Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).

Si dia lettura del processo verbale.

DI NARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 24 marzo.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,38).

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(2568) Deputati BRUGGER e ZELLER. - Modifiche al codice di procedura penale e alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e altre disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Brugger e Zeller; Bernardini ed altri; Ferranti ed altri)

(1129) PORETTI ed altri. - Misure per la creazione di «case-famiglia» per detenute con figli minori

(1137) CARLONI ed altri. - Disposizioni a tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori

(Relazione orale) (ore 9,39)

Approvazione del disegno di legge n. 2568

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2568, già approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Brugger e Zeller; Bernardini ed altri; Ferranti ed altri, 1129 e 1137.

Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 2568.

Ricordo che nella seduta di ieri ha avuto inizio l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2.

Proseguiamo con le votazioni.

Metto ai voti l'emendamento 2.211, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, alla sua destra, in terza fila, ci sono tre voti in più.

LEGNINI (PD). Signora Presidente, alla sua destra c'è un voto in più.

PRESIDENTE. Colleghi, invito ognuno di voi a votare per sé e il senatore segretario Di Nardo a verificare che le operazioni di voto avvengano correttamente. (Commenti).

Colleghi, le porte sono chiuse e il senatore Segretario sta procedendo alla verifica, che non è ancora terminata, senatore Legnini.

PERDUCA (PD). Senatore Di Nardo, la aiutiamo noi: controlli accanto al senatore Compagna!

LEGNINI (PD). Senatore Di Nardo, controlli alle sue spalle!

DI NARDO, segretario. Signora Presidente, la prego di chiedere ai colleghi di prendere posto, perché non posso continuare a girare a vuoto.

PRESIDENTE. Se ogni senatore si mette al suo posto facciamo prima. (Commenti). Quando il senatore Segretario mi dirà che tutto è regolare chiuderò la votazione di controprova. Colleghi, vi invito a prendere ognuno il proprio posto, onde facilitare le operazioni di voto e di verifica dello stesso, nonché evitare contestazioni: lo dico per tutti.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, ci sono schede disattese anche vicino ai banchi della Lega Nord: lo dico per evitare la tentazione, dal momento che vedo che le dita sono già calde.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario Malan a verificare anche tra i banchi della sinistra, come mi viene richiesto.

MALAN, segretario. Signora Presidente, da questa parte è tutto a posto.

BARBOLINI (PD). Signora Presidente, possiamo chiedere ai senatori della Lega Nord che si mettano a sedere?

PRESIDENTE. La Presidenza chiede per cortesia se ognuno può stare al suo posto.

Colleghi, i senatori Segretari mi hanno detto di aver terminato la verifica, pertanto dichiaro chiusa la votazione.

Non è approvato. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.212. (Brusìo. Numerosi senatori affluiscono nell'emiciclo). Onorevoli colleghi, in questo clima è impossibile proseguire. Non si riesce a sentire.

Sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 9,47, è ripresa alle ore 9,53).

La seduta è ripresa.

DELLA MONICA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, non è mia abitudine fare polemiche, ma sinceramente mi ha scosso molto il fatto che la mancata approvazione di un emendamento che riguarda i diritti umani dei minori sia stata accompagnata da un applauso. (Applausi dal Gruppo PD). Credo sia una cosa gravissima.

Ripropongo lo stesso emendamento in formato ridotto, e ancora una volta richiamo tutti al rispetto dei diritti umani. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.212, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico. Ognuno voti al suo posto. Chiedo ai senatori Segretari di vigilare.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.213, identico all'emendamento 2.214.

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

In attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso di cui all'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta fino alle ore 9,58.

(La seduta, sospesa alle ore 9,55, è ripresa alle ore 9,58).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.213, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori, identico all'emendamento 2.214, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.215, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

Sull'emendamento 2.216 è stato formulato un invito al ritiro. Il presentatore accoglie tale invito?

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Sì, signora Presidente, ritiro l'emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.217.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 2.217, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori, fino alle parole «condizioni di salute».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.217 e l'emendamento 2.218.

Ricordo che l'emendamento 2.219 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.220.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, credo che il dibattito che si è sviluppato ieri pomeriggio per oltre due ore, se non altro, servirà a chi un domani si troverà ad interpretare alcuni passaggi meno chiari nel caso, appunto, dovessero verificarsi situazioni in cui la madre, invece che semplicemente visitare il figlio in una struttura ospedaliera, abbia la necessità o anche il desiderio di trattenersi più lungamente. Infatti, per quanto ci è stato detto dalla relatrice e dal rappresentante del Governo in merito, in effetti sembrerebbe consentirlo già la legislazione vigente, senza che vi sia necessariamente bisogno di ulteriori permessi o decisioni da parte del magistrato competente. Quindi, se non altro abbiamo chiarito alcune parti che, secondo noi, avrebbero dovuto, più che potuto, essere più specifiche - l'emendamento 2.220 chiede proprio questo - nel prevedere la possibilità di consentire alla madre di essere presente in una struttura ospedaliera ogniqualvolta ve ne sia bisogno.

Ci sono anche altri emendamenti che muovono dalla considerazione per la quale l'età - non solo di sei anni, ma anche di dieci, come è previsto nel testo - sia eccessivamente bassa, tale da non consentire la vicinanza tra genitore e figlio, e quindi speriamo che, anche con ulteriori interventi da parte del Governo e della maggioranza, si possa chiarire tutto questo. Ciò non toglie che secondo noi l'emendamento 2.220 dovrebbe essere approvato.

Ne chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Perduca, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.220, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.221, su cui è stato formulato un invito al ritiro. Senatrice Spadoni Urbani, lo accoglie?

SPADONI URBANI (PdL). Signora Presidente, già nella discussione generale dell'8 marzo ho espresso chiaramente la mia valutazione su questo disegno di legge, per cui non torno ad abusare della pazienza dei colleghi per ripetere le mie valutazioni. Devo aggiungere che invece le motivazioni addotte dalla relatrice e dal rappresentante del Governo mi hanno convinto - cosa che non ha fatto la maggioranza - dell'importanza di "portare a casa" l'approvazione di questa legge, al fine di raggiungere per lo meno alcune finalità in essa previste.

Se lo avessi saputo, forse non avrei nemmeno proposto l'emendamento. A questo punto, così come in discussione generale ho detto che per spirito di appartenenza avrei votato il disegno di legge, ora per spirito di appartenenza ritiro l'emendamento. Credo però che ciò che l'emendamento propone sia importante: dato e concesso tutto quello che prevede l'articolo 2, mi sembrava giusto affermare che non dovessero esistere pericoli di commissione di un ulteriore reato, non al fine di reprimere, ma per incentivare il recupero del detenuto, che è quello che dovrebbe fare il carcere.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.222.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, la legge, in maniera anche in questo caso troppo vaga, in effetti riconosce anche al padre i diritti di assistenza al figlio che vengono riconosciuti alle detenute madri. L'emendamento chiede che le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applichino al detenuto padre ove la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole. La data dell'8 marzo non era necessariamente pregnante come evocazione, perché stiamo parlando dei figli, e non dei detenuti. Quindi, riconoscere pari diritti alle madri e ai padri è fondamentale, visto e considerato il modo in cui si stanno evolvendo la società e i nuclei familiari.

Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Perduca, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 2.222, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.223, su cui è stato formulato un invito al ritiro. Senatrice Della Monica, lo accoglie?

DELLA MONICA (PD). No, signora Presidente, mantengo l'emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione della prima parte dell'emendamento 2.223.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della prima parte dell'emendamento 2.223, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori, fino alle parole «(Assistenza al minore)».

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.223 e l'emendamento 2.224.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. A nome dell'Assemblea saluto gli insegnanti e gli allievi dell'Istituto di istruzione secondaria di primo grado «Michele Granata» di Rionero in Vulture, in provincia di Potenza. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn.
2568, 1129e 1137 (ore10,08)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento 3.205 è l'ultimo degli emendamenti da me presentati ed è l'unico fra di essi a essere riferito all'articolo 3. Questo articolo si compone di due commi. Nel primo c'è l'introduzione delle case famiglia protette, che rappresenta certamente un passaggio positivo sul piano concettuale ed organizzativo. La proposta molto semplice, da me avanzata, consiste nella soppressione del comma 2 e ritengo giusto dar conto di cosa esso comporti. Stiamo parlando dell'espiazione di pene gravi, non del furto della mela, tant'è che per accedere a tale beneficio si prevede debba essere scontato un terzo della pena o almeno 15 anni. Stiamo parlando quindi di delitti gravi.

Ebbene, attualmente la materia è già disciplinata dall'articolo 47-quinquies della legge n. 354 del 1975. È già previsto quindi che si possa provvedere alla cura e all'assistenza dei figlioli non più grandi di 10 anni di età in presenza di quelle condizioni e dopo aver espiato un terzo della pena. Il cambiamento che si introduce è che la pena, di fatto, non debba essere più scontata. Infatti, in buona sostanza, se sussiste la presenza della prole si va in casa famiglia protetta e anche il terzo di pena obbligatorio non viene scontato. Comprendete che mentre la prole compie i 10 anni il terzo della pena trascorre abbondantemente e viene abbuonato, gli altri due terzi non si scontano più in regime di detenzione e la conseguenza è che la pena non esiste più.

Cari colleghi, la privazione della libertà, in una società civile e per chi nutra una concezione spirituale della vita (che vorrei fosse patrimonio comune, ma non lo si può imporre), dovrebbe essere considerata pena severissima, anzi, la massima pena. Concettualmente un giorno di privazione della libertà dovrebbe essere peggiore di cento frustate di un regime primordiale, per chi nutre una concezione spirituale della vita. Non so se il contesto in cui viviamo sia questo: ho le mie serie perplessità, ma sarebbe questo. Allora, senza criminalizzare la pena, senza criminalizzare solo la società, senza criminalizzare nessuno, se prendiamo il codice penale, agli articoli 146 e 147 essi già disciplinano l'istituto del differimento della pena. È già previsto un meccanismo per il quale, se non è opportuno che la pena sia scontata subito, a condizioni date, si potrà sempre scontare (non annullare o abbuonare, in spregio di coloro che hanno subito il delitto o che sono stati vittima dei reati e che hanno anche loro delle madri, dei figlioli e dei nipoti, e della società in generale) in modo differito. Il meccanismo è già previsto, creando un equilibrio tra l'effettività della pena, l'umanità della stessa e le esigenze della genitorialità.

Ecco perché ho presentato questo emendamento. Concludo con il dire che anche la retorica relativa alla priorità della vicinanza dei genitori ai figlioli va precisata. Tutti i miei emendamenti tendevano - parlo ormai all'imperfetto - a garantire ai magistrati preposti, nella loro professionalità e con l'aiuto di buoni servizi sociali e di validi direttori degli istituti (ormai abbiamo compiuto grandi passi anche sotto questo profilo), il potere discrezionale di valutare, per un verso, la pericolosità dei soggetti e, per l'altro, la particolare condizione dei figlioli minori, che hanno diritto alla vicinanza e all'assistenza. Mi si deve dimostrare, onorevoli colleghi, che non vi è alcuna differenza tra una buona genitorialità, tra genitori la cui vicinanza è positiva per i figlioli, e genitori che, parliamoci chiaro e fuor dai denti, è da dimostrare che esprimano una buona genitorialità, se tengono i figlioli a fare l'accattonaggio o a collaborare ai furti, o in sordidi recessi, tra rifiuti e topi, con il rischio che esploda una bombola di gas e crei una tragedia, come spesso accade. Mi si deve dimostrare che non è opportuno che il magistrato, con l'aiuto degli assistenti sociali, faccia una valutazione discriminatoria tra l'un caso e l'altro. Invece, facciamo semplicemente della demagogia.

Tutte queste esigenze, per le quali ho già fatto appello ieri al buon senso, beccandomi anche qualche ingiustificata reprimenda, dicono che sarebbe opportuno sopprimere questo comma 2 dell'articolo 3, perché esiste già l'istituto del differimento della pena che sovviene a tali esigenze. Ecco la ragione molto oggettiva per la quale ho proposto questo emendamento.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito la relatrice e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

GALLONE, relatrice. Signora Presidente, esprimo parere contrario sugli emendamenti 3.200, 3.202 e 3.204 e invito a ritirare l'emendamento 3.205. Esprimo quindi parere contrario sull'emendamento 3.206 e invito a ritirare l'emendamento 3.207. Esprimo inoltre parere contrario anche sull'emendamento 3.208 e invito a ritirare l'emendamento 3.209. Il parere del relatore è parimenti contrario agli emendamenti 3.210, 3.212, 3.213, 3.214, 3.215 e 3.216.

ALBERTI CASELLATI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, il mio parere è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.200, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Non è approvato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.202, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.204.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.204, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Sull'emendamento 3.205 c'è un invito al ritiro. Lo accoglie, senatore Benedetti Valentini?

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Si, signora Presidente, accolgo l'invito al ritiro.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.206, presentato dal senatore Perduca e dalla senatrice Poretti.

Non è approvato.

MAZZATORTA (LNP). Signora Presidente, ritiro gli emendamenti 3.207 e 3.209.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.208.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.208, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.210.

DELLA MONICA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, noi proponiamo di sopprimere l'inciso «ove istituito» riferito alle case protette perché riteniamo che debbano essere istituite prima possibile: l'amministrazione penitenziaria al riguardo ci ha detto che, tra l'altro, alcune di queste strutture sono in corso di istituzione.

Vorremmo che l'iter fosse accelerato e prevediamo anche una copertura affinché ciò sia possibile. Invito il Governo, eventualmente, a scorporare dai fondi per il piano carceri i fondi necessari per istituirle immediatamente. Si potrebbe fare subito, senza attendere il 2014, dando così immediatamente una risposta ad esigenze reali. (Applausi della senatrice Negri).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.210, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.212, identico all'emendamento 3.213.

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Giambrone, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.212, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori, identico all'emendamento 3.213, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.214, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.215.

DELLA MONICA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, mi è difficile comprendere la contrarietà a questo emendamento. Si tratta di aggiungere il braccialetto elettronico per esigenze di tutela sociale: non capisco dunque perché non si possa dare attuazione a questa norma. Noi siamo per la sicurezza!

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 3.215, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.216, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Non è approvato.

Metto ai voti l'articolo 3.

È approvato.

Colleghi, prima di passare all'esame dell'articolo 4, invito il senatore Segretario a dare lettura del nuovo parere espresso dalla Commissione bilancio.

DI NARDO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminati gli ulteriori emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime per quanto di propria competenza, parere di nulla osta sugli emendamenti 1.216 (testo 2), 1.218 (testo 2), 4.0.202 (testo 2) e 4.0.203 (testo 2)».

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito la relatrice e la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

GALLONE, relatrice. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 4.200, 4.150, 4.151, 4.202, 4.203, 4.204. Quanto all'emendamento 4.205, invito i presentatori a trasformarlo in ordine del giorno, mentre invito a ritirare gli emendamenti 4.206, 4.0.200 e 4.0.201.

Esprimo inoltre parere contrario sull'emendamento 4.0.202 (testo 2), su cui c'è anche il parere contrario della 5a Commissione.

PRESIDENTE. Le ricordo che è stato testé letto un parere di nulla osta sul nuovo testo.

GALLONE, relatrice. È vero, signora Presidente, perché l'emendamento è stato riformulato. Comunque rimane il parere contrario.

PRESIDENTE. Rimane il suo parere contrario, ma non vi è quello della 5a Commissione permanente.

GALLONE, relatrice. Esattamente.

Esprimo parere contrario sugli emendamenti 4.0.203, 4.0.204, 4.0.205, 4.0.206, 4.0.207, 4.0.208 e 4.0.209.

Per quanto riguarda l'emendamento 4.0.210, ne chiedo la trasformazione in ordine del giorno.

ALBERTI CASELLATI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.200.

CASSON (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (PD). Signora Presidente, pensavamo alla resipiscenza del Governo o ad una sua conversione sulla via di Damasco. Comunque, intervengo sull'articolo 4, e in particolare sull'emendamento 4.200, che rappresenta il cuore del disegno di legge in esame. Si dimostra ancora una volta che questo è un provvedimento finto e che vi è una finta volontà del Governo di intervenire in tale materia, e ciò sotto un duplice punto di vista. Innanzi tutto, per quanto concerne l'individuazione delle case famiglia protette dove tenere i bimbi con le madri detenute, si prevede un termine molto di là da venire; inoltre, non vi è alcuna copertura finanziaria, tanto che si afferma che si procederà senza alcun maggiore onere. Poi dovrete spiegare a tutti come si fa intervenire in questa materia senza alcun onere per la finanza pubblica! Con l'emendamento 4.200 abbiamo provveduto ad indicare quali dovrebbero essere le case famiglia protette, abbiamo individuato i tempi, abbiamo indicati i criteri e soprattutto la copertura finanziaria, tanto che l'emendamento ha superato anche il vaglio della Commissione bilancio.

Il punto principale (che desideriamo rimanga a verbale della seduta) è che noi facciamo riferimento ai princìpi ispiratori di questo provvedimento e quindi ai princìpi che dovrebbero governare le case famiglia protette. Spiego molto sinteticamente di cosa si tratta. Nell'emendamento 4.200 si fa riferimento alle esigenze psicofisiche dei minori, e per quanto riguarda i tempi si prevede che il Governo emani i decreti in due mesi in un caso e in sei mesi nell'altro: è assolutamente indispensabile che tali decreti vengano adottati in tempi brevi per fare entrare in funzione le case protette. I criteri riguardano la presenza di personale specializzato in materia d'infanzia, gli aspetti del trattamento e terapeutici e la formazione specialistica degli operatori penitenziari che prestano lavoro in tali strutture; si fa riferimento alla previsione di un ambiente interno adatto alle esigenze del minore e ai rapporti tra genitori e figli; infine, si fa riferimento alla previsione di strumenti di controllo compatibili con le esigenze di tutela del minore.

