Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 067 del 07/10/2008
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
67a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
MARTEDÌ 7 OTTOBRE 2008
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente CHITI,
indi del presidente SCHIFANI
e della vice presidente MAURO
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(*) Include gli ERRATA CORRIGE pubblicati nei Resoconti delle sedute nn. 68 e 70 dell'8 e del 9 ottobre 2008
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; UDC, SVP e Autonomie: UDC-SVP-Aut; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per l'Autonomia: Misto-MPA.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente CHITI
La seduta inizia alle ore 16,33.
Il Senato approva il processo verbale della seduta pomeridiana del 2 ottobre.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 16,35 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunica che il Governo ha presentato il disegno di legge n. 1083, di conversione del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, recante disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali.
In attesa che si concluda la Conferenza dei Capigruppo, sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 16,36, è ripresa alle ore 17,12.
Presidenza del presidente SCHIFANI
Sull'incendio sviluppatosi al terzo piano di Palazzo Carpegna
PRESIDENTE. Nella giornata di ieri si è sviluppato un incendio in uno dei palazzi del Senato, le cui cause sono ancora in corso di accertamento e i cui effetti sono stati circoscritti grazie all'efficiente funzionamento dei dispositivi di sicurezza e al tempestivo intervento dei Vigili del fuoco. Il Senato provvederà al ripristino dei luoghi coinvolti nel più breve tempo possibile, garantendo comunque l'allestimento di spazi adeguati per consentire il regolare svolgimento dell'attività parlamentare delle Commissioni secondo il calendario previsto.
In memoria di Leopoldo Elia
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Leopoldo Elia, venuto a mancare nella giornata di domenica, è stato un insigne giurista e un uomo delle istituzioni di grande profondità intellettuale. La sua attività di studioso e di docente universitario è stata sempre lucida e la brillantezza del suo metodo di studio, ispirato al pensiero di Esposito e Mortati, è ben testimoniata dalla celebre voce dell'Enciclopedia del diritto dedicata alle forme di Governo. Eletto giudice della Corte costituzionale ne è stato Presidente e in questo ruolo ha contribuito alla modernizzazione di importanti istituti dell'ordinamento. Come senatore, Presidente della Commissione affari costituzionali, capogruppo del Partito popolare e Ministro delle riforme del Governo Ciampi, la sua attività è stata illuminata dalla perizia dell'uomo di scienza e caratterizzata da una mitezza nei toni, sempre disposta ad un fertile confronto con gli interlocutori. È stato profondo interprete della Carta costituzionale, capace di evidenziarne le zone d'ombra e le possibili evoluzioni, senza mai confondere il rispetto dovuto alla Carta fondamentale con uno sterile conservatorismo. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Generali applausi).
MARINI (PD). Leopoldo Elia ha offerto un prezioso contributo scientifico alla dottrina costituzionale italiana e all'interpretazione, alla custodia e alla vitalità della Carta costituzionale, tanto da poter essere considerato alla stregua degli stessi Padri costituenti. Strenuo difensore della forma di Governo parlamentare, anche di recente ha ricordato come dietro la parola d'ordine della governabilità si possano annidare i rischi di una personalizzazione del potere e di una distorsione del sistema democratico. Refrattario ad ogni forma di conservatorismo, era favorevole ad un intervento riformatore della Costituzione, ma è stato sempre fermamente contrario ad un suo stravolgimento. La mitezza cui ha improntato il proprio agire politico è stata sempre abbinata alla nettezza delle convinzioni e al rigore delle argomentazioni. Il suo pensiero è un esempio della migliore tradizione del cattolicesimo democratico e il suo impegno di giurista e uomo delle istituzioni è stato sempre ispirato ad alte ragioni ideali e morali. (Generali applausi).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Ricordando Leopoldo Elia, il Senato commemora un maestro del costituzionalismo italiano, un pensatore sensibile e profondo, un importante esponente della tradizione del cattolicesimo democratico, proveniente dalle fila della FUCI e collaboratore di Aldo Moro. Va ricordata la sua attenzione alla difesa della famiglia, da attuare anche attraverso la politica fiscale, e la sua opposizione alla guerra, vista come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Profondo interprete della Costituzione, attento alla difesa dei diritti di libertà, è stato anche un lucido osservatore dei cambiamenti del mondo e dell'emersione di nuovi diritti e per questo ha sempre evidenziato l'ineludibilità di un intervento riformatore della Carta costituzionale. (Generali applausi).
PARDI (IdV). Negli ultimi anni Leopoldo Elia, grazie al suo protagonismo civile e alle sue lucide argomentazioni, è stato un punto di riferimento di quella parte dell'opinione pubblica che si è mobilitata in difesa della Carta e che ha avuto un ruolo importante nella recente bocciatura referendaria del progetto di riforma della Costituzione. È bene ricordarne il costante impegno intellettuale profuso a tutela del principio costituzionale di eguaglianza, l'attenzione ai problemi sociali, la ferma opposizione alla guerra e la strenua difesa del principio della separazione dei poteri, considerata una delle basi imprescindibili del costituzionalismo moderno. Mirabile è stato anche il recente intervento in Senato nel quale ha evidenziato in modo cristallino le aporie del cosiddetto disegno di legge Alfano. Auspica dunque che il pensiero di Leopoldo Elia venga non solo ricordato attraverso l'encomio solenne, ma venga anche approfondito in convegni organizzati in suo onore e soprattutto possa essere concreta fonte di ispirazione dell'agire politico. (Applausi).
MAZZATORTA (LNP). Esprime viva commozione per la recente scomparsa di Leopoldo Elia, uno dei più grandi maestri del costituzionalismo moderno. Se negli ultimi anni i suoi scritti e la sua attività si sono concentrati sulla critica della riforma costituzionale approvata dal centrodestra nella XIV legislatura, va tuttavia rilevato che il costituzionalismo militante di Elia non è stato mai monocorde e che egli si è altresì speso per la valorizzazione dei principi costituzionali di decentramento e di autonomia degli enti locali, nonché per sollecitare in tempi recenti l'attuazione del nuovo articolo 119 della Costituzione, sottolineando l'importanza della partecipazione delle Regioni al gettito erariale del loro territorio. Leopoldo Elia era inoltre consapevole dell'esigenza di tutelare la stabilità dell'azione di Governo, ben presente già ai Padri costituenti, e della necessità di prevedere meccanismi di razionalizzazione del rapporto tra Parlamento e Governo. La sua attività politica in Parlamento, seria e rigorosa, si è caratterizzata per la sensibilità nei confronti delle questioni etiche, come dimostrato, ad esempio, dal suo impegno per la ratifica della Convenzione di Oviedo. (Generali applausi).
QUAGLIARIELLO (PdL). Nel ricordare la figura del costituzionalista Leopoldo Elia è opportuno evitare di cedere sia alla retorica celebrativa sia ad una lettura esclusivamente di parte della sua attività. Nella riflessione scientifica, come nella pratica politica, Elia seppe cogliere e riconoscere la centralità dei partiti politici nella vita democratica del Paese, aprendo alle tematiche politologiche le porte della dottrina costituzionalista e comprendendo, in anticipo sui tempi, l'importanza della Costituzione materiale. Egli difese inoltre il ruolo della classe politica anche nei periodi in cui questa venne posta sotto accusa dall'opinione pubblica. Al momento della transizione ad una nuova stagione istituzionale, nel corso degli anni Novanta, Elia si fece strenuo oppositore delle novità del quadro politico ed istituzionale, scorgendo in esse rischi di deriva populista e di smarrimento dell'equilibrio democratico e riuscendo a cogliere con maggiore profondità gli elementi di rottura che non quelli di continuità e di normale evoluzione rispetto alla stagione precedente. Avversò con decisione anche la riforma costituzionale approvata dal centrodestra nel 2005, allineandosi ad una scuola di pensiero che vede in ogni proposta di riforma un attentato alla Costituzione, anche quelle tendenti ad affermare la «democrazia di investitura» ed il rafforzamento della figura del premier come naturale evoluzione del parlamentarismo applicato alla società contemporanea. Ma, a differenza di altri, non ha coltivato mai la pretesa di essere depositario della verità assoluta e si è impegnato in un appassionato confronto critico. Questo atteggiamento rispettoso e costruttivo è parte integrante del lascito culturale di Leopoldo Elia. (Generali applausi).
BALDASSARRI (PdL). Interviene per un breve ricordo personale della figura di Leopoldo Elia. (Generali applausi).
VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Si associa al Presidente e ai senatori intervenuti nell'esprimere il cordoglio del Governo per la scomparsa di Leopoldo Elia, ricordando come il suo pensiero e la sua azione politica non si prestino ad un giudizio asettico, in quanto si sono sempre collocati nell'attualità del contesto politico ed istituzionale del momento. Oggi, all'inizio di una nuova stagione di riforme e all'interno di un quadro politico-istituzionale che ha subito profonde trasformazioni a partire dal 1994, una riflessione e un impegno a difesa della centralità del ruolo del Parlamento rappresenterebbero la migliore testimonianza, nei fatti, del valore del pensiero di Leopoldo Elia. (Generali applausi).
PRESIDENTE. Comunica che è pervenuto alla Presidenza uno scritto a firma del senatore Pistorio per commemorare il senatore Elia; tale scritto sarà allegato agli atti della seduta odierna. (v. Allegato B)
Calendario dei lavori dell'Assemblea
Parlamento in seduta comune, convocazione
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 23 ottobre. (v. Resoconto stenografico).
Il Parlamento in seduta comune è convocato per giovedì 9 ottobre, alle ore 12,30, per il terzo scrutinio relativo all'elezione di un giudice della Corte costituzionale.
SANNA (PD). Chiede che il Presidente del Consiglio riferisca urgentemente in Aula sulla politica legislativa del Governo. Tali comunicazioni si rendono particolarmente necessarie a seguito delle recenti dichiarazioni rilasciate dal presidente Berlusconi, il quale ha dichiarato che farà ricorso alla decretazione d'urgenza e porrà la questione di fiducia ogni volta che lo riterrà opportuno ai fini di un rapido esercizio dell'azione di Governo ed ha ribadito di considerare il Parlamento un intralcio a tale azione, accusando l'opposizione di porre in essere pratiche ostruzionistiche. Ringrazia in proposito il presidente Schifani per aver dichiarato in un'intervista odierna che l'opposizione non utilizza metodi ostruzionistici. (Applausi dal Gruppo PD).
QUAGLIARIELLO (PdL). La polemica sulla decretazione d'urgenza nel quadro del rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo è già presente nei dibattiti della Costituente. Tuttavia il quadro istituzionale è stato profondamente modificato dalla chiara volontà espressa dagli elettori, i quali hanno indicato la via verso la semplificazione del confronto politico nel rapporto tra il Governo e la maggioranza che lo esprime, da una parte, e l'opposizione, dall'altra. La formazione del Governo ombra sembrava voler riconoscere tale realtà, ma l'opposizione ha smentito le aspettative risollevando una polemica datata; è invece opportuno convocare urgentemente la Giunta per il Regolamento, per adottare proposte di modifica che assicurino termini certi per la discussione delle proposte del Governo e al contempo strumenti idonei all'esercizio della funzione di controllo da parte dell'opposizione. (Applausi dal Gruppo PdL).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). I problemi connessi all'alterazione del rapporto tra Governo e Parlamento non possono essere affrontati, come sostiene il senatore Quagliariello, solo attraverso modifiche regolamentari, ma richiedono una revisione del dettato costituzionale. La questione sorge alla luce delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, il quale ha minacciato di utilizzare la decretazione d'urgenza e la questione di fiducia per superare gli ostacoli che l'attività parlamentare avrebbe posto all'azione di governo, ma che in realtà non si sono manifestati, visto che i Regolamenti e l'organizzazione dei lavori hanno garantito nell'attuale legislatura il giusto equilibrio tra le esigenze dell'Esecutivo e quelle delle opposizioni. Per tali ragioni è opportuno che il Presidente del Consiglio riferisca in Aula sulle tematiche che intende sottoporre con maggiore urgenza all'esame del Parlamento, il quale, pur nel rispetto delle priorità indicate, deve essere messo in condizione di discuterne nell'ambito della normale dialettica parlamentare. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PD).
PARDI (IdV). Il Governo pretende di cambiare in modo strisciante la forma di Governo, presentando il presidenzialismo come una situazione de facto, mentre tale stravolgimento della natura dei rapporti tra i poteri dello Stato, chiaramente definiti dalla Costituzione vigente, richiede un confronto approfondito tra le forze politiche e l'approvazione di modifiche alla Carta fondamentale. Un atteggiamento rispettoso delle istituzioni imporrebbe al Presidente del Consiglio di chiarire nelle Aule parlamentari l'atteggiamento del Governo e le provocazioni verbali dagli ultimi giorni. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. La lentezza della procedura legislativa ordinaria, imputabile in primo luogo ai Regolamenti parlamentari, ha purtroppo reso necessario il ricorso sempre più frequente alla decretazione d'urgenza. Il Parlamento deve riappropriarsi del ruolo legislativo, rispondendo con una modifica regolamentare alle richieste di semplificazione provenienti dai cittadini, con l'obiettivo di garantire tempi certi per l'esame delle proposte dell'Esecutivo votato dagli elettori e spazi adeguati per il confronto tra maggioranza e opposizione, nel rispetto delle regole di una corretta dialettica politica. Si è pertanto stabilito, con l'intesa unanime di tutti i Gruppi, di convocare per la prossima settimana la Giunta per il Regolamento, onde discutere proposte di modifica tese alla semplificazione dell'iter ordinario della formazione delle leggi ed alla riorganizzazione dei lavori di Aula e di Commissione. (Applausi dal Gruppo PdL).
Seguito della discussione e approvazione della mozione n. 25 sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta antimeridiana hanno avuto luogo l'illustrazione della mozione 1-00025 e la discussione e passa alla votazione.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Il Gruppo UDC-SVP-Autonomie ha sottoscritto convintamente la mozione n. 25, con cui si propone l'istituzione di una Commissione per il controllo dei prezzi, volta ad approfondire le ragioni delle crescenti difficoltà che le famiglie italiane si trovano ad affrontare, soprattutto alla luce del deteriorarsi del panorama economico e finanziario internazionale. Il Governo deve chiarire come intenda intervenire e quali siano le modalità più opportune per consentire all'opposizione di concorrere alla risoluzione delle questioni emerse. Coglie l'occasione per annunciare il voto di astensione sulle altre due mozioni all'ordine del giorno, che, pur contenendo considerazioni condivisibili sulla crisi occupazionale, sui tagli che smantellano la pubblica amministrazione, sul sostegno ai redditi da lavoro dipendente contro l'abuso delle forme flessibili di impiego e sulla differenziazione del reddito tra le diverse aree del Paese, non affrontano nel complesso le problematiche che hanno investito le famiglie e che devono rappresentare la priorità nell'intervento della Commissione. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut).
Presidenza della vice presidente MAURO
FRANCO Paolo (LNP). Annunciando il voto favorevole sulla mozione n. 25, esprime soddisfazione per l'adesione di tutti i Gruppi parlamentari alle finalità manifestate nel documento, come l'analisi dei fattori all'origine del rincaro dei prezzi, l'acquisizione di informazioni atte a garantire la trasparenza dei mercati, l'elaborazione di proposte per attenuare le conseguenze degli aumenti dei prezzi dei prodotti energetici e dei beni di largo consumo sulle fasce più deboli e lo svolgimento di indagini sull'andamento dei titoli petroliferi. Finalità che acquisiscono maggior rilievo alla luce dei recenti avvenimenti nei mercati finanziari mondiali. Particolarmente positiva risulta essere la previsione di un contatto tra la Commissione straordinaria che si intende istituire e analoghi organismi esteri. Per tutelare i cittadini rispetto all'aumento indiscriminato dei prezzi e alle speculazioni finanziarie internazionali occorre un intervento rapido e coordinato, cui la Commissione può offrire un contributo concreto. (Applausi dal Gruppo LNP).
SANGALLI (PD). Il Partito Democratico voterà a favore dell'istituzione di una Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi, finalizzata alla verifica della trasparenza dai mercati, anche perché negli anni le diverse Autorità statali a tale scopo preposte si sono dimostrate inadeguate, non disponendo di efficaci strumenti sanzionatori, come dimostra il mancato intervento dello Stato sull'aumento indiscriminato dei prezzi in occasione dell'introduzione della moneta unica. L'andamento dei prezzi del petrolio, il cui costo al barile ha subito una notevole flessione negli ultimi mesi senza che a ciò corrispondesse un proporzionato calo del prezzo al litro, è emblematico delle distorsioni del mercato, che gravano esclusivamente sui consumatori finali. La Commissione dovrà pertanto vegliare sui mercati e denunciare fenomeni speculativi, come quello generato nelle fasi intermedie della filiera della produzione agroalimentare. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
Il Senato approva la mozione 1-00025.
Presidenza del vice presidente CHITI
Seguito della discussione congiunta delle mozioni n. 24 in materia di occupazione (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) e n. 26 (testo 2) in materia di costo della vita e retribuzioni
Approvazione della mozione n. 26 (testo 3). Reiezione della mozione n. 24
PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana hanno avuto luogo l'illustrazione delle mozioni e la discussione congiunta e che il rappresentante del Governo ha espresso parere contrario sulla mozione 1-00024 e ha condizionato il parere favorevole sulla mozione 1-00026 (testo 2) ad una riformulazione.
MAURO (LNP). Accoglie la proposta di riformulazione avanzata dal Governo.
PRESIDENTE. Passa alla votazione delle mozioni.
BUGNANO (IdV). Annuncia il voto favorevole del Gruppo IdV sulla mozione n. 24, volta in particolare a favorire l'ingresso dei giovani e delle donne nel mondo del lavoro. L'Italia, infatti, è in grave ritardo nel raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, che impongono al 2010 un tasso di occupazione femminile pari al 60 per cento. Si registra inoltre un ingiustificato divario tra uomini e donne nelle retribuzioni e una discriminazione nell'accesso a determinate posizioni o settori. Occorre quindi rafforzare il sistema delle protezioni sociali attraverso un maggiore impiego di risorse nei servizi di sostegno familiare, incentivando così l'ingresso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro. Esprime invece contrarietà rispetto alla mozione n. 26, che mira a legare i livelli retributivi al costo della vita ma operando differenziazioni tra le aree del Paese. Tale problematica potrà essere più efficacemente affrontata quando sarà definito il quadro istituzionale conseguente la riforma del federalismo fiscale. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
MAURO (LNP). Dichiara voto favorevole alla mozione n. 26 (testo 3). In una fase di grave crisi economica internazionale e nazionale, che si ripercuote soprattutto sulle famiglie monoreddito, occorre salvaguardare anzitutto il potere d'acquisto delle retribuzioni. In base all'articolo 36 della Costituzione il lavoratore ha diritto ad una retribuzione sufficiente a garantire a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa, ma l'eliminazione della scala mobile ha aumentato le disparità sociali. In linea con le proposte di Marco Biagi ed in una coerente applicazione del principio federalista, occorre dunque prevedere per il pubblico impiego la contrattazione collettiva su base territoriale e definire un meccanismo di adeguamento degli stipendi al costo della vita calcolato su base locale. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
TREU (PD). Dichiara voto favorevole alla mozione n. 24, che è volta a richiamare l'attenzione del Governo sulla gravità della situazione occupazionale. A fronte di una crisi finanziaria che è destinata ad investire anche l'economia reale, un Governo responsabile non può limitarsi a progettare interventi microeconomici sul fronte dell'offerta e ad offrire garanzie a banche e risparmiatori. Deve piuttosto promuovere politiche pubbliche di sostegno alla domanda, che intervengano su redditi da lavoro e investimenti esteri, ed estendere gli ammortizzatori sociali alle piccole e medie imprese. Annuncia voto contrario alla mozione n. 26 (testo 3), che evidenzia le contraddizioni del Governo. Mentre si approfondisce il divario tra Nord e Sud, le politiche per il Mezzogiorno sono smantellate e la scala mobile provinciale, ipotizzata dalla Lega Nord, non ha alcuna attinenza con le politiche per la produttività che il centrodestra dice di voler attuare. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
CASTRO (PdL). Dichiara voto favorevole alla mozione n. 26 nel testo modificato. Il documento della Lega Nord coglie il problema del divario crescente di produttività tra Nord e Sud del Paese, ma la soluzione non risiede nell'istituzione di una scala mobile locale, che può danneggiare le imprese a vocazione internazionale, bensì nella riforma delle relazioni industriali. Occorre passare infatti da un sistema di contrattazione nazionale ad un sistema di contrattazione decentrata, aziendale e locale. Annuncia voto contrario alla mozione n. 24 che ripropone un modello di intervento indifferenziato, centralistico e burocratico, inadeguato rispetto al processo di ristrutturazione in atto nelle imprese italiane e alla nuova centralità assunta dall'interesse nazionale nelle politiche industriali. La proposta debole e dogmatica del Partito Democratico sembra rappresentare un'Italia impaurita e arrogante, laddove il Popolo della Libertà rappresenta un'Italia audace e concreta. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Avverte che le mozioni saranno votate secondo l'ordine di presentazione e non interverranno effetti di preclusione.
Con distinte votazioni nominali elettroniche, chieste dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato respinge la mozione n. 24 e approva la mozione n. 26 (testo 3). (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Discussione del documento:
(Doc. LVII, n. 1-bis) Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013 (Relazione orale)
Presidenza della vice presidente MAURO
AZZOLLINI, relatore. Nella Nota di aggiornamento al DPEF le previsioni di crescita dell'economia vengono ridotte di 0,4 punti percentuali tanto per il 2008 quanto per il 2009. Anche le previsioni di crescita per il 2010 e il 2011 sono riviste al ribasso, anche se per percentuali inferiori, mentre la previsione di una crescita pari all'1,5 per cento è confermata per il biennio successivo. Per l'anno 2008 il valore dell'indebitamento netto è confermato, ma per gli anni successivi si registra un peggioramento a causa della contrazione dell'avanzo primario e dell'aumento della spesa per interessi. Il debito pubblico evidenzia conseguentemente un percorso di rientro più lento, anche se l'obiettivo di portare il rapporto debito/PIL al di sotto del 100 per cento nel 2011 risulta confermato. La Nota non fornisce motivazioni sulla modifica, rispetto alle indicazioni dello scorso giugno, delle misure una tantum, profila un aggiustamento strutturale più impegnativo e ridetermina il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato, che è fissato ad un livello più elevato pur mantenendo un andamento discendente nel periodo di riferimento. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
MORANDO, relatore di minoranza. Rivolge un invito pressante al Governo affinché proceda ad un'integrazione della Nota di aggiornamento che espliciti scelte politiche volte a limitare gli effetti sull'economia reale della gravissima crisi finanziaria in atto. Di fronte ad una crisi di fiducia, infatti, il silenzio dell'autorità politica non gioca un ruolo positivo. Dà atto al Presidente del Consiglio di avere offerto garanzie sui depositi dei risparmiatori; occorre tuttavia un'iniziativa organica, sul piano europeo e sul piano nazionale, che il PD è pronto a concordare sulla base della proposta di risoluzione n. 3. Per ridurre l'impatto della crisi sui posti di lavoro e sulle imprese, il salvataggio di singole banche è insufficiente: l'Unione europea deve intervenire per impedire il collasso del credito e per ricapitalizzare le banche, attraverso l'iniezione di fondi pubblici ovvero l'obbligo di convertire il debito in capitale azionario. Una nuova regolamentazione dei mercati finanziari dovrebbe precedere la modifica del Patto di stabilità e crescita, che dovrebbe puntare anzitutto al finanziamento di progetti infrastrutturali con l'emissione di eurobond garantiti. Sul versante nazionale è necessario abbandonare una politica fiscale restrittiva e optare per una responsabile politica espansiva anticiclica, prevedendo il recupero del fiscal drag per i lavoratori dipendenti, detrazioni per le lavoratrici con figli a carico e riduzioni fiscali per la parte del salario determinata attraverso la contrattazione di secondo livello. Gli interventi dovrebbero essere finanziari attraverso la riduzione della spesa corrente primaria, la riqualificazione della pubblica amministrazione e il contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ricorda che, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la fine della discussione, che dichiara aperta.
ROSSI Nicola (PD). La Nota di aggiornamento presentata dal Governo appare reticente e riflette una politica economica paradossale per un momento di crisi come quello attuale. Pur comprendendo le ragioni di prudenza a cui sono state improntate le scelte dell'Esecutivo, alla luce della crisi economica in corso servirebbe una politica diversa e più coraggiosa di quella proposta fin dallo scorso luglio. Viene infatti chiesto al Paese uno sforzo imponente, in una situazione economica molto difficile, con l'obiettivo di dimezzare l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni. Il Partito Democratico non chiede certo di allentare i vincoli di bilancio e di diminuire il rigore della politica finanziaria, ma ritiene più opportuno provvedere ad un immediato abbattimento della pressione fiscale, attraverso una riduzione della spesa, che darebbe respiro all'economia del Paese, adattando così l'impostazione di politica economica alla fase congiunturale in atto. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Una parte rilevante della manovra economica predisposta dal Governo è a carico della scuola pubblica, considerata non un servizio essenziale per il Paese, ma alla stregua di un'azienda improduttiva di cui ridurre drasticamente i costi. Tanto il decreto-legge n. 112 quanto il provvedimento in materia di pubblica istruzione, su cui è stata posta la fiducia alla Camera dei deputati, infatti, non propongono un serio e ponderato progetto di riforma della scuola, ma hanno l'unico obiettivo di contenerne i costi, eliminando un numero elevato di posti di lavoro: ne è un esempio la reintroduzione della figura del maestro unico, derivante non da considerazioni di natura pedagogica, ma strettamente finanziarie. Al fine di ottenere tale risparmio si effettuano dunque tagli orizzontali, che ledono l'autonomia degli istituti scolastici e degli enti locali e si diminuisce l'orario scolastico, andando a detrimento della qualità dell'istruzione e creando disagi alle famiglie. Il Partito Democratico auspica dunque che il provvedimento sulla scuola oggi votato alla Camera dei deputati possa essere oggetto di un confronto approfondito e di merito nelle Aule del Senato, impegnandosi a contribuire alla migliore allocazione delle risorse e al contrasto degli sprechi, ma sempre considerando la scuola come un indispensabile investimento per il Paese e non una mera voce di costo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
FLERES (PdL). Al momento della presentazione del DPEF nel mese di giugno, la congiuntura internazionale lasciava già presagire l'approssimarsi di un periodo di crisi per l'economia italiana e mondiale, i cui drammatici sviluppi sarebbero stati tuttavia inimmaginabili solo pochi mesi fa. I fallimenti di alcuni colossi bancari hanno spinto il Governo statunitense ad intervenire con un consistente ed inedito piano di aiuti finanziari, onde evitare il verificarsi di un effetto domino dalle conseguenze incalcolabili; allo stesso tempo, sul fronte europeo si sono registrati gli interventi di alcuni Governi nazionali ed è stato convocato un vertice europeo da parte della presidenza francese. Nonostante tutto questo, le borse mondiali non danno ancora segni di ripresa e continuano a perdere capitali enormi. In tale contesto, il Governo ha prontamente trasmesso alle Camere la Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria, nella quale vengono ridimensionate le stime di crescita del PIL per gli anni 2008 e 2009, in linea con quanto sta avvenendo negli altri Paesi europei. Restano tuttavia invariati gli obiettivi di contenimento del rapporto tra indebitamento netto e PIL e di riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL. Il conseguimento di tali risultati di bilancio, pur in una congiuntura sfavorevole, è stato reso possibile grazie alle riduzioni di spesa e ai consistenti tagli nel settore pubblico operati dal Governo Berlusconi, attraverso interventi volti ad eliminare gli sprechi e il mal funzionamento delle amministrazioni pubbliche. Senza proclami mediatici, senza fretta e senza aumentare la pressione fiscale, l'Esecutivo sta progressivamente realizzando, con coraggio e ottimismo, gli impegni programmatici di risanamento delle finanze pubbliche e di rilancio dell'economia italiana, che è sostanzialmente sana, perché basata su un tessuto di piccole e medie imprese e non sulla speculazione finanziaria. (Applausi dal Gruppo PdL).
LANNUTTI (IdV). La crisi finanziaria che sta agitando i mercati mondiali è senza precedenti ed avrà esiti peggiori rispetto alla stessa crisi del 1929, in quanto all'epoca non esisteva la finanza derivata e non era ancora in atto il processo di globalizzazione. Tra gli effetti interni di tale crisi si annoverano da un lato la consistente perdita di valore dei titoli in borsa di alcuni grandi gruppi bancari e industriali italiani e, su un altro versante, le difficoltà incontrate da quei cittadini che hanno stipulato negli anni passati dei mutui a tasso variabile ed hanno visto in tempi recenti la rata mensile aumentare in misura notevole a causa dell'incremento dell'indice Euribor. Di tale drammatica situazione non vi è traccia nella Nota di aggiornamento al DPEF, la quale si limita a ridurre lievemente le stime di crescita, ma non tiene conto della grave recessione economica in atto né tanto meno propone delle efficaci misure di intervento. Tale non si può considerare la convenzione stipulata a giugno tra il Ministero dell'economia e l'ABI sul blocco della rata dei mutui a tasso variabile, che nei fatti si rivela essere un regalo per le banche ed un ostacolo alla più efficace procedura prevista dal decreto Bersani sulla portabilità e la surroga. In conclusione, di fronte ad un così grave contesto, sarebbe stato lecito attendersi più coraggio e più responsabilità da parte del Governo e dello stesso Ministro dell'economia, che non ha ancora ritenuto opportuno venire in Aula a riferire sugli esiti e sulle reali dimensioni della crisi. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Rinvia l'esame del provvedimento in titolo ad altra seduta.
Dà annunzio degli atti di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute dell'8 ottobre.
La seduta termina alle ore 20,27.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE.La seduta è aperta (ore 16,33).
Si dia lettura del processo verbale.
BAIO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 2 ottobre.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE.Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,35).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il seguente disegno di legge:
dal Presidente del Consiglio dei ministri e dal Ministro dell'economia e delle finanze:
«Conversione in legge del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, recante disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali» (1083).
Poiché è in corso la Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta fino alle ore 17.
