Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008
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GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, vale la pena di ricordare che la manovra che - come ci è stato ricordato poco fa dal suo relatore, il presidente Azzollini - ammonta a 33,3 miliardi di euro, per quasi un quarto (7.830 milioni di euro) è a carico della scuola.
Nessuno però potrebbe saperlo, perché la manovra che riguarda la scuola è contenuta nel decreto-legge del 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge n. 133, recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria». I rappresentanti del Governo che erano presenti al Consiglio dei ministri e hanno sentito un loro collega vantarsi di aver approvato una manovra così importante in nove minuti non potevano immaginare che in quel testo fossero contenuti tre articoli enormi, anche dal punto di vista finanziario, che toccano la scuola dalle radici: non la riformano, ma la distruggono.
Dal punto di vista dell'aggiornamento del DPEF questa sera ci troviamo esattamente nel corto circuito di luglio. È stato emanato il decreto-legge finanziario prima del DPEF e quindi un Governo che sa di porre la fiducia è sicuro che non deve cambiare il DPEF quando ha già approvato la manovra. Sta accadendo anche questa sera: il corto circuito oggi è ancora più strano, perché si sta discutendo di scuola nell'altro ramo del Parlamento, dove è stata posta la questione di fiducia su un decreto che questa volta sì, recita disposizioni sulla scuola.
Nell'auspicio che vi sia finalmente una sede in cui i colleghi - sono anche troppi quelli che, rispetto alle mie aspettative, stasera hanno ancora voglia di ascoltarmi ‑ per un volta sentano parlare di scuola e non di una riforma, vorrei ricordare come il decreto-legge in questo momento in discussione alla Camera parla di scuola, all'articolo 4, comma 1: «Nell'ambito degli obiettivi di contenimento (...) è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con un orario di ventiquattro ore settimanali». A contenimento della spesa: altro che progetto educativo, altro che indagini sociali, psicologiche e pedagogiche!
Abbiamo avuto tanti Ministri che si sono affaccendati nelle riforme della scuola e sono state riforme anche molto contestate. Un Ministro che non apparteneva alla nostra area, la ministra Moratti, ha lavorato incessantemente per quattro anni, ha convocato gli stati generali della scuola, ha avuto anche grandi contestazioni, ma ha realizzato il suo progetto. Quello stesso Presidente del Consiglio dei ministri che sostenne la Moratti, oggi sostiene la Gelmini, perché l'attuale Ministra attua la politica economica del Governo, non la politica scolastica.
In proposito, onorevole Presidente, vorrei richiamare qui alcuni dati che non è stato possibile ricordare in altre occasioni, considerato che le competenti Commissioni di Camera e Senato sono state depauperate del dibattito perché, trattandosi di materia economica, la discussione si è svolta presso la competente Commissione bilancio (e ringrazio il presidente Azzollini per aver sopportato anche me in Commissione, dal momento che ho deciso di partecipare almeno alla discussione generale, devo dire imparando anche molte cose). Ci sono numeri che sono rimasti oggi identici a quelli di luglio per cui, con riferimento alla Nota di aggiornamento, la scuola continua a fare la sua parte alla stessa maniera, senza essere minimamente toccata, nonostante la crisi di cui tutti, soprattutto i più esperti, questa sera hanno dato conto e che riguarderà molte famiglie. La scuola vedrà ridurre 87.400 insegnanti in tre anni - altro che Alitalia! - e 44.500 ATA, cioè bidelli, tecnici dell'amministrazione, collaboratori scolastici.
Spero ci sia ancora qualche insegnante in Aula, Presidente, perché credo non si smetta mai di essere insegnanti: quando si parla per esempio dei bidelli come ha fatto Feltri domenica pomeriggio, ci si deve sentire offesi come cittadini italiani. Il bidello è colui che apre e chiude la porta - qualcuno deve aprire la porta della scuola! - è colui che accompagna ai servizi i bambini, è colui che controlla i corridoi: vogliamo affidare tutto alle cooperative? E ancora, qual è il progetto educativo di una cooperativa, che si occuperà al massimo delle pulizie? Potrà anche andar bene, ce lo auguriamo, ma non ci sarà sicuramente lo stesso rapporto con le famiglie, con i bambini, con gli insegnanti. Quanto sta accadendo, Presidente, è un tentativo di cambiare la natura della scuola, per cui, quasi come fosse un'azienda improduttiva, si procede a tagli indiscriminati.
