complessiva sostenuta a tal fine. La relativa delibera, previo parere favorevole dei revisori dei conti in ordine alla compatibilità finanziaria, è adottata dal consiglio di amministrazione dell'istituzione ed è trasmessa per l'approvazione al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.

    2. Nell'ambito della dotazione organica del personale amministrativo delle istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999 sono istituiti dieci posti di dirigente di seconda fascia mediante trasformazione dei posti appartenenti alle aree EP2 vacanti e disponibili a livello nazionale. L'assegnazione dei posti è disposta dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, tenuto anche conto della complessità ovvero della dimensione delle istituzioni che necessitano della qualifica di dirigente per lo svolgimento delle funzioni di direttore amministrativo. In fase di prima applicazione, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per il conferimento dei suddetti posti, bandisce un concorso, per titoli ed esame, riservato al personale in servizio già inquadrato nella qualifica di direttore amministrativo ai sensi del contratto collettivo nazionale di lavoro per il quadriennio normativo 2002-2005 e il biennio economico 2002/2003, pubblicato nel supplemento ordinario n. 113 della Gazzetta Ufficiale n. 103 del 5 maggio 2006.

    3. Nell'ambito delle dotazioni organiche del personale docente, determinate ai sensi del comma 1, le istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999, al fine di garantire la funzionalità didattica e il contenimento della spesa, a parità di spesa, sono autorizzate a stipulare, su un unico posto, più contratti part-time a tempo determinato per diversi insegnamenti.

Art. 6.

(CNAM)

    1. Al fine di assicurare nella composizione del CNAM la presenza delle aree disciplinari in relazione ai nuovi settori artistico-disciplinari di cui all'articolo 3-quinquies del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 gennaio 2009, n. 1, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca provvede ad apportare le necessarie modifiche al regolamento di cui al decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 16 settembre 2005, n. 236.

    2. In analogia a quanto previsto per il CUN, i componenti del CNAM durano in carica quattro anni, e non possono svolgere più di due mandati consecutivi.

    3. Il CNAM, nell'attuale composizione, continua a svolgere le sue funzioni fino all'insediamento del medesimo nella nuova composizione, riordinato sulla base delle predette modifiche regolamentari.

    4. Il CUN, nella sua attuale composizione, è integrato con due componenti designati dal CNAM, al fine di garantire le opportune interrelazioni tra i due sistemi di alta formazione e specializzazione artistica e musicale.

Art. 7.

(Fondazione accademia nazionale di Santa Cecilia)

    1. Per la valorizzazione delle specificità culturali presenti nel sistema dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle attività di didattica specialistica possono essere comandati fino a cinque docenti dei conservatori di musica, con contratto a tempo indeterminato, presso la Fondazione accademia nazionale di Santa Cecilia per l'attivazione dei corsi di perfezionamento.

    2. Il comando è disposto con decreto annuale, rinnovabile, del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, su richiesta motivata della Fondazione accademia nazionale di Santa Cecilia, previo assenso dell'interessato. Il docente comandato continua a percepire presso il conservatorio di appartenenza il trattamento economico complessivo in godimento.

Art. 8.

(Regime fiscale per le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica)

    1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, alle istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999 ai fini dell'acquisto dei beni si applica il regime IVA vigente per le università.

    2. All'articolo 10, comma 1, lettera l-quater, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, dopo le parole: «a favore di università,» sono inserite le seguenti: «delle istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge 21 dicembre 1999, n. 508,».

Art. 9.

(Tasse e contributi studenteschi)

    1. A decorrere dall'anno accademico 2010-2011 gli studenti contribuiscono alla copertura dei servizi offerti dalle istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999, mediante il pagamento, a favore delle medesime, della tassa di iscrizione e di contributi finalizzati al miglioramento della didattica.

    2. A decorrere dalla data di cui al comma 1, sono abolite le tasse, sopratasse ed altre contribuzioni studentesche vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge.

    3. I contributi sono determinati autonomamente dalle istituzioni medesime in relazione ad obiettivi di adeguamento della didattica e dei servizi per gli studenti, nonché sulla specificità del percorso formativo.

    4. Le istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999 fissano le tasse di iscrizione e l'importo dei contributi per i vari corsi secondo criteri di equità e di solidarietà, in relazione alle condizioni economiche dell'iscritto, utilizzando metodologie adeguate a garantire un'effettiva progressività, anche allo scopo di tutelare gli studenti di più disagiata condizione economica.

    5. La valutazione delle condizioni economiche degli iscritti è effettuata sulla base della natura e dell'ammontare del reddito e del patrimonio, nonché dell'ampiezza del nucleo familiare.

    6. Il rilascio del supplemento al diploma, documento redatto in conformità agli standard del sistema europeo di accumulazione e trasferimento dei crediti accademici (ECTS), allegato ai diplomi di cui alla legge n. 508 del 1999, è esente dall'imposta di bollo e viene rilasciato senza ulteriori spese.

Art. 10.

(Assegni di ricerca)

    1. I diplomati delle istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999 in possesso di un curriculum professionale idoneo per lo svolgimento di attività di ricerca, di produzione e artistica possono essere titolari di assegni di ricerca con le stesse modalità previste per le università, di cui all'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

Art. 11.

(Autonomia finanziaria e contabile)

    1. Le entrate delle istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 508 del 1999 sono costituite da:

        a) trasferimenti dello Stato;

        b) contributi obbligatori nei limiti della normativa vigente;

        c) forme autonome di finanziamento, quali contributi volontari, proventi di attività, rendite, frutti e alienazioni del patrimonio, atti di liberalità e corrispettivi di contratti e convenzioni.

    2. I mezzi finanziari di cui al comma 1, lettera a), destinati dallo Stato sono iscritti in tre distinti capitoli dello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca relativi:

        a) alle spese per il personale dovute in base a disposizioni di carattere generale;

        b) ai contributi per il funzionamento, ivi comprese le spese per investimento e per l'edilizia;

        c) ai contributi per la ricerca e la produzione artistica.

Art. 12.

(Corsi preaccademici)

    1. Contestualmente all'adozione dei nuovi ordinamenti didattici, le istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n.  508 del 1999 hanno facoltà di attivare corsi preaccademici allo scopo di realizzare percorsi propedeutici al proseguimento negli studi di livello superiore. Tali corsi rientrano nelle finalità istituzionali e fanno parte integrante dell'offerta formativa.

    2. Entro sei mesi dall'adozione dei decreti di cui all'articolo 5, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n.  212 del 2005, sono determinati, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'unversità e della ricerca, gli standard e i requisiti necessari, da parte delle istituzioni, per il riordino in corsi preaccademici dei previgenti corsi di formazione musicale o coreutica di base.

    3. Nella fase di transizione precedente l'attivazione dei corsi preaccademici, per assicurare continuità dell'offerta formativa, le istituzioni di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n.  508 del 1999 continuano a svolgere i corsi di formazione musicale o coreutica di base secondo i programmi del previgente ordinamento.

Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di Conservatori di musica e di Istituti musicali pareggiati (2406)

Art. 1.

    1. Alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono apportate le seguenti modifiche:

        a) all'articolo 4, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

    «2-bis. I diplomi accademici di primo livello rilasciati dai Conservatori e dagli Istituti musicali pareggiati di cui all'articolo 2, comma 1, della presente legge, agli studenti che hanno intrapreso il relativo percorso formativo sperimentale prima della data di entrata in vigore degli ordinamenti previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, sono equiparati, a tutti gli effetti di legge, ai diplomi previsti dall'ordinamento previgente alla data di entrata in vigore del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005».

        b) all'articolo 7, dopo il comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

    «1-bis. Ai candidati privatisti dei Conservatori di musica che abbiano sostenuto e superato, entro l'anno accademico 2009/10, l'esame di compimento che dava accesso al periodo superiore di studi in base all'ordinamento previgente alla data di entrata in vigore del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 21 del 2005, è data facoltà di concludere gli studi in base alle norme del medesimo ordinamento entro l'anno accademico 2011/12».

Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, e misure urgenti per il settore italiano dell'alta formazione artistica e musicale (2415)

Art. 1.

(Politecnici delle arti)

    1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di seguito denominato «Ministro», con proprio decreto, provvede all'istituzione di Politecnici delle arti, mediante accorpamento, su base regionale oppure interregionale, delle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, ricadenti nel medesimo territorio, che ne facciano richiesta.

    2. I Politecnici delle arti godono di autonomia statutaria e regolamentare. Ad essi si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 2003, n. 132. Dalla data della loro costituzione, i Politecnici delle arti subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi alle istituzioni in essi confluite, che mantengono la loro denominazione configurandosi in un massimo di cinque facoltà: arti visive, arte musicale, arte drammatica, arte coreutica, industrie artistiche.

    3. I diplomi accademici di primo e secondo livello nonché di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca rilasciati dai Politecnici delle arti sono equipollenti ai corrispondenti titoli nell'area umanistica ai fini dell'ammissione ai pubblici concorsi per l'accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso.

    4. È costituito in ciascun Politecnico delle arti un senato accademico, composto dal rettore, da cinque direttori, da cinque docenti eletti ciascuno nella propria facoltà e da due studenti. È costituito in ciascun Politecnico delle arti un consiglio di amministrazione, composto dal rettore eletto tra i docenti del politecnico stesso e da cinque docenti e cinque studenti eletti ciascuno nella propria istituzione, da due esperti nominati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, da un rappresentante nominato dalla regione o dalle regioni interessate, da rappresentanti di enti che contribuiscano al finanziamento dell'istituzione per una quota non inferiore a quella stabilita con decreto del Ministro fino a un massimo di due, dal direttore amministrativo dell'istituzione numericamente maggiore, che svolge anche funzioni di segretario.

Art. 2.

(Validità dei titoli)

    1. I diplomi accademici di primo e secondo livello nonché di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca rilasciati dalle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono equipollenti ai corrispondenti titoli nell'area umanistica ai fini dell'ammissione ai pubblici concorsi per l'accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso.

    2. Entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, deve essere conclusa la procedura di messa ad ordinamento di tutti i corsi accademici di primo e secondo livello delle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508. Ai corsi di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca, fatte salve le specificità, si applicano le disposizioni valide per l'università.

    3. I diplomi rilasciati dalle istituzioni di cui all'articolo 1 dalla legge 21 dicembre 1999, n. 508, nell'ambito dell'ordinamento previgente, sono equipollenti alle lauree magistrali di secondo livello dell'area umanistica.

    4. I titoli sperimentali, conseguiti all'esito di percorsi triennali e biennali validati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nelle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, fino alla data di cui al comma 2 del presente articolo, vengono considerati equipollenti ai titoli dei corsi ordinamentali.

Art. 3.

(Status del personale docente)

    1. Il rapporto di lavoro del personale docente delle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, è regolato sotto il profilo economico e giuridico in analogia con la normativa vigente per i docenti universitari. Conseguentemente, le medesime istituzioni adeguano le proprie strutture e rappresentanze a quelle in vigore presso le università, fermo restando quanto previsto dalla presente legge.

    2. All'articolo 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

        «3. Le disposizioni relative al rapporto di impiego di cui al comma 2 si applicano anche al personale docente delle istituzioni di alta cultura artistica e musicale ai sensi dell'articolo 33 della Costituzione. A medesimi docenti si applicano anche, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382».

    3. L'equiparazione economica del personale docente di cui al comma 1 è effettuata nell'arco di dieci anni in scaglioni articolati in rapporto all'anzianità di servizio e stabiliti con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro, da adottare entro e non oltre due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

Art. 4.

(Organizzazione del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale)

    1. Il comma 2 dell'articolo 3 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, è sostituito dal seguente:

    «2. Il CNAM è composto da venticinque membri, di cui venti eletti su base nazionale in rappresentanza del personale docente e non docente e cinque designati dal Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori (CNSAC). I componenti durano in carica tre anni e sono rieleggibili non oltre due mandati consecutivi. La composizione del CNAM è come di seguito determinata:

        a) quattro rappresentanti del personale docente di prima fascia delle Accademie di belle arti statali;

        b) due rappresentanti del personale docente di seconda fascia delle Accademie di belle arti statali;

        c) un rappresentante del personale docente di prima fascia delle Accademie di belle arti legalmente riconosciute;

        d) un rappresentante del personale docente di prima fascia degli Istituti superiori per le industrie artistiche;

        e) un rappresentante del personale docente di prima fascia dell'Accademia nazionale di arte drammatica;

        f) un rappresentante del personale docente di prima fascia dell'Accademia nazionale di danza;

        g) sei rappresentanti del personale docente di prima fascia dei Conservatori di musica;

        h) un rappresentante del personale docente di seconda fascia ex ruolo accompagnatori al pianoforte e pianisti accompagnatori;

        i) un rappresentante del personale docente di prima fascia degli Istituti musicali pareggiati;

        l) un rappresentante del personale amministrativo e tecnico delle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508;

        m) un rappresentante dei direttori amministrativi delle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508;

        n) cinque rappresentanti degli studenti designati dal CNSAC».

Art. 5.

