Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011

Integrazione all'intervento del senatore Filippi Alberto nella discussione generale del disegno del disegno di legge n. 1460-1478-1498-1545-1546-1557-1990

Il testo, oggi in Aula, regola la disciplina degli organismi di rappresentanza locale degli italiani residenti all'estero, ovvero dei Comitati degli italiani all'estero (COMITES) e del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE), ed è il risultato dei vari disegni di legge presentati in materia di riforma delle strutture in questione.

Questo testo è stato elaborato da un Comitato ristretto costituito dalla 3a Commissione affari esteri, affrontando in tal modo unitariamente la disciplina tanto dei Comitati degli italiani all'estero quanto del Consiglio generale degli italiani all'estero. La Commissione, infatti, ha deliberato di istituire tale Comitato ristretto per svolgere una serie di audizioni e il relatore, il senatore Tofani, ha elaborato sulla base di ciò che è emerso una proposta di testo unificato, che tiene conto sia del contenuto dei numerosi disegni di legge, sia delle audizioni, sia del lavoro svolto dal Comitato.

La disciplina attualmente in vigore necessita di una riforma e di un riassetto, soprattutto alla luce della rilevante novità costituita dall'introduzione del diritto di voto per i nostri cittadini residenti all'estero e la correlativa previsione dei parlamentari eletti nella circoscrizione Estero. È necessario, dunque, procedere alla riforma allo scopo di consentire il rinnovo degli organismi medesimi secondo le nuove e più idonee modalità.

Nel testo unificato vengono modificate le soglie minime di consistenza delle collettività italiane nel mondo necessarie per procedere alla formazione di detti organismi; ciascun Comitato è chiamato a redigere una relazione annuale per dare conto degli interventi effettuati dalle autorità ed enti italiani a favore della collettività italiana nel proprio territorio di riferimento, nonché sullo stato della stessa collettività. Viene stabilito inoltre che deve essere istituito un Comitato dei presidenti, detto Intercomites, quando in un Paese viene formato più di un Comitato; in base alla consistenza della comunità italiana di riferimento, il Comitato è composto dai 9 ai 18 membri, con una carica di durata quinquennale, eletti mediante voto di lista.

Per quanto concerne il Consiglio generale degli italiani all'estero, secondo il testo proposto andrebbe modificata la sua denominazione in Consiglio degli italiani all'estero, con 82 membri, del quale fanno parte di diritto i presidenti degli Intercomites, i presidenti o gli assessori con delega all'emigrazione delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, nonché i presidenti dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) e dell'Unione delle Province d'Italia (UPI). La funzione del CGIE è ovviamente mutata: vi è un sostanziale ruolo di cordone ombelicale con le Regioni, viste le presenze dirette in Parlamento di rappresentanti.

È necessario sottolineare che Comitati italiani all'estero rappresentano un importante passo nel processo di sviluppo della partecipazione attiva alla vita politica da parte delle collettività italiane nel mondo e, allo stesso tempo, costituiscono l'organismo essenziale per il collegamento permanente con il nostro Paese e le sue istituzioni. Sebbene siano di basilare importanza, è d'obbligo ricordare che le attuali strutture andrebbero rinnovate in quanto causa di duplicazioni anche nelle proprie funzioni. Ciò comporta inefficienze a livello burocratico e conseguentemente spese esose.

Inoltre, è stato da me presentato un emendamento all'articolo 12 che disciplina il sistema elettorale e la formazione delle liste, sostituendo il voto per corrispondenza con le votazioni nei seggi istituiti presso gli uffici all'estero del Ministero degli affari esteri: le ambasciate, gli uffici consolari di prima categoria e gli istituti italiani di cultura. Ancora più importante è ricordare che le elezioni tramite il voto per corrispondenza diverrebbero eccessivamente dispendiose, rispetto alla votazione classica nei seggi, dimostrato da alcuni dati rilevati dal Ministero dell'interno, secondo proiezioni effettuate alla luce di ricerche nell'ambito della riforma in questione.