Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, nella giornata di domenica si è spento, a Roma, Leopoldo Elia, insigne studioso e professore universitario, giudice e presidente della Corte costituzionale, componente di questa Assemblea, deputato, ministro per le riforme istituzionali.

Nato a Fano nel 1925, entra nei ruoli del Senato come consigliere parlamentare nel 1950. Conseguita la libera docenza nel 1959, inizia un'esemplare carriera accademica che lo vede insegnare, in qualità di professore ordinario, nelle università di Ferrara, Torino e infine Roma.

Direttore della rivista «Giurisprudenza costituzionale» dal 1968 al 1976 e dal 1985 al 1998, con la sua produzione scientifica si contraddistingue, fin dagli esordi, per la profondità della visione, anche in ambiti disciplinari variegati e complessi, ma soprattutto per un metodo di studio capace di fondere gli approdi più maturi del realismo giuridico, sulla scorta dell'insegnamento di Carlo Esposito e Costantino Mortati.

La vicinanza intellettuale di uomini come Aldo Moro e Vittorio Bachelet amplifica la sua ampiezza di vedute e di orizzonti sull'evoluzione della Repubblica dei partiti tra la fine degli anni '60 e la prima metà del decennio successivo. È del 1970 la famosa voce enciclopedica sulle forme di Governo, in cui conduce a compimento un'analisi attenta, capace di combinare gli studi sul sistema dei partiti con il valore delle regole convenzionali e dei modelli comparati.

L'elezione a giudice costituzionale, deliberata dal Parlamento in seduta comune il 30 aprile del 1976, rappresenta il coronamento della sua attività di studioso e di uomo delle istituzioni, dotato di esemplare autonomia di giudizio e di incomparabile finezza di lettura della delicata fase in cui si trovava allora il Paese. Dal settembre del 1981 al maggio del 1985 è Presidente della Corte costituzionale; sotto la sua lunga guida, la giurisprudenza della Corte concorrerà in modo decisivo alla trasformazione e alla modernizzazione di taluni rilevanti istituti dell'ordinamento italiano. Alla scadenza del mandato alla Consulta, nominato Presidente emerito, torna a insegnare diritto costituzionale presso l'Università degli studi di Roma.

Eletto senatore per la prima volta nel 1987 svolgerà un ruolo decisivo anche in qualità di Presidente della Commissione affari costituzionali nella X legislatura, nel tentativo di guidare e razionalizzare i complessi progetti di revisione costituzionale che si seguono in quegli anni. Ministro delle riforme istituzionali del Governo Ciampi, diviene poi, nel corso della XIII legislatura, Presidente dei senatori del Gruppo del Partito popolare italiano.

Consentite un ricordo personale, che risale ad una consuetudine di lavoro comune, quando io stesso ebbi modo di apprezzare, come componente della Commissione affari costituzionali, i suoi interventi e la sua conduzione dei lavori quale Vice presidente nella XIII legislatura. Non vi era occasione in cui non emergesse quella straordinaria mitezza, oserei dire una delicatezza nei toni e all'argomentare, che sempre ne ha costituito il tratto umano fondamentale. Era forse una traccia del rapporto con i giovani e con gli studenti all'università, ambiente nel quale aveva consolidato una dote di modestia, grazie alla quale non rammento emergere una sua sola asserzione apodittica: più di ogni altra cosa, invece, in mille occasioni, suggerimenti e spunti di confronto fertile.

Del resto, è proprio quella la stagione in cui egli, dagli scanni parlamentari, pone la sua dottrina costituzionalistica al servizio delle istituzioni e, ancora una volta, riaffiora l'inesauribile connessione tra l'attività dello studioso e l'azione dell'uomo pubblico, così come la prima impreziosisce la seconda e viceversa.

Gli ultimi anni lo vedono impegnato, con rinnovata attenzione, nello studio della storia delle istituzioni del nostro Paese. Si compie, così, la sintesi di una vita trascorsa ad interpretare la Carta fondamentale, intuendone le zone d'ombra e gli spazi di evoluzione futuri, attraverso la matura rilettura delle sue radici. Uno studioso, un politico, che non desiderò mai - sono le sue stesse parole - che la propria affectio constitutionis fosse scambiata per puro conservatorismo.

Onorevoli senatori, certo di interpretare i sentimenti di tutta l'Assemblea, rivolgo un commosso saluto al compianto presidente Leopoldo Elia e, ai sensi di un'affettuosa vicinanza alla sua famiglia, vi chiedo di osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Generali applausi).

Alcuni senatori hanno chiesto di parlare per ricordare l'insigne figura del collega Elia. Il primo è il senatore Marini. Ne ha facoltà.