(Istituzione del CNSAC)

    1. È istituito il Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori (CNSAC), organo consultivo di rappresentanza degli studenti iscritti ai corsi attivati nelle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508.

    2. Il CNSAC formula pareri e proposte al Ministro:

        a) sui progetti di riordino del sistema formativo predisposti dal Ministro;

        b) sui decreti ministeriali con i quali sono definiti i criteri generali per la disciplina degli ordinamenti didattici dei corsi di studio, nonché le modalità e gli strumenti per l'orientamento e per favorire la mobilità degli studenti;

        c) sui criteri per l'assegnazione e l'utilizzazione del fondo di finanziamento ordinario e della quota di riequilibrio delle istituzioni di cui all'articolo 1 della presente legge.

    3. Il CNSAC elegge al suo interno cinque rappresentanti degli studenti nel CNAM, di cui all'articolo 3 della legge 21 dicembre 1999, n. 508; può formulare proposte e può essere sentito dal Ministro su altre materie di interesse generale per le istituzioni di cui all'articolo 1 della presente legge; presenta al Ministro, entro dodici mesi dalla data dell'insediamento, una relazione sulla condizione studentesca nell'ambito delle istituzioni di cui all'articolo 1 della presente legge; può rivolgere quesiti al Ministro circa fatti o eventi di rilevanza nazionale riguardanti la didattica e la condizione studentesca, cui è data risposta entro due mesi.

    4. Il CNSAC è composto da diciannove componenti eletti dagli studenti iscritti ai corsi di diploma accademico di primo e di secondo livello delle istituzioni di cui all'articolo 1 della legge 21 dicembre 1999, n. 508. I componenti sono nominati con decreto del Ministro, durano in carica due anni e sono rieleggibili. Il CNSAC elegge al suo interno il presidente e tre membri che compongono l'ufficio di presidenza.

    5. La composizione del CNSAC è come di seguito determinata, a seguito di elezioni su base nazionale:

        a) dieci rappresentanti degli studenti dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati;

        b) cinque rappresentanti degli studenti delle Accademie di belle arti statali;

        c) un rappresentante degli studenti degli Istituti superiori per le industrie artistiche;

        d) un rappresentante degli studenti dell'Accademia nazionale di arte drammatica;

        e) un rappresentante degli studenti dell'Accademia nazionale di danza;

        f) un rappresentante degli studenti delle Accademie di belle arti legalmente riconosciute.

Art. 6.

(Formazione dei docenti)

    1. Le Accademie e i Conservatori sono sedi primarie della formazione del personale docente, rispettivamente di discipline artistiche e musicali, nelle scuole di ogni ordine e grado.

    2. I Conservatori che hanno già in organico le cinque cattedre relative al corso di didattica della musica, in assenza dell'attivazione dei corsi abilitanti di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca 28 settembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 242 del 17 ottobre 2007, possono attivare, senza oneri di spesa aggiuntivi, determinando autonomamente le date e le disponibilità di posti per gli esami di ammissione, i corsi per il conseguimento del diploma in didattica della musica secondo quanto previsto dal medesimo decreto, sostituendo le attività di tirocinio con attività formative congruenti al percorso e, nella commissione giudicatrice per gli esami finali, il supervisore del tirocinio con un docente di didattica della musica.

    3. Il comma 2 dell'articolo 4 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, è abrogato.

Art. 7.

(Talenti precoci)

    1. Gli studenti iscritti presso le scuole medie a indirizzo musicale o i licei musicali, che manifestano particolari ed eccezionali attitudini per lo studio della musica, possono essere ammessi alla frequenza anche presso i Conservatori di musica. Nei casi di cui al primo periodo l'istituto scolastico segnala al Conservatorio le particolari qualità musicali riscontrate nello studente; i medesimi soggetti concordano i carichi formativi musicali da svolgere presso il Conservatorio in parziale sostituzione di quelli da svolgere presso l'istituzione scolastica di appartenenza.

Art. 8.

(Raccordo tra licei e conservatori)

    1. Nei licei ad indirizzo musicale, al fine di garantire un adeguato livello di preparazione musicale, è prevista la presenza di almeno un professore titolare specifico designato dal Conservatorio di musica di riferimento territoriale, all'interno delle seguenti commissioni:

        a) commissioni per la definizione dei piani di studio;

        b) commissioni per il reclutamento dei docenti;

        c) commissioni di verifica periodica nel corso dell'anno scolastico;

        d) commissioni per gli esami finali.

Art. 9.

(Comparto di contrattazione collettiva nazionale)

    1. L'articolo 40, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, si interpreta nel senso che, per ragioni di salvaguardia della relativa specificità ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lettera h), della legge 4 marzo 2009, n. 15, non rientra fra i quattro comparti di contrattazione collettiva nazionale il comparto già costituito ai sensi dell'articolo 2, comma 6, della legge 21 dicembre 1999, n. 508, denominato «Alta formazione artistica e musicale (AFAM)».

Art. 10.

(Copertura finanziaria)

    1. All'onere derivante dall'equiparazione giuridica ed economica del personale docente, secondo quanto indicato all'articolo 3 della presente legge, si provvede nel limite massimo delle risorse pari a euro 1.000.000 per l'anno 2010 e a euro 2.000.000 per ciascuno degli anni 2011 e 2012. A decorrere dall'anno 2013, le risorse da destinare alle finalità di cui all'articolo 3 della presente legge sono quantificate annualmente dalla legge di stabilità. Per la copertura degli oneri relativi si provvede mediante corrispondente riduzione del fondo derivante dall'applicazione del decreto del Ministro per i beni e le attività culturali 30 dicembre 2009, pubblicato, per comunicato, nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2010. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di bilancio.

Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta formazione musicale e coreutica (2675)

Art. 1.

    1. Alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 2, comma 5, dopo il primo periodo sono inseriti i seguenti:

    «In relazione agli ordinamenti didattici definiti in attuazione del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, le istituzioni di alta formazione musicale e l'Accademia nazionale di danza di cui al comma 1 del presente articolo, attivano, quale parte integrante dell'offerta formativa, corsi di formazione di base pre-accademici, propedeutici al proseguimento degli studi nei corsi accademici di livello superiore, organizzati per livelli di competenza. Agli esami di verifica delle competenze sono ammessi anche i candidati privatisti. Le modalità di funzionamento e di articolazione dei predetti sono definiti nei regolamenti didattici delle predette istituzioni»;

        b) all'articolo 7, dopo il comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente:

    «1-bis. I candidati privatisti delle Istituzioni di alta formazione musicale che abbiano sostenuto e superato entro l'anno accademico 2010-2011 un esame di compimento previsto dall'ordinamento antecedente la data di entrata in vigore del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, sono equiparati agli studenti interni dei Conservatori di musica iscritti ai corsi previsti dal citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005, ai soli fini della conclusione degli studi e al rilascio dei relativi diplomi».

    2. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, le commissioni costituite per lo svolgimento degli esami di compimento di cui al comma 1-bis dell'articolo 7 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, inserito dal comma 1, lettera b), del presente articolo, non sono integrate con membri esterni.

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(*) Cfr. seduta n. 638

DOCUMENTO

Risoluzione approvata dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea) nella seduta del 14 settembre 2011 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i Parlamenti nazionali (COM (2011) 345 definitivo) (Atto comunitario n. 75) (Doc. XVIII, n. 106)

TESTO DELLA RISOLUZIONE

Approvata

        La Commissione, esaminata la Relazione annuale 2010 sui rapporti tra la Commissione europea e i parlamenti nazionali (COM(2011) 345 def.);

            considerato che essa riguarda il primo anno solare completo successivo all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della relativa procedura di controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà, in cui il numero complessivo dei pareri espressi dai parlamenti nazionali sulle proposte legislative europee è aumentato del 55 per cento rispetto al 2009;

            considerato, inoltre, che la notevole intensificazione del rapporto diretto tra i parlamenti nazionali e le istituzioni europee, prodotta dall'introduzione della procedura dettata dal Protocollo n. 2 sullo scrutinio di sussidiarietà, ha una portata che va ben al di là del mero controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà e incide fortemente nell'ambito del cosiddetto dialogo politico della «procedura Barroso», contribuendo in modo sostanziale al buon funzionamento dell'Unione e agendo come volano per un più generale coinvolgimento delle diverse istanze nazionali nel processo di formazione del diritto europeo e delle politiche dell'Unione;

            ricordato che la medesima considerazione è stata ribadita in occasione della 5 Conferenza sulla sussidiarietà, che si è svolta a Bilbao il 21 marzo 2011, ove il rappresentante della Commissione europea ha messo in evidenza come finora i parlamenti nazionali abbiano esercitato il nuovo potere concesso loro dal Trattato di Lisbona concentrandosi, essenzialmente, nella valutazione del merito delle proposte legislative europee;

            considerato che dai dati forniti dalla Commissione europea risulta che, nel corso del 2010, i parlamenti nazionali hanno inviato complessivamente 387 pareri alla Commissione (compresi quelli trasmessi ai sensi del Protocollo sulla sussidiarietà), a fronte dei 250 del 2009 e dei 200 del 2008;

            rilevato che, dei 387 pareri, 71 sono stati trasmessi dal Senato italiano, che si colloca al secondo posto tra le 40 Camere europee, seguito dal Senato ceco con 29 pareri e preceduto dall'Assemblea della Repubblica del Portogallo, che ha presentato 106 pareri, mentre 25 pareri sono stati trasmessi dalla Camera dei deputati, e che la Commissione europea ha evidenziato nella sua Relazione come «soprattutto il Senato italiano, ma anche la Camera dei deputati», abbiano aumentato significativamente, nel 2010, il numero dei pareri trasmessi;

            considerato che, ai sensi del Protocollo sulla sussidiarietà, nel 2010 la Commissione europea ha inviato ai parlamenti nazionali 82 progetti di atti legislativi, sui quali sono stati espressi 211 pareri, e che di questi pareri, 34 hanno espresso riserve circa il rispetto del principio di sussidiarietà, concentrandosi sui settori dell'agricoltura, degli affari interni, del mercato interno e dei servizi;

            considerato che la Commissione europea ha evidenziato nella sua Relazione che una Camera (probabilmente il Senato italiano) ha messo sistematicamente in discussione il fatto che i poteri delegati siano conferiti alla Commissione per un periodo di tempo indeterminato, in quanto ciò non sarebbe conforme all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), e ha ribadito che la presenza sistematica nelle proposte normative di una delega a tempo indeterminato nei suoi confronti si giustifica per dare preminenza agli obiettivi di efficacia e rapidità laddove un riesame troppo frequente sarebbe contrario alla stessa finalità della delega, come già affermato nell'intesa sugli atti delegati (Common Understanding) concordata tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo;

            ricordato che, anche grazie alla segnalazione del Senato italiano, della citata questione si occuperà la prossima COSAC di Varsavia (ottobre 2011),

            esprime soddisfazione per la piena partecipazione di tutte le Commissioni del Senato al dialogo con la Commissione europea, dimostrata dai 71 pareri resi dal Senato, dei quali 37 formulati dalle Commissioni di merito e 34 espressi dalla 14 Commissione in sede primaria o nell'esercizio del potere sostitutivo di cui all'articolo 144, comma 5, del Regolamento. Tale partecipazione si inquadra in un assetto procedurale in cui l'esame di sussidiarietà sui progetti di atti legislativi viene effettuato nell'ambito dell'esame generale sull'atto, consentendo quindi di esaminare contestualmente anche gli aspetti relativi al controllo della base giuridica, del principio di proporzionalità e i ben più pregnanti aspetti di merito;

            ritiene che la scelta di esaminare tendenzialmente tutte le proposte legislative europee sottoposte alla procedura di sussidiarietà, da parte delle Commissioni del Senato, consente di avere il quadro completo dell'attività normativa dell'Unione e di affinare la sensibilità politica circa le dinamiche europee, producendo delle innovative sinergie con gli organi dell'esecutivo e consentendo al Senato di esercitare il proprio potere di indirizzo nei confronti del Governo non solo sulle questioni nazionali, ma anche su quelle decise a livello europeo, come previsto dalla Costituzione e prefigurato dal Trattato di Lisbona;

            ribadisce l'importanza che, nel quadro del meccanismo di controllo della sussidiarietà, i parlamenti nazionali trasmettano alle istituzioni europee anche i pareri positivi, oltre a quelli contenenti rilievi negativi, non solo al fine di fornire alla Commissione europea argomenti di carattere giuridico e politico più articolati per la valutazione del fondamento dell'atto sotto il profilo della sussidiarietà, ma anche al fine fornire valutazioni nel merito delle proposte e delle politiche dell'Unione e di svolgere appieno il ruolo a cui i parlamenti nazionali sono chiamati, in termini di rafforzamento della dimensione democratica dell'Unione e di riduzione di quel deficit democratico che è stato individuato come principale responsabile delle crisi istituzionali che negli ultimi anni ha attraversato l'Unione europea;

