Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011

LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che, come si legge in un articolo pubblicato su "l'Espresso" del 24 marzo 2011, «Un guadagno del 520 per cento in meno di cinque anni. Un incasso colossale, stimabile in almeno 135 milioni di euro, rispetto ai 26 investiti nel 2006. Per un gruppo di ignoti investitori e di società registrate in vari paradisi fiscali sarà questo il frutto di una privatizzazione molto discussa, quella della società milanese Metroweb, predisposta quando era sindaco Gabriele Albertini ma portata a termine dall'attuale primo cittadino Letizia Moratti. Metroweb possiede la rete in fibra ottica sotto la città e, dopo alcuni passaggi tormentati, era finita all'Aem, la municipalizzata di luce e gas. Nel 2006, la cessione. Per motivi mai chiariti l'azienda non viene offerta ai maggiori operatori di comunicazioni che in quegli anni puntano sulla fibra, da Telecom Italia in giù. A comprare è il fondo inglese - con manager italiani - Stirling Square Capital, che mette in piedi una complessa operazione che valorizza Metroweb 232 milioni: 32 vengono pagati in contanti, mentre i restanti 200 sono i debiti presi in carico dai nuovi proprietari. Curiosamente, però, nella privatizzazione alla milanese i compratori investono meno quattrini dei venditori. I soldi messi sul piatto da Stirling e da una serie di soci con sede a Bermuda, Guernsey e alle Isole Vergini, non superano i 26 milioni. Aem, invece, riacquista a sorpresa una quota della nuova Metroweb e in più sottoscrive un prestito convertibile, con un esborso totale di 32 milioni. Il risultato appare oggi discutibile: l'azienda è di nuovo in vendita e le cifre che circolano dicono che, senza considerare i debiti, dovrebbe passare di mano ad almeno 225 milioni, 135 dei quali destinati a Stirling e ai suoi misteriosi soci, e 90 milioni a A2A (come si chiama ora Aem). Altri dettagli sono destinati ad alimentare le polemiche che da sempre la vicenda suscita. Primo: interessati all'acquisto si sono detti anche operatori telefonici che all'epoca erano stati tenuti fuori. Secondo: fra i manager che lavorano con Stirling, in Metroweb e altrove, c'è Luigi Predeval, molto vicino ai Moratti. Ex amministratore delegato dell'Inter, Predeval di recente è stato chiamato dal sindaco alla guida della Sogemi, la società comunale che gestisce i mercati generali»,

si chiede di sapere:

se risultino al Governo le ragioni per cui Metroweb, che possiede la fibra ottica che scorre sotto la città di Milano, non sia stata offerta agli operatori di telecomunicazioni, ma sia stata acquisita da un gruppo di ignoti investitori registrati in varie società offshore, ubicate nei soliti paradisi fiscali e/o legali, che potranno conseguire un profitto del 520 per cento;

quale risulti la filosofia che ha prodotto un accordo grazie al quale i compratori debbano investire meno dei venditori, come risulta da una discutibile intesa che vede l'azienda di nuovo in vendita, per la somma di almeno 225 milioni, 135 dei quali destinati a Stirling e ai suoi misteriosi soci, e 90 milioni a A2A (come si chiama ora Aem);

se risponda al vero che il passaggio di mano della società milanese Metroweb, invece che ad aziende italiane che pur avevano interesse, produrrà profitti pari ad oltre il 100 per cento l'anno, per un totale del 520 per cento in meno di cinque anni, con un introito stimabile in almeno 135 milioni di euro, rispetto ai 26 investiti nel 2006;

quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che aziende fiore all'occhiello dal settore dell'energia a quello alimentare, importanti per il tessuto industriale italiano e per lo sviluppo economico, possano essere colonizzate da investitori esteri spesso residenti nei paradisi fiscali, trovando nell'Italia il vero "paese di Bengodi", come nella citata scandalosa cessione di Metroweb, venduta al fondo inglese con manager italiani.

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