(La seduta, sospesa alle ore 16,36, è ripresa alle ore 17,12).
Presidenza del presidente SCHIFANI
Sull'incendio sviluppatosi al terzo piano di Palazzo Carpegna
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come è stato riportato anche dai mezzi di informazione, nella tarda serata di ieri un incendio si è sviluppato in un locale del terzo piano di Palazzo Carpegna, per poi estendersi a parte del piano stesso. Gli accertamenti sulle origini dell'incendio sono in corso. I dispositivi di sicurezza hanno funzionato secondo quanto previsto, consentendo di circoscrivere le conseguenze dell'incendio; ciò anche grazie al pronto intervento dei vigili del fuoco del Comando provinciale di Roma, al quale va il mio ringraziamento. Tuttavia, il terzo piano del palazzo è rimasto seriamente danneggiato; anche il piano sovrastante e quello sottostante sono stati coinvolti, sia pure in modo marginale.
Il ripristino delle aree interessate avverrà nei tempi più brevi, compatibilmente con la gravità dei danni che si sono prodotti. Ciò vuol dire che il secondo ed il quarto piano di Palazzo Carpegna saranno nuovamente disponibili in pochi giorni, mentre un tempo maggiore occorrerà per poter restituire il terzo piano alle sue ordinarie destinazioni.
Nel frattempo, le Commissioni permanenti potranno continuare la propria attività utilizzando, in luogo di quelli non disponibili, altri locali, come la Sala Pannini, la Sala Cavour, la sala delle conferenze stampa e, più in generale, le aule delle altre Commissioni che non tengano contemporaneamente seduta. Saranno inoltre allestiti spazi attrezzati per le Presidenze e le segreterie delle Commissioni coinvolte, come pure per i Gruppi parlamentari, in particolare il Gruppo dell'Italia dei Valori, e per i colleghi senatori che a causa dell'incendio abbiano perso la disponibilità della propria stanza.
Tutto ciò, mi auguro, permetterà di mantenere invariato il calendario dei lavori delle Commissioni previsto per la settimana corrente e di far sì che per il futuro anche immediato le Commissioni stesse possano proseguire nella propria attività con i ritmi consueti. La Presidenza è consapevole del disagio che la situazione provoca, ma sa di poter contare sulla comprensione e sullo spirito di adattamento dei colleghi e sull'impegno degli uffici.
In memoria di Leopoldo Elia
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, nella giornata di domenica si è spento, a Roma, Leopoldo Elia, insigne studioso e professore universitario, giudice e presidente della Corte costituzionale, componente di questa Assemblea, deputato, ministro per le riforme istituzionali.
Nato a Fano nel 1925, entra nei ruoli del Senato come consigliere parlamentare nel 1950. Conseguita la libera docenza nel 1959, inizia un'esemplare carriera accademica che lo vede insegnare, in qualità di professore ordinario, nelle università di Ferrara, Torino e infine Roma.
Direttore della rivista «Giurisprudenza costituzionale» dal 1968 al 1976 e dal 1985 al 1998, con la sua produzione scientifica si contraddistingue, fin dagli esordi, per la profondità della visione, anche in ambiti disciplinari variegati e complessi, ma soprattutto per un metodo di studio capace di fondere gli approdi più maturi del realismo giuridico, sulla scorta dell'insegnamento di Carlo Esposito e Costantino Mortati.
La vicinanza intellettuale di uomini come Aldo Moro e Vittorio Bachelet amplifica la sua ampiezza di vedute e di orizzonti sull'evoluzione della Repubblica dei partiti tra la fine degli anni '60 e la prima metà del decennio successivo. È del 1970 la famosa voce enciclopedica sulle forme di Governo, in cui conduce a compimento un'analisi attenta, capace di combinare gli studi sul sistema dei partiti con il valore delle regole convenzionali e dei modelli comparati.
L'elezione a giudice costituzionale, deliberata dal Parlamento in seduta comune il 30 aprile del 1976, rappresenta il coronamento della sua attività di studioso e di uomo delle istituzioni, dotato di esemplare autonomia di giudizio e di incomparabile finezza di lettura della delicata fase in cui si trovava allora il Paese. Dal settembre del 1981 al maggio del 1985 è Presidente della Corte costituzionale; sotto la sua lunga guida, la giurisprudenza della Corte concorrerà in modo decisivo alla trasformazione e alla modernizzazione di taluni rilevanti istituti dell'ordinamento italiano. Alla scadenza del mandato alla Consulta, nominato Presidente emerito, torna a insegnare diritto costituzionale presso l'Università degli studi di Roma.
Eletto senatore per la prima volta nel 1987 svolgerà un ruolo decisivo anche in qualità di Presidente della Commissione affari costituzionali nella X legislatura, nel tentativo di guidare e razionalizzare i complessi progetti di revisione costituzionale che si seguono in quegli anni. Ministro delle riforme istituzionali del Governo Ciampi, diviene poi, nel corso della XIII legislatura, Presidente dei senatori del Gruppo del Partito popolare italiano.
Consentite un ricordo personale, che risale ad una consuetudine di lavoro comune, quando io stesso ebbi modo di apprezzare, come componente della Commissione affari costituzionali, i suoi interventi e la sua conduzione dei lavori quale Vice presidente nella XIII legislatura. Non vi era occasione in cui non emergesse quella straordinaria mitezza, oserei dire una delicatezza nei toni e all'argomentare, che sempre ne ha costituito il tratto umano fondamentale. Era forse una traccia del rapporto con i giovani e con gli studenti all'università, ambiente nel quale aveva consolidato una dote di modestia, grazie alla quale non rammento emergere una sua sola asserzione apodittica: più di ogni altra cosa, invece, in mille occasioni, suggerimenti e spunti di confronto fertile.
Del resto, è proprio quella la stagione in cui egli, dagli scanni parlamentari, pone la sua dottrina costituzionalistica al servizio delle istituzioni e, ancora una volta, riaffiora l'inesauribile connessione tra l'attività dello studioso e l'azione dell'uomo pubblico, così come la prima impreziosisce la seconda e viceversa.
Gli ultimi anni lo vedono impegnato, con rinnovata attenzione, nello studio della storia delle istituzioni del nostro Paese. Si compie, così, la sintesi di una vita trascorsa ad interpretare la Carta fondamentale, intuendone le zone d'ombra e gli spazi di evoluzione futuri, attraverso la matura rilettura delle sue radici. Uno studioso, un politico, che non desiderò mai - sono le sue stesse parole - che la propria affectio constitutionis fosse scambiata per puro conservatorismo.
Onorevoli senatori, certo di interpretare i sentimenti di tutta l'Assemblea, rivolgo un commosso saluto al compianto presidente Leopoldo Elia e, ai sensi di un'affettuosa vicinanza alla sua famiglia, vi chiedo di osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio. Generali applausi).
Alcuni senatori hanno chiesto di parlare per ricordare l'insigne figura del collega Elia. Il primo è il senatore Marini. Ne ha facoltà.
MARINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il Gruppo del Partito Democratico per aver voluto affidare a me il ricordo in quest'Aula di Leopoldo Elia. Abbiamo letto questa mattina le numerosissime testimonianze di amici, di colleghi e di allievi pubblicati dai giornali e gli articoli che riportano le altrettante numerose considerazioni espresse ieri dal mondo politico e da quello accademico alla notizia della sua scomparsa.
La tristezza per una perdita che ci rende tutti un po' più poveri è corale e unanime. Proprio questa coralità, questo sentire comune, al di là della diversità delle opinioni, rende efficace testimonianza dell'alto giudizio che il Paese aveva di Leopoldo Elia. Del suo lungo servizio nelle istituzioni, soprattutto alla Corte costituzionale e poi qui a Palazzo Madama, è stato detto. Così come dello straordinario contributo scientifico sul terreno della dottrina costituzionale, come testimoniano i suoi innumerevoli scritti a partire dalla voce "Forme di governo " della Enciclopedia del diritto di 40 anni fa, le sentenze che portano il suo nome - soprattutto in materia di libertà - e la folta generazione di giuristi cresciuti alla sua scuola.
Pur essendo intimamente uno studioso, un uomo più aduso alla ricerca, alla dottrina e all'insegnamento, non gli ha mai fatto difetto la passione e l'energia, nella sua stagione politica, come ricordano bene quanti in quest'Aula sono stati suoi colleghi o hanno avuto modo di osservarne l'opera di Capogruppo del Partito popolare e altri, come me, che hanno potuto ascoltarlo negli incontri di partito, seguirlo nei seminari e negli svariati appuntamenti in cui sapeva miscelare la straordinaria competenza dottrinale ad una genuina ed energica passione politica.
Tra le testimonianze che, dopo la notizia della morte, domenica sera, abbiamo potuto leggere spicca frequentemente il richiamo, fatto anche dal Presidente del Senato, al suo tratto mite. È vero. Il garbo si accompagnava sempre alla solidità del suo ragionamento, ne era costante compagno; non era solo uno stile ma una concezione della politica, che coniugava nettezza delle convinzioni e tensione all'ascolto, al dialogo. Debbo dire che nel periodo politico che viviamo colpisce questa attenzione anche ai toni della politica: pensiero forte e toni amichevoli, mentre a noi capita - ed è un vizio di questo nostro tempo - di abbinare pensiero debole e toni acuti. Anche in questo il suo insegnamento è stato prezioso. Ma mitezza in lui non è mai stata docilità o remissività. Il rigore e la forza dei suoi comportamenti e delle sue argomentazioni faranno parte del ricordo che porteremo con noi come una delle caratteristiche salienti di Elia.
Ci ha lasciato nell'anno in cui si celebra il 60° anniversario della Costituzione di cui, a buon diritto, era stato definito come custode. Ha scritto oggi il professor Valerio Onida, suo successore alla presidenza della Consulta: «Leopoldo Elia non fu, per ragioni anagrafiche, tra coloro che in Assemblea costituente parteciparono alla elaborazione della Costituzione repubblicana, ma è come se fosse stato anch'egli un Padre costituente, tanto significativo, intenso, continuo e multiforme à stato il suo contributo alla vita, all'attuazione e alla difesa della Carta costituzionale». Credo anch'io che le cose stiano esattamente così e che, legittimamente, si possa considerare Elia alla stregua dei padri costituenti.
La difesa e l'inveramento della Costituzione ha attraversato tutta la sua vita di studioso, di docente, di giudice e di uomo politico. Strenuo difensore della nostra forma di governo parlamentare reagiva con forza allorquando il patriottismo costituzionale veniva bollato, da alcuni osservatori, come conservatorismo poco illuminato.
Al seminario sulle riforme promosso da alcune fondazioni lo scorso luglio fu netto: «La parola d'ordine della governabilità rischia di diventare il passe-partout, non per soluzioni di efficienza costituzionale, ma di estrema personalizzazione del potere e di impoverimento dell'ispirazione democratica».
Era chiaramente sostenitore delle riforme, come decisamente avversario degli stravolgimenti della Costituzione. Aveva guardato con favore il pacchetto di misure che, nella scorsa legislatura, erano state esaminate con ampia condivisione dalla Commissione affari costituzionali della Camera per superare il cosiddetto bipolarismo perfetto, per dare forza al potere di indirizzo e di controllo del Parlamento, per irrobustire il ruolo dell'Esecutivo, per giungere ad un federalismo solidale. In questa linea si inseriva, per opposto, la sua totale contrarietà all'attuale legge elettorale considerata, non a caso, «un grande problema dell'Italia di oggi».
Leopoldo Elia è stato un esponente di spicco della cultura cattolico-democratica. Penso si possa dire di lui quanto egli stesso disse di Beniamino Andreatta, suo grande amico: «Ha saputo rappresentare la laicità e l'autonomia di pensiero, unite ad un senso profondamente religioso della vita». Cattolico e democratico lo è stato nella pienezza dei due termini, come accadde per Aldo Moro, di cui Elia fu collaboratore e consigliere, e per Pietro Scoppola, altro riferimento fondamentale per i cattolici democratici, scomparso non molto tempo fa.
Nonostante la malattia, Leopoldo Elia non aveva smesso di dare il suo contributo a convegni, seminari, dibattiti, e soprattutto non aveva smesso di aggiornarsi, di studiare e di ricercare. Perciò i suoi interventi non erano mai scontati, c'era sempre qualcosa di nuovo e qualcosa di pensato, di valutato e di elaborato da offrire a quanti lo ascoltavano.
Ricordo la sua relazione al convegno promosso lo scorso febbraio dal Gruppo del Partito Democratico della Camera, in occasione dei 30 anni dal sequestro e dall'omicidio di Aldo Moro. Nel mettere a fuoco il pensiero dello statista democristiano sui limiti della politica o sul valore della laicità come su quello della ricerca dei punti di unità piuttosto che di divisione o sullo sforzo tenace di allargare il campo della democrazia italiana - la cosiddetta terza fase - si poteva leggere in filigrana la sintassi del cattolicesimo democratico stesso, che Elia riproponeva a se stesso e a quanti a quella cultura fanno riferimento.
Elia concludeva la sua relazione con alcune affermazioni di Moro che, ci disse, «sintetizzano le sue idee al livello più alto». In conclusione le ripropongo oggi, convinto che esse rientrino a pieno titolo nel lascito ideale e morale di Elia. Diceva Moro: «La politica è un fatto di forza, più propriamente di consapevolezza, di fiducia nel proprio compito, ma ci deve pur essere in profondo una ragione, un fondamento ideale, una finalità umana per i quali ci si costituisce in potere ed il potere si esercita. È solo nell'accettazione incondizionata di una ragione morale che si sviluppa con coerenza il patrimonio delle nostre idealità ed il complesso degli impegni per il nostro tempo».
Grazie, signor Presidente, per aver promosso in Aula il ricordo di questo nostro illustre collega. (Generali applausi).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, proprio mentre si celebra il 60° anniversario della Costituzione italiana, perdiamo uno degli interpreti più fedeli della nostra Carta costituzionale, che difese sempre con grande impegno e lucidità; un uomo di qualità morali e dirittura democratica; un politico attento e perspicace.
Il professor Leopoldo Elia è stato un maestro del costituzionalismo italiano per cultura ed esperienza vissuta nelle istituzioni, capacità di dialogo e fermezza di convinzioni. Personalità di grande rilievo politico e culturale, ha vissuto direttamente la vicenda storica di molte istituzioni repubblicane, sempre fedele ai princìpi della Carta, primo fra tutti quello di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. È inevitabile rivolgere alla sua figura un pensiero riconoscente per il prezioso contributo che ha allo sviluppo democratico del Paese e all'affermazione prima di tutto dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana.
Insieme a personaggi come Beniamino Andreatta, Pietro Scoppola e Vittorio Bachelet, non è possibile non ricordare la sua militanza universitaria nella FUCI e insieme a loro ciò che ha rappresentato: un punto di riferimento ineludibile per diverse generazioni di giovani cattolici impegnati in politica. Quando si parla del pensiero cattolico democratico non si può non far riferimento oggi, e sicuramente anche in futuro, a ciò che hanno prodotto uomini come loro sul piano culturale. Un pensiero rigoroso di piena fedeltà a Vangelo e Costituzione, che ha dimostrato la possibilità e l'opportunità per la politica di tale incontro.
Leopoldo Elia, oltre ad essere stato un insigne politico, è stato un giurista e un uomo di Governo di particolare raffinatezza, mite e profondo, rispettoso del pensiero altrui e fermissimo difensore del proprio. È stato giudice della Corte costituzionale, parlamentare e tra i più stretti collaboratori del compianto onorevole Aldo Moro. Il suo impegno politico è stato sempre testimoniato nella sua presenza nei Gruppi parlamentari del Partito Popolare e della Margherita e nella sua attività come Presidente della Commissione affari costituzionali di Palazzo Madama.
E come non ricordare, cari colleghi, i suoi scritti e, tra questi, quelli a tutela della libertà e l'invito alle giovani generazioni alla necessità di prendere consapevolezza delle proprie responsabilità e di farne delle proprie iniziative politiche, concrete e spontanee per poter reagire a quelli che potrebbero essere i tentativi di condizionamento del potere? E come non ricordare, tra le sue iniziative legislative come senatore, le misure fiscali a sostegno delle famiglie e l'istituzione di un tribunale per la famiglia e per i minorenni?
Il mio ricordo di una personalità come quella del professor Elia oggi risiede, oltre che nella sua azione politica, nei suoi discorsi e nelle sue parole, che ritengo risultino sempre attuali, come quelle pronunciate in occasione del sessantesimo anniversario della Costituzione della Repubblica italiana a Palazzo della Consulta. Nelle sue riflessioni rammentava l'importanza del passato della nostra Costituzione, designando propositi per il futuro di grande spessore intellettuale, senza comunque alcuna imposizione. Nelle sue parole messaggi importanti di solidarietà, come quello contro la guerra, vista da Elia come «strumento di conquista o di offesa alla libertà degli altri popoli». Le sue parole rivolte ancora al personalismo, al pluralismo, ad uno Stato democratico, alla libertà e ad una «giustizia sociale come organizzazione "diffusa" dei poteri, che assicuri equilibrio e controllo reciproco: un nucleo forte di costituzionalismo coerentemente accolto nella nostra Costituzione».
Trovo incredibilmente moderna la sua profonda intelligenza e lealtà intellettuale con cui, affrontando il problema della periodizzazione e della scelta dei materiali da utilizzare in grado di influire sulla Costituzione vivente, riusciva a mettere in evidenza gli eventi, quali l'approvazione di un ordine del giorno in sede parlamentare o l'esito di una consultazione referendaria; elementi che davano un nuovo slancio ai problemi e alle realtà quotidiane della gente comune. Questa forte sensibilità nei confronti di tutti lo contraddistinguerà sempre e per sempre nel panorama politico e sociale.
Stiamo parlando di un uomo che, attraverso i grandi valori del passato, ma non per questo lontano dai cambiamenti del mondo, dall'attualità e da quelli che potremmo definire i «nuovi diritti», ha guardato lontano, ritenendo necessario per la nostra Costituzione un intervento riformatore che «appare di natura fisiologica».
Credo sia doveroso ricordarlo, non solo come un politico esemplare ed aperto ad una democrazia sostanziale che tenesse conto dell'uomo situato nelle sue condizioni concrete, ma soprattutto come un grande maestro del moderno costituzionalismo italiano. A nome del mio Gruppo, esprimo sinceri sentimenti di cordoglio per la sua scomparsa e di vicinanza alla famiglia del professor Leopoldo Elia. (Generali applausi).
PARDI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, dopo i lineamenti tracciati del profilo professionale di un grande maestro scomparso, io non ho da aggiungere caratteri biografici. Voglio però ricordare della persona un tratto che forse è meno noto all'interno dell'Assemblea che pure lo aveva visto senatore.
Il protagonismo civile ha incontrato quasi per caso il professor Elia nei primi giorni di marzo del 2003 a Firenze, quando gruppi fiorentini convocarono un'assemblea, preoccupati dell'avanzare di una riforma costituzionale considerata temibile. A questa assemblea cittadina, cui parteciparono il presidente Scalfaro e i costituzionalisti Elia, Pizzorusso, Grassi e Allegretti, il professor Elia fece l'introduzione disciplinare e ci presentò un quadro analitico e sintetico delle riforme costituzionali tentate in precedenza e di quella che stava prendendo le mosse e di cui ancora non si sapeva nulla (quel convegno del 2003 fu infatti in un certo senso pionieristico). Egli ci presentò un quadro analitico cristallino, come era solito fare quando parlava con piglio analitico di un argomento, con una sorta di dolcezza della logica, dove la mitezza era accompagnata alla precisione da rasoio del filo del ragionamento.
L'assemblea cittadina fu un grande successo anche per merito suo, e da allora prese le mosse un movimento spontaneo che, di città in città e di regione in regione, seppe allargare il proprio orizzonte e, stimolato anche dall'ingegno propositivo del professore, riuscì a contaminare con le sue buone intenzioni una larga e vasta opinione pubblica critica, che si riconobbe nel compito fondamentale della difesa della Costituzione. Tale compito è stato assolto con il referendum del 2006 e la Costituzione è stata salvata.
Il professor Elia guardava con stupore il fatto che subito dopo questa vittoria costituzionale straordinaria, in cui il popolo italiano aveva in un certo senso riscritto la Costituzione secondo la sua volontà, fosse ancora presente nel mondo politico italiano una tendenza a considerare il successo del referendum come qualcosa da superare rapidamente in vista di ulteriori modifiche costituzionali da intraprendere il più frettolosamente possibile.
In questa temperie culturale di incertezza, il professor Elia ha rappresentato sempre un punto di riferimento sicuro per coloro che non sapevano abbastanza di questa materia, che è difficile, per specialisti e di cui ci si può illudere facilmente di possedere i lineamenti, ma che in realtà sfugge.
Il professor Elia, all'interno di tale situazione, ha costituito un riferimento straordinario per tutto il protagonismo civile con i suoi scritti e la sua presenza. Pochissimo tempo fa egli era intervenuto nella Commissione affari costituzionali del nostro Senato. Noi sapevamo che non stava bene, ma non avremmo mai potuto pensare che quella fosse l'ultima volta che lo stavamo ascoltando. Con un'aria sempre più stanca, ma con il suo ragionamento sempre più affilato riuscì a fare una lezione mirabile, a cui noi assistemmo non stupefatti, ma travolti dalla precisione del ragionamento. Egli fece una lezione mirabile a difesa della Costituzione contro il progetto di legge presentato dal ministro Alfano, di cui smontò tutto il meccanismo, facendone vedere le intime aporie e persuadendo ancora di più, se necessario, noi che eravamo presenti della sua incostituzionalità.
Il professor Elia è stato un custode della Costituzione nel vero senso del termine, perché è riuscito sempre a uscire dalla dimensione della capziosità specialistica ed a comunicare gli elementi fondamentali dei princìpi costituzionali, tra cui il rispetto dell'eguaglianza, quell'articolo 3, con tutti gli altri articoli a cascata che lo seguono e lo abbracciano. All'articolo 3, al principio di eguaglianza, non ha mai rinunciato e ad esso faceva spesso riferimento nel fuoco del ragionamento.
Non va poi dimenticata l'attenzione ai problemi sociali e alla dimensione della guerra, così come l'attenzione fondamentalmente centrata sul criterio principale della Costituzione, ossia la separazione dei poteri costituzionali. Tutte le volte che è intervenuto negli ultimi anni il professor Elia ha sempre tenuto a ricordare che non si può intervenire sulla Costituzione in una maniera legittima e costituzionale se si ardisce toccare il principio della separazione dei poteri, che è il principio fondamentale del costituzionalismo e che noi non possiamo in alcun modo intaccare.
Si è battuto e ha condotto, insieme a tanti altri, una lotta essenziale contro l'idea che questo equilibrio possa essere superato con il rafforzamento strabordante dell'Esecutivo a danno degli altri poteri: è una lezione che noi dobbiamo ricordare in modo non formale. Il rispetto che noi dobbiamo alla statura dello studioso e dell'uomo politico non si può fermare all'encomio solenne, che pure gli spetta con tutto il nostro calore; il rispetto per la sua figura deve contenere anche il richiamo ai principi a cui lui ha sempre tenuto e penso che nel prossimo futuro sarà fatale che qualcuno, nel mondo degli studi costituzionali, proponga - come è doveroso - un convegno di studi in onore del professor Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte costituzionale. In quell'occasione ci sarà la possibilità di esprimere ragionamenti fondati, anche rivolti al futuro, ma saldamente ancorati ai principi di libertà che lui ha sempre saputo rappresentare con la sua straordinaria mitezza. (Applausi).
MAZZATORTA (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con viva commozione che abbiamo appreso della scomparsa del professor Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte costituzionale. Senza dubbio alcuno, ci ha lasciato uno dei più grandi ed autorevoli maestri del costituzionalismo moderno. I suoi scritti si pongono, infatti, tra le pietre miliari della dottrina costituzionale, soprattutto su temi fondanti la democrazia contemporanea quali la libertà personale e le forme di governo; opera magistrale ed ancora attuale rimane la sua voce sulle forme di governo negli Stati democratici pubblicata sull'Enciclopedia del diritto.
Nei suoi più recenti contributi Leopoldo Elia ha fornito poi una mirabile prova di costituzionalismo politicamente appassionato e spiccatamente militante nelle forme, ma apprezzato per il rigore e per lo stile sobrio e nei contenuti assolutamente incline a difendere i principi ed i valori della nostra Costituzione, indipendentemente dal colore politico della riforma.
Quanto al costituzionalismo militante, il riferimento è, evidentemente ma non esaustivamente, alla raccolta di saggi ed interventi - scritti tra il 2002 e il 2005 - intitolata «La Costituzione aggredita. Forma di governo e devolution al tempo della destra», in cui il professor Elia - commentando la riforma della Parte II della Costituzione approvata dal Parlamento nel 2005 - si è nettamente schierato contro ogni tentativo di ingegneria costituzionale, evidenziando il legame indissolubile sussistente tra la prima e la seconda parte della Costituzione e negando alla radice l'ipotesi di una trasformazione in senso presidenziale della nostra forma di governo, in quanto «istituto estraneo alla tradizione istituzionale italiana».
Chi, ricordando l'opera di Leopoldo Elia, soffermasse l'attenzione solo su questa - più palese - attività del costituzionalista, commetterebbe tuttavia un fondamentale errore metodologico ed anche valutativo. Nel suo ruolo di «difensore della Costituzione», infatti, il presidente Elia ha saputo essere anche autentico interprete dei principi di autonomia e di decentramento connaturati al nostro ordinamento territoriale, opponendosi alle tendenze all'accentramento, prevalse nella storia del nostro regionalismo, ma sempre in grado di riproporsi sotto mentite spoglie. Distinguendo nettamente l'unità della Repubblica dalle tendenze al centralismo statale, Leopoldo Elia ha infatti contrastato qualsiasi ricorso al «redivivo e inarticolato interesse nazionale» - sono parole dello stesso Leopoldo Elia - «quale passe-partout per realizzare ritorni centralistici», dimostrando che anche una repubblica federale è pur sempre una repubblica unitaria.
Analogamente, la contrarietà alle soluzioni avanzate dal centrodestra sul versante del premierato si è accompagnata, nel pensiero di Leopoldo Elia, alla consapevolezza - richiamata da ultimo anche nelle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Costituzione italiana - che l'esigenza di «tutelare le esigenze di stabilità dell'azione di governo ed evitare le degenerazioni del parlamentarismo» era ben viva e presente negli stessi costituenti (come testimoniato dal celebre ordine del giorno Perassi). In questo senso, lo stesso presidente Elia ha denunciato con un certo rammarico di fondo il mancato inserimento in Costituzione di dispositivi di razionalizzazione nel rapporto Governo-Parlamento, come quello della sfiducia costruttiva.
Se, quindi, Leopoldo Elia «costituzionalista» è stato espressione di un pensiero giuridico militante, ma non per questo monocorde, capace di spaziare dal pensiero dossettiano a quello di Madison, ancora più interessante - forse perché meno conosciuta - è l'attività di Elia come politico. In particolare, può destare una certa curiosità la lettura delle proposte di legge presentate dal senatore Elia nella sua ultima legislatura da parlamentare, la XIII. Se, infatti, scorriamo l'indice delle iniziative legislative che lo indicano come primo firmatario, vediamo una diversa immagine di Leopoldo Elia come politico sensibile a molte questioni etiche, giuridiche e sociali emergenti. In particolare, dall'archivio emergono: un disegno di legge recante misure fiscali per le famiglie, un altro ancora per l'istituzione del servizio pubblico integrato per le scuole di ogni ordine e grado, essenzialmente ispirato al principio della parità scolastica; un altro ancora per la ratifica della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina.
È curioso, in particolare, scoprire che proprio Leopoldo Elia, contro le derive relativistiche di una parte dell'attuale opposizione di centrosinistra, si fosse fatto, da cattolico democratico, portavoce dell'esigenza di ratificare un atto - come la Convenzione di Oviedo - di fondamentale importanza ai fini della riaffermazione degli autentici fondamenti etici che sono alla base della cultura e delle tradizioni cristiane dell'Europa di oggi.
Se il fondamentale insegnamento di Leopoldo Elia sul tema del metodo delle riforme si fonda sull'idea che le riforme costituzionali si fanno a piccoli passi, nell'ottica dell'attuazione di quanto già in nuce contenuto nel Patto originario, più che in una prospettiva di radicale ripensamento della Carta, non possiamo che considerare conforme al metodo proposto da Elia la recente approvazione del disegno di legge governativo sull'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione.
Come infatti diceva Leopoldo Elia nella sua audizione del 23 ottobre 2001 presso la 1a Commissione del Senato sull'allora recentissima riforma del Titolo V della Costituzione, dall'articolo 119 della Costituzione - leggo testualmente - «emerge la territorialità dell'imposta, emerge cioè che la compartecipazione della Regione ai tributi erariali va commisurata al gettito sul territorio. Pertanto non ci saranno mai più i "calderoni" dei fondi in cui non si sa cosa sia dell'Emilia, cosa della Calabria, e così via. Questo diventa, invece, il punto di riferimento base per questa parte dell'entrata regionale, che in Germania è quella preminente (aliquote dell'IRPEF e dell'IVA). Questo elemento della territorialità prevede un duplice riferimento. Innanzi tutto, vi è un riferimento al gettito, per cui oramai tutti ritengono che non si possa arrivare ad una parificazione assoluta nel contributo dei cittadini e delle Regioni, altrimenti sarebbe stato inutile richiamarsi a questo riferimento al gettito nel territorio della Regione. In secondo luogo, c'è un riferimento alla capacità fiscale che ogni Regione dovrebbe poter esercitare, in modo da rendere responsabile la Regione, se - per acquisire la simpatia degli elettori - non stabilisce le imposte o le aliquote corrispondenti alla capacità fiscale della Regione stessa». Sono parole ancora di estrema attualità di un cattolico democratico che ha creduto fortemente nel valore dell'impegno politico.
Nella parte conclusiva del suo intervento in occasione del 60° anniversario della Costituzione, pronunciato il 29 febbraio 2008 a Palazzo della Consulta, Leopoldo Elia rivolgeva un augurio: "Chi verrà dopo possa far meglio di chi ha operato prima. Faciant meliora sequentes". In questo augurio, quasi una sorta di testamento spirituale, c'è il forte richiamo e l'auspicio ad una politica seria e rigorosa che sia capace di comprendere e di fornire risposte alle esigenze delle persone che vivono in un'epoca storica difficile ed in una società in rapida trasformazione. (Generali applausi).
