Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signora Presidente, desidero precisare anzitutto che il Gruppo dell'Unione di Centro voterà a favore del provvedimento in votazione perché ritiene sia uno dei più importanti e qualificanti di tutta la legislatura. Non si mette mano alla riforma della giustizia tanto auspicata, ma almeno questa è una toppa sul grave fenomeno dei bambini nelle carceri.

Mi congratulo con la Camera dei deputati che con voto unanime ha licenziato il provvedimento. Nell'altro ramo del Parlamento si è discusso molto, si è cercato di contemperare le esigenze dei bambini con quella della sicurezza; si è dibattuto sulla recidiva e quindi sulla doverosa comprensione da parte delle madri di quanto possa essere negativo il carcere con i figli. Si è discusso anche di altro.

Ciò non significa che la normativa non poteva essere migliorata. Abbiamo lavorato bene in Commissione, e voglio congratularmi con il Presidente della Commissione giustizia, con la maggioranza, con tutti i componenti della 2a Commissione permanente, e soprattutto con la relatrice, senatrice Gallone, la quale ha lavorato su questo provvedimento non solo con grande professionalità, ma anche con grande passione.

Non c'è stato nulla da fare: io credo, da quello che sento, che non arriveremo ad un voto unanime - questo è un vero peccato - anche se ribadisco che l'Unione di Centro esprimerà un voto favorevole. Ciò si deve ad un irrigidimento totale da parte del Governo, di cui non si capisce il motivo, a fronte di suggerimenti proposti dall'opposizione e dalla stessa maggioranza, la quale è stata costretta a ritirare tutti gli emendamenti presentati. Ancora una volta l'annunciata disponibilità del Governo si ferma là dove qualcuno propone.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,31)

(Segue SERRA). La disponibilità ha un limite, cioè non si può contraddire ciò che il Governo ha deciso.

Si è rinviato il provvedimento in Commissione; si sono ascoltati il presidente del tribunale di sorveglianza, il direttore delle carceri di San Vittore, l'ANCI, l'UPI. Sono quasi 5.000 i detenuti domiciliari, una cifra che, seppur rilevante, non ha contribuito a favorire il processo delle donne madri detenute (circa 60) con bambini che vanno da zero a tre anni: un numero destinato ad aumentare perché tante sono le donne incinte oggi nelle carceri.

Le carceri sono ad un grado di sovraffollamento talmente elevato da rendere disumana la vita di tutti: 70.000 detenuti, oggi, a fronte di meno di 45.000 posti che le nostre carceri possono contenere. Il nostro pensiero va ad operatori, psicologi, medici e soprattutto ad agenti penitenziari che offrono il loro lavoro con umanità, oltre che con professionalità. Neanche rispetto ad un ordine del giorno presentato dall'Unione di Centro sulla materia il Governo si è reso disponibile. Quando abbiamo ricordato che 39 psicologi erano stati posti in graduatoria fin dal 2006, e quindi sarebbe stato possibile metterli al servizio delle carceri in un momento così particolare, ancora una volta si è detto no.

Possiamo dire che il provvedimento all'esame è un gesto significativo di attenzione del Parlamento verso chi è più nascosto, più dimenticato, più debole; sappiamo che il carcere sottrae all'individuo la cura di sé stesso, privandolo della libertà, dell'autonomia e degli affetti. Figuriamoci quale effetto può avere su giovani e giovanissime madri, e soprattutto sui loro bambini.

Pensiamo che la condanna di un innocente alla carcerazione rappresenti un'aberrazione grandissima e che sia conseguentemente giusto cercare di rendere le condizioni delle donne che si trovano nell'ultimo periodo della gravidanza e dei bambini fino a tre anni le migliori possibili in questa tristissima situazione.

Considero il carcere per i propri figli l'ultima delle soluzioni che qualunque delle madri vorrebbe, quella che si vive sicuramente con maggiore inquietudine, perché significa esporre il bambino a qualcosa di terribilmente devastante, che lo segnerà per tutta la vita. Si tratta di concetti che sono stati ribaditi molto meglio di me nel corso della discussione generale, ma che sono assolutamente reali. Pensiamo a cosa significhi per un bambino essere nato in carcere o avere vissuto i primi anni dietro le sbarre.

Alcune misure sono state promosse dall'allora ministro Finocchiaro: misure alternative alla detenzione, a tutela del rapporto tra detenute e figli minori, che hanno segnato peraltro il primo cambiamento culturale nei confronti delle detenute madri. Per la prima volta, a valutazioni sull'entità del reato commesso dai genitori sono stati anteposti, per quanto possibile, l'interesse del minore e la salvaguardia del rapporto tra genitori e figli. Tale normativa, che riconosce il valore sociale della maternità, ha inteso perseguire l'obiettivo di assicurare al bambino un sano sviluppo psicofisico, permettendo alla madre di vivere i primi anni dell'infanzia del minore al di fuori delle mura carcerarie.

Alla luce delle considerazioni fatte, condividiamo le principali novità di questo provvedimento: mi riferisco all'applicazione, come regola generale, della detenzione domiciliare per le madri condannate con bambini di età inferiore a 10 anni; all'ulteriore limitazione delle ipotesi in cui è possibile sottoporre a custodia cautelare in carcere le madri con prole di età inferiore a tre anni; all'istituzione di case famiglia protette dove le detenute madri possano scontare sia la custodia cautelare sia l'esecuzione della pena detentiva.

Nell'ambito di questo grande dolore, che è la genitorialità vissuta in carcere, una delle problematiche più sentite e ricorrenti per le madri detenute è rappresentata dall'impossibilità di assistere il proprio figlio malato durante il ricovero in ospedale e nel corso delle visite specialistiche alle quali il minore viene periodicamente sottoposto, e chiunque di noi sia padre o madre sa cosa significhi stare vicino ai bimbi in queste situazioni. L'articolo 2 del presente provvedimento intende proprio ovviare a questa ulteriore crudeltà, attraverso un sistema agile e privo di lungaggini burocratiche, ferma restando l'esigenza primaria di tutelare la libertà della donna in stato di gravidanza, con conseguente disposizione della custodia cautelare solo in caso di esigenze di eccezionale rilevanza.

Riteniamo dunque, signor Presidente, che la coabitazione dei bambini nei luoghi di pena travalichi qualsiasi ragionamento giuridico o posizione ideologica, rappresentando una vera e propria aberrazione da cancellare: e questa legge, che avrebbe potuto certamente essere migliorata in quest'Aula, rappresenta comunque un passo in questa direzione.

L'Unione di Centro, pertanto, intende esprimere il proprio voto favorevole all'approvazione del provvedimento. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE).