Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 027 del 25/06/2008

PEGORER (PD). Signor Presidente, il provvedimento all'esame dell'Aula concernente la conversione in legge del decreto‑legge 3 giugno 2008, n. 97, consente a questo ramo del Parlamento di svolgere una prima, seppur limitata, discussione intorno alle linee di politica economica che distinguono al momento l'azione dell'attuale maggioranza. È noto, infatti, che l'emanazione di questo provvedimento segue di pochi giorni un altro significativo corpo normativo del Governo: il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, oggi all'attenzione della Camera dei deputati.

C'è, a mio parere, un filo rosso che lega questi due documenti legislativi e che si materializza in modo esplicito nella parte relativa ad un regime applicativo più restrittivo e con minori risorse a disposizione per l'utilizzo del credito d'imposta a favore delle aree svantaggiate del Sud d'Italia. In realtà, la maggioranza sembra intenzionata a muoversi in una direzione che punta a mettere in seria difficoltà i programmi, già peraltro definiti, per lo sviluppo e la crescita del Mezzogiorno, così come, in via più generale, quelli relativi all'integrazione sociale e alla sicurezza: credo che di questo si tratti. È una linea, in buona sostanza, che tende a non voler riconoscere i risultati positivi raggiunti dal precedente Governo nell'opera di risanamento della finanza pubblica. I dati ad essa riferiti segnalano, infatti, per il primo quadrimestre del corrente anno un positivo andamento delle entrate, confermando che IRPEF, IRES, IRAP, imposta di registro e contributi sociali continuano ad aumentare a tassi molto superiori al corso della stessa economia. Il positivo andamento del PIL nel primo trimestre dell'anno ha sicuramente concorso anch'esso a determinare questi importanti risultati.

Ebbene, di fronte a questi dati prevale nella maggioranza una posizione tesa a colpire duramente le politiche per il Mezzogiorno, il trasporto pubblico locale, le politiche industriali, poiché i provvedimenti di politica economica e fiscale fino ad oggi emanati determinano un taglio netto delle risorse ad esse destinati e previsti dal precedente Governo. Si agisce in tal modo pur avendo a disposizione alcuni miliardi di euro derivanti, appunto, dal buon andamento dei conti pubblici determinato dalle politiche perseguite dal precedente Governo Prodi.

Si è detto in alcune occasioni che questo Governo alle necessarie infrastrutturazioni per la Calabria e la Sicilia preferisca il ponte di Messina. Si dice ancora che le politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno vengano trasferite al Nord, con ciò forse dimostrando il peso del forte condizionamento esercitato dalla Lega Nord sull'accordo con il Popolo della Libertà. È del tutto evidente, invece, che una buona politica per il Mezzogiorno caratterizzata da una forte propensione a mettere in moto e a sviluppare le positive energie presenti nel Sud d'Italia è condizione indispensabile per produrre quel salto in avanti complessivo del nostro sistema economico al fine di renderlo più moderno, forte e competitivo, a tutto vantaggio delle stesse esigenze economiche, produttive e infrastrutturali della parte oggi più dinamica del Paese, cioè il Nord.

Ecco dunque il senso delle nostre valutazioni rese in merito a quella parte del decreto‑legge in esame che punta a mortificare e a rendere meno efficace uno strumento quale il credito d'imposta a favore delle imprese del Sud. Non si tratta, in buona sostanza, di difendere una posizione precostituita, ma della convinzione che quello strumento può utilmente favorire un progetto, un programma di interventi, per la crescita e lo sviluppo di aree oggi fortemente svantaggiate.

Ad una scelta chiara e trasparente si oppone oggi una restrizione delle risorse a disposizione e un appesantimento degli adempimenti burocratici. Tutto ciò porterà inevitabilmente al fatto che le imprese interessate si troveranno nell'assoluta incertezza sulla consistenza delle risorse disponibili, determinando così un effetto contrario di disincentivazione all'investimento in beni strumentali che peraltro - lo sottolineo all'Aula - in gran parte sono prodotti proprio dal Nord d'Italia.

D'altra parte, la storia seppur breve ma abbastanza significativa e complessa... (Il microfono si disattiva automaticamente).

 

PRESIDENTE. Prego, senatore Pegorer, la invito a concludere.

 

PEGORER (PD). La ringrazio, signor Presidente. Dicevo, la storia seppur breve ma abbastanza significativa e complessa di questa forma di sostegno fiscale alle politiche di sviluppo delle imprese dimostra che in presenza di un automatismo nella concessione del beneficio si ottiene un non trascurabile flusso finanziario, mentre in presenza di una procedura autorizzatoria si verifica una consistente flessione nell'utilizzo dello strumento incentivante.

In conclusione, se vi era la necessità di rivedere, di riformare, le politiche di incentivazione allo sviluppo a favore delle imprese si poteva certamente attendere quel luogo di confronto, di analisi, di discussione, per meglio valutare una strumentazione oggi così significativamente importante per le aree svantaggiate e per il rilancio complessivo del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PD).