Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011
Azioni disponibili
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
la congiuntura economica di questi ultimi anni ha generato una gravissima crisi occupazionale in provincia di Salerno che ha colpito duramente il settore della grande distribuzione e della distribuzione organizzata;
è di particolare rilievo la dichiarazione di fallimento delle società gruppo Cavamarket SpA e GDS SpA soggetti concessionari del marchio Despar;
per effetto dell'apertura della procedura concorsuale sono a rischio tutti i lavoratori dipendenti delle società del gruppo;
nelle unità locali operative lavoravano circa 600 lavoratori per la quasi totalità operanti in Campania,
considerato che:
la vicenda coinvolge non solo e non tanto argomentazioni di tipo tecnico-giuridico ma anche e soprattutto il fondamentale contemperamento fra l'interesse alla soddisfazione dei creditori e la tutela dell'occupazione;
si rende, pertanto, necessario coniugare il diritto di garanzia che i creditori hanno sul patrimonio dell'imprenditore con l'interesse dei lavoratori al mantenimento delle condizioni occupazionali sul piano qualitativo e quantitativo;
è specifico compito della curatela fallimentare attuare tutte le azioni tese alla conservazione del patrimonio, intesa quale tutela del valore aziendale: nel caso di specie, la tutela del patrimonio si estrinseca non solo nella conservazione delle dotazioni fisiche ma anche e forse prioritariamente attraverso il mantenimento delle posizioni di mercato che rappresentano un valore immateriale di indubbia rilevanza;
alcune azioni attuate dalla curatela, in particolare con riferimento alla richiesta risoluzione di contratti di locazione che finora hanno permesso il prosieguo delle attività commerciali e quindi il mantenimento, seppur contenuto, dei livelli occupazionali e delle posizioni di mercato, appaiono inadeguate e persino dannose rispetto alla richiamata necessità di conservazione del valore commerciale dell'impresa;
per tali ragioni si rende doverosa un'opera di vigilanza da parte del Governo che, senza intaccare le prerogative attribuite ex lege al giudice delegato delle procedure fallimentari, agisca a tutela degli interessi dei lavoratori,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Governo intenda vigilare affinché non siano poste in essere iniziative che potrebbero intaccare in modo irreversibile il valore commerciale delle imprese sottoposte a procedura concorsuale;
se risultino le modalità in base alle quali verranno esperite le aste fallimentari, con specifico riferimento al mantenimento occupazionale dei lavoratori, al fine di accertare se si intenda preservare tutti i lavoratori (cosiddetto ex Despar) o solo i lavoratori attualmente impiegati dei singoli affittuari;
se risulti, infine, che nella procedura d'asta si terrà conto degli impegni assunti dalle parti nei tavoli sindacali, contrattuali ed istituzionali, circa l'impiego della totalità dei lavoratori del gruppo.
(4-04885)
POLI BORTONE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
attraverso l'ex Direzione generale della pesca marittima e dell'acquacoltura, il Ministro ha bandito in data 23 ottobre 2009, con scadenza di consegna delle offerte il 30 novembre 2009, le seguenti due procedure ristrette ai sensi dell'articolo 55, comma 6, del decreto legislativo n. 163 del 2006: a) bando per l'affidamento del servizio di promozione e valorizzazione delle specie ittiche nazionali con particolare riferimento alle specie eccedentarie nell'ambito dell'Asse prioritario 3 (base di gara 2.000.000 euro, Iva esclusa); b) bando per l'affidamento del servizio di promozione finalizzato a migliorare l'immagine dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, nell'ambito dell'Asse prioritario 3 (base di gara 2.200.000 euro, Iva esclusa);
tali procedure di gara ai sensi della normativa citata, prevedono la richiesta di invito avanzata da ciascun concorrente e la successiva offerta nelle modalità indicate dalla lettera di invito,
si chiede di sapere:
se le procedure di gara in oggetto siano state regolarmente espletate sino all'aggiudicazione definitiva dei relativi servizi;
in caso di espletamento delle due procedure, quali siano i nominativi dei concorrenti invitati e che hanno presentato offerta, nonché le graduatorie finali con indicazione dell'aggiudicatario del servizio;
qualora invece le gare suddette non fossero state aggiudicate, quale sia lo stato di ciascuna procedura ed eventualmente se i fondi assegnati alle procedure siano stati destinati ad altri servizi.