Se non accettate questi criteri minimali, se non stabilite i tempi e non provvedete alla copertura, questo vostro provvedimento, nonostante le dichiarazioni del Governo, è assolutamente finto e privo di qualsiasi contenuto. (Applausi dal Gruppo PD).

ALBERTI CASELLATI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTI CASELLATI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Vorrei far presente al senatore Casson che noi abbiamo l'intenzione di attuare questo disegno di legge, tant'è che nel testo si indicano sei mesi quale termine massimo entro il quale il Ministro deve determinare la tipologia delle case famiglia protette. Non solo. Quando dite che questo è un provvedimento generico senza alcuna copertura, vorrei far presente che l'ICAM di Milano non costa nulla allo Stato, essendo stato attuato dalla Provincia ed essendo in comodato gratuito. Si tratta di un esempio di come non siano necessari nuovi o maggiori oneri, tant'è che il comma 2 dell'articolo 4 fa specifico riferimento anche a convenzioni da stipulare di volta in volta con gli enti locali. Questo, per dire che si sta discutendo un provvedimento che avrà piena attuazione, e anche in tempi rapidi.

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.200, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.150.

SERAFINI Anna Maria (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERAFINI Anna Maria (PD). Con questo emendamento si indica come devono essere configurate le case famiglia. Si tratta di una misura molto importante perché si prevede la presenza di personale specializzato sia nella tutela dei minori, sia nel rapporto tra genitori e figli. Nell'emendamento in titolo la sicurezza viene coniugata con la preoccupazione principale di un personale specializzato attento al benessere dei bambini, ragion per cui vi prego di approvarlo, anche perché un testo senza alcuna determinazione delle caratteristiche tipologiche delle case famiglia, che non indichi né come debbano essere configurate né con quale personale, come diceva il collega Casson, rende del tutto vago e inutile questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).

BAIO (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BAIO (Misto-ApI). Signora Presidente, il nostro voto sarà contrario all'emendamento in titolo, poiché nel testo sono inserite anche le persone condannate per reati di mafia, che a nostro avviso non devono rientrare nelle fattispecie previste da questo disegno di legge. Questo, non perché facciamo distinzioni, ma perché riteniamo che in quel caso sia più corretta la detenzione in carcere, in strutture adeguate alla presenza del bambino, ma che non consentano l'uscita dal carcere.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.150, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.151, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.202.

PORETTI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signora Presidente, desidero richiamare nuovamente l'attenzione dei colleghi su queste case famiglia protette, ricordando loro che nella scorsa legislatura ha già avuto luogo un ampio dibattito sul tema, al termine del quale si arrivò ad un testo nel quale si specificava effettivamente come esse dovessero essere realizzate, proprio al fine di tentare di conciliare le due esigenze sottese a tutto il disegno di legge. Si tratta, da una parte, dell'esigenza di sicurezza della società rispetto a donne detenute (che quindi hanno commesso un reato o che, essendo imputate, costituiscono comunque un rischio per la società) e, dall'altra, dell'esigenza di tutelare il diritto all'infanzia.

L'articolo 4 rappresenta praticamente una delega in bianco al Governo, che deciderà come realizzare tali case-famiglia protette, come individuarle e strutturarle. Ora, vista l'evoluzione del dibattito sul tema, sinceramente da parte nostra non c'è in questo Governo grande fiducia su come verranno realizzate tali case-famiglia protette. Ci danno ragione anche gli interventi svolti ieri, dal momento che addirittura non si vogliono cambiare né specificare le modalità di assistenza e cura ad un bambino che si trovi in pericolo di vita, considerando tale possibilità per la madre detenuta come un pericolo, poiché ella potrebbe utilizzare la grave situazione del figlio per evadere. Ecco quindi l'impostazione adottata da questo Governo e di fronte alla quale ci troviamo: fra poco, infatti, verrà trasformato in ordine del giorno un emendamento, presentato dalla Lega Nord, che nulla c'entra con l'interesse dei figli delle detenute, evidentemente non per far combaciare tutte le suddette esigenze, ma semplicemente per far prevalere l'elemento securitario di questa legge rispetto alle necessità educative del minore.

Credo che ciò sia sintomatico di come questa delega in bianco sulle case-famiglia protette verrà utilizzata dal Governo.

Chiedo pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico. (Applausi dei senatori Perduca e Garavaglia Mariapia).

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Poretti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.202, presentato dai senatori Poretti e Perduca.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, adesso si sono molto allargate le differenze tra maggioranza e minoranza, ma ciò non toglie che, quando lei sta per dichiarare chiusa la votazione, appaiono almeno cinque o sei luci rosse in più sullo schermo: chiedo pertanto ai senatori Segretari di insistere nel monitorare le presenze e le assenze dei colleghi, perché siamo veramente arrivati oltre il limite tollerabile, ammesso e non concesso che lo si possa includere in questo dibattito. (Commenti dai banchi del Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Grazie, senatore Perduca, procederemo in questo senso.

Metto ai voti l'emendamento 4.203, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 4.204, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Non è approvato.

Sull'emendamento 4.205, dei senatori Mazzatorta e Divina, è stata avanzata dal Governo una richiesta di trasformazione in ordine del giorno, che chiedo al primo firmatario se intende accogliere.

MAZZATORTA (LNP). Sì, signora Presidente.

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signora Presidente, è dato conoscere il testo di quest'ordine del giorno?

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura del testo dell'ordine del giorno G4.205.

DI NARDO, relatore: «Il Senato impegna il Governo, in sede di stipula delle convenzioni di cui al comma 2 dell'articolo 4 del disegno di legge n. 2568, a considerare per l'individuazione delle strutture idonee ad essere utilizzate come case famiglia anche gli edifici demaniali dismessi nell'ambito di specifici accordi di valorizzazione o sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata».

DELLA MONICA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, chiedo al senatore Mazzatorta di poter apporre la firma all'ordine del giorno G4.205.

GARAVAGLIA Mariapia (PD). Anch'io chiedo di aggiungere la firma.

BAIO (Misto-ApI). Anch'io chiedo ai presentatori di poter apporre la firma.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, chiedo di aggiungere la firma all'ordine del giorno G4.205.

FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, chiedo di aggiungere la firma all'ordine del giorno G4.205.

PERDUCA (PD). Anch'io, signora Presidente.

PRESIDENTE. Coloro che intendono apporre la firma facciano pervenire la richiesta alla Presidenza.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.205 non verrà posto in votazione.

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, su questa linea anche l'emendamento 4.206 potrebbe - a mio avviso - diventare un ordine del giorno piuttosto che essere ritirato. Mi sembrerebbe ragionevole rispetto a quanto abbiamo testé adottato: una distribuzione equa su tutto il territorio nazionale mi sembra, se non altro, un impegno che il Governo possa assumere dal momento che ci è stato detto che queste strutture sono presenti a Venezia, Firenze e Roma.

PRESIDENTE. Il senatore Perduca - mi rivolgo al Governo e alla relatrice - ha rivolto un invito a riconsiderare - se così possiamo dire - il parere.

GALLONE, relatrice. Confermo il parere contrario anche sull'ipotesi di trasformazione dell'emendamento in ordine del giorno.

ALBERTI CASELLATI, sottosegretario di Stato per la giustizia. C'era, per la verità, un invito al ritiro. Non sappiamo ancora se la senatrice Spadoni Urbani accetterà tale invito. In ogni caso, se non lo accetta il parere rimane contrario, perché stiamo parlando di case protette, di detenute madri e di collocazioni che non devono tener conto della proporzione con la popolazione carceraria. Ma vista l'esiguità del numero dei bambini coinvolti, si deve tener conto, là dove queste sono state realizzate e nei limiti delle possibilità, anche della vicinanza alle madri e quindi al contesto sociale e affettivo nel quale sono vissuti.

Pertanto, se questo emendamento non verrà ritirato è da respingere.

SPADONI URBANI (PdL). Signora Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 4.

È approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti volti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l'articolo 4.

Sull'emendamento 4.0.200 è stato espresso un invito al ritiro. Chiedo ai presentatori se intendono accoglierlo.

MAZZATORTA (LNP). Presidente, ritiriamo l'emendamento 4.0.200, anche se il tema dell'esecuzione penitenziaria omogenea e indifferenziata per tutti i tipi di reato, indipendentemente dalla loro gravità, è un problema che abbiamo già posto, che poniamo in questa sede e che continueremo a porre. È previsto un regime penitenziario differenziato per i mafiosi, che però deve sussistere anche per chi commette omicidi particolarmente efferati.

PRESIDENTE. Senatore Mazzatorta, le è stato rivolto l'invito a ritirare anche l'emendamento 4.0.201.

MAZZATORTA (LNP). Ritiro anche questo emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.202 (testo 2).

CARLONI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLONI (PD). Signora Presidente, l'emendamento 4.0.202 (testo 2) interviene a rimediare, per così dire, ai danni provocati dalla legge Bossi-Fini. Ai bambini figli di madri detenute straniere.

La legge Bossi-Fini interviene attraverso un automatismo con i decreti d'espulsione al termine sia dell'esecuzione della pena detentiva che delle misure alternative alla detenzione. È ovvio che detta legge non tiene in alcuna considerazione l'eventuale processo positivo di risocializzazione delle detenute. Nel caso specifico, però, a noi interessa il minore, perché l'automatismo in questione colpisce naturalmente anche i bambini che subiscono con le loro madri il decreto di espulsione.

Pertanto, con questo intervento, anziché fare riferimento al meccanismo automatico, si prevede l'iniziativa del magistrato competente, il quale deciderà, sulla base del superiore interesse del fanciullo - che è la stella polare della nostra legge e delle convenzioni internazionali - in quale modo operare, ed eventualmente anche nel senso di revocare il decreto di espulsione. (Applausi dal Gruppo PD).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.0.202 (testo 2), presentato dalla senatrice Carloni e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.203 (testo 2).

INCOSTANTE (PD). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.0.203 (testo 2), presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.204.

INCOSTANTE (PD). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.0.204, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.205.

PERDUCA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, poco fa la senatrice Carloni parlava del decreto espulsioni; noi riteniamo che invece si dovrebbe addirittura arrivare a rilasciare un permesso di soggiorno per una durata pari a quella della misura cautelare o detentiva o alternativa nei confronti dei genitori, non italiani e non cittadini comunitari, che si trovassero nelle strutture penitenziarie in Italia con figli nell'età prevista da questo provvedimento.

Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, e chiedo ancora una volta di controllare anche in alto alle mie spalle.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Perduca, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.0.205, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.206.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.0.206, presentato dal senatore Casson e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.0.207, sostanzialmente identico agli emendamenti 4.0.208 e 4.0.209.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 4.0.207, presentato dalla senatrice Carloni e da altri senatori, identico agli emendamenti 4.0.208, presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori, e 4.0.209, presentato dai senatori Poretti e Perduca.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signora Presidente, sopra il senatore Lannutti vedo sempre una luce rossa ma non vedo il senatore. Si è spostato di sopra? (Commenti del senatore Asciutti). State troppo stretti? Basta saperlo. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatrice Della Monica, accoglie la richiesta di trasformare l'emendamento 4.0.210 (testo corretto) in un ordine del giorno?

DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, accolgo tale richiesta.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G4.0.210 non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame dell'articolo 5.

Lo metto ai voti.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'emendamento presentato al titolo del disegno di legge, che invito i presentatori ad illustrare.

PERDUCA (PD). Signora Presidente, purtroppo l'emendamento Tit.1 arriva in ultimo, mentre avrebbe dovuto essere la guida per migliorare ulteriormente questa legge, che sarà inutile, visto e considerato che durante la discussione ci è stato detto che tutto ciò che si sollevava come problema già veniva applicato.

Chiedevamo che le disposizioni fossero a tutela del rapporto tra figli minori e genitori detenuti, quindi non spostando esclusivamente l'attenzione sulle detenute madri. Questo era l'avvio che avrebbe dovuto caratterizzare il passaggio, un'altra volta, in Commissione del provvedimento, e questa avrebbe dovuto, secondo noi, essere la conclusione.

Tuttavia, l'occasione mi è gradita per poter sollevare una questione. Al comma 4 dell'articolo 1 si legge: «Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano a far data dalla completa attuazione del piano straordinario penitenziario, e comunque a decorrere dal 1º gennaio 2014,» - e qui viene la parte interessante - «fatta salva la possibilità di utilizzare i posti già disponibili a legislazione vigente presso gli istituti a custodia attenuata». Ieri mattina, all'ICAM di Milano ho trovato almeno due madri che nelle prossime settimane avranno il figlio che diventerà treenne. Spero che vi sia comunque, visto e considerato che si tratta veramente di giorni, la possibilità per queste madri di accedere alle modifiche e quindi di rimanere, per le settimane o mesi che per loro sarà necessario restare là, insieme ai propri i figli. Infatti, l'incertezza, oltre che essere un ulteriore aggravio della pena, era abbastanza evidente nelle poche informazioni trapelate relativamente al provvedimento in esame, e quindi spero - vedo annuire relatrice e rappresentante del Governo - che ciò accada fin dalla settimana prossima.

PRESIDENTE. Invito la relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

GALLONE, relatrice. Signora Presidente, dopo questo intervento del senatore Perduca ribadisco la nostra convinzione della bontà della decisione di lasciare intatto il testo di questo disegno di legge, proprio alla luce del fatto che rimane per noi prioritaria e fondamentale l'importanza della sua celere approvazione.

Per questo motivo, il parere è contrario anche alla modifica del titolo.

ALBERTI CASELLATI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Il parere del Governo sull'emendamento Tit.1 è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Tit.1.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento Tit.1, presentato dai senatori Perduca e Poretti.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

MARITATI (PD). Signora Presidente, la senatrice Adamo ed io non siamo riusciti a votare!

PRESIDENTE. Però, senatore Maritati, hanno fatto in tempo a votare tutti gli altri. Le do comunque atto di quanto da lei comunicato.

Ripresa della discussione dei disegni di legge
nn. 2568, 1129 e 1137

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

BAIO (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BAIO (Misto-ApI). Signora Presidente, credo che, anche se frammentata fra l'8 marzo, ieri ed oggi, si sia compiuta, prima in Commissione e ora in Aula, una buona discussione sul disegno di legge in esame, discussione che ha anche scaldato le nostre menti e i nostri cuori, e credo che questo sia corretto, perché è una assunzione di responsabilità di fronte ad una condanna ingiusta, che è quella alla carcerazione obbligata per i bambini a causa di un fatto commesso dalla mamma.

Abbiamo votato a favore di molti degli emendamenti presentati ad eccezione di alcuni, perché riteniamo che il testo così come formulato avrebbe potuto essere migliorato ulteriormente dall'Assemblea ma la maggioranza ha deciso di non farlo.

Ora cercherò di spiegare perché questo comportamento, ovvero il fatto che oggi voteremo a favore del disegno di legge, è coerente anche con tale atteggiamento. Voteremo a favore perché in termini di principi questa è una legge giusta e umana, che esprime un atteggiamento di civiltà da parte del nostro Paese e lo rafforza. Voteremo a favore anche perché il disegno di legge migliora la legge oggi in vigore, la cosiddetta legge Finocchiaro: anche se non è stato ulteriormente perfezionato dall'Assemblea, il testo porta un miglioramento alla situazione oggi esistente.

Innanzitutto, è previsto il passaggio da tre a sei anni dell'età massima dei bambini costretti a vivere in carcere con la mamma condannata ad una pena grave. Portare l'età da tre a sei anni è giusto, perché si tratta di un'età importante per lo sviluppo psicologico del bambino, per la sua crescita, non solo fisica ma anche psichica, per la sua impronta relazionale. Questo è dunque un punto qualificante del disegno di legge. Oggi i bambini possono restare in carcere con la mamma solo fino all'età di tre anni: da domani potranno restare con la mamma anche dai tre ai sei anni. Questo è il primo punto, che determina il nostro atteggiamento di favore.

Inoltre questo disegno di legge, che oggi diventerà legge, prevede la predisposizione di strutture apposite. Oggi invece le donne detenute, soprattutto se straniere - le audizioni svolte anche qui in Senato, in Commissione giustizia, hanno dimostrato che le poche persone che vivono questa fattispecie sono al 99 per cento donne straniere, che hanno commesso reati minori, che si trovano in carcere e che sono incinte o hanno già un figlio - purtroppo spesso non sono proprietarie di una casa e non hanno una casa in affitto, e quindi non hanno la possibilità di scontare la detenzione insieme ai loro figli. Il fatto di creare delle strutture apposite offre una possibilità proprio a questa tipologia di detenute, ed è questo il secondo punto a favore del disegno di legge.

Dopo quello del passaggio dell'età da tre a sei anni, in assoluto il punto altamente qualificante di questa legge è l'istituzione degli ICAM, gli istituti a custodia attenuata per le madri. Mi sembra che, dagli interventi ascoltati in Aula, tutti riteniamo che la struttura ICAM realizzata a Milano sia positiva e risponda correttamente al bisogno di queste donne. La struttura oggi esistente a Milano è stata realizzata per la buona volontà di alcune istituzioni. Dichiaro con orgoglio che tale struttura è stata iniziata quando ero assessore alle politiche sociali della Provincia di Milano, ma non perché c'era una legge che lo imponesse. Oggi invece, fortunatamente, grazie a questo disegno di legge, istituiremo gli ICAM sul territorio nazionale, all'interno di diverse strutture: questo è un altro degli elementi a favore del disegno di legge.

