Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011
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CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLINO (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, non è la prima volta che il Gruppo Italia dei Valori del Senato si trova a dover esprimere un voto su un disegno di legge che, pur condiviso e condivisibile, avrebbe avuto necessità, per dare forza all'unità di intenti che lo ha sostenuto, di qualche aggiustamento ed integrazione. Ciò è accaduto, in materia di giustizia, sia per il decreto-legge sullo stalking, sia per il piano straordinario contro le mafie che, da ultimo, per il decreto-legge sicurezza. In tutti questi casi, come per il disegno di legge sulle detenute madri, sarebbero state opportune tempestive modificazioni al testo base piuttosto che prevedere poi un intervento, sulla medesima materia, con altri provvedimenti correttivi. Purtroppo, però, il rinvio del testo in Commissione, che ci aveva fatto sperare in un maggiore approfondimento e in un reale miglioramento del testo, non ha dato l'esito sperato, poiché tutto è rimasto invariato.
Ci sia dunque consentito esprimere l'auspicio che in futuro una programmazione dei lavori più ponderata si affianchi ad una volontà di approvare norme largamente condivise e qualitativamente valide, specialmente in una materia tanto delicata come quella oggi in esame che vede il Parlamento vincolato a muoversi in un'ottica di tutela dell'interesse superiore del fanciullo, come richiesto dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia alla quale l'Italia è vincolata, avendola ratificata nel 1991.
E poiché in taluni casi si va molto velocemente ed in altri si va troppo a rilento, sia consentito di esprimere un certo rammarico per la mancata calendarizzazione dei disegni di legge recanti, in esecuzione di altre Convenzioni dell'ONU, norme sui reati sessuali in danno di minori, sui maltrattamenti in famiglia, sul contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia, in materia di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati abitualmente da minori e in materia di concessione di benefici ai detenuti per reati in danno di minori.
Venendo al disegno di legge in esame, la preoccupazione maggiore è che l'effettiva attuazione di quanto previsto dall'articolato in materia di detenzione domiciliare e custodia cautelare delle detenute madri sia rinviata nel tempo a causa della mancanza di strutture idonee ad ospitare queste donne ed i loro bambini, dal momento che i tempi di realizzazione del cosiddetto piano carceri sembrano lunghi e incerti. Sappiamo che si fanno progetti per 11 nuovi istituti in tre anni, per circa 9.000 posti, ma finora risultano concluse solo quattro intese istituzionali e si spera di progettare a breve solo alcuni nuovi padiglioni, affidandoli nell'anno in corso.
In sostanza, vi è il fondato timore che i diritti sanciti dalla legge - non solo dall'innovativa legge n. 40 del 2001, ma anche quella in via di approvazione - restino sulla carta, mentre nella realtà continui ancora per molto tempo a verificarsi il fenomeno di bambini che si trovano, innocenti, dietro le sbarre, quando invece, secondo la Convenzione ONU, ogni bambino deve essere tutelato da ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalle condizioni dei suoi genitori.
Al momento risulta esistere un solo istituto di custodia attenuata a Milano. È quindi necessario un impegno certo per ospitare i circa 60 bambini, interessati attualmente da una situazione detentiva nelle altri parti d'Italia, in una condizione che non sia assimilabile a quella del carcere. Non vorremmo che la detenzione domiciliare speciale restasse un beneficio per poche persone e che alcune mamme detenute dovessero affrontare una lunga procedura per ottenere il permesso di assistere il proprio figlio in caso di ospedalizzazione e di stargli accanto per tutta la durata del ricovero, come previsto dall'importante e qualificante articolo 2 del disegno di legge in esame.
Vi è poi il problema delle mamme straniere detenute (su oltre 67.000 detenuti circa 25.000 sono stranieri), che scontano anche le conseguenze di una legislazione sbagliata in materia di immigrazione. Una situazione complessiva, quindi, in cui l'innalzamento puro e semplice del tetto d'età a sei anni non sarebbe risolutivo e potrebbe comportare effetti paradossali in mancanza di strutture alternative, dovendosi attendere fino al 2014 per l'entrata a regime delle nuove regole e potendo contare su una copertura finanziaria che sappiamo davvero incerta. Se ciò accadrà - e non ce lo auguriamo - è perché non si dedica, in termini di risorse umane, finanziarie e strumentali, abbastanza attenzione al pianeta carcere, che è fatto certo di detenuti e detenute, ma anche degli operatori dell'amministrazione penitenziaria, educatori, psicologi e puericultrici. Un mondo che risente fortemente della contrazione di risorse che da molti anni si abbatte su questo settore, rendendo difficile quel fine rieducativo che l'articolo 27 della Costituzione riserva alla pena nel nostro ordinamento.