            in relazione alla tendenza, rilevata dalla stessa Commissione europea, ad una maggiore dispersione e un minor coordinamento rispetto ai controlli sulla sussidiarietà che venivano effettuati nell'ambito della COSAC (tanto che per la maggior parte dei documenti sottoposti a controllo di sussidiarietà nel 2010 non sono stati espressi più di tre pareri ciascuno), ritiene auspicabile che venga avviata una prassi in cui le procedure di dialogo politico e quelle del controllo di sussidiarietà possano essere integrate da una indicazione selettiva da parte della COSAC - in linea con le «Guidelines For interparliamentary cooperation in the European Union» - limitata ad alcuni progetti legislativi che, per la loro particolare pregnanza e rilievo, si ritiene opportuno esaminare contestualmente e simultaneamente. Ciò si rivelerebbe utile, non tanto come potenziamento di un possibile e sedicente potere di blocco nel processo decisionale europeo, ma come stimolo ad un maggiore coinvolgimento, verticale e orizzontale, di tutti i parlamenti nazionali dei 27 Paesi membri nella fase di formazione del diritto europeo e delle politiche dell'Unione;

            in relazione alle modalità con cui le istituzioni europee, e in particolare la Commissione, selezionano i progetti legislativi per la loro trasmissione ai parlamenti nazionali ai sensi del Protocollo sulla sussidiarietà, ribadisce la propria perplessità sull'esclusione dallo scrutinio di sussidiarietà di quegli atti che, pur non essendo adottati secondo la procedura legislativa ordinaria o speciale, hanno un'evidente portata legislativa, e di quegli atti che, pur rientrando formalmente tra le competenze esclusive dell'Unione, sono difficilmente ascrivibili in ogni loro parte a tale competenza esclusiva, tra cui per esempio gli accordi internazionali conclusi dall'Unione europea e disciplinanti materie di competenza concorrente;

            condivide il richiamo della Commissione europea, rivolto ai parlamenti nazionali, a dedicare maggiore attenzione all'esame del suo programma annuale di lavoro, nonché ai documenti prelegislativi (tra cui i libri verdi), partecipando attivamente alle relative consultazioni, poiché ritiene che in tal modo i parlamenti nazionali possano contribuire in modo fattivo e positivo all'elaborazione della normativa e delle iniziative future dell'Unione europea;

            in relazione all'esame del programma annuale della Commissione europea, auspica inoltre che tutte le Commissioni del Senato siano in futuro chiamate a fornire il proprio contributo, per enucleare le iniziative legislative e non legislative dell'Unione che sono prioritarie per il Paese. Tale attività, se svolta immediatamente dopo la presentazione del programma, consentirebbe di avere il tempo necessario per un'utile interlocuzione con il Governo sulla definizione della posizione italiana sulle suddette iniziative prioritarie, anche in vista delle azioni che potrebbero essere intraprese a livello di Consiglio e di Parlamento europeo .

Allegato B

Dichiarazione di voto della senatrice Carlino sul Doc. XVIII, n. 106

Signor Presidente, colleghi, intervenendo su questa Risoluzione desidero, prima di tutto, esprimere il mio apprezzamento sia per i contenuti principali della Risoluzione sia e soprattutto per il lavoro svolto dalla Commissione politiche dell'Unione europea del Senato. Grazie al lavoro svolto, infatti, è stato possibile raggiungere risultati importanti sia sotto il profilo quantitativo che sotto quello, non certo meno importante, qualitativo.

La Risoluzione oggi in Aula assume una rilevanza particolare anche tenendo conto che essa riguarda il primo anno solare completo successivo all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della relativa procedura di controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà.

Come noto il numero complessivo dei pareri espressi dai Parlamenti nazionali sulle proposte legislative europee è aumentato addirittura del 55 per cento rispetto al 2009.

Per parlare un po' di numeri, risulta dalla Commissione europea che, nel corso del 2010, i parlamenti nazionali hanno inviato complessivamente 387 pareri alla Commissione di cui ben 71 sono stati trasmessi dal Senato italiano (dei quali 37 formulati dalle Commissioni di merito e 34 espressi dalla 14a Commissione in sede primaria o nell'esercizio del potere sostitutivo di cui all'articolo 144, comma 5, del Regolamento).

Mi fa piacere sottolineare come l'importanza del lavoro del Senato italiano sia stata riconosciuta anche dalla Commissione europea: con i nostri 71 pareri ci siamo infatti collocati al secondo posto della classifica tra le 40 Camere europee.

E' ovvio che, coinvolgendo le diverse istanze nazionali nel processo di formazione del diritto europeo, si contribuisce in modo sostanziale al buon funzionamento dell'Unione. E, di fronte a questo momento di grave crisi, credo che ogni forma di democrazia partecipativa costituisca un passo importante per il bene del nostro Paese e dell'Europa!

Comunque per ritornare alla nostra Risoluzione, votata, tra l'altro, all'unanimità in Commissione, ritengo che la scelta di esaminare tendenzialmente tutte le proposte legislative europee sottoposte alla procedura di sussidiarietà, sia una scelta valida, che permette sicuramente di avere un quadro completo e preciso dell'attività normativa dell'Unione e che consente, altresì, al Senato di esercitare in modo soddisfacente il proprio potere di indirizzo nei confronti del Governo.

Condivido infine l'importanza, sempre nel quadro del meccanismo di controllo della sussidiarietà, della trasmissione alle istituzioni europee da parte dei Parlamenti nazionali non solo dei pareri positivi, ma anche di quelli negativi, sicuramente altrettanto utili al fine del rafforzamento della dimensione democratica dell'Unione, nonché il richiamo della Commissione europea, rivolto ai Parlamenti nazionali, a dedicare maggiore attenzione all'esame del suo programma annuale di lavoro, nonché ai documenti prelegislativi.

In conclusione non posso che esprimere il mio favore e quello del Gruppo dell'Italia dei Valori nei confronti della risoluzione oggi all'esame dell'aula.

Integrazione alla relazione orale della senatrice Boldi sul disegno di legge n. 2322-B

Limitando l'esame del disegno di legge alle soli parti modificate dalla Camera, occorre anzitutto rilevare la soppressione di alcuni articoli che erano stati approvati dal Senato.

Anzitutto, come già detto, sono stati soppressi gli articoli 1 e 2, con i relativi allegati contenenti l'elenco delle direttive da recepire. Per ovviare a tale grave inconveniente - gli articoli 1 e 2 rappresentano le disposizioni "architrave" del disegno di legge comunitaria - si è provveduto ad inserire singolarmente le deleghe, all'interno dei diversi articoli, per ciascuna delle direttive da attuare. Inoltre, per quanto riguarda le disposizioni procedurali e i criteri generali di delega, l'ultimo articolo del disegno di legge dispone l'applicazione, per quanto compatibili, degli articoli 1 e 2 della legge comunitaria 2009 (legge 4 giugno 2010, n. 96).

Per quanto riguarda le direttive che erano contenute negli allegati e che non sono state riprese nell'articolato, si tratta delle seguenti 4 direttive: 2009/106/CE, recante modifica della direttiva 2001/112/CE del Consiglio concernente i succhi di frutta e altri prodotti analoghi destinati all'alimentazione umana; 2009/156/CE, relativa alle condizioni di polizia sanitaria che disciplinano i movimenti di equidi e le importazioni di equidi in provenienza dai paesi terzi; 2010/3I/UE, sulla prestazione energetica nell'edilizia; 2008/112/CE, che modifica le direttive 76/768/CEE, 88/378/CEE, 1999/13/CE, 2000/53/CE, 2002/96/CE e 2004/42/CE allo scopo di adeguarle al regolamento (CE) n. 1272/2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele.

Per quanto riguarda gli articoli, è stato soppresso l'ex articolo 6 che prevedeva l'abolizione di alcuni oneri finanziari a carico dei soggetti produttori o distributori di dispositivi medici, al fine risolvere la procedura di infrazione comunitaria n. 2007/4516, in cui la Commissione europea sostiene che la previsione dì tali oneri violi le norme comunitarie sulla libera circolazione dei dispositivi medici.

È stato soppresso poi l'ex articolo 9 che riconosceva al territorio di Roma Capitale la qualifica di livello NUTS 2, nell'ambito della nomenclatura europea delle unità territoriali per la statistica, al fine di rientrare nelle regioni dell'Obiettivo 1 (Convergenza).

È stato soppresso anche l'ex articolo 10, che delegava il Governo al riordino della professione di guida turistica, al fine di assicurare libera prestazione dei servizi delle guide turistiche italiane sul territorio nazionale, al pari delle guide di altri Stati membri che esercitare la professione sul territorio italiano.

È stato poi cancellato l'ex articolo 12, che introduceva nell'ordinamento nazionale la disciplina della fiducia (il trust degli ordinamenti di common law) nonché l'ex articolo 15 che dava attuazione alla direttiva 2010/23/UE, concernente l'applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell'inversione contabile nel versamento dell'IVA per la prestazione di determinati servizi a rischio di frodi.

Infine, è stato abrogato l'ex articolo 17, concernente la gestione della qualità delle acque di balneazione, che rispondeva a un rilievo mosso dalla Commissione europea. L'articolo prevedeva infatti - ai sensi dell'articolo 10 della direttiva 2006/7/CE - che in caso di impatto transfrontaliere sulla qualità delle acque di balneazione, lo Stato italiano collabora con gli altri Stati dell'Unione europea interessati, anche tramite scambio di informazioni e un'azione comune per limitare tale impatto.

Per quanto riguarda le parti aggiunte nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento, occorre avvertire che alcune disposizioni apparentemente nuove, in realtà non hanno portata innovativa sostanziale, in quanto riprendono - in altra forma - disposizioni e direttive che erano già previste dal testo licenziato dal Senato.

Pertanto, la disamina delle disposizioni del tutto nuove registra, in ordine di lettura, anzitutto il nuovo articolo 4, che esclude dalla soppressione delle diarie per missioni all'estero le "missioni indispensabili ad assicurare la partecipazione a riunioni nell'ambito dei processi decisionali dell'Unione europea e degli organismi internazionali di cui l'Italia è parte, nonché alle missioni nei Paesi beneficiari degli aiuti erogati da parte dei medesimi organismi e dell'Unione europea". Come esplicita il comma 2, ciò non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

All'articolo 6, nell'ambito dei criteri di delega per l'attuazione della direttiva 2009/65/CE in materia di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM), la Camera dei deputati ha introdotto la lettera l) che indica al Governo di prevedere efficaci misure di deflazione del contenzioso e di tutela dei creditori.

L'articolo 7 reca la delega, e i relativi criteri specifici di delega, per l'attuazione della direttiva 2010/73/UE, che modifica la "direttiva prospetti" 2003/7 I/CE, sul prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari.

L'articolo 8 introduce disposizioni in materia di IVA, in attuazione della direttive 2009/69/CE, che modifica la direttiva IVA, in relazione all'evasione fiscale connessa all'importazione, e della direttiva 2009/162/UE, che reca adeguamenti tecnici alla direttiva IVA, in relazione al luogo di tassazione delle prestazioni di servizi.

All'articolo 9, relativo all'attuazione delle direttive in materia di comunicazioni elettroniche, è stato aggiunto un criterio di delega che prevede la ridefinizione del ruolo dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con specifico riferimento alla disciplina dell'incompatibilità, per allinearla alle previsioni delle altre Autorità europee di regolamentazione, prevedendo inoltre, al comma 5, nelle more di tale ridefinizione, la sospensione dei giudizi civili pendenti che abbiano per oggetto la violazione delle disposizioni in materia di incompatibilità.

Il comma 3 opera una modifica al testo unico della radiotelevisione che consente agli operatori di rete locale che d'intesa tra loro raggiungano una copertura non inferiore all'80 per cento della popolazione nazionale, di diffondere un solo programma di fornitori di servizi di media audiovisivi autorizzati in ambito nazionale.

L'articolo 11 aggiunge alle disposizioni necessarie a sanare la procedura di infrazione sulle concessioni demaniali marittime, una delega alla regolamentazione della materia.

Il comma 3 dell'articolo 14 rinvia a un decreto del Ministro dell'interno, da adottare di concerto con i Ministri dell'ambiente e dello sviluppo economico, la disciplina organica dei requisiti di installazione degli impianti di distribuzione di benzina, anche in conformità alla direttiva 94/9/CE sui sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva.

L'articolo 15 introduce la delega legislativa, e relativi criteri, per l'attuazione della direttiva 2010/78/UE concernente i poteri dell'Autorità bancaria europea, dell'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali e dell'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati.

L'articolo 16 reca norme dirette ad ottemperare alla procedura d'infrazione n. 2009/4117 in materia di deducibilità delle spese relative ai contratti di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede. In particolare, la detrazione spetta per i canoni derivanti da contratti di locazione stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui l'immobile è situato, dagli studenti iscritti a un corso di laurea presso un'università ubicata nel territorio di uno Stato membro dell'Unione europea o in uno degli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo.

L'articolo 17 provvede ad ottemperare ad una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, emessa il 25 novembre 2010, ma la cui procedura di infrazione era stata avviata nel 2004. La disposizione abroga l'articolo 6 e il comma 8 dell'articolo 7 del decreto legislativo 12 giugno 2003, n. 178 recante attuazione della direttiva 2000/36/CE relativa ai prodotti di cacao e di cioccolato destinati all'alimentazione umana, che prevede la facoltà di apporre sull'etichetta delle confezioni di cioccolato la dicitura "cioccolato puro" per quei prodotti che non contengono grassi vegetali diversi dal burro di cacao.

