Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011
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PEDICA (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento oggetto della presente discussione è reputato da me e dal Gruppo dell'Italia dei Valori di estrema importanza.
Si tratta, infatti, di un disegno di legge che giunge all'esame dell'Assemblea dopo due anni di lavoro in 3a Commissione permanente, all'interno della quale ci siamo ritrovati ben sette disegni di legge, presentati dai senatori di tutti i Gruppi parlamentari, che riguardano tale tematica. Tra questi naturalmente vi è anche quello presentato dal Gruppo Italia dei Valori, a mia firma.
Il fine ultimo che ha accomunato tutti i disegni di legge è stato quello di riformare la disciplina degli italiani residenti all'estero, soprattutto nella prospettiva della semplificazione e dell'efficienza delle forme e degli istituti di rappresentanza degli stessi, ovviamente promuovendo una più efficace tutela degli italiani residenti all'estero, dei loro interessi e dei loro diritti.
Tra i testi esaminati, l'Atto Senato n. 1557, a mia firma, ha sicuramente rappresentato la novità più significativa e - aggiungerei, proprio per eliminare le ipocrisie che più avanti commenterò - anche coraggiosa. La proposta dell'Italia dei Valori si caratterizza per due punti essenziali: il primo è la soppressione del Consiglio generale degli italiani all'estero (il cosiddetto CGIE); il secondo è il trasferimento di alcune sue competenze ai COMITES, generando così uno spostamento di talune attribuzioni più a ridosso degli italiani residenti all'estero.
L'operazione, tra l'altro (e trattasi di un aspetto che non credo sia trascurabile vivendo ormai da anni una crisi economica), genera un significativo risparmio economico.
Occorre innanzitutto, Signor Presidente e colleghi, chiarire che la disciplina del settore tutt'oggi in vigore è regolata da due leggi: la prima è relativa ai Comitati degli italiani residenti all'estero, i cosiddetti COMITES; la seconda, la legge n. 368 del 1989, è relativa invece al Consiglio generale degli italiani all'estero, cosiddetto CGIE.
Da un attento esame del testo delle due leggi emerge, ictu oculi, una sostanziale identità di compiti e funzioni in capo ai due organismi. Entrambi infatti vengono qualificati dalla relativa legge come organi di rappresentanza degli italiani all'estero (sia dalla legge sui COMITES sia dalla legge sul CGIE). L'inutilità di questa doppia funzione, più volte da me dichiarata anche nella sede del CGIE, che si riunisce una volta all'anno presso il Ministero degli affari esteri, è lampante e purtroppo la si ritrova, seppur mitigata, anche nel testo licenziato dalla Commissione. Di questo punto però parlerò in seguito, signor Presidente e colleghi.
Venendo al contenuto del provvedimento all'esame oggi, il cosiddetto testo A, si evidenza come lo stesso sia composto di due capi: il primo relativo alla disciplina dei Comitati degli italiani all'estero; il secondo alla disciplina del Consiglio generale degli italiani all'estero.
All'articolo 1 si prevede l'istituzione dei Comitati degli italiani all'estero, prevedendo che il numero minimo di italiani residenti necessario all'istituzione di suddetti comitati sia pari a 20.000 persone in Europa, 15.000 nelle Americhe, 10.000 in Asia e Oceania e 5.000 in Africa. Ai sensi del successivo comma 4 è comunque garantita l'istituzione di un Comitato in ogni Paese ove ci siano almeno 5.000 abitanti. Sono inoltre previsti Comitati non elettivi (articolo 2), laddove non è possibile procedere all'elezione del Comitato.
La proposta di riforma sottoposta oggi alla nostra attenzione demanda poi ad un successivo decreto ministeriale (articolo 3), da adottarsi entro 180 giorni dalla promulgazione della legge medesima, l'identificazione delle sedi dei Comitati da istituire e l'individuazione del numero dei componenti di ciascun Comitato.