Dove sono dunque i punti deboli di questo provvedimento, che abbiamo voluto evidenziare anche votando a favore di molti emendamenti? Uno di questi, innanzitutto, riguarda l'applicazione della normativa: per un atteggiamento di chiusura da parte della maggioranza è infatti prevista l'applicazione della normativa a partire dal 2014, e non invece a partire da domani, come sarebbe stato corretto, anche magari con un'applicazione graduale. Il secondo elemento di dubbio riguarda il fatto di non avere inserito, invece della visita, l'assistenza della madre al figlio ammalato, soprattutto in una situazione di malattia grave e conclamata. L'interpretazione quindi potrà essere diversa sul territorio.

Tuttavia, pur in presenza di questi due elementi di debolezza, i nuovi elementi positivi (il passaggio da tre a sei anni, l'istituzione degli ICAM, la presenza di strutture protette e apposite all'interno del carcere) ci portano a dire che questa sia una buona legge, che non contiene solo dei principi ma anche l'applicazione concreta degli stessi. È un cambiamento all'interno del carcere.

Termino il mio breve intervento citando una frase di Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, quando, ne «La chiesa della solitudine» si pone il seguente interrogativo: «Possibile che non si possa vivere senza far male agli innocenti?». Rispondiamo oggi a questa domanda, scritta alla fine dell'800, anche attraverso questa legge, cercando di ferire il meno possibile degli innocenti. Forse anche loro, questi pochi bambini, adolescenti e giovani, rimanendo di più e in condizioni migliori con le loro madri, da domani potranno sperare di sognare. (Applausi dal Gruppo Misto-ApI e della senatrice Allegrini).

CARDIELLO (CN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARDIELLO (CN). Signora Presidente, onorevoli senatrici e senatori, secondo i dati del Ministero, aggiornati al mese di dicembre 2010, nel nostro Paese ci sono circa 2.995 detenute, e ben 42 sono le detenute madri con figli in istituto, 43 i bambini minori di tre anni in istituto e 4 le detenute in gravidanza. Il disegno di legge in votazione, già approvato pressoché all'unanimità dall'altro ramo del Parlamento, fa parte degli interventi mirati a questa tutela particolare. Nel 2008 il Parlamento europeo, anche se con ritardo, ha approvato una risoluzione che impegna gli Stati membri a tener presente nel settore carcerario la specificità femminile e a creare condizioni di vita adatte alle esigenze dei figli che vivono con il genitore detenuto.

L'ordinamento italiano già prevede una serie di norme recanti misure alternative alla detenzione tradizionale per tutelare il rapporto tra detenute e figli minori e, in primis la detenzione domiciliare. In più, sono già operative sul territorio nazionale una serie di strutture che favoriscono la detenzione attenuata e i servizi per l'infanzia per i bambini delle detenute madri.

Si ricorda, ad esempio l'Istituto a custodia attenuata delle madri di Milano, il cosiddetto ICAM, inaugurato nel 2006, che propone sedi esterne agli istituti penitenziari delle sezioni a custodia attenuata e la dotazione di sistemi di sicurezza non invasivi e comunque non riconoscibili dai bambini (niente sbarre, niente divise per la polizia penitenziaria) e strutture protette e di servizio per loro.

Proprio l'8 marzo di 10 anni fa, nel 2001, venne approvata la legge n. 40, che ha posto le basi, ampliando l'operatività degli istituti del differimento dell'esecuzione della pena e della detenzione domiciliare. Quella legge ha introdotto anche due nuovi istituti, quello della detenzione domiciliare speciale e quello dell'assistenza all'esterno dei figli minori. Tuttavia, nonostante la validità del principio, che nessuno può porre in dubbio, l'applicazione di questa legge ha presentato delle lacune. In particolare alcune di esse sono da ricondurre all'incidenza sempre maggiore del fenomeno immigratorio e ai cambiamenti da esso prodotti nella società italiana, diventata sempre più multietnica. Così accade che molte mamme, soprattutto di nazionalità non italiana, non avendo un'abitazione nella quale scontare la misura alternativa degli arresti domiciliari, sono costrette a tenere i bambini con sé nelle strutture di detenzione fino al compimento, oggi, dei tre anni: circostanza che non manca di creare numerosi problemi organizzativi alle nostre strutture carcerarie, senza contare i problemi del minore e della madre. Al compimento del terzo anno dei bambini - problema non di minore conto - queste donne sono obbligate a separarsene, con ulteriore disagio dei minori, che finiscono negli istituti ad essi predisposti. Al dramma delle mamme detenute si aggiunge così il trauma dei bambini che, dopo aver vissuto i primi tre anni della loro vita da carcerati, si vedono poi sottrarre improvvisamente l'affetto più caro.

Il presente testo unificato, costituito da cinque articoli, nasce dal desiderio di porre un altro tassello efficace per migliorare ulteriormente la situazione attuale e l'applicazione della legge già in vigore. Esso è anche la prima risposta concreta a una volontà espressa non molto tempo fa dal ministro guardasigilli Alfano: «Mai più bambini in carcere». Si tratta di una volontà condivisa anche da autorevoli esponenti dell'opposizione.

Quella che quotidianamente vivono le mamme detenute con i loro piccoli, cari colleghi, è una condizione che questo provvedimento vuole rendere più conforme possibile ai dettami della nostra Costituzione, che all'articolo 31 ricorda che la Repubblica «protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo», garantendo nel contempo la funzione rieducativa della pena richiamata dall'articolo 27 della nostra Carta, che recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». L'obiettivo è quello di favorire e facilitare la riabilitazione nella società della mamma detenuta che, è vero, ha commesso un reato, in molti casi anche grave, perché magari reiterato, salvaguardando però in primis il diritto ad una crescita adeguata per i bambini innocenti nei loro primi anni di vita.

È proprio a proposito degli anni durante i quali i bambini hanno diritto a rimanere accanto alle loro madri che troviamo la grande novità di questo provvedimento: con l'approvazione di questo disegno di legge, infatti, i bambini potranno rimanere accanto alla mamma fino al sesto anno di età, fino, cioè, all'inizio dell'età scolare.

Si tratta di una legge di buonsenso che rientra nella più ampia cornice dei diritti delle donne, ma soprattutto dei minori e che assicura ai bambini di crescere, nonostante la loro particolare e non felice condizione, in strutture adeguate, nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza a cui sono sottoposte le loro madri.

Una proposta di taglio così civile non deve però indurre ad un'interpretazione non corretta, in quanto si ritiene fondamentale, allo stesso tempo, il principio della certezza della pena e non si cerca affatto di ridurre surrettiziamente l'impatto deterrente delle sanzioni per le donne che commettono reati solo perché madri. Il disegno di legge non suggerisce di togliere dal carcere le donne con figli, bensì di far scontare la pena in strutture adeguate. Quindi, dato per certo che chi commette un reato debba stare in galera o comunque in una struttura di sicurezza, che i debiti con la giustizia vadano sempre e comunque saldati, che chi è stato condannato non può farla franca (perfino una mamma), non dimentichiamo come ciò, secondo il nostro ordinamento, debba sempre avvenire nel rispetto della dignità dei detenuti.

Ancor di più, deve essere posto in primo piano il diritto del bambino a vivere la propria infanzia come tutti gli altri coetanei più fortunati di lui. È questo un diritto sacrosanto che non può essere soggetto a limitazioni. Si auspica, quindi, che ne venga compresa la profonda importanza. Grazie a tale provvedimento si potrà fare in modo che i bambini non siano costretti a vivere dietro le sbarre, condannati ma innocenti.

Vorrei ora fare una breve illustrazione degli articoli del provvedimento.

L'articolo 1 interviene in materia di custodia cautelare. Il comma 1 novella l'articolo 275, comma 4, del codice di procedura penale, il cui testo attuale prevede che quando l'imputata sia donna incinta o madre di prole di età inferiore ai tre anni con essa convivente (ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole) non possa essere disposta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Nel nuovo comma si aumenta da tre a sei anni l'età del bambino e, al di sotto di questa età, non può essere disposta o mantenuta la custodia cautelare della madre in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza.

Il comma 2 del medesimo articolo 1, che novella l'articolo 284, comma 1, del codice di procedura penale (che dispone gli arresti domiciliari), prevede la possibilità di scontare gli arresti domiciliari presso una casa famiglia protetta, se istituita. Di conseguenza, il nuovo articolo 285-bis del codice di procedura penale, introdotto dal comma 3, prevede la possibilità di disporre la custodia cautelare della donna incinta, della madre di prole di età non superiore ai sei anni o del padre nei casi indicati in un istituto a custodia attenuata per detenute madri (come l'ICAM della Provincia di Milano ed altri in via di realizzazione in altre città, ad esempio Firenze), sempre che le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza lo consentano.

Tuttavia, le disposizioni indicate nell'articolo 1 del provvedimento si applicano a partire dalla completa attuazione del piano straordinario penitenziario e, comunque, a partire dal 1° gennaio 2014, sempre nei limiti dei posti disponibili. Fissare tale data, anche se può sembrare di là da venire, è sinonimo di serietà rispetto all'attuazione della legge perché si sa bene che per l'attuazione di un provvedimento occorrono dei tempi tecnici di realizzazione, in questo caso delle strutture protette. Ad ogni modo, l'impegno del Ministro è diretto a garantire un'applicazione di tali disposizioni in tempi ancora più veloci.

Quanto all'articolo 2, attraverso l'introduzione dell'articolo 2l-ter nell'ordinamento penitenziario, disciplina il diritto di visita al minore infermo, anche non convivente, da parte della madre detenuta o imputata (o del padre che si trovi nelle stesse condizioni). Viene altresì stabilito l'obbligo per il magistrato di sorveglianza - in caso di imminente pericolo di vita o di gravi condizioni di salute del minore - di concedere il permesso, con provvedimento urgente, alla detenuta o all'imputata per visitare il minore malato, con modalità che, nel caso di ricovero ospedaliero, devono tener conto della durata del ricovero e del decorso della patologia.

Concludo, signora Presidente, onorevoli colleghi, annunciando il voto convintamente favorevole a questo provvedimento, poiché lo consideriamo un passo doveroso nei confronti di coloro i quali soffrono maggiormente all'interno delle strutture carcerarie. Questo Governo ha fatto il massimo che poteva ed in tempi brevi, e la demagogia dimostrata, ancora una volta, in Aula dal centrosinistra questa mattina evidenzia che non si vogliono affrontare seriamente i problemi legati al mondo carcerario. (Applausi dei senatori Allegrini e Valentino).

CARLINO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLINO (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, non è la prima volta che il Gruppo Italia dei Valori del Senato si trova a dover esprimere un voto su un disegno di legge che, pur condiviso e condivisibile, avrebbe avuto necessità, per dare forza all'unità di intenti che lo ha sostenuto, di qualche aggiustamento ed integrazione. Ciò è accaduto, in materia di giustizia, sia per il decreto-legge sullo stalking, sia per il piano straordinario contro le mafie che, da ultimo, per il decreto-legge sicurezza. In tutti questi casi, come per il disegno di legge sulle detenute madri, sarebbero state opportune tempestive modificazioni al testo base piuttosto che prevedere poi un intervento, sulla medesima materia, con altri provvedimenti correttivi. Purtroppo, però, il rinvio del testo in Commissione, che ci aveva fatto sperare in un maggiore approfondimento e in un reale miglioramento del testo, non ha dato l'esito sperato, poiché tutto è rimasto invariato.

Ci sia dunque consentito esprimere l'auspicio che in futuro una programmazione dei lavori più ponderata si affianchi ad una volontà di approvare norme largamente condivise e qualitativamente valide, specialmente in una materia tanto delicata come quella oggi in esame che vede il Parlamento vincolato a muoversi in un'ottica di tutela dell'interesse superiore del fanciullo, come richiesto dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia alla quale l'Italia è vincolata, avendola ratificata nel 1991.

E poiché in taluni casi si va molto velocemente ed in altri si va troppo a rilento, sia consentito di esprimere un certo rammarico per la mancata calendarizzazione dei disegni di legge recanti, in esecuzione di altre Convenzioni dell'ONU, norme sui reati sessuali in danno di minori, sui maltrattamenti in famiglia, sul contrasto alla pedofilia e alla pedopornografia, in materia di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati abitualmente da minori e in materia di concessione di benefici ai detenuti per reati in danno di minori.

Venendo al disegno di legge in esame, la preoccupazione maggiore è che l'effettiva attuazione di quanto previsto dall'articolato in materia di detenzione domiciliare e custodia cautelare delle detenute madri sia rinviata nel tempo a causa della mancanza di strutture idonee ad ospitare queste donne ed i loro bambini, dal momento che i tempi di realizzazione del cosiddetto piano carceri sembrano lunghi e incerti. Sappiamo che si fanno progetti per 11 nuovi istituti in tre anni, per circa 9.000 posti, ma finora risultano concluse solo quattro intese istituzionali e si spera di progettare a breve solo alcuni nuovi padiglioni, affidandoli nell'anno in corso.

In sostanza, vi è il fondato timore che i diritti sanciti dalla legge - non solo dall'innovativa legge n. 40 del 2001, ma anche quella in via di approvazione - restino sulla carta, mentre nella realtà continui ancora per molto tempo a verificarsi il fenomeno di bambini che si trovano, innocenti, dietro le sbarre, quando invece, secondo la Convenzione ONU, ogni bambino deve essere tutelato da ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalle condizioni dei suoi genitori.

Al momento risulta esistere un solo istituto di custodia attenuata a Milano. È quindi necessario un impegno certo per ospitare i circa 60 bambini, interessati attualmente da una situazione detentiva nelle altri parti d'Italia, in una condizione che non sia assimilabile a quella del carcere. Non vorremmo che la detenzione domiciliare speciale restasse un beneficio per poche persone e che alcune mamme detenute dovessero affrontare una lunga procedura per ottenere il permesso di assistere il proprio figlio in caso di ospedalizzazione e di stargli accanto per tutta la durata del ricovero, come previsto dall'importante e qualificante articolo 2 del disegno di legge in esame.

Vi è poi il problema delle mamme straniere detenute (su oltre 67.000 detenuti circa 25.000 sono stranieri), che scontano anche le conseguenze di una legislazione sbagliata in materia di immigrazione. Una situazione complessiva, quindi, in cui l'innalzamento puro e semplice del tetto d'età a sei anni non sarebbe risolutivo e potrebbe comportare effetti paradossali in mancanza di strutture alternative, dovendosi attendere fino al 2014 per l'entrata a regime delle nuove regole e potendo contare su una copertura finanziaria che sappiamo davvero incerta. Se ciò accadrà - e non ce lo auguriamo - è perché non si dedica, in termini di risorse umane, finanziarie e strumentali, abbastanza attenzione al pianeta carcere, che è fatto certo di detenuti e detenute, ma anche degli operatori dell'amministrazione penitenziaria, educatori, psicologi e puericultrici. Un mondo che risente fortemente della contrazione di risorse che da molti anni si abbatte su questo settore, rendendo difficile quel fine rieducativo che l'articolo 27 della Costituzione riserva alla pena nel nostro ordinamento.

Sappiamo, infatti, che le risorse previste dalla legge di stabilità per il 2011 hanno comportato riduzioni di spesa sulle già magre dotazioni dell'amministrazione penitenziaria. La pianta organica ministeriale prevede 1.331 posti di educatore e 1.507 di assistente sociale, oggi ampiamente scoperti, mentre la legge finanziaria per il 2010 - che ha inoltre abolito il blocco del turn over per le forze di polizia, consentendo nei prossimi anni l'assunzione di circa 1.800 agenti - non compenserà neppure il fatto fisiologico, visto che nello stesso periodo di tempo andranno in pensione almeno 2.400 unità di polizia penitenziaria.

Nelle case circondariali femminili e nelle strutture penitenziarie in generale, si riscontra da tempo una situazione pesante, sia sotto il profilo della capienza, che sotto quello della dotazione del personale. La dotazione femminile nei ruoli del personale agente del Corpo di polizia penitenziaria è ampiamente al di sotto delle previsioni della pianta organica, ed in taluni casi le unità operanti risultano carenti fino al 70 per cento del totale.

Una legislazione avanzata si trova dunque a dover fare i conti quotidianamente con le più rilevanti problematiche del sistema carcerario; queste sono state oggetto di interrogazioni, ordini del giorno, risoluzioni ed emendamenti in sessione di bilancio, ma dobbiamo prendere atto che restano, in gran parte, irrisolte.

Serve perciò, al di là del provvedimento che oggi stiamo per approvare, un intervento più deciso e soprattutto più strutturale da parte del Governo. È importante che siano finalmente colmate, con urgenza, le dotazioni organiche delle strutture penitenziarie in generale e delle case circondariali femminili in particolare, reperendo i fondi necessari per completare i ruoli degli operatori penitenziari, compresi psicologi ed educatori, e provvedendo anche alla stabilizzazione delle lavoratrici precarie e delle puericultrici in particolare, in considerazione della loro peculiare esperienza. È importante che il Governo reperisca idonee risorse finanziarie per salvaguardare i livelli retribuitivi degli operatori e che l'edilizia penitenziaria non si esaurisca in futuribili e faraonici piani di nuove costruzioni, ma dia priorità all'ampliamento e all'ammodernamento delle strutture esistenti, garantisca l'apertura di quelle da tempo completate ed eppure mai aperte, assicuri la realizzazione delle case famiglia protette e degli istituti a custodia attenuata che il provvedimento oggi in esame prevede, senza le quali non sarà mai possibile liberare dal carcere i bambini.