La Corte, in effetti, ritiene che tale dicitura violi la direttiva 2000/36/CE in quanto si configura come una nuova denominazione di vendita, non prevista dalla direttiva, e inoltre in quanto tale denominazione non è idonea a informare il consumatore circa l'assenza di grassi vegetali. Secondo la direttiva 2000/36/CE, infatti, l'etichettatura può indicare che non sono stati aggiunti grassi vegetali diversi dal burro di cacao, purché l'informazione sia "corretta, imparziale, obiettiva e tale da non indurre in errore il consumatore". Lo stesso afferma anche la direttiva 2000/13/CE, relativa all'etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, in base alla quale l'eventuale indicazione dell'assenza di grassi vegetali diversi dal burro di cacao dovrà collocarsi nell'ambito degli ingredienti del prodotto.

Gli articoli da 18 a 21 concernono l'attuazione di direttive che erano già negli allegati al disegno di legge approvato dal Senato in prima lettura e che, per via della soppressione dell'articolo 1, sono oggetto di appositi articoli.

L'articolo 22 dispone ai fini dell'attuazione della direttiva 2010/76/CE (aggiunta nel corso dell'esame alla Camera), concernente i requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e le ricartolarizzazioni e il riesame delle politiche remunerative da parte delle autorità di vigilanza. Alla base di questa direttiva vi è la convinzione che l'assunzione di rischi eccessiva e imprudente nel settore bancario abbia portato al fallimento di singoli istituti finanziari e causato problemi sistemici negli Stati membri e nel mondo, e che a ciò abbia contribuito il sistema di remunerazione dei dirigenti e,responsabili di tali istituti che incentiva all'assunzione di rischi oltre il livello generale tollerato dagli enti creditizi e dalle imprese di investimento.

Il comma 1 del predetto articolo 22 delega il Governo all'attuazione della direttiva 2010/76/CE, mentre i commi 2, 3 e 4 recano alcune disposizioni di diretta attuazione della medesima direttiva.

L'articolo 23 dispone modifiche meramente tecniche alla normativa di attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso.

Infine, l'articolo 24, come già detto, rinvia agli articoli 1 e 2 della Legge comunitaria 2009 per la disciplina procedurale e per i criteri generali di delega da applicare, per quanto compatibili, alle deleghe contenute nel provvedimento in esame.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Balboni, Belisario, Caliendo, Chiti, Ciampi, Colombo, Davico, De Angelis, Dell'Utri, Digilio, Filippi Alberto, Longo, Marcenaro, Matteoli, Messina, Oliva, Pera e Vicari.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Contini, per attività dell'Unione interparlamentare; Baldassarri, per attività della 6a Commissione permanente; Nessa e Santini, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Misto ha comunicato le seguenti variazioni nella composizione delle Commissioni permanenti:

10a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Nicola Rossi ed entra a farne parte il senatore Mario Monti, sostituito, in quanto Presidente del Consiglio dei Ministri, dal senatore Nicola Rossi.

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati, in data 29 novembre 2011, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi l'onorevole Paolo Bonaiuti, in sostituzione dell'onorevole Jole Santelli, dimissionaria.

Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione

Con lettere in data 21 novembre 2011, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il Collegio per i procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, costituito presso il suddetto tribunale, ha disposto:

con decreto in data 25 ottobre 2011, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità nei confronti di Altero Matteoli, nella sua qualità di Ministro delle infrastrutture e dei trasporti pro tempore;

con decreto in data 3 novembre 2011, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità nei confronti di Alfonso Pecoraro Scanio, nella sua qualità di Ministro dell'ambiente pro tempore.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Li Gotti Luigi, Belisario Felice, Bugnano Patrizia, Caforio Giuseppe, Carlino Giuliana, De Toni Gianpiero, Giambrone Fabio, Lannutti Elio, Mascitelli Alfonso, Pardi Francesco, Pedica Stefano, Di Nardo Aniello

Nuove disposizioni per lo snellimento del processo penale (3031)

(presentato in data 29/11/2011);

senatrice Poli Bortone Adriana

Disposizioni in materia di regolazione del mercato edilizio e istituzione del fascicolo di fabbricato (3032)

(presentato in data 29/11/2011);

senatori Azzollini Antonio, Mazzaracchio Salvatore, Tancredi Paolo, Lenna Vanni, Pichetto Fratin Gilberto

Misure a favore dell'estensione del regime libero professionale degli operatori delle professioni sanitarie (3033)

(presentato in data 29/11/2011);

senatori Della Seta Roberto, Ferrante Francesco

Norme per la legalizzazione dei derivati della cannabis indica (3034)

(presentato in data 30/11/2011);

senatore Tomassini Antonio

Riforma delle norme sulla elezione della Camera dei deputati (3035)

(presentato in data 30/11/2011);

senatori Marino Ignazio, Saccomanno Michele, Bosone Daniele, Antezza Maria, Astore Giuseppe, Bianconi Laura, Biondelli Franca, Calabro' Raffaele, Chiurazzi Carlo, Cosentino Lionello, D'Ambrosio Lettieri Luigi, De Lillo Stefano, Galioto Vincenzo, Gramazio Domenico, Mascitelli Alfonso, Massidda Piergiorgio, Mazzaracchio Salvatore, Poli Bortone Adriana, Poretti Donatella, Rizzi Fabio, Soliani Albertina

Disposizioni per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e per la razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse del Servizio sanitario nazionale e dell'Amministrazione penitenziaria (3036)

(presentato in data 30/11/2011).

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Della Monica Silvia

Modifiche alle disposizioni concernenti il Dipartimento della protezione civile, in particolare in materia di grandi eventi, e ripristino del controllo preventivo di legittimità sulle ordinanze di protezione civile da parte della Corte dei conti (2762)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali)

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Della Monica Silvia

Disposizioni in materia di autorità nazionale anticorruzione (2763)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Della Monica Silvia ed altri

Disposizioni in materia di incandidabilità, sospensione e decadenza dalle cariche elettive (2908)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Stradiotto Marco

Disposizioni per l'eliminazione dei doppi stipendi (2930)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Valditara Giuseppe

Istituzione dell'area contrattuale autonoma del personale docente della scuola (2955)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. De Sena Luigi

Estensione delle disposizioni previste dalla legge 3 agosto 2004, n. 206, alle vittime della criminalità organizzata (2972)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Rizzotti Maria

Modifica dell'articolo 59 della Costituzione in materia di senatori a vita (2973)

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Fleres Salvo

Norme concernenti il ruolo delle guardie non armate addette alla sicurezza personale (2978)

previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Benedetti Valentini Domenico

Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, con divieto di candidatura plurima e introduzione della preferenza unica (3001)

(assegnato in data 30/11/2011);

1ª Commissione permanente Affari Costituzionali

sen. Casson Felice

Ricostituzione del catalogo nazionale delle armi comuni da sparo. Abrogazione del comma 7 dell'articolo 14 della legge 12 novembre 2011, n. 183 (3010)

previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 30/11/2011);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Centaro Roberto

Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento (307-B)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo)

S.307 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.1056); C.2364 approvato con modificazioni da 2° Giustizia (assorbe C.728, C.1944, C.2564)

(assegnato in data 30/11/2011);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Chiaromonte Franca

Disposizioni per la tutela degli animali (1392)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 12° (Igiene e sanita')

(assegnato in data 30/11/2011);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Della Monica Silvia

Modifiche all'articolo 267 del codice di procedura penale in materia di intercettazioni in relazione ai delitti contro la pubblica amministrazione (2764)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 30/11/2011);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Della Monica Silvia

Misure di contrasto alla corruzione: modifiche al codice penale e al codice di procedura penale in materia di delitti contro la pubblica amministrazione (2765)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 30/11/2011);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Divina Sergio

Disposizioni in materia di procedura partecipativa di negoziazione assistita da un avvocato (2774)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 30/11/2011);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Tomassini Antonio ed altri

Modifica degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, in materia di responsabilità e di obblighi dei prestatori di servizi della società dell'informazione e per il contrasto delle violazioni dei diritti di proprietà industriale operate mediante la rete Internet (2951)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 30/11/2011);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Poretti Donatella, sen. Perduca Marco

Modifiche all'articolo 18 della legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di incontri tra i detenuti e gli internati conduttori di cani con il loro animale (2992)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 30/11/2011);

2ª Commissione permanente Giustizia

sen. Poretti Donatella, sen. Perduca Marco

Modifiche al regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, in materia di praticanti procuratori (2994)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 30/11/2011);

3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione

Ratifica ed esecuzione dello Statuto dell'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), fatto a Bonn il 26 gennaio 2009 (3005)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali)

C.4624 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 30/11/2011);

5ª Commissione permanente Bilancio

sen. Stradiotto Marco

Misure di premialità per i comuni virtuosi (2927)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 6° (Finanze e tesoro), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

sen. Stradiotto Marco

Istituzione del canone municipale dei servizi comuni e soppressione dell'addizionale comunale all'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) (2929)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 30/11/2011);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

sen. Barbolini Giuliano ed altri

Istituzione di un'imposta sulle transazioni finanziarie e delega al Governo per la disciplina della medesima (2964)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 30/11/2011);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

sen. Lannutti Elio ed altri

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'operato delle agenzie di valutazione del merito di credito (agenzie di rating) (2995)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 30/11/2011);

6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

sen. Peterlini Oskar

Disposizioni in favore della famiglia (2996)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 30/11/2011);

7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali

Modifica della disciplina transitoria del conseguimento delle qualifiche professionali di restauratore di beni culturali e di collaboratore restauratore di beni culturali (2997)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011);

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

sen. Della Monica Silvia

Modifiche al codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 in materia di banca dati dei contratti pubblici, risoluzione del contratto di appalto a seguito di accertamento di gravi responsabilità penali e arbitrato per contratti pubblici (2766)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 30/11/2011);

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

sen. Garavaglia Massimo

Modifiche al codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, in materia di Curriculum reputazionale degli operatori economici (2902)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea)

(assegnato in data 30/11/2011);

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

sen. Poli Bortone Adriana

Misure a favore dell'emittenza televisiva locale (2954)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 30/11/2011);

8ª Commissione permanente Lavori pubblici, comunicazioni

sen. Zanda Luigi ed altri

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema radiotelevisivo nazionale (3002)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo)

(assegnato in data 30/11/2011);

9ª Commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare

sen. Mongiello Colomba

Misure per favorire l'innovazione e la competitività delle imprese del settore agromeccanico (2740)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale)

(assegnato in data 30/11/2011);

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

sen. Contini Barbara

Delega al Governo in materia di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano (2957)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011);

10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo

sen. Fleres Salvo

Istituzione di aree e servizi destinati all'accoglienza dei camper (2977)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 30/11/2011);

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

sen. Ghedini Rita ed altri

Abrogazione dell'articolo 9 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di collocamento obbligatorio e regime delle compensazioni (2948)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)

(assegnato in data 30/11/2011);

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

sen. Passoni Achille ed altri

Abrogazione dell'articolo 8 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in materia di sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità (2950)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)

(assegnato in data 30/11/2011);

11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale

sen. Treu Tiziano ed altri

Misure a sostegno della ricollocazione dei lavoratori licenziati (3007)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011);

Commissioni 1° e 2° riunite

sen. Della Monica Silvia

Misure di trasparenza nell'assunzione di incarichi nella pubblica amministrazione e nelle società a partecipazione pubblica e divieto di assunzione di incarichi per i consiglieri di Stato e i magistrati (2767)

previ pareri delle Commissioni 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)

(assegnato in data 30/11/2011);

Commissioni 1° e 5° riunite

sen. Ceccanti Stefano

Modifiche agli articoli 53, 81, 119 e 123 e introduzione del titolo I-bis della parte seconda della Costituzione, in materia di equità tra le generazioni e di stabilità di bilancio (2890)

previ pareri delle Commissioni 6° (Finanze e tesoro), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011);

Commissioni 1° e 5° riunite

sen. Perduca Marco, sen. Poretti Donatella

Modifica dell'articolo 81 e introduzione degli articoli 81-bis e 81-ter della Costituzione, concernenti il principio del pareggio nei bilanci dello Stato e degli enti pubblici, la copertura finanziaria delle leggi e il controllo dell'equilibrio dei conti pubblici (2965)

(assegnato in data 30/11/2011);

Commissioni 5° e 6° riunite

sen. Stradiotto Marco

Misure per incentivare la partecipazione dei comuni alla lotta all'evasione (2928)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali)

(assegnato in data 30/11/2011);

Commissioni 6° e 12° riunite

sen. Thaler Ausserhofer Helga

Disposizioni per la cura della ludopatia (2990)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011);

Commissioni 10° e 13° riunite

sen. Bugnano Patrizia ed altri

Disposizioni per l'approvazione del Piano energetico nazionale, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dell'efficienza e del risparmio energetico, nonchè interventi per lo sviluppo sostenibile (2872)

previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 30/11/2011).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 25 novembre 2011, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Equitalia S.p.A. per gli esercizi dal 2008 al 2010. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 356).

Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 17 al 30 novembre 2011)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 146

BAIO ed altri: sul licenziamento di alcune lavoratrici da parte dell'azienda Ma-Vib di Inzago (Milano) (4-05555) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

BELISARIO: sui disservizi del trasporto ferroviario in Basilicata (4-05427) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

BELISARIO ed altri: su mancate informazioni relative alla situazione contributiva dei lavoratori da parte dell'INPS (4-03850) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

BORNACIN: sull'aumento del costo dei diritti di ammissione ad alcuni treni per il personale ferroviario in pensione (4-05094) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

CASSON ed altri: sulla tutela dei lavoratori esposti all'amianto (4-04872) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

CECCANTI ed altri: sui voti espressi dagli elettori italiani residenti all'estero nell'ambito del referendum sul nucleare del 12 e 13 giugno 2011 (4-05330) (risp. DAVICO, sottosegretario di Stato per l'interno)

COSTA: sulla proroga delle agevolazioni previdenziali alle imprese agricole nelle zone montane e svantaggiate (4-03416) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

COSTA ed altri: sul versamento di contributi alla gestione separata INPS (4-05737) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

CUTRUFO: sulla definizione dei confini tra i comuni di Castelforte e di Santi Cosma e Damiano in provincia di Latina (4-03137) (risp. FITTO, ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale)

DI NARDO: su alcune procedure di assunzione della società a partecipazione pubblica Multiservizi SpA in provincia di Napoli (4-05726) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

DI NARDO, BELISARIO: su un episodio di disservizio ferroviario avvenuto sulla linea Roma Termini-Napoli centrale (4-05336) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

DIVINA: sugli effetti collaterali provocati dagli energy drink (4-04596) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per la salute)

GIAMBRONE: sul comportamento tenuto da un docente di un istituto tecnico di Catania (4-05332) (risp. GELMINI, ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca)

GRAMAZIO: sull'aumento del costo dei diritti di ammissione ad alcuni treni per il personale ferroviario in pensione (4-05076) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

LANNUTTI: sulla pubblicità della circolare del Ministero della salute relativa ai nuovi mezzi di promozione dei prodotti sanitari (4-03794) (risp. MARTINI, sottosegretario di Stato per la salute)

sulla gestione dell'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per gli impiegati dell'agricoltura (ENPAIA) (4-04163) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

MALAN: sul regime pensionistico dei lavoratori collocati in mobilità (4-04600) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

MAURO ed altri: sul licenziamento di alcune lavoratrici da parte dell'azienda Ma-Vib di Inzago (Milano) (4-05595) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

POLI BORTONE: sui disservizi del trasporto ferroviario notturno riguardante il Sud Italia (4-05201) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

RANUCCI: sui disservizi del trasporto ferroviario sulla linea Latina-Roma (4-04938) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

SARO: sulla ricongiunzione dei contributi maturati presso enti previdenziali diversi (4-05313) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

SBARBATI: su un incidente avvenuto in una raffineria in Sardegna (4-06049) (risp. BELLOTTI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali)

TOMASELLI: sulla chiusura dei varchi di accesso alle aree di servizio lungo le strade statali adriatiche nel tratto tra Bari e Brindisi (4-06056) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e dei trasporti)

Interrogazioni

BLAZINA, PEGORER, PERTOLDI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la minoranza linguistica slovena nel Friuli-Venezia Giulia è finanziata dallo Stato italiano principalmente attraverso la legge 23 febbraio 2001, n. 38;

una parte di tali finanziamenti è determinata dalla predetta legge; una seconda parte di tali finanziamenti (art. 16, comma 2) è determinata annualmente dalla legge di stabilità;

nell'ambito dell'approvazione dei documenti di bilancio per il 2011 è stato approvato alla Camera un emendamento del Governo orientato ad integrare i contributi alla minoranza slovena per un importo di 2.500.000 per ognuno dei tre anni (2011, 2012, 2013);

tale finanziamento è stato apposto nell'ambito della legge di bilancio, nel corrispondente capitolo di spesa, anziché nell'ambito della tabella apposita della legge di stabilità dedicata alla rimodulazione annuale delle leggi di spesa vigenti;

considerato che:

tale appostazione di spesa non ha consentito alla Regione Friuli-Venezia Giulia di destinare il contributo di 2.500.000 euro al finanziamento delle attività previste dall'art. 16 della legge n. 38 del 2001;

tale situazione sta creando grave disagio alle associazioni ed organizzazioni della minoranza slovena, pregiudicando in alcuni casi la stessa esistenza di alcune di esse;

dall'interlocuzione avvenuta tra la Regione Friuli-Venezia Giulia e il Ministero dell'economia e delle finanze sarebbe emersa la disponibilità a risolvere questo problema attraverso un nuovo intervento legislativo;

in questo senso si erano espressi nei mesi scorsi diversi rappresentanti del Governo allora in carica, anche nei colloqui con la minoranza stessa ed i vari rappresentanti istituzionali della Repubblica di Slovenia, senza tuttavia alcun seguito nemmeno nell'ambito dei documenti finanziari per il triennio 2012, 2013 e 2014,

si chiede di sapere:

se i fondi stanziati per l'anno 2011 per il finanziamento delle attività della minoranza slovena di cui all'art. 16 della legge n. 38 del 2001 siano stati effettivamente devoluti alla Regione Friuli-Venezia Giulia;

in caso contrario, se il Governo non ritenga di doversi attivare per trovare in tempi rapidi una soluzione al problema tecnico segnalato e consentire l'erogazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia delle risorse dovute sia per l'anno 2011, sia per gli anni 2012 e 2013, per i quali è destinata a porsi la medesima difficoltà nell'accesso ai finanziamenti.

(3-02522)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

BAIO - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il piano investimenti della SEA, società che gestisce lo scalo aeroportuale di Malpensa e Linate, prevede la realizzazione di una terza pista, di una serie di capannoni per la logistica, il commerciale e il direzionale per una superficie di 200.000 metri quadri, nonché di alberghi e di altre strutture in previsione di una espansione del traffico aereo, riferita ai dati di esercizio aereoportuale dell'anno 2007, pari a 23.685.000 passeggeri;

per i fini di cui sopra, è prevista l'acquisizione di aree per complessivi 437 ettari;

la realizzazione della terza pista comporterà la cancellazione fisica di alcune aree urbanizzate e di notevole pregio storico-naturalistico-ambientale. Trattasi, nello specifico, della frazione Tornavento di Lonate Pozzolo (composta da 500 persone); di 330 ettari di brughiera lombarda (la più grande di tutto il sud Europa) in pieno parco della Valle del Ticino che, insieme al vicino parco piemontese, è stato dichiarato nel 2002 dall'Unesco "riserva della biosfera e patrimonio dell'Umanità (MAB Man and Biosphere)"; di Via Gaggio, una pista ciclopedonale che costituisce un museo all'aperto grazie alla presenza, lungo i 3 chilometri di lunghezza, di manufatti risalenti al 1800 della storia contadina di Lonate Pozzolo, e di manufatti relativi alla seconda guerra mondiale;

considerato che:

la realizzazione della terza pista comporterebbe l'interruzione della rete ecologica sopra indicata, compromettendo l'esistenza stessa del Parco del Ticino;

l'impossibilità di poter ripristinare, nel futuro, il suddetto corridoio ecologico potrà avere conseguenze di danno irreversibile, anche per le specie forestali;

l'area oggetto dell'espansione del sedime aeroportuale è individuata dal progetto Malpensa 2000 come zona di mitigazione, oggetto di interventi di riforestazione, in concreto mai eseguiti;

la SEA è stata parte del contenzioso nella vertenza cosiddetta Quintavalle avanti il Tribunale di Milano, il quale, con sentenza n. 11169/08, ha acclarato il devasto ecologico del sito di interesse comunitario (SIC) Brughiera del Dosso, dato successivamente confermato dal Corpo forestale con propria relazione datata agosto 2010, in cui si parla esplicitamente di disastro ambientale nella zona di Malpensa;

la presenza e l'operatività dell'aeroporto hanno già provocato seri pregiudizi alla popolazione delle aree circostanti, sia per ragioni legate alle emissioni acustiche, che hanno portato alla delocalizzazione di alcuni quartieri di Lonate Pozzolo, Ferno e Somma Lombardo, sia per altri profili connessi alla salubrità dell'ambiente;

la proposta di ampliamento del sedime aeroportuale contenuta nel nuovo master plan, a notizia dell'interrogante, risulterebbe in contrasto con le previsioni di cui alla legge regionale della Lombardia n. 24 del 2006, recante "Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell'ambiente", e con le previsioni di cui alla successiva delibera della Giunta regionale n. 5290 del 2 agosto 2007, recante "Suddivisione del territorio regionale in zone e agglomerati per l'attuazione delle misure finalizzate al conseguimento degli obiettivi di qualità dell'aria ambiente e ottimizzazione della rete di monitoraggio dell'inquinamento atmosferico";

le disposizioni appena richiamate qualificano i territori comunali di Nosate, Turbigo, Robecchetto con Induno, Castano Primo e Vanzaghello, come zone A2 (zone di risanamento), che, ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale n. 24 del 2006, dovrebbero essere oggetto di riduzione delle emissioni in atmosfera nonché di interventi di miglioramento della qualità dell'aria;

le indagini emerse sulla qualità dell'aria (da quelle connesse alla sentenza del Tribunale civile di Milano n. 11169/2008, allo studio del Comune di Casorate Sempione, allo studio del Parco Lombardo del Ticino) presentano dati preoccupanti e al limite della tollerabilità per la salute dei cittadini, con particolare riguardo agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) rilasciati dagli aerei principalmente nelle fasi di decollo;

l'aumento del traffico aereo, in previsione della realizzazione della terza pista, provocherà maggiori emissioni di ossido di azoto, di monossido di carbonio e di polveri sottili, sostanze altamente inquinanti e nocive per la salute umana;

il previsto ampliamento aeroportuale provocherà, inoltre, un aumento in maniera esponenziale sia dell'inquinamento acustico, sia di quello da gas di scarico degli aerei, oltre che un incremento delle patologie cardiovascolari e ipertensive derivanti dal rumore aeroportuale notturno, come dimostrato dallo studio Hyena, commissionato dalla Commissione europea su 10 aeroporti europei, tra cui Malpensa;

l'attuazione della terza pista comporterà, altresì, un aumento del numero delle persone direttamente interessate dall'inquinamento acustico e dall'inquinamento da gas di scarico degli aerei, modificando il piano urbanistico precedentemente previsto e in aperto contrasto con l'obiettivo di attenuazione delle emissioni acustiche contenuto nel master plan;

il master plan predisposto dalla SEA nel novembre 2009 non prevede interventi di mitigazione per il rumore prodotto dagli aereomobili, né interventi connessi alla tutela della salute pubblica, né misure in ordine allo scarico dei reflui;

riguardo agli scarichi idrici, SEA intende far confluire i propri reflui nel depuratore consortile S. Antonino, nonostante il sequestro del predetto depuratore da parte del Tribunale di Busto Arsizio a causa del superamento dei limiti tabellari previsti dalla normativa vigente e nonostante i rilievi dell'agenzia regionale di protezione ambientale della Lombardia abbiano evidenziato il superamento dei predetti limiti anche in epoca successiva alle opere di adeguamento ordinate dal Tribunale;

considerato altresì che:

la previsione di strumenti non reversibili in un territorio altamente urbanizzato impone una pianificazione preliminare che tenga conto dell'impatto sul territorio dell'intervento e delle infrastrutture connesse, attualmente escluse dallo studio, e della sostenibilità complessiva dell'intervento, sia in termini economico-sociali che ambientali;

nel senso di cui sopra si segnala che, a notizia dell'interrogante, in ordine ad alcune infrastrutture ferroviarie in fase di realizzazione nei territori di Turbigo, Robecchetto con Induno e Castano Primo, non sono state eseguite valutazioni di impatto in coerenza con il master plan, né risulta che sia stata eseguita una valutazione da parte della Protezione civile, atteso che, in funzione della realizzazione della terza pista di Malpensa, si prevede il passaggio di treni merce all'interno del centro abitato di alcuni Comuni, quali Turbigo e Castano Primo;

per la costruzione della terza pista di Malpensa, la SEA si pone l'obiettivo di sottoporre il master plan esclusivamente a valutazione di impatto ambientale (VIA), senza attendere i risultati della valutazione ambientale strategica (VAS) sul piano d'area Malpensa della Regione Lombardia, che è il solo strumento che permette di valutare la convivenza tra sviluppo e ambiente su vasta area;

il nuovo master plan modifica e sostituisce il precedente piano regolatore aeroportuale del 1985: si configura, quindi, come un nuovo atto di pianificazione che, in quanto tale, deve essere assoggettato alla procedura di valutazione di impatto strategico ai sensi e per gli effetti delle previsioni di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006;

