Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011
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DELLA MONICA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, l'8 marzo di quest'anno l'Assemblea del Senato ha deciso all'unanimità di rinviare in Commissione giustizia il testo del disegno di legge in votazione per consentire approfondimenti e modifiche che, alla luce delle prospettazioni già raccolte dalle associazioni che assistono i minori in carcere e degli elementi emersi nella discussione generale, sembravano opportuni per licenziare una legge che consenta effettivamente di tutelare i diritti fondamentali dei minori e non di avallare ancora una volta inaccettabili violazioni dei diritti fondamentali dei bambini riconosciuti dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, ratificata dall'Italia nel 1991.
Alla Commissione giustizia sono state assegnate due settimane di tempo per esaminare le questioni più complesse e delicate, per acquisire ulteriori elementi di conoscenza, trovare punti di convergenza e, quindi, proporre con migliore consapevolezza all'Assemblea un testo contenente modifiche migliorative rispetto al testo approvato dalla Camera dei deputati, che potesse essere votato con maggiore convinzione.
Ricordo che l'8 marzo il dibattito in Aula è stato approfondito poiché si sono confrontate, con reciproca volontà di ascolto, le diverse posizioni politiche e culturali sul merito dei singoli problemi.
L'8 marzo il Senato ha, quindi, dimostrato di avere compreso il passaggio importante che il disegno di legge in discussione rappresenta al fine di rendere più umana la legislazione penale nel nostro Paese, soprattutto dal punto di vista dei diritti dei minori, reclusi incolpevolmente in carcere, figli di madri finite dentro per reati che sono sempre gli stessi (furto, prostituzione e droga) e di venire incontro ad una loro legittima aspirazione a poter crescere sviluppando le proprie potenzialità e a mantenere rapporti affettivi con i genitori.
Se per un adulto la detenzione può essere un trauma, immaginiamo quello che rappresenta per un bambino. Tra l'altro, il carcere riproduce le stesse disuguaglianze della società. I bambini restano in cella perché, nella maggior parte dei casi, sono figli di donne straniere che non hanno niente: soprattutto, non hanno un'abitazione che consenta un'alternativa alla detenzione.
Le audizioni e il confronto in Commissione giustizia sembravano procedere su questa linea, ma proprio dopo avere acquisito ulteriori elementi a conforto dai soggetti istituzionali qualificati che sono stati auditi - mi riferisco al DAP, al direttore dell'ICAM di Milano e al giudice di sorveglianza di Roma, quindi a soggetti assolutamente a conoscenza delle problematiche che stiamo affrontando - su pressante invito del Governo, la relatrice ha ritirato emendamenti coincidenti con quelli dell'opposizione e la maggioranza ha respinto quelli che l'opposizione ha mantenuto, e sottolineo a malincuore, mostrando di non comprendere l'ostinazione del Governo nel non volere inserire nel testo modifiche importanti e nel non ricercare in questo campo soluzioni che, come ha giustamente osservato l'onorevole Colombini, presidente dell'associazione «A Roma insieme», migliorino l'umanizzazione della pena con uno sforzo identico teso a realizzare, nel Parlamento ed anche fuori, la più ampia condivisione.
Ebbene, il testo trasmesso dalla Camera, pur presentando un tentativo di passo in avanti, crea motivi di reale insoddisfazione. Si rischia che la legge, da tante parti invocata come urgente, finisca per non cambiare quasi nulla e si riduca quindi ad una sorta di legge-annuncio, di legge-manifesto. Queste sono le ragioni per cui è essenziale che la nuova legge introduca equilibrati e credibili nuovi elementi di disciplina. Voglio qui elencarli.
In primo luogo, l'espiazione della pena e la detenzione della madre con bambino non devono avvenire in carcere e, soprattutto, la nuova legge dovrebbe assicurare un principio ineludibile: «non più bambini, mai più bambini in carcere». Il testo votato non garantisce questo e non può goderne la stragrande maggioranza delle donne oggi detenute - che, vi voglio ricordare, sono 44 - se non si rivede la legge cosiddetta Cirielli sulla recidiva. In conseguenza, vanno create ulteriori strutture a custodia attenuata e case famiglia, cui va data una caratterizzazione assolutamente chiara, alternativa al carcere, e quindi arresti domiciliari, case famiglia o, per i casi di eccezionale gravità, istituti di custodia attenuata per le madri detenute (ICAM). Diversamente, malgrado le migliori intenzioni, si carcerizzano i minori fino a 6 anni.
Va rivisto il termine di entrata in vigore della normativa, anticipandolo dal 1° gennaio 2014 al 1° gennaio 2012, e contestualmente vanno impegnate risorse finanziarie, come proposto dall'opposizione, secondo le coperture presentate negli emendamenti, o scorporandole opportunamente dal piano carcere.
In caso di invio al pronto soccorso, di visite specialistiche, di ricovero ospedaliero di un bambino recluso con la madre, deve essere consentito a quest'ultima di accompagnarlo e assisterlo per tutta la durata del ricovero. Il minore in pericolo di vita o con grave malattia ha diritto all'assistenza della madre e non alla semplice visita. Se la madre è deceduta o effettivamente impossibilitata, deve essere favorita l'assistenza del padre.
Occorre infine eliminare l'automaticità dell'espulsione della madre straniera e del suo bambino a fine pena, come prevede la cosiddetta legge Bossi-Fini, dando la possibilità al giudice di valutare caso per caso il percorso compiuto durante la detenzione, che può consentire il rilascio del permesso di soggiorno.
Solo in questi modi si realizza una legge giusta, positiva, che può permettere davvero di raggiungere l'obiettivo che «nessun bambino varchi più la soglia di un carcere», come tutti, senza alcuna distinzione, dovrebbero volere.
Come ha detto la senatrice Serafini, un provvedimento è utile se adeguato a risolvere i problemi in generale e, più in particolare, quelli che sono oggi sul tappeto. Noi non vogliamo una legge a tutti i costi, ma una legge giusta.
Gli emendamenti e gli ordini del giorno da noi presentati in Commissione e riproposti in Aula erano tesi a questo scopo, con un unico filo conduttore: stabilire un rapporto equilibrato tra l'esigenza di garantire sicurezza al Paese, attraverso la certezza della pena, e quella di tutelare i diritti dei minori.
Per questo, il nostro voto sarà di astensione, finalizzato a quella che il senatore Di Giovan Paolo chiama una sorveglianza democratica, affinché questa legge venga effettivamente attuata e quindi migliorata. In tal senso ricordo che il ministro della giustizia Alfano si è assunto pubblicamente un impegno: «mai più bambini in carcere». È un pegno d'onore, che noi vogliamo sia onorato.
Non possiamo, in questa materia, accettare una legge manifesto, una legge che non risolve i problemi. (Applausi dal Gruppo PD).