Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008
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Seguito della discussione congiunta delle mozioni n. 24, in materia di occupazione (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) e n. 26 (testo 2), in materia di costo della vita e retribuzioni (ore 18,45)
Approvazione della mozione n. 26 (testo 3). Reiezione della mozione n. 24
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta delle mozioni 1-00024, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, in materia di occupazione, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, e 1-00026 (testo 2), presentata dalla senatrice Mauro e da altri senatori, in materia di costo della vita e retribuzioni.
Ricordo che nella seduta antimeridiana hanno avuto luogo l'illustrazione delle mozioni e la discussione congiunta.
Ricordo altresì che il rappresentante del Governo ha espresso parere contrario sulla mozione 1-00024, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, e ha condizionato il parere favorevole sulla mozione 1-00026 (testo 2), presentata dalla senatrice Mauro e da altri senatori, ad una riformulazione. Chiedo alla senatrice Mauro se intenda accogliere il suggerimento del Governo.
MAURO (LNP). Sì, signor Presidente, ho accolto l'invito del Governo alla riformulazione, del cui testo darò conto allorché interverrò in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
Chiedo ai senatori di fare silenzio, un po' per rispetto a tutti noi, ma soprattutto per rispetto a coloro che parlano: chi ha intenzione di non seguire e fare altre cose può uscire e rientrare in Aula al momento del voto.
BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, entrambe le mozioni che stiamo esaminando riguardano il mondo del lavoro e le misure che occorre adottare per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne. In particolare, mi riferisco alla mozione che vede come prima firmataria la senatrice Finocchiaro, sulla quale anticipo che il Gruppo dell'Italia dei Valori esprimerà voto favorevole; della seconda mozione, invece, parlerò in seguito.
Della mozione n. 24 mi piace ricordare il passaggio in cui si dedica particolare attenzione al lavoro delle donne e quindi l'impegno che si richiede per l'adozione di misure che favoriscano l'ingresso e il mantenimento delle donne nel mondo del lavoro.
Sappiamo tutti che gli obiettivi di Lisbona ci impongono di arrivare ad un tasso di occupazione femminile che raggiunga il 60 per cento entro il 2010. Attualmente, purtroppo, il tasso occupazione femminile in Italia è molto basso e lontano dagli obiettivi di Lisbona; basti pensare che nel 2007 in Italia aveva raggiunto la quota del 46,6 per cento contro tassi molto diversi (54,7 per cento in Spagna, 60 per cento in Francia, 74 per cento in Norvegia). È dunque necessario in Italia - e la mozione va in questa direzione - potenziare la dimensione di genere della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione.
Nonostante la legislazione europea sulla parità retributiva, in Italia le donne guadagnano ancora il 15 per cento in meno degli uomini, un divario che diminuisce a un ritmo molto più lento rispetto a quello occupazionale. Ovviamente questa situazione è dovuta sia a una discriminazione diretta contro le donne, sia a una serie di ineguaglianze strutturali, quali segregazione in settori, professioni, modalità di lavoro, accesso a istruzione e formazione. Pertanto - ed è su questo che la mozione interviene - occorre rafforzare i sistemi di protezione sociale che dovrebbero eliminare i disincentivi che dissuadono le donne e gli uomini dall'entrare o dal rimanere nel mercato del lavoro, consentendo, per esempio, l'accumulo di diritti pensionistici individuali.
Inoltre, non bisogna dimenticare che in Italia appena il 4,4 per cento della spesa sociale è destinato al sostegno alle famiglie (a livello europeo mediamente ci si attesta all'8 per cento) e dunque bisogna creare le condizioni di base affinché la donna, che culturalmente si è sempre occupata... (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Bugnano. Se si continua così, sospendo i lavori dell'Aula per dieci minuti. Non è possibile né corretto nei confronti di tutti noi, né della senatrice che sta parlando.
BUGNANO (IdV). Dicevo quindi che bisogna creare le condizioni di base affinché la donna, che culturalmente si è sempre occupata delle questioni familiari, possa andare anche a lavorare.
L'analisi sulle erogazioni pubbliche destinate alla spesa sociale è dunque un primo elemento per poter valutare quantitativamente e qualitativamente le politiche legate alla famiglia e, di conseguenza, i riflessi che queste hanno sull'occupazione femminile.
Il diverso livello di erogazione pubblica destinato alla spesa sociale e, di conseguenza, al processo di promozione dell'occupazione femminile e la creazione di politiche statali rivolte alla famiglia hanno subito dinamiche storiche molto diverse nei Paesi europei e purtroppo il nostro Paese non può dire di avere un fiore all'occhiello su questo tema.
Pertanto, concludo il mio intervento sulla prima mozione rinnovando il voto favorevole del Gruppo dell'Italia dei Valori proprio perché mi sembra che vada nella direzione giusta per favorire, almeno per quanto mi riguarda, l'ingresso e la permanenza della donna nel mondo del lavoro.
Per quanto riguarda invece la mozione n. 26, che sostanzialmente vorrebbe legare i livelli retributivi al costo della vita e quindi differenziare i livelli retributivi fra Nord, Centro e Sud collegando questo tema al federalismo, come ho già detto prima, l'Italia dei Valori non è favorevole. Esprimeremo pertanto un voto contrario su questa mozione, semplicemente perché riteniamo che tale problematica possa essere affrontata solo eventualmente in un secondo momento, quando capiremo di che federalismo stiamo parlando e quali saranno gli effetti del federalismo anche sulle dinamiche dei costi e quindi delle retribuzioni.
Oggi una mozione di questo tipo non ha ragione di essere perché mancano i presupposti storici - se vogliamo dire così - per poterla approvare. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
MAURO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, vorrei ribadire l'importanza dell'iniziativa che stiamo proponendo e mi auguro che quest'Aula possa cogliere il significato più profondo contenuto nella proposta di mozione che stiamo esaminando.
Anche in seguito al dibattito avvenuto stamane in quest'Assemblea, siamo giunti ad una riformulazione, concordata con il Governo, del dispositivo della mozione che mi vede come prima firmataria. Il testo, quindi, diverrà: «impegna il Governo ad attivare le procedure necessarie alla riforma del sistema della contrattazione nazionale del pubblico impiego e ad introdurre strumenti che consentano autonomia ai diversi livelli territoriali di governo nella gestione della contrattazione collettiva».
Senza indurre a ripetizioni, voglio sottolineare come sia necessario dare un segnale forte in questo momento di crisi nazionale e internazionale che, a causa della globalizzazione, si riflette sui bilanci familiari della nostra gente. Come ricordavano gli onorevoli colleghi intervenuti precedentemente, cresce la crisi, cala il lavoro e, soprattutto, le retribuzioni non hanno tenuto il passo del livello dei prezzi. Gli stipendi sono rimasti stabili mentre i prezzi subivano un'impennata. È sotto gli occhi di tutti la situazione che grava sulle famiglie italiane. Lo ribadisco: a subire le conseguenze più deleterie di questa situazione sono i nuclei familiari monoreddito. Queste realtà arrivano ormai a stento a coprire le spese o non ci riescono affatto, indebitandosi.
In un momento come quello attuale, in cui si registra la crisi mondiale del sistema finanziario, noi, onorevoli colleghi, non possiamo stare a guardare quello che succede con le mani in mano. Dobbiamo intervenire a favore della nostra gente, di coloro che ogni giorno si chiedono come potranno arrivare a fine mese con sacrifici e rinunce. Per tutte queste ragioni è necessario recuperare, almeno per la contrattazione del pubblico impiego, un sistema che leghi le retribuzioni al reale costo della vita a livello territoriale.
Dopo l'abolizione nel 1992 della scala mobile, con l'intento di garantire uguali diritti a tutti lavoratori, si è creato invece un sistema che ha fatto aumentare le disparità tra di loro. È necessario, ora più che mai, attuare una riforma delle retribuzioni che segua anche il principio richiamato nell'articolo 36 della Costituzione, secondo cui il lavoratore ha diritto ad una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e ai suoi familiari un'esistenza libera e dignitosa. È necessario pertanto adottare tempestivamente una riforma del sistema di contrattazione collettiva del pubblico impiego su base territoriale. In questo senso si pongono, d'altronde, recenti iniziative intraprese a livello ministeriale e regionale.