Negli articoli 4 e 5 sono invece disciplinati le funzioni ed i compiti dei Comitati e del Comitato dei presidenti, cosiddetto Intercomites.
Come riportato al comma 1 dell'articolo 4, «i Comitati sono organi di rappresentanza territoriale degli italiani all'estero presso tutti gli organismi che determinano politiche idonee ad interessare le comunità medesime». Desidero sottolineare come il testo così approvato dalla Commissione sia peraltro il risultato di un emendamento proprio del Gruppo dell'Italia dei Valori.
I Comitati contribuiscono ad individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale della comunità di riferimento e possono presentare proposte e progetti alla rappresentanza diplomatico-consolare, la quale ultima dovrà indire periodiche riunioni. Più nel dettaglio, i Comitati potranno cooperare con le autorità consolari nella tutela dei diritti in materia di lavoro, in riferimento alle singole legislazioni nazionali dei Paesi che li ospitano, nonché segnalare all'autorità consolare le violazioni di norme dell'ordinamento locale, internazionale e comunitario, che possano danneggiare i cittadini italiani. Infine, i Comitati redigono una relazione annuale in merito alle attività svolte, oltre che il bilancio preventivo di cui articolo 6, che, come è ovvio, sarà principalmente rappresentato dalla spesa dei contributi del Ministero degli affari esteri.
Come sopra citato, all'articolo 5 si prevede altresì l'istituzione del Comitato dei presidenti, o Intercomites, all'interno di ciascun Paese nel quale ci sia più di un Comitato. Esso è costituito da due membri per ciascun Comitato; elegge all'interno un presidente, si riunisce due volte l'anno ed elegge i membri del Consiglio generale degli italiani all'estero.
Gli articoli dal 7 al 13 contengono le disposizioni relative alla composizione del Comitato e l'eleggibilità, l'elettorato attivo, la durata in carica e la decadenza dei componenti, l'indizione delle elezioni, il sistema elettorale e la formazione delle liste.
Gli articoli 14, 15, 16 e 17 contengono disposizioni circa l'invio e la stampa del materiale elettorale, la modalità di voto, la costituzione dei seggi e le operazioni di scrutinio. Sento subito la necessità di evidenziare in proposito che gli articoli sopra elencati sono relativi ad operazioni che potrebbero essere evitate semplicemente con un click, visto che viviamo ormai in un periodo dove l'informatizzazione regna sovrana. Mi riferisco alla e-mail certificata, con la quale esprimere il proprio voto; un click che permetterebbe un notevole risparmio economico. È ovvio come questa sia una doverosa proposta del Gruppo dell'Italia dei Valori, da sempre contrario ad ogni spreco delle risorse economiche pubbliche.
Venendo al capo II all'articolo 24, poi, si dispone che il Consiglio generale degli italiani all'estero sia «l'organo di raccordo tra le comunità italiane all'estero in esso rappresentate e gli enti e le istituzioni centrali, regionali e locali, ed ha il fine di promuovere e agevolare lo sviluppo delle condizioni di vita delle comunità» medesime. Ad esso è demandato il compito di «rafforzare il collegamento di tali comunità con la vita politica, culturale, economica e sociale dell'Italia».
Devo ribadire che in questo capo sono contenute altre dichiarazioni di principio circa i compiti da svolgere, ma tutte risultano essere una mera ripetizione di quanto già previsto per i COMITES, oltre che già tra le attribuzioni dei parlamentari eletti all'estero. Cercherò di sintetizzare anche questo aspetto, ma nel caso in cui non dovessi riuscirci, chiedo l'autorizzazione alla Presidenza di consegnare il testo integrale del mio intervento.
PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.
PEDICA (IdV). La ringrazio, signor Presidente.
Il Consiglio generale degli italiani all'estero è composto da 82 membri: ne sono membri di diritto i presidenti degli Intercomites, i presidenti dei Comitati italiani all'estero i Paesi con un solo Comitato, i Presidenti o gli assessori con delega all'emigrazione delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, il Presidente dell'ANCI e quello dell'UPI; i rimanenti membri sono eletti dagli Intercomites.
