Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008

ROSSI Nicola (PD). Signora Presidente, credo che il senatore Morando abbia illustrato i punti essenziali di tutte le argomentazioni del Partito Democratico circa questa Nota di aggiornamento; mi limiterò quindi a elaborare alcuni degli argomenti che il senatore Morando ha proposto.

La discussione del DPEF a luglio e quella odierna sono forse le uniche occasioni in cui riusciamo a discutere delle impostazioni della politica economica in quest'Aula; quindi probabilmente dovrebbero risultarci abbastanza preziose, visto che altrimenti non riusciamo a farlo. Quanto ha riferito il senatore Morando non solo emerge chiaramente dal testo della Nota di aggiornamento ma, se possibile, in realtà è ancora più profondo di quanto egli non abbia accennato. Mi permetto infatti di segnalare come la Nota di aggiornamento sia in realtà un po' reticente: è certamente vero che dalla stessa emerge un'impostazione della politica economica, così come prevista e programmata dal Governo, che per certi versi è abbastanza paradossale nella situazione odierna.

Avevamo già avvertito il Governo nella discussione di luglio che si andava verso una fase piuttosto difficile dell'economia ed esattamente per questo motivo già da allora era necessario programmare un intervento che conducesse ad una riduzione della pressione fiscale, nei modi e con le modalità di finanziamento che avremmo tutti ritenuto più convenienti al Paese in quel momento. Quella con ogni probabilità doveva essere la direzione voluta.

Questo non è stato fatto; il Governo ha voluto mantenere una posizione piuttosto rigida da questo punto di vista e oggi, però, ne scontiamo un po' le conseguenze, anche perché oggi comincia ad essere tardi per un intervento di quel genere. Per molto versi allora compresi la prudenza del Governo e la comprendo tuttora. Mi esprimo così: sono tra coloro i quali hanno sempre considerato la questione del tesoretto una pia illusione, per essere sinceri. Quand'anche vi fosse stato un tesoretto nel 2008 - certamente c'era nel 2007, purtroppo é stato un po' dilapidato - sarebbe stato prudente da parte di qualunque Ministro dell'economia negarne l'esistenza, visto che si andava verso tempi non proprio facilissimi.

Ebbene, esattamente perché si andava versi tempi non facilissimi, probabilmente fin da luglio era necessaria un'impostazione diversa della politica economica. Le indicazioni che il senatore Morando ha dato nel suo intervento vanno in questa direzione. Guardate, però, che il problema è ancora più serio. Non so se vi rendete conto, dal punto di vista quantitativo, qual è la dimensione dello sforzo che voi state richiedendo al Paese in un momento tutt'altro che semplice. Dietro le cifre della Nota di aggiornamento - che credo possono essere leggermente riviste con un certa ragionevolezza e con una certa facilità per renderle un po' più adatte alla situazione che viviamo - si cela un risultato molto banale: voi state chiedendo al Paese di dimezzare l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni in una situazione congiunturalmente particolarmente complicata e di farlo passare da una cifra superiore al 2 per cento ad una cifra molto prossima all'1 per cento.

Ho ascoltato attentamente il presidente Azzollini, ma non vi ho trovato le motivazioni per una scelta di questo genere. Certo, si può obiettare che è prudente comportarsi in questa maniera, che il peso del debito pubblico incombe, ormai da decenni, sulle nostre spalle. Sono tutte cose comprensibili e ragionevoli, ma non spiegano come mai si decida scientemente di chiedere al Paese uno sforzo particolarmente rilevante e serio nel momento in cui questo Paese visibilmente manifesta segni di disagio economico, che potrebbero divenire segni di vera e propria sofferenza qualora la crisi finanziaria che stiamo vivendo arrivasse a colpire i programmi delle imprese, i portafogli delle famiglie e la situazione sociale del Paese.

Da questo punto di vista, allora, è veramente difficile comprendere perché si sia scelta una strada di questo genere. Mi si potrà controbattere dicendo che non si può fare diversamente perché si vuole mantenere un equilibrio di bilancio. A quel punto, la risposta è, per certi versi, abbastanza semplice: se l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni - se mi permettete, un po' rivisti i numeri della Nota di aggiornamento - si colloca nel 2009 intorno all'uno per cento, una volta allora le posizioni e le indicazioni espresse dal senatore Morando diventano particolarmente attuali.

So benissimo che l'obiezione che può venire dai banchi della maggioranza alle cose che il senatore Morando ha detto può essere del tipo: come pensate ragionevolmente di poter finanziare un taglio di imposte che è immediato con un intervento sulla spesa che non potrebbe che avere effetti in tempi un po' più lunghi? Questo è esattamente il punto, è esattamente questa la situazione in cui quel tipo d'intervento è ragionevole. Proprio perché dal punto di vista ciclico e congiunturale noi saremmo oggi tranquillamente in grado di sostenere un intervento di abbattimento della pressione fiscale mettendo in campo subito interventi di contenimento della spesa, quand'anche questi dovessero produrre i loro effetti dal 2010 in poi. Questo perché secondo la sequenza dei dati sull'indebitamento netto il 2009, alla luce di tutto quello che sta accadendo, corre il rischio di essere un anno di straordinaria severità dal punto di vista del bilancio pubblico.

Sotto questo profilo, questa Nota di aggiornamento per un verso la guardiamo come una conferma di quanto abbiamo detto a luglio, ma il nostro lavoro non consiste nell'essere contenti del fatto che avevamo previsto bene qualcosa a luglio. Non è questo il punto. La Nota di aggiornamento è il documento che certifica la possibilità di una politica economica diversa. Ripeto: non diversa nel rigore - cosa che ci trova perfettamente d'accordo, dato che qui nessuno sta chiedendo di allentare i vincoli del bilancio pubblico - ma nell'impostazione, perché lo spazio c'è e lo avete scritto voi stessi. In quella Nota di aggiornamento si vede che c'è e non è - lo ripeto - il tesoretto di mitica memoria, ma qualcosa di diverso: la necessità di concedere al Paese un respiro diverso nel momento in cui vive una fase particolarmente difficile dal punto di vista economico. Lo spazio è esattamente quello che corre tra i dati attuali di finanza pubblica e quelli corretti per il ciclo ed è questo spazio che la politica economica dovrebbe sapere intravedere e catturare.

Naturalmente, anche rispetto a quanto ci siamo detti in Commissione, si potrà obiettare che queste cose avverranno e che il Governo ha scelto un suo indirizzo, traducendolo in provvedimenti in luglio che prima o poi daranno un frutto. Badate però che la politica economica non si fa così, ma si fa cogliendo l'attimo e sapendo scegliere il momento giusto. Il fatto di aver adottato dei provvedimenti a luglio non significa che, alla luce di quello che è accaduto poi, siano ancora oggi la soluzione migliore. Governare significa anche sapersi adattare alle circostanze, non semplicemente mantenere fermo un punto quando anche il mondo è cambiato.

Da questo punto di vista - ripeto quanto vi ho detto a luglio - prendete la Nota di aggiornamento e voi stessi un po' sul serio: se scrivete quei numeri dovete anche adottare una diversa politica. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mariapia Garavaglia. Ne ha facoltà.