Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 529 del 30/03/2011
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Interpellanze
LANNUTTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
in data 28 marzo 2011 il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei conti, alla Procura della Repubblica di Roma e al Tribunale dei Ministri affinché si apra un'indagine sull'approvvigionamento di energia all'estero da parte dell'Italia. In Italia - spiega l'associazione nell'esposto - la produzione di energia elettrica avviene in gran parte grazie all'utilizzo di fonti non rinnovabili (come il carbone, il petrolio e il gas naturale) e in misura minore con fonti rinnovabili (come lo sfruttamento dell'energia geotermica, idroelettrica ed eolica); il restante fabbisogno viene coperto con l'acquisto di energia dall'estero, trasportata nel Paese tramite l'utilizzo di elettrodotti;
per quanto riguarda la potenza installata (ovvero la potenza massima erogabile dalle centrali), l'Italia è tecnicamente autosufficiente; le centrali esistenti a tutto il 2009 sono infatti in grado di erogare una potenza massima netta di circa 101 GW contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell'estate 2007) nei periodi più caldi estivi. Secondo i dati 2009 tale potenza massima teorica non è quindi stata sfruttata interamente e la potenza media disponibile alla punta stimata è stata di 67 GW;
vi è dunque una sovrabbondanza di impianti di produzione, già cresciuti del 28,8 per cento fra il 2002 ed il 2008 - come sostiene il Codacons nell'esposto e ancor più paradossale è che a fronte della potenza installata l'Italia è fra i maggiori importatori al mondo di energia elettrica (secondo i dati dell'International Energy Agency, nel 2008 è stata seconda solo al Brasile), e proprio la Francia è tra i nostri maggiori fornitori: considerando la quantità complessiva consumata in un anno in Italia, l'energia proveniente dalla Francia si aggira intorno al 5 per cento, per una spesa superiore al miliardo di euro;
tale risultato sarebbe una conseguenza del dumping nucleare praticato dalla Francia e permesso dal meccanismo di immissione dell'energia elettrica in rete, mediante la borsa dell'energia e a seguito della privatizzazione dell'ENEL, meccanismo che deve ritenersi anti-industriale e in ultima analisi antieconomico per il Paese. Il dumping, infatti, penalizza l'industria italiana, gettando fuori dal mercato gran parte della potenza installata dall'ENEL e inducendo un forzato declino industriale del Paese anche nel settore energetico. Per tali motivi il Codacons ha chiesto alla Corte dei conti, alla Procura e al Tribunale dei Ministri di accertare eventuali sprechi di denaro pubblico a danno nella collettività, ravvisabili nell'approvvigionamento di energia all'estero da parte dell'Italia, che alla luce dei dati descritti appare inutile e dispendioso,
si chiede di sapere:
se il Governo sia al corrente di un dumping nucleare praticato dalla Francia e permesso dal meccanismo di immissione dell'energia elettrica in rete, mediante la borsa dell'energia e a seguito della privatizzazione dell'ENEL, con un meccanismo che ad avviso dell'interpellante deve ritenersi anti-industriale e in ultima analisi antieconomico per il Paese;
se sia vero che vi sia una sovrabbondanza di impianti di produzione, già cresciuti del 28,8 per cento fra il 2002 ed il 2008, come affermato dal Codacons nell'esposto, con il paradosso che a fronte della potenza installata l'Italia è fra i maggiori importatori al mondo di energia elettrica;
se risponda al vero che tale dumping penalizzi l'industria italiana, gettando fuori dal mercato gran parte della potenza installata dall'ENEL e inducendo un forzato declino industriale del Paese anche nel settore energetico, a favore di altre nazioni industrializzate come la Francia;
se alla luce dell'incidente della centrale di Fukushima in Giappone, che espone al rischio di radiazioni nucleari in primis la popolazione nel raggio di 30 chilometri dalla centrale nucleare, con effetti catastrofici per la salute e per l'ambiente paragonabili a quelli di Chernobyl del 1986, il Governo non abbia l'obbligo di abbandonare totalmente la strategia nuclearista, anche per le forti opposizioni delle Regioni che rifiutano l'installazione dei reattori nei loro territori, e puntare sulle energie rinnovabili, quali biomasse, eolico, solare, fotovoltaico.
(2-00324)
MARINO Ignazio, PORETTI, CAROFIGLIO, MARINARO, DE LUCA, NEROZZI, VITA, SANGALLI, FIORONI, AGOSTINI, GRANAIOLA, MOLINARI, BIONDELLI, PIGNEDOLI, DE SENA, DEL VECCHIO, MORRI, MICHELONI, PASSONI, ADAMO, CRISAFULLI, CARLONI, CHIAROMONTE, SERAFINI Anna Maria, MONACO, VIMERCATI, CASSON, FILIPPI Marco, GARAVAGLIA Mariapia, ANDRIA, PEGORER, CHIURAZZI, TONINI, RANUCCI, PERDUCA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e degli affari esteri - Premesso che:
l'Italia è tra i Paesi industrializzati che più soffrono una condizione di debolezza della propria ricerca scientifica;
a causa del progressivo ridimensionamento dei finanziamenti e, più in generale, dell'assenza di scelte strategiche operate dal Governo, la ricerca scientifica italiana rischia di ridursi a uno stato di arretratezza strutturale e a dover svolgere, non certo per la qualità dei suoi ricercatori, un ruolo ancillare rispetto ad altri Paesi;
considerato che:
nel corso degli anni uno dei modi per mantenere contatti diretti e costanti con i centri di eccellenza scientifica è stato quello di avvalersi di figure specifiche per svolgere il ruolo di addetto scientifico entro alcune delle compagini diplomatiche italiane all'estero;
tra queste ultime un ruolo di spicco era naturalmente svolto dalla nostra presenza negli USA, in particolare presso il Consolato italiano di San Francisco, dove fino a poco tempo fa ha egregiamente operato il professor Terenzio Scapolla;
lo stesso professor Scapolla è tornato in Italia al suo ruolo di docente presso l'Università di Pavia senza che risulti avviata la procedura per il suo avvicendamento, oggettivamente necessario per dare continuità al lavoro finora svolto dal professor Scapolla medesimo;
procrastinare la vacanza di quel posto priva i ricercatori italiani di un riferimento istituzionale italiano in California e, al tempo stesso, indebolisce la rete di relazioni che anche l'Italia deve necessariamente avere con realtà come la Silicon Valley, se non vuole deprimere il ruolo internazionale tipico di un Paese tecnologicamente avanzato;
considerato, altresì, che:
molti altri Stati, compresi quelli che versano in condizioni economico-finanziarie peggiori dell'Italia, hanno scelto di sostenere nei rispettivi Paesi la ricerca scientifica e di rafforzare la propria presenza in aree strategiche per il futuro del mondo come, appunto, la Silicon Valley;
non trova spiegazione convincente la propensione ad abbandonare il campo che il Governo italiano sembrerebbe prediligere non procedendo alla designazione almeno di un nuovo addetto scientifico presso il Consolato italiano a San Francisco,
si chiede di sapere:
se la mancata surroga del professor Scapolla sia spiegabile solo come ritardo burocratico;
se non ci si debba adoperare senza ulteriore indugio per individuare e nominare almeno un nuovo addetto scientifico presso il Consolato italiano di San Francisco, in California.
(2-00325p. a.)