la natura pianificatoria del suddetto documento sarebbe confermata dai riferimenti programmatici rinvenibili nello studio di impatto ambientale, che prevedono uno sviluppo temporale dell'opera in un arco di venti anni, e nel fatto che la SEA intende procedere non solo alla realizzazione di un terzo scalo aeroportuale, ma anche alla costruzione di un polo logistico, denominato Cargo city, di due alberghi, nonché alla completa modifica della viabilità comunale e provinciale di accesso a tali aree;

lo studio delle alternative predisposto dalla SEA nel master plan datato novembre 2009 si incentra, esclusivamente, sull'inquinamento acustico, vale a dire solo su uno dei principali impatti connessi a tale opera, e sono tralasciati altri fattori inquinanti quali consumi energetici, consumi idrici, consumi di materie prime e prodotti ausiliari, scarichi idrici, rifiuti, odori, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, rilasci nel suolo, vibrazioni, amianto, sostanze lesive dello strato di ozono, intrusione visiva, aumento del traffico veicolare, rendendo, di fatto, impossibile un monitoraggio e un confronto degli impatti connessi alla soluzione da realizzare;

in particolare, la cosiddetta alternativa zero, cioè quella che esclude la realizzazione della terza pista, non è stata considerata in via autonoma, bensì in comparazione con il piano di ampliamento, sebbene proprio tale tipo di alternativa consentirebbe di sfruttare in maniera più efficiente le infrastrutture esistenti, alla luce dell'attuale capacità di passeggeri pari a complessivi 38.000.000 passeggeri (di cui, rispettivamente, 30.000.000 sopportabili dal terminal 1, e i restanti 8.000.000 dal terminal 2), nonché alla luce del fatto che il numero attuale di passeggeri è di 18.000.000 l'anno;

la cosiddetta valutazione di incidenza, necessaria ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo n. 152 del 2006 per verificare gli impatti del progetto sull'ambiente, è stata predisposta dalla società SEA prima della sentenza del Tribunale civile di Milano sopra richiamata e, pertanto, dovrebbe essere rinnovata;

considerato infine che:

la realizzazione della terza pista, prevista in funzione dell'aumento del traffico aereo, risulterebbe non più rispondente allo stato attuale, atteso che, come riportato anche da SEA nel master plan la diminuzione della quota di mercato su Malpensa è certamente significativa: le compagnie aree del gruppo CAI (Alitalia, Airone, Volare) sono infatti passate dal 49,3 per cento del 2007 (circa 11,7 milioni di passeggeri su 23,7 totali) ad un valore pari a circa il 25,7 per cento nel 2008 (circa 4,9 milioni di passeggeri su 19,01 totali);

come evidenziato da organi di stampa nel maggio 2011, anche il vettore tedesco ha abbandonato lo scalo di Malpensa a fine ottobre 2011, comportando un decremento del numero di passeggeri pari a 1,2 milioni rispetto ai 18,7 milioni registrati nel 2010;

a partire dal 1 novembre 2011, inoltre, tutti i voli Air France saranno spostati da Malpensa a Linate e, nel corso del 2012, anche Air France e Klm abbandoneranno Malpensa, mentre British Airways e Iberia hanno prospettato una dismissione della loro presenza da Malpensa,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario ed urgente intervenire, con gli strumenti a disposizione e per quanto di rispettiva competenza, affinché il progetto della SEA venga sottoposto alla VAS;

quali urgenti provvedimenti di rispettiva competenza intendano adottare per verificare che il progetto di realizzazione della terza pista di Malpensa sia rispettoso dei limiti imposti dalla legge in materia di emissioni di ossido di ozono e monossido di carbonio, nonché per verificare l'eventuale produzione di ozono, l'emissione di polveri sottili e, in generale, la produzione di sostanze nocive e inquinanti, al fine di non arrecare pregiudizi alla salute dei cittadini;

se non ritengano necessario, alla luce delle circostanze indicate in premessa, che la SEA fornisca chiarimenti e precisazioni ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 25, comma 3, del decreto legislativo n. 152 del 2006, nell'ambito della procedura di VIA;

se non ritengano necessario che la società SEA, alla luce della sentenza del Tribunale di Milano n. 11169/08 e della relazione predisposta dal Corpo forestale dello Stato nell'agosto 2010, provveda a rinnovare lo studio di incidenza sulla base dei dati attuali;

se siano a conoscenza del fatto che il gruppo SEA SpA intenda porre in essere un'attività di monitoraggio acustico e, in caso affermativo, se essa risulti in linea con quanto svolto da altri aeroporti europei e se non ritengano opportuno accertare che le risultanze del predetto monitoraggio risultino conformi, in punto di suddivisione in classi di zonizzazione acustica, alle previsioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 1997, nonché a quelle di cui alla legge della regione Lombardia n. 13/2001;

quali urgenti misure di rispettiva competenza si intendano adottare al fine di preservare il patrimonio naturalistico e ambientale che insiste sull'area di sedime interessata dall'ipotizzata realizzazione della terza pista di Malpensa;

quali urgenti misure di rispettiva competenza intendano adottare al fine di tutelare la salute dei cittadini dai rischi di inquinamento acustico, atmosferico e ambientale connessi alla costruzione della terza pista di Malpensa e delle infrastrutture gravanti sul territorio dell'alto milanese.

(4-06340)

FERRANTE - Ai Ministri dell'economia e delle finanze, delle politiche agricole alimentari e forestali, dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 128, di attuazione della direttiva 2003/30/CE, relativa alla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti, ha incluso l'olio vegetale puro tra i prodotti classificati come biocarburanti e, a tale titolo, riportati nell'Allegato I di cui all'articolo 2, comma 2, dello stesso decreto legislativo n. 128 del 2005;

successivamente, il decreto legislativo 2 febbraio 2007, n. 26, di attuazione della direttiva 2003/96/CE che ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei prodotti energetici e dell'elettricità, ha previsto, tra l'altro, l'equiparazione dell'olio vegetale puro al gasolio agricolo, introducendo la possibilità di esenzione dall'accisa per diverse forme di impiego di tale prodotto;

in specie, il suddetto decreto legislativo n. 26 del 2007 prevede l'esenzione dall'accisa per l'olio vegetale puro immesso nei motori agricoli, per quello utilizzato nel riscaldamento delle serre, nonché per quello impiegato negli impianti che producono energia elettrica;

l'efficacia delle disposizioni che prevedono l'esenzione dall'accisa per l'impiego di olio vegetale non modificato chimicamente in motori agricoli impiegati in lavori agricoli, orticoli, in allevamento, nella silvicoltura e piscicoltura e nella florovivaistica, per quanto disposto dallo stesso decreto legislativo n. 26 del 2007, all'art. 1, comma 2, è subordinata alla preventiva approvazione da parte della Commissione europea ai sensi delle vigenti norme comunitarie in materia di aiuti di Stato (articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea);

il relativo provvedimento è stato notificato con lettera del 23 ottobre 2008, protocollata lo stesso giorno, alla Commissione europea, quindi ben un anno e otto mesi dopo l'approvazione del decreto legislativo n. 26 del 2007. A tale lettera la Commissione europea - Direzione generale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale, ha risposto, il 12 settembre 2011 (C (2011) 6466), comunicando al Ministro degli affari esteri che la misura di aiuto è compatibile con il mercato interno in quanto soddisfa le condizioni della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato per la tutela dell'ambiente. La suddetta nota in sostanza dispone l'esenzione dall'accisa per l'olio vegetale puro qualora utilizzato nei motori agricoli;

il grave ritardo accumulato per avere il via libera dalla Commissione europea, al fine dell'attuazione delle agevolazioni previste dal decreto legislativo n. 26 del 2007, sta comportando il rischio di far definitivamente perdere interesse nei confronti di scelte produttive assolutamente strategiche, quali indubbiamente sono quelle legate alla produzione di biocarburanti;

dopo ben tre mesi dal ricevimento del parere favorevole della Commissione europea il Governo non ha ancora incomprensibilmente dato alcuna evidenza pubblica della decisione della Commissione;

è importante sottolineare che l'interrogante è venuto a conoscenza di suddetta risposta leggendo le denunce, riportate dagli organi di stampa, dell'Aiel - associazione italiana energie agroforestali - che si è battuta in questi anni per ottenere questo risultato;

dopo la nota della Commissione europea, i problemi, come sopra evidenziato, non sono ancora tutti risolti; anzi a breve si potrebbe passare dal rischio alla certezza di perdere questa importante decisione, perché ora è necessario che l'Agenzia delle dogane provveda a emanare disposizioni applicative affinché l'uso di olio vegetale esente da accisa sia concretamente autorizzato all'uso nei motori agricoli attraverso il meccanismo della assegnazione di carburante agevolato (ex libretto dell'UMA utenti macchine agricole). Ma tutto questo non è stato ancora fatto,

si chiede di conoscere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quale sia il motivo per cui, dopo quasi tre mesi dal pronunciamento della Commissione europea, l'Agenzia delle dogane non ha provveduto ad emanare gli atti normativi di competenza, mettendo a rischio di fatto qualsiasi investimento e sviluppo nei settori legati alla produzione di biocarburanti, rischiando di fatto di bloccare qualsiasi investimento e sviluppo nel settore delle fonti energetiche rinnovabili (FER).

(4-06341)

FLERES - Ai Ministri dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

alcuni abitanti del Rione San Giacomo del centro storico di Caltagirone (Catania) hanno avanzato la proposta di inserire alcune strade in un programma di risanamento urbanistico;

tra le strade da inserire nel piano di risanamento c'è anche via Carcere che vanta il triste primato di essere una via spopolata: su dieci abitazioni ormai in rovina, una soltanto è abitata da una coppia di anziani;

in via Carcere puntualmente gli interventi per la disinfestazione e per la scerbatura delle erbe infestanti sono stati effettuati, ma il problema di fondo è che i ruderi ormai pericolanti sono abbandonati e di accesso libero a chiunque e da ciò derivano pericoli per la pubblica incolumità;

l'interrogante chiede di sapere:

se il Governo non intenda attivarsi per quanto di competenza affinché anche le vie adiacenti al rione San Giacomo vengano inserite nell'ambito dei piani di recupero e risanamento come è stato già fatto per altri rioni sempre del centro storico di Caltagirone (CT);

se non ritenga urgente promulgare nuovi bandi per la Regione Sicilia offrendo così concrete possibilità di utilizzo di nuove risorse predisposte per il piano di recupero.

(4-06342)

FLERES - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

alla chiusura dei "manicomi" sono state istituite comunità-alloggio per disagio psichico; in particolare, in Sicilia sono presenti 220 comunità, dove lavorano 1.800 operatori;

le cooperative erogano servizi pubblici e sono finanziate a livello locale; tuttavia, da alcuni mesi, i Comuni siciliani non pagano le rette dovute alle circa 120 cooperative e assicurazioni che gestiscono le strutture, rendendo inefficienti ed inadeguati i servizi;

a Palermo, sono già state chiuse 6 comunità su 10 presenti nel territorio, creando una lista d'attesa di ben 50 pazienti;

la grave situazione è stata prospettata alla Regione Sicilia e le richieste sono state precise: il riconoscimento alle comunità del ruolo socio-sanitario, conforme al resto d'Italia; il completamento dell'iter di cambiamento, attraverso il passaggio di competenza sulle comunità-alloggio dall'assessorato della famiglia e delle politiche sociali all'assessorato alla salute; infine l'elaborazione di una legge che stabilisca regole, standard e servizi innovativi, nonché l'auspicabile distinzione delle comunità-alloggio ad alta protezione e a bassa protezione;

nonostante la grave emergenza, in quanto oltre 2.200 disabili mentali siciliani rischiano di essere "sfrattati" dalle comunità-alloggio dove sono ospiti, la Regione nulla ha ancora fatto, se non prospettare diverse soluzioni, lungi da un reale e concreto intervento,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire per quanto di competenza per: a) supportare la battaglia delle cooperative provvedendo alla predisposizione di un provvedimento in grado di superare la criticità; b) predisporre un finanziamento ai Comuni, vincolandoli al pagamento per il servizio sanitario obbligatorio offerto dalle cooperative; c) elaborare un'adeguata disciplina per il riordino dell'intera materia.

(4-06343)

LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il contratto collettivo nazionale di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico, attualmente vigente, all'art.32, relativo alla retribuzione e al prospetto paga, stabilisce che "il datore di lavoro, a richiesta del lavoratore, è tenuto a rilasciare una dichiarazione dalla quale risulti l'ammontare complessivo delle somme erogate nell'anno";

sono giunte all'interrogante numerose segnalazioni relative alla prassi per cui badanti e colf straniere, regolarmente assicurate da datori di lavoro privati, non presenterebbero la dichiarazione dei redditi;

considerato che:

tutti questi lavoratori a cui le famiglie italiane versano anche i contributi previdenziali (deducili dalle imposte fino ad euro 1.549,37) sarebbero per la maggior parte degli evasori totali, senza contare il fatto che i redditi finiscono in Paesi stranieri dove si trovano le loro famiglie e le loro case di proprietà;

dato che i contributi dei lavoratori in questione vengono versati all'INPS, l'Agenzia delle entrate non dovrebbe avere difficoltà a scoprire le suddette posizioni,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di questa sacca di evasione e, in caso affermativo, quali iniziative abbia intrapreso per contrastarla;

quali iniziative di competenza intenda assumere affinché l'INPS, che gestisce i rapporti di lavoro domestico, provveda a comunicarli all'Agenzia delle entrate in modo da far pagare le tasse anche ai lavoratori domestici.