(4-04886)
ZANOLETTI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
l'inquinamento elettromagnetico è un problema che da tempo impegna ambientalisti, ricercatori, scienziati;
c'è chi sostiene che le radiazioni prodotte da ripetitori, reti per telefonia cellulare, emittenti radiotelevisive, cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità siano dannose e chi, invece, le ritiene innocue;
in realtà mancano prove scientifiche indiscusse e permane il dubbio sull'esistenza di un rischio serio per la salute;
rilevato che:
le soglie di emissioni elettromagnetiche sul territorio italiano sono quelle dell'Icnirp (International commission on non-ionizing radiation protection) del 1998, accettate dall'Unione europea e raccomandate a tutti gli Stati membri con una direttiva del 1999 per la popolazione in generale e con una seconda direttiva del 2004 per i lavoratori;
secondo alcuni esperti questi standard sono criticabili perché riferiti solo alla protezione degli effetti termici di breve durata delle emissioni e non a quelli dovuti all'esposizione a lungo termine ai campi elettromagnetici;
l'Italia ha inserito indicazioni più restrittive che tuttavia non rappresentano limiti veri e propri; i "valori di cautela" (pari a 20 volt per metro) e gli " obiettivi di qualità" (pari a 6 volt per metro) sembrano valere per i luoghi aperti, accessibili al pubblico, dove possono esserci permanenze di non più di 4 ore al giorno;
a giudizio dell'interrogante, è assolutamente opportuno promuovere con seri studi epidemiologici su campioni rappresentativi della popolazione o studi biologici in vitro su cellule isolate e in vivo, sugli animali,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno un approfondimento scientifico sugli effetti delle radiazioni non ionizzanti (prodotte da ripetitori, reti per telefonia cellulare, emittenti radiotelevisive, cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità), prevedendo uno studio epidemiologico serio con campioni rappresentativi della popolazione e con studi biologici.
(4-04887)
THALER AUSSERHOFER - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, contiene all'articolo 14, comma 32, una disposizione che differisce al 31 dicembre 2013 il termine per la messa in liquidazione delle società da parte dei Comuni con popolazione inferiore a 30.000 abitanti, che risultano costituite alla data del 31 maggio 2010, ovvero per la cessione delle relative partecipazioni;
la norma citata prevede altresì che l'obbligo di liquidazione delle società non si applichi ai Comuni con popolazione fino a 30.000 abitanti nel caso in cui le società già costituite al 31 maggio 2010: 1) abbiano al 31 dicembre 2013 il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi, 2) non abbiano subito, nei precedenti esercizi, riduzioni di capitali conseguenti a perdite di bilancio, 3) non abbiano subito, nei precedenti esercizi, perdite di bilancio in conseguenza delle quali il Comune sia stato gravato dell'obbligo di procedere al ripiano delle perdite medesime;
considerato che a giudizio dell'interrogante l'ambito applicativo delle disposizioni citate non risulta molto chiaro lasciando spazio a dubbi e a diverse interpretazioni,
si chiede di sapere:
se le perdite d'esercizio a cui fa riferimento la norma siano solo quelle derivanti dall'ordinaria amministrazione o se vi rientrino anche quelle generate da investimenti;
quale sia l'ambito temporale in cui i bilanci non devono aver subito riduzioni di capitali o ripiani;
in relazione a quali settori i Comuni siano obbligati a costituire società.