È anche importante che le nuove regole, che disciplinano il diritto di visita al minore infermo da parte della madre detenuta o imputata (o del padre, nelle stesse condizioni), vengano interpretate senza rigidità ed attuate in modo tale da non consentire solo sporadiche visite, ma sia concesso il permesso, con provvedimento urgente, per assistere il figlio malato, tenendo conto della durata del ricovero ed estendendolo per tutto il decorso della patologia. Solo in questo modo l'articolo 2 del provvedimento avrà effettivamente conseguito risultati importanti.

In conclusione, siamo fermamente convinti che il mantenimento della relazione familiare è un diritto fondamentale di ogni bambino e che va, pertanto, garantita la continuità del legame affettivo mediante il ricorso a strutture che limitino la percezione del bambino di trovarsi in una condizione restrittiva. Per questo sul disegno di legge in esame voteremo a favore in quanto esso, pur non del tutto esaustivo, rappresenta un significativo passo in avanti verso la piena attuazione del principio che assicura ad ogni minore il diritto ad una relazione familiare e, a maggior ragione, a non essere recluso per fatti commessi dai propri genitori. (Applausi dal Gruppo IdV).

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE). Signora Presidente, desidero precisare anzitutto che il Gruppo dell'Unione di Centro voterà a favore del provvedimento in votazione perché ritiene sia uno dei più importanti e qualificanti di tutta la legislatura. Non si mette mano alla riforma della giustizia tanto auspicata, ma almeno questa è una toppa sul grave fenomeno dei bambini nelle carceri.

Mi congratulo con la Camera dei deputati che con voto unanime ha licenziato il provvedimento. Nell'altro ramo del Parlamento si è discusso molto, si è cercato di contemperare le esigenze dei bambini con quella della sicurezza; si è dibattuto sulla recidiva e quindi sulla doverosa comprensione da parte delle madri di quanto possa essere negativo il carcere con i figli. Si è discusso anche di altro.

Ciò non significa che la normativa non poteva essere migliorata. Abbiamo lavorato bene in Commissione, e voglio congratularmi con il Presidente della Commissione giustizia, con la maggioranza, con tutti i componenti della 2a Commissione permanente, e soprattutto con la relatrice, senatrice Gallone, la quale ha lavorato su questo provvedimento non solo con grande professionalità, ma anche con grande passione.

Non c'è stato nulla da fare: io credo, da quello che sento, che non arriveremo ad un voto unanime - questo è un vero peccato - anche se ribadisco che l'Unione di Centro esprimerà un voto favorevole. Ciò si deve ad un irrigidimento totale da parte del Governo, di cui non si capisce il motivo, a fronte di suggerimenti proposti dall'opposizione e dalla stessa maggioranza, la quale è stata costretta a ritirare tutti gli emendamenti presentati. Ancora una volta l'annunciata disponibilità del Governo si ferma là dove qualcuno propone.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,31)

(Segue SERRA). La disponibilità ha un limite, cioè non si può contraddire ciò che il Governo ha deciso.

Si è rinviato il provvedimento in Commissione; si sono ascoltati il presidente del tribunale di sorveglianza, il direttore delle carceri di San Vittore, l'ANCI, l'UPI. Sono quasi 5.000 i detenuti domiciliari, una cifra che, seppur rilevante, non ha contribuito a favorire il processo delle donne madri detenute (circa 60) con bambini che vanno da zero a tre anni: un numero destinato ad aumentare perché tante sono le donne incinte oggi nelle carceri.

Le carceri sono ad un grado di sovraffollamento talmente elevato da rendere disumana la vita di tutti: 70.000 detenuti, oggi, a fronte di meno di 45.000 posti che le nostre carceri possono contenere. Il nostro pensiero va ad operatori, psicologi, medici e soprattutto ad agenti penitenziari che offrono il loro lavoro con umanità, oltre che con professionalità. Neanche rispetto ad un ordine del giorno presentato dall'Unione di Centro sulla materia il Governo si è reso disponibile. Quando abbiamo ricordato che 39 psicologi erano stati posti in graduatoria fin dal 2006, e quindi sarebbe stato possibile metterli al servizio delle carceri in un momento così particolare, ancora una volta si è detto no.

Possiamo dire che il provvedimento all'esame è un gesto significativo di attenzione del Parlamento verso chi è più nascosto, più dimenticato, più debole; sappiamo che il carcere sottrae all'individuo la cura di sé stesso, privandolo della libertà, dell'autonomia e degli affetti. Figuriamoci quale effetto può avere su giovani e giovanissime madri, e soprattutto sui loro bambini.

Pensiamo che la condanna di un innocente alla carcerazione rappresenti un'aberrazione grandissima e che sia conseguentemente giusto cercare di rendere le condizioni delle donne che si trovano nell'ultimo periodo della gravidanza e dei bambini fino a tre anni le migliori possibili in questa tristissima situazione.

Considero il carcere per i propri figli l'ultima delle soluzioni che qualunque delle madri vorrebbe, quella che si vive sicuramente con maggiore inquietudine, perché significa esporre il bambino a qualcosa di terribilmente devastante, che lo segnerà per tutta la vita. Si tratta di concetti che sono stati ribaditi molto meglio di me nel corso della discussione generale, ma che sono assolutamente reali. Pensiamo a cosa significhi per un bambino essere nato in carcere o avere vissuto i primi anni dietro le sbarre.

Alcune misure sono state promosse dall'allora ministro Finocchiaro: misure alternative alla detenzione, a tutela del rapporto tra detenute e figli minori, che hanno segnato peraltro il primo cambiamento culturale nei confronti delle detenute madri. Per la prima volta, a valutazioni sull'entità del reato commesso dai genitori sono stati anteposti, per quanto possibile, l'interesse del minore e la salvaguardia del rapporto tra genitori e figli. Tale normativa, che riconosce il valore sociale della maternità, ha inteso perseguire l'obiettivo di assicurare al bambino un sano sviluppo psicofisico, permettendo alla madre di vivere i primi anni dell'infanzia del minore al di fuori delle mura carcerarie.

Alla luce delle considerazioni fatte, condividiamo le principali novità di questo provvedimento: mi riferisco all'applicazione, come regola generale, della detenzione domiciliare per le madri condannate con bambini di età inferiore a 10 anni; all'ulteriore limitazione delle ipotesi in cui è possibile sottoporre a custodia cautelare in carcere le madri con prole di età inferiore a tre anni; all'istituzione di case famiglia protette dove le detenute madri possano scontare sia la custodia cautelare sia l'esecuzione della pena detentiva.

Nell'ambito di questo grande dolore, che è la genitorialità vissuta in carcere, una delle problematiche più sentite e ricorrenti per le madri detenute è rappresentata dall'impossibilità di assistere il proprio figlio malato durante il ricovero in ospedale e nel corso delle visite specialistiche alle quali il minore viene periodicamente sottoposto, e chiunque di noi sia padre o madre sa cosa significhi stare vicino ai bimbi in queste situazioni. L'articolo 2 del presente provvedimento intende proprio ovviare a questa ulteriore crudeltà, attraverso un sistema agile e privo di lungaggini burocratiche, ferma restando l'esigenza primaria di tutelare la libertà della donna in stato di gravidanza, con conseguente disposizione della custodia cautelare solo in caso di esigenze di eccezionale rilevanza.

Riteniamo dunque, signor Presidente, che la coabitazione dei bambini nei luoghi di pena travalichi qualsiasi ragionamento giuridico o posizione ideologica, rappresentando una vera e propria aberrazione da cancellare: e questa legge, che avrebbe potuto certamente essere migliorata in quest'Aula, rappresenta comunque un passo in questa direzione.

L'Unione di Centro, pertanto, intende esprimere il proprio voto favorevole all'approvazione del provvedimento. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-VN-MRE).

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge sul quale ci accingiamo a votare, già approvato - com'è stato detto - all'unanimità dalla Camera dei deputati, vuole affrontare, e possibilmente risolvere, il triste fenomeno dei bambini detenuti in carcere. Parafrasando un detto popolare, possiamo dire che le colpe delle madri, condannate o imputate, non possono ricadere sui figli minori, bambini innocenti detenuti in carcere: la vera - e per noi unica - finalità di questo disegno di legge è proteggere e aiutare i bambini.

Dal 1975 in poi - basti pensare alle riforme del 1986, del 1993, del 1998 e, da ultimo, del 2001 - il nostro ordinamento ha fatto in modo che una madre che ha commesso un reato per il quale è stata condannata ad una pena detentiva possa e debba essere messa in condizione di assolvere al proprio ruolo di madre, e ciò nell'interesse preminente del bambino. In fondo, la nostra Costituzione, all'articolo 31, ci dice: «La Repubblica protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo».

In questa direzione, il nostro ordinamento contiene una serie di istituti importanti: basti pensare al differimento dell'esecuzione della pena detentiva, alla detenzione domiciliare speciale - sulla quale con questo provvedimento interveniamo ulteriormente - e all'assistenza all'esterno dei figli minori, con riferimento alla quale in questo provvedimento introduciamo la visita al minore in ospedale, istituto che oggi non è disciplinato dall'ordinamento penitenziario.

Con questo disegno di legge compiamo quindi un ulteriore passo in avanti nel nostro ordinamento, tramite un'evoluzione della disciplina di favore, che - lo ribadisco - ha come unico obiettivo l'interesse dei bambini. Dobbiamo tutelare il diritto del bambino figlio di una madre detenuta non solo a stare con lei - cosa che è stata comunque garantita attraverso l'istituzione degli asili nido nelle carceri, in modo da permettergli di non essere privato della figura materna - ma soprattutto a crescere in un ambiente sano, e non in quello carcerario, per definizione afflittivo. Per un adeguato sviluppo psicologico del bambino, il rapporto madre-figlio è di primaria importanza, ma lo è altrettanto fare in modo che questo rapporto con la figura materna si sviluppi in un ambiente sano e pulito, al fine di evitare ulteriori traumi o ferite al bambino stesso.

In questa direzione, abbiamo istituito e disciplinato meglio il tema delle case-famiglia protette: il nostro ordine del giorno, riferito all'articolo 4 del disegno di legge in esame, consentirà di utilizzare a questi fini anche edifici demaniali dismessi o sequestrati alla criminalità organizzata.

Quella che può apparire come una maggiore clemenza nei confronti delle donne detenute è quindi dovuta alla necessità di salvaguardare lo sviluppo armonico della personalità dei bambini, anche se nati da madri delinquenti.

Mai più bambini innocenti in carcere, è stato detto. Oggi sono circa 50 i bambini in carcere. Questa legge ci consentirà di aiutarli a crescere sani e in ambienti sani. Certo - è stato detto - questo obiettivo viene raggiunto attraverso l'equilibrio tra l'esigenza di tutelare i bambini figli di madri detenute e l'esigenza di sicurezza di tutti i cittadini nei confronti delle madri che abbiano commesso delitti efferati e di maggior allarme sociale. Questo punto di equilibrio può non piacere a qualcuno che ha demagogicamente, con eccesso di clemenzialismo, parlato di una legge spot, o di una legge inutile, priva di reale portata innovativa, ma il punto di equilibrio che un legislatore saggio deve sempre prefiggersi è questo: esistono Caino e i figli di Caino, ma esistono anche Abele e i suoi figli, spesso orfani. Non dimentichiamo che la popolazione femminile detenuta è caratterizzata soprattutto da straniere e da tossicodipendenti. Quindi, occorre trovare una sintesi intelligente tra gli interessi dei singoli e quelli della comunità, evitando che i figli possano essere usati come schermo di protezione per delinquenti incallite o pericolose.

Il Gruppo della Lega Nord voterà quindi a favore di questo provvedimento, non perché espressione di quella tendenza politico-criminale che mira a creare delle forme alternative di esecuzione della pena detentiva e a raggiungere sostanzialmente l'obiettivo della cosiddetta decarcerizzazione (tendenza politico-criminale che noi contrastiamo fermamente), o, peggio, per perseguire un mero sfoltimento della popolazione carceraria, ma perché vogliamo proteggere e aiutare quei bambini sfortunati, costretti a crescere non come i loro coetanei in una casa confortevole, ma in un ambiente inadatto ad un bambino qual è un istituto penitenziario. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).

DELLA MONICA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signor Presidente, l'8 marzo di quest'anno l'Assemblea del Senato ha deciso all'unanimità di rinviare in Commissione giustizia il testo del disegno di legge in votazione per consentire approfondimenti e modifiche che, alla luce delle prospettazioni già raccolte dalle associazioni che assistono i minori in carcere e degli elementi emersi nella discussione generale, sembravano opportuni per licenziare una legge che consenta effettivamente di tutelare i diritti fondamentali dei minori e non di avallare ancora una volta inaccettabili violazioni dei diritti fondamentali dei bambini riconosciuti dalla Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, ratificata dall'Italia nel 1991.

Alla Commissione giustizia sono state assegnate due settimane di tempo per esaminare le questioni più complesse e delicate, per acquisire ulteriori elementi di conoscenza, trovare punti di convergenza e, quindi, proporre con migliore consapevolezza all'Assemblea un testo contenente modifiche migliorative rispetto al testo approvato dalla Camera dei deputati, che potesse essere votato con maggiore convinzione.

Ricordo che l'8 marzo il dibattito in Aula è stato approfondito poiché si sono confrontate, con reciproca volontà di ascolto, le diverse posizioni politiche e culturali sul merito dei singoli problemi.

L'8 marzo il Senato ha, quindi, dimostrato di avere compreso il passaggio importante che il disegno di legge in discussione rappresenta al fine di rendere più umana la legislazione penale nel nostro Paese, soprattutto dal punto di vista dei diritti dei minori, reclusi incolpevolmente in carcere, figli di madri finite dentro per reati che sono sempre gli stessi (furto, prostituzione e droga) e di venire incontro ad una loro legittima aspirazione a poter crescere sviluppando le proprie potenzialità e a mantenere rapporti affettivi con i genitori.

Se per un adulto la detenzione può essere un trauma, immaginiamo quello che rappresenta per un bambino. Tra l'altro, il carcere riproduce le stesse disuguaglianze della società. I bambini restano in cella perché, nella maggior parte dei casi, sono figli di donne straniere che non hanno niente: soprattutto, non hanno un'abitazione che consenta un'alternativa alla detenzione.

Le audizioni e il confronto in Commissione giustizia sembravano procedere su questa linea, ma proprio dopo avere acquisito ulteriori elementi a conforto dai soggetti istituzionali qualificati che sono stati auditi - mi riferisco al DAP, al direttore dell'ICAM di Milano e al giudice di sorveglianza di Roma, quindi a soggetti assolutamente a conoscenza delle problematiche che stiamo affrontando - su pressante invito del Governo, la relatrice ha ritirato emendamenti coincidenti con quelli dell'opposizione e la maggioranza ha respinto quelli che l'opposizione ha mantenuto, e sottolineo a malincuore, mostrando di non comprendere l'ostinazione del Governo nel non volere inserire nel testo modifiche importanti e nel non ricercare in questo campo soluzioni che, come ha giustamente osservato l'onorevole Colombini, presidente dell'associazione «A Roma insieme», migliorino l'umanizzazione della pena con uno sforzo identico teso a realizzare, nel Parlamento ed anche fuori, la più ampia condivisione.

Ebbene, il testo trasmesso dalla Camera, pur presentando un tentativo di passo in avanti, crea motivi di reale insoddisfazione. Si rischia che la legge, da tante parti invocata come urgente, finisca per non cambiare quasi nulla e si riduca quindi ad una sorta di legge-annuncio, di legge-manifesto. Queste sono le ragioni per cui è essenziale che la nuova legge introduca equilibrati e credibili nuovi elementi di disciplina. Voglio qui elencarli.

In primo luogo, l'espiazione della pena e la detenzione della madre con bambino non devono avvenire in carcere e, soprattutto, la nuova legge dovrebbe assicurare un principio ineludibile: «non più bambini, mai più bambini in carcere». Il testo votato non garantisce questo e non può goderne la stragrande maggioranza delle donne oggi detenute - che, vi voglio ricordare, sono 44 - se non si rivede la legge cosiddetta Cirielli sulla recidiva. In conseguenza, vanno create ulteriori strutture a custodia attenuata e case famiglia, cui va data una caratterizzazione assolutamente chiara, alternativa al carcere, e quindi arresti domiciliari, case famiglia o, per i casi di eccezionale gravità, istituti di custodia attenuata per le madri detenute (ICAM). Diversamente, malgrado le migliori intenzioni, si carcerizzano i minori fino a 6 anni.

Va rivisto il termine di entrata in vigore della normativa, anticipandolo dal 1° gennaio 2014 al 1° gennaio 2012, e contestualmente vanno impegnate risorse finanziarie, come proposto dall'opposizione, secondo le coperture presentate negli emendamenti, o scorporandole opportunamente dal piano carcere.

In caso di invio al pronto soccorso, di visite specialistiche, di ricovero ospedaliero di un bambino recluso con la madre, deve essere consentito a quest'ultima di accompagnarlo e assisterlo per tutta la durata del ricovero. Il minore in pericolo di vita o con grave malattia ha diritto all'assistenza della madre e non alla semplice visita. Se la madre è deceduta o effettivamente impossibilitata, deve essere favorita l'assistenza del padre.

Occorre infine eliminare l'automaticità dell'espulsione della madre straniera e del suo bambino a fine pena, come prevede la cosiddetta legge Bossi-Fini, dando la possibilità al giudice di valutare caso per caso il percorso compiuto durante la detenzione, che può consentire il rilascio del permesso di soggiorno.

