Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008

MOZIONI

Mozione sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi

(1-00025) (24 settembre 2008)

Approvata

BRICOLO, FINOCCHIARO, GASPARRI, LANNUTTI, D'ALIA, ASTORE, BALBONI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, DIVINA, FERRARA, FILIPPI Alberto, MARAVENTANO, MAZZATORTA, MONTANI, MURA, POLI BORTONE, STIFFONI, TOFANI, TORRI, VACCARI, VALLARDI, VALLI, MAURO. - Il Senato,

        premesso che:

            il 1º luglio 2008 presso la sede generale del Fondo monetario internazionale a Washington è stato pubblicato il primo rapporto analitico sull'aumento globale del prezzo dei cereali e del petrolio. Dal rapporto emerge che l'economia globale si trova in un periodo in cui si assiste al più ampio e al più veloce aumento dei prezzi a partire dalla grave inflazione degli anni '70 del secolo scorso. Il prezzo del petrolio è aumentato dai 30 dollari americani al barile nel 2003 agli attuali 145. L'aumento dei generi alimentari segue di poco quello del petrolio, iniziato nel 2006, e finora non ha raggiunto i livelli massimi degli anni '70; l'incremento percentuale maggiore riguarda il costo dei cereali e dell'olio commestibile;

            l'incremento più che proporzionale dei prezzi dei prodotti energetici dai quali dipendono il funzionamento del nostro sistema produttivo, nonché la capacità ed il potere di acquisto delle famiglie è uno dei fattori che contraddistingue l'attuale situazione di crisi economica mondiale, che rappresenta la prima crisi realmente sincronizzata dal 1973-74;

            l'aumento del prezzo del petrolio è da addebitarsi sia a cause di ordine strutturale che a problemi contingenti. In parte, è legato al radicale cambiamento strutturale dell'offerta e della domanda di petrolio nell'economia globale. In parte, è legato a fattori di natura temporanea come i problemi riguardanti il funzionamento di alcuni oleodotti o la capacità di estrazione, l'indebolimento del dollaro e gli afflussi di capitali nei mercati delle materie prime, stimati a 70 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2008;

            è tuttavia innegabile che tale incremento esponenziale del costo del petrolio sia legato in parte preponderante anche a comportamenti speculativi. In termini reali, il petrolio, considerata l'inflazione, costa infatti mediamente molto meno che in passato: la media degli ultimi mesi è di 40 dollari al barile contro i circa 50 dollari del 1991 (invasione del Kuwait); in termini percentuali, il prezzo è quindi diminuito mediamente del 20 per cento; se risaliamo ai primi anni '80 (picco di 90 dollari al barile) il deprezzamento del greggio è di circa il 55 per cento;

            se si considera che le riserve di petrolio acquistate dal nostro Paese sono pagate in euro, indipendentemente dalla provenienza del barile, e che negli ultimi anni il rapporto di cambio euro-dollaro opera a favore della valuta europea, è necessario interrogarsi sulle ragioni strutturali che continuano a determinare l'incremento del prezzo della benzina e degli altri derivati dal petrolio;

            l'incremento patologico del prezzo dei prodotti petroliferi testimonia, infatti, la presenza di comportamenti speculativi, favoriti dai numerosi passaggi commerciali che iniziano con l'estrazione del greggio e terminano con l'utilizzo del carburante;

            il problema del contrasto del fenomeno inflattivo e del controllo dell'incremento del prezzo del barile di petrolio sta assumendo un rilievo centrale anche in ambito internazionale. L'ultimo G8 dei Ministri delle finanze, svoltosi ad Osaka nel giugno 2008, si è chiuso sottolineando che i rincari delle materie prime pongono una minaccia seria alla crescita economica globale, senza tuttavia individuare alcun piano di azione per contrastare in modo concreto, ossia attraverso alcune forme di controllo o indirizzo, le turbolenze sui mercati petroliferi o su quelli valutari;

            il G8 di Osaka ha, in particolare, soffermato l'attenzione sull'esigenza di effettuare uno studio approfondito «dei fattori reali e finanziari alla base del recente balzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime, e sugli effetti sull'economia globale», affidando tale incarico al Fondo monetario internazionale e all'Agenzia internazionale dell'energia;

            la Commissione europea ha affrontato nel mese di giugno 2008 il problema, nel tentativo di formulare risposte politiche adeguate ad attenuare gli effetti dell'aumento mondiale dei prezzi dei combustibili. In particolare, il collegio dei commissari ha proposto misure per la promozione dell'efficienza energetica a livello aziendale e familiare ed ha avanzato un impegno a presentare proposte sulla trasparenza delle scorte petrolifere commerciali entro la fine dell'anno. La Commissione ha inoltre invitato gli Stati membri a prendere iniziative a breve termine per sostenere le fasce più povere della popolazione;

