Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008

MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con viva commozione che abbiamo appreso della scomparsa del professor Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte costituzionale. Senza dubbio alcuno, ci ha lasciato uno dei più grandi ed autorevoli maestri del costituzionalismo moderno. I suoi scritti si pongono, infatti, tra le pietre miliari della dottrina costituzionale, soprattutto su temi fondanti la democrazia contemporanea quali la libertà personale e le forme di governo; opera magistrale ed ancora attuale rimane la sua voce sulle forme di governo negli Stati democratici pubblicata sull'Enciclopedia del diritto.

Nei suoi più recenti contributi Leopoldo Elia ha fornito poi una mirabile prova di costituzionalismo politicamente appassionato e spiccatamente militante nelle forme, ma apprezzato per il rigore e per lo stile sobrio e nei contenuti assolutamente incline a difendere i principi ed i valori della nostra Costituzione, indipendentemente dal colore politico della riforma.

Quanto al costituzionalismo militante, il riferimento è, evidentemente ma non esaustivamente, alla raccolta di saggi ed interventi - scritti tra il 2002 e il 2005 - intitolata «La Costituzione aggredita. Forma di governo e devolution al tempo della destra», in cui il professor Elia - commentando la riforma della Parte II della Costituzione approvata dal Parlamento nel 2005 - si è nettamente schierato contro ogni tentativo di ingegneria costituzionale, evidenziando il legame indissolubile sussistente tra la prima e la seconda parte della Costituzione e negando alla radice l'ipotesi di una trasformazione in senso presidenziale della nostra forma di governo, in quanto «istituto estraneo alla tradizione istituzionale italiana».

Chi, ricordando l'opera di Leopoldo Elia, soffermasse l'attenzione solo su questa - più palese - attività del costituzionalista, commetterebbe tuttavia un fondamentale errore metodologico ed anche valutativo. Nel suo ruolo di «difensore della Costituzione», infatti, il presidente Elia ha saputo essere anche autentico interprete dei principi di autonomia e di decentramento connaturati al nostro ordinamento territoriale, opponendosi alle tendenze all'accentramento, prevalse nella storia del nostro regionalismo, ma sempre in grado di riproporsi sotto mentite spoglie. Distinguendo nettamente l'unità della Repubblica dalle tendenze al centralismo statale, Leopoldo Elia ha infatti contrastato qualsiasi ricorso al «redivivo e inarticolato interesse nazionale» - sono parole dello stesso Leopoldo Elia - «quale passe-partout per realizzare ritorni centralistici», dimostrando che anche una repubblica federale è pur sempre una repubblica unitaria.

Analogamente, la contrarietà alle soluzioni avanzate dal centrodestra sul versante del premierato si è accompagnata, nel pensiero di Leopoldo Elia, alla consapevolezza - richiamata da ultimo anche nelle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Costituzione italiana - che l'esigenza di «tutelare le esigenze di stabilità dell'azione di governo ed evitare le degenerazioni del parlamentarismo» era ben viva e presente negli stessi costituenti (come testimoniato dal celebre ordine del giorno Perassi). In questo senso, lo stesso presidente Elia ha denunciato con un certo rammarico di fondo il mancato inserimento in Costituzione di dispositivi di razionalizzazione nel rapporto Governo-Parlamento, come quello della sfiducia costruttiva.

Se, quindi, Leopoldo Elia «costituzionalista» è stato espressione di un pensiero giuridico militante, ma non per questo monocorde, capace di spaziare dal pensiero dossettiano a quello di Madison, ancora più interessante - forse perché meno conosciuta - è l'attività di Elia come politico. In particolare, può destare una certa curiosità la lettura delle proposte di legge presentate dal senatore Elia nella sua ultima legislatura da parlamentare, la XIII. Se, infatti, scorriamo l'indice delle iniziative legislative che lo indicano come primo firmatario, vediamo una diversa immagine di Leopoldo Elia come politico sensibile a molte questioni etiche, giuridiche e sociali emergenti. In particolare, dall'archivio emergono: un disegno di legge recante misure fiscali per le famiglie, un altro ancora per l'istituzione del servizio pubblico integrato per le scuole di ogni ordine e grado, essenzialmente ispirato al principio della parità scolastica; un altro ancora per la ratifica della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina.

È curioso, in particolare, scoprire che proprio Leopoldo Elia, contro le derive relativistiche di una parte dell'attuale opposizione di centrosinistra, si fosse fatto, da cattolico democratico, portavoce dell'esigenza di ratificare un atto - come la Convenzione di Oviedo - di fondamentale importanza ai fini della riaffermazione degli autentici fondamenti etici che sono alla base della cultura e delle tradizioni cristiane dell'Europa di oggi.

Se il fondamentale insegnamento di Leopoldo Elia sul tema del metodo delle riforme si fonda sull'idea che le riforme costituzionali si fanno a piccoli passi, nell'ottica dell'attuazione di quanto già in nuce contenuto nel Patto originario, più che in una prospettiva di radicale ripensamento della Carta, non possiamo che considerare conforme al metodo proposto da Elia la recente approvazione del disegno di legge governativo sull'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione.

Come infatti diceva Leopoldo Elia nella sua audizione del 23 ottobre 2001 presso la 1a Commissione del Senato sull'allora recentissima riforma del Titolo V della Costituzione, dall'articolo 119 della Costituzione - leggo testualmente - «emerge la territorialità dell'imposta, emerge cioè che la compartecipazione della Regione ai tributi erariali va commisurata al gettito sul territorio. Pertanto non ci saranno mai più i "calderoni" dei fondi in cui non si sa cosa sia dell'Emilia, cosa della Calabria, e così via. Questo diventa, invece, il punto di riferimento base per questa parte dell'entrata regionale, che in Germania è quella preminente (aliquote dell'IRPEF e dell'IVA). Questo elemento della territorialità prevede un duplice riferimento. Innanzi tutto, vi è un riferimento al gettito, per cui oramai tutti ritengono che non si possa arrivare ad una parificazione assoluta nel contributo dei cittadini e delle Regioni, altrimenti sarebbe stato inutile richiamarsi a questo riferimento al gettito nel territorio della Regione. In secondo luogo, c'è un riferimento alla capacità fiscale che ogni Regione dovrebbe poter esercitare, in modo da rendere responsabile la Regione, se - per acquisire la simpatia degli elettori - non stabilisce le imposte o le aliquote corrispondenti alla capacità fiscale della Regione stessa». Sono parole ancora di estrema attualità di un cattolico democratico che ha creduto fortemente nel valore dell'impegno politico.

Nella parte conclusiva del suo intervento in occasione del 60° anniversario della Costituzione, pronunciato il 29 febbraio 2008 a Palazzo della Consulta, Leopoldo Elia rivolgeva un augurio: "Chi verrà dopo possa far meglio di chi ha operato prima. Faciant meliora sequentes". In questo augurio, quasi una sorta di testamento spirituale, c'è il forte richiamo e l'auspicio ad una politica seria e rigorosa che sia capace di comprendere e di fornire risposte alle esigenze delle persone che vivono in un'epoca storica difficile ed in una società in rapida trasformazione. (Generali applausi).