Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 030 del 02/07/2008

GHEDINI, FIORONI, SANGALLI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che:

in Italia il fenomeno del ritardo nei pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle imprese fornitrici di beni e servizi ha assunto dimensioni ragguardevoli, coinvolgendo numerosi settori industriali ed assumendo connotati critici in particolari aree del Paese;

la situazione italiana di ritardo nei pagamenti e di disconoscimento del diritto agli interessi, legali e di mora, non ha eguali nel resto d'Europa; infatti, secondo una recente elaborazione, in Italia i pagamenti avvengono con un ritardo medio di 158 giorni, quasi doppio rispetto alla media europea, pari a 68 giorni; ciò costituisce una delle principali ragioni di indebolimento della capacità competitiva delle imprese italiane, e non solo per quelle di minori dimensioni;

come è evidente, tale situazione penalizza in particolare le imprese più serie e corrette nell'adempimento degli obblighi contributivi e fiscali, mettendone a rischio una parte significativa, falsa la concorrenza, rende di fatto più costosi i servizi erogati o ne riduce la qualità ed infine rende più opachi i rapporti tra le pubbliche amministrazioni e le imprese;

i ritardi nei pagamenti determinano inoltre forti esposizioni bancarie, difficoltà nella programmazione finanziaria dell'azienda e un peggioramento complessivo per le aziende in termini di competitività; in altri termini, le imprese italiane, per operare sul mercato, devono allocare maggiori risorse finanziarie rispetto ai propri concorrenti, ponendosi rispetto a questi in una situazione di handicap strutturale con effetti negativi dal punto di vista sia occupazionale sia di investimenti in ricerca e sviluppo;

la progressiva dilatazione dei tempi di pagamento da parte degli enti pubblici ha spinto recentemente l'Unione europea ad avviare un'inchiesta tra le imprese di tutta Europa, per conoscere proporzioni, caratteristiche e gravità del fenomeno;

l'iniziativa della UE è stata sollecitata anche dall'Osservatorio su imprese e pubbliche amministrazioni (Oipa), che ha effettuato a sua volta nei mesi scorsi una serie di inchieste sul fenomeno, cui ha fatto seguito - nel mese di febbraio 2008 - una petizione depositata alla Commissione europea e sottoscritta da molte associazioni imprenditoriali ed imprese, in rappresentanza di oltre 30.000 aziende;

con l'entrata in vigore del nuovo accordo di Basilea sul capitale di vigilanza delle banche (comunemente detto "Basilea 2"), l'elevato indebitamento rappresenta un elemento penalizzante per le imprese in quanto può incidere in modo significativo sul rating attribuito dalle banche alle imprese stesse, con conseguenti effetti negativi sul costo e la disponibilità di credito;

l'accordo "Basilea 2" stabilisce che i debiti scaduti da oltre 90 giorni sono considerati in default, prevedendo solo per l'Italia un periodo transitorio di cinque anni dall'entrata in vigore dell'Accordo (1° gennaio 2007), periodo durante il quale sono considerati in default i debiti scaduti da oltre 180 giorni;

considerato inoltre che:

le norme introdotte negli ultimi anni a tutela del fornitore-creditore non hanno dunque raggiunto l'obiettivo di evitare le eccessive dilazioni di pagamento e di ridurre i ritardi rispetto ai termini negoziati tra imprese fornitrici e pubblica amministrazione;

infatti, nonostante l'osservanza degli obblighi contrattuali e il pagamento della mora in caso di ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali siano previsti dalla direttiva europea 2000/35/CE, recepita con decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, questa risulta poco efficace in quanto può essere a giudizio degli interroganti facilmente elusa,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive prerogative e competenze, non ritengano opportuno adottare con urgenza ogni provvedimento idoneo a risolvere, in via strutturale, il problema del pesante e inaccettabile ritardo con cui sistematicamente la pubblica amministrazione paga le imprese fornitrici di beni e servizi;

in particolare, se non ritengano opportuno avviare un tavolo tecnico che identifichi le strategie più idonee a ridurre progressivamente questo fenomeno;

in definitiva, se il Governo non consideri indispensabile intervenire sollecitamente e in via strutturale sul fenomeno segnalato, anche al fine di salvaguardare i posti di lavoro nelle imprese interessate e garantire alle stesse la possibilità di rimanere sul mercato in condizioni non distorsive di concorrenza, con ciò concorrendo a contrastare il malcostume e gli interessi criminali che, come noto, proliferano nelle situazioni di maggior disagio ed opacità.

(3-00112)