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, nel ricordare Leopoldo Elia a pochissimi giorni dalla sua scomparsa non voglio cedere né alla retorica che, cancellando ogni accento critico, non renderebbe giustizia a una figura così complessa e fino all'ultimo orgogliosamente presente nella storia politica del nostro Paese, né tanto meno alla tentazione di una lettura esclusivamente di parte che, in nome delle tante battaglie e delle tante discussioni che ci hanno visti contrapposti, cancelli il ruolo determinante che Leopoldo Elia ha giocato nella comprensione del rapporto tra la politica e le istituzioni.
Vorrei piuttosto concentrarmi su alcuni dei tratti che hanno caratterizzato la sua multiforme e incisiva presenza nella vita pubblica italiana a cominciare dalla profonda innovazione che la sua riflessione ha determinato nel dibattito costituzionale.
Con la voce dell'Enciclopedia del diritto dedicata alle forme di Governo - alle quali anche lei, signor Presidente, ha fatto riferimento -, autentico spartiacque teorico e metodologico, Leopoldo Elia seppe infatti superare il formalismo dominante e riconoscere in maniera sistematica la centralità dei partiti politici e dei loro assetti per una lettura realistica del concreto rendimento dei sistemi di Governo vigenti nelle democrazie contemporanee. Da categorie statiche, dunque, nell'analisi di Elia le forme di Governo divennero modelli dinamici, condizionati in maniera determinante dal numero dei partiti, dalle loro interrelazioni, dalle regole convenzionali che al sistema partitico fanno capo e dai meccanismi di elezione delle Assemblee rappresentative.
Leopoldo Elia, quindi, spalancò alle problematiche politologiche le porte della dottrina costituzionalistica, ricollegandosi alla più autentica vocazione del diritto costituzionale, che è quella della consapevolezza della sua storicità e politicità. La storia ha provveduto a dargli ragione: basti pensare alla profonda rivoluzione che nel 1994 ha traghettato l'Italia nella stagione - per dirla con le parole dello studioso e uomo politico che oggi ricordiamo - della «democrazia di indirizzo», senza che una sola virgola della Carta costituzionale, laddove è disciplinato il funzionamento delle nostre istituzioni nazionali, sia stata modificata.
Precorrendo i tempi, Elia seppe comprendere l'importanza di quella che al secolo è passata con il nome di Costituzione materiale, nozione sulla quale pure qualcosa avrebbe avuto da dire. E in un periodo storico nel quale la politica e i partiti politici sono stati posti sotto accusa, ha sempre difeso il ruolo e la responsabilità della classe politica, in quanto titolare di un'attività di indirizzo generale non surrogabile da nessun altro potere, senza per questo rinunciare alla denuncia nei confronti dei processi degenerativi, al punto che ebbe a definire il partito in cui militava un «partito d'occupazione».
Leopoldo Elia, insomma, fu interprete autentico dell'Italia dei partiti. Lo fu nell'elaborazione scientifica così come nella pratica politica. Dalla contemperazione tra questo approccio analitico e l'influenza determinata dalle sue radici che affondavano in profondità nella sinistra democristiana e, in fondo, in quella corrente del cattolicesimo democratico che presenta strette parentele con il dossettismo, derivò il suo farsi strenuo oppositore quando dalla democrazia dei partiti si è passati alla democrazia degli elettori.
Per questo nel processo di semplificazione politica e istituzionale credette di scorgere un pericolo per l'equilibrio democratico. Per questo al cospetto di una progressiva popolarizzazione delle formule di comunicazione e integrazione politica gridò al populismo. Per questo al cospetto della riforma costituzionale elaborata nel 2005 dal centrodestra pubblicò un libro dai toni drammatici, dal titolo «La Costituzione aggredita», nel quale paventava il rischio che la riforma della Casa della Libertà potesse compromettere anche la tenuta della prima parte della Carta costituzionale, quella che tutela i diritti fondamentali di tutti (e allora anche l'ultima lezione di Dossetti tornava di preziosa attualità). Per questo negli ultimi anni lo si è visto - ce lo ha ricordato il senatore Pardi - firmare documenti e appelli sempre più allarmati e allarmanti.
Leopoldo Elia, insomma, fu più profondo nel cogliere le rotture tra una nuova stagione istituzionale dell'Italia e quella che aveva così ben compreso, descritto e, in fondo, amato, che non a individuare le linee di continuità tra l'evoluzione della Costituzione materiale italiana dell'ultimo quindicennio e quella stagione del costituzionalismo europeo fondata sulla categoria del carisma democratico. Questa è una categoria genialmente individuata già da Max Weber, posta al centro dello sviluppo costituzionale europeo dalla metà del secolo scorso dalla Quinta Repubblica, e poi confermata dalle Costituzioni di seconda e terza generazione (quelle che si affermarono dopo la fine dei regimi autoritari e comunisti), rispetto alle quali l'Italia dei partiti va considerata a tutti gli effetti un'eccezione.
In ciò che è avvenuto dal 1994 in poi, Leopoldo Elia avrebbe dovuto scorgere l'avverarsi delle sue lungimiranti elaborazioni. Ma le sue origini politiche e culturali gli hanno impedito di sentirsi a casa sua al cospetto di quel cambiamento. Anche perché - particolare di non poco rilievo - Elia ha fatto parte di quella scuola di pensiero che, nel dichiararsi fedele guardiana della Costituzione, tende a considerare ogni proposta di ammodernamento del nostro sistema politico-istituzionale in termini di attentato alla stessa Carta fondamentale.
Soprattutto, non seppe scorgere nella «democrazia di investitura», nel rafforzamento della figura del premier e nell'avvento della leadership carismatica, una naturale evoluzione del parlamentarismo applicato alla società contemporanea e in linea con la tendenza delle democrazie occidentali.
Ma a differenza di altri che con lui hanno condiviso recenti battaglie, non ha mai coltivato la pretesa di essere depositario della verità assoluta. Al contrario, Leopoldo Elia, senza reprimere passioni, idee e ideali, seppe comunque fare del riconoscimento dell'avversario e del confronto critico la sua cifra d'intervento. Non fu mai arrogante, e tanto meno ottuso. Per questo, oggi il suo lascito culturale è per noi motivo di riflessione e sarà motivo di approfondimento, ma dovrebbe servire anche - ci permettiamo di suggerire - a chi, spesso con minore rispetto, in questi anni ha combattuto dalla sua stessa parte. (Generali applausi).
PRESIDENTE. In deroga a quanto deliberato dalla Conferenza dei Capigruppo, che prevedeva un intervento per Gruppo in occasione della commemorazione del professore Elia, ha facoltà di intervenire per un minuto il senatore Baldassarri per un ricordo personale.
BALDASSARRI (PdL). Signor Presidente, utilizzerò un minuto soltanto - e la ringrazio per avermene concesso la facoltà - per dare l'addio ad un amico e maestro che ho conosciuto negli anni Settanta, il quale, non essendo io né giurista, né costituzionalista, ha fatto molto per aiutarmi a capire come l'assetto istituzionale e la Carta costituzionale debbano essere cose vive nella vita quotidiana e soprattutto all'interno delle istituzioni. Un gruppo che ha visto purtroppo andarsene altri amici e maestri negli anni passati, alcuni dei quali hanno perso la vita prima che l'età facesse il suo corso, come l'altro amico Roberto Ruffilli - ucciso dalle Brigate rosse - che tanto dette a questo tipo di sforzo. Grazie, professor Elia. (Generali applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ne ha facoltà.
VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il Governo si associa alle parole e al sentimento di cordoglio espresso da lei e da tutti gli onorevoli senatori che sono intervenuti.
Voglio richiamarmi brevemente a due concetti ai quali hanno fatto riferimento, oltre che lei, signor Presidente, anche gli onorevoli senatori che hanno preso la parola: le parole, il pensiero, gli studi, le opinioni e l'azione politica di Leopoldo Elia sicuramente non sono tali da potersi prestare ad un giudizio asettico che possa essere formulato da tutte le parti politiche senza riferimento all'attualità di quel pensiero e di quelle opere.
È stata richiamata la mitezza del suo operato e delle sue espressioni. Credo, riprendendo le parole del presidente Marini, che la mitezza fosse un tratto della sua stessa autorevolezza e che non fosse distinta e distante dall'autorevolezza del suo pensiero e dalle espressioni che usava. Come d'altra parte, questa volta facendo riferimento alle parole del senatore Quagliariello, l'amore - più ancora che la volontà di difesa - per la Costituzione vigente hanno offerto grande attualità alle riflessioni del professor Elia sulla forma di governo.
Presidente, se posso permettermi - e concludendo su questo - credo che la nostra vera sfida sia oggi non solo quella di iniziare una nuova stagione di riforme, che dovrà necessariamente investire e riguardare anche un dibattito sull'attualità di alcune norme costituzionali, ma anche quella di capire come sia possibile, in una democrazia che è così cambiata dal 1994 ad oggi ed ancora di più negli ultimi anni e negli ultimi mesi, difendere, coniugare e rafforzare la centralità del Parlamento con un sistema politico che ha visto progressivamente svuotare di peso la centralità dei partiti all'interno dello stesso sistema politico e ha visto invece la volontà dei cittadini esprimersi sempre più direttamente verso la scelta del Governo dal quale essere guidati.
Credo che se riusciremo a difendere il valore della centralità del Parlamento, tenuto conto delle nuove esigenze di funzionamento e delle risposte decisionali che la democrazia moderna ritiene di dover dare, anche per le interrelazioni con il contesto internazionale, avremo fatto un buon lavoro, difendendo anche con i fatti, e non solo a parole, il pensiero di Leopoldo Elia che al Governo, oltre che a noi tutti, è ancora caro. (Generali applausi).
PRESIDENTE. Colleghi, è pervenuto alla Presidenza uno scritto, a firma del senatore Pistorio, per commemorare il compianto senatore Elia, scritto che sarà allegato agli atti della seduta odierna.
Sui lavori del Senato
Parlamento in seduta comune, convocazione
PRESIDENTE. Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi oggi pomeriggio, ha approvato modifiche e integrazioni al calendario corrente ed il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 23 ottobre 2008.
Oggi pomeriggio si passerà innanzitutto alle dichiarazioni di voto e al voto delle mozioni per l'istituzione della Commissione straordinaria prezzi, in materia di occupazione, di costo della vita e retribuzioni, sulle quali si sono concluse stamattina le rispettive discussioni generali. Seguirà poi, se possibile, l'avvio dell'esame della Nota di aggiornamento al DPEF.
Domani mattina, alle ore 9,30 si svolgeranno i funerali del presidente emerito della Corte costituzionale Leopoldo Elia. È stata poi convocata alle ore 11, nella sede di Montecitorio, la Conferenza congiunta dei Presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato e della Camera dei deputati. Pertanto, l'Assemblea del Senato terrà seduta senza votazioni, al solo fine dello svolgimento o dell'eventuale seguito della discussione generale sulla Nota di aggiornamento al DPEF, ove non conclusa oggi pomeriggio, e della discussione generale sui disegni di legge recanti Rendiconto e Assestamento; diversamente, la seduta antimeridiana di domani sarà sconvocata.
Nella seduta pomeridiana di domani, anticipata alle ore 16, proseguirà la discussione, con votazioni, della Nota di aggiornamento al DPEF, nonché dei disegni di legge recanti Rendiconto e Assestamento, per le cui votazioni finali è richiesta la presenza del numero legale.
Si passerà quindi, se possibile, dal pomeriggio di domani o giovedì mattina, alle repliche e al seguito dell'esame del decreto-legge sulla funzionalità del sistema giudiziario. La discussione delle ratifiche approvate dalla Camera dei deputati è confermata per la seduta antimeridiana di giovedì 9 ottobre. Sempre giovedì, alle ore 12,30, è convocato il Parlamento in seduta comune per il terzo scrutinio relativo all'elezione di un giudice della Corte costituzionale: voteranno per primi i deputati e quindi i senatori intorno alle ore 13,30-14.
La prossima settimana, oltre all'eventuale seguito degli argomenti non conclusi, saranno discussi congiuntamente i decreti-legge sulla missione dell'Unione europea in Georgia e sulla proroga di missioni internazionali, per i quali si è proceduto alla ripartizione dei tempi tra i Gruppi.
Slitta invece alla settimana successiva, quella tra il 21 e il 23 ottobre, il decreto-legge in materia di istruzione ed università, tuttora all'esame della Camera dei deputati.
Il calendario della prossima settimana prevede inoltre l'elezione di due senatori Segretari e la discussione di mozioni sulla crisi dei mercati finanziari. Nel pomeriggio di giovedì 16 ottobre saranno svolte interrogazioni a risposta immediata.
La Conferenza dei Capigruppo ha poi avviato una riflessione ai fini di una migliore organizzazione dei tempi di lavoro dell'Aula e delle Commissioni.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi pomeriggio, con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche ed integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 23 ottobre 2008:
| Martedì | 7 | ottobre | pom. | h. 16,30-20,30 | - Seguito mozioni nn. 25 (Commissione prezzi), 24 (occupazione) e 26 (costo della vita e retribuzioni) - Doc. LVII, n. 1-bis. - Nota di aggiornamento al DPEF - Disegni di legge nn. 1032 e 1033 - Rendiconto 2007 e Assestamento 2008 (Approvati dalla Camera dei deputati) (Votazioni finali con la presenza del numero legale) - Seguito disegno di legge n. 1018 - Decreto-legge n. 143, in materia di funzionalità del sistema giudiziario (Voto finale entro il 16 ottobre - scade il 15 novembre) - Ratifiche di accordi internazionali approvati dalla Camera dei deputati: disegni di legge nn. 1051 - abolizione pena di morte; 1052 - Repubblica Dominicana protezione investimenti; 1053 - Nuova Zelanda attività lavorativa familiari personale diplomatico; 1054 - Convenzione Croce Rossa; 1055 - Movimenti transfrontalieri rifiuti pericolosi (giovedì 9, ant.) |
| Mercoledì | 8 | " | ant. |
h. 9,30-13 (*)
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| " | " | " | pom. | h. 16-20 | |
| Giovedì | 9 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
| Giovedì | 9 | ottobre | pom. | h. 16 | - Interpellanze e interrogazioni |
(*) La seduta antimeridiana di mercoledì 8 ottobre sarà convocata - se necessario e senza votazioni - al solo fine dello svolgimento o dell'eventuale prosieguo della discussione generale sulla Nota di aggiornamento al DPEF e sui disegni di legge recanti Rendiconto e Assestamento.
Le risoluzioni alla nota di aggiornamento al DPEF dovranno essere presentate entro la fine della discussione generale. Gli emendamenti alla risoluzione accolta dal Governo entro 30 minuti dalla espressione del parere.
Il Parlamento in seduta comune è convocato giovedì 9 ottobre alle ore 12.30 per il terzo scrutinio relativo all'elezione di un Giudice della Corte costituzionale. Voteranno per primi i Deputati.
| Martedì | 14 | ottobre | pom. | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. 1038 - Decreto-legge n. 147, partecipazione italiana a missione UE in Georgia (Voto finale entro il 24 ottobre - scade il 22 novembre) (*) - Disegno di legge n. 1061 - Decreto-legge n. 150, proroga missioni internazionali (Voto finale entro il 30 ottobre) (Scade il 29 novembre) (*) - Elezione di due senatori Segretari, ai sensi dell'articolo 5, comma 2-ter, del Regolamento - Mozione n. 32 Morando, Finocchiaro ed altri (procedimento abbreviato ex articolo 157, comma 3, del Regolamento) e mozioni nn. 29, Peterlini, D'Alia ed altri e 33, Lannutti, Belisario ed altri, sulla crisi dei mercati finanziari |
| Mercoledì | 15 | " | ant. |
h. 9,30-13
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| " | " | " | pom. | h. 16,30-20 | |
| Giovedì | 16 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
| Giovedì | 16 | ottobre | pom. | h. 16 | - Interrogazioni a risposta immediata ex articolo 151-bis del Regolamento |
(*) Sui disegni di legge nn. 1038 e 1061 (decreto-legge n. 147, partecipazione italiana a missione UE in Georgia e n. 150, recante proroga missioni internazionali) si svolgerà la discussione generale congiunta.
Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 1038 e 1061 dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 9 ottobre.
| Martedì | 21 | ottobre | pom. | h. 16,30-20 | - Eventuale seguito argomenti non conclusi - Disegno di legge n. … - Decreto-legge n. 137, disposizioni urgenti in materia di istruzione ed università (Ove approvato e trasmesso in tempo utile dalla Camera dei deputati) (Scade il 31 ottobre) |
| Mercoledì | 22 | " | ant. |
h. 9,30-13
| |
| " | " | " | pom. | h. 16,30-20 | |
| Giovedì | 23 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
| Giovedì | 23 | ottobre | pom. | h. 16 | - Interpellanze e interrogazioni |
Gli emendamenti al disegno di legge n. .... (Decreto-legge n. 137, disposizioni urgenti in materia di istruzione ed università) dovranno essere presentati entro le ore 19 di giovedì 16 ottobre.
Ripartizione dei tempi per la Nota di aggiornamento al DPEF
(Totale: 5 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore di maggioranza |
| 20' |
| Relatore di minoranza |
| 20' |
| Governo |
| 20' |
| Votazioni |
| 30' |
| Gruppi 3 ore e 30 minuti, di cui: |
|
|
| PdL | 1 h. | 05' |
| PD |
| 56' |
| LNP |
| 26' |
| IdV |
| 22' |
| UDC-SVP-Aut |
| 21' |
| Misto |
| 19' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge. n. 1018
(Decreto-legge funzionalità sistema giudiziario)
(Totale: 7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatore |
| 30' |
| Governo |
| 30' |
| Votazioni | 1 h. |
|
| Gruppi 5 ore di cui: |
|
|
| PdL | 1 h. | 33' |
| PD | 1 h. | 20' |
| LNP |
| 37' |
| IdV |
| 31' |
| UDC-SVP-Aut |
| 30' |
| Misto |
| 27' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione dei disegni di legge nn. 1032 e 1033
(Rendiconto 2007 e Assestamento 2008)
(Totale: 3 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 30' |
| Governo |
| 30' |
| Votazioni |
| 30' |
| Gruppi 2 ore di cui: |
|
|
| PdL |
| 37' |
| PD |
| 32' |
| LNP |
| 15' |
| IdV |
| 12' |
| UDC-SVP-Aut |
| 12' |
| Misto |
| 11' |
| Dissenzienti |
| 5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione dei disegni di legge nn. 1038 e 1061
(Decreti-legge missione UE in Georgia e proroga missioni internazionali)
(Totale: 7 ore, escluse dichiarazioni di voto)
| Relatori |
| 40' |
| Governo |
| 40' |
| Votazioni |
| 40' |
| Gruppi 5 ore di cui: |
|
|
| PdL | 1 h. | 33' |
| PD | 1 h. | 20' |
| LNP |
| 37' |
| IdV |
| 31' |
| UDC-SVP-Aut |
| 30' |
| Misto |
| 27' |
| Dissenzienti |
| 5' |
SANNA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANNA (PD). Signor Presidente, intervengo per richiamare l'attenzione sulla necessità urgente che il Presidente del Consiglio dei ministri venga in quest'Aula a riferire della politica legislativa del Governo.
L'onorevole Berlusconi, a Camere chiuse, durante il weekend, ha detto: «Oggi in Parlamento c'è un popolo di persone depresse perché passano tutto il loro tempo a fare i conti in Aula e in Commissione con l'opposizione che si diverte a fare l'ostruzionismo». È abitudine nei regimi autoritari attribuire all'avversario politico, normalmente d'opposizione, la malattia psichica. Ma, a riprova che ancora non siamo un regime autoritario, l'onorevole Berlusconi attribuisce un grado lieve di malattia psichica non all'opposizione ma alla sua maggioranza, alla quale va la nostra non ironica solidarietà. L'opposizione ostruzionistica è però il virus che rende malato questo Parlamento. Vorrei ringraziarla, presidente Schifani, perché nella sua intervista di oggi ha voluto dare un'indiretta risposta al Presidente del Consiglio, che però è ancora insufficiente, quando ella ha affermato che il Parlamento funziona anche grazie all'atteggiamento dell'opposizione, che non ha assunto metodi ostruzionistici.
Ed ancora l'onorevole Berlusconi nel weekend: «Non esiterò a porre la fiducia ogni volta che servirà perché la fiducia è questione di coraggio e di responsabilità e imporrò» il verbo che ha usato è questo «al Parlamento l'approvazione entro due mesi dei decreti che riterrò necessari per governare il Paese». Poiché non era un richiamo alla regola posta dall'articolo 77 della Costituzione - nel quel caso la sua affermazione sarebbe stata superflua - noi riteniamo che questo rappresenti l'annuncio di una politica legislativa, l'esplicitazione di voler abusare della decretazione d'urgenza. Il Presidente del Consiglio ridimensiona i casi straordinari di necessità e d'urgenza, di cui parla l'articolo 77 della Costituzione, alla ordinaria necessità di Governo e rappresenta al Paese l'equazione "Parlamento depresso ed imbelle- Governo euforico e decidente".
Si dice: la maggioranza deve poter realizzare il suo programma. Ma - lo chiedo ai colleghi della maggioranza - le questioni affidate alla sovranità della legge, il programma è una esclusiva del Governo? È possibile - e concludo - che nella forma di Governo pensata e proposta dall'onorevole Berlusconi non ci sia uno spazio non dico di autonomo, ma almeno di originale inveramento della promessa elettorale da parte di voi parlamentari di maggioranza e delle proposte che l'opposizione vuole e deve poter fare in questo Parlamento?
Leopoldo Elia ci ha insegnato, oltre 20 anni fa, a distinguere la democrazia governata dalla democrazia governante. Chiediamo che il Presidente del Consiglio riferisca in quest'Aula sulla politica legislativa del Governo ed ascolti, da chi le vorrà affermare, le ragioni del Parlamento, la difesa del suo ruolo. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Pregherei i colleghi di prestare maggiore attenzione agli interventi che toccano un tema che ha costituito un momento di dibattito politico nel Paese.
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, la polemica sulla decretazione d'urgenza è vecchia quanto la nostra Costituzione. Chi avrà pazienza di andare a rileggere i dibattiti in Assemblea costituente si renderà conto di come i Padri costituenti erano assolutamente consapevoli che la nostra Costituzione presentava tra gli altri, un problema, quello dello spazio del potere esecutivo, il quale nel periodo dello Statuto albertino veniva ricavato nell'arco di ponte che si estendeva tra due pilastri: quello costituito dalla monarchia e quello costituito dalla maggioranza parlamentare.
Nel momento in cui uno di questi due pilastri cadeva, il potere esecutivo veniva a trovarsi senza un suo spazio di autonomia. E questo spazio di autonomia veniva garantito dagli strumenti che di volta in volta era possibile mettere in atto. Non sarebbe nemmeno possibile far risalire alla stagione che si apre con il 1994 la polemica sulla decretazione d'urgenza perché la troviamo nei decenni precedenti.
Oggi dobbiamo prendere atto che la forma di governo di questo Paese si è modificata e non perché alcuni insigni giuristi, costituzionalisti, politologi o storici l'hanno determinato, ma perché i cittadini con il loro voto hanno operato una fondamentale semplificazione. Oggi non c'è più, come dal 1919, da una parte il concerto parlamentare e, dall'altra, il Governo. Oggi abbiamo, da una parte, il Governo e la propria maggioranza, dall'altra, l'opposizione, che legittimamente tende a presentare al Paese delle proposte alternative ed a succedere al Governo in carica. È evidente che tale trasformazione implica il fatto che sia la maggioranza sia l'opposizione debbano trovare delle camere di compensazione per regolare, da una parte, il rapporto tra Governo e maggioranza e, dall'altra, tra leadership e Gruppi parlamentari.
Pensavamo, colleghi dell'opposizione, che lo sforzo che avevate fatto con la nascita del Governo ombra andasse in questo senso ed è per questo che lo abbiamo preso molto seriamente. Per tale ragione sin dal primo momento abbiamo risposto in positivo alle polemiche sulla decretazione di urgenza, con una proposta di aggiornamento dei nostri lavori parlamentari.
PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Quagliarello.
QUAGLIARIELLO (PdL). Abbiamo risposto proponendo un Regolamento differente dei nostri lavori parlamentari, che dia al Governo e alla sua maggioranza tempi certi e all'opposizione più strumenti di controllo, più strumenti anche per parlare direttamente al Paese. Non pensiamo che questa sia la sola soluzione possibile, crediamo però che questo sia il terreno di confronto e riteniamo quindi che la risposta a tali polemiche debba essere un'incisiva azione del Senato per mettere finalmente all'ordine del giorno ciò che abbiamo chiesto fosse all'ordine del giorno sin dal giorno dopo le elezioni.
Signor Presidente, questo è lo stimolo che ricaviamo dalle parole del Capo dello Stato. Questo è lo stimolo che ricaviamo dalla sua intervista di oggi. Riteniamo che la convocazione urgente della Giunta per il Regolamento - che abbiamo chiesto con lettera - sia la risposta culturalmente e istituzionalmente più matura per non trasformare la riflessione su un cambiamento epocale in una piccola polemica di parte. (Applausi dal Gruppo PdL).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, non voglio polemizzare con il collega Quagliariello, ma vorrei ricordargli che questi argomenti non sono e non possono essere affrontati nell'ambito di una modifica regolamentare. Senatore Quagliariello, quando e se vorrete affrontare la riforma della Costituzione, o di alcune sue parti, affronteremo anche il tema di un nuovo rapporto tra Parlamento ed Esecutivo, che certamente non vi consentiremo, almeno per quanto ci riguarda, di affrontarlo attraverso la scorciatoia della modifica illegittima dei Regolamenti parlamentari.
Detto questo, il problema che è stato sollevato, signor Presidente, è diverso e mi dispiace che il collega Quagliariello non lo abbia colto. Qui il problema è squisitamente politico: non c'è alcuna censura che l'opposizione fa al Presidente del Consiglio e quant'altro.
Il Presidente del Consiglio, in queste settimane, con un linguaggio più o con meno condivisibile, più o meno colorito, ha posto il seguente tema: abbiamo un programma di Governo, i tempi parlamentari forse non ci consentono di realizzarlo così come sono i nostri desideri; dobbiamo fare ricorso ai decreti-legge o alla questione di fiducia per accorciare i tempi del dibattito parlamentare. Ora, non sta a noi, ma a lei, come Presidente del Senato, e al Presidente della Camera ricordare al Presidente del Consiglio che ci sono i Regolamenti parlamentari e che i tempi assegnati alla maggioranza ed all'opposizione, soprattutto per i lavori del Senato, hanno garantito fino ad oggi un giusto equilibrio tra le esigenze del Governo e le esigenze delle opposizioni di rappresentare posizioni diverse.
Non credo ci sia stato nulla di particolarmente trascendentale. Il problema è di capire se vi sono alcune priorità del Governo che devono essere affrontate in sede di decretazione d'urgenza e che hanno bisogno di un corsia preferenziale. Rispetto a questo tema condivido la richiesta avanzata dai colleghi dal Partito Democratico e dagli altri colleghi dell'opposizione di un'informativa o di una presenza del Presidente del Consiglio al Senato affinché ci dica quali sono tali priorità, quali sono questi decreti‑legge e qual è lo spazio di cui il Governo ha bisogno e come, eventualmente, possiamo affrontare questo argomento nell'ambito del normale confronto parlamentare.
Ma se così non fosse, significherebbe che la richiesta è solo strumentale, che non ha nulla a che vedere con le esigenze di priorità del Governo e serve solo a depistare rispetto agli interessi generali del Paese.
Se il confronto è fatto su questi temi, venga il Presidente e ci dica quali sono gli argomenti che non riesce ad affrontare attraverso le dinamiche ordinarie del rapporto parlamentare e quali sono i decreti-legge che vuole portarci, in maniera tale che ci dedicheremo a questo. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PD).
PARDI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PARDI (IdV). Signor Presidente, il senatore Quagliariello fa torto alla sua capacità interpretativa se vuole far apparire il ragionamento contenuto nelle parole sagge e responsabili del collega Sanna semplicemente come una lamentela sulla decretazione d'urgenza. Il collega Sanna ha toccato un problema molto più ampio, che è l'equivoco che si è creato in questa legislatura sulla natura stessa dei rapporti tra Parlamento e Governo: noi sosteniamo che questi rapporti siano stati dislocati in una maniera pericolosa per i principi costituzionali.
Il centrodestra si esprime costantemente in una forma che - diciamo così - rasenta la provocazione verbale: per esempio, la ministra Gelmini osa dire che bisogna porre la questione di fiducia perché l'opposizione fa ostruzionismo, mentre è chiaramente evidente che non è vero. Ma, al di là della dimensione grottesca dell'apparenza, il punto fondamentale che è il centrodestra gioca la carta di far sembrare che il voto - cui si è arrivati tramite una pessima legge - abbia realizzato una forma moderna di presidenzialismo, per cui, indicando il leader di una coalizione, il popolo, in realtà, lo elegge direttamente.
Non è così, cari colleghi: la Costituzione non è ancora stata cambiata e se per caso questo Parlamento, sbagliando, ha accettato di votare una legge mal concepita, non si può partire da questo punto per sostenere che il gioco è già fatto. Il presidenzialismo voi pensate che ci sia, ma ancora non c'è: vi ricordo che nella Costituzione, la Parte II «Ordinamento della Repubblica», ha come Titolo I «Il Parlamento» e la Sezione I si intitola «Le Camere», mentre la Sezione II è dedicata all'attività delle Camere e si intitola «La formazione delle leggi». Il Titolo II recita «Il Presidente della Repubblica» ed il Titolo III «Il Governo» ha alla Sezione I «Il Consiglio dei Ministri» e non esiste un titolo di sezione che riguardi il Presidente del Consiglio.