Sappiamo, infatti, che le risorse previste dalla legge di stabilità per il 2011 hanno comportato riduzioni di spesa sulle già magre dotazioni dell'amministrazione penitenziaria. La pianta organica ministeriale prevede 1.331 posti di educatore e 1.507 di assistente sociale, oggi ampiamente scoperti, mentre la legge finanziaria per il 2010 - che ha inoltre abolito il blocco del turn over per le forze di polizia, consentendo nei prossimi anni l'assunzione di circa 1.800 agenti - non compenserà neppure il fatto fisiologico, visto che nello stesso periodo di tempo andranno in pensione almeno 2.400 unità di polizia penitenziaria.
Nelle case circondariali femminili e nelle strutture penitenziarie in generale, si riscontra da tempo una situazione pesante, sia sotto il profilo della capienza, che sotto quello della dotazione del personale. La dotazione femminile nei ruoli del personale agente del Corpo di polizia penitenziaria è ampiamente al di sotto delle previsioni della pianta organica, ed in taluni casi le unità operanti risultano carenti fino al 70 per cento del totale.
Una legislazione avanzata si trova dunque a dover fare i conti quotidianamente con le più rilevanti problematiche del sistema carcerario; queste sono state oggetto di interrogazioni, ordini del giorno, risoluzioni ed emendamenti in sessione di bilancio, ma dobbiamo prendere atto che restano, in gran parte, irrisolte.
Serve perciò, al di là del provvedimento che oggi stiamo per approvare, un intervento più deciso e soprattutto più strutturale da parte del Governo. È importante che siano finalmente colmate, con urgenza, le dotazioni organiche delle strutture penitenziarie in generale e delle case circondariali femminili in particolare, reperendo i fondi necessari per completare i ruoli degli operatori penitenziari, compresi psicologi ed educatori, e provvedendo anche alla stabilizzazione delle lavoratrici precarie e delle puericultrici in particolare, in considerazione della loro peculiare esperienza. È importante che il Governo reperisca idonee risorse finanziarie per salvaguardare i livelli retribuitivi degli operatori e che l'edilizia penitenziaria non si esaurisca in futuribili e faraonici piani di nuove costruzioni, ma dia priorità all'ampliamento e all'ammodernamento delle strutture esistenti, garantisca l'apertura di quelle da tempo completate ed eppure mai aperte, assicuri la realizzazione delle case famiglia protette e degli istituti a custodia attenuata che il provvedimento oggi in esame prevede, senza le quali non sarà mai possibile liberare dal carcere i bambini.
È anche importante che le nuove regole, che disciplinano il diritto di visita al minore infermo da parte della madre detenuta o imputata (o del padre, nelle stesse condizioni), vengano interpretate senza rigidità ed attuate in modo tale da non consentire solo sporadiche visite, ma sia concesso il permesso, con provvedimento urgente, per assistere il figlio malato, tenendo conto della durata del ricovero ed estendendolo per tutto il decorso della patologia. Solo in questo modo l'articolo 2 del provvedimento avrà effettivamente conseguito risultati importanti.
In conclusione, siamo fermamente convinti che il mantenimento della relazione familiare è un diritto fondamentale di ogni bambino e che va, pertanto, garantita la continuità del legame affettivo mediante il ricorso a strutture che limitino la percezione del bambino di trovarsi in una condizione restrittiva. Per questo sul disegno di legge in esame voteremo a favore in quanto esso, pur non del tutto esaustivo, rappresenta un significativo passo in avanti verso la piena attuazione del principio che assicura ad ogni minore il diritto ad una relazione familiare e, a maggior ragione, a non essere recluso per fatti commessi dai propri genitori. (Applausi dal Gruppo IdV).