            gli ultimi dati diffusi dall'Istat confermano che l'inflazione ha segnato un incremento del 3,8 per cento nel mese di giugno, portandosi così ai massimi livelli dal luglio 1996. I beni che hanno registrato un maggiore incremento sono i prodotti alimentari ed i carburanti; in questo settore, i prezzi sono infatti aumentati su base mensile dello 0,4 per cento. Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli abitazione, acqua, elettricità e combustibili (7,2 per cento), trasporti (6,9 per cento) e prodotti alimentari e bevande analcoliche (6,1 per cento);

            in questo contesto, chi soffre particolarmente del generale movimento a rialzo dei prezzi di beni fondamentali sono le famiglie e, in particolare, quelle a reddito fisso, che rischiano di vedere compresso il proprio potere d'acquisto (nonché il proprio tenore di vita), con effetti negativi anche sul ciclo economico per l'indebolimento della domanda interna;

            nella XV Legislatura, con l'articolo 2, commi 196-203, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), è stata introdotta una nuova disciplina in materia di sorveglianza dei prezzi praticati ai consumatori finali. In particolare, si è attribuito a ciascuna Camera di commercio, industria, artigianato ed agricoltura il compito di rendere noto al pubblico il proprio «ufficio prezzi», che riceve segnalazioni e verifica le dinamiche concernenti le variazioni dei prezzi di beni e servizi praticati ai consumatori finali. Si è inoltre istituita presso il Ministero dello sviluppo economico la figura del Garante per la sorveglianza dei prezzi (nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico), cui è deputato il compito di sovrintendere alla tenuta ed elaborazione delle informazioni richieste agli «uffici prezzi» delle Camere di commercio, nonché ai competenti uffici del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e della Presidenza del Consiglio dei ministri;

            nella Legislatura in corso sono già state adottate misure tempestive volte a contrastare l'andamento del fenomeno inflattivo, nel tentativo di recuperare potere di acquisto a favore, in particolare, delle famiglie;

            con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, si sono inoltre ridefinite le funzioni del Garante per la sorveglianza dei prezzi, attribuendo a tale figura, in particolare, il compito di analizzare le segnalazioni ritenute meritevoli di approfondimento. Si è inoltre specificata la possibilità per il Garante di convocare le imprese e le associazioni di categoria interessate al fine di verificare i livelli di prezzo dei beni e dei servizi di largo consumo corrispondenti al corretto e normale andamento del mercato;

            rilevata per tutti i suddetti motivi l'esigenza di istituire, per la Legislatura in corso, un organismo di acquisizione di dati ed informazioni e di studio che possano consentire al Senato di assumere una funzione propositiva, di stimolo ed impulso, sia nell'elaborazione di proposte legislative che per affrontare a livello nazionale ed internazionale le tematiche di cui in premessa;

            valutata l'opportunità di attribuire al citato organismo in particolare compiti di:

            a) analisi dei fattori congiunturali e strutturali che sono all'origine dei rincari dei prezzi dei prodotti intermedi e finali al fine di mitigare le anomalie che detti aumenti possono produrre sul sistema produttivo, con particolare riferimento ai prodotti energetici;

            b) acquisizione di elementi informativi, anche su base regionale, sull'andamento dei prezzi dei beni e dei servizi di largo consumo al fine di garantire la trasparenza e la tracciabilità all'origine degli stessi e in ciascuna fase della filiera produttiva;

            c) elaborazione di proposte volte ad attenuare le conseguenze del rialzo dei prezzi dei prodotti energetici e dei beni di largo consumo sulle famiglie a basso reddito;

            d) svolgimento di indagini sull'andamento in borsa del prezzo del petrolio, nonché sulle transazioni internazionali al fine di venire a conoscenza di eventuali speculazioni, pregresse e future,

        delibera di istituire una Commissione straordinaria per la verifica dell'andamento generale dei prezzi al consumo e per il controllo della trasparenza dei mercati, costituita da 25 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi. Il Presidente della Commissione è nominato dal Presidente del Senato al di fuori dei predetti componenti. L'Ufficio di Presidenza è composto, oltre che dal Presidente, da due Vice Presidenti e da due Segretari, eletti dalla Commissione tra i suoi membri. La Commissione ha compiti di studio, osservazione e iniziativa, per lo svolgimento dei quali può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi e con organismi internazionali; a tal fine la Commissione può effettuare missioni in Italia o all'estero. Per il raggiungimento di queste finalità essa può svolgere procedure informative ai sensi degli articoli 46, 47 e 48 del Regolamento; formulare proposte e relazioni all'Assemblea - tra cui una relazione annuale - ai sensi dell'articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell'esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell'articolo 39, comma 4, del Regolamento. La Commissione ha durata triennale e può essere rinnovata.