Quindi, è un presidenzialismo d'accatto e un po' da operetta questo per cui abbiamo un signore che preferisce passare le serate in discoteca e, vantandosene, proferire anche parole abbastanza estranee e incongruenti rispetto a quel contesto, senza venire invece nell'Assemblea elettiva a rispondere delle azioni sue, della sua maggioranza e del suo Governo. Questa è una situazione che ha francamente dell'intollerabile: siamo pazienti e responsabili, ma a tutto vi è un limite. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. Colleghi, al termine di questo giro di orizzonte, vorrei anch'io esprimere una serie di riflessioni.
È notorio che, negli ultimi anni di vita democratica del nostro Paese, il ricorso alla decretazione d'urgenza ha costituito - ahimè! - la prassi dell'azione degli Esecutivi che si sono succeduti, a causa della lungaggine dei lavori parlamentari in via ordinaria; una lungaggine determinata dai Regolamenti, non certo dai politici che si sono susseguiti.
Ritengo, però, che - al segnale che ci è stato dato dagli elettori di semplificazione del quadro politico - noi commetteremmo un errore se non rispondessimo, da parte nostra, con la semplificazione anche della procedura legislativa ordinaria: questo è il segnale che dovremmo rendere a quegli elettori che ci hanno chiesto la semplificazione della politica e del quadro politico.
Ed ecco perché, in questa logica, vedo la soluzione di un ritorno alla riappropriazione del proprio ruolo da parte del Parlamento con la legislazione ordinaria e non d'urgenza, mediante l'esame immediato e tempestivo della riforma dei Regolamenti. Di questo mi sono fatto carico, convocando la Giunta per il Regolamento per la giornata di martedì prossimo, alle ore 11, dove inizieremo a discutere le proposte di modifica del Regolamento, presentate da maggioranza e opposizione, che vanno nella direzione appunto di dare tempi certi all'attivazione del programma di un Esecutivo che è stato votato dagli elettori e all'espressione delle controproposte di un'opposizione che ha diritto di veder garantiti i propri tempi per poter discutere le proprie proposte. A questo si è accompagnata la richiesta dell'opposizione di una migliore riorganizzazione dei lavori d'Aula e di Commissione, sulla quale ho aperto un confronto chiedendo a tutti i Capigruppo delle controproposte.
Io mi auguro che sul tema della riapertura delle regole si possa iniziare, in Aula e in Giunta, un modello di confronto che riporti veramente la dialettica politica e costruttiva sulle regole e quindi riesca a svelenire quel clima che, fuori dal Palazzo, sta caratterizzando i momenti di questa giornata politica.
Mi auguro che sia il Parlamento il centro del confronto, del dibattito, della politica e che dal Parlamento arrivino al Paese segnali di momenti di sintesi che, quando si raggiungono, costituiscono sicuramente momenti di alta politica.
Credo che il percorso sia stato tracciato. La Giunta per il Regolamento è stata convocata dal sottoscritto con l'intesa unanime di tutti i Capigruppo e mi auguro che quello della prossima settimana sia l'inizio di un percorso, in maniera tale che, con la semplificazione condivisa dell'iter ordinario della formazione delle leggi, si possa conseguentemente arrivare alla riduzione della decretazione di urgenza. Avremmo così fatto un favore al Parlamento e avremmo fatto un favore a una migliore efficienza della nostra democrazia parlamentare. (Applausi dal Gruppo PdL).
Seguito della discussione e approvazione della mozione n. 25 sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi (ore 18,23)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della mozione 1-00025, presentata dal senatore Bricolo e da altri senatori, sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi.
Ricordo che nella seduta antimeridiana hanno avuto luogo l'illustrazione della mozione e la discussione.
Passiamo alla votazione della mozione.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, in questa dichiarazione di voto io interverrò sulla mozione all'esame e, per economizzare i tempi, anche sulle altre due mozioni, che considero tra loro collegate.
È evidente che il nostro Gruppo parlamentare, avendo sottoscritto questa mozione che propone di istituire una Commissione straordinaria per la verifica dell'andamento generale dei prezzi al consumo e per il controllo della trasparenza dei mercati, non potrà che votare a favore, ma in maniera convinta.
È chiaro, infatti, che anche le vicende di queste settimane (cioè le vicende che legano la crisi finanziaria dei mercati statunitensi alla crisi presente anche nel nostro continente europeo; crisi che vede atteggiamenti molto preoccupati da parte di tutti i Governi dell'Unione) comportano la necessità che questo Parlamento si attivi, non solo per monitorare, ma anche per comprendere la ragione per la quale alla fine il soggetto debole - cioè le famiglie italiane - sia quello che paga il conto dei fallimenti dei sistemi bancari e dei sistemi sofisticati sotto il profilo dei risparmi e dell'organizzazione del credito e del risparmio. Il fallimento cioè dei sistemi sofisticati attraverso i quali la crescita del prezzo delle materie prime, del petrolio ma anche dei beni di consumo, mediante il circuito della distribuzione, alla fine ha come unica parte lesa la parte più debole della nostra società e, al suo interno, evidentemente le famiglie italiane.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 18,25)
(Segue D'ALIA). In particolar modo, mi limito a segnalare qualche dato che ci dà il senso del fatto che oggi noi dobbiamo affrontare il tema del reddito familiare dovendo utilizzare il termine, che sembrava desueto, di povertà. Secondo l'ultimo rapporto dell'ISTAT sulla povertà, infatti, sono 2.623.000 le famiglie italiane a versare in stato di povertà. Parliamo di oltre 7.500.000 cittadini italiani, del 12,9 per cento della popolazione italiana, due terzi dei quali al Sud. Infatti, nel Mezzogiorno d'Italia il reddito familiare ammonta a circa tre quarti di quello delle famiglie del Centro-Nord, realtà alla quale si accompagna anche una maggiore gravità del disagio sociale.
Se uniamo questi dati a quelli relativi alle coppie anziane (che sono circa il 30 per cento delle famiglie povere), alle donne anziane sole (che sono circa il 20 per cento), alle famiglie con persone in cerca di prima occupazione soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia (che sono circa l'8 per cento) e alle famiglie con lavoratori a basso profilo professionale (che sono circa il 40 per cento), ci rendiamo conto che questi dati sono estremamente inquietanti.
Su questa base poggia la crisi del sistema economico e finanziario anche del nostro Paese. A noi dispiace molto che, nonostante fosse stato promesso che il ministro Tremonti sarebbe venuto in Aula per dirci cosa intende fare il Governo e per parlarci delle interlocuzioni sviluppate in sede di G4 e di governo dell'Unione a proposito delle misure da adottare per la tutela dei risparmiatori, del credito e quant'altro, fino ad oggi non abbiamo ricevuto le risposte che riteniamo necessarie per capire come anche l'opposizione può concorrere, in questa fase difficile per la vita economica e sociale del Paese, a trovare delle soluzioni. Se questa traccia non ci viene indicata è evidente che è difficile anche riuscire a confrontarsi e a dialogare. Non credo che il ministro Tremonti, ad esempio, abbia risposto in maniera esauriente alle stesse domande che i Gruppi di opposizione hanno posto alla Camera qualche giorno fa.
Credo, inoltre, che l'occasione di questa mozione, l'occasione del dibattito sulla Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria - il complemento della manovra economica del Governo - costituisca la sede naturale perché il Governo venga in Aula e comunichi quali misure intende adottare. Da qui viene il nostro sostegno convinto ad una mozione che presenta la firma di tutti i Gruppi parlamentari di maggioranza ed opposizione e il nostro voto di astensione sulle altre due mozioni - quella presentata dai colleghi del Partito Democratico e quella presentata dai colleghi della Lega - che spiego in maniera molto sintetica.
Queste mozioni contengono considerazioni e osservazioni assolutamente condivisibili, ad esempio per quanto riguarda la crisi occupazionale in cui versa il nostro Paese e la criticità delle politiche pubbliche che, anziché andare a sostegno dell'occupazione, smantellano l'apparato della pubblica amministrazione con tagli lineari che non hanno alcun effetto positivo nel Paese.
Siamo inoltre consapevoli che esiste la necessità di politiche di sostegno rispetto ad un eccesso, o meglio ad un abuso, nell'utilizzo dello strumento della flessibilità nel mercato del lavoro. Sono condivisibili anche alcune considerazioni contenute nella mozione con riferimento alla differenziazione del reddito familiare o dei pubblici dipendenti a seconda delle aree territoriali di appartenenza. Tali questioni, però, sono solo una parte del problema, almeno per come lo vediamo noi, perché, dal nostro punto di vista, il soggetto debole che prioritariamente deve essere destinatario di interventi di sostegno e di una politica a 360 gradi è la famiglia.
Che poi la famiglia abbia al suo interno dei disoccupati, o sia al Nord o al Sud del nostro Paese poco importa ai fini di una politica nazionale che, attraverso il recupero di politiche di fiscalità di vantaggio nei confronti delle famiglie e soprattutto di quelle povere che rappresentano il 13 per cento delle famiglie di questo Paese, deve proporre un rilancio dell'azione a sostegno della famiglia, soprattutto in un momento come questo in cui la congiuntura internazionale porta ad una crisi del sistema creditizio, del sistema del risparmio. Il nostro è un Paese di famiglie, di piccoli risparmiatori e anche di piccoli azionisti che si trovano raggirati sotto ogni profilo e che necessitano di una politica specifica, mirata e incisiva, che non può essere solo parziale e non può riguardare solo alcuni aspetti di un problema che è più ampio.
Per queste ragioni riteniamo utile l'istituzione di questa Commissione perché fornisca e aggiorni i dati e ci metta nelle condizioni di tutelare le aree più deboli del nostro Paese, le famiglie soprattutto, che sono il soggetto debole della nostra comunità. Riteniamo che per il resto dobbiamo affrontare il tema in maniera più complessiva e non guardarlo solo da alcuni punti di vista, anche se condivisibili, ma che assolvono ad una logica e ad una visione parziale rispetto ad un problema che, invece, è più grande e più generale. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut).
FRANCO Paolo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCO Paolo (LNP). Signora Presidente, sono felice, naturalmente, di dichiarare il voto favorevole del mio Gruppo su questa mozione, ma anche di vedere la grande adesione, praticamente di tutti i Gruppi che si sono espressi in Senato, alla finalità che questa mozione intende perseguire.
Dai tempi in cui è stata presentata (intorno al 20 di settembre) ad oggi, la situazione finanziaria internazionale si è aggravata, anche se il tema di questa mozione attiene specificatamente alla verifica dell'andamento generale dei prezzi dei beni di consumo e del controllo della trasparenza dei mercati. È però altrettanto vero che, mai come in questi giorni, il cittadino lavoratore e risparmiatore vede messo a rischio il proprio patrimonio e i propri investimenti, sia sotto il profilo del potere d'acquisto, sia sul versante della conservazione finanziaria.
Per questo motivo, l'istituzione di una Commissione con il compito di indagare sui fattori congiunturali e strutturali che sono all'origine dei rincari dei prezzi dei prodotti intermedi e finali, di acquisire elementi informativi, di elaborare proposte volte ad attenuare queste conseguenze, e di svolgere indagini sull'andamento in borsa del prezzo del petrolio le conferisce un ruolo e un'importanza che forse solo qualche giorno fa non le erano riconosciuti.
È altrettanto importante rilevare che tra le potestà attribuite a questa Commissione esiste anche il contatto, la collaborazione e la ricerca di interscambio di dati e di informazioni con istituzioni analoghe in altri Paesi e con organismi internazionali. È evidente, a questo punto, che l'aumento dei prezzi delle materie prime o dei prodotti energetici, da che era una questione specifica che riguardava prevalentemente i nostri cittadini, ha assunto, come ben sappiamo, un rilievo internazionale molto consistente.
Quindi, nell'esprimere il voto favorevole all'istituzione di questa Commissione, il Gruppo della Lega Nord insiste nel sottolineare quanto importante dovrà essere il lavoro della Commissione perché i redditi e i risparmi dei cittadini non siano messi a repentaglio, da un lato, da aumenti indiscriminati dovuti alle speculazioni dei prezzi delle materie prime (per arrivare, come sappiamo, al costo della pasta, del latte, eccetera) e, dall'altro, dalle speculazioni finanziarie internazionali che hanno generato quello che ben conosciamo, ossia un sistema creditizio fragile e debole, che mette quindi a repentaglio anche il risparmio. Le due questioni messe insieme sono davvero esplosive e questa Commissione dovrà lavorare per portare alla valutazione e all'approvazione di questa Camera dei documenti che fattivamente possano poi essere anche strumento di indicazione al Governo affinché, insieme ai Governi internazionali, il potere di acquisto dei nostri cittadini e il potere di risparmio delle nostre famiglie vengano tutelati.
Oggi non è così e credo che rispetto ai tre anni, rinnovabili, che sono stati concessi a questa Commissione (ben venga che siano tre anni e che siano rinnovabili), i tempi di azione debbano essere molto più contenuti e rapidi visto che le risposte servono addirittura nell'arco di mesi e non di anni. Capiamo che è impossibile, però questo lavoro è importante e credo che ci possano essere delle considerevoli aspettative da parte nostra dietro al lavoro di questa Commissione: è pertanto auspicabile che questi tempi vengano sensibilmente accorciati con delle proposte fattive, in potestà, per carità, della Commissione stessa. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Invito i colleghi che volessero continuare le loro discussioni ad accomodarsi fuori e a consentire a chi sta intervenendo di poter parlare, perché c'è veramente un brusìo che dà fastidio. Grazie.
SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANGALLI (PD). Signora Presidente, onorevoli senatori, esprimo, a nome del Partito Democratico, la dichiarazione di voto favorevole alla costituzione della Commissione per la verifica dell'andamento generale dei prezzi al consumo e il controllo della trasparenza dei mercati. Tuttavia mi preme sottolineare, per onestà intellettuale, che non credo nella sicura efficacia di strutture di questo tipo.
È però evidente che sul mercato dei prezzi al consumo e sul mercato in generale, che coinvolge i consumatori, la situazione non sta andando bene. Ciò avviene essenzialmente perché i mercati non funzionano, a causa della mancanza di ogni elementare forma di trasparenza che tuteli, di fatto, la libera concorrenza e del manifestarsi su ogni mercato di pesanti asimmetrie informative che rendono quasi pleonastico l'agire delle diverse Autorità che operano sui diversi aspetti del mercato. Mi riferisco all'Autorità dell'energia, all'Autorità delle comunicazioni, ed alla stessa Autorità di tutela della concorrenza. Credo che sia giunto il momento di fare il punto sugli scarsi poteri di intervento e spesso sull'inefficacia delle sanzioni erogate dalle suddette Autorità a chi opera in logiche di controllo del mercato, quasi monopolistico, abusando della propria posizione di dominanza economica.
Ciò che sta avvenendo sui mercati e sui prezzi si verifica perché non sta operando al meglio la concorrenza tra i diversi operatori economici. Negli esempi presenti nella relazione che propone la costituzione della Commissione, che fanno riferimento ad alcuni settori, come quello petrolifero ed agroalimentare, appaiono evidenti problematiche gravi del funzionamento dei mercati a monte dell'offerta, che attengono ad operatori economici che possono approfittarne stabilmente, qualunque sia l'andamento del mercato.
Il caso del petrolio è evidente al riguardo. Prima dell'estate - vorrei che ce lo ricordassimo - il petrolio costava 160 dollari al barile, mentre oggi costa tra 83 ed 84 dollari al barile. L'effetto sul mercato dei consumi è stato drammaticamente rialzistico nella fase verso i 160 dollari al barile ed è stato quasi impercettibile nella fase di calo del costo del petrolio al barile. È successo che i petrolieri hanno venduto a prezzi alti pur avendo scorte che avevano pagato meno, poi hanno venduto in linea con quanto stavano pagando, e adesso vendono a prezzi enormemente più alti di quelli che dovrebbero, nonostante i ribassi sul mercato del petrolio.
Il Governo afferma nel decreto-legge n. 112 del 2008 che interverrà sul surplus di guadagni dei petrolieri; intanto i petrolieri mettono, come si dice dalle mie parti, il grano in cascina: stanno recuperando sui consumatori con largo anticipo, attraverso un comportamento di cartello, quanto dovranno pagare. Siccome l'ottovolante del greggio continuerà, il consumatore rischia di seguirne tutte le salite, ma di non percepirne mai le discese.
Nel settore agroalimentare avviene qualcosa che, se vogliamo, è ancora più grave; i problemi sono però analoghi. Il produttore spunta prezzi relativamente bassi, il consumatore paga prezzi altissimi ed è evidente che ci sono parti della filiera che determinano un'alterazione del mercato a proprio vantaggio. Intendo sostenere che è il non funzionamento dei mercati a determinare i guai per il consumatore ed insufficienti appaiono le funzioni delle diverse Autorità. Del resto, il fatto che si proponga una Commissione come questa mi pare la più evidente denuncia dell'inefficacia di tutti gli strumenti posti al controllo dei prezzi nel corso di questi anni e delle diverse Autorità che, a livello territoriale così come a livello regionale e centrale, sono state messe in campo, tutte con compiti di rilevazione, lo dico testualmente...
PRESIDENTE. Scusi, senatore Sangalli. Chiedo per cortesia ai colleghi di lasciare svolgere gli interventi e, a chi non è interessato alla discussione, di lasciare l'Aula.
SANGALLI (PD). Grazie, Presidente. Questi protagonisti del controllo sulle dinamiche dei prezzi hanno compiti di rilevazione, di denuncia, di verifica e di controllo.
Si dovrebbe ricordare l'epoca dell'euro. Sia chiaro: per fortuna che c'è l'euro, date le perturbazioni che ci sono adesso sui mercati internazionali! Ma quando entrò in vigore l'euro, cosa si è fatto da parte del Governo e di tutti coloro che sono stati messi in campo, a partire dai comitati dell'euro, per intervenire realmente sulle dinamiche dei prezzi al consumo?
Non si è fatto nulla: qualche frase ad effetto dell'allora - che poi è anche l'attuale - Ministro dell'economia e niente di più; eppure si sono spostate in quel periodo delle ingenti quantità di reddito nazionale da una quota della popolazione (i consumatori, le famiglie, i lavoratori, i pensionati e - perché non dirlo? - i produttori) agli intermediari economici e finanziari, nell'assoluta assenza d'intervento da parte di ogni autorità dello Stato. Ebbene, nel voto a favore di questa Commissione c'è un voto meno favorevole per quanti dovevano, dovrebbero e devono occuparsi di tali questioni e c'è una speranza, che deve derivare dalla convinzione che non è il mercato il nemico ma è la sua mancanza, che non c'è bisogno di statalismo con tariffe amministrate, ma di regole ed autorità che le facciano rispettare.
Se questa Commissione serve a stimolare la ricerca di una strada comune e diversa dal mercatismo suicida o dal neostatalismo protezionista a vantaggio della povera gente, che oggi sta pagando i conti elevatissimi della Lehman Brothers, così come sta pagando i conti elevatissimi dell'intermediazione commerciale, dei grossisti commerciali e delle azioni speculative dello stoccaggio dei petrolieri, ebbene quella povera gente, quella gente che sta pagando i conti per tutti, forse da questa Commissione, se è una Commissione che ha intenzione davvero di funzionare con un'operatività di natura fortemente politica, si aspetta qualcosa di più serio di quanto ha ottenuto da tutti coloro che nel corso di questi anni sono intervenuti sulla trasparenza dei mercati e, apparentemente, sono intervenuti sulla trasparenza dei prezzi. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 25, presentata dal senatore Bricolo e da altri senatori.
È approvata.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,43)
Prego i senatori di prestare un momento di attenzione e di non utilizzare l'emiciclo per delle riunioni, altrimenti, se lo preferite, come ha detto il presidente Schifani, possiamo sospendere e riprendere i lavori tra un po' di tempo.
MORANDO (PD). Andiamo avanti!
PRESIDENTE. Andiamo avanti, senatore Morando, se le condizioni di agibilità dell'Aula lo permetteranno, io lo auspico quanto lei.
Seguito della discussione congiunta delle mozioni n. 24, in materia di occupazione (Procedimento abbreviato, ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento) e n. 26 (testo 2), in materia di costo della vita e retribuzioni (ore 18,45)
Approvazione della mozione n. 26 (testo 3). Reiezione della mozione n. 24
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta delle mozioni 1-00024, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, in materia di occupazione, con procedimento abbreviato ai sensi dell'articolo 157, comma 3, del Regolamento, e 1-00026 (testo 2), presentata dalla senatrice Mauro e da altri senatori, in materia di costo della vita e retribuzioni.
Ricordo che nella seduta antimeridiana hanno avuto luogo l'illustrazione delle mozioni e la discussione congiunta.
Ricordo altresì che il rappresentante del Governo ha espresso parere contrario sulla mozione 1-00024, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, e ha condizionato il parere favorevole sulla mozione 1-00026 (testo 2), presentata dalla senatrice Mauro e da altri senatori, ad una riformulazione. Chiedo alla senatrice Mauro se intenda accogliere il suggerimento del Governo.
MAURO (LNP). Sì, signor Presidente, ho accolto l'invito del Governo alla riformulazione, del cui testo darò conto allorché interverrò in dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni.
Chiedo ai senatori di fare silenzio, un po' per rispetto a tutti noi, ma soprattutto per rispetto a coloro che parlano: chi ha intenzione di non seguire e fare altre cose può uscire e rientrare in Aula al momento del voto.
BUGNANO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, entrambe le mozioni che stiamo esaminando riguardano il mondo del lavoro e le misure che occorre adottare per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne. In particolare, mi riferisco alla mozione che vede come prima firmataria la senatrice Finocchiaro, sulla quale anticipo che il Gruppo dell'Italia dei Valori esprimerà voto favorevole; della seconda mozione, invece, parlerò in seguito.
Della mozione n. 24 mi piace ricordare il passaggio in cui si dedica particolare attenzione al lavoro delle donne e quindi l'impegno che si richiede per l'adozione di misure che favoriscano l'ingresso e il mantenimento delle donne nel mondo del lavoro.
Sappiamo tutti che gli obiettivi di Lisbona ci impongono di arrivare ad un tasso di occupazione femminile che raggiunga il 60 per cento entro il 2010. Attualmente, purtroppo, il tasso occupazione femminile in Italia è molto basso e lontano dagli obiettivi di Lisbona; basti pensare che nel 2007 in Italia aveva raggiunto la quota del 46,6 per cento contro tassi molto diversi (54,7 per cento in Spagna, 60 per cento in Francia, 74 per cento in Norvegia). È dunque necessario in Italia - e la mozione va in questa direzione - potenziare la dimensione di genere della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione.
Nonostante la legislazione europea sulla parità retributiva, in Italia le donne guadagnano ancora il 15 per cento in meno degli uomini, un divario che diminuisce a un ritmo molto più lento rispetto a quello occupazionale. Ovviamente questa situazione è dovuta sia a una discriminazione diretta contro le donne, sia a una serie di ineguaglianze strutturali, quali segregazione in settori, professioni, modalità di lavoro, accesso a istruzione e formazione. Pertanto - ed è su questo che la mozione interviene - occorre rafforzare i sistemi di protezione sociale che dovrebbero eliminare i disincentivi che dissuadono le donne e gli uomini dall'entrare o dal rimanere nel mercato del lavoro, consentendo, per esempio, l'accumulo di diritti pensionistici individuali.
Inoltre, non bisogna dimenticare che in Italia appena il 4,4 per cento della spesa sociale è destinato al sostegno alle famiglie (a livello europeo mediamente ci si attesta all'8 per cento) e dunque bisogna creare le condizioni di base affinché la donna, che culturalmente si è sempre occupata... (Brusìo).
PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice Bugnano. Se si continua così, sospendo i lavori dell'Aula per dieci minuti. Non è possibile né corretto nei confronti di tutti noi, né della senatrice che sta parlando.
BUGNANO (IdV). Dicevo quindi che bisogna creare le condizioni di base affinché la donna, che culturalmente si è sempre occupata delle questioni familiari, possa andare anche a lavorare.
L'analisi sulle erogazioni pubbliche destinate alla spesa sociale è dunque un primo elemento per poter valutare quantitativamente e qualitativamente le politiche legate alla famiglia e, di conseguenza, i riflessi che queste hanno sull'occupazione femminile.
Il diverso livello di erogazione pubblica destinato alla spesa sociale e, di conseguenza, al processo di promozione dell'occupazione femminile e la creazione di politiche statali rivolte alla famiglia hanno subito dinamiche storiche molto diverse nei Paesi europei e purtroppo il nostro Paese non può dire di avere un fiore all'occhiello su questo tema.
Pertanto, concludo il mio intervento sulla prima mozione rinnovando il voto favorevole del Gruppo dell'Italia dei Valori proprio perché mi sembra che vada nella direzione giusta per favorire, almeno per quanto mi riguarda, l'ingresso e la permanenza della donna nel mondo del lavoro.
Per quanto riguarda invece la mozione n. 26, che sostanzialmente vorrebbe legare i livelli retributivi al costo della vita e quindi differenziare i livelli retributivi fra Nord, Centro e Sud collegando questo tema al federalismo, come ho già detto prima, l'Italia dei Valori non è favorevole. Esprimeremo pertanto un voto contrario su questa mozione, semplicemente perché riteniamo che tale problematica possa essere affrontata solo eventualmente in un secondo momento, quando capiremo di che federalismo stiamo parlando e quali saranno gli effetti del federalismo anche sulle dinamiche dei costi e quindi delle retribuzioni.
Oggi una mozione di questo tipo non ha ragione di essere perché mancano i presupposti storici - se vogliamo dire così - per poterla approvare. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
MAURO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO (LNP). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, vorrei ribadire l'importanza dell'iniziativa che stiamo proponendo e mi auguro che quest'Aula possa cogliere il significato più profondo contenuto nella proposta di mozione che stiamo esaminando.
Anche in seguito al dibattito avvenuto stamane in quest'Assemblea, siamo giunti ad una riformulazione, concordata con il Governo, del dispositivo della mozione che mi vede come prima firmataria. Il testo, quindi, diverrà: «impegna il Governo ad attivare le procedure necessarie alla riforma del sistema della contrattazione nazionale del pubblico impiego e ad introdurre strumenti che consentano autonomia ai diversi livelli territoriali di governo nella gestione della contrattazione collettiva».
Senza indurre a ripetizioni, voglio sottolineare come sia necessario dare un segnale forte in questo momento di crisi nazionale e internazionale che, a causa della globalizzazione, si riflette sui bilanci familiari della nostra gente. Come ricordavano gli onorevoli colleghi intervenuti precedentemente, cresce la crisi, cala il lavoro e, soprattutto, le retribuzioni non hanno tenuto il passo del livello dei prezzi. Gli stipendi sono rimasti stabili mentre i prezzi subivano un'impennata. È sotto gli occhi di tutti la situazione che grava sulle famiglie italiane. Lo ribadisco: a subire le conseguenze più deleterie di questa situazione sono i nuclei familiari monoreddito. Queste realtà arrivano ormai a stento a coprire le spese o non ci riescono affatto, indebitandosi.
In un momento come quello attuale, in cui si registra la crisi mondiale del sistema finanziario, noi, onorevoli colleghi, non possiamo stare a guardare quello che succede con le mani in mano. Dobbiamo intervenire a favore della nostra gente, di coloro che ogni giorno si chiedono come potranno arrivare a fine mese con sacrifici e rinunce. Per tutte queste ragioni è necessario recuperare, almeno per la contrattazione del pubblico impiego, un sistema che leghi le retribuzioni al reale costo della vita a livello territoriale.
Dopo l'abolizione nel 1992 della scala mobile, con l'intento di garantire uguali diritti a tutti lavoratori, si è creato invece un sistema che ha fatto aumentare le disparità tra di loro. È necessario, ora più che mai, attuare una riforma delle retribuzioni che segua anche il principio richiamato nell'articolo 36 della Costituzione, secondo cui il lavoratore ha diritto ad una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e ai suoi familiari un'esistenza libera e dignitosa. È necessario pertanto adottare tempestivamente una riforma del sistema di contrattazione collettiva del pubblico impiego su base territoriale. In questo senso si pongono, d'altronde, recenti iniziative intraprese a livello ministeriale e regionale.
In primo luogo, il riferimento è al libro bianco adottato dal Ministro del lavoro nel precedente Governo Berlusconi, che racchiude il pensiero innovativo di Marco Biagi. Tale documento evidenziava, in particolare, l'esigenza di legare il salario alle realtà locali in cui sono fisicamente situati i lavoratori. Ciò che deve essere salvaguardato non è tanto il valore assoluto della retribuzione, bensì il suo reale potere d'acquisto.
A livello regionale già la Lombardia aveva proposto di adeguare i salari degli infermieri, troppo bassi per il costo della vita a Milano e nella Regione, attraverso la stipula di un contratto integrativo regionale. Nelle aree dove il costo della vita è più alto i salari inadeguati rischiano, infatti, di rendere poco appetibili i posti di lavoro, proprio laddove la richiesta è più alta.
Al fine di superare tali problemi torno a dire che è necessario conoscere l'entità del fenomeno prima di agire; in particolare, dobbiamo avviare ricerche statistiche atte a rappresentare le differenze del costo della vita nelle singole aree del Paese. Tale compito è di per sé arduo, in quanto è difficile definire panieri omogenei per aree disomogenee.
Siamo tuttavia convinti che ciò è necessario per rivedere nel prossimo futuro tutti quei fattori, come il costo unitario dei servizi pubblici essenziali, che maggiormente incidono sul bilancio familiare. È questo infatti il vero federalismo, perché il federalismo parte dal basso, dalle esigenze quotidiane e dai problemi reali e concreti della nostra gente, che cerca dalla politica risposte certe ed immediate più che sterili battaglie ideologiche ormai anacronistiche e antistoriche. (Applausi dal Gruppo LNP).
Per tutte queste ragioni sono onorata di esprimere, a nome del Gruppo che qui rappresento, il voto favorevole della Lega Nord Padania alla nostra mozione in esame. (Applausi dal Gruppo LNP. Congratulazioni).
TREU (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TREU (PD). Signor Presidente, illustrerò i motivi del nostro voto favorevole alla mozione n. 24 e del nostro voto contrario alla mozione n. 26, così come riformulata.
