Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008
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FLERES (PdL). Onorevole Presidente del Senato, membri del Governo, onorevoli colleghi, a poche settimane dal suo insediamento il Governo Berlusconi ha presentato alle Camere, il 24 giugno scorso, il Documento di programmazione economico-finanziaria, con il quale ha delineato il quadro macroeconomico e l'entità della manovra finanziaria per gli anni 2009-2013.
Il Governo, inoltre, ha esplicitato in modo chiaro le procedure che avrebbe seguito, in termini di iter parlamentare, e i provvedimenti che avrebbe adottato per attuare le misure indicate nel DPEF, a cominciare dal primo passo costituito dal decreto-legge n. 112 (anticipazione della manovra finanziaria), che è stato poi convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008. Il successivo passaggio sarebbe stato il disegno di legge n. 1441, trasmesso alla Camera dei deputati, che avrebbe completato la manovra di bilancio.
Già nel momento in cui veniva presentato a giugno il DPEF, la congiuntura internazionale e la situazione dei mercati finanziari negli Stati Uniti e in Europa lasciavano presagire condizioni difficili per l'economia mondiale. Ma se qualcuno, nei mesi scorsi, avesse predetto, anche soltanto in minima parte, quello che poi è accaduto e che sta accadendo nei mercati internazionali, soprattutto rispetto alla entità del fenomeno, nessuno gli avrebbe dato alcun credito. Si sarebbe trattato della solita Cassandra (così sarebbe stato definito), che sarebbe rimasta probabilmente inascoltata. A dire il vero, quello che sta succedendo non sarebbe stato ipotizzabile neppure come trama di un film di fantascienza, ma la realtà sembra avere di gran lunga superato la fantasia.
Nel giro di pochi mesi abbiamo visto abbattersi come uno tsunami una gigantesca onda anomala, che ha già colpito alcuni dei giganti della finanza mondiale. Colossi come Lehman Brothers, Fannie Mae, Freddie Mac, Merrill Lynch, Morgan Stanley, che sembravano imbattibili, si sono sgretolati nel giro di pochi giorni o sono stati salvati in extremis, uscendone con le ossa rotte e con un ruolo decisamente ridimensionato. Queste società hanno improvvisamente messo in mezzo alla strada decine di migliaia di dipendenti, ma soprattutto, hanno lasciato sgomenti e a tasche vuote milioni di risparmiatori in tutto il mondo; milioni di cittadini che avevano creduto nell'affidabilità e nella sostenibilità del sistema, i quali si sono ritrovati da un giorno all'altro con in mano pacchi di titoli equivalenti a carta straccia.
Negli Stati Uniti il Governo americano e la Federal Reserve sono intervenuti per evitare il peggio e per impedire un effetto domino che sarebbe stato devastante. Il Governo americano ha nazionalizzato i colossi dei mutui ipotecari Fannie Mae e Freddie Mac, nel tentativo di salvare il mercato immobiliare dalla crisi. La Bank of America ha acquistato Merrill Lynch, ormai piena di debiti. Goldman Sachs e Morgan Stanley sono diventate holding bancarie sotto la supervisione della Federal Reserve. La stessa Federal Reserve ha rifinanziato AIG con un pacchetto di salvataggio da 85 miliardi di dollari rilevando il 79,9 per cento del colosso assicurativo. Il 25 settembre scorso ha chiuso per fallimento la Washington Mutual. Si tratta del maggior crack mai registrato da una banca negli Stati Uniti.
Il Congresso americano ha varato, tra le polemiche, la scorsa settimana, un piano da 700 miliardi di dollari voluto dall'amministrazione Bush per fronteggiare la crisi. In Europa anche il Governo inglese è intervenuto per salvare alcuni istituti di credito e assicurativi. La stessa cosa ha fatto il Governo olandese e si appresta a fare quello tedesco, che ha anche annunciato che garantirà con fondi pubblici i depositi bancari dei cittadini.
Il Presidente francese, di concerto con i Capi di Governo di Germania, Gran Bretagna e Italia e con il Presidente della Commissione europea, ha convocato un vertice urgente per affrontare la questione ed individuare le misure necessarie da adottare a livello comunitario e dei singoli Stati. La deliberazione di provvedimenti straordinari e la decisione di assumere misure comuni miranti ad assicurare la solidità e la stabilità del sistema bancario e finanziario e a proteggere i contribuenti non hanno sortito finora l'effetto sperato, considerando che le borse mondiali hanno registrato ieri il peggiore risultato degli ultimi 21 anni e uno dei peggiori dell'ultimo secolo.
In questo quadro internazionale, in continuo cambiamento, caratterizzato da forte instabilità, il Governo Berlusconi ha prontamente e correttamente provveduto a trasmettere al Parlamento la Nota di aggiornamento al DPEF in discussione oggi. L'aggiornamento tiene in dovuto conto tutti i fattori che hanno determinato le correzioni delle stime, a cominciare dalle attenuate prospettive di crescita dell'economia italiana e dalle modifiche apportate in sede di conversione dei provvedimenti attuativi della manovra finanziaria, approvata lo scorso agosto. Inoltre, per quanto concerne il conto delle pubbliche amministrazioni, la Nota prende in considerazione l'aggiornamento realizzato in base all'attività di monitoraggio ed effettua una più puntuale ripartizione della manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2011 tra le voci di entrata e di spesa.
