Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, il senatore Morando, la cui moderazione è nota a tutti, ha espresso tutta la sua preoccupazione rispetto ad una crisi finanziaria senza precedenti che sta sconquassando i mercati globali e - permettetemi - che è superiore a quella del 1929. Nel 1929, infatti, non c'era la globalizzazione, non c'erano i subprime, non c'era la finanza derivata, quella finanza creativa definita dagli interpreti autentici di Marx la peste del ventunesimo secolo (salvo poi, nella finanziaria del 2001, averla inserita in modo che gli enti locali l'abbiano promossa).

Allora, davvero siamo di fronte ad una crisi che può essere riassunta con pochissimi dati. Voglio ricordare che Unicredit, la prima banca europea ad aver capitalizzato oltre 100 miliardi di euro, è stata costretta a fare una ricapitalizzazione, e che il patrimonio di vigilanza era sotto la soglia prevista dalla Banca d'Italia: eppure, il mercato non vi ha creduto e anche oggi si è affossata. Capitalizzava 100 miliardi di euro e oggi ne capitalizza a malapena 33.

Per i capitalisti delle bollette, quelli della Telecom, non tanti mesi fa quel titolo era quotato a circa 1,8 euro: oggi ha toccato il minimo di 0,89 euro.

Esistono altri indicatori che vorrei cercare di elencare; essi comunicano il senso di una crisi profonda che - mi permetta, signor presidente Azzollini - con tutto il rispetto, io non trovo riportato in questa Nota di aggiornamento del DPEF. I dati sono questi e riguardano lacrime e sangue della gente, che ha compiuto sacrifici per acquistare una casa ed è stata indotta ad indebitarsi, milioni su milioni, con mutui a tasso variabile, perché le banche non erogavano a tassi fissi oppure consigliavano il tasso variabile.

Ancora, nell'ottobre del 2005 il tasso di riferimento della Banca centrale europea era del 2 per cento; l'Euribor, un paniere determinato da un cartello bancario europeo era del 2,123 per cento e i mutui erano al 3,12 per cento. Noi facciamo esempi concreti: una rata mensile per un mutuo di 100.000 euro costava 428 euro; nell'ottobre 2006 è passata a 497 euro; nel 2007 a 557 euro e oggi a 609 euro. Ciò significa dover sopportare un costo ulteriore di 2.172 euro l'anno.

Con tutto lo sforzo possibile, in questa Nota di aggiornamento al DPEF non troviamo riportata la gravità di una crisi che viene da lontano: è datata almeno luglio 2007 quando, dopo il crollo delle torri gemelle, l'ex governatore Greenspan abbassò i tassi di interesse fino all'1 per cento, attirando 5-6 milioni di americani nella trappola di acquistare una casa che non avrebbero mai potuto ripagare. È scoppiata quella bolla e vorrei ricordare che quel tipo di economia del debito, qualche anno fa, voleva essere praticata anche dagli interpreti autentici di Karl Marx anche se poi, per fortuna, non è passata.

Questo è un DPEF che non ha voluto registrare, signor presidente Azzollini, se non in minima parte gli effetti nefasti della gravissima crisi finanziaria che sta sconvolgendo i mercati globalizzati e che riduce lievemente le stime di crescita per l'anno in corso e per il 2009. Questo è un DPEF che non tiene conto della grave recessione economica, della caduta verticale dei consumi delle famiglie che si devono indebitare per sopravvivere. A questo proposito, anche altri colleghi nei loro interventi hanno affermato che tante famiglie si stanno indebitando, costrette ad una vita a rate, a cedere il quinto dello stipendio e a fare debiti per piccoli prestiti con le finanziarie. Il DPEF, rispetto a questo, non mette al centro la difesa dei redditi.

Voglio ricordare anche altri dati come quello della Banca d'Italia che individua 18 milioni di lavoratori e pensionati a reddito fisso che hanno avuto una caduta verticale del loro potere di acquisto. Questa Nota aggiuntiva non si pone affatto, ripeto, il problema dei tassi di interesse, dei mutuatari indebitati a tasso variabile e di 3.200.000 famiglie costrette a pagare rate più salate del 60, 70 per cento che oggi rischiano di subire pignoramenti ed esecuzioni immobiliari senza interventi forti di tutela. E non si parli della convenzione Ministero dall'economia - ABI, della quale noi abbiamo cercato di attenuare gli effetti perché si è trattato di un regalo alle banche e di un alibi per la mancata applicazione, da parte delle banche, del decreto Bersani sulla portabilità e sulla surroga. Ci sono stati segnalati casi di persone che devono allungare la vita del debito fino ad 80 anni: io comprendo che si vive di più e che l'uomo più vecchio del mondo è un cinese di 113 anni a cui hanno anche regalato una teiera, ma in questo caso si dovrebbe vivere 137, 138 anni per pagare un mutuo. Quindi, non è quella la strada.

Noi ci aspettavamo più coraggio, ci aspettavamo soprattutto una interpretazione della realtà e della crisi. Ci dispiace sottolineare che, nonostante numerose richieste, ci sia una sorta di allergia, signor Sottosegretario, del Ministro dell'economia a venire nell'Aula del Senato a riferire l'entità della crisi. Quante famiglie hanno prodotti tossici, quante polizze index-linked sono in mano a gente che, anche inconsapevolmente, ha sottoscritto quei prodotti? C'è reticenza anche da parte delle autorità vigilanti, come ISVAP, CONSOB e Banca d'Italia.

Voglio ricordare, ancora una volta, che questa crisi non dico che poteva essere evitata, ma almeno gli effetti potevano essere attenuati soprattutto da parte del presidente del Financial Stability Forum, il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, uomo di Goldman Sachs. Conosciamo le banche d'affari e sappiamo chi è il ministro Paulson, un signore che ha lavorato per 26 anni ai massimi vertici di quella banca, come presidente e amministratore delegato e oggi ritiene di fare un piano di salvataggio. L'anno scorso i dipendenti di Goldman Sachs hanno avuto 600.000 dollari cadauno, le stock option non si contano, i premi dei dirigenti non si contano, ma poi il conto lo devono pagare i contribuenti, quelli americani e, in via indiretta, quelli europei e gli italiani, come ho detto.

Signora Presidente, il piano americano, che meno male è stato approvato dal Congresso, non può ripianare un buco della finanza derivata: 700.000 miliardi di dollari sono quel fuori bilancio. Io l'ho ricordato più volte in quest'Aula: l'economia reale si misura con il PIL, con la fatica degli uomini, quella fatica che è stata ricordata anche ieri dal Santo Padre.

Questo è il fallimento del capitalismo e da questo bisognerebbe ripartire. Noi ci aspettavamo più coraggio, più responsabilità, purtroppo non l'abbiamo trovata. Grazie per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo IdV).