Sulla prima, già i colleghi stamattina hanno ampiamente indicato i dati e le richieste che ivi sono contenute, perché - come sempre - facciamo diagnosi e poi avanziamo proposte. Sottolineo il senso fondamentale della mozione, che è quello di richiamare l'attenzione del Governo - che è particolarmente distratto su questi punti - sulla gravità della situazione economica e occupazionale. Questo, a dire il vero, era chiaro già prima dell'estate, quando noi, il nostro Gruppo e l'opposizione, indicavamo come ci fossero segnali di difficoltà. In presenza di una difficoltà economica che si intravedeva occorreva che il Governo non desse, come nel DPEF, una indicazione di politica depressiva se non addirittura recessiva (ma adesso ci troviamo in fase di recessione), ma compiesse delle operazioni, sia pure attente e selettive, di politica pubblica di sostegno .
Adesso, allo stato attuale, la gravità della situazione è aumentata, è sotto gli occhi di tutti; i dati drammatici della cassa integrazione e della disoccupazione sono evidenti: è su questo che il nostro Gruppo è determinato a richiamare l'attenzione. Purtroppo, l'ondata della crisi finanziaria ha colpito gli Stati Uniti prima, ora è giunta in Europa e la terza ondata sta per colpire - ci auguriamo non in modo gravissimo - l'economia reale.
In queste condizioni riteniamo che un Governo responsabile debba cambiare politica, e siamo noi ad indicarne precisamente la direzione. Il collega Castro sostiene che siamo un po' retrogradi, ma non credo che ciò sia vero per quanto riguarda la diagnosi della situazione, perché non mi sembra che la drammaticità della situazione possa essere più chiara di così: purtroppo è chiarissima. Per quanto riguarda le terapie, cioè gli interventi, il collega Castro - che è poi l'unico ad avere sviluppato un ragionamento, laddove il Governo si è trincerato dietro una sorta di non possumus - sostiene che noi siamo vetero, perché non consideriamo i microproblemi della produttività.
Siamo tutti d'accordo che occorre stimolare la competitività e la produttività del sistema italiano. È per questo che siamo a favore dei premi di produttività e della riforma della struttura contrattuale che favorisca il decentramento, ma non bastano queste misure. Ormai anche i colleghi governanti del nostro Premier si stanno preoccupando e stanno indicando la necessità di politiche pubbliche di sostegno e di intervento nella crisi. Per politiche pubbliche non intendiamo solamente lo stanziamento di fondi per sostenere le banche o anche i risparmiatori (che pure è necessario in momenti di emergenza), ma politiche di sostegno agli investimenti, alla domanda e all'occupazione, che è esattamente quanto noi chiediamo con la nostra mozione. Ed è da tanto che lo chiediamo: sostenere le domande vuol dire sostenere i salari e le pensioni, particolarmente quelli medio-bassi, e sostenere gli investimenti: non pensiamo che l'occupazione e l'economia si possano sollevare senza che siano stimolati gli investimenti, compresi - lo sottolineiamo - quelli esteri.
Inoltre, sostegno alla crisi significa ammortizzatori sociali. L'altro giorno, girando per la Lombardia, ho raccolto le testimonianze di piccole imprese e di organizzazioni dalle quali è emerso che il 95 per cento delle piccole imprese sono senza ammortizzatori sociali. Che facciamo? Il Governo promette genericamente - lo ha detto anche il Sottosegretario - qualcosa sugli ammortizzatori, ma intanto non ha soldi, mentre promette sette anni di ammortizzatori e di scivolo a quelli dell'Alitalia. Quindi, noi questo chiediamo: un intervento assolutamente moderno ed in linea. D'altronde anche Tremonti s'è convertito al keynesismo, quindi non capisco di cosa siamo sorpresi. Speriamo che la conversione del ministro Tremonti si traduca in politiche pubbliche.
Purtroppo anche le zone forti del nostro sistema, il Nord-Est produttivo da cui viene il collega Castro, e non solo il Sud, da cui provengono i fannulloni, soffrono di questa situazione.
Quindi, abbiamo bisogno di politiche pubbliche nazionali e le nostre proposte - sulle quali chiediamo a tutti di fare una seria riflessione - sono costruttive e vanno in questo senso. Mi sorprendo sinceramente che il Governo abbia ritenuto di non doversene interessare e addirittura proponga di votare contro la nostra mozione. Anche il Libro verde del ministro Sacconi, che affronta tanti aspetti e fa discorsi anche interessanti, su questo è o reticente o silenzioso. Noi vogliamo scuotere l'attenzione del Governo sul punto.
Sarò più breve sulla mozione della senatrice Mauro ed altri perché è piena di contraddizioni e fa un'analisi nota a tutti (la perdita del potere di acquisto, la difficoltà delle famiglie), con una diagnosi assolutamente condivisa ma anche un po' scontata, a dire il vero, senza però trarne alcuna conseguenza. Ho riletto due o tre volte la mozione che dice testualmente che vi è una differenza tra le Regioni, un dualismo dei consumi e che il Sud ed il Nord hanno andamenti diversi. Allora che facciamo? Il Governo sta smantellando le politiche a favore del Mezzogiorno. È coerente la diagnosi con la proposta? È totalmente incoerente!
Ancora, crescita dei prezzi e degli affitti. Come no? Lo sappiamo! Noi avevamo proposto e continuiamo a proporre che si dia un sostegno agli affitti e invece il Governo ha sprecato, a nostro avviso, parecchi quattrini per eliminare l'ICI sulla casa dei ricchi.
Per esemplificare un'altra contraddizione, si propone una specie di scala mobile provinciale. A dire il vero, al riguardo anche il Governo ha preso elegantemente le distanze, tant'è vero che nel dispositivo questa parte è stata cancellata, mentre tutte le motivazioni, come la collega Mauro ha ripetuto, rimangono sempre dello stesso tono. Ma non avevamo detto - e lo ha ripetuto anche il collega Castro - che bisogna stimolare la produttività e decentrare sulla base della produttività delle aziende? Cosa c'entra questo con la scala mobile provinciale?
Insomma, per dirla in breve, credo che la mozione n. 26 (testo 3) vada respinta, perché è per un verso contraddittoria e per l'altro totalmente inconsistente. Infatti, tolto l'inciso che il sottosegretario Viespoli ha proposto di sopprimere, resta un dispositivo che impegna semplicemente il Governo a fare un po' di studi per vedere alla fine come butta. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).
CASTRO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, la mozione presentata dalla Lega Nord con nettezza e lucidità coglie l'emergere ed il dispiegarsi nel nostro Paese di quella che potrebbe diventare una vera e propria e, come tale, rischiosissima faglia sociale.
Da un lato, si va facendo sempre più ampio il divario di produttività tra Nord e Sud: ormai tra le pubbliche amministrazioni del Nord e quelle del Sud si registrano 100 punti di differenza di produttività del fattore lavoro, mentre nel settore privato il range è di 20-25 punti. Dall'altro lato, è intorno ai 30 punti il posizionamento di forbice del costo della vita del Nord rispetto al Sud. In altre parole, si creano le condizioni per cui chi è meno produttivo vede la medesima retribuzione netta valere di più, perché determinata da un minor contributo del suo lavoro da un lato e dall'altro impropriamente remunerata dal miglior costo della vita nelle zone in cui risiede.
Il problema è stato con molta lucidità identificato dagli amici della Lega e già questa mattina abbiamo svolto alcune riflessioni per individuare la strumentazione più adeguata e appropriata per risolverlo, che non sta evidentemente nell'attivazione di microscale mobili o nella microavocazione locale di strumenti di perequazione dei redditi o dei prezzi. Questa è una strategia che già dall'inizio degli anni Ottanta ha rivelato, da un lato, la sua frustraneità e, dall'altro, la sua pericolosità. Tra l'altro, se applicata (ma non è quello che vogliono gli amici della Lega), genererebbe paradossalmente un peggioramento attraverso un incremento significativo del fattore costo del lavoro per le imprese del Nord a più alta vocazione internazionale e a più forte densità produttiva. Per cui certamente non è questa la soluzione.
La soluzione è invece quella che viene accolta positivamente nella versione finale proposta dagli amici della Lega e anche dal Governo, che vede il focus della riforma del modello competitivo italiano nella riforma di uno dei suoi motori fondamentali: l'assetto contrattuale e l'assetto delle relazioni industriali. Soltanto spostando significativamente il baricentro dalla contrattazione nazionale verso la contrattazione decentrata, aziendale, distrettuale e territoriale, si liberano le energie del lavoro italiano, consentendo che esse vengano remunerate a fronte del conseguimento accertato di risultati significativi di produttività, di efficienza, di qualità e profittabilità e vedendo il Governo esplicitamente concentrare, attraverso l'utilizzo del booster della detassazione, la propria politica di sostegno su questa nuova area.
Se questo verrà fatto, e ci auguriamo che l'impegno vigile ed attivo del Governo consenta all'autonomia delle parti sociali di pervenire a tale risultato, sul quale si modulerà anche la riforma dell'assetto contrattuale del pubblico impiego, si determineranno le condizioni per una vera nuova rinascenza del lavoro italiano.
Dunque, il Popolo della Libertà esprime un convinto sì a favore della mozione presentata dagli amici della Lega Nord, così come emendata nel testo 3.
Con una qualche riluttanza e persino con un qualche timidezza da rooki, devo invece esprimere e confermare (anche dopo l'intervento, pur sempre limpido, dell'amico e collega Tiziano Treu) un giudizio di delusione per la mozione presentata dai colleghi del Partito Democratico. Essa infatti manca su tre versanti fondamentali.
Anzitutto, non coglie la profonda, poderosa ristrutturazione in corso nell'impresa italiana, la quale, attraverso i suoi campioni, sta riposizionando la sua presenza distintiva nei settori tradizionali, nei segmenti più elevati per remunerazione, qualità, riconoscibilità e creatività, e che quindi vede costituirsi il suo successo attraverso, ripeto, i suoi campioni. È quello che molti chiamano lusso contemporaneo, dove cioè l'esclusività non è data dal prezzo, ma dalla storia imprenditoriale incorporata nel prodotto; ciò vale per il tessile - abbigliamento, il legno - arredamento, la meccanica fine, vale per gli eldom e per il sistema moda.
Questa è la nuova strategia che deve essere seguita e che non viene giustappunto colta nelle apparecchiature di proposta del Partito Democratico. In esse si ribadisce la vecchia strategia push, quella fatta di sostegni dal di sotto indiscriminati, indifferenziati, deboli per difetto di capacità di creare massa critica. È un modello in qualche misura di alluvionale interventismo sociale, che, accompagnandosi poi a qualche declinazione di scabro mercatismo economico, paralizza le energie vitali delle imprese italiane che, per essere valorizzate, hanno invece bisogno della strategia opposta, quella pull, dove si selezionano le navi più veloci perché esse diano la velocità all'intero convoglio, frangendo i flutti e aprendo la scena nella quale tutte le altre navi hanno la possibilità di infilarsi. È proprio un approccio radicalmente altro rispetto a quello praticato.
Inoltre, nel momento stesso nel quale i canoni ideologici della globalizzazione si infrangono e si sgretolano per un difetto che si viene a costituire all'interno del sistema stesso, nella prospettiva del Partito Democratico non viene colta la nuova centralità dell'interesse nazionale come driver delle strategie di politica industriale. Sotto questo profilo vi è una differenza radicale e inconciliabile di scelte politiche. Quando il Governo riesce a coniugare difesa della compagnia di bandiera e promozione della privatizzazione, come nel caso Alitalia, scandisce una scelta di interesse nazionale, che è completamente diversa dalla sindrome del Britannia, che invece ha accompagnato le cattive privatizzazioni di tutta la storia del centrosinistra.
È diverso, in qualche misura, il modello contrattuale perché - anche qui - è diverso il modello culturale, oserei dire antropologico, di riferimento: da una parte, la sindrome di Palazzo Vidoni, centralista e burocratica, dall'altra, la volontà di liberare quelle energie che sono addensate e condensate solo nella contiguità del punto del fare, là dove ci sono le imprese, i territori e le comunità imprenditoriali. E proprio a quelle imprese campione abbiamo guardato detassando il lavoro straordinario, i premi individuali, i premi collettivi, reintroducendo il lavoro a chiamata e quello occasionale, potenziando densamente l'apprendistato. Sono infatti quelle imprese cruciali (quelle dei servizi turistici, quelle dell'agroalimentare, quelle dell'artigianato di alta gamma) che vanno come campioni selezionate, promosse e sostenute perché facciano da traino - giustappunto, la strategia pull - al resto del sistema.
È, in qualche misura, la proposta dei colleghi del Partito Democratico, insieme debole e dogmatica. Stamattina mi sono permesso di dire - e certamente sarò stato perdonato dalla benevolenza dei colleghi - che mi sarei aspettato una proposta del Partito Democratico, perché intorno ad essa si sarebbe potuto coagulare e agglutinare un tentativo di affrontare insieme le traiettorie attraverso le quali fronteggiare la crisi. E invece mi sono trovato di fronte una proposta dell'Ulivo, una proposta gloomy, vecchia, arida. Mi sono trovato gli illanguiditi fantasmi di Prodi, mentre mi aspettavo, per così dire, un nuovo clintonismo, un nuovo blairismo, la high growth strategy da parte del Partito Democratico.
In conclusione, signor Presidente, non vorrei davvero che nascesse una contrapposizione, che noi non vogliamo, tra due Italie economiche: un'Italia insieme impaurita e arrogante, rappresentata dal Partito Democratico, e un'Italia invece audace e concreta, rappresentata dal Popolo della Libertà, perché in questa materia davvero, ci sarebbe bisogno di confluenze e convergenze. Ma è certo che noi del nostro futuro non abbiamo paura, perché siamo convinti che, alimentando la nostra capacità di azione con i valori della tradizione sapremo trasformare il nostro futuro nel nostro destino. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Prima di procedere alle votazioni, avverto che le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione. L'eventuale approvazione della mozione n. 24, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori, non avrebbe effetto preclusivo nei confronti della successiva, così come la reiezione della prima non impedirebbe la votazione della mozione n. 26 (testo 3).
Procediamo dunque alla votazione della mozione n. 24.
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 24, presentata dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
MASSIDDA (PdL). Signor Presidente, la mia tessera non funziona.
PRESIDENTE. Sarà immediatamente sostituita, senatore Massidda.
BARBOLINI (PD). Signor Presidente, di fianco al senatore Castro!
PRESIDENTE. Senatore Castro, accanto a lei vi è una tessera a cui non corrisponde nessun collega. La prego di estrarla.
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 243 |
| Senatori votanti | 242 |
| Maggioranza | 122 |
| Favorevoli | 109 |
| Contrari | 130 |
| Astenuti | 3 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Procediamo ora alla votazione della mozione n. 26 (testo 3).
INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della mozione n. 26 (testo 3), presentata dalla senatrice Mauro e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 241 |
| Senatori votanti | 240 |
| Maggioranza | 121 |
| Favorevoli | 131 |
| Contrari | 108 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Discussione del documento:
(Doc. LVII, n. 1-bis) Nota di aggiornamento al Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013 (Relazione orale) (ore 19,17)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del Documento LVII, n. 1-bis.
Il relatore, senatore Azzollini, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini.
Prego l'Assemblea di fare silenzio, onde poter seguire con attenzione.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 19,19)
Colleghi senatori, vi invito al silenzio per consentire al senatore Azzollini di svolgere la sua relazione.
AZZOLLINI, relatore. Signora Presidente, onorevoli colleghi, la Nota di aggiornamento al nostro esame presenta una riduzione delle prospettive di crescita, rispetto alle previsioni fornite nel Documento di programmazione economico-finanziaria, di 0,4 punti percentuali sia per il 2008 che per il 2009.
Per il 2008, la crescita del PIL si attesterebbe infatti sullo 0,1 per cento, rispetto allo 0,5 per cento stimato nel Documento di programmazione economico-finanziaria, mentre, per il 2009, la crescita dell'economia italiana si attesterebbe allo 0,5 per cento rispetto allo 0,9 del Documento di programmazione economico-finanziaria.
Le previsioni di crescita relative al 2010 e 2011 vengono riviste al ribasso: esse si attesterebbero infatti, rispettivamente, sullo 0,9 per cento e sull'1,2 per cento (a fronte dell'1,2 e dell'1,3 del Documento di programmazione economico-finanziaria), mentre viene confermata la previsione relativa al 2012 e 2013 (pari all'1,5 per cento).
Per il 2008, il valore dell'indebitamento netto indicato è confermato al 2,5 per cento del PIL, percentuale pari a quella indicata dal Documento di programmazione. Nel periodo successivo, la Nota evidenzia però un peggioramento, rispetto alle precedenti stime, pari allo 0,1 di PIL nel 2009, allo 0,2 nel 2010 e nel 2011, che si riduce di un decimo di punto nel biennio 2012-2013.
Su tale dinamica, pesa in particolare la prevista contrazione dell'avanzo primario, cui si aggiunge un aumento della spesa per interessi nella prima parte del periodo di previsione. Il debito pubblico, a fronte di una previsione migliore delle attese per l'anno in corso (103,7 per cento del PIL invece di 103,9), evidenzia di conseguenza un percorso di rientro più lento: pur confermandosi la discesa al di sotto del PIL nel 2011, a fine periodo risulta di 1,8 punti più elevato rispetto a quanto indicato nel DPEF.
La Nota modifica altresì il profilo delle misure una tantum rispetto al DPEF. Oltre all'aumento per il 2008, la Nota indica misure pari all'0,1 per cento sia per il 2009, sia per il 2010. Per il triennio 2011-2013, il quadro non cambia rispetto al DPEF. In proposito, occorre osservare che la Nota di aggiornamento non fornisce alcuna indicazione specifica sulle motivazioni sottostanti alla revisione delle misure una tantum, operata rispetto al quadro presentato in giugno. Si evidenzia pertanto un diverso, più impegnativo profilo di aggiustamento strutturale rispetto a quanto indicato a giugno.
La correzione del saldo di bilancio (corretto per il ciclo e al netto delle una tantum) risulta pari a -0,8 tra il 2008 e il 2009 (più 0,2 rispetto al DPEF), -1,1 nel 2010 (più 0,1 rispetto al DPEF), -0,9 nel 2011 (immutato rispetto al DPEF). L'impegno per una correzione annuale strutturale di almeno 0,5 punti percentuali all'anno viene soddisfatto, fino al raggiungimento dell'obiettivo di medio periodo. La Nota prevede per il triennio 2009-2011 una correzione strutturale complessiva pari a 2,8 punti percentuali di PIL, a fronte di un consolidamento complessivo previsto dal DPEF pari al 2,5 per cento, dalla Relazione unificata per l'economia e le finanze pari al 2,1 per cento del PIL e dal Programma di stabilità 2007 pari al 2,2 per cento.
La spesa per interessi nel 2008 è prevista ammontare a 81.133 milioni di euro (5,1 per cento del PIL) con un incremento del 5,7 per cento rispetto al 2007. Nel confronto con le stime indicate dal DPEF, si evidenzia un incremento in tale anno di circa 1,3 miliardi di euro. Nel periodo 2009-2013 la spesa è prevista crescere ad un tasso medio annuo del 2 per cento, inferiore di 0,6 punti percentuali rispetto alle previsioni di luglio. Nel nuovo scenario, la spesa nel 2013 si colloca a 89.589 milioni di euro, circa un miliardo di euro in meno rispetto alla precedente stima.
Nel nuovo scenario programmatico delineato dalla Nota di aggiornamento, il debito delle amministrazioni pubbliche è previsto scendere progressivamente dal 104 per cento del PIL nel 2007 al 91,9 per cento del 2013. Nel 2008 il rapporto si colloca al 103,7 per cento del prodotto a fronte del 103,9 stimato nel DPEF, a seguito di una revisione al rialzo del PIL nominale, risultante, a sua volta, da un ridimensionamento della crescita del prodotto reale più che compensata dalla maggiore dinamica inflattiva.
Nel periodo 2008-2013 si prevede complessivamente una riduzione del rapporto debito/PIL di 12,1 punti percentuali, a fronte della riduzione di 13,9 punti programmata nel DPEF. Analogamente a quanto previsto in tale documento, la variazione risulta modesta nel 2008 (0,3 punti del PIL) per poi crescere progressivamente nel corso del periodo di previsione, fino ad oltre tre punti percentuali annui di prodotto negli ultimi due anni della serie. Risulta confermato l'obiettivo del raggiungimento di un rapporto debito/PIL inferiore al 100 cento nel 2011, anche se per tale anno il valore stimato si colloca al 98,4 per cento del prodotto, anziché al 97,2 come previsto in luglio.
Nel quadro delle nuove proiezioni programmatiche 2008-2013 il saldo primario assicura complessivamente un contributo alla riduzione del rapporto debito/PIL di 23,8 punti percentuali: 0,7 punti in meno di quanto previsto nel DPEF. La Nota di aggiornamento al DPEF 2009‑2013 ridetermina il livello del saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato per il triennio rispetto a quanto indicato nel DPEF presentato lo scorso giugno. Per l'esercizio 2009 tale saldo viene fissato pari a 33,6 miliardi di euro, a fronte dei 16,6 miliardi di euro indicati nel DPEF. La Nota evidenzia che tale rideterminazione è disposta in base agli elementi che emergono dal bilancio a legislazione vigente per il 2009 ed è conseguenza della revisione, per circa 14 miliardi, di alcune poste relative ai trasferimenti alle amministrazioni pubbliche (tra i quali quelli agli enti di previdenza e agli enti territoriali), nonché, per circa 4 miliardi, di poste correttive e compensative delle entrate.
La Nota di aggiornamento precisa inoltre che, a causa della natura delle revisioni intervenute, il nuovo obiettivo relativo al bilancio dello Stato non implica modifiche a livello programmatico dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni. La Nota di aggiornamento espone, infine, anche l'aggiornamento del saldo netto da finanziare per gli anni 2010 e 2011: per entrambi gli anni il saldo è fissato ad un livello più elevato rispetto a quello indicato in giugno, pur mantenendo comunque un profilo discendente nell'arco temporale di riferimento.
Signora Presidente, questi sono i dati fondamentali che connotano la Nota di aggiornamento al nostro esame. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Grazie, senatore Azzollini.
Il relatore di minoranza, senatore Morando, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni, la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, senatore Morando.
MORANDO, relatore di minoranza. Signora Presidente, in queste ore tutti i Parlamenti del mondo stanno discutendo della drammatica crisi finanziaria in atto, delle sue cause profonde e immediate e delle scelte che le istituzioni pubbliche e le autorità di regolazione dovrebbero mettere in atto per farvi fronte. Tutti i Parlamenti, signora Presidente, meno il nostro, meno quello italiano. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
Per questo, voglio tornare a rivolgere al Governo un invito pressante nell'interesse del Paese: ritiri per procedere ad un'integrazione, oppure - se ritiene questa soluzione insoddisfacente sul piano politico - integri, senza ritirare, la Nota di aggiornamento presentata il 26 settembre scorso ed utilizzi questa integrazione per dire al Parlamento e al Paese quali scelte ha già compiuto o intende compiere nell'ambito nazionale e, soprattutto nelle sedi europee e internazionali, per cercare di limitare gli effetti della crisi finanziaria in atto sull'economia reale.
Nella Nota di aggiornamento, che pure è stata presentata qualche giorno fa, a crisi dei mercati finanziari pienamente in corso, il Governo ignora completamente il tema. Anzi - è paradossale - individua tra i mutamenti della realtà che obbligherebbero ad aggiornare il DPEF di luglio fattori di crisi, come i prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime, che in realtà nel frattempo hanno cambiato di segno ed in ogni caso erano perfettamente noti a luglio, mentre ignora la crisi finanziaria globale.
Come si giustifica questo silenzio, signora Presidente? Va esclusa la debolezza delle capacità previsive, anche perché, almeno alla fine di settembre, non c'era più bisogno in questo campo di ricorrere alle portentose doti divinatorie dell'attuale Ministro dell'economia, né mi sembra convincente l'argomento della cautela nel rapporto con mercati nervosi e volatili. Quella che si va diffondendo è una gravissima crisi di fiducia e dubito che il silenzio delle autorità politiche possa contribuire a ripristinarla. Dunque, il Governo parli attraverso la riscrittura della Nota di aggiornamento e faccia propri gli indirizzi che il Parlamento vorrà fornirgli attraverso l'apposita risoluzione parlamentare.
Sia chiaro, non sto sostenendo che il Governo non abbia fatto e non abbia detto nulla. Ho preso atto positivamente delle rassicurazioni e delle garanzie sui depositi dei risparmiatori di cui ha parlato il Presidente del Consiglio. Credo di poter affermare, per quanto la conosco, che è apprezzabile l'orientamento del Governo a favore di un'iniziativa europea. Sto però sostenendo altro: ritengo che il rischio che stiamo correndo è tale da pretendere un'iniziativa organica delle autorità politiche italiane volta a scongiurarlo e che tale iniziativa deve essere sviluppata dal Governo sulla base di un atto di indirizzo parlamentare, che deve essere generale per poter essere gestito con la necessaria flessibilità dal Governo, ma non può essere generico se vuole essere efficace.
Noi del Partito Democratico siamo pronti a concordare un atto di indirizzo con il Governo per dare il senso dell'impegno corale del Paese di fronte alla tragedia incombente. Chi mi conosce sa che quando uso paroloni non lo faccio per mero riferimento retorico o per uso retorico dell'eccitazione che deriva dalle parole. È questo il senso della risoluzione che abbiamo presentato alla Nota di aggiornamento del DPEF, che è distinta in due parti. Nella prima, noi del Partito Democratico cerchiamo di rispondere con precisione alla seguente domanda: quale iniziativa può essere sviluppata e a quale livello, per ridurre l'impatto della crisi finanziaria sull'economia reale, quindi sui posti di lavoro, (perché economia reale è un'espressione vaga) sui redditi delle famiglie e sulle imprese italiane? La nostra risposta è chiara: occorre un'iniziativa europea che vada ben oltre il coordinamento promesso a Parigi e non attuato; un'iniziativa volta a ricapitalizzare le banche, così da riportare un po' di fiducia e da impedire il collasso del credito verso le imprese e le famiglie, che a mio giudizio è un collasso imminente.
Nella seconda parte della risoluzione sosteniamo che la politica economica e fiscale programmata dal Governo nel DPEF di luglio, e confermata nella Nota di aggiornamento al nostro esame, dovrebbe cambiare di segno: da restrittiva e prociclica, come il DPEF programma che diventi nel 2009 e rimanga per tutto il periodo di programmazione, a responsabilmente espansiva ed anticiclica, come abbiamo proposto, inascoltati, già con gli emendamenti al decreto‑legge n. 112 del luglio scorso.
Mi soffermo rapidamente sul primo punto per sottolineare che chi ha parlato nei mesi scorsi di Europa estranea alla tempesta e di basso rischio di trasferimento all'economia reale si è sbagliato di grosso. La crisi finanziaria in atto nell'economia globale investe direttamente l'Europa e, determinando il dissolversi della fiducia nei mercati, può causare gravi danni all'economia reale, con la distruzione di un enorme numero di posti di lavoro e il fallimento di migliaia e migliaia di imprese. L'interconnessione e l'interdipendenza tra le banche e gli intermediari finanziari europei sono tanto profonde e diffuse da rendere interventi di salvataggio e di stabilizzazione sviluppati alla dimensione nazionale del tutto sproporzionati rispetto all'obiettivo, quando non addirittura controproducenti per gli imprevedibili effetti indotti presso gli altri partner europei. L'esempio di ciò che sta accadendo nel rapporto tra Regno Unito e Irlanda, a questo proposito, è lì a dimostrarlo.
D'altra parte, gli Stati nazionali non possono sviluppare interventi di salvataggio e di prestazione di garanzia di ultima istanza su singole banche, inseguendo quindi il fallimento di singole banche, poiché questa linea di intervento è al tempo stesso inefficace e foriera di nuove difficoltà, per l'azzardo morale che induce nei soggetti oggetto dell'intervento. Non solo, di fronte a scelte nazionali di prestazione di garanzia a carico del bilancio pubblico, viene fatto di chiedere: dove sono, negli esausti bilanci pubblici degli Stati nazionali, le risorse necessarie per dare un seguito a quegli impegni, quando ciò - Dio non voglia - si rivelasse necessario? In Europa il principale problema sembra essere quello della troppo elevata leva finanziaria delle grandi banche, capace di provocare un effetto di sottocapitalizzazione dell'intero sistema: ecco perché è indispensabile che sia l'Unione europea nel suo complesso, superando veti e contrapposte pregiudiziali di ogni singolo Stato membro, manifestatisi ancora in occasione dell'ultimo vertice di Parigi conclusosi con un drammatico nulla di fatto, a sviluppare un'immediata iniziativa volta alla ricapitalizzazione del settore bancario, o attraverso l'iniezione diretta di fondi pubblici o attraverso, come credo sia preferibile, l'obbligo di convertire il debito in capitale azionario, ad esempio attraverso la Banca europea degli investimenti.
Mi avvio alla conclusione e chiedo al mio Gruppo di concedermi qualcuno dei minuti ad esso assegnati per consentirmi di terminare l'esposizione della mia relazione. Naturalmente, questo intervento deve accompagnarsi a quello che conduce ad un immediato ridisegno della regolamentazione dei mercati finanziari e delle istituzioni bancarie europee, andando decisamente oltre le inefficaci forme di regolamentazione nazionale ancora in vigore. Si dovranno a quel punto concordare con gli altri Paese membri, in particolare con i partner dell'Eurogruppo, le modificazioni al Patto di stabilità e di crescita che sono indispensabili per l'attuazione di questo intervento di stabilizzazione e di consolidamento patrimoniale.
Sul secondo punto, quello della politica economica nazionale, partiamo da ciò che è ben rappresentato, in un modo che non dà adito a dubbi, nel grafico II.2.3 di pagina 31 dello studio dei Servizi del bilancio di Camera e Senato (mi scuso per il burocratese), che invito tutti i colleghi a leggere. Il grafico dà conto della direzione della politica di bilancio rispetto alla posizione dell'economia italiana nel ciclo economico. Ebbene, in quel grafico si vede bene che la politica di bilancio dell'Italia, che nel 2008 (ma il 2008 è un anno di cogestione sul piano politico) si è mantenuta ancora in un'area che chiamo di ragionevolezza e cioè espansione fiscale in sede di ciclo negativo, cioè di bassa crescita, è programmata dal Governo (non prevista ma programmata, cioè c'è un atto di volontà politica) collocarsi stabilmente nel quadrante che io chiamo della irragionevolezza (in Europa si è usata in passato la categoria di stupidità), cioè nel quadrante della politica di restrizione fiscale durante il ciclo negativo; ininterrottamente, secondo il Governo, questo deve avvenire fino al 2011, con un lievissimo spostamento positivo nel 2012 e nel 2013.
