Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008
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QUAGLIARIELLO (PdL). Nel ricordare la figura del costituzionalista Leopoldo Elia è opportuno evitare di cedere sia alla retorica celebrativa sia ad una lettura esclusivamente di parte della sua attività. Nella riflessione scientifica, come nella pratica politica, Elia seppe cogliere e riconoscere la centralità dei partiti politici nella vita democratica del Paese, aprendo alle tematiche politologiche le porte della dottrina costituzionalista e comprendendo, in anticipo sui tempi, l'importanza della Costituzione materiale. Egli difese inoltre il ruolo della classe politica anche nei periodi in cui questa venne posta sotto accusa dall'opinione pubblica. Al momento della transizione ad una nuova stagione istituzionale, nel corso degli anni Novanta, Elia si fece strenuo oppositore delle novità del quadro politico ed istituzionale, scorgendo in esse rischi di deriva populista e di smarrimento dell'equilibrio democratico e riuscendo a cogliere con maggiore profondità gli elementi di rottura che non quelli di continuità e di normale evoluzione rispetto alla stagione precedente. Avversò con decisione anche la riforma costituzionale approvata dal centrodestra nel 2005, allineandosi ad una scuola di pensiero che vede in ogni proposta di riforma un attentato alla Costituzione, anche quelle tendenti ad affermare la «democrazia di investitura» ed il rafforzamento della figura del premier come naturale evoluzione del parlamentarismo applicato alla società contemporanea. Ma, a differenza di altri, non ha coltivato mai la pretesa di essere depositario della verità assoluta e si è impegnato in un appassionato confronto critico. Questo atteggiamento rispettoso e costruttivo è parte integrante del lascito culturale di Leopoldo Elia. (Generali applausi).