Nella Nota di aggiornamento si fa riferimento ad un ridimensionamento dell'aumento del PIL per il 2008 e per il 2009, previsto rispettivamente allo 0,1 e allo 0,5 per cento. Le previsioni di crescita per l'Italia sono state riviste insieme a quelle degli altri Paesi dell'Unione anche dalla Commissione europea, dall'OCSE e dal Fondo monetario internazionale. Il quadro dell'economia italiana risulta comunque in linea con le stime degli altri Paesi europei, che registrano un generalizzato peggioramento della crescita.
Nonostante il quadro descritto, nel complesso, con la Nota di aggiornamento, vengono mantenuti inalterati tutti gli impegni già indicati dal DPEF nella manovra varata ad agosto, con la conferma dell'indebitamento netto sul PIL al 2,5 per cento per l'anno 2008 e di una consistente riduzione del debito pubblico che si prevede in discesa progressiva fino al 91,9 per cento del PIL nel 2013.
Il Documento in discussione, infatti, considera già gli effetti positivi dei provvedimenti contenuti nella manovra varata ad agosto, a cominciare dalla diminuzione della spesa e dai consistenti tagli effettuati nel settore pubblico a livello di amministrazioni centrali dello Stato. Pertanto, seppure in una condizione di oggettiva difficoltà, dettata dagli eventi e dalla negativa congiuntura internazionale, ancora una volta, il Governo Berlusconi si è mosso in linea con il proprio programma e sta avviando tutte le iniziative idonee a fronteggiare l'emergenza e a rilanciare l'economia, senza proclami mediatici, assai pericolosi, e soprattutto senza fretta, onorevole senatore Rossi, nel momento in cui si devono dichiarare ipotesi che potrebbero alterare gli equilibri e danneggiare il nostro Paese.
Nell'ambito degli impegni programmatici, si inquadrano i disegni di legge approvati dal Consiglio dei ministri, alcuni dei quali già in discussione presso i due rami del Parlamento, che andranno a completare la manovra del bilancio per il 2009‑2011.
In particolare, si fa riferimento ai disegni di legge n. 1441-bis, 1441-ter e 1441-quater in discussione presso la Camera dei deputati, in materia di sviluppo economico, di semplificazione, di competitività, di perequazione tributaria, di lavoro sommerso, di lavori usuranti, di internazionalizzazione delle imprese. A questi si aggiungono il progetto di legge in discussione al Senato per la delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività nel lavoro pubblico ed il progetto di legge approvato dal Consiglio dei ministri per la delega al Governo in materia di federalismo fiscale. Si tratta di misure in grado di rimettere in moto l'economia italiana, che è sostanzialmente sana, perché si basa su un tessuto di piccole e medie imprese sane, che rappresentano l'asse portante del nostro sistema economico e sociale, che non conta più del dovuto sulle speculazioni (e per fortuna!).
Attraverso l'attuazione di questi provvedimenti e di altri eventuali interventi straordinari che si dovessero rendere necessari per affrontare emergenze contingenti, il nostro Paese potrà raggiungere gli obiettivi di risanamento delle finanze pubbliche e di rilancio dell'economia prefissati dal Governo. Non dico che sia necessario dimostrarsi ottimisti ad oltranza; dico, però, che non ho mai visto un pessimista raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.
E quindi, con l'ottimismo che li contraddistingue, il Governo e la maggioranza sono coscienti delle difficoltà; hanno però il coraggio di affrontare la situazione, nella consapevolezza che soltanto attraverso l'approvazione di misure serie, che contribuiscano a sostenere il tessuto imprenditoriale, ad aumentare la competitività delle nostre imprese e a responsabilizzare maggiormente i livelli di Governo locale, si possono conseguire i risultati previsti, anche in termini salariali. E questo, soprattutto se si esce dai vecchi schemi contrattuali, come anche questa sera abbiamo avuto modo di sottolineare con la votazione proposta dai colleghi della Lega. E tutto ciò, con il duplice effetto di contenere le spese, senza mettere le mani in tasca ai contribuenti e senza aumentare la pressione fiscale.
Ricorda Theodor Fontane che una "giusta economia non dimentica mai che non sempre si può risparmiare; chi vuole sempre risparmiare è perduto". Ma anche chi tassa è perduto, dunque è necessario trovare un punto di equilibrio realistico tra i due concetti, attraverso una concreta riduzione della spesa pubblica, cosa che il Governo Berlusconi sta facendo molto bene.
Nei giorni scorsi, il ministro Tremonti ha risposto a chi gli faceva notare di avere citato Marx, che la differenza o la discriminante non è tra chi ha letto Marx e chi non lo ha letto; la differenza fondamentale è tra chi l'ha compreso e chi l'ha male interpretato. Il filosofo tedesco sosteneva che "l'economia politica è la scienza della ricchezza e ad un tempo la scienza della rinuncia: essa è una scienza morale". Quindi, l'equilibrio, nel governo di un popolo, si fonda proprio nella giusta combinazione tra la ricchezza e la rinuncia.
Dunque, onorevoli colleghi, noi del PdL iscriviamo alla voce rinuncia: la rinuncia agli sprechi, la rinuncia ai privilegi, la rinuncia alle clientele, la rinuncia alla proliferazione degli enti, la rinuncia ad una scuola sprecona, ma ignorante, la rinuncia ad una pubblica amministrazione lenta e clientelare, la rinuncia ad una sanità e ad una università baronali. Queste rinunce, insieme ai provvedimenti di razionalizzazione e miglioramento qualitativo della spesa, produrranno le ricchezze necessarie a far ripartire il Paese, facendolo uscire da una condizione di disagio, che ha radici profonde e lontane e dalla quale prendiamo le distanze, certi di riuscire, senza effetti annuncio, senza fregole, ma con tanta, tanta e ancora tanta buona volontà! (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.