(4-04888)
PORETTI, PERDUCA - Al Ministro della salute - Premesso che:
il Consiglio superiore di sanità (CSS), su richiesta del Ministro in indirizzo, si è espresso il 25 febbraio 2011 su "Insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (CCSVI) e sclerosi multipla (SM)";
detto parere del CSS è stato successivamente trasmesso con circolare del Ministro agli Assessori regionali alla Sanità in data 4 marzo 2011, "affinché se ne tenga conto nella predisposizione delle connesse attività di studio e assistenza";
con tale parere il CSS ritiene: 1) che la CCSVI non possa essere riconosciuta come entità nosologica; 2) che, ad oggi, non sia dimostrata la sua correlazione epidemiologica con la SM e, pertanto, l'intervento di correzione vascolare non può essere indicato nei pazienti affetti da tale patologia; 3) che sia necessaria, invece, un'indicazione clinica chiara e netta, indipendentemente dalla presenza o meno di SM, per l'erogazione di misure atte a diagnosticare, monitorare e correggere anomalie dell'apparato vascolare venoso, qualora indicato, a causa di condizioni patologiche ad esse sicuramente riferibili;
altresì, ritiene necessario che eventuali procedure di correzione di patologia venosa in pazienti con SM siano effettuate solo ed esclusivamente nell'ambito di studi clinici controllati e randomizzati, approvati da Comitati etici;
inoltre, il Consiglio superiore della Sanità ritiene opportuno: che sia contrastata ogni finalità puramente speculativa ed economica; che debba essere fatto tutto il possibile per proteggere i pazienti da facili entusiasmi, da speculazioni economiche e dai rischi connessi al trattamento stesso;
considerato che:
tenuto conto di tali indicazioni, un medico del Servizio sanitario nazionale, se non nell'ambito di detti studi clinici, sarebbe dissuaso dal diagnosticare a qualsiasi paziente già diagnosticato con SM un'affezione da CCSVI, né prescrivere alcun intervento atto a correggere la CCSVI, patologia circa la cui esistenza il CSS dichiara che "l'esistenza della CCSVI e le correlazioni etiopatogeniche collegate alla stessa sono ancora controverse e, pertanto, risultano necessari ulteriori studi";
tuttavia, non sono pochi, su circa 58.000 pazienti affetti da SM in Italia, quelli che, soprattutto nei casi più gravi, chiedono di poter accedere quanto prima alla diagnosi e all'eventuale trattamento della CCSVI secondo le metodologie messe a punto dal professor Zamboni dell'Università di Ferrara, circostanza che spinge alcuni di questi a ricorrere alla sanità privata o a dispendiose e incerte trasferte in Paesi in cui queste metodologie sono riconosciute e praticate,
si chiede di sapere:
che cosa intenda disporre il Ministro in indirizzo, nella circolare citata con la quale trasmette il parere del CSS su CCSVI e SM agli Assessori regionali alla sanità, quando indica che di tale parere si "tenga conto nella predisposizione delle connesse attività di studio e assistenza";
quanti studi clinici approvati dai Comitati etici su CCSVI e SM siano ad oggi attivati sul territorio nazionale, a chi siano affidati e presso quali strutture, quale sia il numero di pazienti preso in esame e quando se ne prevede il compimento;
se si abbia notizia che sia al vaglio da parte di Assessori regionali alla sanità, o se sia comunque in previsione, la prossima attivazione di nuovi studi clinici su CCSVI e SM;
che cosa intenda fare per promuovere sul territorio la conduzione di ulteriori studi clinici sul CCSVI e SM e se non ritenga opportuno che sia ampliato il numero complessivo di pazienti presi in esame da tali studi.
(4-04889)
LANNUTTI, MASCITELLI - Ai Ministri della salute e dell'interno - Premesso che:
secondo una ricerca dell'associazione Auser, che ha esaminato nella prima indagine nazionale le irregolarità e la poca trasparenza nelle case di riposo, in Italia ci sarebbero almeno 700 case di risposo fantasma;
le case di riposo in Italia risultano essere 6.715, ma il numero reale è un mistero, così come tutto il settore, una vera e propria "giungla" con prestazioni e tariffe fuori controllo. E almeno 700 strutture sfuggono a ogni regolamentazione e non sono autorizzate. È il quadro fosco che emerge da un'indagine nazionale dell'Auser, la prima di questo tipo in Italia, presentata oggi a Roma dall'associazione. La ricerca, realizzata dall'Istituto di ricerche economiche e sociali, ha incrociato dati di Camere di commercio, elenchi regionali, Pagine gialle, censimento 2008 del Viminale, articoli di stampa e Internet . La regione che ospita il maggior numero di case di riposo è la Sicilia: 900, quasi tutte (94 per cento) private. L'indagine mette a fuoco una situazione critica rispetto alla regolarità e trasparenza: 283 delle 863 strutture controllate dai Nas nel 2010 sono risultate irregolari, tra autorizzazioni mancanti, strutture non adeguate, numero di anziani eccessivo, mancanza di condizioni adeguate, attività infermieristiche esercitate in modo abusivo. "Giungla" anche nelle tariffe, che possono variare moltissimo: si parte da 1.200 per arrivare fino a 4.250 euro al mese, con una media di 1.400-1.500 euro;
