Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008
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Intervento del senatore Pistorio in memoria di Leopoldo Elia
Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo appreso con sincera commozione la notizia della scomparsa del professore Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte costituzionale.
Testimone appassionato e maestro rigoroso della nostra Costituzione, nel corso della sua lunga attività ha dato un fondamentale e imprescindibile contributo al dibattito sulla nostra democrazia.
Leopoldo Elia è considerato da molti come un padre costituente. Non già per l'elaborazione della nostra Carta, poiché per ragioni anagrafiche non partecipò all'Assemblea costituente, quanto per il suo continuo, intenso, multiforme e significativo apporto all'attuazione, alla difesa e all'adeguamento della Costituzione repubblicana.
Libertà, eguaglianza, solidarietà, democrazia sono i principi generali attorno ai quali si costruì il nuovo ordinamento costituzionale, che prese le distanze dalla esaltazione statalistica propria delle differenti tradizioni liberale e fascista, sia dalle ideazioni individualistiche rispetto a cui si preferì il riferimento delle concezioni più avanzate del cattolicesimo, della centralità della persona e della giustizia sociale.
A questi valori fondanti fu sempre fedele. Valori frutto di un fortissimo senso unitario che ha plasmato i lavori della Costituente nella quale grande parte ebbe la componente democratico-cristiana più aperta al dialogo con la sinistra, che annoverava fra i suoi componenti Dossetti, La Pira e Fanfani che formavano il cosiddetto gruppo dei professorini, al quale partecipò giovanissimo Elia anche attraverso la pubblicazione di validi contributi sulla rivista "Cronache sociali", attiva dal 1947 al 1951.
Proprio nel 1947 si laurea con una tesi su "L'avvento del Governo parlamentare in Francia". Fu funzionario di questo Senato, professore di diritto costituzionale, giudice costituzionale e titolare di una delle più lunghe presidenze della Consulta, ben cinque anni, poi parlamentare e ministro. I suoi molteplici ruoli istituzionali lo hanno visto costantemente protagonista eminente nell'opera di inveramento dei valori e dei principi costituzionali. Non fu mai tuttavia un conservatore, ma adattò sempre le scelte che l'evoluzione politica e sociale richiedevano tenendo sempre fissa la barra dei valori fondanti.
Oggi che il dibattito politico è molto incentrato, tra gli altri temi, su quello dell'educazione e della formazione dei giovani, non è vano ricordare il grande contributo recato da Leopoldo Elia nella formulazione delle nuove regole costituzionali, frutto della riforma del Titolo V della Costituzione in tema di istruzione. Come sempre, con la competenza del fine studioso e con la passione del protagonista, dopo aver seguito attentamente, registrato e analizzato le varie posizioni, con estrema pacatezza, ma con altrettanta determinazione e fermezza, espose le sue tesi e le sue proposte. Sua fu la grande mediazione che portò nel testo costituzionale, tra le materie in cui lo Stato ha potestà di legislazione esclusiva, alla lettera n), le "norme generali sull'istruzione", lasciando alla legislazione concorrente il riferimento all'"istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e formazione professionale". È questo un aspetto poco conosciuto ma significativo del grande equilibrio che Leopoldo Elia sempre dimostrava nel contemperare la garanzia del rispetto di ogni idea, in questo caso di "idea educativa" permeata sulle garanzie di libera espressione dei valori e del libero confronto culturale. Per Elia fondamentale era il rispetto delle prerogative di tutte le offerte culturali ed educative da qualunque ambito provenissero, sia laico che confessionale, in nome della più ampia libertà, concetto a lui carissimo.
La profondità degli studi condotti da Elia lungo tutta la sua vita nella materia del diritto costituzionale, unita al suo impegno civile, sociale e politico, il suo essere cattolico, lo hanno reso attento difensore dei diritti e della non prevaricazione. La sua "straordinaria probità e mitezza", per riprendere l'espressione usata dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha sempre accompagnato il suo grande equilibrio, unanimemente riconosciuto, che si è espresso anche recentemente nella relazione all'ultimo congresso dei costituzionalisti sulla laicità dello Stato come garanzia di pluralismo "nelle istituzioni" e "delle istituzioni".
Considerava ancora oggi la nostra Carta costituzionale uno dei testi più avanzati al mondo, sottolineando l'elemento della cittadinanza sociale, della cittadinanza fondata sul lavoro e sull'abbattimento di tutte le barriere che inibiscono eguali diritti a tutti i cittadini, uno dei cardini della Costituzione italiana.
Era un lavoratore instancabile ed un giurista appassionato, dotato di una naturale signorilità nei rapporti umani, qualità questa che purtroppo sta diventando merce rara.
Commemorare vuol dire "ricordare insieme", ma le commemorazioni sono anche un rischio perché chiudono il significato della vita di una persona in una gabbia di parole, che non rappresentano tutta quella persona, ma solo ciò che noi, spesso arbitrariamente, vogliamo conservare di lui.
Elia è stata una figura atipica, con una straordinaria vastità di orizzonti ma, soprattutto, con una apertura mentale e una curiosità intellettuale che hanno permesso e promosso dibattiti assolutamente liberi da ogni condizionamento e hanno saputo attrarre energie intellettuali appartenenti a molte discipline.
La sua scomparsa è un lutto di tutto il mondo della cultura e della politica che a lui, e a pochi altri come lui, deve la formazione della cultura democratica dei nostri giorni. La sua assenza ci impoverisce. E noi, in modi diversi, dobbiamo far vivere il suo esempio di rigoroso e attento studioso che riceviamo in eredità.