Solo in questi modi si realizza una legge giusta, positiva, che può permettere davvero di raggiungere l'obiettivo che «nessun bambino varchi più la soglia di un carcere», come tutti, senza alcuna distinzione, dovrebbero volere.

Come ha detto la senatrice Serafini, un provvedimento è utile se adeguato a risolvere i problemi in generale e, più in particolare, quelli che sono oggi sul tappeto. Noi non vogliamo una legge a tutti i costi, ma una legge giusta.

Gli emendamenti e gli ordini del giorno da noi presentati in Commissione e riproposti in Aula erano tesi a questo scopo, con un unico filo conduttore: stabilire un rapporto equilibrato tra l'esigenza di garantire sicurezza al Paese, attraverso la certezza della pena, e quella di tutelare i diritti dei minori.

Per questo, il nostro voto sarà di astensione, finalizzato a quella che il senatore Di Giovan Paolo chiama una sorveglianza democratica, affinché questa legge venga effettivamente attuata e quindi migliorata. In tal senso ricordo che il ministro della giustizia Alfano si è assunto pubblicamente un impegno: «mai più bambini in carcere». È un pegno d'onore, che noi vogliamo sia onorato.

Non possiamo, in questa materia, accettare una legge manifesto, una legge che non risolve i problemi. (Applausi dal Gruppo PD).

ALLEGRINI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALLEGRINI (PdL). Onorevoli colleghi, soffermiamoci per un attimo a pensare in quanti momenti della nostra vita abbiamo consciamente o inconsciamente riconosciuto odori, sapori, sensazioni, suoni e parole che ci vengono da lontano, dalla nostra prima infanzia, un momento in cui, come su una pagina bianca, una distesa di neve vergine o una spiaggia lavata dal mare, i segni e le orme sono tutti da imprimere.

Sono proprio quei primi indelebili segni che fanno di noi gli uomini e le donne che siamo; in quel momento noi impariamo ad ascoltare, a parlare, a camminare, a rispettare, a gradire o rifiutare, a desiderare, odiare e amare, forse a sperare. È quel magico momento di approccio e conoscenza del mondo che ci dà le chiavi del comprendere e del comprenderci, propedeutico a tutte le altre esperienze della vita che forgeranno, nel tempo, il nostro carattere, i nostri gusti, le nostre attitudini.

Immaginate ora il grigio di una cella, il vociare scomposto dei detenuti, le temperature di un carcere, il rumore delle mandate, la campanella dell'ora d'aria oppure l'odore di una torta o del cioccolato che non c'è, l'erba verde per correre che non c'è o un amico con cui giocare che non c'è.

Di questo parliamo oggi, colleghi, del diritto di ogni individuo alla formazione libera e completa del proprio essere, anche se figlio di madre che delinque. E' un diritto che, ove non sufficientemente riconosciuto dalle nostre coscienze, trova ampia legittimazione nell'articolo 31 della Costituzione, nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza ed in quella europea sull'esercizio dei diritti dei minori.

Non mi interessa, non ci interessa che questo disegno di legge riguardi in Italia solo 50 bambini, e in futuro poco più. Fosse anche uno solo, quell'unico meriterebbe l'attenzione della società e del legislatore.

Questa è una legge importante, un passo (non un balzo) in avanti in quella battaglia di civiltà che il ministro Alfano ha lanciato all'inizio della legislatura con quel grido di dolore, non certamente uno slogan: «mai più bambini in carcere». È questa infatti solo apparentemente e indirettamente una legge a favore delle detenute, perché è di tutta evidenza che qui non è in discussione un «privilegio di genere» ma l'interesse del minore ad avere un corretto rapporto relazionale madre-figlio e a scongiurarne l'eventuale rottura. Certamente questo ribaltamento di prospettiva sarebbe stato più leggibile con la modifica della rubrica che la relatrice aveva chiesto.

La non completa applicazione della legge n. 40 del 2001 e la sperimentazione che ne è conseguita ci dicono che il problema è ancora irrisolto. Inappetenza, apatia, disturbi del sonno, difficoltà di parola, di comunicazione, di relazione e di apprendimento sono solo alcuni dei problemi che segnano la vita attuale e con probabilità segneranno la vita futura di questi bambini. Parliamo di minori che rischiano di passare dal trauma della detenzione alla successiva traumatica separazione dalla madre a favore di parenti inadeguati o di un istituto.

Tutti quanti ci siamo chiesti (e chi è genitore di più) se sia meglio la vicinanza costante di una madre delinquente che espia la pena o un ambiente più "sano" che si frapponga alla vicinanza fisica e affettiva della genitrice. La risposta ci è data dalla più moderna neuropsichiatria infantile. Il professor Giovanni Bollea, che ho avuto 1'onore di conoscere, pubblicava nel 1995 il best seller «Le madri non sbagliano mai», aggiungendo poco dopo: «Ho detto: le madri non sbagliano mai, non le madri hanno sempre ragione; perché, patologie a parte, nella mia esperienza di neuropsichiatra infantile, ho visto uomini che hanno dimenticato gli errori delle madri, ma non quelli dei padri».

Mi pare ovviamente superfluo escludere da questo ragionamento quei casi limite come l'infanticidio, che determinano la perdita della potestà genitoriale.

La necessità della non recisione di questo legame indissolubile tra madre e figlio non era certo alla base della concezione "penitenziaria" della fine dell'Ottocento che vedeva le donne in istituti per lo più religiosi, isolati, e con l'obbligo di lavoro fino a 12 ore giornaliere. E ancora ai primi del Novecento nelle case penali femminili non era permesso avere bambini, dando per scontata l'inadeguatezza della donna ad assolvere il ruolo di madre. (Brusìo).

Non voglio ripercorrere tutte le tappe legislative che hanno portato alla concezione che informa la legge n. 40 del 2001, mentre è piuttosto importante prendere coscienza di ciò che è ancora utile, anzi indispensabile fare nel più prossimo futuro.

Se, sostanzialmente, estendiamo oggi i benefici della legge n. 40 alle madri detenute di minori fino a 6 anni, è fondamentale, in un contesto generale di sovraffollamento delle carceri, realizzare le case protette per adeguarci agli standard europei e ICAM come quello di Milano, che hanno dimostrato di funzionare bene. La legge prevede una data precisa, il 1° gennaio 2014, e un esplicito impegno da parte del Governo che dovrà essere declinato, come ci ha ricordato il senatore Fleres, con il principio della residenzialità della pena, ancor più stringente trattandosi di bambini che hanno essenziale bisogno di frequentare il proprio nucleo familiare e vedere anche nonni, zii, fratelli e il padre.

In tutto ciò non va comunque sottaciuta la professionalità di istituti come quello di Sollicciano a Firenze, la Giudecca a Venezia e Rebibbia a Roma e il grande, generoso volontariato che attorno si muove.

Colleghi, se tanto ci spaventa l'idea che un errore giudiziario possa trattenere in carcere un innocente per la violenza psicologica ed il danno irreparabile che ciò procurerà alla sua personalità, vera aberrazione è l'idea di trattenere in carcere un bambino, un innocente per definizione. Basterebbe il brocardo Nemo punitur pro alieno delicto, senza arrivare al controverso passo dell'Esodo nell'Antico Testamento che parla di colpe dei padri che ricadranno sui figli.

È doveroso ricordare che in Italia le donne delinquono meno degli uomini, essendo le detenute donne sono solo il 4 per cento dell'intera popolazione carceraria (e in maggioranza non italiane), ma i figli dei detenuti sono circa 80.000. È un problema sociale di grandi proporzioni cui le amministrazioni locali - ricordiamolo - dedicano risorse finanziane ed umane, ma che avrebbe bisogno di sempre maggiori investimenti e soluzioni normative.

Ma il dato che fa maggiormente riflettere è che il 30 per cento dei detenuti è a sua volta figlio di detenuti.

I detenuti del carcere minorile di Nisida, che la Commissione giustizia del Senato ha avuto modo di visitare qualche mese fa, per citare un esempio, hanno o hanno avuto per la quasi totalità almeno un genitore in carcere, e una piccola percentuale ha entrambi i genitori in carcere.

Chiunque abbia svolto elementari studi giuridici si sarà senz'altro chiesto se il termine del positivismo lombrosiano "delinquente nato" potesse realmente basarsi esclusivamente su caratteri fisici o, come meglio Lombroso stesso ebbe in seguito a chiarire, accanto alle cause biologiche non fossero da affiancare fattori economici e sociali. Ora sappiamo che è così, che può esistere la prevenzione a certa devianza.

Con l'approvazione di questo provvedimento il Parlamento ha ancora una volta il merito di aver cercato e trovato la sintesi tra esigenze confliggenti, quali l'affermazione della potestà punitiva dello Stato, pur attraverso nuove figure e attribuzioni, e il trattamento speciale da riservare alla madre detenuta nel superiore interesse del minore. Prova ne sia che ogni perplessità espressa dai colleghi sull'eventuale elusione del principio della certezza della pena e su possibili collegamenti tra detenute beneficiarie e criminalità organizzata o su conclamati comportamenti recidivanti di detenute rom, che sono la maggior parte delle destinatarie del provvedimento, ha trovato soluzione nell'affermazione del superiore interesse del minore, prevedendo la possibilità nei casi elencati che la custodia cautelare sia disposta in una casa famiglia protetta o in un istituto a custodia attenuata e che il minore infermo abbia diritto alla visita della madre detenuta, estendendo tutti i benefici anche ai padri di minori con madre deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza. Tutto ciò senza automatismi, ma lasciando al giudice la valutazione di ogni singolo caso.

E anche se 1'associazionismo e il volontariato si sono divisi nel giudicare il provvedimento, sappiamo che questa è la migliore sintesi politica e tecnica che si potesse raggiungere sulla materia in questo momento. Questo provvedimento sta già dispiegando effetti positivi grazie all'immediato impegno del Governo, che si sta interessando del caso segnalato dal senatore Perduca.

Il dato più interessante del provvedimento è la presa di coscienza, la soluzione culturale del problema, che sottende soluzioni significative che prevedono l'attribuzione di rilevanza giuridica anche a misure alternative alla detenzione.

Gli ICAM non saranno più sperimentali, ma sistematicamente presenti sul territorio, quasi a voler collocare non solo il bambino, ma anche la detenuta al di fuori del contesto di sovraffollamento, promiscuità e degrado, individuando nella funzione genitoriale, nella relazione affettiva della maternità, un primario mezzo riabilitativo.

L'analista junghiana milanese Lella Ravasi Bellocchio, realizzando alla fine il libro «Sogni senza sbarre», ha lavorato per due anni nel carcere di San Vittore, analizzando i sogni di detenute di diverse età ed estrazione, che lentamente si riconciliavano con se stesse e con la propria maternità, riflettendo sulla propria colpa e sul dolore del distacco dai figli: è innegabile che la maternità ed il ritornare a voler svolgere quel ruolo possa positivamente concretizzare 1'aspetto riabilitativo della pena.

Non posso comunque non farmi portavoce, in questa dichiarazione di voto positiva e convinta, delle perplessità sollevate con forza da alcuni colleghi del Popolo della Libertà che hanno voluto ricordare e sottolineare come, accanto alla legittima tutela dei minori e alle garanzie ad essi dovute, non possa mai essere eluso o anche semplicemente sbiadito quel cardine del nostro ordinamento che è la certezza della pena e il rispetto del diritto di ciascuno a pretendere che il colpevole saldi il suo debito con la società. Argomenti questi che aprono una lunga e complessa analisi dialettica del problema, che abbiamo preferito oggi superare nell'interesse di quei minori in età prescolare che attendono da noi, per il loro bene e il loro futuro, questo provvedimento.

Quei minori, e voglio infine toccare ancora queste corde, che hanno diritto, come dicevo all'inizio, a imparare ad ascoltare, a parlare, a camminare, a rispettare, a gradire o rifiutare, a desiderare, odiare, amare e che hanno certamente - sottolineo: certamente - diritto a sperare. (Applausi dal Gruppo PdL e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge n. 2568, nel suo complesso.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e della senatrice Baio).

Restano pertanto assorbiti i disegni di legge nn. 1129 e 1137.

Discussione dei disegni di legge:

(1460) MICHELONI. - Disciplina della rappresentanza istituzionale locale degli italiani residenti all'estero

(1478) TOFANI e BEVILACQUA. - Modifiche alla legge 23 ottobre 2003, n. 286, recante norme relative alla disciplina dei Comitati degli italiani all'estero, e alle leggi 6 novembre 1989, n. 368, e 18 giugno 1998, n. 198, in tema di Consiglio generale degli italiani all'estero

(1498) GIAI. - Modifiche alla legge 23 ottobre 2003, n. 286, concernente la disciplina dei Comitati degli italiani all'estero, e alla legge 6 novembre 1989, n. 368, in materia di Consiglio generale degli italiani all'estero

(1545) RANDAZZO e DI GIOVAN PAOLO. - Nuove norme sull'ordinamento del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE)

(1546) RANDAZZO ed altri. - Nuove norme in materia di ordinamento dei Comitati degli italiani all'estero

(1557) PEDICA. - Abrogazione della legge 6 novembre 1989, n. 368, e modifiche alla legge 23 ottobre 2003, n. 286, in materia di disciplina dei Comitati degli italiani all'estero

(1990) CASELLI. - Abrogazione della legge 6 novembre 1989, n. 368, recante istituzione del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE) (ore 12,04)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 1460, 1478, 1498, 1545, 1546, 1557 e 1990.

La relazione è stata già stampata e distribuita. Il relatore, senatore Tofani, ha chiesto di integrarla. Ne ha facoltà.

TOFANI, relatore. Signor Presidente, onorevoli senatori, il disegno di legge in esame è un testo che risulta dall'unificazione dei numerosi disegni di legge presentati in materia di riforma della rappresentanza delle collettività italiane all'estero. È stato costituito in seno alla Commissione affari esteri un Comitato ristretto per l'elaborazione di un testo unificato. (Brusìo).

Signor Presidente, faccio fatica anche ad ascoltare le mie parole.

PRESIDENTE. Colleghi, a causa del brusìo il relatore non riesce neanche ad ascoltare le proprie parole. Vi prego di fare silenzio.

TOFANI, relatore. La ringrazio, signor Presidente.

Tra maggio e dicembre 2009 sono stati auditi il Comitato di Presidenza del Consiglio generale degli italiani all'estero; il ministro Carla Zuppetti, direttore generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie del Ministero degli affari esteri; la Consulta nazionale emigrazione; la Federazione unitaria della stampa italiana all'estero; i rappresentanti delle Consulte regionali per l'emigrazione; i rappresentanti dei Comitati degli italiani all'estero; i Presidenti delle Regioni e delle Province autonome e, infine, una rappresentanza del Consiglio generale degli italiani all'estero.

Il testo unificato tiene pertanto conto sia del contenuto dei disegni di legge, sia delle audizioni e, in generale, del lavoro svolto dal Comitato ristretto. Esso affronta unitariamente la disciplina tanto dei Comitati degli italiani all'estero quanto del Consiglio generale degli italiani all'estero.

L'articolo 1 concerne l'istituzione dei Comitati degli italiani all'estero e individua differenti soglie minime di consistenza delle collettività italiane nel mondo, necessarie per procedere alla formazione di detti organismi.

All'articolo 2, mediante il sistema dei Comitati non elettivi, viene assicurata la rappresentanza anche delle comunità più piccole.

L'articolo 4 ridefinisce le funzioni e i compiti dei Comitati. In particolare, il comma 8 indica i contenuti della relazione annuale che ciascun Comitato è chiamato a redigere, per dare conto degli interventi effettuati dalle autorità ed enti italiani a favore della collettività italiana nel proprio territorio di riferimento, nonché sullo stato della stessa collettività. Il comma 10, inoltre, stabilisce che le relazioni sono sottoposte al capo della rappresentanza diplomatica locale, il quale deve rispondere agli eventuali quesiti in essa contenuti.

L'articolo 5 stabilisce che in ciascun Paese in cui è formato più di un Comitato è istituito un Comitato dei Presidenti, detto Intercomites.

L'articolo 6 riguarda il bilancio preventivo dei Comitati e l'articolo 7 disciplina la composizione dei Comitati, la cui consistenza numerica varia da 9 a 18 membri, in relazione alla consistenza della comunità italiana di riferimento.

L'articolo 9 stabilisce la durata in carica dei componenti del Comitato, pari a 5 anni, e la decadenza dalla carica in caso di mancata partecipazione non giustificata ai lavori del Comitato per tre sedute consecutive.

L'articolo 10 riguarda la partecipazione ai Comitati, per cooptazione, di cittadini stranieri di origine italiana che hanno contribuito a conferire particolare prestigio alla comunità italiana.

L'articolo 12 riguarda il sistema elettorale dei Comitati, nell'ambito del quale è previsto il voto di lista, e individua al comma 8 le categorie di soggetti che non possono essere candidati.

L'articolo 14 disciplina la stampa e l'invio del materiale elettorale, e prevede in particolare, al comma 6, le modalità di invio delle schede elettorali da parte degli elettori, che tendono a impedire il verificarsi di abusi e disfunzioni.

L'articolo 15 concerne l'espressione del voto.

L'articolo 21 regola poteri e funzioni dell'esecutivo che ciascun Comitato elegge al proprio interno.

L'articolo 22 riguarda le sedute del Comitato e la validità delle deliberazioni e stabilisce, al comma 5, che alle sedute possano partecipare, senza diritto di voto, i parlamentari italiani, e non solamente quelli eletti nella circoscrizione Estero o appartenenti alle Commissioni affari esteri o ai Comitati per le questioni degli italiani all'estero dei due rami del Parlamento.