quello delle case di riposo private per anziani è un business sempre più fiorente: in quattro anni, dal 2005 al 2009, quelle iscritte agli elenchi della Camera di commercio sono passate da 2.555 a 2.906 unità. E i loro ricavi sono aumentati in un anno del 18 per cento. Nel 2010, secondo stime dell'Auser, 23 anziani ogni mille vivevano in un presidio socio-assistenziale (casa di riposo privata), erano 20 nel 2006. Considerando anche le residenze socio-sanitarie (Rsa) e gli altri presidi, si registrano 32 anziani in istituto ogni mille nel 2010. Valori che crescono fino a 84 anziani su mille in Friuli-Venezia Giulia, mentre in Sicilia, la regione con il più alto tasso di diffusione di strutture socio-assistenziali, gli ospiti non superano le 11 unità ogni 1.000 abitanti di età superiore ai 65 anni. L'analisi dei bilanci di un campione significativo di queste strutture private ha evidenziato, tra il 2008 e il 2009, uno sviluppo rilevante (pari al 18 per cento): i servizi assistenziali residenziali risultano quindi in controtendenza rispetto all'andamento economico e non conoscono crisi. Il settore rappresenta un'opportunità di business interessante, alla luce dell'invecchiamento costante della popolazione italiana. Il campione dell'Auser risulta prevalentemente costituito da società a responsabilità limitata, mentre le società per azioni sono solo tre. Emerge la significativa presenza di gruppi che controllano ben 20 società delle 50 analizzate: il fenomeno interessante che sta vivendo il settore è proprio questa sorta di processo di integrazione orizzontale, con la nascita di gruppi in forte sviluppo e capaci di investimenti e acquisizioni delle strutture meno redditizie. Ed è da evidenziare anche come le società di maggiori dimensioni offrono alle loro controllate svariati servizi, dall'amministrazione del personale alla l'information technology, ai servizi di manutenzione e pulizia,
si chiede di sapere:
se il Governo sia a conoscenza dell'indagine dell'Auser che ha messo in luce un sistema prevalentemente costituito da società a responsabilità limitata, mentre le società per azioni sono solo tre, con la presenza di gruppi che controllano ben 20 società delle 50 analizzate;
se risponda al vero che la Sicilia sia la regione con il maggior numero di case di riposo, quasi tutte private, e se risulti che 283 delle 863 strutture controllate dai Nas nel 2010 siano risultate irregolari;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per "disboscare" la giungla delle tariffe che variano da 1.200 euro fino a 4.250 euro al mese, con una media di 1.400-1.500 euro.
(4-04890)
VILLARI, VIESPOLI, SAIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
l'autostrada A1, in particolare nel tratto tra Roma e Napoli, è stata ripetutamente scenario di pericolosi e spesso mortali incidenti;
il giorno 18 marzo 2011, malgrado le condizioni meteorologiche sembrassero migliorate, una frana si è staccata dalla costa di una collinetta adiacente l'autostrada, nel tratto dove termina il muro di contenimento, all'altezza del paese di Pofi in provincia di Frosinone ed ha invaso tutte e tre le corsie in direzione nord, travolgendo un furgone ed uccidendo il conducente che si recava al lavoro. Viaggiava con il conducente il figlio di 20 anni, ferito anche lui, così come l'autista di un Tir;
il traffico, ovviamente, ha subito grossi disagi per ore, si è lavorato alacremente per mettere in sicurezza l'area dopo che gli operai della società Autostrade, i Vigili del fuoco ed i volontari della Protezione civile hanno provveduto a liberare la carreggiata da fango e detriti;
a peggiorare la situazione è stata anche la perenne condizione di dissesto idrogeologico del nostro territorio, che necessiterebbe di urgenti ed importanti interventi. In ogni caso, la tragedia poteva essere evitata se fossero state espletate, da parte della società concessionaria, nei tempi giusti, tutte le attività di informazione e allerta, oltre alle attività di verifica circa la sicurezza della percorribilità dell'autostrada stessa;
la Convenzione di concessione tra il Ministero delle infrastrutture e trasporti e l'Anas SpA e la società Autostrade SpA prevede, tra le altre cose, la manutenzione ordinaria e straordinaria e la realizzazione del progressivo miglioramento ed adeguamento della rete stradale ed autostradale di interesse nazionale;
nell'ambito dell'espletamento dei compiti affidati in concessione, si prevede l'obbligo per il concessionario di garantire la piena utilizzabilità e la costante manutenzione dell'infrastruttura viaria oggetto di concessione oltre che mantenere adeguati livelli e standard di sicurezza, allineati e comparabili a quelli delle principali reti viarie europee,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non intenda chiedere chiarimenti alla società concessionaria circa l'accaduto, ovvero se abbia monitorato il tratto autostradale in cui si è verificato l'incidente, visto che proprio in quella zona le piogge sono state incessanti;
se non intenda intervenire per quanto di propria competenza presso Anas e società Autostrade per chiedere una dettagliata relazione circa l'attività di manutenzione della infrastruttura viaria fino ad ora effettuata, soprattutto nel tratto tra Roma e Napoli;
se non intenda verificare se siano state rispettate le disposizioni previste nella Convenzione di concessione;
infine, quali iniziative intenda intraprendere affinché Anas e società Autostrade rispettino gli impegni sottoscritti, al fine di evitare che sulla A1, fondamentale arteria di collegamento fra il Nord ed il Sud Italia, altri episodi simili si verifichino.