Mozione con procedimento abbreviato, ai sensi dell'art. 157, comma 3, del Regolamento, in materia di occupazione

(1-00024 p. a.) (24 settembre 2008)

Respinta

FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, TREU, NEROZZI, ROILO, ADRAGNA, BLAZINA, BIONDELLI, GHEDINI, ICHINO, PASSONI, ADAMO, AGOSTINI, AMATI, ANDRIA, ANTEZZA, ARMATO, BAIO, BARBOLINI, BASSOLI, BASTICO, BERTUZZI, BIANCHI, BIANCO, BONINO, BOSONE, BRUNO, BUBBICO, CABRAS, CARLONI, CAROFIGLIO, CASSON, CECCANTI, CERUTI, CHIAROMONTE, CHITI, CHIURAZZI, COSENTINO, CRISAFULLI, D'AMBROSIO, DE CASTRO, DE LUCA, DE SENA, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, DI GIROLAMO Leopoldo, DONAGGIO, D'UBALDO, FILIPPI Marco, FIORONI, FISTAROL, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GALPERTI, GARAVAGLIA Mariapia, GARRAFFA, GASBARRI, GIARETTA, GRANAIOLA, GUSTAVINO, INCOSTANTE, LEDDI, LEGNINI, LIVI BACCI, LUMIA, LUSI, MAGISTRELLI, MARCENARO, MARCUCCI, MARINARO, MARINI, MARINO Ignazio, MARINO Mauro Maria, MARITATI, MAZZUCONI, MERCATALI, MICHELONI, MILANA, MOLINARI, MONGIELLO, MORANDO, MORRI, MUSI, NEGRI, PAPANIA, PEGORER, PERDUCA, PERTOLDI, PIGNEDOLI, PINOTTI, PORETTI, PROCACCI, RANDAZZO, RANUCCI, ROSSI Nicola, ROSSI Paolo, RUSCONI, RUTELLI, SANGALLI, SANNA, SBARBATI, SCANU, SERAFINI Anna Maria, SERRA, SIRCANA, SOLIANI, STRADIOTTO, TOMASELLI, TONINI, VERONESI, VILLARI, VIMERCATI, VITA, VITALI, ZAVOLI, CARLINO, BELISARIO, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, GIAMBRONE, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA, RUSSO. - Il Senato,

        premesso che:

            la crisi finanziaria mondiale, la bassa crescita del Prodotto interno lordo e le perduranti difficoltà economiche stanno non solo pregiudicando le possibilità di ripresa e di creazione di nuova occupazione nel nostro Paese, ma ormai anche aggravando la precarietà e instabilità di un numero elevatissimo di posti di lavoro esistenti, mettendo a rischio interi comparti produttivi e vaste aree del territorio, in particolare nel Mezzogiorno;

            ad evidenziarlo sono, tra gli altri, i dati dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) relativi al ricorso alla cassa integrazione, che segnalano un aumento del 5,74 per cento nel primo semestre del 2008. In particolare, nel periodo indicato la cassa integrazione straordinaria ha fatto registrare un incremento dell'1,59 per cento, per un totale di circa 53 milioni di ore, mentre la cassa integrazione ordinaria è cresciuta addirittura del 15,41 per cento, per un totale di circa 25.700.000 ore;

            i settori maggiormente interessati da tale fenomeno sono risultati il commercio, che ha totalizzato un aumento della cassa integrazione del 122,44 per cento, il settore del legno con una crescita del 111,64 per cento, l'estrazione di minerali con il 79,62 per cento, il settore delle pelli e del cuoio con il 48,08 per cento, il settore dei trasporti e delle comunicazioni con il 44,40 per cento;

            traducendo il totale delle oltre 78 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria utilizzate nel primo semestre del 2008 in numero di lavoratori totalmente assenti dalla produzione nello stesso periodo si raggiunge la cifra di oltre 75.000 operai e impiegati;

            nonostante la grave situazione di crisi occupazionale già in atto nel Paese, il Documento di programmazione economica e finanziaria triennale presentato al Parlamento dal Governo nel luglio 2008 non conteneva alcuna indicazione di politiche per lo sviluppo, né prevedeva misure strutturali idonee a contrastare la crisi occupazionale e sostenere il potere d'acquisto di pensioni e salari;

            la manovra finanziaria triennale, approvata contestualmente, ha semmai aggravato il quadro economico generale con misure - di carattere manifestamente recessivo - orientate ad una riduzione degli investimenti pubblici senza precedenti, per ampiezza ed estensione pluriennale, rispetto alle manovre finanziarie recenti, e ad un taglio generalizzato di comparti di spesa cruciali per la salvaguardia dei livelli delle prestazioni pubbliche in favore dei cittadini;