Il Consiglio, nonostante la pochezza dei compiti e delle funzioni, attribuitigli avrà a sua volta un presidente, un vice presidente vicario e tutta una serie di altri incarichi e organi. Ma non è ancora finita: è infatti prevista anche una segreteria del Consiglio presso il Ministero degli affari esteri. Il disegno di legge in discussione dispone l'invarianza finanziaria delle disposizioni contenute nel bilancio dello Stato.
Dopo l'analisi del disegno di legge, desidero esporre i rilievi critici mossi dal mio partito.
«Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato», recita l'articolo 67 della nostra Carta costituzionale, e la legge n. 459 del 2001, istitutiva ed attributiva del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all'estero, è la naturale manifestazione di quel principio costituzionale: si individua infatti nel parlamentare in genere il rappresentante erga omnes delle comunità italiane radicate fuori dai nostri confini.
Per quanto ci riguarda, attualmente COMITES e CGIE sono, nella sostanza, organismi doppioni. Sono inutili, sottolineo. Riuscire ad individuare una loro utilità pratica risulta seriamente difficile e complesso: considerate pertanto le loro sostanziali identità funzionali tra COMITES e CGIE, sarebbe da preferire l'eliminazione di quest'ultimo organismo a vantaggio del primo, con l'attribuzione ai parlamentari esteri di effettivi e concreti compiti di raccordo con le istituzioni centrali; altrimenti, non riesco a capire perché abbiamo votato la legge che ha permesso l'elezione dei parlamentari che rappresentano gli Italiani all'estero.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo quindi che l'elezione di questi parlamentari faccia venir meno l'utilità, appunto, del CGIE: per l'Italia dei Valori è inutile tenere in vita enti doppioni, soprattutto se comportano spese ulteriori.
Mi avvio alla conclusione, ricordando che, essendo il testo integrale del mio intervento più lungo del tempo che ho a disposizione per leggerlo in quest'Aula, lo consegnerò appena avrò terminato quest'ultima pagina.
La ringrazio, signor Presidente, per avermi dato modo di completarne la lettura almeno nelle sue parti essenziali, contenenti il cuore dell'opinione del mio Gruppo. Ad opinione dell'Italia dei Valori, l'eliminazione del CGIE, il rafforzamento delle funzioni e del ruolo dei COMITES, in sinergia con le rappresentanze consolari territoriali, la ufficializzazione e la istituzionalizzazione di mansioni effettive per i parlamentari eletti all'estero, in quanto oggi esistenti, nelle materie riguardanti la collettività italiana all'estero, sono le direttrici su cui muoversi, indirizzando in maniera organica la riforma del sistema della rappresentanza delle collettività degli italiani all'estero.
Per i motivi che ho elencato, dopo aver contribuito - con l'approvazione in Commissione di alcuni emendamenti - all'implementazione del ruolo dei COMITES chiediamo che vi sia un'ulteriore riflessione su questo argomento, anche per vedere cosa accadrà oggi in sede di esame degli emendamenti. Abolire un doppione credo sia un dovere istituzionale. Non solo ha un senso, ma costituisce anche un risparmio economico per il nostro Paese vista la situazione attuale che ci vede affrontare non con il sorriso i problemi economici e una distribuzione di risorse a due organismi che svolgono lo stesso mestiere. Vedremo se nel pomeriggio si svolgerà nel merito un ragionamento.
Mi auguro che comunque tutto questo porti ad una nuova pagina sui problemi degli italiani all'estero e ad nuova pagina di rappresentanza dei nostri parlamentari, perché se siedono in quest'Aula un compito ce l'hanno, non solo quello di sedere tra questi banchi o tornare a casa. Avranno un compito più istituzionale, più serio, più rappresentativo e sicuramente meno dispendioso. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto. Ne ha facoltà.