Noi pensiamo che vi sia bisogno di un svolta e nella risoluzione che presentiamo ne delineiamo i contorni: subito una riduzione e l'interna redistribuzione tra i diversi soggetti economici e sociali della pressione fiscale, a partire dalla restituzione del fiscal drag attraverso un aumento della detrazione IRPEF per lavoro dipendente, per un onere complessivo di tre miliardi di euro nel 2009; una riduzione del prelievo fiscale sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello, per un onere pari a un miliardo e mezzo di euro, così da favorire anche per questa via la positiva conclusione del confronto in atto per la riforma del modello contrattuale; infine, una specifica detrazione per le donne lavoratrici con figli, quello che consideriamo l'avvio della dote fiscale dei figli per un onere iniziale pari ad un miliardo e mezzo di euro.
Proponiamo di finanziare questo intervento attraverso la riduzione della spesa corrente primaria e la riqualificazione della pubblica amministrazione, adottando le tecniche operative e le procedure previste dal disegno di legge Atto Senato n. 746 (mi scuso ancora una volta per il burocratese), il cui primo firmatario è il senatore Ichino, ricorrendo ad una sistematica opera di comparazione tra le performance dei diversi segmenti dei singoli dirigenti, degli uffici e dei singoli dipendenti della pubblica amministrazione, così da ottenere un generale adeguamento ai migliori risultati con le minori spese.
Pensiamo si debba proseguire nell'opera di riduzione dell'evasione e dell'elusione fiscale, impiegando però ogni euro recuperato attraverso la lotta all'evasione fiscale per la riduzione della pressione fiscale sui contribuenti leali. Proponiamo di rifinanziare investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali, ricerca, formazione, telecomunicazioni anche utilizzando forti economie di spesa corrente primaria cui ho già fatto riferimento.
In questo contesto, cioè nell'ambito di una politica al tempo stesso rigorosa e anticiclica, potremmo sviluppare come Paese, maggioranza e opposizione assieme, l'iniziativa volta ad ottenere un impegno dell'Unione europea e dell'Eurogruppo in particolare per il finanziamento di progetti europei in infrastrutture materiali e immateriali, in larga parte progetti già definiti in sede comunitaria, attraverso l'emissione di eurobond garantiti sul merito di credito dell'Unione europea in quanto tale. Tale proposta, avanzata in tempi molto lontani da Jacques Delors (lui sì davvero lungimirante) riemerge ciclicamente nel dibattito di politica economica e viene alla fine accantonata, magari a favore di allentamenti del Patto di stabilità per investimenti pubblici nazionali, che rischiano di essere un'altra parte del problema più che una credibile soluzione dello stesso. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Avverto che, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo, le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la fine della discussione generale. Sono già state presentate la proposta di risoluzione n. 1 del senatore D'Alia, la proposta di risoluzione n. 2 dei senatori Gasparri e Bricolo e la proposta di risoluzione n. 3 della senatrice Finocchiaro ed altri.
Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Nicola Rossi. Ne ha facoltà.
ROSSI Nicola (PD). Signora Presidente, credo che il senatore Morando abbia illustrato i punti essenziali di tutte le argomentazioni del Partito Democratico circa questa Nota di aggiornamento; mi limiterò quindi a elaborare alcuni degli argomenti che il senatore Morando ha proposto.
La discussione del DPEF a luglio e quella odierna sono forse le uniche occasioni in cui riusciamo a discutere delle impostazioni della politica economica in quest'Aula; quindi probabilmente dovrebbero risultarci abbastanza preziose, visto che altrimenti non riusciamo a farlo. Quanto ha riferito il senatore Morando non solo emerge chiaramente dal testo della Nota di aggiornamento ma, se possibile, in realtà è ancora più profondo di quanto egli non abbia accennato. Mi permetto infatti di segnalare come la Nota di aggiornamento sia in realtà un po' reticente: è certamente vero che dalla stessa emerge un'impostazione della politica economica, così come prevista e programmata dal Governo, che per certi versi è abbastanza paradossale nella situazione odierna.
Avevamo già avvertito il Governo nella discussione di luglio che si andava verso una fase piuttosto difficile dell'economia ed esattamente per questo motivo già da allora era necessario programmare un intervento che conducesse ad una riduzione della pressione fiscale, nei modi e con le modalità di finanziamento che avremmo tutti ritenuto più convenienti al Paese in quel momento. Quella con ogni probabilità doveva essere la direzione voluta.
Questo non è stato fatto; il Governo ha voluto mantenere una posizione piuttosto rigida da questo punto di vista e oggi, però, ne scontiamo un po' le conseguenze, anche perché oggi comincia ad essere tardi per un intervento di quel genere. Per molto versi allora compresi la prudenza del Governo e la comprendo tuttora. Mi esprimo così: sono tra coloro i quali hanno sempre considerato la questione del tesoretto una pia illusione, per essere sinceri. Quand'anche vi fosse stato un tesoretto nel 2008 - certamente c'era nel 2007, purtroppo é stato un po' dilapidato - sarebbe stato prudente da parte di qualunque Ministro dell'economia negarne l'esistenza, visto che si andava verso tempi non proprio facilissimi.
Ebbene, esattamente perché si andava versi tempi non facilissimi, probabilmente fin da luglio era necessaria un'impostazione diversa della politica economica. Le indicazioni che il senatore Morando ha dato nel suo intervento vanno in questa direzione. Guardate, però, che il problema è ancora più serio. Non so se vi rendete conto, dal punto di vista quantitativo, qual è la dimensione dello sforzo che voi state richiedendo al Paese in un momento tutt'altro che semplice. Dietro le cifre della Nota di aggiornamento - che credo possono essere leggermente riviste con un certa ragionevolezza e con una certa facilità per renderle un po' più adatte alla situazione che viviamo - si cela un risultato molto banale: voi state chiedendo al Paese di dimezzare l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni in una situazione congiunturalmente particolarmente complicata e di farlo passare da una cifra superiore al 2 per cento ad una cifra molto prossima all'1 per cento.
Ho ascoltato attentamente il presidente Azzollini, ma non vi ho trovato le motivazioni per una scelta di questo genere. Certo, si può obiettare che è prudente comportarsi in questa maniera, che il peso del debito pubblico incombe, ormai da decenni, sulle nostre spalle. Sono tutte cose comprensibili e ragionevoli, ma non spiegano come mai si decida scientemente di chiedere al Paese uno sforzo particolarmente rilevante e serio nel momento in cui questo Paese visibilmente manifesta segni di disagio economico, che potrebbero divenire segni di vera e propria sofferenza qualora la crisi finanziaria che stiamo vivendo arrivasse a colpire i programmi delle imprese, i portafogli delle famiglie e la situazione sociale del Paese.
Da questo punto di vista, allora, è veramente difficile comprendere perché si sia scelta una strada di questo genere. Mi si potrà controbattere dicendo che non si può fare diversamente perché si vuole mantenere un equilibrio di bilancio. A quel punto, la risposta è, per certi versi, abbastanza semplice: se l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni - se mi permettete, un po' rivisti i numeri della Nota di aggiornamento - si colloca nel 2009 intorno all'uno per cento, una volta allora le posizioni e le indicazioni espresse dal senatore Morando diventano particolarmente attuali.
So benissimo che l'obiezione che può venire dai banchi della maggioranza alle cose che il senatore Morando ha detto può essere del tipo: come pensate ragionevolmente di poter finanziare un taglio di imposte che è immediato con un intervento sulla spesa che non potrebbe che avere effetti in tempi un po' più lunghi? Questo è esattamente il punto, è esattamente questa la situazione in cui quel tipo d'intervento è ragionevole. Proprio perché dal punto di vista ciclico e congiunturale noi saremmo oggi tranquillamente in grado di sostenere un intervento di abbattimento della pressione fiscale mettendo in campo subito interventi di contenimento della spesa, quand'anche questi dovessero produrre i loro effetti dal 2010 in poi. Questo perché secondo la sequenza dei dati sull'indebitamento netto il 2009, alla luce di tutto quello che sta accadendo, corre il rischio di essere un anno di straordinaria severità dal punto di vista del bilancio pubblico.
Sotto questo profilo, questa Nota di aggiornamento per un verso la guardiamo come una conferma di quanto abbiamo detto a luglio, ma il nostro lavoro non consiste nell'essere contenti del fatto che avevamo previsto bene qualcosa a luglio. Non è questo il punto. La Nota di aggiornamento è il documento che certifica la possibilità di una politica economica diversa. Ripeto: non diversa nel rigore - cosa che ci trova perfettamente d'accordo, dato che qui nessuno sta chiedendo di allentare i vincoli del bilancio pubblico - ma nell'impostazione, perché lo spazio c'è e lo avete scritto voi stessi. In quella Nota di aggiornamento si vede che c'è e non è - lo ripeto - il tesoretto di mitica memoria, ma qualcosa di diverso: la necessità di concedere al Paese un respiro diverso nel momento in cui vive una fase particolarmente difficile dal punto di vista economico. Lo spazio è esattamente quello che corre tra i dati attuali di finanza pubblica e quelli corretti per il ciclo ed è questo spazio che la politica economica dovrebbe sapere intravedere e catturare.
Naturalmente, anche rispetto a quanto ci siamo detti in Commissione, si potrà obiettare che queste cose avverranno e che il Governo ha scelto un suo indirizzo, traducendolo in provvedimenti in luglio che prima o poi daranno un frutto. Badate però che la politica economica non si fa così, ma si fa cogliendo l'attimo e sapendo scegliere il momento giusto. Il fatto di aver adottato dei provvedimenti a luglio non significa che, alla luce di quello che è accaduto poi, siano ancora oggi la soluzione migliore. Governare significa anche sapersi adattare alle circostanze, non semplicemente mantenere fermo un punto quando anche il mondo è cambiato.
Da questo punto di vista - ripeto quanto vi ho detto a luglio - prendete la Nota di aggiornamento e voi stessi un po' sul serio: se scrivete quei numeri dovete anche adottare una diversa politica. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Mariapia Garavaglia. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Mariapia (PD). Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, vale la pena di ricordare che la manovra che - come ci è stato ricordato poco fa dal suo relatore, il presidente Azzollini - ammonta a 33,3 miliardi di euro, per quasi un quarto (7.830 milioni di euro) è a carico della scuola.
Nessuno però potrebbe saperlo, perché la manovra che riguarda la scuola è contenuta nel decreto-legge del 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge n. 133, recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria». I rappresentanti del Governo che erano presenti al Consiglio dei ministri e hanno sentito un loro collega vantarsi di aver approvato una manovra così importante in nove minuti non potevano immaginare che in quel testo fossero contenuti tre articoli enormi, anche dal punto di vista finanziario, che toccano la scuola dalle radici: non la riformano, ma la distruggono.
Dal punto di vista dell'aggiornamento del DPEF questa sera ci troviamo esattamente nel corto circuito di luglio. È stato emanato il decreto-legge finanziario prima del DPEF e quindi un Governo che sa di porre la fiducia è sicuro che non deve cambiare il DPEF quando ha già approvato la manovra. Sta accadendo anche questa sera: il corto circuito oggi è ancora più strano, perché si sta discutendo di scuola nell'altro ramo del Parlamento, dove è stata posta la questione di fiducia su un decreto che questa volta sì, recita disposizioni sulla scuola.
Nell'auspicio che vi sia finalmente una sede in cui i colleghi - sono anche troppi quelli che, rispetto alle mie aspettative, stasera hanno ancora voglia di ascoltarmi ‑ per un volta sentano parlare di scuola e non di una riforma, vorrei ricordare come il decreto-legge in questo momento in discussione alla Camera parla di scuola, all'articolo 4, comma 1: «Nell'ambito degli obiettivi di contenimento (...) è ulteriormente previsto che le istituzioni scolastiche costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con un orario di ventiquattro ore settimanali». A contenimento della spesa: altro che progetto educativo, altro che indagini sociali, psicologiche e pedagogiche!
Abbiamo avuto tanti Ministri che si sono affaccendati nelle riforme della scuola e sono state riforme anche molto contestate. Un Ministro che non apparteneva alla nostra area, la ministra Moratti, ha lavorato incessantemente per quattro anni, ha convocato gli stati generali della scuola, ha avuto anche grandi contestazioni, ma ha realizzato il suo progetto. Quello stesso Presidente del Consiglio dei ministri che sostenne la Moratti, oggi sostiene la Gelmini, perché l'attuale Ministra attua la politica economica del Governo, non la politica scolastica.
In proposito, onorevole Presidente, vorrei richiamare qui alcuni dati che non è stato possibile ricordare in altre occasioni, considerato che le competenti Commissioni di Camera e Senato sono state depauperate del dibattito perché, trattandosi di materia economica, la discussione si è svolta presso la competente Commissione bilancio (e ringrazio il presidente Azzollini per aver sopportato anche me in Commissione, dal momento che ho deciso di partecipare almeno alla discussione generale, devo dire imparando anche molte cose). Ci sono numeri che sono rimasti oggi identici a quelli di luglio per cui, con riferimento alla Nota di aggiornamento, la scuola continua a fare la sua parte alla stessa maniera, senza essere minimamente toccata, nonostante la crisi di cui tutti, soprattutto i più esperti, questa sera hanno dato conto e che riguarderà molte famiglie. La scuola vedrà ridurre 87.400 insegnanti in tre anni - altro che Alitalia! - e 44.500 ATA, cioè bidelli, tecnici dell'amministrazione, collaboratori scolastici.
Spero ci sia ancora qualche insegnante in Aula, Presidente, perché credo non si smetta mai di essere insegnanti: quando si parla per esempio dei bidelli come ha fatto Feltri domenica pomeriggio, ci si deve sentire offesi come cittadini italiani. Il bidello è colui che apre e chiude la porta - qualcuno deve aprire la porta della scuola! - è colui che accompagna ai servizi i bambini, è colui che controlla i corridoi: vogliamo affidare tutto alle cooperative? E ancora, qual è il progetto educativo di una cooperativa, che si occuperà al massimo delle pulizie? Potrà anche andar bene, ce lo auguriamo, ma non ci sarà sicuramente lo stesso rapporto con le famiglie, con i bambini, con gli insegnanti. Quanto sta accadendo, Presidente, è un tentativo di cambiare la natura della scuola, per cui, quasi come fosse un'azienda improduttiva, si procede a tagli indiscriminati.
Sono presenti in quest'Aula colleghi della Lega, ai quali devo riconoscere che fanno approfondimenti seri sull'autonomia, ma a loro innanzitutto devo dire che questo decreto ha leso l'autonomia della scuola, perché sono previsti tagli orizzontali e ha leso altresì l'autonomia dei Comuni e parlo ad un sindaco che conosco bene, perché i Comuni hanno competenza specifica riguardo all'organizzazione dei plessi e riguardo ai servizi. Quando sono previste per i bambini ventiquattro ore la settimana - e vi ho letto il decreto, quindi norma vigente e non propaganda del Partito Democratico o dei sindacati - significa che per i bambini il pomeriggio è libero, ma per fare cosa? Presidente, so bene che la scuola non è un servizio sociale, ma è un grande servizio educativo per cui il pomeriggio, anche in un tempo disteso per i bambini, potrebbe essere dedicato allo svolgimento di attività con cui si sollevano le famiglie. Se a questo aggiungiamo che l'80 per cento degli insegnanti sono donne, il decreto incide doppiamente sulle donne, sia perché come insegnanti non verranno utilizzate, né stabilizzate, sia come mamme, perché per il pomeriggio dovranno avere qualche preoccupazione.
Il Ministro dell'istruzione sostiene - ma lo ha detto anche il primo Ministro in una conferenza stampa di copertura totale, ed io stessa se fossi Ministro sarei onorata che il Presidente del Consiglio venisse a darmi manforte - che ci sarà più tempo pieno, anche se più tempo pieno degli insegnanti vuol dire che potremo usare gli insegnanti diversamente: ma chi pagherà? I Comuni. Credo davvero ci siano in quest'Aula forze che devono ricordarsi che i Comuni hanno già molti meno fondi a causa dell'eliminazione dell'ICI, per cui bisogna chiedersi cosa accadrà quando dovranno anche sistemare servizi integrativi, chiudere scuole, occuparsi del trasporto alunni, e forse fare i doposcuola di antica memoria; è mai possibile che i colleghi presenti in quest'Aula pensino che il maestro unico sia davvero la cosa migliore in una società così complessa?
È possibile prevedere 150 ore di aggiornamento per un insegnante, l'unico insegnante che faccia anche inglese? La Ministra ha propagandato un dato che a noi sta a cuore perché è anche una nostra proposta di legge delega. Avremmo cioè lavorato con il Governo e saremmo entrati nel dettaglio. Avremmo fatto un confronto dato che nel disegno di legge del 1° agosto si parlava di educazione civica con un monte ore annuale di 33 ore nell'ambito storico-geografico mentre nel decreto del 1° settembre si parla solo di educazione civica, senza indicazioni di ore dedicate: di fatto togliamo ai bambini tempo-scuola e materie, facendo finta di aggiungerne altre.
C'è qualcosa che non torna e lo dico in questa sede, la più alta che esiste. Abbiamo parlato di un Documento di programmazione e la programmazione per i Governi è il momento di scelte strategiche, in quanto parte da dati consolidati ed annuncia che strada si vuole percorrere. La scuola è un tesoro per il Paese. Non riguarda solo chi adesso è a scuola; non riguarda solo i genitori ed i nonni che hanno nipoti, gli adolescenti, i giovani, ma riguarda il futuro del Paese. Anche chi non ha figli e non ha scolari e non li vedrà nella propria vita magari perché è un single, deve essere interessato alla scuola che deve risultare una ossessione per il Paese: senza di essa non c'è futuro.
Con la globabilizzazione, la complessità del mondo è in casa con i nostri bambini. Essi parlano con espressioni per noi inimmaginabili 30 o 40 anni fa. Possiamo togliere loro questa ricchezza, queste relazioni umane e culturali, con questo decreto finanziario che è stato confermato dal DPEF? Questa è la scuola che dobbiamo aspettarci. Quindi, credo di poter chiedere a tutti voi, ai vostri Gruppi, al Governo di tornare sull'argomento perché a breve arriverà il decreto in via di approvazione alla Camera.
Vi prego: parliamo di scuola, altrimenti parliamo solo del contenimento della spesa. Ci sono sprechi e servono tagli. Una forza come il Partito Democratico non può rinunciare a partecipare anche ai tagli poiché è necessario anche saper programmare se ci sono sprechi, se ci sono troppo insegnanti con pochi bambini, se ci sono tanti bambini e non ci sono insegnanti. Non possiamo essere noi a non partecipare ad un dibattito costruttivo.
Questo è il nostro impegno purché possiamo entrare nel merito e parlare finalmente di scuola e non solo di contenimento della spesa pubblica. I nostri bambini, i nostri adolescenti, il futuro del Paese non rappresentano una spesa, non sono un costo. Sono un investimento. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.
FLERES (PdL). Onorevole Presidente del Senato, membri del Governo, onorevoli colleghi, a poche settimane dal suo insediamento il Governo Berlusconi ha presentato alle Camere, il 24 giugno scorso, il Documento di programmazione economico-finanziaria, con il quale ha delineato il quadro macroeconomico e l'entità della manovra finanziaria per gli anni 2009-2013.
Il Governo, inoltre, ha esplicitato in modo chiaro le procedure che avrebbe seguito, in termini di iter parlamentare, e i provvedimenti che avrebbe adottato per attuare le misure indicate nel DPEF, a cominciare dal primo passo costituito dal decreto-legge n. 112 (anticipazione della manovra finanziaria), che è stato poi convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008. Il successivo passaggio sarebbe stato il disegno di legge n. 1441, trasmesso alla Camera dei deputati, che avrebbe completato la manovra di bilancio.
Già nel momento in cui veniva presentato a giugno il DPEF, la congiuntura internazionale e la situazione dei mercati finanziari negli Stati Uniti e in Europa lasciavano presagire condizioni difficili per l'economia mondiale. Ma se qualcuno, nei mesi scorsi, avesse predetto, anche soltanto in minima parte, quello che poi è accaduto e che sta accadendo nei mercati internazionali, soprattutto rispetto alla entità del fenomeno, nessuno gli avrebbe dato alcun credito. Si sarebbe trattato della solita Cassandra (così sarebbe stato definito), che sarebbe rimasta probabilmente inascoltata. A dire il vero, quello che sta succedendo non sarebbe stato ipotizzabile neppure come trama di un film di fantascienza, ma la realtà sembra avere di gran lunga superato la fantasia.
Nel giro di pochi mesi abbiamo visto abbattersi come uno tsunami una gigantesca onda anomala, che ha già colpito alcuni dei giganti della finanza mondiale. Colossi come Lehman Brothers, Fannie Mae, Freddie Mac, Merrill Lynch, Morgan Stanley, che sembravano imbattibili, si sono sgretolati nel giro di pochi giorni o sono stati salvati in extremis, uscendone con le ossa rotte e con un ruolo decisamente ridimensionato. Queste società hanno improvvisamente messo in mezzo alla strada decine di migliaia di dipendenti, ma soprattutto, hanno lasciato sgomenti e a tasche vuote milioni di risparmiatori in tutto il mondo; milioni di cittadini che avevano creduto nell'affidabilità e nella sostenibilità del sistema, i quali si sono ritrovati da un giorno all'altro con in mano pacchi di titoli equivalenti a carta straccia.
Negli Stati Uniti il Governo americano e la Federal Reserve sono intervenuti per evitare il peggio e per impedire un effetto domino che sarebbe stato devastante. Il Governo americano ha nazionalizzato i colossi dei mutui ipotecari Fannie Mae e Freddie Mac, nel tentativo di salvare il mercato immobiliare dalla crisi. La Bank of America ha acquistato Merrill Lynch, ormai piena di debiti. Goldman Sachs e Morgan Stanley sono diventate holding bancarie sotto la supervisione della Federal Reserve. La stessa Federal Reserve ha rifinanziato AIG con un pacchetto di salvataggio da 85 miliardi di dollari rilevando il 79,9 per cento del colosso assicurativo. Il 25 settembre scorso ha chiuso per fallimento la Washington Mutual. Si tratta del maggior crack mai registrato da una banca negli Stati Uniti.
Il Congresso americano ha varato, tra le polemiche, la scorsa settimana, un piano da 700 miliardi di dollari voluto dall'amministrazione Bush per fronteggiare la crisi. In Europa anche il Governo inglese è intervenuto per salvare alcuni istituti di credito e assicurativi. La stessa cosa ha fatto il Governo olandese e si appresta a fare quello tedesco, che ha anche annunciato che garantirà con fondi pubblici i depositi bancari dei cittadini.
Il Presidente francese, di concerto con i Capi di Governo di Germania, Gran Bretagna e Italia e con il Presidente della Commissione europea, ha convocato un vertice urgente per affrontare la questione ed individuare le misure necessarie da adottare a livello comunitario e dei singoli Stati. La deliberazione di provvedimenti straordinari e la decisione di assumere misure comuni miranti ad assicurare la solidità e la stabilità del sistema bancario e finanziario e a proteggere i contribuenti non hanno sortito finora l'effetto sperato, considerando che le borse mondiali hanno registrato ieri il peggiore risultato degli ultimi 21 anni e uno dei peggiori dell'ultimo secolo.
In questo quadro internazionale, in continuo cambiamento, caratterizzato da forte instabilità, il Governo Berlusconi ha prontamente e correttamente provveduto a trasmettere al Parlamento la Nota di aggiornamento al DPEF in discussione oggi. L'aggiornamento tiene in dovuto conto tutti i fattori che hanno determinato le correzioni delle stime, a cominciare dalle attenuate prospettive di crescita dell'economia italiana e dalle modifiche apportate in sede di conversione dei provvedimenti attuativi della manovra finanziaria, approvata lo scorso agosto. Inoltre, per quanto concerne il conto delle pubbliche amministrazioni, la Nota prende in considerazione l'aggiornamento realizzato in base all'attività di monitoraggio ed effettua una più puntuale ripartizione della manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2011 tra le voci di entrata e di spesa.
Nella Nota di aggiornamento si fa riferimento ad un ridimensionamento dell'aumento del PIL per il 2008 e per il 2009, previsto rispettivamente allo 0,1 e allo 0,5 per cento. Le previsioni di crescita per l'Italia sono state riviste insieme a quelle degli altri Paesi dell'Unione anche dalla Commissione europea, dall'OCSE e dal Fondo monetario internazionale. Il quadro dell'economia italiana risulta comunque in linea con le stime degli altri Paesi europei, che registrano un generalizzato peggioramento della crescita.
Nonostante il quadro descritto, nel complesso, con la Nota di aggiornamento, vengono mantenuti inalterati tutti gli impegni già indicati dal DPEF nella manovra varata ad agosto, con la conferma dell'indebitamento netto sul PIL al 2,5 per cento per l'anno 2008 e di una consistente riduzione del debito pubblico che si prevede in discesa progressiva fino al 91,9 per cento del PIL nel 2013.
Il Documento in discussione, infatti, considera già gli effetti positivi dei provvedimenti contenuti nella manovra varata ad agosto, a cominciare dalla diminuzione della spesa e dai consistenti tagli effettuati nel settore pubblico a livello di amministrazioni centrali dello Stato. Pertanto, seppure in una condizione di oggettiva difficoltà, dettata dagli eventi e dalla negativa congiuntura internazionale, ancora una volta, il Governo Berlusconi si è mosso in linea con il proprio programma e sta avviando tutte le iniziative idonee a fronteggiare l'emergenza e a rilanciare l'economia, senza proclami mediatici, assai pericolosi, e soprattutto senza fretta, onorevole senatore Rossi, nel momento in cui si devono dichiarare ipotesi che potrebbero alterare gli equilibri e danneggiare il nostro Paese.
Nell'ambito degli impegni programmatici, si inquadrano i disegni di legge approvati dal Consiglio dei ministri, alcuni dei quali già in discussione presso i due rami del Parlamento, che andranno a completare la manovra del bilancio per il 2009‑2011.
In particolare, si fa riferimento ai disegni di legge n. 1441-bis, 1441-ter e 1441-quater in discussione presso la Camera dei deputati, in materia di sviluppo economico, di semplificazione, di competitività, di perequazione tributaria, di lavoro sommerso, di lavori usuranti, di internazionalizzazione delle imprese. A questi si aggiungono il progetto di legge in discussione al Senato per la delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività nel lavoro pubblico ed il progetto di legge approvato dal Consiglio dei ministri per la delega al Governo in materia di federalismo fiscale. Si tratta di misure in grado di rimettere in moto l'economia italiana, che è sostanzialmente sana, perché si basa su un tessuto di piccole e medie imprese sane, che rappresentano l'asse portante del nostro sistema economico e sociale, che non conta più del dovuto sulle speculazioni (e per fortuna!).
Attraverso l'attuazione di questi provvedimenti e di altri eventuali interventi straordinari che si dovessero rendere necessari per affrontare emergenze contingenti, il nostro Paese potrà raggiungere gli obiettivi di risanamento delle finanze pubbliche e di rilancio dell'economia prefissati dal Governo. Non dico che sia necessario dimostrarsi ottimisti ad oltranza; dico, però, che non ho mai visto un pessimista raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.
E quindi, con l'ottimismo che li contraddistingue, il Governo e la maggioranza sono coscienti delle difficoltà; hanno però il coraggio di affrontare la situazione, nella consapevolezza che soltanto attraverso l'approvazione di misure serie, che contribuiscano a sostenere il tessuto imprenditoriale, ad aumentare la competitività delle nostre imprese e a responsabilizzare maggiormente i livelli di Governo locale, si possono conseguire i risultati previsti, anche in termini salariali. E questo, soprattutto se si esce dai vecchi schemi contrattuali, come anche questa sera abbiamo avuto modo di sottolineare con la votazione proposta dai colleghi della Lega. E tutto ciò, con il duplice effetto di contenere le spese, senza mettere le mani in tasca ai contribuenti e senza aumentare la pressione fiscale.
Ricorda Theodor Fontane che una "giusta economia non dimentica mai che non sempre si può risparmiare; chi vuole sempre risparmiare è perduto". Ma anche chi tassa è perduto, dunque è necessario trovare un punto di equilibrio realistico tra i due concetti, attraverso una concreta riduzione della spesa pubblica, cosa che il Governo Berlusconi sta facendo molto bene.
Nei giorni scorsi, il ministro Tremonti ha risposto a chi gli faceva notare di avere citato Marx, che la differenza o la discriminante non è tra chi ha letto Marx e chi non lo ha letto; la differenza fondamentale è tra chi l'ha compreso e chi l'ha male interpretato. Il filosofo tedesco sosteneva che "l'economia politica è la scienza della ricchezza e ad un tempo la scienza della rinuncia: essa è una scienza morale". Quindi, l'equilibrio, nel governo di un popolo, si fonda proprio nella giusta combinazione tra la ricchezza e la rinuncia.
Dunque, onorevoli colleghi, noi del PdL iscriviamo alla voce rinuncia: la rinuncia agli sprechi, la rinuncia ai privilegi, la rinuncia alle clientele, la rinuncia alla proliferazione degli enti, la rinuncia ad una scuola sprecona, ma ignorante, la rinuncia ad una pubblica amministrazione lenta e clientelare, la rinuncia ad una sanità e ad una università baronali. Queste rinunce, insieme ai provvedimenti di razionalizzazione e miglioramento qualitativo della spesa, produrranno le ricchezze necessarie a far ripartire il Paese, facendolo uscire da una condizione di disagio, che ha radici profonde e lontane e dalla quale prendiamo le distanze, certi di riuscire, senza effetti annuncio, senza fregole, ma con tanta, tanta e ancora tanta buona volontà! (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, il senatore Morando, la cui moderazione è nota a tutti, ha espresso tutta la sua preoccupazione rispetto ad una crisi finanziaria senza precedenti che sta sconquassando i mercati globali e - permettetemi - che è superiore a quella del 1929. Nel 1929, infatti, non c'era la globalizzazione, non c'erano i subprime, non c'era la finanza derivata, quella finanza creativa definita dagli interpreti autentici di Marx la peste del ventunesimo secolo (salvo poi, nella finanziaria del 2001, averla inserita in modo che gli enti locali l'abbiano promossa).