            la mancanza di incisive politiche occupazionali e di sostegno a salari e pensioni è tanto più grave in quanto si segnala un'allarmante impennata dell'inflazione al consumo, per di più caratterizzata da forti differenziazioni territoriali. A fronte di un'inflazione reale che ha raggiunto il 4,1 per cento su scala nazionale ad agosto 2008, al Sud e nelle isole si è toccata nello stesso periodo la punta del 4,4 per cento; e la perdurante crescita dei prezzi lascia supporre un netto peggioramento degli indicatori per i mesi futuri;

        considerato che:

            alcuni comparti industriali registrano a tutt'oggi situazioni di crisi suscettibili di determinare a breve termine licenziamenti collettivi di notevoli proporzioni. Tra gli altri, in particolare, si segnalano: il settore del trasporto aereo, per effetto della crisi di Alitalia che a tutt'oggi espone al rischio di espulsione oltre 7.000 lavoratori; il settore automobilistico, che nel mese di agosto ha registrato un calo pari al 26,7 per cento rispetto all'anno precedente, con possibili ripercussioni occupazionali a breve termine; il settore ferroviario, nel quale - in conseguenza dell'annunciata introduzione del «conduttore unico» - potrebbero determinarsi circa 6.000 esuberi; il settore delle comunicazioni, che vede in atto il processo di ristrutturazione di Telecom, con il possibile licenziamento di almeno 5.000 lavoratori su 58.000, e la riorganizzazione di Poste italiane, per la quale si prospettano circa 2.000 esuberi; il settore chimico, interessato dalla crisi del Petrolchimico di Marghera; l'industria degli elettrodomestici, colpita pesantemente dalle crisi delle società Electrolux e Antonio Merloni;

            per ciascuno di questi fronti di crisi, l'impatto in termini occupazionali si estende alle imprese dell'indotto, con un effetto moltiplicatore dei posti di lavoro persi stimato addirittura in tre ad uno per i principali settori. In tal senso, il volume effettivo della contrazione occupazionale derivante da ciascuna crisi aziendale deve ritenersi in molti casi quadruplicato rispetto al numero degli esuberi in gioco, con pesante aggravamento del bilancio complessivo;

            a risentire del peggioramento della congiuntura internazionale e della perdurante stagnazione economica nazionale è anche il settore dei servizi, in particolare il commercio e il turismo, colpiti rispettivamente dalla contrazione dei consumi delle famiglie e dalla crisi globale del trasporto aereo conseguente all'aumento del prezzo dei carburanti e, su scala nazionale, dalla crisi di Alitalia;

            analoghe preoccupazioni suscita la situazione del pubblico impiego, in relazione alle politiche di riduzione della spesa per il personale annunciate dal Governo. Oltre al settore scolastico, per il quale si profilano circa 87.000 esuberi di personale docente e 42.000 di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) solo per effetto delle misure proposte dal ministro Gelmini, sono a tutt'oggi esposti al rischio di espulsione circa 240.000 lavoratori, per un totale di almeno 370.000 precari della pubblica amministrazione, che pure avevano in larga parte maturato una legittima aspettativa di stabilizzazione a seguito delle misure approvate dal Governo Prodi e poi revocate in via di fatto dall'attuale Governo,

        impegna il Governo:

            ad adottare misure urgenti per contrastare la grave crisi occupazionale nel Paese, combattere la precarietà del lavoro e incentivare l'inclusione dei soggetti oggi sottorappresentati, con particolare riferimento: alle donne, attraverso il rafforzamento degli strumenti di conciliazione fra lavoro e vita personale, l'introduzione di un credito fiscale ad hoc per le lavoratrici madri - subordinate, autonome o parasubordinate - e l'estensione della rete dei servizi all'infanzia; agli ultra cinquantenni, attraverso incentivi al prolungamento dell'età pensionabile e benefici fiscali alle imprese che li assumono; ai giovani, per mezzo del potenziamento degli obblighi/diritti di formazione, a partire dalla formazione di base fino a quella professionale e continua, nonché dell'arricchimento dei contenuti formativi dell'apprendistato;

            a potenziare il sistema degli ammortizzatori sociali, estendendolo a tutte le forme di lavoro, anche atipiche, nell'ambito di un processo di unificazione delle tutele e dei diritti riconosciuti a tutti i lavoratori, che preveda anche la progressiva parificazione degli oneri sociali;

            infine, ad operare per la massima apertura possibile del tessuto produttivo nazionale agli investimenti stranieri, attivandosi per attirare in Italia il meglio dell'imprenditoria mondiale, che può apportare nuova linfa alla nostra economia, incrementare la domanda di lavoro e valorizzare il lavoro degli italiani anche nei settori nei quali le nostre imprese non raggiungono livelli di eccellenza sul piano internazionale.

