Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

sabato 26 marzo 2011 il settimanale "Milano Finanza" ha fatto circolare la notizia relativa alla candidatura del signor Alessandro Profumo, l'ex banchiere di Unicredit premiato con una buona uscita di 40 milioni di euro per aver distrutto valore, portando il titolo da 8 ad 1,8 euro e la capitalizzazione della banca di piazza Cordusio da oltre 100 a poco più di 30 miliardi con la sua defenestrazione, a capo della Banca per il Sud;

scrive in data 28 marzo 2011 il sito "Dagospia" «l'ipotesi è circolata sabato mattina quando in edicola è apparso il settimanale "MilanoFinanza" dove si legge testualmente che Profumo potrebbe essere il "possibile Schumacher del credito". La tesi sembra piuttosto azzardata perché al momento delle dimissioni si è detto che Profumo», oltre alla lauta buonuscita, «aveva accettato la clausola di rifiutare per due anni incarichi al vertice di altre banche italiane». In un altro punto si legge: «Tremonti potrebbe nominare Profumo al vertice della Banca del Sud, l'istituto per il quale la Lega si sarebbe già spesa in favore di Massimo Ponzellini»;

si legge infatti che il «22 settembre scorso (...) Profumo lasciò lo studio Erede Bonelli Pappalardo firmando le dimissioni e mettendosi in tasca 40 milioni di liquidazione. Il paracadute d'oro fu definito "un'assurdità" dal "Financial Times", lo stesso giornale che negli anni delle scalate sui mercati dell'Est, aveva esaltato le imprese di "Alessandro il Grande". Oggi c'è chi rimette in discussione la presenza su quei mercati e non è un caso se i nuovi vertici di Unicredit hanno dovuto iscrivere a bilancio svalutazioni e accantonamenti per uscire dal bagno di sangue del Kazakistan e dell'Ucraina. Non la pensa così il bocconiano Profumo che non più tardi di una settimana fa ha accettato di entrare come consigliere dentro Bersbank, la più grande banca russa posseduta al 64% dalla Banca centrale e per il resto dal miliardario Kerimov, grande azionista di Gazprom. Con questa adesione l'ex-boyscout di Genova dà ragione alla moglie Sabina che nella notte delle dimissioni esclamò: "non è la fine del mondo". L'ex-banchiere sembra non avere alcuna intenzione di sparire dalla scena ed è questa la ragione per cui ha consentito al suo amico Mimmo Siniscalco, presidente di Assogestioni, di inserirlo nella lista dei consiglieri indipendenti che entreranno tra poche settimane nel nuovo Consiglio di amministrazione dell'Eni. Questa designazione pare non dispiaccia affatto a Giulio Tremonti che secondo la cronaca durante la notte delle dimissioni da Unicredit avrebbe telefonato ai presidenti delle Fondazioni per raccomandarsi di evitare "scambi maldestri". E adesso salta fuori la notizia che il ministro dell'Economia potrebbe nominarlo al vertice della Banca del Sud»;

considerato che:

un articolo pubblicato sul quotidiano "La Stampa", in data 22 ottobre 2007, dal titolo: "Derivati, il contrattacco di Profumo", riporta l'intervista dell'inviato da Washington Stefano Lepri ad Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit dopo il servizio di Milena Gabanelli sui derivati avariati appioppati ad enti locali ed imprese: «Non sono il male e Unicredit non è l'unica banca a operare in questo settore». «"I derivati non sono il male", servono alle imprese per proteggersi contro rischi di cambi o di costi, "e noi più trasparenti di così non possiamo essere. Tecnicamente non esistono altre cifre oltre a quelle che abbiamo già rivelato" contrattacca Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit. Ce l'ha ovviamente con la trasmissione tv dove Unicredit è stata chiamata in causa: "sembrava fossimo l'unica banca che vende derivati. Forse ci avrebbe fatto piacere avere il 100% di quel mercato, ma non è così". Profumo, come gli altri grandi banchieri del mondo, è a Washington in occasione dell'assemblea annuale del Fondo monetario. "È stata una confusione creata ad arte" insiste, in una materia ardua da comprendere per il grande pubblico; in Italia moltissime banche operano in quel settore, nazionali ed estere. Sui casi in cui sono implicati enti locali, non si esprime; cerca invece di spiegare perché alle imprese quegli strumenti finanziari servono. "Sarebbe interessante vedere cosa hanno fatto negli anni scorsi Alitalia, Lufthansa o British Airways per tutelarsi dal rialzo del prezzo del petrolio. Se non si sono coperte avranno avuto dei problemi" dice il numero uno di Unicredit. Agli imprenditori che protestano per le perdite che sarebbero emerse in questa fase, ribatte che i vantaggi a fronte sono stati distribuiti nel tempo, e che le perdite non possono essere state una sorpresa: "Noi inviamo ogni tre mesi ai nostri clienti le loro posizioni sui derivati in termini di mark-to-market, non possiamo sapere se le contabilizzano". Sia come sia, al momento alcuni settori della finanza innovativa utili alle imprese si sono bloccati dalla crisi finanziaria scoppiata sui mutui subprime. Discutendo a Washington con gli altri banchieri, Profumo però non ne ha tratto l'impressione che il credito alle imprese si ridurrà; sicuramente non in Italia»;