Allora, davvero siamo di fronte ad una crisi che può essere riassunta con pochissimi dati. Voglio ricordare che Unicredit, la prima banca europea ad aver capitalizzato oltre 100 miliardi di euro, è stata costretta a fare una ricapitalizzazione, e che il patrimonio di vigilanza era sotto la soglia prevista dalla Banca d'Italia: eppure, il mercato non vi ha creduto e anche oggi si è affossata. Capitalizzava 100 miliardi di euro e oggi ne capitalizza a malapena 33.
Per i capitalisti delle bollette, quelli della Telecom, non tanti mesi fa quel titolo era quotato a circa 1,8 euro: oggi ha toccato il minimo di 0,89 euro.
Esistono altri indicatori che vorrei cercare di elencare; essi comunicano il senso di una crisi profonda che - mi permetta, signor presidente Azzollini - con tutto il rispetto, io non trovo riportato in questa Nota di aggiornamento del DPEF. I dati sono questi e riguardano lacrime e sangue della gente, che ha compiuto sacrifici per acquistare una casa ed è stata indotta ad indebitarsi, milioni su milioni, con mutui a tasso variabile, perché le banche non erogavano a tassi fissi oppure consigliavano il tasso variabile.
Ancora, nell'ottobre del 2005 il tasso di riferimento della Banca centrale europea era del 2 per cento; l'Euribor, un paniere determinato da un cartello bancario europeo era del 2,123 per cento e i mutui erano al 3,12 per cento. Noi facciamo esempi concreti: una rata mensile per un mutuo di 100.000 euro costava 428 euro; nell'ottobre 2006 è passata a 497 euro; nel 2007 a 557 euro e oggi a 609 euro. Ciò significa dover sopportare un costo ulteriore di 2.172 euro l'anno.
Con tutto lo sforzo possibile, in questa Nota di aggiornamento al DPEF non troviamo riportata la gravità di una crisi che viene da lontano: è datata almeno luglio 2007 quando, dopo il crollo delle torri gemelle, l'ex governatore Greenspan abbassò i tassi di interesse fino all'1 per cento, attirando 5-6 milioni di americani nella trappola di acquistare una casa che non avrebbero mai potuto ripagare. È scoppiata quella bolla e vorrei ricordare che quel tipo di economia del debito, qualche anno fa, voleva essere praticata anche dagli interpreti autentici di Karl Marx anche se poi, per fortuna, non è passata.
Questo è un DPEF che non ha voluto registrare, signor presidente Azzollini, se non in minima parte gli effetti nefasti della gravissima crisi finanziaria che sta sconvolgendo i mercati globalizzati e che riduce lievemente le stime di crescita per l'anno in corso e per il 2009. Questo è un DPEF che non tiene conto della grave recessione economica, della caduta verticale dei consumi delle famiglie che si devono indebitare per sopravvivere. A questo proposito, anche altri colleghi nei loro interventi hanno affermato che tante famiglie si stanno indebitando, costrette ad una vita a rate, a cedere il quinto dello stipendio e a fare debiti per piccoli prestiti con le finanziarie. Il DPEF, rispetto a questo, non mette al centro la difesa dei redditi.
Voglio ricordare anche altri dati come quello della Banca d'Italia che individua 18 milioni di lavoratori e pensionati a reddito fisso che hanno avuto una caduta verticale del loro potere di acquisto. Questa Nota aggiuntiva non si pone affatto, ripeto, il problema dei tassi di interesse, dei mutuatari indebitati a tasso variabile e di 3.200.000 famiglie costrette a pagare rate più salate del 60, 70 per cento che oggi rischiano di subire pignoramenti ed esecuzioni immobiliari senza interventi forti di tutela. E non si parli della convenzione Ministero dall'economia - ABI, della quale noi abbiamo cercato di attenuare gli effetti perché si è trattato di un regalo alle banche e di un alibi per la mancata applicazione, da parte delle banche, del decreto Bersani sulla portabilità e sulla surroga. Ci sono stati segnalati casi di persone che devono allungare la vita del debito fino ad 80 anni: io comprendo che si vive di più e che l'uomo più vecchio del mondo è un cinese di 113 anni a cui hanno anche regalato una teiera, ma in questo caso si dovrebbe vivere 137, 138 anni per pagare un mutuo. Quindi, non è quella la strada.
Noi ci aspettavamo più coraggio, ci aspettavamo soprattutto una interpretazione della realtà e della crisi. Ci dispiace sottolineare che, nonostante numerose richieste, ci sia una sorta di allergia, signor Sottosegretario, del Ministro dell'economia a venire nell'Aula del Senato a riferire l'entità della crisi. Quante famiglie hanno prodotti tossici, quante polizze index-linked sono in mano a gente che, anche inconsapevolmente, ha sottoscritto quei prodotti? C'è reticenza anche da parte delle autorità vigilanti, come ISVAP, CONSOB e Banca d'Italia.
Voglio ricordare, ancora una volta, che questa crisi non dico che poteva essere evitata, ma almeno gli effetti potevano essere attenuati soprattutto da parte del presidente del Financial Stability Forum, il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, uomo di Goldman Sachs. Conosciamo le banche d'affari e sappiamo chi è il ministro Paulson, un signore che ha lavorato per 26 anni ai massimi vertici di quella banca, come presidente e amministratore delegato e oggi ritiene di fare un piano di salvataggio. L'anno scorso i dipendenti di Goldman Sachs hanno avuto 600.000 dollari cadauno, le stock option non si contano, i premi dei dirigenti non si contano, ma poi il conto lo devono pagare i contribuenti, quelli americani e, in via indiretta, quelli europei e gli italiani, come ho detto.
Signora Presidente, il piano americano, che meno male è stato approvato dal Congresso, non può ripianare un buco della finanza derivata: 700.000 miliardi di dollari sono quel fuori bilancio. Io l'ho ricordato più volte in quest'Aula: l'economia reale si misura con il PIL, con la fatica degli uomini, quella fatica che è stata ricordata anche ieri dal Santo Padre.
Questo è il fallimento del capitalismo e da questo bisognerebbe ripartire. Noi ci aspettavamo più coraggio, più responsabilità, purtroppo non l'abbiamo trovata. Grazie per l'attenzione. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del documento in titolo ad altra seduta.
Interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 8 ottobre 2008
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 20,27).
Allegato A
MOZIONI
Mozione sull'istituzione di una Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi
(1-00025) (24 settembre 2008)
Approvata
BRICOLO, FINOCCHIARO, GASPARRI, LANNUTTI, D'ALIA, ASTORE, BALBONI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, DIVINA, FERRARA, FILIPPI Alberto, MARAVENTANO, MAZZATORTA, MONTANI, MURA, POLI BORTONE, STIFFONI, TOFANI, TORRI, VACCARI, VALLARDI, VALLI, MAURO. - Il Senato,
premesso che:
il 1º luglio 2008 presso la sede generale del Fondo monetario internazionale a Washington è stato pubblicato il primo rapporto analitico sull'aumento globale del prezzo dei cereali e del petrolio. Dal rapporto emerge che l'economia globale si trova in un periodo in cui si assiste al più ampio e al più veloce aumento dei prezzi a partire dalla grave inflazione degli anni '70 del secolo scorso. Il prezzo del petrolio è aumentato dai 30 dollari americani al barile nel 2003 agli attuali 145. L'aumento dei generi alimentari segue di poco quello del petrolio, iniziato nel 2006, e finora non ha raggiunto i livelli massimi degli anni '70; l'incremento percentuale maggiore riguarda il costo dei cereali e dell'olio commestibile;
l'incremento più che proporzionale dei prezzi dei prodotti energetici dai quali dipendono il funzionamento del nostro sistema produttivo, nonché la capacità ed il potere di acquisto delle famiglie è uno dei fattori che contraddistingue l'attuale situazione di crisi economica mondiale, che rappresenta la prima crisi realmente sincronizzata dal 1973-74;
l'aumento del prezzo del petrolio è da addebitarsi sia a cause di ordine strutturale che a problemi contingenti. In parte, è legato al radicale cambiamento strutturale dell'offerta e della domanda di petrolio nell'economia globale. In parte, è legato a fattori di natura temporanea come i problemi riguardanti il funzionamento di alcuni oleodotti o la capacità di estrazione, l'indebolimento del dollaro e gli afflussi di capitali nei mercati delle materie prime, stimati a 70 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2008;
è tuttavia innegabile che tale incremento esponenziale del costo del petrolio sia legato in parte preponderante anche a comportamenti speculativi. In termini reali, il petrolio, considerata l'inflazione, costa infatti mediamente molto meno che in passato: la media degli ultimi mesi è di 40 dollari al barile contro i circa 50 dollari del 1991 (invasione del Kuwait); in termini percentuali, il prezzo è quindi diminuito mediamente del 20 per cento; se risaliamo ai primi anni '80 (picco di 90 dollari al barile) il deprezzamento del greggio è di circa il 55 per cento;
se si considera che le riserve di petrolio acquistate dal nostro Paese sono pagate in euro, indipendentemente dalla provenienza del barile, e che negli ultimi anni il rapporto di cambio euro-dollaro opera a favore della valuta europea, è necessario interrogarsi sulle ragioni strutturali che continuano a determinare l'incremento del prezzo della benzina e degli altri derivati dal petrolio;
l'incremento patologico del prezzo dei prodotti petroliferi testimonia, infatti, la presenza di comportamenti speculativi, favoriti dai numerosi passaggi commerciali che iniziano con l'estrazione del greggio e terminano con l'utilizzo del carburante;
il problema del contrasto del fenomeno inflattivo e del controllo dell'incremento del prezzo del barile di petrolio sta assumendo un rilievo centrale anche in ambito internazionale. L'ultimo G8 dei Ministri delle finanze, svoltosi ad Osaka nel giugno 2008, si è chiuso sottolineando che i rincari delle materie prime pongono una minaccia seria alla crescita economica globale, senza tuttavia individuare alcun piano di azione per contrastare in modo concreto, ossia attraverso alcune forme di controllo o indirizzo, le turbolenze sui mercati petroliferi o su quelli valutari;
il G8 di Osaka ha, in particolare, soffermato l'attenzione sull'esigenza di effettuare uno studio approfondito «dei fattori reali e finanziari alla base del recente balzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime, e sugli effetti sull'economia globale», affidando tale incarico al Fondo monetario internazionale e all'Agenzia internazionale dell'energia;
la Commissione europea ha affrontato nel mese di giugno 2008 il problema, nel tentativo di formulare risposte politiche adeguate ad attenuare gli effetti dell'aumento mondiale dei prezzi dei combustibili. In particolare, il collegio dei commissari ha proposto misure per la promozione dell'efficienza energetica a livello aziendale e familiare ed ha avanzato un impegno a presentare proposte sulla trasparenza delle scorte petrolifere commerciali entro la fine dell'anno. La Commissione ha inoltre invitato gli Stati membri a prendere iniziative a breve termine per sostenere le fasce più povere della popolazione;
gli ultimi dati diffusi dall'Istat confermano che l'inflazione ha segnato un incremento del 3,8 per cento nel mese di giugno, portandosi così ai massimi livelli dal luglio 1996. I beni che hanno registrato un maggiore incremento sono i prodotti alimentari ed i carburanti; in questo settore, i prezzi sono infatti aumentati su base mensile dello 0,4 per cento. Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli abitazione, acqua, elettricità e combustibili (7,2 per cento), trasporti (6,9 per cento) e prodotti alimentari e bevande analcoliche (6,1 per cento);
in questo contesto, chi soffre particolarmente del generale movimento a rialzo dei prezzi di beni fondamentali sono le famiglie e, in particolare, quelle a reddito fisso, che rischiano di vedere compresso il proprio potere d'acquisto (nonché il proprio tenore di vita), con effetti negativi anche sul ciclo economico per l'indebolimento della domanda interna;
nella XV Legislatura, con l'articolo 2, commi 196-203, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria per il 2008), è stata introdotta una nuova disciplina in materia di sorveglianza dei prezzi praticati ai consumatori finali. In particolare, si è attribuito a ciascuna Camera di commercio, industria, artigianato ed agricoltura il compito di rendere noto al pubblico il proprio «ufficio prezzi», che riceve segnalazioni e verifica le dinamiche concernenti le variazioni dei prezzi di beni e servizi praticati ai consumatori finali. Si è inoltre istituita presso il Ministero dello sviluppo economico la figura del Garante per la sorveglianza dei prezzi (nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico), cui è deputato il compito di sovrintendere alla tenuta ed elaborazione delle informazioni richieste agli «uffici prezzi» delle Camere di commercio, nonché ai competenti uffici del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e della Presidenza del Consiglio dei ministri;
nella Legislatura in corso sono già state adottate misure tempestive volte a contrastare l'andamento del fenomeno inflattivo, nel tentativo di recuperare potere di acquisto a favore, in particolare, delle famiglie;
con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, si sono inoltre ridefinite le funzioni del Garante per la sorveglianza dei prezzi, attribuendo a tale figura, in particolare, il compito di analizzare le segnalazioni ritenute meritevoli di approfondimento. Si è inoltre specificata la possibilità per il Garante di convocare le imprese e le associazioni di categoria interessate al fine di verificare i livelli di prezzo dei beni e dei servizi di largo consumo corrispondenti al corretto e normale andamento del mercato;
rilevata per tutti i suddetti motivi l'esigenza di istituire, per la Legislatura in corso, un organismo di acquisizione di dati ed informazioni e di studio che possano consentire al Senato di assumere una funzione propositiva, di stimolo ed impulso, sia nell'elaborazione di proposte legislative che per affrontare a livello nazionale ed internazionale le tematiche di cui in premessa;
valutata l'opportunità di attribuire al citato organismo in particolare compiti di:
a) analisi dei fattori congiunturali e strutturali che sono all'origine dei rincari dei prezzi dei prodotti intermedi e finali al fine di mitigare le anomalie che detti aumenti possono produrre sul sistema produttivo, con particolare riferimento ai prodotti energetici;
b) acquisizione di elementi informativi, anche su base regionale, sull'andamento dei prezzi dei beni e dei servizi di largo consumo al fine di garantire la trasparenza e la tracciabilità all'origine degli stessi e in ciascuna fase della filiera produttiva;
c) elaborazione di proposte volte ad attenuare le conseguenze del rialzo dei prezzi dei prodotti energetici e dei beni di largo consumo sulle famiglie a basso reddito;
d) svolgimento di indagini sull'andamento in borsa del prezzo del petrolio, nonché sulle transazioni internazionali al fine di venire a conoscenza di eventuali speculazioni, pregresse e future,
delibera di istituire una Commissione straordinaria per la verifica dell'andamento generale dei prezzi al consumo e per il controllo della trasparenza dei mercati, costituita da 25 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi. Il Presidente della Commissione è nominato dal Presidente del Senato al di fuori dei predetti componenti. L'Ufficio di Presidenza è composto, oltre che dal Presidente, da due Vice Presidenti e da due Segretari, eletti dalla Commissione tra i suoi membri. La Commissione ha compiti di studio, osservazione e iniziativa, per lo svolgimento dei quali può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi e con organismi internazionali; a tal fine la Commissione può effettuare missioni in Italia o all'estero. Per il raggiungimento di queste finalità essa può svolgere procedure informative ai sensi degli articoli 46, 47 e 48 del Regolamento; formulare proposte e relazioni all'Assemblea - tra cui una relazione annuale - ai sensi dell'articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell'esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell'articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell'articolo 39, comma 4, del Regolamento. La Commissione ha durata triennale e può essere rinnovata.
Mozione con procedimento abbreviato, ai sensi dell'art. 157, comma 3, del Regolamento, in materia di occupazione
(1-00024 p. a.) (24 settembre 2008)
Respinta
FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, TREU, NEROZZI, ROILO, ADRAGNA, BLAZINA, BIONDELLI, GHEDINI, ICHINO, PASSONI, ADAMO, AGOSTINI, AMATI, ANDRIA, ANTEZZA, ARMATO, BAIO, BARBOLINI, BASSOLI, BASTICO, BERTUZZI, BIANCHI, BIANCO, BONINO, BOSONE, BRUNO, BUBBICO, CABRAS, CARLONI, CAROFIGLIO, CASSON, CECCANTI, CERUTI, CHIAROMONTE, CHITI, CHIURAZZI, COSENTINO, CRISAFULLI, D'AMBROSIO, DE CASTRO, DE LUCA, DE SENA, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, DI GIROLAMO Leopoldo, DONAGGIO, D'UBALDO, FILIPPI Marco, FIORONI, FISTAROL, FOLLINI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GALPERTI, GARAVAGLIA Mariapia, GARRAFFA, GASBARRI, GIARETTA, GRANAIOLA, GUSTAVINO, INCOSTANTE, LEDDI, LEGNINI, LIVI BACCI, LUMIA, LUSI, MAGISTRELLI, MARCENARO, MARCUCCI, MARINARO, MARINI, MARINO Ignazio, MARINO Mauro Maria, MARITATI, MAZZUCONI, MERCATALI, MICHELONI, MILANA, MOLINARI, MONGIELLO, MORANDO, MORRI, MUSI, NEGRI, PAPANIA, PEGORER, PERDUCA, PERTOLDI, PIGNEDOLI, PINOTTI, PORETTI, PROCACCI, RANDAZZO, RANUCCI, ROSSI Nicola, ROSSI Paolo, RUSCONI, RUTELLI, SANGALLI, SANNA, SBARBATI, SCANU, SERAFINI Anna Maria, SERRA, SIRCANA, SOLIANI, STRADIOTTO, TOMASELLI, TONINI, VERONESI, VILLARI, VIMERCATI, VITA, VITALI, ZAVOLI, CARLINO, BELISARIO, ASTORE, BUGNANO, CAFORIO, DE TONI, DI NARDO, GIAMBRONE, LANNUTTI, LI GOTTI, MASCITELLI, PARDI, PEDICA, RUSSO. - Il Senato,
premesso che:
la crisi finanziaria mondiale, la bassa crescita del Prodotto interno lordo e le perduranti difficoltà economiche stanno non solo pregiudicando le possibilità di ripresa e di creazione di nuova occupazione nel nostro Paese, ma ormai anche aggravando la precarietà e instabilità di un numero elevatissimo di posti di lavoro esistenti, mettendo a rischio interi comparti produttivi e vaste aree del territorio, in particolare nel Mezzogiorno;
ad evidenziarlo sono, tra gli altri, i dati dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) relativi al ricorso alla cassa integrazione, che segnalano un aumento del 5,74 per cento nel primo semestre del 2008. In particolare, nel periodo indicato la cassa integrazione straordinaria ha fatto registrare un incremento dell'1,59 per cento, per un totale di circa 53 milioni di ore, mentre la cassa integrazione ordinaria è cresciuta addirittura del 15,41 per cento, per un totale di circa 25.700.000 ore;
i settori maggiormente interessati da tale fenomeno sono risultati il commercio, che ha totalizzato un aumento della cassa integrazione del 122,44 per cento, il settore del legno con una crescita del 111,64 per cento, l'estrazione di minerali con il 79,62 per cento, il settore delle pelli e del cuoio con il 48,08 per cento, il settore dei trasporti e delle comunicazioni con il 44,40 per cento;
traducendo il totale delle oltre 78 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria utilizzate nel primo semestre del 2008 in numero di lavoratori totalmente assenti dalla produzione nello stesso periodo si raggiunge la cifra di oltre 75.000 operai e impiegati;
nonostante la grave situazione di crisi occupazionale già in atto nel Paese, il Documento di programmazione economica e finanziaria triennale presentato al Parlamento dal Governo nel luglio 2008 non conteneva alcuna indicazione di politiche per lo sviluppo, né prevedeva misure strutturali idonee a contrastare la crisi occupazionale e sostenere il potere d'acquisto di pensioni e salari;
la manovra finanziaria triennale, approvata contestualmente, ha semmai aggravato il quadro economico generale con misure - di carattere manifestamente recessivo - orientate ad una riduzione degli investimenti pubblici senza precedenti, per ampiezza ed estensione pluriennale, rispetto alle manovre finanziarie recenti, e ad un taglio generalizzato di comparti di spesa cruciali per la salvaguardia dei livelli delle prestazioni pubbliche in favore dei cittadini;
la mancanza di incisive politiche occupazionali e di sostegno a salari e pensioni è tanto più grave in quanto si segnala un'allarmante impennata dell'inflazione al consumo, per di più caratterizzata da forti differenziazioni territoriali. A fronte di un'inflazione reale che ha raggiunto il 4,1 per cento su scala nazionale ad agosto 2008, al Sud e nelle isole si è toccata nello stesso periodo la punta del 4,4 per cento; e la perdurante crescita dei prezzi lascia supporre un netto peggioramento degli indicatori per i mesi futuri;
considerato che:
alcuni comparti industriali registrano a tutt'oggi situazioni di crisi suscettibili di determinare a breve termine licenziamenti collettivi di notevoli proporzioni. Tra gli altri, in particolare, si segnalano: il settore del trasporto aereo, per effetto della crisi di Alitalia che a tutt'oggi espone al rischio di espulsione oltre 7.000 lavoratori; il settore automobilistico, che nel mese di agosto ha registrato un calo pari al 26,7 per cento rispetto all'anno precedente, con possibili ripercussioni occupazionali a breve termine; il settore ferroviario, nel quale - in conseguenza dell'annunciata introduzione del «conduttore unico» - potrebbero determinarsi circa 6.000 esuberi; il settore delle comunicazioni, che vede in atto il processo di ristrutturazione di Telecom, con il possibile licenziamento di almeno 5.000 lavoratori su 58.000, e la riorganizzazione di Poste italiane, per la quale si prospettano circa 2.000 esuberi; il settore chimico, interessato dalla crisi del Petrolchimico di Marghera; l'industria degli elettrodomestici, colpita pesantemente dalle crisi delle società Electrolux e Antonio Merloni;
per ciascuno di questi fronti di crisi, l'impatto in termini occupazionali si estende alle imprese dell'indotto, con un effetto moltiplicatore dei posti di lavoro persi stimato addirittura in tre ad uno per i principali settori. In tal senso, il volume effettivo della contrazione occupazionale derivante da ciascuna crisi aziendale deve ritenersi in molti casi quadruplicato rispetto al numero degli esuberi in gioco, con pesante aggravamento del bilancio complessivo;
a risentire del peggioramento della congiuntura internazionale e della perdurante stagnazione economica nazionale è anche il settore dei servizi, in particolare il commercio e il turismo, colpiti rispettivamente dalla contrazione dei consumi delle famiglie e dalla crisi globale del trasporto aereo conseguente all'aumento del prezzo dei carburanti e, su scala nazionale, dalla crisi di Alitalia;
analoghe preoccupazioni suscita la situazione del pubblico impiego, in relazione alle politiche di riduzione della spesa per il personale annunciate dal Governo. Oltre al settore scolastico, per il quale si profilano circa 87.000 esuberi di personale docente e 42.000 di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) solo per effetto delle misure proposte dal ministro Gelmini, sono a tutt'oggi esposti al rischio di espulsione circa 240.000 lavoratori, per un totale di almeno 370.000 precari della pubblica amministrazione, che pure avevano in larga parte maturato una legittima aspettativa di stabilizzazione a seguito delle misure approvate dal Governo Prodi e poi revocate in via di fatto dall'attuale Governo,
impegna il Governo:
ad adottare misure urgenti per contrastare la grave crisi occupazionale nel Paese, combattere la precarietà del lavoro e incentivare l'inclusione dei soggetti oggi sottorappresentati, con particolare riferimento: alle donne, attraverso il rafforzamento degli strumenti di conciliazione fra lavoro e vita personale, l'introduzione di un credito fiscale ad hoc per le lavoratrici madri - subordinate, autonome o parasubordinate - e l'estensione della rete dei servizi all'infanzia; agli ultra cinquantenni, attraverso incentivi al prolungamento dell'età pensionabile e benefici fiscali alle imprese che li assumono; ai giovani, per mezzo del potenziamento degli obblighi/diritti di formazione, a partire dalla formazione di base fino a quella professionale e continua, nonché dell'arricchimento dei contenuti formativi dell'apprendistato;
a potenziare il sistema degli ammortizzatori sociali, estendendolo a tutte le forme di lavoro, anche atipiche, nell'ambito di un processo di unificazione delle tutele e dei diritti riconosciuti a tutti i lavoratori, che preveda anche la progressiva parificazione degli oneri sociali;
infine, ad operare per la massima apertura possibile del tessuto produttivo nazionale agli investimenti stranieri, attivandosi per attirare in Italia il meglio dell'imprenditoria mondiale, che può apportare nuova linfa alla nostra economia, incrementare la domanda di lavoro e valorizzare il lavoro degli italiani anche nei settori nei quali le nostre imprese non raggiungono livelli di eccellenza sul piano internazionale.
Mozione in materia di costo della vita e retribuzioni
(1-00026) (testo 2) (02 ottobre 2008)
V. testo 3
MAURO, BRICOLO, ADERENTI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, DIVINA, FILIPPI Alberto, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MARAVENTANO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VACCARI, VALLARDI, VALLI. - Il Senato,
premesso che:
appare evidente dall'esame dei dati statistici dell'ISTAT pubblicati negli anni più recenti che il costo della vita ha subìto un aumento generalizzato in tutto il territorio nazionale, gravando ancora di più sulla condizione economico-sociale critica che si rileva costantemente da molto tempo;
a subire le conseguenze più deleterie di questa situazione sono le famiglie italiane che arrivano a coprire le spese mensili con molta fatica, o non ci riescono affatto, indebitandosi e passando così nella fascia sociale della povertà;
l'ISTAT evidenzia come la percentuale delle famiglie che non arrivano, o arrivano alla fine del mese con difficoltà, sia aumentata in alcuni casi di tre/quattro punti percentuali negli ultimi tre anni e soprattutto nelle regioni del Nord;
diminuendo la capacità di risparmio delle famiglie, diminuisce parallelamente il loro potere di acquisto e la loro potenzialità ad accedere sia ai consumi essenziali sia anche a consumi che migliorerebbero la qualità della vita;
secondo uno studio elaborato da «Il Sole-24 Ore» basato sulla media ponderata delle rilevazioni dell'ISTAT sul costo della vita nelle province italiane (nei settori alimentare, abbigliamento e arredamento), rapportando le retribuzioni previste dai contratti nazionali di sette categorie, si nota come la differenza aritmetica fra i livelli minimi e massimi del costo della vita nei venti capoluoghi risulti pari al 37 per cento, corrispondente a una differenza fra il Nord e il Sud di circa tre mensilità;
la situazione non è identica in tutte le province, come si comprende facendo dei rapidi raffronti sulla base di quanto rivelano i dati dell'Osservatorio prezzi e tariffe del Ministero dello sviluppo economico: prendendo ad esempio il prezzo medio al chilo del pane, bene di consumo di primissima necessità, si rileva come siano palesi alcune differenze: a Venezia attualmente è pari a 3,78 euro al chilo, a Firenze 1,86 euro e a Bari 2,40 euro, determinando in modo ineguale ricadute sui bilanci familiari. Così il prezzo medio al litro del latte in polvere per neonati, altro bene essenziale, è di 16,68 euro a Firenze, di 21,90 euro a Palermo e di 23,32 euro a Bari. Ancora più marcate sono le differenze con altre città della euro-zona: a Milano, per esempio, si paga circa 34 euro al chilogrammo contro i 18 di Parigi e i 16 euro di Bonn, come sostiene il Movimento nazionale dei liberi farmacisti. Un altro esempio esplicativo è quello riferibile al consumo di carburante per riscaldamento: anche se il prezzo di questo prodotto varia minimamente sul territorio nazionale, variano, invece, e in modo rilevante, i consumi rispetto alle esigenze climatiche. Sempre secondo i risultati dell'ISTAT l'energia è aumentata del 12,9 per cento, gli alimentari del 5,7 per cento, il pane del 12,9 per cento e la pasta del 24,7 per cento in pochi anni. Nuovi rincari di luce e gas sono stati comunicati in questi giorni dall'Autorità per l'energia e, purtroppo, sulla spesa annua delle famiglie graveranno ulteriori uscite per 65 euro;
a fronte di ciò, il rapporto del CENSIS per il 2007 mostra che i redditi reali familiari crescono in misura ridotta (con un tasso annuo pari al +0,5 per cento) e per il prossimo biennio saranno di poco superiori all'1 per cento. Cresce, invece, l'incidenza sui consumi delle spese per l'abitazione, passate, nel periodo 1996-2006, dal 20,6 per cento al 26 per cento, attestandosi al 31 per cento se vi si includono le spese per energia e combustibile. 2,4 milioni di famiglie hanno un mutuo a carico che comporta un esborso medio annuo di 5.500 euro, pari a circa il 14 per cento della propria spesa. Per oltre 622.000 famiglie con una spesa media mensile fino a 2.000 euro il peso del mutuo sale a quasi il 27 per cento della propria spesa totale e per i giovani che vivono da soli al 19,2 per cento. Il ricorso al credito al consumo è passato da circa 48 miliardi di euro del 2002 a oltre 85,6 miliardi di euro del 2006, con un incremento del 78 per cento;
le fonti ISTAT per l'anno 2006 dall'analisi dei livelli e del comportamento di spesa sul territorio evidenziano che si conferma l'ormai nota differenza tra la spesa per consumi delle famiglie del Nord e quella delle famiglie residenti nel Mezzogiorno. In particolare, il valore di spesa più basso si osserva nelle Isole (1.839,41 euro al mese), immediatamente seguito da quello del Sud (2.009,21 euro); i valori più alti si rilevano nel Nord-est (2.859,61 euro al mese), e nel Nord-ovest (2.736,32 euro);
vi sono differenze di spesa rilevanti fra le varie province anche per ciò che riguarda l'acquisto di immobili, fattore determinante per la formazione di nuovi nuclei familiari, data la natura di bene primario che la nostra gente attribuisce all'abitazione. Secondo i dati forniti nei mesi scorsi dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato sono 530.000 le famiglie che si trovano in difficoltà nel pagare la rata del mutuo e di queste 110.000 sono a rischio insolvenza. Come dimostrano studi recenti di settore effettuati dalla Confedilizia, da una parte assistiamo ad un'offerta immobiliare che cresce nei segmenti di minor qualità e dell'usato meno costoso, dall'altra registriamo una domanda che non è più in grado di accedere al segmento medio-basso del mercato. In sostanza, nonostante una generalizzata diminuzione dei prezzi degli immobili, le famiglie che possono permettersi l'acquisto della prima casa sono in numero sempre minore e ciò vale per tutto il Paese, ma con un incremento del fenomeno nel Nord Italia, soprattutto nelle zone periferiche delle grandi aree metropolitane. Oltre ai dati relativi, dunque, agli acquisti, bisogna prendere in considerazione anche l'incidenza della spesa media per il pagamento degli affitti che nel 2006 era pari a 340 euro mensili sul territorio nazionale, compendiando importi medi più modesti nel Mezzogiorno (266 euro), nel Nord (372 euro) e più elevati nel Centro (393 euro);
inoltre, negli ultimi due anni gli importi medi degli affitti sono aumentati del 10,6 per cento e, come afferma il Sindacato nazionale unitario inquilini ed assegnatari (SUNIA), sono doppi a Milano rispetto a quelli di Bari. Così, per alcune categorie e, segnatamente, per i giovani, l'accesso all'alloggio sembra però essere divenuto più difficile in qualsiasi forma, spingendo a procrastinare anche il processo di costituzione di nuovi nuclei familiari;
secondo l'OCSE i salari e le pensioni in Italia sono inferiori del 20 per cento rispetto alla media nell'Unione europea, mentre il loro potere di acquisto è più basso di 22 punti percentuali rispetto al valore massimo su scala mondiale. A tal fine sono certamente utili i provvedimenti economici predisposti dall'attuale Governo per aiutare le famiglie dei lavoratori, ma, tuttavia, è opportuno introdurre un meccanismo contrattuale che tenga conto del reale costo della vita nelle diverse province. Da quando infatti, nel 1992, fu abolita la scala mobile come strumento automatico di adeguamento delle retribuzioni all'aumento dell'inflazione non vi sono stati altri elementi regolatori che abbiano mantenuto il rapporto stipendi/costo della vita in equilibrio o che abbiano cercato di porre rimedio alle differenze esistenti nelle diverse realtà territoriali;
dai dati sopra esposti risulta evidente che vi sono delle disuguaglianze fra le province e che per favorire lo sviluppo socio-economico occorre introdurre degli strumenti di regolazione degli aumenti retributivi che seguano di pari passo l'aumento del costo della vita. Questa è ormai una misura urgente e non ulteriormente rinviabile se non si vuole rischiare un impoverimento generalizzato del Paese;
è necessario introdurre un principio nella contrattazione per il personale della pubblica amministrazione, nella convinzione che possa servire da esempio e da volano per una riforma in senso territoriale della contrattazione nel settore privato. Il contratto nazionale dovrebbe definire la normativa minima di tutela del lavoratore e i minimi retributivi;
l'attuazione della riforma dello Stato in senso federale rende indispensabile legare parte dello stipendio al reale costo della vita in ogni provincia, garantendo il mantenimento di uguali diritti per tutti i lavoratori e lo stesso potere d'acquisto nelle diverse realtà provinciali;
in assenza di un intervento mirato a rivedere l'attuale struttura della contrattazione, superando dogmi e veti strumentali da parte dell'opposizione e di quelle organizzazioni sindacali impegnate nella difesa ad oltranza di un modello centralista di contratto non più in grado di tutelare gli interessi dei lavoratori, il rischio concreto è quello di un ulteriore impoverimento delle famiglie e una riduzione della capacità di spesa e di risparmio con evidenti ricadute negative sulla ripresa dell'economia del Paese,
impegna il Governo:
a svolgere indagini e ad elaborare gli indicatori atti a rilevare in maniera sistematica l'indice medio del costo della vita su base nazionale, con la relativa suddivisione su base provinciale;
ad attivare le procedure necessarie affinché venga riformato l'attuale sistema di contrattazione nazionale del pubblico impiego, in modo che le retribuzioni dei dipendenti siano commisurate al costo medio della vita nelle province in cui i pubblici dipendenti svolgono la loro attività lavorativa, adeguando automaticamente al rialzo le retribuzioni dei dipendenti che operano nelle province in cui l'indice di costo medio della vita appare superiore a quello nazionale.