Mozione in materia di costo della vita e retribuzioni

(1-00026) (testo 2) (02 ottobre 2008)

V. testo 3

MAURO, BRICOLO, ADERENTI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, DIVINA, FILIPPI Alberto, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MARAVENTANO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VACCARI, VALLARDI, VALLI. - Il Senato,

        premesso che:

            appare evidente dall'esame dei dati statistici dell'ISTAT pubblicati negli anni più recenti che il costo della vita ha subìto un aumento generalizzato in tutto il territorio nazionale, gravando ancora di più sulla condizione economico-sociale critica che si rileva costantemente da molto tempo;

            a subire le conseguenze più deleterie di questa situazione sono le famiglie italiane che arrivano a coprire le spese mensili con molta fatica, o non ci riescono affatto, indebitandosi e passando così nella fascia sociale della povertà;

            l'ISTAT evidenzia come la percentuale delle famiglie che non arrivano, o arrivano alla fine del mese con difficoltà, sia aumentata in alcuni casi di tre/quattro punti percentuali negli ultimi tre anni e soprattutto nelle regioni del Nord;

            diminuendo la capacità di risparmio delle famiglie, diminuisce parallelamente il loro potere di acquisto e la loro potenzialità ad accedere sia ai consumi essenziali sia anche a consumi che migliorerebbero la qualità della vita;

            secondo uno studio elaborato da «Il Sole-24 Ore» basato sulla media ponderata delle rilevazioni dell'ISTAT sul costo della vita nelle province italiane (nei settori alimentare, abbigliamento e arredamento), rapportando le retribuzioni previste dai contratti nazionali di sette categorie, si nota come la differenza aritmetica fra i livelli minimi e massimi del costo della vita nei venti capoluoghi risulti pari al 37 per cento, corrispondente a una differenza fra il Nord e il Sud di circa tre mensilità;

            la situazione non è identica in tutte le province, come si comprende facendo dei rapidi raffronti sulla base di quanto rivelano i dati dell'Osservatorio prezzi e tariffe del Ministero dello sviluppo economico: prendendo ad esempio il prezzo medio al chilo del pane, bene di consumo di primissima necessità, si rileva come siano palesi alcune differenze: a Venezia attualmente è pari a 3,78 euro al chilo, a Firenze 1,86 euro e a Bari 2,40 euro, determinando in modo ineguale ricadute sui bilanci familiari. Così il prezzo medio al litro del latte in polvere per neonati, altro bene essenziale, è di 16,68 euro a Firenze, di 21,90 euro a Palermo e di 23,32 euro a Bari. Ancora più marcate sono le differenze con altre città della euro-zona: a Milano, per esempio, si paga circa 34 euro al chilogrammo contro i 18 di Parigi e i 16 euro di Bonn, come sostiene il Movimento nazionale dei liberi farmacisti. Un altro esempio esplicativo è quello riferibile al consumo di carburante per riscaldamento: anche se il prezzo di questo prodotto varia minimamente sul territorio nazionale, variano, invece, e in modo rilevante, i consumi rispetto alle esigenze climatiche. Sempre secondo i risultati dell'ISTAT l'energia è aumentata del 12,9 per cento, gli alimentari del 5,7 per cento, il pane del 12,9 per cento e la pasta del 24,7 per cento in pochi anni. Nuovi rincari di luce e gas sono stati comunicati in questi giorni dall'Autorità per l'energia e, purtroppo, sulla spesa annua delle famiglie graveranno ulteriori uscite per 65 euro;

            a fronte di ciò, il rapporto del CENSIS per il 2007 mostra che i redditi reali familiari crescono in misura ridotta (con un tasso annuo pari al +0,5 per cento) e per il prossimo biennio saranno di poco superiori all'1 per cento. Cresce, invece, l'incidenza sui consumi delle spese per l'abitazione, passate, nel periodo 1996-2006, dal 20,6 per cento al 26 per cento, attestandosi al 31 per cento se vi si includono le spese per energia e combustibile. 2,4 milioni di famiglie hanno un mutuo a carico che comporta un esborso medio annuo di 5.500 euro, pari a circa il 14 per cento della propria spesa. Per oltre 622.000 famiglie con una spesa media mensile fino a 2.000 euro il peso del mutuo sale a quasi il 27 per cento della propria spesa totale e per i giovani che vivono da soli al 19,2 per cento. Il ricorso al credito al consumo è passato da circa 48 miliardi di euro del 2002 a oltre 85,6 miliardi di euro del 2006, con un incremento del 78 per cento;

            le fonti ISTAT per l'anno 2006 dall'analisi dei livelli e del comportamento di spesa sul territorio evidenziano che si conferma l'ormai nota differenza tra la spesa per consumi delle famiglie del Nord e quella delle famiglie residenti nel Mezzogiorno. In particolare, il valore di spesa più basso si osserva nelle Isole (1.839,41 euro al mese), immediatamente seguito da quello del Sud (2.009,21 euro); i valori più alti si rilevano nel Nord-est (2.859,61 euro al mese), e nel Nord-ovest (2.736,32 euro);