In primo luogo, il riferimento è al libro bianco adottato dal Ministro del lavoro nel precedente Governo Berlusconi, che racchiude il pensiero innovativo di Marco Biagi. Tale documento evidenziava, in particolare, l'esigenza di legare il salario alle realtà locali in cui sono fisicamente situati i lavoratori. Ciò che deve essere salvaguardato non è tanto il valore assoluto della retribuzione, bensì il suo reale potere d'acquisto.
A livello regionale già la Lombardia aveva proposto di adeguare i salari degli infermieri, troppo bassi per il costo della vita a Milano e nella Regione, attraverso la stipula di un contratto integrativo regionale. Nelle aree dove il costo della vita è più alto i salari inadeguati rischiano, infatti, di rendere poco appetibili i posti di lavoro, proprio laddove la richiesta è più alta.
Al fine di superare tali problemi torno a dire che è necessario conoscere l'entità del fenomeno prima di agire; in particolare, dobbiamo avviare ricerche statistiche atte a rappresentare le differenze del costo della vita nelle singole aree del Paese. Tale compito è di per sé arduo, in quanto è difficile definire panieri omogenei per aree disomogenee.
Siamo tuttavia convinti che ciò è necessario per rivedere nel prossimo futuro tutti quei fattori, come il costo unitario dei servizi pubblici essenziali, che maggiormente incidono sul bilancio familiare. È questo infatti il vero federalismo, perché il federalismo parte dal basso, dalle esigenze quotidiane e dai problemi reali e concreti della nostra gente, che cerca dalla politica risposte certe ed immediate più che sterili battaglie ideologiche ormai anacronistiche e antistoriche. (Applausi dal Gruppo LNP).
Per tutte queste ragioni sono onorata di esprimere, a nome del Gruppo che qui rappresento, il voto favorevole della Lega Nord Padania alla nostra mozione in esame. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
TREU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TREU (PD). Signor Presidente, illustrerò i motivi del nostro voto favorevole alla mozione n. 24 e del nostro voto contrario alla mozione n. 26, così come riformulata.
Sulla prima, già i colleghi stamattina hanno ampiamente indicato i dati e le richieste che ivi sono contenute, perché - come sempre - facciamo diagnosi e poi avanziamo proposte. Sottolineo il senso fondamentale della mozione, che è quello di richiamare l'attenzione del Governo - che è particolarmente distratto su questi punti - sulla gravità della situazione economica e occupazionale. Questo, a dire il vero, era chiaro già prima dell'estate, quando noi, il nostro Gruppo e l'opposizione, indicavamo come ci fossero segnali di difficoltà. In presenza di una difficoltà economica che si intravedeva occorreva che il Governo non desse, come nel DPEF, una indicazione di politica depressiva se non addirittura recessiva (ma adesso ci troviamo in fase di recessione), ma compiesse delle operazioni, sia pure attente e selettive, di politica pubblica di sostegno .
Adesso, allo stato attuale, la gravità della situazione è aumentata, è sotto gli occhi di tutti; i dati drammatici della cassa integrazione e della disoccupazione sono evidenti: è su questo che il nostro Gruppo è determinato a richiamare l'attenzione. Purtroppo, l'ondata della crisi finanziaria ha colpito gli Stati Uniti prima, ora è giunta in Europa e la terza ondata sta per colpire - ci auguriamo non in modo gravissimo - l'economia reale.
In queste condizioni riteniamo che un Governo responsabile debba cambiare politica, e siamo noi ad indicarne precisamente la direzione. Il collega Castro sostiene che siamo un po' retrogradi, ma non credo che ciò sia vero per quanto riguarda la diagnosi della situazione, perché non mi sembra che la drammaticità della situazione possa essere più chiara di così: purtroppo è chiarissima. Per quanto riguarda le terapie, cioè gli interventi, il collega Castro - che è poi l'unico ad avere sviluppato un ragionamento, laddove il Governo si è trincerato dietro una sorta di non possumus - sostiene che noi siamo vetero, perché non consideriamo i microproblemi della produttività.