La seconda parte del testo unificato riguarda la disciplina del Consiglio generale degli italiani all'estero. Essa intende tenere conto dell'introduzione del sistema di rappresentanza parlamentare degli italiani residenti nella circoscrizione Estero; inoltre, l'obiettivo è anche quello di delineare un organismo che si ponga quale anello di congiunzione tra istanze centrali e prerogative delle Regioni e degli enti locali in materia di raccordo con le comunità italiane nel mondo.

L'articolo 25 individua la composizione del Consiglio, che include 82 membri, del quale fanno parte di diritto i presidenti degli Intercomites, i presidenti o gli assessori con delega all'emigrazione delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano nonché i presidenti dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) e dell'Unione delle Province d'Italia (UPI). Il comma 3 del medesimo articolo stabilisce che i rimanenti membri del Consiglio siano eletti dagli Intercomites.

L'articolo 27 individua gli organi del Consiglio e l'articolo 32, al comma 2, prevede che possano essere invitati a partecipare ai lavori delle assemblee plenarie del Consiglio, con solo diritto di parola, fino a 10 personalità competenti sui temi all'ordine del giorno.

Gli emendamenti approvati nel corso dell'esame in Commissione hanno riguardato principalmente la copertura finanziaria, oltre ai compiti e alle funzioni e agli organi del Consiglio generale degli italiani all'estero, con specifico riferimento ad un ritorno alla presidenza dell'assemblea plenaria del Ministro degli affari esteri. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.

MICHELONI (PD). Signor Presidente, con questo disegno di legge ci apprestiamo a riformare la rappresentanza di base territoriale degli italiani all'estero, che è stata istituita nel 1989 e all'epoca si chiamava COEMIT, e il Consiglio generale degli italiani all'estero. Questo lavoro è di grande importanza per la qualità generale della rappresentanza degli italiani all'estero, diventata necessaria dopo l'arrivo dei parlamentari della circoscrizione Estero nel Parlamento italiano.

Il lavoro svolto in Commissione sui vari testi e gli sforzi fatti dal relatore per trovare il maggior consenso possibile sul suo testo sono, ritengo, importanti e positivi per le nostre comunità italiane all'estero. Chiaramente, non c'è ancora un'intesa totale sul testo e oggi pomeriggio voteremo degli emendamenti, ma credo oggettivamente che, una volta votati gli emendamenti, potremo sperare in un risultato di qualità e costruttivo per tutti.

Stiamo facendo questo lavoro in un momento particolare per le comunità italiane all'estero: i COMITES sono prorogati ormai da due anni e stanno aspettando di andare alle elezioni e di rinnovarsi. Voglio dire qui con chiarezza che mi auguro che questo disegno di legge, che passerà alla Camera (siamo qui in prima lettura), possa essere rapidamente approvato, in modo da poter rinnovare i COMITES con questa nuova legge. Deve però essere chiara la posizione del Partito Democratico sul punto: non abbiamo alcun dubbio in merito alla necessità che entro la primavera dell'anno prossimo i COMITES siano rinnovati. La situazione è umanamente, oltre che politicamente, insostenibile. Mi auguro, ripeto, che il rinnovo si faccia con questa nuova legge e comunque, anche se il suo iter dovesse essere, per problemi vari, frenato alla Camera, è necessario andare al rinnovo dei Comitati nella prossima primavera.

Questo è un punto determinante, anche perché la situazione attuale non è solo quella di un semplice prolungamento di legislatura: i COMITES stanno subendo, come tutte le istituzioni, le stesse difficoltà del bilancio dello Stato: al pari di qualsiasi istituzione sul territorio nazionale, hanno subito tagli e riduzioni di finanziamenti per il loro funzionamento. Parliamo di organismi che vivono sul volontariato dei propri membri: non esistono gettoni di presenza e stipendi. Però almeno la copertura delle spese vive lo Stato deve garantirla, a questi Comitati, e oggi le difficoltà sono fortissime. Molti presidenti di COMITES, persone da anni al servizio delle collettività italiane all'estero, sono addirittura pensionati, e non sono in grado di far fronte a titolo personale al funzionamento dei COMITES. Siamo vicini a tale situazione. Ciò non è sostenibile, e colgo l'occasione per richiamare il Governo a riguardare questo comportamento nella gestione dei finanziamenti dei COMITES. Si tratta globalmente, per tutto il mondo, di una spesa dell'ordine di 2.200.000 euro, se non erro: dunque non stiamo parlando di cifre insostenibili. Però, su una cifra del genere fare un taglio o un congelamento del 10 per cento vuol dire mettere i Comitati, che, ripeto, fanno un lavoro importantissimo per la comunità, nella condizione di non poter nemmeno più pagare l'affitto della loro sede. È allora urgente riformare questa legge ed è urgente che il Ministero degli affari esteri prenda coscienza di tale situazione. Per meglio dire, visto che coscienza ne ha, occorre che risponda positivamente ai COMITES quando questi chiedono semplicemente di non subire ulteriori tagli o congelamenti dei loro finanziamenti.

In questo momento all'estero stiamo vivendo altri problemi, come quello della riduzione dei fondi per la diffusione della lingua e della cultura italiane. Abbiamo parlato in diverse occasioni di questo che per le nostre comunità rappresenta un vero problema. Il concetto che però vorrei far passare in quest'Aula è che ciò rappresenta un problema per l'Italia, perché la diffusione della lingua e della cultura italiane è un investimento per l'economia italiana. Lo sanno la Germania, la Francia e la Spagna (che versa in difficoltà economiche pari alle nostre, se non superiori), che per sostenere gli istituti deputati alla diffusione della loro lingua e cultura nel mondo non hanno ridotto, ma piuttosto incrementato, le risorse.

In particolare, come ho già ricordato in altre occasioni, la Francia spende circa mezzo miliardo di euro l'anno, la Germania 300 milioni, la Spagna - con le sue difficoltà - circa 250 milioni di euro. Tali Paesi vedono questa spesa come un investimento, mentre in Italia abbiamo difficoltà a salvare i corsi di lingua e cultura italiane.

Anche al riguardo dovremmo confrontarci e lavorare in uno spirito di ricerca del consenso e di una soluzione unitaria per riformare anche i sistemi di diffusione della lingua e della cultura italiane poiché, sicuramente, il sistema attuale, anche in questo caso, non risponde più ai bisogni e alla situazione della nostra collettività.

È urgente intervenire. I tagli sono già stati fatti e nonostante le difficoltà. Per fare un esempio, ricordo che vi sono insegnanti che tengono corsi di lingua e cultura italiana a Zurigo che, pur lavorando, non si vedono pagare lo stipendio da diversi mesi.

Contemporaneamente il Ministero degli affari esteri sta realizzando una ristrutturazione della rete consolare. Questo è un altro tema. Riconosco la necessità di ristrutturare la rete consolare, ma adesso si sta procedendo ad un ristrutturazione che non condividiamo nell'impostazione. Non nego che ve ne sia la necessità, ma la sovrapposizione di tutti questi elementi determina per noi un momento di grande difficoltà. La riforma non è la soluzione di questi problemi, ma una presa di coscienza, un segnale del Parlamento alle comunità italiane all'estero che cercano di prendere atto della trasformazione delle comunità italiane nel mondo.

Oggi più della metà dei nostri iscritti all'AIRE, più della metà dei cittadini che risiedono all'estero ma che posseggono un passaporto italiano sono nati all'estero; non si tratta più delle persone partite nel dopoguerra. Vi è stato un cambiamento profondo. E le persone nate all'estero, ma che vogliono mantenere il raccordo e i rapporti con l'Italia, rappresentano una vera risorsa per il Paese. Come lo sono stati prima i loro genitori con le rimesse, le presenti generazioni lo sono perché diventano, stanno diventando (ci sono fatti esemplari in tutto il mondo, non in pochi Paesi) classe dirigente dei Paesi dove sono nati. Dunque, per l'Italia poter mantenere rapporti economici, politici e culturali con questo mondo è sicuramente di grande importanza. È in questo senso che va la riforma che oggi noi ci accingiamo a votare.

Vi sono ancora delle divergenze. Mi auguro che il relatore e il Governo nelle prossime ore siano in grado di accogliere le proposte, costruttive e importanti, avanzate dalle opposizioni, perché l'auspicio è che questa legge possa essere votata con il maggior consenso possibile, per dare un segnale di attenzione alle nostre comunità.

Con riguardo all'intervento del relatore, vorrei rilevare due punti estremamente importanti. I COMITES oggi, come ho già anticipato, svolgono un lavoro straordinario perché in certe zone sono l'unico punto di riferimento delle nostre comunità, in altre l'organo rappresentativo del mondo associativo che ha eletto i suoi rappresentanti. Però, il loro lavoro e la loro funzione sono oggi legati solo alla sensibilità del console di riferimento, e questo non è più possibile. Con questo disegno di legge si riconosce invece una grande valenza al lavoro dei COMITES, che restano comunque degli organi consultivi, di indirizzo, chiamati a dare indicazioni alla politica e all'amministrazione sui bisogni delle comunità: non sono dunque organi decisionali o con poteri di gestione, ma, quando dicono qualcosa, qualcuno deve ascoltarli.

Con questo provvedimento non si tratta quindi di sancire l'obbligo di ubbidire ad un ordine preveniente dai COMITES, perché non è questa la funzione di tali organismi, ma piuttosto di riconoscere loro il diritto ad avere una risposta ai quesiti che sollevano, sia da parte delle rappresentanze diplomatiche, che da parte del Ministero degli affari esteri: ritengo che sia un passo in avanti assolutamente straordinario nel riconoscimento del valore che si dà a questi organismi, pur nel rispetto dello spirito iniziale degli anni Ottanta, che è quello di avere degli organismi di rappresentanza.

Mi soffermerò qui solo su alcuni aspetti principali, rinviando poi per i dettagli alla fase dell'illustrazione degli emendamenti.

Per quanto riguarda innanzitutto il Consiglio generale degli italiani all'estero, esso ha avuto in questi anni un merito importante: quello di mantenere vivo nel dibattito politico italiano - sia pur sempre con molte difficoltà, dobbiamo riconoscerlo - l'interesse per il tema degli italiani all'estero. Questo è stato il risultato del lavoro dei 60 rappresentanti di tutto il mondo che compongono il Consiglio.

Sin dalla sua nascita, ed ancora oggi, il Consiglio è composto da 29 membri di nomina governativa, che rappresentano il cosiddetto mondo sociale e civile: tra essi sono presenti i rappresentanti dei partiti politici, dei sindacati, degli imprenditori, delle cooperative, dell'informazione e così via. Con il disegno di legge al nostro esame si propone una visione molto più alta del Consiglio generale. Si conferma innanzitutto la nomina dei rappresentanti secondo le popolazioni residenti nei vari Paesi di emigrazione, ma si fa un bel passo in avanti: se infatti oggi all'interno del Consiglio generale sono rappresentate 22 Nazioni, con questo disegno di legge si prevede che ne siano rappresentate invece oltre 35, avendo così un quadro molto più ampio. Questo è un altro degli aspetti positivi legati alla nuova disciplina relativa alla composizione del Consiglio generale.

Si prevede inoltre, in luogo della presenza dei 29 componenti di nomina governativa, la partecipazione al Consiglio generale degli assessori regionali per l'emigrazione o, in mancanza degli assessori, dei Presidenti di Regione. Questo vuol dire creare un luogo in cui una o due volte all'anno gli italiani all'estero si confrontano e discutono di indirizzi politici - non debbono deliberare, non sono dei legislatori - con lo Stato, inteso nel suo senso più ampio e più alto. Saranno presenti dunque in quel Consiglio i Ministri, il Governo ed anche il Parlamento - ma senza diritto di voto - e, soprattutto, ci saranno le Regioni. Oggi abbiamo infatti come interlocutore il Ministero degli affari esteri, con il quale siamo praticamente quasi sempre in conflitto, e questo non perché il Ministro sia cattivo, ma perché il nostro Ministero degli affari esteri è uno di quelli con le minori risorse a disposizione (credo che siamo allo 0,11 del PIL, e non riusciamo ad aumentare questa percentuale); ci si dimentica forse però un po' troppo facilmente che le Regioni spendono molto di più per gli italiani all'estero e hanno risorse superiori a quelle del Ministero.

Con il provvedimento in esame l'obiettivo è quello di creare dunque un luogo unico dove queste politiche si possano coordinare, chiaramente nel rispetto dell'autonomia di ogni Regione, in modo da evitare che vi siano quei trattamenti differenziati che oggi ricevono i nostri connazionali all'estero, a seconda che provengano da una Regione piuttosto che da un'altra.

Mi pare che questo sia un punto estremamente qualificante della riforma, perché il Consiglio generale, da luogo molto particolare e chiuso in sé stesso (come è oggi), diventerà un organo di rappresentanza dove l'insieme dello Stato dialoga con i rappresentanti eletti degli italiani all'estero.

Senza voler anticipare una riforma dello Stato, credo che, poiché si sta lavorando sul federalismo fiscale, mettere insieme le Regioni, i rappresentanti delle comunità e lo Stato centrale rappresenti un passo che va nella logica di un'organizzazione federale della Repubblica.

Questi sono i punti qualificanti, ma - ripeto - ve ne sono altri che illustreremo nel corso della presentazione e votazione degli emendamenti.

Mi auguro che oggi con la sensibilità necessaria, che chiedo al relatore (che d'altra parte ha già in più occasioni, nel lavoro svolto all'interno del Comitato ristretto, dimostrato di avere) e soprattutto al Governo, vengano accolti gli importanti emendamenti presentati dalle opposizioni. Ricordo, infatti, che il provvedimento in esame è di iniziativa parlamentare. Oggi ci troviamo nella condizione di svolgere veramente il nostro lavoro di senatori della Repubblica. Il parere del Governo sarà sicuramente determinante su ogni emendamento, ma ripeto che si tratta di una nostra iniziativa; credo dunque che dobbiamo assumerci le nostre responsabilità, giacché non è un provvedimento che viene dal Governo e che quindi potrebbe aprire qualche strumentalizzazione, qualunque essa sia. Così non è (e lo ribadisco ancora una volta): è un provvedimento di nostra iniziativa. Quindi faccio un richiamo a tutti i colleghi affinché nella seduta pomeridiana ascoltino le argomentazioni di tutti sui vari emendamenti, e poi votino di conseguenza. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Sono presenti in tribuna gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale e per geometri «Carlo Antonio Pilati» di Cles, in provincia di Trento. A loro va il saluto dell'Assemblea. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge
n.
1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990 (ore 12,29)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pedica. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento oggetto della presente discussione è reputato da me e dal Gruppo dell'Italia dei Valori di estrema importanza.

Si tratta, infatti, di un disegno di legge che giunge all'esame dell'Assemblea dopo due anni di lavoro in 3a Commissione permanente, all'interno della quale ci siamo ritrovati ben sette disegni di legge, presentati dai senatori di tutti i Gruppi parlamentari, che riguardano tale tematica. Tra questi naturalmente vi è anche quello presentato dal Gruppo Italia dei Valori, a mia firma.

Il fine ultimo che ha accomunato tutti i disegni di legge è stato quello di riformare la disciplina degli italiani residenti all'estero, soprattutto nella prospettiva della semplificazione e dell'efficienza delle forme e degli istituti di rappresentanza degli stessi, ovviamente promuovendo una più efficace tutela degli italiani residenti all'estero, dei loro interessi e dei loro diritti.

Tra i testi esaminati, l'Atto Senato n. 1557, a mia firma, ha sicuramente rappresentato la novità più significativa e - aggiungerei, proprio per eliminare le ipocrisie che più avanti commenterò - anche coraggiosa. La proposta dell'Italia dei Valori si caratterizza per due punti essenziali: il primo è la soppressione del Consiglio generale degli italiani all'estero (il cosiddetto CGIE); il secondo è il trasferimento di alcune sue competenze ai COMITES, generando così uno spostamento di talune attribuzioni più a ridosso degli italiani residenti all'estero.

L'operazione, tra l'altro (e trattasi di un aspetto che non credo sia trascurabile vivendo ormai da anni una crisi economica), genera un significativo risparmio economico.

Occorre innanzitutto, Signor Presidente e colleghi, chiarire che la disciplina del settore tutt'oggi in vigore è regolata da due leggi: la prima è relativa ai Comitati degli italiani residenti all'estero, i cosiddetti COMITES; la seconda, la legge n. 368 del 1989, è relativa invece al Consiglio generale degli italiani all'estero, cosiddetto CGIE.

Da un attento esame del testo delle due leggi emerge, ictu oculi, una sostanziale identità di compiti e funzioni in capo ai due organismi. Entrambi infatti vengono qualificati dalla relativa legge come organi di rappresentanza degli italiani all'estero (sia dalla legge sui COMITES sia dalla legge sul CGIE). L'inutilità di questa doppia funzione, più volte da me dichiarata anche nella sede del CGIE, che si riunisce una volta all'anno presso il Ministero degli affari esteri, è lampante e purtroppo la si ritrova, seppur mitigata, anche nel testo licenziato dalla Commissione. Di questo punto però parlerò in seguito, signor Presidente e colleghi.

Venendo al contenuto del provvedimento all'esame oggi, il cosiddetto testo A, si evidenza come lo stesso sia composto di due capi: il primo relativo alla disciplina dei Comitati degli italiani all'estero; il secondo alla disciplina del Consiglio generale degli italiani all'estero.

All'articolo 1 si prevede l'istituzione dei Comitati degli italiani all'estero, prevedendo che il numero minimo di italiani residenti necessario all'istituzione di suddetti comitati sia pari a 20.000 persone in Europa, 15.000 nelle Americhe, 10.000 in Asia e Oceania e 5.000 in Africa. Ai sensi del successivo comma 4 è comunque garantita l'istituzione di un Comitato in ogni Paese ove ci siano almeno 5.000 abitanti. Sono inoltre previsti Comitati non elettivi (articolo 2), laddove non è possibile procedere all'elezione del Comitato.