            vi sono differenze di spesa rilevanti fra le varie province anche per ciò che riguarda l'acquisto di immobili, fattore determinante per la formazione di nuovi nuclei familiari, data la natura di bene primario che la nostra gente attribuisce all'abitazione. Secondo i dati forniti nei mesi scorsi dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato sono 530.000 le famiglie che si trovano in difficoltà nel pagare la rata del mutuo e di queste 110.000 sono a rischio insolvenza. Come dimostrano studi recenti di settore effettuati dalla Confedilizia, da una parte assistiamo ad un'offerta immobiliare che cresce nei segmenti di minor qualità e dell'usato meno costoso, dall'altra registriamo una domanda che non è più in grado di accedere al segmento medio-basso del mercato. In sostanza, nonostante una generalizzata diminuzione dei prezzi degli immobili, le famiglie che possono permettersi l'acquisto della prima casa sono in numero sempre minore e ciò vale per tutto il Paese, ma con un incremento del fenomeno nel Nord Italia, soprattutto nelle zone periferiche delle grandi aree metropolitane. Oltre ai dati relativi, dunque, agli acquisti, bisogna prendere in considerazione anche l'incidenza della spesa media per il pagamento degli affitti che nel 2006 era pari a 340 euro mensili sul territorio nazionale, compendiando importi medi più modesti nel Mezzogiorno (266 euro), nel Nord (372 euro) e più elevati nel Centro (393 euro);

            inoltre, negli ultimi due anni gli importi medi degli affitti sono aumentati del 10,6 per cento e, come afferma il Sindacato nazionale unitario inquilini ed assegnatari (SUNIA), sono doppi a Milano rispetto a quelli di Bari. Così, per alcune categorie e, segnatamente, per i giovani, l'accesso all'alloggio sembra però essere divenuto più difficile in qualsiasi forma, spingendo a procrastinare anche il processo di costituzione di nuovi nuclei familiari;

            secondo l'OCSE i salari e le pensioni in Italia sono inferiori del 20 per cento rispetto alla media nell'Unione europea, mentre il loro potere di acquisto è più basso di 22 punti percentuali rispetto al valore massimo su scala mondiale. A tal fine sono certamente utili i provvedimenti economici predisposti dall'attuale Governo per aiutare le famiglie dei lavoratori, ma, tuttavia, è opportuno introdurre un meccanismo contrattuale che tenga conto del reale costo della vita nelle diverse province. Da quando infatti, nel 1992, fu abolita la scala mobile come strumento automatico di adeguamento delle retribuzioni all'aumento dell'inflazione non vi sono stati altri elementi regolatori che abbiano mantenuto il rapporto stipendi/costo della vita in equilibrio o che abbiano cercato di porre rimedio alle differenze esistenti nelle diverse realtà territoriali;

            dai dati sopra esposti risulta evidente che vi sono delle disuguaglianze fra le province e che per favorire lo sviluppo socio-economico occorre introdurre degli strumenti di regolazione degli aumenti retributivi che seguano di pari passo l'aumento del costo della vita. Questa è ormai una misura urgente e non ulteriormente rinviabile se non si vuole rischiare un impoverimento generalizzato del Paese;

            è necessario introdurre un principio nella contrattazione per il personale della pubblica amministrazione, nella convinzione che possa servire da esempio e da volano per una riforma in senso territoriale della contrattazione nel settore privato. Il contratto nazionale dovrebbe definire la normativa minima di tutela del lavoratore e i minimi retributivi;

            l'attuazione della riforma dello Stato in senso federale rende indispensabile legare parte dello stipendio al reale costo della vita in ogni provincia, garantendo il mantenimento di uguali diritti per tutti i lavoratori e lo stesso potere d'acquisto nelle diverse realtà provinciali;

            in assenza di un intervento mirato a rivedere l'attuale struttura della contrattazione, superando dogmi e veti strumentali da parte dell'opposizione e di quelle organizzazioni sindacali impegnate nella difesa ad oltranza di un modello centralista di contratto non più in grado di tutelare gli interessi dei lavoratori, il rischio concreto è quello di un ulteriore impoverimento delle famiglie e una riduzione della capacità di spesa e di risparmio con evidenti ricadute negative sulla ripresa dell'economia del Paese,

        impegna il Governo:

            a svolgere indagini e ad elaborare gli indicatori atti a rilevare in maniera sistematica l'indice medio del costo della vita su base nazionale, con la relativa suddivisione su base provinciale;

            ad attivare le procedure necessarie affinché venga riformato l'attuale sistema di contrattazione nazionale del pubblico impiego, in modo che le retribuzioni dei dipendenti siano commisurate al costo medio della vita nelle province in cui i pubblici dipendenti svolgono la loro attività lavorativa, adeguando automaticamente al rialzo le retribuzioni dei dipendenti che operano nelle province in cui l'indice di costo medio della vita appare superiore a quello nazionale.