Siamo tutti d'accordo che occorre stimolare la competitività e la produttività del sistema italiano. È per questo che siamo a favore dei premi di produttività e della riforma della struttura contrattuale che favorisca il decentramento, ma non bastano queste misure. Ormai anche i colleghi governanti del nostro Premier si stanno preoccupando e stanno indicando la necessità di politiche pubbliche di sostegno e di intervento nella crisi. Per politiche pubbliche non intendiamo solamente lo stanziamento di fondi per sostenere le banche o anche i risparmiatori (che pure è necessario in momenti di emergenza), ma politiche di sostegno agli investimenti, alla domanda e all'occupazione, che è esattamente quanto noi chiediamo con la nostra mozione. Ed è da tanto che lo chiediamo: sostenere le domande vuol dire sostenere i salari e le pensioni, particolarmente quelli medio-bassi, e sostenere gli investimenti: non pensiamo che l'occupazione e l'economia si possano sollevare senza che siano stimolati gli investimenti, compresi - lo sottolineiamo - quelli esteri.
Inoltre, sostegno alla crisi significa ammortizzatori sociali. L'altro giorno, girando per la Lombardia, ho raccolto le testimonianze di piccole imprese e di organizzazioni dalle quali è emerso che il 95 per cento delle piccole imprese sono senza ammortizzatori sociali. Che facciamo? Il Governo promette genericamente - lo ha detto anche il Sottosegretario - qualcosa sugli ammortizzatori, ma intanto non ha soldi, mentre promette sette anni di ammortizzatori e di scivolo a quelli dell'Alitalia. Quindi, noi questo chiediamo: un intervento assolutamente moderno ed in linea. D'altronde anche Tremonti s'è convertito al keynesismo, quindi non capisco di cosa siamo sorpresi. Speriamo che la conversione del ministro Tremonti si traduca in politiche pubbliche.
Purtroppo anche le zone forti del nostro sistema, il Nord-Est produttivo da cui viene il collega Castro, e non solo il Sud, da cui provengono i fannulloni, soffrono di questa situazione.
Quindi, abbiamo bisogno di politiche pubbliche nazionali e le nostre proposte - sulle quali chiediamo a tutti di fare una seria riflessione - sono costruttive e vanno in questo senso. Mi sorprendo sinceramente che il Governo abbia ritenuto di non doversene interessare e addirittura proponga di votare contro la nostra mozione. Anche il Libro verde del ministro Sacconi, che affronta tanti aspetti e fa discorsi anche interessanti, su questo è o reticente o silenzioso. Noi vogliamo scuotere l'attenzione del Governo sul punto.
Sarò più breve sulla mozione della senatrice Mauro ed altri perché è piena di contraddizioni e fa un'analisi nota a tutti (la perdita del potere di acquisto, la difficoltà delle famiglie), con una diagnosi assolutamente condivisa ma anche un po' scontata, a dire il vero, senza però trarne alcuna conseguenza. Ho riletto due o tre volte la mozione che dice testualmente che vi è una differenza tra le Regioni, un dualismo dei consumi e che il Sud ed il Nord hanno andamenti diversi. Allora che facciamo? Il Governo sta smantellando le politiche a favore del Mezzogiorno. È coerente la diagnosi con la proposta? È totalmente incoerente!
Ancora, crescita dei prezzi e degli affitti. Come no? Lo sappiamo! Noi avevamo proposto e continuiamo a proporre che si dia un sostegno agli affitti e invece il Governo ha sprecato, a nostro avviso, parecchi quattrini per eliminare l'ICI sulla casa dei ricchi.
Per esemplificare un'altra contraddizione, si propone una specie di scala mobile provinciale. A dire il vero, al riguardo anche il Governo ha preso elegantemente le distanze, tant'è vero che nel dispositivo questa parte è stata cancellata, mentre tutte le motivazioni, come la collega Mauro ha ripetuto, rimangono sempre dello stesso tono. Ma non avevamo detto - e lo ha ripetuto anche il collega Castro - che bisogna stimolare la produttività e decentrare sulla base della produttività delle aziende? Cosa c'entra questo con la scala mobile provinciale?
Insomma, per dirla in breve, credo che la mozione n. 26 (testo 3) vada respinta, perché è per un verso contraddittoria e per l'altro totalmente inconsistente. Infatti, tolto l'inciso che il sottosegretario Viespoli ha proposto di sopprimere, resta un dispositivo che impegna semplicemente il Governo a fare un po' di studi per vedere alla fine come butta. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
CASTRO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, la mozione presentata dalla Lega Nord con nettezza e lucidità coglie l'emergere ed il dispiegarsi nel nostro Paese di quella che potrebbe diventare una vera e propria e, come tale, rischiosissima faglia sociale.