La proposta di riforma sottoposta oggi alla nostra attenzione demanda poi ad un successivo decreto ministeriale (articolo 3), da adottarsi entro 180 giorni dalla promulgazione della legge medesima, l'identificazione delle sedi dei Comitati da istituire e l'individuazione del numero dei componenti di ciascun Comitato.

Negli articoli 4 e 5 sono invece disciplinati le funzioni ed i compiti dei Comitati e del Comitato dei presidenti, cosiddetto Intercomites.

Come riportato al comma 1 dell'articolo 4, «i Comitati sono organi di rappresentanza territoriale degli italiani all'estero presso tutti gli organismi che determinano politiche idonee ad interessare le comunità medesime». Desidero sottolineare come il testo così approvato dalla Commissione sia peraltro il risultato di un emendamento proprio del Gruppo dell'Italia dei Valori.

I Comitati contribuiscono ad individuare le esigenze di sviluppo sociale, culturale della comunità di riferimento e possono presentare proposte e progetti alla rappresentanza diplomatico-consolare, la quale ultima dovrà indire periodiche riunioni. Più nel dettaglio, i Comitati potranno cooperare con le autorità consolari nella tutela dei diritti in materia di lavoro, in riferimento alle singole legislazioni nazionali dei Paesi che li ospitano, nonché segnalare all'autorità consolare le violazioni di norme dell'ordinamento locale, internazionale e comunitario, che possano danneggiare i cittadini italiani. Infine, i Comitati redigono una relazione annuale in merito alle attività svolte, oltre che il bilancio preventivo di cui articolo 6, che, come è ovvio, sarà principalmente rappresentato dalla spesa dei contributi del Ministero degli affari esteri.

Come sopra citato, all'articolo 5 si prevede altresì l'istituzione del Comitato dei presidenti, o Intercomites, all'interno di ciascun Paese nel quale ci sia più di un Comitato. Esso è costituito da due membri per ciascun Comitato; elegge all'interno un presidente, si riunisce due volte l'anno ed elegge i membri del Consiglio generale degli italiani all'estero.

Gli articoli dal 7 al 13 contengono le disposizioni relative alla composizione del Comitato e l'eleggibilità, l'elettorato attivo, la durata in carica e la decadenza dei componenti, l'indizione delle elezioni, il sistema elettorale e la formazione delle liste.

Gli articoli 14, 15, 16 e 17 contengono disposizioni circa l'invio e la stampa del materiale elettorale, la modalità di voto, la costituzione dei seggi e le operazioni di scrutinio. Sento subito la necessità di evidenziare in proposito che gli articoli sopra elencati sono relativi ad operazioni che potrebbero essere evitate semplicemente con un click, visto che viviamo ormai in un periodo dove l'informatizzazione regna sovrana. Mi riferisco alla e-mail certificata, con la quale esprimere il proprio voto; un click che permetterebbe un notevole risparmio economico. È ovvio come questa sia una doverosa proposta del Gruppo dell'Italia dei Valori, da sempre contrario ad ogni spreco delle risorse economiche pubbliche.

Venendo al capo II all'articolo 24, poi, si dispone che il Consiglio generale degli italiani all'estero sia «l'organo di raccordo tra le comunità italiane all'estero in esso rappresentate e gli enti e le istituzioni centrali, regionali e locali, ed ha il fine di promuovere e agevolare lo sviluppo delle condizioni di vita delle comunità» medesime. Ad esso è demandato il compito di «rafforzare il collegamento di tali comunità con la vita politica, culturale, economica e sociale dell'Italia».

Devo ribadire che in questo capo sono contenute altre dichiarazioni di principio circa i compiti da svolgere, ma tutte risultano essere una mera ripetizione di quanto già previsto per i COMITES, oltre che già tra le attribuzioni dei parlamentari eletti all'estero. Cercherò di sintetizzare anche questo aspetto, ma nel caso in cui non dovessi riuscirci, chiedo l'autorizzazione alla Presidenza di consegnare il testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

PEDICA (IdV). La ringrazio, signor Presidente.

Il Consiglio generale degli italiani all'estero è composto da 82 membri: ne sono membri di diritto i presidenti degli Intercomites, i presidenti dei Comitati italiani all'estero i Paesi con un solo Comitato, i Presidenti o gli assessori con delega all'emigrazione delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, il Presidente dell'ANCI e quello dell'UPI; i rimanenti membri sono eletti dagli Intercomites.

Il Consiglio, nonostante la pochezza dei compiti e delle funzioni, attribuitigli avrà a sua volta un presidente, un vice presidente vicario e tutta una serie di altri incarichi e organi. Ma non è ancora finita: è infatti prevista anche una segreteria del Consiglio presso il Ministero degli affari esteri. Il disegno di legge in discussione dispone l'invarianza finanziaria delle disposizioni contenute nel bilancio dello Stato.

Dopo l'analisi del disegno di legge, desidero esporre i rilievi critici mossi dal mio partito.

«Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato», recita l'articolo 67 della nostra Carta costituzionale, e la legge n. 459 del 2001, istitutiva ed attributiva del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all'estero, è la naturale manifestazione di quel principio costituzionale: si individua infatti nel parlamentare in genere il rappresentante erga omnes delle comunità italiane radicate fuori dai nostri confini.

Per quanto ci riguarda, attualmente COMITES e CGIE sono, nella sostanza, organismi doppioni. Sono inutili, sottolineo. Riuscire ad individuare una loro utilità pratica risulta seriamente difficile e complesso: considerate pertanto le loro sostanziali identità funzionali tra COMITES e CGIE, sarebbe da preferire l'eliminazione di quest'ultimo organismo a vantaggio del primo, con l'attribuzione ai parlamentari esteri di effettivi e concreti compiti di raccordo con le istituzioni centrali; altrimenti, non riesco a capire perché abbiamo votato la legge che ha permesso l'elezione dei parlamentari che rappresentano gli Italiani all'estero.

Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo quindi che l'elezione di questi parlamentari faccia venir meno l'utilità, appunto, del CGIE: per l'Italia dei Valori è inutile tenere in vita enti doppioni, soprattutto se comportano spese ulteriori.

Mi avvio alla conclusione, ricordando che, essendo il testo integrale del mio intervento più lungo del tempo che ho a disposizione per leggerlo in quest'Aula, lo consegnerò appena avrò terminato quest'ultima pagina.

La ringrazio, signor Presidente, per avermi dato modo di completarne la lettura almeno nelle sue parti essenziali, contenenti il cuore dell'opinione del mio Gruppo. Ad opinione dell'Italia dei Valori, l'eliminazione del CGIE, il rafforzamento delle funzioni e del ruolo dei COMITES, in sinergia con le rappresentanze consolari territoriali, la ufficializzazione e la istituzionalizzazione di mansioni effettive per i parlamentari eletti all'estero, in quanto oggi esistenti, nelle materie riguardanti la collettività italiana all'estero, sono le direttrici su cui muoversi, indirizzando in maniera organica la riforma del sistema della rappresentanza delle collettività degli italiani all'estero.

Per i motivi che ho elencato, dopo aver contribuito - con l'approvazione in Commissione di alcuni emendamenti - all'implementazione del ruolo dei COMITES chiediamo che vi sia un'ulteriore riflessione su questo argomento, anche per vedere cosa accadrà oggi in sede di esame degli emendamenti. Abolire un doppione credo sia un dovere istituzionale. Non solo ha un senso, ma costituisce anche un risparmio economico per il nostro Paese vista la situazione attuale che ci vede affrontare non con il sorriso i problemi economici e una distribuzione di risorse a due organismi che svolgono lo stesso mestiere. Vedremo se nel pomeriggio si svolgerà nel merito un ragionamento.

Mi auguro che comunque tutto questo porti ad una nuova pagina sui problemi degli italiani all'estero e ad nuova pagina di rappresentanza dei nostri parlamentari, perché se siedono in quest'Aula un compito ce l'hanno, non solo quello di sedere tra questi banchi o tornare a casa. Avranno un compito più istituzionale, più serio, più rappresentativo e sicuramente meno dispendioso. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto. Ne ha facoltà.

FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, innanzitutto ringrazio il relatore per la puntuale e dettagliata relazione che abbiamo testé ascoltato. Proprio perché l'abbiamo ascoltata, e in virtù della sua precisione, non vorrei essere ripetitivo. Pertanto, consegnerò il testo del mio intervento, soffermandomi solo su alcuni aspetti.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso.

FILIPPI Alberto (LNP). Complimenti anche al gruppo di lavoro della 3a Commissione, ai contributi forniti dalle opposizioni, in modo particolare dell'esperto senatore Micheloni. Mi associo al suo auspicio di arrivare ad innovare la materia, che effettivamente necessita di cambiamenti, soprattutto alla luce della novità avvenuta: mi riferisco al fatto che gli italiani all'estero hanno i loro rappresentanti parlamentari.

Il mio auspicio è anche di trovare la cosiddetta quadra in vista della discussione di oggi pomeriggio sugli emendamenti.

Dobbiamo tener presente che il lavoro è stato importante, che non è durato poco. Esso è stato realizzato tutti insieme, ascoltando le opposizioni e facendo tesoro di tutti i contributi. Di questo deve essere dato atto al relatore e al Governo.

Condivido anche in parte alcune osservazioni riportate dal senatore Micheloni, ricordando però che, se è vero che ci sono pochi soldi, proprio per questo motivo il loro impiego deve essere razionalizzato quanto più possibile, riducendo la portata di situazioni di sperpero.

Ricordo ora alcuni emendamenti proposti dalla Lega Nord, in modo particolare riguardanti la certezza del voto. Una proposta riguarda l'articolo 12, e mira sostanzialmente a sostituire il voto per corrispondenza. Questo sarebbe l'obiettivo forse più importante per una maggiore trasparenza al fine di evitare eventuali irregolarità che potrebbero generarsi, ovviamente, nel caso di difficoltà di natura tecnica, perché dobbiamo fare i conti con ciò che è possibile realizzare. Sono stati presentati altri emendamenti, due in particolare: una proposta emendativa prevede la possibilità di inserire nel tagliando il numero del documento e la firma in calce al nominativo di colui che vota, l'altra è tesa a prevedere una fotocopia del documento. Mi verrebbe da dire che si potrebbero quasi "mixare", quindi riformulare, ed inserire la fotocopia del documento firmato dall'interessato. Si potrebbero unire questi due emendamenti, ovviamente nel caso in cui il precedente non possa, soprattutto per motivi tecnici, essere fin da subito approvato.

Rimando anch'io l'approfondimento di tale argomento nel corso della presentazione e della votazione degli emendamenti e in sede di dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Randazzo. Ne ha facoltà.

RANDAZZO (PD). Signor Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, credo che tutti i colleghi conoscano - chi più, chi meno - l'esistenza dei COMITES, ossia i Comitati degli italiani all'estero, operanti nelle circoscrizioni consolari di tutto il mondo dove si registra una presenza italiana di prima, seconda e successive generazioni di rilevanti proporzioni. Parimenti credo sia altrettanto nota l'esistenza di un'altra entità istituzionale, il CGIE, ossia il Consiglio generale degli italiani all'estero, risultante dall'unione dei componenti eletti con elezioni di secondo grado, sulla base dei COMITES e delle collettività di riferimento, e di 19 componenti, una minoranza, di nomina governativa.

Se al contempo si tiene presente che ormai da due legislature - la XV e quella attuale - si ha una rappresentanza parlamentare diretta degli italiani nel mondo, si può constatare quella che non esito a definire una armonica stratificazione di tre moduli, di tre articolazioni di strutture rappresentative elettive, che soddisfano le esigenze e le aspettative degli oltre quattro milioni di cittadini italiani residenti al di fuori dei confini della penisola, con l'esercizio dei più elementari ed inalienabili diritti democratici di ogni popolo, in Patria e all'estero.

Il disegno di legge in esame viene ovviamente ad operare quelle modifiche, quegli aggiornamenti ed adeguamenti alle mutevoli circostanze politiche, economiche e sociali a cui sono soggette in pratica tutte le leggi. Il collega Micheloni ha delineato un quadro sommario dei punti essenziali di queste modifiche, lasciando comunque integre le rappresentanze degli italiani all'estero attualmente vigenti. Mi auguro che dette modifiche, di cui parleremo più dettagliatamente nel corso del pomeriggio, siano accettate e che il disegno di legge possa arrivare in porto, poiché le attese e le esigenze delle collettività italiane all'estero sono di una tale evidenza da non potersi più ignorare o sottovalutare.

Occorre ricordare in questo senso che ci sono state e restano delle divergenze di opinioni e pareri sulle necessità degli italiani all'estero, divergenze tra i parlamentari eletti all'estero, a contatto diretto con quelle realtà, e i parlamentari eletti sul territorio nazionale. Non credo che questo sia un problema insormontabile. Si potrà arrivare ad una sintesi, così come ad una felice sintesi di tutte le proposte è arrivato il relatore, con il quale bisogna effettivamente complimentarsi e che bisogna ringraziare per un lavoro ingrato ma estremamente fruttuoso.

Quindi mi auguro che si possa affrontare la modifica dei COMITES (Comitati degli italiani all'estero) e del CGIE (Consiglio generale degli italiani all'estero) con una certa tranquillità e con una soddisfazione legittima, morale, di tutti coloro i quali si sono applicati a questo compito di riformare gli enti di rappresentanza degli italiani nel mondo. Toccheremo i vari punti all'ordine del giorno man mano che si presenteranno nella seduta di questo pomeriggio, però desidero puntualizzare un aspetto particolare: vi è una proposta di abolizione del Consiglio generale degli italiani all'estero, uno di quei tre strati della rappresentanza degli italiani all'estero, che secondo me non dovrebbe essere in alcuna maniera mutilata o abolita. Si tratta ovviamente di una proposta estrema - qualcuno dice estremistica - alla quale ci opporremo con tutti i mezzi che saranno a nostra disposizione. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fantetti. Ne ha facoltà.

FANTETTI (PdL). Signor Presidente, egregi colleghi, rappresentante del Governo, arriva oggi in Assemblea al Senato della Repubblica, dopo una lunga gestazione in Commissione, un provvedimento particolarmente importante per noi italiani all'estero. L'Atto Senato 1460 alla vostra attenzione, infatti, incide profondamente su ben due delle tre rappresentanze elettive della cosiddetta "Altra Italia" all'interno delle istituzioni della Repubblica italiana: i COMITES (Comitati degli italiani all'estero) e il CGIE (Consiglio generale degli italiani all'estero).

Prima di esporre alcune considerazioni politiche che come eletti della circoscrizione Estero abbiamo maturato su questo provvedimento, mi si consenta di ricordare brevemente la ratio storica sottostante a queste specifiche disposizioni legislative. Il nostro amato Paese è stato protagonista nella sua storia contemporanea di un fenomeno migratorio senza eguali al mondo, sia per quantità che per durata e diversità. Gli italiani sono emigrati - o meglio sono dovuti emigrare - praticamente da ogni regione del Paese, in ondate migratorie che si sono succedute per oltre un secolo (e proseguono tuttora), e sono andati in tutte le parti del mondo. Nessun altro Paese al mondo ha vissuto un simile fenomeno. Il comune denominatore di tante diverse esperienze migratorie sono stati due fattori: primo, il bisogno di partire; secondo, la pressoché totale mancanza di considerazione da parte dello Stato italiano.

A porre fine a questo secondo aspetto, indegno della storia e della cultura dell'Italia, sono finalmente intervenute le disposizioni legislative che hanno riconosciuto ed istituzionalizzato la presenza degli italiani all'estero: la legge n. 205 del 1985, istitutiva dei COMITES, la legge n. 368 del 1989, istitutiva del CGIE, le leggi costituzionali n. 1 del 2000 e n. 1 del 2001 e la legge n. 459 del 2001, cosiddetta legge Tremaglia. Il principio cardine di tutte queste misure sta nel riconoscimento della consequenzialità dei diritti politici di elettorato attivo e passivo al possesso della cittadinanza e nazionalità. Non si consegue il diritto-dovere di votare in ragione del censo o di quante tasse si pagano; non lo si fa sulla base della conoscenza della società o della politica italiana, non sulla base del sesso, non sulla base della religione e non lo si fa sulla base della residenza. All'estero come in Italia è l'essere cittadini italiani che dà diritto all'elettorato attivo e passivo.

Come spesso capita in Italia, però, da una situazione di emergenza istituzionale (quella creata appunto dal colpevole diniego del riconoscimento del fenomeno migratorio), siamo passati ad una sorta di accelerazione in avanti, che ha prodotto in pochi anni non solo l'istituzionalizzazione di rappresentanze elettive locali degli italiani all'estero, i COMITES, ma anche una loro rappresentanza parlamentare nella cosiddetta circoscrizione Estero. A tale riguardo, appare ora come particolarmente importante per il ragionamento che si intende svolgere mettere in luce un aspetto fondamentale di tali rappresentanze, ovvero il loro criterio di selezione democratica. Il carattere elettivo delle rappresentanze degli italiani all'estero riguarda infatti sia i livelli base che quelli massimi. Ed infatti, data la stessa origine elettorale e la stessa tecnica di selezione, sono solo i quorum di successo elettorale a distinguere i consiglieri COMITES dai parlamentari eletti ex lege n. 459 del 2001.