Sono presenti in quest'Aula colleghi della Lega, ai quali devo riconoscere che fanno approfondimenti seri sull'autonomia, ma a loro innanzitutto devo dire che questo decreto ha leso l'autonomia della scuola, perché sono previsti tagli orizzontali e ha leso altresì l'autonomia dei Comuni e parlo ad un sindaco che conosco bene, perché i Comuni hanno competenza specifica riguardo all'organizzazione dei plessi e riguardo ai servizi. Quando sono previste per i bambini ventiquattro ore la settimana - e vi ho letto il decreto, quindi norma vigente e non propaganda del Partito Democratico o dei sindacati - significa che per i bambini il pomeriggio è libero, ma per fare cosa? Presidente, so bene che la scuola non è un servizio sociale, ma è un grande servizio educativo per cui il pomeriggio, anche in un tempo disteso per i bambini, potrebbe essere dedicato allo svolgimento di attività con cui si sollevano le famiglie. Se a questo aggiungiamo che l'80 per cento degli insegnanti sono donne, il decreto incide doppiamente sulle donne, sia perché come insegnanti non verranno utilizzate, né stabilizzate, sia come mamme, perché per il pomeriggio dovranno avere qualche preoccupazione.
Il Ministro dell'istruzione sostiene - ma lo ha detto anche il primo Ministro in una conferenza stampa di copertura totale, ed io stessa se fossi Ministro sarei onorata che il Presidente del Consiglio venisse a darmi manforte - che ci sarà più tempo pieno, anche se più tempo pieno degli insegnanti vuol dire che potremo usare gli insegnanti diversamente: ma chi pagherà? I Comuni. Credo davvero ci siano in quest'Aula forze che devono ricordarsi che i Comuni hanno già molti meno fondi a causa dell'eliminazione dell'ICI, per cui bisogna chiedersi cosa accadrà quando dovranno anche sistemare servizi integrativi, chiudere scuole, occuparsi del trasporto alunni, e forse fare i doposcuola di antica memoria; è mai possibile che i colleghi presenti in quest'Aula pensino che il maestro unico sia davvero la cosa migliore in una società così complessa?
È possibile prevedere 150 ore di aggiornamento per un insegnante, l'unico insegnante che faccia anche inglese? La Ministra ha propagandato un dato che a noi sta a cuore perché è anche una nostra proposta di legge delega. Avremmo cioè lavorato con il Governo e saremmo entrati nel dettaglio. Avremmo fatto un confronto dato che nel disegno di legge del 1° agosto si parlava di educazione civica con un monte ore annuale di 33 ore nell'ambito storico-geografico mentre nel decreto del 1° settembre si parla solo di educazione civica, senza indicazioni di ore dedicate: di fatto togliamo ai bambini tempo-scuola e materie, facendo finta di aggiungerne altre.
C'è qualcosa che non torna e lo dico in questa sede, la più alta che esiste. Abbiamo parlato di un Documento di programmazione e la programmazione per i Governi è il momento di scelte strategiche, in quanto parte da dati consolidati ed annuncia che strada si vuole percorrere. La scuola è un tesoro per il Paese. Non riguarda solo chi adesso è a scuola; non riguarda solo i genitori ed i nonni che hanno nipoti, gli adolescenti, i giovani, ma riguarda il futuro del Paese. Anche chi non ha figli e non ha scolari e non li vedrà nella propria vita magari perché è un single, deve essere interessato alla scuola che deve risultare una ossessione per il Paese: senza di essa non c'è futuro.
Con la globabilizzazione, la complessità del mondo è in casa con i nostri bambini. Essi parlano con espressioni per noi inimmaginabili 30 o 40 anni fa. Possiamo togliere loro questa ricchezza, queste relazioni umane e culturali, con questo decreto finanziario che è stato confermato dal DPEF? Questa è la scuola che dobbiamo aspettarci. Quindi, credo di poter chiedere a tutti voi, ai vostri Gruppi, al Governo di tornare sull'argomento perché a breve arriverà il decreto in via di approvazione alla Camera.
Vi prego: parliamo di scuola, altrimenti parliamo solo del contenimento della spesa. Ci sono sprechi e servono tagli. Una forza come il Partito Democratico non può rinunciare a partecipare anche ai tagli poiché è necessario anche saper programmare se ci sono sprechi, se ci sono troppo insegnanti con pochi bambini, se ci sono tanti bambini e non ci sono insegnanti. Non possiamo essere noi a non partecipare ad un dibattito costruttivo.
Questo è il nostro impegno purché possiamo entrare nel merito e parlare finalmente di scuola e non solo di contenimento della spesa pubblica. I nostri bambini, i nostri adolescenti, il futuro del Paese non rappresentano una spesa, non sono un costo. Sono un investimento. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.