Da un lato, si va facendo sempre più ampio il divario di produttività tra Nord e Sud: ormai tra le pubbliche amministrazioni del Nord e quelle del Sud si registrano 100 punti di differenza di produttività del fattore lavoro, mentre nel settore privato il range è di 20-25 punti. Dall'altro lato, è intorno ai 30 punti il posizionamento di forbice del costo della vita del Nord rispetto al Sud. In altre parole, si creano le condizioni per cui chi è meno produttivo vede la medesima retribuzione netta valere di più, perché determinata da un minor contributo del suo lavoro da un lato e dall'altro impropriamente remunerata dal miglior costo della vita nelle zone in cui risiede.
Il problema è stato con molta lucidità identificato dagli amici della Lega e già questa mattina abbiamo svolto alcune riflessioni per individuare la strumentazione più adeguata e appropriata per risolverlo, che non sta evidentemente nell'attivazione di microscale mobili o nella microavocazione locale di strumenti di perequazione dei redditi o dei prezzi. Questa è una strategia che già dall'inizio degli anni Ottanta ha rivelato, da un lato, la sua frustraneità e, dall'altro, la sua pericolosità. Tra l'altro, se applicata (ma non è quello che vogliono gli amici della Lega), genererebbe paradossalmente un peggioramento attraverso un incremento significativo del fattore costo del lavoro per le imprese del Nord a più alta vocazione internazionale e a più forte densità produttiva. Per cui certamente non è questa la soluzione.
La soluzione è invece quella che viene accolta positivamente nella versione finale proposta dagli amici della Lega e anche dal Governo, che vede il focus della riforma del modello competitivo italiano nella riforma di uno dei suoi motori fondamentali: l'assetto contrattuale e l'assetto delle relazioni industriali. Soltanto spostando significativamente il baricentro dalla contrattazione nazionale verso la contrattazione decentrata, aziendale, distrettuale e territoriale, si liberano le energie del lavoro italiano, consentendo che esse vengano remunerate a fronte del conseguimento accertato di risultati significativi di produttività, di efficienza, di qualità e profittabilità e vedendo il Governo esplicitamente concentrare, attraverso l'utilizzo del booster della detassazione, la propria politica di sostegno su questa nuova area.
Se questo verrà fatto, e ci auguriamo che l'impegno vigile ed attivo del Governo consenta all'autonomia delle parti sociali di pervenire a tale risultato, sul quale si modulerà anche la riforma dell'assetto contrattuale del pubblico impiego, si determineranno le condizioni per una vera nuova rinascenza del lavoro italiano.
Dunque, il Popolo della Libertà esprime un convinto sì a favore della mozione presentata dagli amici della Lega Nord, così come emendata nel testo 3.
Con una qualche riluttanza e persino con un qualche timidezza da rooki, devo invece esprimere e confermare (anche dopo l'intervento, pur sempre limpido, dell'amico e collega Tiziano Treu) un giudizio di delusione per la mozione presentata dai colleghi del Partito Democratico. Essa infatti manca su tre versanti fondamentali.
Anzitutto, non coglie la profonda, poderosa ristrutturazione in corso nell'impresa italiana, la quale, attraverso i suoi campioni, sta riposizionando la sua presenza distintiva nei settori tradizionali, nei segmenti più elevati per remunerazione, qualità, riconoscibilità e creatività, e che quindi vede costituirsi il suo successo attraverso, ripeto, i suoi campioni. È quello che molti chiamano lusso contemporaneo, dove cioè l'esclusività non è data dal prezzo, ma dalla storia imprenditoriale incorporata nel prodotto; ciò vale per il tessile - abbigliamento, il legno - arredamento, la meccanica fine, vale per gli eldom e per il sistema moda.
Questa è la nuova strategia che deve essere seguita e che non viene giustappunto colta nelle apparecchiature di proposta del Partito Democratico. In esse si ribadisce la vecchia strategia push, quella fatta di sostegni dal di sotto indiscriminati, indifferenziati, deboli per difetto di capacità di creare massa critica. È un modello in qualche misura di alluvionale interventismo sociale, che, accompagnandosi poi a qualche declinazione di scabro mercatismo economico, paralizza le energie vitali delle imprese italiane che, per essere valorizzate, hanno invece bisogno della strategia opposta, quella pull, dove si selezionano le navi più veloci perché esse diano la velocità all'intero convoglio, frangendo i flutti e aprendo la scena nella quale tutte le altre navi hanno la possibilità di infilarsi. È proprio un approccio radicalmente altro rispetto a quello praticato.