(4-06344)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il 22 novembre 2011 "Il Sole 24 Ore" riferisce la notizia che: «Massimo Garbini è il nuovo amministratore unico dell'Enav. Lo rende noto il ministero dell'Economia spiegando che, "essendo decaduto l'intero consiglio di amministrazione di Enav per le intervenute dimissioni della maggioranza degli amministratori a suo tempo nominati dall'assemblea" lo stesso dicastero ha provveduto a nominare Garbini, attuale direttore generale della società, amministratore unico per il triennio 2011-2013. Garbini, spiega il ministero dell'Economia, è stato nominato del corso dell'assemblea totalitaria della società, che è stata convocata per "ricostituire con la massima tempestività l'organo di gestione, avuta in particolare presente la delicatezza delle funzioni essenziali per la garanzia della sicurezza della navigazione aerea svolta da Enav". I vertici Enav sono stati coinvolti nell'inchiesta sugli appalti aperta dalla procura di Roma, inchiesta del 19 novembre scorso che ha portato all'arresto dell'ad Guido Pugliesi»;

un articolo pubblicato su "Il Fatto quotidiano" del 26 novembre 2011 riporta un'informativa del Ros dei Carabinieri relativamente ad una conversazione telefonica tra Massimo Garbini, attuale amministratore delegato di Enav, allora direttore generale, e Guido Pugliesi, da poco arrestato per lo scandalo di Finmeccanica. Testualmente: «"C'è un ammanco di 4 milioni di euro e dobbiamo fatturare con Enav o con Selex". (...) "Non c'è niente di strano, parlavamo di budget", spiega Garbini al Fatto, ma la trascrizione della telefonata fa sorgere qualche dubbio sull'opportunità della nomina di Monti. Il debutto nel mondo delle partecipazioni statali, il primo intervento del premier e ministro dell'economia nel cuore dello scandalo Finmeccanica ha lanciato un messaggio di continuità e non certo di rottura. Nonostante quello che era già emerso sulla gestione dell'Enav: appalti affidati senza gara agli amici dei politici, costi gonfiati, false fatturazioni, accuse di valigette piene di denaro, Monti ha puntato sulla soluzione interna. Per fare pulizia su un ente che controllava anche traffici poco aerei, il premier non ha scelto un uomo nuovo ma il direttore generale della vecchia gestione. Garbini, 54 anni, è da 25 anni in Enav, dove è entrato da assistente di volo e poi ha fatto carriera nel settore tecnico. Pur non avendo nulla a che fare con i fatti criminosi, ha lavorato fianco a fianco con l'amministratore Guido Pugliesi, fino al giorno degli arresti domiciliari per le mazzette portate insieme all' imprenditore Tommaso Di Lernia nella sede dell'Udc. Un manager che aveva con Pugliesi un rapporto di fiducia, come testimonia la telefonata che pubblichiamo. Pugliesi chiama Garbini un mese e mezzo dopo il suo ingresso in Techno Sky al posto del vecchio amministratore delegato Antonio Iozzino. Scrivono i Carabinieri del Ros nella loro informativa, "I due parlavano di un ammanco di 'quattro milioni' dal bilancio della Techno Sky e della necessità di fatturare, entro dicembre, un importo tale da ritornare in pareggio". (...) "A giugno c'era stato il cambio del vertice e nel luglio 2010 era esploso con l'arresto di Lorenzo Cola lo scandalo Finmeccanica-Enav che coinvolgeva la controllata Techno Sky, dopo anni di allegre fatturazioni. "Noi avevamo bloccato tutte le attività per non rischiare. Io sono stato mandato lì per ripulire tutto e ho messo in ordine le cose come farò ora all'Enav". Sarà vero. Resta però quella frase in cui si parla di fatturare con modalità poco in linea con una normale conduzione di un business. Sembra quasi che Enav permetta a Techno Sky di fatturarle lavori e servizi solo per chiudere in attivo il bilancio della controllata. Spiega Garbini:" C'erano dei contratti in atto che stavo analizzando poi non ricordo come abbiamo chiuso e cosa abbiamo fatturato". Il Fatto ha acquisito il bilancio del 2010 di Techno Sky in Camera di commercio e ha scoperto una coincidenza inquietante: i crediti di Techno Sky verso la controllante Enav (da cui proviene it 95 per cento del fatturato di 84 milioni di euro) sono aumentati da 2,6 milioni del 2009 a 8,1 milioni. Spiegano gli amministratori della società nella loro relazione al bilancio che l'incremento di 5 milioni e mezzo " è composto per il 70 per cento da fatture di vendita emesse a fine esercizio, non compensate con la controllante e si riferiscono alla realizzazione di reti impiantistiche e alle infrastrutture di alcuni aeroporti italiani". Ecco come è stato possibile fare uscire i 4 milioni che servivano a Pugliesi e Garbini per permettere a Techno Sky, amministrata allora da Garbini, di chiudere con un attivo di 147 mila euro. Chissà se quelle opere fatturate in fretta e furia (a spese di Enav, cioè del Tesoro, cioè dei cittadini) per lavori non meglio precisati negli aeroporti fossero più utili per la sicurezza del volo o per la sicurezza dei manager»,

si chiede di sapere quali siano, alla luce dei fatti esposti in premessa, le valutazioni del Governo e se non ritenga necessario vigilare sull'operato di persone che ricoprono posizioni di vertice nell'ambito di aziende pubbliche.

(4-06345)

CASSON, ZANDA, FILIPPI Marco, VITA, NEROZZI, GRANAIOLA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

in data 29 giugno 2009 si è verificato a Viareggio un gravissimo incidente, a causa del quale 32 persone sono morte e diverse decine sono rimaste ferite, oltre al fatto che il territorio circostante ha subito un notevole inquinamento i cui effetti potrebbero portare danni alla salute della popolazione anche a distanza di anni,

considerato che:

a seguito di questo evento i familiari delle vittime e molti altri cittadini si sono costituiti nelle associazioni "Il mondo che vorrei" e "Assemblea 29 giugno", altre associazioni hanno fornito la loro solidarietà e il loro apporto fattivo, come, ad esempio, la Cgil e Medicina democratica; lo scopo complessivo è la ricerca e la richiesta di verità e giustizia, ovvero quello di conoscere quali sono state le cause della strage di quel tragico 29 giugno, di chi sono le responsabilità, non ultimo come operare perché tali fatti non abbiano altrimenti a verificarsi e, ancora, chiedere che le vittime (sia i singoli che la comunità) siano risarcite;

si è aperto un procedimento giudiziario sempre per accertare quali siano state le cause e a chi attribuire le responsabilità, procedimento tuttora in corso e la cui istruttoria, da informazioni conosciute, è prossima alla conclusione;

non essendosi trattato di un atto terroristico o comunque di un'azione esterna, è indubbio che le Ferrovie dello Stato (FS), quale datore di lavoro (ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008 relativo alla sicurezza nei luoghi di lavoro), non possono essere esenti da responsabilità, anche se dovrà essere ovviamente il Tribunale a chiarire i diversi aspetti e, se del caso, le ulteriori responsabilità connesse;

l'opera di verità e giustizia coinvolge sì gli apparati giudiziari, ma anche le vittime e i cittadini organizzati in associazioni, sindacati e movimenti, che sono direttamente interessati e possono testimoniare, informare e, in relazione alle loro conoscenze, competenze ed esperienza, contribuire efficacemente alla ricerca della verità;

il signor Riccardo Antonini, quale cittadino, oltre che lavoratore delle FS, nonché membro delle associazioni (Assemblea 29 giugno e Medicina democratica) e del sindacato Cgil e in nome e per loro conto, si è reso disponibile per la ricerca delle cause che hanno determinato la strage e il disastro ambientale ed è intervenuto come consulente di parte nel corso dell'"incidente probatorio" fissato dalla magistratura del Tribunale di Lucca; a seguito di ciò ha subito tre provvedimenti disciplinari preceduti da una diffida (1° luglio 2011) da parte del proprio datore di lavoro (FS), precisamente: 10 agosto 2011 (sospensione di 10 giorni dal lavoro senza retribuzione); 8 ottobre 2011 (contestazione disciplinare); ed infine 7 novembre 2011: licenziamento senza preavviso per giusta causa, giustificato da un presunto conflitto di interessi (di cui all'articolo 2105 del codice civile) con l'azienda e per offese al suo amministratore delegato (ingegner Mario Moretti);

non ultimo, oltre 10.000 cittadini mediante una petizione presentata in Parlamento in maggio 2010, hanno, al contrario, chiesto le dimissioni dell'amministratore delegato delle FS;

tale attività di contributo di ricerca della verità e giustizia da parte di Antonini è prestata nell'ambito di un procedimento penale,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano: a) che debba essere considerato meritorio lo sforzo di un lavoratore che si è messo a disposizione per ricercare le cause della strage, nell'ambito dell'opera di verità e giustizia che dovrebbe contraddistinguere lo sforzo di tutte le parti sociali e politiche, oltre che giudiziarie; b) che la lettera e lo spirito dell'articolo 2105 del codice civile spiegano cosa sia il conflitto di interesse in tutt'altri termini rispetto a come lo intende il responsabile della direzione del personale delle FS; c) che il licenziamento di Riccardo Antonini sia stato annunciato con mesi di anticipo (fin da settembre 2009) e scientemente predisposto; d) di adoperarsi affinché FS ritirino il licenziamento di Riccardo Antonini.

(4-06346)

ZANOLETTI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

ormai da molti anni i treni diretti verso il Sud d'Italia presentano difficili prestazioni ed interminabili rallentamenti a causa degli scarsi investimenti e della non sufficiente manutenzione;

in particolare la tratta tirrenica Salerno-Villa San Giovanni versa in uno stato di elevata trascuratezza;

si parla inoltre della riduzione o addirittura della cancellazione anche dei servizi notturni da Roma e da altre Regioni del Centro Nord verso il Sud e viceversa, con conseguenti disagi e perdita di molti posti di lavoro;

ritenuto che in tal modo non si garantisce il diritto costituzionale alla mobilità fra varie regioni e il Sud del Paese, mentre investimenti nel sistema ferroviario calabrese rappresenterebbero una risorsa importante contro la grave crisi economica che in quella regione è più consistente che in altre parti d'Italia,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non ritenga utile assumere iniziative: a) per incrementare e regolamentare i servizi in un settore strategico come quello dei trasporti in Calabria che ha riflessi su molti comparti economici e sociali; b) perché vengano utilizzati nuovi e più confortevoli treni anche per il trasporto regionale evitando la cancellazione dei servizi notturni per le lunghe percorrenze; c) per evitare la soppressione dei treni da Roma e da altre regioni del Centro Nord verso il Sud e viceversa.

(4-06347)

D'ALIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per gli affari europei, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

è in corso un'indagine che vede coinvolte persone, società sportive dilettantistiche ed organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus), con sede nell'isola de La Maddalena, nelle province del nord della Sardegna ed anche nel resto dell'isola;

nel periodo tra il 2004 ed il 2010 diverse Onlus ed associazioni sportive dilettantistiche sarde sono state create ed utilizzate al fine di emettere false fatture per sponsorizzazioni che consentivano agli imprenditori indagati di creare costi fittizi per le proprie aziende al fine di abbattere il proprio reddito e, conseguentemente, diminuire le imposte da versare;

i finanzieri del gruppo di Olbia e della Tenenza di Palau hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti in questo vasto giro di fatture false scoperto in Gallura. Uno dei 3 arrestati è anche indagato per diversi casi di truffa ai danni di enti pubblici (nel caso di specie la Provincia di Olbia-Tempio) per aver indebitamente ottenuto vari finanziamenti pubblici mediante artifizi e raggiri;

tra essi c'è anche l'armatore della società Delcomar che collega La Maddalena a Palau cui si contesta l'accusa di truffa ed emissione di fatture false;

premesso inoltre che:

con decreto del Ministro dello sviluppo economico del 17 settembre 2010, la Siremar è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria;

con avviso pubblicato su vari organi di stampa, il commissario straordinario della procedura invitava chiunque fosse in grado di garantire la continuità del servizio pubblico di trasporto marittimo a presentare manifestazioni di interesse per l'acquisto del ramo di azienda di Siremar preposto all'erogazione in regime convenzionale del servizio di collegamento con le isole;

nel termine indicato dalla procedura, presentavano offerta: la società Navigazione siciliana SpA e la Compagnia delle isole SpA, con sede a Palermo, presso l'assessorato regionale all'economia, costituita da Mediterranea Holding di navigazione SpA, anche essa con sede a Palermo presso il medesimo assessorato, e, tra le altre, da Isolemar Srl;

la Regione Siciliana risulta essere il socio maggioritario della società Mediterranea Holding di navigazione SpA che, a sua volta, possiede la maggioranza del capitale sociale della società Compagnia delle isole SpA che si è proposta l'acquisto del ramo di azienda;