(4-04891)
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale - Premesso che, come si legge in un articolo pubblicato su "l'Espresso" del 24 marzo 2011, «Un guadagno del 520 per cento in meno di cinque anni. Un incasso colossale, stimabile in almeno 135 milioni di euro, rispetto ai 26 investiti nel 2006. Per un gruppo di ignoti investitori e di società registrate in vari paradisi fiscali sarà questo il frutto di una privatizzazione molto discussa, quella della società milanese Metroweb, predisposta quando era sindaco Gabriele Albertini ma portata a termine dall'attuale primo cittadino Letizia Moratti. Metroweb possiede la rete in fibra ottica sotto la città e, dopo alcuni passaggi tormentati, era finita all'Aem, la municipalizzata di luce e gas. Nel 2006, la cessione. Per motivi mai chiariti l'azienda non viene offerta ai maggiori operatori di comunicazioni che in quegli anni puntano sulla fibra, da Telecom Italia in giù. A comprare è il fondo inglese - con manager italiani - Stirling Square Capital, che mette in piedi una complessa operazione che valorizza Metroweb 232 milioni: 32 vengono pagati in contanti, mentre i restanti 200 sono i debiti presi in carico dai nuovi proprietari. Curiosamente, però, nella privatizzazione alla milanese i compratori investono meno quattrini dei venditori. I soldi messi sul piatto da Stirling e da una serie di soci con sede a Bermuda, Guernsey e alle Isole Vergini, non superano i 26 milioni. Aem, invece, riacquista a sorpresa una quota della nuova Metroweb e in più sottoscrive un prestito convertibile, con un esborso totale di 32 milioni. Il risultato appare oggi discutibile: l'azienda è di nuovo in vendita e le cifre che circolano dicono che, senza considerare i debiti, dovrebbe passare di mano ad almeno 225 milioni, 135 dei quali destinati a Stirling e ai suoi misteriosi soci, e 90 milioni a A2A (come si chiama ora Aem). Altri dettagli sono destinati ad alimentare le polemiche che da sempre la vicenda suscita. Primo: interessati all'acquisto si sono detti anche operatori telefonici che all'epoca erano stati tenuti fuori. Secondo: fra i manager che lavorano con Stirling, in Metroweb e altrove, c'è Luigi Predeval, molto vicino ai Moratti. Ex amministratore delegato dell'Inter, Predeval di recente è stato chiamato dal sindaco alla guida della Sogemi, la società comunale che gestisce i mercati generali»,
si chiede di sapere:
se risultino al Governo le ragioni per cui Metroweb, che possiede la fibra ottica che scorre sotto la città di Milano, non sia stata offerta agli operatori di telecomunicazioni, ma sia stata acquisita da un gruppo di ignoti investitori registrati in varie società offshore, ubicate nei soliti paradisi fiscali e/o legali, che potranno conseguire un profitto del 520 per cento;
quale risulti la filosofia che ha prodotto un accordo grazie al quale i compratori debbano investire meno dei venditori, come risulta da una discutibile intesa che vede l'azienda di nuovo in vendita, per la somma di almeno 225 milioni, 135 dei quali destinati a Stirling e ai suoi misteriosi soci, e 90 milioni a A2A (come si chiama ora Aem);
se risponda al vero che il passaggio di mano della società milanese Metroweb, invece che ad aziende italiane che pur avevano interesse, produrrà profitti pari ad oltre il 100 per cento l'anno, per un totale del 520 per cento in meno di cinque anni, con un introito stimabile in almeno 135 milioni di euro, rispetto ai 26 investiti nel 2006;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che aziende fiore all'occhiello dal settore dell'energia a quello alimentare, importanti per il tessuto industriale italiano e per lo sviluppo economico, possano essere colonizzate da investitori esteri spesso residenti nei paradisi fiscali, trovando nell'Italia il vero "paese di Bengodi", come nella citata scandalosa cessione di Metroweb, venduta al fondo inglese con manager italiani.
