Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 030 del 02/07/2008

LI GOTTI - Ai Ministri del lavoro, della salute e delle politiche sociali e dell'istruzione, università e ricerca - Premesso che:

nel centro di cardiochirurgia del Policlinico universitario Umberto I di Roma, nell'anno 2004 - nonostante significative mancanze di personale medico, infermieristico e tecnico, dovute al trasferimento di molti operatori presso l'Ospedale S. Andrea - si sono svolti oltre 500 interventi a cuore aperto;

tale risultato rappresenta il numero minimo indicato dagli standard internazionali perché una tale attività sia economicamente vantaggiosa, in grado di poter ottenere risultati qualitativi adeguati e permetta anche una attività di ricerca valida, oltre un'adeguata formazione degli specializzandi;

numerosi sono stati, già dall'anno successivo, gli inviti, rivolti da parte del personale medico al direttore generale, affinché si soddisfacessero le esigenze dell'unità operativa (UOC) di cardiochirurgia, ovvero: l'organizzazione del centro per il raggiungimento del numero ottimale di 700 interventi annui a cuore aperto; la ristrutturazione della terapia intensiva; l'incremento dell'attività della cardiochirurgia pediatrica; il riavvio del programma trapianto di cuore;

nel giugno 2006, inoltre, i NAS disposero la chiusura dei letti della terapia intensiva postoperatoria cardiochirurgica (TIPO) ed indicarono gli interventi necessari per la messa a norma, i cui lavori dovevano essere completati in 60 giorni;

purtroppo a distanza di due anni i pazienti operati continuano ad essere allocati in quello che era il reparto di terapia semi-intensiva, in un ambiente non idoneo, con facilità di diffusione delle infezioni, pazienti infetti che non possono essere isolati, monitor obsoleti e letti mal funzionanti. Tutto ciò ha prodotto una riduzione dell'attività operatoria, mentre il reparto di TIPO, ristrutturato con 8 letti, finalmente completato all'inizio del 2008, avente apparecchiature e letti nuovi, è ancora chiuso;

sempre nel 2006 gli stessi NAS chiusero due delle tre sale operatorie della cardiochirurgia, disponendo che fossero messe a norma entro il termine di 60 giorni. Queste stesse sale erano state chiuse nel 1998 quando, per la loro messa a norma, furono stanziati 8 miliardi di lire. Purtroppo, l'amministrazione ospedaliera ha deciso di utilizzare la parte destinata alla messa a norma delle sale chiuse per l'acquisto di una seconda apparecchiatura di emodinamica nell'edificio dove quella esistente è utilizzata solo al 50 per cento. In alternativa è stata decisa una ristrutturazione radicale che richiederà diversi anni, mentre è disponibile una sola sala operatoria con un elevato rischio per i pazienti che arrivano in emergenza quando essa è occupata;

purtroppo, ad oggi, non solo nessuna delle esigenze sopra esposte ha trovato soddisfazione, ma è stata anche interrotta l'attività aggiuntiva finalizzata a ridurre la lista di attesa per gli interventi di bypass coronarico, prevista dalla normativa della Regione Lazio, su pazienti formalmente ricoverati al Policlinico ma degenti e trattati presso una struttura privata. La conseguenza di questa decisione è stata che il numero di interventi maggiori eseguiti è diminuito di circa 100 unità l'anno. Al contrario, per un confronto, al S. Camillo si eseguono oltre 300 interventi all'anno di attività aggiuntiva, che viene regolarmente svolta anche dai medici del S. Andrea e dell'Ospedale di Tor Vergata;

con la delibera n. 235 del direttore generale sulla ridefinizione dei posti letto, sono stati ridotti definitivamente gli attuali letti per il trattamento intensivo postoperatorio da 12 a 6 e sono scomparse le due camere sterili finalizzate al trapianto di cuore;

quest'ultimo provvedimento - seriamente penalizzante per la UOC di cardiochirurgia perché renderà difficilmente raggiungibili, con tali risorse, i 300 interventi a cuore aperto ed altrettanto difficilmente permetterà il riavvio del programma trapianto di cuore nella sede naturale - è paradossale, se si tiene conto del fatto che questi due reparti sono stati appena ristrutturati ed attrezzati con apparecchiature di ultima generazione con impiego di denaro pubblico e che nel Lazio gli interventi a cuore aperto, in particolare gli interventi di bypass coronarici, sono effettuati in numero ancora insufficiente a soddisfare le richieste dei residenti;

risulta la parcellizzazione delle attività della UOC di cardiochirurgia e lo svuotamento della stessa di competenze inscindibili dalla sua attività e segnatamente di quelle più significative (urgenze, trapianto di cuore, cuore artificiale, trattamento intensivo postoperatorio);

risulta ancora, dalla gara di appalto pubblicata su Internet, che nel nuovo progetto le sale operatorie sono solo due e non più tre; una di queste due sale sarà infatti destinata ad interventi ibridi, che nella disciplina si prevedono sempre più numerosi, e una sola sala sarà destinata alla chirurgia a cuore aperto;

in conseguenza di quanto sopra esposto nel 2007 la cardiochirurgia di quell'ospedale ha raggiunto il minimo storico della sua attività, con solo 329 procedure a cuore aperto (quale conseguenza del deficit delle strutture disponibili),

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e se ritengano di dover intervenire per:

rimuovere gli ostacoli al trattamento ottimale dei pazienti;

ristabilire la legalità e la sicurezza sul lavoro negli ambienti in cui tale lavoro viene esplicato;

riportare l'UOC di cardiochirurgia dell'ospedale - in cui il professor Pietro Valdoni eseguì i primi interventi di chirurgia a cuore aperto in Italia e dove, con il contributo dell'attuale responsabile del reparto, furono realizzati i primi trapianti di cuore - almeno ai risultati degli anni precedenti il 2005, evitando che diventi l'ultimo dei centri in termini di attività, con conseguente grave disagio per i pazienti in lista di attesa della Regione;

riavviare il programma trapianto di cuore;

ristabilire il corretto ed efficace prosieguo dell'attività di formazione obbligatoria degli specializzandi, penalizzata dalla diminuzione verticale di detta attività e destinata, in assenza di intervento, ad una ulteriore diminuzione con la soppressione dell'attività aggiuntiva, ad oggi interrotta (pur essendo il Policlinico sede della scuola di specializzazione in cardiochirurgia).

(3-00113)