con atto di sindacato ispettivo 4-06107, pubblicato il 18 ottobre 2011, l'interrogante evidenziava, nell'ambito del suddetto procedimento, alcune iniziative assunte dalla regione Sicilia che appariva opportuno segnalare all'attenzione dei Ministri interessati;

tra le altre, come si evince da organi di stampa e da atti di sindacato ispettivo indirizzati alla Presidenza della Regione Siciliana e all'assessore all'economia da alcuni componenti l'Assemblea regionale siciliana, pare che, nell'ambito dell'offerta di acquisto presentata dalla Compagnia delle isole SpA, UniCredit abbia manifestato disponibilità a garantire i pagamenti dilazionati ivi previsti in ragione di una promessa di controgaranzia in suo favore formulata direttamente dalla Regione Siciliana sotto forma di lettera di patronage;

ne deriva, pertanto, che la Regione ha assunto nella vicenda della privatizzazione della Siremar un ruolo primario ed essenziale, divenendone nei fatti la principale protagonista, e ciò tanto per l'entità dell'apporto economico operato quanto per gli impegni assunti al fine di garantire il pagamento del prezzo di acquisto offerto;

inoltre, suscita perplessità il fatto che per la costituzione della Mediterranea Holding SpA l'individuazione dei soci privati risulti essere avvenuta con procedura conclusasi in appena quattro giorni, previa la pubblicazione di un avviso per manifestazione di interesse a prendere parte alla suddetta società pubblicato in data 11 febbraio 2011 nel sito Internet dell'assessorato regionale all'economia e sui quotidiani "Giornale di Sicilia" e "Il Sole-24 ore", di cui è dato conto nelle deliberazioni della Giunta regionale n. 39 del 9 febbraio 2010 e n. 48 del 15 febbraio 2010;

a tal riguardo, si deve ricordare che la lettera b) del comma 2 dell'articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, (ora abrogato) prevedeva invece espressamente che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali potesse avvenire a favore di società a partecipazione mista pubblica e privata «a condizione che la selezione del socio avvenga mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui alla lettera a) [ovvero economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità] le quali abbiano ad oggetto, allo stesso tempo, la qualità di socio e l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio e che al socio sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento»; non sembra che tali principi siano stati rispettati nel caso di specie;

tenuto inoltre conto che tra coloro che negli scorsi giorni sono risultati destinatari di ordinanze di custodia cautelare c'è chi, gestendo il traghettamento tra la Sardegna e diverse isole minori con linee sovvenzionate dalla Regione medesima, è uno dei soci della società controllata dalla Regione Siciliana, per mezzo dell'impresa Delcomar Srl che è socia della Isolemar Srl che a sua volta partecipa Mediterranea Holding,

si chiede di sapere se alla luce di quanto sopra il Governo non intenda verificare l'affidabilità della società che ha manifestato interesse per l'acquisto del ramo di azienda di Siremar, legata per relazioni societarie con chi risulta coinvolto nei gravi fatti in premessa e se non intendano accertare quanto denunciato nell'atto di sindacato ispettivo citato, i cui contenuti sono richiamati in premessa.

(4-06348)

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

a fine aprile 2011, in assenza dell'interrogante, ignoti si introducevano nella sua residenza di Montecchio (Terni), ben recintata ed inaccessibile agli estranei, devastando beni immobili (tetto di una casetta adibita a legnaia) e piante di notevole valore economico oltre che estetico ed affettivo (un pino mediterraneo ad alto fusto ed un noce secolare addirittura decapitato), insistenti nel giardino retrostante l'abitazione;

l'interrogante apprendeva che nei giorni antecedenti alla scoperta, una ditta incaricata da ENEL SpA aveva svolto lavori di manutenzione nella cabina elettrica distante circa 50 metri dalla abitazione e sulla linea aerea passante sopra il suddetto giardino. Anche altri proprietari limitrofi lamentavano danni;

da scambio e-mail con l'ingegnere Davide Balzini di ENEL, su intercessione della dottoressa Marina Migliorato, l'interrogante apprendeva che i suddetti lavori sarebbero stati svolti per conto di ENEL dalla ditta Ecosfera Srl di Gualdo Cattaneo (Perugia). L'ingegnere Balzini, scusandosi a nome dell'azienda dell'accaduto, assicurava all'interrogante l'impegno per un rapido ripristino dello status quo ante;

tanto induceva l'interrogante a soprassedere dallo sporgere denuncia alla locale autorità giudiziaria per danneggiamento e violazione di domicilio;

lo stesso Balzini partecipava l'interrogante dell'esistenza di una copertura assicurativa per danni di questo tipo, facendosi carico di girare la sua denuncia alla Reale Mutua Assicurazioni;

la compagnia, di seguito, tramite un suo incaricato, provvedeva ad un sopralluogo, constatava i danni patiti a causa dell'attività illecita, limitando tuttavia il risarcimento alla somma di appena 963 euro giacché - come sostenuto in una comunicazione della compagnia - la polizza assicurativa stipulata con ENEL non era comprensiva di danni materiali;

a giudizio dell'interrogante trattasi di motivazione invero grottesca e stupefacente perché manifestamente incongruente. È legittimo domandarsi quali danni copra la polizza se sono esclusi i danni materiali. In ogni caso la suddetta somma, liquidata con assegno circolare non trasferibile veniva incassata dall'interrogante solo a titolo di mera anticipazione. Infatti solo per i lavori di muratura finalizzati al ripristino del manufatto (legnaia) l'interrogante ha sofferto l'esborso di 1.000 euro. Restano ancora da risarcire i danni derivanti dal grave danneggiamento del pino e del noce per le cui sostituzioni l'interrogante ha ricevuto preventivi ammontanti a 9.000 euro, comprensivi della rimozione dei tronchi mediante escavazione;

le comunicazioni nelle more intercorse non hanno sortito esito alcuno, venendo meno così la parola e la fiducia accordata ad ENEL nella persona dell'ingegner Balzini,

si chiede di sapere:

se al Governo risultino i criteri con i quali l'Enel affida ed appalta a talune aziende, come Ecosfera, lavori di manutenzione delle linee e della rete elettrica senza accertarsi preventivamente se l'azienda abbia stipulato idonea copertura assicurativa a ristoro dei danni causati a terzi;

se il rinvio di responsabilità tra Enel, Ecosfera e Reale Mutua Assicurazioni non costituisca l'ennesimo stratagemma per evitare di ristorare i danni causati agli utenti ed ai consumatori e se, a fronte dei fatti descritti in premessa, l'Enel non abbia il dovere di risolvere con effetto immediato il contratto stipulato a suo tempo con Ecosfera Srl, essendo venuto meno il rapporto di fiducia ed essendo in presenza di una giusta causa;

se risulti che le aziende alle quali Enel affida i lavori di manutenzione sono solite praticare, come nel caso di specie, violazione di domicilio e devastare a proprio piacimento beni, alberi ed oggetti all'interno di proprietà private e quali misure urgenti il Governo intenda adottare, nell'ambito della propria competenza, per imporre sia il risarcimento dei danni causati agli ignari cittadini che subiscono veri e propri atti vandalici che scelte più idonee tra le aziende alle quali affidare la manutenzione.

(4-06349)

GRAMAZIO, CALIGIURI, PARAVIA - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il quotidiano "Il Giornale" di mercoledì 30 novembre, nel servizio L'Italia degli sprechi sulle spese folli delle Province, riporta l'articolo dal titolo "Così il PD taglia le Province: nuova sede da 263 milioni", in cui il giornalista, Andrea Cuomo, descrive come il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, si regali una megatorre nonostante gli 880 milioni di debiti dell'Ente da lui presieduto;

l'Amministrazione provinciale ha deciso di far cassa con i suoi gioielli, gli antichi palazzi del centro di Roma. Tutte le organizzazioni sindacali dei dipendenti della Provincia sono in rivolta contro la proposta del presidente Zingaretti, dal momento che questa operazione mette a rischio i bilanci della Provincia stessa, considerando che la manovra di bilancio varata nel 2010 è di 597 milioni di euro;

sono tremila i dipendenti che in base ai progetti di Zingaretti verrebbero trasferiti nella nuova sede, una torre super moderna nel quadrante EUR-Torrino, con un'ampiezza di 50.000 metri quadri, per ospitare tutti gli uffici dell'ente Provincia;

il presidente Zingaretti ha più volte dichiarato che questa operazione è la più importante decisione strategica in campo patrimoniale compiuta dall'amministrazione provinciale;

il consiglio provinciale di Roma ha approvato la proposta di Zingaretti con 28 voti a favore e 9 contrari. Con questa delibera si autorizza quindi l'avvio della procedura che porterà al trasferimento della Provincia di Roma dalla storica sede di Palazzo Valentini alla nuova torre dell'EUR-Torrino,

si chiede di conoscere se al Governo risultino le ragioni che hanno indotto ad approvare un'operazione a giudizio degli interroganti faraonica e costosissima da parte del Presidente della Provincia e quali iniziative di competenza intenda assumere per assicurare una gestione oculata del patrimonio degli enti territoriali.

(4-06350)

BLAZINA, PEGORER, PERTOLDI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

la minoranza linguistica slovena nel Friuli-Venezia Giulia è riconosciuta e tutelata dalla legge n. 482 del 1999, dalla legge 23 febbraio 2001, n. 38 nonché da diversi accordi e convenzioni internazionali;

per la tutela della suddetta minoranza linguistica un ruolo fondamentale svolge la sede regionale RAI del Friuli-Venezia Giulia attraverso le diverse trasmissioni radiofoniche e televisive in lingua slovena;

con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 aprile 2010 è stata approvata la convenzione stipulata in data 28 dicembre 2009 tra la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per l'informazione e l'editoria e la RAI - Radiotelevisione italiana SpA, con cui la RAI si impegna a continuare la produzione e la diffusione delle trasmissioni di programmi radiofonici e televisivi in lingua slovena, nonché radiofonici in lingua italiana per la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia;

nell'ambito della medesima convenzione, è stato previsto un contributo di 6.619.267,78 euro finalizzato: alla diffusione delle trasmissioni televisive in lingua slovena attraverso un'autonoma redazione giornalistica slovena e una struttura programmi per un totale di 208 ore di trasmissioni, alla diffusione di trasmissioni radiofoniche in lingua slovena, realizzate dalle due strutture di cui sopra, per un totale di 4.517 ore annue, e alla diffusione dei trasmissioni radiofoniche in lingua italiana, realizzate dalla redazione giornalistica italiana e dalla struttura programmi italiana, per un totale di 1.667 ore di trasmissioni;

la stessa convenzione RAI per il Friuli-Venezia Giulia prevede, inoltre, anche un rafforzamento della programmazione radiofonica in lingua italiana dedicata alla minoranza italiana in Istria;

considerato che:

il sottosegretario pro tempore alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all'editoria, on. Bonaiuti, nel corso dell'audizione presso la VII Commissione (Cultura) della Camera in data 19 ottobre 2011 ha annunciato un taglio del 50 per cento dei finanziamenti relativi alle convenzioni RAI per le minoranze linguistiche e a Rai International;

ciò significherebbe compromettere in maniera pesante l'effettiva tutela delle minoranze linguistiche riconosciute dall'articolo 6 della Costituzione e dalla legge 15 dicembre 1999, n. 482, e dalla legge 23 febbraio 2001, n. 38 per quanto riguarda la minoranza slovena;

i tagli annunciati andrebbero inoltre ad indebolire in maniera significativa la sede Rai del Friuli-Venezia Giulia, che in questi anni ha acquisito competenze professionali eccellenti ed ha svolto un ruolo fondamentale anche rispetto ad una proficua collaborazione con le emittenti delle regioni e degli Stati contermini;

tale ruolo dovrebbe essere ulteriormente valorizzato estendendo la programmazione televisiva anche alla lingua friulana,

si chiede di sapere:

se il Governo relativamente ai finanziamenti relativi alle convenzioni RAI per le minoranze linguistiche intenda proseguire con i tagli annunciati dal precedente Governo;

se, al contrario, non ritenga doveroso attivarsi per garantire la piena osservanza delle condizioni e delle modalità previste nella convenzione richiamata in premessa fino al termine della rinegoziazione della stessa previsto per la fine del 2012, salvaguardando, in tal modo, i diritti sanciti dalla Costituzione a favore della minoranza linguistica slovena.

(4-06351)

GRAMAZIO - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

è notizia di rilevanza mondiale l'assalto portato ieri contro l'Ambasciata britannica di Teheran che ricorda da vicino quello compiuto, sempre nella capitale iraniana, il 4 novembre 1979 contro l'Ambasciata americana;

è necessario che i Governi europei ed occidentali facciano sentire la loro voce contro l'inverosimile oltraggio compiuto dagli studenti iraniani, istigati dal Governo degli Ayatollah, contro una sede diplomatica occidentale regolarmente accreditata,

l'interrogante chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere a livello europeo e delle Nazioni unite, nei confronti del Governo iraniano degli Ayatollah, affinché simili atti di terrore non abbiano più a perpetrarsi contro sedi diplomatiche di Paesi che non condividono gli orientamenti politici del Governo iraniano.

(4-06352)