(1-00026) (testo 3) (7 ottobre 2008)

Approvata

MAURO, BRICOLO, ADERENTI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, DIVINA, FILIPPI Alberto, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MARAVENTANO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VACCARI, VALLARDI, VALLI, CARRARA, LICASTRO SCARDINO. - Il Senato,

        premesso che:

            appare evidente dall'esame dei dati statistici dell'ISTAT pubblicati negli anni più recenti che il costo della vita ha subìto un aumento generalizzato in tutto il territorio nazionale, gravando ancora di più sulla condizione economico-sociale critica che si rileva costantemente da molto tempo;

            a subire le conseguenze più deleterie di questa situazione sono le famiglie italiane che arrivano a coprire le spese mensili con molta fatica, o non ci riescono affatto, indebitandosi e passando così nella fascia sociale della povertà;

            l'ISTAT evidenzia come la percentuale delle famiglie che non arrivano, o arrivano alla fine del mese con difficoltà, sia aumentata in alcuni casi di tre/quattro punti percentuali negli ultimi tre anni e soprattutto nelle regioni del Nord;

            diminuendo la capacità di risparmio delle famiglie, diminuisce parallelamente il loro potere di acquisto e la loro potenzialità ad accedere sia ai consumi essenziali sia anche a consumi che migliorerebbero la qualità della vita;

            secondo uno studio elaborato da «Il Sole-24 Ore» basato sulla media ponderata delle rilevazioni dell'ISTAT sul costo della vita nelle province italiane (nei settori alimentare, abbigliamento e arredamento), rapportando le retribuzioni previste dai contratti nazionali di sette categorie, si nota come la differenza aritmetica fra i livelli minimi e massimi del costo della vita nei venti capoluoghi risulti pari al 37 per cento, corrispondente a una differenza fra il Nord e il Sud di circa tre mensilità;

            la situazione non è identica in tutte le province, come si comprende facendo dei rapidi raffronti sulla base di quanto rivelano i dati dell'Osservatorio prezzi e tariffe del Ministero dello sviluppo economico: prendendo ad esempio il prezzo medio al chilo del pane, bene di consumo di primissima necessità, si rileva come siano palesi alcune differenze: a Venezia attualmente è pari a 3,78 euro al chilo, a Firenze 1,86 euro e a Bari 2,40 euro, determinando in modo ineguale ricadute sui bilanci familiari. Così il prezzo medio al litro del latte in polvere per neonati, altro bene essenziale, è di 16,68 euro a Firenze, di 21,90 euro a Palermo e di 23,32 euro a Bari. Ancora più marcate sono le differenze con altre città della euro-zona: a Milano, per esempio, si paga circa 34 euro al chilogrammo contro i 18 di Parigi e i 16 euro di Bonn, come sostiene il Movimento nazionale dei liberi farmacisti. Un altro esempio esplicativo è quello riferibile al consumo di carburante per riscaldamento: anche se il prezzo di questo prodotto varia minimamente sul territorio nazionale, variano, invece, e in modo rilevante, i consumi rispetto alle esigenze climatiche. Sempre secondo i risultati dell'ISTAT l'energia è aumentata del 12,9 per cento, gli alimentari del 5,7 per cento, il pane del 12,9 per cento e la pasta del 24,7 per cento in pochi anni. Nuovi rincari di luce e gas sono stati comunicati in questi giorni dall'Autorità per l'energia e, purtroppo, sulla spesa annua delle famiglie graveranno ulteriori uscite per 65 euro;

            a fronte di ciò, il rapporto del CENSIS per il 2007 mostra che i redditi reali familiari crescono in misura ridotta (con un tasso annuo pari al +0,5 per cento) e per il prossimo biennio saranno di poco superiori all'1 per cento. Cresce, invece, l'incidenza sui consumi delle spese per l'abitazione, passate, nel periodo 1996-2006, dal 20,6 per cento al 26 per cento, attestandosi al 31 per cento se vi si includono le spese per energia e combustibile. 2,4 milioni di famiglie hanno un mutuo a carico che comporta un esborso medio annuo di 5.500 euro, pari a circa il 14 per cento della propria spesa. Per oltre 622.000 famiglie con una spesa media mensile fino a 2.000 euro il peso del mutuo sale a quasi il 27 per cento della propria spesa totale e per i giovani che vivono da soli al 19,2 per cento. Il ricorso al credito al consumo è passato da circa 48 miliardi di euro del 2002 a oltre 85,6 miliardi di euro del 2006, con un incremento del 78 per cento;