si legge ancora: «Prendere denaro in prestito potrà essere un po' più caro, perché si allargheranno gli spread, in una più articolata valutazione del rischio; ma il credito non mancherà, "non ci sarà una stretta". Dunque le ricadute dovrebbero essere molto limitate. Difficile dire se funzionerà il maxi-fondo proposto dalle grandi banche americane per evitare che vengano gettati in massa sul mercato i titoli di debito strutturati ora invendibili per mancanza di fiducia, ma non privi di valore. Profumo su questo non si esprime, altri banchieri europei sono scettici. Più che altro, si attende di capire se l'iniziativa riuscirà a marciare negli Stati Uniti; quanti fondi di investimento aderiranno, se le grandi banche di investimento parteciperanno o no. Il dollaro debole intanto potrebbe suggerire ai banchieri europei di fare acquisti negli Usa. L'amministratore delegato di Unicredit si chiama fuori "perché noi per il momento di soldi non ne abbiamo" dopo la maxifusione con Capitalia; "altri forse ne faranno". Quanto a strategie bancarie in Europa, Profumo non intravede grandi operazioni transnazionali, casomai ristrutturazioni dentro i singoli Paesi, soprattutto la Germania nel settore delle Landesbanken (simili alle nostre Case di risparmio); ma occorrerà anche capire quali saranno gli effetti dell'acquisto e successiva spartizione dell'olandese Abn-Amro. Alle critiche per non aver valutato a fondo (due diligence) gli attivi di Capitalia prima della fusione, Profumo risponde piccato che non sarebbe stato possibile, perché "occorreva impegnarci cento persone per due mesi senza fughe di notizie: vorrei vedere se c'è riuscito il consorzio Rbs-Santander-Fortis prima di acquistare Abn-Amro";

in data 3 marzo 2011, l'agenzia Ansa in un dispaccio intitolato: "Derivati: Bari, ex ad Unicredit Profumo indagato", informa sull'inchiesta della Procura pugliese in merito agli sviluppi giudiziari di un imprenditore, titolare della Divania, costretto a sottoscrivere derivati avariati di Unicredit;

si legge nel dispaccio: «L'ex ad di Unicredit, Alessandro Profumo, è indagato a Bari con altri 27 dirigenti della banca nell'inchiesta sul rapporto intercorso tra la società pugliese Divania e l'istituto di credito, relativo alla sottoscrizione di titoli di credito derivati. Lo anticipa l'Espresso. Nell'inchiesta vengono ipotizzati i reati di associazione, estorsione, truffa e appropriazione indebita. Tra gli indagati Luca Fornoni e Davide Mereghetti, già collocati da Bankitalia nel ruolo di artefici dei derivati»,

si chiede di sapere:

se risponda al vero l'ipotesi del settimanale "Milano Finanza", circa la candidatura di Profumo, indagato da alcuni Tribunali per la vendita di derivati avariati, alla guida della Banca del Sud;

se sia a conoscenza del fatto che Profumo ha ricevuto in premio una buona uscita di 40 milioni di euro per aver distrutto valore, portando il titolo da 8 ad 1,8 euro e la capitalizzazione della banca di Piazza Cordusio, da oltre 100 a poco più di 30 miliardi di euro nel giorno della sua defenestrazione;

se risulti che al momento dell'allontanamento, oltre ad aver ricevuto un'ingente somma, il signor Profumo aveva sottoscritto una clausola di divieto di due anni da incarichi ai vertici di altre banche italiane, tenuto conto che tale clausola di salvaguardia, qualora non esibita e/o rispettata, imporrebbe ad Unicredit giusta azione di rivalsa a tutela degli interessi degli azionisti, specie del "parco buoi";

se la ventilata nomina di Profumo al consiglio Enel per conto di Assogestioni, nota associazione di derivazione bancaria nemica dei risparmiatori che affidano il risparmio a fondi comuni di investimento sapientemente selezionati dai gestori e da altre banche, che ha creato sconcerto tra utenti e consumatori truffati e frodati dai derivati avariati di Unicredit, non debba indurre il Ministro in indirizzo a smentire categoricamente l'affidamento al cultore dei derivati della banca che ha lo scopo di sviluppare il Mezzogiorno.

(4-04894)