(4-04892)
LANNUTTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
secondo i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, in una nota diffusa sul web, il messaggio che trapela dallo spot realizzato dal Ministero sul registro delle opposizioni, in onda in questi giorni in televisione, sarebbe una vera e propria istigazione ad essere molestati dal telemarketing;
in particolare, ritengono che invece di informare i cittadini, fornendo le istruzioni utili su come iscriversi per non essere disturbati con insistenza a tutte le ore del giorno, si tenta quasi di convincerli che, in fondo, il telemarketing non è poi così male e potrebbe anche essere utilissimo. I presidenti proseguono affermando che questo rispecchia in pieno l'atteggiamento del Governo che, nonostante il parere contrario del Garante per la protezione dei dati personali, al posto di adottare il sistema dell'opt-in diffuso in gran parte d'Europa (che prevede che il cliente che voglia essere "disturbato" debba espressamente manifestare la propria volontà), ha istituito il meccanismo dell'opt-out (vale a dire l'iscrizione al registro delle opposizioni per non essere molestati);
pertanto, al motto "uomo registrato un po' meno informato" si diffonde nelle case degli italiani questa vera e propria pubblicità al telemarketing pagata dai contribuenti;
considerato che:
come si apprende dalla lettura del comunicato stampa dell'Autorità diffuso il 31 gennaio 2011, in concomitanza con l'entrata in funzione del registro pubblico delle opposizioni, introdotto dalla recente normativa che ha modificato le regole del telemarketing, il Garante per la protezione dei dati personali ha fissato (con un provvedimento del 19 gennaio pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 31 gennaio) i limiti entro i quali gli operatori del settore potranno utilizzare i dati personali degli abbonati presenti negli elenchi telefonici per effettuare chiamate con operatore ai fini di invio di materiale pubblicitario, vendita diretta, ricerche o comunicazioni commerciali;
gli abbonati che non desiderano ricevere telefonate pubblicitarie dovranno iscriversi al Registro, gestito dalla fondazione Ugo Bordoni. E proprio per assicurare che la volontà dei cittadini venga effettivamente rispettata, il Garante ha imposto alle imprese una serie di obblighi: 1) le società che operano nel settore del telemarketing non potranno più contattare i numeri degli abbonati che si sono iscritti nel registro; 2) se un abbonato ha chiesto a una determinata azienda di non essere più disturbato, quella azienda dovrà rispettare la sua volontà anche se l'abbonato non si è iscritto al registro; 3) la singola azienda che abbia invece ricevuto in passato il consenso dell'abbonato a ricevere telefonate promozionali potrà contattarlo, anche se questi è iscritto nel registro. Tale consenso, che dovrà essere documentabile per iscritto al Garante, potrà comunque essere ritirato in qualunque momento;
con l'entrata in funzione del registro viene meno anche la possibilità di utilizzare le numerazioni telefoniche contenute in banche dati comunque formate (comprese quelle costituite utilizzando i dati estratti dagli elenchi telefonici prima del 1° agosto 2005), senza aver prima acquisito un consenso ad hoc;
per quanto riguarda le numerazioni presenti in pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque (ad esempio albi professionali) esse potranno essere utilizzate solo se le telefonate promozionali risultino direttamente funzionali all'attività svolta dall'interessato (sempre che questi non si sia opposto) o se il telemarketing sia previsto dalla normativa di riferimento;
l'avvio del registro non modifica le regole finora usate per la pubblicità via posta o effettuata con strumenti diversi dal telefono (ad esempio posta elettronica, telefax, messaggi del tipo mms o sms, chiamate automatizzate senza operatore) che prevedono sempre e comunque la richiesta di un consenso preventivo e informato dell'utente;
il mancato rispetto delle prescrizioni dell'Autorità comporta l'applicazione di una sanzione da 30.000 a 180.000 euro, che potrà raggiungere, nei casi più gravi, i 300.000 euro,
si chiede di sapere:
quali iniziative intenda assumere il Ministro in indirizzo al fine di ritirare immediatamente lo spot di cui in premessa;
se non ritenga che lo spot configuri una forma di pubblicità ingannevole.
