Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008
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BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, entrambe le mozioni che stiamo esaminando riguardano il mondo del lavoro e le misure che occorre adottare per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne. In particolare, mi riferisco alla mozione che vede come prima firmataria la senatrice Finocchiaro, sulla quale anticipo che il Gruppo dell'Italia dei Valori esprimerà voto favorevole; della seconda mozione, invece, parlerò in seguito.
Della mozione n. 24 mi piace ricordare il passaggio in cui si dedica particolare attenzione al lavoro delle donne e quindi l'impegno che si richiede per l'adozione di misure che favoriscano l'ingresso e il mantenimento delle donne nel mondo del lavoro.
Sappiamo tutti che gli obiettivi di Lisbona ci impongono di arrivare ad un tasso di occupazione femminile che raggiunga il 60 per cento entro il 2010. Attualmente, purtroppo, il tasso occupazione femminile in Italia è molto basso e lontano dagli obiettivi di Lisbona; basti pensare che nel 2007 in Italia aveva raggiunto la quota del 46,6 per cento contro tassi molto diversi (54,7 per cento in Spagna, 60 per cento in Francia, 74 per cento in Norvegia). È dunque necessario in Italia - e la mozione va in questa direzione - potenziare la dimensione di genere della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione.
Nonostante la legislazione europea sulla parità retributiva, in Italia le donne guadagnano ancora il 15 per cento in meno degli uomini, un divario che diminuisce a un ritmo molto più lento rispetto a quello occupazionale. Ovviamente questa situazione è dovuta sia a una discriminazione diretta contro le donne, sia a una serie di ineguaglianze strutturali, quali segregazione in settori, professioni, modalità di lavoro, accesso a istruzione e formazione. Pertanto - ed è su questo che la mozione interviene - occorre rafforzare i sistemi di protezione sociale che dovrebbero eliminare i disincentivi che dissuadono le donne e gli uomini dall'entrare o dal rimanere nel mercato del lavoro, consentendo, per esempio, l'accumulo di diritti pensionistici individuali.
Inoltre, non bisogna dimenticare che in Italia appena il 4,4 per cento della spesa sociale è destinato al sostegno alle famiglie (a livello europeo mediamente ci si attesta all'8 per cento) e dunque bisogna creare le condizioni di base affinché la donna, che culturalmente si è sempre occupata... (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Bugnano. Se si continua così, sospendo i lavori dell'Aula per dieci minuti. Non è possibile né corretto nei confronti di tutti noi, né della senatrice che sta parlando.
BUGNANO (IdV). Dicevo quindi che bisogna creare le condizioni di base affinché la donna, che culturalmente si è sempre occupata delle questioni familiari, possa andare anche a lavorare.
L'analisi sulle erogazioni pubbliche destinate alla spesa sociale è dunque un primo elemento per poter valutare quantitativamente e qualitativamente le politiche legate alla famiglia e, di conseguenza, i riflessi che queste hanno sull'occupazione femminile.
Il diverso livello di erogazione pubblica destinato alla spesa sociale e, di conseguenza, al processo di promozione dell'occupazione femminile e la creazione di politiche statali rivolte alla famiglia hanno subito dinamiche storiche molto diverse nei Paesi europei e purtroppo il nostro Paese non può dire di avere un fiore all'occhiello su questo tema.
Pertanto, concludo il mio intervento sulla prima mozione rinnovando il voto favorevole del Gruppo dell'Italia dei Valori proprio perché mi sembra che vada nella direzione giusta per favorire, almeno per quanto mi riguarda, l'ingresso e la permanenza della donna nel mondo del lavoro.
Per quanto riguarda invece la mozione n. 26, che sostanzialmente vorrebbe legare i livelli retributivi al costo della vita e quindi differenziare i livelli retributivi fra Nord, Centro e Sud collegando questo tema al federalismo, come ho già detto prima, l'Italia dei Valori non è favorevole. Esprimeremo pertanto un voto contrario su questa mozione, semplicemente perché riteniamo che tale problematica possa essere affrontata solo eventualmente in un secondo momento, quando capiremo di che federalismo stiamo parlando e quali saranno gli effetti del federalismo anche sulle dinamiche dei costi e quindi delle retribuzioni.
Oggi una mozione di questo tipo non ha ragione di essere perché mancano i presupposti storici - se vogliamo dire così - per poterla approvare. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).