Inoltre, nel momento stesso nel quale i canoni ideologici della globalizzazione si infrangono e si sgretolano per un difetto che si viene a costituire all'interno del sistema stesso, nella prospettiva del Partito Democratico non viene colta la nuova centralità dell'interesse nazionale come driver delle strategie di politica industriale. Sotto questo profilo vi è una differenza radicale e inconciliabile di scelte politiche. Quando il Governo riesce a coniugare difesa della compagnia di bandiera e promozione della privatizzazione, come nel caso Alitalia, scandisce una scelta di interesse nazionale, che è completamente diversa dalla sindrome del Britannia, che invece ha accompagnato le cattive privatizzazioni di tutta la storia del centrosinistra.
È diverso, in qualche misura, il modello contrattuale perché - anche qui - è diverso il modello culturale, oserei dire antropologico, di riferimento: da una parte, la sindrome di Palazzo Vidoni, centralista e burocratica, dall'altra, la volontà di liberare quelle energie che sono addensate e condensate solo nella contiguità del punto del fare, là dove ci sono le imprese, i territori e le comunità imprenditoriali. E proprio a quelle imprese campione abbiamo guardato detassando il lavoro straordinario, i premi individuali, i premi collettivi, reintroducendo il lavoro a chiamata e quello occasionale, potenziando densamente l'apprendistato. Sono infatti quelle imprese cruciali (quelle dei servizi turistici, quelle dell'agroalimentare, quelle dell'artigianato di alta gamma) che vanno come campioni selezionate, promosse e sostenute perché facciano da traino - giustappunto, la strategia pull - al resto del sistema.
È, in qualche misura, la proposta dei colleghi del Partito Democratico, insieme debole e dogmatica. Stamattina mi sono permesso di dire - e certamente sarò stato perdonato dalla benevolenza dei colleghi - che mi sarei aspettato una proposta del Partito Democratico, perché intorno ad essa si sarebbe potuto coagulare e agglutinare un tentativo di affrontare insieme le traiettorie attraverso le quali fronteggiare la crisi. E invece mi sono trovato di fronte una proposta dell'Ulivo, una proposta gloomy, vecchia, arida. Mi sono trovato gli illanguiditi fantasmi di Prodi, mentre mi aspettavo, per così dire, un nuovo clintonismo, un nuovo blairismo, la high growth strategy da parte del Partito Democratico.
In conclusione, signor Presidente, non vorrei davvero che nascesse una contrapposizione, che noi non vogliamo, tra due Italie economiche: un'Italia insieme impaurita e arrogante, rappresentata dal Partito Democratico, e un'Italia invece audace e concreta, rappresentata dal Popolo della Libertà, perché in questa materia davvero, ci sarebbe bisogno di confluenze e convergenze. Ma è certo che noi del nostro futuro non abbiamo paura, perché siamo convinti che, alimentando la nostra capacità di azione con i valori della tradizione sapremo trasformare il nostro futuro nel nostro destino. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Prima di procedere alle votazioni, avverto che le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. L'eventuale approvazione della mozione n. 24, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, non avrebbe effetto preclusivo nei confronti della successiva, così come la reiezione della prima non impedirebbe la votazione della mozione n. 26 (testo 3).
Procediamo dunque alla votazione della mozione n. 24.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 24, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
MASSIDDA (PdL). Signor Presidente, la mia tessera non funziona.
PRESIDENTE. Sarà immediatamente sostituita, senatore Massidda.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, di fianco al senatore Castro!
PRESIDENTE. Senatore Castro, accanto a lei vi è una tessera a cui non corrisponde nessun collega. La prego di estrarla.
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 243 |
| Senatori votanti | 242 |
| Maggioranza | 122 |
| Favorevoli | 109 |
| Contrari | 130 |
| Astenuti | 3 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Procediamo ora alla votazione della mozione n. 26 (testo 3).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 26 (testo 3), presentata dalla senatrice Mauro e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 241 |
| Senatori votanti | 240 |
| Maggioranza | 121 |
| Favorevoli | 131 |
| Contrari | 108 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).