(4-04893)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
sabato 26 marzo 2011 il settimanale "Milano Finanza" ha fatto circolare la notizia relativa alla candidatura del signor Alessandro Profumo, l'ex banchiere di Unicredit premiato con una buona uscita di 40 milioni di euro per aver distrutto valore, portando il titolo da 8 ad 1,8 euro e la capitalizzazione della banca di piazza Cordusio da oltre 100 a poco più di 30 miliardi con la sua defenestrazione, a capo della Banca per il Sud;
scrive in data 28 marzo 2011 il sito "Dagospia" «l'ipotesi è circolata sabato mattina quando in edicola è apparso il settimanale "MilanoFinanza" dove si legge testualmente che Profumo potrebbe essere il "possibile Schumacher del credito". La tesi sembra piuttosto azzardata perché al momento delle dimissioni si è detto che Profumo», oltre alla lauta buonuscita, «aveva accettato la clausola di rifiutare per due anni incarichi al vertice di altre banche italiane». In un altro punto si legge: «Tremonti potrebbe nominare Profumo al vertice della Banca del Sud, l'istituto per il quale la Lega si sarebbe già spesa in favore di Massimo Ponzellini»;
si legge infatti che il «22 settembre scorso (...) Profumo lasciò lo studio Erede Bonelli Pappalardo firmando le dimissioni e mettendosi in tasca 40 milioni di liquidazione. Il paracadute d'oro fu definito "un'assurdità" dal "Financial Times", lo stesso giornale che negli anni delle scalate sui mercati dell'Est, aveva esaltato le imprese di "Alessandro il Grande". Oggi c'è chi rimette in discussione la presenza su quei mercati e non è un caso se i nuovi vertici di Unicredit hanno dovuto iscrivere a bilancio svalutazioni e accantonamenti per uscire dal bagno di sangue del Kazakistan e dell'Ucraina. Non la pensa così il bocconiano Profumo che non più tardi di una settimana fa ha accettato di entrare come consigliere dentro Bersbank, la più grande banca russa posseduta al 64% dalla Banca centrale e per il resto dal miliardario Kerimov, grande azionista di Gazprom. Con questa adesione l'ex-boyscout di Genova dà ragione alla moglie Sabina che nella notte delle dimissioni esclamò: "non è la fine del mondo". L'ex-banchiere sembra non avere alcuna intenzione di sparire dalla scena ed è questa la ragione per cui ha consentito al suo amico Mimmo Siniscalco, presidente di Assogestioni, di inserirlo nella lista dei consiglieri indipendenti che entreranno tra poche settimane nel nuovo Consiglio di amministrazione dell'Eni. Questa designazione pare non dispiaccia affatto a Giulio Tremonti che secondo la cronaca durante la notte delle dimissioni da Unicredit avrebbe telefonato ai presidenti delle Fondazioni per raccomandarsi di evitare "scambi maldestri". E adesso salta fuori la notizia che il ministro dell'Economia potrebbe nominarlo al vertice della Banca del Sud»;
considerato che:
un articolo pubblicato sul quotidiano "La Stampa", in data 22 ottobre 2007, dal titolo: "Derivati, il contrattacco di Profumo", riporta l'intervista dell'inviato da Washington Stefano Lepri ad Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit dopo il servizio di Milena Gabanelli sui derivati avariati appioppati ad enti locali ed imprese: «Non sono il male e Unicredit non è l'unica banca a operare in questo settore». «"I derivati non sono il male", servono alle imprese per proteggersi contro rischi di cambi o di costi, "e noi più trasparenti di così non possiamo essere. Tecnicamente non esistono altre cifre oltre a quelle che abbiamo già rivelato" contrattacca Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit. Ce l'ha ovviamente con la trasmissione tv dove Unicredit è stata chiamata in causa: "sembrava fossimo l'unica banca che vende derivati. Forse ci avrebbe fatto piacere avere il 100% di quel mercato, ma non è così". Profumo, come gli altri grandi banchieri del mondo, è a Washington in occasione dell'assemblea annuale del Fondo monetario. "È stata una confusione creata ad arte" insiste, in una materia ardua da comprendere per il grande pubblico; in Italia moltissime banche operano in quel settore, nazionali ed estere. Sui casi in cui sono implicati enti locali, non si esprime; cerca invece di spiegare perché alle imprese quegli strumenti finanziari servono. "Sarebbe interessante vedere cosa hanno fatto negli anni scorsi Alitalia, Lufthansa o British Airways per tutelarsi dal rialzo del prezzo del petrolio. Se non si sono coperte avranno avuto dei problemi" dice il numero uno di Unicredit. Agli imprenditori che protestano per le perdite che sarebbero emerse in questa fase, ribatte che i vantaggi a fronte sono stati distribuiti nel tempo, e che le perdite non possono essere state una sorpresa: "Noi inviamo ogni tre mesi ai nostri clienti le loro posizioni sui derivati in termini di mark-to-market, non possiamo sapere se le contabilizzano". Sia come sia, al momento alcuni settori della finanza innovativa utili alle imprese si sono bloccati dalla crisi finanziaria scoppiata sui mutui subprime. Discutendo a Washington con gli altri banchieri, Profumo però non ne ha tratto l'impressione che il credito alle imprese si ridurrà; sicuramente non in Italia»;