Il criterio democraticamente elettivo non riguardava invece in toto il livello intermedio del CGIE, nella cui composizione attuale oltre un terzo dei componenti non sono eletti, bensì nominati. La legge di riforma oggi all'attenzione del Senato della Repubblica interviene opportunamente e limita i nominati ai soli rappresentanti di Regioni e Province autonome ed ai presidenti di ANCI e UPI (Comuni e Province) e dunque ripristina il principio elettivo, tanto democraticamente caro a noi italiani all'estero, anche all'interno del CGIE. Non è cosa da poco. La natura democratico-elettiva di questi enti, regolati da leggi dello Stato italiano ed in tutto titolati a fregiarsi del rango di istituzioni della Repubblica, è infatti talmente forte da legittimarli anche al di fuori dei confini sovrani dello Stato e della legislazione italiana.

Al riguardo, è bene non sfugga a nessuno che, a differenza delle rappresentanze diplomatico-consolari che costituiscono propaggini statuali all'estero tradizionalmente riconosciute dal diritto internazionale, le rappresentanze COMITES sono in realtà accettate all'interno di sistemi sovrani terzi rispetto al nostro solo in quanto ritenute degne e compatibili con i locali criteri giuridici di rappresentanza democratica di interessi collettivi e legittimi. La proiezione del vigore legislativo italiano in ambiti giuridico-territoriali esclusi dalla nostra sovranità, cioè tutti quelli della cosiddetta circoscrizione Estero, non sarebbe possibile se ivi non si riconoscesse più o meno esplicitamente la coerenza di tali dispositivi con i locali principi di gestione democratica della res publica.

I COMITES, illustri colleghi, non sono e non saranno mai un mero consesso consultativo del Ministero degli affari esteri italiano; non lo sono per la legge italiana e non lo sono per le autorità dei luoghi nei quali esplicano la loro meritoria attività. Sono molto più importanti, per fortuna! Basti pensare che, addirittura, diversi Laender tedeschi, oltre a consentire l'esistenza dei COMITES italiani sul loro territorio, considerano i vertici da loro selezionati democraticamente, i cosiddetti Intercomites, come i legittimi interlocutori istituzionali delle comunità italiane ivi residenti. Ai fini della gestione della locale res publica sono loro e non l'ambasciatore rappresentante del Governo italiano a Berlino a rappresentare gli italiani ivi residenti, perché anche secondo la legge tedesca quelle rappresentanze locali sarebbero selezionate con le stesse procedure democratiche.

In Svizzera, di recente, in seguito all'attività di lobbying politica esercitata dai COMITES locali, il cantone di San Gallo è tornato indietro sulla decisione di tagliare i fondi per i corsi di lingua italiana riconoscendo, per gli stessi motivi sopra detti, a quegli interlocutori istituiti con legge italiana la dignità di rappresentanza di interessi locali svizzeri. Ecco dunque perché il criterio di selezione democratica è talmente importante, ecco perché noi italiani all'estero siamo fieri che esso informi di sé ogni nostra istituzione ed ecco perché il sistema istituito dal legislatore italiano può trovare piena applicazione anche all'estero.

Ora però permettetemi di aggiungere che le tout se tiens, il tutto si tiene! Quindi, se da una parte celebriamo la selezione democratica, dall'altra non possiamo ipocritamente disconoscere la natura anche politica di quelle rappresentanze e la relativa opzione di elettorato sia passivo che attivo. Voglio dire che non ci dovrebbe essere niente di sorprendente o scandaloso se, in futuro, la selezione delle rappresentanze istituzionali locali degli italiani all'estero avvenisse anche per il tramite della condivisione politica di programmi proposti da partiti, oltre che da associazioni, sindacati, patronati, chiese, scuole e così via. II criterio di selezione democratica deve continuare ad essere l'unico faro, il limite non oltrepassabile. Ma all'estero come in Italia, a livello locale come a livello superiore, l'opzione politica deve potersi esplicare liberamente e non essere tarpata dall'ipocrisia - quella sì, poco democratica - dell'esclusiva rappresentanza di tali interessi in capo a tutte le forme di libera associazione tranne la forza politica.

Ecco perché noi rappresentanti parlamentari del Popolo della Libertà eletti nella circoscrizione Estero abbiamo presentato alcuni emendamenti in Commissione (ed in mancanza della loro accettazione li riproponiamo in Assemblea) diretti a salvaguardare questa possibilità e ad ascrivere al criterio della selezione democratica l'affermarsi, anche nelle future rappresentanze degli italiani all'estero, di posizioni e progetti politici propri della forza politica nella quale ci identifichiamo e nella quale, sia detto per inciso, si identifica la maggioranza relativa degli italiani. Invero, sembrerebbe assurdo non poterlo fare, oltre che ipocrita non vedere quanto «politiche» siano già le istanze presentate e rappresentate in quei consessi, anche se da parte di comunità sociali che non si proclamano partiti. Sarebbe altresì incomprensibile stabilire una crasi nella altrimenti logica e funzionale struttura piramidale della rappresentanza degli italiani all'estero, che parte dai COMITES e prosegue con gli Intercomites, il CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all'Estero) e la rappresentanza parlamentare ai sensi della legge n. 459 del 2001, in modo coerente e raccordato. Dall'accettazione o meno di queste legittime e motivate istanze dipende, in ultima analisi, il nostro giudizio definitivo (e il conseguente voto) su questo provvedimento.

Dopo oltre un anno di gestazione in Commissione e dopo aver creato, in base a questo travaglio parlamentare, una situazione politicamente difficile sul territorio della circoscrizione Estero, che è culminata già da un anno nel rinvio forzato del rinnovo elettorale dei COMITES, sarebbe a nostro avviso certamente un peccato non potersi avvalere di questa opportunità riformatrice, per agevolare anche questo sviluppo. Certamente sarebbe poi compito dell'altro ramo del Parlamento analizzare nuovamente questi aspetti. Magari, sua maestà il bicameralismo potrebbe infine sortire il risultato auspicato; ma spostando ulteriormente in avanti nel tempo l'approdo finale si corre il rischio di mettere a repentaglio anche la scadenza del 2012 per il rinnovo dei COMITES con la nuova legge e questo, certo, non farebbe onore a nessuno. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Rinvio il seguito della discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.

Sulla crisi dei cantieri navali di Riva Trigoso

PINOTTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PINOTTI (PD). Signor Presidente, la ringrazio per avermi concesso la parola: ne approfitto per portare all'attenzione sua - poi lo riporterò anche all'attenzione del Ministro competente - un tema molto sentito nella mia Regione, ovvero la situazione della Fincantieri.

Sulla questione dei cantieri navali presenti in Liguria il ministro Romani si era espresso durante un question time alla Camera dei deputati, prevedendo un ridimensionamento molto forte del cantiere di Riva Trigoso e immaginando che la parte navale passasse allo stabilimento di Muggiano. A seguito di questa risposta c'è stata una sollevazione dei lavoratori e delle istituzioni locali, a cui è seguita una rettifica da parte del Ministro, che ha detto sostanzialmente che la situazione di tale cantiere non sarebbe stata rivista; anzi, da parte dei parlamentari della Regione - anche di quelli della maggioranza - c'è stata addirittura una richiesta di eventuali dimissioni del Ministro qualora tale operazione dovesse invece essere compiuta.

Dunque ho ripresentato un'interrogazione sul tema al ministro Romani, a cui ha risposto il sottosegretario Saglia che, a differenza di quanto affermato dal Ministro nelle dichiarazioni pubbliche e invece in continuità con quanto risposto durante il question time dallo stesso ministro Romani, ha nuovamente riproposto il problema del cantiere navale di Riva Trigoso, prevedendo che verrà fortemente ridimensionato e che la parte navale passerà allo stabilimento di Muggiano. Peraltro, il cantiere di Riva Trigoso è quello che, dal punto di vista della produttività, può vantare i migliori risultati.

Preannuncio dunque che presenterò nuovamente un'interrogazione per capire se tra quello che ufficialmente dice il Governo nelle risposte agli atti di sindacato ispettivo e quello che invece viene detto ai giornali e nelle assemblee pubbliche dagli esponenti del Governo e della maggioranza ci possa essere finalmente un filo conduttore comune. Questo tema riguarda il lavoro e desta preoccupazione nei lavoratori, nelle famiglie e complessivamente nell'intero territorio, e dunque non è un tema su cui si possano giocare partite poco serie. (Applausi dei senatori Biondelli e Tonini).

Sul taglio dei fondi destinati dalla Regione Piemonte ai servizi per le disabilità

BIONDELLI (PD). Signor Presidente, vorrei porre l'attenzione su una lettera che ho ricevuto da parte di un'associazione di genitori di bambini autistici. Sono molte le associazioni in Italia, ma questa ed altre il 5 aprile manifesteranno a Torino davanti al Consiglio regionale chiedendo maggiore attenzione al problema.

Purtroppo i tagli decisi dal Governo e dalla Giunta Cota in materia di disabilità sono davvero insostenibili. Tagliano quel poco che questi soggetti erano riusciti ad avere, vale a dire un sostegno consistente nell'educatore a domicilio. Chiedono pertanto attenzione, e andranno a manifestare pacificamente a Torino, partendo da Novara. In sostanza, in questa lettera dicono che i loro figli non possono difendersi, e quindi tocca a loro farlo, e lo faranno pacificamente.

Signor Presidente, se su tali questioni un Governo e un Consiglio regionale tagliano su tutto, mettendo a dura prova i disabili, credo non si possa parlare di un Paese civile. In passato ho presentato una mozione sull'autismo, condivisa da tutti i Gruppi, che prevedeva un percorso e conteneva una relazione elaborata dai genitori di ragazzi autistici. Chiedo davvero attenzione al Governo e alla Giunta regionale Cota, che su questo problema sta agendo in maniera deleteria. (Applausi del senatore Garraffa).

Sul futuro occupazionale dei lavoratori del call center INPS di Palermo

GARRAFFA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GARRAFFA (PD). Signor Presidente, questa è una storia di ordinari licenziamenti, quelli silenti che non hanno voce. Il call center INPS di Palermo ha svolto la propria attività per dieci anni continuativi, da ottobre 2000 a settembre 2010, con lavoratori appartenenti alla Getek ICT srl. Dal 2003 ha gestito in esclusiva le richieste dell'utenza pervenute tramite posta elettronica attraverso il servizio «INPS risponde», accessibile dall'utenza dal sito Internet www.inps.it, del quale il call center di Palermo si è occupato sin dalla nascita, considerato fiore all'occhiello per l'Istituto, enunciato nella classifica pubblicata nel 2008 sul sito del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione fra le Cento storie di buona pubblica amministrazione, per il quale sono state lavorate oltre 2.000 e-mail giornaliere.

Dal 2005 il call center diventa a tutti gli effetti uno sportello virtuale per INPS, a cui si aggiunge anche INAIL (20 per cento delle attività totali), gestendo direttamente le telefonate provenienti dall'utenza tramite il numero verde 803164 attualmente in esercizio. Telefonando a tale numero, l'utente espone all'operatore del call center integrato la propria richiesta, che può essere di natura previdenziale e o assicurativa, ottenendo nel 70-80 per cento dei casi risposta esaustiva, risultato evidenziato dal ministro Brunetta collocando l'efficienza del call center ai primi posti della classifica della pubblica amministrazione. Il restante 20 per cento viene inoltrato alla sede competente, che prende in carico la richiesta.

Nel corso del tempo il call center si è adeguato alle esigenze degli istituti, svolgendo all'occorrenza anche campagne ministeriali come ad esempio nel febbraio 2004 un sondaggio richiesto dal Ministero del lavoro riguardante l'incentivo al posticipo del pensionamento dei lavoratori dipendenti (cosiddetto superbonus). In conseguenza di ciò anche il numero degli operatori è mutato a seconda delle esigenze lavorative variando da un minimo di 40 ad un massimo di 75, utilizzando sia contratti a tempo determinato che lavoratori a progetto. Oggi il call center di Palermo è composto da 54 lavoratori, tutti a tempo indeterminato, con contratto metalmeccanico, di cui 46 part time al 75 per cento a 30 ore settimanali.

L'ultimo bando di gara non ha previsto la clausola di salvaguardia, e dunque i lavoratori di Palermo - come anche altri colleghi di Crotone e Bari e di altre realtà del Sud - si sono trovati estromessi dal lavoro dall'oggi al domani; l'ultimo giorno di lavoro è stato il 25 settembre 2010. La gara aggiudicata nel 2009 è stata vinta da Transcom spa - ricordiamo questo nome - che non rinnova il subappalto ed estromette dall'attività Getek ICT srl.

Negli ultimi anni l'INPS ha ricorso a lavoratori interinali nelle proprie sedi per ovviare alla carenza di personale nonostante negli anni scorsi siano stati stabilizzati degli LSU in carico all'Istituto. È lecito pensare che dopo 10 anni di attività, competenze acquisite e produttività, i lavoratori del call center di Palermo chiedano di poter continuare a svolgere un lavoro nel quale col tempo si sono specializzati.

Oggi i 54 lavoratori componenti il call center INPS-INAIL denunciano la mancanza di lavoro, non per demeriti, ma solo per appartenere ad una cordata che è risultata perdente nell'assegnazione nel luglio 2009 della gara vinta col massimo ribasso da Transcom, forse agevolata dal fatto di avere una sede all'Aquila in Abruzzo, passando indenne anche attraverso i ricorsi che i raggruppamenti di imprese perdenti hanno intentato. Il bando di gara non conteneva la clausola di salvaguardia, eliminata dopo che era stata prevista in un primo momento, consentendo così a Transcom di non avvalersi del personale di Palermo e di altre sedi precedentemente attivi, lasciandoli senza lavoro dall'oggi al domani e destinandoli agli ammortizzatori sociali, pagati dunque per non lavorare.

Parliamo di personale altamente qualificato, laureati con conoscenza delle lingue inglese, francese, spagnolo, tedesco ed arabo. Su questo tema ho chiesto la convocazione presso la Commissione lavoro del presidente dell'INPS e mi appresto a presentare un'interrogazione urgente con risposta scritta.

Sul rispetto dei diritti umani in Siria

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, due settimane fa abbiamo ratificato in Senato un accordo di cooperazione culturale con la Siria. In quell'occasione, a mia prima firma e poi fatto proprio dal Gruppo del PD, fu accolto dal Governo un ordine del giorno che chiedeva un impegno preciso di sostegno ai dissidenti, di attenzione a tutta la necessaria macchina di riforma democratica in quel Paese, oltre che una démarche diplomatica relativamente alla moratoria della pena di morte. Ora, sappiamo che in Siria la situazione, soprattutto per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani - e fortunatamente non lo dicono solo coloro i quali seguono i diritti umani, ma lo dicono le televisioni di mezzo mondo - è molto critica. Mi domando se, in effetti, sia il caso di insistere ancora una volta con il mantenimento di alcuni impegni presi nei confronti di regimi che sicuramente sono al di fuori della legalità internazionale.

Chiederei, attraverso la Presidenza, di far pervenire al Governo la richiesta di chiarimenti circa gli impegni assunti, perché vedo dai lanci delle agenzie di stampa (buon ultimo quello di ieri mattina) che la Farnesina continua ad auspicare cose che non fanno parte degli impegni invece assunti in questa Aula.

Sulla necessità di introdurre norme di maggior rigore nella legge di contabilità

GIARETTA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIARETTA (PD). Signor Presidente, vorrei cogliere l'occasione per sollevare un problema di grande rilievo per i conti pubblici del nostro Paese.

Abbiamo appena approvato qui al Senato il testo di una nuova legge di contabilità, che recepisce una parte degli indirizzi emersi in sede comunitaria in relazione al piano straordinario seguito alle tensioni finanziarie che si sono verificate.

Invano, nel corso di questi lavori, abbiamo cercato di convincere Governo e maggioranza ad inserire nel testo della legge di contabilità un punto già oggetto d'intesa a livello comunitario, cioè quello che prevedeva l'impegno per tutti gli Stati dell'area euro di inserire delle norme specifiche a maggior tutela degli equilibri di bilancio, per via costituzionale o con legge ordinaria ma di carattere organico. Ora, il ministro Tremonti, nel corso di un'audizione ieri alla Camera, ha precisato che è assolutamente necessario inserire nella Costituzione, come già fatto da altri partner europei, una norma blocca-debito, recependo l'indicazione del nuovo Trattato per superare le crisi emerse in Europa e superare così l'articolo 81 della Costituzione, che non ha impedito la formazione del terzo debito del mondo. Ora (a parte che si potrebbe contestare questa affermazione del Ministro, perché l'articolo 81 non ha impedito la formazione del terzo debito del mondo solo perché il Governo, particolarmente nell'ultimo periodo, ha consentito che esso fosse di fatto violato, producendo delle ipotesi di copertura assolutamente non conformi alle previsioni e consentendo alla maggioranza della Commissione bilancio di dare come buone coperture che erano in sua violazione), l'articolo 81 è un articolo importante, che certo può essere riformato, però - e concludo - sarei a rappresentare al Governo che le lunghe procedure di modifica di un articolo costituzionale espongono comunque il nostro Paese a non avere subito una disciplina più rigorosa di governo. Non vorrei che tale proposta di modifica facesse la stessa fine delle proposte di modifica dell'articolo 41 della Costituzione, cioè chiacchiere lasciate al vento. Qui non ci servono le chiacchiere: la sede ottima è la legge di contabilità, attualmente all'esame alla Camera. Sono pertanto a raccomandare al Governo di prevedere l'inserimento in quella normativa di questa più stringente previsione; un breve passaggio al Senato consentirebbe poi alla legge di entrare in vigore; dopodiché si potrebbe impostare eventualmente la modifica di carattere costituzionale.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.

La seduta è tolta (ore 13,16).