(1-00026) (testo 3) (7 ottobre 2008)
Approvata
MAURO, BRICOLO, ADERENTI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, DIVINA, FILIPPI Alberto, FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MARAVENTANO, MAZZATORTA, MONTANI, MONTI, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI, VACCARI, VALLARDI, VALLI, CARRARA, LICASTRO SCARDINO. - Il Senato,
premesso che:
appare evidente dall'esame dei dati statistici dell'ISTAT pubblicati negli anni più recenti che il costo della vita ha subìto un aumento generalizzato in tutto il territorio nazionale, gravando ancora di più sulla condizione economico-sociale critica che si rileva costantemente da molto tempo;
a subire le conseguenze più deleterie di questa situazione sono le famiglie italiane che arrivano a coprire le spese mensili con molta fatica, o non ci riescono affatto, indebitandosi e passando così nella fascia sociale della povertà;
l'ISTAT evidenzia come la percentuale delle famiglie che non arrivano, o arrivano alla fine del mese con difficoltà, sia aumentata in alcuni casi di tre/quattro punti percentuali negli ultimi tre anni e soprattutto nelle regioni del Nord;
diminuendo la capacità di risparmio delle famiglie, diminuisce parallelamente il loro potere di acquisto e la loro potenzialità ad accedere sia ai consumi essenziali sia anche a consumi che migliorerebbero la qualità della vita;
secondo uno studio elaborato da «Il Sole-24 Ore» basato sulla media ponderata delle rilevazioni dell'ISTAT sul costo della vita nelle province italiane (nei settori alimentare, abbigliamento e arredamento), rapportando le retribuzioni previste dai contratti nazionali di sette categorie, si nota come la differenza aritmetica fra i livelli minimi e massimi del costo della vita nei venti capoluoghi risulti pari al 37 per cento, corrispondente a una differenza fra il Nord e il Sud di circa tre mensilità;
la situazione non è identica in tutte le province, come si comprende facendo dei rapidi raffronti sulla base di quanto rivelano i dati dell'Osservatorio prezzi e tariffe del Ministero dello sviluppo economico: prendendo ad esempio il prezzo medio al chilo del pane, bene di consumo di primissima necessità, si rileva come siano palesi alcune differenze: a Venezia attualmente è pari a 3,78 euro al chilo, a Firenze 1,86 euro e a Bari 2,40 euro, determinando in modo ineguale ricadute sui bilanci familiari. Così il prezzo medio al litro del latte in polvere per neonati, altro bene essenziale, è di 16,68 euro a Firenze, di 21,90 euro a Palermo e di 23,32 euro a Bari. Ancora più marcate sono le differenze con altre città della euro-zona: a Milano, per esempio, si paga circa 34 euro al chilogrammo contro i 18 di Parigi e i 16 euro di Bonn, come sostiene il Movimento nazionale dei liberi farmacisti. Un altro esempio esplicativo è quello riferibile al consumo di carburante per riscaldamento: anche se il prezzo di questo prodotto varia minimamente sul territorio nazionale, variano, invece, e in modo rilevante, i consumi rispetto alle esigenze climatiche. Sempre secondo i risultati dell'ISTAT l'energia è aumentata del 12,9 per cento, gli alimentari del 5,7 per cento, il pane del 12,9 per cento e la pasta del 24,7 per cento in pochi anni. Nuovi rincari di luce e gas sono stati comunicati in questi giorni dall'Autorità per l'energia e, purtroppo, sulla spesa annua delle famiglie graveranno ulteriori uscite per 65 euro;
a fronte di ciò, il rapporto del CENSIS per il 2007 mostra che i redditi reali familiari crescono in misura ridotta (con un tasso annuo pari al +0,5 per cento) e per il prossimo biennio saranno di poco superiori all'1 per cento. Cresce, invece, l'incidenza sui consumi delle spese per l'abitazione, passate, nel periodo 1996-2006, dal 20,6 per cento al 26 per cento, attestandosi al 31 per cento se vi si includono le spese per energia e combustibile. 2,4 milioni di famiglie hanno un mutuo a carico che comporta un esborso medio annuo di 5.500 euro, pari a circa il 14 per cento della propria spesa. Per oltre 622.000 famiglie con una spesa media mensile fino a 2.000 euro il peso del mutuo sale a quasi il 27 per cento della propria spesa totale e per i giovani che vivono da soli al 19,2 per cento. Il ricorso al credito al consumo è passato da circa 48 miliardi di euro del 2002 a oltre 85,6 miliardi di euro del 2006, con un incremento del 78 per cento;
le fonti ISTAT per l'anno 2006 dall'analisi dei livelli e del comportamento di spesa sul territorio evidenziano che si conferma l'ormai nota differenza tra la spesa per consumi delle famiglie del Nord e quella delle famiglie residenti nel Mezzogiorno. In particolare, il valore di spesa più basso si osserva nelle Isole (1.839,41 euro al mese), immediatamente seguito da quello del Sud (2.009,21 euro); i valori più alti si rilevano nel Nord-est (2.859,61 euro al mese), e nel Nord-ovest (2.736,32 euro);
vi sono differenze di spesa rilevanti fra le varie province anche per ciò che riguarda l'acquisto di immobili, fattore determinante per la formazione di nuovi nuclei familiari, data la natura di bene primario che la nostra gente attribuisce all'abitazione. Secondo i dati forniti nei mesi scorsi dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato sono 530.000 le famiglie che si trovano in difficoltà nel pagare la rata del mutuo e di queste 110.000 sono a rischio insolvenza. Come dimostrano studi recenti di settore effettuati dalla Confedilizia, da una parte assistiamo ad un'offerta immobiliare che cresce nei segmenti di minor qualità e dell'usato meno costoso, dall'altra registriamo una domanda che non è più in grado di accedere al segmento medio-basso del mercato. In sostanza, nonostante una generalizzata diminuzione dei prezzi degli immobili, le famiglie che possono permettersi l'acquisto della prima casa sono in numero sempre minore e ciò vale per tutto il Paese, ma con un incremento del fenomeno nel Nord Italia, soprattutto nelle zone periferiche delle grandi aree metropolitane. Oltre ai dati relativi, dunque, agli acquisti, bisogna prendere in considerazione anche l'incidenza della spesa media per il pagamento degli affitti che nel 2006 era pari a 340 euro mensili sul territorio nazionale, compendiando importi medi più modesti nel Mezzogiorno (266 euro), nel Nord (372 euro) e più elevati nel Centro (393 euro);
inoltre, negli ultimi due anni gli importi medi degli affitti sono aumentati del 10,6 per cento e, come afferma il Sindacato nazionale unitario inquilini ed assegnatari (SUNIA), sono doppi a Milano rispetto a quelli di Bari. Così, per alcune categorie e, segnatamente, per i giovani, l'accesso all'alloggio sembra però essere divenuto più difficile in qualsiasi forma, spingendo a procrastinare anche il processo di costituzione di nuovi nuclei familiari;
secondo l'OCSE i salari e le pensioni in Italia sono inferiori del 20 per cento rispetto alla media nell'Unione europea, mentre il loro potere di acquisto è più basso di 22 punti percentuali rispetto al valore massimo su scala mondiale. A tal fine sono certamente utili i provvedimenti economici predisposti dall'attuale Governo per aiutare le famiglie dei lavoratori, ma, tuttavia, è opportuno introdurre un meccanismo contrattuale che tenga conto del reale costo della vita nelle diverse province. Da quando infatti, nel 1992, fu abolita la scala mobile come strumento automatico di adeguamento delle retribuzioni all'aumento dell'inflazione non vi sono stati altri elementi regolatori che abbiano mantenuto il rapporto stipendi/costo della vita in equilibrio o che abbiano cercato di porre rimedio alle differenze esistenti nelle diverse realtà territoriali;
dai dati sopra esposti risulta evidente che vi sono delle disuguaglianze fra le province e che per favorire lo sviluppo socio-economico occorre introdurre degli strumenti di regolazione degli aumenti retributivi che seguano di pari passo l'aumento del costo della vita. Questa è ormai una misura urgente e non ulteriormente rinviabile se non si vuole rischiare un impoverimento generalizzato del Paese;
è necessario introdurre un principio nella contrattazione per il personale della pubblica amministrazione, nella convinzione che possa servire da esempio e da volano per una riforma in senso territoriale della contrattazione nel settore privato. Il contratto nazionale dovrebbe definire la normativa minima di tutela del lavoratore e i minimi retributivi;
l'attuazione della riforma dello Stato in senso federale rende indispensabile legare parte dello stipendio al reale costo della vita in ogni provincia, garantendo il mantenimento di uguali diritti per tutti i lavoratori e lo stesso potere d'acquisto nelle diverse realtà provinciali;
in assenza di un intervento mirato a rivedere l'attuale struttura della contrattazione, superando dogmi e veti strumentali da parte dell'opposizione e di quelle organizzazioni sindacali impegnate nella difesa ad oltranza di un modello centralista di contratto non più in grado di tutelare gli interessi dei lavoratori, il rischio concreto è quello di un ulteriore impoverimento delle famiglie e una riduzione della capacità di spesa e di risparmio con evidenti ricadute negative sulla ripresa dell'economia del Paese,
impegna il Governo
ad attivare le procedure necessarie alla riforma del sistema di contrattazione nazionale del pubblico impiego e ad introdurre strumenti che consentano autonomia ai diversi livelli territoriali di governo nella gestione della contrattazione collettiva .
Allegato B
Intervento del senatore Pistorio in memoria di Leopoldo Elia
Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo appreso con sincera commozione la notizia della scomparsa del professore Leopoldo Elia, presidente emerito della Corte costituzionale.
Testimone appassionato e maestro rigoroso della nostra Costituzione, nel corso della sua lunga attività ha dato un fondamentale e imprescindibile contributo al dibattito sulla nostra democrazia.
Leopoldo Elia è considerato da molti come un padre costituente. Non già per l'elaborazione della nostra Carta, poiché per ragioni anagrafiche non partecipò all'Assemblea costituente, quanto per il suo continuo, intenso, multiforme e significativo apporto all'attuazione, alla difesa e all'adeguamento della Costituzione repubblicana.
Libertà, eguaglianza, solidarietà, democrazia sono i principi generali attorno ai quali si costruì il nuovo ordinamento costituzionale, che prese le distanze dalla esaltazione statalistica propria delle differenti tradizioni liberale e fascista, sia dalle ideazioni individualistiche rispetto a cui si preferì il riferimento delle concezioni più avanzate del cattolicesimo, della centralità della persona e della giustizia sociale.
A questi valori fondanti fu sempre fedele. Valori frutto di un fortissimo senso unitario che ha plasmato i lavori della Costituente nella quale grande parte ebbe la componente democratico-cristiana più aperta al dialogo con la sinistra, che annoverava fra i suoi componenti Dossetti, La Pira e Fanfani che formavano il cosiddetto gruppo dei professorini, al quale partecipò giovanissimo Elia anche attraverso la pubblicazione di validi contributi sulla rivista "Cronache sociali", attiva dal 1947 al 1951.
Proprio nel 1947 si laurea con una tesi su "L'avvento del Governo parlamentare in Francia". Fu funzionario di questo Senato, professore di diritto costituzionale, giudice costituzionale e titolare di una delle più lunghe presidenze della Consulta, ben cinque anni, poi parlamentare e ministro. I suoi molteplici ruoli istituzionali lo hanno visto costantemente protagonista eminente nell'opera di inveramento dei valori e dei principi costituzionali. Non fu mai tuttavia un conservatore, ma adattò sempre le scelte che l'evoluzione politica e sociale richiedevano tenendo sempre fissa la barra dei valori fondanti.
Oggi che il dibattito politico è molto incentrato, tra gli altri temi, su quello dell'educazione e della formazione dei giovani, non è vano ricordare il grande contributo recato da Leopoldo Elia nella formulazione delle nuove regole costituzionali, frutto della riforma del Titolo V della Costituzione in tema di istruzione. Come sempre, con la competenza del fine studioso e con la passione del protagonista, dopo aver seguito attentamente, registrato e analizzato le varie posizioni, con estrema pacatezza, ma con altrettanta determinazione e fermezza, espose le sue tesi e le sue proposte. Sua fu la grande mediazione che portò nel testo costituzionale, tra le materie in cui lo Stato ha potestà di legislazione esclusiva, alla lettera n), le "norme generali sull'istruzione", lasciando alla legislazione concorrente il riferimento all'"istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e formazione professionale". È questo un aspetto poco conosciuto ma significativo del grande equilibrio che Leopoldo Elia sempre dimostrava nel contemperare la garanzia del rispetto di ogni idea, in questo caso di "idea educativa" permeata sulle garanzie di libera espressione dei valori e del libero confronto culturale. Per Elia fondamentale era il rispetto delle prerogative di tutte le offerte culturali ed educative da qualunque ambito provenissero, sia laico che confessionale, in nome della più ampia libertà, concetto a lui carissimo.
La profondità degli studi condotti da Elia lungo tutta la sua vita nella materia del diritto costituzionale, unita al suo impegno civile, sociale e politico, il suo essere cattolico, lo hanno reso attento difensore dei diritti e della non prevaricazione. La sua "straordinaria probità e mitezza", per riprendere l'espressione usata dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha sempre accompagnato il suo grande equilibrio, unanimemente riconosciuto, che si è espresso anche recentemente nella relazione all'ultimo congresso dei costituzionalisti sulla laicità dello Stato come garanzia di pluralismo "nelle istituzioni" e "delle istituzioni".
Considerava ancora oggi la nostra Carta costituzionale uno dei testi più avanzati al mondo, sottolineando l'elemento della cittadinanza sociale, della cittadinanza fondata sul lavoro e sull'abbattimento di tutte le barriere che inibiscono eguali diritti a tutti i cittadini, uno dei cardini della Costituzione italiana.
Era un lavoratore instancabile ed un giurista appassionato, dotato di una naturale signorilità nei rapporti umani, qualità questa che purtroppo sta diventando merce rara.
Commemorare vuol dire "ricordare insieme", ma le commemorazioni sono anche un rischio perché chiudono il significato della vita di una persona in una gabbia di parole, che non rappresentano tutta quella persona, ma solo ciò che noi, spesso arbitrariamente, vogliamo conservare di lui.
Elia è stata una figura atipica, con una straordinaria vastità di orizzonti ma, soprattutto, con una apertura mentale e una curiosità intellettuale che hanno permesso e promosso dibattiti assolutamente liberi da ogni condizionamento e hanno saputo attrarre energie intellettuali appartenenti a molte discipline.
La sua scomparsa è un lutto di tutto il mondo della cultura e della politica che a lui, e a pochi altri come lui, deve la formazione della cultura democratica dei nostri giorni. La sua assenza ci impoverisce. E noi, in modi diversi, dobbiamo far vivere il suo esempio di rigoroso e attento studioso che riceviamo in eredità.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Caliendo, Caselli, Ciampi, Cursi, Davico, Giordano, Longo, Mantica, Mantovani, Martinat, Menardi, Pedica, Pera, Pisanu, Poli Bortone, Ramponi e Viespoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Bianconi, per attività della 12a Commissione permanente; Bianco, Cabras, De Gregorio e Gamba, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Nessa, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Unione dell'Europa occidentale.
Regolamento del Senato, proposte di modificazione
È stata presentata la seguente proposta di modificazione del Regolamento d'iniziativa dei senatori:
Ceccanti, Incostante, Morando e Tonini. - "Modifiche regolamentari per il riconoscimento del Consiglio dell'Opposizione, delle prerogative dell'Opposizione e delle minoranze, per il rafforzamento delle prerogative del Governo in Parlamento" (Doc. II, n. 9).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Ministro economia e finanze
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Berlusconi-IV)
Conversione in legge del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, recante disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali (1083)
(presentato in data 07/10/2008 );
senatori Franco Paolo, Vaccari Gianvittore, Bricolo Federico, Mauro Rosa Angela
Modifiche alla normativa delle banche popolari di cui all'articolo 29 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (1084)
(presentato in data 07/10/2008 ).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
5ª Commissione permanente Bilancio
Conversione in legge del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, recante disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali (1083)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
(assegnato in data 07/10/2008 );
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
Sen. Franco Paolo ed altri
Modifiche alla normativa delle banche popolari di cui all'articolo 29 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (1084)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 07/10/2008 );
Commissioni 1° e 2° riunite
Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonchè in materia di processo civile (1082)
Derivante da stralcio art. 1, 2, 4 , 14, da 19 a 21, da 25 a 30, da 33 a 36, da 40 a 64, 68 e 69, da 71 a 75 del DDL C.1441
previ pareri delle Commissioni 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 10° (Industria, commercio, turismo), 12° (Igiene e sanita'), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
C.1441-BIS approvato dalla Camera dei Deputati
(assegnato in data 07/10/2008 ).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministero degli affari esteri, con lettera in data 29 settembre 2008, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 dicembre 1984, n. 839, gli Atti internazionali firmati dall'Italia i cui testi originali sono pervenuti al Ministero degli affari esteri entro il 15 settembre 2008 (Atto n. 63).
La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente.
Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 29 settembre 2008, ha inviato, ai sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 143, la relazione sull'attività di gestione dei Fondi per il sostegno finanziario all'esportazione e all'internazionalizzazione del sistema produttivo italiano gestiti da Simest SpA per l'anno 2007 (Doc. XXXV-bis, n. 1).
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente.
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni:
il signor Marino Savina, di Roma, chiede provvedimenti in materia di assenza per malattia dei dipendenti del pubblico impiego (Petizione n. 327);
la signora Gabriella Cucchiara, di Roma, chiede:
l'abolizione del secondo grado di giudizio di merito nel processo civile (Petizione n. 328);
nuove norme in materia di requisiti di eleggibilità dei candidati alle elezioni politiche, amministrative e per il Parlamento europeo (Petizione n. 329);
il signor Marco Luca Breglia, di Milano, ed altri cittadini chiedono che non si proceda ad introdurre l'insegnante unico nella scuola primaria e che si mantenga, pertanto, il tempo pieno di quaranta ore settimanali (Petizione n. 330).
Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.
Mozioni, apposizione di nuove firme
I senatori Carrara, Di Girolamo Nicola, Bettamio, De Lillo, Germontani, Vicari, Allegrini, Cantoni e Vetrella hanno aggiunto la propria firma alla mozione 1-00030 dei senatori Gasparri ed altri.
Interrogazioni
CORONELLA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il 4 dicembre 2007 la Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, presieduta dal sen. Roberto Barbieri, ha tenuto una prima audizione con gli esperti dell'associazione ambientalista "Ambiente e/è Vita" (dottor Anacleto Busà e ingegner Fernando Ferrara) in relazione alla gestione della bonifica dell'area dell'ex raffineria di prodotti petroliferi IP (area adiacente al centro cittadino ed in cui si è svolta attività di raffinazione del petrolio e derivati per circa cinquanta anni) ed aveva in programma l'effettuazione di un sopralluogo e di una serie di audizioni con le autorità locali a vario titolo coinvolte;
detto filone di indagine, aperto a seguito della denuncia dell'associazione ambientalista "Ambiente e/è Vita", è stato interrotto per la fine anticipata della legislatura. "Ambiente e/è Vita" ha indicato una serie di violazioni della normativa sui rifiuti e sulle bonifiche provocata essenzialmente dal rilascio di concessioni edilizie sul terreno fortemente inquinato che, stante la delicatezza del sito dal punto di vista ambientale (vicinanza di moltissimi punti sensibili quali scuole, abitazioni, uffici), ha avuto come conseguenza la lesione di diritti fondamentali dei residenti;
i terreni inquinati del sito sono stati classificati come "rifiuti pericolosi" solo dopo la proposizione di reclamo, da parte di un comitato civico, all'Ufficio ambiente della Commissione europea;
tale comitato civico, denominato "La Salamandra", proponeva altresì ricorso al competente Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) e depositava, nel 2006, esposto presso la Procura della Repubblica di La Spezia. Il TAR respingeva il ricorso per motivi procedurali (difetto di legittimazione ad agire del comitato), mentre la Procura della Repubblica disponeva una perizia per accertare il rischio concreto posto dagli inquinanti volatili alla salute dei cittadini. Secondo i risultati dell'elaborato peritale, depositato recentemente, non ci sarebbero "reali pericoli per la salute ma solo gravi disagi". Queste conclusioni appaiono assolutamente non soddisfacenti a fronte dei molti malesseri (e non disagi come risulta dai certificati medici) sofferti con frequenza dai residenti e dalla circostanza che ancora oggi, come si evince dagli atti dei procedimenti autorizzativi dei lavori di bonifica, non sono note esattamente né quantità né qualità delle sostanze inquinanti;
ad oggi, secondo le dichiarazioni dell'Amministrazione, è stato bonificato (ma non ancora certificato come tale dalla Provincia) solo un ventesimo del sito, cioè il subdistretto 3 che dovrebbe ospitare un centro commerciale delle Cooperative "rosse". Nel luglio 2008 è stata approvata la variante al progetto di bonifica (che appare tecnicamente inconsistente e poco credibile e le cui procedure operative sono poco chiare in termini di prosecuzione dei lavori nei restanti distretti. Il provvedimento di approvazione non prescrive idonee misure di precauzione atte ad evitare il disperdersi delle sostanze inquinanti nell'ambiente circostante,
si chiede di sapere:
quali interventi abbia posto in essere l'ufficio dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Liguria (ARPAL) di La Spezia al fine di conoscere la reale consistenza delle emissioni, in termini quali-quantitativi (in alcune aree critiche del sito da bonificare), emissioni che tanti disagi e malori hanno procurato sin dall'inizio delle operazioni sul sito e stanno ancora procurando alla popolazione esposta;
che cosa stiano effettivamente facendo tutte le Istituzioni locali, destinatarie di un esposto-denuncia dell'associazione "Ambiente e/è Vita" e preposte ai controlli quali: emissioni in atmosfera, caratterizzazione del sito prima della bonifica, controllo in campo sulle operazioni di bonifica, controllo sul trasporto e smaltimento dei rifiuti in siti esterni regionali e/o extraregionali;
quali interventi abbia finora effettuato il Nucleo operativo ecologico (NOE) dell'Arma dei Carabinieri sull'area oggetto di bonifica, anche a seguito dell'esposto denuncia dell'associazione "Ambiente e/è Vita" sopra richiamato;
perché non si sia mai proceduto ad una reale e concreta valutazione di impatto ambientale, nonostante siano chiare le condizioni del sito e dell'attività che su di esso sono state effettuate per tanti anni ed la prevedono e che anzi la impongono;
per quale motivo si continui ad eludere con arroganza e supponenza la normativa in materia di bonifiche e di gestione dei rifiuti pericolosi;
per quali motivi vi sia una ferma ostinazione da parte di alcuni a costruire un centro commerciale delle Cooperative "rosse" senza il rispetto delle normative ambientali, sanitarie e di sicurezza, con l'aggravante che ciò viene fatto senza tener conto del diritto dei cittadini alla fruizione di un ambiente igienicamente sano e ambientalmente non compromesso e che comunque ha già segnato lo stato di salute e benessere di numerosi cittadini esposti, come risulta dalle evidenze mediche.
(3-00280)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
CHIAROMONTE, AMATI, PORETTI, SBARBATI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che
il 15 gennaio 2008 sulla Gazzetta Ufficiale n. 12 è stato pubblicato il decreto ministeriale 22 novembre 2007 recante «Piano di attività e di utilizzo delle risorse finanziarie di cui all'articolo 5-bis del decreto-legge 15 febbraio 2007, n. 10, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 aprile 2007, n. 46, riguardante gli adempimenti previsti dal regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio concernente la registrazione, la valutazione, l'autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH)»;
l'allegato 1, paragrafo 1.2, punto 17, del predetto decreto ministeriale prevede che l'autorità competente (identificata nel Ministero della salute) definisca, in accordo con il Comitato tecnico di coordinamento, proposte per la promozione di attività di ricerca finalizzate alla messa a punto di metodi alternativi ai test che richiedono l'utilizzo di animali;
l'allegato 1, paragrafo 4.1.1, punto 7, prevede che venga effettuato tramite il Centro nazionale sostanze chimiche (CSC) e l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e del territorio (APAT) entro centoventi giorni dall'entrata in vigore del decreto, un censimento delle strutture pubbliche e private impegnate nelle attività di ricerca per l'individuazione di metodi alternativi ai test che richiedono l'utilizzo di animali;
l'allegato 1, paragrafo 4.1.2, punti 8 e 9, prevede che il CSC, la cui struttura organizzativa e consistenza delle risorse umane dovrebbero essere definite dall'Istituto superiore di sanità entro e non oltre trenta giorni dall'entrata in vigore del decreto, effettui, in collaborazione con l'APAT, sulla base delle indicazioni dell'autorità competente, il censimento dei laboratori di saggio operanti in ambito nazionale ed il censimento delle strutture pubbliche e private impegnate nelle attività di ricerca per l'individuazione di metodi alternativi ai test che richiedono l'utilizzo di animali;
l'allegato 1, paragrafo 4.2.1, punto 9, prevede che l'autorità competente definisca, entro il 30 giugno 2008, sulla base del censimento effettuato, un piano per promuovere le attività di ricerca volte all'individuazione di metodi alternativi ai test che richiedono l'utilizzo di animali vertebrati;
i termini sopra richiamati sono spirati da mesi senza che le previsioni citate siano state rispettate,
si chiede di sapere quali siano le motivazioni di tale ritardo e se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire urgentemente per assicurare l'adempimento di tali obblighi, in applicazione di uno dei principi più importanti ed innovativi contenuti nel decreto ministeriale.
(4-00631)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente:
13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-00280, del senatore Coronella, su irregolarità nella gestione dei rifiuti tossici prodotti da una ex raffineria a La Spezia.