si legge ancora: «Prendere denaro in prestito potrà essere un po' più caro, perché si allargheranno gli spread, in una più articolata valutazione del rischio; ma il credito non mancherà, "non ci sarà una stretta". Dunque le ricadute dovrebbero essere molto limitate. Difficile dire se funzionerà il maxi-fondo proposto dalle grandi banche americane per evitare che vengano gettati in massa sul mercato i titoli di debito strutturati ora invendibili per mancanza di fiducia, ma non privi di valore. Profumo su questo non si esprime, altri banchieri europei sono scettici. Più che altro, si attende di capire se l'iniziativa riuscirà a marciare negli Stati Uniti; quanti fondi di investimento aderiranno, se le grandi banche di investimento parteciperanno o no. Il dollaro debole intanto potrebbe suggerire ai banchieri europei di fare acquisti negli Usa. L'amministratore delegato di Unicredit si chiama fuori "perché noi per il momento di soldi non ne abbiamo" dopo la maxifusione con Capitalia; "altri forse ne faranno". Quanto a strategie bancarie in Europa, Profumo non intravede grandi operazioni transnazionali, casomai ristrutturazioni dentro i singoli Paesi, soprattutto la Germania nel settore delle Landesbanken (simili alle nostre Case di risparmio); ma occorrerà anche capire quali saranno gli effetti dell'acquisto e successiva spartizione dell'olandese Abn-Amro. Alle critiche per non aver valutato a fondo (due diligence) gli attivi di Capitalia prima della fusione, Profumo risponde piccato che non sarebbe stato possibile, perché "occorreva impegnarci cento persone per due mesi senza fughe di notizie: vorrei vedere se c'è riuscito il consorzio Rbs-Santander-Fortis prima di acquistare Abn-Amro";
in data 3 marzo 2011, l'agenzia Ansa in un dispaccio intitolato: "Derivati: Bari, ex ad Unicredit Profumo indagato", informa sull'inchiesta della Procura pugliese in merito agli sviluppi giudiziari di un imprenditore, titolare della Divania, costretto a sottoscrivere derivati avariati di Unicredit;
si legge nel dispaccio: «L'ex ad di Unicredit, Alessandro Profumo, è indagato a Bari con altri 27 dirigenti della banca nell'inchiesta sul rapporto intercorso tra la società pugliese Divania e l'istituto di credito, relativo alla sottoscrizione di titoli di credito derivati. Lo anticipa l'Espresso. Nell'inchiesta vengono ipotizzati i reati di associazione, estorsione, truffa e appropriazione indebita. Tra gli indagati Luca Fornoni e Davide Mereghetti, già collocati da Bankitalia nel ruolo di artefici dei derivati»,
si chiede di sapere:
se risponda al vero l'ipotesi del settimanale "Milano Finanza", circa la candidatura di Profumo, indagato da alcuni Tribunali per la vendita di derivati avariati, alla guida della Banca del Sud;
se sia a conoscenza del fatto che Profumo ha ricevuto in premio una buona uscita di 40 milioni di euro per aver distrutto valore, portando il titolo da 8 ad 1,8 euro e la capitalizzazione della banca di Piazza Cordusio, da oltre 100 a poco più di 30 miliardi di euro nel giorno della sua defenestrazione;
se risulti che al momento dell'allontanamento, oltre ad aver ricevuto un'ingente somma, il signor Profumo aveva sottoscritto una clausola di divieto di due anni da incarichi ai vertici di altre banche italiane, tenuto conto che tale clausola di salvaguardia, qualora non esibita e/o rispettata, imporrebbe ad Unicredit giusta azione di rivalsa a tutela degli interessi degli azionisti, specie del "parco buoi";
se la ventilata nomina di Profumo al consiglio Enel per conto di Assogestioni, nota associazione di derivazione bancaria nemica dei risparmiatori che affidano il risparmio a fondi comuni di investimento sapientemente selezionati dai gestori e da altre banche, che ha creato sconcerto tra utenti e consumatori truffati e frodati dai derivati avariati di Unicredit, non debba indurre il Ministro in indirizzo a smentire categoricamente l'affidamento al cultore dei derivati della banca che ha lo scopo di sviluppare il Mezzogiorno.
(4-04894)