            le fonti ISTAT per l'anno 2006 dall'analisi dei livelli e del comportamento di spesa sul territorio evidenziano che si conferma l'ormai nota differenza tra la spesa per consumi delle famiglie del Nord e quella delle famiglie residenti nel Mezzogiorno. In particolare, il valore di spesa più basso si osserva nelle Isole (1.839,41 euro al mese), immediatamente seguito da quello del Sud (2.009,21 euro); i valori più alti si rilevano nel Nord-est (2.859,61 euro al mese), e nel Nord-ovest (2.736,32 euro);

            vi sono differenze di spesa rilevanti fra le varie province anche per ciò che riguarda l'acquisto di immobili, fattore determinante per la formazione di nuovi nuclei familiari, data la natura di bene primario che la nostra gente attribuisce all'abitazione. Secondo i dati forniti nei mesi scorsi dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato sono 530.000 le famiglie che si trovano in difficoltà nel pagare la rata del mutuo e di queste 110.000 sono a rischio insolvenza. Come dimostrano studi recenti di settore effettuati dalla Confedilizia, da una parte assistiamo ad un'offerta immobiliare che cresce nei segmenti di minor qualità e dell'usato meno costoso, dall'altra registriamo una domanda che non è più in grado di accedere al segmento medio-basso del mercato. In sostanza, nonostante una generalizzata diminuzione dei prezzi degli immobili, le famiglie che possono permettersi l'acquisto della prima casa sono in numero sempre minore e ciò vale per tutto il Paese, ma con un incremento del fenomeno nel Nord Italia, soprattutto nelle zone periferiche delle grandi aree metropolitane. Oltre ai dati relativi, dunque, agli acquisti, bisogna prendere in considerazione anche l'incidenza della spesa media per il pagamento degli affitti che nel 2006 era pari a 340 euro mensili sul territorio nazionale, compendiando importi medi più modesti nel Mezzogiorno (266 euro), nel Nord (372 euro) e più elevati nel Centro (393 euro);

            inoltre, negli ultimi due anni gli importi medi degli affitti sono aumentati del 10,6 per cento e, come afferma il Sindacato nazionale unitario inquilini ed assegnatari (SUNIA), sono doppi a Milano rispetto a quelli di Bari. Così, per alcune categorie e, segnatamente, per i giovani, l'accesso all'alloggio sembra però essere divenuto più difficile in qualsiasi forma, spingendo a procrastinare anche il processo di costituzione di nuovi nuclei familiari;

            secondo l'OCSE i salari e le pensioni in Italia sono inferiori del 20 per cento rispetto alla media nell'Unione europea, mentre il loro potere di acquisto è più basso di 22 punti percentuali rispetto al valore massimo su scala mondiale. A tal fine sono certamente utili i provvedimenti economici predisposti dall'attuale Governo per aiutare le famiglie dei lavoratori, ma, tuttavia, è opportuno introdurre un meccanismo contrattuale che tenga conto del reale costo della vita nelle diverse province. Da quando infatti, nel 1992, fu abolita la scala mobile come strumento automatico di adeguamento delle retribuzioni all'aumento dell'inflazione non vi sono stati altri elementi regolatori che abbiano mantenuto il rapporto stipendi/costo della vita in equilibrio o che abbiano cercato di porre rimedio alle differenze esistenti nelle diverse realtà territoriali;

            dai dati sopra esposti risulta evidente che vi sono delle disuguaglianze fra le province e che per favorire lo sviluppo socio-economico occorre introdurre degli strumenti di regolazione degli aumenti retributivi che seguano di pari passo l'aumento del costo della vita. Questa è ormai una misura urgente e non ulteriormente rinviabile se non si vuole rischiare un impoverimento generalizzato del Paese;

            è necessario introdurre un principio nella contrattazione per il personale della pubblica amministrazione, nella convinzione che possa servire da esempio e da volano per una riforma in senso territoriale della contrattazione nel settore privato. Il contratto nazionale dovrebbe definire la normativa minima di tutela del lavoratore e i minimi retributivi;

            l'attuazione della riforma dello Stato in senso federale rende indispensabile legare parte dello stipendio al reale costo della vita in ogni provincia, garantendo il mantenimento di uguali diritti per tutti i lavoratori e lo stesso potere d'acquisto nelle diverse realtà provinciali;

            in assenza di un intervento mirato a rivedere l'attuale struttura della contrattazione, superando dogmi e veti strumentali da parte dell'opposizione e di quelle organizzazioni sindacali impegnate nella difesa ad oltranza di un modello centralista di contratto non più in grado di tutelare gli interessi dei lavoratori, il rischio concreto è quello di un ulteriore impoverimento delle famiglie e una riduzione della capacità di spesa e di risparmio con evidenti ricadute negative sulla ripresa dell'economia del Paese,

        impegna il Governo

ad attivare le procedure necessarie alla riforma del sistema di contrattazione nazionale del pubblico impiego e ad introdurre strumenti che consentano autonomia ai diversi livelli territoriali di governo nella gestione della contrattazione collettiva .